Il suicidio
di
beppino
Riferimento alla lettera:
Buongiorno, anche io penso che il suicidio sia una cosa buona, in un certo senso. Da tre anni, ci sto pensando, e ho già fatto quattro tentativi. Per me, la morte rassomiglia a un riposo, perché come lo dice un autore francese, "vivere, è soffrire". Io di fronte alle difficoltà...
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quelle parole ascoltate, e rimaste impresse nel cervello perché nel cuore, quella sensazione di abbandono, quella promessa a cui avevano creduto e non è stata mantenuta, quel momento in cui tutto era stato bello ma poi…, quei sensi di colpa ed inadeguatezza nati allora e mai tolti di dosso ecc ecc…
No, no, non sto facendo un discorso da psicanalisi, ma quello che dico è che ciascuno ha la sua storia di sensibilità, più o meno ferita, e di come, dentro di sè, Tracy, può aver cercato, nel corso della vita, di tamponare una sensazione di sofferenza o disagio, anche senza rendersene assolutamente conto.
TRACY, esistono molte cose che impediscono di “vivere in modo piu naturale assieme agli altri”. E una di queste, forse ti sembrerà paradossale, ma secondo me, almeno, è così, è il fatto di chiamare gli altri ESSI, LORO, come fai tu. Di non sentirsi parte di un tutto, ma di pensare che ci siano persone che stanno da una parte e sono fatte in un certo modo, e altre che sono fatte in un altro.
La verità è che ogni persona è unica, è vero, e abbiamo abitudini, opinioni, caratteri, idee diverse. Unico è il percorso di una persona, i suoi ricordi, le sue lacerazioni, domande, risposte, i suoi problemi e le sue soluzioni, ma ciascuno di noi può vivere momenti in cui si sente in equilibrio armonico con se stesso e gli altri e altri in cui si sente in parte o in completa disarmonia con se stesso e il circostante, e momenti in cui il tentativo di trovare quell’armonia passa attraverso cose che in realtà allontanano, inconsapevolmente, da quell’armonia. Ciò a diversi livelli.
Nel momento in cui, sia pure in buona fede, tu giudichi gli altri come persone “deprimenti”, e mentre ti domandi delle cose, ma non rifletti sul significato delle parole e del loro impatto su gli altri, nel momento in cui non osservi bene dove ti trovi e con chi stai parlando entrando in una stanza, sia pure quella del forum, come hai fatto alcuni post più su, vieni percepita tu come una persona che “non vive in maniera piu naturale assieme agli altri”.
Vivere in maniera più naturale assieme agli altri non significa soltanto non usare sostanze o non andare a giocare al casinò (seppure credo di capire il senso della tua domanda) ma anche cercare di “sintonizzarsi” tra sè e con gli altri in maniera armonica attraverso l’intelligenza emotiva, vedendo davvero gli altri oltre alle proprie domande e le proprie considerazioni e certezze. Non dico sia facile, ma credo di averti in parte risposto.
Quando la vita ci appare priva di senso, e non siamo capaci di sopportarne l’insensatezza, è abbastanza naturale che si pensi seriamente di farla finita.
Per i predicatori è facile. Loro hanno riposto il senso della Vita in qualcosa che sta al di fuori della Vita stessa. Hanno messo a tacere la loro ragione, non si pongono più nessun dubbio e credono fermamente (starei per dire ciecamente) in un Dio trascendente. Ma per noi che brancoliamo nel buio, che non abbiamo nessuna certezza, che non siamo stati toccati dalla luce divina, la questione assume un aspetto completamente diverso.
A Buck, a Stefano614 e a tutti gli altri utenti che partecipano al forum, vorrei proporre un piccolo spunto di riflessione.
Il nichilismo, contrariamente a quanto si pensa, non ci conduce necessariamente alla disperazione. Il nichilismo può rappresentare la via d’accesso a un’esistenza autentica e veramente libera. Quando rinunciamo a porre il senso della vita in un Dio trascendente, in un mondo ultraterreno, in qualche ideologia politica o religiosa, ci resta ancora la possibilità di amare … Non ha importanza che l’oggetto del nostro Amore sia un essere umano, un animale o una pianta … non ha importanza che si tratti della musica, della poesia o della pittura … non ha importanza che si tratti di una donna, di un quadro o di una sinfonia di Beethoven. Quello che conta è la nostra capacità di amare. Soltanto amando possiamo dare alla nostra vita un significato autentico; soltanto amando possiamo sentirci veramente vivi … Chi si sente completamente spento, chi non riesce più a trovare nessuno stimolo, sta vivendo una fase critica in cui la sua capacità di amare è fortemente compromessa. Prima di arrendersi dovrebbe essere assolutamente certo che non si tratti di una fase transitoria. Una passione, una passione qualsiasi, è sufficiente per restituire a chiunque la voglia di vivere e di lottare.
In effetti la mia precisazione (parlando di adulti) è stata una sorta di provocazione.
O meglio: la risposta scema ad una provocazione scema.
Spesso, nella capoccia dei giovani, il mondo degli adulti appare come un gabbione piazzato dentro uno zoo in cui i rimba saltano da un ramo all’altro grattandosi la testa ed emettendo suoni gutturali. O come un esercito di materialisti incattiviti e viziosi dediti all’accapparramento di beni e alla distruzione del prossimo. Come se loro, i giovani, fossero angioletti pieni di buone intenzioni portatori di Verità. Come se loro non si ammazzassero di botte nei cessi della scuola filmando tutto e pubblicando i video su youtube, non si farcissero di robaccia, non si sballassero in discoteca fino all’alba per poi scorrazzare ai 200 all’ora alla ricerca del primo bar aperto….
Non tutti sono cosi? LO SO! Ma neppure gli adulti formano una massa indistinta.
E poi c’è l’innegabile realtà dell’età anagrafica e dell’età che “ci si sente”!
Non sono mai riuscita ad attribuirmi un’età.
Per alcuni aspetti sono rimasta una bambina, per altri sono proprio del 1972, per altri ancora dovrei essere già morta e sepolta da un pò se avessi gli anni che mi sento di avere.
E’ così difficile parlare l’uno con l’altro senza dover mettere avanti la propria carta di identità e modulare le frasi e le estrnazioni in base all’età dichiarata?
Una persona parla ad un’altra. Stop! Chissenefrega se ha 15-30-40-50-100 anni.
I miei problemi di oggi sono gli stessi, identici problemi irrisolti di 30 anni fa.
Si sono semplicemente adeguati al corso degli eventi.
E le mie fonti di felicità sono la realizzazione di sogni già nati nell’infanzia e cresciuti con me.
C’è il bambino con un dito perennemente infilato in bocca e l’adulto che fuma come un dannato.
C’è il bambino che si fa fregare la merendina e l’adulto che è incapace di farsi valere sul lavoro. C’è il ragazzino che viene fatto a frattaglie dai bulli e l’adulto che incappa in una società a delinquere. C’è l’adolescente che cerca affannosamente un motivo per vivere e l’adulto che getta la spugna perchè quel motivo non l’ha mai trovato e pensa di non avere più tempo, più occasioni.
Insomma…ci sono migliaia di motivi per non usare quel fastidiosissimo VOI-NOI. Per confrontarsi, per non puntare il dito con sdegno verso chi, ieri, forse era come te e….chi lo sa….magari rispecchia il te stesso che sarai domani
Book, mi piace il tuo nik e, per come sento, ti si addice. In effetti la tua vita sembra un libro, eppure tutti i libri sono stati vissuti di persona da chi li ha scritti. C’è chi li ha vissuti con le azioni, come te, e chi li ha vissuti mentalmente. Ma in qualche modo li ha vissuti, altrimenti non li avrebbe saputi scrivere. Tu sei un uomo d’azione, un medico, uno che ha comunque aiutato gli altri, sempre che la tua vera intenzione fosse quella. Io credo di si, visto che ora doni uno strumento a qualcuno che può farci qualcosa di buono. Tanti se lo terrebbero per sè comunque, ma non tu e mi sembra un gesto molto importante. Questo per me è già amare. Dici di aver cercato sempre tante avvventure per vedere se ce la facevi, se reggevi. Secondo me anche questa che stai vivendo ha lo stesso scopo. Questa è la più difficile. Saresti potuto morire in altri modi, in mezzo al deserto, su di un ghiacciaio, oppure potevi restare danneggiato fisicamente, come ti è successo a causa di uno stupido incidente. Sarebbe stato diverso se a toglierti la mobilità fisica fosse stato altro? la caduta in un crepaccio, un paracadute che si apriva male (e forse, in tal caso saresti morto) o altro? non è che, infondo, hai sempre cercato l’estremo, accettando le possibili conseguenze? e ora che l’estremo è arrivato, non sei curioso di sapere se lo reggi? Per me non serve essere Ambrogio Fogar, si può anche diventarlo. Ce ne sono tanti di Ambrogio Fogar, anche se sconosciuti. Li incontro di tanto in tanto e mi stupiscono sempre per la loro tenacia, la loro voglia di scoprire sempre e comunque. Posso solo ascoltarli ed imparare quello che hanno da insegnarmi. Del resto la vita è scoperta, conoscenza, libertà di agire che possiamo scegliere di mettere in pratica o meno. Dici di essere rimasto chiuso in te stesso per paura di rivelarti, ma per cosa? per le tue paure? E chi non ha paura di qualcosa? è umano avere paura! Se non avessimo paura non saremmo neanche spinti a vivere avventure estreme per superarla, non credi? questo oltre al fascino in sè delle avventure. Se tu non avessi avuto paura di lanciarti da un aereo, probabilmente, avresti cercato di andare nello spazio…ci scommetto.
… Fin da quando avevi 11 anni non volevi morire “così”. Non so come sia morta tua nonna di preciso, ma in genere s’intende soffrendo. Mi viene spontaneo chiedermi perchè, a distanza di molti anni, ti trovi a vivere proprio quella cosa di cui avevi così paura. Morire “così”. Allora dicevi che era meglio il suicidio, ora lo dici ancora. Se non trovi la ragione per continuare vuol dire che non c’è? Oppure vuol dire che non riesci a vederla, perchè continui a guardare nella stessa direzione in cui hai sempre guardato? Per me nella tua solitudine potresti e dovresti riflettere bene su questo. Anche se hai bruciato tutti i tuoi scritti di viaggio quelle esperienze restano tue, non è un foglio scritto che fa la differenza. La differenza la fai tu, perchè sei un medico e un ricercatore per natura.
Temo di non riuscire a spiegarmi: la parola nichilismo si adatta ad un sacco di situazioni.Sono nichilista? Boh , semplicemente ( oltre ad essere agnostico) non amo nessuno .In realtà mi riesce meglio odiare od ignorare (ricordatevi , comunque , che , ahime’ , è l’odio , non l’amore , che fa la Storia)
Ho visto morire mia nonna in un mare di lento dolore , quella si chiama agonia: bene , sin da allora avevo chiaro che è meglio una fine spaventosa che uno spavento senza fine.
Che mi potesse capitare un incidente in montagna , in foresta … non ci ho mai pensato. Sono anche uno sciagurato.
Ma ora ce l’ho ben presente , il rischio. pago le conseguenze di una cosa stupida.
non vedo vie di uscita semplicemente perchè non ce ne sono !.
fisiatri , fisioterapisti .. sono in questo d’accordo . …vivrò da sciancato. E io non ne posso più.) ma il coraggio del gesto estremo non ce l’ho !)
Più semplice di cosi’.
Sono solo perchè lo voglio e perchè nessuno mi può aiutare coi fatti. ( tanti anni fa , avevo ancora la morosa , come si diceva allora , mi profetizzo’: creperai da solo. Beh , aveva indovinato)
Il resto , le parole… non contano :mille parole ( in realtà i cinesi dicono minacce) non schiacciano una mosca.
Scusatemi , ma sono molto stanco , il dolore non da tregua , e la solitudine , anche se accuratamente cercata , non è facile da gestire.
A proposito , Buck , come molti di voi sapranno , deriva da JacK London ( ho visto la sua capanna nello Yukon , ben 2 volte).
London , Chatwin,… sono stati i miei maestri di pensiero e di vita.
Guarda un po’ come vado a finire!
EME: @In effetti la mia precisazione (parlando di adulti) è stata una sorta di provocazione.
Sì, penso che ne avevo colto il senso.
E concordo con: @una persona parla ad un’altra. Stop! Chissenefrega se ha 15-30-40-50-100 anni.
Il senso del mio post era anche questo.
@E’ così difficile parlare l’uno con l’altro senza dover mettere avanti la propria carta di identità e modulare le frasi e le estrnazioni in base all’età dichiarata?
Non so se sia difficile, ma la verità è che molto spesso l’età diventa un qualcosa che si mette davanti ai problemi. E’ colpa dell’età se mi sento così… in realtà quasi mai è totalmente vero.
sento spesso frasi come: ormai hai/ormai abbiamo… (indifferente se sia 20, 30, 40, 120).
E’ chiaro che l’età porta per esempio una serie di responsabilità diverse (ma ci sono persone che, come dicevo, in tenera età ne hanno portate più di qualcuno a 50anni, e appena a 50anni, paradossalmente, riescono finamente a concedersi di essere giovani… dove con giovani non intendo il fatto di andare in giro vestiti come dei teenagers – a parte che se ti senti a tuo agio vestiti come ti pare, per come la vedo io – ma a livello di libertà interiore, di energie, di desideri, di una serie di paletti che cadono all’interno, paletti che a volte ti possono far sentire la pesantezza della vita e limitato già quando sei bambino).
Bisogna anche saper accettare i cambiamenti e non rincorrere l’eterna giovinezza (lo so, dico banalità) però è pure vero che a volte il concetto età può fregarci più del nostro reale stato di salute o che. Ci può deprimere e farci sentire più vecchi di quello che siamo.
Certo, ci si mette anche il fatto che ci sono dei limiti d’età messi per fare delle cose, ma molte cose non hanno un limite, e siamo noi a limitarci.
Io ho mal di schiena non perché ho 37 anni ma perché ho fatto un incidente. anzi 3. Il primo a 23. A 23 avevo già dei problemi con la cervicale, che un giorno prima mi erano completamente ignoti.
Ora, quando ho mal di schiena, sento cori di: è l’età.
E’ l’età un paio di palle (scusate il francesismo).
Non so come stiano i miei coetanei che non hanno mai avuto dei traumi lombari e cervicali e altre cose alla schiena, e quindi non so come starei io a 37 anni se non avessi avuto tre incidenti, non gravi, ma neppure quelli famosi per cui alcuni un tempo facevano finta di aver subito un trauma per pigliare i soldi. Abbastanza gravi da darmi tutta una serie di disturbi che il giorno prima non sapevo cosa fossero.
La verità è anche che molto spesso da giovani si fa sport (fosse pure l’ora di ginnastica a scuola) e poi andando avanti con il tempo, per una serie di ragioni, nella maggior parte dei casi se ne fa sempre di meno. Che si somatizza in maniera diversa. E che molto spesso non si ascolta quello che il fisico ci dice. Io anni fa per un mese ho avuto un’emicrania costante con fotosensibilità. Età una cippa. Iperlavoro, stress, occhiali sbagliati, cervicale a bomba. E forse mi amavo meno in quel periodo, altrimenti me ne sarei accorta prima che tiravo il motore. Se non mi fossi fermata e fossi andata a vedere le cause e qualcuno non fosse stato in grado di trovarle? se fosse stato meno eclatante forse avrei fatto finta di niente, e sarei andata avanti come un treno, fino ad un crollo peggiore. Invece per un mese, a parte il mal di testa, vedevo il mondo a strisce e giravo con gli occhiali da sole anche la sera. Concentrazione impossibile. Non è divertente. Io ci anche scherzavo su, per sedare la mia paura e per carattere, ma pensavo, dopo un certo numero di giorni, che sta cosa sarebbe durata per sempre. Stavo iniziando a deprimermi davvero. Tra le altre cose capitò che ero andata già a fare una visita oculistica, niente di fatto. Al centro emicranie mi avevano detto che probabilmente avrei dovuto convivere con l’emicrania per sempre. E mi avevano dato un farmaco che sugli altri funzionava e su di me effetto paradosso. Ero al tel con una mia amica e la sua amica le mandò un sms per dirle che saltava l’oculista, se voleva lei l’appuntamento… lo presi io. Non navigavo nell’oro, e tutti mi dicevano: ma se ti ha visto un oculista ieri, che vuoi che ti dica di più? Invece mi ha detto di più e insieme ad altri accorgimenti, erano tante cose che facevano il problema, l’ho risolto, allora. Buck, per quanto mi riguarda non è l’odio, nè l’indifferenza a fare storia, che ne dicano i libri di storia. Non ho mai scalato montagne fisicamente, se si esclude una giovane “carriera” nello sport che ho interrotto per fare altro. Le mie le ho scalate usando i miei talenti di testa e “panza” Quindi qdo testa e creatività zoppicano io sono sciancata. Quando zoppicavo fisicamente e mi zoppicava pure la testa era allucinante per me. Io sono testarda: se sono testarda “pro” scalo montagne, se lo sono “contro” cavoli amari. E ogni volta che l’ho fatto contro, usandomi contro i limiti, mi sono sentita vecchia, a qualsiasi età, come giovane a qualsiasi età quando sono testarda pro.
@ Buck:
Parlando di nichilismo mi riferivo al commento di Stefano614, che aveva usato questa parola in un contesto ben preciso.
Volevo offrirti un piccolo aiuto e l’ho fatto nell’unico modo in cui ne sono capace. A questo mondo ci sono gli uomini d’azione e ci sono i contemplativi. Non tutti siamo nati per scalare le montagne. Se tutto quello che scrivo ti sembra cervellotico, o astruso, o incomprensibile, basta semplicemente che non tu mi legga.
Non so se tu sia “anaffettivo”, e non so neppure se tu sia cosi’ cattivo come ti dipingi. Sicuramente hai dei grossi problemi di empatia; altrimenti avresti compreso subito che mi eri simpatico e che volevo sinceramente darti una mano.
Ogni tanto mi viene in mente Luigi Pirandello. Lo accusavano di essere troppo cerebrale; eppure le sue opere sono piene di umanità e affrontano di petto i grandi problemi dell’esistenza, primo fra tutti l’incomunicabilità fra gli uomini … vabbé; fermiamoci qui; sennò mi accuserai di divagare.
@ Buck(2):
“E’ l’odio; non l’ amore, che fa la storia …”. Probabimente hai ragione. L’invidia, il rancore, il desiderio di vendetta sono le molle preponderanti dell’agire umano. Nessuno di noi ne è immune ; anzi; seppur in misura diversa, tutti siamo trascinati e soggiogati da queste forze potentissime. Temo però che ti sia sfuggito un piccolo particolare. L’odio, con tutta la sua forza bestiale, non è capace di dare un senso alla nostra esistenza; l’Amore, invece, ci riesce. L’odio, con tutta la sua violenza accecante, non è in grado di sopperire al nostro senso di vuoto; l’Amore, invece, ci riesce. E’ un dato di fatto empirico, incontestabile, testimoniato da milioni di persone che hanno consacrato la propria vita all’arte e alla scienza, o che, molto più semplicemente, si sono innamorate.
Vorrei riportare alcune riflessioni da me fatte sul tema del suicidio; forse un giorno (credo non molto lontano) parte di queste riflessioni le scriverò in una lettera che lascerò alle persone che mi vogliono bene. Molte persone come motivazioni per convincermi che è sbagliato suicidarsi usano dirmi:suicidarsi è da egoisti perchè non si pensa alla sofferenza delle persone che ti vogliono bene; suicidarsi è da vigliacchi, perchè ci sono persone che stanno peggio di te eppure loro continuano a lottare per vivere; suicidarsi è sbagliato, perchè dio ti ha donato la vita ed è un peccato non accettare il suo dono. Proverò a rispondere a tutte queste opinioni. Le motivazioni nelle quali compare la parola egoismo; io penso che tutti noi siamo un po’ egoisti,inoltre ammetto che diverse volte ho riflettuto riguardo alla sofferenza che un gesto simile può provocare nei confronti delle persone che ti vogliono bene, forse perchè pure io ho sofferto la scomparsa di un amico che si è suicidato, e penso di capire cosa si prova, tuttavia sono pure convinto che a volte bisogna fare delle scelte, e non sempre le scelte che noi facciamo sono indolore, a volte certe nostre scelte possono provocare sofferenza nelle persone che ci circondano, gli amici o i parenti molto probabilmente non condivideranno la mia scelta, tuttavia un giorno dovranno accettarla, come una mia decisione, decisione assolutamente non frutto di un momento, ma di una lunga riflessione con me stesso; credo inoltre che sia più egoista una persona che ti preferisce vedere vivo, nonostante quando sei da solo la tua vita è un incubo, per il suo personalissimo interesse di non sentirsi in colpa, preciso non è mia intenzione che nessuno si senta in colpa di nulla, ma non voglio e non posso vivere per gli altri, ritengo che questa non sia più una motivazione sufficiente per continuare a vivere. Riguardo alle persone che stanno peggio di me ammetto che sono persone sicuramente più forti di me, e probabilmente io sono un vigliacco che non è capace di vivere, spero che tutte le persone che si trovino a lottare per sopravvivere, non si offendano per la mia scelta. Riguardo all’ultima affermazione dico che purtroppo non credo di credere in Dio, almeno non credo di credere nel dio cattolico, credo nella natura, credo che la vita si genera dalla morte e la morte dalla vita, inoltre non trovo così innaturale l’idea di suicidarsi, trovo anzi molto più innaturale chi continua a distruggere il nostro pianeta.
La domanda che a questo punto un lettore mi potrebbe porre è “Perchè vuoi suicidarti?” Alcuni lettori potrebbero pensare che sia triste, privo di sogni e privo di amici. Non credo che nulla di ciò sia vero. Per fortuna credo di avere diversi amici che penso mi vogliano bene, come io inoltre voglio bene a loro, ho una famiglia che mi vuole bene, e sopratutto ha sempre creduto in me e mi ha dato sempre un grande sostegno per realizzarmi nella vita, e ora come ora non mi sento più triste, si è vero lo sono stato, ho passato terribili momenti di depressione, nei quali in più occasioni ho tentato il suicidio, ho fatto tre anni di terapia con una psicoterapeuta, ma adesso non credo di essere triste.
Il motivo forse è molto semplice, e allo stesso tempo molto complesso. Io penso di non essere capace a vivere. Può sembrare una affermazione sciocca e banale, tuttavia gran parte delle mie riflessioni si basano su questa frase. Io quando ero piccolo, di fronte a una realtà fatta di sofferenza (a causa di tante ragioni) ho creato un mondo immaginario, un mondo fantastico, ogni episodio che succedeva nella realtà, appena mi trovavo da solo lo trasferivo in questa dimensione immaginaria, dove era presente un altro me. Con il passare degli anni per fortuna la mia situazione con gli altri è migliorata, tuttavia sentivo sempre la necessità di rifugiarmi in questo mondo fantastico. Le mie crisi erano dovute al fatto di non essere in grado a volte di separare la realtà dal mio mondo immaginario (chiarisco che quando sono con gli altri continuo a sentirmi me stesso e non un me immaginario);ho provato a cancellare il mio mondo fantastico, ad esempio usavo spegnermi sigarette nelle caviglie quando entravo nel mio mondo fantastico, ma tali tentativi si sono rilevati inefficaci, così ho iniziato a prendere seriamente in considerazione l’idea di suicidarmi. Ora alcune cose sono cambiate altre no; ora l’idea del suicidio è un progetto.Penso infatti che noi siamo padroni del tempo, siamo noi che decidiamo in che senso scorre il tempo, “il tempo scorre dall’inverno verso l’estate o dall’estate verso l’inverno?”, siamo noi che lo decidiamo, siamo noi che decidiamo in che senso si muovono le lancette di un orologio, siamo noi il tempo, l’orologio è il battito del nostro cuore,solo noi possiamo decidere di fermarlo e girare le lancette all’indietro. Potrà sembrarvi pura follia, eppure è il sogno che continuo a fare!
LEO: il discorso basilare non credo sia che suicidarsi è sbagliato, ma che se ti suicidi crepi. Banale, ma vero.
Intendo dire che al di là di ogni considerazione che giustamente si può fare attorno al tema, una persona che pensa di uccidersi lo fa perché è in uno stato di forte sofferenza, questo è indubbio, ma spesso, credo, ci pensa non perché vuole morire, ma perché in quel momento non ce la fa a vivere. Ama la vita, non la morte, ma non riesce a stare nella vita.
Il discorso è che il problema però è il suo stato di malessere, non la vita. E quello stato di malessere, seppure acutissimo, insopportabile in quel momento, che può essere anche lungo, è così spesso transitorio. Chi può dire se è transitorio? Un’infinità di persone che non sono riuscite a uccidersi, o hanno all’ultimo deciso di non farlo, o hanno cullato quel pensiero a lungo ma non sono arrivate all’agirlo.
Il fatto è che basta avere un attacco di panico per sapere che il tempo, in quel momenti, non esiste. Non esistono 5 minuti dopo, non esiste la salute di quando riprenderai a non iperventilare eccetera. Esiste quel momento. L’angoscia. Poi, quando l’attacco passa, respiri un’altra volta. Ma non riuscivi a concepirlo quando avevi l’attacco.
Così i pensieri di morte coprono il fatto che esistono il tempo e la vita.
Io non giudico chi si uccide, si sono uccisi degli amici e di loro non penso: avevano ragione, giusto così, nè che fossero dei deboli. Penso: non sono riusciti a fare altrimenti.
La loro determinazione è andata in quella direzione e niente purtroppo è riuscito a frapporsi tra loro e quella decisione.
Però so che uno dei due diceva: voglio liberarvi di me perché non voglio che soffriate a causa mia. Il suo è stato un gesto d’amore persino, ma l’ossessione aveva portato a vedere per migliore, liberatorio per gli altri, ciò che non lo era.
Io ero a casa sua il giorno dopo, con i suoi genitori.
La sofferenza di perderlo per loro è stata imparagonabile alla sofferenza di vederlo stare male, ma di avere la speranza, insieme a lui, che quello stato di sofferenza temporaneo potesse finire.
Il discorso non è che solo che uccidendosi si dà un dolore agli altri e che quindi farlo è egoista, perché appunto allora si entra nel discorso per cui se la vita è mia io ne faccio quel che voglio, anche me la tolgo, e non posso vivere per gli altri. Rimane il fatto però che le persone che lasci anche se scriverai in mille modi che l’hai fatto per te soffriranno comunque, perché non è
solo questione di non farsi dei sensi di colpa, ma è una questione di amore. Un amore che altri possono provare per te anche se tu non ti ami. E allora sarebbero loro degli egoisti? Perché hanno deciso di amarti anche se tu non ti ami?
Sarebbero loro egoisti a cercare di nutrire una speranza per te, a fare quello che possono perché il futuro esista anche per te quando tu non riesci più a fare? Ad avere voglia di stare con te, ancora, invece di portarti dei fiori, di ricordarti invece di costruire nuovi momenti con te vivendo?
Non credo. Non è questione di obbligare un altro a vivere. Di avere l’egoismo di voler tenerlo sulla terra a stare male perché non si accetta l’idea che se ne voglia andare. Si dice che le persone se ne fregano se sei depresso. In realtà spesso sono annichilite dal fatto di non sapere che fare. Ciò non significa che vorrebbero che tu (tu generico) ti sparassi un colpo in testa così non ci pensiamo più. Spesso vorrebbero anzi capire come si fa a raggiungerti, lì dove sei finito. Non è un bel posto quello in cui si finisce quando si sta male. Lo so.
A volte pensare agli altri, a non farli soffrire, diventa un’ancora. Diventa un’ancora che quando non saremmo del tutto o per niente disposti a darci ancora del tempo, riesce a darci del tempo.
Un tempo in cui qualcosa di buono può ancora succedere.
Ho un amico che mi dice, senza enfasi, che il solo motivo per cui non si è ucciso a 20 anni, dopo che un incidente gli aveva stroncato la carriera sportiva, era che, ogni sera, quando andava da solo in un determinato posto pensando di buttarsi di sotto, pensava ai suoi genitori, e a sua nonna. Oggi ha 30 anni e non vive affatto male. A volte quando non riusciamo a darci una possibilità dobbiamo passare attraverso gli altri, a cui importerebbe, per riuscire a darcela.
Io nella mia fase peggiore avevo una mia parte in crisi profonda che si incontrava con il fatto che le persone più vicine non capivano la gravità dei miei pensieri e delle mie sensazioni. Ancora oggi non so se non capivano realmente o se era troppo per loro. Ma la mia percezione era: indipendentemente non fanno nulla per tenermi qui, non mi amano abbastanza, ma io stavolta da sola non ce la faccio. E non si può sempre pretendere che io ce la faccia! Questa indifferenza mi ammazza! Ho sputato talmente tanto dolore per questo! Ma alla fine mi sono arresa al fatto che era proprio così, che da me partiva comunque e innanzitutto il fatto di tenermi qui. per darmi una possibilità.
@LUNA……
purtroppo l’amica di cui parlo è stata mia sorella da quando avevamo 10 anni ai nostri 30. poi ha deciso di perdere la testa x un uomo (se cosi’ posso chiamarlo) e di abbandonare marito, figli, famiglia e me, quasi sorella!
allora dopo 3 anni di silenzio mi dice che forse abbiamo sbagliato a non chiarire! cosa dovrei chiarire? Non la tollero piu’ perchè l’ho amata cosi’ tanto che si è portata via con se una gran parte di me! quindi è morta, e nulla mi fara’ cambiare idea.
Per quanto riguarda la gente apparentemente normale (la chiamo cosi’ perchè spesso chi va dallo psichiatra come me e tanti altri….bè sembriamo noi gli anormali…..ecco perchè la loro è una normalita’ apparente…siamo tutti potenziali allegri, depressi, ansiosi, gioiosi, dipende da come ti gira la vita). la mia vita nonostante bei periodi vissuti, è cominciata male sin dall’infanzia ed oggi a 33 anni ancora nulla mi succede degno d’esser raccontato.
Lavoro, si, ma anche io come molti altri ho allontanato tutti. sai, prima di farlo ho provato a conoscerli ma non c’è stato verso. Uno parla di quant’è bello bere, l’altro di quanto fantastica sia la sua auto, la tipa che racconta tutti i trattamenti utili x eliminare la cellulite, in vari che pensano dove andare a divertirsi stasera, domani, c’è una festa qui, una li’ quale sara’ piu’ fi..?
non spreco altre parole. ho fatto terra bruciata attorno a me lasciando solo 2 persone che mi amano tanto e si preoccupano per me ma nonostante cio’ non possono aiutarmi 🙁 in realta’ forse sono io che non voglio essere aiutata….forse la paranoia mi sta avvolgendo e mi son convinta che non saro’ mai felice! non lo sono mai stata, credetemi…..
in ogni caso vivo ogni giorno con superficialita’……..
e che ci posso fa! non ho voglia di far niente…..
grazie x avermi ascoltato, un bacio
e 2 baci a Birillo!!!!!!
@ Marzia
Cara amica,ho letto più volte i tuoi interventi,e per cominciare,ti esprimo la mia umana solidarietà per quelle che sono state le tue sofferenze,le difficoltà che hai attraversate.Non ti dirò “ti capisco”,e non mi interessa questa discussione sul suicidio,mi basta vedere ogni giorno volti segnati da un disgusto del vivere che hanno davvero stretto una laccio al loro collo,o si sono recise le vene dei polsi,o si sono ingurgitate enormi quantità di quelle schifose sostanze,gli psicofarmaci,che avrebbero,paradossalmente,dovuto risvegliare in loro speranza e fiducia per vivere,per continuare ad esistere,ma invece,il loro,era sempre più un ridursi al limite della possibilità di esistere…insomma mi basta questo! Amica,come ti dicevo,più volte mi sono fermato a leggere le tue parole,e vorrei scrivere tanto,dirti tanto,ma devo essere succinto e rapido.Ti dico subito che rispetto la tua fede,che ho frequentate le scuole dell’obbligo dai Gesuiti,ma che ora,non spingendomi a definirmi ateo (non significa nulla),in me qualcosa si è spento,e sì che di eventi sofferti ne ho dovuti subire molti,forse troppi,come tutti.Vedi,al dolore che ci causa la vita,i suoi tanti terremoti,in qualcuno si aggiunge il dolore di non credere,enorme,tremendo,alle volte insopportabile.Il dolore di non credere si affaccia sempre,nell’ordinario,ma soprattutto in situazioni particolari:quando ci si sente deboli o impotenti nell’affrontere una difficoltà propria o dei propri cari,o dei tuoi compagni in umanità.Quando si deve affrontare una malattia che d’un tratto ha cambiato il nostro mondo poichè ha stravolto le gerarchie delle preoccupazioni e delle paure.Il mio caso,proprio il mio:un mese fa,mi è stato diagnosticato un tumore del colon!I medici,i colleghi,non me l’hanno detto a chiare lettere,ma una laurea in Medicina e Chirurgia a qualcosa serve,e mi serve a poco invece,una specializzazione in Psichiatria,e sì la Psichiatria,questa disciplina infelice,perchè si occupa dell’infelicità,e soprattutto perchè non riesce a rendere liberi dall’infelicità.Ma quando affronti dolori tuoi,personali,che ti prendono in prima persona,cerchi da qualche parte,un appiglio per sperare ancora,un appoggio sul quale sostare,un sostegno per continuare ad andare.Così:in bilico tra cielo e fortuna.Come quando sono in barca,in barca a vela:sospeso tra il mare,il cielo,il vento e la fortuna.E guardi in alto,e un cielo alto ti sovrasta e ti sgomenta,e cerchi Cristo.
Certo,io guardo all’uomo Cristo,perchè oggi non si presenta più a me come Dio.Ma già come uomo,come semplice uomo,è un grande (come diceva il mio adorato Faber),forse il più grande,quello che meglio esprime la grandezza umana,attraverso le parole che ha pronunciate e i principi che ha affermati e che su questa terra sono stati proclamati con enfasi,con eloquio barocco,ma mai applicati,davvero,con altrettanta coerenza e determinazione.Falliamo certo,esseri imperfetti e perfettibili siamo,ma quello che non si può accettare,che della Chiesa e del suo popolo non è accettabile,è questo essere dei sepolcri imbiancati nella totale CONSAPEVOLEZZA di esserlo! E qui sta il senso del mio discorso amica,proprio qui,nel non poter accettare tutto questo,nel non doverlo accettare.Che figura straordinaria la figura dell’uomo Cristo,e che pochezza in tutti coloro che credono di averne l’esclusiva,che magari lo hanno fatto “proprio” ma che poi lo dimenticano o lo maltrattano…e certe parole,come alcune delle tue Marzia,lo hanno maltrattato.Come medico e come uomo,Cristo deve essere la mia etica prima e suprema,e vorrei riportare la riscrittura di un esegeta conemporaneo della parabola del Buon Samaritano: “Immagina tu,bianco razzista e magari affiliato al Ku Klux Klan,tu che fai chiasso se in un locale entra un negro e non perdi occasione per manifestare il tuo disprezzo e la tua avversione,immagina tu di trovarti coinvolto in un incidente stradale per una strada poco trafficata alla periferia di New York,e di star lì a morire dissanguato.Mentre qualche rara auto di bianco passa,ti vede e non si ferma.E immagina che a un certo punto si trovi a passare un medico di colore,che ferma la macchina e ti aiuta.Allora,in quel momento capirai che cosa vuol dire ESSERE PROSSIMO”.
Chiudo con De Andrè:”Lode a Dio,lode all’uomo,lode a chi,nella vita,sente pietà per gli ultimi”.
Auguri cara amica Marzia,e se posso,ti chiedo una preghiera per un giovane psichiatra di non ancora 29 anni minacciato da un tumore!
Con amicizia e rispetto,
Alessandro
LEO: prima non mi era apparso il tuo secondo commento.
@Può sembrare una affermazione sciocca e banale, tuttavia gran parte delle mie riflessioni si basano su questa frase. Io quando ero piccolo, di fronte a una realtà fatta di sofferenza (a causa di tante ragioni) ho creato un mondo immaginario, un mondo fantastico, ogni episodio che succedeva nella realtà, appena mi trovavo da solo lo trasferivo in questa dimensione immaginaria, dove era presente un altro me. Con il passare degli anni per fortuna la mia situazione con gli altri è migliorata, tuttavia sentivo sempre la necessità di rifugiarmi in questo mondo fantastico
La “dissociazione” di cui parli non mi impressiona per niente, di per sè, anche perché, di base, se non esistesse questo tipo di dissociazione, la capacità di costruire e trasferirsi anche in un mondo fantastico, credo non esisterebbero la letteratura, il cinema, il teatro… di dissociati in questo modo ne conosco a bizzeffe e mi sembra assolutamente normale che vivano una realtà parallela, perché altrimenti non creerebbero una cippa di niente. intendo dire che queste arti e le storie che raccontano esistono perché ci sono persone che usano la loro dissociazione in questo modo, immaginandosi in altre situazioni, o immaginando situazioni che non esistono ma partendo da elementi reali. Spesso c’è alla base proprio una sofferenza iniziale che si è incanalata nella fantasia, e quella fantasia, ben indirizzata, con la sua energia, è diventata semmai un salvavita. Insomma, a me la dissociazione creativa di per sè sembra normale. Anche perché la vivo io stessa. E semmai i problemi li ho avuti quando non sono riuscita a indirizzarla, mi sono messa ad analizzarla invece di lasciarla seguire il suo corso naturale, o mi sono detta, nella vita, che forse c’era qualcosa che non andava se vedendo una scena, anche banale, la mia fantasia partiva e che dovevo essere come quelli che invece in una scena banale vedevano una scena banale e basta (ammesso che esistano, nel senso che ciascuna situazione stimola in chiunque una serie di emozioni, fossero pure molto più razionali, ma comunque non sono nella testa degli altri e so come funziono io, e io fuziono a modo mio). E’ ovvio che io non posso conoscere l’entità della tua fantasia e perché ti faccia sentire così a disagio da cercare di riportarti a terra spegnendoti una cicca addosso o adirittura dal farti pensare di dover andare sotto terra. Però di base il fatto che un bambino si rifiugi in un mondo
“migliore” per non sentire dolore emotivo, o che si immagini al sicuro quando si sente in pericolo, o che si immagini più forte quando si sente fragile non mi sembra una cosa pazzesca.
Mi ripeto, Leo, sai tu perché questa cosa ti cagiona sofferenza e quanta, e se la sofferenza nasce dal fatto di avere l’impressione di non riuscire a controllare il fatto di “stare” e le “fughe”.
Immagino che con la fantasia che ti ritrovi, a parte cercare di ingabbiarla, tu avrai provato anche ad esprimerla… Quindi probabilmente ti sto dicendo un sacco di cose che sai già.
Tu pensa agli attori. Gli attori non recitano solo perché sono egocentrici, vogliono avere gli applausi e finire ad hollywood. Infatti ci sono un sacco di attori anche amatoriali o persone che fanno tutti altri mestieri ma che ogni tot sentono l’esigenza di esprimersi attraverso arti varie. E quando lo fanno si sentono meglio. Non per tutti è così, c’è gente che si sente meglio quando va a correre tutte le mattine, risolve problemi di matematica, o fa altre cose. Però ci sono alcune persone che hanno il bisogno, parlo della recitazione, di vivere altre vite, di travestire se stessi da altre persone, di dare corpo e voce a personaggi, persone che non sono, e che in qualche modo non esistono, ma esistono nel momento in cui si permette loro di esistere, non solo attraverso la fantasia ma attraverso delle discipline che si basano proprio sulla fantasia.
Ci sono persone che scrivendo libri vivono per mesi con dei personaggi nella testa e scoprono cosa fanno, dove vanno, ci parlano pure e ci vanno anche a dormire. Quale sia l’urgenza dei propri mondi fantastici e il bisogno di esprimerli ognuno sa per sè, c’è chi proprio non può vivere senza e chi riesce a tenerli nel cassetto, però insomma, ecco, volevo dirti che non credo che tu sia il solo.
STANCHISSIMA: ciao 🙂 sono contenta che mi hai risposto 🙂
@allora dopo 3 anni di silenzio mi dice che forse abbiamo sbagliato a non chiarire! cosa dovrei chiarire? Non la tollero piu’ perchè l’ho amata cosi’ tanto che si è portata via con se una gran parte di me! quindi è morta, e nulla mi fara’ cambiare idea.
conosco questa sensazione. ho diversi amici fratelli ma alcuni li ho persi, in momenti di loro crisi, come probabilmente è stato per la tua amica, visto che ha dato un taglio così drastico a quella che, mi pare di capire, era la sua vita di prima. Giustamente tu dici: e me?
ora ho poco spazio, ma ti scriverò in seguito riguardo a questo argomento. Bacini
@stanchissima
spero che in quelle 2 persone hai messo anche a me 😉
be non ci conosciamo ma ti vedo molto simile a me ^__^
e mi fa piacere quando leggo qualcosa scritta da te
bu non ti chiedo come va l hai gia scritto su xo l importante e vederti ogni tanto ^^
io sono sempre indaffarato con il pc adesso che sono in mutua sono qui con il pc che cerco di imparare qualcosa sulla programmazione
bu dai scappo a ninna e tardissimo
un saluto a tutti e un bacio alle fanciulle 🙂 anche a marina anche se le sto antipatico 😛
a stankissina 2 🙂
ps: Luna riguardo alle dipendenze io penso che ogniuno e libero di fare o non fare quello che crede ma purtoppo lo stato e/o i politici mettono i bastoni tra le ruote cio non vuol dire che non le fai piu ma sarebbe mejo che i politici non si intomettessero magari salverebbero la vita a qualche giovane ^__^
LUNA@: grazie per le tue parole, ieri ho avuto un momento di depressione quando ho scritto quelle lettere, si ho passato momenti di depressione più brutti, ma leggere e rileggere le tue lettere mi hanno aiutato a calmarmi; sai non parlo di certi argomenti con i miei amici, e il motivo come hai scritto te è che ho paura che loro vedendomi depresso possano allontanarsi da me, e in questo momento ho davvero bisogno di loro, anche della semplice loro presenza, inoltre la mia famiglia vive lontano da me e mi terrorizza l’idea che possa stare in pensiero per me; quindi in questi momenti di crisi mi sono quasi sempre trovato da solo e gestirli come mi hai scritto non è assolutamente semplice!!!riguardo al mondo immaginario effettivamente come dici può dare diversi spunti artistici, come la pittura, la letteratura, la musica, riuscirlo ad esprimere già è un ottimo modo per riuscire a gestire queste pulsioni interne. Il problema che ho avuto in passato è stato proprio questo, non essere in grado di gestirlo. Per farti capire meglio, mi ricordo che tempo fa usavo paragonare il mio mondo immaginario all’eroina, uno inizia forse anche un po per gioco, ma sopratutto per scappare, già una persona che vuole fuggire è una persona che ha un enorme paura ad affrontare la realtà, e quindi invece di provare ad affrontarla, preferisce fuggire appunto in questo mondo. Il problema è che con il tempo è diventata una dipendenza, anche se iniziavo ad avere una vita sociale e degli amici e non subivo più le violenze del passato, tuttavia sentivo sempre la necessità e il bisogno di fuggire dalla realtà, e come se mi rendevo conto che il me reale non fosse capace ad affrontare tutti gli ostacoli che la vita ti pone davanti, come può essere oggi un esame, o un importante scelta da fare, ed ecco che il mondo immaginario ti viene in soccorso per non farti appunto pensare alla realtà. Tuttavia quando finisce l’effetto stupefacente (per fare un paragone con l’eroina) ecco che subentra una profonda depressione, ti senti un fallito, non capace di affrontare gli ostacoli della vita, ecco che ti senti profondamente un inetto. La cosa piu assurda è che i tuoi genitori credono in te, hanno fiducia nelle tue capacità, ma dentro di te sai di non meritare questa fiducia. Ecco che con quest’ultima frase ci avviciniamo di più a come mi sento oggi. Non sono in grado di vedere un me futuro; si è vero sono abbastanza giovane, meno di 27 anni. Quando ero bambino ricordo che dicevo che non volevo diventar
grande, un po come Peter Pan, pensavo che crescendo il mondo fantastico ,che pensavo che ognuno di noi possedeva, scompariva mangiato dalla realtà (hai mai visto o letto “la storia infinita”?), ora so di non essere mai veramente cresciuto, sono ancora forse quel bambino che ha una paura matta della realtà, dalla quale deve fuggire ad ogni costo. Poi vi sono momenti di conflitto, momenti in cui il me reale dice al me immaginario, guarda che L vero è quello reale, e sopratutto lui ce la può fare, può realizzare nella realtà i suoi obbiettivi, ma basta anche una piccola scintilla (ad esempio un esame che non va bene) che il me reale soccombe totalmente, è come se il me fantastico gli dicesse guarda che nella realtà non riuscirai mai a ottenere niente, perchè sei un incapace, illudi le persone che hanno fiducia in te, tu non sei in grado di realizzare i tuoi obbiettivi!!. Questo appunto caratterizzava di più il passato, continua ad esistere il mio mondo immaginario, ma non è più cosi insopportabile come prima, tuttavia le cose non sono migliorate, capitano spesso momenti di terribile apatia, posso stare anche quasi un giorno intero a dormire, studio molto poco, molto disordine, e non sbrigo gli impegni che ho da fare. È come se fossi rassegnato, è come se la battaglia interiore di cui ti parlavo fosse finita; e il combattente sconfitto sta aspettando la sua condanna. So che devo prendere delle decisioni, ma ciò non fa che aumentare la mia ansia. Poi quando sono con gli amici uso indossare una maschera, la maschera di un clown che ride e sorride, preferisco ascoltare le loro storie e i loro problemi e provare a stargli vicino, e quando sono da solo succedono sempre più frequentemente momenti terribili, infatti al mondo immaginario si è sostituito un mondo di incubi (o semplicemente sogni?), sogno (o penso?) alla mia morte quasi continuamente, quasi come se fosse una scadenza imminente che devo rispettare, quasi come se fosse una bolletta da dovere andare a pagare. E cosi vado avanti tra momenti in cui provo a indossare una maschera (con gli altri) e momenti di depressione da solo. Ma come si fa ad andare avanti in questo modo?
@Marquto , non volevo certo sminure il tuo aiuto , che apprezzo , nè le tue parole – che leggo con attenzione.
Ti sono simpatico? Sei uno dei pochi ! ( solo perchè non mi conosci ( più che cattivo mi hanno dipinto come …odioso).
Difatti rispetto l’odio , non conosco l’ Amore.
Anaffettivo: non mi sono mai innammorato ( di una persona , donna , ovviamente – ah , sono anche molto politicamente scorretto-).
Il problema è che per me non c’ è soluzione , non mi piace – più- vivere.La mia attuale vita non è vita , non vale la pena per me , persona di pura azione , di essere vissuta.
Ogni sera spero di non risvegliarmi.
Chi crede in Dio , preghi per me perchè mi accontenti il più presto possibile.
@ Buck:
Può darsi che abbia interpretato male le tue parole; non me ne volere se sono una persona ipersensibile e un pochino (molto) suscettibile.
Forse non mi sono spiegato bene; forse ti è sembrato che volessi salire in cattedra e fare la lezione … ti assicuro che non è così. Se mi permetto di scrivere in questo forum è soltanto perché il suicidio l’ho tentato davvero, perché sono stato due giorni in coma e mi sono salvato quasi per miracolo. Diciamo pure che con quattro anni di depressione cronica alle spalle posso vantare una certa anzianità di servizio.
Vediamo se riesco a esprimermi in modo più concreto.
Io mi domando che fine abbia fatto tutta la passione che riponevi nei viaggi, nell’avventura e nelle esplorazioni. Queste cose ti rendevano felice, ti gratificavano; diciamo pure che le amavi … Sei proprio sicuro di non poter trarre nessun diletto da un’attività sedentaria ? Il nostro cervello è molto meno rigido e molto più malleabile di quanto pensiamo. Spesso sviluppa da solo i giusti anticorpi contro la malinconia e il male di vivere; basta soltanto dargli un po’ di tempo. Hai mai pensato di dedicarti alla scrittura ? Di scrivere la tua autobiografia ? Anche la fotografia può essere praticata senza bisogno di grandi sforzi fisici.
Non si può neppure escludere che la tua voglia di morire abbia una base patologica (depressione). Noi tendiamo sempre a razionalizzare tutto; poi scopriamo che una maggiore quantità di serotonina nel liquido cerebro-spinale trasforma completamente la nostra visione del mondo e della vita. Oltre a consultare i fisiatri, potresti provare anche a consultare un bravo psicologo.
Ti auguro di scoprire presto la tua nuova passione 🙂
L la cosa che non mi piace in genere è non poter dire che si è tristi e depressi e dovere far il cabaret con gli amici a trutti i cosi.perchè se dici qualcosa che non va rovini l’atmosfera e non sei piu accettato. io non la vedo cosi vorrei avere degli amici che potessero si ridere e scherzare ma anche confidare le loro preoccupazioni cosi da poterli aiutare in qualche modo. i veri amici si aiutano è una cosa che ho sempre pensato. il vero amico l’ho riconosci nel momento del bisogno.
TRACY, riferito anche alle parole sugli amici di Leo, e forse in qualche modo anche a STANCHISSIMA:
Per quanto mi riguarda io sono estroversa (anche se ho una parte introversa anch’essa piuttosto sviluppata… e su questo, Leo, poi tornerò, sul fatto che siamo tutti composti, credo, da più parti, no? e non è questione di essere schizzoidi, ma di essere completi proprio perché abbiamo diverse parti che lavorano in noi) e credo molto nel valore, quasi terapeutico, persino, se vogliamo, dello sdramattizzare, dell’ironia e dell’autoironia (ironia, non mi piace invece il sarcasmo). Quindi, fondamentalmente, io con gli amici scherzo perché scherzare con gli amici, da sempre, fa bene anche a me. Inoltre ho degli amici che hanno un bel senso dell’umorismo. Ciò non significa che dobbiamo per forza fare cabaret ogni volta che ci vediamo, che sia un obbligo, ma la tendenza allo scherzo è comunque una cosa che considero una nostra “forza” e non una debolezza nei nostri rapporti. Ciò nonostante abbiamo attraversato anche momenti molto seri dell’uno e dell’altro, e forse il discorso è che esistono vari registri, e ci sono dei momenti in cui si scherza e dei momenti in cui si parla e altri in cui si anche ascolta e basta, perché magari non si può proprio fare altro. Non è sempre detto che i registri dell’uno collimino con quelli dell’altro, perché siamo umani. Però io considero una cosa positiva sia il fatto che ci possiamo raccontare i nostri guai, sia il fatto che cerchiamo di risolverceli da soli (pur tenendoci informati su come vanno le cose), sia il fatto che ci si cerchi anche considerando un’occasione di ossigeno il fatto di poter parlare d’altro, e di scherzare, nei momenti bui. Il giorno del funerale di mia nonna, che per me era terribile, la mia amica era con me. La sera mi ha invitato al compleanno di suo marito. E io, se pure stavo male, ci sono andata. Non perché pensavo che fosse un obbligo, ma perché sapevo che lei mi aveva invitato anche perché mi distraessi e perché sperava che il fatto di stare in mezzo alla gente avrebbe attivato la mia reattività più “vitale”. Cio non significa che lei si aspettasse che io lo avrei fatto, cioè che voleva che io lo facessi. E’ vero che io mi attivo in quel senso quando ci sono delle persone. E’ una cosa mia, che viene molto prima del fatto che penso che gli altri non mi accettino se non scherzo o non sono socievole. e’ vero che i miei amici mi sgamano in due secondi netti se sono sotto tono, ma non lo fanno perché
si aspettano che io faccia il giullare sempre e comunque, ma perché mi conoscono, conoscono le espressioni del mio volto ecc, per cui sono in grado anche di vedere i miei silenzi. Ma, mi ripeto, io non credo che loro mi chiedano per forza di essere solare. Ciò non significa però che non possano essere più contenti se sto bene invece che male. e neanche che possano avere sempre le risposte giuste quando non lo sono o che possano sempre reggere quando io non lo sono, pur volendomi bene. E lo stesso vale per me nei loro confronti. A me è capitato di stare peggio quando tutte le persone più vicine avevano veramente dei problemi seri a loro volta. E’ una sensazione terribile, però ti fa capire anche di più ciò che umanamente può fare per te anche chi ti vuol bene, soprattutto se a sua volta è in una posizione tanto simile alla tua. Ciò non significa che nei periodi di crisi io non abbia tagliato dei rami secchi o riflettuto meglio su certi rapporti. Accade ed è un bene. Ma molto spesso, prima di prendere decisioni drastiche, seppure abbiamo raccolto dei dati emotivi intensi ed importanti sui rapporti nei momenti di crisi (gli amici si vedono nel momento del bisogno) è quando stiamo meglio che abbiamo una maggiore lucidità per considerare quei dati. Almeno per me è stato così.
Se temiamo che gli altri ci rifiutino se non siamo sempre allegri allora è possibile che i nostri amici davvero siano così, e quindi forse possiamo rivedere la reale profondità di alcuni rapporti nel momento del bisogno, ma anche ciò che noi in quel momento pretendevamo da certi, altri, rapporti, più di quanto fosse realmente possibile. Allo stesso modo può essere anche che noi abbiamo bisogno, per come siamo fatti noi, di scherzare anche quando stiamo male, o di spostarci dagli altri quando stiamo più male ancora, come i gatti. Mostrarsi in un modo o nell’altro dipende anche dalle persone che abbiamo davanti e dalla paura di non sentici accolti, ma se io ho scherzato spesso non è stato solo per il mio non volere mostrarmi più fragile, ma anche per il fatto che usare l’energia e il nervosismo in modo cabarettistico, o per riservatezza mia ecc.
BIRILLO: la frase “essere liberi di avere una dipendenza” è un paradosso, perché di una dipendenza si è comunque e sempre in qualche modo schiavi, anche se si lotta per la libertà di farne quel che si vuole, e si mette quel concetto in primo piano, essa rimane pur sempre una DIPENDENZA, lo dice la parola stessa. Non si chiamano LIBERTA’, infatti.
LUNA & TRACY: grazie ancora per le vostre parole, che mi aiutano a riflettere, in momenti dove senti quasi la necessita di vomitare, vomitare parole, vomitare emozioni, vomitare pensieri.Io non penso di avere molti amici, ma credo per fortuna di non essere da solo, credo di avere a fianco a me diverse persone che mi vogliono bene, e sapere che ci sono per me è molto importante, sapere che una persona possa confidarsi con me, parlarmi delle sue emozioni o confidarmi i suoi problemi, ed io provare (in funzione delle mie capacità) ad incoraggiarl* a spingere a continuare a credere nelle proprie capacità, per me tutto ciò è molto importante, perchè semplicemente mi sento un poco importante per qualcuno, mi fa piacere che una persona possa nutrire fiducia nei miei confronti; senza aria, acqua e cibo si muore, eppure certi rapporti d’amicizia sono anch’essi un nutrimento importante.A volte succede che il mio cane dorme sotto il mio letto, quando ciò accade provo uno strano benessere, magari il mio cane non mi dice con le parole diverse frasi, però io so che lei è li, lei è presente, lei mi sta vicino, e quando sono triste mi porta la sua pallina;ho fatto questo esempio per dire che a volte anche semplicemente sapere di non essere soli può darti molto, anche se magari non gli racconti degli incubi che quotidianamente fai, a volte anche sentire la voce di un amico ti aiuta a distrarti, ti aiuta a non pensare alla burrasca che covi dentro di te, sapere che possono esistere dei momenti di distrazione è importante.Infine bisogna anche dire che è difficile che esistano degli amici che consapevolmente sanno di perderti, magari possono sospettare di qualche tuo stato d’animo, ma probabilmente come prima mi scrivevi non accetteranno mai quel tipo di scelta, e se non lo riescono ad accettare quando sei in un altro luogo, non penso che lo accettano ora che vivi insieme a loro. Pure io ho sofferto moltissimo la scomparsa di mia nonna, ma voglio credere che lei continua a vivere dentro di me, vedi penso che anche se un corpo senza vita possa deteriorarsi per dare origine a nuova vita,l’energia sia immortale, l’energia che certe persone care ci hanno trasmesso da vive, continua a vivere dentro di noi,cosi spero che le poche energie positive dentro di me possano continuare un giorno a vivere nelle persone che mi vogliono bene. La morte per come la vedo io non è ne un inizio, ne una fine; fa parte di un ciclo, di un cerchio; e un cerchio non ha un inizio e nemmeno una fine.
Scusa Buck, non so perchè ricordavo come nik “Book”, credo di aver unito l’idea di un personaggio a quella di un libro. E in qualche modo ci avevo pure azzeccato.
Il tuo ragionamento è a dir poco strano. Dici che tu sei incapace di amare e che “purtroppo” la storia è stata fatta dal male. Ma allora, se dici “purtroppo” (cioè, ne sei dispiaciuto) che senso ha che tu continui a non voler amare? In effetti si, quella tua morosa (si dice così anche adesso) a questo punto aveva ragione, anche se, secondo me, ultimamente dei gesti d’amore tu li hai fatti, come ti ho detto. Però volevi arrivare ad essere solo e ci sei riuscito. Ora puoi finalmente viverla questa solitudine e capire perchè l’hai tanto cercata.
Comunque, se la storia fosse stata fatta solo dal male, l’uomo (che conosciamo) si sarebbe già estinto da un pezzo. Diciamo che il male come notizia “vende” più del bene.
Leo,
Il discorso è molto lungo da fare quì, ma tutto ciò che noi facciamo nel mondo materiale nasce dal pensiero. Il problema c’è quando non riesci a distinguere ciò che stai pensando da ciò che si sta verificando materialmente. Se tu avevi un mondo immaginario (cioè pensato) e sapevi bene che lo era, dov’è il problema?
Se tutti pensiamo vuol dire che il pensiero è reale, non credi? L’importante è che ci si renda conto se una certa cosa è “ancora” un pensiero, una serie di fatti di una vita parallela migliore di questa, un progetto, oppure quello che si sta vivendo materialmente.
Per me, uccidendoti, tu butteresti via una grande occasione di crescita interiore, perchè, secondo me, sei già molto avanti. Essendo molto avanti, risenti dei limiti che ti vengono imposti dalla mentalità chiusa che la società materialista cerca sempre di imporre. Il motivo per cui vedi il tempo in quel modo, secondo me, è che il tempo è creato dalla materia (ti consiglio di leggere qualche libro di fisica quantistica, in merito) per cui tu, sapendo uscire facilmente dalla vita comune, riesci a rappresentare con dei simboli questa cosa. Solo che, non capendoli, ti spaventano. Se a questo aggiungi l’azione distruttiva delle persone materialiste (o meglio, volutamente ignoranti) fai presto i tuoi conti.
Infine, quelle rappresentazioni le hai in sogno, guardacaso. Il sogno è un mezzo naturale in cui si progetta la vita della veglia, si risolvono problemi, ci si rigenera con pensieri migliori, si affrontano situazioni e si cercano le soluzioni. E questo è comune a tutti.
LEO: sì, capisco, capisco anche la sensazione del cane (io ho una gatta) che ti porta la pallina :))))
@sapere che ci sono per me è molto importante, sapere che una persona possa confidarsi con me, parlarmi delle sue emozioni o confidarmi i suoi problemi, ed io provare (in funzione delle mie capacità) ad incoraggiarl* a spingere a continuare a credere nelle proprie capacità, per me tutto ciò è molto importante, perchè semplicemente mi sento un poco importante per qualcuno, mi fa piacere che una persona possa nutrire fiducia nei miei confronti; senza aria, acqua e cibo si muore, eppure certi rapporti d’amicizia sono anch’essi un nutrimento importante
Capisco anche queste sensazioni. La mia strizzacervelli mi diceva che a volte facciamo/siamo per gli altri quello che vorremmo fare/essere per noi stessi. Che a volte facciamo per gli altri quello che non riusciamo a fare per noi stessi. Ma siamo sempre noi…
Mi spiego? forse no. Intendo dire che tutte le cose che ti piacciono nel tuo rapporto in… uscita con gli altri (il tuo accoglierli, l’essere di sostegno, dare buoni consigli, spronare, tirare su il morale ecc) sono cose tue, cose che hai e che puoi volgere verso uno dei tuoi amici più vicini… te.
Lo so che sembra banale, però voglio dire che i talenti di intelligenza emotiva che ti riconosci rispetto agli altri (e tra questi metterei anche il fatto stesso di saper riconoscere situazioni di benessere, armoniche che descrivevi, e il saper goderne) non sono forse tuoi?
A me sembra, Leo, che tu sia una persona veramente ricca di tante cose, sensibilità, creatività, capacità affettive e razionali, ma che forse, in alcuni momenti (dico in alcuni momenti anche perché credo di averti letto in momenti tuoi diversi, in stato più rilassato o più ansioso… forse mi sbaglio) si giudica troppo. Cosa peraltro piuttosto comune. Ma alle volte cosa succede? succede che ci guardiamo (anche la capacità razionale e quella di fantasticare, che magari sono naturali in noi e possono viaggiare insieme, essendo come, non so, dei colori diversi della stessa tavolozza, ma che possono anche sfumarsi a vicenda in modo equilibrato) in modo talmente severo che ci scomponiamo, tipo: quando sono realista va bene, quando ho creatività no.
Ammesso e considerato che una crisi può capitare per diverse età e a chiunque, per svariate ragioni, e che la maggior parte delle persone lungo il cammino si conoscono sempre meglio (anche attraversando delle fasi di riassestamento o di vero e proprio rifiuto, persino), attraverso periodo neutri, attraverso successi ma anche insuccessi, e cambiamenti scelti ma anche che ti capitano e contro cui per un periodo magari fai opposizione, e che spesso qualcuno, per esempio, si libera dell’ossessione di non avere un talento preciso proprio nel momento in cui si rende conto che il suo vero talento non è che la sua personalità, delle parti della sua personalità indirizzate (anche inconsapevolmente) in un certo modo, anzi vissute in un certo modo, dicevo, a parte tutto ciò, a me leggendoti pare che tu abbia di più una crisi di un giovane uomo che sta imparando a conoscere se stesso, anche attraverso percezioni, magari un po’ esagerate (non nel senso che esageri, ma che sono molto amplificate), un po’ come quando da bambini abbiamo i dolori della crescita. Mi ripeto, non è che ci sia un’età precisa per sentirsi così, però può accadere.
Che abbiamo bisogno, in certi momenti della vita, di essere terribilmente severi con noi stessi, affrontare anche certe sensazioni di spaesamento, fallimento, dolore, anche antico, per poi riconoscerci, tornare a conoscerci, un po’ meglio, e magari volerci anche più bene e sentire di aver capito delle cose in più.
Io ho sempre avuto la voce che ho, e non ci ho mai fatto caso. Ad un certo punto a 20anni, in un periodo in cui rivedevo pure il modo in cui tenevo il cucchiaio per mangiare uno yogurt (esagero, ma mica tanto) guardandomi spesso da fuori, come forse fai tu, e vivendomi al contempo intensamente dentro più che mai, un giorno ho ascoltato la mia voce e dicevo: ma che è?
Non per forza brutta, ma strana.
Uno dei miei flashoni è stato questo. (te l’ho pur detto che pure io so difendermi bene :P). Morale della favola in seguito non ho assolutamente deciso che dovevo dimostrarmi che la mia voce mi piaceva. Mi è passato il flashone. Ma sai perché me lo ricordo? Anche perché in seguito, quasi per caso (ma non era un caso, era probabilmente la faccenda della personalità che dicevo prima), ho scoperto che la mia voce era semmai un mio punto di forza, al quale non avevo mai pensato. Se n’erano accorti gli altri, dando pure per scontato che io lo sapessi. Io no. O forse l’avevo scoperta a 20 anni, ma in quel modo curioso che dicevo.
@ LUNA:
“Spesso qualcuno si libera dell’ossessione di non avere un talento preciso nel momento in cui si rende conto che il suo talento non è che la sua personalità”.
Sapessi quante volte l’ho pensato … Il talento può consistere in un certo modo di affrontare la vita, in una certa visione del mondo, in un certo particolare approccio ai problemi dell’ esistenza.
Non ho detto il Male ,ma l’Odio . Sono due cose differenti. L’Odio è il più potente aggregante sociale , quasi sempre vince. L’amore è fragile , raramente vince ( parliamo di Storia).
Per quanto riguarda il “purtroppo” , non aveva che un valore di constatazione , non di derisione , o anche etico.
La patente di …odioso ha tante firme , sino a quella della mia -ex-moglie.Una più , una meno.
Essere Sincero , non essere “simpatico” è stata la mia priorità nella vita.
Ho ottenuto la mia solitudine: bene , il problema è gestirla , e con un dolore che non ti abbandona mai , con le discrete limitazioni fisiche , non sarà facile. Forse perderò. Ma voglio perdere con dignità. La Solitudine mi ha sempre attratto. Ecco i grandi spazi , i grandi silenzi , la ricerca di tracce perdute , che interessano pochi.
La Estinzione ( dell’ Uomo): non vi preoccupate , forse non la vedremo , ma senza l’Uomo la Vita sulla Terra è iniziata , senza l’Uomo la Vita finirà. Su questo gli Studiosi sono d’accordo.
Lo Psicologo …lo Psicanalista … sono stati provato per anni tanti anni fa. Questi sono i risultati.
Credo di averlo già detto quando parlai di Anaffettività.
Io non odio indistintamente , non odio chi non conosco : comunque , qui chi mi ha risposto si è dimostrato gentile , comprensivo , ed anche se le mie vedute non coincidono ( meglio la Morte che una vita sedentaria) lo ringrazio , di averlo eventualmente offeso ,mi scuso ( anche se LeRoy J. Gibbs , in NCIS , mi direbbe mai chiedere scusa , è segno di debolezza).Leggo con attenzione anche le conversazioni del sito che vedono protagonisti che non conosscerò mai.
Vi ringrazio , un abbraccio.
dici che vuoi la solitudine e poi..meglio la morta che una vita sedentaria..e come si sa una vita sedentaria è bella solo se sai sta con la gente giusta che tu putroppo non hai conosciuto..
BUCK: è molto più un segno di debolezza non saper chiedere scusa quando è il caso, secondo me. quando l’orgoglio ci impedisce di dire: ho sbagliato. (in generale, mi riferisco alla tua frase sulle scuse, non al tuo scusarti nel tuo post).
Non capisco perché opponi il fatto di essere sincero al fatto di essere simpatico. A meno che non intendi ruffianeria e piaggeria per simpatia.
Ma il fatto di essere gentili con sincerità, per esempio, non ha a che vedere con la ruffianeria.
Le persone sono capaci di accettare delle verità anche scomode se dette con empatia e gentilezza, molto spesso.
Al contrario sentono l’aggressività. E alcune persone nel nome della verità sono semplicemente aggressive.
“Gliel’ho detto perché io dico la verità”.
Beh, dipende anche da come la dici e quanto sia importante dirla. O meglio quanto non sia importante dirla solo per te che la dici.
Il tu è generico, riflettevo solo su alcune affermazioni che hai fatto, che mi hanno stimolato il pensiero, non sto dando contro a te.
Non mi sei antipatico, Buck, anzi, e quindi non riesco a cogliere la differenza che fai appunto tra sincerità e simpatia.
Spesso nella storia non ha vinto l’odio in quanto tale, ma gli interessi economici, interessi di altro genere di alcuni che venivano riversati sulla gente usando altri nomi, caricando la paura, l’odio.
Ciò vale anche nel caso in cui questi interessi siano cominciati molto molto a monte, e poi nel tempo siano diventati, di generazione in generazione, qualcos’altro, nascondendo la spinta iniziale e diventando nella convinzione dei singoli che può farsi violenta moltitudine. Discorso complesso, comunque.
Ma il tuo problema ora non è storico o cosmologico: è personale. TU stai male.
Gli psicologi ecc che incontreresti oggi non sono gli stessi che hai incontrato allora, non avrebbero lo stesso tipo di preparazione anche, probabilmente, e soprattutto tu non saresti lo stesso. Messo peggio? Magari potrebbero anche ripulirti di alcune “belle” etichette del c...., ma non vuoi neanche tentare.
Ma è chiaro che devi sentirti tu di andare da uno psicologo, pensando che, visto che hai anche le possibilità economiche, e che se hai deciso di morire comunque non hai niente da perdere, puoi pure provare a vedere se la cosa ti può servire. se tu avessi una carie che ti batte ogni giorno in bocca, facendoti vivere con fastidio ecc e pensare di tirare cragnate contro il muro, penso andresti dal dentista. Anche se un dentista ti avesse deluso
20, 30, 50 anni fa, o se ti avesse detto: lei hai denti così e colà.
Anche se la tua ex moglie o quella che ti sei fatto in uno sgabuzzino al liceo ti avessero detto: le tue carie sono fatte così e colà.
(senza manco essere dentiste).
Tu ora hai due problemi, collegati, ma non solo: un problema fisico che ti deprime, e la depressione. Ma non accetti il fatto che il secondo problema sia da considerare quanto il primo. No, il secondo non è un problema: è orgoglio, è saggezza del guerriero che prende la sua zattera e svanisce tra i flutti prima che lo mettano in pensione forzata.
Bada, Buck, io ho capito che la tua sofferenza fisica è grande. E non è cosa da poco. Ma esiste anche l’altro problema: la depressione.
E tu non accetti di chiamarla con il suo nome. La chiami: io mi conosco. La chiami: me l’ha detto Ginapina. La chiami: tanto io non voglio neanche provarci.
Io ti rispetto, Buck, e rispetto il tuo sentire.
Non sono neppure io una “dentista”, e sul fatto che ti conosco meno di chi ti conosce non ci piove proprio. Però rimane il fatto che mi chiedo: hai fatto tanto per il tuo malessere fisico, hai detto di aver speso, chiesto consulti eccecc. Ma per il tuo male dell’anima cosa stai facendo? Non ha lo stesso valore?
Non ha lo stesso valore anche se è il filtro con cui in questo momento guardi ogni cosa?
Cos’è? è orgoglioso dire: sono disposto a morire della mia depressione, ma non lo è dire: ho una depressione reattiva?
che male c’è ad avere una depressione reattiva?
A me piaci, e francamente, perdona il mio egoismo, a me dispiace che tu ti ammazzi, fermo il libero arbitrio. Ma mi piacerebbe pensare che è libero arbitrio per davvero. No un malessere che ti sta facendo girare la testa. La solitudine cercata è un valore, come la compagnia ricercata.
Ma ubriacarsi di compagnia senza provare piacere non so quanto sia diverso dall’alienarsi nella solitudine perché si sta male.
Io amo la solitudine, io ne ho bisogno, anche. Ho sempre adorato i miei momenti di solitudine, raccoglimento. Non li ho adorati quando, come il gatto, avevo bisogno di ritirarmi perché stavo male, ma ne ho riconosciuto il loro sano valore.
Ma quando stavo male la mia solitudine si chiamava anche alienazione. Era lo stare male che mi portava lontano.
Forse sono stata aggressiva? Se è così mi dispiace. Nessuno di noi è spacciatore lecito di verità per gli altri. Non le ho, è ovvio. Ma ti lancio, con egoismo mio, delle ipotesi. Perché mi dispiace se ti fai trascinare via.
Book, è vero, l’odio è un aggregante sociale senza eguali. E’ proprio questo il problema, il fatto che chi odia è in genere più attivo di chi dice di amare, non di chi ama davvero. Per l’odio la gente darebbe tutto, perchè l’odio fa sentire fighi, forti, potenti. “Chi è più potente di chi odia?” Vi dite. “Nessuno”, vi rispondete. Però, chi tra me che ho amato e tu che hai odiato è rimasto solo alla fine? Se ci volevi rimanere hai raggiunto il tuo scopo. Anch’io sono stato dallo psicologo, la differenza tra me e te è che io volevo risolvere i miei problemi, mentre tu volevi dare del co...... allo psicologo. Per te io sono un perdente e tu un vincente. Giusto? Si, può essere. Dici che hai donato quel macchinario perchè ormai non ti serve più, come un ultimo gesto di menefreghismo. e di superiorità, visto che te lo puoi permettere. Non riusciresti mai a pensare che l’hai fatto per gli altri. Hai avuto i soldi che uno che odia può avere, mentre io non ho un euro. Solo che io quando sento l’amico che mi cerca sinceramente e non solo per un consiglio, ma solo per passare del tempo con me, in qualunque modo, o la donna che mi dice che mi ama per quello che sono, credimi, mi commuovo. Anche perchè non penso di essere così speciale, visto che non c’è limite al migliorarsi. L’odio e il male sono cose diverse? e in cosa? il male nasce dall’odio, non il contrario. Qual’è la differenza? Se l’odio va con il male, l’amore va con il bene, dov’è la differenza? Di bene ne è stato fatto e di aggregazione ce n’è stata, altrimenti saremmo tutti già morti da un pezzo. Io ti ho risposto e sono contento di averlo fatto, anche se tu apprezzi chi non lo ha fatto. Forse sei abituato così e non mi stupisco. Naturalmente non starò quì a continuare la conversazione con uno che non vede l’ora di ammazzarsi per convincerlo a non farlo. L’amore lo so dare anche a me stesso e tu non vuoi alcuna comprensione. L’amore è anche saper dire “vuoi ammazzarti? prego!”. la vita è tua Book, come lo è sempre stata, è inutile che te lo dica io. Forse avrei da dirti cose più interessanti, ma forse lo sono solo per me, un povero perdente che sa amare.
Quindi Book “buon suicidio” è l’unico augurio che mi viene da farti.
Andrea sei arrabiato davvero non ti ho sentito mai parlare così neanche con me .Ti ricordi quando mi hai chiesto come si fà ad aiutare le porsone che non vogliono essere aiutate ???? Bene ora ci sei arrivato da solo,ma non bisogna mai abbandonarle al loro destino tantomeno augurargli buon suicidio non credi? Buck vuole soltanto fare la vittima e il carnefice di se stesso ,ben lontano è la voglia di suicidarsi..lui vuole essere soltanto odioso perchè in realtà odia soltanto se stesso .Buck non è forse così non accetti quello che sei diventato perchè prima avevi tutto ora non hai più nulla anche se stai bene economicamente bene e questa ti ha fatto cadere in depressione e quì mi collego a Luna tu non vuoi accettare la malattia depressione ,perchè di questo trattasi prova ad ammetterlo ce lo devi Andrea ciao
BIRILLO: la frase “essere liberi di avere una dipendenza” è un paradosso, perché di una dipendenza si è comunque e sempre in qualche modo schiavi, anche se si lotta per la libertà di farne quel che si vuole, e si mette quel concetto in primo piano, essa rimane pur sempre una DIPENDENZA, lo dice la parola stessa. Non si chiamano LIBERTA’
Luna
tu la vedi come dipendenzaa io non la vedo cosi
anche prendere il caffe la mattina
oppure fumare una sigaretta e altre mille ” dipendenze ” che poi dipende dai punti di vista se lo sono o meno
fatto sta che non siamo liberi di farle
poi del resto come ti ho gia detto ogniuno e libero di fare o non fare cio che vuole pur opponendosi a chi c e lo vieta
ieri sera o 2 gg fa vedevo in tv che spiegavano che bere non fa bene soprattutrto in eta giovanile
secondo te quanti ascolteranno quel consiglio…
secondo me finche lo stato continuera con il proibizionismo la gente anzi i giovani faranno di tutto per fare l opposto
e normale anche per voi religiosi… “c era l albero delle mele e “Dio” disse ad adamo non prendere la mela e lui che ha fatto spinto da eva … subito la presa” e piu forte di noi 😀
dai saluto tutti/e
smack alle fanciulle
a stanchissima 2 :=)
@stanchissima dove seii e da un po che non ti leggo piu come stai…
Birillo, come sai anch’io sono contro il proibizionismo e sono d’accordo che serve solo a spingere la gente a fare il contrario, propio perchè farlo è proibito. Poi è uno strano discorso fatto da te, visto che gli anarchici non fanno altro che fare l’opposto di tutto il lecito o l’illecito. Quando la liberalizzaranno smetterai? Solo che ci sono ancora gli alcolisti, sebbene l’alcol sia libero da un pezzo. E c’è comunque una grande mortalità tra gli alcolisti. Quindi non basta liberalizzare. Infondo il tuo vero desiderio è poterti fare le canne in santa pace, non risolvere i problemi di depressione o di dipendenza delle persone, lo dici tu stesso.
Quindi è un liberalizzare fine a sè stesso, non c’entra niente con la prevenzione. Si fa molto con la pubblicità progresso in questi anni. Certo che se neanche si dicono le cose, ancor meno ragazzi ascolteranno i consigli. Ma anche nel momento in cui verrà liberalizzata (e io spero succeda) resta comunque una sostanza che da dipendenza, come gli ansiolitici, il caffè e la nicotina. Forse diventerà di uso comune come l’alcool, di cui si muore ancora tanto.
Poi son d’accordo, ognuno è libero di morire alcolizzato, ci mancherebbe…
Marina, si , è vero, ora l’ho capito da solo. E avevi ragione, è proprio come dicevi tu. Buck (sta volta l’ho scritto giusto) è il classico incazzato sociale, solo che deve odiare ad ogni costo. Senza dubbio è un carnefice e vittima di sè stesso, ma è anche un carnefice di altri. Io sono sempre disposto ad aiutare tutti, ma quando mi trovo di fronte a chi pensa che uno come me è solo un povero pirla che non ha di meglio da fare che correre in soccorso alle vecchiette per la strada, allora mi incazzo anch’io. Ci sono persone che rischiano la vita tutti i giorni per fare del bene, non sono io, ma ci sono e meritano rispetto.
Poi ormai mi conosci e sai che se quello che dico oggi è la parola di uno incazzato mi basta uno “scusami” sincero che quella parola cambia molto in fretta. Solo che scusarsi non è nello stile di Buck. Vero Buck?
E quindi va bene così. E’ chiaro che spero che non si suicidi, così come lo spero per birillo (che come sempre è libero di fare come vuole).
Io , invece , cerco di arrabbiarmi il meno possibile , è uno spreco inutile di energie ( negative).
Andrea , voglio però puntualizzare alcune cose , prima di chiuderla qui:
Non ho mai scritto che tu sia un perdente ( al massimo lo sono io) o un pirla : non l’ho scritto e non lo penso. Mi scuserei se lo avessi fatto , ma non l’ho fatto. Ti ammiro per la tua generosità , e non ti prendo in giro. quindi , niente scuse (e non perchè non è nel mio stile)
Secondo : non permetto a nessuno di dire che sono un carnefice di qualcun altro. Questo no : sto in piedi a cercare di salvare vite ( che frase fatta!) ben oltre il mio turno , da una vita. Qualche volta mi riesce , sono stato addestrato a questo. Ho visto più gente io morire , e male , in un mese che tutti voi in una vita.Non credo di dover ricevere lezioni.
Terzo : l’odio non mi ha procurato soldi , mai. Tutt’al più certezze.
Quarto: non avevo nulla prima , non ho nulla adesso.
Quinto: se dono qualcosa , è perchè mi sento di farlo , non per avere ringraziamenti , elogi , o per atto di carità ( dovuta , peraltro , per i Credenti).
Sesto: per Luna : con gli psicologi e psichiatri ci vivo a contatto tutti i giorni : non vi sono metodi molto diversi rispetto a 30 anni fa , e comunque i più seri ammettono che sedute a 60 anni non hanno un gran senso. Gli psicofarmaci : no grazie , mi bastano gli antidolorifici.Le pastiglie :le pastiglie io le prescrivo, ma cerco di prenderne il meno possibile (stop , Buck , stai diventando arrogante).Comunque , Luna , mi sei simpatica anche tu ( sei profonda in alcune parti dei tuoi script ) , ma …niente psicologi!
Quando il dolore , dopo le iniezioni , si calma , ritorna un poco di ottimismo , subito . La Depressione Reattiva non si cura senza rimuovere le cause ( in tal caso , per di più , fisiche)
Tracy . il più o la più dolce e rispettoso : si’ , forse non le ho trovate. Ma godevo di una vita iperattiva , e gli amici , pochi , che avevo , e che ho congedato , ( età. 55-65 ann) la condividevano con me ; non vanno bene per una vita sedentaria. Direte , allora non sono amici. No , lo sono , altrochè.In un’altra vita.
Adesso basta , sono stanco , vado a farmi l’ Antidolorifico ( neanche una passeggiata in una bellissima giornata di sole).
Godetevela , voi che potete.
@BIRILLO……….
spesso leggo, ma non sempre scrivo perche’ in realtà non so mai cosa dire. mi sento cosi’ pesante che credo sia meglio che io stia zitta 🙂 però cerco sempre di leggerti, non so perchè, come hai detto anche tu, mi sento simile a te…
se ti va lasciami la tua mail……..
mi scoppia la testa, passo e chiudo.
un bacio a tutti!
2 a birillo :-)))))))))))))
BUCK: non entro nella vostra questione specifica, ma in generale accettare le proprie emozioni di fastidio, non cronicizzando un discorotto di rancore, ma come ha fatto Andrea, a me sembra sano.
Io non credo che nessuno qui abbia la pretesa di “salvarti”, di darti lezioni, di portarti a pensarla per forza in un altro modo (che sarebbe fanatismo e controllo sugli altri, dipendenza e tante altre cose) ma l’empatia e le energie che Andrea ed altri investono per accogliere delle affermazioni di disagio, com’è loro possibile, sono effettivamente generose. Peraltro lo hai notato anche tu, questo. Ciò che sembri non sopportare, invece, sia il sentirti dire che forse hai torto.
Io, immedesimandomi in lui, credo che Andrea riconosca assolutamente il tuo libero arbitrio e sappia anche che, alla fine, ci si “salva” sempre da sè, per quanto siano importanti gli stimoli negativi o positivi con i quali entriamo in contatto in un momento di disagio e per quanto sia importantissimo che, nel momento in cui una persona sente di non farcela da sè riesca a chiedere aiuto. Quell’aiuto che serve a far ripartire il motore delle proprie risorse.
Ma se siamo ostinatamente chiusi e da un lato chiediamo aiuto, ma dall’altro entriamo in un atteggiamento di ostinata opposizione di fronte qualunque tentativo degli altri in positivo, mettiamo in difficoltà anche chi sta cercando effettivamente, per quanto può, di darci una mano.
“Non credo di dover ricevere lezioni”.
Quindi non puoi accettare neanche uno scambio equo?
Per quanto riguarda gli psicologi, psichiatri e psicoterapeuti:
@i più seri ammettono che sedute a 60 anni non hanno un gran senso.
Ne avessero pure poco sarebbe meglio di niente, ma comunque sia io ho visto assolutamente persone anche con ben più di 60 anni avere giovamento da una terapia, anche breve.
Sarai pure a contatto con strizzacervelli tutto il giorno ma da come scrivi pare che tu faccia di tutta un’erba un fascio. Non mi riferisco alla serietà o meno, mi riferisco al fatto che ci sono molti diversi tipi di terapia. E non sto parlando di terapia farmacologica, in questo contesto. Mi pare di capire che, qualsiasi siano le cose che nel passato puoi avere elaborato in un modo o in un altro, qualsiasi siano anche le zoppicature nevrotiche che (come tutti noi) ti porti avanti, sino a prima dell’incidente (e prima, forse anche, di altri cambiamenti contingenti nella tua vita) tu sei stato in equilibrio. con quali costi lo sai tu, ma quello che voglio dire
è che lo stato di emergenza della tua emotività (anche se tu puoi dire quanto ti pare che invece non è così, ma da quello che scrivi emerge questo, e anche proprio per i tuoi eccessi nel parlare della freddezza, per fare un esempio) si sta verificando in questo momento.
Il fatto di stare a contatto con gli allergologi tutti i giorni non significa fare un test allergologico in modo personale.
Il fatto di essere andato dallo psichiatra in un altro momento non c’entra un cavolo con il fatto di andarci ora, poiché è del tuo presente che stiamo parlando, di come stai ora. Al di là del fatto che, come stai ora, ti faccia leggere il tuo passato in un modo o in un altro. Cheché tu ne dica, pur essendo una persona molto intelligente e profonda, in questo momento tu non sei del tutto obiettivo nelle tue autoanalisi. Il fatto di non voler portarle di fronte un occhio esterno è una scelta, ma al contempo ti lamenti (a volte consapevolmente a volte no) del fatto che stai implodendo nelle tue autoanalisi e nei tuoi stati d’animo. Inclusa la convinzione che i tuoi amici siano solo buoni per quello che eri e non per quello che sei ora. Dimenticando però che in parte comunque sei sempre lo stesso, e hanno condiviso la vita con te conoscendoti, e dando per scontato che loro siano buoni solo per qualcosa e incapaci di vivere con te altre situazioni. Può darsi che sia così, ma chissà se hai dato loro la possibilità di evolvere il rapporto. Il fatto che tu dica che sei tu che hai chiesto loro di stare fuori mi fa venire il dubbio che invece, appunto, tu non abbia dato loro neanche la possibilità.
Per finire: nessuno può obbligarti a prendere psicofarmaci se non vuoi. Ma dai per scontato che te li daranno.
L’affermazione @La depressione Reattiva non si cura senza rimuovere le cause ( in tal caso , per di più , fisiche) è una cagata pazzesca.
Nè nel caso della depressione reattiva nè nevrotica il punto è questo. Non si tratta mai di rimuovere l’evento (anche in caso di lutto, separazione, ecc è ovviamente impossibile) ma di riattivare le risorse, semmai, per affrontare l’evento. Il discorso è più lungo e ora non ho spazio, ma comunque sia quella frase, perdonami Buck, dimostra quanto tu, poiché sei molto intelligente, riesci a raccontartela pur di stare nel fosso, ostinato come sei, nel bene e nel male, mi sa. Ma, perdonami, neanch’io son vissuta su un pero, e con la dialettica, dicendo ste stronzate, non mi freghi.
Un abbraccio sincero e affettuoso.
@ Buck:
Per quanto riguarda la tua querelle con Andrea, mi auguro di tutto cuore che troviate il modo di chiarirvi. Sarebbe un peccato che non lo faceste. Sono rimasto molto sorpreso dall’intevento di Andrea, non perché sia sbagliato esternare la propria collera, ma perché, come ci hai fatto giustamente notare, tu non ti sei mai sognato di dargli del perdente né tanto meno del “pirla”. Andrea è una persona molto sensibile e francamente non mi era mai capitato di vederlo reagire con tanta violenza. Forse il tuo cinismo gli è apparso un po’ eccessivo; un po’ teatrale, e in qualche modo si è sentito chiamato in causa dalle tue affermazioni.
A parte questo:
Tu sei liberissimo di non andare da uno psicologo né da uno psichiatra; così come sei liberissimo di non assumumere degli antidepressivi. Spero però che tu sia consapevole del male che ti stai facendo. La mia impressione è questo tuo rifiuto di curarti racchiuda in sé un profondo autolesionismo … un autolesionismo gonfio e pettoruto; un autolesionismo un po’infantile e compiaciuto di sé … un autolesionismo di stampo narcisistico. Le tue prese di posizione denotano una certa cocciutaggine e, quel che è peggio, mi sembrano del tutto inadeguate alle circostanze in cui ti trovi. Ci sono delle situazioni-limite in cui è assolutamente indispensabile assumere gli psicofarmaci.
Buck; tu mi sei simpatico perché ho sempre detestato quei sepolcri imbiancati che si credono angeli e che ostentano, in modo grottesco, la propria presunta bontà. Tu sei una persona che ha il coraggio e l’onestà di essere sincera con sé stessa. Mi auguro che tu prenda coscienza del tuo vero malessere, che non consiste tanto nella depressione quanto nel rifiuto ostinato di curarla.
è da tanto che non passo da qui. A dire il vero, è da molto che non
accendo il pc.
Non so cosa dire, lascio un abbraccio di speranza a tutti.
Angela
@Sono solo perchè lo voglio e perchè nessuno mi può aiutare coi fatti. ( tanti anni fa , avevo ancora la morosa , come si diceva allora , mi profetizzo’: creperai da solo. Beh , aveva indovinato)
@ Buck, non sai quanto capisco tutto quello che dici.
Ti sono accanto. Oggi sono particolarmente stanca. Mi rendo conto che ormai sono un involucro vuoto, non faccio altro che piangere di nascosto, non lo perchè, ma mi vergogno a mostrare il mio invisibile dolore. ho un nodo in gola che non va’ mai via, la testa mi scoppia, rifiuto chiunque dice di volermi aiutare. ma come potrebbero? non c’è cura che sia riuscita ad aiutarmi, neanche psichiatra, psicologo, psicofarmaci che tutt’ora assumo e che non fanno altro che farmi lievitare come una torta in cottura.
Ho la mente stanca, il fegato a pezzi (metaforicamente….ma chi lo sa come sta veramente dopo tutto lo schifo che ingurgito ogni giorno per essere meno triste), le mandibole doloranti, tanto che contraggo i denti e ogni mattina mi sveglio con il sapore del sangue in bocca. Ma chi puo’ capirlo?
Buck, sai una cosa? Invidio il fatto che tusicuramente hai la ricetta x chiudere gli occhi, devi averla per forza dato i tuoi studi…se ne avessi una certa sicuro che non mi leggereste piu’. Buck puoi aiutarmi?
buck è un dottore e se non prende gli psicofarmaci è perchè sa benissimo che non risolvono i problemi. ti danno solo una senzazione di falso benessere.
Avevo letto, ormai parecchi post orsono, interventi di Luna e Buck.
Una volta venivo spesso su questo forum, poi sempre più di rado, poi a sprazzi.
Ho sempre visto il suicidio come una extrema ratio per sconfiggere il dolore, e insieme come una resa. Soffro da sempre di depressione, per molti motivi. Ma i motivi ormai son passati in secondo piano; la cosa importante sono le cause.
Paura degli altri, dei propri fallimenti, di non riuscire, di non avere le forze per affrontare la vita e il Dolore che ci circonda.
Potrei dirvi innumerevoli episodi: alcuni davvero difficili da superare, anzi da accettare; altri solo sciocchezze ridicole che poi distruggono.
E poi, nei rari momenti di benessere, sentirsi in colpa per non essere riuscitoa godersi la vita.
Buck, tu dici che non sprechi più tempo ad arrabbiarti. Beato te. Io vorrei, ma non ci riesco.
E il guaio è che non riesco ad arrabbiarmi con gli altri, che anzi mi vedono come un debole. Ma con me stesso, per non poter mai riuscire a cambiare le cose.
Tu dici di aver visto tante persone morire. In quanto medico (fai il medico, mi pare, giusto?) penso sia normale. Ma della Morte ne sai quanto tutti gli altri, perchè è al di là che sapremo se avremo una ricompensa di tutta la cacca mangiata al di qua.
Come vorrei che la Morte fosse una ricompensa, e in un attimo di estasi dimenticare tutti i triboli e le umiliazioni di una vita difficile.
@ Tracy:
A me gli antidepressivi hanno salvato la vita e quindi non posso in alcun modo condividere il tuo punto di vista. Non mi metto nemmeno a discutere con te, tanto so già in partenza che sei prevenuta e che non mi ascolteresti. Dici che Buck non assume psicofarmaci perché è un medico ? Faresti meglio a dire che non assume psicofarmaci MALGRADO che sia un medico. Queste stupide crociate contro gli psicofarmaci sono estremamente deleterie e procurano danni molto maggiori dei cosiddetti “effetti collaterali” da voi paventati. Ci sono milioni di persone depresse che potrebbero salvarsi se avessero l’umiltà e l’intelligenza di curarsi, ma voi li terrorizzate a morte facendogli credere che gli antidepressivi sono il demonio.