Laurea. Serve o non serve?
di
maria grazia
Riferimento alla lettera:
Anche stavolta mi tocca rispondere con una lettera all'utente Suzanne, relativamente all'argomento "laurea" dibattuto in altro topic, in quanto non avrei potuto esporre adeguatamente il mio discorso per mancanza di caratteri, e comunque si stava andando fuori tema rispetto a quell'altra lettera. Secondo quanto afferma Suzanne, chi come me non...
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MG: “Trader, mai detto di essere un’esperta di economia e nemmeno mi interessa esserlo. Ma una cosa è certa: di sicuro ne so più di te.”
MG, non lo hai mai detto, ma credi di esserlo.
“…di sicuro ne so più di te”.
Caspita MG, certe volte ti esprimi in maniera così puerile da essere imbarazzante, sembri una bambina dell’asilo.
Vuoi sapere come ti rispondo? Così:
“E invece no, io ne so più di te. Io, hai capito? Gne, gne, gne!”
Come dice la Comi: Se siete brutte vi serve la laurea, non troverete mai un uomo di valore che vi mantiene
La Comi non ci crede neanche lei alle cose che dice. E’ evidente che cerca solo visibilità.
Dipendere da qualcun altro è la cosa più idiota che una persona possa fare, a prescindere da chi è questo altro.
Resta la domanda di fondo. Per mantenersi è necessaria una laurea? La mia risposta è: Si, se vivi in un paese di idioti.
Propongo una domanda simile, per far capire che il discorso di questa lettera è insensato.
Intelligenza: serve o non serve? Per mantenersi è necessario essere intelligenti?Evidentemente no, visto che ci sono tanti stupidi al mondo, che bene o male vivono. Tuttavia preferisco essere intelligente, piuttosto che stupido.
E faccio notare un’altra cosa. Nella lettera si dice che ad alcuni laureati manca una visione, ecc. La visione manca anche a molte persone che non hanno studiato; ce l’hanno anche molti laureati. Allora chi ha una marcia in più tra una persona che ha solo una visione e una persona che ha una visione e anche una laurea? E tra una persona che non ha niente e una che ha la laurea, ma non la visione? E una che non ha niente e un laureato con visione?
La laurea per chi ha i mezzi per saperla usare è uno strumento in più, e comunque in linea di massima dà una dotazione normalmente superiore rispetto a chi non la ha, anche nel momento in cui cerchi un lavoro. Questo tutto in teoria ovviamente, con esempi contraddittori sia da un lato che dall’altro.
Io avevo una specie di “superiore” che per la sua insipienza avevo soprannominato “l’ingegnere orale”, nel senso che lo era solo a parole per quanto fosse incapace di fare il proprio lavoro, al quale col mio noto carattere non riparmiavo umilianti figure quando le meritava scaricando le sue responsabilità su di me. Poi c’è gente come Mies van de Rhoe, (“Less is more” era il suo motto) un immenso architetto de facto, che proveniva da scuole professionali ma che ha lasciato un segno nella Storia dell’Architettura.
Insomma, sì può trovare tutto e il contrario di tutto, per quanto mi riguarda la laurea mi ha dato moltissimo, e certo non sarei quello che sono oggi se non avessi fatto l’università.
In merito al valore della laurea, per me vale il concetto che tale percorso di studi apporti qualcosa in più soprattutto a chi sa oppure ha occasioni di farlo fruttare in ambito sociale.
Ovvio che da sola non significa granché. Ho conosciuto molti laureati con migliori stipendi ma con capacità operative di parecchio inferiori ad altri con livelli di studi meno elevati.
È scontata la linea generale che è preferibile averla, anche per l’addestramento mentale che comporta ottenerla.
La differenza sta spesso non solo nell’intelligenza ma anche nel temperamento di chi può metterla a frutto, nonché nel tipo di preparazione che ha permesso di raggiungerla. Di scarso valore se più che altro mnemonica o se favorita da supporti scorretti.
L’emergere senza adeguati studi rappresenta l’eccezione, che talvolta brilla di luce prestigiosa, come nel caso di Einstein, Edison e altri… Ma anche persone meno dotate, prive di laurea, possono raggiungere ottimi risultati in ambito economico.
Come si fa a sapere quanto serva e cosa apporta una laurea se non la si é conseguita? È ovvio che anche non laureati possono raggiungere vette economiche elevate, ma un percorso guidato e testato in modo autorevole, oltre a fornire un evidente bagaglio cognitivo, fornisce un metodo di studio e affina la capacità critica, che chi non ha avuto “correzioni” didattiche raramente potrà acquisire per ovvi motivi di autoreferenzialitá. A meno che non sia un Leonardo da Vinci, che al momento non si intrave in circolazione.
Per la verità Einstein si laureò prima al Politecnico di Zurigo, e nel 1906 conseguì un dottorato in Fisica all’Università di Zurigo. Proprio autodidatta non era.
Lo dico per la miliardesima volta: si può benissimo studiare e quindi allenare la mente, senza frequentare gli atenei. Per quanto riguarda l’ utilità della laurea nei contesti lavorativi, mi sembra che ormai si sia ampiamente dimostrato che in tanti casi del titolo di laurea se ne potrebbe tranquillamente fare a meno.
Golem, se è per questo nemmeno io vedo delle grandi menti tra i laureati che ci sono qui. Vedo solo gente ottusa ed egoriferita, incapace di argomentare in maniera logica. E.. scusa… ma su questa decantata capacità critica di cui parli avrei tanto da dire… Se queste sono le punte di diamante dell’ accademia italiana siamo messi maluccio.
Comunque dare un giudizio rispetto a quello che si osserva qui è riduttivo, perché nessuno di noi può sapere come altri utenti passano le loro giornate e cosa realizzano o non realizzano nella vita. Quindi le insinuazioni sono del tutto fuori luogo.
Ti faccio anche notare che io – non laureata – ho capito subito come si trovavano gli ultimi commenti quando c’è stato il famoso assestamento del forum. Tu invece, scusami, ma non ci avevi capito una cippa, malgrado i tuoi pomposi titoli. Evito di dilungarmi parlando di tutte le mie competenze tecnico-informatiche, o del fatto che ho imparato a comporre musica in tempi record, o del fatto che – da sola – sto preparando un procedimento in autotutela per ragioni fiscali. E di tante, tante altre cose. Eh… ma non ho capacità cognitive!..
Per Golem
Grazie per l’opportuna correzione all’errato accenno alla preparazione scolastica di Einstein. Freudianamente, la mia memoria era rimasta ancorata al ricordo di quanto, da bambino, fosse insofferente al rigido ambiente di una scuola elementare tedesca.
Hai ragione anche nell’affermare che non basta aver osservato per più di 20 anni le prestazioni di un centinaio di ricercatori, tutti dirigenti e tutti laureati, per capire in cosa consiste in concreto la differenza fra chi ha seguito studi universitari e chi, come me, si è fermato molto prima…
Pur non essendo essenziale, utile, sempre, avere qualcosa in più nel proprio bagaglio di conoscenze e di esperienze!
MG, con tutto il rispetto, ma non puoi arrivare tu e mettere in discussione un’istituzione millenaria come l’Università. E poi sì, sono un tarello in informatica, ma perchè non mi attrae, e non mi ci sono mai impegnato per capirla. Uso questi mezzi in modo elementare, ma se avrai seguito Montalbano ricorderai l’esperto informatico della nota serie tv: era Catarella, e con uno come lui mi sembra chiaro il messaggio di Camilleri riguardo quel dettaglio che mi rimproveri. Eppure, malgrado la mia ignoranza l’ho risolto, quindi che esempio è il tuo scusa, cosa dimostrerebbe? Se adesso ti dicessi di calcolare un banale solaio 4×5 cosa mi risponderesti?
Tu MG fai una questione personale di tutto, e devo dire che quel tuo insistere su certi argomenti fa notare un certo problema al riguardo. Hai le tue capacità, lo sai, a che ti serve portare avanti una crociata antilaurea in quel modo, perchè per come lo fai SEMBRA emergere più il disagio di non averla che altro. A me non frega niente di sapere il titolo di studio di chicchessia, mi interessa quello che ha da dire e come lo dice.
Non è una banale differenza economica, bensí di crescita personale e di capacità interpersonali. L’università è una immensa risorsa esperienziale in ogni ambito dell’esistenza, non solo culturale, se sfruttata nel giusto modo. Mi sembra anche banale ripeterlo omestamente.
MG:”si può benissimo studiare e quindi allenare la mente, senza frequentare gli atenei.”
Teoricamente si, ma difficilmente qualcuno si è mai messo a studiare quattro-cinque libri universitari per saperli ripetere in una volta.
Questo sforzo di preparazione ad un esame allena il cervello. Chi si è mai divorato testi interi di formule matematiche per conto proprio? Chi si è mai preso la briga di scrivere un libro, non un romanzo, ma una tesi universitaria? Inoltre si assorbe cultura stando nell’ambiente universitario, ci si confronta con persone e professori.
Si può entrare nelle aule dell’uni e assistere alle lezioni senza essere iscritti, ma chi lo ha mai fatto?
MG crede che imparare a suonare la chitarra o a fare il 730 sia come conseguire una laurea.
MG: “in tanti casi del titolo di laurea se ne potrebbe tranquillamente fare a meno.”
No, sta accadendo il contrario. Vengono richiesti sempre più titoli di studio per accedere alle professioni. Non si può più esercitare professioni come il consulente del lavoro, il commercialista, ecc.
Per accedere a vari concorsi per cui bastava il diploma, oggi è richiesta la laurea, o comunque avere la laurea fa punteggio.
È ovvio che si può vivere senza laurea. Se è per questo si può vivere anche senza una gamba. Ma questo non significa che la laurea sia inutile, qualcosa di neutro, acqua.
MG ne fa un vile discorso economico? La laurea come mero investimento, per avere uno sbocco lavorativo maggiormente remunerato? Per quanto riguarda il ritorno economico, anche in questo caso ci sono mestieri ben retribuiti che non richiedono il titolo, ma in un lavoro bisogna vedere anche altre condizioni, oltre allo stipendio. Un lavoro puo essere o non essere pulito, dove si lavora con il pensiero, affascinante, prestigioso, pericoloso, ecc.
Un mercenario forse guadagna come un laureato che sta al sicuro dietro una scrivania, certo.
“…Si può entrare nelle aule dell’uni e assistere alle lezioni senza essere iscritti”
Bè, Trad, io ho seguito “Storia dell’Arte” del professor Flavio Caroli che ero già laureato e pure cultore della materia per il Laboratorio di Progettazione Urbanistica.
Ricordo che una ragazza che seguiva quel corso mi riconobbe in quanto ero appunto assistente, e si sorprese di quella mia presenza, ma le spiegai che quel corso, che non avevo potuto seguire durante la frequenza “regolare”, era cosi affascinante che se Caroli avesse voluto far pagare il biglietto lo avrei pagato volentieri.
In una città come Milano ci sarebbero, e ci sono, decine di opportunità come quelle, e pure gratuite, per trascorrere un’ora di puro piacere.
Uscivo dal lavoro alle 16 e 30, 20 minuti di metro, e alle 17 ero seduto al Poli per la lezione, una volta a settimana sino alle 18. Alle 18 e 30 ero a casa dopo una lezione gratuita e incredibilmente arricchente tenuta da uno come Caroli. Si fa, basta volerle le cose.
Golem, nell’ esprimere apprezzamento verso una persona tu guardi a una sola cosa: che ti dia ragione su tutto. Se così non è, cerchi sistematicamente di distruggere l’ altro ridicolizzandolo. Evidentemente sei tu ad avere un disagio. Si possono avere idee diverse, si può non concordare su alcune cose. Ma le insinuazioni non le accetto, è qualcosa di meschino, e non vuol dire farne una questione personale. Io sono sicura dei miei mezzi ( pochi o tanti che siano ). Tutto il resto sono banali tentativi di destabilizzarmi ma è tempo sprecato.
Io non sto screditando l’ Università, sto solo riportando quello che osservo tutti i giorni tra molti laureati, per quanto dovrò ancora ripeterlo? Può darsi che molti di loro abbiano sfruttato male questa opportunità, non lo so. So solo che la maggior parte di loro non ha chissà quale superiorità mentale e strutturale, almeno da quello che dimostra.
Il fatto che per “respirare cultura” bisogna a tutti i costi frequentare gli atenei e dare un esame universitario è un’ emerita puttanata e lo sapete pure voi.
Trader non ne facevo un discorso puramente economico. Comunque anche fare tanti soldi richiede una dose elevata di intelligenza. E’ chiaro che chi ci riesce ne è provvisto, a prescindere dal suo grado di istruzione. Ovviamente non sto parlando di attività illecite o cose del genere. E’ un fatto comunque che i più grandi malavitosi avessero un’ intelligenza superiore, che hanno purtroppo usato nel modo sbagliato.
Golem, anch’io assistetti a qualche lezione delle materie della mia futura moglie anni fa (lei non ha fatto economia), quando eravamo iscritti. Ma erano, come dici tu, ore di puro piacere, passate disinvoltamente senza l’impegno di dovere prendere appunti, capire perfettamente, al fine di prepararsi all’esame.
Seguire una lezione universitaria o leggere un libro per diletto è diverso dal farlo per prepararsi ad un esame. Allenarsi per giocare a calcetto con gli amici è diverso dall’allenarsi come chi gioca in serie A. Chi gioca a calcetto non ha il livello di un calciatore professionista, altrimenti andremmo tutti a giocare in serie A.
MG, nessuno ha mai detto che per “respirare cultura” bisogna a tutti i costi frequentare gli atenei e dare un esame universitario, ma è ovvio che essere in un certo di giro ti dà determinate conoscenze, in questo caso cultura.
Neanch’io ne ho fatto un discorso meramente economico.
Non sono d’accordo sull’affermazione che per fare tanti soldi richieda una dose elevata di intelligenza. Per esempio il mestiere della prostituta non richiede tanta intelligenza e la prostituzione non è un’attività illecita.
Chi ti ha detto che i più grandi malavitosi siano particolarmente intelligenti? Sono spietati, anaffettivi, si ritrovano a capo di una gerarchia che gli permettere di godere dei frutti maggiori dell’organizzazione criminale, ma non per questo sono per forza più intelligenti dei loro sottoposti.
Un imprenditore normalmente guadagna più dei suoi dipendenti, ma non fa necessariamente un lavoro che richieda più competenze. Per esempio un imprenditore edile non è necessariamente più intelligente degli architetti o degli ingegneri che lavorano per lui, ma normalmente guadagna di più.
Insomma, credere che si possa facilmente fare a meno dell’apporto fornito dall’inscrizione all’uni, apporto che deriva anche dall’ambiente, è come pensare che pagando un maestro di sci in settimana bianca poi si possa arrivare al livello di vincere il Super G.
Dunque vediamo un po’.. così a occhio e croce, la prostituta deve:
1. selezionare bene chi ricevere, incontrare, e via dicendo, per non mettere a rischio la propria sicurezza.
2. preservare la propria reputazione facendo attenzione a non divulgare in giro la propria attività, a meno che non voglia fare quel lavoro anche a 50/60/70/80 anni.
3. trovare un modo per regolarizzarsi con il fisco ( cosa non semplice )
4. fare attenzione a non essere indagata per riciclaggio di denaro
5. proteggersi da eventuali grattacapi con il vicinato, che potrebbe mal digerire quel tipo di attività nel condominio
6. saper gestire i clienti a livello psicologico-emotivo ( cosa non semplice, visto tutto il materiale umano che le capiterà ogni giorno )
7. saper gestire il rapporto con i familiari o con i figli ( se ce ne fossero )
E potrei andare avanti. Già solo questi punti fanno capire che per quel tipo di mestiere l’ intelligenza serve eccome. Infatti, non è per tutte.
Forse tu intendevi che non richiede specifiche competenze professionali, ma anche qui avrei da ridire, perché una prostituta oggi deve saper gestire un sito web, una pagina social e qualsiasi altra cosa è oggi indispensabile per qualunque attività commerciale.
L’ intelligenza non centra con l’ essere anaffettivi. Si può essere intelligenti e al tempo stesso spietati, così come si può essere intelligenti e buoni, oppure si può essere buoni e dei perfetti idioti. L’ intelligenza prescinde dal grado di umanità di una persona. Ed è ovvio che i boss della mala debbano essere più intelligenti dei loro sottoposti, non c’è bisogno di spiegare il perchè. Il paragone con architetti e imprenditori è fuori luogo. Anche qui, come nel caso della prostituta, tu confondi l’ intelligenza con le competenze professionali.
Io non leggo e non studio tanto per passare il tempo, mi serve anche per ragioni di lavoro. E il lavoro presuppone delle scadenze, proprio come gli esami.
Come dice la Comi: Se siete brutte vi serve la laurea, non troverete mai un uomo di valore che vi mantiene
A me lo dicevano gia’ da molto prima dell’avvento di Michelle Comi.
A parte che Michelle Comi cerca solo notorieta’.
Poi non e’ famosa per chissa’ quali competenze.
Se non c’erano tutti sti morti di fi.. che gli corrono dietro, si sarebbe tenuta il posto da impiegata. Dice che non e’ fatta per lavorare.
Ovvio che ogni lavoro richieda competenze professionali. Ma le competenze professionali necessarie possono essere complesse o meno e si può essere in grado di acquisirle o meno, in base a vari fattori, carattere, attitudini, ma a volte anche intelligenza. Servono competenze anche per tagliare il prosciutto al banco della gastronomia, ma si acquisiscono facilmente rispetto a professioni più complesse.
Anche per fare la prosti ci vuole qualche competenza, ma meno intelligenza rispetto ad un ingegnere. Ci vuole più intelligenza per laurearsi in architettura e progettare un palazzo di dieci piani che per pubblicare un annuncio su internet, rifiutare i clienti che puzzano ed essere riservati sulla propria professione di sex worker. Se ti gestisce qualcuno, non occorre nemmeno quelle competenze, basta sapersi sdraiare sul letto.
L’ intelligenza non centra con l’essere anaffettivi, si, appunto, per questo ho detto che per gestire attività criminali occorrono anaffettività e cattiveria, più che intelligenza.
Non credo che un capo sia necessariamente più intelligente di un sottoposto, anzi, credo che in certi casi l’attività lavorativa è più difficile per il sottoposto che fa, piuttosto dell’imprenditore che ordina di fare.
Insomma, intendevo che per fare la prostituta o commissionare delitti occorra un livello di intelligenza minore di un ingegnere che ha studiato e applica l’analisi matematica per il suo lavoro. Certo, la prostituta deve saper usare il telefonino per rispondere ai clienti, ma usare programmi di calcolo e di grafica comporta un altro livello di difficoltà.
E’ vero che anche per fare la cassiera al supermercato bisogna saper battere gli scontrini ma per imparare a usare la cassa basta poco, non occorre essere degli scienziati.
Ha ragione Golem nel commento 161.
Suzanne avrebbe affermato che la mancanza della laurea preclude uno sbocco lavorativo discreto. Non credo proprio che Suzanne abbia mai detto questo.
Poi apri una parentesi fuori tema sulla presunta maggiore qualità della formazione sul web rispetto ai media ufficiali, confondendo peraltro formazione con informazione.
Prosegui sostenendo che esistono uomini d’affari non laureati. Che novità. Banale. Ma mediamente quanti con la terza media hanno un lavoro retribuito meglio, di maggior qualità e più soddisfacente di un laureato in facoltà come ingegneria o medicina? Bill Gates non ha finito l’università, ma quanti Bill Gates ci sono? Esistono più manovali alla catena di montaggio che si spezzano la schiena per millecinquecento Euro al mese che Bill Gates. Sopra di loro i periti e sopra i periti gli ingegneri. Si, quelli con la laurea, quel pezzo di carta che lavorativamente parlando definisci inutile.
Poi affermi che
aver fatto lavori umili e quant’altro ha lo stesso valore di una laurea. Cioè, cosa intendi? Un valore morale? Certo, tutti i lavori sono dignitosi, e allora? Un valore per la crescita personale? Ovvio, mica solo studiare ti eleva personalmente, e allora?
Oppure ha valore per migliorare la propria vita lavorativa? Boh, torno a chiedermi quanti Bill Gates ci sono rispetto a quanti onesti e volenterosi manovali che nonostante ciò restano manovali tutta la vita.
“Gli imprenditori italiani che si lamentano di non trovare dipendenti, è perché non trovano laureati da pagare 1000 euro al mese”
Le aziende non trovano nemmeno ingegneri, o comunque tecnici diplomati e personale qualificato, oltre a non trovare operai. Quindi questo non dimostra che una laurea in ingegneria sia inutile. Si può fare l’operaio anche con la laurea, ma non si può fare l’ingegnere senza laurea.
Per la tua esperienza lavorativa, la laurea non era indispensabile. Vabbè, hai fatto la cameriera
@Trader
Qui in UK chiamano Engineer operai qualificati/specializzati che hanno fatto corsi professionali, pero’ e’ ingegnere nel senso tarocco della parola. Chiamano Electrical Engineer mio cognato che ha una qualifica di 4-5 livello di elettricista.
Secondo MG la laurea ha il suo valore, ma si può ovviare alla sua mancanza compensando in altri modi. Se ne può fare a meno per farsi una cultura e per avere uno sbocco lavorativo di qualità. Sul fatto di farsi una cultura, bisogna specificare cosa si intende per cultura. Uno studente di matematica che non va a teatro, non legge un libro che non sia di analisi numerica, non ha altri interessi, saprà tutto di matematica, ma si può definire colto? Colto in matematica, ma non colto in generale. Va bene lo stesso o gli assegniamo un livello di cultura inferiore ad un diplomato a cui piacciono la Traviata e le poesie di Carducci?
Vabbè, ma cosa vogliamo dimostrare con queste masturbazioni mentali? Che MG è colta come un laureato, anzi, è colta come Suzanne, nonostante non abbia frequentato l’uni. Vuole dimostrare che non le manca niente rispetto a Suzanne. Mi sembra che il problema sia questo, che dite? Il problema di MG è Suzanne, non la laurea. Ma Suzanne non le fa pesare il fatto di…
di non essere dottoressa, bensì sostiene che MG sia limitata, che dica fesserie. E MG cerca di dimostrare il contrario. Lei non ha studiato all’uni, ma fa un lavoro di successo e intellettivamente difficile, nonostante non richieda il titolo accademico. Non ha niente da invidiare a Suzanne.
Aveva detto che sarebbe diventata milionaria vendendo l’app che ha programmato. E dopo si sveglia tutta sudata.
MG fa un lavoro di concetto. Per questo Suzanne la chiama Concettina!
Giusto per mettere in chiaro i fondamentali a cui arriverebbe anche un bambino di tre anni: il lavoro che uno svolge nella vita non è connotato di intelligenza. Si può ritrovarsi ai margini della società pur avendo un’ intelligenza elevata, così come si possono ricoprire ruoli di prestigio pur essendo dei perfetti idioti. Di esempi anche pubblici potremmo farne tanti, ci sono ingegneri che progettano da cani. Una prostituta che invece dovesse essere vittima di tratta o di abusi ( gestita da qualcuno, come diceva trader ) deve avere un’ intelligenza pazzesca per riuscire a sopravvivere e poi a togliersi da quella situazione. Altro che “basta sdraiarsi”. Ormai la scempiaggini hanno superato il livello della decenza.
È chiaro che chi ha avuto la possibilità di studiare, mediamente può accedere a lavori migliori, non c’è bisogno del genio di turno che ce lo dica. Se invece il genialone che scrive qui avesse dovuto vivere come ho fatto io oggi sarebbe già sottoterra, idiota come si ritrova. E continua a parlare senza sapere un accidente di cosa faccio nella mia vita, perché ancora gli rode il culo che ho descritto semplicemente ciò che è: una persona con problemi, che ha bisogno di aiuto. Non importa quante lauree possa avere, i problemi psicologici sono una cosa a parte. Senza contare che di analfabetismo funzionale ( connotato tipico di chi manca di intelligenza ) qui ne vedo a go go.
MG, una laurea fornisce una cosa principalmente: “strumenti”. Che si tratti di cognizioni umanistiche o tecniche, questi sono mezzi con i quali un’intelligenza può “creare” un prodotto originale.
La particolarità che fornisce l’Università rispetto ad un esperienza autodidatta, è quella di “abbreviare” l’esperienza che porta alla acquisizione di quegli strumenti, tutto qui. Come posso spiegare, sia pure estremizzando al massimo livello. Se tu per fare un lavoro, non so, di Fisica Astronomica, hai bisogno di fare dei calcoli che richiedono la conoscenza delle equazioni ellittiche e non le conosci, non puoi aspettare di impararle da te, ma ti devi affidare alle centinaia di esperienze di matematici che vi sono arrivati, pensa un po’, basandosi, sugli sforzi di altri matematici che uno dopo l’altro vi si sono dedicati per arrivare a quel punto. L’Università ti risparmia quella fatica, per quella come per altre “conoscenze”, poi saranno le nostre capacità a usarle come strumenti con risultati direttamente proporzionali》
》Ma l’Università oltre a quelle dotazioni fornisce un mezzo fondamentale, ed è quello di insegnarti a ragionare in maniera critica, perchè ogni esame ti obbliga a una logica di ragionamento che deve convincere un giudice “tecnico” del fatto di aver operato scelte corrette e non aver inventato regole tutte tue. La tesi finale dovrebbe essere la summa di quel percorso di “formazione” dove, peraltro, si dovrebbero fondere tutte le acquisizione culturali e metodologiche acquisite durante il percorso di studi. Se dovessi parlare del mio, posso dire che una delle ragioni che mi spinsero a scegliere Architettura e non Ingegneria, è perche la prima è una facoltà “orizzontale”, e l’altra “verticale”. La prima spazia dalle Costruzioni alla Sociologia o dalla Storia dell’Arte alla Statica, mente l’altra è concentrata “verticalmente” su una “scienza”. Ed è forse per questo che gli architetti diventano archistar e gli ingegneri molto meno, per la cultura più ampia che È NECESSARIO che abbiano.
Più cultura più strumenti più soluzioni a parità di intelligenza.
A proposito di analfabetismo funzionale, non ho mai parlato di lavori prestigiosi. Il prestigio non è una caratteristica che ho contemplato per definire un lavoro intellettivamente difficile, quindi richiedente maggior intelligenza di altri. Tra l’altro cosa intendiamo per “lavoro prestigioso”? Il Presidente della Repubblica? Non è richiesta la laurea. L’imprenditore? Ho già detto che spesso l’imprenditore è un lavoro meno difficile intellettivamente del suo ingegnere. Dunque non ho mai detto che i lavori prestigiosi richiedano più intelligenza.
Per contro ci sono professioni anonime, che però richiedono intelligenza.
Fare il trader non è prestigioso, ma richiede intelligenza, infatti è un lavoro che MG non sarebbe in grado di fare.
Beh, che fare la prostituta richieda doti intellettive maggiori di uno scienziato è un’affermazione veramente idiota.
Eh, si, io non so niente di MG, ma lei sa tutto di me. Mi sembra scappata dal manicomio.
MG “il lavoro che uno svolge nella vita non è connotato di intelligenza. Si può ritrovarsi ai margini della società pur avendo un’ intelligenza elevata, così come si possono ricoprire ruoli di prestigio pur essendo dei perfetti idioti.”
Insomma, questo per dire che tu sei intelligentissima, ma non ti fanno progettare space shuttle, perché la società non ti ha capito.
Golem, la superiorità di un percorso formativo rispetto ad un altro racchiude in sè tante di quelle variabili e di questi aspetti, a volte nemmeno evidenti, che stabilire a priori quale sia superiore e quale di minore livello, credo che sia un immenso azzardo. Inoltre, l’attitudine ad apprendere velocemente è una caratteristica oggettiva di un individuo, non centra il fatto di frequentare o meno un corso di laurea. Non per niente c’è gente non laureata che impara tutto in pochi mesi ( io sono una di queste persone ), gente laureata che ci ha messo anni, e gente che frequenta l’università ma è abbondantemente fuori corso. Così come c’è chi si laurea in tempi brevissimi e con risultati eccellenti. Il raffronto è da fare in questo senso, secondo me. Non tra chi ha la laurea e chi non ce l’ ha.
“Se tu per fare un lavoro, non so, di Fisica Astronomica, hai bisogno di fare dei calcoli che richiedono la conoscenza delle equazioni ellittiche e non le conosci, non puoi aspettare di
impararle da te, ma ti devi affidare alle centinaia di esperienze di matematici che vi sono arrivati, pensa un po’, basandosi, sugli sforzi di altri matematici…”
Ma questo vale anche per chi studia per conto proprio. Il materiale didattico è lo stesso. Cambia solo che chi non frequenta l’ università non deve tenere degli esami. Che poi non è nemmeno del tutto vero, perché se come autodidatta studi qualcosa che è finalizzato al tuo lavoro, ad esempio, la valutazione te la farà il tuo probabile futuro datore di lavoro oppure il tuo probabile futuro cliente. Gli “esami” ci sono SEMPRE. Per tutti.
“ogni esame ti obbliga a una logica di ragionamento che deve convincere un giudice “tecnico” “.
Nella vita di tutti i giorni non c’è una giurìa che ti sta valutando, perché il giudice è la vita stessa. Se fai un errore di valutazione, di qualunque tipo, ne paghi le
MG, infatti ho scritto che una laurea fornisce strumenti “giá pronti” per raggiungere certi obiettivi. Per le equazioni ellittiche, che servono per calcolare certe funzioni astronomiche, tanto per restare in tema, si dovrebbe partire da zero dalla trigonometria, poi algebra, analisi matematica e proseguire, sino alle equazioni dei vari gradi, le differenziali e infine a quelle ellittiche. Pensi che sia facile rispetto ad avere un tutore che ti indirizza, e ti corregge? Grosso modo è come partire da un martello e dei chiodi e lentamente arrivare a costruire un aereo, strumenti compresi. Quel percorso tecnologico ha richiesto a occhio e croce due millenni per passare dal martello all’aeroplano, e tu pensi che si possa scoprire, imparare da soli e utilizzare uno strumento matematico di quella portata in una normale vita?
Una delle cose che ricordo del mio percorso universitario è che all’inizio mi mettevo a fare critica architettonica senza saperne niente, ed è normale, perché curiosamente meno si sa e più si crede di sapere. Col tempo, molto tempo, e con le cognizioni》
》apprese, le indicazioni dei docenti e le infinite letture mi sono reso conto di come con la mia visione limitata -ma non ritenuta tale in buona fede- giudicavo e il giudizio mi sembrava giusto!
Oggi, dopo 30 anni dalla laurea, 5 di cultore della materia e l’acquisita capacità di orientarmi in modo mirato nelle letture, rido ripensando a quando da matricola mi sentivo già critico dell’Architettura, e se oggi dovessi leggere la mia tesi con l’attuale bagaglio di conoscenze, forse la troverei ingenua.
Per carità, sarai certo una persona che impara in fretta, si vede che non sei stupida, ma a meno che non si sia dei Mozart o uno Srinivasa Ramanujan per la matematica, non si diventa come loro, neanche se butti il sangue h24 per tutta la vita. Perchè se lo si fosse, per qualunque campo dello scibile, quelle qualità sarebbero già emerse. Ma come quelli, se va bene, ne nascono uno al secolo MG.
Io, 98 (pare) di Q.I. ho dovuto studiare duro, seppure con piacere, ma malgrado una discreta e variegata cultura resto solo l’architetto Golem
n°14milaxxx della Provincia di Milano.
MG: “Non per niente c’è gente non laureata che impara tutto in pochi mesi ( io sono una di queste persone )”
Si, che impara una pagina di un libro di cucina in pochi mesi.
MG: “Cambia solo che chi non frequenta l’ università non deve tenere degli esami”.
Dici niente!
Lo sforzo di preparazione ad un esame allena il cervello. Chi si è mai divorato testi interi di formule matematiche per conto proprio? Chi si è mai preso la briga di scrivere un libro, non un romanzo, ma una tesi universitaria? Inoltre si assorbe cultura stando nell’ambiente universitario, ci si confronta con persone e professori.
Si può entrare nelle aule dell’uni e assistere alle lezioni senza essere iscritti, ma chi lo ha mai fatto?
MG crede che leggere la cucina di Suor Germana sia come laurearsi in ingegneria.
Quante scemenze. Semplificato al massimo, cosí magari capisci:
se fossi laureata in fisica non saresti terrapiattista;
se fossi laureata in geopolitica non parleresti della Russia senza saperne una cippa;
se fossi laureata in medicina non crederesti al grafene nei vaccini;
se fossi laureata in psichiatria non faresti diagnosi da rivista di parrucchiere su tre righe scritte da sconosciuti;
se fossi laureata in psicologia non bolleresti l’intera umanità(esclusa te stessa) di narcisismo patologico;
se fossi laureata in sociologia e storia non crederesti ai gomblotti mondiali;
Se fossi laureata in filosofia riusciresti a fareun discorso logico senza cadere in contraddizione ogni due minuti (e sapresti cos’è la logica) ;
se fossi laureata in lingue forse saresti meno stupidamente razzista;
e, in generale, se fossi laureata in qualcosa avresti molte meno probabilità di sparare puttanate su tutto ciò che non sai.
Quindi insomma l’istruzione ufficiale servirebbe a bersi tutte le balle dei mass media, ad accettare passivamente che extracomunitari arretrati e violenti invadano i nostri territori e a non sapersi difendere da chi ci vuole abusare/manipolare? A saperlo, mi sarei fermata alla terza media!
Come ho detto nel commento precedente, nella vita di tutti i giorni non c’è una giurìa che ti sta valutando, perché il giudice è la vita stessa. Se fai un errore di valutazione, di qualunque tipo, ne paghi le conseguenze nella tua esistenza. Ed è anche peggio che fallire un esame. Chi per esempio ha creduto ciecamente nel sistema ha fallito, in un modo o in un altro. Ed è questo che probabilmente qui non si vuole accettare.
Ma MG, ma dov’è il nesso in quello che dici? Il teorema di Pitagora non è una balla dei mass media, come non lo è il Terzo Principio della Termodinamica. L’osservazione del fenomeno migratorio è una tua visione, che come minimo è inevitabilmente parziale come le altre. Quali prove hai che il grafene sia stato presente nei vaccini o che la Terra sia piatta come una pizza Quattro Stagioni, e soprattutto cosa prova che la una laurea faccia “bere” certe cose?
Suzanne, MG subisce l’effetto Dunning Kruger:
https://it.wikipedia.org/wiki/Effetto_Dunning-Kruger
Chi sa poco di una materia, crede che sia tutto facile.
Interessante il suo ultimo commento. In parole povere, MG dice che ha esperienza. Non ha studiato, ma ha fatto la scuola di vita.
Ecco, era presumibile che arrivasse a dire questo. Mi è successo più volte di sentire da chi non ha né arte né parte:”Non ho studiato, ma ho esperienza.”
Una volta chiesi ad un impiegato nullafacente, utile solo a scaldare la sedia dove era seduto:”Ma tu sai fare qualcosa, hai qualche competenza?”
Mi rispose: “Eh… Ma io ho esperienza!”
Se non avesse avuto quella scrivania, manco lo spazzino avrebbe potuto fare.
Mi domando che esperienze abbia avuto una persona che non ha mai fatto niente. Solo perché una persona ha una manciata di anni più di me, non significa che possa vantare un maggior numero di utili esperienze. MG è anziana, ma la sua veneranda età non l’ha resa saggia.
Non si capisce nemmeno perché una persona che ha fatto l’università automaticamente non debba avere esperienza. Noi laureati abbiamo forse fatto errori di valutazione nella vita, pagandone le conseguenze? Boh, tutti sbagliano qualche volta, ma nel mio caso errori gravi che mi hanno compromesso la vita, no.
Golem non era quello che intendevo dire. Rispondevo a Suzanne. Comunque il teorema di Pitagora e il Terzo Principio della Termodinamica li ho studiati alle scuole superiori.
Io il teorema di Pitagora l’ho studiato alle scuole medie e i principi della termodinamica alle superiori.
Maria Grazia, li avrai anche studiati alle scuole superiori, ma quello che cambia é il LIVELLO di APPROFONDIMENTO, che la tal nozione o sapere ha. Alle Scuole superiori, si studia in una certa maniera, ad un livello da scuola Superiore. L’errore classico che fa una persona ignorante, che non ha mai varcato la soglia di un aula Universitaria, é proprio fare l’affermazione che hai fatto tu “l’ho già studiato alle Scuole superiori”, l’altro errore madornale, é quello di pensare che tale argomento lo si possa studiare, dai libri delle superiori, errore classico anche questo. Se così fosse, allora tanto varrebbe fermarsi al diploma, no?
Invece il libro di Chimica inorganica con elementi di Chimica Fisica, dalla quale ho studiato aveva 1500 pagine, all’Università, col Docente che disse proprio “ragazzi non commettete l’errore di studiare dai libri delle superiori, perché qui conta il livello di approfondimento”. Il libro delle superiori invece, aveva 650 pagine, indice incluso…