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Il suicidio

di beppino

Riferimento alla lettera: Buongiorno, anche io penso che il suicidio sia una cosa buona, in un certo senso. Da tre anni, ci sto pensando, e ho già fatto quattro tentativi. Per me, la morte rassomiglia a un riposo, perché come lo dice un autore francese, "vivere, è soffrire". Io di fronte alle difficoltà...
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Categorie: - Me stesso

14.953 commenti

Pagine: 1 170 171 172 173 174 300

  • 8551
    Andrea -

    Mosquito, ehm… Marquito ( scusa Luna, scherzo :-)) ) mi prende il libro che hai detto, mi sa che lo compro.

    Luna, l’ultima cosa che hai detto per me è davvero importante. Ci ho messo anni a capire che quando qualcuno ti ferisce o ti danneggia volutamente, chi ha il problema non sei tu, ma è lui. Ci sono tante cose che quando le capisci appaiono ovvie, mentre prima sembravano dei muri altissimi che non sapevi come scavalcare. E la soddisfazione che provi dopo averle capite, spesso, è anche più grande del dolore che ti ha causato il non capirle. E’ anche questa la cosa che mi affascina della crescita interiore. Più cresci e più motivi trovi per farlo, più ti viene voglia di farlo, più voglia hai di vivere e capire.
    Soprattutto quando inizi a capire che i conti tornano.
    Quello che dici sugli attacchi di panico è verissimo, però è la paura stessa che può dare la chiave per uscirne. Se hai paura di qualcosa significa che il problema sta da quelle parti o è in qualche modo collegato a quello di cui hai paura. E’ già qualcosa, perchè almeno sai, a grandi linee, in che direzione andare. A quel punto il bivio è tra l’affrontare la paura o scappare. Se scappi la paura aumenta, ma se l’affronti arrivi ad un momento in cui diminuisce. Io per esempio non sopportavo gli ambienti chiusi, ma solo se ero costretto a starci per ore. Spesso sognavo un capannone industriale, sempre lo stesso capannone scuro e tetro in cui ero costretto a stare e sentivo un senso di oppressione allucinante. Non so cosa fosse, anche se avrei diverse idee. Ma da quando ho capito che non devo temere di essere me stesso, quei sogni sono terminati. Il primo a sbagliare ero io, non capendolo. Ora non ho più paura di essere me stesso, di dire quello che penso, perchè se viene considerato strano o fuori dagli schemi posso fregarmene altamente. Infatti, il problema non è mio, ma di chi non è abbastanza libero da uscire dai propri schemi mentali, spesso imposti dagli altri, e andare oltre. In questo caso, il problema non è il mio, ma il suo, come dicevi tu. Naturalmente, per essere così devo anche essere disposto ad imparare da chi ha ancora meno schemi imposti di me, e questo è all’origine di tutto.

  • 8552
    Eme -

    Il decalogo di EME:
    1) Ci sono malattie che minano il fisico e, di conseguenza, la mente e malattie che minano la mente e, di conseguenza, il fisico.
    2)Così come con la forza di volontà è possibile curarsi con la forza dell’autolesionismo è possibile distruggersi.
    3)La depressione è una MALATTIA!!! Una malattia! Una malattia! Una malattia!!!! Così come sono malattie i milioni di disagi che riguardano la mente per ripercuotersi su tutto!
    4) Chi ha un disagio che riguarda la sfera psichica non deve vergognarsi!
    5) Chi incappa nell’ottuso che si ostina ad identificare il male con il male fisico deve poter dire all’ottuso: SEI UN OTTUSO senza essere considerato un brucia baracche irrispettoso!
    6) Ognuno è libero di curarsi come gli pare. Prendendo psicofarmaci, illuminando la mente con lo yoga, nuotando, correndo etc etc etc !!! Ciò che conta è il rendersi conto di essere di fronte ad una malattia! Una malattia che va affrontata e curata perché, da sola, difficilmente sparisce!
    7) Solo gli imbecilli continuano a considerare malattie, disagi, disturbi mentali una bieca paturnia che becca chi non ha un tubo da fare e può permettersi di investire il proprio tempo e le proprie energie in seghe mentali.
    8) E basta con ‘sti giovani!!!! E gli adulti??? E gli anziani ancora pieni di vita???A giugno compio 39 anni ed ho tutti i diritti di cercare la mia fetta di serenità! Proprio come i baldi ventenni! Proprio come mia nonna che (se avesse potuto scegliere) avrebbe aggiunto volentieri altri cent’ anni ai suoi 90 anni!
    9) Se Dio avesse avuto meno speaker nel corso dei secoli probabilmente avrebbe riscosso più successo.
    10) E’ grazie alla strozzatura mentale (come opposto di apertura, intendo) di gente come la tizia che ha scritto il post 8546 che persone malate, disagiate, turbate nascondono il proprio dolore per arrivare, a volte, a gesti estremi.
    Bravi!!!
    Continuate a far vergognare le persone !! Bell’aiuto! Proprio un bell’aiuto!!!

  • 8553
    tracy -

    ho bisogno di affetto e amore. anche una semplice amicizia.

  • 8554
    marina -

    ciao a tutti ,ieri ho scritto un post ma non è stato messo ,bè pazienza .Tranquilli non insultavo nessuno anzi eloggiavo semmai 3 persone e condividevo quello che scrivevano…. un bacio ragazzi. @ Marzia ,quì mi sento tirata in ballo . Per prima cosa sò già in partenza che non risponderai, secondo cosa ci fai in un sito dedicato al suicidio e la lotta che si fà per combatterlo,terza cosa sei una di quelle persone che passano per caso vero ??? Allora Marzia ho 55 anni 8 anni fà a mio figlio che all’epoca aveva 30 anni ( ti premetto che è una ferita ancora aperta che ho nel cuore) il giorno del suo compleanno gli riscontrarono un linfoma non okins al mediastino . Non mi metto a spiegare cosè,quel giorno la mia vita finì ,ma lottai con tutta me stessa per andare avanti tra ospedali dottori trapinti di cellule staminali ecc. 5 anni e mezzo fà incominciò a stare meglio e sai cosa accadde ??? che io caddi in depressione avevo consumato tutte le energie riposte e inerme davanti ad una malattia così , ioche avrei dato tuttla mia vita per salvare mio figlio !!!! Mi sono ritrovata a volermi suicidare io il mio corpo non reaggiva più èra tutto inutile!!!! non ti dico come è andata a finire perchè non te lo meriti ,mi associo a Emme ,metti la tua testa non nel water ma nella tazza del gabinetto e titra la catena ,solo allora potrai parlare….. ciao a tutti

  • 8555
    daybyday70 -

    marzia@

    “…Per me(…la depressione, ma non solo…) si va nella città dolente, per me si va nell’eterno dolore, per me si va tra la perduta gente…”
    Chiedo venia a Dante, ma è “esattamente” questo che fa la depressione(…ma non solo…)!
    Prima di sprecare tempo nel dire stupidaggini, bisognerebbe avere l’accortezza di informarsi prima, così si capirebbe una buona volta di quello che si sta parlando, ovvero di una terribile(…eh già…) malattia(riferendomi col termine malattia, a tutte le impasse, tanto per usare un eufemismo, che possono colpire il nostro cervello), che uccide, esattamente come il cancro.
    Detto questo voglio rivolgerti due domande…
    in primis come mai sei passata “da queste parti”?
    in secundis spiegami la differenza tra il dolore provato da un malato terminale, disperatamente attaccato alla vita, e “uno” che fa di tutto per amarla questa vita, ma proprio non ci riesce…il pensiero della dipartita, della morte, porto sereno e ristoratore, è sempre lì…
    per concludere…buttatici TU con la faccia per terra a ringraziare dio, dal momento che ti ha risparmiato questa gogna…

  • 8556
    LUNA -

    Andrea e MARQUITO: :))))))))))))))
    ho riso un sacco quando mi sono accorta del lapsus, anche per la vostra simpatica ironia. Mi rendo però anche conto che non è grazioso sbagliare nome!!! Dunque ti chiesto scusa, storpiamo anche il mio per essere pari? :PPPP
    No, no, Marquito, non ti considero fastidioso proprio per niente! E a dimostrazione del fatto che a volte la mente… è più contorta di quello che pare anche nei lapsus ti spiegherò com’è andata:
    è andata – a parte che adesso mi metto gli occhiali, perché sono ipermetrope ed ero senza, e che sono fusa… quindi devo veramente stare attenta in generale, mi sa 😛 – che riconoscendoti (dopo essermi inventata la prima volta il tuo nome :P) andavo a leggere quello che scrivevi, interessata, saltando di leggere il nick. E il motivo per cui mi sono inventata che ti chiami Mosquito è probabilmente che a me sembrava un nome simpatico!

    Tornando a bolla, dopo questa parentesi sulla mia scemitànomica, volevo dire a entrambi, e ad Eme, che vi ringrazio per questo fruttuoso scambio di punti di vista. E che capisco il senso di ribellione interiore che dà leggere un post come l’8546.
    E’ sul tono, purtroppo, dei post che, quando si parla di violenza morale o psicologica, tanto spesso connessa a quella fisica, sparano cose tipo: “è che a voi donne piacciono gli stronzi” e altre “amenità”. Una persona che ha un disagio psicologico, in generale, fa una fatica enorme a verbalizzarlo e ad aprirsi. Quando lo fa, e in uno stato di ipersensibilità generale, lo fa con il timore fortissimo di non essere compreso e anche di essere giudicato, tra i tanti timori che ha. E ci sono commenti che non solo non sono costruttivi, ma fanno letteralmente tornare nella sua tana chiusa chi aveva messo il naso fuori.

  • 8557
    LUNA -

    La depressione è subdola, la violenza morale è subdola… scusate se unisco i due temi (che peraltro spesso sono connessi)… ammettere entrambe, con se stessi prima ancora che con gli altri, è spesso difficilissimo. E il disagio aumenta anche per via di una prima fase silenziosa, implosiva, in cui si finge, con se stessi e di fronte gli altri, che vada tutto bene. E’ chiaro che c’è anche un problema ad ammettere con se stessi (per svariate ragioni e meccanismi di difesa) che si comincia ad avvertire un disagio, o si comincia ad averne paura, ad avere paura dei propri stati d’animo ecc, ma è altresì vero che spesso forse ci si difende anche dal timore dell’incomprensione degli altri. E che, come notava giustamente Eme, frasi come: “se tu avessi veramente dei problemi o delle cose da fare non staresti a farti tutte ‘ste pippe mentali” sono deleterie.
    Perché se è vero che può capitare che l’essere umano senta disagio perché in quel momento non ha uno scopo, una meta, un impegno, è pure vero che le strade per cui si arriva a non averne sono molte. E’ vero che sopratutto oggi come oggi molte persone hanno perso l’impegno che avevano e faticano a trovarne un altro, e stanno male per questo. O che a volte ci sono dei meccanismi ben più complicati sotto per cui una persona non riesce a concedersi (non c’è mai riuscito, non riesce ora, ha la percezione che non riuscirà mai più) di avere delle mete a cui tendere.
    E’ vero, di base, che ricominciare a collegarsi alla vita, persino riuscire ad andare a fare delle microscopiche cose burocratiche lasciate in sospeso, può far bene ad una persona che sta male. Ma è anche vero che se sei in uno stato di prostrazione psicologica e fisica è proprio anche il fatto di non riuscire a fare le cose che ti stende ancora di più. E tanto più se in passato sei stato capace di farle e se ti sembra di essere in guerra con te stesso, se ti incazzi perché non ti senti in grado di farle, ti giudichi perché non riesci a farle. E non riesci a trovare, dentro di te, quel giusto mix di indulgenza e di “spronamento”. Una parte di te che ti accolga, dicendoti: se ti fa male una caviglia non puoi chiederti di fare una maratona, no? ma ciò non significa che tu sia zoppo e per sempre.
    Accetta di non essere invincibile, ma, se riconosci di avere una caviglia debole, cerca di amarti anche così, ma non limitandoti.
    Ah, dirlo è facile, farlo meno.
    Andrea, conoscersi di più è stupendo. E’ un viaggio che, se fatto nella direzione dell’accoglienza

  • 8558
    LUNA -

    verso se stessi non solo merita assolutamente, ma, appunto, dà le sensazioni che dici tu.

    MARZIA: può darsi che ci fosse un buon intento di fondo nelle tue parole, ma purtroppo molto male espresso, o un’aggressività per la tua rabbia e senso di impotenza di fronte alla malattia, che ti ha fatto cadere nel tragico, concedimi, luogo comune per cui: c’è gente che vorrebbe vivere ma gli viene diagnosticato un cancro e gente che non ha un c.... ma si lamenta.
    Questi però sono luoghi comuni tanto pericolosi, sai?
    Perché sono luoghi comuni, anche, che invece di aiutarci nell’incontro con gli altri, nella solidarietà e nella comprensione, della costruttività, ci portano sul territorio dell’aggressività e dell’incomprensione.
    Si dice per esempio: se stai male vai farti un giro per gli ospedali o a fare volontariato!
    ora, dipende da quanto male stai e perché. Come sei arrivato a stare male, come nota giustamente anche Day.
    se sei un po’ giù e stai implodendo in un malessere “lieve” perché hai perso la relatività (ma attenzione, cos’è lieve o non lo è non lo stabiliscono i fatti, ma la nostra percezione di quello che ci accade, le nostre difese, il nostro stato di energia fisica, emotiva e psicologica, e il sentire un malessere NON VA MAI SOTTOVALUTATO, semmai compreso, da noi stessi in primis, ecc) può senz’altro aiutarci il fatto di dire: caspita, però io sono sano e anzi posso fare qualcosa per gli altri.
    Ma se stai male ad un altro livello in realtà se vai all’ospedale assorbi il malessere, ti senti impotente. e allora forse, per dire (purtroppo mi ritrovo in poche righe, scusatemi, a fare delle semplificazioni su temi complessi, spero di essere compresa) forse il tipo di volontariato che ti farebbe bene (se hai le energie per farlo) è andare per esempio a leggere delle fiabe ai bambini sani o esprimere te stesso attraverso la creatività giocando con la plastilina. E non perché tu non ti rendi conto che esistono bambini malati, e sei cieco ed egoista, ma perché in quel momento non ce la puoi fare, non ce la puoi fare veramente. E allora sarà quando avrai recuperato un po’ di positività per te, e sarai in grado di condividerla e regalarla, che lo scambio (perché lo è) con una realtà difficile potrà essere utile a qualcosa, e non ti farà sentire ancora più in balìa della tua stessa sensibilità ed impotente.
    Tu ci hai parlato Marzia, come se tu dessi per scontato che nessuno di noi ha conosciuto la malattia per se stesso o in persone vicine.

  • 8559
    LUNA -

    Dando per scontato, poi, che il malessere psicologico non sia un malessere, o una malattia, o che sia un malessere o una malattia di serie B, o che sia un posa. E non sia un qualcosa che ha una causa, a volte persino anche organica. Che non sia una cosa che ha dei sintomi.
    Ora ti dirò una cosa: una delle ragioni per cui il malessere arriva ad esplodere è che spesso pensiamo di non poter stare male o non possiamo stare male. Anche perché oggettivamente non abbiamo la possiibilità di compensare lo stress e il dolore, che ci consuma fino a che crolliamo.
    Non possiamo, come nel caso della malattia di un congiunto, perché dobbiamo essere forti per forza e vogliamo anche esserlo, perché amiamo, e perché c’è bisogno di noi… mentre ci consumiamo teniamo le nostre difese al massimo, per la persona che amiamo e perché non vogliamo certo impazzire dalla preoccupazione, dal dolore,
    ma siamo esseri umani, non dei robot. La nostra mente e il nostro corpo reagiscono allo stress pazzesco attraverso una serie di difese e appunto di reazioni, per cercare di tenere l’equilibrio e insieme per le falle, inevitabili, che si creano nell’equilibrio. Solo oggi, oggi che mia nonna è morta da due anni, io riconosco alcuni meccanismi miei (ma anche suoi, e della mia famiglia) per tentare di stare in equilibrio, nei 5 anni in cui l’ho vista attraversare il cancro e in cui mio nonno iniziava a manifestare la demenza. Come ho vissuto il fatto che mentre vivevo da vicino la malattia di mio nonno (e attualmente la vivo) attraversavo anche il lutto, e il medico aveva detto a me che dovevo fare dei controlli perché forse ero io, anch’io, ad avere qualcosa di brutto. e io per molto tempo non sono andata a vedere se era vero, logorandomi, perché era troppo, tutto insieme era troppo.
    A volte esplodiamo perché pensiamo di non poter stare male. Perché, faccio un esempio, nella nostra famiglia le persone sono sempre state abituate a non ammettere il malessere, perché il malessere è debolezza, vergogna, o, adirittura, NON ESISTE. E abbiamo assimilato quel senso di negazione.
    Insomma, Marzia, il discorso è più complesso di come la metti tu. e forse sarebbe più utile anche a te aprire un po’ di più la mente. Una persona depressa non ha bisogno di accondiscendenza, anche nei suoi meccanismi che si fanno implosivi e contorti, ma semmai di accoglienza costruttiva sì, anche nei no, anche nel giusto proteggersi accogliendo. Sono davvero due cose diverse, sai?

  • 8560
    Alone -

    @tracy
    Un’amicizia non la rifiuto mai 🙂

    fruttolo2011@hotmail.com

  • 8561
    Andrea -

    Ci ho provato Marzia, ma la reazione generale era inevitabile…
    Se accetti un consiglio non prenderla come un’aggressione (anche se la tua, in apparenza, lo era) ma come un’occasione per riflettere.

    Bella la 9 Eme, in effetti ci sono troppi speaker diversi e troppe interpretzioni diverse, per questo non ci si capisce mai.

    Cambiando discorso, hai provato a mettere le sigarette in un posto dove di solito non vai?
    Se riesci a fumare meno puoi concentrarti su quanto stai bene senza fumare, così quando fumi senti la differenza, e c’è! A me funziona abbastanza bene.

  • 8562
    Eme -

    Sai Luna, c’è stato un momento in cui ho convinto me stessa di essere per davvero mentalmente spaparanzata in un prato verde in mezzo ai grilli (chissà se ora hai capito chi sono ;-). Pensavo di aver trovato un equilibrio, una sorta di serenità. Avevo smesso di atteggiarmi a Fantozzi trascinandomi una bara appresso.
    Mi sentivo una persona normale, con normali momenti di sconforto, di allegria.
    Si….va bè….qualsiasi emozione era annebbiata da un velo di malinconica scaramanzia, non avevo progetti per il futuro nè rimpianti per il passato nè programmi per il presente. Sempre (credevo) per scaramanzia.
    Vivevo con un perenne, costante senso di colpa e di totale superfluità. Ma, in fondo in fondo ci stava, d’altronde il viaggio verso sè stessi è lungo è pieno di insidie.
    In realtà ero ferma al palo. Ma mi vedevo in movimento.
    In realtà non vivevo ma inanellavo un giorno all’altro. Ma credevo che vedere l’alba del giorno dopo fosse vita.
    In realtà rifiutavo gli altri e me stessa. Ma credevo fosse un sano istinto di conservazione.
    In realrà mi stavo raccontando un sacco di bugie. Ma credevo di essere in viaggio verso la Verità.
    In questi mesi ho fatto tantissima autocritica. Certe persone devono saltare addosso a sè stesse e darsele di santa ragione per poter, alla fine, stringersi la mano e ripartire. Con qualche osso rotto, ma ripartire. Per davvero.
    Dentro ho una gran confusione e poche certezze. Quelle che servono.
    Ed una di queste è che non voglio più raccontarmi una caterva di bugie “solo” perchè ho paura di me.
    Vorrei che gli altri non fossero più in grado di manovrarmi come una marionetta perchè sento una sorta di colpa ad occupare uno spazio sulla Terra e la necessità di giustificare in ogni modo la mia presenza qui.
    Questo è ciò che vorrei, ci sto provando. E, questa volta, ci sto riuscendo. E non è l’ennesima bugia.
    Le molestie morali sono atti subdoli e schifosi. Ma quelle peggiori sono quelle che, magari inconsapevolmente, infliggiamo a noi stessi.
    Magari condannandoci ad una lentissima morte.
    E’ inutile tentare di trovare pace e serenità nel mondo se dentro di noi è in corso una guerra bestiale.
    E’ inutile cercare motivazioni all’esterno se il nostro interno, inesorabilmente, censura e butta via tutto.
    E’ inutile muoversi verso gli altri se prima non ci si muove verso sè stessi.

  • 8563
    Eme -

    Ho sempre ammirato chi, ad un certo punto, magari dopo mille peripezie, magari dopo aver messo a repentaglio la propria esistenza è riuscito a mettere tutto (anche sè stesso) in discussione per riprendere tra le mani le redini della propria Vita.
    Magari metto in discussione i modi :-).
    Ma, di certo, non gli obiettivi!
    Sono persone positive.
    E qui, per fortuna, ce n’è qualcuna.

    Ps. Andrea, se mai la prossima volta in cui sento i nervi tendersi fino all’esplosione ti scrivo i miei improperi in modo che tu li traduca in un diplomatico linguaggio peace & love 🙂

  • 8564
    Andrea -

    Eme, è interessante come esperimento 🙂 Proviamo. Però mettiamo le due versioni,la tua e la mia, così non ci facciamo torti a vicenda 🙂 Non pensare però che io sia sempre stato così pacifico, anch’io ho i miei limiti, solo che ho lavorato molto sul quando lasciarli liberi di esprimersi in tutto il loro colore e quando è meglio trattenere il fiato per un minuto e poi respirare. La tensione la elimino comunque.
    Il tuo decalogo mi piace un casino, aggiungerei solo una cosa sul punto 6. Ognuno è libero di curarsi come gli pare, d’accordissimo. L’errore che spesso si fa è di dividere l’effetto dei farmaci dal lavoro su sè stessi che se comprendesse anche l’illuminare la mente con lo yoga, nuotare, correre etc etc etc, come dicevi tu, accorcerebbe molto i tempi di guarigione. Chiaramente, appena uno inizia a farcela. Il problema degli ansiolitici è che danno dipendenza e se fai l’errore di considerarli la sola cura, finisci per allontanare temporaneamente l’ansia e ammalarti di ansiolitici. Il cambio, a lungo andare, non è molto vantaggioso. Qualunque cura con i farmaci deve basarsi sia sui farmaci che sulla famosa volontà di usarli solo per arrivare ad un punto in cui si inizia a camminare da soli. Lo stesso vale per le persone che ci aiutano. Se proprio bisogna diventare dipendenti da qualcosa è molto meglio diventarlo della propria volontà e della propria voglia di rinnovarsi completamente. Quella è una dipendenza molto più bella, anche se serve anche lì una certa elasticità, secondo i momenti.
    Predica finita. Pace & love! 🙂

  • 8565
    Eme -

    Concordo Andrea, infatti il tuo ragionamento si ricollega, da un certo punto di vista, con i miei post sopra.
    Prendi un farmaco, ti accerti che ha un certo effetto benefico, ti ci stravacchi sopra e asserisci con forza: ok sono guarita.
    E ti racconti una palla.
    L’ennesima.
    Il problema non sta tanto nel farmaco quanto nella bugia che ci si racconta e nell’inconsapevolezza della stessa.
    E quando finalmente ti si apre un mondo davanti perchè il teatrino delle bugie crolla miseramente scatta il dubbio amletico: è un mondoo vero quello che si sta spalancando di fronte a me o è l’ennesima bugia?
    La risposta è dentro ciascuno di noi. E’ una rispèosta che viene dal proprio passato, dal proprio carattere, da come saremmo stati se…..e da come siamo diventati.
    E’ una risposta chiara se si ha il coraggio di guardare dentro di sè, di fare chiarezza, di mettere ordine nella confusione e di accettare il rischio di verificare che …..non sempre sei stato un Santo subito, martire, vittima ma, a volte, hai avuto una bella fetta di responsabilità in tutto ciò che ti è capitato.
    Il che non significa darsi addosso. Prendersela con sè stessi non serve ad un tubo.
    Nè significa dare addosso agli altri per sviare l’attenzione (la propria verso sè stessi) verso l’esterno mettendosi al riparo dalle autoripercussioni.
    Significa, semplicemente, prendere atto di ciò che è e decidere di conseguenza.
    Per un lungo periodo ho accusato il Destino di tutto ciò che mi stava capitando. Era una comoda soluzione :-). Tu sei lì, fermo, ed il Destino ti sposta a destra e a sinistra come se fossi una pedina su una scacchiera.
    Il Destino, secondo me, esiste e segue un percorso non tracciato da noi. Però credo sia possibile, entro certi limiti, raddrizzarne il tiro evitando di darci delle zappate addosso da soli.
    Compreso uso di psicofarmaci quando da medicinali si trasformano in annebbiatori di sensazioni o, come dici tu, in comodi cuscini.
    La composizione chimica di un medicinale è sempre la stessa, è l’obiettivo per cui si assume che fa la differenza.
    E quell’obiettivo è lo stesso che regola tutta la nostra esistenza, le nostre scelte, le nostre decisioni, i nostri comportamenti ed i nostri atteggiamenti.
    Per le sigarette……le sto provando tutte 🙂

    Peace & love 🙂 🙂 🙂

  • 8566
    LUNA -

    EME:…così sei tu? 😉
    Pensa che ho messo tra la scoperta che tu sei tu e la mia risposta, per fortuna, qualche ora, per evitarti delle scene mix Carramba che sorpresa e C’è post(a) per te. Mi ha commosso che tu sia tu. Per affetto. Sono deficiente, dici?
    Forse è anche per questo che non mi hai detto che sei tu, per evitare ‘sta iperglicemia. E lo rispetto. Volevo solo dirti che, perché è vero, siamo tutti liberi, anche quando purtroppo altro ci imprigiona, ma che egoisticamente, per me, è di conforto sapere che, mentre viaggio, in qualche scompartimento del treno, ci sei anche tu.
    Lo vedi com’è, Eme? Avrei preferito ci rincontrassimo in una lettera che si chiama “Ho appena vinto l’enalotto, ma poiché mi vanno tutte dritte e sto benone non so bene come spendere la vincita”, avrei preferito che tutti noi, che scriviamo in questo post, a vari livelli di disagio, a vari livelli del viaggio, stessimo parlando per organizzare una figata di gita da questa parte (in questa vita, si intende, sia chiaro). Invece eccoci qua… ma anche questa è vita. Nel senso che non bisogna vergognarsi del malessere, e del proprio viaggio.
    Chiedo scusa per il mio tono nel commento, ché parliamo di cose serie. Il fatto è che ero molto seria in ciò che ho appena detto.
    E non ho saputo dirlo meglio.
    Ma torniamo a bolla:
    quello che tu e Andrea dite è molto vero. Ed è molto vero quello che dici, Eme, sul fatto che @Le molestie morali sono atti subdoli e schifosi. Ma quelle peggiori sono quelle che, magari inconsapevolmente, infliggiamo a noi stessi.
    Magari condannandoci ad una lentissima morte.
    E’ inutile tentare di trovare pace e serenità nel mondo se dentro di noi è in corso una guerra bestiale.
    E’ inutile cercare motivazioni all’esterno se il nostro interno, inesorabilmente, censura e butta via tutto.
    E’ inutile muoversi verso gli altri se prima non ci si muove verso sè stessi.

    “Concedimi la serenità di accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio per cambiare quelle che posso e la saggezza per riconoscerne la differenza”. Ho sempre pensato che questa non è per nulla una frase banale. Ognuno di noi sa (o scopre) quali sono queste famose cose del tipo a) e del tipo b). Però mi sono resa conto quanto per me faccia la differenza capire la differenza.

    So cos’è la lentissima morte. La mia lentissima morte è stato anche fumare 70 sigarette al giorno. Non sempre, ma ci sono stati periodi in cui l’ho fatto. Stavo in macchina ore a guardare il nulla e a pensare troppo, o

  • 8567
    LUNA -

    a piangere come un vitello o a perdere la cognizione del tempo e dello spazio. Secondo me mi stavo “ricentrando”, anche, e in parte in qualche modo lo facevo, visto che poi da quella macchina riuscivo ad uscire. Di certo cercavo di sopportare quelle onde anomale pazzesche. Ma, allo stesso tempo, mi spaventavano anche i momenti “piatti” (forse di più?) quelli in cui non stavo piangendo come un vitello, ma non avevo più voglia di niente, pensavo non esistessero soluzioni al mondo e la mia stanchezza, lo stress mi toglievano le forze, e soffrivo per quello che mi stava portando via da me, e mi domandavo se ero ancora capace di vedere il confine tra il malessere e me. Perché, quando uscivo dalla macchina, e di fianco c’era una montagna di sigarette, veramente una montagna, guardavo la mia compulsione e mi dicevo: sticazzi… Ma forse era peggio quando non la vedevo nemmeno. E’ molto difficile parlare di queste cose. Nel senso che credo sia difficile spiegarle. Ma forse a chi ha provato non è difficile. Io non rinnego nessun passo del mio viaggio verso me. So di averlo fatto veramente. So di avere iniziato, in un altro modo, quando avevo 20anni e per la prima volta ho avuto gli attacchi di panico e un periodo di vera merda, in cui mi sono sentita in guerra profonda con me, innanzitutto, e ho pensato: non mi posso più fidare di me. So che uno dei momenti più importanti della mia vita è stato quando mi è stato chiesto: ma è successo qualcosa prima di questi attacchi di panico?
    E io ho detto NO. Ma poi mi sono resa conto che era successo eccome. Che avevo accumulato uno stress pazzesco, ma che io avevo tirato come un cavallo da corsa. Che avevo accumulato dei dolori, delle frustrazioni, ma io le avevo negate, rimettendomi in piedi troppo presto, forse proprio per paura che l’arbitro, se non mi fossi tirata su in tempo, avrebbe contato 10. Ok, l’ho detto, non lo spiegare. Ora di anni ne ho 37, e sarebbe facile dire: allora, vedi, quello che ti aveva insegnato l’esperienza di stare male non valeva na sega, erano tutte bugie se sei stata male un’altra volta. Io invece, giuro, penso questo: valeva eccome, solo che era parziale. Anche perché avevo un’altra età. Io penso che stare male sia una merda, intendiamoci. Io nei due anni veramente merdosi a cui mi riferisco ora penso SERIAMENTE che ho rischiato di morire, per mia mano o per mano dello stress, o della lenta morte mentre TUTTO andava a rotoli e io soffrivo immensamente non riuscendo a ritrovare me.

  • 8568
    birillo -

    zau amici 🙂 scusate ma ho avuto un po di problemi con il pc -.-

    e sono stato infattarato con uno script x vedere le tv su vlc 😀

    nel tempo libero mi okkupo di smanettare con il pc su script e altre cosine…
    altra sera dopo un aggiornamento il pc non partiva piu e ho dovuto formattare e va be tanto io e il pc comunikiamo bene 😀

    @ stankissima
    non saprei quanto sono tenero da quelo che mi hanno detto riesco a farmi volere bene quasi da tutti ^_^

    non sono riuscito a leggere quasi nulla delle ultime 2 pagine poi stasera/domani lo faro con calma 🙂 penso domani stasera riformatto .. ubuntu non mi piace moltissimo …

    dai vi auguro un felice week end o almeno sereno e un bacio alle fanciulle a stankissima 2 🙂

    zauu

  • 8569
    Marquito -

    Quello che sto per dire potrà suonare urtante, o quantomeno paradossale, alle orecchie di molte persone. Io però lo dico lo stesso, suffragato dalla mia esperienza personale e da qualla di tanti bravi psicoterapeuti.
    Moltissima gente preferisce essere infelice piuttosto che felice. E ovviamente (lo ribadisco ancora una volta) non è minimamente consapevole del proprio terribile autolesionismo.
    Come scrissi a Eme nel corso di una corrispondenza privata, l’infelicità ha un suo rassicurante e limaccioso tepore. E’ come un giaciglio squallido ma relativamente morbido, in cui ci si può adagiare tranquilli e trascorrere placidamente tutta la propria esistenza, senza assumersi nessun impegno e nessuna responsabilità. E’ una palude in cui si sprofonda lentamente, senza quasi rendersene conto e senza quasi opporre resistenza. E’ così comodo evitare i problemi aggrappandosi all’idea del suicidio … è così comodo potersela prendere con il destino avverso …
    La felicità richiede coraggio, determinazione e un pizzico di incoscienza. Richiede amore, tenerezza e dedizione verso sè stessi. Spesso, per poterla raggiungere, occorre prendere decisioni traumatiche, mettere in discussione tutte le proprie certezze, rivoluzionare completamente la propria esistenza. Una volta conquistata deve essere difesa con le unghie e con i denti. Tutto questo richiede un’enorme dispendio di energia mentale, tantissima voglia di vivere e di combattere per i propri ideali, la rinuncia a ogni forma di querimonia e di vittimismo, la convinzione che in fondo in fondo “ne vale veramente la pena”. Per le persone fragili e psichicamente labili la felicità può essere molto stressante e molto faticosa.
    Poi c’è da dire anche un’altra cosa. Molti di noi sono cresciuti nella convinzione di non valere niente, di non meritare niente, di non avere diritto a niente. Essere felici ci appare come una forma di “ùbris”; di profanazione, di violenza sacrilega. La felicità non viene vissuta come un diritto, ma come un frutto proibito su cui non possiamo accampare alcuna pretesa.
    Chi vi scrive ha soggiornato nella palude per molti anni e ovviamente, di tanto in tanto, continua a avere le sue piccole ricadute. Non si ritiene più bravo di chi non ce l’ha fatta; ma solamente più fortunato. In ogni caso, anche nei momenti di maggiore sconforto, non ha mai perso la convinzione che ne valesse veramente la pena.

  • 8570
    LUNA -

    MARQUITO: non so se si possa chiamare preferenza. Ma poiché parli di preferenza inconsapevole, non so, può darsi.
    di certo trovo molto vero questo:

    @Poi c’è da dire anche un’altra cosa. Molti di noi sono cresciuti nella convinzione di non valere niente, di non meritare niente, di non avere diritto a niente. Essere felici ci appare come una forma di “ùbris”; di profanazione, di violenza sacrilega. La felicità non viene vissuta come un diritto, ma come un frutto proibito su cui non possiamo accampare alcuna pretesa.

    Io credo che esistono persone che non abbiano semplicemente idea di cosa siano la serenità e la felicità, magari per un’infanzia colma di dolore e di violenza, fisica e morale. In realtà nel loro cuore aspirano a quella serenità e quella felicità, ma non avendo mai conosciuto quello stato di quiete, avendo vissuto sempre in un battaglia, esterna che si è tramutata (come anche diceva Eme) infine in una battaglia interiore, anelano a qualcosa che non si sentono in grado di raggiungere o le strade che tentano per raggiungerla sono sbagliate, sono in realtà strade che passano per il dolore e il tentativo di tamponare, far cessare il dolore vivendolo, ancora una volta… Io credo che molte persone pur conoscendo la violenza quando viene loro tirata addosso se sono state abituate a vivere in un’atmosfera di violenza a vari livelli non la riconoscono quando la incontrano nuovamente lungo il cammino, perché il loro livello di sopportazione, assuefazione alla violenza è già troppo alto… o, peggio ancora, la riconoscono come familiare e quindi si ritrovano in copioni che riportano alla violenza soffrendo immensamente ma allo stesso tempo non riuscendo a spezzare il copione.
    C’è poi da dire che alcune persone temono inconsciamente la felicità, la quiete non perché non le vogliono, ma perché hanno un trauma legato alla sottrazione della serenità e delle felicità. Non si tratta di dire: io non merito.
    Il discorso è un altro. E’: nel momento in cui sono felice o sto bene sono letteralmente terrorizzato da cosa può succedere un istante dopo. L’ansia è più collegata ai momenti di quiete e di gioia che ai momenti di dolore, paradossalmente. Conosco la tristezza e quindi la gestisco. Ma ciò che non riesco a sopportare è l’idea che se mi abbandono a questo momento di quiete, di gioia, fino in fondo, potrebbe accadere qualcosa di terribile. Forse sì, c’è un legame con l’autostima, ma io credo che c’entri molto il trauma, quasi in un processo inverso, in certi

  • 8571
    LUNA -

    casi. inoltre ci sono famiglie che insegnano “a non godere”. Quando dico non godere non intendo assolutamente in senso sessuale, o solo.Ci sono persone che sin dall’infanzia si son sentite dire che non aveva senso festeggiare un compleanno, una festa, spendere per la propria minima gratificazione, essere soddisfatti di sé se qualcosa riesce, di non sperare perché se le cose vanno male? Falsi inviti a modestia (possiamo essere umili ma intimamente felici di una nostra creazione, di un nostro talento), in realtà ansia e negazione di sè trasmesse o forme di controllo dell’esuberanza. Magari anche incosapevole se, per generazioni e generazioni, ciò è stato trasmesso. Credo che ci siano molte persone in lotta tra un sincero, viscerale, quasi disperato desiderio di serenità e felicità (talmente disperato da cercarle in persone, sceltesbagliate), che non è vero che stanno per comodo nell’infelicità… è che si sentono come stracci inzuppati di lacrime che in fondo pensano di avercelo scritto in fronte che devono stare in fondo al secchio… come partire da 50.000 sotto zero per raggiungere un livello normale di dignità naturale… ogni volta che desiderano sembra quasi, come il topolino che è stato tormentato in laboratorio, sentano lo stimolo della scossa elettrica,e non serve che lo stimolo sia presente, è ormai interiorizzato. C’è poi da dire che se a farti male sono state proprio delle figure di riferimento importanti o da loro non ci siamo sentiti difesi o ci siamo sentiti in difetto con loro puoi passare molti anni della tua vita in una continua lotta interiore tra rabbia, dolore e giustificazione. Lotte tra opposti che riferisci a te stesso o in senso più ampio. Io di base so di non essere autolesionista. e infatti per un bel pezzo della mia vita ho vissuto concedendomi ottime cose e riuscendo anche a difendermi a modo mio dalle sollecitazioni “lesive” e in equilibrio con le mie nevrosi. A 20 anni ho sciolto dei nodi, degli automastismi d’ansia che pensavo scontati. Quando però in seguito le sollecitazioni sono state enormi, quando in qualche modo ho rivissuto un trauma, quando i dolori sono stati grossi e lo stress è stato ogettivamente anche labirintico ho avuto il crollo. Non senza dolore allora ho guardato in faccia un’antichissima “lesione”. Forse, altrimenti, non l’avrei mai riconosciuta. Intendiamoci, l’equilibrio non è statico, per nessuno.Non ho medaglie sul petto e parecchi guai. Ma alcuni pezzi del MIO puzzle hanno assunto un diverso senso.

  • 8572
    Eme -

    Luna 🙂 mi sa che siamo due deficienti. L’affetto sel tuo post mi ha commosso. Ed é un affetto ricambiato lo sai. Quando sei apparsa qui ed ho capito che non l’hai fatto per chiedere se si muore prima impiccandosi o buttandosi dalla finestra ho avuto la stessa reazione che puo’ avere una bambina di 4 anni che vede il sederone rossi di Babbo Natale penzolare dal camino la notte del 24 dicembee :-). Sei una persona positiva che cerca di cogliere il meglio di ogni singola tappa di un viaggio lunghissimo. Anche di quelle tappe forzate, quando il treno si rompe in piena notte e si ferma in mezzo ad una landa gelida e desolata. È importantissimo riuscire acdire: sticazzi!!!! Che si tratti di una montagna di cicche o di qualsiasi altro scempio che si sta facendo della propria vita. È il primo passo del viaggio verso di sé. Non so quanto duri quel viaggio. Non so neppure quanto sia importante saperlo. So che, come dice Marquito, vale la pena compierlo. Meglio se in buona compagnia di chi h tanto da raccontare, da trasmettere, lo sa fare bene e, chi lo sa…..magari riesce a tirare sul treno chi, da troppo tempo, é seduto nella sala d’aspetto e neanche se ne accorge.

  • 8573
    buck -

    Una conversazione web che va avanti da oltre 5 anni è decisamente strana , ma , sopratutto piacevole .Trovo , tuttavia , che si sia divagato dall’argomento iniziale.
    Vi è una qualche giustificazione al suicidio? E’ prevenibile? Si può portare aiuto?Ho motivi per vivere?
    Navigo verso i 60 ( son ben oltre il mezzo del cammin… mi restavano una diecina d’ anni decenti , ecco cosa vado a perdere , in fondo!),una professione un tempo socialmente importante , discretamente pagata, ma che sto odiando : tra poco raggiungerei la pensione .
    Una moglie che odio ( niente figli), ma che , per fortuna , sta per abbandonarmi ( leggesi liberarmi).
    Grandi passioni : viaggi , fotografia , archeologia , trekking…
    Poi , un incidente: 8 mesi fa trauma plurimo…dolori a tipo sciatalgia insopportabili , nessuna diagnosi precisa o terapia (inutili consulti neurochirurgici che mi hanno indirizzato ad inutili fisiatria ,ginnastica di posturazione , osteopatia…) di alcun aiuto. I mie stessi colleghi non sono stati in grado di emettere una diagnosi nè indicare una strada di miglioramento ( farmi spendere una barca di soldi si, ma questo non mi interessa)Posso camminare 200-300 metri- e il mio mondo è scomparso. Non ne voglio un altro : non mi interessa più nulla.
    Ho congedato , alcuni con varie scuse , un paio con la nuda verità ,i pochi amici , ho cancellato/buttato tutte le foto , regalato i miei libri…Non lascio nessuno che mi rimpianga
    Sto “chiudendo casa” , in silenzio .
    Non ho più alcun interesse a vivere.
    Quindi: non ho qualche ragione ( non ne ho nessuna per vivere !) nel voler dire basta? Debbo per forza essere giudicato ( e male , per giunta)?.

  • 8574
    Marquito -

    @ Luna:
    Quello che dici è verissimo; talmente vero che qualche volta esito a parlarne … Ho sempre avuto un certo pudore nell’esternare la mia sofferenza.
    Non so che tipo di genitori tu abbia avuto; i miei sono stati estremamente nocivi per il mio fragile equilibrio psichico e per la mia traballante autostima. Mia madre mi ha fatto sentire colpevole di esistere e ti assicuro che non ci potrebbe essere atteggiamento peggiore.
    Condivido in pieno anche quello che hai scritto a proposito del’ansia, che molto spesso accompagna gli stati di intensa felicità e finisce irrimediabilmente per guastarne il sapore. Quando affermo che molta gente, del tutto inconsciamente, “preferisce” essere infelice, in effetti, mi riferisco proprio a questo. Diciamo pure che molta gente ha paura di essere felice.
    Quei momenti di ansia sono terribili. La felicità ci apppare come un picco discosceso, posto a un altezza vertiginosa, dal quale si può soltanto cadere a precipizio facendosi un gran male. Ed è per questo che molti la evitano, rifiutando ostinatamente di lottare e di assumersi ogni rischio.

  • 8575
    LUNA -

    BUCK: ciao 🙂
    Io non credo che negli ultimi post si sia divagato… almeno dal mio punto di vista (ma è il mio, certamente) invece si è centrato forse il problema. Perché ad un certo punto ci ritroviamo a farci le domande che ti fai tu?
    Leggo quello che per te, forse, è stata la vera botta:
    @Poi , un incidente: 8 mesi fa trauma plurimo…dolori a tipo sciatalgia insopportabili , nessuna diagnosi precisa o terapia (inutili consulti neurochirurgici che mi hanno indirizzato ad inutili fisiatria ,ginnastica di posturazione , osteopatia…) di alcun aiuto. I mie stessi colleghi non sono stati in grado di emettere una diagnosi nè indicare una strada di miglioramento ( farmi spendere una barca di soldi si, ma questo non mi interessa)Posso camminare 200-300 metri- e il mio mondo è scomparso

    Bukosky diceva qualcosa tipo: non sarà la morte del tuo amore a farti impazzire, ma il laccio della scarpa che si spezza una mattina.

    Quello che dici a proposito della salute (e poi ti spiegherò meglio perché lo capisco) non è un laccio della scarpa, però mi pare importante considerare due aspetti:
    il primo è che alle volte durante il cammino, prima di fare il botto, seminiamo una nostra insoddisfazione o paure o cose che si dicevano negli ultimi post, abbiamo magari un equilibrio relativo apparentemente soddisfacente che però può esplodere di fronte a particolari fatti, emozioni negative, insuccessi, problemi, dolori. Allora, moltissimo spesso (lo so che non si dice così, ma per rendere l’idea) a volte il crollo, se riusciamo (e il fatto che riusciamo è certamente dovuto a diversi fattori, e mai, ho detto, giudicherò chi non c’è riuscito… io stessa potrei un giorno non riuscirci) a guardarci dentro prima che ci accoppi ci porta molto spesso a riconsiderare una serie di cose, che CI riguardano, che riguardano le nostre impostazioni stesse, che ci fanno anche tagliare dei rami secchi, sconfiggere dei sensi di colpa o atteggiamenti che abbiamo sempre dato per scontati… allora non sono non crepiamo, ma semmai rinasciamo…
    La seconda cosa è che siamo esseri umani, no robot, e quindi un trauma, un grosso trauma, anche se fino a prima eravamo a bolla e non importa se ogettivamente per tizio e caio può non essere grande, ma noi lo viviamo come tale, ci sconvolge, ci può certamente portare ad un periodo di depressione reattiva, e anche bella tosta. Allora il problema diventa che pensiamo a quando stavamo bene, come giustamente fai tu, e ci odiamo per il fatto di non essere più

  • 8576
    LUNA -

    i vincenti o i cuori contenti o anche solo gli equilibrati medionevrotici che eravamo.Ci capita a volte di incontrare persone che hanno subito dei grossi cambiamenti, che hanno girato la loro vita come un calzino. Magari esci di casa, vedi una persona in sedia a rotelle che una volta correva, la guardi e dici: come c fa a sorridere, avere progetti, essere aperto alla vita, come fa ad aver accettato un nuovo se stesso diverso da prima con questa serenità e ad aver per giunta capito che è ancora se stesso seppure per certi, importanti versi in un altro modo? Come fanno a non girargli i co… per il fatto che la sua vita doveva essere diversa e invece…? Come fa a non aver preso una pistola ed essersela puntata sulla tempia?
    Allora quelli sono i santi e gli eroi, quelli che hanno avuto la forza o la fortuna di riuscirci. Ma prima di riuscirci non avranno passato una fase di depressione, rielaborazione, assestamento, accetazione essendo esseri umani, come me e te? scegliendo di vivere.
    Guarda che io non ti sto giudicando per niente. Io sono una super attiva e, come dice Eme, pure una che trova il lato positivo nelle cose. E’ uno dei miei meccanismi di difesa. Mi conosco: se io vado a piombo vado a piombo brutto. E l’ho capito così bene già quando ero all’asilo, forse, che io sono una che si potrebbe sparare che mi è venuta la sindrome di vedere il positivo. Però accade questo, accade che nel 2007 subisco il terzo incidente, banale. C’è di peggio, ma per tot mesi io cammino a uno all’ora. E di anni ne ho 33. Mi si apre un nuovo mondo, il mondo di me che fisicamente faccio più fatica. Le gambe non sono veloci come il pensiero. Tuttavia mi adeguo, non è grave. anche se il mio lavoro ne risente. Solo che, due anni dopo, accade questo, mentre sto risolvendo altri casini: muore mia nonna (capita,ma era la mia anima gemella sul pianeta, il mio lato buono), mio nonno ha una malattia degenerativa che non perdona, e il medico dice a me: vai a vedere se non ne hai una pure tu. Non vado, mi sparerei. In compenso zoppico, ho 35 anni e mi pesa fare 3 metri. E va sempre peggio. Qdo ho trovato il coraggio di andare dal medico ho avuto odissee tipo le tue, anche perché di magagne me ne son venute a pioggia. Non ho quella malattia, pare, ho un altro problema, più banale (me lo terrò) e una schiena molto difficile a 37 anni. Però non zoppico più, perché quando lo stress aumentava il mio dolore di 200volte ho permesso ad un fisioterapista giusto di incontrarmi e darmi una mano.

  • 8577
    buck -

    Grazie Luna , ma di fisiatri ne ho cambiati 3 ( in 9 mesi) , di fisioterapisti 4 , e due osteopati …( Lasciamo perdere le spese)
    Il dolore , piuttosto , è insopportabile , ma i Colleghi Neurochirurghi ( di due diversi Ospedali) , dicono che non saprebbero cosa operare.
    L’unica cosa buona è che mia moglie se ne sta andando (lei si che mi peggiora i dolori).
    Non riesco a rassegnarmi ad una vita così , è solo questo ( che non è poco).Ho quasi il doppio dei tuoi anni , non mi creo alcuna aspettativa nella vita , e , credimi , una fine anticipata non mi toglie granche’.
    Non penso di essere un codardo ( guarda i più sfortunati , dici , loro come fanno? non sono mai stato invidioso , e non invidio la loro forza di volontà o gioia di vivere) ; sono , probabilmente , un testardo limitato mentale egoista (ed anaffettivo – diagnosi di 1 psichiatra e 2 psicoterapeuti 1977-78).
    Comunque , Luna , un grazie dal cuore che non ho ( penso però che un poco si divaghi)

  • 8578
    LUNA -

    BUCK: dici che non vuoi essere giudicato, ma sei tu quello che giudica, se vogliamo. E, intendiamoci, non lo dico da incazzata, ma te lo faccio solo notare. Insisti con questa storia della divagazione, ma in fondo ciascuno qui esprime se stesso come sa, come può, e anche, probabilmente, come ha bisogno di fare. Parli di 5 anni di commenti, come se il discorso fosse una cosa statica, come se 5 anni fossero una specie di brainstorming (si scrive così?) di gente, la stessa, chiusa in una stanza, senza uscire finché non ha una risposta. In realtà qui non si tratta di formulare una tesi, ma si tratta di storie di vita, e sentimenti e sensazioni e emozioni che si intrecciano, in modo dinamico. Tentare di darsi una mano. A questo punto cosa dovrei dirti? che avevano ragione i tuoi psichiatri e psicoterapeuti della fine degli anni ’70, sei proprio un testardo limitato mentale egoista? Non lo so, non ti conosco.
    Potresti avere ferito la mia sensibilità di testarda, illimitata mentale, divagatrice in buona fede e in lotta con i miei strati di fragilità. Ma fa niente 🙂
    …Buck, per inciso, mi dispiace che stai male. Mi dispiace davvero. E mi dispiace non avere risposte che ti siano di reale conforto. Mi fa piacere invece che in quello stare male hai tirato fuori l’energia della dialettica e il carattere, hai ribadito un punto. Quindi energia c’è, sotto il male fisico, la stanchezza, l’esasperazione dei 3000 dottori ecc. Sarebbe bello se tu usassi le tue prerogative di testardo limitato mentale egoista per tirarti fuori dal fosso e non remarti contro, ma sai tu. sai tu quello che sai, sai tu quello che vuoi e puoi. e mi fa piacere comunque aver parlato con te. Ti lascerò in pace con i tuoi post, non è che dobbiamo interagire per forza, e hai il diritto di usare il forum come vuoi, e di cercare le risposte che vuoi. e quando si hanno poche energie di discutere non si ha palle. Preciso soltanto che non parlavo di invidia e di relatività quando mi riferivo nè al mio caso di magagna fisica nè al fatto delle persone con i problemi che citavo. Mi riferivo al fatto che capisco che se c’è una cosa che ci può sconvolgere nel profondo, a qualsiasi età, è il dolore fisico, e tantopiù il vagare da un medico all’altro senza cavare un ragno dal buco, perdendo via via la fiducia di poter stare meglio. E intendevo dire che mi sembra naturale passare una fase depressiva, in cui possiamo sentirci limitati come dici tu in senso estremo. Credo che sia ciò che la depressione reattiva

  • 8579
    LUNA -

    ci racconta in quel momento. Perché siamo umani, non robot. E soffriamo a stare male, a sentirci limitati e in balìa. Anche perché quando siamo pazienti (che pure si sia dottori) siamo in una posizione di fragilità, e con il tempo diventiamo sempre meno pazienti. Quando hai parlato di sciatalgia ho pensato a me, non perché io e te siamo uguali, ovviamente, ma perché la sensazione di dolore e limitatezza che io ho provato, di fronte al malessere mio e quello delle persone che amavo e amo, è stata forte ed è ancora fresca e attuale nelle mie registrazioni emotive. E perché veramente il fatto di stare male perché stavo male (non solo per quel motivo) e lo stress precedente e quello consequenziale peggioravano il mio stato fisico, e i pensieri mi remavano contro ecc ecc.
    Buck, ho visto persone vicine stare male, molto male, e perché non sono dio non ho potuto far niente contro quelle malattie. Ho provato rabbia, senso di impotenza, dolore persino fisico, commozione. Ma so che se fossimo scappati tutti di fronte al loro male, per la rabbia e l’avvilimento dell’impotenza, e per quel lato oscuro dell’amore, il loro male sarebbe stato uguale, forse peggiore, anzi di certo. Peggiore sarebbe stata la vita, la qualità di vita e le cose che comunque potevano ancora vivere, e volevano vivere. Invece qualcosa di buono c’è stato. reale. Così credo che possa essere quando abbandoniamo noi stessi se stiamo male, e non ci diamo più possibilità. Se ci rimane solo la rabbia e l’avvilimento della lenta morte e non riusciamo più a raggiungerci con il nostro stesso affetto. E’ terribile, lo so. E no, non ho risposte su domande come: perché esiste il dolore? perché esiste il fatto di perdere chi ami? e l’ingiustizia? Penso che se lo siano chiesto gli uomini delle caverne già. Ma il mondo, pur non avendo quelle risposte, non si è fermato e ha vissuto anche del buono.
    Poi, certo, io credo di essermi ammalata perché, pur essendo stata sul ring meglio che ho potuto, la mia sensibilità non mi ha permesso fino in fondo di accettare, elaborare la mia parte di impotenza e il mio sincero, viscerale, dispiacere per le persone che ho amato e amo e ho visto travolte nella salute e nella vita. E perché dovevo preoccuparmi anche per me.
    Ma io spero di guarire invece di lasciarmi più andare. Ho avuto una depressione reattiva e un esaurimento anche fisico perché non sono un robot, ma un essere umano. E con la consapevolezza di avere questo io cerco di venirmi incontro.

  • 8580
    Athos -

    Caro Buck,

    Io non sono psichiatra o psicologo, tuttavia la dignosi di anaffettività mi pare da relegare tra gli ambiti della cialtroneria piuttosto che in quelli della serietà.
    Ho letto la tua storia ed ovviamente ne sono rimasto colpito. A qualunque età, sapere che un incidente ha scosso e forse incrinato la nostra qualità della vità, è certo una prova che schianterebbe i più audaci: nulla da eccepire se dici “non risco ad accettare una vita così”, e non riesco a capire perchè hai anche solo evocato l’aggettivo “codardo”.
    Io non riesco ad accettare la mia di vita, che ha la metà dei tuoi anni e nessun problema fisico; per cui non starò qui a riempire il mio post con frasi caramellate di filosofia spicciola.
    E allora perchè scriverti? Perchè chiunque soffre io lo sento mio fratello.
    Ci sarebbe da divagare su cosa intendiamo per sofferenza, ma per ora mi limito a dire che ciò che hai scritto mi ha interessato e colpito e lo sento mio, pur da esterno.
    Su questo post troverai tutto e il contrario di tutto, pepite d’oro mescolate a tonnellate di inutile fango: gente che capisce e ci fa perfino sentire meno soli e altra la cui principale attività è riempire spazio.
    Un po’ come nella vita: alcuni, anche solo per un attimo, contribuiscono a far pensare, a darci una scrollata o un motivo di riflessione; altri rompono solo le palle come tua moglie; e altri ancora sono inutili. I primi, per me, sono miei fratelli. Senza retorica.
    Non so quali sono le tue conclusioni, nè la tua situazione precisa, se i medici han finalmente trovato per te una po’ di speranza, cosa che ovviamente ti auguro.
    Io so solo che la vita è un continuo affondare in sabbie mobili e che ogni tanto, per star bene, bisogna trovare un appiglio. Io ne ho trovati ben pochi nella mia vita, forse anche per colpa mia.
    In un post precedente ho scritto: La vita è il nemico.
    Nel senso che ci dà i desideri e non ce li fa realizzare; ci crea aspettative e poi ci castra nelle aspirazioni.
    Tu possiedi intelligenza e sensibilità, questo si capisce. Hai avuto un tremendo colpo. Prima o poi tutto questo finirà, e saremo tutti uguali. E chi oggi se la gode sarà come te e me.
    Come vedi non scrivo niente di nuovo nè di originale. Ma, non so perchè, avevo voglia di parlarti. E così ho fatto.

  • 8581
    marzia -

    @ Andrea: Non voleva essere un giudizio distruttivo, ma uno scrollare sul valore della vita. Non sono una psicologa, sono solo una mamma che ha vissuto sulla propria pelle il dolore di un suicidio del proprio figlio. Un dolore il suo, (mio figlio) che non riusciva a superare, (l’aver trovato la propria moglie a letto con un altro uomo)una depressione che nascondeva a tutti noi, anche perche’ viveva lontano. “Tutto bene mamma, tranquilla, sto bene!”e intanto il tarlo del suicidio andava sempre piu’ nel profondo. Un giorno una telefonata(10 anni fa)un amico ci disse: Signora salite su perche’ suo figlio ha avuto un’incidente. Non era stato un’incidente, ma un suicidio con i gas della macchina, l’hanno trovato in una stradina ormai in fin di vita, aveva lasciato un biglietto affinche’ i suoi organi fossero donati a chi ne aveva bisogno, e poi c’era scritto: Fate conto che io sia stato per voi un grande dolore di testa, ora non ce l’avete piu’.Un dolore grandissimo, immenso, come puo’ un figlio pensare di togliersi la vita? eppure c’e’ una famiglia che l’ama tantissimo!!! Arriviamo all’ospedale di Fidenza : Ci dispiace signora, abbiamo tentato di tutto, anche la camera iperbarica, ma purtroppo e’ morto. Ma Dio inizio’ a parlare al mio cuore”tuo figlio vive” parole contrastanti con la realta’, ma parole che arrivavano dall’Iddio Onnipotente. Ho detto ai dottori che mio figlio era vivo,ma loro(giustamente) gridavano per scrollarmi e farmi accettare la realta’, anzi mi portarono dal neurologo e psicologo dell’ospedale, ma il mio cuore era rivolto al Signore che opera miracoli e che ha risuscitato Lazzaro. Mio figlio era attaccato a una macchina che pompava il cuore per espiantarlo, i dottori il 5 giorno chiesero di espiantarlo, non l’abbiamo permesso perche’ Dio aveva parlato di vita. Il 7 giorno mio figlio e’ ritornato alla vita, completamente sano. Sano nella mente, sano nel cuore. Oggi lui sta pregando il Signore affinche’dia vita a sua sorella con il carcinoma e con la condanna di pochi giorni di vita. Ma noi stiamo sperando nello stesso Dio che 10 anni fa ha tratto lui dalla morte.La vita ha un valore inestimabile, se guardiamo ai tanti problemi tutti vorremmo farla finita, ma bisogna incoraggiarci per volgere lo sguardo verso Colui che puo’ intervenire, aiutarci, stringerci sul Suo petto quando le forze ci vengono meno.Dio ti benedica. Ripeto,non giudico chi sta attraversando dei momenti difficili,vorrei avere una parola per poterli aiutare.Dio puo aiutarti

  • 8582
    Marquito -

    @ Buck:
    Tu poni il problema del suicidio razionale; di un atto che non è dettato dalla depressione né da una qualsiasi forma di patologia psichica, ma da un’analisi lucida e obiettiva delle circostanze.
    Il suicidio razionale esiste, ma è molto difficile stabilire se il tuo lo sarebbe. Nessuno può stabilire una cosa del genere con assoluta certezza; nemmeno il diretto interessato può esserne assolutamente sicuro. E’ possibile che il dolore fisico ti stia portando all’esasperazione. Non hai idea di quanto ti capisca, perché ho una soglia di sopportazione del dolore estremamente bassa. Tutto ciò che posso fare è augurarti di trovare un medico competente e veramente preparato. Ce ne sono pochi; lo so, ma prima di arrenderti dovresti provarle veramente tutte, anche a costo di consultarne una dozzina.
    A parte questo:
    Quello che forse ti manca, in questa fase della tua esistenza, è un po’ di affetto e di tenerezza verso te stesso. Lo so che può suonare strano, ma è molto importante riuscire a provare un po’ di tenerezza verso sé stessi. La mia rinascita, dopo due tentativi di suicidio, è cominciata proprio di lì. Mi sono guardato allo specchio; ho osservato il mio volto disfatto e ho provato un’ infinita compassione. Ho provato un desiderio di protezione che sconfinava nell’affetto.

  • 8583
    marzia -

    @ Eme-sei una persona dolcissima, mi commuove la tua poesia. Ho subito la sofferenza fisica su me stessa, ho perso una bambina,il suicidio di un figlio, il cancro su una figlia. Eppure ho la gioia nel cuore, perche’ ho posto ogni cosa nelle mani del Signore Gesu’. Forse sembro semplicistica(perdonatemi, sono una donna senza cultura e non so usare paroloni) ma Dio e’ L’iddio Vivente e Vero, che mi da forza, coraggio, gioia di vivere,mette speranza nel cuore, e se la depressione vorrebbe capeggiare la mia mente, Egli, mi circonda con il Suo amore e mi protegge da essa. Ti ringrazio del tuo amato consiglio, ma la mia faccia la butto sempre ai piedi del mio Signore.

  • 8584
    Andrea -

    Buck, non so da quanto tempo stai leggendo, ma secondo me ti sei perso il filo del discorso. E’ un pò come se io vado al cinema a tre quarti di film e mi lamento con tutti perchè in quel punto del film non ci capisco una mazza.
    A questo punto ci siamo arrivati per gradi e quello che tu chiami “divagare” spesso è un uscire dai binari standard per trovare risposte diverse dalle solite scontate. Perchè insieme a noi non ci provi anche tu? Fin’ora ti sei reso conto di non avere cuore, che hai vissuto con una persona che ti aumenta i dolori e che ora se ne sta andando. Qualcosa di buono per me c’è. Ora hai la possibilità di conoscerti fino in fondo e ancor meglio, dovendo badare a te stesso molto più di prima. Chiaramente deve interessarti di farlo, ma quella è una scelta tua. Se farlo non ti interessa perchè ti sembra inutile, allora ti sei già risposto, senza divagazioni.

  • 8585
    marzia -

    @ Ti ringrazio Andrea della tua gentilezza, la mia non voleva essere un’aggressione, ed anzi mi scuso con tutti se e’ apparsa tale. Ma volevo veramente con tutto il cuore, dare una scrollata positiva per dire” voi avete la possibilita’ di scegliere, la vita o la morte” Desiderare di aiutare ad aprire gli occhi di chi vive nel buio della depressione alla luce della vita, ritornare ad apprezzare le piccole cose, un fiore che sboccia, il sole che splende,la pioggia che annaffia la terra, un bimbo che nasce,una carezza a chi ne ha bisogno, una parola di conforto ha chi e’ nel dolore, incoraggiare chi non ha niente o pensa di non avere niente. Annunciare che c’e’ un Dio che ha dato la Sua propria vita sulla croce per amore della creatura, per me…per te…per tutti.Gesu’ Cristo ha versato il Suo sangue affinche’ noi avessimo vita. Questa e’ la mia forza e mia certezza, la mia luce, il mio riparo quando ho paura, la mia ancora di salvezza, la mia pace. Dio non e’ una religione,ma e’ l’Iddio Vivente e vero, che ascolta il grido del bisognoso, dell’afflitto,di colui che e’ senza speranza. Questo e’ il mio Dio.

  • 8586
    Eme -

    Marzia, con il tono zuccheroso che mi contraddistingue ribadisco il mio pensiero. Mi spiace per la caterva di disgrazie che ha contraddistinto la tua esistenza ma tu non sai nulla di cio’ che é capitato, sta capitando a ciascuno di noi. E se Dio ti da una forza immane bé….buon per te. Io ho altre risorse da cui attingere. Ognuno pensa cio’ che gli pare. Graziosa la virata in corner con cui asserisci di non esserti resa conto di aver avuto un tono aggressivo! Mossa molto diplomatica. Peccato che faccia ridere i polli.

  • 8587
    Marquito -

    @ Marzia:
    Eme si sa difendere benissimo da sola; non c’è nessun bisogno che lo faccia io per lei. Ne abbiamo le scatole piene dei predicatori che vengono qui a sparare sentenze sul dolore e sulla sofferenza degli altri. La tua è stata un’entrata a gamba tesa. Sei venuta qui con la prosopopea e con l’arroganza che sono tipiche degli “eletti” e ti sei messa a giudicarci tutti senza nessuna possibilità di appello. Mi dispiace moltissimo per tutto quello che hai passato, ma mi meraviglia molto il fatto che queste terribili esperienze non ti abbiano insegnato proprio nulla.

  • 8588
    LUNA -

    Marquito: (quasi mi dispiace che non posso più chiamarti con il nomignolo sbagliato che mi era simpatico 😛 scherzoooo)

    @Quello che forse ti manca, in questa fase della tua esistenza, è un po’ di affetto e di tenerezza verso te stesso. Lo so che può suonare strano, ma è molto importante riuscire a provare un po’ di tenerezza verso sé stessi. La mia rinascita, dopo due tentativi di suicidio, è cominciata proprio di lì. Mi sono guardato allo specchio; ho osservato il mio volto disfatto e ho provato un’ infinita compassione. Ho provato un desiderio di protezione che sconfinava nell’affetto.

    Ti ringrazio per le tue parole, anche se non erano rivolte precisamente a me, e “desiderio di protezione che sconfinava nell’affetto” mi ha commosso, per la potenza di una sensazione così forte, che mi hai trasmesso.

    Una volta, tanti anni fa, quando stavo male l’altra volta, mi è successa una cosa apparentemente banale, ma che non dimenticherò mai.
    Era uno dei giorni bui nel buio, quei giorni che si trascinavano, in cui mi svegliavo ogni mattina pensando che non ne potevo più, di quell’ansia che mi divorava le budella, e del fatto di aspettare un altro giorno portandomi in giro così e di tutte quelle brutte cose che ci fanno sentire separati da noi stessi e dal mondo e ci fanno sembrare il vivere solo una fatica. Non importa se non stiamo portando 600000 chili sulle spalle, penso mi capisci. Li portiamo al centro dello stomaco quei chili, con quella sensazione insieme vischiosa e soffocante che ci invade e che è come un paio di occhiali sbagliati che dobbiamo tenere sul naso giorno e notte.
    Faccio un inciso: allora, ero più giovane e avevo più forze, e le ragioni per cui ero stata male erano differenti, ero riuscita a fare questo: a uscire di casa ogni mattina alle 7, anche se non ero obbligata a farlo (studiavo, non lavoravo), facendomi venire a prendere dal mio fidanzato che andava al lavoro. Poi vagavo e poi andavo all’università. Io male stavo dappertutto, ma mi pareva che se fossi stata a casa sarebbe stato molto peggio. Quell’anno una mia amica mi disse una cosa che mi fu utile: mi disse che anche se non mi importava un fico secco (ma proprio zero) degli esami, dell’università, perché stavo male e nulla per me aveva un vero senso, e non riuscivo neppure a concentrarmi era meglio che io mi concentrassi sui libri, o almeno tentassi, piuttosto che stare solo nella mia testa. era vero.

  • 8589
    Eme -

    Ognuno è libero di essere credente, iper credente, mistico, maniacale, agnostico, ateo, indifferente e di eccedere nelle proprie convinzioni fino a tracimare nel ridicolo.
    Ciò che infastidisce è il bacchettare, l’insegnare, il redarguire, il giudicare, il sentenziare, il pontificare (e l’aggredire) in base al proprio PERSONALISSIMO metro di misura.
    Vedi Marzia, tu stai vivendo il dramma peggiore che può vivere una madre.
    E nonostante tu abbia in casa l’esempio (per fortuna vivente) di una persona che, in evidente stato di disagio, ha tentato di uccidersi usi la tua forza, la tua energia per piombare qui e dare (implicitamente ma non tanto) dell’imbecille a tutti quanti cogliendo l’occasione per fare una propaganda religiosa che può ammaliare, lasciare indifferenti o urtare (personalmente mi urta).
    E non è la prima volta, cara Marzia.
    8267 marzia – 26 dicembre 2010/0:12
    Un bellissimo post in cui definivi (presumo Beppino) addirittura COLPEVOLE del dolore arrecato ai suoi familiari/amici.
    Sei una mamma che soffre, ok.
    Ma sei recidiva nei tuoi attacchi involontariamente aggressivi.
    Cercherò di spiegarmi meglio!
    Chi sta male è un corpo senza pelle sotto una pioggia di aceto.
    L’aggressione di chi “non riesce a spiegarsi” e stila l’elenco delle disgrazie del mondo , a volte, può essere letale.
    Libera di crederci, di non crederci, di considerarmi una belva senza cuore perché non mi inginocchio davanti a te e a Dio per chiedere perdono dei miei post precedenti (di cui, peraltro, ribadisco il contenuto).

  • 8590
    LUNA -

    Intendiamoci, non è che io sia mai stata una che se prendeva un 20 andava in paranoia, non ho mai fatto la corsa ai voti, ma parlo proprio di assenza di qualsiasi emozione. A me era sempre piaciuto imparare, usare la mia testa. Non mi interessava più. Anche perché non amavo più la mia testa. la odiavo, perché era piena solo di pensieri brutti. Non mi fregava un caz neanche di sedermi di fronte ai professori, fare scena muta, di sapere o non sapere. In sintesi quell’anno ho fatto più esami che tutti gli altri anni, e di nessuno mi è importato. Qualsiasi voto prendevo pensavo: chissenefrega. Però aveva ragione la mia amica che mi diceva: tu falli lo stesso, quando uscirai dal tunnel vedrai che sarai contenta. Vero è che pur non avendo la mia proverbiale vivacità mentale e concentrazione ero stata in grado di farli, e non sempre è così. E’ stata una fortuna che avessi quel minimo di testa per poterli fare. E di non entrare in un meccanismo di fallimento ancora più implosivo se fossero andati male. Intendo dire che non c’è ovviamente una ricetta. A me erano serviti per dare tregua ad un cervello stanco, ma che si stancava di più a pensarmi contro, mentre cercavo di sopportare l’andare avanti dei giorni dicendomi che ero disposta a sopportare solo perché io accettavo la scommessa che quella fase, che pareva infinita, potesse non esserlo. E sarebbe stato un peccato non esserci quando finiva.
    Ma quello che volevo dire (sì, Buck, stavolta ho divagato sul serio) è che un giorno sono su un autobus, chiusa nella mia melma totalissima. E mi arriva per puro caso un raggio di sole in faccia. Mi prende in un occhio, quasi a farmi male. E io piango. Piango come una scema, di commozione, di gioia, in mezzo a sta gente che mi guarda tipo “?”. Non era una cosa controllabile. Mi sono messa a piangere perché dopo un sacco sacco sacco di tempo in cui ero stata così distillata in me stessa che tutto l’esterno tutto stava fuori, un raggio di sole, che veniva dall’esterno, mi aveva raggiunta. Era entrato, me n’ero accorta. La verità, mi rendo conto, è che non lo so spiegare bene, perché non fu una cosa razionale. Però me lo ricordo ancora, perché fu un’emozione fortissima. E sì, anche di affetto e tenerezza per me stessa. Ovviamente non scesi dall’autobus “guarita”, che sarebbe fantascienza. Però per sempre ricorderò quel momento in cui qualcosa successe. In me. Forse perché avevo incontrato delle mie corde che credevo non ci fossero più.

  • 8591
    pollon -

    @Marzia.
    Salve Signora, ho letto con attenzione le sue parole.
    Ho sempre avuto una grande invidia per chi crede nel Signore.
    Mia madre era una di quelle.
    Una combattente, una grande donna. Ha lottato contro tutto e tutti, con la corona tra le mani, ma non è bastata.
    Quella corona è tra le mani di mio fratello, morto suicida poco piu’ di un mese fa.
    Mia madre ha perso tutto:suo figlio, il suo amico, il suo confidente.
    Io ho perso l’unico fratello che avevo, e non potevo desiderare di meglio visto che lui era speciale.
    Dio dov’era quando mio fratello ha pensato di farla finita?aveva 31 anni, era splendido, un ingegnere a pieni voti, un uomo sensibile e amorevole?
    Dov’era il suo Dio Marzia?
    Anche mia madre se lo chiede: ha tolto via da casa tutte le immagini sacre che hanno accompagnato la sua vita.
    Non crede sia solo una consolazione?
    l’abbraccio con affetto

  • 8592
    tracy -

    pollon le consolazioni sono una parte importantissima della vita. tute le persone che sono riuscite a non suicidarsi le hanno accettate senza esitazioni. non è “solo” anzi sono cose importantissime. ovviamente ognuno deve decidere le sue. nessuno puo imporre niente.

  • 8593
    LUNA -

    Ognuno ha (o non ha) il suo personalissimo tipo di fede, sono d’accordo con Eme. Chi ce l’ha, una fede in qualcosa (non in modo ossessivo, ma in modo sereno, non si chiude nei dogmi, ma sente dentro di sè qualcosa che gli appartiene, a cui crede e lo sorregge, forse pure in maniera completamente atea), è fortunato. Anch’io forse non so spiegarmi bene. Del resto, a suo tempo, dissi a un prete che io credevo in un dio, ma ero… anarchica. Lui mi corresse dicendo che ero “protestante”. Io non ero del tutto d’accordo, perché non mi sentivo nelle correnti protestanti che conosco, anche se le rispetto, ma non sono stata lì a discutere. Anche perché mi sa che ha ragione anche chi dice che se decidi di credere ad un Dio cattolico ci credi da essere umano (quindi anche con le tue contraddizioni e dubbi possibili) non è che puoi crederci a 3/4 o un 1/4 tipo quando prendi pacchetto vacanze… prendo la messa, però solo una volta al mese, e niente confessione, cose così.
    Dunque io sono battezzata cattolica, ma non sono cattolica, visto che vado in chiesa solo quando non c’è nessuno (mi è capitato anche di andare a qualche messa, quando l’ho sentito sul serio, non per rito e basta, di provare anche forti emozioni, mie e condivise, ma non vado in chiesa a sbadigliare) e che potrei andare in qualsiasi chiesa, anche non cattolica.
    Forse sto bestemmiando, ma la mia spiritualità è questa. E quando parlo della mia fede la mia fede non è solo in dio, l’equilibrio della mia fede e della mia spiritualità si basa in un’armonia con la natura, tra il credere a me stessa, concedermi il bene, credere negli altri (non indiscriminatamente), nella vita, nella volontà e in una forma di giustizia e in una serie di cose.
    Quando la mia fede, che forse sono io e i rapporti con gli altri e la vita (non nel senso che mi sento dio, ma nel senso di equilibrio mio) c’è e funziona io sono una persona fortunata nell’avere fede, quando perdo quella fede, e quando si sta molto male la si perde, è grave.
    Io credo, Marzia, che se tu davvero hai una fede che ti sostiene, qualunque sia la tua fede, a tuo modo hai una fortuna. Tuttavia capisco quando una persona può non accettare che tu non capisca che può non avere la stessa tua o che ha diritto anche di avere perso la propria, di soffrire per questo, di volerla ritrovare o no.
    E penso che per chi, come la madre di Pollon, ha avuto una fede così grande e viscerale, sentirsi così arrabbiata con il suo dio, per aver vissuto un dolore così grande,

  • 8594
    Marquito -

    @ LUNA (finalmente mi sono ricordato di scriverlo con le maiuscole):
    Comprendo perfettamente che il mio racconto possa averti commosso. Anche a me è successa la stessa cosa leggendo il tuo.
    In effetti stiamo affrontando un problema cruciale; un problema strettamente connesso con il tema del suicidio. Mi riferisco all’amore verso sé stessi, che generalmente è molto deficitario nelle persone depresse. I motivi possono essere tanti. Molto spesso le cause sono da ricercarsi nell’infanzia e nella prima adolescenza; in una totale mancanza di empatia da parte del caregiver. Una madre che maledice continuamente il giorno della tua nascita; che ti fa sentire colpevole di esistere e perfino di essere nato, rappresenta un ostacolo formidabile per lo sviluppo di una sana autostima. Io ho introiettato a lungo il punto di vista della mia aguzzina e le conseguenze sono state prevedibilmente catastrofiche.
    Generalmente evito di dare consigli, ma per una volta voglio fare un’eccezione. Le persone che non si vogliono bene dovrebbero imparare a coccolare sé stesse, a concedersi delle gratificazioni morali e materiali; a premiarsi frequentemente con qualche piccolo regalo. Prendiamo il caso di una ragazza che entra dentro una pasticceria e che si vede circondata da tante leccornie deliziose. Se questa persona ha una personalità autofrustrante; se tende inconsciamente a punire sé stessa, respingerà l’impulso primario che la porterebbe ad acquistare un dolcetto, e se ne uscirà rapidamente dal negozio senza aver comprato niente. Io proporrei a questa ragazza il seguente esercizio: non uscire mai da quel negozio senza essersi fatta un piccolo regalo. – Perché mai un regalo – si chiederà qualcuno ? – -Perché se lo merita ! – risponderei io. La ragazza che non si concede il dolcetto (o il libro, o i fiori o il cd )sta inconsapevolmente punendo sé stessa. E’ come se dicesse a sé stessa che non se lo merita. Ed è proprio questa maledetta convinzione che deve assolutamente essere estirpata.

  • 8595
    LUNA -

    possa essere insieme tanto naturale quando terribile. Non terribile in senso di giudizio, Pollon, intendevo dire nel suo sentire.

    Vi abbraccio anch’io.

  • 8596
    DAGO44 -

    POLLON ciao..
    ho letto il tuo post,trasuda rabbia e hai ragione.Non mi sento di dare
    giudizi,Dove era DIO quando tuo fratello ha scelto un altra vita…e’
    vero. Probabilmente il DIO in cui tutti si rifugiano aveva altro da
    fare,non me la sento di dire che non esiste,perdonami per questo.Chi
    come te ha subito un dolore del genere non ha appigli e non crede in
    nulla.La tua mamma,come anche mia bisnonna hanno subito gravissimi
    lutti che ti dilaniano l’anima.Sai essendo cresciuto con i nonni avevo
    la mia bisnonna che aveva perso il marito a 26 anni era in cinta di un
    figlio che avrebbe perso all’eta’ di 19 anni nel letto morto nel
    sonno.Ho sempre visto la mia adorata bisnonna vestita di nero,lottare
    sempre sola,e all’eta’ di 85 anni ancora piangeva e si disperava per
    quel figlio morto troppo giovane.Era aggrappata solamente a un
    rosario,
    Perche’ ti ho raccontato questo..non lo so POLLON,forse avevo
    solamente bisogno di parlare un po’,e anche perche’ mi sei cara.Io e
    lo ho gia’ scritto tante volte in passato qui sono sempre
    dell’opinione che debbano essere i figli a seppellire i genitori,mai
    il contrario.POLLON spero di non avere urtato la tua sensibilita’
    logora e dolorante in questo momento,se lo avessi fatto perdonami e
    considera il mio post parole in liberta’.Un abbraccio comunque a te e
    a tutti voi.DAGO44

  • 8597
    Eme -

    Bè, Luna. Divagazione per divagazione….io mi sono commossa il giorno in cui mi sono resa conto di aver indosso un assurda maglia semi scolorita ed iper feltrita che, fino ad un secondo prima vedevo come nuova. E, dopo, quando mi sono guardata allo specchio e mi sono accorta che non sarebbero bastati tre strati di correttore per coprire le occhiaie e che avevo completamente dimenticato come si stende il mascara senza sembrare un pugile (perdente) all’ultimo round. Ho buttato via quella maglia, archiviato definitivamente tre quarti di armadio, usato il correttore. E anche il mascara.
    Agli occhi dei più sembrano cazzate. Invece sono impulsi di vita.
    Qualcosa che si muove.
    Non sapevo se essere felice perchè qualcosa si era mosso o se essere sbigottita per il non essermi resa conto che tutto si era fermato, cristallizzato un giorno di chissà quanti anni prima.
    Un giorno maledetto in cui qualcosa si è rotto e ha cominciato a funzionare male prendendosela con me.
    E poi ho cominciato a tirare le somme. A cercare di capire quante cose ho fatto perchè le ho veramente volute e quante per rispondere ad un’esigenza malata di essere accettata, di giustificare la mia esistenza, di non deludere le aspettative altrui, di crearmi una falsa normalità, una falsa serenità.
    Ho tirato le somme. Per scoprire che in (quasi 🙂 39 anni avrò vissuto, si e no, dieci anni. Gli altri li ho buttati in una fornace di paranoie e di malessere mascherate da vita.
    Lo ripeto, agli occhi dei più sarà una cazzata. Ma il giorno in cui mi sono resa conto di essere ancora in grado di cambiare tutto, di fare qualcosa per me, solo per me e per chi ha veramente voluto il mio bene, bè, quel giorno si è delineata una speranza in un mondo che, spesso, sembra non dare alcuna speranza.
    Volersi bene può essere la cosa più difficile da fare. Sembra assurdo ma è così. Volersi bene e concedersi un’opportunità. Almeno una!
    Stiamo divagando perchè non parliamo di revolverate, lanci dalla finestra, impiccagioni & co?
    Perchè non facciamo un mix di Vasco Rossi in fase pessimista passando dall'”ormai è tardi” al “qui si può solo piangere e alla fine non si piange neanche più”?
    O perchè non raccontiamo i dettagli del peregrinaggio (io….mai fatto) per ringraziare un’illuminazione (che, al limite, si compenserebbe con il buio “regalato” in precedenza)?
    Bè…..preferisco divagare.

  • 8598
    buck -

    Athos , sono un medico , vecchio per giunta . La diagnosi di anaffettività esiste , e , nel mio caso , è verosimile. Guardandomi alle spalle , in uno sbiadito passato , penso di non aver amato mai nessuno , nemmeno me stesso. Da me stesso ho preteso molto , la mia soglia del dolore è , genericamente , definita elevata.
    Mi sono messo alla prova , per almeno 30 anni. spesso vincendo , talora perdendo , con mosse anche puerili ( volontario nella Folgore… traversando deserti , arrangiandomi in Himalaya… ). Ma perchè lo facevo? non solo per vedere qualcosa , ma per capire se ce la facevo , se …reggevo. Tutti coloro che mi sono stati vicino mi hanno sempre rimproverato la chiusura di me stesso: aiuto tantissimo , ma non mi rivelo. Probabilmente ho paura degli altri , soffro di …sindrome da accerchiamento.Il mio matrimonio è stato il peggior errore che potevo compiere ( a parte l’incidente di 8 mesi fa)
    La mia autostima è discreta , la stima è tantissima rivolta agli amici ( che , appunto , non voglio coinvolgere nel presente) , nessuna per la Gente in genere ( salvo che per chi soffre , vista la mia Professione).
    Ma ora , onestamente , che mi posso aspettare ? la Professione è alla fine , gli Hobby , tanti , non più praticabili , il dolore al limite della sopportazione , non parliamo di un amore ( alla mia età? ma fatemi ridere ( per la miseria , non voglio offendere nessuno , trovo che siate molto cari : ma perchè parli con noi e non con chi ti è vicino ? è semplice: non mi conoscete e non mi debbo vergognare.
    A 11 anni , quando la nonna materna mori’ dopo lungo strazio, scrissi in quelli che allora si chiamavano temi: non voglio morire cosi’ , meglio il suicidio. Colloquio con i miei -amicissimi degli insegnanti- , e sospensione evitata . Solo un… tenetelo d’occhio.
    Per quanto riguarda il suicidio razionale , esiste , ma rarissimo in occidente.
    Avro’ le palle per andare in fondo o a fondo?( mi ricordo il primo lancio … forza fighetta che gli uomini aspettano) Non lo so.
    Intanto domani dono uno strumento medico ad una comunità del Bangladesh ( si scrive cosi’?). Tanto di quel danaro non me ne farò nulla , e credo che qualcuno che ami la vita vada premiato. In fondo sono stato abbastanza fortunato , qualcosa bisogna restiture.
    Un ciao a tutti ( i baci non sono mai stati nel mio stile).
    Ho cazzeggiato abbastanza.

  • 8599
    daybyday70 -

    Marzia, premettendo che mi dispiace per quello che ti è successo e che ti sta succedendo…
    Da quello che scrivi, si evince chiaramente che hai una fede profonda e consolidata, fede che ti ha aiutata a superare i tuoi drammi personali…concorderai con me però,che hai una gran fortuna, dal momento che la fede in questione è qualcosa di astratto,che non è alla mercè di tutti! è sicuramente un “dono” prezioso, nessuno lo mette in dubbio, dal momento che può aiutare nei periodi bui, ma aimè, non si compra al mercato, e soprattuto, non si “impone”, a limite si propone…tuttavia, proporlo in questi “lochi”, a volte fa sorridere e a volte fa incavolare veramente,specie quando il tono e le parole usate,non sono quelli giusti…a me quel “buttatevi di faccia per terra e ringraziate Dio” mi ha dato molto fastidio, dal momento che aveva la parvenza di uno schiaffo preso in faccia in una giornata fredda…tutto questo perchè? perchè non si apprezza fino in fondo,la vita(…il dono…); eppure bastava leggere qualche post per rendersi conto che, accanto a chi non ce l’ha fatta(…mi dispiace veramente per pollon e mamma…), quì c’è anche gente positiva e propositiva, c’è gente che lotta e da il suo personale contributo, che racconta la sua esperienza e dei mezzi usati(…che si stanno usando…), per vincere la personale battaglia nei confronti del male di vivere…
    “…la mia non voleva essere un’aggressione, ed anzi mi scuso con tutti se e’ apparsa tale. Ma volevo veramente con tutto il cuore, dare una scrollata positiva per dire” voi avete la possibilita’ di scegliere, la vita o la morte” Desiderare di aiutare ad aprire gli occhi di chi vive nel buio della depressione alla luce della vita, ritornare ad apprezzare le piccole cose…”
    Ritornare ad apprezzare(…o apprezzare per la “prima” volta…) la vita e le piccole cose di cui è fatta, e il risultato di un cammino personale, diverso, per ognuno di noi…le “scrollate” energiche, e gli inviti a “darsi” all’altissimo, lasciano il tempo che trovano.

  • 8600
    Athos -

    Caro Buck,

    Poco da eccepire, anche perchè parli di te stesso (a parte sul suicidio razionale, che invece è stato praticato soprattutto in Occidente e soprattutto dai greci e dai romani).
    Non credo neanche che tu sia un “anaffettivo”; non sono un medico, non so neanche a cosa serva il pancreas e dove sia la milza, ma non mi convincono queste diagnosi che vogliono imbrigliare la mente umana in confini ben distinti. Io posso definirmi anaffettivo, panaffettivo e perfino iperaffettivo. In realtà sono solo me stesso e la mia mente è così piena di cose che se voglio dare attributi devo subito cercare il contro-attributo.
    Ma veniamo al sodo.
    A parte il matrimonio c’è da notare che ti sei tolto parecchie soddisfazioni. Ora, se ho ben capito, soffri per contrasto con un passato pieno raffrontato a un futuro per te inaccettabile.
    Potrei dirti tante cose, ma sarebbero tutte vane e fiacche. Ma visto che scrivo tantovale scrivere il mio parere.
    Lascia perdere i ricordi, ormai ai 60 anni. L’Himalaya, la Folgore, la stima di te stesso, per te son tutte prove superate. Ora hai questa.
    Lo so che è un mare pieno di merda, che la vita fa davvero schifo, che la gente fa vomitare un suino, che siamo tutti soli e persi.
    Il suicidio so che è una soluzione, altrochè. Non ho mai tentato, ma ci ho spesso pensato, qundi niente moralismi del tipo “sorridere alla vita”.
    Ma già che ci sei, guarda cosa c’è dietro l’angolo. Hai sempre tempo per scegliere di fare un ultimo lancio.
    Guardiamo il prossimo angolo.
    Io lo faccio ogni giorno e non sarei mai riuscito a scalare l’Himalaya.

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