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Laurea. Serve o non serve?

di maria grazia

Riferimento alla lettera: Anche stavolta mi tocca rispondere con una lettera all'utente Suzanne, relativamente all'argomento "laurea" dibattuto in altro topic, in quanto non avrei potuto esporre adeguatamente il mio discorso per mancanza di caratteri, e comunque si stava andando fuori tema rispetto a quell'altra lettera. Secondo quanto afferma Suzanne, chi come me non...
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Categorie: - Scuola

426 commenti

Pagine: 1 5 6 7 8 9

  • 301
    Golem -

    She, l’animo femmino lo conoscerai bene tu, a me è bastato conoscere quello di mia moglie, averla aiutata a capirsi, a capirci e a superare una crisi che poteva portare alla fine di una bella storia, solo per fantasie che venivano scambiate per realtà e realtà per fantasie.
    Di scuotere le tue convinzioni non mi frega niente, ti ritieni così importante da pensarlo? Ho già detto che la tua reazione -inusitata di fronte al racconto di una crisi e la sua felice soluzione- faceva e fa pensare che qualcosa fosse successo a quelle convinzioni, ma se lo dici tu che si sono persino rafforzate ne sono felice. D’altra parte era la tua nota paranoia che ti faceva immaginare che volessi convincere la platea a una certa visione dell’amore, mentre raccontavo solo come una coppia lo avesse “ritrovato” attraverso una visione reale di cosa sia nei fatti quel sentimento.
    Scavare? Bé Rossà, l’evidente differenza tra le reazioni delle due “utentesse” di fronte alla stessa notizia, qualcosa dice della qualità di quegli animi, o no? Tu che dici.
    Su che ho da fare il sugo di agnello.
    Ciavo.

  • 302
    LilyliL -

    https://www.facciabuco.com/post/660lfx/spongebob-non-ce-ne-frega-un-c....-vaccata-post-by-lilli.html

    🙂

  • 303
    Don Ciccio -

    Il commento 299 è una vera perla di psicologia, davvero complimenti, anche se sicuramente saranno parole al vento.

    “Il costante bisogno di sentirti superiore fa sì che tu debba sempre confermarlo innanzitutto a te stesso.”
    Grande verità! Non immagino la fatica che debba comportare dover abbassare gli altri per tentare di innalzare se stessi.

    “L’attitudine a nascondere fragilità e scacchi t’induce a pensare che sia così anche per altri.”
    Vero! Nel tuo caso, hai riportato fragilità e sconfitte, cosa non facile da attuare concretamente.

  • 304
    Golem -

    Eh niente, qualunque cosa dica la nostra opinionista, il nostro don Cicciotte la avalla e sottoscrive a prescindere, anche quando si tratta di deduzioni paranoiche come questa: “Il costante bisogno di sentirti superiore fa sì che tu debba sempre confermarlo innanzitutto a te stesso.”
    Intanto in quanto presuntuoso, arrogante e narcisista non avrei bisogno di nessuna conferma, anche perché se quella deduzione giunge dalla sensazione di voler sminuire la sciura, dimostra ingenuamente come questa si sopravvaluti.
    Io non sminuisco niente, metto solo in luce le tante incoerenze, anacronismi e strumentalismi che la sopra citata ha mostrato in decine di anni. È forse sminuire solo perchè si mostrano aspetti sgraditi alla protagonista al suo cavalier servente?
    Se avessi il problema di confermare alcunchè di quello che sono, attaccherei ben altra utenza, non certo la lady. Invece quando si incontra chi è minimamente sè stesso, che problema c’è, sia che si concordi o meno con le loro idee, almeno sono credibili.
    Però Cicci, si parla di un de cuius e compari tu, un de cojons.
    Ciavo

  • 305
    Golem -

    Uh, Ross, non avevo letto il tuo commenti dove parli della coltivazione delle alleanze. Che funziona male evidentemente se queste non intervengono per darmi una mano.
    MG, non l’ho coltivata io, caso mai tu con I tanti “complimenti” che le hai fatto non appena si è fatta notare. E non dovresti far fatica a ricordare i tuoi giudizi sul suo stile, che non riuscivano a celare, pur con la tua raffinata dialettica, il “fastidio” di trovarla piacente, visto che aveva offerto il suo profilo FB. Ma non solo, perché quando questa sposò le mie argomentazioni su “di cosa parliamo quando parliamo di amore”, il tuo disappunto (usiamo questo eufemismo) toccò vette più poetiche che mai. Ma a te piace parlare delle mie vette, non dei tuoi equilibrismi dialettici, che in chi è riuscito a carpirne i codici segreti svelavano il vero moto dell’anima che li muoveva.
    Comunque, è evidente che vuoi far credere che tu le allenze non le hai mai coltivate. Infatti si coltivavano da sole, come la gramigna.

    P.S. il sugo di agnello era favoloso! Ed è così facile. Richiede solo un po’ di amore.

  • 306
    Golem -

    Se la sciura non replica Cicciotto non può chiosare sulla falsariga della prima, perchè non ha idee proprie, ma le pappagalla. E attenzione, quand’anche la suddetta parlasse di quadrupedi volanti, o di interpretazioni dei comportamenti altrui (solo quelli, non i propri) frutto di una laurea in psicologia presa coi punti del supermercato, lui le troverà geniali.
    Non è meravigliosa questa intesa, nata spontaneamente e che non ha neppure bisogno di essere coltivata, tanto ha trovato il terreno adatto per crescere fruttificare? Tutto molto bello.

  • 307
    Max -

    Buon giorno a tutti. Al di là delle schermaglie personali che qui, come in tanti altri casi, prendono il posto dell’argomento trattato in quanto tale, la mia posizione sulla questione, in base alla mia esperienza, è la seguente: 1. La laurea in quanto tale non rende migliori di altri, ma lo studio e l’approfondimento la differenza la fanno. I miei studi liceali e universitari, uniti a una naturale propensione alla lettura, mi hanno sicuramente aiutato ad ampliare i miei orizzonti e ad avere di fronte a ogni cosa un atteggiamento più cauto e riflessivo. Socrate (e perdonatemi la citazione dotta) diceva che il vero saggio è colui che sa di non sapere, il che vuol dire che man mano che si apprende qualcosa si prende coscienza in modo sempre crescente di quanto la realtà sia complessa e non si sia mai finito di esplorarla e approfondirla. Per cui è opportuno essere sì consapevoli di ciò che si sa, ma con un atteggiamento umile e sempre disponibile a rimodulare la propria prospettiva.

  • 308
    Max -

    Io amo leggere un po’ di tutto, anche in campi che non mi sono propri, ma sono consapevole che queste incursioni non mi portano a diventare magicamente esperto, che so, di diritto o di medicina, ma sono semplicemente un’infarinatura, un modo per farmi un’idea della materia, giusto per saperne qualcosa, ma niente più. Dopodiché: siccome per organizzarci abbiamo bisogno di criteri e regole, ci sono situazioni nelle quali il “pezzo di carta” deve fare la differenza e certificare che una persona, quella determinata materia, l’ha studiata e approfondita come si richiede per poterla praticare. Poi anche questo criterio può avere le sue falle, dato che ci sono laureati assolutamente incapaci proprio nell’ambito in cui dovrebbero operare, ma sin qui il criterio, pur essendo fallibile, si è dimostrato il più efficace. Dopo un po’ di tempo di assenza ritrovo qui tante vecchie conoscenze che saluto con stima e affetto. Rileggervi mi rassicura sul fatto che state bene.

  • 309
    Golem -

    Ben tornato Max, è sempre piacevole leggerti.
    Andiamo al sodo senza acrobazie verbali, e diciamo che nel dibattito sull’argomento aleggiava un evidente bisogno del non laureato, chiunque esso o “essessa” fosse, di portare l’acqua al proprio mulino per non apparire secondo a nessuno. È il solito frequente bisogno umano di auto ed etero stima, che non risparmia nessuno.
    Poi, al netto di tutte le possibile variazioni sul tema, è logico e statisticamente
    probabile aspettarsi non laureati geniali e laureati ottusi. Laureati ottusi che io ho conosciuto persino come miei presunti superiori in ambito lavorativo.
    Detto ciò, é ragionevole immaginare che chi ha seguito un corso di laurea é entrato quantomeno in contatto con una serie di conoscenze che possono essere assimilate a strumenti più “raffinati” diciamo, dai quali, chi sarà in grado di utilizzarli adeguatamente, avrà un ovvio vantaggio rispetto a chi ne è sprovvisto. 》

  • 310
    sherazade -

    Ciao Max.

    Contenta di leggerti, e di intuire che anche tu stai bene.

    Buon pomeriggio.

  • 311
    Golem -

    》Ma l’Università non è solo una mera sequenza di esami, quanto soprattutto un percorso di pianificazione, organizzazione, acquisizione di senso critico e maturazione attraverso il confronto con la docenza, che non ha eguali in altri ambiti didattici.
    Banalmente, alla fine bisogna provare cosa sia l’Università per poter dire se serva o meno.

  • 312
    Ana Maria -

    In Italia mi dava l’idea di una mera sequenza d’esami + pianificazione. Il pensiero critico l’ho imparato in Inghilterra. L’organizzazione idem.

  • 313
    Golem -

    Perfetto Ana Maria, ora sei completa. Io non conosco direttamente le università britanniche, ma il Politecnico di Milano è frequentato da studenti di ogni parte del mondo. Qualcosa significherà, che dici?

  • 314
    Max -

    Ana Maria, ovviamente mi è difficile esprimermi se debbo partire dal tuo caso personale, poiché in esso si trovano circostanze e variabili che soltanto tu puoi conoscere a pieno. In linea generale posso dire che il pensiero critico e la gestione più dinamica in stile britannico sono sicuramente di grande utilità, ma l’apprendimento magari più pesante e formale che vige da noi ci offre la base su cui costruire tutto il resto. Certo, se poi uno è una persona incapace e non sa fare buon uso di ciò che ha imparato, allora è ovvio che nessuna forma di istruzione può renderlo migliore, ma se si lavora su buon terreno, una preparazione di tipo tradizionale non impedisce di giungere a un’applicazione più concreta di ciò che si è appreso. Credo che dovremmo lasciare da parte le idee dicotomiche secondo cui solo da una parte c’è il buono e dall’altra è tutto da buttare. Le persone che più stimo son quelle che son riuscite a acculturarsi bene ma sanno anche occuparsi di questioni pratiche.

  • 315
    Max -

    E ora vengo per un momento al mio caso personale, anche se ciò che sto per dire molti lo sanno già. Io sono una persona cieca dalla nascita e questo mi ha un po’ costretto ad orientarmi verso tipi di studio e di attività che privilegiassero l’elemento teorico rispetto a quello pratico. Dopo il Liceo Classico e la laurea in Filosofia ho trovato posto presso la Biblioteca che si occupa della produzione e distribuzione dei libri fruibili da noi. Ebbene io in questo contesto ho svolto mansioni molteplici: dal correttore di bozze al redattore dei giornali che pubblichiamo, ma non ho avuto problemi a manovrare le nostre stampanti e punzonatrici, o a trascrivere a computer le lettere che i nostri utilizzatori ci scrivevano in Braille, così da permettere agli operatori vedenti di leggerle e di evaderle. Insomma, nei pur ristretti limiti consentitimi, ho cercato di far coesistere nella mia vita il fattore “soft”, intellettuale, con quello “hard”, più pratico e concreto.

  • 316
    maria grazia -

    Ana Maria, difatti il pensiero critico si sviluppa attraverso le proprie esperienze personali ( nei vari campi della vita ) e non perché si frequenta questo o quell’ istituto. Per quanto riguarda il metodo organizzativo poi, questo ce l’ ha chiunque svolge nella vita un’ attività di qualche tipo. Ma se proprio vogliamo parlare solo di università, l’ Inghilterra rappresenta l’ eccellenza, con atenei del calibro di Oxford e Cambridge. E non certo la nostra cara Italia.
    Come sempre, le solite scemenze sparate a caso al solo scopo di provocare.
    Mamma mia quanto dev’ essere noiosa la vita di alcune persone.

  • 317
    Golem -

    Ma allora MG, a che serve l’Università, un istituzione che risale a quasi 1500 anni fa.
    Quando parlo di affinamento del semsi critico e del metodo, questo avviene attraverso l’interazione con un corpo docente che a sua volta ha seguito e superato un iter di selezione qualitativa che garantisce un percorso dello stesso genere.
    Il fai da te non dà termini di confronto autorevoli, ed è inevitabile cadere nell’autoreferenzialitá.
    O no?

  • 318
    Trader -

    Ma senti quest’altra. Si trova pure d’accordo con Ana Maria e questo la dice lunga.

    “il pensiero critico si sviluppa attraverso le proprie esperienze personali ( nei vari campi della vita ) e non perché si frequenta questo o quell’ istituto”

    Se studiare è inutile per sviluppare il senso critico, un analfabeta dovrebbe avere più senso critico di uno scienziato.
    Ma poi, frequentare un istituto non è esso stesso un’esperienza in un campo della vita? L’affermazione di MG è contradditoria, illogica.

    ” il metodo organizzativo poi, questo ce l’ ha chiunque svolge nella vita un’ attività di qualche tipo. ”

    Vi pare che una commessa, battendo scontrini alla cassa, sviluppi un “metodo organizzativo” maggiore di chi deve pianificare lo studio all’università? E maggiore di chi studia proprio metodologie organizzative?

    MG parla solo per dare aria ai polmoni.

  • 319
    maria grazia -

    Se qui c’è qualcuno che è autoreferenziale non sono certo io..
    Ad ogni modo sono intervenuta esclusivamente per rispondere ad Ana Maria. Golem, non ho mai detto che l’ universita’ è completamente inutile. Ho solo messo in evidenza i limiti – peraltro palesi – di alcuni. Non mi interessano le liti da forum. Ti consiglio di trovare qualcosa di più interessante con cui impiegare il tempo. Consiglio che naturalmente vale per chiunque altro risponde alle mie lettere al solo scopo di creare polemiche.

  • 320
    Golem -

    MG, che ti piaccia o meno, l’Università è un’istituzione riconosciuta a livello mondiale. Se non fosse utile alle società perché tanto c’è la si può cavare con le proprie innate capacità, sarebbe già sparita da un pezzo. È una questione di economia, nel senso stretto del termine.

  • 321
    Golem -

    Volendo parlare banalmente di denaro, io ho speso circa 30mila euro come controvalore delle lire dell’epoca per frequentare Architettura, che é piuttosto cara rispetto a facoltà dove si usa poco materiale tecnico, oltre al tempo impegnato naturalmente. Ma il denaro l’ho recuperato in modo imparagonabile rispetto all’ investimento, e il tempo mi è stato ritornato in termini di “sapienza”, che onestamente non avrei potuto acquisire autonomamente. É questa, sia chiaro, è semplicemente la mia esperienza.

  • 322
    Trader -

    MG:”l’ Inghilterra rappresenta l’ eccellenza, con atenei del calibro di Oxford e Cambridge. E non certo la nostra cara Italia.”

    Mai sentito parlare di Bocconi?

    “non ho mai detto che l’ universita’ è completamente inutile. Ho solo messo in evidenza i limiti – peraltro palesi – di alcuni.”

    Nemmeno MG sa cosa stia dicendo. Il titolo della lettera che ha scritto è:”Laurea, serve o non serve?”. La lettera è contraddittoria e mena il can per l’aia, andando fuori tema. Sembra sostenere che al posto di frequentare l’università, si può anche formarsi per conto proprio leggendo Wikipedia. Stessa cosa, guarda. Perché seguire le lezioni di anatomia sui cadaveri, quando si può guardare i cartoni animati di “Esplorando il corpo umano”?
    Poi sostiene che i laureati non servano a fare progredire l’Italia. MG avrà notato che negli anni i laureati sono aumentati, mentre la “progressione” del paese no? Macché, non sa manco di cosa parla. Cosa intenda con il vago termine…

  • 323
    Trader -

    “progressione” di un paese non lo sa neppure lei.
    Colpa dei mass media, certo.
    MG dice che laurea non serve per certi percorsi professionali. Ma MG dimentica di dire che è vero anche il contrario.
    MG sostiene che ai laureati manca il problem solving. Quindi chi non ha fatto l’uni sviluppa questa capacità. Che fenomeno strano. Peccato studio porta proprio ad avere un maggiore problem solving.
    Secondo MG tra i laureati c’è una grande incidenza di analfabetismo funzionale e ignoranza tecnologica, maggiore di quella che si riscontra in chi fa lavori umili come i venditori porta a porta. Il loro lavoro gli ha fatto sviluppare capacità intellettive migliori degli ingegneri.
    “…Consiglio che naturalmente vale per chiunque altro risponde alle mie lettere al solo scopo di creare polemiche.”
    La sua lettera è polemica

  • 324
    Max -

    Trader, non ho alcun motivo per difendere Maria Grazia poiché sa difendersi da sé e comunque vi sono alcune argomentazioni sue che io sono il primo a non condividere. Debbo però dire che lei, così come ha affermato che vi son lavori che possono essere svolti senza possedere una laurea, ve ne sono altri per i quali la laurea è indispensabile. Inoltre non ha detto che tutti i laureati mancano di capacità di problem solving ecc., ma che ne ha incontrati molti, e li ho incontrati anch’io, che ahimè presentano proprio queste carenze. Ciò su cui dissento da lei e da altre persone, fra altre argomentazioni, è l’affermare che se uno non è esperto in tecnologia o non è prestante dal punto di vista operativo è già un “minus valens”. Certo, saper usare bene il computer e tutti gli annessi e connessi dà una marcia in più, ma io ho conosciuto molte persone che erano dei veri disastri in questo campo ma hanno avuto molto da dire e da dare al loro prossimo. Per cui, cauti coi giudizi please.

  • 325
    Max -

    Infine: come già ho detto, il problema non è di stabilire se la laurea serve o no. Ciò che fa la differenza è avere o meno un certo tipo di cultura, di voglia di conoscere, di apertura mentale e di organizzazione di ciò che si sta apprendendo. Queste qualità possono essere possedute anche da chi la laurea non ce l’ha, ma ritengo innegabile che la frequenza (ovviamente fatta seriamente e abbinata a una mente adatta) offre un indiscutibile aiuto per il raggiungimento di questi scopi, poiché offre numerose occasioni di confronto con ciò che non sappiamo e con persone, allievi e docenti, che sanno appunto ciò che noi non sappiamo e ci porta a viarticolare i nostri metodi di studio e le nostre scelte su ciò che riteniamo ci interessi. Son stati tanti gli esami che di primo acchito trovavo quanto mai noiosi e che, sforzandomi per prepararli, mi hanno fatto scoprire cose che poi ho trovato interessanti. Probabilmente, se avessi potuto scegliere, avrei letto solo ciò che piaceva a me.

  • 326
    Trader -

    Se scrivo: “Fumare fa male o non fa male? Esistono fumatori che fumano tutta la vita senza ammalarsi di tumori ai polmoni e, per contro, non fumatori che si ammalano”.
    Scrivendo così intendo dire che il fumo non ha grosse ripercussioni sulla salute, anche se non lo ho detto esplicitamente. Il concetto è quello. Dai, Max.

  • 327
    Suzanne -

    Allora, precisiamo per dovere di cronaca che la lettera in questione è stata proprio scritta in tono polemico nei miei confronti ( essendo tra l’altro esplicitamente citata in apertura) volendo svalutare i miei titoli e, per farlo, si è scritta una supercazzola farcita di banalità da una parte e falsità dall’altra.
    È lapalissiano che ci siano mansioni che non richiedono la laurea (off topic) e altrettanto sciocco ribadire l’ovvietà che ci siano laureati incompetenti. Il punto è se una persona possa trarre benefici e vantaggi dal conseguimento di una laurea e la risposta è sí per molteplici motivi: umani, cognitivi, di ridimensionamento del proprio sé, capacità di critica, skills nella cooperazione con gli altri ecc… Purtroppo quando si fanno battaglie per colpire qualcuno o per autoassolversi (anche se non richiesto) si finisce colpiti e affondati.
    Ciao Max.
    Ehh Trader, sai quante volte si è sgamata da sola sui suoi multinick? Ormai ho perso il conto. Non è il suo.

  • 328
    maria grazia -

    “Il punto è se una persona possa trarre benefici e vantaggi dal conseguimento di una laurea e la risposta è sí per molteplici motivi: umani, cognitivi, di ridimensionamento del proprio sé, capacità di critica, skills nella cooperazione con gli altri”

    Suzanne, direi che nel tuo caso questi benefici e vantaggi non sono pervenuti. Del resto qui non sei l’unica.

    L’affermazione secondo la quale questa lettera era rivolta esclusivamente a te è l’ennesima dimostrazione del tuo narcisismo. E per quanto riguarda i fake, ne potrei elencare tanti su cui tu e Trader non avete mai avuto nulla da ridire. Perché in quel caso vi facevano comodo.
    Ipocriti. Oltre che mentalmente limitati.

    Piuttosto Suzanne, la maggior parte degli studenti sostengono che la scuola di oggi e il suo corpo insegnanti fanno pena. Fatti qualche domanda.

  • 329
    Anonimo -

    @Trader e @Suzanne, perché perdete tempo con Maria Grazia? Ha già sentenziato che se vuole scrivere, scrive sul suo blog, ed inspiegabilmente la ritroviamo a dialogare nuovamente su LaD, che lei apertamente disprezza.
    Quindi sragiona, non ragiona. Ignoratela. Così si eclisserà da sola.

  • 330
    Trader -

    Anonimo, hai perfettamente ragione.
    Questa MG è di coccio ed è pure poco seria, perché è tornata qua, nonostante la sua promessa di non farsi più sentire. Forum che lei disprezza tanto, ma che continua a frequentare, snobbando il suo stesso sito. L’ipocrita è lei ed è pure visionaria: vede fake dappertutto, ma qua gli unici fake sono i suoi.
    Tornando al discorso laurea, è evidente che questa lettera è stata aperta per il rosicamento di Stuntman di non avere una laurea a dispetto di Suzanne, che la schiaccia continuamente (spero che con queste affermazioni MG non si convinca che lo scrivente sia Suzanne).
    Questa lettera ha lo scopo di sminuire Suzanne, non chiedersi se la laurea sia utile o inutile. E’ una lettera dai contenuti banali, in certi punti lapalissiani: per certi mestieri non occorre la laurea o che ci sono laureati scarsi. Ha scoperto l’acqua calda. Non sono chiare le sue conclusioni. Ha detto che

  • 331
    Trader -

    per formarsi, cioè per diventare un medico, un avvocato o un ingegnere (l’università è finalizzata a questo, perciò stiamo parlando di questo tipo di formazione) non occorre studiare centinaia di pagine di testi universitari, frequentare laboratori, lezioni di anatomia dal vivo, perché è sufficiente leggere qualche pagina di qualche sito su internet. Stessa cosa, guarda. Che serve osservare le viscere di un cadavere, che schifo, tanto basta vedere i disegni su un libro, no? Uguale. Leggo due pagine di wikipedia e, hoplà, divento medico. L’importante è aver fatto lavori umili. Lavando i piatti in ristorante si diventa medici?
    “questa non è una lettera che vuole esortare a non laurearsi. Vuole solo invitare a fare delle riflessioni e ad abbandonare certi stupidi stereotipi.”
    Non è chiaro quali siano le riflessioni e quali siano questi stereotipi. Che un medico è allo stesso livello dell’OSS che distribuisce i pasti all’ospedale? Boh, opinabile. Comunque lo stipendio è diverso.

  • 332
    maria grazia -

    https://www.youtube.com/watch?v=iysMvxjbU1I&ab_channel=CiaoInternet-MatteoFlora

  • 333
    Max -

    Maria Grazia, ho ascoltato il video che ci hai appena proposto e questo dato OCSE già lo conoscevo. Peraltro io stesso ho avuto occasione di imbattermi in persone che appunto si sono dimostrate incapaci di soffermarsi su un testo che fosse un po’ complesso e di una certa lunghezza. Ovviamente, se il testo di cui parliamo è molto addentro in una materia specifica e magari è redatto in un linguaggio tecnico, la cosa è più che giustificata, ma molto meno lo è se si tratta di un testo di argomento generale e scritto in un linguaggio di livello magari un po’ elevato ma comunque non specifico. Ovviamente, pur con questi limiti, una persona con una laurea è più probabile che sia almeno un po’ meno sguarnita di una che non ce l’ha, ma questo non risolve certo il problema. A mio avviso, le radici di tutto questo sono da ricondursi nella svalutazione che, da molti anni e da molte parti, si è operata nei confronti della complessità e del tempo lento dell’approccio ai saperi..

  • 334
    Max -

    Il continuo insistere sulla trasmissione di contenuti in forma ipersintetica, che occupi non più di un certo numero di caratteri, che venga subito al sodo, fa perdere di vista l’esigenza di concentrarsi e di perdere un po’ di tempo per comprendere l’argomento nei suoi diversi aspetti. A ciò si aggiunga l’esaltazione dell’apprendimento per schemi e immagini e non per concetti, che rischia di trasformare persino un corso di filosofia in una specie di battaglia navale. E infine troppe cose in troppo poco tempo. Già alle scuole elementari si viene subissati da una marea di progetti e attività varie, che creano più confusione che altro nella testa delle persone, che sembra ridotta a un cumulo di uova strapazzate. I contenuti e le competenze “nuove” dovrebbero essere trasmessi conservando il buono del “vecchio”, cioè la capacità di soffermarsi per comprendere, privilegiando la qualità rispetto alla quantità. Infine, avere il coraggio di scoraggiare gli incapaci e indolenti.

  • 335
    Max -

    Peraltro, quando si parla di inutilità della laurea, generalmente si intende riferirsi alle lauree “non stem”, ovvero a quelle non scientifiche e, invece, di carattere umanistico. Ben inteso, io non mi permetto certo di sminuire il sapere scientifico, poiché senza scienza, tecnologia, economia e matematica non si va da nessuna parte. Ma anzitutto il mondo richiede, che piaccia o no, anche competenze di tipo umanistico, di relazione, di comprensione e di comunicazione, tant’è che chi ostenta disprezzo verso queste cose poi, chi sa come mai, quando deve scrivere una lettera chiede aiuto a me. Inoltre è proprio il sapere umanistico, almeno secondo me, che aiuta alla riflessione e all’approfondimento, perché porta a ragionare per concetti e a occuparsi di elementi più astratti e non solo del concreto (numeri, cose, dati di fatto ecc.)

  • 336
    maria grazia -

    Condivido la tua analisi Max. La scuola così come la comunicazione attuale, non stimolano lo studio approfondito, il soffermarsi sui concetti. E di conseguenza non favorisce il pensiero critico. Tutto questo genera un insieme di individui che hanno una formazione di tipo nozionistico, ma quel “sapere” non lo hanno interiorizzato e fatto proprio. La ragione per cui oggi molti non comprendono un testo scritto, per me comunque sta soprattutto nella mancanza di empatia, che è sempre più dilagante e più radicata nella società narcisistica in cui viviamo. Nessuno vuole più ascoltare nessuno, a tutti interessa solo esporre ( e imporre ) il proprio punto di vista, come se ci trovassimo in una competizione perenne, e così facendo si perde quel pezzo importantissimo nell’ interscambio che è il confronto.
    Non c’è apertura, e in mancanza di questo non può esserci ovviamente comprensione.

  • 337
    maria grazia -

    https://youtu.be/8951d2lc8Ag?si=mWWXWKOAdll3Hs9P

  • 338
    Max -

    Maria Grazia, ho ascoltato il video che hai proposto nel quale la prosopopea del “laureato” è messa al suo giusto posto dall’esaminatore, che si era prima presentato come anch’egli candidato, così da prendere l’altro in castagna. Io come ben sai sono diplomato di Liceo Classico nonché laureato in Filosofia, ma non ho mai posto in evidenza questi obiettivi, pur innegabili, per ottenere prestigio o agevolazioni, né nella vita personale né in quella lavorativa, tant’è che mi son sempre fatto chiamare col nome di battesimo e ho accettato qualunque mansione, purché potessi materialmente svolgerla senza eccessive difficoltà pratiche. La mia cultura, se ce l’ho, si fa notare nelle diverse occasioni nelle quali ho occasione di dimostrare di sapere di cosa sto parlando e questo può guadagnarmi, e me la guadagna, la stima di chi mi circonda. Quando parlo di utilità della laurea intendo dire che: (segue)

  • 339
    Max -

    1. Che piaccia o no, la laurea essa è ciò che si è deciso che attesti la capacità di svolgere una determinata professione (non si può, ad esempio, far curare le persone a qualcuno che non abbia seguito un determinato percorso di studi medici ecc.) e 2. L’acquisizione di una laurea e lo studio che la rende possibile, possono aiutare a maturare quelle capacità di approfondimento che nella vita costituiscono sicuramente una marcia in più, sempre che, ovviamente, il tutto sia stato fatto con la serietà e la scrupolosità necessarie. In caso contrario, assistamo sì alla nascita di un laureato incompetente, che magari è riuscito a conseguire il titolo imparando a memoria ciò che gli occorreva ma non ha avuto la necessaria maturazione personale. E soprattutto: chi ha la VERA cultura è capace di essere modesto e non guardare gli altri dall’alto in basso, consapevole che ciò che sa è molto meno rispetto a ciò che ignora (già Socrate diceva che il vero sapiente è colui che sa di non sapere).

  • 340
    Max -

    L’ultimo messaggio che ho scritto presenta alcune imprecisioni. Spero abbiate notato che si tratta di cose puramente materiali, dovute al fatto che l’ho scritto con una certa rapidità e ho dovuto effettuare alcuni rimaneggiamenti a causa della limitazione dei caratteri utilizzabili. Spero di essermi comunque fatto comprendere. Saluti cari e a presto.

  • 341
    maria grazia -

    Max, l’avevo già precisato ma lo ripeto: i miei interventi sull’ argomento NON hanno il fine di negare la necessità di avere una laurea per professioni nelle quali il detenere un titolo accademico è condizione sine qua non atta a svolgerle, come ad esempio quella di medico o di avvocato.
    Quel video, inoltre, non era per rispondere a te. Ma ad altri che erano intervenuti in questa lettera con la stessa arroganza che ha mostrato l’ antagonista di quel filmato. Pensavo si fosse capito.
    Esulando dalle situazioni professionali di cui sopra, continuo a non capire perché si dia per scontato che chi non possiede una laurea non possa comunque aver studiato e maturato una cultura di livello accademico anche se non ha frequentato ufficialmente gli atenei.

  • 342
    maria grazia -

    Sto parlando di CULTURA e non di esperienza professionale, visto che hai toccato questo punto. Qui però nei commenti prima del tuo si stava dicendo che un non laureato non potrebbe svolgere nessun tipo di lavoro che non siano le mansioni più umili e meno qualificate. Cosa che è un’ enorme boiata.

  • 343
    Max -

    Maria Grazia, quello che tu volevi dire, io, ovviamente, l’avevo capito e mi trova sostanzialmente concorde, ma ho desiderato mettere un po’ d’ordine nei diversi aspetti della questione, dato che molti interventi mi sembrava fossero andati in direzioni decisamente fuorvianti rispetto all’organicità con cui l’argomento andava affrontato. Le mie affermazioni non volevano essere pertanto essere in risposta diretta e meno che mai in polemica nei tuoi confronti.

  • 344
    Golem -

    MG, certo che ci si può fare una cultura accademica da autodidatta, ma bisogna essere dei genii praticamente, perchè come ebbi modo di dire in altri momenti, se non hai una guida autorevole che ti indirizza e corregge, non hai punti di riferimento se non la tua sensazione. Uno come me, per esempio, che non ha fatto neppure le medie, ma l’Avviamento al Lavoro, ha sempre saputo che non bastava leggere i pur tanti libri e riviste specializzate che portava in casa (per fortuna) mio padre, perchè alcuni concetti non li capivo, poichè non avevo sviluppato un senso critico adeguato attraverso un “maestro” che lo aveva maturato attraverso i suoi studi e mi indirizzava per la sua materia con letture mirate. È scontato che se non avessi frequentato anche l’università non avrei la cultura che ho oggi, che mi ha consentito -attraverso una certa “forma mentis”- di operare scelte giuste anche in ambiti che non attengono alle materie che ho studiato, ed è solo la “formazione” che dà questi strumenti.
    Certo che esistono tarelli laureati, ma quello dipende dalle dotazioni personali.

  • 345
    Golem -

    Di recente è tornato in voga il complotto delle Torri Gemelle con tutte le ipotesi non dimostrate ma “intuite” da tanti esperti che non hanno mai aperto un libro di Scienza delle Costruzioni, che sono certi delle loro “sensazioni”. Io ero a Istanbul quell’11 settembre, e nel gruppo di viaggio con cui giravo la Turchia, tutti si chiedevano come fosse possibile che un aereo potesse far crollare un grattacielo di 400 metri. Io avanzai l’ipotesi che 30mila litri di kerosene in fiamme produce un calore che supera i 1000 gradi Celcius, e l’acciaio di cui sono fatte le strutture di un grattacielo, già a 5/600 gradi entra in uno stato plastico che gli fa perdere tutte le caratteristiche meccaniche di progetto, e così collassare com’è poi successo. Bè, il giorno dopo sul Corriere, che arrivava in albergo, in un intervista, Leslie Robertson, il progettista di quelle strutture, diceva la stessa cosa. Il progettista neh?
    Ma malgrado questo gli esperti “di tutto” sono convinti della loro ultima “diagnosi”: è un complotto. Tu sei il progettista? Non capisci niente!

  • 346
    maria grazia -

    Golem, ma oggi puoi trovare un mentore, un maestro, seguendo gli opportuni canali YouTube, o seguendo le sue pagine social. Puoi confrontarti con una pletore di luminari usando internet. Io comunico regolarmente con professionisti che hanno una laurea, e oltre a questo sono anche persone lucide, persone sveglie. Ovvio che chi utilizza il web solo per vedere scemenze non impara nulla.
    E puoi interagire con gli altri utenti che seguono gli stessi canali, come avverrebbe in un ateneo fisico. Ma comunque gli stessi libri tradizionali offrono sempre il punto di vista personale dell’ autore, in modo da indurre il neofita alla riflessione. Stessa cosa il cinema di qualità.
    Oggi chi è ignorante è perché VUOLE esserlo. E non perché non può acculturarsi o perché non è andato all’ Università.
    Intanto nessuno ha ancora saputo rispondere alla mia domanda: cosa mancherebbe a me rispetto agli utenti laureati che sono intervenuti in questa discussione? Ditemelo, no. E vedrò di migliorarmi.

  • 347
    Cogitoergosum -

    Hanno il senso del rispetto verso le opinioni altrui, che possono essere differenti dalle proprie. Se qualcuno ha opinioni diverse, non gli si fa una messa alla berlina su un blog terzo, dicendo che bisognerebbe fargli le scorregge sulla faccia, né fare poesie dedicate, dando dei co...... o delle teste di c..... Oltrettutto nessuno mette confusione e zizzazia proponendo suckpuppets e multi Nick, ti mancano tutte queste cose Maria Grazia. E se vuoi migliorare, puoi farlo rimuovendo i contenuti dal tuo blog. Specialmente quelli offensivi.
    In ogni caso, il sapere Universitario, ammesso che tu o altri lo abbiano appreso in modo autodidatta, difficile ma non impossibile, pone una domanda fondamentale: come mai non ti ha aperto gli orizzonti? Anche ammesso che tu abbia ragione, dovresti avere delle vedute più ampie, più apertura mentale. Invece sei chiusa, e addirittura riporti link di video, ti pare che sia una cosa tipica di chi ha una formazione culturale profonda? Io credo di no.

  • 348
    Max -

    Maria Grazia, io non so cosa ti manchi rispetto a una persona laureata, anzitutto perché delle materie di cui ti occupi ho una conoscenza sommaria e autodidattica per cui non posso sapere quale conoscenza in più ne avrebbe un laureato e poi perché riconosco che, rispetto alla media delle persone non laureate, hai un’apertura mentale e una capacità di approfondimento notevoli. I tuoi contributi pubblicati su YouTube li ritengo dei validi spunti di riflessione, dettati appunto dai tuoi approfondimenti e dalle tue riflessioni personali. Il punto è che, se a partire da essi tu volessi proporti come terapista o qualcosa del genere, la cosa per me sarebbe assai diversa e prima di mettermi nelle tue mani ci penserei non poco. E bada bene che non ne faccio una questione riguardante la tua persona: varrebbe per chiunque.

  • 349
    Golem -

    MG, con tutto il rispetto ma perchè continui con questa disputa? Tu ti esprimi bene, hai ottime proprietà di linguaggio, non passi inosservata, ma non mi puoi prendere un ciarlatano come Mazzucco -per fare un nome trainante- come riferimento autorevole riguardo certe tematiche come il Covid, le scie chimiche, il grafene, il 5G, le piramidi fatte dagli alieni e altre amenità del genere solo perchè va in modo opportunistico contro il sistema, e per questo ritenerlo un riferimento autorevole. Ci sono limiti che la razionalità e i dati di fatto impongono se alla radice c’è quel benedetto senso critico educato che è alimentato da determinate conoscenze, e che un università ha filtrato in secoli di selezione. Ripeto, se io non avessi studiato libri di Scienza delle Costruzioni forse non sarei mai arrivato a dedurre le cause di quel crollo, e nello stesso tempo la “ragione” priva di nozioni mi avrebbe potuto convincere all’idea di un sabotaggio. Perchè nel trovare una causa, avrei potuto attingere solo alla fantasia》

  • 350
    Max -

    Il percorso di studi codificato è quello che ti richiede di occuparti in modo ordinato non solo di ciò che sul momento è in maggior consonanza con la tua sensibilità, ma di tutti gli aspetti della materia, anche quelli che ti riescono meno graditi. Inoltre, almeno per l’esercizio di certe professioni, si prevedono momenti di tirocinio, affiancati da veterani del mestiere, con relative attestazioni. Il tuo approccio è ottimo per aprire la mente e farsi un’idea, e come tale lo accetto e anzi gli tributo il mio plauso, ma non può, almeno secondo me, porti sullo stesso piano di chi ha compiuto studi più strutturati. Io stesso, dato che amo leggere e approfondire, cerco di costruirmi una mia opinione di massima un po’ su tutto e la esprimo anche: ma sono ben consapevole che ciascuno ha il suo mestiere e la sua specializzazione e queste qualità non si acquisiscono consultando libri o siti Internet sull’onda delle proprie pur legittime ispirazioni del momento.

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