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Me stesso

  

Caro direttore,
ho 16 anni, quasi 17 Le scrivo perché è ormai troppo tempo che rifletto sulla mia vita e mi vedo sfortunato, destinato all’infelicità. Le spiegherò perché durante la lettera, o forse lo capirà lei stesso leggendola.
Non ho avuto un’infanzia felice, mio padre mi ha picchiato per anni come un cane, non ho ricordi felici con lui, ma solo botte, botte e botte. Ho ancora vivi nella mente le sue grida e i suoi sguardi di cattiveria che mi lanciava mentre mi picchiava, e mentre picchiava mia madre. Io guardavo lei, ma non potevo fare nulla. La mia infanzia andò avanti così, per anni, ero un bambino diverso, non avevo molti amici, ero quel classico bambino isolato, diverso dagli altri. In quegli anni, mentre gli altri bambini erano spensierati, io pensavo a come potevo aiutare mia madre, e il mio sogno più grande era quello di crearmi una famiglia per poter essere un buon genitore come non lo era stato mio padre. C’era mia nonna che mi cresceva, una donna vecchia ma buonissima, anche lei impaurita e qualche volta picchiata da mio padre. Due anni fa mio padre si è ammalato di cancro e ha rischiato la vita. Come può immaginare io ero combattuto fra l’odio più vivo e la compassione. Ma anche nella malattia si è rivelato un orco. Tutt’oggi mi minaccia di morte e minaccia di uccidere mia mamma, sfoga tutti i suoi nervosismi su di me.
Mia madre come si può immaginare è depressa, stanca, non in grado di badare a me e ai miei problemi. Perciò io mi ritrovo solo.
Ma veniamo a me. Oggi mi affliggono oltre questi, una serie di problemi che continuano a crearsi ogni giorno. Sono ancora isolato dai miei coetanei, mi sento separato da loro, loro fanno una vita diversa dalla mia, hanno altri punti di vista delle cose, mi sento ridicolo, su un altro piano rispetto a loro.
E mentre i miei coetanei hanno delle ragazze ecc. io non ne ho mai avuta una e anche questo mi crea tanto dolore. Ma qui si è posto un altro problema, forse il più grosso di tutti che mi rovinerà tutta la vita. Da un po’ di tempo ho paura di essere omosessuale, e l’ho capito da certi impulsi che ho avuto. Mi sono fissato su questa cosa e ho sofferto e soffro moltissimo. Il fatto è che prima non ci avevo mai pensato e prima mi erano sempre piaciute le donne (anche se fin da piccolo avevo avuto qualche altra tendenza)
Questo è il problema più grosso, se sono gay, non avrò mai una famiglia, non potrò essere padre, avere la gioia di prendere in braccio mio figlio, e convincermi che non tutti i padri sono come il mio. Non pretendo molto, vorrei solo un po’ di pace, vorrei una famiglia mia.
Ho tentato una volta il suicidio, non so cosa succederà poi. Non vedo una via d’uscita.
Grazie mille.

L'autore ha scritto 1 lettera, clicca per dettagli sulla pubblicazione.

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2 commenti a

Me stesso

  1. 1
    Ari -

    Zero commenti.
    Questa lettera fa paura.
    Paura che sia la menzogna parto di una mente stupidamente desiderosa di stupire.
    Ma prendendola per vera è agghiacciante la tua disperata solitudine, vergogna per noi adulti che tolleriamo che un adolescente cresca solo, pieno di paura, di delusione, di vergogna.
    Devi cercare un adulto (un insegnante? un allenatore? un animatore di gruppi giovanili?) nel quale tu abbia fiducia e devi aprirti con lui/lei.
    Hai bisogno di aiuto, devi poter crescere armoniosamente.
    Per quanto riguarda la tua inclinazione sessuale, non credo che tu sia gay, altrimenti lo sapresti per certo, certi pensieri fanno parte del normale processo di crescita nel passaggio dall’infanzia all’età adulta.
    E se scoprirai che invece ti piacciono i ragazzi, dovrai accettarti tu per primo e gli altri ti accetteranno di conseguenza.
    Ma stai sereno, devi crescere ancora, hai tanto tempo davanti a te e l’adolescenza è sempre un campo minato per tutti.

  2. 2
    The Dreamer -

    Allora, credo che il tuo dubbio di essere omosessuale possa nascere dalla mancanza di tenerezza da parte di una figura maschile, dunque è possibile che la lacuna tenti di essere colmata con l’amore. Ma in fondo anche la “semplice” amicizia è una forma di amore.
    In ogni caso, se scoprirai di essere gay, devi cercare la forza per non nasconderti, per viverla non come una “diversità”, bensì come uno dei tanti frangenti di cui ognuno di noi può essere composto. E’ come se il pittore che ti ha disegnato ha scelto dei colori non comuni per te, che problema c’è? Niente, semplicemente, fanatasticamente originalità.

    Per il tuo passato, posso solo dirti: un abbraccio forte.

    Ciao!

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