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Lettera dopo il suicidio

  

Molte persone scrivono qui del loro rapporto con l’idea del suicidio. Io proverò a scrivere la lettera “del giorno dopo”, quella di quando ci si è suicidati.
Cara Vita,
ieri mi hai lasciato. A dire il vero, non ti ho mai avuta per intero. Certo, da fuori, anche io come molti potevo sembrare un giovane vitale, ma dentro…beh, tu lo sai bene. Per anni sono stato male, mi hai fatto del male, mi sono fatto del male, e per cosa? Solo per essere un ragazzo come gli altri, stesse speranze, stesso diritto alla vita e al futuro, stesso entusiasmo. Ma niente! Mai una volta che tu me l’abbia fatta passare liscia, mai una volta in cui ho potuto essere spensierato, mai una felicità gratuita, da non dover poi scontare dopo. Mai. E dire che io ti amavo, e tanto anche. Ti volevo, fin da adolescente, ti aspettavo come si aspetta il primo bacio, il primo amore, ti volevo raggiungere, essere come te.
E invece, nel mio breve percorso fino a te, ho constato sempre che il mondo non mi appartenva, no, il mondo era dei furbi, degli svelti, dei disonesti, di chi non ti amava. E già, quelli che non ti hanno mai amato, cara Vita, l’hanno sempre passata liscia, hanno corrotto, distrutto popoli, hanno fatto le guerre, quelli che non ti hanno mai amato tu li hai sempre sedere sul tuo trono.
E io che ero un giovane, di 19 anni e già senza speranze, in fondo che cosa potevo fare? Se a 18 anni, con una madre malata e completamente solo, ti chiedevo “Quando arrivi?”, se dopo una lunga, terribile depressione, passata a guardare il soffitto della mia camera, ti pregavo “Vita vieni, rendimi libero!” tu venivi mai, mai mi ascoltavi, eri altrove…
E adesso, che sono io altrove, che mi dici? Mi dici quello che dicono di me? Le boiate che sento uscire dalle persone che per strada nemmeno mi salutavano e adesso hanno fatto le corone al funerale? E dire che tutti sapevano, tutti vedevano che stavo male, ma mai che uno si sia azzardato a dirmi “Se hai bisogno di una spalla questa mia è pronta a reggere la tua testa”, mai che qualcuno abbia osato un conforto, una mano, una parola, che ci voleva? Se ne dicono tante di stupidaggini in 5 minuti, che ci voleva a dire un “Ti capisco”. No, nulla. E invece sempre a dirmi “Tu devi”, “Tu sei così”, “Tu sei colà”, mai una volta che non ci si aspettasse miracoli da me, mai che io potessi essere giustificato, sanato. No, i giusti, i sani, i santi erano sempre gli altri, i figli imbecilli, le teste montate. A loro si, bisognava sempre giustificar qualsiasi comportamento, qualsiasi sfogo, loro si, i perfetti.
Ma si sa, in fondo la gente non c’entra, ha i fatti suoi, le sue miserie. Ognuno ne ha. Eppure, io non ero uno di quelli che ammorbava gli altri, che imprecava, che annunciava di continuo il suo suicidio, o che si lamentava. Di quelli che poi alla fine fanno morire gli altri e loro non muoiono mai, anzi campano fino a 100 anni, dopo che hanno succhiato tutte le energie vitali di chi sta loro vicino a sorbirsi le fandonie emo dark sad grunge e tutte le altre depressioni che vanno tanto di moda. E già perché di questi tempi, dire di essere depressi è diventata una cosa trendy, se non sei depresso sei uno schifoso nobilotto, di quelli con gli occhiali non firmati.

… Ma ok, ora tutto questo è lontano da me. In fondo, io non ero che un ragazzo che sognava molto, forse. Sognavo un mondo diverso, dove le persone si venivano incontro invece che allontanarsi sempre di più usando ogni mezzo di comunicazione a distanza, dove si cercava di ascoltare l’altro prima di giudicarlo. Ma niente. Adesso, anche chi mi conosceva bene, dice “Non era il tipo da fare una cosa del genere, non ne sapevo nulla”. E già, non sanno mai nulla. Come se uno dovesse andare in giro col cartello “Aiutatemi”.

Ma torno a te, Vita. Insomma, alla fine, ti ho abbandonata, o mi hai abbandonato tu, non si sa. Ma una domanda voglio fartela: che ci hai guadagnato? Cosa ti è entrato in tasca a farmi patire tante disgrazie? Hai riso? Ti sei divertita? O che altro? Quando per 30 anni mi hai negato l’amore, quando vedevo gli altri innamorarsi e far innamorare e io, pezzente, brutto, infimo, sbattuto lì come un verme a contorcersi perché non poteva essere come gli altri, tu che ci hai intascato?

Ecco, questa è la domanda.
A voi, che meditate, riflettete sul suicidio, sulla vostra fine, rispondete:
La vostra vita cosa si mette in tasca???

GeKo (Simone il non-morto)

L'autore ha scritto 25 lettere, clicca per elenco e date di pubblicazione.

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9 commenti a

Lettera dopo il suicidio

  1. 1
    DiedTheSameDay -

    Dal mio username, puoi capire che non vivo una vita particolarmente felice..
    Ho sedici anni, non ho mai avuto una ragazza, ho problemi con i miei genitori e con mio fratello, e da poco tempo, ho problemi anche con mia cugina, con la quale avevo un ottimo rapporto.
    Beh, ho pensato di suicidarmi? si.
    L’ho fatto? ovviamente no se sto scrivendo qui.
    Il perché non l’abbia fatto non lo capisco neppure io, forse per paura, forse per lo sfogo che ho nel disegno, forse perché spero di andare in un altro paese un giorno e vivere una vita migliore.. chissà..
    Ma ho deciso che non penserò al suicidio almeno fino a che non le avrò provate tutte, almeno fino a quando non sarò andato in canada o a new york (state), almeno fino a che non avrò avuto almeno una ragazza..
    Almeno non prima di essermi preso tutte le cose che la vita non mi ha voluto dare in questi 16 anni.

  2. 2
    Lessy -

    Se ho pensato al suicidio? Certo che ci ho pensato..e ci ho anche provato..anche se le mie erano più richieste d’aiuto che però non sono state ascoltate.. Non ci sono riuscita.. Perchè? Non lo so il perchè..forse in fondo in fondo non lo volevo veramente.. Ci penso ancora ogni tanto e credo che l’unia cosa che mi impedisca di farlo siano i miei genitori e la mia famiglia.. Dopotutto comunque siano i rapporti non potrei dargli un dolore così.. Lo farei per me ma l’unica cosa che me lo impedisce sono loro. Quando l’idea mi passa per la testa cerco di non pensarci anche se non è facile perchè quando la tua vita è uno schifo la vedi come l’unica soluzione! Ogni tanto però mi dico che non posso mollare tutto così e arrendermi..devo avere un pò di speranza che le cose cambino.. Io intanto spero..

  3. 3
    Cronico -

    la vita è una fregatura.è uno scherzo ideato da una mente superiore per ridere di noi in maniera sadica

  4. 4
    T.D._ -

    Geko, che cos’è esattamente che ti fa sentire un estraneo, un “diverso” da isolare?
    La situazione familiare, mi sembra di capire. La mancanza di amore, inteso in tutte le sue sfumature, probabilmente. Il vuoto insito in giorni monotoni e pesanti dove mai accade qualcosa che ti fa sentire vivo e felice di esserlo, immagino.
    Ma parlare in astratto quando abbiamo bisogno di una risposta, di essere compresi o semplicemente di una boccata di aria fresca, Simone, per me è un inganno. Hai mai sentito dire che il tutto non è semplicemente la somma delle parti? Se butti tutto in un unico pentolone, viene fuori inevitabilmente un minestrone che amalgama tutto indistintamente in una una brodaglia, incapace di riconoscere e valorizzare il sapore di ogni ingrediente…
    Prova a fare un bel respiro, di quelli fondi e pieni, e poi prova a fare un pò di ordine tra i tuoi pensieri. Se non ce la fai prendi un foglio, appunta quello che senti nel modo più lineare possibile per ricostruire una mappa rissuntiva della complessità dei problemi, dei disagi, dei malesseri che ti stanno distruggendo dentro.
    E poi esponili ad una persona di cui ti fidi, a qualcuno a cui tieni e vuoi bene. Se non c’è, scrivili qui, almeno una persona che ha voglia di ascoltarti e cercare un confronto con te c’è.
    Però devi raccogliere un pò di forza, di coraggio e di pazienza per interagire con chi ti tende la mano: nessuno purtroppo ha il potere di entrare nelle teste degli altri, la sintonia guardandosi negli occhi è possibile nel reale, qui siamo in un contesto virtuale dove scrivere è necessario per aprire un canale di interscambio.

    Forse nemmeno questo in fondo ti interessa, o non ci credi più. Anch’io due anni scrivevo qui disillusa, per quanto provassi una continua apnea nei confronti dei miei momenti bui, provando a non lamentarmi (e a volte non riuscendoci, altre sì)…non ho risolto molto, ma in questo contesto ho incontrato due contatti che ancora oggi valgono per me, rientrano nella mia sfera degli affetti.
    Magari tu non sarai il terzo, ma sappi che se volessi, qualcuno che forse ti possa capire (senza accondiscendere aprioristicamente e acriticamente) c’è. A te la scelta se valga la pena scoprirlo o meno. Ciao.

  5. 5
    Violet_ -

    bellissima lettera.

  6. 6
    geko -

    Grazie per le risposte. T.D hai proprio ragione, ho letto molte volte quello che hai scritto.

  7. 7
    david -

    Chi ha il coraggio di uccidersi,avrebbe la forza ed il potere di fare qualsiasi cosa.Secondo me chi si suicida lo fa per più ragioni…senso di colpa,sentirsi tradito,estrema solitudine,dimostrare innocenza ed onore e dignità di fronte ad un mondo di m….Io ho tentato di suicidarmi,mi spiace di non esserci riuscito perchè adesso non ce la farei a rifarlo e vorrei,però a dire il vero mi sento stanco e non riesco a trovare in me quella forza ed il potere di cui parlavo all’inizio.Ho lottato tanto,mi sento stanco ed anche un pò vecchio.Ciao a tutti

  8. 8
    Ciassj -

    il problema non è combattere.. ma x Cosa Sopportare i Momenti Bui della Lotta? Non so se Suicidarsi sia Giusto o sbagliato.. so ke è Tremendamente difficile Vivere se non se ne vedeono i Motivi.. Auguri..

  9. 9
    Bruno Galletta -

    E Dio cosa dice? Anch’io ho avuto simili pensieri, ma mi dicono che il coraggio sta nell’affrontare la vita e non nel togliersela. Eppoi che dire delle persone che mi amano? Provocherebbe loro un dolore immenso che potrebbe anche restare a vita. Un saluto a tutti. Bruno

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