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Il suicidio

di beppino

Riferimento alla lettera: Buongiorno, anche io penso che il suicidio sia una cosa buona, in un certo senso. Da tre anni, ci sto pensando, e ho già fatto quattro tentativi. Per me, la morte rassomiglia a un riposo, perché come lo dice un autore francese, "vivere, è soffrire". Io di fronte alle difficoltà...
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Categorie: - Me stesso

14.953 commenti

Pagine: 1 196 197 198 199 200 300

  • 9851
    Ele -

    Grazie Eme..!
    Non ti dispiace, vero, se stampo il tuo post e me lo porto sempre dietro in borsa??

  • 9852
    ada -

    ehhhh! come vi capisco.la sofferenza pero’ a volte è anche causa di qualche meccanismo che non va in noi,basta una piccola cura e quelle cosette chimiche che fanno parte di noi vanno a posto(o quasi).
    gli psicofarmci in dosi equilibrate possono farci un gran bene,parola di chi li ha provati.
    non abbattiamoci sempre.

  • 9853
    Eme -

    Ele 🙂 🙂 🙂
    Un abbraccio virtuale (per adesso).

  • 9854
    alessandro -

    Non voglio entrare più in polemica su nulla e con nessuno, basta, per carità, però una cosa vorrei dirla…
    gli psicofarmaci…ormai penso si sappia quel è il mio pensiero in merito, però non nego che, pur non curando nulla, nel modo pù assoluto, agendo sul sintomo un sollievo lo danno, questo sì…e quando si soffre non si può fare filosofia, naturalmente, quindi chi ritiene di doverli prendere che li prenda e che Dio gliela mandi buona.
    Detto questo, evitiamo di ridurre l’uomo e la sua sofferenza interiore a ‘cosette chimiche’, non è proprio così.
    E pensieri come questi, piuttosto diffusi purtroppo, fanno la fortuna dei Cassano e delle farmaceutiche sempre più agguerrite.
    Il Cassano, a dire il vero, fa anche la fortuna dell’Enel…una battuta per dire che questo signore, questo ‘luminare’, ancora oggi ritiene una cosa aberrante come l’elettroschok una ‘terapia salvavita’…e qua uno si zittisce, ma davvero. Come si fa a replicare davanti a un simile delirio?

  • 9855
    Eme -

    “io stavo semplicemente facendo quello che sentivo più consono alla mia persona, senza mascherarmi più”.
    ” negli anni passati pur di piacere ho fatto e mi sono fatta fare di tutto, per non allontanare nessuno. ho permesso anche a gente cattiva di avvicinarsi a me e servirsi a piene mani”

    Non sei stata stupida, Ele. Probabilmente sei stata una vittima della disistima. Ti sei adattata, hai accettato compromessi e sei stata male prima (mentre ti adattavi e accettavi) e dopo (quando hai gettato la maschera).
    Il passato, ormai, è andato. Non puoi intervenirci neppure con la bacchetta magica. Puoi tenere a mente certi episodi come monito per salvaguardarti (non certo per autoflaggellarti). Di più non puoi fare… se non scavarci dentro per “aggiustare” il presente e impostare bene il futuro.
    Il metodo maschera non è servito a granchè (difatti ti si è rotto qualcosa dentro e, in più, ti sei stancata a recitare un ruolo).
    Ora cerca di capire cosa ti occorre per raGgiungere la serenità ed impegna le tue (ora poche ma solo ora) energie a perseguire questo obiettivo ignorando le pippe di chi vede nell’uscita a tutti i costi il rimedio miracoloso ad ogni forma di disagio.
    Stai bene chiusa in casa? Stai chiusa in casa! E sbattitene di tutto e di tutti.
    Vuoi uscire? Esci senza la convinzione di creare un precedente con i pippaioli che da quel momento in poi ti potrebbero mitragliere con richieste di uscita.
    Pensa a te stessa e pensa per stessa. La verità è tutta dentro di te. E nessuno sa di meglio di Ele cos’è meglio per Ele. Neppure Ele stessa, però, se continua a darsi della stupida e a sentirsi inadeguata.
    I bastardi che arranfano a piene mani: sono bastardi, appunto. E non per colpa tua. Sono esseri viscidi, schifosi, che si mascherano con maschere che, però, a differenza tua, sanno portare molto bene. Sono esseri immondi che meriterebbero di implodere all’improvviso senza lasciare neppure un pò di polvere per la ricerca del DNA.
    E tu non ne hai colpa. Non devi essere tu a pagare la loro bastardaggine.
    Forse (e solo forse) potresti avere una sorta colpa se nonostante il senno del poi ci ricascassi…..ma ora come ora colpe non ne hai.
    Non ti sei protetta, ok. Proteggiti ora. Levati dalle scatole tutti quelli che ti creano ansie nella smania di farti star meglio con il solo risultato di farti sentire inadeguata. Non dico di scaraventarli fuori dalla porta prendendoli a sco.... ma, semplicemente, senza vergognarti (perchè non è proprio il caso) spiega loro che il loro metodo miracoloso, in questo, momento, non fa per te.
    Se sono amici capiranno. Se non lo sono avrai fatto un sano repulisti di inutili pro-stress.
    Cerca di ricominciare da capo, avendo come unico scopo il tuo benessere. Sii egoista e sai perchè?
    Perchè l’egoismo delle persone buone porta vantaggio alle persone stesse senza arrecare danno agli altri.
    E’ l’egoismo stronzo, quello che porta alla prevaricazione, al menefreghismo, che fa male.

  • 9856
    Eme -

    Pensa a te stessa, insomma. Se raggiungi la serenità renderai sereni anche coloro che ti vogliono bene veramente. Per sentirsi in compagnia non servono mille amici pesanti da gestire, ne basta anche solo uno che ti accetti per quello che sei anche se, in apparenza, sei “cambiata”, anche se da solare sei ritornata ad essere lunare e chi non sa che di indole sei (ipotizzo) lunare pensa che ti abbia rapito un ufo.
    Ciao, Ele, un grosso bacio! Ed un saluto a tutti.

    Ada: secondo me hai ragione. In alcuni casi (sottolineo alcuni) il disagio psichico ha cause anche di natura chimica ed i farmaci, in questi casi, possono portare le persone ad un equilibrio che gli consente di affrontare con maggior serenità, lucidità e razionalità tutti gli altri problemi che la vita ci mette in mezzo ai piedi.
    Il problema sta nel trovare il medico che non è nè lo sperimentatore pazzo, nè il menefreghista cronico, nè l’ideologo accecato da pregiudizi nati chissà come e chissà perchè.
    Insomma….il problema sta non tanto nella soluzione quanto nel latore della soluzione stessa.
    Se trovi un buon medico hai più probabilità di trovare una buona soluzione.

  • 9857
    nessuno -

    tu che hai provato a tentare di toglierti la vita e non ci sei riuscito !!!! sai perche !!!! non lo vuoi se solo un povero vigliacco !!!!! sei solo un vigliacco che non ha il coraggio di vivere e di tirare un paio di schiaffi alla vita !!! lo fanno tante persone che stanno peggio di te !!! pensa all’africa e fattoi un po di ricerca !!!! guarda gli animali che vengono maltrattati e uccisi da bastardi !!!! o bambini violentati!!! eppure loro vogliono vivere !!!!

  • 9858
    Marquito -

    Sarebbe veramente molto utile affrontare l’argomento “psicofarmaci” senza ripetere gli errori del passato e senza cadere più in inutili polemiche. Mi fa piacere che tutti abbiano espresso la loro opinione in modo pacato e civile ed anche io mi sforzerò sicuramente di fare altrettanto.
    Per quello che può valere la mia esperienza, ho notato che gli psichiatri tendono a dividersi in due scuole di pensiero: quella “pro-farmaci” e quella “anti-farmaci” (generalmente i secondi sono sostenitori accaniti della psicoterapia, oppure sono favorevoli a un approccio di tipo esistenziale alquanto astratto e molto “filosofico”). Io credo che sarebbe bene superare ogni forma di pregiudizio e riconoscere, una volta per tutte, che ogni individuo rappresenta un caso a sé stante e deve essere valutato in base alle sue caratteristiche.
    Ci tengo a precisare che anche io sono scandalizzato dall’abuso degli psicofarmaci che viene praticato dalla cosiddetta psichiatria accademica. Ma una cosa è combattere gli eccessi; altra cosa è privare le persone depresse degli enormi benefici che potrebbero trarre da un uso responsabile e mirato degli antidepressivi. Molto spesso si sente dire che gli psicofarmaci agiscono “solo” (?) sul sintomo, senza rimuovere la causa profonda del problema (mi riservo di discutere più avanti sulla validità di questa tesi, che in molti casi si configura come una vera e propria petizione di principio). Ma anche se questa affermazione fosse vera, il beneficio tratto dal malato resterebbe comunque gigantesco. Ci sono delle circostanze in cui è non solo consigliabile ma addirittura doveroso somministrare al paziente un’ingente quantità di psicofarmaci. Quando parliamo di “eliminare il sintomo” non parliamo di un dettaglio di poco conto e di una bazzecola insignificante; parliamo di una questione prioritaria e assolutamente essenziale, perché il dolore è una faccenda estremamente seria e se noi non rimuoviamo il sintomo esiste anche la possibilità che il paziente se ne vada al creatore. Quando una persona soffre in modo atroce, e rischia seriamente di rimetterci la vita, è assolutamente indispensabile assumere un atteggiamento pragmatico. Prima bisogna spengere l’incendio; poi si potrà discutere su chi sia stato ad appiccare il fuoco.

  • 9859
    alessandro -

    Gli psicofarmaci hanno solo ed esclusivamente azione sintomatologica e non ‘causale o eziologica’, cioè non agiscono in alcun modo sulle cause della malattia, e questo non si può contestare: è verità scientifica, non è una mia verità!
    Detto questo, faccio ora un discorso più generale, in riferimento alla depressione reattiva, quella, cioè, che origina da traumi esterni che però, naturalmente, influenzano il normale equilibrio chimico del cervello.
    Alcune statistiche dicono che il 53 per cento degli italiani soffre di un disagio psichico, per lo più di natura depressiva (34 %), il 32 % assume psicofarmaci il cui consumo è aumentato del 60 per cento negli ultimi 7 anni, e tutto questo vuol dire che la società italiana sta male, molto male al di là della rappresentazione gaia e felice che ne fanno la pubblicità e la nostra spensierata televisione nei suoi programmi di intrattenimento.
    Ma qual è l´origine del male? Freud nell´ultimo anno della sua vita scriveva che ‘per il primitivo è facile essere sano, mentre per l´uomo civilizzato è un compito difficile’, ma attribuiva la difficoltà all´eccesso di regole che governano le società civili, e quindi inseriva la depressione nelle nevrosi, nel conflitto tra norma e trasgressione, con conseguente vissuto di colpa. Oggi, le norme limitative non esistono più, non esistono quasi più gli imperativi morali, per cui ciò che un tempo era proibito è sfumato nel possibile e nel consentito.
    Per effetto di questo slittamento oggi la depressione (reattiva) non si presenta più come un ‘conflitto’, e quindi come una ‘nevrosi’, ma come un fallimento nella capacità di spingere a tutto gas il possibile fino al limite dell´impossibile. E quando l´orizzonte di riferimento non è più in ordine a ciò che è permesso, ma in ordine a ciò che è possibile, la domanda che si pone alle soglie dell’esperienza depressiva non è più: ‘ho il diritto di compiere questa azione?’ ma, ‘sono in grado di compiere questa azione?’.
    Quel che è saltato è il concetto di ‘limite’, e in assenza di un limite, il vissuto soggettivo non può che essere di inadeguatezza, quando non di ansia, e infine di inibizione. Tratti questi che entrano in collisione con l´immagine che la società richiede a ciascuno di noi. Di qui l´ingente richiesta di farmaci antidepressivi che hanno come logica terapeutica quella di sopprimere l´insonnia e l´ansia parossistica, oppure la perdita più o meno estesa di iniziativa, l´inibizione all’azione, il senso di fallimento e di scacco, fattori questi che entrano in implacabile collisione con i con i paradigmi di efficienza e di successo che la società odierna ritiene essenziali per definire la dignità e la significanza esistenziale di ciascuno di noi. Il senso di insufficienza che si fa paralisi, causa prima della depressione, attiva la dipendenza psicofarmacologica, dove le promesse di onnipotenza assomigliano non a caso a quelle che popolarizzano la droga.

  • 9860
    alessandro -

    Il farmacodipendente e il tossicodipendente sono infatti due versanti di quel tipo umano che infrange la barriera tra il ‘tutto è possibile’ e il ‘tutto è permesso’. Essi radicalizzano la figura dell´individuo sovrano, e pagano il conto con la schiavitù della dipendenza, che è il prezzo della libertà illimitata che l´individuo si assegna.
    Ma gli antidepressivi sono in un certo senso più insidiosi delle droghe, perché le molecole delle avide farmaceutiche contro la depressione alimentano l´immaginario di poter maneggiare illimitatamente la propria psiche, senza i rischi di tossicità delle droghe o gli effetti secondari o collaterali degli antidepressivi vecchia generazione. In questo modo lo psicofarmaco, sopprimendo i sintomi della depressione, che è un arresto nella corsa sfrenata a cui siamo chiamati dalla nostra cultura influenzata dal modello americano, accelera la corsa, rendendoci perfettamente omogenei alle richieste sociali.
    Ma a questo punto il rimedio farmacologico al blocco della depressione è peggiore del male, perché, mettendo a tacere il sintomo, vietando che lo si ascolti, induce il soggetto a superare se stesso, senza essere mai se stesso, ma solo una risposta agli altri, alle esigenze efficientistiche e afinalistiche della nostra società, con conseguente inaridimento della vita interiore, desertificazione della vita emozionale, omogeneizzazione alle norme di socializzazione richieste dalla nostra società a cui fanno più comodo robot de – emozionalizzati e automi impersonali, che soggetti capaci di essere se stessi e di riflettere sulle contraddizioni, sulle ferite della vita, e sulla fatica di vivere.
    Tuttavia, questo non vale ogni volta e sempre, così come ogni disagio psichico, anche quello che bisogna necessariamente di un (lieve) trattamento farmacologico, tipo le depressioni psicotiche e le psicosi in genere, va accompagnato con un dialogo psicoterapeutico, sempre! Non si lascia mai la persona in mano (ed in balia) dei soli farmaci.
    Poi si può parlare all’infinito di tante altre cose, e magari sarebbe anche bello ed utile farlo, nel pieno rispetto reciproco!

  • 9861
    Eme -

    Parlo da profana talmente profana che, probabilmente, dovrei stare zitta.
    Credo che ci sia un momento in cui, in qualsiasi terapia, l’intelligenza umana debba necessariamente fare capolino.
    Se ho un malessere, assumo psicofarmaci, faccio fuori il sintomo e poi metto la testa sotto la sabbia facendo finta di ignorare che il sintomo ha, sempre e comunque, una causa e, al grido di “ora sto bene ma chi cavolo se ne frega di andare a rimescolare in ciò che mi provocava malessere-va a finire che sto male di nuovo-lasciamo perdere”, continuo a stare con la testa sotto la sabbia ….e bè, perdonatemi l’espressione, ….sono una pirla destinata a fare la fine riservata ai pirla.
    Un pò come chi ha mal di denti, si rimbambisce di antidolorifici e procrastina all’infinito l’inevitabile incontro con il dentista salvo poi sfondare con la testa il portone dello specialista e rimetterci il dente e un sacco di soldi.
    Far tacere, blandire, addormentare il sintomo dovrebbe essere considerato come un attimo di tregua in cui riprendere fiato ed affrontare il motivo del malessere.
    Affrontarlo reagendo spinti dall’artefatta serenità provocata dalla tregua con la consapevolezza che si tratta di una serenità artefatta.
    Fermi i casi in cui il disagio è provocato ANCHE da alterazioni che riguardano “la chimica” del corpo umano e l’assunzione di sostanze chimiche, forse, ha un effetto diverso ed ulteriore rispetto alla creazione di una serenità artefatta. E qui mi fermo per pura ignoranza cautelandomi con tutti i “FORSE” del caso perché mi pare che le scuole di pensiero siano veramente tante per avere certezze.
    Se ho un mutuo sul gobbo e mi mancano i soldi per pagarlo con gli psicofarmaci non risolvo nulla: mi servono soldi. E fin qui ci siamo.
    Ma se ho un mutuo, perdo il lavoro, mi mancano i soldi, vengo colto dal panico, dal terrore, oppure divento una bestia e aggredisco tutti, mi tappo in casa, perdo o brucio le poche occasioni che si presentano, divento l’emblema dell’insicurezza e della paura può darsi che grazie (o “grazie”) agli psicofarmaci io possa riprendere il possesso di quel minimo di equilibrio, di razionalità, di serenità che mi consente di affrontare e gestire la situazione sia della mancanza di soldi che di panico/terrore/depressione conseguente.
    Per questo credo che demonizzare sempre e comunque la categoria “psicofarmaci” e rifiutarne l’assunzione possa diventare una sorta di potenziale hara-kiri.
    Se in preda al disagio mi ammazzo o lascio che le mie fobie mi “brucino” la mente trasformandomi in una larva piena di complessi , di tic, di fobie invalidanti ha un senso porsi il problema degli effetti negativi degli psicofarmaci?
    Una volta che sono crepata o divento incapace alla vita, bè, il finire sotto terra o in fila in qualche consultorio per dementi indigenti con il sangue pulito, non contaminato da sostanze chimiche direi che diventa….irrilevante.
    Certo…..occorre un minimo di sale in zucca. Come in TUTTE le cose.

  • 9862
    Marquito -

    Io mi limito a constatare un fatto evidente, di cui dobbiamo necessariamente prendere atto: gli psichiatri si accapigliano da anni sulle cause della depressione e per quanto riguarda la sua origine non sono mai riusciti a mettersi d’accordo. C’è chi sostiene che la causa sia organica e chi sostiene che la causa sia di ordine psicologico… C’è chi chiama in causa la genetica e chi tira in ballo la sociologia … Che esista un nesso causale fra la depressione e la carenza di serotonina è un fatto comprovato dall’esperienza, e io ne sono la dimostrazione vivente. Ovviamente si può ipotizzare che la carenza di serotonina sia dovuta a un malessere psicologico che ha alterato l’ equilibrio chimico del cervello … Tutte le ipotesi sono degne di rispetto; l’importante è che non si trasformino in dei dogmi. Allo stato attuale non esistono verità assolute, perché gli stessi specialisti brancolano nel buio e sono perennemente in conflitto fra di loro. E’ evidente che se l’origine della depressione dovesse risiedere nella carenza di certi neurotrasmettitori cerebrali, allora l’azione degli psicofarmaci dovrebbe essere valutata in modo completamente diverso, perché non si agirebbe più soltanto sui sintomi, ma anche sulle cause. Ma come ho già detto ci muoviamo nel campo delle ipotesi ed è per questo che è molto importante essere pragmatici.
    La mia storia dimostra che ci sono circostanze in cui è assolutamente necessario somministrare al paziente delle massicce dosi di anti-depressivo. Di fronte al dato empirico, di fronte all’esperienza concreta di una completa guarigione, non ci sono più preconcetti che tengano. Adesso vi racconto la mia storia in modo più dettagliato.
    Dopo il mio primo tentativo di suicidio, io mi trovavo in bilico far la vita e la morte e la mia sofferenza aveva raggiunto livelli assolutamente intollerabili. La psichiatra che mi aveva in cura nutriva un’indicibile avversione nei confronti degli psicofarmaci, e una smisurata fiducia nei riguardi della psico-analisi. Mi prescrisse una terapia combinata, in cui una piccola dose di antidepressivo (assolutamente ridicola e assolutamente insufficiente) era associata a lunghe e frequenti sedute di psicoterapia. Il risultato fu che dopo un anno ritentai il suicidio (SEGUE)

  • 9863
    Marquito -

    Fu a questo punto che mi vidi costretto a cambiare medico ed a tentare un approccio di tipo farmacologico. Il mio nuovo psichiatra si rese conto che mi trovavo in una situazione di assoluta emergenza e che finché non si fosse riportata la serotonina su dei livelli accettabili, qualsiasi tentativo di psicoterapia sarebbe stato destinato a fallire. Per tre lunghi mesi dovetti recarmi presso un istituto privato, dove gli antidepressivi mi venivano somministrati anche per endovena. In quel periodo fui letteralmente bombardato di psicofarmaci, per il semplice motivo che non esisteva più nessun’ altra alternativa. Stavo letteralmente impazzendo per il dolore e trascorrevo le mie giornate meditando il suicidio; come se non bastasse ero afflitto da un disturbo ossessivo-compulsivo estremamente invasivo e terribilmente invalidante. Dopo sei mesi di trattamento i disturbi dell’umore erano completamente scomparsi e anche le compulsioni si erano rarefatte in modo impressionante.
    Qualcuno gridò al miracolo; ma l’aspetto più interessante della vicenda fu quello che accadde nei due anni successivi. Le dosi di antidepressivo furono gradualmente ridotte senza che il mio equilibrio psichico ne risentisse in alcun modo. Da 500 mg (+ le flebo) scesi fino a 100 mg e nonostante tutto questo continuai a stare bene … ormai si era innescato un circolo virtuoso che mi permise di riacquistare fiducia nella vita e di affrontare tutti i miei problemi con uno spirito diverso.
    Ovviamente sarei un pazzo se consigliassi a tutti i depressi di seguire il mio stesso percorso terapeutico. Ognuno di noi rappresenta un caso a sé ; ognuno deve adottare il metodo che è più appropriato alle sue caratteristiche. Quello che mi premeva sottolineare è proprio il fatto che non esistono regole assolute valide per tutti. Ci sono delle situazioni-limite in cui soltanto un’ingente dose di psicofarmaci può mutare il corso del destino e salvare in modo definitivo la vita del paziente.

  • 9864
    Eme -

    C’è chi non ha bisogno di psicofarmaci perchè ha un disagio risolvibile diversamente.
    C’è chi ne ha bisogno in modiche quantità.
    C’è chi ne ha bisogno in dosi da cavallo ma solo per un periodo di tempo perché, dopo, viene modificata la terapia.
    E c’è chi non ne ha bisogno perché la sua mente è “altrove” e altrove resterà anche se gli venisse iniettata un’ autocisterna di psicofarmaci. Ossia quelli che nella terminologia dei non addetti ai lavoro sono “i matti”, quelli che dovrebbero essere assistiti, protetti, assecondati nella loro intelligenza non inferiore ma diversa da quella comune e non rinchiusi, legati, sedati e ridotti a carcasse umane che non vivono e non riescono a morire.
    Nei casi in cui un disagio sia affrontabile e, quantomeno potenzialmente, risolvibile l’assunzione di un qualsiasi farmaco dovrebbe scatenare una sorta di effetto domino: addormento il sintomo-affronto la causa-la curo-sparisce il sintomo-cesso l’assunzione dei farmaci.
    Su consiglio e con l’aiuto di un terapeuta con la speranza di non finire nelle grinfie di chi si fa la villa al mare con le nostre paturnie o con le cragnotte delle multinazionali.
    Sulla dipendenza non mi pronuncio. Il rischio che l’assunzione di psicofarmaci diventi quasi un gesto scaramantico o di cautela, in effetti, è alto.
    Ma, anche in questo caso dovrebbe subentrare l’intelligenza umana, la stessa che dovrebbe sconsigliare a chi è stato sottopeso di ipernutrirsi nel momento in cui diventa obeso e con il colesterolo alle stelle.

  • 9865
    alessandro -

    Potrei parlare all’infinito di ‘plasticità encefalica’ per far capire, tentare di far capire, a qualcuno come questa caratteristica del cervello risenta dei condizionamenti ambientali, che alterano la produzione in eccesso o in difetto di serotonina.
    Schematicamente, la serotonina è il mediatore per l’affettività, e quando è poca c’è depressione, su questo non c’è dubbio.
    Il problema dov’è? Il problema, tornando al concetto di cervello plastico, che rispondendo in un dato modo a certi condizionamenti ne modifica, quindi, la sua normale fisiologia, è capire le ragioni vere di questi condizionamenti. Tutto quello che si vuole: conflitti, mutui da pagare, disoccupazione, miseria, incomprensioni, lutti, separazioni, insomma tutto. Se non si interviene su questo, ahi voglia a prendere psicofarmaci, i quali, lo ripeto, non intervengono in alcun modo sulla causa ma solo sul sintomo, e questa è farmacologia non opinione di un Alessandro qualsiasi.
    Allora, detto questo, è chiaro che il cervello c’entra no? Ci mancherebbe altro, il punto incontestabile è che la depressione nulla ha a che vedere con squilibri endogeni, cioè interni al cervello, ma la fisiologia di questi viene condizionata da fattori esogeni, cioè esterni.
    Poi possiamo parlare quanto volgiamo di neurotrasmettitori e di sinapsi, ma il concetto non cambia, il concetto base è sempre questo: un encefalo, un cervello, un organo in grado di esprimersi e definirsi in funzione del suo rapporto con il mondo esterno. Il cervello è in relazione con il mondo e si modifica in base ai suoi condizionamenti e stimoli e in base all’esperienza.
    Attraverso gli psicofarmaci, invece, si è, purtroppo, imposta la visione ‘molecolare’ del cervello: tutto è biochimica e null’altro.
    A livello neurologico la caratteristica principale del cervello è il collegamento di cellule tra loro e quindi il passaggio dall’attività di un neurone a un altro a esso contiguo, che avviene attraverso la formazione e liberazione di una sostanza endogena che interagisce con un recettore specifico, formato da una o più molecole che si dispone con gruppi polari speculari a quelli del neurotrasmettitore.
    La sinapsi è questa: incontro tra una molecola endogena e un recettore: la prima è prodotta dal neurone da cui inizia la trasmissione, il secondo si trova localizzato sulla membrana del neurone collegato che riceve il messaggio. E fin qui ci siamo. Benissimo! Ma tutto ciò si modifica e altera per effetto di stimoli esterni, ed è questo che certa psichiatria, intrallazzata a doppio legame con le farmaceutiche, si ostina a non voler riconoscere. Ed è fin troppo facile andare da una persona, da una persona che soffre atrocemente, e proporgli un molecola sintomatologica sintetizzata in laboratorio come la soluzione di tutti i suoi mali.

  • 9866
    alessandro -

    Faccio un esempio per cercare di farmi capire: se sei paralizzata da un lutto e dall’assenza di una persona che ritenevi necessaria al tuo vivere, è su quello che devi intervenire, per superare quella paralisi, se sopprimi solo quel dolore, se neutralizzi quella sofferenza e non cerchi in alcun modo di capire che tu puoi e devi continuare la tua vita con la possibilità di avere altri legami altrettanto necessari e significativi per la tua vita, con gli psicofarmaci che ti tolgono quel sintomo da cui devi partire per comprendere questo che ci fai?
    Una sola cosa: ti de – emozianalizzi e vivi come un automa. Stai ‘bene’ perché non pensi più al suicidio, non sei più triste ecc, ma non vivi perché non provi più nessuna emozione, anche emozioni malinconiche. E ovviamente, mai prenderai consapevolezza del tuo vero male! E quindi, alla fine: uno psicofarmaco come destino!
    Detto questo, io non sto demonizzando proprio nulla, sto solo facendo un ragionamento obiettivo e basta. Anzi ho detto che chi ritiene di assumerli che li assuma perché a volte, certi sintomi, sono davvero atroci ed intollerabili e ci vuole un po’ di tregua, ma il discorso non cambia. E non lo dico solo a livello di teoria, ma perché ho persone depresse in casa, mia madre, depressa davvero. Non la seguo io, mai mi permetterei di fare il ‘professionista’ con lei e su di lei, ma per ora farmaci non ne assume più. Sta ferma, stesa su un divano, tace e piange. E’ da quando mia sorella è andata via di casa che è così, ed è peggiorata da quando ho avuto la diagnosi io di cancro. Ha preso il cipralex ed è stata peggio, e se dovessi morire io, si ammazzerebbe lei, e già lo dice: un salto nel vuoto. Io (che ho una progosi infausta: la mia patologia tumorale non lascia molte speranze oltre un’aspettativa di vita non superiore ai 5 anni dalla diagnosi…tra poco sarà un anno…), la mia sola presenza è il suo motivo per essere ancora al mondo e la sua terapia, altro che psicofarmaci.
    Certo, questa mia personalissima esperienza non è un assoluto, non è una verità, però è significativa se riferita al discorso che ho fatto.
    Quanto alle dosi da cavallo o eccessive ecc…beh che dire…lo si vada a dire a chi ha sviluppato diabete indotta da antipsicotici, alterazioni renali ed epatiche da antidepressivi e litio, infarti, scompensi cardiaci, discinesia tardiva ecc…si vada a parlare così a loro, si vada a dire a loro di accettare tranquillamente qualche ‘effetto collaterale’, tanto, che vuoi che sia…di certo avrebbero risposte molto più valide che non le mie! E quelle risposte, pur con i miei trent’anni e i miei insignificanti dieci mesi di servizio in un Spdc (in realtà però, è dal terzo anno di medicina che frequento questi reparti e gli Opg, e in questi ultimi credo davvero che nessuno di voi, per vostra fortuna, ci abbia mai messo piede) le ho sentite dare, a tanti medici ed infermieri, a tanti professionisti del ‘che vuoi che sia’…

  • 9867
    buck -

    Ogni tanto , qualcuno , mascherato magari da Nessuno , scrive ( senza pensare) delle stupidaggini cattive ( cattive per chi riceve , il messaggio , stupido per chi lo lancia). Fatevi sotto , avanti: andate a lavorare la terra , pensate ai malati gravi ( perchè òa depressione ancora per qualcuno , non è una malattia) , andate in Africa , andate a convertirvi.. E lo stupidario si allunga. Credo che effettivamente siate in tanti ( gli stupidi supereranno sempre i suicidi od aspiranti tali , ma dalle scatole non si toglieranno mai).

  • 9868
    Marquito -

    Al di là della divergenza di opinioni, mi fa piacere che finalmente si riesca confrontarsi in modo civile, senza ricorrere a insulti e ad anatemi.
    Ho letto con grande interesse l’ultimo intervento di alessandro , di cui nessuno mette in dubbio la preparazione teorica; sono consapevole del fatto che la sua impostazione è condivisa da diversi psichiatri; ma al stesso tempo sono costretto a ribadire che non è la sola. Come ho spiegato in precedenza le scuole di pensiero sono veramente moltissime, anche se in modo un po’ schematico si potrebbero ricondurre a due grandi filoni: quello più materialistico (che ne fa soprattutto una questione di chimica e che sempre più spesso tira in ballo la genetica) e quello a cui si richiama alessandro, che si concentra sulle problematiche esistenziali, sulle carenze affettive e sui traumi psicologici, e che ravvisa in queste problematiche l’origine degli squilibri chimici e della carenza di serotonina all’interno del liquido cerebro-spinale.
    La questione è estremamente complessa; nessuno ha la verità in tasca ed è per questo che secondo me sarebbe bene sperimentare diverse soluzioni, adattando la terapia alle caratteristiche del singolo paziente e rimanendo sempre disponibili a rivedere l’impostazione iniziale.
    Comunque la si voglia pensare, resta pur sempre vero che senza il ricorso agli psicofarmaci io non mi troverei qui a scrivere e a discutere piacevolmente con voi (qualcuno dirà: che fortuna …) e che un discorso analogo si potrebbe fare per moltissime migliaia di persone. Ho l’impressione che lo psichiatra e il malato osservino la situazione da due prospettive differenti, e che sia proprio questo fatto a determinare fra di loro una parziale incomprensione. Lo psichiatra si pone il problema di rimuovere le cause del disagio e non si può assolutamente accontentare di rimuovere “soltanto” i sintomi. Per lo psichiatra rimuovere “soltanto” i sintomi è un risultato del tutto insoddisfacente. Il malato sarebbe ben felice di risalire alle cause, ma se se si trova a un passo dal suicidio, e la sua sofferenza è divenuta intollerabile, ritiene che l’eliminazione dei sintomi rappresenti comunque una meravigliosa conquista. Per il paziente la cessazione del dolore è la priorità assoluta, per il semplice motivo che non riesce più a tirare avanti e la sua esistenza è divenuta un inferno. In quel momento soffre troppo intensamente per occuparsi di dispute teoriche… Avete presente la parabola di Budda sulla casa in fiamme ? Un cadavere non avrà mai la possibilità di investigare le cause profonde del suo malessere.

  • 9869
    Marquito -

    @ Buck:
    Buck; non prendertela; qui ci sono dei disperati che ogni tanto entrano nel forum per aggredire ed insultare gli altri utenti. Sono talmente vigliacchi che non hanno nemmeno il coraggio di firmarsi … La loro stupidità è pari soltanto alla loro codardia. Non vale neppure la pena di rispondergli.

  • 9870
    DAGO44 -

    Ci sono momenti in cui il mondo..sembra provarci gusto nel farti soffrire e sembra non esserci via di uscita..Ma non perderti d’animo : ricorda che c’e’ sempre qualcuno che ti aiuta a reagire e ti asciuga le lacrime.Qualcuno che anche con una semplice carezza o con uno sguardo profondo,ti accompagnera’via da questa sofferenza.Quella persona si chiama Amico… Buona Domenica Ragazzi,un abbraccio a tutti.DAGO44

  • 9871
    gio -

    il problema del suicidio fa parte della società moderna. ed è sempre piu’ in crescita, da cosa è portato dai canoni che ci impongono quei quattro pagliacci che stanno tutto il giorno ha inventare cose,mode e modi di essere per distruggerci ed isolarci nell’essere. Noi nn dobbiamo cadere in questo tranello siamo unici e meravigliosi per questo e c’è qualcuno ke ci ama per la nostra diversità..nn dobbiamo pensare ke se abbiamo solo poke amicizie su fb siamo nessuno e ki invece è gettonato vale piu’ di noi.Perdere la maskera è un gran privileggio anke se ti ritrovi solo in questo mondo cieco ke non ti vede e ti skiaccia.Io ho rispetto di ki vuole suicidarsi e anke di chi prende psicofarmaci per sottrarsi al male di vivere. Ma proviamo a spogliarci davanti a dio delle nostre debolezze forse qualcosa cambierà dentro di noi.

  • 9872
    alessandro -

    Quale Dio? Il Dio del Vaticano e della sua Chiesa? Il Dio dei fanatici di Medjugorje? Il Dio dei Chiara Amirante e dei Davide Banzato e dei ‘cavalieri della luce’? Il Dio dell’8 per mille? Il Dio dell’esenzione Ici ai beni ecclesiastici? Il Dio degli stupri e degli abusi? Il Dio dello Ior e dei preti manager e bancarottieri? Il Dio delle cliniche private gestite coi quattrini pubblici e col paravento delle Ave Maria e dei Padre nostro? Il Dio di Giovanni Paolo II, di questo ‘santo subito’ che ha insabbiato stupri e stupratori, che ha sostenuto massacri e massacratori (contro la Teologia della Liberazione in America Latina, contro uomini che davvero cercavano di essere partecipi delle sofferenze estreme di un popolo e di una terra disertati dal Dio e del Vaticano!), che ha ricevuto in udienza privata lo stupratore seriale Marcial Maciel, fondatore dei Legionari di Cristo, insieme ai suoi sette figli avuti da quattro donne diverse da lui ripetutamente abusate? E’ davanti a questo Dio Onnipotente che ha permesso tutto questo e permette altro ora e permetterà ogni nefandezza futura oltre ogni sopportazione che ci si dovrebbe spogliare delle proprie debolezze e genuflettersi?
    Per favore va, per favore davvero…non bestemmiamo veramente!
    Io rispetto la tua fede di singolo credente, e ti auguro di viverla con coerenza, ma se il tuo Dio è quello di questa Chiesa…

    @ Marquito
    Concordo su ciò che dici: nessuno ha la verità in tasca, certamente.
    Ci sono impostazioni diverse ed è un bene che sia così, ma una cosa è certa: come ho detto, il cervello è plastico, cioè modifica la sua risposta alla realtà in base ai condizionamenti che da questa gliene vengono. Questo può comportare produzione in eccesso o in difetto di serotonina (per limitarci a questa ovviamente), e va benissimo, per quanto mi riguarda, che una persona che possa ricorrere all’aiuto farmacologico per lenire le sue sofferenza. Il mio ‘puntiglio’ è su altro: cioè che si riconosca che nulla avviene spontaneamente a livello endogeno, così, di colpo, senza una ragione precisa, senza una causa certa. E’ su questa mancata ammissione di un dato scientifico (il che è assurdo) che le case farmaceutiche proliferano speculando sulla sofferenza di milioni di esseri umani. Vanno benissimo i farmaci (col consenso del paziente, sempre!) per lenire le sofferenze di chi soffre, per carità, ma bisogna evitare, necessariamente, di ridurre questa sofferenza a null’altro che a disfunzioni del sistema neuroendocrino, questo è inaccettabile.
    Ben vengano (più o meno) i farmaci, ma non come sostitutivi del riconoscimento del proprio sé, ma come rafforzativi di questo riconoscimento che non passa attraverso la chimica, ma, anche se la parola può sembrare abusata, passa attraverso l’amore. E questo finché l’uomo avrà ancora fattezze umane e non sarà ridotto, dalla fredda qualità dello sguardo scientifico e tecnico che impera in medicina ed anche nella clinica psichiatrica, a semplice laboratorio chimico.

  • 9873
    Eme -

    “Ma proviamo a spogliarci davanti a dio delle nostre debolezze forse qualcosa cambierà dentro di noi.” 1) Cosa significa “spogliarsi delle proprie debolezze”? In cosa consiste? Cosa vuol dire? 2) A cosa porterebbe questa “spoliazione davanti a Dio? Cosa cambierebbe? Cosa? …….Se una persona riesce a spogliarsi delle proprie debolezze risolve il 50% dei propri problemi. Stop! Con o senza Dio presente. Se lo fa davanti a Dio in privato (come dovrebbe essere) buon per lei. Se lo fa facendosi fagocitare da qualche gruppo di preghiera rischia grosso. Rischia di incrementare una strabiliante macchina infernale di soldi, businnes, abusi, estorsioni, riciclaggio, manipolazioni mentali, violenza. I credenti innocui e convinti sono pochi. E il più delle volte non sembrano neppure né preti né predicatori di altre religioni.

  • 9874
    Marquito -

    @ gio:
    Ormai questi riferimenti a Dio sono diventati un vero e proprio tormentone. Vi prego di considerare che molti di noi sono atei, agnostici o seguaci di altre religioni … Massimo rispetto per la vostra fede ma secondo me, considerando la delicatezza del tema affrontato, sarebbe meglio lasciare la religione fuori dalla porta. Lo dico anche nel vostro interesse, perché ogni volta che venite qui a farci la predica suscitate puntualmente delle reazioni infastidite.

    @ alessandro:
    In effetti l’approccio materialistico può essere molto de-responsabilizzante, perché se si riduce tutto a una questione di chimica non vale più la pena di mettersi a indagare sui fattori ambientali. I progressi delle neuroscienze sono impressionanti, e non possono in alcun modo venire trascurati, ma comportano anche questo rischio terribile. Per una madre che ha traumatizzato il proprio figlio è estremamente consolante sentirsi dire che la causa del disastro sono soltanto delle disfunzioni organiche…
    A me comunque premeva sottolineare il fatto che in alcune circostanze gli psicofarmaci sono assolutamente indispensabili. Io avrei fatto volentieri a meno di assumere tutte quelle sostanze, ma purtroppo, in quel particolare frangente, non esisteva più nessun’altra alternativa.

  • 9875
    Piergiorgio -

    Io credo molto in Dio e poco negli uomini. Nessuno mi toglierà mai dalla testa che Dio è Santo, gli uomini clero compreso sbagliano e peccano. Speriamo che Dio non si stanchi di noi, sarebbe la nostra rovina.

  • 9876
    carlo -

    Alessandro è stata molto affascinante la tua requisitoria spietata contro la chiesa.
    La condivido in tutto!

  • 9877
    Ele -

    Ciao a tutti, leggo ora di fila tutti i post del we. Ringrazio Eme per i suoi post che mi fanno sentire meno “sbagliata” e credetemi che questo mi aiuta tanto, specialmente per ora che mi sento un’ aliena.. Invece sui psicofarmaci volevo raccontarvi la mia esperienza: durante il mio primo ciclo di psicoterapia cognitiva (durato un paio d’anni) c’è stato un momento in cui ero diventata tristissima, andando a smuovere certe cose del passato e in seguito ad una concomitante delusione. Piangevo sempre, da mattina a sera, non riuscivo a vedere via d’uscita, non avevo alcuna forza perché tutte le mie energie andavano via per disperarmi. La mia dottoressa mi diede un antidepressivo. Smisi di piangere, ma anche di ridere, sorridere, ascoltare e interessarmi di altro. Però era quello che ci voleva per superare quel momento di grande dolore. Toglierli però è stato difficilissimo, mal di testa, vertigini.. Ci ho messo un sacco, con dosi sempre più piccole, comunque con un tempo superiore a qualsiasi statistica.. In questo attuale secondo ciclo di terapia ci sono momenti in cui sto anche peggio del 2007, e quindi avevo chiesto alla dottoressa di ridarmi i farmaci. Li ho presi per due giorni, mi sono sentita immediatamente stanca e senza voglia di fare nulla e ho deciso di provare a fare senza. Vi dirò la verità.. Avevo paura che questa spossatezza mi potesse far allontanare dalla piscina, luogo in cui sto bene (non sono affatto un master, ma mi rilassa), e quindi ho lasciato perdere. Ho fatto bene? Boh.. La mia terapista non è proprio portata verso i farmaci, quindi se le chiedo di darmeli, cerca di convincermi del contrario o comunque cerca di capire se è veramente necessario. Se le chiedo di smettere, mi dice subito ok. Però il mese scorso sono finita in ospedale per un tentativo fallito di farla finita, e lo psichiatra quando mi ha dimesso, mi ha dato degli antidepressivi da prendere. Non lo sto facendo,principalmente perché mi hanno tolto qualsiasi medicina da casa, nessuno si fida più di me e non vogliono che io abbia neanche un’aspirina.. Ma anche perché la mia dottoressa dice che possiamo farcela con la terapia. Io non ne ho idea. Comunque finchè riesco a contenere la mia tristezza e le mie manifestazioni di disperazione dentro il mio mondo, magari ne faccio a meno. Ma se comincio a piangere in mezzo alla gente o a disperarmi come una matta in luoghi diversi dalla mia casa, allora forse dovrei prendermli, quanto meno per annullare tutti i miei picchi e per salvare il salvabile (penso al lavoro…). Non so se il mio racconto sia servito a nulla.. Mi pare di aver detto (e quindi fatto) tutto e il suo contrario.. Una buonanotte a tutti.

  • 9878
    Eme -

    Hai ragione Piergiorgio, è il clero che pecca. Peccato, però, che l’unico Dio a disposizione (comunque lo si chiami) passa attraverso gli esseri umani e non colloqui direttamente con noi. Io non riesco a credere in qualcuno o qualcosa che mi pare faccia ben poco per dimostrare la propria esistenza. Ma è una mia personale presa di posizione. Infatti rispetto chi ha fede. Con un’eccezione: quelli che con la scusa dei miracoli si riempiono le tasche e quelli che, con i gruppi di preghiera, fagocitano, manipolani e spennano disperati e disadattati.

  • 9879
    gio -

    Io nn credo in nessun dio sopra elencato.Se tanta gente se ne servita per abusare e commettere porcherie lui lascia fare altrimenti saremmo tutti suoi burattini. Sta nell’animo di ogni singolo uomo la scelta di fare bene o male.Credo in un dio che sta al di sopra delle nostre piccole menti e che governa tutte le leggi dell’universo,perchè il caso nn esiste.Spogliarsi delle debolezze vuol dire aprire la porta a colui che ci ha creato e nn davanti a nessun alro, perchè ci faccia vedere le cose sotto una luce nuova. ma meglio credere alla scienza che prima avvelena la tua mente e poi ti vende l’antidoto

  • 9880
    Marquito -

    @ Ele:
    Ciao Ele. Se hai dato un’occhiata ai miei post saprai già come la penso su questo argomento. Gli antidepressivi non devono essere mitizzati ma neppure demonizzati. In linea teorica dovrebbero servire a sbloccare certe situazioni di stallo particolarmente dolorose e particolarmente invalidanti, innescando quel proverbiale “circolo virtuoso” di cui parlavamo io ed Eme nei nostri precedenti interventi. Io non so quale sia la terapia più appropriata alla tua situazione. Posso solo consigliarti di rifuggire dai due estremi e di ascoltare anche qualche altro parere. Io per individuare la terapia giusta ci ho messo circa tre anni e di psichiatri e psicoterapeuti ne ho dovuti consultare tantissimi.

  • 9881
    Rosella lopes -

    non so bene xkè mi ritrovo in questa triste pagina..o forse..è xkè cerco ancora delle risposte ad un dolore ke avrà fine solo quando nn avrò piu vita.. ho perso un dolcissimo fratello,il quale ha deciso di porre fine alla sua esistenza,vorrei dire a BETTINO,e a tutti coloro ke condividono il suo pensiero,banali parole che spero arrivino a loro..”dici di essere una persona sensibile..bene,hai mai pensato al dolore,al trauma,a quello che provokeresti cn un gesto cosi estremo..riesco a capire quanto sia difficile trovare un posto in questo mondo..ma credimi,il “bagaglio”ke lasceresti è la pena più grande ke puoi infliggere a coloro ke in qualke modo ti amano..la mia vita è cambiata,il cuore ti si spezza,la notte è piena di domande..e l’incubo di quei momenti rimane vivo insieme a te.hai mai pensato,all atroce visione di chi troverà il tuo corpo senza vita..ora,se davvero sei sensibile affronta il tuo percorso,se sei cosi egoista da pensare invece ke nessuno soffrirebbe x te allora,queste mie parole rimarranno tali..forse,nonostante tutto,vale la pena di vivere..credimi..ti abbraccio.

  • 9882
    Nik -

    @ Ele:
    Ciao Ele; dal modo in cui esponi e scrivi il tuo pensiero capisco subito che sei una persona speciale. La tua terapeuta fa benissimo a limitarti i farmaci che, a mio avviso, sono utili nello stretto necessario dell’emergenza. E’ vero anche ciò che asserisce Marquito, della difficile scelta dello psichiatra o terapeuta adatto per ciascuno di noi. Non è assolutamente semplice trovare il supporto migliore per ciascuno, proprio per un discorso di “empatia” ma credo che la terapeuta sia per te adesso una guida corretta ed importante. Noi tutti abbiamo un istinto di sopravvivenza che ci porta ad alzare la testa nei momenti di difficoltà, ma è anche vero che possiamo avere quelli di depressione che ci trascinano verso il fondo. Sono sicuro anche che il fondo tu lo abbia già toccato da parecchio tempo e quindi non ti rimane che dare, come in piscina, un bel colpo di reni e spiccare su verso l’alto.
    Sono sicurissimo che ce la puoi fare, hai una mente lucida ed una razionalita invidiabile e se sarai circondata da persone positive e estroverse in un ambiente sano e propositivo arriverai presto ad una rinascita che Tu stessa, adesso, non ti immagini neanche.
    In bocca al Lupo Ele, conto su di Te!

  • 9883
    steve -

    @Rosella: certo, sapere che le persone che ti vogliono bene troveranno il tuo corpo esanime ti fa sentire egoista e vigliacco.
    Credo però che quando si perde la speranza ci sia ben poco da fare, tutto passa in secondo piano.
    Si andrebbe avanti per inerzia, per gli affetti, ma anche per loro credi che non sarebbe triste vederti costantemente depresso, inadeguato, sofferente?
    Allora anche le persone che ti amano sono egoiste, non vogliono perderti, anche a costo di soffire e vederti soffrire una vita intera…
    IO queste domande me le faccio 1000 volte al giorno, ma credo non ci sia una risposta giusta o sbagliata. Poi una mattina ti svegli e non hai più voglia di farti domande, non phai più tempo per pensare. Desideri solamente non soffrire più.

  • 9884
    Piergiorgio -

    @ Eme
    Ciao Eme vorrei rispondere al tuo ultimo post. Le prove dell’esistenza di Dio ci sono. Per gli antichi c’era l’antico testamento, per noi uomini moderni ci sono i vangeli.
    Non si può pretendere che Dio mandi un messia ad ogni nuova generazione. Comunque se non ti basta non gettare la spugna, chiedi in preghiera a Dio un segno, vedrai che non tarderà ad arrivare.
    Ciao

  • 9885
    Buck -

    Signori , ma ci sono risposte giuste o sbagliate , intendo , in assoluto ( o ci sono tentativi individuali andati a buon fine/ cattivo fine?)
    Verità , o mezze bugie , o bugie intere anche su questioni più “banali” ( per favore , guardate le virgolette) :
    farmaci si o non , psicoterapia si o no ( per quel che vale, comunque ,vi è la Medicina Basata sulla Evidenza , …giusto , Alessandro? Ma l’anima , il mio dolore , le mie aspirazioni e delusioni si possono misurare? e’ proprio solo una questione di chimica ? Mi rivolgo a Marquito ( se vuole ,racconterò a lui , ed a voi , delle mie remote fobie di auto , traffico … ma forse non serve , non può interessare, è meglio di no).
    Ma parlare di Dio ( e quindi del significato sacrale della Vita , e quindi della Vita Eterna)… no , credo non sia il caso. Rspettiamoci a vicenda , Credenti e non.
    Perchè poi …Dio , quale Dio , esiste? Beh per favore, non imbarchiamoci in questo Argomento : l’Argomento per eccellenza. Chi Crede ( ho già ribadito : io no ) non puo’ , non dovrebbe avere i dubbi che qui tanti esprimono , perchè la Risposta la ha già dentro , immutata , adamantina. Un Vero Credente non dovrebbe addentrarsi , se non con molta umiltà , quasi per un momento dimentico della sua Fede , in un forum come questo. Risparmiateci la Madonna , Marjugorie ( o come si scrive)…(condivido in pieno quanto espresso da Alessandro , sottoscrivo ogni riga).Non credo in Dio , e credo molto poco nel genere Umano.
    Ele: vai avanti cosi’ ( per quel che vale il mio consiglio): spero solo del Bene per te.
    Rosella: hai (ri)sollevato un grande argomento… e chi resta? E il loro egoismo? Non è che un poco è sacro , che è dovuto , questo egoismo?
    Ho grandi dubbi , sempre di più , e sempre meno certezze ( non su quest’ultimo argomento…per me non piangerà nessuno , è una delle poche certezze rimastemi).
    Beh , signori , vi abbraccio tutti e scusate la particolare sgangheratura di questo mio post ( ma ora mi gira cosi’)

  • 9886
    Marquito -

    @ Buck:
    Scusa Buck; ma sei sicuro di avere letto bene i miei post ? Te lo chiedo perché leggendo il tuo ultimo messaggio sembra quasi che io abbia sostenuto la superiorità dell’approccio chimico-materialistico, mentre io ho sempre affermato che gli stessi psichiatri sono in disaccordo fra di loro e che non esistono ricette universali valide per tutti. Quando sono entrato in polemica con altri utenti l’ho fatto in nome del relativismo e della tolleranza reciproca, proprio perché sono allergico a ogni forma di dogmatismo. Siccome tanta gente afferma che gli psicofarmaci sono veleno, e che non servono assolutamente a nulla, ho portato il mio personale esempio per dimostrare che non si deve mai generalizzare … Ma l’ho fatto in modo serio e equilibrato, avendo cura di precisare che ogni singolo malato deve essere considerato un caso a sé stante. Ho ripetuto fino alla noia che ogni paziente necessita di una terapia personalizzata, che tenga conto delle sue peculiarità e delle sue specificità individuali … Non solo … Ho anche sostenuto che l’approccio materialistico comporta alcuni gravissimi rischi, perché tende a sottovalutare il disagio esistenziale del paziente e a deresponsabilizzare i genitori e i familiari … Premesso che il tuo messaggio mi è sembrato molto criptico (e costellato di alcune strane allusioni ), temo proprio che tu ti sia rivolto alla persona sbagliata.

  • 9887
    Eme -

    Piergiorgio, ciao.
    La spugna l’ho gettata a terra tempo fa.
    Ora l’ho rialzata e sto ben attenta a non farla cadere di nuovo. Anche senza Dio a reggermi la mano 🙂
    Ho letto i Vangeli. O meglio, sono stata costretta a leggerli durante gli otto anni trascorsi in un lussuosissimo istituto privato gestito da suore (dove l’unica cosa religiosa era il Vangelo, appunto).
    Ma se non li avessi letti durante l’adolescenza li avrei comunque letti in età adulta perchè, ad essere sincera, non mi piace “criticare” a vanvera.
    Li ho letti e riletti e non ne ho tratto conforto. Che ci posso fare?
    Li trovo farciti di contraddizioni, tendenzialmente intimidatori e per nulla rassicuranti.
    L’Apocalisse….angosciante. Per non parlare di praticamente tutto il vecchio Testamento, pauroso.
    Sai cos’è che mi fa paura, Piergiorgio?
    E’ che le persone, quando stanno male, si attaccano a qualsiasi cosa. E se quel qualcosa non appare, non interviene, non risolve a quelle stesse persone crolla il mondo sotto ai piedi.
    uindi, per la Fede, va fatto lo stesso discorso che per gli psicofarmaci.
    Può aiutare come può portare ad un laicissimo inferno. Quello della delusione e della totale disillusione.
    Quindi andiamoci cauti nello strombazzare la capacità terapeutica della Fede.
    E, soprattutto, occhio ai Predicatori. Anche Mamma Ebe era (è) religiossima, così come la maggior parte di cartomanti e veggenti vari.
    Non dimentichiamolo ok?

  • 9888
    Eme -

    ” Ma se comincio a piangere in mezzo alla gente o a disperarmi come una matta in luoghi diversi dalla mia casa, allora forse dovrei prendermli, quanto meno per annullare tutti i miei picchi e per salvare il salvabile (penso al lavoro…)”.

    Ele, non devi prendere medicine per contenere le manifestazioni più roboanti del tuo malessere.
    Devi (dovresti) andare alla ricerca del perchè di certe, roboanti, manifestazioni.
    Devi curarti, non sedarti.
    Devi cercare di stare meglio, non di “stare”.
    Devi trovare il tuo spazio ed occuparlo. Perchè quello spazio c’è, esite e nessuno te lo può portare via.
    Altrimenti qualsiasi medicinale diventa una droga e non porta a nulla di buono. Solo a dipendenza. Ed un nuovo disagio si sovrappone a quello vecchio. Senza risolvere nulla.
    Un abbraccio.

  • 9889
    gio -

    in un forum come questo chi è a decidere cosa si deve dire e cosa no, quali argomenti toccare e quali no altrimenti la libertà dov’è.Sarà poi chi riceve il consiglio a decidere se ascoltarlo o meno..Qualcuno proporrà antidepressivi e altri un aiuto spirituale nn c’è nessuno che decide qual’è piu’ efficace.

  • 9890
    Marquito -

    L’errore di fondo, secondo me, è dare scontato che tutti siano credenti. Si entra qui dentro e si parla di Dio senza nemmeno porsi il problema che gli altri possano essere atei, agnostici o buddisti. In passato ci sono state delle discussioni molto accese. Io ho soltanto espresso la mia legittima opinione, condivisa, a quanto vedo, da moltissimi altri utenti. Se qualcuno non è d’accordo con me me ne farò una ragione.

  • 9891
    Rosella lopes -

    Ho letto e riletto le vostre parole..già,ki può dire se è più egoista ki ti ama o ki si annulla della propria esistenza..Ho provato sulla mia pelle la sofferenza,il disagio,l’agonia..di una persona ke ha provato con tutte le sue forze a sopravvivere alla vita,e se dapprima ho reagito con rabbia a questa scelta,con il passar del tempo,ho capito ke nessuno col proprio affetto può determinare o indurti a fare delle scelte,nessuno è padrone della nostra vita,anke se ki ti ama ti vorrebbe nel bene e nel male sempre presente..non condivido questa scelta,ma voglio comprenderla.forse ora ha trovato la pace dell’anima, e se lui è felice,io cercherò di esserlo per lui..di una cosa sola sono certa..NESSUNO,nessuno può ritenersi tanto solo da pensare ke dietro di sè nn lascerà lacrime..molto spesso il buio dell’anima toglie lo sguardo sull’amore ke ci circonda… CON AFFETTO..

  • 9892
    alessandro -

    Per quanto mi riguarda, Gio, sono d’accordo con te: ognuno porta il suo apporto, esprime in piena libertà e, si spera, sincerità il suo pensiero.
    Io non condivido il tuo, ma lo rispetto, e mi sembra che mai ti ho detto di non esprimerlo. Ho espresso il mio anche in modo crudo ma non pretendo di tacitare quello degli altri.
    Ciao Buck, siamo medici noi due, e seppure con specializzazioni diverse sappiamo bene di cosa parliamo quando parliamo di ‘evidenze’, ‘prove’, ‘basi certe’…tuttavia in psichiatria non c’è niente di certo, mai…gli psicofarmaci, non è dogmatico dire che non curano nulla (quale scoperta delle neuroscienze ha dato risposte certe sull’origine dei disagi mentali? L’approccio organicistico è appiattito, ancora, su questa sentenza dello psichiatra positivista Griesinger: ‘le malattie mentali sono malattie del cervello’, prove da allora? Nessuna!), sedano, eliminano il sintomo, lo sopprimono, ma non curano, per il semplice fatto che non si conosce la causa, organica, da curare, se anche ci fosse.
    Ritornando a Griesinger, lui stesso, però, prese a dubitare della sua ipotesi là dover scrisse: ‘a che servirebbe se conoscessimo tutto ciò che accade nel cervello durante la sua attività, se potessimo penetrare tutti i processi chimici, elettrici e così viva fino all’ultimo dettaglio? Qualsiasi oscillazione e vibrazione, qualsiasi evento chimico e meccanico, non è mai uno stato d’animo, un’idea, un umore. Comunque vadano le cose, quest’enigma resterà insoluto fino alla fine dei tempi, e io credo che se oggi venisse un angelo dal cielo e ci spiegasse tutto, il nostro intelletto non sarebbe nemmeno capace di comprenderlo’. E lo ha detto Griesinger, provate a chiedere ad uno psichiatra organicista, appiattito sulla farmacologia chi sia per lui Wilhelm Griesinger, è la sua Bibbia! Ma forse gli torna comodo dimenticarsi di queste sue parole, forse è più comodo trincerarsi dietro una sentenza che, per chi incappa nei suoi fanatici, non lascia scampo: ‘le malattie mentali sono malattie del cervello’.
    No, non è così, assolutamente, i nostri sentimenti non sono chimica, processi elettrici, sinapsi, giunture neuronali.
    Certo, entra in gioco tutto questo, ma nel modo e nel senso di ci ho già parlato e che è inutile ripetere.
    Si smette di assumere psicofarmaci, e questo gesto cosa vuol dire? Come va inteso? Io, tu, noi che siamo medici Buck, come dobbiamo interpretarlo? Ma mia umile e modesta risposta è che si tratta di un linguaggio estremo e di una disperata richiesta di essere ascoltati anche al di là del proprio sistema neuroendocrino (e se ti parlo di PNEI, psiconeuroendrocrino immunologia sai bene di cosa ti parlo e perché te ne parlo).
    L’appiattirsi sulla farmacologia in psichiatria significa ridurre la persona che soffre a cosa, a mera e vile materia, su cui fare esperimenti magari, come ha fatto una degna discepola del Cassano a Pisa, che ha sperimentato un farmaco su una ragazzina di 13 anni (e già sul dare psicofarmaci a quest’età…).

  • 9893
    alessandro -

    Assurdità per la quale, questa ‘psichiatra’, questa ‘dottoressa’ è stata giustamente e doverosamente condannata.
    L’appiattirsi sulla farmacologia in psichiatria tende a privare il sofferente della sua soggettività, e quando questa è compromessa, non è certo il sistema neuroendocrino e l’apporto degli psicofarmaci a poterla restaurare.
    Se la follia e la sofferenza psichica sono la destrutturazione della soggettività come si può pensare di vincere questa sofferenza attraverso un agire medico che assume come logica proprio la negazione della soggettività? E questo succede, negli Spdc e in tutte le strutture psichiatriche questo accade, ed è proprio davanti a questa negazione che si ribellano quanti rifiutano l’assunzione di farmaci, perché in questa negazione stanno peggio che nella pazzia e nella sofferenza, che con uno psicofarmaco non scompare.
    Detto questo, torno a ripetere che è chiaro che per superare atroci sofferenze l’aiuto chimico può rendersi necessario, ma nel senso del contenimento non certo della cura, la cura in psichiatria è tutt’altra cosa.
    I dogmatici sono loro, sono gli psichiatri – sacerdoti del litio per i bipolari, della fluoxetina per i depressi, del depakin per i destabilizzati umorali, delle benzodiazepine per gli ansiosi ecc…i dogmatici e fanatici sono gli psichiatri che non riconoscono questa semplice evidenza, l’unica certa in psichiatria, che poi è un incertezza: che non c’è nessuna origine organica alla base di tutti i disturbi psichici. Almeno allo stato delle attuali conoscenze!

  • 9894
    Buck -

    Marquito , mi spiace , ma sono stato talmente crptico che non sono riuscito a far capire che ero totalmente d’accordo con te.
    Cosi’ come sono in totale accordo sulla problematica riguardo a Dio con Alessandro.
    Le Allusioni erano per dare accordo , non erano in disaccordo.
    Mi fa piacere di non aver “colpito” negativamente Rosella , anche perchè il problema da lei sollevato e’ tutt’altro che marginale.
    Ciao Alessandro.
    Ma forse è meglio che mi ritiri dal forum ( e forse non solo da quello).

  • 9895
    Marquito -

    Mi limito a rilevare che i signori medici non sono necessariamente più competenti dei non-medici in materia di suicidio. Il suicidio è un problema che può essere affrontato da varie angolazioni. La prospettiva di un antropologo, o di un psicologo, o di una persona che ha tentato materialmente il suicidio, è altrettanto feconda e degna di rispetto di quella di un medico … Secondo me nessuno ha scritto un’opera sul suicidio migliore di quella di James Hillman, che è “solamente” uno psicologo di formazione junghiana.
    Un mio zio si è tirato una revolverata; io ho tentato il suicidio ingerendo 2OO compresse di sonnifero sciolte nella vodka e in seguito a questo evento drammatico sono stato in coma per più di due giorni ; eppure non vengo qui a rivendicare il mio status di “sopravvissuto” per dimostrarmi più bravo e competente degli altri…. né tanto meno vengo a dirvi in cosa sono laureato … Certo; porto la mia personale esperienza e come tutti gli esseri umani sono condizionato dalla mia storia e dal mio background esistenziale, sociale e culturale … Gli antidepressivi mi hanno salvato la vita e non si può pretendere che io abbia una posizione pregiudizialmente ostile nei confronti degli psicofarmaci … ma per favore; evitiamo di stabilire graduatorie fra chi è più competente e chi è meno competente.
    Detto ciò; io sono sempre più perplesso dalla piega che sta prendendo questo forum e mi vedo costretto a condividere il pensiero di Dago e di tanti vecchi utenti, che un tempo lo frequentavano assiduamente e poi si sono allontanati. Penso proprio che entro breve seguirò il loro esempio.

  • 9896
    Nik -

    Desidero semplicemente tornare sul tema del forum annontandoVi una scritta che vidi tempo fa in un lenzuolo attaccato su di un luogo dove c’era stato un incidente stradale, mortale per un motociclista.

    “Ciao Paolo, da oggi saremo tutti un pò più soli”

    Riflessione:
    Non importa legittimare o meno la scelta di “andare via” quando si vuole; ma ricolmare il vuoto che si viene a creare in chi ti conosce (e non), che sicuramente, rimarrà per sempre insostituibile.

  • 9897
    buck -

    @Marquito . mi domando se la brutta piega che questo forum sta prendendo non sia anche , magari in minima parte ,conseguenza della mia presenza. Forse è meglio che mi limiti a leggere, e che continuino a porsi domande e a cercare risposte altri come te.
    Meglio che abbandoni io piuttosto che tu.

  • 9898
    alessandro -

    Ma perchè hai sempre il bisogno di far polemica, di attaccare, provocare? Prima leggi con intetresse e chiedi il confronto, e se uno accetta e parla con tutto l’insieme del suo essere poi te ne risenti? Mah…
    Laurea, competenza, verità, risentimenti, ritiri, ma di che parli?
    Io non ho nessuna verità da imporre, esattamente come te porto la mia esperienza e sensibilità, senza voler imporre nulla a nessuno, ti è chiaro questo?
    Hai preso psicofarmaci e sei stato meglio, anzi ti hanno salvato la vita? Bene, ne sono felice, e mi fa piacere che partecipi questo agli altri, ma ti chiedo troppo di permettere anche agli altri, anche a me di fare lo stesso? Di dire il mio pensiero, di esprimere le mie idee, di riferire le mie esperienze umane e professionali, che sono la stessa cosa poi, si uniscono inscindibilmente insieme? Ti chiedo troppo davvero?
    Anch’io ho una storia che mi condiziona, un passato che mi tormenta, un presente che mi spaventa, e un futuro che non ho perchè non vivrò a lungo, e parlo sulla scia delle emozioni, ferite, sì emozioni ferite e delle sensazioni spesso atroci che dalla consapevolezza di tutto ciò me ne vengono, posso farlo o ti disturba troppo?
    Anch’io soffro amico, anch’io alle volte vorrei prendermi una boccetta intera di xanax per non pensare, delle stilnox per dormire almeno 2 o 3 ore. Anch’io ho i miei casini, le mie difficoltà, i miei entusiasmi castrati, i tanti problemi, di ogni genere e non solo di salute e non solo di abbattimento psicologico, da affrontare quotidianamente, dovendomi anche far carico dei miei disastri familiari, di mia madre, mia nonna, mia sorella ecc…
    Mi sembra che stai lì col fucile puntato pronto a colpire come uno si azzarda a dire cose che ti farebbe piacere non sentir dire, e poi chiami gli altri intolleranti e dogmatici?
    Quando mai ho detto o lasciato intendere che di suicidio siano autorizzati a parlarne solo medici e psichiatri (magari solo loro, insieme agli psicologi anche, a ‘curare’ chi lo ha tentato, ma quanto a parlarne…)? Ma lo fai apposta a distorcere il mio pensiero per non so bene quale scopo o proprio interpreti la realtà in modo distorto?
    Io non ho mai cercato di imporre ‘verità’ di nessun genere, ho sviluppato solo argomentazioni mediche sulla base delle attuali conoscenze, che per ora sono quelle, punto, qual è il mio comportamento così riprovevole che scatena questo tuo risentimento proprio non riesco a capirlo, e francamente guarda, a questo punto rinucio a chiedertene motivazione.
    Buck, non ho capito una cosa: personalmente, senza ricorrere alla laurea, come interpreti la tua soffrenza, diciamo pure il tuo male di vivere: è tutta una questione di chimica o prevalentemente di chimica, o pensi che si tratti, anche, o di altro?
    Te lo chiedo perchè nel tuo ultimo commento ho notato una specie di contraddizione rispetto al altri tuoi precedenti…ma ti chiedo una risposta, se vorrai darla, dall’uomo che soffre non dal medico, dall’uomo e dalla sua sensibilità.

  • 9899
    Marquito -

    @ Buck:
    Caro Buck; ho letto soltanto adesso il tuo ultimo post e non ho assolutamente nessun motivo per dubitare di quello che scrivi ; quindi mi dispiace molto di avere frainteso il senso delle tue parole. D’altra parte, quando ci si esprime per allusioni, ci si espone sempre al rischio di non essere compresi. Io preferisco esprimermi in modo chiaro e diretto proprio perché so bene che all’interno di un forum si possono facilmente generare incomprensioni. Ti assicuro che il tuo messaggio era estremamente ambiguo e che si prestava facilmente ad interpretazioni contrastanti (non sono stato il solo ad avere questa impressione). Comunque se mi sono sbagliato ti chiedo immediatamente scusa, perché io, grazie al cielo, non ho nessuna difficoltà ad ammettere i miei errori.

  • 9900
    Marquito -

    Alessandro, mi fa una strana impressione sentirti dire che io sono polemico, che attacco gli altri utenti e che cerco di imporre il mio pensiero, non perché questa opinione non sia legittima, ma perché questo mi sembra il tipico caso in cui si vede la pagliuzza nell’occhio del proprio fratello senza accorgersi della trave che è nel proprio. Adesso cerco di farti comprendere meglio il mio punto di vista; poi valuterò se sia il caso di intrattenermi ancora in questo forum, a cui sono molto affezionato ma che da qualche tempo a questa parte è divenuto assolutamente irriconoscibile.
    La mia impressione è che nell’ambito della psichiatria ci siano troppo settarismo e troppo fanatismo. A cosa mi riferisco quando parlo di “atteggiamento dogmatico” ? Mi riferisco al fatto che molto spesso le convinzioni personali dello psichiatra vengono anteposte all’interesse del paziente, il tutto, si badi bene, in perfetta buona fede … Le persone dogmatiche, generalmente, non hanno il minimo sentore del loro dogmatismo. Gli psichiatri tendono a dividersi in scuole di pensiero e qualche volta combattono le loro personali battaglie sulla pelle del malato, il tutto, lo ripeto ancora una volta, senza nemmeno rendersene conto. Tu mi dirai che entro certi limiti è inevitabile che sia così, perché anche lo psichiatra è un essere umano che ha i suoi convincimenti, i suoi ideali e le sue travolgenti passioni. Te lo concedo tranquillamente; ma credo che ci siano dei casi in cui lo psichiatra esagera, prescindendo quasi completamente dai dati oggettivi che si trova di fronte. Guarda che non ne faccio una questione di schieramenti; questo discorso vale tanto per i “materialisti” che per i loro avversari. Ti faccio un esempio tratto dalla mia personale esperienza. Io sono stato seguito da una psichiatra che era preparatissima dal punto di vista teorico, ma che mi ha oggettivamente danneggiato a causa dei suoi preconcetti nei confronti degli psicofarmaci. Questa signora si è ostinata per un anno a prescrivermi una dose di antidepressivo assolutamente inadeguata alla situazione di emergenza in cui mi trovavo, e questo non perché non fosse intelligente, ma perché i suoi terribili pregiudizi ideologici erano più forti della sua notevole intelligenza. Credeva ciecamente nella psicoterapia freudiana, e riteneva che l’unico modo per affrontare la depressione fossero delle lunghe sedute di psicoanalisi (SEGUE)

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