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Il suicidio si può prevenire?

Ritengo che permettere alle persono di esprimere il proprio dolore, la sofferenza che si vive in certi momenti o la rabbia dia la possibilità di scaricare tanta ostilità e vivere meglio. A volte avere qualcuno che ti possa scoltare uno psicologo, un medico disponibile, un amico, un sacerdote, potrebbe essere il momento decisivo per aprirsi e avere speranza per il futuro, serenità. Secondo la mia esperienza di psicanalista l’idea di darsi la morte comincia a fare capolino in soggetti ” predisposti ” già nell’adolescenza, dopo le normali avversità che la vita impone possono alimentare la fantasia semi inconscia della morte fino a riprodurre l’anteprima fantasticata del proprio suicidio. Infatti all’idea di morte segue il gioco, poi il progetto. Il progetto ricco di particolari metodo, luogo, ora, giorno e così via.
Se si è soli l’angoscia di ciò che senti nella ” pancia ” non si può liberare e si arriva a una vera e propria dipendenza dalla propria sofferenza. Il potenziale suicida allora è già in gioco (roulette russa) è il momento in cui si può dare più aiuto perchè egli cerca in modi più o meno impliciti soccorso. Se si ha la fortuna di incontrare un’amico disponibile a dare solo un po’ della propria attenzione, se si trova un medico capace di capire i segnali di allerta o uno psicologo in grado di ascoltartiv’è possibilità di prevenzione. Nel 2007 più di 3.600 casi di suicdio si sono verificati in Italia, più di 11 casi al giorno. Il suicidio in Italia è tra le prime 10 cause di morte violenta. Vittime del suicidio sonosopratutto uomini (rapporto maschi 7 femmine 2:1 c.a) , anziani, oltre i 70 anni e giovani dai 15 ai 29 anni. Per questa fascia di età il suicidio è la seconda causa di morte dopo gli incidenti stradali. Fino a ieri a Genova un ragazzo di 15 anni si è defenestrato per motivi apparentemente scolastici.

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20 commenti

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  1. 1
    ChiaraMente -

    Tu hai senz’altro ragione ma purtroppo risulta nell’atto pratico difficile ciò che tu dici. “Cogliere i segnali”. E quali sarebbero? Certo,, un ritiro in sè stessi, un insolito cambiamento possono allertare ma il più delle volte si accorge di queste cose chi non può effettivamente penetrare nello spazio psicologico dell’altro fino in fondo o persone che per quanto vicine non sono preparate e una eventualità del genere. Mi dirai : si può rimediare. Certo. Sensibilizzazione, etc. Ma quando uno decide di farla finita, come dici tu, fa un piano alla fine. Fintanto che c’è il gioco l’aspetto suicidario può saltare all’occhio ma quando si entra nella pianificazione la persona non ne parla più. O sei riuscito a cogliere i “segnali”- e con la vita di oggi che ha tempo per fermarsi a chiedersi se quel figlio introverso è semplicemente riservato o sta covando qualcosa? dove la predispozione si evince e dove bisogna intervenire senza allarmismi?dove bisogna intervenire drasticamente se necessario anche a costo di violare la volontà della persona?- o quello avrà fatto il suo piano in silenzio con ritrovata pace e allegria-tipica di chi ha in animo di ammazzarsi e sa che ce la farà, la gioia della agognata fine. Pensi che si faccia scombinare i piani da te a questo punto? Negherà tutto, anche perchè parlarne è tabù. Ecco, forse è questo il problema. Parlare del lato bello della morte è tabù. Perchè? Lo chiedo a te, che mi sembri informato!

  2. 2
    Cristina77 -

    Ma quale pianificazione?! Giorno, data, ora? Non ci ho mai pensato nemmeno lontanamente a pianificare la mia morte, sono troppo impegnata a cercare di sfuggirle! Forse è vero che ci sono soggetti più predisposti, magari quelli che come me hanno avuto un infanzia condita da continui litigi e cose più grandi della propria persona! Come pretendere che una bambina che ha avuto vita dura abbracci un adolescenza con serenità? Lo psicologo?! Bene a mia mdre disse “questa bambina è troppo matura per l’età che ha” ma non servì a nulla, lei ci fece su una risata e che dire dell altro dottore “hai paura della guerra?” ed io ovviamente risposi di sì come credo avrebbe risposto qualsiasi altra bambina/o, “questa bambina ha seri problemi” disse. A distanza di tempo, pensandoci, temo che forse ne avesse più lui!! Non mi fraintenda non voglio denigrare la categoria vorrei solo far capire che è difficile trovare qualcuno che davvero desidera ancora aiutare il proprio paziente ed io non sopporto più di essere una cavia fra tante. E’ da quando son nata che vedo dottori e quelli che hanno seguito davvero il mio stato di salute li conto sulle dita di una mano. Gli amici? Ti ascoltano una, due, tre volte ma poi hanno i loro pensieri e tendono ad allontanarsi. Sì, parli del tuo stato d’animo, ti sfoghi al momento ma la tua tristezza non va via con le parole e torni a casa con lei che ti tiene ancora per mano. Non dico che non bisogna far nulla ed aspettare solo il momento buono per lasciare che il tuo dolore ti uccida ma chi davvero, ti aiuta ad uscirne? E’ una cosa buona che lei abbia scritto questa lettera almeno so che c’è ancora qualcuno al quale sta a cuore il benessere altrui.

  3. 3
    ChiaraMente -

    Cara Cristina, credo che tu abbia un pò frainteso, scusa se mi permetto, il concetto di “predisposizione” così come può essere ragionevolmente inteso. Intanto non confondiamo le circostanze esterne e familiari, che possono essere predisponenti ma non necessariamente, con una più individuale tendenza a interiorizzare le cose e tenersele dentro a marcire, che può essere rafforzata da un ambiente poco amico ma può anche non essere presente. Predisposizione è un termine messo fra virgolette proprio perchè di predispozione si parla di solito in termini biologici e non c’è alcuna evidenza scientifica che giustifichi l’impiego di tale termine per una scelta suicidaria, se non in relazione alla depressione, disturbo mentale con predisposizione genetica, ma uno può anche suicidarsi sotto la spinta di eventi incontrollabili per lui senza aver mai sofferto di nulla nè tantomeno aver avuto problemi familiari così come un depresso cronico può non pensarci minimamente in senso reale. E allora il punto è proprio capire chi è a rischio e cosa fare. Dunque a rigor di logica non sta scritto da nessuna parte che tu o chi come te ha avuto infanzia difficile sarebbe “predisposto” in virtù del suo passato. E’ più un riguardo scaramantico che l’esigenza di fare chissà quali visite internistiche al cervello – magari con quelle stupide macchie di inchiostro o le storielle da completare per bambini, che già solo per il fatto che sai di essere valutato spari le cose che non ti sarebbero mai venute in testa.Per te non credo sia un caso quando dici “non ci penso proprio a pianificare la mia morte, son troppo impegnata a sfuggirle”. Situazione critica, ma di una persona che lotta per vivere o sopravvivere, non che cerca sollievo nel sonno eterno. Situazione di una persona che si sente braccata da un pericolo incombente forse, che scappa e corre ma per salvarsi.Certo se tu avessi meno problemi ci si preoccuperebbe meno, ma se tu ragionassi diversamente ci si preoccuperebbe di più. Ed ecco che mi chiedevo “quando è giusto intervenire ma senza allarmismi?”. Perchè uno magari sa che è incasinato ma ancora si sente padrone di sè, sereno,e giù lo Psyco della situazione a mettere ansia e problemi in più al poveraccio che prima pensava di essere normalmente disturbato- potrebbe essere il caso tuo?Tu eri bambina, non so cosa ci facevi dallo psicologo, di solito quando ci son bambini son i genitori ad avere bisogno di delucidazioni o chi per loro ci ha mandato il bambino, a meno che non sia successo qualcosa di grave. Certo è che grazie al cielo la testa ti funziona a dovere e hai capito subito, secondo me anche da bimba in qualche modo hai pensato,che quello psico-coso stava vaneggiando. Poi magari aveva ragione a dire che c’erano problemi ma poteva tenersi le sue considerazioni per sè anzichè spaventarti. Che razza di psicologo è uno che terrorizza la gente dicendogli che ha seri problemi?E che valore vuoi che abbia per una persona sentirsi dire così? Certo non lo ascolta! E infatti.

  4. 4
    Cristina77 -

    Grazie per le delucidazioni. Quindi esistono persone che geneticamente sono soggette ad incappare nella depressione? Ci ero andata perchè volevano capire se i miei disturbi fisici erano dati da uno scompenso mentale. Quel famoso psicologo mi aveva fatto quell unica domanda e da lì io avevo problemi seri.
    Io credo che una persona che fa quel mestiere non è certo come l’ortopedico (senza voler assolutamente togliere importanza alla sua figura) è importante che sia umano e non che ti veda soltanto come una delle tante cavie, ovviamente non pretendo che prenda a cuore la tua situazione come se fossi un parente non vivrebbero più, però ci vuole molta delicatezza, un depresso non fa i salti di gioia già di suo come fa a decidere volontariamente di cozzare più e più volte contro un muro! Quello che mi ha tenuta in vita è il fatto che morirebbe di dolore la persona che mi ha sempre amata più di se stesso alla quale hanno trovato un brutto male che essendo operato male ha finito per peggiorare! Lo vedo soffrire giorno dopo giorno sempre di più….vivo per lui non per me.
    Potrà sembrare stupido come discorso ma è quello che provo. Certo se sapessi di potermi curare non sono ancora al punto da decidere per forza di buttar via la mia vita, è in questo stato che non voglio più vivere ma credo di valere anche io qualcosa ma da chi vado?! Datemi il nome di un bravo dottore e ci andrò di corsa! Infine penso che se si vede una persona pervasa dalla tristezza perenne o che vive di paure di cose che le sembrano più grandi di lei, non ci sarebbe nulla di male a farle capire che può provare a fare due chiacchiere con uno psicolo l’importante però che sia bravo!!

  5. 5
    ChiaraMente -

    Dunque, rispondo con ordine: si, si può essere predisposti alla depressione, nel senso che si è trovata una presenza da 1,5 a 3 volte superiore nei familiari di primo grado della persona colpita, la percentuale è maggiore per le donne che per gli uomini, ci sono comorbidità con disturbi d’ansia e alcolismo in famiglia- per dirtelo ho frugato un bel pò.
    Secondo mi chiedo quale disturbo fisico possa essere associato a un disturbo mentale in una bambina.
    Inoltre è difficile dare “nomi”, anche perchè spesso non te li sano dare nella tua città figurati così! Ad ogni modo quello che più conta è che tu abbia una idea chiara di cosa ti disturba, sia affettivamente che cognitivamente, a livello di attivazione fisica, di funzioni vitali come sonno cibo, e ti faccia una lista di “sintomi” tuoi che vorresti sparissero. Spesso chi fa un buon medico è un buon paziente.

  6. 6
    Cristina77 -

    Ti ringrazio molto per il consiglio quello della lista è una cosa che faccio proprio perchè non rischio di dimenticare qualcosa che può risultare importante però ti dico sinceramente che ho trovato pochi dottori disposti a dargli un occhiata son sempre troppo di corsa e se tu insisti un pochino ti trattano come quella che vuole avere qualcosa a tutti i costi ma non credi che preferirei andare a cena e a ballare con i soldi che spendo per le visite?
    I disturbi erano le convulsioni che pensavano potessero essere crisi isteriche e il gonfiarsi, non era un ingrassare ma proprio un gonfiarsi. Ho fatto molti traslochi nella mia vita e non li ho “digeriti bene” soprattutto da piccola e quindi pensavano potessi avere un rigetto in questo senso. Ho fatto anche un mese di ricovero dal quale ai tempi non cavarono un ragno dal buco. Comunque ti tolgo la curiosità, sono indecisi tra epilessia in forma che crescendo il mio corpo ha in un certo senso ammortizzato e della quale ho ripreso a soffrire a 23 anni e la cefalea con aura..fino ad ora non ho risposto bene a nessuna cura. So cosa mi fa star male a livello emotivo e che mi ha portata a non dormire con conseguente peggioramento delle mie condizioni e a perdere l appetito spero davvero di riuscire ad uscirne son tante le scelte da fare occorre essere lucidi. Grazie ancora per il tuo parere.

  7. 7
    leilaluna -

    quando mi va tutto male.. e penso che vorrei davvero farla finita ( grazie a Dio è capitato solo una volta) faccio un viaggio e mi lascio tutto alle spalle.. un pò di tempo senza pensare più a niente.. è un toccasana.. si può riscoprire quanto è bello vivere avvolte funziona..

  8. 8
    ChiaraMente -

    Beh, per l’epilessia esistono esami anche poco invasivi che ti danno una “fotografia”del cervello e di eventuali focolai epilettici, visibilissimi. Il mal di testa con aura non da convulsioni e il gonfiore può essere anche allergia a qualcosa. E soprattutto se tu non senti problemi psicologici perchè dovresti crearteli?

  9. 9
    ChiaraMente -

    Dimenticavo:le liste non devi farle leggere, devi usarle per parlare

  10. 10
    Cristina77 -

    Il discorso è ben più complesso purtroppo gli esami per l’epilessia in astinenza da sonno rilevano delle anomalie che però non sembrano essere vera e propria epilessia ci sono tanti fattori in gioco e tante forme di epilessia che vengono ammortizzate in modo diverso a seconda di come reagisce il fisico di ogni singolo individuo e tieni conto che io a dieci anni una crisi epilettica l’ho avuta con tanto di mordicchiamento della lingua, strabuzzamento degli occhi, perdita di urina, non ho potuto parlare per una settimana. Ti dico ciò che i tanti medici mi hanno detto non pareri miei personali. Io non credo di avere problemi psicologici anzi mi reputo una persona fin troppo normale per la società odierna, semplicemente non ho più la forza di sopportare tutto quello che non va e che non c’è verso di fare andare..
    Per quanto riguarda le liste che intendi tu allora in quel senso non ne ho bisogno parlo volentieri anche troppo! :o) ti ringrazio molto.

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