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Il suicidio

di beppino

Riferimento alla lettera: Buongiorno, anche io penso che il suicidio sia una cosa buona, in un certo senso. Da tre anni, ci sto pensando, e ho già fatto quattro tentativi. Per me, la morte rassomiglia a un riposo, perché come lo dice un autore francese, "vivere, è soffrire". Io di fronte alle difficoltà...
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Categorie: - Me stesso

14.953 commenti

Pagine: 1 197 198 199 200 201 300

  • 9901
    Marquito -

    Quando comunicai a questa signora la mia intenzione di rivolgermi a un esperto di neuroscienze, quella rispose, con un tono di voce scandalizzato ed indignato: “Ma quello ti cura con i farmaci !” E pronunciò la parola “farmaci” come si potrebbe pronunciare la parola “merda” … Se consideri che quei farmaci mi hanno salvato la vita, e mi hanno completamente guarito dalla depressione, comprenderai sicuramente perché io sia allergico ad ogni forma di dogmatismo. Ti ripeto che lo stesso identico ragionamento lo potrei fare anche a parti invertite, perché conosco gente che è stata rovinata da un abuso di psicofarmaci, mentre poteva tranquillamente essere curata con delle dosi più modeste.
    Quello che io, personalmente, non posso accettare, è il fatto che si utilizzi lo steso metro di giudizio per valutare tanti casi fra loro diversissimi. L’ho detto già tante volte ma lo ripeterò fino alla noia: c’è chi ha bisogno della psicoterapia, c’è chi ha bisogno degli psicofarmaci e ci sono tante persone che hanno bisogno di entrambi. Quando un paziente si trova in pericolo di vita, e le sue sofferenze sono diventate intollerabili, ritengo che sia assolutamente doveroso intervenire sui sintomi, anche a costo di bombardarlo di psicofarmaci. Se il paziente se ne va al creatore non ci sarà più terapia che lo possa salvare. Se il paziente ritrova un minimo di serenità, e grazie all’innalzamento del livello di serotonina riesce a superare quella crisi devastante allora, forse, sarà possibile intervenire anche sulle cause … sempre dando per scontato che la carenza di serotonina non sia essa stessa la causa, cosa che tu neghi nel modo nel modo più assoluto, ma di cui molti “materialisti” e “genetisti” potrebbero anche dubitare.
    Credo di avere espresso la mia opinione in modo pacifico e tutt’altro che polemico.

  • 9902
    gio -

    alessandro non sei stato tu a dirlo direttamente, ma sia te che buck avete aggredito il mio pensiero con le vostre “teorie” che tra le altre cose anche io condivido in parte ovvero che in nome di dio sono stati fatti abusi..Se io credo è per esperienza personale.. nn vado in chiesa e nn appartengo a nessuna setta o gruppo religioso, mi sento solo libero di credere e poter esprimere il mio pensiero. Tolta questa piccola parentesi che spero abbia fatto chiarezza e non sollevi altre polemiche inutili, siamo qui per portare la nostra esperienza personale per il bene di qualcun’altro e sia un medico che una persona che ci è passata di persona come marquito possono farlo, deve essere poi l’interessato a cogliere quello che reputa piu’ giusto in quel momento.

  • 9903
    giorgioantino -

    Sono d’accordo con Rossela Lopez
    Si è vero sono proprio d’accordo. Non si può essere talmente soli da pensare che la propria fine non lascerà nessun segno. In questo periodo di festività che si avvicina si è più depressi del solito (almeno io parlo per me). Chi vive da solo, e come me vive male questa solitudine, quando si avvicinanon le feste sa che deve, può reincontrarsi con i propri cari che rimangono ancora in vita. Questo pensiero lungi dal portarmi sollievo mi fa stare peggio. Anche io come Alessandro ho un passato che mi tormenta, un presente difficile, nessun futuro: momenti belli trascorsi con la fidanzata che non potranno mai più ritornare perchè lei si è già fatta una famiglia e ha un bimbo e io che ero il “suo bimbo” non lo potrò mai più essere. Ci sto tanto male che penso di impazzire. Frequento una psicologa e una psichiatra, ma non è facile per niente lo stesso. CHiedo aiuto a mia sorella che alla fine si stanca di sentirsi dire sempre le stesse cose e mi dice di godermi la vita, la libertà. Ma non ci riesco. A questo si aggiung una storia andata male se volete vi spiego come e perchè…

  • 9904
    alessandro -

    Sulla serotonina avevo fatto un discorso molto chiaro, fatto di dati e riferimenti scientifici non di personali opinioni. Gli organicisti non hanno argomenti per confutare questo discorso al momento. E se permetti, se tu queste cose le segui per curiosità o passione, io sono tenuto a seguirle per tutt’altre ragioni. Quindi se sei informato tu, penso di esserlo anch’io non credi?
    Quanto alla pagliuzza, mah potrei stare qui a scrivere fiumi di parole, ma evito, è meglio…
    Venendo al resto, tu parli e giudichi, me dico, ormai sei giunto a sentenza senza conoscere la storia di questa persona, i suoi dubbi e tormenti, le sue titubanze, i suoi tentativi, tutto ciò che ha vissuto pur di provare a salvare un umano destino alla deriva, considerando anche il ricorso ai farmaci, ma per la sola e unica ragione, lo ripeterò fino alla morte (che tra l’altro è vicina…un cancro all’intestino con metastasi diffuse non lascia scampo amico, no non lascia speranza…), di contenere quella disperazione, non certo di curarla, perché non la cura.
    Allora visto che ora sono davvero stanco di star qui a parlare a parlare a parlare a parlare e a parlare ad oltranza e puntualmente venire travisato e o provocato ecc, lascio parlare la mia umile e limitata esperienza…
    Andrea ha 24 anni, una vita felice, piena, intensa fino a 3 mesi, dico 3 mesi prima, ora è in Spdc, ha tentato il suicidio…non riferisco di certo la diagnosi…che non è né psicosi né depressione.
    Ripercorro la sua storia con sua madre, il papà e i suoi 2 fratelli…
    Sono stato 5 ore con lui, uno davanti all’altro, nel silenzio più totale. In me, era l’attesa e la speranza che una qualche parola venisse a toglierci entrambi da quel baratro, che una parola, sua, potesse avviare un motore che poteva correre, verso la vita, una vita da vivere non una vita da scontare. Incrociavamo i nostri sguardi, fissi, e talora lo sguardo si faceva imbarazzante e poi angosciante, e sentivo la voglia, o forse il bisogno o la necessità di dire io per primo una qualsiasi parola che potesse cambiare quel legame fatto di silenzio e disperazione, di entrambi.
    Poi capivo che non dovevo farlo, che non bisognava pronunciare una parola vuota, formale, scontata…mi sarei liberato io dell’angoscia, l’avrei aumentata a lui.
    Abbozzo un sorriso e lo guardo ancora, e lui guarda me sempre, immobile, perso nel suo silenzio ghiacciato. Entrò qualcuno e niente, non si scosse. Che faccio? Non me ne vado quel giorno, non nell’ora in cui avrei dovuto farlo, qualcosa sarebbe dovuta accadere, ed io dovevo essere presente, perché quella presenza era la terapia, e per capire questo bisognerebbe conoscere le complesse dinamiche psicoterapeutiche che, a differenza dei farmaci, richiedono l’umanità di chi cura e prova a comprendere cosa si annidi dentro un ragazzo di 24 anni che non parla da mesi.
    Per farla breve, alla fine parla, e racconta, e molto…uscirono lamenti, desideri, speranze.

  • 9905
    alessandro -

    Ha ancora delle aspettative e vuole farcela, ma si sente fuori luogo in ogni situazione, e non sa indicare un periodo preciso come inizio di questo suo disagio.
    Terapia alla dimissione? Antipsicotici (e non era psicotico), ansiolitici, stabilizzatori, depot ogni 15 giorni. Dopo tre giorni un lancio nel vuoto da 17 metri, schiantato come un maiale al macello.
    Lascia un biglietto, voleva essere ascoltato, voleva liberare le sue parole di angoscia e disperazione non castrarle, reprimerle, infine spegnerle.
    Tu dici: c’è chi ha bisogno dei farmaci e chi della psicoterapia e chi di entrambi…no mio caro: c’è chi ha bisogno del dialogo e dell’incontro sempre e forse, per un motivo ben preciso, qualche volta ha bisogno anche dei farmaci. A te la chimica a salvato la vita? Io non faccio come fai tu con me, non vengo a puntualizzare sulla tua situazione come tu puntualizzi sul mio pensiero e le mie scelte, allora ti dico solo questo: ne sono contento. Auguri e buona vita!
    Tuttavia, come in questo caso e in migliaia di altri casi, l’essere stati lasciati in bilico ed in balia dei (soli) farmaci, dico (soli) farmaci, quella vita possibile l’hanno resa una vita mancata, per non parlare della sopravvivenza a cui, sempre grazie ai (soli) farmaci sono costretti un numero sterminato di altre persone. Private, dalla chimica vista, intesa e praticata come la sola e unica ‘soluzione’ di quella soggettività di cui ho già parlato.
    La teoria sì, sì sì, come no…la teoria la conosco bene certo, sia quella riguardante la chimica, sia quella concernente l’aspetto dialogico, diciamo pure psicoterapeutico e tutto il resto.
    Ma la ‘sapienza’ non basta, la sola ‘sapienza’ conduce sempre all’errore e al disastro, alla tragedia. Uno psichiatra soffre perché è un uomo, e almeno nella mia concezione, e questa, differentemente dal discoso sulla serotonina, non è scienza, solo una mia personalissima opinione, al di là di farmaci o non farmaci da affiancare ad un incontro dialogico, l’unica cosa che davvero serve è conoscere il dolore e la sofferenza, la propria personalissima sofferenza, da offrire nell’incontro con colui che stai provando a salvare.
    Ho scelto questo mestiere sai perché? Perché al terzo anno di medicina tentai il suicidio, ecco, l’ho scelto per questo. E tu mi parli di ‘preparazione teorica’…
    Le parole che curano sono tali quando si uniscono alla voce spesso tremante, agli occhi, agli sguardi, a tutte quelle naturali e spontanee espressioni che confermino nell’altro le parole ascoltate, il farsi partecipe di uno stesso destino di paura o di disperazione e rassegnazione. Le parole che curano, in psichiatria, non possono non essere animate e rese vive e palpitanti dalle emozioni che sono in noi. E il colloquio come terapia intende aiutare il paziente nel trovare le parole che gli consentano di esprimere quello che lo opprime e forse, se non le si fa uscire, lo condannerà.
    Farmaci? Sì, ma prima e dopo ci vuole altro, e continuerò a crederlo nonostante i negatori !

  • 9906
    Buck -

    E’ scritto che vi è un tempo per amare , un tempo per odiare, un tempo per vivere , un tempo per morire.Forse c’è anche un tempo per parlare ed uno per tacere.
    Beh , ci ho riflettuto sopra a lungo ,ed è meglio che taccia per sempre.Se non sono piu’ capace di scrivere e comunicare senza correre correre il rischio di essere frainteso , la colpa è solo mia.
    Quindi taccio.
    Alla solitudine oramai sono abituato , addirittura mi piace.
    Continuerò probabilmente a seguirvi, ed , in silenzio ,ora mi congedo.
    Un caro addio a tutti ( per favore , non prendete queste parole come ricatto morale o simili).

  • 9907
    Marquito -

    Ritengo che in questo momento manchino completamente i presupposti per potere intavolare una discussione serena; di conseguenza, come avevo promesso, mi allontano da un forum che nello spazio di venti giorni è stato letteralmente sconquassato dal vento di Ponente. Mi dispiace moltissimo per tutto quello che è accaduto in questi giorni, mi assumo tranquillamente la mia parte di responsabilità ma ci tengo a ribadire che non sono stato io a cominciare con gli insulti (i post sono consultabili da tutti e tutti hanno potuto verificare chi sia stato ad accendere la miccia). Io sicuramente non ho mai gridato agli altri utenti di vergognarsi e non sono mai andato da un altro utente a parlare male di Alessandro offendendolo pesantemente e accusandolo di “delirare”. E’ quanto meno singolare che questo signore faccia sfoggio di umanità e di empatia e che poi irrompa in un sito dedicato al suicidio muovendosi come un elefante africano dentro a una cristalleria. Quello che mi addolora maggiormente è il fatto che tutte queste polemiche si sarebbero potute evitare con relativa semplicità. Sarebbe bastato che Alessandro ammettesse di aver sbagliato nel gridare di vergognarsi a delle persone sofferenti, e io mi sarei perfino congratulato con lui per la sua correttezza…
    Evito di replicare alle solite accuse generiche e infondate (ma quale giudizio ? Ma quale sentenza ? Possibile che quest’uomo sia così egocentrico da interpretare tutto quello che dico come un atto di accusa nei suoi confronti ? ) Sono perfettamente consapevole che qualsiasi cosa dicessi verrebbe immediatamente interpretata come crudeltà gratuita e sono diventato abbastanza accorto da non cadere più in certe trappole. In un contesto differente avrei proposto a Alessandro di chiarirci in privato, ma in questo caso, lo ripeto, mancano i presupposti minimi per potere dialogare in modo costruttivo. Mi limito soltanto a rilevare che il suo ennesimo “colpo di scena” si è tradotto immediatamente in un clamoroso autogol (chi ha orecchie per intendere intenda ).
    Io mi trasferisco in lidi più sereni e siccome questa vicenda mi ha profondamente turbato eviterò accuratamente di rientrare in questo forum. Un saluto affettuoso a Ele, a Marina, a Buck e tutti gli altri utenti che hanno partecipato al dibattito.

  • 9908
    Eme -

    È vero, il dialogo è importante, è fondamentale. Ma, spesso, viene negato proprio da chi vorrebbe parlare, vorrebbe essere ascoltato. È difficile se non impossibile capire il motivo. Anche perche’, in tanti casi, l’ostruzionismo di chi ha un disagio viene fagocitato dalla cecità, dalla sordità, dalla vergogna del disagiato. Non riesco a concepire che, in tre mesi, un ragazzo felice arrivi al punto di lanciarsi nel vuoto. “Capirei” il gesto d’impeto ma non comprendo i tre mesi di silenzio. Mi viene da pensare che siano stati vent’anni di silenzio attivo e passivo che, alla fine, hanno scavalcato la diga. Perché quel ragazzo non ti ha parlato se veramente cercava un dialogo? Perché non ha colto l’occasione che gli offrivi? Forse perché era stanco. Una stanchezza non di tre mesi ma di una intera seppur breve vita. Quando una persona non ha più input alla vita non c’è farmaco, non c’è dialogo, non c’è terapia che possa servire. Tutto parte da noi. L’istinto di sopravvivere, la voglia di farla finire

  • 9909
    Eme -

    ….la voglia di far finire la propria cecità, la propria sordità, la propria vergogna che porta a far indossare una maschera che, alla fine, non si sopporta più. Da un lato c’è il negare il dialogo, dall’altro il negarsi il dialogo per non tradire l’ immagine che si è data di sé. A volte si è solo vittime, a volte si è vittime e carnefici senza colpa e senza dolo. E troppe volte c’è chi si domanda “perché?” anche se il perché è morto tanto tempo prima insieme alla voglia di vivere lasciando un corpo che si trascina verso la morte e che niente e nessuno può fermare. La verità è dentro di noi e solo noi sappiamo qual’è e dove ci porterà.

  • 9910
    alessandro -

    La furbizia luciferina di questo signore davvero sgomenta e zittisce. Mi era parso che ci si fosse chiariti nelle rispettive posizioni, e che reciproco rispetto le si fosse ben motivate e sostenute, ed io, da par mio, mai mi sono azzardato di dire a questa persona che il suo pensiero che gli psicofarmaci gli abbiano salvato la vita è un’assurdità, anzi ho detto il contrario, argomentando poi il mio punto di vista.
    Il perchè questo signore abbia necessità intermittente di fare queste fuoriuscite assurde è sta diventando preoccupante.
    Certo, mi sono scontrato anche in modo aspro con lui, poi ci si era intesi appunto, e ora? Ora come motiva questo ennesimo comportamento strano? Di nuovo questi insulti, di nuovo questo risentimento, di nuovo queste menzogne (chiaro è che non sono stato io ad iniziare nessun polemica con lui, ed ora lui si attacca a quel ‘vergognatevi’, certamente d’impeto, e di questo mi scuso, ma ben motivato e contestualizzato da parte mia…)? Di nuovo il grottesco, in penuria di argomenti qual è, così egocentrico quel è a tal punto da voler zittire un medico su un tema che ha vissuto quotidianamente in veste umana e professionale (come ho detto: che parli lui e che parlino tutti, come è giusto e doveroso, ma posso parlare anch’io? Senza dire imporre nulla, solo portare la mia modesta testimonianza di uomo e di medico? Poi sono io l’intollerante eh…), altro non gli rimane che riaprire polemiche rifacendosi al passato remoto.
    Io davvero non sto riuscendo a capire se questo sia frutto di luciferina malvagità oppure di uno stato psichico decisamente preoccupante.
    Non mi interessa, per me finisce qui ! Non chiedo giustificazione, davvero, di tutto questo astio da parte di questo signore nei miei confronti. Non mi interessa!

    Quanto al successivo commento, vorrei dire una cosa, e fin da ora chiedo scusa nel caso abbia frainteso: spero si rinunci alla pretesa di volermi insegnare il mio mestiere. Posso averlo fatto male, posso aver fallito, anzi sicuramente spesso ho fallito, ma ho agito sempre, e dico sempre, con sincerità e nel solo scopo di essere d’aiuto a quanti la mia avventura di uomo e di medico mi ha consentito di incontrare e di accompagnare nel loro cammino di angoscia e di speranza.
    Mi riferisco a queste parole che, lo ripeto, è possibile che abbia inteso male: ‘Non riesco a concepire che, in tre mesi, un ragazzo felice arrivi al punto di lanciarsi nel vuoto. “Capirei” il gesto d’impeto ma non comprendo i tre mesi di silenzio’. Non l’ho capito io, non l’ha capito nessuno, vuoi che lo si capisco così? Possiamo fare tutte le supposizioni e sviluppare tutte le argomentazioni che vogliamo, ma questo è, quel silenzio è stato, non ho altro da dire e bob direi altro sinceramente, e penso non sia difficile capire il perchè
    Aggiungo solo che quel agazzo con me, e solo con me, in un particolare frangente ha parlato, poi tu sai che in psichiatrica non esiste nulla di certo.

  • 9911
    alessandro -

    Con i suoi genitori ho parlato tanto, ho cercato, come ho detto, di ripercorrerne la storia, e se anche ci fossero state delle avvisaglie di quel malessere estremo che poi ha purtroppo avito l’epilogo che ha avuto, per loro stessa ammissione non sono riusciti a coglierle, e questo è certamente il senso di quelle mie parole: ‘una vita felice, piena, intensa fino a 3 mesi, dico 3 mesi prima’, certamente azzardate se relazionate all’evento di li a poco verificatosi, ma cosa potevo fare io e altri colleghi se non concentrarci con tutta la partecipazione possibile su quanto ci veniva detto e riferito dai suoi familiari.
    Non credo sia una sensazione che provino in molti quella di sentirsi dentro come una colpa quando accadono certi eventi, un tormento che non ti lascia tregua e pace, perchè non accetti cose come queste.
    Ecco, tutto questo uno psichiatra lo vive, uno psichiatra che cerca, con tutta la forza e la consapevolezza delle sue imperfezioni e manchevolezza, di essere partecipe di un umano destino alla deriva.
    Detto questo, non aggiungo altro, perché davvero mi sembra che ogni parola che dico non si faccia altro che usarla per attaccarmi, offendermi, accusarmi e quant0altro. vi ricordo, signori, che sono un essere umano anch’io, che sto male anch’io, che soffro anch’io, esattamente come voi tutti !

  • 9912
    DAGO44 -

    Signori buongiorno,el

  • 9913
    Eme -

    Calma Alessandro, credo che tu abbia colto nelle mie parole un attacco che non c’era.
    Tra l’altro mancherebbe il motivo dell’attacco. Se una persona decide di farla finita non si può attribuire la colpa ad un medico che, tra l’altro, da quanto ho capito, non l’ha avuto in cura per molto tempo.
    Ciò che intendevo è che, spesso, a volte per vergogna (“ho tanto ma mi sento infelice…..mi faccio schifo), al volte per il rifiuto di accettare sè stessi per ciò che si è veramente, a volte per non deludere le aspettative o le speranze della famiglia (se non, addirittura, spargere il panico se viene individuato come il risolutore di casa) ci si atteggia a ciò che non si è: sicuri, sereni, forti.
    Poi, un giorno, basta un’inezia e senza essere malati di mente si comincia a scivolare fino a dare il botto.
    E a questo punto mi domando: solo tre mesi? O tre mesi da quando il ragazzo stesso si è reso conto di vivere una farsa felice ed una realtà, forse, disastrosa fino ad arrivare ad una autodiagnnosi di irrimediabilità con tanto di condanna a morte?
    Ci sono storie che non si possono ricostruire con i famigliari perchè loro stessi non le conoscono (non sempre il suicida è collaborativo) o, a volte, non le hanno volute conoscere. Perchè facevano troppo male.
    Sono i “perchè?” del giorno dopo. Quelli destinati a rimanere senza risposta.
    E, a volte, i perchè senza risposta sono tali anche per il suicida stesso. I silenzi a volte sono un semplice “non so cosa dire” perchè è la vita intera che ti si rovescia addosso. Senti il rumore della frana ma non sai ricostruire quando è cominciata e da dove arriverà. Perchè tu stesso, non solo la tua famiglia, o i tuoi amici, ti sei messo il paraocchi e sei andato avanti ad oltranza senza fermarti un minuto a domandarti se tutto stesse andando veramente bene.
    Un paio di anni fa ho deciso di farla finita ma avendo combinato, in buona fede, un sacco di cazzate di natura economica ero perfettamente consapevole del rischio di lasciare in eredità ai miei una situazione disastrosa. Ho fatti 15 (quindici) testamenti. Stavo attaccata ad internet pronta ad analizzare qualsiasi sentenza della corte di cassazione che parlassse di fideiussioni. Volevo un testamento bunker perchè volevo sparire senza che nessuno mi ricordasse per le cazzate che avevo fatto.
    Ho fatto le cazzate (in buona fede) perchè stavo male e stavo male perchè ero estremamente insicura, spaventata, fragile, preda dei sensi di colpa e convinta di essere totalm,ente inutile e che il disastro fosse alle porte.
    Se dovessi parlare di quando ho cominciato a stare male non te lo saprei dire.
    Non lo so.
    So il giorno, l’ora, il minuto in cui ho sentito qualcosa rompersi dentro, fare crack per capire che non potevo fare altro che togliermi dai piedi.

  • 9914
    Nik -

    Caro Alessandro. Grazie per la Tua importante testimonianza. Credo che la tua eventuale assenza faccia fare un balzo verso il basso a questo forum privandoci di una consulenza scientitica di importantanza e utilità per me indiscutibile. Credo di non essere solo nel mio pensiero.

  • 9915
    Emma -

    Sono sopravvissuta perchè ha prevalso il senso di colpa nei confronti dei miei.
    Sono viva perchè sono stata raccolta dalla fogna in cui ero caduta e, sto, lentamente ricostruendo tutti i tasselli. Sono lenta nel farlo perchè ho interrotto le secute con lo psicologo sia perchè eravamo arrivati ad un punto fermo sia perchè non navigo nell’oro.
    Faccio un fai da te assistito da chi mi sa acchiappare al volo qundo minaccio di precipitare nei vecchi stati d’animo.
    Non so quanto tempo durerà questa storia, quando finalmente individuerò il momento in cui la frana ha silenziosamente cominciato a scendere.
    Ciò che so è che in casa mia, nel lavoro, tra i pochi amici che ho continui a sentir dire “dillo a Emma, lascia che se ne occupi Emma, lascia fare ad Emma che sa ciò che fa”. Così come si dice ed è stato detto che sono “cazzuta”, che sono forte, che se esco di testa è perchè sono stressata esclusivamente dal lavoro.
    Perchè nessuno sa cosa c’è, per davvero, dietro alla Emma ribalda che risolve tutto. Non lo sa perchè non l’ho detto.
    Non lo sa perchè, quando , sono stata o ignorata o riportata all’ordine con l’esibizione dell’elenco di persone che si troverebbero in difficoltà se io crollassi.
    E ti giuro, Alessandro, che le peggiori balle le ho raccontate proprio allo psichiatra, nel 2009 e parte del 2010 e sai perchè? Perchè non volevo guarire, non volevo affrontare la situazione, non me ne fregava niente di arrivare al giorno dopo. Non me ne fregava un tubo di me. Non volevo lasciare nè rogne, nè brutti ricordi, questo si.
    Volevo che mi prescrivesse qualcosa che mi regalasse lucidità mentre redigevo testamenti su testamenti e scandagliavo le sentenze della corte di cassazione. Non potevo permettermi né distrazioni né errori.
    E sapessi con che maestria mi atteggiavo a paziente meticolosa e collaborativa pur di mettere le zampe sul bottino sotto forma di gocce e pasticche.
    Dopo, quando ho modificato visione della vita e desideri, quegli stessi farmaci, assunti con un animo diverso, mi hanno aiutata a stare in piedi, per un periodo.
    Non mi hanno guarita. Nel mio caso non c’è stato un “miracolo farmacologico”, lo ammetto. In altri casi, invece, c’è stato.
    E’ tutto soggettivo.
    Ho visto il farmaco, sempre lo stesso, prima come un qualcosa che mi tenesse sveglia prima del riposo eterno e, dopo, come un bastone a cui appoggiarmi in attesa di stare in piedi da sola. Cosa che è accaduta. Almeno….così mi pare. Ora non prendo più nulla. Non ne sento il bisogno. Continuare sarebbe stato pericoloso perché avrei rischiato di cadere in una dipendenza (già fumo…….).
    Un farmaco non risolve una cippa se chi lo assume non vuole risolvere una cippa. Tutto parte da noi. E lì che occorre “lavorare” ma il lavoro più grande lo deve fare il diretto interessato. Altrimenti il povero cristo che se lo trova davanti, che sia un medico, che sia un familiare, che sia un amico, al di là delle belle e buone intenzioni …….si trova in un vicolo cieco.
    Opinioni personali, dette senza polemica. Solo per “parlare un po’”.
    Ps. Credimi….conosco Marquito e non è affatto luciferino 🙂 Tantomeno malvagio…..
    Un saluto a tutti.

  • 9916
    Piergiorgio -

    Come fate voi a combattere la solitudine?

  • 9917
    marina -

    Piegiorgio che domanda ??? ….Io per quanto mi sforzi non ce la faccio a cambatterla !!! Mi sento sempre e dovunque sola ,spesso piango di questa solitudine che mi ammazza, ma vado avanti giorno per giorno e spero sempre che passi!!mah mah mah

  • 9918
    ele -

    @ Piergiorgio: io x combatterla sto sola.. sembra un paradosso, ma mi sento peggio in mezzo alla gente.. ora più del solito.
    ma come è possibile sentirsi così fuori posto?
    (… non è educato rispondere ad una domanda con una domanda.. scusa..)

  • 9919
    Piergiorgio -

    Ciao Marina, questa notte penso un po’ a te come ad un’amica che soffre di solitudine come me; mi sento già un po’ meno solo. Ciao

  • 9920
    Piergiorgio -

    Cara Ele spero tanto che col tempo i tuoi problemi emotivi si affievoliscano. Nel frattempo rimaniamo in contatto con questo forum, il confrontarci senza maschere un po’ ci aiuta entrambi. Ciao

  • 9921
    marina -

    ciao stò bene ,direi che ho raggiunto la serenità che cercavo con tanto lavoro su me stessa ,con il psichiatra il psicologo ,i farmaci (che se indovinati sono d’accordo,come nel mio caso)e pregando,ecco finalmente voglio essere libera di dirlo anche io (senza togliere niente a chi non crede ).Ora sono libera vivo da sola (senza mio figlio)ho una casetta tutta mia ,dipinta come volevo io ,faccio quello che è bene per me e che mi và di fare ,lavoro ..sono diventata nonna da 3 giorni :-),ma quando rientro a casa ,sono sola disperatamente sola .E quì entra in ballo la solitudine ,la porta che schiude dietro di me ,da una parte mi fà felice ,ma dall’altra no il cervello incomincia a mandarmi imput negativi ,mi guardo intorno e vedo il niente .Esco mi vado a fare una passeggiata ,sola ,dovrei essere contenta ? no! c’è sempre solitudine intorno a me ,e mi chiudo sempre di più. Attenzione io stò bene essere uscita da una depressione che mi stava uccidendo è il massimo che potessi avere, ma… Ciao ele non ti ho sentita più devi essere forte ,io credo in te anche se scivolerai (spero di no ) sò che riuscirai ad alzarti .Un abbraccio ! 🙂

  • 9922
    ele -

    ciao Marina! grazie x la fiducia. un abbraccio alla novella nonna!

  • 9923
    Elena (ex Io91) -

    questo blog è diventato un dibattito, non è piu un blog x aiutare le persone . adesso le persone che hanno veramente bisogno di aiuto vengono messe da parte..che tristezza che mi mette tutto cio..

  • 9924
    DAGO44 -

    Non posso credere e non voglio credere che ci siano degli spazi di 8 giorni,in questo sito senza che nessuno/a scrive due righe di dolore..anche un semplice sfogo,una traccia come la chiamavo anni fa..e nemmeno capisco il perche’ al sabato e la domenica i commenti non vengano scritti,o forse non pubblicati,forse che il dolore lacerante al sabato e la domenica va in vacanza?Mah ! non so,saluto Exlo91 che se la memoria non mi fa difetto avevo letto tempo fa…il mio non si puo nemmeno chiamare un post…solamente una riflessione “a voce alta…” o meglio parole in liberta’,un abbraccio a tutti/e.DAGO44

  • 9925
    buck -

    Beh ,caro DAGO44 : due sono le possibilità:
    a)tutti , improvvisamente , stanno bene ( everybody’s fine , come nel film)….magari!
    b) è stata praticata una eutanasia al forum …forse!
    Un augurio a tutti (scusate l’interruzione dell’annunciato silenzio)

  • 9926
    ele -

    io sono zoloftata.. dormo tutto il giorno…

  • 9927
    Steve -

    3° possibilità: perfino nei forum che trattano temi delicati come questo, quando finiscono gli accesi battibecchi tra utenti, l’interesse va scemando…
    che tristezza!

  • 9928
    carmen -

    Ciao, sono daccordo con Elena, è un pò ke nn scrivo in questo blog proprio xkè leggo dibattiti e un aggredirsi l’un l’altro,cmq colgo l’occasione di augurarvi un felice Natale pregherò per voi,sperando ke possiate guarire da ogni angoscia….un abbraccio di cuore.

  • 9929
    marina -

    Ele ti ho mandato un’mail mi è tornata indietro! devi assolutamente parlarne con la tua dottoressa ,non è così che si và avanti .Ora riprovo a mandarti la risposta alla tua mail .ciao cara.

  • 9930
    buck -

    Steve , la 3a alternativa la comprendevo nella ipotesi b),
    se si litiga troppo , prima ci si appassiona , poi ci si stufa , come in tanti “dibattiti” televisivi con/senza Sgarbi e soci.E il forum deperisce e…magari muore (in fondo , è comunque eutanasia dopo accanimento terapeutico)
    Auguroni a tutti

  • 9931
    Eme -

    I battibecchi, se non coinvolgono, vanno ignorati. Se qualcuno ha un disagio e ne vuole parlare può farlo tranquillamente anche se in altri post le persone si sbranano.
    Se in un bar due litigano che fate, smettete di bere e ve ne andate dal locale?? Magari per sempre?
    E perchè? Forse perchè lì c’è il babau?
    Io, penso (ma è una mia impressione ok?) che la causa del silenzio stia non tanto nella perdita di interesse causa battibecco fra altri quanto nella paura di finire nel mirino dei cecchini del web.
    E quando parlo di cecchini non faccio nè nomi nè nick semplicemente perchè, a periodi, tutti rischiamo di diventare cecchini per varie cause (io vedo rosso con i predicatori….).
    Questo non significa che gli altri debbano scappare o zittirsi.
    Le persone, a volte, si stanno sulle palle e amano dirlo, ribadirlo, tornarci sopra, sottolineare concetti, scrivere frecciatine tra le righe per poi fare il giochetto del “io non ho detto nulla sei tu che hai la coda di paglia….” e, magari attaccarsi a contenuti totalmente vuoti ma scritti talmente bene da far dire “Ohhhh come scrive bene…..non capisco un ca**o ma ha sicuramente ragione. Mi sento inferiore. Taccio!”.
    Bè, non cascateci. Se avete qualcosa da dire ditelo e chissenefrega se scatta la polemica.
    Saltatela a piè pari o sguazzateci dentro. A qualcuno fa bene, probabilmente scarica i nervi.

  • 9932
    DAGO44 -

    Ah ah caro Buk hai visto? nessuna eutanasia di gruppo,piano piano ritornano a scrivere,la mia era solo una costatazione.Quando anni fa seguivo meglio il forum,e scrivevo,credo,e ripeto credo che i post fossero pubblicati anche di sabato e domenica,ma la memoria forse mi fa difetto.Non capivo come mai questo silenzio.Tutto qui.Pensa che mentre sto scrivendo qui,mi sono arrivati un paio di sms di persone che scrivevano su una altra lettera che avevo scritto.Si chiamava L’ AMORE CONTA.Ne e’ pasato di tempo.Bene,ci risentiamo.Buk mi interessi come scrivi. DAGO44

  • 9933
    Ele -

    @ marina: scusami mi sono espressa male, non volevo farti preoccupare.. Volevo comunicare che ho cominciato a prendere lo zoloft, seguita dalla mia dottoressa, e come prima conseguenza (sono alla prima settimana) mi è preso un sonno tremendo. Sbadiglio in continuazione e appena posso dormo, anche 15 ore di fila.. “solo questo”.. Un abbraccio.
    @ Eme: hai proprio ragione… Condivido del tutto il tuo post… Come sempre..
    Visto che la mia mail non funziona tanto bene.. (prima con Dago44 ora con Marina) ne comunico un’altra: eledgr@libero.it.
    Buonanotte.

  • 9934
    Piergiorgio -

    Anch’io prendo lo Zoloft, è un buon anti-depressivo. Ci vuole un mese un mese e mezzo perchè incominci a fare effetto. Io mi ci trovo bene, sono anni che lo prendo. Prova così Ele chissà che non sia il farmaco giusto per te. In bocca al lupo Ele e auguri a tutti di buon Natale!

  • 9935
    FRANCESCO -

    Ciao oggi e il più bel giorno dell’anno e credo fermamente che la vita e il dono più grande che abbiamo ricevuto,io direi di lasciar perdere non ne questo il modo di risolvere i problemi ti parla uno che a passato tutto questo sia per salute che per amore dopo un lungo calvario e arrivato il sereno oggi sono padre di due bellissimi bambini e la mamma e speciale per una persona speciale e tu sei speciale .
    La mia morale finale e vivi perché te lo meriti e ricorda che chi ti sta vicino e ti vuole piu bene soffrono più di quanto tu immagini ed e a loro che ti devi affidare perché sono le uniche che ti possono ascoltare gli amici non serve loro non ti cagano più di tanto,adesso ti auguro un felice natale ricco di speranza e serenità

  • 9936
    Eme -

    Ele 🙂 lo so che è un sonno indotto, non naturale. Ma per riprendersi occorre anche tanto riposo. L’importante è che tu non usi l’antidepressivo per sedarti ma per riprenderti. Al di là della composizione chimica conta molto la motivazione con cui un farmaco viene assunto.
    Un abbraccio a te, a Dago, a Marinina e a tutti quanti.

  • 9937
    daybyday70 -

    Auguri di buone feste a tutti voi…

  • 9938
    Buck -

    Dedicato a tutti quelli che temono la solitudine; sono qui , DA SOLO , telefono staccato , davanti al grande camino dove arde scoppiettante un grosso ceppo ( che dolore posionarlo!). Soffia vento da Nord e fuori nevica ( incredibile) .., tutto è bambagia , i rami degli alberi sembrano , inchinati , farmi la riverenza.Il mio bosco è incantato. Mi addormenterò qui davanti al fuoco. Mi manca solo il mio lupo : l’anno scorso eravamo insieme , ora sono solo .Per me domani è un giorno qualunque , ma comunque , per chi ci Crede…
    Buon Natale

  • 9939
    DAGO44 -

    BUCK Sereno Natale anche a te,hai descritto in un post meraviglioso,cio’ che io adoro di piu’ delle Festivita’ Natalizie,e cioe’ la neve che scende,il silenzio,il buio della notte,l’infinito.Qui da me a Modena oggi ce’ il sole e la cosa mi indispettisce e non poco.Immagino che il nik che hai sia quello del tuo amico che non c’e piu’ ma che in qualche dimensione,in qualche spazio temporale ti sorvegli,o piu’ semplicemnte ti parli attraverso il tuo cuore.Se potessi credimi ti verrei a trovare con una buona bottiglia di vino,ma oggi ho la schiena che mi fa camminare ricurvo,con la faccia piegata in avanti,spezzandomi in due dal dolore.Penso mentre scrivo qui,ai tanti amici che da qui sono transitati,alcuni ancora li sento,altri non piu’,altri a me molto cari hanno scelto la via piu’ breve e dolorosa per il silenzio e il freddo abbraccio della notte…Ma non e’ di questo che volevo parlare..non volevo scrivere questo anche se e’ sempre una ferita aperta che brucia..Penso che tutti noi siamo profughi,siamo profughi alla deriva che si rifiutano i modelli televisivi precotti,i modelli di vita gia’ confezionati dalla nostra societa’,coloro che hanno la fame vorace di parteciapare alla grande festa..all’immenso show,alla premiazione delle premiazioni,all’esserci a tutti i costi,coloro che sono corrotti,ambiziosi,superficiali,maliziosi furbi,.Noi noon siamo cosi,per questo ci rifiutiamo di salire sul sellino della giostra piu dolce che ce’..Non pensiamo a nulla,cerchiamo di vivere,solo vivere…Serenamente vivere..Miseramente vivere..Vi abbraccio tutti,uno a uno.DAGO44

  • 9940
    Ludovico -

    Premesso che prima o poi moriremo tutti, almeno fino a quando qualcuno non scoprirà l’immortalità.
    Vorrei citare questa frase, tratta dal bellissimo e commovente film “Le ali della libertà” (The Shawshank Redemption):
    “o fai di tutto per vivere, o fai di tutto per morire”.
    Non ci sono mezzi termini, è una cosa brutta e drammatica!
    Racchiude una serie di problematica che alla fine sfociano
    in un gesto veramente estremo. La depressione è una brutta
    malattia. Non possiamo giudicare, bisogna capire.
    Auguri a tutti!

  • 9941
    alessandro -

    E’ capitato spesso anche a me di ricorrere a questa frase. Spesso, davanti all’impotenza del mio essere e dei miei mezzi, me la sono auto dedicata, nel senso che tante volte penso che per me vivere significhi poter sperare di fare quello che ho scelto, desiderato essere e diventare: un medico.
    Poi mi accorgo dello scarto abissale tra l’ideale e il reale, mi accorgo degli interessi, delle meschinità, delle bestialità vere che imperversano e imperano in medicina e, ancora di più, in psichiatria.
    E allora scopro di non stare vivendo, vivendo davvero, di una vita autentica e piena. Mi accorgo di quanto sia complicato portare aiuto o conforto o un minimo di sostegno ad uno schizofrenico catatonico, di quanto sia complicato entrare in relazione umana con una persona gravemente depressa, di connotazione psicotica, che non parla e non comunica, persa nel suo mondo ghiacciato dove si sono inaridite tutte le speranze, le emozioni, i sentimenti, di quanto è difficile garantire dignità e rispetto ad un coercizzato, sottoposto alla violenza del Tso, trattamento sanitario obbligatorio, un acronimo che nasconde la vergogna di un contenuto malcerto (trattamento sanitario…il che significa soltanto forzare il malcapitato ad una dose assurda di devastanti psicofarmaci, spesso inopportuni) sotto l’unica evidente certezza (obbligatorio), con poliziotti quasi mai consapevoli di ciò che fanno che a forza porteranno in un Spdc, organizzati come bunker spietati e terribili, murati da sbarre e da porte chiuse, che ne sanciscono la diversità irrimediabile dal resto dell’Ospedale. E allora, ci si trova costretti in quel luogo spesso sporco e disorganizzato, come segregati, e a me medico è capitato di assistere a come colleghi psichiatri scrivano con una facilità disumana che le ‘condizioni cliniche’ di quel paziente hanno richiesto la coercizione ‘in prima’, ‘in seconda’ o addirittura ‘in quinta’, vale a dire vedersi legati al letto con cinque legacci a umiliare la tua sofferenza già soffocata e non compresa dalla schifosa chimica. Una sofferenza umiliata e soffocata e quindi inchiodata all’annullamento di ogni dignità e rispetto, nonché negata ad ogni possibilità di venire superata.
    E mi è stato possibile conoscere persone che si sono portate dentro, per questo, cicatrici psicologiche profonde fino alla loro morte, spesso volontaria, per suicidio. Perchè quel dolore è stato aggravato e infine travolto dall’incomprensione di chi doveva essere lì per ascoltare e provare a capire, soffocato da dosi farmacologiche assurde prescritte da chi, paladino della ‘giusta distanza terapeutica’, se ne fotte di quel che ti divora dentro e resta freddo e indifferente, anche quando trova il tempo di stare a sentire, al senso e alle parole provenienti da un cuore straziato e da una mente profondamente provata.
    Ho conosciuto, anche, psichiatri che hanno ripudiato la medicina e la psichiatria per tutto questo. Io ci sono vicino, ed anche questo significa non vivere!
    Sereno Natale a voi !

  • 9942
    MrDwight -

    Un caro saluto a tutti voi,amici sconosciuti.Dopo aver scoperto che il mio adorato genitore ha un male incurabile,dopo l’orrore che sto provando nel vederlo ogni giorno consumarsi davanti a me,dopo essere stato risucchiato in un imbuto di angoscia e indicibile dolore,quello che sto facendo è sopravvivere a me stesso.E quando avrò finito di vegliarlo giorno e notte,credo che preparerò i miei bagagli per il grande,ultimo viaggio.
    Sento di non appartenere più a questo mondo corrotto e fatto con il sangue,ho gia provato tutto nella vita,depressione compresa.Ho toccato il fondo,sto raschiando il barile.L’unica cosa che rimane è la risalita,e credo si possa ottenere solo in un modo.E quello che mi fa più orrore è l’indifferenza,la disumanità di chi mi sta attorno,l’egoismo e la superficialità che fanno dell’essere umano il protagonista più intelligente e più crudele che mai sia esistito.No,non voglio essere così,io non sono così.
    Un saluto a tutti voi,fratelli che avete avuto a nausea la vita.

  • 9943
    ExAndrea -

    ———–
    messaggio cancellato dall’autore
    ———–
    Un saluto a tutti

  • 9944
    alessandro -

    Tutti con una personalità scissa, o un’identità in crisi o in bilico su più aspetti? Tutti ex…ed ora, per curiosità, cos’è che siete?

  • 9945
    Erica -

    Anchio ho sofferto per amore , è doloroso , sono caduta in depressione , prendevo psicofarmaci poi mi sono rinnamorata e li ho lasciati , l Amore è un sentimento forte , ma quello vero te lo da solo Dio , pregate Dio che vi aiuti , ora sono di nuovo sola , mi manca una persona al mio fianco ma prego che Dio possa mettermela vicino e che sia quella giusta questa volta , il senso della vita è seguire Lui e i suoi comandamenti per arrivare alla vita eterna dopo la morte , cercatelo e scrivetemi se posso esservi di aiuto ne sarei davvero felice

  • 9946
    Piergiorgio -

    Che difficile che è trascinarsi in questa vita.

  • 9947
    marina -

    Già ..trascinarsi!!!!molto dura.

  • 9948
    MrDwight -

    @Piergiorgio
    @Marina
    Già,trascinarsi è la parola giusta.Non a caso esiste la metafora della croce che ognuno di noi deve portarsi sulle spalle,e non a tutti pesa allo stesso modo.
    Ci sono persone che non sopportano questo peso,ne rimangono schiacciati e non c’è nessuno attorno che possa venire in soccorso…oppure qualcuno c’è,ma si guarda bene dall’intervenire: egoismo e disempatia.
    Perchè se notate,la costante universale che aleggia sull’anima di chi cerca la fine,è sempre la stessa: la solitudine.
    Sentirsi soli (dentro) e abbandonati,sentirsi trascurati,sminuiti,banalizzati e poi depressi.Altro che psichiatria,gli psicofarmaci alleviano gli effetti,ma la causa è sempre li sopra la nostra testa; questa solitudine che si trasforma in una cosa gelatinosa e opprimente,che non ti lascia respiro,non ti fa muovere,ti lega mani e piedi e alla fine ti chiude gli occhi.Tutto parte da quella: per una persona sensibile è assolutamente impossibile non rimanere schiacciati da una croce troppo pesante,da soli non si va avanti.E quando si viene abbandonati da una persona che si ama,quando si perde una persona cara ,quando la vita ci presenta dei conti troppo salati per le nostre possibilità,e non c’è più nessuno che ci dia sollievo nel sostenere questa croce, in un massacrante quanto inutile trascinarsi avanti, si viene schiacciati inesorabilmente.L’unica via d’uscita appare l’oblio estremo.
    Vorrei con tutto il cuore che chi soffre e fatica a vivere,trovasse la forza necessaria per proseguire il cammino.Ma se uno non la possiede dentro di se,come fa? Gli psicologi possono aiutarci a capire che il male che proviamo può essere spento,che proviene dalla nostra esperienza,dalla formazione,che siamo il prodotto del nostro passato; gli psichiatri possono aiutarci con la medicina,impedire che il tutto si trasformi in un male fisico e autodistruttivo; ma se si è particolarmente sensibili,e se la solitudine non ci abbandona,sembra tutto inutile.
    Quante volte abbiamo perso amici e persone care che hanno deciso di andarsene,e ci siamo chiesti come mai nessuno di essi abbia urlato il suo disagio o abbia chiesto aiuto? Semplice: solitamente chi urla il suo disagio o chiede aiuto sa che qualcuno può ascoltarlo.Chi è dentro alla solitudine estrema,invece,è consapevole che nessuno potrà mai venire in suo soccorso.L’estrema consapevolezza della propria condizione insopportabile,un gesto che agli occhi di chi può contare sul sostegno valido di qualcuno,può apparire insensato.Un gesto che agli occhi di chi ha perso tutte le forze e i sostegni,può apparire risolutivo e benefico.
    La linea che separa le due condizioni,talvolta è sottilissima.

  • 9949
    Eme -

    MrDwight :”E quello che mi fa più orrore è l’indifferenza,la disumanità di chi mi sta attorno,l’egoismo e la superficialità che fanno dell’essere umano il protagonista più intelligente e più crudele che mai sia esistito.”

    Probabilmente mi ripeterò come un giradischi rotto ma non m’importa. Se si desse agli altri l’importanza che questi altri hanno (ossia l’importanza che si deduce dai loro stessi comportamenti, tanta, tantissima, zero, sottozero a seconda dei casi) probabilmente non si socccomberebbe alla stronzaggine di certi comportamenti così come non ci si prostrerebbe riconoscenti di fronte ad un minimo di umanità.
    Tra l’eliminarsi pur di evitare un certo contesto ed il sentirsi avulsi dal contesto stesso c’è la stessa differenza che passa tra chi si siede a terra, si arrende all’ineluttabile e si lascia morire e chi, magari saltando su una gamba sola, va comunque avanti.
    Perchè esiste ed ha tutto il diritto di restare su questo mondo finchè morte naturale non lo falci via.
    Il che non è una questione di volontà. In certi casi la forza di volontà è azzerata ed è inversamente proporzionale ai propri desideri (mi ammazzo perchè vorrei, avrei voluto, tanto vivere”.
    La frase “volere e potere” è, secondo me, una colossale fregnaccia perchè, purtroppo, nulla (o quasi) dipende da noi e solo da noi.
    Ci sono di mezzo, la fortuna, le occasioni, la salute, i soldi, parenti, amici, “amici”, colleghi, superiori, il destino ereditato da scelte scellerate dei propri genitori etc ….insomma, troppe circostanze contigenti perchè una persona possa ciò che realmente vuole.
    Ma si può, comunque, decidere di difendere ciò che si sente proprio ma non si ha, non si ha ancora e concedersi la possibilità di vedere se il giorno dopo qualcosa cambierà.
    Sapere di avere ancora dei desideri, delle speranze, dei principi, dei sogni o ci fa sentire dei gran co...... o ci da una forza incredibile.
    E con questo rispondo anche alla tua domanda Alessandro. Non volendo ritenermi una gran cogliona mi sento una persona che ha riacquistato una forza che non pensava (o non pensava più) di avere.
    Un saluto a tutti.

  • 9950
    Francesco -

    A ERICA
    Sono contento che ti sia risollevata grazie alla fede in Dio. Io invidio ed ammiro molto le persone come te che riescono a dare un senso alla vita grazie alla fede. Io non ci riesco. Sicuramente sarà per la mia testa quadrata, gli insegnamenti, gli studi fatti e dagli eventi della vita. Non capisco però, visto che hai trovato il vero Amore in Dio, perchè ti ostini tanto a volerne uno Terreno ad ogni costo! Considerate le brutte esperienze passate che ti hanno portato alla depressione, perché vuoi un altro amore? E se poi questo si rivelerà uguale se non peggio del primo? Potresti avere una ricaduta ed allora potrebbe essere irreversibile. Io parlo da uomo, diciamo meglio da maschio, prima di riavventurarti di nuovo nell’imprevedibile Universo dell’amore, pensaci mooooolto bene.
    Da maschio ti posso dire di stare bene attenta, perché conosco molto bene la psicologia femminile, anche se non la capisco. Il maschio sa sempre quello che vuole trovare in una donna, mentre la donna (a parte il desiderio materno)ha le idee molto confuse. La donna si costruisce Universi amorosi e situazioni irreali che non corrispondono mai alla realtà. Valuta bene cosa vuoi e cosa vorresti trovare. Se non lo trovi, rimani da sola, altrimenti è peggio.
    Il mio non è per niente un tentativo di condizionare le tue scelte di vita, è solo la MIA semplice opinione di maschio e ateo.
    In ogni caso, tantissimi Auguri di Buon Anno e che tu possa avere quello che desideri di più. Ciao!
    Francesco

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