Il suicidio
di
beppino
Riferimento alla lettera:
Buongiorno, anche io penso che il suicidio sia una cosa buona, in un certo senso. Da tre anni, ci sto pensando, e ho già fatto quattro tentativi. Per me, la morte rassomiglia a un riposo, perché come lo dice un autore francese, "vivere, è soffrire". Io di fronte alle difficoltà...
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Sono stanca, delusa umiliata. scusate se disturbo ma devo parlare con qualcuno.Diversamente da voi io ho passato i 40 anni sono sola senza lavoro e speranze,delusa dalla vita e dagli uomini. xche continuare a vivere? Perche’ tornare ogni giorno in una casa vuota? Scusatemi tanto
Ciao Luna, credo, invece, che sarebbe molto utile se tu continuassi a scrivere.
Le tue opinioni non sono nè banali nè espressione di qualunquismo.
Credo siano più utili le parole di chi è riuscito ad uscire dalle sabbie mobili (anche se magari sta ancora faticosamente strisciando nei pressi della palude) piuttosto che il circolo chiuso di opinioni scambiate tra chi vuole morire, aspetta il momento giusto e non ascolta, non vuole ascoltare ragioni.
In certe circostanze questo forum si è trasformato in un grottesco preambolo di morte con tizi che saltavano fuori per chiedere lumi sul metodo migliore per morire senza soffrire troppo.
Poi ci sono le persone come Marina, come Andrea, come tanti altri reduci redivivi e ben intenzionati sia a vivere che a dare il loro aiuto.
Serve tutto, Luna, servono anche le parole di chi, forse, non è arrivato a tentare il suicidio, ma può capire lo stato d’animo di chi sta morendo in questa idea fissa.
Birillo: auguri per il dito :-).
@ molly 66
zau bella x che dici che sei stanca degli uomini
secondo me hai sempre trovato la persona sbagliata ci sono molte persone speciali basta solo cercarle .. 🙂
riguardo ala speranza be penso ce la maggior parte di quelli che scrivono qua hanno perso la speranza il xche continuiamo a vivere io l ho detto piu volte e altri avranno i loro motivi ( paura di affrontare un gesto cosi estremo e/o altro) dai un saluto se vuoi parlare siamo qua qualcuno magari meno pessimista di me ti potra dare un buon consiglio 😀
zau a tutti/e
smack alle fanciulle
EME: i forum servono, a sfogarsi, scambiarsi idee, sensazioni, punti i vista e riflettere. anche a formare gruppi spontanei di sostegno che, a mio modo di vedere (e ovviamente non solo il mio) hanno una loro utilità.
E se una lettera intitolata “SUICIDIO” ha 8.503 commenti forse questo dovrebbe far riflettere. Ed è anche importante che ci sia una lettera così, perché se una persona ci arriva cercando la parola suicidio in internet vuol dire che sta male, e che ha bisogno di qualcosa, di importante. Di esprimersi, di dire, di essere e tante altre cose.
Ma cosa sta cercando?
Il malessere psicologico, psichico, emotivo non è solo una cosa importante e che merita rispetto, è anche un qualcosa di complesso e ogni individuo conosce la sua storia, le sue ragioni e le sue “personificazioni” del malessere.
Quindi non mi permetto certo di dire: la persona che sta male cerca…
Perché ogni individuo sa per sè…
e inoltre in una lettera come questa si può capitare perché si è perso qualcuno che si amava che ha scelto la morte o perché si teme che una persona che si ama ci stia pensando, si teme magari di non riuscire ad accorgersene…
tuttavia oggi mi chiedevo questo, anche dopo aver letto quello che mi hai scritto e pensando a che effetto fa a me una lettera che si chiama SUICIDIO… pensavo cioè a quello che dicevi, che io ho interpretato (forse anche erroneamente) così:
la persona che sta male vede nero e i suoi pensieri (sono sintomi del malessere) sono in circolo vizioso. La persona che sta male ha poche difese rispetto ad un’empatia fortissima nei confronti di chi a sua volta sta male. La persona che sta male ha un’altissima sensibilità girata, in modo particolare, sulla percezione di ciò che è nero e che gli conferma il buio… anche se ha, nel fondo, la capacità di vedere il positivo, è come se il negativo fosse in macro e il positivo in micro, lontano, impossibile, poco convincente, non sufficiente…
allora sì, se quello che si legge alimenta il circolo vizioso dei pensieri negativi e del pensiero della morte in un certo modo si possono creare dei vasi comunicanti pericolosi.
Non sto giudicando e ciascun individuo sa cosa gli fa peggio o meglio. C’è una profonda solidarietà anche in persone che parlano della morte. e spesso ho visto chi pensa alla morte dire agli altri: tu cerca di non farlo.
Ma mi spaventa (anche se ripeto NON GIUDICO) quando pare che la depressione abbia portato ad uno stato di comprensione superiore di ciò che non va in se stess
e nel mondo, per cui la morte viene visto come un atto che rispecchierebbe questa presa di coscienza. Mi ripeto, ciascuno conosce le proprie prese di coscienza, e non sto giudicando e non sono in grado di affermare che sia sempre così: ma la visione negativa estrema è un sintomo della malessere, della malattia, come il fatto di avere i brividi quando si ha la febbre.
il parlare morbosamente della propria morte è spesso un pensiero compulsivo, come fumare 80 sigarette al giorno.La persona che sta male prova già un’immensa difficoltà a ri-ancorarsi alla vita.
Come ho già detto non giudico il suicidio e non lo considero una viltà. Però per me lo considero il finale estremo di un malessere, come se la depressione fosse vissuta come una malattia terminale.
Io quando ho avuto certi pensieri li ho avuti perché amavo la vita, amavo me in sintonia con la vita, e mi risultava insopportabile non riuscire a sentire la vita. O perché il dolore della perdita delle persone amate, nel suo momento acuto, mi sembrava insopportabile.
Ma io forse, Eme, sono proprio la persona meno adatta a scrivere qui perché il mio malessere è stato principalmente figlio del fatto di aver perduto una persona a me cara che aveva una straordinaria voglia di vivere. E, due giorni dopo, un amico che aveva una straordinaria voglia di vivere. E non sto facendo un discorso retorico e vuoto tipo: c’è gente che ha una malattia vorrebbe vivere e voi parlate della morte…non lo farei mai, perché la persona che pensa al suicidio in quel momento ha una “malattia”, che gli produce un filtro per cui si sente condannato in qualche modo un malato terminale costretto ad abbandonare i giochi. e qualsiasi problema contingente abbia, che sia esso causa o conseguenza del suo stato di malessere, lo vede attraverso il filtro della sua stanchezza, della sua mancanza di energie, del suo pessimismo, dei suoi sensi di colpa o di mancanza…
però quello che voglio dire è, anche se vale per me e magari per gli altri è una boiata ed è chiaro che la cosa è ben più complessa di così: se è vero che parlare serve, anche se spesso è uno sfogo che si autoalimenta, e che chi sta male deve dirlo, è l’ancorarsi alla vita e non ai pensieri di morte che può far entrare un po’ della normalità che chi sta male ha perso e di cui non si sente più capace. Io ora non sto male, anche se ho ancora difese basse, ma mi è entrato per empatia tutto questo parlare di morte. Quindi quanto può entrare a chi ha le difese bassissime?
Birillo,
Non so se augurarti che il tuo dito guarisca in fretta o che ci metta mesi…forse preferisci la seconda…:-)
Comunque, il termine “mondo” è piuttosto vago. Che vuol dire “mondo”?
Se del mio pensiero, o per meglio dire, del tuo, al mondo non gli frega niente, allora mi spieghi perchè sei su questo forum a parlare con persone che ti rispondono e ti capiscono? Noi non facciamo parte della società?
Se non siamo società, cosa siamo? E se non lo siamo, perchè la società è solo quella egoista, cinica, ecc, perchè non possiamo essere una nuova società, diversa dall’altra?
Ogni cosa appare diversa a seconda di come e da dove la osservi, e soprattutto con quali concetti di base.
Tu, come molti, com’ero anch’io, non vuoi mettere in discussione nulla di ciò che credi. Il motivo per cui mi sono allontanato da questo forum, tempo fa, è che se io tendevo una mano a qualcuno per aiutarlo, quello prendeva un’ascia e me la mozzava. Ora, se anche facendo del bene si riceve del male, la voglia di fare del bene viene meno. Ma in realtà ci sono stati tanti tipi di persone che si sono alternati quì e le persone possono cambiare, e a volte lo fanno. Naturalmente, se ci aspettiamo che gli altri cambino, dobbiamo saperlo fare noi per primi. Il segreto è tutto quì, non è così difficile.
Per la società sei un numero, per me e per altri quì sei una persona. Come lo spieghi? per come la vedi tu c’è una contraddizzione in questo, visto che siamo anche noi parte della società. Mi sto sbagliando? se si, vorrei capire in cosa.
Potrai dirmi che la maggior parte è egoista, e io ti rispondo che è vero, molti lo sono, ma altri no, anche se pochi. Gli egoisti sono già lontani, per cui guardando quelli sei già solo e loro lo sono più di te. Ma se allontani quelli che non sono egoisti, allora resti solo davvero. Prova a non cercare niente, lascia che le cose succedano, senza ostacolarle.
Marina,
Ciao! per me siamo cambiati entrambi, io mi spiego più semplicemente e tu cerchi di capire di più. Ti sento anche diversa dai primi tempi, quando mi detestavi 🙂
Spiegare alcune cose è difficile, soprattutto quando devi farti capire da diverse persone, ma spero di aver preso il tiro giusto.
Anche tu trasmetti serenità 🙂
@ Eme
il dito spero che passi
non capisco perche il mattino non fa male e dal tardo pomeriggio si ..
bha
stasera inizio a prendere antibiotici
dai un saluto buona serata
smack alle fanciulle ^__^
Luna, mi piace tanto quello che dici, davvero.
@ Andrea
zau bello non dico che x me voi siete dei numeri anzi, ma forse chi sta sopra di noi inteso come lavoro
stato lo siamo daldronde ne io ne tu ne tutti insieme possiamo cambiare la societa di m…a che ci circonda
spero di sbagliarmi magari un domani la gente si rendera conto di tutto il marcio che ci circondaa e faccia qualcosa x cambiare ma la vedo dura anzi di piu
riguardo all aiuto ce ne vorrebbero di piu persone come te anche io ne mio pikkolo cerco di aiutare le persone che scrivono qua a trovare altre soluzioni meno drastike del suicidio ma come dice luna e una questione soggettiva non abbiamo tutti gli stessi problemi c e ki li ha piu gravi e chi meno ma in tutti i casi io cerco di aiutare il prossimo questo non vuol dire che reputo la vita bella
ma e giusto darsi una seconda possibilita
x il dito dipende da una parte sono felice almeno sto a casa un po dall altra vorrei guarisse infretta almeno posso fare molte cose che adesso non posso fare es pijare la moto 😀 comunque passera poi da come dicono le previsioni tornera di nuovo il freddo quindi x adesso mi godo la mutua l unika pekka e il dolore ma esistono gli anti infiammatori x quello 🙂
@ Luna
io non mi reputo depresso anzi secondo me la depressione non e una malattia come tutti sostengono ma una questione psicologica , mi reputo realista e pessimista nello stesso tempo comunque ti do ragione se sei uscita da una situazione difficile sentire parlare di morte e di suicidio non e il posto piu adatto dove stare
vi dico una cosa vedevo la puntata dei simpson lo so e un cartone ma c era la fija di homer che soffriva di depressione penso x l ambiente non ricordo bene e il medico le ha dato degli psicofarmaci che la sballavano e le facevano vedere tutto bello
secondo voi e giusto be che era un cartone ma piu o meno e quello che succede quando sei depresso e un analista e/o psikiatra ti da gli psicofarmaci x stare piu tranquilli e/o mejo alla fine vivi rinkojionito x cosa …
bu dai un saluto a tutti
smack alle fanciulle
ps: oltre ai cartoni vedo anche i telegiornali e mi rendo conto che stiamo andando sempre peggio
meno male che ascolto molta musica almeno quella mi rilassa
zauu ^^
Oggi Vincenzo avrebbe compiuto 32 anni.
Il mio amato fratello, compagno, confidente, amico, non c’è piu’.
Io mi sento mancare il respiro; sono qui che accarezzo il nostro cane, è il tesoro che mi legava a lui.
Ragazzi scrivetemi, vi prego, voglio caricarmi addosso il vostro dolore perchè non voglio che nessuno piu’ soffra come me e soprattutto come mia madre.
VI VOGLIO BENE
Fratello mio Ti amo,buon compleanno
@ Dago, che ti succede vecchio mio come mai ti leggo così poco? A proposito che fine ha fatto Tancamala? Se sai qualcosa ti prego di dirmelo.
@Molly66, non pensare di essere la sola ad aver superato i 40 e voglio solo dirti, per ora, che ti capisco, resta con noi anche tu e fatti leggere.
Un saluto a tutti
Carissima Pollon,
non puoi e non devi caricarti di altro dolore; il tuo dolore e quello dei tuoi genitori è un dolore grandissimo , immenso , incommensurabile e non ci sono parole per descrivere quel senso di “soffocamento” che vi toglie il respiro. Il tuo pensiero è nobilissimo nei confronti di coloro che come il tuo amato Vincenzo e Valeria e molti altri ancora purtroppo ogni giorno sono alle prese con questo male di vivere. Oggi Vincenzo avrebbe compiuto i suoi 32 anni e tu cara Pollon sei qui a testimoniare il tuo immenso Amore nei suoi confronti. Questo tuo esserci e le tue parole rappresentano il dono più bello che legherà sempre te a lui: l’ Amore fraterno, un Amore che forse molte volte nella quotidianità diamo per scontato, sottovalutiamo ma che in realtà è un legame unico e profondo.
Il tuo dolore e quello di tua madre non resteranno vani poichè sono sicura che apriranno una breccia, uno spiraglio di luce in chi passando in questo forum leggerà di te e “respirerà” questo immenso amore che hai nutrito , nutri e nutrirai per il tuo amato fratello.
Come pochi giorni fa molti di noi sicuramente si sono associati a quelle note di violino e a quella poesia che hai dedicato a lui,molti in tutti questi giorni e oggi e domani e domani ancora non potranno fare a meno di volare con la mente a Vincenzo e Valeria e fermarsi a riflettere…
Un abbraccio forte a te cara Pollon, alla tua amata mamma e a Mamma che lotta.
Ciao Luna, al pensiero, al tentativo, alla realizzazione del suicidio si arriva per centomila strade diverse. Un dramma, un tracollo finanziario, una sensibilità estrema, male di vivere generalizzato, un disastro in campo affettivo, un insieme di tutto questo, etc etc etc. Centomila altri etc.
Proprio come dici tu: ognuno sa per sé.
Ciò che per me è una stupidaggine per un altro può essere il mostro da cui scappare rifugiandosi nella morte o nel pensiero di morte e viceversa.
Pensare che basta un attimo per porre fine al dramma che si sta vivendo, che basta un colpo di pistola, una dose massiccia di farmaci, una corda, un salto per raggiungere la serenità può dare quella sensazione di beffarda beatitudine che fa scivolare nel giorno dopo, in quello dopo ancora fino alla morte, quella naturale, quella che, prima o poi, ci becca tutti.
Ma si può dire di aver vissuto?
E’ veramente vita scivolare da un giorno all’altro con un guizzo di vitalità al pensiero che in qualsiasi momento, ZAC…..la tragedia può finire, il sipario, finalmente, può calare su una commedia grottesca che non ha fatto ridere nessuno?
Il pensiero di morte rallegra anziché spaventare.
E’ il mondo alla rovescia.
Proprio come dici tu (mi pare) scatta un’empatia formidabile tra chi parla di morte con la stessa serenità con cui gli altri parlano delle prossime vacanze al mare.
E contemporaneamente si prova fastidio, quasi odio, verso chi parla della vita, delle cose belle che possono accadere e di quelle che sono accadute ma che sono coperte dal telo nero della depressione o della paura o della totale mancanza di motivazioni.
Chi pensa al suicidio, spesso, vede il positivo, sa che c’è, è profondamente convinto che non è per lui, che non merita, che sarà eternamente, condannato a percepire il positivo altrui e a subire negatività.
Chi pensa al suicidio, spesso, lo difende con un’energia che neppure sa di avere. Lo vede come un gesto amico, fraterno. La morte si personifica, le si da un corpo, un volto. Diventa un fratello, una sorella, un qualcuno da difendere a spada tratta.
Guai a parlarne male! Guai a mettere in discussione la sua potenza, il suo valore.
Ci si appella agli altri? Si chiede aiuto? Mah…..non lo so…..a volte il meccanismo è più sottile, più cervellotico.
A volte si cercano adepti, confratelli con cui adorare in santa pace l’idolo Morte.
E così i vivi ed i redivivi diventano bersagli da abbattere, sorte di dissacranti senza Dio che infastidiscono, disturbano.
Parlandoti Luna, in realtà, ti sto parlando della me stessa fino ad un pò di tempo fa. E ti sto parlando di chi , a grandi linee, “funziona” come me.
Bene o male mi sono riagganciata alla vita e staccata dal pensiero di morte.
Ma sai di cosa ho veramente paura? Ho una sorta di paura retroattiva. Perchè non mi sono resa conto di aver ribaltato, ad un certo punto, i miei pensieri, di aver aver traslocato in un mondo alla rovescia, di aver difeso a spada tratta l’idolo morte.
Ero innamorata della vita e, piano piano, sono scivolata in un pantano di premorte. Ho visto la morte nella vita e la vita nella morte. E non me sono accorta. Eppure non sono stupida…
Ridevo, scherzavo, piangevo, mi lamentavo, mangiavo, bevevo, lavoravo, uscivo, rientravo insomma…..facevo tutto ciò che fanno le persone in questo mondo e, nonostante tutto mi stavo lentamente accoppando non facendo tutto ciò che si dovrebbe fare per poter salvaguardare la propria esistenza. Gesti normali….come andare dal medico se si sta male. Per esempio.
Andavo dallo psicoterapeuta e gli raccontavo un sacco di palle nel tentativo di azzeccare la frase giusta. Quella frase per cui ti senti dire “Braaaavaaaa, fai progressi…” e ti consente di mettere le mani su quei medicinali che annebbiano le sensazioni e ti trasformano in una sorta di corpo con poca mente indifferente a tutto con un’unica sacca di energia destinata unicamente al lamento continui verso un destino implacabile, immutabile, predisegnato ed inelluttabile.
Ero convinta che il guardare una finestra e vedere una finestra anzichè il varco che conduce verso la felicità fosse sufficiente.
C’è un passaggio spesso sottovalutato tra la voglia di morte e la voglia di vita. E’ il momento di non vita. Un corridoio nero in cui si rischia di rimanere ingabbiati.
Io ho avuto il colpo di fortuna di incontrare chi mi ha veramente aperto gli occhi sul delitto che stavo commettendo verso me stessa.
Mi sono riancorata alla vita e sto facendo di tutto per imparare a viverla, questa volta, per davvero.
E credo sia importante parlare, come sai fare tu, a chi crede di non saper più ascoltare che parole di morte.
EX ANDREA ciao purtroppo non so piu’ nulla di TANCAMALA,alias SILVIO B.
Non so piu’ nulla da tempo,l ho cercato anche su FB ma nulla,e questo e’
motivo di mia forte preoccupazione.Per il resto leggo sempre e scrivo
poco,ho ben poco da dire. Un abbraccio a tutti DAGO44
BIRILLO: ciao 🙂
non ho mai preso psicofarmaci e quindi non so come facciano vedere il mondo. Peraltro il mondo è pieno di persone che rifiutano gli psicofarmaci ma si tengono in equilibrio attraverso altre dipendenze, palliative, e spesso non meno deleterie o fuorvianti. Non è un giudizio, è così in molti casi. Ci sono persone che piuttosto di andare da uno psicologo (che non dà medicinali) preferiscono tenersi altre dipendenze o altre strade di compensazione consapevoli o inconsapevoli. Ci sono persone che hanno avuto esperienze negative con gli psicologi altri che ringraziano il giorno che, superati dei loro pregiudizi, o fatto un loro scatto interiore, hanno avuto anche la fortuna, non dico di no, di trovare quello giusto, con cui intraprendere un determinato percorso. Di base, come ti dicevo, penso che ognuno sa per sè. Io ho usato il termine malattia in un determinato contesto di concetti. Se vuoi chiamiamolo disagio. Comunque sia l’essere umano prova disagio quando non si sente in equilibrio. L’equilibrio è un concetto personale. Per quanto mi riguarda significa una serie di cose, tra cui riuscire a vedere sia il bene che il male, cioè non vedere il mondo solo rosa, anche dove non lo è, ma neanche solo nero, dove non lo è, fare delle scelte dettate dall’ascoltarmi e dalla volontà e costruttive, e non dall’ansia, saper accettare ciò che è buono per me e rifiutare ciò che è nocivo per me, e sentirmi in armonia con me stessa e il circostante. Riuscire a sentire, quando così non è, dove sta il punto. Comunque immagino che quando l’essere umano non riesce a sentirsi in equilibrio con se stesso e con il circostante vada in sofferenza, in vari modi. A volte il dolore interiore di questo non riuscire a stare nella propria pelle si traduce in pensiero, a volte il pensiero copre il reale riuscire ad ascoltarsi e capire dove sta il punto.
Io se non riesco a dormire mi devo tenere l’insonnia e devo chiedermi cos’è che realmente realmente non mi fa dormire perché sono intollerante ai sonniferi e mi devo ascoltare l’ansia o farmela passare in altro modo perché sono intollerante agli ansiolitici. Può darsi che sia un rifiuto psicologico, o che sono fatta strana, ma tant’è…
Di brutto c’è che quando ho avuto, anni fa, gli attacchi di panico me li sono dovuti cuccare tutti, l’ansia generalizzata, i pensieri negativi ecc ecc. Di buono c’è che evidentemente tutto ciò mi è stato sopportabile anche se mi era insopportabile, visto che sono ancora qui.
Credimi non è retorica: stare male è una merda pazzesca, ma stare male a 20 anni mi ha insegnato delle cose e stare male a attorno ai 30 mi ha insegnato delle cose. Stare male a 20 mi ha insegnato delle cose che mi sono state utili a sperare nel dopo quando sono stata male a 30. Anche se nei momenti bui dimenticavo assolutamente che c’erano stati 10 anni in mezzo in cui avevo vissuto in equilibrio e non solo ma che in seguito alla mia “crisi” io, poi, avevo vissuto molto meglio, con maggiore consapevolezza tra i miei desideri e le mie risorse per realizzarle. che riscoprire il mondo era stata una festa da rediviva meravigliosa! mi dicevo cose tipo: si sta male sempre. Ma era una balla, prodotta dal mio stress e dal mio malessere. Oppure guardavo con nostalgia quando ero stata bene e piangevo sulla me che mi piaceva e stava bene e dicevo: ormai sarò così fino al 2089, forever. E io non sopporto neanche l’idea. Ma non la sopportavo perché amavo me, e amavo la vita. Altrimenti perché mi sarebbe stato così difficile non-essere?
Una delle cose che ho imparato sulla mia pelle è il dover confrontarmi con la mia sensibilità ma anche con la mia responsabilità di strategie sbagliate nel cercare di stare in equilibrio rispetto alla mia sensibilità e negli scossoni della vita, che possono riguardare vari ambiti. A dover dividere le responsabilità. Cioè a vedere dove stavano quelle degli altri nell’effettivo avermi fatto male, mancanze, aggressioni, semplicemente fare la loro strada, dove stavano le mie (le chiamo volutamente responsabilità e non colpe, per me il senso di responsabilità è costruttivo, e il senso di colpa è implosivo) e intendo dire nei MIEI confronti in primo luogo. Tuttavia posso certamente anche affermare che pure MazingaZ sarebbe andato in stress per il popo’ di situazioni contingenti ad incastro che mi hanno portato a piegarmi in due dallo stress, dalla tristezza, dalla paura, dall’implosione, lo scazzo totale, l’enegia fisica al minimo in tempi recenti. Ma proprio perché ho osservato il mio “crollo”, i miei passaggi, dovuti anche alla sensazione di impotenza, reale, ribadisco che per me è stato essenziale tenermi ancorata fosse pure con un filo sottile alla vita anche quando, francamente, la possibilità di poter vivere pienamente era come “posticipata”. Ma il contropensiero che fosse la mia mente, per via del malessere, a farmi vedere tutto più nero, è stato essenziale nel darmi una chance. Io spero di riuscire a darmela sempre.
“Parli della Morte?” “Camperai a lungo” Non vi spaventate: ho riportato il dialogo
tra due adolescenti di tanti anni fa. Il secondo era napoletano e riportava
presumibilmente un convincimento popolare della sua terra. Il ragazzetto che
parlava della morte é realmente campato più di cent’anni, dando dunque, tra
l’altro, conferma a quella sentenza.
Credo che chi aspira al suicidio vorrebbe, in realtà, vivere una vita diversa: meno
tribolata o attorniato da persone più comprensive/affettuose.
Oppure ci sentiamo nullità, attorniati come siamo da tante sirene seduttive: il più
bello, la più bella, il più ricco, la più ricca, il più veloce, la più elegante, la più
intelligente, la primadonna, el macho màs macho, e via elencando…
Vorrei poter dedicare più tempo a ragionarci su, ma oggi non posso farlo.
Molto alla buona voglio ricordare intanto la favoletta di quel Tizio (chi era non lo
ricordo più, ma vale l’esempio) che fece tanta strada per cercare il luogo ideale
dove vivere; e poi, dopo un lunghissimo percorso, arrivò nel luogo da dove era
partito e vide che proprio quello faceva per lui.
Non c’é cosa che noi si possa capire di più che la nostra stessa storia: e per
nostra intendo anche la storia dei nostri genitori e dei nostri nonni e persino dei
nostri parenti.. Conoscere un po’ a fondo quella storia, nei dettagli, e facendocela
raccontare e ascoltandola con spirito di ricerca (quella ricerca che dovrebbe
coinvolgere tutta la vita ed ogni vita, non solo le aziende e le università),
potrebbe essere un buon inizio. Vorrebbe dire scoprire che quella nostra vita che
ci appariva misera ha delle radici profonde e ramificate che non sapevamo di
avere. Più importante, potremmo scoprire che siamo il risultato dell’eroismo e
della buona razza di persone che prima di noi hanno affrontato difficoltà ben
maggiori delle nostre.
Quella affettività inaridita che prima avevamo popolata solo di prìncipi e
principesse, può rigenerarsi genuina e diventare manifesta proprio grazie a chi é
venuto prima di noi: a persone che hanno virtù diverse da quelle dei vistosi
parassiti dai quali, prima, per ammirarli troppo, ci facevamo sedurre (deviare) e
annullare..Mi fermo, non verrei alludere troppo e chiarire poco. Comunque da
pensiero nasce pensiero, se lo vogliamo.
E scriverli, i nostri pensieri e ricordi, qualcuno lo ha già ben consigliato, ci fa
sicuramente bene: aumenta l’atteggiamento conoscitivo a svantaggio di quello
emotivo che, se ci domina, ci danneggia.
oggi sono veramente ridotta male……..capisco,ho solo 10 anni ma voglio veramente uccidermi.combino solo guiai e mi sgridano..vado male in tutto,a scuola sono derisa da tutti..insomma la vita mi fà schifo..cosa posso fare? se non mi date consigli alla fine mi ucciderò.
Morteono (scusami é….ma che brutto nick ti sei scelta) non so trattare con i bambini quindi ti parlero’ come si parla ad una persona adulta. Consigli?Si puo’ consigliare come togliere una macchia dai pantaloni, come copiare senza essere beccati. Non si possono dare consigli sul come vivere o sul perché vivere. Ho sempre pensato che piu’ si é intelligenti piu’ si é capaci di combinare guai. È la fantasia che si scatena. Alzi la mano chi, tra noi, non ha fatto imbestialire i genitori per una cavolata o un brutto voto. La scuola…..al cinema proiettano un film in cui un gruppo di quasi quarantenni costretti a ripetere l’esame di maturità vive in preda al panico…..È l’incubo ricorrente del 99,9% degli ex studenti di qualsiasi età. Questo per dirti quanto la scuola entri pesantemente tra i nostri ricordi per restarci per sempre. Le persone che ti deridono sono i classici imbecilli la cui totale assenza di intelligenza impedisce di fare gesti diversi dal puntare il dito e ridere come i cretini che, d’altronde sono. Disprezzo e orgoglio verso te stessa per non essere come loro. Quasi trent’anni fa ho litigato con un’intera classe che mi ha fatto trovare il banco fuori dall’aula con la scritta VATTENE! Bé…..sono stata malissimo. Ma, dopo, ho imparato a farmi rispettare. Pero’, prima, impara a rispettare te stessa. E la tua vita. Ciao.
@ eme
condivido il tuo messaggio precedente il 8513/4 anche io la penso come te
@ luna
sono felice che tu sei riuscita sempre a appigliarti alla vita anche se hai sofferto e forse lo stai facendo anche ora riguardo al vedere rosa secondo me bisogna avere gli okki foderati x illudersi di vedere il bello che ce al max vedi nero ma fingi che sia rosa quello ti posso dare ragione
ma il rosa lo devi vedere con il cannokiale anzi il microscopio tra una marea di nero .. non so se mi so spiegato …
comunque ti apprezzo perche sei riuscita a superare tutto senza bisogno di sostanze che ti annebbiassero il cervello es psicofarmaci e altro cosa che forse io non riesco a fare non prendo psicofarmaci non li ho mai presi ma quando capita mi fumavo uno spinello che reputo faccia meno male ma come avevo gia detto viviamo nel proibizionismo quindi non si puo nemmeno fare quello …
@ lucia
sinceramente non mi interessa sapere la storia dei miei parenti quella dei miei genitori e stata difficile come la mia anzi penso che mia mamma abbia affrontato a vita con le @@ per tirare su 2 figli senza un compagno mio padre era alcolizzato e da l eta di 12 anni che si sono divisi ..
per i miei parenti non so nulla la mia non e una famiglia molto unita nel senso che non ci facciamo nemmeno gli auguri x le feste …
riguardo alla ragazzina di 10 anni anche io alla tua eta avevo pensieri brutti mia mamma voleva mandarmi in collegio forse x che non riusciva a mantenermi o perche la facevo tribulare ma adesso ho 37 anni e qualche momento bello c e stato quindi ti dico sopporta purtopo l infanzia non e felice per tutti ma un domani potresti avere una vita mijore 🙂
x tutti vedendo il telegiornale penso che la gente sia sempre piu strana e piu andremo avanti e piu sara peggio ….
dai un saluto buona serata a tutti/e
nb: a me fa piacere che cercate di confortarmi e cambiare idea ma oramai la mia scelta lo fatta e difficile se non impossibile che cambi idea comunque vi ringrazio per l interessamento che avete nei miei confronti 🙂
zau
smack alle fanciulle ^__^
Per Molly
Ti capisco perfettamente sono nella tua stessa situazione. Ho interrotto da pochi giorni una relazione devastante in cui la mia autostima non so proprio più dove si trovi.Mentre lei ha “svoltato” e indifferente alle mie lacrime mi ha detto che non sono nei suoi progetti e che la colpa è solo mia anzi per inciso “il problema è solo tuo.”. Voleva cmq continuare la frequentazione dicendomi che ci teneva a me(e mi sono illuso di riavvicinarmi). Quando con poco tatto ha iniziato a fare apprezzamenti e allusioni verso altre persone per amor proprio e per non procrestinare la mia agonia ho detto basta. Non sono più giovanissimo e capisco anzi lo sto vivendo il tuo stesso stato di prostrazione, sconforto,generalizzato.Mi sento morto dentro.
Sperare di essere amato mi risulta difficilissmo ora ma quando penso ad una mia amica carissima che è volata in cielo per amore penso che sia stato un vero peccato.
Il fatto che non sei riuscito a suicidarti è la prova che non lo vuoi fino in fondo perchè stai aspettando un’alternativa. Ricordati che finchè hai la vita, hai la libertà di fare quello che vuoi. Il suicidio non è un rifugio, ma l’estrema sconfitta da cui non puoi risollevarti. Il rifugio che cerchi puoi trovarlo in una passione. Ogni uomo ha una passione: i più fortunati la conoscono, altri la devono cercare nel corso della loro vita. Se anche tutto va storto e non si spera più in niente, bisogna fare una sola cosa: ricominciare una nuova vita in un altro posto. Chiudere con tutti. Ricominciare vuol dire rinascere. Rinascere vuol dire intraprendere una nuovo percorso alla ricerca della propria passione. Trovare e dedicarsi alla propria passione significa raggiungere quella pace e serenità che ci credeva di trovare solo nella morte. la morte come soluzione è solo una illusione: tra l’altro la morte arriverà comunque, un’altra possibilità di vita , invece, no.
@ andrea 67
credo proprio che siamo dei “diversi”,
credo anche che la gente si allontani da chi è come noi perche’ ci trova pesanti, musoni e tristi. x dirla tutta secondo me noi alle persone gli facciamo venire le p…e a terra.
x evitare questo, io prevengo, allontano io prima che lo facciano loro. sono sola, mi sono abituata alla solitudine e forse comincio ad amarla….amo il niente, amo il silenzio. odio i rumori, odio chi si diverte, odio chi ha la forza di andare in palestra, di uscire, di parlare di sorridere. odio me stessa perchè non riesco a fare tutto questo.
che rabbia, sono un relitto…….
andrea……..anche il mio compagno mi ha mollata, sono un peso x lui che non mi capisce e che pensa sempre agli amici e ad uscire. ma si, che uscissero, si divertissero….
l’unica cosa che rimpiango è di non aver avuto un bambino, credo che un evento simile avrebbe potuto salvare la mia anima. tutto l’amore che cerco lo avrei avuto e ricambiato…
va be’, ciao a tutti
putroppo la gente insensibile alle tristezze altrui che pensa solo a se e al suo divertimento c è e anche tanta pure io ho due amici cosi ma uno è peggio dell’altro. anche io ho pianto con lui ma non è servito a niente-.pure lui dice che il problema è mio l’importante è che lui ha i suoi interêssi io faccio solo da contorno nella sua vita…non sono il punto centrale tutto qui. l’altro mi ha detto che devo riuscire a contare solo su me stessa…sii andiamo bene.
birillo….ma quanto sei tenero da 1 all’infinito????????
io invece, forse da agnostico, non ho grosse speranza di “un’altra vita”
e quindi, essendo l’unica che abbiamo, questa vita va vissuta fino in
fondo. Credo pertanto di poter affermare che non mi suiciderò mai. Anzi, se
veniste sapere che mi sono suicidato, diffidate… sarà qualcuno che mi
ha ucciso ed ha simulato tutto 🙂
Tracy: non dico ovviamente che sia il tuo caso ciò che sto per dire:
c’è gente indifferente, è vero, ma anche gente che non lo è, ma non può fare di più quello che fa… anche con la più buona volontà. a volte è anche vero che la persona che sta male ha una percezione altissima dell’indifferenza e più bassa del fatto che le persone invece sono interessate al suo malessere ma si sentono al contempo impotenti. anche perché magari dicono: io per te posso fare questo, che non è una cosa sbagliata, ma purtroppo non è quella che vuole la persona che sta male. Ma spesso la persona che sta male non sa neanche esattamente lei, bene, cosa potrebbe farla star meglio. a livello teorico a volte sì, ma si scontra anche con un continuo senso di frustrazione affettiva e di attenzioni e di essere non compresa fino in fondo, nonché di “solitudine nei problemi” che parte da dentro.
non si rende conto che gli altri magari anche hanno i loro problemi e faticano, quotidianamente, per restare in equilibrio. che magari (e questo te lo dico per esperienza) dietro ad un: ora non posso non c’è disinteresse, ma un effettivo non potere. E che attraverso “quei divertimenti” l’altra persona cerca anche di stare in equilibrio sui suoi problemi, stress, dubbi, ansie…
Non sto dicendo che sia sempre così. esistono anche i veri egoisti e le persone che davvero ti abbandonano quando stai male… allora questo potrà essere utile in seguito anche a tagliare consapevolmente i famosi rami secchi.
@l’altro mi ha detto che devo riuscire a contare solo su me stessa…
ci sono modi e modi per dirlo e vari sensi.
Chi sta male vive queste parole come “arrangiati” e “al mondo si è soli”, ma in realtà il significato non è sempre questo.
Ricominciare a contare su se stessi è importante, è importante sempre e per tutti, che si stia male o no. Il problema è che chi sta male, è esaurito, a disagio, stanco, depresso, avvilito e ha dubbi di autostima o la sente fracellata e ha la testa stanca non riesce a sentire quelle risorse, e pensa di non potere più contare su di sè, quindi quelle parole sembrano una beffa…
il fatto è che l’equilibrio tra aiutare e sostenere e sostituirsi a è labile… se una persona che sta male riesce a sentirsi sostenuta e comincia a fare delle cose contando su se stessa, a vedere che riesce a risolvere delle cose di solito comincia a stare meglio, più di quando qualcuno le fa al posto suo… non so se sia sempre così ma uno dei problemi di chi sta male è da un lato forse il
bisogno che l’altro comprenda QUANTO sta male e che non lo fa apposta a vedere le cose in un certo modo e se stesso in un certo modo e a non riuscire o avere la percezione di non riuscire (e spesso anche quando gli altri capiscono e si preoccupano ha l’impressione che gli altri non capiscano fino in fondo e giudichino, sottovalutino), quindi un bisogno di riconoscimento, accoglienza e la sensazione “prendimi per mano, per piacere”, dall’altro chi sta male può però vedere in qualsiasi accenno al positivo una sottovalutazione del problema, mentre magari l’altro gli sta dicendo: capisco, ma prova a guardare le cose da un altro punto di vista, proviamo anche a farlo insieme se vuoi…
chi sta male rifiuta un atteggiamento di questo tipo, sentendolo superficiale o quasi comodo per l’altro (“non vuole veramente starmi vicino, mi chiede di pensare positivo quando non riesco perché è comodo per lui…) e quindi magari l’altro si sente impotente e non indifferente…
anche perché spesso il senso di impotenza (empatico, non egoistico) deriva dal fatto di ascoltare degli sfoghi che alla persona che sta male servono ma solo fino ad un certo punto… servono perché è ovviamente molto peggio che la persona che sta male si tenga dentro i proprio pensieri e emozioni che esplodono, è importante che si confronti con l’esterno, che dica: STO MALE, però a volte gli sfoghi si autoalimentano e sono a circolo chiuso. chi sta male si sente solo e chi ascolta NON SA come raggiungerlo.
spesso sono proprio le cose che rifiutiamo e disprezziamo quando stiamo male che possono almeno un po’ farci star meglio. anche se solo l’idea di farle (uscire per esempio) ci fa “vomitare”.
Gli essere umani hanno bisogno di piccole mete non solo di grandi mete. Chi sta male ed è stanco non riesce a trovarle o le teme perché sa di vivere male ogni contrattempo. Se non dormi, poi, non puoi spaccare il mondo. Ma se vivi di sola ansia non dormi. E’ difficile trovare il giusto equilibrio tra rispettare la proprio stanchezza e non chiedersi troppo e non chiedersi troppo poco, lo so. Il problema è anche che chi sta male spesso usa un sacco di energie, senza rendersene conto, per “difendere” la propria depressione. Come diceva qualcuno qui si arriva a difendere con una straordinaria, inconsapevole, caparbia energia, l’idea della meta della morte o dell’abbandono di sè o che il fatto che non si possa star meglio. A difendere spesso il concetto di essere “inaiutabili”.
Birillo, neanch’io penso che cambierai idea e mi dispiace molto.
Posso provare a dirti che anch’io ho avuto una famiglia in cui non c’era alcuna unione, ma che una delle cose più belle è stata trovare il modo per rimetterla insieme e scoprire che aveva dei lati belli che neppure mi sognavo. Mio papà ora non c’è più, ma avevo fatto in tempo a ristabilire i rapporti anche con lui ed era stato per volontà mia. Questo sebbene avessi ricevuto non pochi danni da lui, in passato. Eppure ho scoperto che anche loro avevano capito delle cose dai loro errori. Ma non penso che questo consiglio ti possa servire.
Poi potrei dirti che, come diceva anche Luna, gli psicologi non danno psicofarmaci, perchè non possono prescriverli. Poi dire “psicologi e psichiatri” è come dire “mondo”, il solito problema dell’anarchia, che quando etichetta qualcosa, o la considera a livello universale, oppure non esiste. Anche quì Luna ha già detto molto.
Neanche per me gli psicofarmaci guariscono, come non guarisce una canna. A guarire è una cosa sola, cioè la volontà di farlo, che tu non hai. Inoltre, tempo fa avevo scritto diverse cose sulla capacità umana di auto-guarirsi e quasi mi linciavano, per cui non le riscrivo. Sono coraggioso, ma quì non basta.
Dagli psicologi e dagli psichiatri ci sono stato. Alcuni sono dei criminali, altri sono persone meravigliose e molto preparate. Sono esseri umani anche loro, con pregi e difetti, come tutti. La differenza è che quelli che lo fanno per aiutare il prossimo hanno una capacità di filtrare i sentimenti negativi che ricevono da cui c’è solo da imparare, e un’umanità impeccabile. Pensa che vuol dire, la mattina dopo il caffelatte, iniziare ogni giorno con qualcuno che ti scarica addosso tutta la sua negatività e doverlo guarire.
E quando non ce la fai, perchè quello non vuole saperne di guarire, ti becchi delle gran parolacce. Altro che riconoscenza!
Però puoi sempre finire la tua vita con l’idea che è solo colpa degli psicologi, degli altri, del governo, del mondo, di tutti, tranne che di noi stessi. In effetti, così è più facile, così com’è più facile per tutti quelli che hai detto prima, quelli che non capiscono che la società sono loro stessi. Oppure quelli che dicono “io non cambio per primo, tanto gli altri non cambiano” e non si rendono conto che agli occhi degli altri loro SONO GLI ALTRI. Quindi, se cambiassero, gli altri vedrebbero gli altri cambiare e forse un pensierino in più ce lo farebbero.
ANDREA, mi unisco al tuo coraggio 😉 così se ci linciano saremo in due 😛
perché purtroppo a volte uno dei problemi di chi sta male è avere l’autostima bassissima ma al contempo la mancanza di umiltà che serve per guarire. Non dico sempre, ma purtroppo accade. La mancanza di umiltà è paura, che niente funzioni, ma tant’è diventa arroganza verso di sè
quello che dici sulle etichette e gli psicologi è molto vero. Tutto, dal mio punto di vista, è molto vero. Ho un’amica che è stata in crisi con il marito, una crisi seria. E’ vero che la bomba l’ha fatta esplodere lui, esplodendo ad un certo punto, poco dopo il matrimonio, e dopo una storia di lungo corso, tipo doctor Jekil e Mr Hyde. Però i problemi erano di entrambi (pure se c’era un sentimento forte alla base), problemi di non comunicazione, di cose date per scontate, ecc, ecc e comunque anche lei, ad un certo punto, ha “riesumato” una serie di strategie sue, di lei, non funzionali. (per non funzionali intendo dire che le facevano più male che bene, in sostanza). Lui aveva fatto esplodere la bomba, era umano che lei fosse andata in crisi profonda, ma, potrei dire, le strategie attraverso cui, automaticamente, lei aveva percorso la sua crisi, erano cosa di lei.
Lui torna e lei gli dice: sì, ma dopo quello che hai fatto o vai dallo psicologo a vedere che cacchio ti è successo davvero per comportarti in quel modo o io non crederò mai più in te. Lui dallo psicologo ci va. perché in fondo probabilmente è sempre voluto venire a capo di alcune sue “disfuzioni” (anche inerenti al rapporto con i suoi genitori) e questo è il momento giusto. Perché si rende conto di avere messo a repentaglio qualcosa a cui tiene davvero. di essere statop male anche per dirsi delle cose. Probabilmente per semplice ultimatum non ci sarebbe mai andato dallo psicologo. Ma lo sta facendo per se stesso, in primis, e per un rapporto a cui tiene, perché, in sostanza, ci tiene a vivere in migliore armonia con se stesso e con gli altri.
Ciò non significa che per questo sia sempre necessario uno psicologo ovviamente. Ma intendo dire che lui sente che da solo non dipana il suo caos.
Lei, intanto, non vuole sentire nemmeno nominare lo psicologo per sè: le sue resistenze/scuse sono:
– è lui che ha fatto male a me, io sto male di conseguenza, io non ho niente che non va
– sarebbe inutile, perché quello che lui mi ha fatto è colpa sua e comunque è come se io ormai fossi mutilata, e comunque vada io mi sentirò sempre mutilata, se qualcuno
deve fare qualcosa è lui, e se non ci riesce non sarà certo colpa mia.
(non con queste parole esatte, ma il senso è questo).
Però di fatto, qualsiasi sia la causa, il malessere che sente è suo.
E’ lei che se lo porta appresso tutti i giorni, dentro. ed è attraverso quel malessere che guarda il suo presente e il suo futuro.
Ciò non significa che siano da togliere delle responsabilità a lui per i suoi errori, ma significa che lei vive il fatto del proprio malessere solo da un lato attivo, che è quello negativo, quindi potremmo dire passivo (sto male da morire, ma così è, punto) mentre non riesce a vedere il lato attivo “sto male io, cosa posso fare IO per me?”.
Lei arriva a concepire il fatto dello psicologo per sè, ma solo in chiave di attenzione/dimostrazione: lui dovrà sceglierne uno per lei, lui dovrà portarla in braccio (simbolicamente) fino alla porta. Perché Lui dovrà capire quanto a pezzi è lei. Lui non se la sente, ma non per disinteresse, ma perché si rende conto che sarebbe un’invasione ecc. Comunque lo fa. la porta fin sulla porta. Quando lei sta per suonare il campanello si rende conto che la psicologa (non è quella di lui) è una sua ex compagna di scuola. A cui non vuole raccontare i fatti suoi. Non si fida di una con cui faceva merenda in giardino ecc. Lei scappa, con un attacco d’ansia. Ma poco dopo se lo sceglie lei lo psicologo. Ora a distanza di un tempo entrambi stanno meglio. Lei alla fine si è ritrovata ad ammettere, con se stessa, che era bulimica da prima di conoscere lui e che non aveva mai accettato che fosse realmente un suo problema. ad ammettere che aveva sempre rimproverato a lui delle strategie con i propri genitori, ma anche lei aveva le sue. e che della bulimia o altri disagi aveva parlato, in precedenza, solo a persone che le dicevano: tanto un modo per stare meglio non esiste. Gli psicologi sono solo dei magnasoldi ecc. A chi le dava una comprensione a circolo vizioso e chiuso.
In sostanza lo diceva a chi sosteneva l’esistenza del suo malessere ma non che le confermava una possibilità di vedere le cose sotto un altro aspetto. Di darsi, se vogliamo, delle possibilità.
Questo, non è un racconto sulla coppia, ma sul disagio (il loro, di ciascuno, era grande, e mixato) e la consapevolezza del male e però le “resistenze”. sarebbe bello riuscire a darci la possibilità di vedere più ampio e scegliere quale idea farci piuttosto che implodere in un’idea chiusa di base. su noi stessi e gli altri.
Maurizio, farò senz’altro inc…are qualcuno quì, ma posso farti una domanda? Non controbatto, mi interessa solo la risposta, perchè mi incuriosisce sempre questa cosa.
Da agnostico non hai molta fiducia in un’altra vita, eppure sei certo che sia una sola. Perchè i conti non mi tornano?
Eppure non hai detto di esserti interessato alla cosa, di aver fatto ricerche, di averci studiato sopra, letto libri, fatto confronti, ascoltato testimonianze o avuto esperienze tue, rapportato gli studi di discipline diverse come la fisca, la chimica e la psicologia, risultati, conclusioni, ecc. Cose che tendono tutte esattamente dalla parte opposta, senza contare il fatto che avere più di un vita darebbe un senso anche ai dolori di questa, in quanto lezioni da imparare. Al contrario, una sola vita vissuta nel dolore per poi crepare non ha alcun senso.
Da da dove arriva la certezza assoluta di qualcosa che non si conosce?
Neanch’io posso dire di averla, sebbene tutto porti in quella direzione, ma tu, perchè ne sei certo e senza neanche interessarti allo studio della cosa? Perchè è quello che sembra, anche se posso sbagliarmi.
Se invece ti sei interessato, cosa ti ha convinto del contrario?
A parte questo, sono contento che tu dia alla vita il valore che dai e su questo sono pienamente d’accordo con te.
Mi manchi fratellino mio.
Sono qui nel mio ufficio e ascolto le nostre canzone, chiudo gli occhi sperando di sentire le tue carezze, sorrido pensando a quando mi facevi il solletico.
Dove sei?ma soprattutto hai trovato la pace che hai sempre sognato?
Io non riesco a vivere, faccio finta con mamma per darle forza.
Ma mi manchi.
Solo sabato sono venuta sulla tua lapide, ma li’ non ti ho sentito.
So che non sei li’.
Dove sei?ti prego dammi un segno?
Voglio vivere nella sofferenza ma sapere che tu sei in pace.
Ti amo profondamente amore della mia vita
@vanda: grazie delle tue splendide parole,un abbraccio
Pollon: volevo dirti che leggo i tuoi messaggi e vi leggo un profondissimo amore e un senso di condivisione affettiva. Anche se l’altro giorno non mi sono rivolta direttamente a te, per discrezione e rispetto, naturalmente non per indifferenza. Scusa se lo faccio proprio oggi.
Volevo solo dirti che ti leggo e che ho letto della tua volontà di cercare di incanalare la profonda energia di quell’amore e della tua sensibilità ascoltando chi possa averne bisogno. Neanch’io credo che caricarti della sofferenza altrui possa farti meglio, anche se naturalmente ognuno sa per sè. La mia sensazione istintiva ed emotiva leggendoti è invece che tu, quando te la senti o sentirai, o comunque anche solo quando comunichi le tue emozioni, possa fare molto invece, anche in nome di quell’amore, per chi ti legge o ti ascolta. E anche per te. Questo ho provato io leggendoti, oltre all’empatia.
Un abbraccio.
Ciao Andrea. Lo sai che se sento parlare di potenziali linciaggi e altri atti di violenza mi sento tirata in causa…. 😉
Credo che tu abbia preso in pieno il nucleo del problema: la volontà.
Una volontà che puòmancare per 1000 + 1 motivi. Dalla depressione che sfianca, alla malinconia che tracima nel male di vivere, dalla gioia di vivere che, implodendo ti scoppia dentro facendoti un gran male, all’assenza di motivazioni.
Io vorrei smettere di fumare. Vorrei per davvero smettere d fumare 🙂
Ma non ci riesco. Al primo sbotto di nervoso (e, lo sai, sono un soggetto a rischio) la mano parte in automatico verso il pacchetto.
Quindi capisco perfettamente i discorsi sulla volontà. Ma non sono così certa che, da soli, si riesca a combinare qualcosa di più dallo stilare un bell’elenco di motivazioni con decorrenza, caso strano, il giorno DOPO! Quel famoso giorno la cui alba stenta a sorgere (sulla strada del poi poi si va a casa del mai mai…..grande nonna ;-)!
Ho impiegato un sacco di tempo per ammettere con me stessa: io da sola non ce la faccio!
Vale per le sigarette…..che per tutto un pò.
Sono in terapia (anche se, caso strano, sono spesso in conflitto con il terapeuta), prendo farmaci di cui non conosco la valenza ma che, per adesso, mi fanno bene. Quantomeno mentalmente.
Probabilmente sono solo convinzioni. Però, all’inizio, serve tutto. Anche l’attaccarsi all’efficacia dei farmaci o dei palliativi.
E va beh….
Per il fumo, comunque….mi sto dirigendo verso le sigarette elettroniche :-).
Avevo abbandonato il forum perché si era trasformato in un’arena, ma mi pare che adesso si possa di nuovo discutere serenamente.
Chi si appella alla forza di volontà,molto spesso, non tiene conto di un particolare importantissimo: anche la volontà può essere malata.
La volontà non è un’energia a sé stante, non è una “causa sui” in grado di auto-generare sé stessa. La volontà è soltanto una parte della personalità di un individuo e se l’equilibrio psicofisico di una persona è compromesso, è quasi inevitabile che anche la volontà ne risenta. Con questo non sto dicendo che la volontà non sia importante; al contrario … personalmente la ritengo importantissima. Sono convinto che molte persone malate potrebbero uscire dalla loro impasse se avessero veramente la voglia di guarire. Il problema è che questa voglia di guarire non si può evocare a piacimento, come si fa con un fantasma durante una seduta spiritica. La depressione è una malattia insidiosa, che mina alle radici la tanto decantata “forza di volontà”. E’ proprio questo il nocciolo del problema. E’ proprio questo che tanta gente non riesce a capire.
Ciao Marquito, è sempre un piacere sentirti 🙂
Capisco benissimo quello che dici sulla volontà, ci sono passato anch’io. Se ci fosse sempre non ci sarabbero problemi, è vero, e il problema è che la depressione te la toglie. Ma c’è anche la consapevolezza di questo che serve come arma e, come tutte le armi, dipende da come le usi. Puoi rivoltartela contro e dire “la depressione mi toglie la volontà” oppure dire “la depressione mi toglie la volontà, ma prima o poi la depressione avrà un cedimento e io approfitterò di quella SUA debolezza per riprendermi la MIA vita”. Diciamo che puoi fregare la tua stessa depressione, lasciandola sfogare, lasciando che si diverta alle tue spalle, certa di essere più furba di te. Ma non lo è, bisogna solo lasciarglielo credere.
Si, perchè la tua depressione non sei tu, ma solo la tua parte più negativa che ha preso temporaneamente il sopravvento. Solo che se la lasci agire, o peggio la rinforzi, quel “temporaneamente” diventa la tua vita intera.
Il bello della nostra coscienza è proprio questo, che è in grado di sdoppiarsi e guarire altre sue parti, per poi ri-unirsi. A qualcuno succede in modo spontaneo, ma non sapendolo gestire si ritrova ad avere solo diverse personalità che lottano l’una contro l’altra. Se invece lo fai con coscienza, con un pò di pratica puoi risolvere ogni problema la cui soluzione dipende anche da te.
Comunque, la mia non era una critica a Birillo, ho solo ammesso un fatto evidente e che lui aveva già ripetuto più di una volta. Infondo, chi non ha volontà spera solo che qualcuno confermi quella sua idea, e io l’ho accontentato. Naturalmente, spero davvero che lui trovi il coraggio e la volontà per cambiarla.
Ciao Eme 🙂 Anche se ho parlato spesso di farcela da soli non significa che ritengo sbagliato cercare aiuto. Anzi, cercare aiuto è giustissimo, a patto che quell’aiuto non diventi un cuscino su cui addormentarsi, sperando che sia lui a risolverti i casini. Perchè sei comunque tu a doverteli risolvere. Per “volontà” intendo questo. Se tu vai dallo psicologo e non vuoi guarire, nessuno psicologo al mondo potrà mai guarirti. Anche per i farmaci vale la stessa cosa. Senza avere almeno l’intenzione di prendere in mano il primo barlume di volontà, appena si presenta, gli aiuti diventano scuse per non farcela, cuscini su cui dormire, e basta. Se lo capisci e unisci la tua volontà a quella di chi ti aiuta, la depressione avrà una vita molto dura.
Ciao Andrea. Ho letto con grande interesse quello che hai scritto a proposito dell’auto-coscienza; questa meravigliosa facoltà di sdoppiarsi (e di osservarsi) che è tipica degli esseri umani. In effetti la consapevolezza può essere un’arma micidiale. Il problema è che molte persone depresse non hanno il minimo sentore della loro spaventosa autodistruttività. Vivono abbarbicate alla loro malattia ma non ne sono per niente consapevoli; anzi, sono sinceramente convinte di voler guarire. Per me la depressione è stata soprattutto un rifugio; un’evasione; un modo subdolo e autolesionistico per evitare di affrontare la vita. Quando passavo le giornate chiuso in casa; quando me ne stavo tutto il tempo a fissare il soffitto e a meditare il suicidio, non mi rendevo assolutamente conto di essere impaurito. Soltanto a posteriori, dopo avere intrapreso un lungo percorso analitico, ho preso consapevolezza della mia angoscia, del mio autolesionismo, della mia paralizzante paura di vivere.
Però voglio spiegare bene cosa intendo per “sdoppiarsi”. Non intendo dire che dobbiamo crearci una seconda personalità, ci mancherebbe altro! Ma che ci sono cose che facciamo inconsapevolmente e che possono essere usate in diversi modi. Spesso non ce ne rendiamo conto, ma tutti noi abbiamo delle potenzialità molto più grandi di quanto pensiamo. Se nei momenti peggiori c’è una nostra parte che ci tiene comunque a galla, significa che c’è una parte di noi che non è d’accordo con quella che ci tira a fondo. Anche se pare strano, quelle due parti siamo sempre noi, solo che la prima ha bisogno dell’aiuto della seconda e non di entrare in conflitto con essa. In questo senso ci “sdoppiamo” e lo facciamo naturalmente. La parte che ci tiene a galla è quella che sa vedere oltre ed è quella che dobbiamo usare per risalire, quella alla quale dobbiamo credere. Se invece diamo più importanza a quella che ci tira a fondo, non facciamo che creare ulteriore confusione e le conseguenze sono tristemente ovvie. La parte che ci ha tenuti a galla non l’ha fatto a caso. L’ha fatto perchè è la nostra parte più istintiva e sa che è la cosa giusta. Per questo va considerata più dell’altra. Al contrario, l’altra è schiava della confusione, dei preconcetti, delle influenze esterne e di idee che spesso altri ci hanno imposto e che noi abbiamo accettato passivamente. In effetti, pensandoci bene, ci sono tre parti perchè, oltre alle due citate, c’è anche una terza parte di noi che può rendersi conto della differenza tra le altre due, per poi dare la precedenza a quella costruttiva. Queste nostre parti che collaborano siamo sempre noi, non dimentichiamolo, ma siamo noi che ritroviamo, pian piano, il nostro equilibrio.
L’errore di molti è che vogliono andare oltre senza andare oltre, senza osare. Pretendono di risolvere tutti i problemi senza cambiare mezza idea, neanche accorgendosi che è sbagliata. Questo, ovviamente, è impossibile. Se non avessimo niente da cambiare in noi stessi non ci troveremmo neanche in quella situazione, cioè a fondo, perchè quando ti trovi a fondo è sempre a causa di scelte sbagliate riguardo a persone o azioni sbagliate. Se abbiamo subito dei torti, la scelta di quelle persone o situazini sbagliate è stata anche nostra. Se fossimo stati diversi, avremmo fatto altre scelte.
Luna, grazie. La storia che hai raccontato è un esempio perfetto.
Marquito, ti capisco molto bene. Per me è stato molto simile, ma io, a differenza tua, sapevo di aver paura e non sapevo come farmela passare. Avevo diversi attacchi di panico e per cose da niente. Oltre a quello che ti ho già raccontato, il problema era credere che le cose non devono cambiare. Il cambiamento mi spaventava e lo ritenevo sbagliato. Invece è l’esatto contrario! Il mio errore era pensare che cambiare significa essere diversi. Punto. Solo capendo che cambiare significa essere sì diversi, ma migliori, tenere i lati buoni e cambiare gli altri, avevo potuto iniziare a risalire.
Ogni organismo in natura cambia e si migliora, restando sempre in equilibrio con gli altri e con il proprio ambiente. Il problema delle persone distruttive, o auto-distruttive, è che fanno l’opposto.
La vita è er nemico!!!!
Andrea: mi piace la tua visione della parti. E’ vero che lavorare su quella buona è fondamentale, anche se ci pare micro in confronto a quella negativa. Purtroppo succede anche che se stai meglio e poi peggio di nuovo ti dici che la parte peggio è quella vera, mentre l’altra era solo una tregua momentanea. E’ uno degli imbrogli del disagio. Come: pensavo di stare meglio e invece…
Ma se ti sentivi meglio ti sentivi meglio (sensazione di equilibrio) non si può fingere di star meglio.
Allo stesso modo, certo, quando stai male stai male davvero.
Però è più facile, quando hai disagio, che i pensieri alimentino il senso di malessere, gonfiandolo come una spugna piena d’acqua (per la paura) e sottovalutare invece le sensazioni positive.
Io ho imparato una cosa dai miei attacchi di panico anni fa: che gli attacchi di panico sono il tuo sistema che va in allarme per dirti qualcosa o perché l’hai tirato a dismisura, o perché non ti sei difeso a sufficienza dall’ambiente, o perché non ti stai ascoltando ecc. Il problema è, ovviamente, che quando uno sta male non riesce in automatico a pensare al messaggio importante che ci sta sotto, si fotte di paura ecc.
Alle volte quando leggo certi meccanismi di opposizione in questa lettera il malessere mi sembra un adolescente ribelle che deve dimostrare alla cieca la sua anarchia, la sua opposizione, anche a costo, per la persona, di andare contro se stessa. Oppure ha anche bisogno di riconoscersi in un gruppo. Badate, non sto dicendo che sia sempre così eh. E quando dico adolescente non sono ironica, ma mi è venuta in mente la caparbietà adolescenziale nell’opposizione.
Allora più dici la vita è bella ecc più il meccanismo di opposizione scatta. “Non cambierò idea”, “voi non potete capire”. Con il parlare negativo scatta l’identificazione (che insieme spaventa e insieme, ipoteticamente, conforta).
A volte, paradossalmente, invece si è positivi nei confronti degli altri mentre per se stessi si parla di rassegnazione. Ed è: fai per gli altri ciò che vorresti fare per te.
Ovviamente il discorso non è così semplicistico. E in fase acuta di un disagio, di una serie di attacchi di panico ecc non si può vedere le cose con lucidità estrema. Quando hai 40 di febbre ti pare che non avrai mai più 37 e la tua percezione cambia ecc. Per questo però, forse, è anche importante chiedere aiuto per far calare la febbre e cercare di capire cosa sta sotto. Anche le risorse.
Eme e Mosquito: sono d’accordissimo sui discorsi che sono stati fatti sulla volontà.
Il problema è che esiste persino… una controvolontà… o meglio una volontà autolesionista che va contro. Può avere la stessa o persino più potenza della volontà che va verso il benessere?
Una persona che difenda a spada tratta la propria dipendenza o dei meccanismi autolesionisti investe una quantità di energia enorme… per la paura, per paura di ascoltare le sue paure… giorni fa ero a fare una passeggiata con un amico e una ragazza evidentemente in un alto stadio di anoressia aveva percorso, mentre noi avevamo percorso solo l’andata, lo spazio di andata e ritorno non so quante volte, correndo come se si preparasse per le olimpiadi… quanta volontà, quanto rigore, usato contro.
Qua si parla spesso di “sistema”, di “gente”, ma come notava Andrea, se non erro, il sistema e la gente sono composte da individui. e più si entra nel meccanismo: IO contro la moltitudine, o la moltitudine come massa indistinta e più si rischia di non vedere purtroppo al di là del proprio naso e neanche di riuscire più ad avere buoni rapporti sull’uno a uno, e quindi con se stessi, in un circolo vizioso. Non si riesce a correggere il tiro nel rifiutare, in maniera consapevole, ciò che produce malessere, e nell’accogliere ciò che è benessere. si perde fiducia in se stessi, stando in costante stato di difesa. E’ così perché ci si sente vulnerabili, e la depressione fa sentire immensamente esposti. Poiché una cosa negativa ti lacera profondamente pensare che tutto sia negativo e debba stare FUORI, lontano, sembra un modo primordiale di difendersi.
Oggi ho perso diverso tempo per delle burocrazie inerenti ad una prova medica. Ciò per la negligenza della persona che mi ha scritto un’impegnativa. Così potrei dire: per lei sono stata un numero. Ciò in parte è vero, tuttavia, poiché in visita già avevo colto un atteggiamento di un certo tipo, SUO, so che non è stata una cosa fatta a me, ma un SUO problema. che ha coinvolto me, certamente (in visita peraltro io ho respinto il suo atteggiamento). E’ anche vero però che in ambulatorio io ho trovato un’enorme disponibilità nel venire a capo della cosa. Tanto che mi hanno anche chiamato nel pomeriggio dopo essersi informati. C’è stata insomma frustrazione da parte mia, ma anche sia assertività da parte mia che da parte loro. Perché la persona che ha sbagliato dovrebbe essere una conferma assoluta in negativo e gli individui ok invece non fare testo?
@ Luna :
(Che curioso lapsus il tuo … Mi fai pungente e fastidioso come una zanzara ?)
Ti domandi se la volontà di soffrire possa prevalere sulla volontà di guarire. La mia risposta è sì; senza alcuna esitazione. L’autolesionismo è una trappola infernale, tanto più insidiosa quanto più è inconsapevole. In questo forum ci si riferisce al suicidio come autosoppressione; come distruzione del corpo fisico; come mezzo per pervenire alla tomba. Tuttavia, come ho già scritto qualche tempo fa, esistono moltissimi tipi di morte e moltissimi tipi di suicidio.
Depressione, fuga dalla realtà, errori madornali e apparentemente incomprensibili … atti mancati, spreco dei propri talenti e delle proprio qualità, occasioni gettate al vento senza alcun motivo … non c’è bisogno di essere psicologi per comprendere la finalità nascosta di certi atteggiamenti.
La nostra mente è una campo di battaglia in cui si fronteggiano tendenze costruttive e tendenze distruttive. L’esito di questa battaglia determina, in larga misura, il destino individuale di ciascuna persona.
A chi volesse approfondire il tema del suicidio (inteso nella sua accezione più ampia, e non soltanto come annientamento del corpo fisico) consiglierei lo splendido saggio di James Hillman, il più grande scrittore e psicoterapeuta di formazione junghiana. Si intitola “Il suicidio e l’anima” ed è un’opera totalmente scevra da qualsiasi pregiudizio di tipo ideologico o religioso.
una giovane ragazza ha appena subito un’intervento per carcinoma con metastasi. gli hanno dato 1/2/ massimo 3 mesi di vita. e’ nel pieno della vita, e voi parlate di suicidio!!!!! buttatevi con la faccia a terra e ringraziate Dio della vita che avete, pensando a quanti giovani, bambini, ragazzi muoiono pur amando la vita e voi la disprezzate!!!!
@ Marzia:
Il primo impulso sarebbe quello di insultarti, ma ho promesso a me stesso di mantenere un certo aplomb.
x marzia pensi che faccia piacere sapere quello che tu ci hai enunciato? al contrario situazioni di questo tipo e purtroppo sono molte, non fanno altro che in persone sensibili ed acute creare ancora più dolore e domandarci dov’è Dio? il male fisico se pur attroce, lo si affronta è visibile e a volte lo si vince ; il male di vivere, il dolore dell’anima sono impalpalpabili e , come su una lavagna, ogni altro dolore si aggiunge a dolore ma come lo si affronta ? ci si prova ma forse è meno facile da battere non è il (guarda a chi sta peggio) che può aiutare a sollevarsi dal buio del cuore che c’è in me ad esempio
Marzia, ti rispondo io, perchè se lo facesse Eme stavolta sarebbe un cataclisma, proprio ora che il clima è tornato sereno. E le darei pure ragione. Ogni tanto qualcuno scrive queste cose e io cerco di capirvi, anche se inizio a fare fatica anch’io.
Io sono uno di quelli che l’idea del suicidio l’ha superata da molto tempo ormai, eppure mi sento di darte una mano come posso a chi ci è ancora dentro. Magari non sarò in grado di farlo, ma almeno ci provo. E tu? Oltre al giudizio che hai dato hai anche dei consigli utili da dare a chi ha un certo tipo di problema, non fisico, come un calcinoma, ma psicologico? Perchè vedi, Marzia, sarebbe molto più utile dare una mano piuttosto che un giudizio. Fai qualche tipo di volontariato? conosci la morte? conosci la sofferenza? la depressione? hai studiato psicologia? hai vissuto qualcosa di pesante, qualche tragedia? qualunque cosa può servire, ma le semplici critiche sono abbastanza inutili.
Tutti quì sanno che c’è chi muore e vorrebbe vivere, il problema è che tutti quì vorrebbero vivere, anche se a prima vista non sembra. Però non ti spiego altro, sarebbe meglio se tu ti interessassi all’argomento in modo serio e per conto tuo. Io non ho mai smesso di amare la vita e neanche gli altri infondo. Chi ha smesso davvero (forse) ora non c’è più e mi dispiace scrivere questo, perchè su questo forum ci sono anche persone che hanno perso qualcuno di recente in questo modo.
Piuttosto, tu perchè hai cercato proprio un sito sul suicidio?
Marzia, a quest’ora della notte l’unica cosa che mi sento di dirti é: butta la faccia nello stesso water da cui sono saltate fuori le tue considerazioni su chi é arrivato alla soglia del suicidio. Magari, domani, argomentero’ con calma e filosofia quest’invito che, spero, tu colga. E, mi raccomando, tira lo sciacquone.