Il suicidio
di
beppino
Riferimento alla lettera:
Buongiorno, anche io penso che il suicidio sia una cosa buona, in un certo senso. Da tre anni, ci sto pensando, e ho già fatto quattro tentativi. Per me, la morte rassomiglia a un riposo, perché come lo dice un autore francese, "vivere, è soffrire". Io di fronte alle difficoltà...
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da dipendente dalle sigarette se domani arrivasse una legge per cui le sigarette non si possono fumare più perché fanno male, o indifferente perché, o se domani tutte le piantagioni di tabacco del pianeta fossero distrutte da un’epidemia tabacchifera e quindi io non potessi trovare più una sigaretta all’improvviso e cercassi di fumarmi una penna a sfera tutto ciò non mi piacerebbe affatto (ricordo tanti anni fa, qui nella mia città, lo sciopero dei tabaccai… l’isteria collettiva, non si trovavano sigarette in giro. Ricordo scene tipo: va bene, le dò una sigaretta delle mie scorte personali, ma non lo dica a nessuno…), ma il problema sarebbe a monte, e cioè che io non dovrei andare in crisi se mi tolgono le sigarette, e non l’aria, l’acqua, il cibo e altre cose veramente primarie e necessarie. e che forse, per essere veramente libera, dovrei mettermi nelle condizioni di non chiedermi se in un posto si può fumare o no ecc.
Mi sembra molto più grave, pensando al Giappone e altre tragedie, il fatto che rischiamo di perdere il mondo, il cibo, l’acqua, l’aria, la libertà di camminare per strada e di concepire un futuro sano, in senso più esteso piuttosto che si brucino le piantagioni per le canne o per le cicche. Ma comunque sia anche nel disastro che i giapponesi stanno affrontando il fatto di come si pongono nei confronti di loro stessi e dei loro problemi, nel loro piccolo, una differenza la fa. cioè se si sentono rinunciatari o aggressivi o cercano di salvare il bene, loro e collettivo, nel loro piccolo.
e le… piantagioni di psicofarmaci, mi dirai?
Forse vedi, Birillo, tu confondi il concetto di cura da quello di dipendenza. C’è gente che diventa dipendente anche dallo spray nasale. Ma se è meglio lasciare fare il suo corso ad un raffreddore se cominci a incastrarti le vie respiratorie in modo molto serio e rischi di avere dei rischi collaterali ed effetti a pioggia per un problema respiratorio forse ha senso che tu per un periodo usi un farmaco adeguato.
esiste anche un accanimento non terapeutico, accanto all’accanimento terapeutico, mi sa. Personalmente non ho mai preso antidepressivi, non fino ad ora, ma non credo che avrei un atteggiamento passivo/idealistico nei confronti degli antidepressivi, perché non l’ho mai avuto nei confronti di ogni tipo di terapia che ho avuto bisogno di usare nella vita. Non passivo significa: se necessario comunque informato e costruttivo, e cercando, insieme al mio medico, un dosaggio adeguato.
eme
fumo anzi fumavo mo sono piu di 3 mesi che non fumo piu le canne per lo stesso motivo che le persone prendono gli psicofarmaci ma sono piu che convinnto che le canne facciano meno male ma ti danno ” quel senso di benessere” che poi e un rincojonimento come gli psicofarmaci 🙂
Luna
io conosco moltissime persone che assumono psicofarmaci da anni e come tutte le sostanze psicotrope dopo un po non ti fanno quasi piu nulla ma ti danno dipendenza secondo me se una persona vede che pijando determinata pasticca o altro sta mejo lo fa senza smettere
poi e vero come dici tu se hai un raffreddore e sei esposto al freddo e umidita convine pijare un aspirina e o altro per curarlo ma e una storia diversa l aspirina ti da una mano a combattere il rafreddore mika ti rinkojonisce come fanno gli psicofarmaci …
poi vabbe ci sono patologie particolari es chi soffre di iper tensione e “costretto” a prenderli ma penso che sarebbe la stessa cosa fumarsi una canna visto che piu o meno fa lo stesso…
riguardo al giappone e cosa sta sucedendo mi dispiace poi da come ho letto la erano costretti ad affidarsi al nucleare visto che sono in molti e l energia a quei tempi non era cosi facile da trovare .. ma io se fossi un politico italiano adesso preferirei buttarmi sulle energie alternative rispetto al nucleare vedi la cosa sta succendendo ..
cmq dai tanto secondo i maja nel 2012 ci sara la fine del mondo 🙂 queste sono solo le prime dimostrazioni
bu buona serata a tutti/e un bacio alle fanciule
a stanchissima 2 ^__^
Birillo, sono felice che anche tu appoggi le energie alternative 🙂
@ Birillo:
Birillo, tu ripeti continuamente che gli antidepressivi rincoglioniscono, ma la depressione non rincoglionisce ? Ovviamente mi sto esprimendo in modo scherzoso e un po’ paradossale, ma ti consiglio di leggere con più attenzione quello che ha scritto Luna su questo argomento. Ho l’impressione che anche tu, come altri partecipanti a questo forum, sia fortemente prevenuto nei confronti degli psicofarmaci. Nessuno nega che possano avere effetti collaterali, nessuno nega che possano dare dipendenza, ma sfortunatamente ci sono dei casi in cui il loro impiego risulta assolutamente indispensabile. Non si deve pensare agli psicofarmaci come a una panacea universale, ma nemmeno demonizzarli oltre misura. Ci sono delle situazioni di emergenza in cui queste medicine possono davvero salvarti la vita e io (l’ho già spiegato) ne rappresento la testimonianza vivente .
@ Tutti:
Noi siamo abituati a mettere in connessione il suicidio con la depressione, che effettivamente, nella maggior parte dei casi, ne rappresenta la causa scatenante. Tuttavia il male di vivere può assumere diverse altre forme. A parte il caso del tutto particolare del suicidio razionale, non tutti i potenziali suicidi soffrono di depressione in senso stretto. C’è un male di vivere ancora più sottile, che qualcuno, in modo un po’ ingenuo, identifica con lo Spleen di baudelairiana memoria. In realtà si tratta di qualcosa di molto più prosaico.
Questo male di vivere si manifesta con i seguenti sintomi: perenne insoddisfazione e malcontento, acuto e persistente senso di vuoto, fame di stimoli, noia, incapacità di apprezzare l’affetto che proviene dalle altre persone, mancanza di empatia, egocentrismo, vittimismo, rabbia e invidia patologici (di cui il soggetto, molto spesso, non è neanche del tutto consapevole).
Il dramma di queste persone sta proprio nell’incapacità di valorizzare le cose buone che ricevono dagli altri. Non è vero che a loro non capitino mai delle cose positive; sono loro che sono del tutto incapaci di apprezzarle (tipico è il caso di chi ha un partner affettuoso ed amorevole e lo disprezza continuamente con le parole e con i fatti).
A differenza della depressione, che nella maggior parte dei casi deve essere curata con gli psicofarmaci, questo male di vivere necessita sempre di una psicoterapia. E’ probabile che ci troviamo di fronte a un disturbo narcisistico di personalità, oppure a qualche blocco energetico di matrice edipica.
MARQUITO: sono d’accordo, il malessere è prosaico. e se parli con coloro che fanno o hanno fatto della loro sensibilità anche un veicolo di creatività, in qualsiasi campo essa sia stata espressa, la maggior parte di loro suppongo ammetteranno che sono riusciti a “creare” meglio nel momento in cui erano più sereni e più costruttivi per quanto degli stimoli potessero essere nati nella sofferenza o essere stati colti nei momenti di maggiore sofferenza. e la creazione (mi ripeto, in ogni campo… intesa come conversione ordinata, pratica, in qualche modo costruttiva delle energie che tutti noi abbiamo dentro) viene realizzata comunque da una parte positiva che riesce a veicolare in modo costruittivo anche la sofferenza, in modo non implosivo.
E’ vero che uno stato di malessere può essere molto strisciante.
E’ vero che possiamo anche adattarci ad uno stato di malessere, anche non estremamente eclatante, convincendoci che sia la sola via possibile. Poi magari quel malessere esplode nel momento in cui succede qualcosa…
E’ ovvio che esistono sensazioni di malessere, cause di malessere, percezioni del malessere, percorsi di vita tanti quanti sono le persone.
E’ infatti per questo che io credo di comprendere Marquito che neppure il tuo atteggiamento (come non lo è il mio) sia di dire: tu DEVI fare una cosa o un’altra. Però credo di comprendere anche il fatto che ti dispiaccia sentir dire che ciò che il malessere racconta sia una verità assoluta, l’unica possibile.
Da persona che ha attraversato vari stadi di malessere e che ha riconquistato o conquistato una maggiore serenità e magari anche una diversa percezione di ciò che davi per scontato comprendo che, pur non nella volontà di controllare i percorsi e le scelte degli altri, tu dia un senso al tuo raccontare una tua esperienza costruttiva. E che l’affermazione di alcuni luoghi comuni “contro” ti dispiaccia sapendo quando l’emotività della persona che vive uno stato di malessere possa essere… prensile rispetto a certi luoghi comuni e quanto questo possa rallentare e allontanare il fatto di tentare, almeno tentare, un percorso che permetta di non percepirsi come afflitti da una condanna inesorabile.
Ove, per condanna, non si intende solo una sentenza di morte autoinflitta, ma anche il fatto di condannarsi “semplicemente” a considerare un proprio stato di malessere e le sue manifestazioni come delle parti integrate immutabili e invincibili
Soprattutto nel caso di forti traumi (e la percezione che un trauma sia stato forte ovviamente è interna, non è esterna… cioè noi diamo ai nostri traumi un determinato peso e significato, in base al nostro vissuto emotivo, alle nostre difese, e anche a come lo abbiamo gestito emotivamente in seguito, consapevolmente o inconsapevolmente) il passato ovviamente non scompare… lo dico perché molto spesso si sente dire: tanto è successo, e nulla potrà cancellare il fatto che sia successo…
no, nulla potrà cancellare il fatto che una cosa sia successa (o che una serie di cose siano successe). Ma può cambiare il nostro sentire nel presente il nostro vissuto passato. Possiamo scoprire di poter superare cose che credevamo di non poter mai superare. Possiamo scoprire comunque di riuscire a riappacificarci diversamente con un vissuto. Possiamo scoprire di avere delle risorse che sono sempre rimasta addormentate. Di aver chiesto costantemente all’esterno di risarcirci vivendo con una forte frustrazione ogni rapporto che non era in grado di farlo, o producendo a nostra volta inconsapevoli conflitti e frustrazioni. Possiamo scoprire di non sentirci più solo vittime, come se fosse stato scritto che noi non possiamo essere, non possiamo fare, non possiamo sentire tutta una gamma di cose…
ma in parte anche fautori del nostro presente e futuro, che comunque rimane ignoto, certamente, ma in cui comunque il fatto di dire un no o un sì, di accettare o rifiutare qualcosa, di darsi una possibilità o no, può comunque fare una differenza rispetto ad una percezione totale di passività e balìa e sfiga.
Ma tutto questo spesso è molto molto difficile da fare da soli.
Io comprendo che, nel momento in cui ci si sente in balia, avviliti, stanchi, delusi e in cui magari a “tradire” sono state proprio delle figure di riferimento principali, e magari sin dalla più tenera età, o ci si sente quindi traditi proprio da se stessi, nella propria capacità di autoprotezione, diventa molto molto difficile affidarsi ad un aiuto esterno, di qualsiasi specie e forma. diventa difficile credere, se non in ciò che permette di starsene chiusi in una tana. Nel timore di non saper riconoscere cosa è meglio o cosa è peggio. Nel timore che si tratti solo di una nuova corrente che può anche illuderci o portarci via.
Tuttavia ascoltare esperienze di chi, pur tremando, ha messo il naso fuori dalla tana e ha qualcosa di costruttivo da raccontare a me non sembra un male.
Ciao a tutti 😀
ciao sono una ragazza di 19 anni. Ho visitato questo sito circa un’anno
fà, quando pensavo al suicidio. prima ad allora nn ci avevo mai provato.
Quest’estate ci ho provato per ben tre volte senza avere mai il coraggio
di andare avanti, una mia amica (con la quale ne ho parlato, e purtroppo
mi ha trovato in una situazione del genere) mi ha detto ke in fondo nn
voglio farlo veramente. ma nn è cosi! io voglio smetterla, sono in vita
per uno sbaglio, sono nata per sbaglio. in questi giorni ci penso anche
stando a scuola al terzo piano, mi sporgo sempre dalla finestra ma nn
riesco a farlo, perchè penso al dopo. ho paura di vivere ed ho paura di
morire!
Alcune persone sono convinte che una terapia di natura ANCHE farmaceutica ti rimbabisca al punto di vedere, che ne so…il Grande Puffo vestito da Napoleone Bonaparte che entra in casa tua e si dichiara Signore del tuo appartamento.
Ognuno ha la propria verità, la propria esperienze e, come dice LUNA, ognuno sa per sè….però alcuni di questi sostenitore del motto FARMACO= RIMBAMBIMENTO non mi pare stiano così bene.
Mi pare, al contrario, che ogni tanto si esibiscano in frasi del tipo “eheheh tanto, dite quel che volete, smanettate come dannati intanto….io……prima o poi….. MI ACCOPPO, tiè!”.
E da questa ferrea convinzione che bisognerebbe partire (secondo me, ovvio).
Se non si riesce a fare una piccola breccia in un ferreo convincimento suicidiario è impossibile che qualsiasi terapia riesca a sortire un effetto!
Che si tratti di farmaci, di sedute o di meditazioni.
Si vuole morire o non si vuole vivere in certe condizioni e a certe condizioni?
Si odia la vita oppure la si ama così tanto da non poterne più di andare ai dieci all’ora con una Ferrari nuova di zecca?
Occorre lo psichiatra che prescrive medicine, lo psicologo da cui sbragarsi sciorinando il proprio malessere, un colpo di fortuna, un sogno realizzato che restituisca fiducia o un mix di tutto questo?
C’è chi, a stento, ha la forza di alzarsi dale letto per andare in bagno e fissa il soffitto come se fosse un megaschermo su cui vengono proiettati i migliori film 24 ore su 24. Queste persone difficilmente troveranno DA SOLE la forza di alzarsi sui gomiti e cominciare a fare introspezione e analisi.
Probabilmente, senza un aiuto, queste persone creperanno dentro a quel letto, sotto a quel soffitto, immersi nel vuoto.
Un aiuto per alzarsi, per ritrovare energia.
Poi dipenderà da loro il come utilizzare l’energia ritrovata: sopravvivere, vivere e persino ammazzarsi (perlomeno lo avranno fatto con convinzione)!
Poi c’è chi,al contrario, sviluppa un’energia straordinaria e la incanale nel modo sbagliato, non dorme la notte, va avanti a ciclo continuo correndo senza meta alla Forrest Gump, si impegna a tirare la carretta come se avesse la forza di 100 cavalli e brucia energia senza soluzione di continuità, senza un attimo di tregua. Un attimo fatale in cui potrebbe incunearsi il tarlo del “ma che c.... sto facendo?”.
Anche queste persone avrebbero bisogno di un aiuto. Di una sorta di vigile che intimi lo stop e li porti a domandarsi, per davvero “ma che c.... sto facendo?”
E poi c’è chi si sente incatenato su un tapis roulant privo di comandi, è schiacciato dal senso di ineluttabilità e si lascia morire perchè “….tanto non posso oppormi….”.
Un aiuto, forse, potrebbe aiutare queste persone a capire che, almeno, in certi casi, ci si può spostare da ciò che da malessere, si possono tagliare i rami secchi, fare un sano repulisti. E prendersi le proprie responsabilità…..quelle responsabilità che, a volte, ci si ostina a non assumere coperti dal comodo alibi dell’ineluttabilità.
Poi c’è chi fa, rifà, strafà ma, alla fine, i conti non tornano e vede gli altri (e la vita stessa) come osti disonesti che si fanno pagare senza aver servito il pranzo. Forse queste persone andrebbero aiutate a capire in che misura il senso di inferiorità ed il senso di colpa sono in grado di aumentare a dismisura la spacconeria e la violenza degli osti disonesti. E persino di attirarli a sè. Senza considerare i casi in cui ci si sente ladri di vita e si corre alla ricerca degli osti delinquenti per espiare la propria condanna.
Insomma….migliaia di casi, migliaia di varianti e centinaia di migliaia di varianti nelle varianti con un (a mio giudizio) minimo comun denominatore: la necessità di essere aiutati.
Dallo psicologo, dallo psichiatra, dai medicinali, dalla meditazione, da chi ti ama, da chi ti vuole bene, dal vicino di casa pacioso che dispensa serenità , dall’amico ironico che sprona al dialogo aperto e costruttivo, da chi è stato male sta meglio e vuole dirlo, dalla musica, dall’arte etc etc etc
Aiuti che, spesso, vengono rifiutati, cassati dalla solida certezza dell’inutilità di qualsiasi terapia, medicina, evento.
Certezza che, altrettanto spesso, non è che una vigorosa zappata inferta con forza e decisione sui propri piedi.
L91
hai l’eta’ di mio figlio…perdonami se scrivo un pensiero per te,una
sorta di predica,come si diceva ai miei tempi,Non si e’ al mondo per
sbaglio,e nemmeno si muore per sbaglio,la tua amica se veramente e’
tale non dovrebbe interrogarsi sul fatto che tu lo vuoi o non lo vuoi
fare,ma magari parlare di piu’ e meglio con te.Io credo che ci sia
sempre e comunque una piccola via d’uscita,uno spiraglio,un qualcosa
che non guarisce,quello no,ma che magari ci aiuta a vivere meglio,a
meglio sopportare cio’ che ci viene regalato,o imposto sotto il nome
di vita.Mi piacerebbe sapere come ti chiami,per poter meglio parlarti
mentre predico,non ti chiedo nulla della famiglia se non sei tu a
parlarne,ma il fatto che tu abbia pensato di ritornare qui e lasciare
un tuo pensiero e’ gia’ di per se positivo.Spero di rileggerti
ancora.Un saluto a tutti DAGO44
ciao lo9 posso sapere come mai vedi tutto nero e vorresti morire?
a lo91
io credo che tu non sia nata per sbaglio o meglio se credi di essere nata per sbaglio siamo in molti a crederlo…di essere nati per sbaglio benvenuta nel club..questo disagio che provi motivato o immotivato che sia non sei la sola a sperimentarlo…sei in vita per uno sbaglio?
che dici…lo spermatozoo che a fecondato l’ovulo che ti ha generato
a dovuto lottare per sopravvivere, a”centrato il bersaglio”, non si e sbagliato! non conosco in realta la causa del tuo disagio ma cerca di vincerlo… come? aiutando gli altri nel loro disagio, forse scoprirai
come e successo a me che in molti casi i problemi degli altri sono piu grossi dei nostri
affettuosamente
alan
Ciao Lo91, sono in molti ad essere nati “per sbaglio”. Figli di un rapporto sessuale mal gestito, di un profilattico bucato, di una perdita della ragione nel momento clou. E, spesso, i genitori sono bravissimi a trasmettere al figlio la sensazione di essere un abusivo, un clandestino, un essere nato senza scopo che si deve conquistare uno spazio ed una ragione facendosi carico di responsabilità superiori alle proprie forze. A volte, invece, si é figli desiderati e voluti che, ad un certo punto, vorrebbero intrapprendere la propria strada ma non riescono a capire qual’é, non sanno dov’é. Sono tanti i motivi per cui di sé stessi si dice: “sono nato per sbaglio”. Credo che sia un errore gigantesco trovare la ragione della propria esistenza negli altri prima di aver affrontato il conflitto, la guerra che infiamma dentro e che si vorrebbe far cessare morendo. Si rischia di vivere negli altri e per gli altri e mai per sé stessi. Si rischia di spalmare la propria esistenza in quella altrui perdendosi di vista. Purtroppo, gli altri, non sono sempre il povero vecchietto, il bimbo malato, il rom che sarebbe onesto se avesse un’ opportunità o il poveraccio che ha commesso un reato per fame. A volte gli altri sono porci, bastardi delinquenti VERI dentro e fuori capaci di individuare gli irrisolti, spacciarsi per meschini bisognosi, svuotare tasche ed animo e scappare oltre la linea dell’orizzonte. Cara Lo91, smetti di litigare e di prendertela con te stessa, guardati intorno, cerca in cosa ti riconosci con la consapevolezza che difficilmente riuscirai al primo tentativo, e quando sarai in grado di amarti, di rispettarti, di difenderti e di avere cura di te, se puoi e se vuoi, dedica un po’ del tuo tempo e del tuo impegno a chi ti sta intorno. Ma, prima, impara a volerti bene, a rispettare i tuoi tempi e ad accettarti per cio’ che sei. A volte si nasce per sbaglio, questo, pero’, non fa di noi esseri sbagliati.
Pardon Io91, ho sbagliato a scrivere il tuo nick 🙂
io penso che i farmaci non facciano bene, ma alle volte siano necessari. Io li ho presi e ancora ne prendo almeno un pochino e non giudico chi li prende.
Ma comunque è meglio non prenderli se non necessario.
Farha: ciao 🙂 sono d’accordo con te. penso che ciò valga per tutti i farmaci, in generale. C’è anche chi prende gli analgesici come fossero caramelline.
Si presume che un medico valuti necessità e dosi e non si tratti di autoprescrizione 🙂
DAGO, ricambio il saluto.
ALAN: @che dici…lo spermatozoo che a fecondato l’ovulo che ti ha generato
a dovuto lottare per sopravvivere, a”centrato il bersaglio”, non si e sbagliato
😀
Lo91: sì, nessuno nasce per sbaglio. Persino chi se lo sente ripetere come fosse un martello pneumatico. Chi lo dice ad un’altra persona o lo ripete come un martello lo dice perché esprime, con le sue parole, un proprio problema, una propria rabbia, frustrazione, crisi, paura non risolta, delle aspettative astratte, ecc, non il fatto che un’altra vita non ha senso o non dovrebbe esistere.
A volte le persone maneggiano le parole senza neanche rendersi conto che possono essere armi.
In generale non si può scegliere in quali circostanze o dove nascere, se tra persone che siano in grado di trasmettere accoglienza, serenità, amore, sicurezza, protezione o no, anche con la migliore buona fede, non solo senza. Possiamo anche nascere tra persone che, ferite prima di noi, non hanno ancora risolto la loro battaglia con se stesse, e nel fare quello che possono stanno ancora cercando la strada.
Questo è certamente un fatto e non nascere/crescere in una circostanza ecc confortevole e rassicurante costringe spesso a dover difendersi o farsi troppe domande sin da piccoli.
Ma ciò non significa che si sia nati per sbaglio o che la vita non possa essere migliore di com’è o ci appare. Ciò non significa che non sia possibile trovare un proprio posto nel mondo. Anzi, spesso le persone che sono partite in svantaggio quando prendono il ritmo riescono a regalarsi cose meravigliose.
A volte comunque, ci sentiamo così, come dici, anche perché può essere perché in quel momento non riusciamo ad individuare una strada nostra da intraprendere, o perché stiamo attraversando una fase di cambiamento e per un certo periodo ci sentiamo più fragili e nudi e anche più severi con noi stessi. Allo stesso modo la tensione dentro di noi, che pare esplodere, ci fa pensare ad una via estrema in cui poterla liberare. Ma in realtà stiamo cercando una via nella VITA in cui liberarla, solo che in quel momento ci pare di non trovarla ancora e ci sentiamo persi.
Naturalmente io ho letto solo alcune righe tue e non so la tua storia, quindi faccio delle ipotesi.
DAGO44: mi chiamo Elena. Ti ringrazio delle tue parole, ma i miei
genitori me lo hanno detto apertamente, e in quel momento mi sono
sentita un’estranea, una clandestina, uno SBAGLIO! e per farli contenti
l’unica cosa è eliminare lo sbaglio…ma nn ne ho il coraggio :/ e mi
riduco a scrivere su questo blog. la mia amica fortunatamente mi stà
vicina ma nn dovrebbe stare vicina ad una come me, nn merito di stare
vicino a nessuno…
@Io91
zau bella al contrario di quello che dicono gli altri penso che molti nascono per sbaglio … che poi nessun genitore fa un figlio per sbaglio ma sono i figli a rendersi conto che questo mondo non e fatto per noi
ma penso che sei troppo giovane per fare un gesto cosi estremo magari fra qualche mese/anno potresti renderti conto che la vita in se non e cosi brutta magari trovi un ragazzo ti fai una famiglia
e inizi a vivere in un modo normale come fanno quasi tutti se poi fra qualche anno vedrai che non e cambiato nulla potrai decidere anche di fare un gesto cosi estremo …
@ marquito secondo me la depressione non rincojonisce anzi secondo me non esiste la depressione e solo un fatto psicologico che ti condiziona talmente tanto da farti stare male e non servono medicine che ti ringojoniscono e o strizza cervelli che ascoltano ma non risolvono nulla
dai un saluto a tutti smack alle fanciulle ^_^
a stanchissima 2 anche se nn si fa piu vedere 😛
secondo me questo mondo non va bene a nessuno di noi perfettamente neppure ai genitori di lol che fanno fanno una figlia e poi gli dicono questa cazzata. erano loro che non dovevano diventare genitori!
io penso che lol91 voglia uccidersi non per punire se stessa ma per punire i suoi genitori di avergli detto questa emerita cavolata..poi non so se ne vale la pena…
Lo91,posso chiamarti elena ? è un bellissimo nome. Io ho fatto 3 figli e tutti e tre sono stati tre sbagli o come si dice oggi tre incidenti di percorso a 21 anni li avevo già tutti e tre .Oggi e così per tutta la mia vita passata dico meno male che ho fatto questi sbagli.Anni fa stavo discutendo con mio figlio più grande ,durante la discusione mio figlio mi dice” mamma io sono fatto così non ti ho chiesto io di mettermi al mondo è stato un piacere tuo e di papà!!!! ” Mi ha azzittita a tal punto che gli ho detto hai raggione ,avrei voluto dirgli come era venuto al mondo (dato che io lo avevo avuto a 16),ma non ce l’ho fatta.Comunque erano andate le cose aveva raggione.Ora cara Elena da mamma ti dico di dirlo anche ai tuoi genitori o se no spiega loro che se tu potevi sciegliere ,certamente non avresti scelto loro!!!! Elena sei giovane vivi la tua vita ,lascia perdere il suicidio ,fai del male soltanto a te stessa e comunque sei in un età che si vede tutto nero prova a parlare con loro ,qualche volta noi genitori diciamo cose che poi ci pentiamo di aver detto ,oppure voi figli fraintendete cosa vogliamo dire.. io sono sicura che ti vogliono bene !!!! :-)))
Birillo: ciao, con tutto il rispetto per quanto mi riguarda mi tolgo dal ping pong oppositivo con te, che serve a te.
a te in questo momento serve questo atteggiamento rinunciatario, passivo e oppositivo e nichilista, nonché egocentrico. Perché arriva al punto, mentre stai parlando con una persona di 19 anni che sta male e che assorbe molto (anche se le dici di non fare gesti estremi, quindi un barlume di sana empatia c’è) di scrivere poche righe dopo, pur apparentemente parlando di te stesso, che non ha senso chiedere aiuto. Nonostante qui ci siano molte persone che affermano, con cognizioni di causa, che chiedere aiuto è invece servito eccome nel momento in cui hanno scelto di farlo e si sono date la possibilità di farlo, uscendo da un atteggiamento oppositivo e sterile. e anche dalla paura di chiedere aiuto. Anche dalla paura che non servisse a niente.
Non sarai consapevole dell’impatto che possono avere le tue parole, ma non cambia la sostanza. Puoi pensare quello che vuoi, sei libero di farlo, ma la tua controinformazione può essere anche pericolosa.
Non si tratta di dire alle persone cose che non pensi e non sei in grado di pensare adesso, ma esiste anche il fatto di riflettere sull’impatto che le proprie parole possono avere sugli altri.
Mi dispiace che stai male, e, ripeto, hai scritto giustamente a Elena di darsi il tempo. Ma forse qualcuno potrebbe spiegarle meglio di un’amica o di un blog i meccanismi per cui si è incastrata nei pensieri e nel malessere che in questo momento le fanno pensare ad un gesto estremo e aiutarla a superarlo. Invece no. Invece no, convinciamo Elena che è meglio che imploda in questo fardello di momento che crede sia assoluto e di dover per forza portare da sola!!!
Mai in vita mia ho detto a qualcuno che deve andare da uno psicologo,ma è giusto sapere che esistono e che non sono solo persone che stanno ad ascoltare senza risolvere niente o che sono come il tuo amico che ti ascolta ed è uguale.
Personalmente avevo 20 anni, stavo male, mi portavo il mio fardello, con dignità, ma cresceva a dismisura mentre tentavo di contenerlo e ci implodevo dentro. Stavo sempre peggio. Non ero mai andata da uno psicologo e non volevo saperne. Poi un giorno vado a fare una visita che non c’entrava niente, ma era una dottoressa sensibile, intelligente che, finita la visita di routine, mi dice: ma va tutto bene? e io scoppio a piangere e le dico che sto male. Sempre, e sottolineo sempre, anche a distanza di anni e anni e anni io
ringrazierò quel giorno. Forse se non fossi andata a fare quella visita di routine sarebbe stata un’altra l’occasione in cui avrei cominciato a dirmi che ero esasperata dal fardello ma anche dal fatto di tenermelo da sola… in fondo lei avrebbe potuto dirmi: va tutto bene? ed io avrei potuto fingere di sì, ma sono stata io ad aprirmi e dirmi: NO, non va bene, sto male e non ne posso più, puoi fare qualcosa per me?
Non le ho detto: puoi fare qualcosa per me, ma era quello che c’era nel mio raccontarle come stavo. era il mio essere riuscita a cogliere che la sua non era una domanda qualsiasi, era la domanda di una persona a cui interessava davvero sapere e aiutarmi. Ma io avrei potuto anche non vedere questa sua intenzione positiva nei miei confronti.
E’ ovvio e naturale che non sono uscita da quella stanza come nuova, sorridente e ballando. Sono uscita da quella stanza con il cuore a pezzi, vergognandomi pure del mio malessere, terrorizzata da cosa sarebbe successo in seguito, e dicendo: se mi vuole dare un numero di uno psicologo io non lo voglio!!!
E convinta che mi avrebbe magari dato 5000 farmaci e sarei diventata una larva dipendente per l’eternità. Io non volevo saperne neanche di prendere 3 gocce di lexotan. Inoltre, avendo sempre avuto fiducia nella mia intelligenza, nelle mie risorse e nel mio cervello, ero assolutamente convinta che dovevo farcelo da sola. Con l’erronea convinzione che andare dallo psicologo significasse non farcela da soli. Mentre andare dallo psicologo semmai ti fa proprio riprendere meglio la consapevolezza delle TUE risorse per farcela da solo.
Quindi l’atteggiamento di chi dice NO lo conosco molto bene.
Tuttavia nessuno mi ha costretto a prendere dei farmaci che mi hanno tramutato in una larva dipendente e il fatto di cominciare, da una psicologa preparata e seria, a osservare le mie sensazioni, convinzioni, il mio malessere, i miei atteggiamenti, la mia ansia, i miei pensieri che stavano andando in circolo vizioso più cercavo di liberarmene a me ha fatto solo BENE. Perché io non volevo essere schiava passiva di “un fatto psicologico che ti condiziona talmente tanto da farti stare male”.e non sono certo l’unica al mondo.
Rispetto i tuoi pensieri, tempi, idee, se ti ammazzi mi dispiace e anche se passerai la tua vita a non vivere pensando che morte è bello e mondo è merda ecc, mi sei anche simpatico e vedo le tue empatie, ma quando fai controinformazione così non è più solo una questione che riguarda te e neanke solo me
Tracy: hai ragione in parte vorrei fare questo gesto per punirli e
fargli capire il male ke mi hanno fatto in 19 anni di vita e in parte lo
vorrei fare perchè oramai la mia vita stà andando a rotoli la scuola il
lavoro..tutto…
Birillo: non la penso come te.
ELENA…i tuoi genitori sono stati scriteriati,a classificarti come
sbaglio,te lo dico da genitore.Ma non e’ vero che gli sbagli vanno
eliminati,te lo dice uno che ha fatto degli sbagli la propria ragione di
vita..ma non ne ho cancellati nessuno,mi hanno arricchito,ora con i miei
48 anni suonati spero di sbagliare meno.E magari di non farne piu’,tutto
questo per arrivare a dire cosa ELENA..Che ognuno di noi merita,e penso
che la truppa qui la pensa come me se ti dico che noi meritiamo di
averti vicino,e continuare a leggerti,perche’ se noi ti leggiamo
significa che tu scrivi,e quindi che questo posto non ti dispiace. 😉
A TUTTI UN SALUTO DAGO44
@ Birillo:
La tua è una specie di Pubblicità Progresso alla rovescia.
@ Lo:
Cara Elena; non puoi neanche immaginare quanto mi ha commosso leggere il tuo racconto. Per tutta la mia infanzia, e per tutta la mia adolescenza, ho dovuto convivere con una madre psicopatica che mi faceva sentire colpevole di esistere. Malediceva il giorno della mia nascita e imprecava contro mio padre per averla messa in cinta. Diceva che nascendo le avevo rovinato la vita; diceva che sarebbe stato meglio se avesse abortito. Me lo ripeteva di continuo, con un misto di crudeltà e di incoscienza che ancora oggi mi lascia esterrefatto.
Tutti sappiamo che nascere non è una delitto; tutti sappiamo che esistere non è una colpa. E tuttavia, questo continuo martellamento psicologico mi ha provocato enormi danni alla salute, facendo di me una persona problematica, timida e insicura. I danni all’autostima sono stati ingenti. Dovunque mi trovassi mi sentivo di troppo; in qualunque contesto mi sentivo fuori posto. Per rimediare a questo immane disastro ci sono voluti tantissimi anni e tante sofferenze.
Non devi assolutamente introiettare il punto di vista dei tuoi genitori. Quando ti senti dire certe frasi, devi sempre ricordarti che il problema non è tuo ma loro. Sono loro che hanno dei grossi problemi da risolvere. Sono loro che stanno dando prova di imbecillità e di insipienza. Sono loro che stanno fallendo come genitori e come amici. Tu non hai assolutamente nessuna colpa e non hai niente di cui vergognarti. Spiega a tuo padre e a tua madre che il loro è un atteggiamento irresponsabile, stupido e idiota e che ti sta provocando un grave stato di malessere. Non rivolgere la tua rabbia verso te stessa e non compiere gesti dimostrativi che potrebbero essere molto pericolosi.
Un abbraccio.
Marco.
Caro Birillo, vivi di pregiudizi e sostieni verità che non sei in grado di argomentare se non con un “io la penso così!” che non dice nulla se non che in tempo in luoghi indefiniti hai avuto accesso a fonti di conoscenza precluse a buona parte di coloro che scrivono qui.
Tra il mitragliarsi di pere a base di psicofarmaci e il bere acqua naturale c’è una normalissima via di mezzo che è il curarsi con un pò di sale in zucca al solo scopo di rimettersi in carreggiata.
Ti ostini a non capirlo.
Ok, ce ne faremo una ragione.
Spero che gli altri, quelli che stanno male, quelli che ANCHE con una terapia adatta, sensata, confinata nel tempo non ti stiano a sentire.
E magari si curino prima di ammazzarsi.
Elena, dai retta a DAGO e LUNA ;-)!
Ciao ragazzi buona sera a tutti. Eme come stai??
E tanto che non scrivo qui, non ne sentivo il bisogno, ma stasera ho davvero bisogno di scrivere qui.. Sopra questo forum,ho bisogno di sfogarmi di dire quello che mi passa per la testa.
Ho paura sapete? Ho paura di uscire fuori di casa, ho paura di stare sa sola al negozio, ho paura di fidarmi delle persone che mi stanno vicino,ho paura di questo mondo adesso.
Ho paura di qusta guerra in libia ho paura di svegliarmi una mattina e vedere la mia città nel caos più totale.
Non lo so cosa mi prende ero tanto forte prima era mi sn fatta fragile,ho paura anche dell’aria che respiro…
Ho la fobia del terremoto lo sento sempre anche quando non lo fa… Ma purtroppo lo fa spesso,ormai non dormo più con il pigiama,dormo con la tuta ho sempre le scarpe vicino al letto ho sempre i soldi nella custodia del cellulare.
Non lo so… E un periodo di merdaaaaaaaaaaa per i miei genitori sono come un fantasma non esisto per loro non sono mai esistita….
Elena cara(scusa se ti do del tu) anche io quando ero piccola ho sentito dire da mia madre che io ero nata per sbaglio io nata per sbaglio da allora mi sono sempre chiesta perchè?? Perchè essere nata per sbaglio?? Perchè non sono morta quando ancora era nella sua pancia?? Perchèèèè??? Perchè non sono morta dopo… Cosi il dolore era ancora più grande… Ho molto rancore verso mia mamma lei non mi a mai capito,non mi e mai stata vicino come io volevo…. Vabbè pazienza “sono viva” lo stesso.
Elena se non e la nostra ora e inutile tentare il suicidio perchè tanto non moriremo mai.. Io sono ancora qui dopo tre volte sono ancora qui dopo il terremoto non e il mio destino morire adesso… Aspetterò la mia ora…
Se mi vuoi parlare in privato elena mi trovi qui: apetta92@hotmail.com
A presto ragazzi….
@ Marquito: anche la tua storia mi ha commossa. Mi ci sono
rispecchiata molto soprattutto per il fatto dell’insicurezza io sono
molto timida ed insicura (infatti è un miracolo che riesco a scrivere
qui). la mia autostima è al livello piu basso mi odio per come sono
adesso sia fisicamente che psicologicamente xkè stò diventanto
un’egoista e nn voglio esserlo. oramai stò meglio da sola a casa
perchè quando stò in compagnia mi sento al di sotto di tutto come se
nn fossi all’altezza; mi succede anche a scuola, la mia amica (che è
il mio esatto contrario: estroversa, vivace con un’energia enorme)
cerca sempre di coinvolgermi in attività più vive ma io mi tiro sempre
indietro per paura di nn essere all’altezza.
@ DAGO44: grazie per le tue parole. non riesco a superare questa cosa.
Sono venuta a scrivere su questo blog per sfogo diciamo, perchè nn sò
più con chi parlarne. Dopo il lavoro faccio molto spesso capolino al
ponte di ariccia, ma me ne vado a casa sempre con la coda fra le
gambe…
@ gilda: non lo sò se è il caso…
Birillo,
Condivido in pieno la tua opinione. Secondo me non hai bisogno di cure di nessun tipo. Ciao.
ELENA dopo il lavoro fai capolino qui…magari anche solamente per
scrivere 2 parole,non andresti certo via con la coda fra le gambe,sono
sicuro,anzi strasicuro che ne trarresti giovamento tu e anche noi..
Per quanto riguarda il ponte…potra’ anche essere bello,ma magari a
lungo andare la sua vista stanca… 😉 un saluto a tutti.
DAGO44
Scusa se mi permetto Elena ma sarebbe una gran fortuna se tu riuscissi a diventare “egoista”. Uso le virgolette perchè il termine, in realtà, non è il più azzeccato. Chi parte dal livello più basso di autostima, di considerazione di sè, rischia di perdere la concezione di sè e di adottare quella altrui.
Gli altri ti vedono (o tu ritieni che gli altri ti vedano) come un rifiuto?
Allora tu ti vedi come un rifiuto indipendentemente da cosa penseresti di te se ti guardassi con i tuoi occhi.
E un rifiuto non ha diritto di parola, di pensiero, di azione, non ha diritto ad uno spazio nè, tantomeno, ad un minimo di tempo e di attenzione.
Un rifiuto si sente fuori luogo ovunque e in compagnia di chiunque.
Si mette a disposizione di tutti perchè cerca continuamente un perchè ad un’esistenza che percepisce come inutile, superflua, abusiva, clandestina. Sbagliata!
Nel momento stesso in cui alza minimamente la testa, non fosse altro che per avere un pensiero di autodistruzione, si vede come egoista.
In realtà ha semplicemente pensato. Ha pensato in negativo, in modo totalmente autodistruttivo ma ha pensato.
Il che significa che il rifiuto non è tale.
E’ un individuo pensante finito nel contesto sbagliato, in una famiglia in cui il livello di violenza è pauroso.
Spesso è difficile prendere le dovute distanze da una situazione del genere. Per motivi di età, per l’assenza di un lavoro che consenta di vivere da soli. E spesso non basta prendere le distanze perchè ciò che si vorrebbe sarebbe anche un’ammissione di colpa e delle scuse per gli anni di merda che si è stati costretti a vivere e per quelli che si rischia di vivere se non si affronta la situazione.
Certi traumi condizionano l’esistenza e non spariscono schioccando le dita e mettendo trecento km tra sè e gli autori del trauma. Se ne può limitare gli effetti, certo.
Ma è un lavoro molto impegnativo, che bisogna voler svolgere e che può riuscire solo, per davvero, si diventa egoisti quel tanto che basta da piazzare un vaff…..al momento opportuno e scaricare la carica di energia non dentro di sè ma al proprio esterno.
Il momento opportuno….ognuno sa da sè qual’è. A volte sta nel decidere di smettere di sognare di poter drizzare le gambe ai ragni e guardare in faccia la realtà, guardare i propri genitori per qulli che sono e stabilire ciò che sono in base ai fatti e alle parole che insistono a pronunciare. Se sono stronzi non è colpa tua. Forse non è neppure colpa loro….. Ma non è un tuo problema! E’ il loro
Il tuo problema è affrontare, arginare e risolvere il disastro che LORO hanno combinato.
Diventa egoista per davvero, Elena. E’ il miglior augurio che ti posso fare!
L’insicurezza, la timidezza, la sensazione di essere avulsi dal contesto che si sta vivendo potrebbero far sempre parte di te. Così come, invece, potresti affrontarle, curarle, superarle e guardarle con tenerezza, in futuro.
Ognuno è un caso a sè.
Ciò che credo è che (a meno che tu non sia perseguitata da una sfiga cosmica 🙂 potrebbero crearsi situazioni in cui potresti stare bene, potresti, finalmente, sentirti nel posto giusto con le persone giuste. Persone che non saranno i tuoi genitori ma saranno altrettanto importanti se non, addirittura, più importanti.
Hai 19 anni. I genitori sono il tuo punto di riferimento anche perchè una timidezza indotta, provocata, ti ha impedito di mettere il becco nel mondo.
Ma sono un punto di riferimento evidentemente marcio e malato alla radice da cui prendere le dovute distanze mettendo un bel paletto, una griglia, un muro di cemento armato tra te e loro.
E, chissà, magari, a quel punto, potrebbero essere i tuoi genitori a porsi qualche domanda oltre a vomitare un sacco di cazzate.
Gilda :-), tutta quella tempesta di paura e di malinconia che ti si è scaternata dentro non è altro che l’aspetto fregatura del tuo essere una persona sensibile ed estremamente ricettiva quando si parla di tragedie e di disgrazie.
Conosci quelle tragedie e quelle disgrazie e hai una paura motivata.
Sto dicendo una banalità, lo so.
Ma è la verità.
Ed è il motivo per cui ci sono persone che ti vogliono bene come se fossero i tuoi genitori anche se non ti hanno messo fisicamente al mondo.
Ti pare poco ;-)???.
Un abbraccio stellina.
ELENA: ciao 🙂
che grande imbroglio ci crea dentro il fatto di domandarci se siamo all’altezza o di non sentirci all’altezza…
ed è peraltro una cosa molto comune. Penso che a quasi tutti, se non a tutti sia capitato di sentirsi così nella vita. E a volte può capitare in una maniera così acuta e devastante…
No, non sto sottovalutando come ti senti quando ti dico che capita. Voglio dire che anche alla tua amica vivace ed estroversa, un giorno (voglia il cielo di no, certo) potrebbe capitare di attraversare un periodo buio. E spero che quel giorno, se accadrà, ci sarà qualcuno che cercherà di regalarle un po’ della sua energia. a ricordarle che non si sta guardando davvero, ma si sta guardando storto.
Salve… ti presento una persona vivace ed estroversa, cioè io. eppure ho avuto i miei periodi neri in cui la parte introversa batteva forte come un tamburo. Nella vita mi è capitato di fare come la tua amica, con te, ma anche di essere come te adesso.
Chissà se è vero che la tua amica è il tuo esatto contrario. Ma è poi così importante? Mi pare bello che lei cerchi di condividere un po’ della sua energia con te. E non penso che sia una colpa la tua di non riuscire ad accogliere i suoi inviti ad uscire perché stai male.
Però sarebbe bello se tu riuscissi a farlo un po’. Anche perché penseresti forse di meno. e scopriresti che alcune delle cose con cui ti tormenti non sono che pensieri e autogiudizi senza senso.
I pensieri negativi hanno un potere enorme, ah se lo so.
I pensieri positivi hanno un pensiero enorme, però non è che uno, quando sta male, riesci a fabbricarseli…
eppure alle volte accade questo… accade che ci sono dei piccoli istanti in cui, lasciandoti portare fuori un po’, riuscendo a far entrare un po’ quello che sta intorno, stare con gli altri, anche una microparticella di esterno, smetti di pensare. e vivi. Allora prendi un po’ di fiato. Anche se poi, magari, torni caparbiamente (non tu, in generale quando si sta male) a pensare. perché quei pensieri di m… sembrano così maledettamente importanti. Si fanno largo, con delle spallone da buttafuori pur di stare dentro.
Da come parli sembra che la tua amica veda di te cose che tu in questo momento non riesci a vedere.
@ Lo:
I figli non voluti devono effettuare una corsa ad handicap, ma questo non significa che siano destinati al fallimento. Forse il segreto consiste nel trasformare la nostra rabbia in energia positiva. Io penso che scrivere in questo forum, e confrontarti con persone che hanno vissuto esperienza analoghe alla tua, possa soltanto farti bene. Non mollare Elena, anzi dimostra ai tuoi genitori che sei stata tutto fuorché uno sbaglio.
non ce l’ha con te quanto tu ce l’hai con te, e ti vede. E ha voglia di stare con te, anche quando tu non hai voglia di stare con te.
Io non sono andata su un ponte, ma ho avuto i miei posti di introversione dolorosa. Avevo così bisogno di andarci, anche se mi faceva male andarci, che se me lo avessero impedito avrei lottato per andarci lo stesso. Andare là, sentirmi di merda.
Avevo nei confronti delle mie compulsioni come il tuo ponte l’atteggiamento che avevo nei confronti delle mie sigarette.
Io “dovevo” fare un certo iter, e con le mie sigarette a montagnetta fuori dalla portiera. Non è che mi piacesse, ma stavo male, e non potevo mica fare altro.
Però ammetto che se qualcuno o qualcosa riusciva a passare il muro e non a comunicarmi che cercava di impedirmi di andare dove mi faceva male andare ma a farmi distrarre realmente dal mio proposito, dal mio iter quasi meccanico quotidiano, io stavo meglio.
Non dico che sia così per tutti, ma per me è stato, ed è così.
Per questo ti dico che comprendo il tuo malessere, le tue visite al ponte, la tua introversione e le tue domande, la tua ansia di non essere all’altezza, il tuo guardarti storto e la sensazione di non saper trovare la tua strada…
comprendo anche il discorso che facevate tu e Marquito su quanto le parole possono farci male, entrare come bombe che poi si aprono in mille scheggie, che si incastrano anche nella nostra percezione di noi stessi…
al contempo spero che tu permetta alla tua amica di staccarti dai tuoi iter di pensieri e del ponte, anche solo un po’ e di condividere con te un po’ della sua energia. Forse lei spera che tu ti renda conto che hai la tua di energia, anche se in questo momento non lo sai.
E non perché lei è il contrario di te – e anche perché non è detto che sempre un introverso abbia meno energie di un estroverso… – ma perché in questo momento lei ha più energie trascinanti di te e magari riesce a volersi più bene di quanto tu te ne vuoi. Può succedere. Un giorno potrebbe essere anche il contrario. Nessuno è perfetto, e tutti possiamo stare su come giù. Tutti.
@DAGO44: come diceva LUNA andare sul quel ponte e fissare il vuoto per
qualke minuto mi fà sentire diciamo meglio.
Prima o poi troverò il coraggio di farlo…sono stufa di vivere cosi male…nn c’è la faccio piu!
@eli
lo so io non mi reputo depresso anzi ho un sacco di “amici” la maggior parte sono conoscenti ma poko importa per fare 2 risare o una serata a divertirsi va piu che bene
@ tutti
io non dico cose a casaccio anche io quando ero piu giovane sono stato da una psicologa .. anche a naja non mi hanno preso perche nel test stupido c era una domanda che diceva se volevo essere morto e ho risposto di si subito mi hanno mandato dallo strizza cervelli il quale mi ha chiesto se volevo fare naja io gli ho risposto di no anche se forse adesso mi sarebbe piaciuto
voi site liberi di pensare come volete e normale che non la pensiamo allo stesso modo
io come ho detto piu di una volta sono realista vedo il mondo che mi circonda e traggo le mie conclusioni ho smesso di sperare in un futuro mijore e avere sogni nel cassetto …
elena su cosa non sei daccordo con me ??
non vuoi farti una famiglia e vivere “normalmente” come la maggior parte delle persone ?
comunque non avevo letto il tuo secondo messagggio quello che davi la colpa ai tuoi genitori
magari avranno detto quello cose in un momento di rabbia penso che un gesto simile non farebbe altro che farli stare male se puoi cerca di parlargi e comunicare i tuoi sentimenti … se leggi qualche messaggio indietro un bel po vedrai che c e stata una ragazza che all oscurro dei genitori ha fatto il gesto estremo e la mamma era a pezzi sicuro lo e ancora perche la vedeva come una ragazza felice
dai un saluto a tutti/e smack alle fanciulle ^__^
a stanchissima 2
@gilda
zau bella e normale avere molte paure penso che ogniuno le ha ma stai tranquilla riguardo alla guerra qui in italia e dificile che ci sara a meno che gli italiani non si rompino e facciano una rivoluzione civile ma dubito che succedera… riguardo ai terremoti e o le calamita naturali purtoppo ne tu ne io ne nessun altro puo fare nulla ma prendi in giappone si contano moltissimi morti ma le persone anno ancora voja di ricominciare e ricostruire tutto
per le persone ci sono quelli brave che ti puoi fidare e quelle che se possono ti fregano e normale e sempre stato cosi basta stare un po attenti …
sicuramente sara un periodo passera stai tranquilla
riguardo alla tua ora non penso che il destino centri… il destino in parte siamo noi a scriverlo quindi siamo noi a decidere anche quando morire 🙂
bu dai scendo col bau poi scappo a ninna che alle 4 suona la sveglia … :'(
buona ninna e gg a tutti
zauu
ELENA: io spero onestamente che il “coraggio” di cui parli non ti venga ancora per un bel po’. Un mio amico ha passato un anno e mezzo ad andare a guardare il ponte, esattamente come fai tu ed esattamente alla tua età. Peraltro era pure un estroverso. E quindi nessuno sapeva che andava al ponte da solo. Da allora sono passati dieci anni, sta bene e i ponti sono diventati solo ponti e basta. E mi dice sempre che per fortuna gli è mancato quel coraggio, perché altrimenti si sarebbe perso tutto quello che stava dentro di lui e intorno al ponte, la vita, in sintesi, ma che durante quel periodo di merda (scusa il francesismo) non riusciva a vedere.
Ho capito che non ce la fai più, ELENA. E mi dispiace infinitamente. Ma io mi auguro che tu ti dia il tempo.
Mia madre mi vuole bene, ma di cose brutte me ne ha dette parecchie nella vita. Potrei citarle, ma non avrebbe senso. Posso solo dirti che sono state molto pesanti. E che mi hanno fatto molto male.
Molto molto pesanti e che mi hanno anche condizionato più di quanto credessi, anche si sensi di colpa ed etichette senza senso.
Io ci ho messo del tempo per rendermi conto di un meccanismo suo che non capivo e che semplicemente mi travolgeva, sconvolgeva, feriva ecc. Io provavo rabbia ma insieme andavo in protezione, sua. Perché pensare che era “cattiva” faceva male a me. E perché comunque per il suo meccanismo finiva sempre che io fossi quella che doveva sentirsi in colpa o inadeguata quando c’era una lotta tra noi.
Sarebbe lungo da spiegare cosa ho capito, anche perché non ci sono arrivata in un giorno.
Posso dirti però che capire quel meccanismo mi ha liberata.
E non solo mi ha liberata, ma sono riuscita anche a prendere mia madre così com’è. Oggi non penso che sia una persona cattiva, ma penso che, in mezzo alle cose bellissime che ha, ha anche dei meccanismi del cazz. Anche a rendermi conto che quando lei è in un certo modo lo fa per un suo bisogno. Credo che lei pensi di difendersi. Non si rende neppure conto che spara delle cose allucinanti. Attenzione, non la giustifico dicendo che non si rende conto. Lei quando vuole colpire ti tira delle bombe allucinanti e probabilmente, credendo di difendersi, sarà pure soddisfatta di aver tirato delle bombe allucinanti. Solo che sono cambiata io rispetto a quando me le beccavo in un certo modo, le davo corda, e mi sentivo totalmente responsabile di ogni conflitto tra noi, pure quando era lei a cominciare.
anche a me è capitato in tanti anni di tirare delle bombe alle lei. Perché quando partiva onestamente a volte io non ne potevo più. Allora quando io tiravo una bombetta però lei andava in crisi totale. Io l’avevo ferita. Io ero un mostro insensibile. Lei aveva solo detto. Lei aveva solo detto la verità. Io invece avevo voluto ferirla. Io avevo cercato di toccarla in un punto debole.
Mia madre è una che se io le dico che mi è successa una cosa tremenda mi dice: non piangerti addosso! anche se non lo sto facendo.
Però lei è capace di dirti (ma sta solo dicendo la verità) che io siccome a 11 anni e mezzo ho fatto una cosa è la prova provata che io sono fatta in un certo modo. e parla di una cagata di 26 anni fa come fosse un cataclisma nucleare. Anni fa ho rifiutato un lavoro che lei voleva accettassi ed è andata avanti anni dicendomi, seria, che questa cosa aveva sconvolto la mia famiglia, che tutti erano delusi profondamente. Mia madre ha un senso del tragico devastante per quanto riguarda me, però a me per me stessa è incapace di concedermelo. Per anni ho cercato di dirle tutto questo, ma lei aveva sempre ragione. Anzi, se avevo ragione io era peggio. Alzava il volume della tv, e scappava per la casa come se lei fosse la vittima. Anche se io stavo parlando con calma. Ti ripeto, sarebbe lungo da spiegare. Però un giorno ho cominciato a osservare i suoi meccanismi diversamente. A capire perché lei ne aveva bisogno. A capire quali sono le cose che lei non riesce a vedere quando si comporta in un certo modo. Allora adesso capita questo: capita che lei mi dice una cosa brutta o manca in qualcosa e io non entro nel meccanismo con lei. Non cerco la sua approvazione, non cerco di dimostrarle che ho ragione. Allora lei (che non sa chiedere scusa direttamente) lo fa a modo suo. E io capisco che anche se lei non lo ammetterà mai si è resa conto.
ragazzi, ci ho riprovato ed ho fallito miseramente…ke delusione!
è tanto che non arrivo sul forum nma eccomi di nuovo,, con imiei sonniferi vicino prionti all’uso . ho letto in pare la storia di elena (se non ho capito male) e,come madre di femmina mi sono sentita morire. la mia dolce mamma mi ha cresciuto a pappa e umulizioni fino a trent’anni, quando dopo la prima separazione dal mio ex ha commentanto che infondo da una come me,cosi fallimatare, era inevitabile che il marito sfuggisse e così di bene in meglio, c’è sempre stato qualcuno più bravo e migliore di me da confrontarmi : risultato sbalgli continui solitudine anoressia più volte e gran senso di frustrazione poi,è arrivata lei il mio piccolo (ora grande) dono mia filgia e con lei mi sono trasformata ho esattamente fatto il contarrio di quello che avevano fatto a me sono stata sempre dala sua parte ho vegliatosu di lei ed è una donna solida che lotta che non ha paura di esprimersi anche fra la gente credo che nella vita riuscirà ed è la mia unica vittoria. ho sepmre voglia di morire ma sai io iora sono grande e le batoste faccio sempre più fatica a reggerle devo ricostruirmi una vita con un’pò di bagalgio dietro ma, se posso dire la mia :pensa e agisci al contrario di quello che mammina declama, non sarà facile ma tenta x te stessa e scusa questo sfogo
è la prima volta che scrivo su questo forum. Come tanti che scrivono qui ho pensato al suicidio , avere un padre “innamorato” dell’acool e non dei propri figli, aggressivo, che manda a rotoli la famiglia non è semplice. e spesso mi son sentita dire “reagisci”…ma se il mio “motore” per reagire si è spento cosa fare? penso solo che in questa situazione ho paura di me stessa, perchè durante uno dei momenti della giornata sì, potrei farmi del male
Ciao Ceciliaeffe, sarebbe così facile rispondere “bè, se il motore si è spento prova a riavviare”.
Ma quando si è stanchi, provati, scoppiati l’allungare la mano verso il cruscotto è il gesto più difficile da compiere.
Qualcuno, qui e altrove, potrebbe scrivere decine di post sul “come riavviare il motore in due-dieci-cento-mille-centomila mosse” (a seconda dei casi).
Altri potrebbero scrivere altrettanti post sulla totale inutilità di riavviare un motore destinato a spegnersi di continuo come se la vita non fosse altro che un gioco beffardo e sadico.
E’ difficile sia riavviare un motore che dare una mano nel farlo.
Difficile perchè, ciascuno di noi, ha una propria indole, un proprio carattere, un proprio bagaglio di traumi e gioie che lo rendono unico e, come tale, incompleto (come esempio da seguire intendo).
Ma, forse, è ancora più difficile comprendere se si ha veramente voglia di compiere quel gesto, di fare quello sforzo.
Se si ha voglia di ripartire, se si nutre una qualche speranza, se si ha un qualche sogno da difendere in attesa di realizzarlo.
Il motore si è spento, ok….
Ma tu Ceciliaeffe, vuoi provare a riaccenderlo per ripartire, per spostarti più in là rispetto alla tua pozza di dolore o di disagio oppure stai cercando di trovare la forza, l’energia, il coraggio di scendere dall’auto, di spingerla in prossimità di un burrone, di risaltarci dentro alla velocità di un fulmine per poi precipitare nel baratro?
Sei speranzosa o vedi tutto, comunque, nero.
Oppure sei realista? E sei realista….che tipo di realista sei?
Realista di stampo: la vita fa necessariamente schifo e il destino non può che riservare disastri, calamità, lutti, tragedie.
O realista nel senso di avere una visione razionale, equilibrata del passato e del presente e solo ipotesi per il futuro?
In fondo cosa sappiamo del futuro?
Nulla!
Non sappiamo se prima di questa notte un autobus ci asfalterà mandando a quel paese i nostri progetti di vita o di morte, non sappiamo se domani-dopodomani-tra tre giorni saremo felici, infelici, tristi, contenti, soli, in compagnia, morti di fame, straricchi per carriera o colpo di culo, disoccupati, occupati, malati terminali, sani come pesci.
Eppure, a volte, è più facile azzardare certezze sul futuro che sul passato e sul presente.
Sembra ridicolo, assurdo….ma è così. Non credo che questo atteggiamento si possa definire “realista”. Credo sia più appropriato parlare di “arrendersi, gettare le armi, buttare la spugna”.
Rimettere in moto come riuscire a:
– non farci terrorizzare al punto di rifiutare da un qualcosa (il futuro) di cui non sappiamo nulla a meno che non ci si ostini a vederlo come la proiezione delle sole cose brutte capitate nell’esistenza?
-non farci condizionare da un qualcosa (passato e, in certi casi, presente) che non è detto si debbano ripresentare di continuo come una peperonata inghiottita di corsa a meno dieci gradi.
Rimettere in moto per sopravvivere finchè morte naturale non intervenga a dare sollievo.
Rimettere in moto per avere la soddisfazione di essere ben consci e consapevoli nel momento in cui ci si autoeliminerà.
…..Etc etc etc.
Cara Ceciliaeffe, probabilmente è inutile domandarti “come stai’?” perchè il tuo post parla da sè e contiene la risposta. Forse è più utile domandarti “come vorresti stare? ” e, probabilmente, sarebbe ancora più utile che tu lo domandassi a te stessa prima di fare qualsiasi scelta.
Nel bene o nel male.
Credo che tutto parta da lì.
Da quel domandarsi se si vuole vivere, sopravvivere, morire o morire lentamente.
E dal darsi una risposta sincera.
Altrimenti qualsiasi terapia, qualsiasi farmaco, qualsiasi “consiglio”, qualsiasi rimedio naturale non porterà a nessun risultato.
Ciao Eme, ti ringrazio per quello che hai scritto; anche una semplice risposta su un forum delle volte può servire a capire qualcosa in più sulla valanga che mi intrappola.
in particolare mi ha scosso sentirmi chiedere come vorrei stare,perchè tutti mi chiedono solo come stai…onostamente è un “domandone”: ovviamente bene(ma forse non è così ovvio), però delle volte spero che arrivi la fatina con la bacchetta magica a risolvere il mio problema e sfilarmi via da questa trappola. So bene che non è un pensiero affatto realista. Ora, onestamente vado avanti per forza d’inerzia ma vorrei cambiare, però c’è sempre quella paura di quella parte di me superdebole che spesso prende il sopravvento e mi fa sentire una fallita(aggettivo usato da mio padre tra l’altro), a mio avviso,è proprio quella a potermi spingere a fare qualcosa di cui mi pentirei.Finchè me la prendo con il servizio di piatti poco male, ma non vorrei trovarmi ad essere io uno di quei piatti rotti.
Oggi, a quest’ora, ho la voglia di ribellarmi a tutto questo, perchè quando mi guardo alla specchio vedo il mio viso consumato dai problemi, perso di tutta la sua vitalità, e alla mia età non è giusto, anzi non è giusto a nessun età.
Purtroppo sono un pò pessimista e ho paura che domattina avrò già cambiato idea.
Per i “vecchi “frequentatori del sito come me..tramite facebook ho
rintracciato il buon “vecchio”TANCAMALA.Saluta tutti.
ELENA fuori dai denti sono felice del tuo tentativo fallito
miseramente,e sopratutto il fatto che tu scriva e che quindi ci rendi
partecipi della tua vita vuol dire che di noi ti fidi,e questo e’ un
bene.Spero che torni ancora a trovarci,e magari scrivere qualche cosa
in piu’noi siamo qui,ti aspettiamo..
CeciliaEffe,abbiamo qualcosa che ci accomuna..un padre innamorato
della bottiglia e non della famiglia…gia’ ho sempre comunque
reagito,a modo mio ma ho sempre reagito,a volte con eccessi,ma non
ostante tutto ho reagito,e ora mi ritrovo qui a scrivere e per un
breve periodo a rivivere il mio ormai remoto passato.Ti abbraccio e
abbraccio tutti quelli del sito.EME mi sei sparita dalle amicizie di
FACEBOOK???come mai??? un saluto DAGO44
Ceciliaeffe: ciao 🙂
@Purtroppo sono un pò pessimista e ho paura che domattina avrò già cambiato idea.
Mi domando se alle volte quello che le persone troppo abituate alla tensione, alla costante difesa e anche al fatto che all’improvviso può scattare una violenza (anche verbale) chiamano pessimismo non si chiami, molto più semplicemente, paura/tensione appresa.
Dalla paura appresa per fortuna si può guarire.
Però mi sembra anche naturale che una persona abituata a dover adattarsi a vivere in una situazione altamente sismica (per la violenza, anche ambientale, per l’impatto emotivo che ha vedere/sentire – emotivamente – un’altra persona molto vicina distruggersi) interiorizzi il fatto di tenere sotto il letto una valigia. Lo dico metaforicamente, ma a volte non è neppure molto metaforico. Cioè la valigia sotto il letto devi averla davvero, dormire con un occhio mezzo aperto, e hai paura di fare progetti perché non sai mai cosa potrebbe succedere domani, se le tue energie dovranno servire a risolvere/contenere/nascondere/proteggerti/proteggere.
In realtà di solito coloro che reggono situazioni simili il più delle volte sono dei veri guerrieri e anche degli imprenditori delle proprie energie eccezionali. Sono persone abituate a reggere situazioni emotive/fisiche dalle temperature altissime. Certo hanno la frustrazione che gli piacerebbe non sapere cosa significa, rispetto a chi non ha idea di cosa significa stare vicino al fuoco e trovare una strategia per non buciarsi, girare bruciacchiati, e con la paura di poter un giorno scatenare a propria volta un incendio invece di riuscire ad essere dei pompieri. dico, mi si passi la parola, imprenditori di energie eccezionali perché spesso con le energie al minimo – anche per tutto quello che se ne va in difesa – riescono comunque a dire: con questo pugnetto di riso di energie faccio questo, con quest’altro piccolo pugnetto faccio quest’altro, mi restano due chicchi per… ogni giorno, chi sta in trincea perché i problemi sono molto vicini e privati, anche senza rendersene conto, ben più di chi si sveglia la mattina più rilassato, lavora come un’azienda interna a ciclo continuo. In cui anche la banalità non è banalità. Così questi guerrieri forgiati nell’acciaio sono stanchi, molto stanchi. frustrati, molto frustrati (grazie al caz, non vanno mai in ferie). Solo delusi.
e paradossalmente, mentre stanno mettendo a frutto spesso, ogni due secondi, delle risorse eccezionali, dubitano delle proprie risorse.
Ci sono persone, ed è bene dirlo, costrette a riflettere e ragionare anche sulle azioni più elementari. Può essere difficile spiegarlo a chi non lo sa, ma chi lo sa penso non abbia bisogno di grandi spiegazioni.
Chi ha provato cosa sia la molestia psicologica o situazioni limite lo sa molto bene.
Che sia per il fatto di essere giudicato anche nelle banalità, per essere stato oggetto dell’aggressività altrui indirizzata alla cazz, il fatto di dover tirare fuori un avvocato dal taschino nelle situazioni più banali, per, difronte ad un’accusa senza senso che arriva magari mentre stai mangiando il brodo, dover passare attraverso un tribunale interno per ottenere la propria assoluzione.
Mentre magari un sacco di gente quando mangia il brodo può pensare a che sapore ha il brodo. C’è gente che quando sta tornando verso casa si domanda: che situazione troverò? ad un punto tale che praticamente ha interiorizzato una sensazione come: “ma ci sarà ancora la casa quando torno?”.
Allora, per questo, io dico che forse non si chiama pessimismo, anche se lo diventa. Anche se, molto spesso, in realtà a far reggere tutto questo è in realtà un ottimismo, e molto pratico e concreto. Perché è facile essere ottimisti quando va tutto bene, ma trovare le forze quando va tutto storto, beh, significa che il tuo buono interiore lo sperimenti sul campo, e ogni due secondi e mezzo.
Ma penso che le persone che vivono in trincea possano avere paura di sperare, a volte. di fare delle cose, per il timore che vengano disfate quando stai solo mettendo le prime basi… vorresti, ma poi se arriva una mano gigante che ti spiaccica tutto?
Allora sarei in grado di reggere il dispiacere?
E se mi rilasso e poi arriva il babau? E inconsciamente temono che, se lo fai, poi arriva il babau che sbuca da dietro l’angolo, ti prende per il coppino e ti dice: ehi, ma tu, dove credevi di andare? ti trascina e ti riporta nella gabbia.
Anche perché quando sei stanco dubiti anche delle risorse che hai.
Però vedi, Ceciliaeffe, la cosa bella sai qual è? che la bacchetta magica ce l’hai tu. magari non per cambiare tutto in un istante, ma per fare qualcosa di buono per te, dentro e fuori.
e questo mi sembra meglio che aver bisogno di una fatina che, da fuori, potrebbe arrivare ma anche sbagliare indirizzo.