Il suicidio è un atto di coraggio o di viltà?
Riferimento alla lettera:
Ciao a tutti, visto che su questo forum molte persone hanno propositi suicidi, soprattutto in seguito a grosse delusioni d'amore, quindi secondo voi il suicidio é un atto di coraggio o di viltà? È l'ultimo atto di amore per la vita, oppure l'estremo gesto di rifiuto della vita stessa, considerata...
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Data di pubblicazione: 10 Settembre 2007
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Michael Hutchence cantante degli INXS scrisse “Suicide Blonde”,canzone di grande successo.Anni dopo si suicidò per la tragica separazione dalla sua compagna Paula Yates.Due anni dopo Paula morì per overdose.Lucy Gordon attrice inglese si suicidò il giorno prima del suo compleanno,alcuni suicidi sono talmente tragici che mi hanno colpito particolarmente.
il suicidio non è né coraggio né viltà ma l’ultimo o forse il solo grido disperato atroce di un esistenza ai limiti dell’affetto, ai limiti della società, ai limiti di tutto quanto c’è da sopportare.
Un gesto che rende visibile a tutti quelli che ci circondano il dolore che ci ha oppresso, che allo stesso tempo in un attimo ci libera dalla morsa di angoscia, solitudine e masochistica riflessione compulsiva che stringe ogni istante di una vita che non si sente più propria. un vita divenuta prigione, condizione immutabile e tanto insopportabile da non aver più nulla o nessuno per cui voler rimanere e combattere.
non c’è coraggio ne viltà nel decidere di morire ma solo un inspiegabile sofferente e dolorosa solitudine.
A MIA SORELLA DANIELA
mi manchi angelo mio
@ GIANLUCA : Concordo su tutto quello che scrivi, anche per me è così. Il suicidio è l’ultimo, estremo grido di solitudine e contatto che si vuole instaurare con gli altri per comunicare loro quanto la vita ci ha fatto male, in una misura che va oltre, ben oltre alla capacità o possibilità di comprensione da parte dell’essere umano. Soltanto chi vive questo desiderio può capire. A tutti coloro che giudicano parlando di viltà o coraggio vorrei dire che nessuno ha capito niente. Ciao
Il suicidio è un atto di questa vita e come tale va considerato,una persona secondo me deve essere giudicata per come vive e non per come muore(tranne atti di altruismo o di aiuto verso altre persone,di sacrificio).Per quanto riguarda i bigotti che urlano citando l’inferno,posso rispondere che l’amore di Dio supera l’universo stesso e che Gesù sulla croce gridò al Padre “Padre perdonali perchè non sanno quello che fanno”e questo parlando religiosamente penso valga anche per l’estrema disperazione e tormento di un essere umano.Io ho tentato tre volte il suicidio e la prima volta infilzandomi con le forbici,e non avrei mai parole per spiegarvi il mio senso di tragedia e di fuggire verso la luce.Ebbi coraggio in un momento quando mi ferivo e pensavo che sarei morto,un attimo dopo quando vidi il sangue cadere nel lavandino chiesi di non morire.E non sono morto.Ero vigliacco oppure coraggioso?.Nessuno delle due,avevo amato la donna dei miei sogni inutilmente.Ero solamente un ragazzo distrutto.
Suicidio. La mia scelta è obbligata, unica ed ultima; non ne sono neppure dispiaciuto, il tempo di mia competenza si è esaurito. Sono mesi e mesi che sono dentro a questo incredibile, estenuante calvario. Ho solo amarezze… essere caduto senza riuscire più a rialzarmi come avrei desiderato, senza un miserevole aiuto per poterlo fare !
Alcuni dicono che ci vuole più coraggio a vivere che cessare di farlo…
Si mettano al posto di coloro che si trovano di fronte una simile scelta, poi, forse, ne potremmo ridiscutere su basi egualitarie… Essi ignorano totalmente l’infinita disperazione, sofferenza, solitudine, senso di inutilità, che si prova e si percepisce in ogni istante di vita che scorre inutilmente; non rimane che il solo desiderio di porre fine ad una angosciante situazione ove non si scorge nessuna mano d’aiuto, nessuna possibilità fattiva ed utile, solo un tunnel buio e tremendo che sconvolge ogni giorno di più. Ti corichi e sei distrutto dalla disperazione più profonda. Ti svegli, ti alzi e non vedi davanti a te alcun cambiamento, solo un peggioramento della situazione, sempre maggiore, demolente, distruttivo… sino a non avere più alcuna volontà nel proseguire oltre un cammino divenuto impossibile e senza alcuna via uscita. Rimandi, attendi, speri, ti esaurisci sempre di più, sino a non riuscire più a gestire le cose più semplici, solo con l’assillante domanda: ma si rendono conto che così non puoi andare avanti ? Non ne hai le risorse ?
No, non se ne rendono conto, sono presi dal loro incredibile egoismo senza neppure immaginare che, in un qualsiasi momento, loro stessi potrebbero cadere in un tunnel così angosciante, per una qualsiasi delle centinaia di ragioni che potrebbero sopraggiungere inaspettatamente.
La vergogna, l’ingiusta ragione che mi ha portato a vivere una simile degradante esperienza, mi regalò così tanta solitudine e sofferenza, ma esisteva ancora la speranza di un domani “possibile” fatto di piccoli aiuti pratici, stimoli, di ascolto… Ma è più facile parlare che ascoltare…
Il devastante rendermi conto che nessuno voleva provare ad offrirmi una possibilità per provare a rialzarmi… l’assistere incredulo all’unica e possibile soluzione che si ripresentava continuamente davanti senza un attimo di tregua… vedere esplodere in mille rivoli la fiducia negli altri, in me stesso, nella società… uno scenario demolente, immane, distruttivo… un’apocalisse della razionalità… uno scenario d’immane sconfitta.
Caro Antonio, la gente purtroppo non ha nemmeno idea di cosa significhi veramente la parola “Disperazione”. Solo quelli che l’hanno provata o la stanno provando possono capirla fino in fondo!
Ti sono vicino e spero che tu riesca a risolvere presto tutti i tuoi problemi, anche se so che non è facile.
Un caro saluto.
Anni fa credevo fosse un atto di viltà, di fuga dai problemi e un insulto a chi vorrebbe e non può vivere. Poi mi son dovuta ricredere. Non dico sia un atto di coraggio ma la vedo solo come una resa. Sei stanco di lottare, vedi che niente intorno a te cambia e non ci sono spiragli di miglioramento. Una vita ad essere forte e ti ritrovi con niente in mano…sinceramente non mi sento più di condannare una scelta simile.
E’ una situazione molto diversa da chi per malattia è cosciente che il suo tempo sta terminando inesorabilmente, egli/ella ha o avrebbe ancora molto da dare e da ricevere dall’esistenza… chi arriva a tali scelte invece, sa che nessuno si cura di lui/lei e della sofferenza profonda che si prova. Essa è di ordine psicologico, è molto più grande di quella fisica dovuta ad una malattia, non vi sono farmaci utili, quelli esistenti addormentano non curano, diventi uno zombie ancor più se si ha la grazia di avere ancora un encefalo intatto e la facoltà di pensare. Io ho provato entrambe queste sofferenze, sia quella fisica che quella psicologica, ecco perché sono certo che la sofferenza psichica è notevolmente più distruttiva di quella fisica, il sonno stesso è disturbato…
Ci furono momenti in cui io desideravo potermi rinchiudere in un luogo protetto e poter dare un mio piccolissimo contributo affinché coloro che vivono il loro ultimo metro di viaggio si sentissero meno isolati e soli. Potete essere certi che avrei dato tutto me stesso per fare un buon lavoro senza risparmiarmi, avrei saputo vincere la vergogna che mi corrodeva perché mi sarei sentito ancora vivo e necessario, almeno un po’ utile, facente parte della società.
Quando si perde questo “animalesco” istinto, si sprofonda nell’angoscia più profonda perché, in fondo, siamo animali sociali e non possiamo fare a meno di vivere in comunione con gli altri a noi simili. La Religione, qualsiasi essa sia, lo sa bene, ed ha eretto le sue regole e fondamenta per prosperare nei secoli proprio su questo. L’isolare, il bandire, allontanare, interdire, è una condanna che demolisce nel più profondo dell’essere umano; annichilisce e ti spoglia di ogni volontà nel proseguire un percorso difficile senza speranza… La Chiesa l’utilizzò per secoli… ricordate Canossa ?
E’ una condanna peggiore di molto alla morte… regala una sofferenza distruttiva, profonda, crescente, incolmabile, e con essa una vergogna non razionale, ingestibile !
Sto vivendo le mie ultime ore in una confusione incredibile, ho milioni di ricordi che mi spossano e demoliscono. Che esistenza inutile ho vissuto !
@ Cantautore Grazie di cuore… sento che sei sincero/a. Un mondo di auguri a te !
Caro Antonio, cerca di trovare la forza per resistere qualche altra settimana e poi ti aiuterò io economicamente, se è questo il tuo problema principale ora, alla faccia di tutti quei grandi tirchi e falsi cristiani che, dappertutto andranno tranne che in Paradiso, se ne esiste davvero uno!
Non disperare quindi, perché una persona che ti vuole aiutare almeno l’hai trovata!
E, ripeto, dammi solo qualche settimana di tempo.
La cattiveria umana comunque non ha limiti e non finirà mai di sbalordirmi e sai perché? Perché ieri sera, ad esempio, ho incontrato per caso una signora disperata che piangeva perché era scappata da casa dal convivente violento che la picchiava, infatti era piena di lividi anche sul volto. Quindi quella povera signora si è rivolta a me, piangendo e supplicandomi di portarla a casa dei suoi genitori che abitavano in un altro paese perché tutti i passanti strafottenti e cattivi ai quali la povera signora si era rivolta l’avevano snobbata alla grande!
Che vergogna e che bastardi! Io putroppo proprio ieri sera non avevo la macchina per accompagnarla e quindi poi ho sbattuto per più due ore prima di riuscire a trovare qualcuno che accompagnasse quella povera signora, ma la cosa ancora peggiore è che nemmeno alla polizia e fregato nulla di quella povera signora, ma ti rendi conto?
Insomma, alla fine, a tutti quei cretini che si sono rifiutati di accompagnare quella signora ho detto chiaramente in faccia che erano dei cattivi bastardi!
Io non so davvero che cuore hanno certe persone.
Sono veramente senza parole|!
Un caro saluto.
Antonio, ti lascio anche il mio contatto di Messenger/E-mail: Cantautore68@hotmail.it
Amico Cantautore, desidero ringraziarti pubblicamente per le tue bellissime e nobili parole e intendimenti.
Sono sette lunghissimi, pesantissimi, anni che cerco di gestire una sopravvivenza che abbia una parvenza minima di umano, iniziato tutto da un tentativo di porre termine ad una esistenza divenuta pesantissima con una solitudine ingestibile indotta da altri. Possedevo risorse notevoli, credimi, non di ordine economico, avevo una esperienza di vita e di lavoro molto particolari, gratificanti da ogni punto di vista e tuttora, se ne intravedono le ombre. Ora distrutte e demolite dopo che il fisico ha chiesto la sua parte per avermi sostenuto in situazioni tremende.
No, Amico mio, non sono ragioni economiche che mi hanno portato alla situazione in cui mi sono ritrovato devastato e incapace di rialzarmi anche solo in ginocchio. Esse sono importanti, tuttavia non sono né la causa né le origini di tanto malessere.
Nell’esistenza umana, le ragioni che distruggono il desiderio di continuare il percorso che ci è stato regalato sono molteplici, tutte molto importanti. Quelle primarie tuttavia, sono il non sentirsi ascoltati, creduti, accolti, stimolati ed infine aiutati moralmente… se tutto questo manca, puoi anche vivere nel benessere economico, ma sei demolito, ti senti isolato come un naufrago, allontanato, incompreso e tutto perde il suo significato ! La solidarietà è la cosa che oggi manca maggiormente, il poter comunicare nella certezza di essere almeno ascoltato… In momenti, come quelli attuali, in cui le difficoltà sono enormi per tutti, il bisogno profondo di tale “solidarietà” diventa primario anche se, a prima vista, le difficoltà economiche possano apparire molto difficoltose. E’ una carezza fatta al cuore, di valenza enorme che aiuta a percorrere ancora un po’ di cammino e cercare di ricominciare tutto d’accapo.
Continua con il tuo procedere, ad essere di aiuto e di stimolo con i tuoi simili, siine fiero ed orgoglioso, questo fa di te un vero ”uomo”, il resto è solo un contorno inutile !
Ti ringrazio per la tua disponibilità e stimolo, ti contatterò privatamente. Grazie di cuore, temo però che tu sia comparso troppo tardi. Antonio
Caro amico Antonio, non ti ho ancora detto che io avevo un fratello di 44 anni che si chiamava come te, che abitava a Parigi (città dove sono nato anch’ìo) e che nel 2001 è volato in cielo a causa di un tumore ai polmoni! Il vuoto che mi ha lasciato questo mio fratello, ovviamente, è incolmabile, e il dolore per la sua perdita, inconsolabile, ma, come tutti gli altri miei familiari, ho dovuto farmi molta forza anch’ìo e continuare ad andare avanti anche senza di lui, visto che, fra tutti i fratelli che ho ancora adesso a Parigi, dopo il mio gemello, Antonio era il mio preferito e lo adoravo davvero!
Per non parlare poi dei miei genitori che ho anche perso, ma soprattutto di mia madre che ho perso 4 anni fa e che più di tutti mi ha frantumato il cuore in mille pezzi per il dolore!
Ti ho voluto dire tutto questo perché è proprio vero che, sia la mancanza d’amore e di affetto che la solitudine, mietono molte più vittime di tutte le guerre, le sciagure e le malattie fisiche messe insieme, perché è il nostro cuore umano ad essere stato creato troppo vasto, per cui alla fine nemmeno le gioie più grandi della terra potranno mai colmarlo fino in fondo perché saranno sempre troppo piccole.
Ed è ancora peggio, come hai detto appunto anche tu, quando si è incompresi da tutti, oltre a tutti i dolori che già ci tormentano e ci rendono l’esistenza triste, difficile ed invivibile. Infatti “Incompreso” è il titolo di una delle mie ultime canzoni.
Alcuni mesi fa, per esempio, quando le mie due adorate bambine non volevano più vedermi (visto che con mia moglie mi sono separato 6 anni fa ed ora le mie bambine vivono con lei) mi sentivo anch’ìo molto più incompreso da tutti, perché nessuno poteva capire appunto il dolore infinito di un padre, tranne quelli che lo avevano già provato) io, disperato, pur essendo sempre stato molto forte di carattere, mi misi a piangere come un bambino, una sera, davanti ad uno dei pochi amici veri e sinceri che avevo, e quell’amico sai che fece? Mi abbracciò con un grosso abbraccio fraterno e sincero ed in quel momento io mi sentii molto meno triste e solo! Perché è proprio vero che la vicinanza di qualcuno, quando ne abbiamo più bisogno, ci regala sia un sorriso, sia, come hai giustamente detto anche tu, una carezza al cuore.
Ma questa non è roba per tutti, purtroppo, perché sia i vuoti che gli insensibili, come ti ho già detto in una delle mie precedenti risposte, questo non potranno mai provarlo perché saranno sempre troppo pieni di sé per lasciare spazio nel proprio cuore anche agli altri e ai sentimenti, alle emozioni e alle sensazioni!
Quando si è in due o in tre o in molti comunque non si è più soli!
Infine non mi devi ringraziare, perché io quello che faccio lo faccio sempre con tutto il cuore e senza tornaconto.
A presto.
Un caro saluto.
Io ho una mia opinione sul suicidio nata da un’esperienza personale. Se vi interessa potete leggere l’articolo che ho scritto riguardo il suicidio che potete trovare al seguente indirizzo: http://trascendente.altervista.org/quando-tutto-sembra-finire/
Grazie!
Secondo un mio punto di vista il suicidio non é altro che una scappatoia forse la più facile per non assumersi la piena responsabilità e per paura di affrontarla. La vedo come un essere codardo.
Io penso che il suicidio per essere considerato un atto di coraggio non dovrebbe assolutamente essere fatto a scopo dimostrativo, cioè per impressionare qualcuno. Non so cosa siano le delusioni d’amore, perchè in 33 anni non sono mai stato con una donna, e questo è uno dei motivi per cui vorrei suicidarmi. ma non mi accontento di stare con una qualunque.. voglio una che amo e che mi ami per come sono fatto e basta, senza altri secondi fini. finora in una società così stronza ed egoista non mi è ancora capitato. Voglio fare un sacco di soldi per poter fare tutto quello che mi pare, e la prima tra queste è andare a vivere in una società meno ipocrita. visto che io non voglio cambiare, adattarmi x diventare falso, ipocrita ed egoista pure io come gli altri, non posso fare altro che cercare un altro posto dove vivere. Forse è un utopia, alla fine tutto il mondo è paese è vero.. però le persone non sono tutte uguali. Se qui la gente quando ti vede in giro mentre soffri ti evita, o ti ride in faccia, per paura di avere fastidi o più semplicemente perchè non gliene frega un c.... di te, mentre quando stai bene molti di questi ti vengono a cercare per fartisi amico.. questi sono gli effetti dell’egoismo. ma non è detto che questo atteggiamento di ripeta ovunque.. e poi gli angeli custodi ci sono sempre, non sono tutti stronzi. quelli se puoi li eviti, mentre gli angeli li devi cercare. e credo sinceramente che se ognuno fosse meno egoista non ci troveremmo a vivere in una società così di merda come la nostra, e con così tanta gente che pensa al suicidio.
Sò cosa è la disperazione. Ho già tentato il suicidio almeno 3 volte in passato, ma mai in modo non convinto.. quindi sono sopravvissuto. e non ho manco riportato danni fisici di nessun tipo. mi ha detto bene.. in effetti la cosa che mi spaventa di più di questa cosa non è la paura della morte, ma la possibilità (concreta) di restare handicappato x il resto dei miei giorni se qualcosa va storto.
sinceramente credo che vivere una vita in cui tutti i bisogni sono continuamente frustrati non abbia alcun senso. io non sono ancora a questo livello, ancora no. mi tiene vivo la voglia di cambiare tante cose della mia vita e la consapevolezza che ciò può succedere veramente da un momento all altro.
voglio dire un altra cosa: quando ho tentato il suicidio ero assolutamente convinto che alcune cose che desideravo non sarebbero mai potute accadere, invece dopo molto tempo sono accadute, e altre stanno per accadere.
penso che chi vuole fortemente il suicidio ma poi non lo fà non è un vigliacco, e chi lo fà non è un eroe. però penso che chi resiste alla disperazione, attraversa le difficoltà, non si arrende ed è disposto a rischiare anche la vita per risolvere il problema, quello è un eroe
io è da qualche settimana che sto pensando di farla finita. non so sinceramente cosa mi trattiene. ho perso tutto: amici neanche uno. la mia ragazza mi ha lasciato 2 mesi fa dopo sei anni dicendomi che non mi amava più. stranamente non mi ama più al termine di una crisi psicologica durata un anno durante il quale ansia e attacchi di panico hanno fatto da padroni facendomi rinchiudere in casa. mi ha lasciato quando avevo più bisogno di lei. e questo non l’ha capito. ha scelto se stessa. ma alla fine è stata anche colpa mia…e per questo prima o poi dovrò pagare!!!
gli altri, al centro di ogni richiesta di aiuto o di ascolto abbiamo il bisogno dell altro. Ma gli altri si salvano, gli altri vanno via perchè è giusto che sia cosi. La solitudine, l’inconsolabile vuoto che abbiamo intorno lo scegliamo anche se non ce ne rendiamo pienamente conto. Quello che voglio dire è che non possiamo anche se è più facile dare la colpa agli altri, non vi è mai capitato di scappare da situazioni altrui difficili? A me si tante volte. E altrettante scappo da me stessa chiudendomi in casa l’unico luogo dove posso essere chi sono e non avere gli attacchi di ansia o di panico. Vedete, non è cosi tremendo per un pò stare fuori dalla società che ti vuole in un dato modo, che conta su di te perchè sa che da te può ottenere cose piacevoli. alle volte di essere piacevole non mi importa affatto. Il primo passo per uscire da alcuni tunnel è accettare che ci siamo dentro, ed è tutto sommato anche abbastanza fisiologico. Chiunque di noi ha i suoi momenti di non vita anche se esternamente vive. Non si è immuni dal dolore, dalle perdite e neppure dalla vita fatta di pianti e di disperazione, però è vita. Io non voglio ergermi a paladina della vita a tutti i costi ma ho trascorso un mese in ospedale con la persona a me più cara e ho capito quanto fosse essenziale combattere per lei accanto a lei. Ho capito che cosa significa sentirsi in colpa perchè quel giorno hai lavato i capelli e la tua chioma passa nel reparto di oncologia e l’attesa li non è per il parrucchiere ma per la terapia. Forse la vita va apprezzata, che dite? perchè nessuna depressione può giustificare il vuoto che lascerebbe la vostra morte. ma avendo perso un fratello suicida sono anche la meno adatta per far finta che si possa vivere essendo sufficiente il sorriso. Ci vuole di più magari chiedere l’abbraccio, sentire che si ha bisogno di qualcosa e cercarlo… ovunque.
Cara Giulia,una vera tragedia,mi dispiace,credimi.
per david… no, non è una tragedia… non lo è mai. E’ solo la vita e tutto ciò che si può fare è accettarla.
Secondo me è un atto di coraggio,ma pochi riescono a compierlo..molti hanno paura del dopo, di lasciare la via vecchia per la nuova..e quindi si rimane intrappolati nella vita con le catene che ci sopprimono
Uffy hai ragione,però secondo me è nella maggior parte dei casi è disperazione.Per chi resta l’amore/dolore per gli scomparsi.Ai miei tempi la morte era temuta,oggi l’esaltazione le droghe,l’alcool,il bisogno di adrenalina,come quegli stupidi antagonisti no tav.
Da 10 anni soffro per l’abbandono di mio marito, per la morte di mia madre, deceduta …..alla vigilia , x mia figlia che non vedo da 2 anni.e ad oggi il mio compagno rischia la galera …e io dovrei vivere…….ho 52 anni sono senza lavoro e senza un soldo….e tutto questoEr volere bene al prossimo…..
Suicidio Non è vigliaccheria….è non avere più niente e nessuno per cui vivere…vegeto…
Cara Aurora, non so cosa dirti, perché mi sentirei forse un idiota a darti consigli, specie perché proverrebbero da un ragazzo di 30 anni che ha sofferto tutta la sua vita e sta ancora soffrendo come un cane, a causa di genitori iperprotettivi e, soprattutto, di una società e amici che lo hanno privato della sua stessa personalità. Posso solo augurarti tutto il meglio e sperare con te che quest’anno nuovo ti porti qualche soluzione alternativa ALMENO a QUALCHE problema dei tanti che hai e che stai vivendo. Di più non posso fare, ahimè. E in ogni caso, resto anch’io fermamente convinto che il suicidio non sia affatto un atto di vigliaccheria, ma una scelta: se non sentiamo di farcela più, vuoi perché la società non ci fa più vivere, vuoi perché siamo noi a non sentirci più in sintonia con essa, è giusto che a noi stessi sia concesso il diritto di decidere cosa farcene della vita. Un abbraccio e sii forte. Da un ragazzo che per Capodanno era seduto al tavolo dei suoi genitori, con i loro amici, immaginandosi impiccato a un albero tutto il tempo. Ciao
Nè coraggio né viltà.
Le motivazioni possono essere moltissime.
Basta leggersi il trattato di Durkheim.
Il problema è che le leggi di molti stati non consentono a chi si è semplicemente stancato del diuturno teatrino quotidiano di togliere il disturbo in punta di piedi, ma lo costringono a buttarsi dal balcone o sotto la metropolitana, causando disagio alla circolazione stradale, o a fare fracasso e imbrattare il pavimento utilizzando armi da fuoco, invece di poter inoltrare una semplice richiesta di una iniezione letale in un ambiente sterile ed asettico.
Vorrei ringraziare Cantautore che con la provocatoria domanda iniziale penso avesse sana intenzione di aprire ad uno spazio opportuno di vissuti testimonianze ascolto sull’argomento SUICIDIO. Il tema proposto favorisce a confidenze autentiche perché chi sa di cosa si sta parlando,libero da scudi protettivi che non ha più bisogno, può parlare di sé in modo autentico.
Da me, lontano suicida non andato a ‘buon fine’, di poi successiva depressione e psicanalisi,ecc, che sono ora per altri vissuti nel bisogno e desiderio di ascolto di esperienze e vissuto di altri, vorrei condividere il mio sentire:
– penso che si possa cercare il suicidio quando la sofferenza ci sembra troppa, traboccante la capacità di propria sopportazione
– quando viene la disperazione, ritengo che per me non c’è e non ci sarà più speranza
– per consapevolezza della solitudine: chi è precipitato così tanto nel baratro da avervi toccato il fondo, vi ha maturato cupa consapevolezza della tua Solitudine che nessuno, nessuno mai potrà arrivare a comprendere, perché l’hai conquistata con sofferenza su sofferenza (laddove la parola sofferenza nemmeno rende il senso dell’interiore tormento dilaniante che con essa parola si vorrebbe dire). Ho letto-ascoltato tutti i vostri-nostri post… Come spero che Antonio (prendo lui ad es. di tutti che si sentono al limite) potesse leggermi, significherebbe che qualcosa di inatteso è accaduto, che è ancora con noi che faticando andiamo avanti nella vita.