Ho deciso di rinunciare ad avere figli
Riferimento alla lettera:
Ho 41 anni e finora ho solo collezionato delusioni su delusioni. Ho anche convissuto per 3 anni con un uomo col quale non ci siamo più capiti ad un certo punto. Adesso vivo sola perchè non ho più i genitori. Dopo l'ultima delusione ho capito che probabilmente sbagliavo partner perchè...
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Data di pubblicazione: 17 Luglio 2014
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Maria Grazia, (post n. 304). Ora ho potuto anche constatare che oltre ad essere aggresiva, presuntuosa, offensiva ed arrogante, sei anche una persona sulla quale non si può fare il minimo affidamento.
Quando ci siamo scambiati e-mail privatamente ti eri raccomandata di non riportare qui in pubblico ciò che ci scrivevamo in privato.
Ed io ho rispettato i patti.
Tu invece, non sapendo più a cosa appigliarti, hai mancato alla parola data.
Ben inteso, non ho nessun problema a confermare che avrei voluto proseguire la conoscenza, ma da qui a dire che mi rode e ti attacco perché mi é “andata male” ce ne corre.
D’altra parte non ho mai fatto mistero ad ammettere che sei una bella ragazza. E lo scrissi pubblicamente più volte. Ma se ricordi bene ti avevo chiesto la mail ben prima di aver visto le tue foto.
Per cui non potevo minimamente sapere come fossi fisicamente. E se la memoria non ti inganna dovresti ricordare altresì che volevo conoscerti meglio proprio perché mi sembrava strana questa tua continua contraddizione e aggressività. Volevo cercare di capirti. Nonostante molti, nel forum, mi avevano consigliato di lasciar perdere perché “non era cosa”, poiché ti vedevano come un personaggio troppo strano, contraddittorio e dal quale non si poteva cavare un ragno da un buco.
Ammetto a questo punto di aver sbagliato a non prendere in considerazione i consigli di questi utenti, perché in effetti avevano ragione.
Dopo quanto hai scritto nel tuo ultimo post sono sempre più convinto che, probabilmente, oltre ad un gradevole aspetto, non hai granché da offrire.
Si é aggiunto anzi il fatto di essere una persona poco affidabile e corretta che sinceramente non mi aspettavo.
La classica goccia che fa traboccare il vaso.
Ora seguiro’ quanto, a suo tempo fece anche Rossana, che stanca delle tue continue offese, penso’ che non fosse più il caso di continuare alcun dialogo con te.
@ giampaolo
L’importante è arrivarci, chi prima chi dopo.
Ciao a tutti,
Riprendo un po’il discorso sugli amori non ricambiati per GOLEM..ti consiglio il libro “donne che amano troppo” della psicologa norwood che affronta proprio questo tema. Forse lo conosci già perché è piuttosto famoso. Io lo sto scorrendo un po’adesso e dà molte indicazioni utili. A mio avviso però estremizza e patologizza troppo certe dinamiche, ma trattandosi di psicologia è ovvio che sia così. Di sicuro è un testo prezioso per capire e per capirsi di più. Vero per esempio nel mio caso che mi è mancato calore affettivo ed emotivo dei miei – pur avendo una famiglia sana e unita – e che non ho mai avuto un grande autostima. L’autrice sostiene inoltre che chi soffre di depressione tende ad avere storie tormentate e passionali perché più stimolanti e eccitanti…insomma la droga di cui si è sempre parlato. E io come forse ho già detto qua combatto da anni con la depressione. Le sue teorie danno sostanzialmente ragione a te GOLEM, in un passo c’è proprio una distinzione tra eros e agape che è l’amore stabile e duraturo.
Una mia amica, tra l’altro persona bella dentro e fuori, ha avuto una storia simile alla mia. Adesso però finalmente lui si è deciso e loro stanno insieme..ma lui continua a dirle che non è innamorato di lei..e lei ovviamente ci soffre. Io le auguro che vada tutto bene e cmq lui di fatto è il suo ragazzo e tutto..però è una strana situazione.
Un saluto a Rossana e a tutti gli altri
Ciao Valinda. Si, conosco bene il libro della Norwood, anzi credo di averlo citato in altre occasioni. Ma già il fatto che vi siano dei testi scientifici al riguardo, come in parte lo è quello che in italiano titola ” donne che corrono coi lupi”, ti dimostra come sia un problema eminentemente femminile quello degli amori non ricambiati che, sottolineo, E’ LA DIRETTA CONSEGUENZA di quell’ amare troppo, che la Norwood ha giustamente sintetizzato nel titolo del suo libro.
È un mondo femminile interessante ed inquietante allo stesso tempo, di cui molti uomini ignorano l’esistenza e le nefaste conseguenze che uno sbilanciamento affettivo come quello che si verifica in questi casi comporta.
Per quanto strano possa apparirti si tratta di una patologia. Si fa a fatica a ritenerla tale solo perché si esprime attraverso un moto “positivo “, com’è ” l’amore”, ma in realtà e’ una forma compulsiva di natura…egoistica, dove in realtà non si vuole il bene dell’oggetto d’amore, ma solo una sua presenza nella nostra vita, di cui necessitiamo come una droga.
Si è disponibili sino al masochismo, come un tossicodipendente lo è per procurarsi una dose, per la quale è disposto a tutto durante le crisi di astinenza. Crisi che comunque sono pilotate nello stesso modo anche nel caso dell’innamorata non ricambiata, che HA BISOGNO di quei “deliziosi” ormoni della felicità che si producono SOLO con la presenza dell’oggetto “amato”: ossitocina, noradrenalina e altri cocktail analoghi.
Cara Valinda, mi tendo conto che tutto il romanticismo legato al l’innamoramento va a farsi benedire, ma siamo fatti di reazioni elettrochimiche, e le nostre emozioni fondamentali, che hanno come scopo la solita riproduzione della specie, sono mosse dai quei messaggeri ormonali, che si attivano quando la nostra “natura” percepisce l’altro come l’ideale “riproduttore” , a cui una donna SENTE di poter affidare i relativamente scarsi ovuli che ha a disposizione nella vita per la riproduzione della prole e dell’allevamento della stessa. Per un maschio questo e’ un problema irrilevante, ma la femmina HA BISOGNO di garantirsi la sua presenza durante il lungo periodo di gravidanza e allevamento dei piccoli che si prospetta, per il cibo, la protezione e l’aiuto che quelle operazioni richiedono. Ecco perché molte donne sono disposte a tutto pur di avere QUEL maschio, mentre per ques’ultimo “questa o quella per me pari sono” come si dice
L’ amore e’ tutta un altra cosa. Comunque ti percepisco più serena. Bene.
Giusto Hurin. Meglio prima magari. Ci rimani meno male.
Valinda,
“A mio avviso però estremizza e patologizza troppo certe dinamiche” – che possono essere simili ma graduate quanto a intensità e sottomissione (a volte, pure inesistente) privilegiando il lato piacevole e costruttivo della situazione (niente in una relazione apporta solo bene o solo male – vedi il caso di stimolo per chi ha bisogno di essere stimolato). forse, persino l’amore che dura per sempre potrebbe finire in una situazione patologica di disturbo ossessivo compulsivo, più o meno come la cosiddetta “follia a due” o i casi lampanti di simbiosi.
quasi tutto sta diventando malattia ma, per fortuna, non sempre è così. se qualcosa non ti fa star male in modo invalidante, meglio evitare il più possibile di finire in mano agli psichiatri, perchè c’è il rischio che ti giudichino più malato di quanto siano loro stessi e che si rivelino poi relativamente incapaci di curarti, con farmaci che tendono ad omologare. un bravo psicologo, invece, anche in ambito di assistenza mutualistica, può aiutare a capirsi meglio e a realizzare quanto effettivamente necessario alla propria psiche, per essere più consapevoli e più sereni nelle proprie scelte.
secondo me, può accadere più facilmente d’innamorarsi di persone che non ricambiano il sentimento in casi in cui chi ne rimane intrappolato, senza rendersene conto, non è a tutti gli effetti incline a una stabile vita di coppia, più o meno come nell’attrazione del giovane Werther per Carlotta, descritta da Goethe con gli accenti romantici dell’epoca ma ispirata da una storia vera. fra l’altro, Goethe era persona che d’amore s’intendeva parecchio, anche a seguito di numerose esperienze sul campo di diversa natura.
gli amori non corrisposti capitano più frequentemente a persone dal temperamento inquieto e molto sfaccettato, come ad esempio ai creativi, più portati per il sogno che per la realtà. mentre l’amore duraturo, quello che diventa agape coinvolge maggiormente individui più concreti e più capaci di calarsi nella routine della quotidianità. forse, nei soggetti più realizzati, le due modalità rappresentano stadi diversi di maturazione, quando questa è emotivamente possibile.
—
Golem,
nei miei post su questo tema NIENTE è più rivolto a te. entrambi ci basiamo su esperienze personali ma il mio intento è di discutere la questione guardandola con un ottica il più possibile ampia, svincolata dal mio attuale “rapporto d’amore non corrisposto” ma a me gradito.
—
un caro saluto a entrambi.
M.,
sono stata (e tuttora ritengo di essere) una “femminista moderata”, sostenitrice della parità di diritti nell’ambito della diversità di genere, non di ruoli. nel mio matrimonio (fine anni ’60) all’inizio ero incapace di preparare una minestrina ma ero io a portare a casa con regolarità uno stipendio. per me questi non sono aspetti importanti, basati come dovrebbero essere su un’armonia d’insieme, che non dovrebbe essere creata a tavolino. ho conosciuto un uomo che, pur essendo responsabile dell’attività di ricerca di più di mille persone, si metteva in ferie quando sua moglie, che aveva a disposizione personale di servizio, era anche soltanto influenzata. queste sono le cose che contano in un rapporto!
ho partecipato ad alcuni cortei di protesta all’inizio degli anni ’70 ma, avendo un bambino piccolo e un lavoro impegnativo, non ho partecipato a circoli femminili di autocoscienza. alcune colleghe mi riferivano l’atmosfera che in essi si respirava, dove anche la più banale osservazione veniva accolta con rispetto da donne di estrazione sociale e cultura diverse, che lasciavano cadere l’atavica rivalità. questo era lo spirito prevalente di allora, che ci definiva tutte sorelle, tutte tese a obiettivi condivisi!
quanto alle sante che hai citato, più che ammirevoli, devo però puntualizzare che la Chiesa, se da una parte, sull’onda di San Paolo è decisamente misogina (cosa che Gesù non era affatto), dall’altra è pronta ad accogliere e a osannare, con i dovuti distinguo, casi di santità sia al maschile che al femminile. gli ostacoli in tal senso, che risalgono a tempi non troppo lontani, sono uguali per uomini e donne. basti vedere l’enorme strumentalizzazione che è stata fatta di Maria, per venire incontro alla devozione popolare delle donne. prima del IV secolo le comunità cristiane degli inizi non ne riportavano quasi nemmeno il nome mentre nel Concilio Vaticano II Papa Paolo VI è stato quasi costretto a invitare teologi e predicatori “ad astenersi con ogni cura da qualunque falsa esagerazione (…) nel considerare la singolare dignità della Madre di Dio”, per arginarne la portata, che avrebbe potuto nuocere in popolarità all’immagine di Cristo stesso.
d’accordo che ogni vera eccellenza finisce con l’imporsi e con l’affermarsi, a partire dalle doti iniziali, indipendentemente dagli ostacoli che può incontrare sul cammino, che comunque possono avere maggior o minor influenza sui risultati finali. […]
[…] ma non si deve guardare soltanto a personalità eccezionali, che pure sono esistite al femminile anche in passato, spesso però eclissate, più o meno volontariamente, nelle pieghe della storia. uno degli esempi più moderni di eccezionalità è stata negli anni ’80 Marisa Bellisario, che da piccola aspirava a fare la lavandaia e da grande ha diretto un insieme di 30 aziende operanti in tecnologia avanzata e raggruppanti quasi 30.000 addetti. Marisa, che vestiva Armani e cambiava colore ai capelli da una riunione del mattino alla successiva del pomeriggio, soprannominata in America “the legs” (gambe), nell’ottica di risanare con pieno successo le aziende decotte che le erano state affidate sostituì 180 dirigenti su 300 ma guardò ai suoi dipendenti come a collabortori, tutti, dai livelli più bassi fino ai vertici dell’azienda. per lei era importante nella correttezza una profonda rivalutazione dei rapporti umani.
quanta influenza ebbe nella sua breve vita l’aver avuto come collega di lavoro Franco Tatò, il “manager filosofo” noto per la sua durezza nel risanamento economico di molti gruppi aziendali?
quanto la favorì la fiducia dell’allora ministro De Michelis, che conosceva la sua professionalità?
quanto fu importante per la sua formazione professionale il periodo in cui lavorò in America, all’inizio degli anni ’60, quando qui si era ancora immersi in un’era quasi bucolica? quanto le fu di supporto l’amore incondizionato di un uomo che lasciò la moglie per unirsi a lei?
molti eventi, prevedibili, cercati o fortuiti compongono il successo o l’insuccesso di qualsiasi persona! resta da notare, tuttavia, che in quasi tutti i casi più eclatanti di eccezionalità in qualsiasi campo, le donne che ne sono protagoniste non hanno avuto modo, per scelta o per sorte, di vivere la maternità.
quando accennavo alla persistente difficoltà per le donne d’inserirsi nei centri di potere, che in qualche modo giustifica le controverse quote rosa, mi riferivo alla normalità di persone adatte a ricoprire incarichi a livello medio alto, capaci di conciliare il lavoro con la vita famigliare. in questo aspetto, a mio avviso, le donne hanno ancora parecchio filo da torcere. a volte mi chiedo, per esempio, perché non si uniscano e non facciano valere nei fatti, una volta per tutte, la legge che prevede uguaglianza di salario a parità di mansioni. non basta che i diritti siano scritti sulla carta, dovrebbero essere consolidati anche nell’attuazione pratica. […]
salve a tutti
vi comunico che d’ ora in avanti intendo portare avanti la discussione di questo thread solo con golem, valinda, rossana, M., sarah, e con chiunque altro non si ponga in maniera aggressiva nei miei riguardi. pregherei quindi gli altri partecipanti ( avvezzi a continui attacchi alla sottoscritta per motivi di antipatia personale ) di astenersi dall’ interagire con me e dal continuare a tirarmi in ballo. ormai è ovvio e palese che questo forum pullula di misogini che hanno un SERIO PROBLEMA con le donne forti, ma io non intendo continuare all’ infinito questa diatriba fine a se stessa. vi prego quindi di lasciarmi stare. grazie !
“a volte mi chiedo, per esempio, perché non si uniscano e non facciano valere nei fatti, una volta per tutte, la legge che prevede uguaglianza di salario a parità di mansioni. non basta che i diritti siano scritti sulla carta, dovrebbero essere consolidati anche nell’attuazione pratica. […]”
te lo spiego subito rossana. perchè le donne tra la loro sono troppo divise e troppo competitive, non hanno l’ atteggiamento solidale e cameratesco che invece hanno gli uomini tra di loro. e questo è uno degli aspetti che impediscono maggiormente alle donne di progredire e di raggiungere il pieno riconoscimento dei propri diritti. credo che sia questo IL VERO DEFICIT delle donne, e non la mancanza di attitudini e capacità, come invece qui avallava qualcuno. le donne competono tra loro in maniera feroce e senza regole per avere le attenzioni degli altri uomini ma anche per mettersi in buona luce con il datore di lavoro o con chiunque altro possa garantire loro dei vantaggi, e così facendo tralasciano di lottare INSIEME E DI FARE SQUADRA. ma non bisogna pensare che in tutto questo le donne SIANO COLPEVOLI. questo modo di fare ( comune alla maggior parte delle donne, anche se non a tutte ) è stato loro trasmesso da una millenaria cultura fallocentrica che ha messo l’ uomo al centro della società e la donna ai margini ( il ruolo di madre e di moglie non conferisce alle donne ALCUN POTERE !). per cui le donne si sono ritrovare a dover competere tra loro per aggiudicarsi “il miglior partito”. questo comportamento che le donne mantengono ancora oggi è solo il riflesso INNATO di quell’ antica concezione. tanto più verrà raggiunta una REALE PARITA’ tra i due sessi in termini di diritti civili e individuali, tanto più le donne saranno meno propense a rinunciare alle loro rivendicazioni per farsi la guerra tra di loro.
[…] perché limitarsi ai mugugni e non continuare a battersi in modo concreto a partire dalle piccole cose, relativamente facili, per ottenerne poi altre più difficili e più complesse sulla stessa scia? La legge sull’aborto forse non sarebbe stata possibile a tempi così brevi, nonostante tutte le pressioni, senza il processo nel 1973 in cui da teste divenne imputata Gigliola Perobon, ex operaia e ex dipendente Upim, che ebbe pure il torto di “non essere pentita”, e venne assolta con “perdono giudiziale”, espressione di ambiguo paternalismo, che implica colpevolezza.
a mio avviso l’aborto, come l’eutanasia, dovrebbero essere totalmente lasciati alla coscienza individuale, la sola che può avere un’esatta conoscenza dei propri eventi, nella loro specifica successione e misura, e delle proprie capacità a farvi fronte. a quanto so, la religione protestante è l’unica in un gruppo abbastanza numeroso di fedeli che così fa in merito all’aborto mentre in Italia, prima della legge che ne ha sancita la liceità civile, il codice penale prevedeva dai 2 ai 5 anni di galera per azioni illegali, perpetrate senza anestesia né igiene, il più delle volte con l’introduzione in un corpo femminile di un ferro di varia natura.
non conosco dati sull’incidenza di pratiche abortive legalizzate in altri Stati. da noi, e forse anche in altri Paesi a matrice cattolica, l’incidenza potrebbe restare più alta della media a causa del freno posto da sempre alla diffusione di una cultura anticoncezionale da parte della Chiesa, che quasi certamente limita molto anche la pubblicità, per molti versi salvifica, del profilattico. questo è più che mai, a livello umano, il caso in cui un qualcosa d’indesiderato dovrebbe assolutamente essere evitato. anche perché un figlio, se non voluto in misura più o meno uguale da entrambi i genitori, può finire con il rompere definitivamente equilibri di coppia magari già precari, portando spesso nella solitudine e nel vuoto in particolare la donna e il suo bambino. un figlio ha bisogno soprattutto di amore ma anche di un minimo di attenzioni pratiche e di possibilità economiche per crescere senza troppi traumi. se la madre si ritrova sola, sarebbe auspicabile che potesse amarlo anche per il padre assente ma, per in gamba che sia, le sarà molto difficile concretizzare nella vita del figlio l’apporto di equilibrio nell’inserimento sociale che solitamente deriva da una personalità maschile. […]
Ciao Rossana. Grazie per la precisazione, ma mi era chiaro. D’altra parte i forum non sono altro che uno scambio di idee, che possono essere arricchite da quelle altrui, ma difficilmente essere cambiate. Anzi, per quanto mi riguarda mi convinco sempre più che in fondo siamo solo delle meravigliose “macchine” fisiologiche dotate di coscienza. Ed e’ quella che ci porta verso le vette e i precipizi che l’animo umano ci ha fatto conoscere. Se l’ Eros e’ una emanazione dell’istinto, l’Agape lo è della coscienza. È il rapporto tra questi due “mondi” che crea molti dei problemi che leggiamo su queste pagine.
Un caro saluto anche a te
P.S. Ross, forse capisco perché puoi essersi risentita, come mi è parso, durante il dibattito sugli amori non corrisposti e la mia opinione al riguardo: io ignoravo che tu ne stessi vivendo uno. Quindi capirai facilmente che non c’era (ne’ comunque avrei mai osato farlo) alcun intento critico per quelle che sono le scelte di vita di chicchesia, men che meno le tue, stante la stima che ho nei tuoi confronti. Le mie valutazioni nascono appunto dalle esperienze indirette di mia moglie, ( e non solo, ormai) che ovviamente stimo a sua volta, pertanto se dovessi dire la mia quando lo ritenessi opportuno, mi auguro comprenderai che l’intento che mi prefiggo e’ analogo al tuo, anche se diametralmente opposto nel giudizio finale che ne deriva. Ciao.
[…] per la questione dei gemellini scambiati, avremmo forse bisogno della saggezza di Salomone, che ha saputo individuare chi amava di più in rapporto a chi era maggiormente incline alla rinuncia, piuttosto di arrecar danno alla persona amata. non possesso, quindi, ma amore disinteressato!
sarò tradizionalista ma non sono a favore di affitto di uteri o di fecondazioni grazie a elementi che non sono parte della coppia. si afferma che un embrione trae aspetti del suo divenire anche dall’utero in cui cresce ma per me non è questo ad essere di particolare importanza. se una coppia desidera un figlio e non ne può avere, ci sono tanti bambini soli che si possono scegliere quasi come si fa con un cagnolino al canile. il desiderio di dare amore non dovrebbe essere confinato ai propri figli genetici o ad animali di razza ma al mondo intero, se si fosse davvero capaci d’amare. tutto il resto, artificiale e arbitrario, che si contrappone alla natura, decadrebbe di conseguenza.
mi pare di aver risposto a tutte le domande. grazie per i dati che mi hai dato sull’accettazione maschile e femminile del pillolo. mi piacerebbe, però, sapere perché, secondo te, questo anticoncezionale. oppure qualcosa di simile, forse è esistito e perfezionato in seguito, non è tuttora né conosciuto, né messo sul mercato, né adottato da parte di uomini.
concludo precisando che i dati riportati su Gigliola Perobon e sulla vita di Marisa Bellisario, morta a 53 anni, esempio di donna di grande successo, che rimpiangeva di non aver avuto tempo e modo di dedicarsi maggiormente alla “causa femminile” nel suo cruciale momento storico, sono stati liberamente tratti da testi pubblicati sul già citato libro “Italiane”, III volume, pubblicato nel 2003 dal Dipartimento per le Pari Opportunità. Mi manca il II volume, che ho chiesto senza successo al competente ministero…
Marisa asseriva che “per ottenere successo nella vita, era necessario avere fiducia in se stessi, pensare positivo e avere tanta voglia di lavorare”. A Gigliola e a Rosa Parks, in misure diverse, per ragioni diverse e in tempi e culture diversi, sono state invece necessari coraggio, tanta forza psichica ma soprattutto l’assoluta convinzione di essere nel giusto. humus diversi per risultati diversi, tutti ugualmente altrettanto importanti!
Maria Grazia,
grazie per il riscontro, che però non condivido: “tanto più verrà raggiunta una REALE PARITA’ tra i due sessi in termini di diritti civili e individuali, tanto più le donne saranno meno propense a rinunciare alle loro rivendicazioni per farsi la guerra tra di loro.”
chiunque faccia la guerra a chiunque altro, dal mio punto di vista lo fa per superare una sensazione d’inferiorità; così come chi diventa arrogante lo fa per nascondere insicurezza. il concetto che mi hai esposto mi sembra il serpente che si morde la coda, che inoltre i tempi e i costumi avrebbero dovuto di gran lunga far superare.
a mio avviso, è l’indivualismo e il relativo benessere, sia fisico che economico, che fanno sì che si abbia poca voglia di lottare davvero. forse mancano ora anche ragioni vere, pesantissime da sopportare, la cui assenza induce a ritenere che in fondo vada bene anche così. ma, allora, si dovrebbe evitare di lamentarsi.
stessa cosa vale per me anche per i discussi amori non corrisposti. se te ne lamenti, fai qualcosa per cambiare, almeno come sforzo mentale di volontà, al fine di lasciartelo alle spalle. altrimenti, se ti sta bene così e ne trai quanto ti basta per volerlo continuare, anche solo per te soltanto, evita di lamentarti…
senza chiarezza di idee e impegno non si va da nessuna parte!
ciao Golem,
mi dispiace che non ricordi di quanto a suo tempo ho scritto in merito alla particolare relazione a distanza che intrattengo da quasi quattro anni con un uomo che, dopo aver dichiarato di amarmi, ha fatto marcia indietro e ora fa coppia con una donna molto più giovane di me, che, a suo dire, lo bistratta.
forse non sono in grado di definirla nelle sue linee più oggettive, nè m’importa particolarmente di farlo. quello che è certo è che a me sta bene così. credo di saper amare incondizionatamente ma sono anche sicura, per quanto mi riguarda, che non faccio parte della schiera di “donne che amano troppo” e che se ne lamentano.
un caro saluto.
ROSSANA mi trovo molto d’accordo sul fatto che certe persone siano semplicemente più inquiete di altre e fatichino a stabilire e mantenere storie “normali”…ma non per questo dietro ci deve essere per forza qualcosa di patologico o di torbido. L’unico metro di giudizio in questi casi credo sia il proprio sentire e non necessariamente la solita etichetta sociale del giusto e dello sbagliato a priori. Bisogna secondo me conoscere a fondo se stessi, capire cosa si vuole, accettarsi e trovare il proprio equilibrio…senza farsi condizionare troppo dal prossimo e dal pensiero comune. Ti ho scritto una mail in privato e spero che stavolta ti sia arrivata senza disguidi. 🙂
GOLEM serena non sono ma consapevole e lucida abbastanza credo. a momenti tuttavia la tristezza mi assale non solo per lui ma per vari motivi..però riesco a non farmi abbattere. vedi tu hai una relazione appagante e felice da 20 anni e penso che la solitudine e il vuoto emotivo che può attraversare una persona (non parlo di me ma in generale) non possa veramente capirlo e tendi magari a “condannare” gli amori non ricambiati anche per questo motivo…rischio di fare un discorso patetico ma spero si comprenda cosa voglio dire. naturalmente Golem non è un attacco verso di te ma solo un ulteriore spunto di riflessione e discussione..
“per ottenere successo nella vita, era necessario avere fiducia in se stessi, pensare positivo e avere tanta voglia di lavorare”
a queste cose rossana ci devi aggiungere furbizia, scaltrezza, faccia tosta, disponibilità talvolta ad eludere i regolamenti, propensione al rischio e anche – se necessario – al pericolo .. 😉
Chiarimento:
Per gli evidenti motivi che ho spiegato nel post n. 326 ho pensato sia giusto, da parte mia, non interloquire più con Maria Grazia.
La sua aggressività, arroganza, presunzione e le sue continue offese, rivolte, nel tempo, non solo verso la mia persona, mi hanno davvero stancato.
Fermo restando la mia completa disponibilità verso tutti gli altri partecipanti a questa e a qualunque altra discussione del forum.
Nessun problema verso nessun altro utente del forum. Ma solo una evidente constatazione di fatto degli atteggiamenti scorretti di UNA SOLA PERSONA ripetutisi più volte nel tempo, e che hanno avuto il loro culmine nel sopracitato post n. 306.
Grazie.
Maria Grazia,
“ci devi aggiungere furbizia, scaltrezza, faccia tosta, disponibilità talvolta ad eludere i regolamenti, propensione al rischio e anche – se necessario – al pericolo .. ;)” – forse proprio per questo, pur essendo ambiziosa, non sono mai stata veramente interessata al successo in ambito economico o sociale. anche questo è un modo, se pur parziale, di bastare a se stessi.
sono soddisfatta di aver ottenuto di che vivere decorosamente con il mio lavoro e di aver raggiunto (grazie in particolar modo all’aver vissuto gioventù e maturità in un momento storico in cui il lavoro c’era quasi per tutti) più di quanto la mia licenza di media inferiore avrebbe avuto modo di offrirmi. a volte capacità e volontà non bastano: bisogna trovarsi nel momento giusto al posto giusto e nella famiglia giusta, meglio ancora se “incoraggiati” da un qualche tipo di protezione, anche soltanto mentale…
Ciao tutti,
Rossana,
i dati risalgono al 2010 e, ovviamente, non tengono conto del sommerso.
Tra Romania, Ucraina, Svezia Olanda, Germania e Italia, il paese con il tasso di aborti più alto è la
Romania: 34,4%
Ucraina: 26,2%
Svezia: 26,4%
Italia: 17%
Germania: 14%
Olanda: 12,7%
Con un’incidenza maggiore di aborti tra le minorenni e le donne immigrate.
Il dato della Svezia mi ha colpito! Ho sempre pensato che la percentuale di aborti sia legata anche al tipo di aiuti statali che riceve una donna, e più in generale, una famiglia.
In Svezia il rapporto Stato-famiglia è migliore rispetto al nostro, lì lo Stato è più presente. Per questo non mi spiego il 10% in più di aborti!!!
Sulla questione gemellini scambiati mi trovi perfettamente d’accordo con te, in tutto! La penso esattamente come te.
Per quanto riguarda l’anticoncezinale maschile ed il suo insuccesso.
Ti dico la mia idea: secondo me non avrebbe molto successo, ma per una semplice questione culturale.
Lo scopo dell’anticoncezionale è quello di non fare figli. Si diventa come sterili. Per retaggi culturali la sterilità di una donna pesava, e ancora oggi, pesa meno della sterilità dell’uomo. E questo lo sai, perché è qui che volevi portarmi con la tua domanda 🙂
L’uomo sterile è visto come uomo non virile, e la mancanza di virilità è una catastrofe, la sterilità anni fa era motivo di vergogna ed esclusione sociale.
Per questi motivi, secondo me,il pillolo non avrà tanto successo nei paesi mediterranei, e chi lo utilizzerà lo farà soltanto per non ritrovarsi padre senza volere, e non per altro.
Valinda,
la tua mail mi è pervenuta. ti risponderò presto.
sai quanto sia d’accordo con te nel non ritenere patologico o negativo tutto quello che non finisce a tarallucci e vino. ognuno conosce la sua realtà e dovrebbe saper decidere per se stesso. a volte persino gli adolescenti, se sufficientemente sani, sanno farlo in amore meglio degli adulti.
le etichette sono molto spesso tanto sbagliate quanto inutili. si può esprimere a chi immaginiamo ci possa capire un eventuale disagio, ascoltarne i pareri per poi decidere come meglio sembra al momento positivo per noi. poco importa se in alcuni casi la sofferenza può superare di qualche linea la gratificazione: tutto fa parte del vivere, se questa è una nostra consapevole scelta di vita.
un abbraccio.
“a mio avviso, è l’indivualismo e il relativo benessere, sia fisico che economico, che fanno sì che si abbia poca voglia di lottare davvero. forse mancano ora anche ragioni vere, pesantissime da sopportare, la cui assenza induce a ritenere che in fondo vada bene anche così. ma, allora, si dovrebbe evitare di lamentarsi.”
rispetto questo tuo pensiero rossana, ma non lo condivido. secondo me il benessere e il “progresso” raggiunto centrano ben poco. direi invece che molte donne sono poco propense a lottare e a cambiare le cose perchè ormai sono STANCHE E RASSEGNATE. un pò come i disoccupati che smettono di cercarsi un lavoro e si adagiano a vivere di espedienti. Le lotte femministe dei decenni appena trascorsi, qui in Italia non hanno portato quei grandi cambiamenti e quelle grandi migliorìe che le donne italiane si aspettavano, sopratutto a livello culturale. e le donne, tendenzialmente, rimangono DA SOLE ad affrontare la loro battaglia. per “DA SOLE” intendo dire che non hanno il sostegno nè degli uomini, nè delle altre donne. appunto perchè, come dicevo, noi donne siamo troppo divise tra noi, e si tende ad isolare ed emarginare quelle che hanno un temperamento particolarmente ribelle, trasgressivo e rivoluzionario, anche all’ interno della stessa comunità femminile. atteggiamento, questo, ereditato da quella cultura fallocentrica cui accennavo prima.
mi complimento con Valida per il post n. 340, nel quale ha riportato un’ esposizione assolutamente lucida e impeccabile.
Rossana hai ragione. Forse non ho considerato nei giusti termini il valore che tu davi al tuo rapporto. Ovviamente sono felice per te se la relazione ti soddisfa, anche se sono convinto che una persona come te meriterebbe e dovrebbe pretendere di più, cosa che e’ sempre presente nelle storie non ricambiate, proprio per l’impegno sentimentale ed emotivo che caratterizza chi da’ e non riceve. Allora scusarmi per l’involontario attacco che hai percepito. Come ripeto ho le mie idee che nascono da una storia che conosco meglio di quanto non posso fare con la tua, in questo caso. Un abbraccio.
Valinda, ma chi non capirebbe la tua desolazione? Ma qual’e’ l’alternativa? Continuare ad amare chi non ti vuole? Chi comunque ha deciso che tu non fai per lui?
Non credi che, come ho detto a Rossana, a mia moglie e a tutte le donne che hanno vissuto o vivono queste storie, meriteresti di più? È il caso di accontentarsi è non cercare, VOLENDOSI BENE PER PRIMI, di aspettarsi di più quando si è così pieni d’amore e di sentimentalismo sincero?
Non credo che la tua autostima migliorerebbe continuando a vivere in una condizione che, al di la’ delle eccezioni che hai potuto leggere oggi stesso su queste pagine, temo sia quella di “subordinata”.
Tra le altre cose, su questo forum si sta parlando di parità di diritti tra i sessi, della dignità delle donne e del riconoscimento del loro valore, e poi a certi uomini si da’ la possibilità di sentirsi quello che si sta cercando di combattere? In questi sacrosanti riconoscimenti delle parità di diritti tra i sessi, io per primo credo fermamente, convinzioni che ho messo in pratica con mia moglie, con il risultato che ho abbondantemente descritto in questi forum, e che ci ha portati ad essere chi siamo proprio in ragione della reciprocità e del riconoscimento della rispettiva dignità sentimentale.
Certo non capiro’ forse mai perché una donna come la mia possa aver conservato il ricordo di un ladro di sentimenti, che comunque ne ha umiliato la sua persona, e per questo che sto studiando da dilettante la psicologia amorosa femminile. Ma ciò non toglie che per me, ma anche per lei, quella è stata una storia inutile. Fai in maniera che non accada anche a te, e soprattutto che un giorno tu non debba dire che avevo ragione, come hai già detto a proposito della recente lettura del libro della Norwood, perché non sono qui per questo.
Ti saluto affettuosamente.
“ci devi aggiungere furbizia, scaltrezza, faccia tosta, disponibilità talvolta ad eludere i regolamenti, propensione al rischio e anche – se necessario – al pericolo .. ;)” – forse proprio per questo, pur essendo ambiziosa, non sono mai stata veramente interessata al successo in ambito economico o sociale. anche questo è un modo, se pur parziale, di bastare a se stessi.”
Vedi rossana, gli uomini ( al contrario di noi donne ) sono abituati a confrontarsi con la realtà VERA del mondo degli affari e delle professioni e a “sporcarsi le mani”, pur di raggiungere un certo livello. La maggior parte delle donne invece la pensa come te ( io rimango nel mio piccolo, faccio la “brava ragazza”, BASTO A ME STESSA ). e questo atteggiamento, per quando ammirevole da un punto di vista etico, non permetterà mai alle donne di raggiungere traguardi più elevati, sia socialmente, sia professionalmente, sia economicamente. credo che questa epoca stia mettendo le donne di tutto il mondo di fronte ad una scelta: una vita modesta costellata di “scrupoli”, contro una vita soddisfacente e piena ma che preveda il dover tirar fuori gli artigli, come gli uomini HANNO SEMPRE DOVUTO FARE prima di noi per affermarsi nel mondo e provvedere alla propria famiglia. Lascio a ogni donna la libera scelta tra queste due vie. ben sapendo che ognuna di esse, a suo modo, comporta delle rinunce ( la prima strada comporta la rinuncia al successo e alla ricchezza, la seconda strada prevede la rinuncia agli sciocchi sentimentalismi – ATTENZIONE, HO DETTO SENTIMENTALISMI, NON RINUNCIA ALL’ AMORE E ALLA PASSIONE ! )rinunce delle quali le donne devono essere BEN CONSAPEVOLI fin dall’ inizio !
Maria Grazia,
guarda che Rossana, se ho ben capito la sua storia, non ha affatto vissuto una vita all’angolo, in ombra, anzi.
Ha vissuto in prima persona i moti femministi, chiamiamoli così, ed ha cresciuto un figlio da sola, decidendo di rimettersi in gioco dopo varie vicende sgradevoli.
Avrebbe potuto scegliere di farsi scivolare tutto addosso, invece non l’ha fatto.
Quante donne accettano l’inaccettabile rimanendo ferme attaccate al palo?
Rossana non l’ha fatto. Rossana ha avuto quel coraggio che ad alcune donne del presente manca, seppur ci sono i fari puntati su vicende di violenza, seppur adesso si cerca di far passare la violenza come un qualcosa di ingiustificabile, e viene per questo punita.
Non è una cosa da poco quello che ha fatto Rossana, soprattutto se teniamo presente il periodo in cui lo ha fatto.
A volte fare rumore non significa fare qualcosa, significa soltanto far rumore.
Rossana,
tu ritieni le quote rosa un male necessario, io un male e basta. E dico così per il semplice fatto che non si basano sul merito.
Ti faccio un esempio: immagina di avere davanti 7 uomini e 5 donne e di dover scegliere soltanto 10 persone da far entrare a lavorare in una tua azienda.
Le quote rosa ti imporrebbero di scegliere 5 maschi e per forza 5 donne. E se magari i due maschi che devo scartare fossero più bravi delle due donne che ho dovuto scegliere al loro posto?
Perché tu devi essere costretta a fare una scelta basandoti sulla sessualità e non sul merito? Chi pagherà le conseguenze che deriveranno da questo deficit di capacità, di merito?
Stesso discorso in caso di quote azzurre.
A me un meccanismo di scelta IMPOSTO che si basa sul quello che c’è nelle mutande, e non su quello che c’è nella testa, mi sembra assurdo. Non è accettabile.
I veri cambiamenti sono culturali e nascono nelle famiglie.
Io sono cresciuto in una famiglia in cui mio padre, quindi uomo, faceva le stesse cose che faceva mia madre.
La spesa, cucinare, lavare i piatti, aspirare e lavare i pavimenti, far andare la lavatrice e stendere i panni.
Mio padre ha 63 anni fa tutto, tranne che stirare.
Ed io uguale. Mi occupo di me stesso e della mia casa da quando avevo 18 anni, età in cui mi sono allontanato dalla famiglia per studiare, e quindi ho dovuto imparare a fare tutto.
In casa mia, sia io che la mia compagna, facciamo le stesse cose. Io stiro anche. Non tanto perché non mi piace, però se devo stirarmi una camicia lo so fare.
Io non sento la differenza tra uomo donna nell’ambito famigliare, perché sono stato educato così, con gli esempi.
L’imposizione a suon di battaglie non c’è stata.
Non serve