Ho deciso di rinunciare ad avere figli
di
eglevittoria
Riferimento alla lettera:
Ho 41 anni e finora ho solo collezionato delusioni su delusioni. Ho anche convissuto per 3 anni con un uomo col quale non ci siamo più capiti ad un certo punto. Adesso vivo sola perchè non ho più i genitori. Dopo l'ultima delusione ho capito che probabilmente sbagliavo partner perchè...
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Data di pubblicazione: 17 Luglio 2014.
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Rossana,
le risse su temi importanti non sono inevitabili. Basterebbe portare argomentazioni logiche per evitare risse, ma spesso si ricevono insulti, ma poco mi importa. Lascio le risse da bar agli stolti, accompagnati dalla mia indifferenza.
Non devi invidiare la mia fede, per il semplice fatto che io non credo nell’esistenza di un Dio. Essendo occidentale sono cristiano per cultura, ma non credente. Quindi le mie convinzioni non nascono dai dettami della chiesa, ma per un discorso puramente naturale e logico.
Commetti un errore quando vuoi far rientrare la non condivisione dell’aborto nella sfera religiosa, cattolica per quanto riguarda noi italiani, e ti spiego il perché.
“…Non somministrerò ad alcuno, neppure se richiesto, un farmaco mortale, né suggerirò un tale consiglio; similmente a nessuna donna io darò un medicinale abortivo…”
Questa è una parte del giuramento di Ippocrate, vissuto tra il V e IV secolo a.C.
Sicuramente non era cristiano, tanto meno cattolico.
Così come si sono occupati di aborto (non condividendolo) persone laiche come Bobbio ad atee come Pasolini.
Questo per dirti che il tema aborto tocca le coscienze di tutti, in tutto il mondo, non solo dei religiosi.
Hai fatto riferimento alla Chiesa e all’uso dei contraccettivi, ma questo è un altro discorso, anche sul piano giuridico, infatti lo sperma in sé e gli ovuli in sé non godono di nessun diritto, mentre il feto sì. Il feto è tutelato a livello giuridico. Il feto è vita, uno spermatozoo ed un ovulo no, infatti non è nemmeno detto che in seguito ad un rapporto sessuale non protetto si arrivi alla procreazione. Lì non c’è vita. Vita che c’è sicuramente quando avviene la fecondazione.
E non si può paragonare il feto ad un qualunque altro ammasso di cellule. Il feto ed un cumulo di cellule, come lo è una ciocca di capelli, non sono la stessa cosa, quindi non possono essere equiparate per valore.
Su internet ci sono foto e video di feti abortiti. Guardali e dimmi se non è umano ciò che vedi. Si sono verificate situazioni in cui un feto è riuscito a sopravvivere dopo l’espulsione. Purtroppo per poco tempo, ma questo dimostra che il feto è vivente, è umano.
Hai fatto riferimento agli omicidi. Bene. Qualcuno è disposto a giustificarli? Perché la soppressione di alcune vite deve essere accettata ed altre no?
A questa domanda non si può rispondere che il feto non è vita.
Il feto è sempre stato considerato vita, già nel nuovo testamento quando ci si…
riferisce all’essere umano che c’è nel grembo, lo si chiamava “bambino”, ed un bambino è un essere umano.
Domanda provocatoria però vorrei una tua risposta:
se partiamo dal fatto che condizione economica e sociale possono giustificare la soppressione di una vita per metterlo al riparo dalla sofferenza, allora perché non si può procedere a somministrare l’eutanasia a tutti quei bambini poveri, abbandonati, infelici e che vivono una vita non dignitosa, dalla quale, probabilmente, non avranno vie di fuga?
Se l’aborto è visto come un mezzo per mettere alcuni a riparo dalla sofferenza, perché non è possibile sopprimerli tutti, a maggior ragione quelli già nati, visto che hanno un carico di sofferenza maggiore, e che cresce sempre di più, rispetto ad un feto? Se l’aborto serve anche per un controllo demografico, perché non utilizzarlo anche per abbassare il numero di abitanti della Terra.
Dove sta la differenza?
C’è comunque qualcuno che decide sul destino di un’altra persona. Quindi il principio è uguale, le motivazioni identiche, e la fine pure.
https://www.google.it/search?q=aborti&espv=2&source=lnms&tbm=isch&sa=X&ei=_VIEVKjyGMXMyAODwoLADQ&ved=0CAYQ_AUoAQ&biw=1280&bih=633#facrc=_&imgdii=_&imgrc=zvlSAPZpaOsDeM%253A%3B8M6AmpmybLuEXM%3Bhttp%253A%252F%252Fwww.centrosangiorgio.com%252Faborto%252Farticoli%252Fimmagini%252Ffeto_abortito.jpg%3Bhttp%253A%252F%252Fwww.centrosangiorgio.com%252Faborto%252Farticoli%252Fpagine_articoli%252Faborto_e_coscienza.htm%3B1206%3B843
Aspetto tue risposte.
Buona giornata.
ciao
M.
mi scuso per i toni troppo concitati dei miei commenti prima, ma devi capire che il tema dell’ aborto è particolarmente sentito da noi donne, e la discussione in questo caso può prendere una brutta piega. Tu continui a confondere il DARE LA VITA con il DARE LA GIOIA. sono due cose diverse ! il feto può anche rappresentare una vita umana già in essere, ma questo non cambia il mio discorso. Se nel feto vengono riscontrati problemi organici per cui la vita del futuro nascituro sarebbe insopportabile, è un atto DOVEROSO verso quel bambino/a rinunciare a farlo venire al mondo. e lo stesso dicasi per casi in cui l’ aborto viene praticato perchè i genitori non si trovano nelle condizioni socio-economiche per poter allevare un figlio come conviene ! L’ etica di cui a te piace tanto parlare la applichi in senso astratto e ideologico ( tipico della mentalità maschile in generale, e non solo di quella “maschilista” ) ma qui si parla di VITA REALE, DI CONCRETEZZA PRATICA. in questa dimensione il discorso cambia, e quello che CONTA VERAMENTE è l’ EFFETTIVA soddisfazione delle persone rispetto all’ essere venuti al mondo.
Rossana, anche i miei scritti sono pieni di “secondo me” e non a caso. La storia che hai riportato ci riconduce sempre al solito punto: far pagare agli altri i nostri conti, le nostre mancanze. Agganciare la vita a teorie basate sui numeri può essere pericoloso, perché se capita di dover impersonare quel numero in più, allora nascono i problemi. I problemi nascono quando non si considera la vita come tale, gli esseri umani come tali, ma come numeri, come scarti. Se si riuscisse, invece, a capire che certi valori non possono e non devono essere accostati a numeri, allora anche quel figlio/numero in più avrebbe potuto ricevere la considerazione come essere umano, e non come qualcosa di barattabile. Dare un valore altissimo, non negoziabile, a certe cose, è follia?
Ciao
Posso? Vorrei sottolineare un dettaglio che ritengo intressante e che attiene al modo con il quale le “culture” trattano il valore della vita. Mentre Ippocrate ad Atene pronunciava quella frase che diventò la base del giuramento omonimo, gli spartani operavano una selezione eugenetica assolutamente coerente con la loro morale. Poche decine di chilometri separavano le due città, ma la maniera con la quale le due popolazioni vivevano la loro etica differiva già nei principi fondamentali. Si può affermare che una era giusta e l’altra sbagliata? Io ritengo di no, in quanto entrambe le etiche erano funzionali ad una cultura che era stata scelta o comunque condivisa da quella popolazione.
Oggi siamo nelle stesse condizioni, e naturalmente tendiamo a riferirci ai principi con i quali siamo stati allevati, abbiamo convissuto e siamo immersi nostro malgrado. Siamo cattolici anche se ci definiamo atei o agnostici e, seppure inconsapevolmente, i nostri principi e le nostre decisioni attingono ad un retroterra che, volenti o nolenti, ci appartiene.
La diatriba su cosa sia l’embrione non sarà mai risolta, perché nell’embrione coesistono entrambi i principi etici occidentali che creano il dibattito pertanto la questione è irrisolvibile dal punto di vista puramente intellettuale. In questi casi L’UNICO soggetto che dovrebbe poter decidere al riguardo e sul destino del nascituro e’ chi ha l’onere della gestazione, e nessun altro, almeno fintanto il feto dipende “completamente” dalla madre e non ci si può aspettare che possa sopravvivere senza di questa. Solo da quel momento in poi entriamo nel campo delle regole dell’etica e della morale della cultura nella quale si presenta il problema dell’aborto, non prima.
Saluti a tutti.
M.,
sto preparando una risposta alle tue due domande precedenti ma non è finita, perchè la questione è complessa e io mi perdo rincorrendo vari cani sull’aia… Inoltre, ora desidero andarmene un po’ in giro, in cerca di caprifoglio… ma, punta sul vivo, sperando di aver capito correttamente anche quello che accenni soltanto, non posso fare a meno di replicare subito al tuo post 654.
Credimi, NON avrei MAI voluto far pagare a mio figlio il conto che ho dovuto saldare io, per riprendere a vivere. Purtroppo però, a mio avviso, se non si è stati amati e non ci è stato insegnato nella pratica ad amare, non è che non ci si arrivi mai ma costa senz’altro tempo, tentativi vari a vuoto e sforzi immani, che non tutti hanno la fortuna di essere aiutati a compiere.
A poco più di 25 anni il senso materno in termini di tenerezza in me era quasi nullo; il mio compagno, discutibile finchè vuoi, mi ha lasciata sola meno di due mesi dopo la nascita del piccolo, che ha pagato e ancora sta pagando un conto salatissimo, per colpa nostra.
Non è una questione di numeri. Capisco molto bene il tuo ragionamento. Sembri essere tu a non conoscere altre realtà che quella che spero sia la tua, com’è giusto che sia. Così come si può negare persino l’esistenza di qualcosa d’imperfetto quando si sta godendo di una quasi perfezione…
Non è follia dare un valore altissimo, ineguagliabile, a certe cose. Bisogna soltanto distinguere, se possibile, i diversi valori che possono essere dominanti in una vita per ogni singola persona. Per me, a costo di diventare patetica, questo valore è uno soltanto: l’amore. Senza di esso non esistono non soltanto persone serene ma nemmeno relazioni umane di coppia gratificanti, le sole che possano aderire con gioia alla vita e al dare la vita, nella speranza di gioia.
scusa la franchezza. a presto!
“se partiamo dal fatto che condizione economica e sociale possono giustificare la soppressione di una vita per metterlo al riparo dalla sofferenza, allora perché non si può procedere a somministrare l’eutanasia a tutti quei bambini poveri, abbandonati, infelici e che vivono una vita non dignitosa, dalla quale, probabilmente, non avranno vie di fuga?”
non puoi paragonare un feto con un bambino già cresciuto. il feto è un organismo primordiale privo di sensibilità e di coscienza ( cioè il cuore dell’ essenza dell’ essere umano ), un bambino già nato e sviluppato porta invece in sè la consapevolezza di essere vivo e ha già maturato L’ ISTINTO DI SOPRAVVIVENZA, tale per cui VUOLE continuare a vivere, paradossalmente e nonostante tutto. L’ omicidio e il sopprimento di un embrione sono due cose totalmente differenti.
“Non è una questione di numeri. Capisco molto bene il tuo ragionamento. Sembri essere tu a non conoscere altre realtà che quella che spero sia la tua, com’è giusto che sia. Così come si può negare persino l’esistenza di qualcosa d’imperfetto quando si sta godendo di una quasi perfezione…”
com’è vero rossana… com’è vero !! … e questo si può osservare in tutti gli ambiti della vita e con molte persone che incontriamo. e non solo relativamente alle gravidanze mancate !….
“Per me, a costo di diventare patetica, questo valore è uno soltanto: l’amore. Senza di esso non esistono non soltanto persone serene ma nemmeno relazioni umane di coppia gratificanti, le sole che possano aderire con gioia alla vita e al dare la vita, nella speranza di gioia.”
no rossana non sei patetica, SEI UMANA, è diverso ! le vere relazioni ( siano esse convenzionali o più “piratesche” ) sono quelle che in qualche modo portano a una crescita interiore dell’ individuo, a un’ empatia verso l’ altro, alla condivisione di aspetti umani e spirituali e non solo materiali ( come il sesso e altri appagamenti fugaci ed effimeri ). ma non tutti hanno sviluppato la maturità e la consapevolezza necessaria per riuscire a vivere con serenità e con coraggio, senza preclusioni, la nascita di un sentimento o anche semplicemente di una grande passione.
anche la nascita di una nuova vita è qualcosa che merita attenzioni speciali, coraggio, dedizione, serenità, ma sopratutto DESIDERIO E AMORE. venendo a mancare questi presupposti, il bambino che nasce sarà infelice e porterà con sè ricordi traumatici e difficilmente rielaborabili.
Golem, gli Spartani operavano la selezione eugenetica, mentre ad Atene nasceva la consapevolezza di un diritto assoluto che andava salvaguardato. Tra queste due visioni, qual è che è passata ed è andata a costituire uno degli elementi della cultura occidentale? Le pratiche eugenetiche (le stesse rincorse dalla Germania nazista, è vietate dalla Carta dei Diritti fondamentali dell’Unione Europea) o quelle di tutela e valorizzazione? A livello puramente istintivo, ci sentiamo più affini a ciò che facevano gli spartani o gli ateniesi?
In Italia l’aborto si può praticare entro i primi 90 giorni, quindi 12 settimane. A 12 settimane il feto è in grado di effettuare i primi movimenti di riflesso, ha le unghie, iniziano a crescere i capelli, ha un cuore che batte ed un cervello e sistema nervoso già abbozzato, e questo gli permette di percepire alcuni dolori e fastidi.
Che il feto non sia considerato come vita, non è vero, e l’ho scritto prima a Rossana. Gli antichi ed antichissimi indicavano il feto come bimbo, come dono, ma questo non impediva certe culture di buttare in pasto ad animali feti e bambini nati difettati.
Quello che io vorrei sapere è se si può manipolare la vita altrui in base alla propria volontà. Se la volontà ha più valore dei diritti assoluti, e se la risposta è sì, vorrei sapere quali sono i confini di questa super volontà, perché io faccio fatica a trovarli questi paletti.
Cosa ne pensi di persone, universalmente riconosciuti come grandissimi e capacissimi pensatori, come il papa, Bobbio, Pasolini e tanti altri, contrari all’aborto?
Si sbagliano? Non sono in grado, in base alle loro conoscenze etiche, filosofiche, giuridiche, storiche, di creare un percorso logico assolutamente valido e coerente con ciò che la natura fa?
Ciao
“il feto è un organismo primordiale privo di sensibilità e di coscienza”
Questo forum è letto da tante persone, quindi è doverso smentire subito una falsità del genere.
Non è assolutamente vero, è scientificamente dimostrato che il feto sente i suoni provenienti dall’ambiente, che reagisce agli stimoli, che apprende, che sente il dolore. Il suo sviluppo intellettivo è già condizionato dagli stimoli che riceve nella pancia della madre. Per esempio situazioni di stress da parte della madre in gravidanza sono trasmesse al feto.
Credi che fino all’istante in cui nasce il feto non sia cosciente e poi si accende improvvisamente?
Rossana, non mi riferivo alla storia di tuo figlio, per due motivi:
1. Non mi sarei permesso
2. Non la conosco
Io non vorrei scriverlo, ma lo scrivo lo stesso.
Le situazioni imperfette (per usare termini che hai usato tu) le realtà che sono diverse dalla mia personale realtà, ossia quelle realtà che, secondo te, io non riesco a capire perché opposte alla mia, fanno parte almeno 3 volte a settimana, della mia quotidianità.
Da anni ormai dedico un po’ del mio tempo ad attività di volontariato, e queste mie attività mi portano proprio in queste realtà imperfette. Bambini malati di tumore, bambini che muoiono, genitori distrutti, bambini con mezza famiglia alle spalle oppure senza una famiglia, ma che riescono a trovare in certe associazioni, una sponda, un aiuto. Che sia una struttura di accoglienza, che sia il regalare loro dei giochi, che sia l’aiutarli a fare i compiti eccetera.
Questi bambini hanno vissuto sulla loro pelle la mancanza di amore, l’abbandono, le conseguenza delle ristrettezze economiche, violenze di tutti i tipi.
Ebbene, in questi bambini qui non c’è l’ombra di indegnità. Nessuno di loro avrebbe meritato di non nascere. Tutti loro meritano una opportunità, e ci sono eserciti di persone che si occupano di bambini che non sono loro figli.
Fortunatamente io, né adesso, e spero mai, devo fare i conti con il dolore di una morte di un figlio, ma a me capita di partecipare, come spalla, a questa realtà imperfetta opposta a quella che vivo io.
Purtroppo o per fortuna conosco anche realtà diverse dalla mia, e me le porto dentro come se fossero delle lacerazioni. Ci sono madri e padri che hanno situazioni terribili alle spalle, ma che non sarebbero mai e poi mai disposti ad uccidere un proprio bambino.
Si chiama mutuo soccorso. E qui di egoismo, o di realtà perfette che ti permettono di girare la faccia dall’altra parte, o tapparsi il naso di fronte a situazioni orribili che emanano il puzzo della violenza, non ce ne sono.
Ho un buon lavoro, una bella famiglia, e potrei vivere nella mia sfera d’oro, ma ho deciso di non farlo.
Capisco quindi. Capisco anche quelle realta, quelle tragedie di fronte capire è quasi impossibile.
M.,
premesso ancora una volta che la mia opinione in materia è condizionata, come quasi tutte le altre, più dal sentire che dal ragionare, non è che il fatto che tu abbia dichiarato di non essere un cristiano fervente cambi di molto i termini della questione. Infatti, ritengo che tutti gli europei, io compresa, siano imbevuti di substrati mentali che, se già esistenti, come hai riportato, molto prima della nascita di Cristo, sono stati rafforzati, non tanto dalla sua predicazione quanto dalla costruzione teologica che è stata fatta in seguito sui suoi fondamentali concetti d’amore ad ampissimo raggio. Sant’Agostino, già li interpretava nel modo più sintetico e semplice con il detto: “Ama e fa ciò che vuoi”. Per me, è amore dare la vita, se ci si sente di farlo, così come può essere amore negarla, quando si ritiene di non essere in grado di reggere con successo una tale responsabilità. Anche la sintesi evangelica per eccellenza: “Ama il prossimo tuo come te stesso” non mette del tutto al riparo dal suicidio, quando non ci si ama più abbastanza per continuare a “godere” della vita… Ci si può ridurre in questo stato quando si rischia di affogare in condizioni esistenziali in cui si finisce con il perdere se stessi e, in tali situazioni, cosa si può dare di positivo a un figlio? Ne ho purtroppo fatto esperienza e so bene sia cosa sono stati più di cinque anni di malattia, condita da solitudine, così come so altrettanto bene come in quel contesto mi sia stato impossibile proteggere mio figlio da eventi che hanno contribuito a distruggergli ogni reale futura possibilità di serenità.
Ci sono medici che, indipendentemente dal giuramento di Ippocrate, hanno nel tempo “aiutato a morire” senza far rumore, semplicemente prendendo atto di una sofferenza difficile da attutire e di una quasi certa impossibilità di proseguire la vita in modo dignitoso. La differenza in questi “uomini di cuore” è identificabile quasi soltanto nel fatto che si sa che la loro comprensione si è manifestata a favore di uomini celebri o facoltosi; molto meno noti gli stessi tipi di aiuto a beneficio di poveri, privi di risorse economiche o di aure sociali. La pietà e i limiti di capacità umani sono altra cosa dalla giustizia di un principio, anche se questo è sacrosanto. …
… Credo che NESSUNA donna decida di sottoporsi ad aborto senza soffrire, prima, durante e dopo, le pene dell’inferno (se gli esseri umani la giudicano negativamente, la Chiesa fino a ieri la condannava all’inferno vero nell’aldilà). Hai mai visitato in ospedale una persona che ha tentato il suicidio o una donna che ha abortito? Il DISPREZZO si potrebbe tagliare con un coltello tutto intorno al loro letto, senza la minima pietà!
Accantonato il problema metafisico, di rispetto della volontà divina, sul quale non cesso però d’interrogarmi, resta la parte biologica, simile, a quanto so, in tutto e per tutto al resto del mondo animale, a cui apparteniamo. Non ho mai approfondito i tempi di crescita di un embrione, né intendo farlo ora. Per me, resterebbe preferibile la pillola del giorno dopo, quando “l’omicidio”, se così lo vogliamo chiamare, non è certo o si distruggono pochissime cellule, ancora non portatrici di riconosciuta sensibilità fisica o psichica. A mio avviso, se non si permette a ovuli e spermatozoi d’incontrarsi, questi non lo faranno mai e possono, magari, averlo fatto per un “incidente” che può capitare a tutti, anche a chi guida nel più prudente dei modi. Accetto che si possa affermare che se i due elementi non si uniscono, non esiste proiezione di un possibile nascituro ma non rinuncio all’idea che resta espressione di volontà d’impedire la vita, a proprio indiretto beneficio, sia l’uso di anticoncezionali che l’astensione dagli amplessi nei momenti di prevista ovulazione.
Ecco le mie risposte:
1) anche se le condizioni d’insieme in cui ci si viene a trovare quando si cade nell’imprevisto di essere in attesa di un figlio hanno la loro importanza, per me, come già scritto, la SOLA cosa veramente importante è la capacità d’amare, che finisce con l’includere la capacità di assumersi davvero la responsabilità di un cucciolo, al Polo Nord come al Polo Sud, in Paesti d’abbondanza di cibo come in Paesi di perdurante carestia.
2) per la risposta alla seconda domanda, mi rifaccio a quanto scritto da Maria Grazia. Così come il mio pensiero, espresso prima di leggere il contributo di Golem, ricalca il suo concetto di radici cattoliche, ben salde in Europa.
Ti auguro di cuore di non doverti trovare mai a scegliere fra un principio, luminoso quanto difficile da realizzare, sia nell’inizio che nella sua proiezione futura, e una realtà che contiene quasi soltanto rischi forieri di scacco, sia per te che per il nuovo essere.
buona serata!
M.,
mi vengono in mente le persone che nemmeno provano a cercare aiuto, certe come sono in partenza di non trovarne, quasi sicuramente quelle che più ne avrebbero bisogno…
fermo restando che apprendere, immaginare e immedesimarsi, per quanto lodevole e empatico possa essere, è diverso dallo sperimentare alcuni aspetti di vita sulla propria pelle (non solo quelli legati a gravidanze indesiderate). non tutti, poi, hanno le stesse forze psico-fisiche e sono sorretti dalle stesse speranze o convinzioni…
avendo espresso il mio pensiero, senza esimermi dall’accennare alla mia esperienza in merito anche più di quanto avrei voluto (abbastanza lontana nel tempo e immersa in condizioni generali di vita in gran parte superate), d’ora in avanti cercherò di limitarmi a seguire il resto della discussione sul tema senza più intervenire.
buona notte a tutti!
“Per me, è amore dare la vita, se ci si sente di farlo, così come può essere amore negarla, quando si ritiene di non essere in grado di reggere con successo una tale responsabilità.”
io e tutte le donne che come me hanno dovuto rinunciare ad essere madri a causa di circostanze contingenti, ti ringraziamo rossana per queste tue meravigliose parole. MILLE VOLTE GRAZIE.
M, naturalmente quella ateniese. Ma la stessa ha consentito anche l’applicazione della pena di morte, che sotto il profilo strettamente epistemologico, e’ pur sempre la soppressione di una vita.
Il fatto e’ che mentre la pena di morte si poteva applicare con le conoscenze e la tecnologia di sempre, la questione aborto invece e’ cresciuta in maniera direttamente proporzionale alle nuove tecniche diagnostiche e abortive, di pari passo con l’emersione della figura femminile come soggetto indipendente e non più mero “contenitore” di proprietà altrui: marito e… Chiesa.
Nello specifico, se la Chiesa ha sempre tenuto alla gestione della “produzione” di fedeli, da istituzionalizzare pro domo sua, possiamo comprendere perché sia stata comprensibilmente favorevole all’eliminazione delle ” vite” non gradite con un’interpretazione dell’etica che non si fa fatica a vedere come strumentale, tanto quanto quanto lo e’ strumentale quando si dimostra ostile alla soppressione di un potenziale fedele, soprattutto se MEDIANTE L’ATTO D’IMPERIO di una donna. Soggetto da sempre demonizzato dalla Chiesa e vista solo come funzionale a servire “un padrone”, temporale e spirituale e’ il caso di dire.
E’ abbastanta ragionevole immaginare che se questa cosa fosse stata ammessa, avrebbe fatto perdere un grande pezzo della credibilità del Potere spirituale (e non solo) del Seggio di Pietro. M, possiamo ipotizzare che se mi nonna paterna avesse avuto i mezzi che ha avuto mia moglie avrebbe abortito il settimo figlio nato con un deficit cerebrale? Io pensi di si, anche se è morta quando io avevo otto anni e lei cinquantotto,
Il dibattito e’ veramente difficile e di non facile soluzione, ma una cosa e’ certa, che se io fossi una donna mai e poi mai vorrei che fossero degli uomini a decidere del mio corpo e della mia identità, decidendo in mia vece cosa sia giusto o non lo sia di qualcosa che mi vede come attore protagonista in prima persona di questo drammatico film che è una gravidanza, ma essere considerata come attore non protagonista da certi critici, che NON hanno mai “recitato”.
Alfonso, il feto dipende completamente dalla fisiologia materna, emozioni comprese. Si può dire che fino al settimo mese, l’uno e l’altra sono la stessa cosa. Il problema non è cosa sia o meno il feto, ma quale sia il valore di una vita, indipendentemente che sia innocente come quella del feto o colpevole come quella di un assassino. Deve valere lo stesso metro di giudizio o no? This is the question.
Rossana, però continui a non rispondermi, ma a questo punto va bene così.
Comunque dire che le radici cattoliche siano ben piantate in Europa o da qualsiasi altra parte è un errore.
È il cristianesimo, con tutte le sue varianti, che fanno parte della cultura occidentale, ma ci sono elementi, principi, che sono nati molto prima dell’anno Zero e che ci portiamo dietro da millenni.
Di persone che hanno tentato il suicidio (polsi tagliati, dosi massicce di medicine, lanci da finestre ecc…) e donne che aveva abortito, ne ho viste e ne vedo perché sono un volontario della Croce Rossa e quindi queste realtà le vedo, più di una volta, e ti posso assicurare che spesso trovano considerazione, una chiacchierata, cosa che magari non avevano da tempo, e non disprezzo, né tanto meno giudizi. Persone disposte a dare una mano ci sono. Persona disposte ad occuparsi della crescita di figli che i loro genitori avrebbero preferito non avere, ci sono. E ci sono anche una marea di giovani. Persone tutte d’un pezzo che certe cose non le barattano. A volte basta soltanto avere l’umiltà di accettare l’aiuto che viene offerto.
Se poi un giorno dovessi ritrovarmi a fare la scelta che non mi auguri, saprei cosa scegliere. Senza ombra di dubbio e senza tentennamenti. I miei figli potranno avere tutto come niente, ma sicuramente avranno la certezza di sapere che io, come loro genitore, con umilissima accettazione del ruolo, delle conseguenze e delle responsabilità che ne derivano, li avrò fortemente voluti, dando a loro la dignità ed il rispetto che meritano, ancora prima di presentarsi al mondo.
I nostri nonni e bisnonni di certo non navigavano nell’oro, e di certo i bimbi di 50 anni fa non avevano tutte le opportunità che hanno quelli di oggi, eppure ci sono lo stesso, ed hanno fatto in modo di far nascere noi.
Ripeto che non vedo nulla di indegno in chi deve lottare più di altri, anzi, spesso da questa gente arrivano lezioni di vita, insegnamenti.
Di chi affronta le cose e non scappa.
Io ho avuto uno zio che ha tentato il suicidio, conosco il suo calvario e quello della famiglia che ha dovuto stargli vicino.
Zero disprezzo.
Ci sono teorie mediche che attribuiscono ad un feto di 8 settimane la capacità di percepire il dolore.
Fino agli ’80 questa capacità si credeva possibile solo alla 20ª settimana.
” Nel maggio 2013 in una testimonianza giurata alla Commissione di Giustizia degli Stati Uniti, Maureen L. Condic, neurologo del dipartimento di Neurologia e Medicina della University of Utah, ha affermato: «C’è una forte evidenza scientifica che la comunicazione tra i neuroni del cervello è stabilito nella settima settimana. I circuiti neurali responsabili della risposta più primitivo al dolore, il riflesso spinale, sono in posizione dopo 8 settimane di sviluppo. Questo è il primo momento in cui il feto sperimenta il dolore», tant’è che risponde ad esso spostandosi dallo stimolo doloroso. «E’del tutto pacifico che un feto sperimenta il dolore in qualche modo, già a partire dalle 8 settimane di sviluppo».
Golem, è vero che la cultura ateniese prevedeva anche la pena di morte, pena di morte che ancora oggi, in certi Stati, viene applicata. Personalmente la trovo una pratica assurda, sia da un punto di vista di valori che da un punto di vista di coerenza. Se tu uccidi ed io Stato vengo da te a dirti “hai ucciso, e questa cosa non si fa. Non dovevi farla. Quindi adesso ti uccido io”, capisci che non ha senso. È come un cane che si morte la coda.
Tua nonna avrebbe abortito? Può darsi di sì e può darsi di no. Dipende da che tipo di principi e valori aveva. Principi e valori sono l’ossatura di una persona. Ci differenziamo, solo in questo, dagli animali. Anzi, anche gli animali seguono dei principi loro, delle regole loro.
Sicuramente il tema dell’aborto è un tema spinosissimo, ma per questo appassionante.
In qualche scritto precedente avevo fatto presente che capito l’esistenza di una legge sull’aborto, pur non condividendola per questioni legate a valori mie personali, che trovano radici nella filosofia e nelle regole della natura, e non tanto sfera religiosa, perché dubito fortemente nell’esistenza di un Dio. Né tanto meno si può pensare di imporre con la forza delle mani una gravidanza, ma, semmai, si può usare la forza della ragione, non per imporre, ma per dare un futuro, delle opportunità a chi rischia di non venire al mondo, in nome della volontà.
Provo a fare anche a te una domanda sulla quale non ho ricevuto risposta:
se ammettiamo che un diritto altissimo (non per tutti, ma tant’è) come quello della vita può essere superato dalla volontà, questa super volontà, che confini deve avere? Quali paletti? A rigor di logica questi paletti dovrebbero avere più forza del diritto alla vita. Esiste qualcosa di più alto? Di più forte?
È questo che non riesco a capire. Della sfera religiosa se vuoi ne possiamo parlare, ma ci sono questioni che non appartengono solo alla religione, ma appartengono a tutte le sfere dell’umano.
È vero che la donna partorisce il bambino, ma quel bambino ha il 50% del suo patrimonio genetico e 50% del patrimonio del padre. Non conta nulla il volere del padre? Conta soltanto quando è nato e si presentano i problemi economici ed educativi?
Ci sono tante persone e tante associazioni che si occupano degli ULTIMI, di quelli che alcuni non ne vorrebbero neanche l’esistenza.
Madre Teresa di Calcutta è un esempio. Ci sono persone che parlano ed ascoltano donne che vorrebbero abortire, e offrono aiuti.
Posso dire, per esperienza personale, che
Nel mondo di questi ultimi, c’è una dignità enorme!
Racconti di vite dure, a volte durissime, che ti segnano profondamente.
Ebbene, sarò uno che fa discorsi vuoti, sarò un pazzo farneticante, sarò uno incapace di capire, sarò uno che merita gli insulti ricevuti, ma io, nel mezzo di queste mie incapacità NEL CAPIRE, non ho mai sentito UNA sola persona dirmi “guarda Max, era meglio non nascere”. Mai! Anzi, spesso, da queste persone arriva anche una parola di incoraggiamento, frasi del tipo “caro mio, i problemi sono altri, forza e coraggio”.
Non vale niente la vita di queste persone? Non dovevano nascere? E allora sono tutte fulminate quelle persone che si occupano di far sentire utili questi sfortunati.
L’atto di amore può coincidere con la morte?
Quando si fa un bambino si dice fare l’amore e non fare la morte?
L’amore genera vita o genera morte?
Tante domande, complicate, ma confido in una tua risposta.
Ciao e buona serata
M.
non è che per fare un figlio bisogna necessariamente navigare nell’ oro, ma ci devono però essere i presupposti perchè quel bambino possa crescere sereno. una ragazza madre con una situazione di vita oggettivamente difficile e senza l’ aiuto e l’ amore dell’ uomo che l’ ha ingravidata, non può sperare di dare a suo figlio un’ esistenza tranquilla e normale ( come ogni bambino meriterebbe ). così come da un feto malato o malformato si otterrà un essere umano la cui vita sarebbe caratterizzata in maniera permanente dalla sofferenza. e io, sinceramente, non riesco a immaginare un supplizio più atroce… tu porti l’ esempio dei bambini africani. ok.. nel loro paese ci può anche stare il vivere nelle capanne e il vestirsi di stracci, andando in giro a piedi nudi. ma qui siamo IN EUROPA OCCIDENTALE, in un contesto totalmente diverso, e non solo per questioni di clima. qui da noi bisogna poter garantire a un bambino che viene al mondo tutto il necessario per un adeguato sostentamento e per un’ educazione e formazione appropriata. i genitori ( in special modo le donne ) devono inoltre poter garantire ai loro piccoli una sufficiente e adeguata presenza, specie nei primi anni di vita. presenza che senz’ altro non potrebbe garantire una ragazza madre che, ad esempio, è costretta a lavorare 12 ore al giorno per problemi economici. nel caso di una malattia o malformazione congenita, poi, il discorso si infittisce ancora di più ! perchè io dovrei mettere al mondo un bambino che passerà la vita facendo la spola tra casa e ospedale ? che verrà deriso ed emarginato da tutti i suoi coetanei ? che una volta cresciuto non riuscirà nemmeno a trovare un lavoro e sarà ripudiato dall’ altro sesso ( o comunque da coloro di cui cerca la compagnia anche sessuale ) ? PERCHE’ DOVREI INFLIGGERE A UN PICCOLO ESSERE TUTTE QUESTE FUTURE QUANTO INUTILI SOFFERENZE ?? AVANTI SPIEGAMELO !!!!!! e non tirare fuori disquisizioni teologiche o dogmi religiosi di sta minkia !! dammi motivazioni FONDATE per cui questi bambini colpiti dalla sorte o che si sono formati nell’ utero di una donna sola, povera e disgraziata, dovrebbero nascere A OGNI COSTO !!!!!
M.,
mi dispiace di non avere opinioni nette e sicure come le tue. Le mie sono quasi tutte relative, soprattutto su questo tema, basandosi su un SOLO aspetto per giungere al sì e su parecchi altri, invece, per avallare l’esigenza di un no. Non mi sembra di non averti risposto. Credo di averlo fatto, implicitamente, quasi su tutto ma se desideri qualcosa di più tranciante mi sforzerò di farlo in un un’ultima battuta, perchè la maternità è stata, e continua a essere, la parte più tragica della mia vita, da più di quarant’anni, sulla quale non posso soffermarmi senza sofferenza.
“come loro genitore, con umilissima accettazione del ruolo, delle conseguenze e delle responsabilità che ne derivano, li avrò fortemente voluti” – perfetto, PER TE, e siccome lo è per te, che sei depositario di valori, gli STESSI valori e la stessa volontà dovrebbero essere validi e sentiti da tutti gli altri esseri umani, mentre è evidente che, in determinate circostanze, cessano di esserlo, né più né meno di numerosissimi altri principi. Non ti sembra di pretendere un po’ troppo dai tuoi simili, che vorresti forzare, come in una condanna, a VOLERE un impegno gravoso e difficile, non per un paio di settimane ma per decenni, quando non si sentono di affrontarlo, quasi tu fossi il solo a conoscere quello che è giusto e quello che è sbagliato, quello che è bene e quello che è male PER LORO, come un Dio. Volontà umana destinata a fallire in partenza su tutti i fronti perché non si possono imporre sentimenti!
Mi auguro che, coerente con i tuoi principi, tu non stia mettendo in atto azioni anticoncezionali, che hanno risolto gran parte di questo spinosissimo problema e che potrebbero ridurlo quasi a zero (più o meno come la sopravvivenza della pena di morte nei Paesi più progrediti), se fossero maggiormente pubblicizzati, e magari pure regalati, attraverso anonimi distributori automatici. Perché non ti batti per una maggior informazione attraverso i media o per un’adeguata formazione scolastica sul tema anziché criminalizzare chi, non conoscendo abbastanza a fondo cause ed effetti, si mette nei guai?
Non v’è dubbio che, se non ci fossero troppi medici antiabortisti, portatori dei tuoi valori, l’interruzione di una gravidanza potrebbe avvenire in tempi brevissimi, come più che auspicabile, non tanto per l’embrione in formazione quanto per la psiche della donna che inaspettatamente lo porta in grembo. …
Buongiorno a tutti. Ciao M.
“Essere, o non essere, questo è il dilemma:
se sia più nobile nella mente soffrire
i colpi di fionda e i dardi dell’oltraggiosa fortuna
o prendere le armi contro un mare di affanni
e, contrastandoli, porre loro fine?… Thats is the question”
Ho chiuso il mio ultimo intervento con le parole finali del dubbio di Amleto, per comunicare come l’esistenza umana si trovi spesso di fronte ad un bivo, e qualunque decisione su quale via si debba percorrere diventa motivo di angoscia e rimpianti, non riuscendo MAI a risolvere il dilemma che la vita ci ha posto di fronte. Quello dell’aborto è un dubbio amletico che non ha una soluzione “pulita” che non lasci una traccia, un rimpianto, una sofferenza in chi è costretto o sente di doverlo fare. Ancora una volta intravedo in questo enigma la dicotomia che ha caratterizzato i miei interventi sui rapporti amorosi, quella tra istinto e ragione, e ancora una volta mi convinco che la soluzione che dovesse sortire in questi casi sarà sempre un compromesso che ci lascerà insoddisfatti.
Ieri dicevo che il dramma dell’uomo è quello di possedere una coscienza, frutto dell’intelligenza e della cultura che ci accompagna nello sviluppo della personalità di ognuno di noi. Noi non riflettiamo abbastanza sul fatto che l’intelligenza e la coscienza sono entità “non naturali”. La libertà è l’autodeterminazione che queste ultime ci offrono le paghiamo con l’angoscia che ci proviene dall’essere consapevoli della morte, come già ho sostenuto, e che la Bibbia ci ricorda con l’allegoria che vede Adamo ed Eva scacciati dal “Paradiso”, che altro non è che il mondo degli istinti e della Natura. Madre che nutre tutti in propri figli che ne seguono le regole, ma che sa anche essere “crudele” facendo emergere i più adatti a scapito di chi non lo è, col sovrano scopo di migliorare la qualità della vita, secondo il suo imperio.
Questa logica, come ho sostenuto in altri momenti, non è nè buona nè cattiva, in quanto le leggi dell’istinto non possono essere giudicati con gli strumenti della cultura, di NESSUNA cultura.
Quella crudeltà di cui ho accennato è in realta un giudizio morale che noi, esseri senzienti, diamo ad un fenomeno naturale nel momento in cui la la realtà ci mostra una “morte” che la nostra etica giudica “ingiusta”.
Escludendo per ovvi motivi le ragioni più banali per i quali si ricorre all’aborto, che oggi con i mezzi contraccetivi a disposizione sono sempre frutto dell’ignoranza, >>>
… Stabilire quando la soppressione di un gruppo di cellule è omicidio, e quando non lo è, non può che derivare da una nostra convenzione. Non diversamente dallo stabilire a che età si è abbastanza maturi per votare.
Temi che l’uomo possa ergersi a Dio, più o meno come ha fatto finora la Chiesa. Non credo che con l’avanzare della scienza lo si possa impedire. Forse l’uomo raggiungerà nei prossimi millenni un sempre maggior arbitrio, nel bene e nel male, sulle sue possibilità di autodeterminazione. Come tutti i mezzi messi via via a disposizione dal “progresso” (che sempre progresso poi non è – vedi bomba atomica), spetterà al buon senso e alla responsabilità dell’uomo medio farne buon o cattivo uso, né più né meno di come avviene ora, dove il singolo può mediamente regnare su se stesso e unirsi, secondo il suo sentire, ora a questa, ora a quella corrente di pensiero, in un’ottica che, giusta o sbagliata che si riveli a posteriori, spesso parte da un ideale politico mai del tutto negativo, che lo diventa, invece, quando imbocca sentieri assoluti e prevaricanti, imponendo magari, o purtroppo quasi sempre, quanto di peggio esisteva in esso. Essendo gli esseri umani TUTTI imperfetti, chi più chi meno, chi un un aspetto chi in un altro, NON è loro possibile evitare errori, dai quali spetta, poi, ancora a loro stessi porre freni o rimedi (vedi il banale esempio del disboscamento del pianeta).
“era meglio non nascere” – questa frase te la dico io, e non l’ho soltanto pensata. Ovviamente tendo a non dirla nella vita reale, non tanto per orgoglio ma per non mettere cattive idee in testa a chi mi conosce (l’ipotesi di squilibrio mentale spaventa tutti). Non ti sei mai trovato a scegliere fra la tua libertà e quello che consideri un enorme sacrificio? Oppure fra il tuo benessere psico-fisico e il benessere psico-fisico di un altro? Hai mai notato quanti “crimini bianchi” esistono intorno a te? Forse chi è positivo vede di preferenza la positività mentre la clessidra si presenta all’opposto per chi fatica ogni giorno ad assistere al sorgere del sole. Si uccide saltuariamente con spargimento di sangue. Ma si uccide anche più spesso in molti altri modi, il più delle volte pure consapevolmente e crudelmente, esseri umani adulti senza sfiorarli con un dito, e non c’è peggior morte di quella che “si sconta vivendo”.
spero di essere stata abbastanza chiara ed esaustiva, da non essere considerata renitente al confronto, nel massimo rispetto del tuo sentire.
cordialità.
>>> restano quelli di stupro, malattie genetiche e condizioni economiche, sintetizzando al massimo. Le ultime due in fondo sono sinonimi l’una dell’altra.
Cosa fa la differenza tra una donna (e un uomo) che posti di fonte all’amletico dubbio debbono operare una scelta per quel figlio che si porterà con sè “i colpi di fionda e i dardi dell’oltraggiosa fortuna” tra “L’essere e il non essere”? La loro esperienza personale. Si immedesimano in “quell’anima” ritenendo che il loro gesto sarà la “cosa migliore” in quel momento per quella creatura. Per quanto possa apparire paradossale, questo tipo di scelte hanno come fattore comune L’AMORE, anche se questo amore non darà la vita nel caso dell’aborto. Vita che per antonomasia, nella nostra cultura è sinonomo di amore, (a mors, in latino).
Caro M alla tua domanda sulla supervolontà, nessuno potrà mai fornire una risposta adeguata, per il semplice motivo che non esiste NIENTE di più prezioso della vita, senza la quale non saremmo qui a scrivere e non avremmo potuto assistere alle meraviglie o alle atrocità che l’azione dell’uomo ha prodotto in quanto “vivo”. Tuttavia esistono delle logiche inconciliabili che come ho detto convivono in noi, quella della natura e quella della coscienza e intelligenza umana, che NON dimentichiamolo, NON è naturale, ponendosi, come possiamo osservare nella storia umana, come sfida alla Natura e non come semplice miglioramento dell’applicazione delle leggi di quest’ultima. Le stesse contraddizioni convivono nell’embrione di cui parlavo nel precedente post, dove se si applicassero le leggi della natura tout court questo potrebbe venire al mondo per poi perire, per inadeguatezza, e quindi “per la cinica bellezza delle leggi naturali” non essere adatto alla vita “naturale”. Oppure vivere supportato dai presidi scientifici che l’intelligenza ha creato per sfidare e vincere la crudeltà di cui parlavo prima e che proviamo da quando Adamo ha morso la mela, ma condurre una vita che non sarà mai, COME IL GENITORE AVREBBE VOLUTO CHE FOSSE,in ragione di quell’amore chesi immagina sia alla radice di quel concepimento.
Tu hai espresso chiaramentela tua opinione, rispettabile e umana, e anche toccante nella testimonianza dell’anelito alla vita, ma ci sentiamo di condannare un genitore che decide di non farti nascere per non farti soffrire? Io non me la sento, come non me la sento di condannare chi ha fatto nascere un figlio decerebrato sperando che percepisca qualche soffio di bellezza della…vita
Ma Maria Grazia,
ho fatto un esempio paradossale !!!
Ho portato avanti un esempio estremo solo per far capire che chiunque può accampare le proprie ragioni. In qualsiasi situazione !
Vedi Maria Grazia, citandomi l’esempio del tuo ex che cercavi di fare felice hai notato che c’era insofferenza.
Quindi la situazione era evidente. C’è una logica Maria Grazia, capisci cosa voglio dire ?
Era insofferente
Mia moglie non era insofferente.
Mia moglie ha “falsato” di fronte ai miei occhi !
Comprendi la differenza Maria Grazia ?
Io non posso dire che lei fosse insofferente.
Mi spiego ????
Rossana,
ho intuito fin dal tuo primo post in merito, il tuo essertela presa sul piano personale. Ma non è così, perché qui si riportano opinioni, e, come più volte mi hai riconosciuto, non tendo a prevalere sull’opinione degli altri.
Il tuo essertela presa, senza ragione, ti ha portato a parlare di disboscamenti, pene di morte e bombe atomiche, ma non si sono mai toccati questi temi, così come non ho capito perché mi paragoni ad un Dio che sa cosa è giusto e sbagliato. Di quale Dio parli se ho scritto che sono ateo? Come fa un ateo anche solo tentare di ergersi ad un Dio? A quali riferimenti religiosi mi accosti se ti ho detto che sono ateo e che, non io, ma la storia, ci dice che questo argomento è stato sentito e trattato secoli PRIMA della nascita del cristianesimo?
Fai riferimento agli obiettori di coscienza. Negli ultimi anni il loro numero cresce sempre di più. Si accostano a Dio anche loro solo perché non sono disposti ad aspirare un feto umano, oppure a recidere la placenta per poi aspettare che il cuore di quello che molti considerano un ammasso di niente e nulla, cessi di battere?
Io lo so come funziona l’aborto, perché io, ripeto, frequento realtà che sono tutt’altro che perfette, ci parlo con quei ginecologi. Non credere che io viva sulla luna o nell’alto dei cieli. Quando tu mi dici che sono solo io il depositario di valori tanto da ergermi a Dio, non solo mi offendi, ma dici cose non corrette.
In quanti dei miei scritti sono presenti le frasi “secondo me/io penso/io credo questo piuttosto che quello”?
Vuoi sfilarti dalla conversazione? Liberissima di farlo, ci mancherebbe. Mi dici che ci sono principi interscambiabili o scartabili? Benissimo. È la realtà che stiamo vivendo ora.
È tutto relativo (e qualche furbastro potrebbe dire che tutto è relativo, quindi anche la relatività)? Benissimo.
Posso decidere di rendere assoluti dei principi che valgono per ME, senza essere insultato e paragonato a cose che non conosco?
Rossana, guarda che io nelle realtà di sofferenza, ci sguazzo da anni, per scelta mia, consapevole, forse anche più di qualche personaggio che, con insulti ignoranza imbarazzante ed aggressività, crede di sapere tutto.
“Non ti sei mai trovato a scegliere fra la tua libertà e quello che consideri un enorme sacrificio? Oppure fra il tuo benessere psico-fisico e il benessere psico-fisico di un altro? Hai mai notato quanti “crimini bianchi” esistono intorno a te?”
Semmai la vita mi chiamerà a fare certe scelte,…
sceglierò, e saprò cosa scegliere.
Crimini bianchi? Cioè?
“Stabilire quando la soppressione di un gruppo di cellule è omicidio, e quando non lo è, non può che derivare da una nostra convenzione. Non diversamente dallo stabilire a che età si è abbastanza maturi per votare”.
Hai usato un termine che la dice tutta “convenzione”. Si basa un omicidio su una convenzione, e non su una certezza. Questo perché, per chi la pensa in maniera diversa da chi vede nel momento della fecondazione la nascita di una vita, stabilire con CERTEZZA il momento PRECISO in cui un embrione smette di essere un mero ammasso, per diventare un essere umano, è impossibile da stabilire.
Per CONVENZIONE la legge italiane pone come limite massimo il 90º giorno. Dal 91º giorno in poi non è più possibile liberarsi dell’ammasso, se non per determinati e ristrettissimi motivi. Quindi, la legge, dal 91º giorno in poi, negando la possibilità di ricorrere all’aborto, IMPONE il parto. E visto che nessuno può imporre niente a nessuno, perché non c’è stata una levata di scudi verso questa legge? Perché dal 91º giorno il parto deve essere imposto? Dove sono le persone del “il corpo è mio e decido io”?
Poi paragoni la convenzione legata all’aborto e quella per l’età del voto. Sono atti che hanno conseguenze imparagonabili.
E comunque non hai risposto alla domanda alla quale, invece, ha risposto Golem. Ma sei libera di non farlo.
Ciao Golem!
Ho letto i tuoi scritti.
Innanzitutto ti ringrazio per il modo in li hai scritti, non da assatanato insultatore.
Ti risponderò tra qualche ora.
Comunque ci sono vari punti sui quali è possibile dibattere.
P.s. Il tuo Leopardi era notoriamente brutto. Ad alcuni salta in mente il criterio della bellezza come criterio per giustificare una nascita oppure no. Pensa cosa ci saremmo persi se questo criterio fosse stato applicato a Leopardi, piuttosto che ad altri brutti della storia, come Giuseppe Verdi, Garibaldi o Einstein?
P.p.s. Non far nascere per non far soffrire. Chi ha la sfera di cristallo per prevedere il futuro di una vita? E contrariamente, si può avere la certezza che chi non nasce in una situazione precaria, in futuro sia al riparo da sofferenze?
Quanti personaggi grandiosi sono nati nel nulla, per poi essere ricordati nei secoli? Perché basare la vita degli altri su previsioni personali? Negare la vita in base a previsioni?
Un grandissimo poeta scrisse “I figli non sono vostri figli, sono figli e figlie della stessa forza della Vita………”
A dopo
Ciao
Golem, no, non c’è una legge che dica cos’è giusto e cos’è sbagliato. O forse si: I dieci Comandamenti ad esempio. Sono tavole della legge no ?
Comunque a prescindere dalle leggi, esistono degli elementi che ci possono far capire cosa sia giusto e cosa sia sbagliato.
Golem, da quanto tu scrivi, sembra che il rapporto con tua moglie se non è “idilliaco” poco ci manca.
Almeno questo io percepisco dai tuoi scritti.
Quindi, presumo, che non ci siano elementi che, a tutt’oggi, possano farti pensare al fatto che tua moglie possa lasciarti.
Or bene, domattina, 3 settembre, tua moglie si alza e decide di andarsene.
Tu, credo, rimarrai allibito e cadrai dalle nuvole.
Cercherai di darti delle spiegazioni.
Magari lei non te le darà.
Oppure ti dirà che l’hai stressata con la storia del portoghese (faccio per dire).
Oppure, ti dirà che si è stancata del tuo modo di fare l’amore.
Qualsiasi cosa lei ti dirà, qualsiasi ragione, potrà essere plausibile (per lei).
Ma agli occhi tuoi, e degli altri, plausibile non lo sarà mai, perchè non te lo ha comunicato. Non ti ha mai detto chiaramente che c’era qualcosa che stava minando il vostro rapporto.
E in un rapporto come il vostro, e come il mio, e come di altri, certe cose non possono e non devono accadere.
Se accadono c’è qualcuno che sbaglia. E in questo caso SBAGLIA chi lascia.
In queste condizioni SBAGLIEREBBE tua moglie. Senza se e senza ma.
A prescindere dalle ragioni. Che guarda caso sono quasi essenzialmente tirate fuori per la presenza di un elemento esterno.
Perchè se mosconi attorno non ci sono, una donna fa di tutto per mantenere o cercare di salvare il proprio rapporto.
Altrimenti ti cancella, come se non fossi mai esistito.
Le ragioni per giustificare i propri comportamenti (sbagliati), si tirano fuori in ogni caso. Tu potrai essere l’uomo perfetto Golem, ma se tua moglie volesse coprirti di fango lo farebbe comunque.
Quindi tu, come io, in questo caso, non devi imparare nulla di come muoverti nel futuro perchè non hai sbagliato nulla. Oppure hai sbagliato come chiunque essere umano può sbagliare in ogni fase della propria vita.
Te l’ho scritto più volte: non troviamo sempre giustificazioni a tutto.
Giampaolo, non aver sbagliato “nulla” non significa niente nei rapporti sentimentali, perchè come dice la parola stessa, il sentimento è qualcosa che “sente”, percepisce, e a volte le percezioni possono essere “alterate” da cento fattori, di cui l’innamoramento o quello che ci pare che sia ci fornisce,come ho scritto all’infinito su queste pagine. Si sente una persona in un modo che un’altra non sente, eppure è sempre la stessa persona, mi spiego? Questa sensazione può lentamente far posto ad un’altra più obiettiva, quando gli effetti che hanno creato la prima, per mille motivi, anche sconosciuti alla stessa protagonista, si affievoliscono o scompaiono.
Nella migliore della ipotesi mia moglie potrebbe fare come la tua e scomparire per motivi che mi sfuggono, ma che certo non sfuggono a lei, e a quel punto, a meno che non si sia volatilizzata come nelle storie di chi “L’ha visto”, le chiederei: “perchè?”, e immagino che qualcosa mi direbbe, come immagino sia successo anche a te. Insomma ti avrà detto quello che direbbe a me l’inglesina: “Golem, me ne vado perchè non ti amo più, mi piace un’altro portoghese e inoltre scopi che fai pietà”. E io che farei? Le direi: “e me lo dici adesso?” No risponde lei, “ho cercato di fartelo capire in tanti modi ma tu facevi finta di non capire o proprio non capivi, adesso non ce la faccio più. Ciao e stammi bene, vado a cercare di essere felice da un’altra parte”.
Di solito succede così, e io sinceramente non credo che lei non ti abbia “segnalato” qualcosa che potesse far pensare ad una sua sofferenza, anche se tu puoi non averla valutata “maligna” per gli esiti che ha avuto.
Se analizzando tutto il film della vostra storia, non trovi niente, ma proprio niente che faccia pensare ad un segnale come quelli che ho citato, devo dirti che hai avuto a che fare con un mostro di finzione, che meriterebbe l’oscar per la recitazione più lunga della storia dell’umanità: oltre vent’anni. Ma non si riesce a recitare per tutto quel tempo, e poi, a quale prò? Ma soprattutto non è possibile che chi sta accanto ad una persona del genere non percepisca a sua volta che si tratta di finzione. Perchè se si è amata una persona, un momento, anche UN solo momento di sincerità tra voi deve esserci stato. Ed è su quello che si fanno i confronti per capire cosa siamo o siamo stati per lei.
“E in un rapporto come il vostro, e come il mio, e come di altri, certe cose NON POSSONO E NON DEVONO ACCADERE.”
E’ QUI SBAGLI: ACCADONO E COME GIAMPA. Ciao
Giampaolo
io non so proprio che altro dirti, non conoscendo da vicino la tua situazione. dico solo che quando una storia sta per finire IN QUALCHE MODO L’ ALTRO CI LANCIA SEMPRE DEI SEGNALI, chi più palesemente ( come il mio ex ) chi magari più velatamente ( come tua moglie ). Ma sono sicura che se tu fossi stato più attento ti saresti accorto di qualcosa, perchè o tua moglie è la più grande attrice della terra ( IPOTESI ALQUANTO IMPROBABILE ), o altrimenti ( scusa se te lo dico ) è una pazza schizofrenica ! diversamente il suo comportamento non si spiega. Un abbandono di solito E’ SEMPRE ANNUNCIATO, e bisogna osservare IL COMPORTAMENTO DELL’ ALTRO, più che quello che dice. Un partner non ti verrà mai a dire: “sai, ti sto per lasciare. e sto per farlo nel peggiore dei modi!”
No ! non funziona così. Uno – a parole – può anche mostrarsi amorevole fino al giorno prima, MA SONO I SUOI COMPORTAMENTI EFFETTIVI E IL SUO LINGUAGGIO NON VERBALE a dare l’ esito del rapporto!
ovviamente, come giustamente hai detto tu, l’ altro ci può umiliare e/o abbandonare semplicemente perchè non ci vuole più, e non necessariamente perchè noi abbiamo fatto qualcosa di OGGETTIVAMENTE sbagliato.
M.,
mi dispiace MOLTO se mi hai percepita come prevaricante, e me ne scuso. forse l’ho fatto, involontariamente, perchè così sei parso a me, stavolta, più convinto del tuo essere dalla parte della ragione di quanto non mi senta dalla parte del torto.
non so a cosa non ti ho risposto (spesso poni domande e raramente rispondi a quelle che ti sono poste) ma mi sembra chiaro che non sono disposta facilmente ad accettare concetti assoluti: tutto per me è quasi sempre relativo: è l’uomo singolo ad esserne unico arbitro, a seconda di quanto ha e porta in sè. sono molti i costumi e i valori che mutano nel tempo, a seconda di chi li vive o di chi li interpreta. non sono riuscita a spiegarmi nei miei tentativi di non ridurre il discorso a un solo aspetto controverso, preso per di più di punta…
inoltre, già ho fatto presente che per me questo è un argomento doloroso, per esperienza vissuta e non per intenti e ragionamenti a tavolino. è il solo motivo per cui non intendo continuare a discuterne oltre.
buon proseguimento con il resto del gruppo!
Rossana, infatti non ci sono obblighi a raccontare fatti dolorosi, soprattutto su internet.
Se ti riferisci alle mie mancate risposte alle domande di Maria Grazia, posso dirti che la mia indifferenza nei suoi confronti è voluta e sarà definitiva. Io non mi dedico a chi usa l’insulto. Se una persona esprime il proprio essere attraverso l’insulto, faccia pure, ma io sono libero di non occuparmene.
Alle domande di Golem risponderò appena posso.
La tua risposta mancata riguarda la stessa domanda che ho fatto a Golem ieri, sulla volontà oltre ogni limite. Ma non importa Rossana, se non te la senti di rispondere, va bene così.
Alle tue domande credo di aver risposto. Se ho tralasciato qualcosa, dimmi e ti risponderò.
Io, come anche tu hai notato e sottolineato, sono uno che sta molto attento alle parole, e non ho paura di dire la mia. Nei miei scritti non c’è traccia di parole o volontà collegabili alla prevaricazione.
Ci vuole attenzione nello scrivere, ma anche nel leggere.
Non ti ho trovata prevaricatrice (cosa che, sinceramente, neanche mi importerebbe), ma piuttosto ti ho trovata imprecisa nell’attribuire a me tendenze che non ho, soprattutto quelle divine o di chi è incapace di capire certe cose, come invece ti ho scritto che io, queste certe cose, ho scelto di viverle. Come aiutante, diciamo così, e non come diretto protagonista di tragedie. C’è chi non vive né in un modo né in un altro, ma parla e straparla. Se poi mi capiteranno tutte le tragedie che vuoi e che esistono al mondo, reagirò e mi farò aiutare da persona che, in silenzio, si dedicano a chi sta ai margini.
Buona giornata
So che è sul principio che si sta discutendo, e che forse non è facile per nessuno avere opinioni avulse da vissuti, conoscenze o esperienze personali.
Aggiungo soltanto un paio di dati forniti dal Ministero della Salute sugli aborti chirurgici eseguiti in Italia nel periodo 1978-2007 (http://it.wikipedia.org/wiki/Aborto):
– picco più elevato: 1982 = 234.593
– 2007 = 126.562
quindi, indipendentemente dalla maggior libertà sessuale a tutte le età degli ultimi anni, la formazione culturale sul tema sembra orientare nel senso giusto, com’era auspicabile e come sarebbe ora ampiamente possibile.
buona serata a tutti!
maria grazia, ti chiedo una cosa che non c’entra niente, ma te la devo chiedere.
I piedi nella foto che hai messo su facebook sono i tuoi?
Ciao Golem!
Tutto il discorso si potrebbe chiudere con questa tua frase “Caro M alla tua domanda sulla supervolontà, nessuno potrà mai fornire una risposta adeguata, per il semplice motivo che non esiste NIENTE di più prezioso della vita”, ma certe realtà e certe correnti di pensiero, non la pensano così.
Per alcuni questo “più prezioso” viene superati da quelli che possono essere definite le macroragioni che dichiarano i pro-aborto.
Queste macoragioni si possono spacchettare in due categorie:
1. QUESTIONI SANITARIE legate alla salute della madre e del bambino.
2. QUESTIONI ECONOMICHE legate alla disponibilità.
Ora, accettiamo che questi due criteri siano i controllori (chiamiamoli così) delle nascite. Che siano i criteri di scelta alla quale agganciare le nascite.
Ora facciamo una analisi. Prendiamo in considerazione lo stato sanitario, economico e di istruzione (visto che una percentuale di aborti sono l’epilogo di un atto di ignoranza) di inizio ‘900 (puro esempio).
Se facciamo il confronto con la società di oggi, una società nella quale c’è un benessere maggiore, un grado di ricchezza maggiore, un grado di istruzione maggiore, ed un livello di cure mediche e scoperte scientifiche maggiore, si nota immediatamente una discrepanza: in una società più ricca, più istruita e più sana, si fanno meno figli.
Un secolo fa nascevano più figli rispetto ad adesso, eppure l’aborto è una pratica millenaria, praticata sempre.
Quindi non è che all’epoca si facevano più figli perché non era possibile abortire.
Se con l’andare degli anni il benessere è aumentato, perché il numero di figli nati è diminuito? Perché in Italia i figli nati sono di meno rispetto a quelli lasciati andare o quelli non messi neanche in cantiere?
Fermo restando che le difficoltà economiche di una società dipendono da scelte politiche, e lo smembramento di un feto non è la soluzione.
Questa valutazione dimostra che con l’aumento del benessere, non aumenta il numero delle nascite.
Quindi se volgiamo basare sul benessere la legittimità di una persona di venire al mondo, bisogna capire perché, con l’aumentare del benessere, non sono aumentate anche le nascite, anzi, in Italia ci sono più vecchi che giovani.
Poi c’è un’altra questione dibattuta: non si può imporre ad una donna di portare avanti una gravidanza e di partorire.
In parole più generali possiamo dire che non si può disporre di un corpo altrui.
Come accennavo prima, in Italia è possibile abortire fino al 90° giorno…
dal 91° giorno in poi l’aborto è vietato se non si presentano pochi e specifiche condizioni.
Quindi se dal giorno 0 al giorno 90 io posso decidere di abortire per questioni economiche, per questioni di volontà, per questioni sociali, da 91° giorno, queste motivazioni saranno irrilevanti, e quindi la legge impone alla donna di portare avanti la gravidanza, anche se povera, anche se sola, anche se non ne ha voglia.
A questo punto perché si accetta di dare una scadenza al principio “il corpo è mio e decido io”? Non è un principio che va rispettato sempre e non solo in 90 giorni?
Altra questione: l’autodeterminazione.
Se ammettiamo che ormai la volontà non può più essere contenuta all’interno di un area stabilita da confini di valori, perché tanto sono relativi e sacrificabili, e si cerca di estendere il principio dell’autodeterminazione su tutto, a questo punto, come si fa a stabilire, non tanto dove inizia un diritto, ma piuttosto dove finisce il confine di un diritto?
Se accettiamo che un proprio diritto finisca dove inizia quello degli altri, bisogna tener presente che il feto ha dei diritti, ed è presente il diritto alla vita. Nel nostro sistema legislativo NON esiste il diritto all’aborto.
Si dice spesso che la mia libertà finisce dove inizia quella degli altri. A questo punto dove sta la fine della libertà figlia dell’autodeterminazione?
Hai poi fatto riferimento all’amore come comune denominatore tra chi lascia nascere e chi no, ma poi hai specificato che noi, occidentali, per nostra cultura facciamo combaciare l’amore con la vita. Quindi un atto d’amore che coincida con la morte, è fuori dalla nostra cultura.
Come al solito faccio tante domande, alcune impegnative, ma confido in te, anche perché tempo fa avevi accennato alla filosofia, quindi credo che ti piaccia, e conversare sarà piacevole.
Ciao e buona serata
si mariolino, perchè ?….
“buon proseguimento con il resto del gruppo!”
rossana, spero che tu non voglia abbandonare il forum ! un caro abbraccio.
no, Maria Grazia,
evitando il più possibile d’intervenire sul tema, continuerò a leggere per apprendere come e dove andrà a finire questa conversazione filosofica… questo forum è la mia finestra sul mondo!
buona notte!
No Golem, non trovo niente che possa far pensare ad un “segnale” (sapessi quanto mi da fastidio questa parola) in grado di scatenare quello che é successo.
Si puoi tranquillamente pensare, come per forza debbo farlo anche io, che da un certo punto in poi (non so da quanto) mia moglie abbia finto.
E si, posso tranquillamente affermare con certezza che, da un certo punto in poi, sia stata una grande attrice.
E infatti non credo che abbia recitato per venti anni, ma forse almeno per due.
E comunque no, io che le sono stato accanto non sono riuscito a percepirla questa finzione.
Adesso che tu voglia credermi o meno non so cosa dirti o farti. Ma le cose sono andate come ti sto dicendo.
Sono passati più di sei anni. E a tutt’oggi, ripensando ad allora, non riesco a trovare nulla che, all’epoca, avrebbe potuto farmi pensare alla catastrofe che di lì a poco si sarebbe verificata.
Questo é ciò che ho da dirti al riguardo Golem.
Poi parlando delle tue ipotesi caro Golem quando, in particolare una donna, ti dice “ho cercato di fartelo capire in tanti modi ma tu proprio non capivo o facevi finta di non capire” be’ é evidente la gran CAZZATA che ti sta dicendo.
Una donna, ma anche un uomo, che tiene veramente ad una persona e al relativo rapporto si INCAZZA, SBRAITA, TI MANDA A QUEL PAESE, URLA, MAGARI TI TIRA UN PIATTO IN TESTA ma cerca di RISOLVERE LA QUESTIONE.
Se ti dice quelle parole vuol dire che da tempo non gliene frega un c…. di te. Molto probabilmente perché c’e’ una terza persona. E tu ormai sei diventato secondo.
Così come li ero diventato io.
Che poi mi vieni a dire che in un rapporto come il nostro certe cose ACCADONO ECCONE cosa significa Golem?
Nella vita, nel quotidiano accade di tutto. Ed é come scoprire che esiste l’acqua calda. Perdonami Golem ma che senso ha quella frase?
Che ci veniamo a fare in questo forum a discutere di tutto se certe cose accadono eccome.
A chiunque scrive qui, e non solo, per esporre un problema basterebbe dirgli solo due parole: Ma qual é il problema? Certe cose accadono. Punto.
Tua moglie ti ha lasciato ed é scappata con i vostri bambini? Be? Certe cose accadono, che problema c’e’?
Invece no Golem. Se tua moglie di punto in bianco ti dice che “scopi da far pietà” e che ha cercato di fartelo capire ma tu non lo capivi
Be…tu in quel caso Golem…altro che certe cose possono accadere. Meglio che sto zitto che altrimenti altro che censura. Mi radiano a vita.
Maria Grazia
Non posso risponderti niente di diverso da ciò che ho scritto a Golem
No Maria Grazia nessun segnale che la storia stava per finire.
E non é che sono stato disattento.
Quei “segnali” che dici tu, ammesso che ci possono essere stati, li ho notati in 15/20 giorni capisci Maria Grazia?
Prima di quelli nulla di nulla.
Ci credi? Non ci credi? Anche con te non posso fare nulla.
Ti dico le stesse cose dette a Golem: riavvolgo il nastro all’indietro…non ci sono intoppi.
Niente!
Qualsiasi eventuale “problema” poteva essere ascrivibile a tante altre cose.
Ma non a segnali di un amore che sta per finire.
Ha recitato una parte Maria Grazia. Da oscar come dice Golem.
Si!
Non avrebbe senso che oggi, a distanza di più di sei anni, tutti, o quasi, senza che io proferisca parola al riguardo mi vengano a dire, ancora increduli, come sia potuta accadere una cosa del genere a noi.
E ti parlo di gente che conosceva e frequentava entrambi anche da soli.
Giampaolo,
forse già te lo scritto: secondo me, quando si decide d’impegnarsi in una relazione, si fa di tutto perchè questa dia i risultati sperati. quando, magari, ci si rende conto che questi sono inferiori alle proprie aspettative, si cerca di adattarvicisi e di far proseguire al meglio la vita di coppia instaurata. non c’è l’intento di fingere per ingannare l’altro ma piuttosto un impegno comportamentale per illudere se stessi, che prima o poi, anche se prolungato a lungo, sfocia in un’improvvisa, quasi inspiegabile rottura, nella quale esplode tutto quello che si cercava di accettare. non è un buon modo per affrontare piccole o grandi problematiche, pur essendo abbastanza frequente. questione di carattere e, forse, anche di un certo tipo di formazione.
dovresti convincerti che hai avuto a che fare con un particolare temperamento di donna. non è che la situazione che hai sperimentato si possa ripetere facilmente, soprattutto se farai attenzione a non ricadere nella stessa topologia di persone, cosa purtroppo abbastanza frequente…
può essersi trattato anche di un lento cambiamento, possibile in un arco di tempo dai 20 ai 40 anni circa. a questo ben poco si può opporre se non rendersi conto che è avvenuto.
sforzati più che puoi a dimenticare. credo sia per te la via migliore per uscirne.
un abbraccio.
Maria Grazia,
una donna che segue saltuariamente il forum mi ha appena scritto in privato allineandosi alle nostre comuni idee in tema di aborto.
ancora una volta, sensibilità e opinioni differiscono parecchio nei due sessi (Golem escluso, come sempre!).
buona giornata!
Buongiorno. M, arrivo.
Giampaolo, ricapitolando. Tu non ti fai capace, come dicono dalle mie parti, dell’attacco proditorio di tua moglie al vostro rapporto, e NON accetti che abbia usato una forma che per te è impensabile. Cioè a dire, “se stai con me non mi devi… tradire”. Lo deduco dalla tua reazione alla scontata dichiarazione con la quale ho chiuso il mio intervento.
Purtroppo caro amico, il fatto che tu ti scandalizzi non cambia la situazione, è dall’inizio del mondo che il tradimento fa parte del comportamento umano “razionale”. Anche gli americani si scandalizzarono quando i giapponesi attaccarono senza preavviso Pearl Harbour, distruggendo metà della flotta navale che vi era ancorata. Succede, succede tutto nella vita, nel momento in cui la mente produce “una soluzione” per raggiungere un obiettivo.
Se mi permetti, tu continui a sbattere come una mosca contro il vetro per un fatto acclarato: “l’ha fatto ma come si è permessa”, ma sembra interessarti meno il PERCHE’ quel fatto è accaduto. Le cause insomma.
E qui, chi più chi meno, sta cercando di capirlo, come un medico che di fronte a dei sintomi cerca di capire l’origine di una malattia, che sembra rara a sentire la tua versione. E quali mezzi si usano per cercare di capire di che malattia si tratta? Le proprie esperienze, come diceva Rossana per altre ragioni. Non si hanno altri mezzi, se non questi per giudicare un fatto.
Io non sono affatto convinto che si tratti di una “malattia rara” anzi, è la più banale che si possa verificare in un organismo come quello della coppia, che porta alla morte della stessa per mancanza di “nutrimento”, per i motivi che ormai mi sono stancato di spiegare, e che non necessariamente dipendono da “colpe” dell’uno o dell’altro, ma dall’interruzione, anche casuale, di quel flusso che è la solita comunicazione tra i due.
Io ho persino un’ipotesi per lo stile che ha utilizzato tua moglie, senza poter capire i motivi che hanno motivato quel suo gesto.
Tu sei così “sicuro” del tuo modo di vivere che non immagini neppure lontanamente che un’altro possa vederne uno diverso. E immagino anche, vedendolo applicato su queste pagine con noi, che una persona ad un certo punto dica: ” qua non c’è niente da fare, con Giampaolo non ci cavo un ragno dal buco. Appena possibile annodo le lenzuola e dopo aver segato zitta zitta le sbarre…evado”.
E’ possibile che la vostra relazione fosse diventata una prigione per lei? Mah, tu ritieni di no. Però sembra la fuga da Alcatraz Giampa.
Giampaolo,
forse, anzi, sicuramente un motivo del comportamento della tua ex moglie è contenuto nella frase che hai scritto riguardo alla vostra compatibilità sessuale.
Io non conosco molto bene la tua storia perché non l’ho letta, ma lei, come tante, avrà covato per molto tempo un malessere dentro di sé, aveva già deciso dentro di sé, ma ti teneva caro fino a quando non le sarà capitata una opportunità.
M, buongiorno. Certamente amo la filosofia, che come dice l’etimologia della parola è l’amore per la sapienza, e di “sapere” non se ne ha mai abbastanza. Noi viviamo la vita “fatti della stessa sostanza dei sogni, mentre la nostra breve vita è circondata dal sonno” come dice Shakespeare, nella “Tempesta”. Vale a dire che ci dibattiamo in una realtà “finita”, “mortale”, pieni di ideali e sogni senza tempo, che collidono quasi sempre con la prima. Anzi: sempre.
Il rapporto con la Vita, per l’aspetto che stiamo trattando, segue gli stessi parametri ideali su questa terra. E’ la cosa più preziosa che abbia l’uomo, ma anche la più bistrattata. Mentre noi dibattiamo per il diritto a nascere dell’embrione o del feto, c’è chi decapita un uomo come fosse la testa di un sedano, chi si suicida con un’overdose e chi pensa di farlo a vent’anni perchè si sente inutile. Troveremo mille modi di constatare che la visione che sia ha della propria e della vita altrui non segue dei principi univoci, neppure dal punto di vista istintuale, principi questi che avrai capito quanto mi interessano.
Le tue considerazioni sono ASSOLUTAMENTE condivisibili, ma solo ipoteticamente applicabili. E neppure una legge severa impedirebbe che chi decidesse di interrompere una gravidanza possa farlo. E lo farà per le ragioni che a te appariranno comunque ingiustificate, mentre non lo saranno per chi lo ha deciso. Anche se si tratterà di “sbarazzarsi” di un problema intervenuto a causa di un imprudente rapporto sessuale, quanto alla luce del dilemma che si presenta nella coscienza di una coppia quando fosse accertato che quel futuro bambino sarà un “disgraziato”. Il giudizio sul valore di quella vita è nelle mani di chi ne ha il destino. Vale per il decapitatore quanto per chi aspetta un bambino. E come vedi le motivazioni posso essere diametralmente opposte. Odio nel primo o “amore” nel secondo, anche se interpretato in maniera non ortodossa, secondo i canoni latini “a mors”, ma pure incoscienza o semplice immaturità per chi si sbarazza di un “problema” non gradito. La vita è “sacra” per la natura, come obiettivo evolutivo ma non lo è mai stata per l’uomo “cosciente”, neppure la propria in certi casi, superando persino l’istinto di sopravvivenza.
La sacralità morale della vita è una conquista della civiltà, quindi delle “mores” di una certa cultura, e questa è in continuo “aggiornamento”, oltre ad essere vittima della dittatura degli istinti, come ho avuto modo di dire più volte. >>>
Giampaolo, non poteva leggere nessun segnale, semplicemente perchè non c’era nessun segnale da leggere! I famosi segnali che le donne dicono di lanciare prima di pugnalarti, altro non sono che una scusa per giustificarsi dal fatto che ormai hanno in testa un’altra persona. Su questo fatto non si discute, è un principio assoluto. Le donne inventano la storia dei segnali per coprire il tradimento (sia pure anche solo mentale). Quando un altro gli entra in testa, non c’è più nulla che possiamo fare, è finita, ma loro non possono ammetterlo, sarebbe troppo “sporco”, quindi inventano mille scuse per giustificarsi davanti a all’uomo e davanti agli altri….credo che questo comportamento derivi da un retaggio culturale bigotto e puritano che nel nostro paese è dominante.
Per quanto riguarda gli aborti, è vero che sono calati, ma solo perchè sono calate anche le gravidanze, è una conseguenza fisiologica, non un cambio di mentalità, secondo me l’aborto è un grande progresso di civiltà.
Giampaolo,
credo che in fondo non ti riesca a capacitare di non aver capito, nè intuito, NULLA di quanto si stava evolvendo in tua moglie fino a pochi anni prima della sua decisione finale, cioè quando lei stessa ha cominciato a rendere traballanti le basi della tua assoluta sicurezza. hai pensato che lei, come te, fosse granitica nella sua scelta di coppia, ma evidentemente così non era… il buono immagina che tutti gli altri lo siano…
forse temi più questa “incapacità di seguire l’altro” che non tutto il resto. mettila in conto, e se puoi, lasciatela alle spalle. le esperienze insegnano sempre qualcosa…
buon pomeriggio!
>>> Quando giustamente parli dell’autodeterminazione come agente conflittuale per quelli che sarebbero dei “diritti” umani, individui la causa che ha reso necessaria la presenza delle “mores”, che a loro volta hanno dato luogo alle leggi e al famoso Diritto Romano che regola la maggior parte delle nostre società occidentali. La nostra in particolare. Ma le norme, morali e sociali, caro M, sono UN COMPROMESSO, che una società si dà per consentire la convivenza CIVILE, quella cioè che attiene alla “civitas”, il grande condominio nel qual viviamo. E così come succede nei falansteri, ci sara sempre chi le infrangerà o le interpreterà per il proprio benessere. Ci sarà chi occuperà spazi comuni, chi bagnerà la biancheria di chi vive al piano di sotto e chi non è contento dell’amministratore.
Quello che succede all’embrione o al feto dipende da questa logica, che in fondo è frutto di quella “maledizione” che appunto si chiama autodeterminazione. Figlia di quell’intelligenza che ci rende “autonomi” rispetto alla natura, che in mancanza di questo “avversario” farebbe il suo corso senza ostacoli, dalla fecondazione alla nascita della nuova vita, che però, come sappiamo, verrebbe gettata nell’agone della sopravvivenza con i mezzi più o meno fortunati che il destino le ha concesso.
La ragione invece NON lo consente, per via del cocktail emotivo/educativo di cui è composta una personalità. Per opportunismo immaturo, o per eccesso di quell’amore che tu ritieni distorto, si può DECIDERE del destino di chi NON può decidere. Ecco perchè le norme fissano dei paletti, che – se interrogassi mille persone – verranno sempre criticati, in ragione di quel cocktail di cui parlavo, esattamente come succede nelle riunioni condominiali.
Dobbiamo accettare che nel rapporto tra la nostra volontà e quella degli altri, non si potrà mai trovare la quadratura del cerchio, ma solo un compromesso, e questo compromesso, frutto della decisione che si è presentata di fronte a quel metaforico bivio di cui parlavo ieri, è possibile che crei dei rimpianti se non dei pentimenti, come sappiamo nei casi di aborto. Ma nonostante questo nessuno di noi rinuncerà mai all’autodeterminazione, che significa libertà, sia che in quel momento si tratti non consentire ad un embrione o ad un feto di nascere, ritenendo in buona fede di fare il suo bene, come per te di batterti perchè questo avvenga.
La libertà è “una condanna della quale non POSSIAMO fare a meno”. Sin da quando ci hanno cacciati dall’Eden. Ciao.
Va bene Golem ti aspetto!
Rossana,
come fai a dire che la differenza di sensibilità in merito al tema dell’aborto, sia basata sull’essere uomo o donna?
Mi spiego meglio: bisognerebbe riuscire a capire se, ed in che modo, l’opinione (favorevole) di un uomo riesca ad influenzare una donna a non tenere il bambino.
Ci sono tanti uomini che non vogliono figli e che spingono la propria donna ad abortire, anche quando lei sarebbe tentata di tenere il bambino, ma cede di fronte al rischio che corre lei nel vedere la propria storia finita.
Quindi non è vero che un uomo non sia favorevole all’aborto perché tanto non è una cosa che viene fatta su di lui.
Comunque, dai dati del Ministero della Salute e dati Istat, si può recuperare il numero di aborti, sia per intervento chirurgico che attraverso l’assunzione della RU486, riferiti all’anno 2011. Per i successivi tre anni i dati definitivi non li ho trovati, ma poco cambia perché sono numeri in calo, di poco, e quindi abbastanza livellati.
Fermo restando che l’obiettivo principale del Sistema Sanitario Nazionale è quello di prevenire l’aborto, i dati sono questi, riferiti al 2011:
Numero di aborti: 111.415
Numero aborti con RU486: 11.268
Numero nascite: 556.000 circa
Quindi, abbiamo avuto 122.683 aborti e 556.000 nascite.
Questi 556.000 figli sono nati perché la madre era favorevole a portare avanti la gravidanza. A questi numeri bisognerebbe aggiungere tutte quelle gravidanze che per motivi naturali non sono giunte a termine.
Questi dati dimostrano che le donne che non piegano il valore del diritto alla vita, ad altri motivi, sono circa 5 volte in più di quelle che, per tanti motivi, decidono di non far nascere il proprio figli.
L’Italia è il paese europeo con meno nascite e meno aborti. Il numero di nascite è stato fortemente incrementato dai figli nati da mamme straniere. Stesso contributo di straniere è contenuto nel numero di aborti.
La domanda che ho fatto a Golem, sul discorso dell’imposizione della gravidanza dal 91º giorno in poi (esclusi casi particolarissimi) la faccio anche a te.
Cosa ne pensi?
Altra cosa: ti sei augurata di un mio comportamento sessuale coerente (ma la coerenza non c’è) con questo mia idea sull’aborto.
Sottolineo che PER ME la vita nasce con la fecondazione, non prima, tant’è che è il feto che gode di diritti, non lo sperma in sé, non l’ovulo, ma detto questo, siamo davvero sicuri che un comportamento coerente con la linea che suggerivi tu, Rossana, debba essere ….