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Il suicidio

di beppino

Riferimento alla lettera: Buongiorno, anche io penso che il suicidio sia una cosa buona, in un certo senso. Da tre anni, ci sto pensando, e ho già fatto quattro tentativi. Per me, la morte rassomiglia a un riposo, perché come lo dice un autore francese, "vivere, è soffrire". Io di fronte alle difficoltà...
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Categorie: - Me stesso

14.953 commenti

Pagine: 1 11 12 13 14 15 300

  • 601
    alexia -

    Scusate, capito qui una volta ogni…tot mesi! Lascio un messaggio, e magari non c’entra una eva col discorso che stavate portanod avanti perchè non ho la pazienza di leggere tutti i post (non perchè li reputi idiozie, valà valà valà)

    A volte, la depressione, la disperazione nasce perché si cerca di guardare tutta la vita da troppo in alto, troppo in là… Come quando si guarda verso l’orizzonte e tutto qlo che il nostro occhio vede, vicino o lontano che sia, si addensa sulla stessa linea… E in quel momento il futuro fa paura, mi fa paura… Tutto perde senso… Perchè studiare per questo esame, perché impegnarsi per questo o quel singolo obiettivo… Tanto, dall’alto ogni piccola tappa diventa insignificante…

    Se pensassimo che tutto quando muoriamo finisce -e d’altronde così è- non alzeremmo un dito per costruire nulla, perchè alla fin fine non servirebbe a niente!!!

    MA… pensiamo ancora un attimo… é giusto vivere così? O, invece di parlare di giusto o non giusto, è il modo MIGLIORE di viverci qsta breve vita?

    Cavolo, già che siamo qua, facciamo tutto quello che si può!

    Sono nata in Italia..però mi piace un sacco Londra… c...., parti!
    Chi te lo impedisce, chi??? Se non te stesso!

  • 602
    luigi -

    Vi ho parlato dei miei guai passati, ho cercato di esorcizzare le vostre angoscie, vi ho detto molto di me ma, continuate a non capirmi, addirittura alcuni ad aggredirmi verbalmente. Questo è un forum libero ognuno dice la sua, rispetto tutte le opinioni ma non posso condividerle tutte. Voi parlate di sucido, scrivete su questo “muro” virtuale ma non accettate repliche, non accettate sapere che anche dalla depresione si può guarire, quando vi ho detto che essere morti dentro è peggio di morire realmente perchè vivete una vita in modo vegetativo una vita assurda. però se avete la forza di scrivere su questo blog allora avete la forza di reagire perchè dentro di voi ancora alberga una fiamma di vita. Non pensate che voglia fare il buon samaritano, non ci penso nemmeno! non voglio convincervi a non ammazzarvi ma voglio farvi capire quanto insulso sia il gesto, purtroppo dopo questo gesto non c’è certezza che sia tutto risolto, magari sono vere le religioni che condannano il suicidio con pene orribili alla dantesca, o magari c’è semplicemente il niente, ma riuscite ad immaginare il niente! non è possibile perchè altrimenti non sarebbe più niente! insomma, farla finita come voi dite, non potrebbe essere la soluzione migliore chissà che non ci sia davvero quel tipaccio col forcone ad aspettarvi! Naturalmente sto ironizzando la cosa, ma pensateci un attimo. Ricordate che dopo ogni notte più buia c’è sempre un giorno luninoso che segue, la vta èuò essere bella e merita delle volte essere vissuta senza sprecarla.

  • 603
    golaprofonda -

    Sono sostanzialmente d’accordo con le conclusioni di Mauro (anche se in fondo, alcuni considerano proprio la negatività della società come uno spunto per lottare e cambiarla), però la risposta di Monika non mi convince del tutto..come fai ad essere così sicura che la tua “invalidità esistenziale” sia innata ed immodificabile? (e cosa ti fa credere all’ “eternità della coscienza”, per curiosità? E’ una questione di fede o un ragionamento personale?)
    L’intervento di Luigi mostra un aspetto molto importante della questione, cioè le diverse prospettive con cui è possibile osservare il mondo: alcune possono apparire molto “strane”, cioè molti non le capirebbero (come nel caso del matematico, che in effetti ci si aspetterebbe che fosse non dico felice, ma perlomeno motivato) mentre altre invece sono condivise praticamente da tutti (vedi come esempio estremo Welby, il cui desiderio di morte era immediatamente comprensibile). Purtroppo è molto difficile capire e provare empatia con un””invalidità mentale” proprio perchè non è così evidente, tanto che solo la singola persona che porta questo handicap può veramente capire cosa prova, e perchè.. può anche darsi che si tratti di una semplice depressione che nasce da un giorno all’altro e curabile, ma non sempre esiste un rimedio (mi viene in mente la scena in cui Fantozzi, fallito per antonomasia, va a farsi visitare da uno psicologo: dopo avergli raccontato tutta la sua vita, lo psicologo gli appoggia dolcemente una mano sulla spalla e gli dice: “Lei non deve credere di essere una merdaccia”. Fantozzi: “Davvero?!” Psicologo: “Sì..lei E’ una merdaccia!”).
    Insomma, mi sembri un po’ troppo ottimista e fiducioso..
    Vic: io non ho mai detto che volevi davvero incitare chicchesia al suicidio, ho solo detto che quelle parole suonavano male in questo contesto. E’ come se avessi detto ad un uomo sul cornicione pronto a buttarsi “Eddai, quanto ci metti! Mi sto annoiando!”. Tutto qui

  • 604
    emilia -

    Se sono qui è perchè anch’io sto male. Nell’ultimo anno ho perso il lavoro, quasi contemporanemente è mancato mio padre, più avanti ho scoperto di non poter avere figli ma quello che è peggio è che ho perso conmpletamente la persona che io amavo: qualcuno si è dileguato proprio quando mi ha visto messa peggio, e nel più vigliacco dei modi, dopo avermi imbrogliato facendomi credere a lungo che ero importante per lui. Di notte mi sveglio di soprassalto per la paura di questo vuoto. Il lutto non ha unito la famiglia: non vedo mia sorella da mesi e fa il possibile per evitarmi, ma senza dirlo, come fosse un caso, e non lo ammetterebbe mai.
    10 anni fa sono stata in cura per una seria depressione ma ero guarita…. la mia immagine era quella di una persona forte a cui molti si appoggiavano. Vado al lavoro (che per fortuna ora ho) e risulto efficiente e la mia immagine esteriore è serena. Vado dalla mia psicoterapeuta, e pare quasi uno scherzo che io stia male…
    Sono anche conscia delle cose quasi positive: il nuovo lavoro, la salute, non ho grossi problemi economici…
    Ma io sto male. All’inizio ho anche ragito, ma poi lentamente dopo circa 1 anno tutto ha iniziato a pedere di senso: la me stessa di prima non c’era più, solo questo sacchetto vuoto che è diventato inutile per tutti. La depressione maggiore mi prende davanti alla tv, alla sera. In quel momento avverto tutto il senso dell’inutilità e del vuoto. Ma di fare “cosa utili” non ho la forza. Non ho voglia di vedere nessuno, faccio sforzi sovrumani per uscire con un’amica, e a volte, più spesso tiro il bidone. Prima conoscevo anche amici sul web ma ora mi schifa anche quello: ai primi contatti fuggo o provo una noia tremenda. Non posso far finta di star bene ma non posso comunicare il mio malessere. Non sopporterei frasi come “dopo la notte più nera viene sempre un giorno luminoso”, o potrei rispondere che è vero come è vero il contrario. Mi interessava molto viaggiare ma ora mi crea dolore perchè riattiva emozioni che io non sono più in grado di sopportare. So che mi aspettano altre dure prove da sopportare, ma che non c’è vicino chi mi può dare il senso della continuità o del rinnovarsi della vita. E sono veramente molto stanca. Credo che la causa del desiderio di morire risieda nella mancanza di amore e nella solitudine, nel rifiuto sociale di chi non è più attivo (vecchi, malati) e quindi nel rifiuto di una parte di sè, nel non trovare più gesti veri o spontanei ma sempre mediati e soppesati. Il dolore fa sempre parte della vita ma lo si vuole nascondere e tenerlo lontano come un appesato, lo si vuole rinchiudere, isolare; per quello poi esplode. L’ho visto troppe volte in troppe persone che si dicevano sensibili. Forse ha ragione Luigi: chi vuole morire è sano, perchè non trova le ragioni per vivere che sono poi queste, attorno a sè e la società occidentale e industrializzata e tecnologizzata è depressa, malata, priva di rapporti di contatti e di affetti

  • 605
    monika -

    Parlo di invalidità permanente, perchè, per esperienza personale, porto dentro un malessere fin dall’infanzia, che non solo non mi ha mai abbandonata, ma è andato crescendo col tempo, per cui presumo sia irremovibile. La fede nell’eternità della coscienza (che non vivo come un qcosa di positivo) mi viene in effetti da svariate letture di diverso genere.
    Per Emilia: capisco tutto e concordo con te, ho vissuto (e vivo) esperienze simili, è proprio come dici.

  • 606
    luigi -

    Cara Emilia, non voglio certo usare frasi fatte con te, non voglio dirti che la vita continua che dopo ogni notte più buia c’è sempre un giorno luminoso, non voglio annoiarti, ma ti prego non morire dentro non uccidere la tua anima! non diventare uno zombie ache tu in questo mondo così oppresso cosi materialista. Anch’io ho passato momenti brutti, ho pensato al suicidio come unica soluzione ma poi ho rifletutto, soluzione a cosa se del doman non v’è certezza, figuriamoci con un suicidio. scrivi ancora su questo blog scrivi su questo muro virtuale e lancia il tuo grido, noi/io sarò ascoltarti.

  • 607
    perlanera -

    Ciao a tutti,

    ho anch’io spesso voglia di morire per non vedere più le brutture di questo mondo, ma ieri, facendo un giro in internet sono capitata su alcuni siti che parlano dell’inferno: ragazzi, c’è roba da far rabbrividire!

    Consiglio caldamente a tutti voi di andarvi a leggere le testimonianze, i messaggi mariani, le visioni dei santi ecc. riguardo questo luogo terribile.
    Prima di fare alcun gesto insano pensateci bene: le sofferenze che noi patiamo qui potrebbero essere simili a una puntura di spillo rispetto alle atrocità che si subiscono in quel luogo di pena eterna.

    Un abbraccio a tutti

  • 608
    Mauro -

    prego i cattolici come perlanera di evitare di scrivere stronzate…

  • 609
    golaprofonda -

    ..”Essere o non essere, questo è il problema: se sia più nobile d’animo sopportare gli oltraggi, i sassi e i dardi dell’iniqua fortuna, o prender l’armi contro un mare di triboli e combattendo disperderli. Morire, dormire, nulla di più, e con un sonno dirsi che poniamo fine al cordoglio e alle infinite miserie naturale retaggio della carne, è soluzione da accogliere a mani giunte.
    Morire, dormire, sognare forse: ma qui é l’ostacolo, quali sogni possano assalirci in quel sonno di morte quando siamo già sdipanati dal groviglio mortale, ci trattiene: é la remora questa che di tanto prolunga la vita ai nostri tormenti.
    Chi vorrebbe, se no, sopportar le frustate e gli insulti del tempo, le angherie del tiranno, il disprezzo dell’uomo borioso, le angosce del respinto amore, gli indugi della legge, la tracotanza dei grandi, i calci in faccia che il merito paziente riceve dai mediocri, quando di mano propria potrebbe saldare il suo conto
    con due dita di pugnale? Chi vorrebbe caricarsi di grossi fardelli imprecando e sudando sotto il peso di tutta una vita stracca, se non fosse il timore di qualche cosa, dopo la morte, la terra inesplorata donde mai non tornò alcun viaggiatore, a sgomentare la nostra volontà e
    a persuaderci di sopportare i nostri mali piuttosto che correre in cerca d’altri che non conosciamo? Così ci fa vigliacchi la coscienza; così l’incarnato naturale della determinazione si scolora al cospetto del pallido pensiero. E così imprese di grande importanza e rilievo sono distratte dal loro naturale corso:
    e dell’azione perdono anche il nome…” (Amleto, Shakespeare)

    Io personalmente credo che spariremo nel nulla, e basta. Anche per sognare c’è bisogno di un cervello parzialmente funzionante, e quando saremo morti andrà irrimediabilmente distrutto. Accettiamo così facilmente il fatto di smettere temporaneamente di esistere (nel senso che non proviamo nessuna sensazione, dal momento che coscienza e memoria sono inattivate) quando dormiamo (senza sognare), perchè dovrebbe essere diverso quando “dormiremo” definitivamente?
    In ogni caso la certezza non è assoluta, ed effettivamente l’aldilà potrebbe essere decisamente peggio dell’aldiquà: per questo non bisognerebbe mai considerare superficialmente l’idea del suicidio, ed essere obiettivamente sicuri di essere degli “invalidi mentali” senza possibilità di recupero.

  • 610
    emilia -

    Grazie Luigi per la tua risposta…
    Quanto al resto posso dire che tra le migliaia di motivi per cui si può decidere di NON suicidarsi credo che l’inferno o il timore di una punizione ultraterrena sia l’ultimo (almeno per me). Credo ci siano molti altri validissimi motivi: in primo luogo la certezza di dare un grosso dolore e in qualche caso irreversibile ad alcune persone soprattutto quando sono anziane, in secondo luogo il sospetto che la vita possa ancora riservare qualcosa di piacevole, ad es. stamattina io mi sto godendo il fresco e la quiete di un sabato mattina estivo davanti alla finestra, e questo è un piccolissimo piacere che però sto assaporando, e se sono capace di gustare ancora queste cose forse significa che l’invalidità esistenziale (mi pare che fosse “esistenziale” e non “mentale” che è un’altra cosa) non è poi ancora così completa…
    Belissimo il monologo di Amleto, l’ha recitato proprio ieri sera Albertazzi in tv in modo magistrale, mi ha veramente commosso… peccato che la traduzione che tu riporti non sia una delle migliori

  • 611
    Paolo cogitoergosum -

    Perlanera,
    ti auguro di non capire mai cosa hai scritto con le tue abbaerranti “minaccie”.
    Possibile che non si abbia rispetto nemmeno del grido “dispersto” di chi si fa attraversare anche solo di striscio dall’idea del suicidio?
    Ok, tutti polemizziamo, ci incazziamo per modi di pensare e di vivere che ci sembrano eccessivamente sbagliati ma, per favore, parliamo di questo argomento in toni il più possibile “rispettosi”.
    Capisco che vi siano persone più “forti”, persone che trovatesi in siutazioni disastrose ce l’abbiano fatta a tirarsi fuori.
    Ma non è così per tutti. E la debolezza non è un crimine, e nemmeno un’onta di cui vergognarsi!
    A golaprofonda, di cui ho letto i suoi “profondi” ragionamenti vorrei però dire: chi etichetta qualcuno come “invaslido mentale” irrecuperabile?
    Chi permette di ghettizzare, ogni giorno persone oggettivamente meno fortunate, meno dotate e meno capaci di “camminare da sole”?
    Io sono il primo che polemizza duramente con molte persone, quando però riconosco in loro una “suffiecente” capacità di farsi carico anche dei miei insulti:
    Forse il ragionamento è contorto ma, in un certo senso, è una forma di riconoscimento di “capacità” e di intelligenza!
    Ma non tutti debbono essere misurati per la loro capacita di saper reagire.
    Quando, tutti noi, diventeremo davvero capaci di “riconoscere” chi ci sta di fronte come un essere umano, anche e soprattutto se è zeppo di difetti e di menomazioni, fisiche e psichiche?
    Avete mai vissuto soltanto una giornata all’interno di una comunità per disabili mentali?
    E tutti noi, proprio che ci fidiamo di confidare qui dentro i nostri limiti e i nostri “insani” istinti, non avremmo soltanto il bisogno di essere “riconosciuti”?
    Lo so, è come scoprire l’acqua calda, se la solitudine non fosse il MALE del nostro tempo, forse non ci troveremmo qui a discutere di “morte”!
    Nei paesi nordici, in cui il tasso di servizi e di assistenza alla persona è molto più alto che da noi, i suicidi sono in percentuale be più alta che qui vicino.
    Eppure, materialmente hanno ben di più di noi!
    Ma la “solituidine”, quella vera, quella che ci impedisce di sentirci “accolti”, riconosciuti, amati e “voluti” anche con io nostri limiti, quella la sanno fornire su al Nord??
    Quando riusciremo a ritrovare la consapevolezza, e quindi la forza, per riunirci, in due, in sette, in quindici, per condividere il giusto, il minimo, il possibile, senza più sentirci delle “merde” se non abbiamo questo, quello e quell’altro ancora?
    E perchè sembriamo perennemente condannati a non sapre riconoscere in tempo… quello che avevamo, e che abbiamo perduto??
    E perchè non dovremmo ricercare serenità e pace qui, adesso, accontentandoci invece di una pace eterna del tutto… insicura, dubbia e, mi pare a me, un po’ idiota nella sua “positività assoluta”?
    Perchè, cancellati gli estremismi di tipo “politico”, non si potrebbe davvero provare a fondare una, cento, mille “comuni”, dove si possa solo “condividere”??

  • 612
    yoshi -

    grazie paolo

  • 613
    golaprofonda -

    Caro Paolo, a parte il fatto che l’invalidità di cui parlavo, come giustamente mi ha fatto osservare Emilia, non è “mentale” ma “esistenziale”, questa “etichetta” non me la sono inventata io, ma l’ho semplicemente ripresa dalle parole di Monica, per capire quale sia il motivo che la spinge appunto a ritenere un’invalidità “irrecuperabile”. Per il resto è piuttosto logico il fatto che, se una persona non soddisfa determinate condizioni per inseririsi all’interno di una comunità, ne verrà naturalmente isolata; parlando in termini più generali, ognuno è portato alla ricerca di una propria “realizzazione” che potremmo sintetizzare in quattro categorie:
    _ Affettiva (rapporti inter-personali)
    _ Sociale (attività socio-politiche)
    _ Produttiva (attività lavorativa, scientifica ed artistica)
    _ Ludica (soddisfacimento di propri piaceri ed interessi)
    La categoria Sociale e quella Produttiva sono di tipo “oggettivo”, cioè sono misurabili ed assai competitive, per cui non consentono a tutti di esser “riconosciuti” nelle società Occidentali brutte e cattive (né tantomeno di eccellere), mentre quella Affettiva e Ludica sono di tipo “soggettivo” consentendo a tutti, almeno in teoria, di trovare un proprio “livello di soddisfacimento”. Almeno in teoria, appunto

  • 614
    Paolo cogitoergosum -

    Golaprofonda,
    nella mia precedente lettera sembrava ti imputassi le parole che ho scritto, ma non era questo il mio intento.
    Mi sono espresso in modo un po’ contorto.
    Per quan to dici qui sopra, le regole delle varie “comunità” mondiali sono tante, diverse, e varie (e avariate, spesso!).
    Sta a noi, se nati e cresciuti “incolpevolmente” in una di queste comunità, il cercare di crearci un’altra “microcomunità” al suo interno o, come molti hanno provto a fare, provare a spostarsi per vedere come vivono… gli altri!
    In quanto alla “realizzazione” tu sai meglio di me che il discorso sarebbe complessissimo e articolato (apriamo un topic? che ne dici?) e credo non sia difficile riconoscere che ormai molte delle cosiddette “realizzazioni” altro non sono che il frutto di anni, decenni e secoli di “indotttrinamento”, per i soliti scopi o per scopi tutti nuovi e sempre rinnovabili!
    Certo, sappiamo bene che ognuno di noi è, almeno in parte, il frutto “culturale” di una determinata famiglia, società, gruppo, modo di pensare, religione, ecc, ecc, e, bisogna ammetterlo, soltanto pochi riescono a crescere sufficientemente liberi, di pensiero e di azione, per pote poi, almeno parzailmente, costruirsi la propria esistenza con soddisfazione ed essendo riuscito a rispondere alla propria “essenza”, alle proprie inclinazioni!
    Il discorso sarebbe lunghissimo, enorme, e devastante, credimi, perchè bisognerebbe innanzitutto creare, come si dice, un “panel” di persone che accettino di discuterne in mod piò liberale, aperto e scevro da ipocrisie e condizionamenti, cosa molto difficile ma tutt’altro che impossibile!
    Il fatto è che l’hanno pensata bene.
    Oggi tutto gira davvero sull’avere, per dirla amleticamente, e non è certo un luogo comune dire che apparire è più importante che essere.
    Chi, come te, come me, come molti di noi non è stato completamente “progrqammato” dalla cultura imperante si ritrova infatti in una specie di “limbo”, dove assoggettarsi alle cosiddette regole diventa impossible ma non si posseggono tutti gli strumenti per rendersi… liberi ed autonomi da esse!
    Eppure, dio mio, come sarebbe facile tutto ciò!
    Io sono il primo ad avere, “latente”, questp chiodo fisso, che mi martella, mi perseguita, mi rode e mi continua a… parlare.
    Rompere la catena, spezzare il circolo vizioso che i “soliti noti” e per altrettanto soliti motivi ci hanno cercato di imporre sin da un minuto dopo la nascita!
    E quanta responsabilità (e colpe) hanno spesso i genitori, nel generare ed educare figli che devono servire solo al soddisfacimento dei propri egoismi ed ai quali, appena possibile, bisogna riempire la mente e le azioni di cose che non gli apparterrebbero!
    Allora… si dia inizo alle danze!
    Oggi fa figo… che il figlio suoni il pianoforte, che vada a danza, che faccia “uno sport”, che vada boy scout se possibile, o che studi il più possibile, per poi essere sfoggiato a parenti e amici!
    Eh, quante ce ne sarebbero da dire…!
    Ho visto cose… 🙂

  • 615
    burney -

    cari “tutti” , avevo cominciato a scrivere a questo sito sperando di trovare qualcuno che avesse l’intelligenza “appropriata” per capire chi si trova in queste situazioni ; e invece ora , che posso tranquillamente definirmi (ahimè) un “veterano” del sito , e dopo essermi defilato per qualche giorno , un po’ perchè non ne avevo voglia e un po’ perchè ho voluto dare uno sguardo anche da spettatore esterno , ho capito che in realtà ciò che cercavo qui non l’ho trovato ( anche se in realtà qualche anima che si salva c’è ) . chi ha letto un po’ di messaggi , soprattutto cercando di interpretare il loro concatenarsi e distinguendo chi lascia messaggi perchè vive con tutto se stesso il pensiero “suicidio” da chi lascia il messaggio perchè qui ci è passato per caso , lascia la sua opinione ma che l’idea del suicidio non sta per niente dentro il suo cervello o quasi , avrà capito che qui , come forse ho già detto , non c’è altro che tutto quello che sta li fuori : ci sta tanta ipocrisia , ci stanno tanti sempliciotti ( da non confondere con persone semplici ) , c’è molta violenza e poi in fondo colui che viene considerato saggio , colui a cui viene detto :”pincopallino hai proprio ragione” (e non si pensasse che siano queste le parole che vorrei sentirmi dire qui e chi mi ha conosciuto un po’ meglio messaggiando un po’ fuori di qui su msn lo sa) è sempre colui che non ha capito un c***o , che conosce poco questo tipo di situazione veramente e che in fondo si comporta qui con la stessa superficialità con cui si comporta fuori di qui .
    purtroppo ho il vizio di dilungarmi un po’ troppo nei miei pensieri per cercare di renderli più chiari possibile a tutti e forse qualcuno è costretto a tornare indietro per rileggere da capo perchè si è perso un po’ … vi chiedo scusa , non ditemi troppe parolacce !!! 🙂
    comunque volevo dire che un altro motivo per cui ho cominciato a scrivere è stato perchè speravo di trovare persone come me che lottassero per morire … lo so che ora nella mente di qualcuno ci saranno pensieri del tipo :”come è possibile? non si può lottare per morire ! non è un pensiero da essere umano ! sei un mitomane ! . ma vedo che voi qui tutti ( o forse quasi tutti ) lottano per vivere ; anche se non lo ammetteranno ma nel fondo del loro animo lo sanno che è così . anche io fino a poco fa lottavo per vivere , anche se non lo ammettevo davanti agli altri e lo dicevo anche a me stesso che volevo morire , infatti io lottavo per vivere non lo sapevo e sapete perchè ? … perchè non sapevo cosa significasse lottare per morire . ora invece ho capito che significa lottare per morire , e questo mi ha fatto capire anche che significa lottare per vivere .
    spero di suicidarmi il più presto possibile , pur non sapendo ne quando avverrà ne se avverrà , poichè finchè non sei veramente morto non puoi dire di aver raggiunto il tuo “ultimo” obiettivo . sicuramente qualcuno penserà che se uno lo vuole veramente fare ,lo prende e lo fa …purtroppo non è così…

  • 616
    burney -

    ora vado . chi mi volesse contattare sa il mio contatto o lo trova qualche pagina fa . ciao

  • 617
    Luca -

    Vivere significa affrontare gli ostacoli della vita! è da vigliacchi arginare gli ostacoli pensando al suicidio. Io avrei mille e più ragioni per farlo, ma ogni volta penso che la vita è bella anche per qyesto e che devo godermela fino in fondo!
    Luca

  • 618
    dpppnz -

    scusate l’intromissione..ammetto che nn sono un’assiduo frequentatore di questo tipo di siti.Mi sembra che qui vi siano persone più vicine alla mia età e anche sensazioni molto simili.Ho avuto il piacere di leggere le sensazioni di emilia..credimi nn sei la sola.Secondo i parametri di questa società dovrei essere tra gli strafortunati.Sorvolo sul perchè,ma da fuori mai si direbbe che abbia pensieri come i tuoi.Invece nn è così.Nn sono chiuso come te , ma poco cambia.Sembra come avessi un vortice nero dentro che ogni tanto ti risucchia al suo interno e ti svuota l’anima.Potresti anche essere il massimo in ogni campo che tanto le cose nn cambierebbero.E stai male..nn sai dire nemmeno tu il perchè.Sai perchè nn ho mai tentato nulla? Perchè mi frega la razionalità..il nn avere la certezza che sarà sempre così,anche se dentro di te una vocina ti dice che sarà sempre così.Non voglio dirti che domani splenderà il sole…magari accadrà ma poi è sempre capitato che sia venuta la notte più buia di prima.Ho letto che ciò che ti blocca è il dolore che potresti dare a chi resta..ti sei mai chiesta quanto ne dai a te stessa? Non voglio dire che uno debba scegliere una via o l’altra,solo che uno dovrebbe rifletterci bene pensando più a se stesso perchè infondo sarai principalmente tu ad avere le conseguenze delle tue scelte . Vedere la soluzione di ogni problema nella morte è un comodo alibi per chi si sente inappropriato in questa società piena di negatività.Lo dico principalmente a me stesso.Non sappiamo cosa ci sarà dopo e se ci sarà un dopo.Eppure il dolore che provi qui ti spinge a vederla così.Non sò darti consigli sul come star meglio..altrimenti nn sarei qui.Ti posso solo dire che così come nn riesco a vedere un motivo razionalmente valido per proseguire,per togliermi quell’apatia che mi circonda , così nn ne trovo uno valido per morire perchè nn riesco a vedere nè nel futuro nè nell’altro ipotetico mondo.Sono mie riflessioni..nn sò se potranno esserti d’aiuto.Personalmente credo che le cose resteranno in stand by finchè un evento nn le cambierà in un senso o nell’altro.La cosa strana è che una parte di me , quella più stanca di tutto , si augura che sia negativa.E invece per ora nn è così.Forse è il caso di riflettere anche su questi segni.
    Spero di ricapitare in questo sito
    ciao

  • 619
    burney -

    ecco , come avevo detto ! il messaggio di luca è il tipico messaggio di chi non pensa minimamente al suicidio , quindi , senza immedesimarsi negli altri , si è trovato qui per caso (poichè non credo che uno che non pensa al suicidio scriva su google “suicidio , ammazzarsi”) , viene attirato dalla particolarità del tema , lancia la sua bomba e se ne va . o al massimo tornerà per sapere che effetti ha avuto il suo messaggio…
    non sto condannando luca per aver scritto il messaggio , primo perchè ognuno può scrivere qui ciò che vuole e secondo perchè non vado contro luca perchè la pensa diversamente da me , ma perchè quasi tutti esprimono dei giudizi assoluti , sia qui che fuori di qui , sia sul tema suicidio che su qualsiasi altro tema , non pensando alla vita e alla mente degli altri , ma semplicemente pensando che il proprio modo di vivere , di pensare , di affrontare le cose sia adattabile a qualsiasi persona presente sulla faccia della terra , senza sapere nulla di loro .
    con questo messaggio volevo solo dimostrare la veridicità ( probabile , poichè comunque io sono il primo che si mette in discussione ) di ciò che avevo detto nell’ultimo messaggio inviato , che poi , ripeto , è ahimè presente nella vita “reale” da sempre e ovunque .
    inoltre mi sono reso conto che le discussioni fatte fin qui non portano da nessuna parte e si potrebbe quasi dire che siano inutili ; anche se non nego che potrei ritornarci subito . ciao a tutti

  • 620
    Paolo cogitoergosum -

    Burney, rispetto come te i modi diversi di pensare. Compreso il tuo.
    Ma… mi fai capire come tu invece riesci bene ad immedesimarti negli altri, pensando appunto “alla vita e alla mente degli altri”?
    E perchè pensi che qualcuno (o molti) non riescano a farlo?
    Buona giornata!

  • 621
    Luca -

    Ciao Burney,
    al contrario di quanto pensi, ci sono stato più vicino di quanto credi. Certi avvenimenti, nonostante la mia giovane età, mi hanno segnato nel profondo. Mi dispiace che il mio possa essere stato interpretato come il messaggio di una persona che con questa problematica non c’entra niente e che ha scritto un commento solo per vedere la reazione che avrebbe scaturito lo stesso. Mi dispiace un casino e me ne addoloro. Il mio intervento voleva essere una boccata d’aria in quanto credo che il continuare assiduamente a piangersi addosso non serva affatto a risolvere i problemi. Credo che avere degli amici che ti aiutino a superare questo NERO periodo, sia una toccata d’aria sana. Purtroppo io a mio tempo non avevo amici, come non ne ho tutt’ora. Il messaggio che mi piacerebbe lanciare è uno solo: la vita è bella nonostante le sue mille difficoltà e vale la pena di essere vissuta fino in fondo.
    Scusate l’intervento. Se da fastidio, mi esonerò nel farne ancora.
    Un abbraccio
    Luca

  • 622
    golaprofonda -

    Paolo: in effetti avevo frainteso. Ti chiedo scusa
    In teoria non sarei contrario all’apertura di “microcomunità”, anzi: ma in pratica, come si fa? Per essere in grado di creare una società migliore (ma anche più modestamente per partecipare a quella attuale), bisognerebbe prima capire davvero dove sbaglia quella vecchia, e poi concretamente come cambiarla. Non c’è niente di peggio che essere consapevoli di vivere in questo “limbo”, e di non possedere nessuno “strumento” valido per uscirne. Anch’io intuisco che qualcosa non funziona, ma francamente non me la sento di attribuire tutta la colpa alla società, o meglio non riesco a distinguere le mie colpe private da quelle pubbliche; in ogni caso non penso che lavorare sul nostro “egoismo” sia la vera soluzione: il desiderio di soddisfarlo fa parte dei nostri istinti più ancestrali e radicati, e farlo materialmente è il modo più naturale e fruibile, sempre pronto a riemergere in barba agli intenti più altruistici. Non è affatto semplice condividere, come dimostrano d’altronde le vicende storiche del secolo scorso (ma non solo)
    Burney: penso che arrabbiarti così ti farà solo scoppiare il fegato. Forse qualcuno esprimerà i suoi commenti in modo arrogante o superficiale, ma bollarli subito come tali di contro può portare a considerarli solo dalla propria prospettiva e ad ignorare potenziali alternative. Anche se in effetti ammetto che certe sentenze come “siete dei vigliacchi” oppure “la vita è bella”, prive di adeguate argomentazioni, alla lunga risultano piuttosto stancanti

  • 623
    yoshi -

    ma perchè facciamo così? perchè anche in un blog di questo tipo succede quello che succede fuori? non sono queste, tra le altre, le cose che ci fanno stare male? e perchè bisogna sempre dare dei giudizi? almeno qui dovremmo essere liberi…….

  • 624
    burney -

    ma perchè trovate il marcio dove non c’è ? caro paolo , ma tu hai per caso letto qualcosa di me in queste lettere in cui affermo di avere questo “superpotere” di riuscire bene ad immedesimarmi negli altri , e che ce l’ho soltanto io e nessuno altro questo “superpotere” ? non mi pare , forse perchè penso che non ce l’abbia nessuno questo “superpotere”…ma sicuramente ci sono delle persone che pensano e riflettono un po’ di più (e non ho detto che io sia una di queste…meglio specificare…altrimenti qualcuno potrebbe dire:”caro burney , chi ti ha detto che tu sei uno di quelli che pensano e riflettono un po’ di più ? ) . certo che chi afferma verità assolute (e non mi riferisco a nessuno in particolare) , in altre parole dice frasi tipo : “la vita è bella sempre e comunque” , “suicidarsi è da vigliacchi”… afferma delle cose che sono dei suoi pensieri , ma che pensa sarebbero valide per tutti . vedi , paolo ? ti pare che in queste mie frasi io abbia dimostrato di essere capace di immedesimarmi completamente in chiunque ? no , ma non penso che questo discorso faccia una grinza (anche se questa frase potrebbe far pensare ch’io mi senta superiore , ma non è così…) . te lo spiego meglio . Se qualcuno dice “la vita è bella sempre e comunque” come fa a sapere che la vita di tutti è bella sempre e comunque ? …forse voleva dire che la sua vita , nonostante tutto , sia stata bella comunque . se qualcuno dice “suicidarsi è da vigliacchi” magari non ha provato la sensazione di provare a suicidarsi e non riuscirci , e dopo un po’ di tempo non sentirsi vigliacco di aver provato quel gesto , anzi dispiaciuto di non esserci riuscito veramente .
    se c’è qualcosa in questo discorso di errato , fatemelo sapere…però non ditemi solo “non puoi dire così !” , “è sbagliato ciò che dici” ecc. , dimostratemi in maniera esaustiva la sua erroneità ( non ne faccio una questione di arroganza , credetemi ) . ciao

  • 625
    Paolo cogitoergosum -

    Nessuna scusa, golaprofonda, ci mancherebbe!
    Yoshi, burney, golaprofonda…. come farvi capire, ad esempio, che i vostri tre ultimi interventi sono pieni di umanità, speranza e sensibilità??
    Perchè dobbiamo pagare sempre “noi”, per eccesso di sensibilità, intelligenza, tatto, “biogno”.
    La necessità di comunicare, di condividere, è diventata davvero un fastidio, un peso èer la “comunità” che nella maggior parte possiede meno sensibilità e tatto?
    Fossimo anche in cento ad aver bisogno di.. tatto, condivisione, comprensione e necessità… maggiori, sarebbe un delitto?
    A scanso di equivoci, è facendo tesoro dell’ultima osservazioni di yoshi, perchè ci si deve appiattire “qal ribasso” per colpa di una maggioranza silenziosa???
    Mi viene in mente la battuta che si fa per capire quando un nuovo assunto arriva, che ne so, in un ufficio dove esiste già uno “status quo”, cioè dove, all’insaputa dei “capi” tutti si sono tacitamente accordati per fare il minmo per mandare avanti la baracca, senza eccessi di zelo o protaagonismi, in modo che tutti possano tirare lo stipendio ma con il minimo impegno di energie! Quando arriva il nuo aasunto, tutto carico, volonteroso, desideroso di apprendere, applicare, risolvere e, perchè no, far vedere le proprie attitudini e capacità, subito viene avvicinato dal “portavoce” che in modi chiari e semplici gli trasmette i messaggio: “bello, tranquillo, rilassati, qui dentro non c’è bisogno di protagonisti o di “prime donne”, devi fare solo il minimo indispensabile, senza far demeritare gli altri per le tue qualità”!
    Ecco, questo è un po’ il messaggio che volevo far passare (ma lo conoscete benissimo) per cercare di rompere quello che sembra essere il muro di “omertà” e di invalicabilità che separa a volte chi “chiede aiuto” da quelli, “ex bisognosi” e gli “altri” che invece di fanno forti della loro capacità di tirare la carretta senza tante pretese di essere “capiti” o di voler cambaire nulla!
    E burney, tu forse non l’hai letto, ma tempo addietro qui dentro mi scagliavo duramente con chi entra, fa la sua bella romanzina catto-moralista, e se ne va scocciato o tutto “impettito”!
    Proprio perchè, come dici tu, non servono a nessuno persone come queste!
    Solo a loro stesse!
    Fin che si continua a leggere di “eroi” che erano nella merda e ce l’hanno fatta… “da soli” a riemergere non si potrà mai affrontare davvero con affetto e parrtecipazione e solidarietà un argomento come questo!
    E non dico che gli esempi non servano!
    Mia madre quand’ero bambino mi diceva sempre “pensa a chi sta peggio di te”!
    La cosa mi faceva talmente incazzare che diventavo ancora più una jena, ribelle e arrabbiato!
    Poi, crescendo e osservando anche gli altri, oltre che me stesso, ho capito che in effetti, il messaggio di mia madre non era così “sciocco” come io lo sentivo in quei momenti!
    Certo, la sofferneza altrui non ci può certo servire per farci passare tutti i nostri “mali”, fisici od esistenziali che siano, ma, forse, può….

  • 626
    Paolo cogitoergosum -

    frose, dicevo, può servirci per provare a capire, assieme, se questi mali e malesseri sono davvero “immutabili” e un capesto per le nostre vite o se, come diceva golaprofonda, si tratta solo di ritornare al VIA! e ripartire provando a prendere la VITA da un’altra angolazione!
    Carissimo golaprofonda, le microcomunità non solo esistono (di vario tipo, di varia natura, con vari intenti, scopi, morali, obbiettivi e regole) ma sembra che chi sia riuscito ad “arrivarci” si sia trovato e si trovi davvero in una dimensione “nuova”, più accettabile, più “umana” e meno omologata di quella che molti di noi si sentono oggi di “subire”!
    Certo, in questo senso chi esorta a non mollare dice anche una parte di verità, bisogna metterci del proprio!
    Io ho una sorella malata di mente dalla nascita (vi prego, non pensiate che voglia fare sfoggio di “commiserazione” o di “bravura”, e nemmeno il contrario) e nel suo difficile percorso di “crescita” ci siamo trovati anche ad affrontare le sue richieste di “vivere da sola”!
    Credetemi, in un certo senso la sua capacità o almeno la sua speranza di “autonomia”, impossibile ed impraticabile totalmente nella pratica (secondo una certa visione, almeno) mi fa spesso pensare a quanto ognuno di noi non sia del tutto “cosciente” delle straordinarie capacità di “autonomia e di libertà” contenute in se stesso!
    Poco tempo fa, al culmine dello stress e della…. tristezza, ho avuto qualche sentore anche se me stesso di qesta incapacità di sopportare oltre “tutto questo”, questa quotidianità senza mèta, questa fatica senza vie di sbocco e senza aspettative di miglioramento!
    Poi, chiedendo, anzi… gridando AIUTO!!! qualcosa si è mosso, attorno a me e dentro me stesso!
    Nulla è cambiato radicalmente, nulla è migliorato “d’incanto”, ma si sono aperte nuove prospettive che prima, non chiedendo e non vedendo da solo, non sembravano nemmeno ipotizzabili!
    Quanti di voi, Yoshi, Burney, Golaprofonda sentono dentro di loro che tutta questa “rabbia” e questa sofferenza magari potrebbe modificarsi e din parte “lenirsi” se solo qualcuno uscisse dagli schemi quotidiani, venendovi incontro davvero?
    Quanti di noi si aspettano da anni un sorriso o una parola “diversa” da chi invece mette in scena ogni giorno la rappresentrazione del conformismo e del “tirare a campare”?
    Quanti di noi però sarebbero in grado di riunire le forze, senza appunto giudizi preconfezionati, per provare a modificare qualcosa, magari scoprendo che “un altro modo” era possibile, e molto più vicino di quanto credessimo?
    Vi prego, se volete, cogliete qualche spunto dalle mie personali e discutibili parole ma “aiutiamoci” a capirne qualcosa di più, che dite?
    Alla prossima e…. senza falsa retorica…. fate un profondissimo sospiro e sorridere, anche solo per 30 secondi!
    A presto, salvo varie ed eventuali… 🙂

  • 627
    golaprofonda -

    Paolo: ? Non capisco a cosa ti riferisci, allora. Potresti farmi qualche esempio di microcomunità? Tu in che modo hai ottenuto aiuto, per curiosità?

  • 628
    Paolo cogitoergosum -

    Golaprofonda,
    il concetto di “microcomunità” o di “comunità abitative” è presente nella nostra cultura da… sempre e, per non andare troppo indietro nel tempo, le ultime idee di comunità “autogestite, o meglio di “comuni”, sono quelle che risalgono agli anni attorno al 1960, dove però tutto era terribilmente contaminato da estremismi ideologici e politico-culturali!
    Da un po’ di anni, (vedi il caso della Germania e di Berlino, in particolare) sempre più numerosi sono i gruppi di persone che ritrovano “un senso” riunendosi in una sorta di comunità che altro non sono che grandi unità abitative (un condomino, una serie di villette a schiera, un piccolo complesso resisdenziale, tanto per intenderci) dove però lo scopo dichiarato e “voluto” è esattamente contrario a quello che succede, di nroma, in un condominio o in una quadrifamiliare, dove prima o poi esplodono conflitti di “vicinato” dovuti all’incapacità, o peggio, alla volontà di alcune persone di essere provocatorie, non rispettose di banali regole comuni e altre amenità varie che conosciamo tutti!
    Qual’è il discorso alla fine? Molti di noi non ne possono più di dover “subire” i costi della vita attuale, soprattutto se si connsiderano i costi economici e di stress che derivano dal dover arrangiarsi da sè per tutto, moltiplicando a livello esponenziale costi che fanno solo gli interessi di chi “riceve” mentre sono la rovina dei singoli “clienti”.
    Se uniamo a tutto ciò il fatto che siamo sempre più bisognosi di ritornare ad essere “gruppo”, senza però imposizioni politiche o religiose di sorta, ma soltanto nel rispetto di poche regole “civiche”, si capisce come un’idea del genere possa essere considerata addirittura “nuova”, se vista in u’ottica davvero rinnovata!
    Il discorso è complesso ma anche.. banale e sarebbe bello parlarne più approfonditamente, anche con intenti di… realizzazione, perchè no?
    Per il resto, l’aiuto che io ho ricevuto non è stato chissa che “aiuto”, anzi per il momento solo una serie di parole ma chiedendo davvero “aiuto” mi sono accorto che amici attorno a me che credevo “distanti” erano molto più vicini; mi sono accorto che i rapporti parentali (fratelli) possono anche migliorare fino ad essere davvero un supporto, almeno temporaneo, per superare momenti di crisi, sia psico-fisiche che socio-economiche!
    E, non da ultimo, mi sono accorto “meglio” (di quanto già non sapessi) che “ascoltarsi” non è solo un esercizio labiale ma è soprattutto un fondamentale strumento, se fatto con serietà e apertura, per rendersi conto che si è un po’ meno soli di quanto si creda, che si è un po’ meno “odiati” di quanto si creda e che si è un po’ meno “allo sbando” di quanto noi stessi pensiamo “di noi”!
    Concetti che sembrano, detti così, ancora un esercizio di belle parole e di filosofia spicciola ma invece, ti assicuro, sono serviti a “qualcuno” per riemergere da pensieri “autodistruttivi” che sembravano l’unica soluzione a portata di mano!
    Ma so bene che c’è chi soffre “di più”!

  • 629
    joywarriors -

    Sono stanca. Stanca di non trovare ragioni per essere felice, stanca di questa vana esistenza che non trova le sufficienti risposte ai perché.
    Sono stanca
    Anche di scrivere

  • 630
    Paolo cogitoergosum -

    Ciao Joywarrios,
    Purtroppo non dici… nulla di nuovo, soprattutto all’interno di questo sito!
    Però, dato che, secondo me, non esistono due stanchezze o due sofferenze uguali, potresti provare a parlarne più nel dettaglio, che dici?
    E se lo credi opportuno, anche in forma più riservata, scrivendomi:
    idrante2001@libero.it
    L’incomunicabilità è la maggior causa di soffernze e di disagi, in questi tempi. Ne sono convinto!
    E “lobbligatorietà” ad essere sempre… sul filo, sulla cresta dell’onda, pena l’emarginazione sociale e materiale (e di conseguenza spesso anche quella economica) ci costringe ad essere quelli che non siamo e che non vorremmo essere!
    Molti, la maggioranza, riesce a “raccontarsela” in modo soddisfacente e così prosegue nel cammino quotidiano tra ipocrisie e compromessi!
    Altri soffrono molto, troppo, le contraddizioni e i danni che la nostra società riesce a produrre sul singolo, e soprattutto su menti più sincere, oneste e desiderose di verità e condivisione!
    Quello che fa incazzare e che proprio quest’ultime sono invece le persone “migliori”, quelle su cui fare affidamento, quelle che potrebbero dare ancora moltissimo in termini di solidarietà, altruismo, affettività ed umanità!
    Ma… “ci” hanno relegato in un angolo, sono riusciti (o siamo???) a far sì che solo chi consuma, spende, dimostra, appare, grida e “vince” è il giusto esempio da seguire!
    Ma non tutti sono disposti ad accettare e ad arrendersi.
    Quelli… siamo noi!
    Perchè non facciamo davvero qualcosa, prima di pensare davvero che arrenderci sia l’unica cosa che ci rimane da fare?
    Ne parliamo?
    C’è qualcuno??? C’è nessuno???

  • 631
    Franci -

    purtroppo il mondo è pieno di problemi e tutti ,quasi ogni giorno, devono combattere con uno di essi. Alcuni sono fortunati e ne hanno di lievi, altri invece ne hanno di davvero grandi.
    é come se qualcuno o qualcosa ci facesse nascere e ci dicesse ” questa è la vita..vivila”
    ma bisogna combatterli i problemi e non lasciarci superare da loro perchè noi se vogliamo possiamo sempre batterli.
    L’importante è usare la ragione..mettersi un attimo a pensare a come risolverlo e , se subito non arriva la risposta, svagarsi un pò ed uscire con gli amici per poi ritornare a pensarci ma senza farla diventare un’ossessione.
    Prova ad andare da uno piscologo dove esprire a parole quello che hai dentro e non a gesti estremi

  • 632
    Paolo cogitoergosum -

    Ok, mi spiace, ci rinuncio.
    A discutere, a dibattere, a proporre e a stimolare!
    Perchè mi sembra, anche in questo caso, un dialogo tra sordi.
    Ma è senz’altro colpa mia e dei miei limit!
    Buona vita a tutti!

  • 633
    yoshi -

    paolo…..non troverai quello che cerchi qui come nessuno di noi lo ha trovato

  • 634
    zeccato -

    concordo con te
    ho fatto tanta esperienza nella vita
    e al suicidio ci penso molte volte al giorno
    e sto studiando come fare per far pesare meno possibile ai familiari
    solo respirare è una fatica
    nonostante che non mi manca niente
    ho avuto tutto quello che desideravo nella vita solo l’anima gemella non ho avuto
    prima spiegavo agli altri lo scopo dellla vita
    ma questa vita di oggi e solo tutta vanità come e scritto in ecclesiaste
    ho temuto Dio e penso che tra breve la farò finita
    però penso che io ci riuscirò al primo tentativo

  • 635
    dpppnz -

    Mi sembra che in questo sito ci siano due gruppi di persone: quelli che veramente pensano al suicidio e quelli che cercano di “redimere”.Ma pensate veramente che uno arrivi ad una decisione così difficile da attuare senza pensarci?Credete veramente che chi vi scrive nn abbia provato a cambiare le cose? O pensate forse che chi pensa al suicidio sia un povero sfigato senza palle? Sembra quasi che sia una soluzione vigliacca.Beh nn è così perchè di palle ce ne vogliono molte di più ad affrontare nn la morte ma il dolore che l’accompagna che ad accettare per inerzia quello che ti circonda.E nn bastano certo due paroline a cambiare le cose.Perchè quello che di negativo c’è in chi pensa a farla finita , può essere generato da mille motivi , ma di sicuro è un malessere interno , non esterno; un malessere connaturato con il proprio essere.Rispetto fortemente chi riesce a prendere una decisione in tale senso..personalmente nn riesco a superiare la barriera del dubbio e mi affido a segnali che per ora nn sono arrivati.Quello che vorrei dire a chi è come me è di nn lasciarsi guidare dal nero che ha dentro e di riflettere bene ogni singola mossa,senza vedere soluzioni laddovè nn ha la prova che vi siano.Perchè è una scelta che una volta fatta nn prevede ripensamenti postumi.
    Scrivo tutto questo in un giorno in cui sembrerebbe andar tutto bene , quindi senza alcuna negatività.Questo per dire che nn bastano le mille cose positive che puoi avere..dentro ti resta il nero che prima o poi riaffiora. Si tratta di decidere se conviverci accettandolo o no.

  • 636
    raffaele -

    Io vivo sempre sopportando gli opposti, un giorno felice e l’altro depresso, dipende dalle giornate, dalle esperienze di vita che si susseguono, un giorno sono incazzato nero e l’altro no, ormai ci ho fatto il callo, quando mi sento depresso per colpa di una donna sto male veramente e quindi bevo, e mi sento come un vegetale che popola questa terra casualmente, sono qui per lavorare, consumare, per produrre e consumare di conseguenza, una gran stronzata figlia del consumismo capitalista, io voglio vivere solamente per godermi ogni attimo, non sono nato per lavorare e produrre solamente, altrimenti ciò significa che noi uomini siamo peggio degli animali d’allevamento !

  • 637
    Paolo cogitoergosum -

    Una buona dose di saggezza in quello che dici, raffaele.
    Solo, se posso, mi racomando… bevi bene, non dar soldi ai viticoltori industriali, scegli del vino buono! E fatti anche due etti di pasta fatta bene, che è ancora meglio, col vino! 🙂

  • 638
    raffaele -

    Paolo bevo il mio, sono sicuro di campare fin che voglio… comunque ne bevo anche di altri miei colleghi viticoltori di fiducia, mai sentito parlare di viniveri ? Faccio parte di quel gruppo.

  • 639
    Paolo cogitoergosum -

    Osp, scusate la comunciazione… specifica!
    Ma dai, raffaele?? VIni veri??’
    Eccome se ne ho sentito!!
    Sono sommelier ed enogastrono (e giornalista enogasdtronomico quando capita) e c’ero, in visita, anche a Villa Favorita (vicenza) gli scorsi mesi!
    Ma pensa te!!!
    Fai biologico, biodinamico o cosa?
    Buone bevute comunque allora, a tutti!

  • 640
    raffaele -

    diciamo che in etichetta non abbiamo mai scritto quelle cose, perchè non sempre mi fido di chi scrive ciò, cerchiamo solo di utilizzare prodotti il meno forti possibile, niente diserbo, no sistemici, niente antibotritici, meno chimica si usa e migliore sarà il vino, anche perchè se non si hanno questi recquisiti non si può entrare a far parte del gruppo.
    Noi eravamo a Villa Boschi, se indaghi potrai capire qual’è la mia azienda, ciao e buone bevute anche a te.

  • 641
    Imer -

    Anch’io penso che la vita come è stata impostata nel sistema capitalistico sia tutt’altro che una bella vita. Dobbiamo lavorare, produrre, guadagnare (spesse volte poco) e soprattutto spendere per apparire, per essere all’avanguardia, per avere più “status symbol”. Io in questo sistema mi sento oppresso e penso che il senso della vita non sia questo. Da parecchio tempo penso di farla finita. Mi sono già comprato degli attrezzi per porre in essere il suicidio, l’unica cosa che mi manca è il coraggio di fare questo passo perchè, nonostante quello che molti pensano, suicidarsi non è un gesto da vigliacchi, ci vuole un grande coraggio. Appena riuscirò a trovare questo coraggio penso che me ne andrò. Ho 37 anni, con dei fallimenti lavorativi ed affettivi alle spalle, e sono stanco di soffrire e di vedere che la vita è una continua lotta per arrivare a dei traguardi che reputo insensati e soprattutto accorgendomi che, nonostante la resistenza quotidiana, ad ogni giorno che passa le cose peggiorano sempre più. Ciao a tutti

  • 642
    ChiaraMente -

    Comprensibilissimo pensare alsuicidio, il problema che mi son posta io prima di provarci seriamente è stato: e se poi non ci riesco, calcolo male qualcosa oppure succede “un miracolo” e mi salvo e quando mi sveglio l’unico risultato ottenuto è stato quello di procurarmi qualche lesione permanente? Magari di quelle che perfino ti impossibilitano a muoverti autonomamente e non puoi nemmeno “riammmazzarti” da solo..il dubbio è stato sufficiente: già è una vita disgustosa così, immaginiamoci se lavoriamo pure contro per peggiorarla ulteriormente! Ragazzi, se siete sfigati e volete suicidarvi lasciate perdere: con la sfiga che avete resterete vivi e paraplegici. E non c’è neppure l’eutanasia in Italia..

  • 643
    raffaele -

    Infatti ci vuole più affetto, troppi egoismi, bisogna volersi bene a se stessi, ma non solo, bisogna volere bene anche agli altri, voler bene solo a se stessi consiste soltanto in seghe mentali ed autoerotismo !

  • 644
    geggia -

    ecco cosa sono… una vigliacca! Eppure l’ha sempre saputo ma non ho avuto mai il coraggio di ammetterlo a me stessa. Di tanto in tanto ci cado e non vedo via d’uscita alle situazioni se non quella di darci un taglio netto salvo poi pentirmene. Ma da dove mi arriva questo desiderio irrefrenabile di farla finita? Questa sensazione di non potercela fare tanto da preferire il suicidio? E non si tratta solo di morte fisica, ma morte in genere… di un sentimento bello ma impegnativo da vivere di un lavoro che quando diventa di responsabilità allora meglio cambiare. forse è il desiderio che nasce a seguito di una presa di coscienza sul fatto che sei inadeguata. Assenza di autostima ? o forse è un fatto chimico, alcuni soggetti sono portati alla depressione. O ancora è la consapevolezza di esserti spinto oltre in una situazione dalla quale pensi di non poter uscire se non provocando cataclismi inenarabili allora meglio sparire. gesto estremo di coraggio o di vigliaccheria? A volte penso che sia più facile farla finita vedi che il treno si avvicina chiudi gli occhi senti un profumo di gelsomino così dolce che lasciarti andare sarebbe così facile … ma poi pensi che schifo tutto quel sangue e urla e sconvolgimenti allora sorridi della tua vigliaccheria e pensi che cavolo non posso mica rovinare la giornata a tutti i presenti! Allora ti metti in attesa che il tempo passi e che la sofferenza profonda che hai si allevi ma il tempo è passato e la mia cicatrice è rimasta. Grossa in rilievo sempre presente a ricordarmi che quellacosa non avrei dovuto farla non per morale ma perchè non era quello chevolevo e mi ha provocato una lacerazione talmente forte che a distanza di 12 anni ancora ne soffro. non pensavo di poter avere dei ricordi così vividi di quei momenti eppure leggendo queste lettere tutto è riafforato come allora, intatto nel mminimo dettaglio. Lo rivido secondo dopo secondo minuto dopo minuto e penso che sia stato per me l’inizio della fine quel primo no detto alla vita forzato dagli eventi che davanti al bivio famiglia felice ma povera avevo 19 anni oppure famiglia si ma dopo la laurea e una posizione decente mi ha portato alla seconda e per di più costretta da quello stesso ragazzo che ho lasciato per un altro uomo a gennaio perchè lui ancora è alla ricerca di quello che io grazie a me mi sono conquistata. la vita è proprio una beffa. E ora che ho l’uomo che mi ama e che vuole un futuro con me fatto di figli io sento che proprio ho paura di fidarmi o meglio di afidarmi a lui. Si sta separando ha due figli un’attività impegnativa e uno sport che lo impegna molto e io ho paura che per come mi sono sentita sola nel mio cammino fino ad ora non realizzerò mai il mio sogno di avere una famiglia. Ecco perchè pensare ancora a farla finita. sono stanca di cercare, aspettare sperare. FOrse è solo un po’ d’ansia , passerà, perchè in fondo sono troppo curiosa di vedere come andrà a fiire per dare a me stessa la soddisfazione del suicidio.

  • 645
    raffaele -

    Geggia, ma hai bevuto ? tu sei pazza, lui vuole fare una famiglia con te, quando un uomo ti dice queste cose gli devi credere, di solito sono le donne a volere un figlio, se te l’ha detto un uomo devi fidarti, te lo dico io, gli uomini fino ad una certa età vogliono solo avventure, trombare e basta, se lui ti dice che vuole un figlio con te lo devi fare, vuol dire che ti vuole bene.

  • 646
    ChiaraMente -

    Io ci andrei cauta a fidarmi così nel far figli, giusto perchè “lui” lo chiede e “quindi” mi vuol bene – non trovo relazione lineare fra le due cose ma potrebbe essere- anche perchè lui i figli ce li ha già e una famiglia ricomposta non segue le esatte dinamiche di una famiglia classica. Un uomo si può lasciare, un figlio rimane. E per una aspirante suicida non mi sembra il massimo della maternità consapevole.

  • 647
    federica -

    anche io ho pensato al suicidio… dopo tante delusioni che ho avuto…ho pensato tante volte al suicidio…. e ho provato tante volte a finirla…..ma poi un giorno ti svegli e ti rendi conto che la vita ti puo dare tanto ancora….io ho capito che bisogna sorridere alla vita e aspettare che lei ricambi….non farti del male inutilmente…. io ti capisco…. ma fai come me… inizia a sorridere alla vita….e vedrai…. che ti ricambierà….ciao…

  • 648
    Lisa -

    passano i mesi e gli anni ma qui in questo forum l’aria non cambia…
    come va cogitoergosum? Tutto bene?

  • 649
    Paolo cogioergosum -

    Lisa, che piacere. Un saluto a tutti!
    Eccomi, dopo oltre 40 gg. a rimettere il naso.. qui dentro! 🙂
    Devo dire, come tutte le cose, dopo un po’ ci si stanca della routine e anche le cose che sembravano interessanti e costruttive appiaiono nella loro “limitatezza”.
    Ahimè, per me è anche il caso di questo sito dove, ad un naturale bisogno di essere ascoltati e sostenuti nelle vicende e nei dubbi della propia vita non corrisponde alltrettanta volontà e capacità di regire e di essere parte attiva in un ambiamento, di qualsiasi tipo esso sia!
    Parlo difficile? Beh, sinceramente è quello che voglio. NEll’avanzamento della mia vita, della mia maturità, dei miei studi, sempre più sono coscie te e convinto che molti dei “malanni” e delle vicende che ci accadono siano dovute a nostri limiti e carenze oggettive. A poco dunque serve il continuo incoraggiamento da parte di chi cerca di far vedere un’altra realtà possibile. Questo significa che se non si hanno le capacità di recepire le novità e gli inaspettati appigli e “salvataggi” offerti da chi regala la propria esperienza ed i propri “vissuti” per un aiuto vero e disinteressato… allora non resta molto altro!
    Se agiungiamo poi che parternalistico-moralistici incitamenti a “farsi forza” e a regire non possono (e non potranno mai avere effetto, se fini a se stessi e “generici”, cioè non indirizzati dopo profonda ed attenta valutazione di ogni singolo individuo) non rimane davvero molto spazio per un “senso”, nemmeno in un luogo come questo!
    La reiterazione, la ripetitività con cui molte persone cadono nelle proprie angoscie (e io ne faccio parte a vario titolo) sono da un lato “normalmente” umani ma dall’altro, per molte persone, sono il segno di un disagio, di una patologia e di carenze che difficilmente luoghi come questo possono… “risolvere”!
    Nonostante tutto ciò, credo anche nella forza della parola, dell’amicizia e della empatica “condivisione” di un avvenimento, di un trauma o di un disagio che impediscono di vedere oltre.
    Il segreto, banale e quasi insuperabile, allo stesso tempo, credo stia almeno in parte nella capacità e nella volontà reciproca di “riconoscersi” davvero, di guardarsi negli occhi e di agire di conseguenza, cercando di annullare almeno in parte quel vuoto esistenziale e quella solitudine ancestrale che pervadono la maggior parte di noi, al di là delle pesanti e a volte insopportabili “maschere” che ci portiamo addosso, per cercare di vivere!
    Cara Lisa, il fatto che tu ti ricordi di me, ad esempio, dopo mesi, significa che qualcosa è stato “seminato”, in qualche direzione.
    Il ricordo è reciproco, ovviamente!
    Come del resto mi ricordo di molti che qui dentro “gridavano” il loro dolore e la loro incapacità di continuare a vivere.
    Che dire altro? Boh, al momento ho esaurito… “la spinta propulsiva”, come direbbe qualcuno! 🙂
    A presto allora, ma senza obblighi o costrizioni di sorta.
    Serenità ed un abbbraccio a tutti voi!

  • 650
    stan -

    Ti capisco, ho 19 anni ma non sono mai stata vearmente felice. Penso di suicidarmi da quando avevo 15 anni, ma allora non facevo tentativi, e invece avrei dovuto. Mio padre allora teneva nel suo armadietto una pistola, e io avrei potuto usarla, ma non ebbi il corraggio di farlo. Ora i miei genitori sono separati, il papà vive all’estero e non ho più accesso alla pistola. A 17 anni cercai di avvelenarmi, senza successo. L’infuso di una pianta velenosa che avevo preparatoi mi fece solo venire mal di testa. A 18 anni ho cercato di tagliarmi le vene, senza successo. Non ho mai avuto abbastanza corraggio per portare a termine una cosa, figuriamoci per togliermi la vita. A volte mi addormento pregando di morire nel sonno, ma inutilmente, è ovvio. Spero solo che presto avrà abbastanza forza d’animo per porre fine alla mia inutile esistenza. Tanto non ho niente da perdere: nessuno in questo mondo rimpiangerà più di tanto la mia morte: non ho amici, non ho fidanzato, e il mio futuro mi appare buio.

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