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La fine improvvisa di un amore

di Loredana

Riferimento alla lettera: Caro Direttore, scrivo questa lettera in quello che credo essere il momento più brutto della mia vita. Ho 29 anni e dieci giorni fa il ragazzo con cui ho diviso gli ultimi sette anni della mia vita, così improvvisamente, dopo cena, si è slacciato le scarpe, si è seduto sul...
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Data di pubblicazione: 22 Marzo 2006

L'autore ha condiviso 4 testi sul nostro sito. Per esplorarli, visita la sua pagina autore Loredana.

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Categorie: - Amore

14.073 commenti

  • 5101
    margherita -

    Lilly, ma per caso abbiamo avuto una relazione con la stessa persona?….Tutta questa analisi esce ora, ma perchè mentre la vivevamo pensavamo solo che amavamo?…perchè non riuscivamo a scrivere all’epoca queste cose, io son stata sorda, muta, ceca, paralizzata per ben 4 anni…mi rendo conto ora che non capivo più niente, completamente rincoglionita, per star in una cosa del genere che nulla ha a che fare con la nobile parola “amore”, manco da parte mia, eppure sento di aver amato e ci son stati momenti in cui mi sentivo amata…qua comincio a non capirci più nulla di nuovo….ahahahahahahahha
    E poi mi chiedo ma possibile che ci sia bisogno di tutto questo rivoltamento psicologico solo per amore?
    Per poter vivere in futuro in difensiva verso ciò che crediamo “amore”?…Passarlo prima al setaccio del retaggio e poi si vedrà?
    Ma che faticaaaaaa…credo proprio che rimmarrò single per il resto dellamia vita…

  • 5102
    Luna -

    ALONSO: scusa,non avevo visto la domanda sul libro 🙂 ammetto che non mi ricordo se ti avevo già detto di alcuni libri, e non vorrei ripetermi.
    E poi… restingiamo un po’ il campo e vediamo se mi viene in mente qualcosa 😉
    Esattamente, in poche parole, come centreresti tu la questione?

    LILLY: e meno male che non sei espressiva 😉 😉 😉

    Praticamente per riportare le tue parole che mi hanno colpito dovrei fare un totale copia e incolla 😉
    Che bella energia, Lilly, sono proprio contenta di leggerti così 🙂

    riporto questa frase qui, perché cazzarola com’è vera!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
    @quando le urla cessano provi la stessa sensazione che un agorafobico prova in mezzo ad un campo.
    Hai proprio descritto benissimo uno stato d’animo, anzi, un insieme di stati d’animo :O

    @Credo che persone come Luna, Anna etc non abbiano cancellato il dolore, le cicatrici che i tipi ci hanno lasciato in loro ricordo.
    Credo che abbiano studiato sè stesse, il proprio dolore e che abbiano imparato prima a conviverci
    e, poi, addirittura a sfruttarlo.

    Per quanto riguarda me posso dirti che il dolore, secondo me, non si cancella. Si rielabora, che è una cosa molto diversa. Si rielabora anche una parte di sè, una visione di sè. Si accetta il fatto di essere e di essere stati molte cose, forse. Ci si guarda in determinate situazioni vissute e invece di dire: quella non ero io, forse si accetta il fatto: anche quella ero io.
    Credo che questo sia molto importante. Significa avere tutti i pezzi di sè. Non girare con rabbia e buchi. Come si può intraprendere un percorso per accettarsi se non si accetta anche il fatto di avere pianto, di avere sbagliato, di non aver saputo risolvere determinate situazioni in un certo modo?
    come ci si può accettare se si odia la propria fragilità emersa? emersa a volte in circostante veramente difficili, veramente assurde, pazzesche, apparentemente senza via di fuga?
    Accetto di essere stata anche quella persona, ma ciò non significa che io sia solo quella persona. O che io debba temere quella parte di me. E ricordiamoci sempre che siamo, pur avendo i nostri punti fermi, esseri in continua evoluzione. Perché ci confrontiamo non solo con la nostra realtà, soggettiva, ma con quella degli altri, non solo con le nostre motivazioni, ma anche con quelle degli altri.
    E’ un incontro continuo, che a volte si fa scontro. Talvolta sana compenetrazione, talvolta insana.
    Discorso complesso…
    Alle volte non accettiamo un fatto molto naturale, e cioè che l’equilibrio non è un fatto statico, ma in movimento. Fatto ora di piccoli, ora di grandi assestamenti.

  • 5103
    Luna -

    Forse sei “guarito” da una ferita di questo tipo quando, pur sapendo che il passato ha fatto parte di te, e fa parte di te, riesci a guardarlo in modo diverso, e guardi al futuro senza il fardello di una rabbia che lede te.
    Detto ciò siamo umani, e quindi la rabbia, la frustrazione, anche i cattivi pensieri fanno parte di tutti noi.
    Non si tratta di dire: io un giorno regalerò un fiore a chi mi ha sparato con il suo cannone, perché sarò così avanti da poterlo fare.
    Perché dovrei regalare un fiore a qualcuno che non mi piace????

    Forse siamo liberi però nel momento in cui non ci importa più che una persona che ci ha ferito paghi, per qualche forma di giustizia divina.
    Forse capiamo che, se stiamo bene noi, innanzitutto con noi stessi, questa è la più grande e serena giustizia interna che esiste.
    Perché se sei felice tu e sereno tu hai di meglio da fare che auspicare che vada male a qualcuno.
    Questo come discorso generale.

  • 5104
    Lilly -

    MARGHERITA: bella domanda…..tutta questa analisi se fosse uscita allora ci avrebbe fatto scappare come lepri. Io, allora, ho voluto vedere a tutti i costi una persona che portavo dentro di me come la “persona migliore del mondo”.
    A modo loro ci hanno amato, boh…chi lo sa. L’unica cosa certa è che ad un certo punto quel bruttissimo modo di agire modo li ha trasformato tutti(il “mio”, il “tuo”, la controparte di tuti i partecipanti a questi dialoghi) da esseri unici e ineguagliabili a…..non voglio insultare…..a ciò che hanno dimostrato di essere e che emerge chiarissimo da tutti i nostri commenti. Tutti uguali nella loro pochezza.
    Ma non sono tutti così.
    L’essere perfetto non esiste che nella nostra immaginazione.
    Ma in giro ci sono tanti Gatto, tanti Alonso Q., tanti Ex King che non potrebbero essere così neppure se si impegnassero a tutta forza.
    E ci sono tante Anna che ci danno speranza.
    E tante Luna che ci danno la spinta.
    Io ti auguro di innamorarti ancora e di vivere tutto con una guardinga spontaneità.
    E te lo auguro da persona che si sta ancora leccando ferite talmente profonde da sembrare non rimarginabili.

    LUNA. le persone in fase di ripresa (come me) spesso si alimentano dell’energia che ricevono. E tu ne trasmetti talmente tanta che fai venire voglia di mettere il becco fuori dalla porta e riprendere a vivere. Dai spunto a mille domande e fai tirare fuori le mille risposte che abbiamo già dentro di noi, ben chiuse nella nostra mente.
    @”Forse siamo liberi però nel momento in cui non ci importa più che una persona che ci ha ferito paghi, per qualche forma di giustizia divina.”.@
    Non potevi trovare una frase più azzeccata.
    Siamo liberi quando, liberandolo, ce ne liberiamo.
    Finchè li teniamo chiusi dentro di noi, anche se solo per odiarli facciamo solo male a noi stessi.
    Hai centrato l’obbiettivo, Luna.

    …………corro a prendere il treno.

    Baci a tutti.

  • 5105
    Luna -

    MARGHE: non ti sei già risposta da sola forse?
    Non le facevi allora perché ci stavi dentro.
    O forse le facevi anche allora (tu generico) ma in un’altra direzione. Implosiva, esplosiva, non tesa all’equilibrio. (fermo restando che, lo ripeto, anche in una relazione merdosissima si sta comunque in qualche modo in equilibrio, per poter ancora uscire a prendere il pane e a lavorare, cambiare il pannolino ai figli… e per non rinunciare a quella relazione. Ma quel tipo di equilibrio ha costi pesantissimi).
    Il problema non è stato l’amore, ma la perdita di contatto con se stessi, con le proprie emozioni, la perdita di equilibrio, ecc ecc.
    E’ su quello che si fanno le analisi, non sull’amore…

    E poi, sai, la verità è che non è neppure questione di analisi. E’ questione di sentire.
    Ma come fai a spiegare a qualcuno cosa vuol dire “ascoltati” se non lo sa?
    Quelle che sembrano analisi, gli interrogativi che si portano qui, alle volte lo sono, sono analisi che girano in tondo, troppi pensieri. Lo sono concetti come “se io avessi fatto così o colà…” quando ormai quel che è stato è stato.

    Pensieri lontano dalla pancia, dal concetto che se sai quello che vuoi per il tuo benessere, e sai ascoltare lo stato di benessere e malessere, guardando quello che c’è, non quello che vorresti che ci fosse, e regolandoti di conseguenza, è più difficile che tu possa allontanarti tantissimo dal tuo asse. Attenzione, non dall’asse delle etichette (io sono così, io non sono così, io generalmente voglio questo, non voglio questo) ma come concetto: qualcuno mi sta pungendo e io mi sposto. Concetto che le bestie sanno benissimo. E che gli esseri umani dimenticano.
    mi fa soffrire tremendamente che la persona che ho davanti non sia più quella che ho sposato e amo, ma il punto è che in questo momento non lo è e basta. In questo momento mi consola zero il fatto che cinque anni fa mi baciava o tra due giorni potrebbe baciarmi. Non mi consola. Mi ricoglionisce. Ed è pure naturale che sia così. Ma in questo momento mi sta pigliando a schiaffoni, morali o quel che siano. E se qualcuno mi punge mi punge. E posso pure raccontarmi la storia che mi punge perché è colpa mia, perché ha un periodo difficile, perché lo hanno rapito gli alieni e non è colpa sua se me l’hanno restituito così…
    il punto è che ora punge.
    E che se mi punge oggi e mi punge domani, anche se mi do tutte le motivazioni del mondo per continuare a farmi pungere, un giorno mi ritroverò a buchi.
    E il problema non sarà stato l’amore, ma saranno stati i buchi. Hai provato amore? può darsi. Sei stata amata? Può darsi. In modo disfunzionale. Ma il punto non è l’amore. Guardiamo in faccia la realtà: qui si parla di violenza, non di amore.
    Si parla anche di sofferenza d’amore, come no. Ma il tema che percorre la maggior parte di questi post è la violenza.
    Violenza subita, agita, fatta a se stessi.

  • 5106
    Luna -

    Forse quelle che sembrano analisi, qui, alle volte sono anche un po’ delle destrutturazioni, passami la parola, di castelli di effetti collaterali, sotto forma di pensiero, che sono rimasti impigliati a causa della violenza o del fatto di non essersi sentiti… sul proprio binario.
    Più che analisi sono interrogativi e scambi di opinioni e sensazioni.

    Io trovo più faticoso tutto quello che si pensa, fino a farsi scoppiare la testa, quando si cerca di mantenere qualcuno che ci sta facendo male agli standard di ideale principe azzurro e persona indispensabile. Mentre lui non sta facendo niente per rimanere in quegli standard, anzi, il contrario, c’è qualcuno che si fonde il cervello e il cuore per ripulirgli la giacchetta ogni volta che cade dal cavallo bianco… che molto spesso è un brocco come il suo padrone… 😉
    non è più faticoso quello? Mammamia se lo è.
    Il punto è forse: siamo disposti a mettere la stessa fatica, lo stesso sforzo che abbiamo usato per qualcun altro, in nome di ciò che chiamavamo amore, siamo disposti a usarlo per amare noi? per ripulire la giacchetta nostra e per nutrire il nostro cavallo e andare avanti?

    @eppure sento di aver amato e ci son stati momenti in cui mi sentivo amata…

    Questa è una parte della realtà. quando si dice “non era amore” si intende, penso, il fatto che amore dovrebbe essere qualcosa che fa rima con il benessere. Se invece per amore intendiamo il trasporto che si sente per qualcuno ecc certo, può essere. E non si tratta di non amare, molto spesso, ma di amare male e di essere amati male. O si tratta del fatto che qualcuno può anche amarti, male, in modo viscerale, ma avere comunque degli atteggiamenti che ti massacrano. Non solo quelli. Può farti un regalo il lunedì e dirti che sei una fallita il martedì. Allora tu stai là, e mentre senti che ti sta pungendo, pensi che eppure ti ama. Ma torniamo sempre là. Che pure ti ami, tu ce la fai a stare con qualcuno tipo così? Ce l’hai fatta. Per anni. Ma stavi bene? No.

    @E poi mi chiedo ma possibile che ci sia bisogno di tutto questo rivoltamento psicologico solo per amore?
    Per poter vivere in futuro in difensiva verso ciò che crediamo “amore”?…Passarlo prima al setaccio del retaggio e poi si vedrà?

    Insomma, secondo me non è “solo per amore”.
    Stare in difesa, dopo essere stati feriti, è naturale. Ma esattamente verso cosa staresti in difesa, Marghe?
    Perché lo passeresti in setaccio?
    Cosa avresti paura di trovare, o non trovare?
    Cosa ti fa paura?
    Forse il punto sta lì.
    Non nell’amore, ma in quanto ci si sente protetti, dentro di sè, dalle eventuali tempeste della vita, e quanto si sente che, in caso di tempesta, non si starà più a prendere grandine addosso. Puoi incontrare chi ti fa bene e chi ti fa male. Chi lo sa? Ma da chi ti fa male stavolta saprai spostarti?
    Visto che certezze non ce ne sono, non sarà questo, anche, il punto,più che l’amore, rimasto aperto in chi ha vissuto storie così?

  • 5107
    gatto -

    Caio tutti,
    Luna, vero cio’ che dici, siamo liberi quando ci liberiamo della persona che ci ha “ucciso dentro”, quando quella persona da pensiero fisso, da ragion d’essere assume il ricordo di qualcuno/a con cui abbiamo semplicemente camminato e fatto un percorso della nostra vita, piacevole o non,una persona dai contorni sbiaditi, che non affascinano piu’, che non hanno lasciato un granchè, se non il fatto di averci reso piu’ forti e consapevoli di noi stessi, che con il dolore causato ci hanno permesso di guardarci dentro e capire cosa realmente stessimo inseguendo e soprattutto il perchè. Se c’è un sentimento che lega piu’ dell’amore è l’odio, e sinceramente non è una cosa che mi appartiene e che spero appartenga a nessuno delle persone che ho incontrato qui. Confesso che non mi dispiacerebbe sapere che la mia cara ex un giorno possa provare le “fantastiche emozioni” che mi ha regalato con il suo squisito comportamento, ma non è ragion di vita, la mia vita ora sono io, la mia felicità, il riscoprire cio’ che realmente ho sempre voluto e cercato, cio’ che mi rende felice. Prima quando pensavo a lei si bloccava il mondo, smetteva di girare, perchè era lei che nel mio cuore e nella mia mente permetteva tutto cio’, poi con il tempo, rielabori, analizzi, prendi coscienza e l’unica cosa che resta è l’incredulita’, di come certe persone siano in grado di rapportarsi con il prossimo, con ipocrisia, nascoste dietro maschere, paure, desiderose di trovare nel prossimo la soluzione ai loro problemi, alla loro infelicità, ai loro vuoti esistenziali. Come allora anche oggi ho una voglia tremenda di incontrare una persona da amare, ma vi assicuro che questa volta non apriro’ i cancelli del cuore tanto facilmente ad una persona, questa volta la ribaltero’ sottosopra piu’ volte, le faro’ una tac completa da capo a piedi, la seziono cm per cm con un bisturi per cercare di scoprire com’è realmente fatta e cosa realmente sta cercando. Poi lo sappiamo tt, ci vuole anche un pelino di fortuna in tutto questo, perchè di stron.. il mondo ne è pieno, ma come gia’ detto piu’ volte sta a noi non dargli la possibilità di esserlo. Gli ideali sono belli, l’amore è un sentimento che muove energie ed emozioni che tutti noi sappiamo, incredibili, ma viviamolo con chi davvero lo merita, qui dentro tt noi a prorpio modo siamo stati calpestati nel piu’ profondo dell’animo, ora abbiamo le capacità per cercare di comprendere chi ci sta difronte, non affiadiamoci al destino, alle nostre paure, affiadiamoci a cio’ che abbiamo maturato dal passato, dal dolore vissuto, sono sicuro, come tanti hanno potuto testimonarie qui dentro, che la riscossa arriva per tutti, ognuno con i propri tempi ma arriva per tutti, l’importante è non scappare da cio’ che ci spaventa, ma vivere fino in fondo “l’opportunità” che i nostri cari ex ci hanno donato inconsapevolmente. Un abbraccio a tt

  • 5108
    Luna -

    ALONSO:
    @rispetto di me e sano cinismo saranno alla base della cura.

    Rispetto di te sicuramente, e per quanto riguarda il sano cinismo… forse alle volte chiamiamo così l’eremo in cui dobbiamo chiuderci per riprenderci un po’, finché ci sentiamo meno vulnerabili e più protetti? Chiudere qualche parte di noi con il cartello “lavori in corso”… compenetrarci via via con il mondo, ma sapere anche quando starcene un po’ da soli?
    Può davvero il cinismo essere sano?
    Non so, eh, sto pensando “a voce alta”.
    “cinico: chi rimane indifferente a ogni sentimento umano”…
    Più che essere indifferenti forse alle volte si sa che non ci può mettere a ballare quando si ha la caviglia slogata, ed è inutile andare in una sala da ballo (sembra che io stia parlando delle balere del liscio, eheheh… ma forse perché ieri in palestra c’erano dei signori anziani che facevano una lezione di ballo ed erano tutti pieni di vivacità e contenti… era un piacere guardarli :D) a vedere di invitare qualcuno, tanto per, o a vedere se qualcuno ci invita… per zoppicare?
    in realtà non si zoppicherebbe poi così tanto, ma se non si è sicuri sulle proprie gambe… forse è meglio farsi un due giri di walzer in soggiorno con il cuscino, prima 😉

    Alonso, quanto male stai lo sai solo tu, ma leggendoti alle volte io ho l’impressione che tu sottovaluti le tue risorse…
    forse perché so, in generale, quanto a volte sia facile sottovalutare le proprie risorse.
    Sai, credo che tu abbia fatto bene a cancellare quel post e a non spedirlo, ma sai perché? non perché “monopolizzi la lettera” (ehm… credo che tu abbia scritto qualcosa come un milionesimo delle parole che ho scritto io…), ma perché hai notato, questo mi sembra sano, che ti ripetevi sempre le stesse cose. E a forza di ripeterle alle volte uno ci crede. Crede di essere più egoista, persino più logorato e ferito di quello che è. Pensa se qualcuno venisse là tutti i giorni a ripeterti in un orecchio: sei egoista, sei ferito, sei logorato, hai la caviglia slogata, bum bum bum bum bum…

    il fatto è che la tua pancia lo sa benissimo come ti senti. Ed è vero, non la puoi imbrogliare. Se ti dici “sto bene” cento volte al giorno non la convinci, perché lei sa. Quanta gente gira con il sorriso stampato, come una mascherina, e il mal di pancia?
    Però proprio perché la tua pancia sa non serve che tu le ripeta tutti i giorni quello che sa già.
    Non puoi imbrogliarla, ma puoi fare pace con lei, rilassandoti un po’. Non entra niente? Non vedi niente? Non passa niente?
    Può darsi. A volte siamo così chiusi che il fatto di stare in un prato con gli uccellini che fanno cip cip o in una discarica sembra non faccia alcuna differenza. Stiamo lì a guardarci le punte dei piedi e quindi escludiamo tutto ciò che sta intorno.

  • 5109
    ANNA -

    Grazie a te, Lilly, e grazie a tutti voi.
    E’ vero cio’ che dici: con il dolore impari prima a convinverci per non morire di fame o di sonno e poi ti chiedi perche’ non passi come, invece, passi a molti altri…
    Li’ comincia la dura analisi.
    Tutti, dopo un mese o due, stanno meglio.
    Magari non bene, ma almeno, meglio !
    Io non solo non stavo meglio, stavo PEGGIO.
    Tolte delle oggettive colpe del caro ex, che comportamento deteriore non avrebbe potuto produrre, restava un disorientamento dentro me assolutamente ingiustificato.
    E poi mancava del tutto la rabbia verso lui…
    Non volevo accettare la realta’ e cioe’ ammettere che, al di la’ dello squallore evitabile, era successo quello che doveva succedere e che io ben sapevo da tempo.
    Che quell’ uomo non era adatto a me, che difficilmente avremmo potuto amalgamare le nostre vite in un “per sempre” che esisteva solo nella mia testa, che eravamo troppo diversi per coesistere.
    Lui era stato per anni e anni e anni il mio scudo nucleare verso il mondo, per non affrontarlo per davvero.
    Era la mia scusa per sentirmi protetta.
    Il mio grande bluff per stare bene e per raccontarmela su…
    La mia favola del cavolo.
    All’ inizio della via crucis non sono riuscita ad arrabbiarmi semplicemente per non dover ammettere che la persona che piu’ amavo ( o mi era sembrato di amare ) e per cui certamente avevo fatto piu’ sacrifici, mi avesse letteralmente UMILIATA.
    Poi, piu’ avanti, perche’ avevo capito che la colpa era stata mia e il finale osceno, a quel punto, non contava nemmeno piu’ di tanto.
    Contavano solo i miei anni persi dietro ad un delirio che mi aveva tolto, per come la vedevo allora, piu’ di quel che mi ha dato ( e io lo sapevo anche se non volevo ammetterlo nemmeno sotto tortura ) !!!!!
    Se avessi letto da qualche parte un post come quello che ho scritto l’ altro ieri, forse, sarei stata un po’ meglio, foss’ anche solo per 10 secondi.
    Mi sarei sentita meno stupida e meno sola e meno sbagliata.
    Ora scrivo soprattutto per questa ragione.
    Perche’ a qualcuno potrebbe far bene sapere che non e’ l’ unico ad aver commesso errori cosi’ gravi e, soprattutto, che, con fatica e tempo, questo non lo nego, se ne esce ed anche a testa alta.
    Certamente piu’ alta di prima.

    A questo forum sono molto affezionata.
    Mi ha aiutato.
    Mi avete aiutato tutti.
    Nel leggere il dolore degli altri, ho avuto modo di riflettere anche sul mio.
    Passava il tempo e le storie si aggiungevano di giorno in giorno, sempre nuove e sempre foriere di lacrime fresche.
    Le mie, ormai un po’ asciutte, mi hanno istintivamente portata a parlare di speranza.
    L’ ho scritto per mesi…Ve lo ricordate ? Ho scritto che non mi consideravo felice ma certamente serena e che lo consideravo un obbiettivo molto importante.
    Pensate un poco alle dipendenze in generale…
    Una su tutte : quella dall’ alcool. In tutto il mondo esistono le associazioni degli Alcolisti Anonimi.

    segue…

  • 5110
    ANNA -

    segue…

    Cosa fanno li’, in quelle riunioni ?
    Parlano e si raccontano.
    Serve ?
    Io credo di si.
    Non ci vai solo quando stai male.
    Ci vai ancora per molto tempo dopo perche’ diventa importante ricordare quello che sei stato e che non vorresti essere piu’.
    Ha ragione Lilly e ha ragione Luna.
    Il dolore e gli errori non si cancellano ma si arriva ad accettarle come parti di noi.
    Io non sono stata tutta un errore per 10 anni.
    In quegli anni mi sono anche laureata, ho salvato molti animali che ho sempre amato, amo e continuero’ ad amare, ho aiutato persone che avevano bisogno di me, ho lavorato, ho fatto anche cose belle.
    Io, come tutti voi.
    Era solo una parte di me ad essere “ ammalata “, non il tutto.
    Ho sempre scritto la verita’ su questo forum.
    Sempre.
    Anche delle lacrime che ancora scendevano a distanza di piu’ di anno mentre guidavo nel tornare a casa dell’ ufficio.
    E scrissi che ne ero fiera.
    Ero fiera di sentire il peso di un grande fallimento ma anche di riuscire a vederlo, come ad accettarlo.
    Non amo fallire.
    Anche questo mi piace di me.
    Mi piace impegnarmi per essere migliore.
    Mi piace avere progetti e sacrificarmi per realizzarli.
    Vederli in pezzi non mi piacera’ mai.
    Questo significa non essere rassegnati.
    E mi piace ! E va bene! Ed e’ una reazione sana.
    Finalmente sana !!!!

    La prima volta che finii qui, “dal Direttore”, era il Luglio del 2006.
    Era sera.
    Ero a casa e leggevo e leggevo alla ricerca di qualcuno che scrivesse che tutto era tornato a posto, dopo essersi sentiti come mi sentivo io.
    Non trovai nessuno che parlasse di un “lieto fine”, ne’ in un verso, ne’ in un altro.
    Io volevo solo che LUI tornasse.
    Lo avrei ripreso anche muto, cieco, sordo e zoppo purche’ fosse li’.
    Non esisteva per me un’ altra strada o altro da sperare.
    La mia vita non esisteva piu’ ed io insieme alle lei.
    Oggi vorrei che qualcuno potesse capire che quella non e’ l’ unica soluzione, anzi non e’ nemmeno una soluzione.
    E’ solo un fuggire.
    E’ dura, e’ difficile, e’ doloroso ma il premio e’ impagabile.
    E’ la liberta’ e non ha prezzo.
    Le nostre fragilita’, le nostre paure, le angosce sono sempre li’ ma fanno meno terrore.
    Le hai gia’ vinte una volta e sai che lo potrai rifare, se vorrai.
    Sperare e’ importante.
    Sperare e’ tutto ed io vorrei che non ci fosse essere vivente ad esserne privo.
    Per quello scrivo e leggo ancora.
    Spesso mi ripeto ma non importa.

    Qui io leggo storie di persone con grandi profondita’ e animi critici .
    Leggo parole che raccontano di verita’ e di percorsi difficili.
    Grazie a tutti voi per dividerli con me ed avermi permesso di non sentirmi sola.
    ANNA

  • 5111
    Luna -

    Ma allora se davvero ti stai dicendo (tu generico) troppe cose da solo/sola nell’orecchio, e non puoi andare, perché non è il momento, in una sala da ballo a ballare con gli altri, forse esistono anche dei momenti in cui esiste un sano “fare tappezzeria”. Sano nel senso che alle volte, se quando vai a fare una passeggiata macini chilometri ma dicendo a te stesso sempre le stesse cose, e quindi scarichi fisicamente, ma non senti davvero il terreno sotto i piedi, l’aria che ti arriva sulla faccia… forse ci sono anche dei momenti in cui, per non guardarsi i piedi, e non implodere nel loop, è meglio sedersi su una panchina e osservare la gente che passa. non con giudizio, ma con sana curiosità. X stare un po’ fuori di sè. Non pensando a cosa pensano gli altri, se sono più risolti, più felici, se quei due che si baciano domani piangeranno, e come fanno a crederci ancora, o perché loro hanno capito qualcosa che tu non sai… ma osservare e basta. Osservare il movimento, osservare i colori, le espressioni, incuriosirsi un po’, in modo sano, rispetto a quello che sta intorno. Perché il malessere a volte è egocentrico. E l’essere egocentrici è implosivo. Ma allora,Luna, sei poco coerente???
    Non dicevi che bisogna stare dentro di sè?
    Quello e quello, e bisogna vedere come e quando.
    Ascoltarsi, e saper anche uscire quando è la testa che comanda con il loop. Perché quando la testa comanda troppo, e fa bum bum bum, in realtà sta scappando dalla pancia, e allora per ricentrarsi alle volte bisogna uscire e poi rientrare. Come quando stai litigando con qualcuno ed esci a prendere aria. E poi rientri e riesci ad affrontare lo stesso discorso con più calma. Quando si litiga con se stessi è peggio, lo so. Ma la smetti, Alonso, di litigare con te? 🙂
    Quando stiamo bene siamo entrambe le cose, siamo dentro e siamo fuori, siamo centrati ma accogliamo quello che sta intorno, come quando regoli l’ascolto su diversi piani, per sentire un pezzo di discorso di quello che sta a destra o a sinistra quando stai bevendo il capuccino al bar, perché parla di qualcosa di interessante e intervieni nel discorso. O quando, camminando per strada parli al telefono, riesci ad evitare le cacche di cane, e magari ridi per quello che ti stanno dicendo, ma ti accorgi che dall’altra parte della strada c’è il tuo ex compagno di scuola e gli fai un cenno di saluto… Ok, che esempi scemi, ma voglio dire che quando si sta male spesso si sta su un piano di ascolto solo, in modo implosivo.
    E allora siamo sicuri che la strada sia il sano cinismo, che è chiusura, e non invece fare lo sforzo, sano, di riprendersi i vari piani di ascolto? Di ascoltare quando si può aprire e chiudere. Di dirsi: ora voglio, ora non voglio.
    Può darsi che abbia detto una marea di minch… ma il senso è: piuttosto che litigare con te vai a vedere i pesci rossi all’acquario. Vedrai che quando torni ti parli con più calma. Almeno credo! :PPPPPPPPP
    Bacioni 🙂

  • 5112
    margherita -

    Ho amato 2 uomini nella mia vita e li ho avuti perchè li ho voluti a tutti i costi, con tutte le catastrofiche conseguenze che ne sono derivate.
    Io non mi son spostata al primo malessere, mi son limitata a protestare pensando di essere ascoltata e medicata perchè io facevo cosi.
    Col mio ex marito, con cui son stata sposata 18 anni, la sofferenza, il malessere, i pianti erano diventati una forma di vita che ormai consideravo normale, sopportabile grazie ai miei figli, grazie al fatto che loro erano felici e io mi beavo della loro felicità.
    Mi limitavo a lamentarmi senza agire con la speranza che prima o poi le cose si sarebbero sistemate perchè lo amavo e senza di lui mi sentivo persa.
    Un giorno scoppiai e lo buttai fisicamente e letteralmente fuori di casa, fu dura ma ci riuscii, ancora oggi lui non si arrende e son passati ben 7 anni.
    Mi riprendo, capisco i miei errori, mi riprometto di non rifari e rinasco a nuova vita piena di energia, piena di voglia di fare, voglia di cambiare atteggiamento nei confronti della vita, ora vengo io per prima e mi prendo tutto il mio spazio.
    Poi arriva lui dopo 2 anni, quello che mi ha portato a conoscere e rifugiarmi in mezzo a voi, qualche titubanza all’inizio ma poi mi butto, me ne innamoro e lo voglio, disperatamente lo voglio.
    E mi ritrovo a perdonare, giustificare, comprendere e a rifarmi del male.
    Di nuovo scoppio e scappo, anche se stavolta è stata molto più faticosa la fuga perchè io non me ne volevo andare e lui, logicamente, non mi faceva andare, ma dovevo.
    Oggi son libera da questi “amori malati”, ma son piena di una me che si ripete da mesi perdonati, le cose son andate così, vai avanti, gioisci di ciò che hai e che sei ora, del fatto che non soffri più per dei mostri, non piangerti addosso per come ti son andate le cose, non vedere subito nero in qualsiasi persona ti si avvicini, datti tempo e anche questi pensieri paseranno, non sentirti smarrita in balia del vuoto e perennemente attenta che il lupo cattivo non ti mangi, rilassati.
    Poi arriva la rabbia, una rabbia sorda, intensa, perchè non starei così se fossi scappata da quelle situazioni prima che mi annientassero, se mi fossi messa al riparo, perchè ho 48 anni tra qualche giorno e la mia vita affettiva non è mai stata come io avrei voluto,ho provato e mi sento addosso tutta la responsabilità per come mi son trattata.
    Di che ho paura?
    Forse dei miei pensieri…

  • 5113
    gatto -

    Luna,
    w le minch… che dici, a motli, me per primo hanno fatto un mare di bene!
    Alonso, ciao,
    giuro che se ti conoscessi di persona di “ribalterei” sottosopra in senso buono, mi viene rabbia leggere le tue parole, il continuare a processarti per quello che è successo. Basta, guarda avanti, sbagliato o no(sempre che tu lo abbia fatto) il passato è passato, non fermarti, su quello che è stato, ma pensa a quello che vorresti vivere ed essere, agisci di conseguenze, fallo pero’, affronta te stesso e le tue paure, sono sicuro che nel giro di breve tempo tt cambierà, ciao

  • 5114
    margherita -

    Ma non è nemmeno paura quella che ho, la chiamerai più sfiducia, perdita di speranza, o stato di inerzia, tutta volta a capire cosa c’è nel più profondo di me stessa che non va bene, che fa si che io non mi arrendi e non mi senta forte a ciò che l’istinto mi suggerisce, ma che addirittura soffoco invece quando si tratta di aver paura di soffrire per amore, per poi scoprire che soffro lostesso e forse di più perchè non mi son ascoltata.
    Io ricordo che dentro di me dicevo no, non va bene, così mi ferisci, questo mi ha fatto male e la mia bocca sorrideva e taceva; i miei gesti a volte si ribellavano facendomi apparire contradditoria e creando uno squilibrio ispiegabile in me con conseguente enorme fatica per tornar a vedere lineare ciò che lineare non era, per rimettermi davanti agli occhi una pace che in realtà non c’era.
    Non amo sentirmi sconfitta?
    Non accetto di sbagliare nei giudizi o nelle scelte?
    Voglio farmi accettare a tutti i costi?
    Potrei aggiungerne 100 di domande di questo tipo la risposta è sempre quella un pò si, un pò no, un pò me ne frego dipende dalla situazione.
    Forse non accetto me stessa…Bella confusione vero?
    Grazie per la pazienza di leggermi….

  • 5115
    Ocram -

    Fino a poco tempo fa scrivevo anch’io qui, cari compagni e compagne di sventura, poi però grazie anche molto a voi e grazie alla mia voglia di vivere perchè sono una persona che lotta nonostante le difficoltà sono riuscito a stare meglio, almeno con la mia coscenza, sì, perchè il primo vero passo è perdonare se stessi…
    Una volta riacquistato l’equilibrio mentale provate ad andare su questo sito:
    seducere com
    Me lo aveva consigliato un amico e vi garantisco che ne ho tratto grande giovamento, anche perchè è pieno (soprattutto nel forum) di persone interessanti e cariche, persone vere, che ti spronano con consigli e commenti a migliorare te stesso/a oltre il limite e diventare quello che veramente vuoi essere, che sia calmo e rilassato o aperto verso tutti o quello che vi pare… E’ solo un consiglio, ma vi pregherei di darci almeno una buona occhiata, perchè dice cose sensate e aiuta veramente a seducere se stessi, e con noi stessi il mondo che ci circonda…
    E ricordate che non siete soli… mai.

  • 5116
    Lilly -

    Margherita: se ti fai tutte queste domande vuol dire che ti vuoi bene (bombarderesti di domande uno che ti sta sulle scatole?) e se sei alla ricerca di risposte vuol dire che stai facendo di tutto per accettarti.
    Probabilmente stai aspettando di trovare la risposta “giusta” per poterti conoscere veramente e finalmente accettarti (come si fa ad accettare chi non si conosce?).
    Io non mi conoscevo. Non mi sono mai domandata nulla e tantomeno mi sono data delle risposte.
    Ero sempre concentrata su qualcun’altro. Sapevo tutto di lui e nulla di me. Assurdo!
    Ora mi sto parlando più di quanto abbia fatto in tutta la mia vita e sto scoprendo cose per cui alle volte dico….se mi incontrassi mi sposerei.
    Scusa il tono scherzoso, è per alleggerire ma un pò è vero…..
    Dobbiamo conoscerci bene.
    Parte tutto da lì. Il resto è una conseguenza.
    Il riprendersi, il ripartire, il capire che non abbiamo nulla da perdonarci, il liberarsi da una catena che ci soffoca e ci fa soffrire ma che, nonostante tutto, non vogliamo sciogliere.

    Alonso: rubo a Luna una frase che mi ha detto tempo fa. Parlava di una “banca” e di come convogliarci dentro il nostro tempo, la nostra energia. Per stare meglio.
    Ho creduto in quella frase e ho provato a fidarmi di lei e di tutto il suo lunghissimo treno di parole!
    Ed ora sto cominciando a stare meglio. A volermi bene, a dedicarmi il tempo dovuto. Ed ho scoperto che c’è ancora più spazio e tempo per gli altri.

    Prova a farlo anche tu.

    Buon weekend a tutti.Un bacio!

  • 5117
    Luna -

    Grazie a tutti per questo treno di voci che mi ha commossa.
    Forse perché più che mai oggi mi ha colpita l’effetto cordata. Che c’è sempre. Ma oggi più che mai ho visto davvero la cordata 🙂

    “Sperare e’ importante.
    Sperare e’ tutto ed io vorrei che non ci fosse essere vivente ad esserne privo.
    Per quello scrivo e leggo ancora.
    Spesso mi ripeto ma non importa”.

    Grazie Anna.
    Grazie per aver inconsapevolmente dato voce alla ragione, istintiva, per cui, probabilmente, scrivo qui.
    Ho sempre letto, scritto, risposto d’istinto. Senza chiedermi perché.
    Sapevo che per me era importante.
    Che faceva parte del mio viaggio.
    Che avevo bisogno di condividere con gli altri delle tappe di questo viaggio. Non di parlare dei buchi neri, ma delle tappe, delle sensazioni buone, della speranza, delle scoperte, quelle buone.
    I buchi neri ci sono, non li nascondo, ci lavoro. Ci lavoro attraverso le tappe, e la spinta, di cui parlava Lilly.

    Anch’io credo che la speranza sia tutto. Una speranza che non so definire. Forse l’energia, la spinta di cui parlava Lilly, appunto.
    O chiamiamola voglia di vivere. Di respirare dentro di sè, senza l’affanno. Di essere creativi, non implosivi, nel vivere.

    Per me forse è questo. E molto altro. Indefinibile.
    Ma chi se ne frega di definirla.

    La verità è che si tratta di sensazioni, chi le ha già provate lo sa.
    Mi sono resa conto di tante cose scoprendo che esistevano altre persone ferite da tempeste simili alle mie. Cose che sono servite a me.
    Mi sono resa conto anche di come spesso chi viene fuori da quelle tempeste (o ancora ci sta dentro, come avviene in altre lettere) dà alle parole un significato diverso. Quei mondi, quei labirinti, hanno un loro vocabolario. Ed è per questo che, alle volte, chi non sa, perché non ha vissuto le stesse cose, anche in buona fede, non capisce. O dice cose arbitrarie, come: a te piace soffrire, senza rendersi conto che che sta camminando sul cristallo.
    E’ per questo che a volte parole dette, anche in buona fede, possono avere effetti devastanti.

    Nel libro “Molestie morali” c’è, se non erro proprio lì, un concetto che mi ha colpito molto.
    E cioè di come, per chi ha subito molestie morali, possa essere devastante sentirsi dire che è stato anche responsabile di quello che gli è successo.
    E’ vero, ma non si è subito pronti a lavorare su quel genere, sano, di senso di responsabilità.
    Non si può, perché prima bisogna riuscire a capire cosa, d’altro, possa significare questa parola.
    Scelta, responsabilità sono parole piene di energia e di forza. Sono mondi che si aprono e che ti regalano una nuova libertà.
    Ma scelta e responsabilità sono parole che hanno avuto un senso diverso nel labirinto. Perché spesso chi ha subito molestie morali o chi ha vissuto in quegli inferni si è sentito anche troppo responsabile di quanto gli stava accadendo. Responsabile di non riuscire a farsi amare bene, in modo diverso. Responsabile di non sapere risolvere le situazioni…
    Responsabilità come

  • 5118
    Luna -

    senso di inadeguatezza, colpa, ecc ecc.
    Non serve che mi dilunghi sul labirinto, perché ognuno conosce fin troppo bene il suo.

    Anche “speranza” è una parola che fuori dal labirinto ha un significato diverso.

    Una speranza completamente diversa da quella cosa che magari per tanti anni abbiamo creduto di chiamare speranza. E nella quale ci si può affossare davvero.
    La speranza che lui/lei cambiasse…
    La speranza che le cose cambiassero…
    La speranza di svegliarsi una mattina e scoprire, di colpo, una vita diversa…
    La speranza che l’amore, da solo, potesse aggiustare le cose, qualsiasi cosa.
    La speranza che qualcosa, da fuori, venisse a strapparci da un malessere tanto grande quanto indefinibile, spesso negato, nascosto, portato come una malattia cronica per cui nessuno ha ancora inventato una cura.
    Portato con vergogna. Perché, a chi è forte, queste cose non succedono.
    Perché a me non sarebbe mai dovuto succedere.
    Perché è chiaro che a me non può succedere che questo.
    Perché se mi trovo in questa situazione vuol dire che me la sono cercata.
    Perché se mi affosso in questa situazione vuol dire che non sono abbastanza intelligente da uscirne.

    Non è vero. Vorrei scriverlo su dei cartelloni che non è vero.
    Vorrei ci fosse un modo, il più semplice possibile e veloce, per fare addirittura prevenzione. Vorrei che le persone potessero non entrare nemmeno nei labirinti.
    Ma non si può.
    Quello che so, forse, è che il labirinto è una giungla infestata da concetti sbagliati che portano spesso a interpretare male le proprie sensazioni. A fare una fatica immonda, ma nella direzione sbagliata.

    Ciascuno sa per sè. Per uscire dal labirinto ciascuno trova la sua chiave, se finalmente riscopre la spinta giusta, si mette sulla direzione del proprio star bene. Riesce ad imparare piano piano un nuovo vocabolario.
    Allora piano piano la vita comincia a farsi largo in quella giungla. Vede dissolversi erbacce gigantesche che gli hanno infestato il cammino.
    Ciascuno trova da solo la sua strada, attraverso sensazioni nuove che sostituiscono quelle vecchie, consapevolezze nuove che si fanno largo tra luoghi comuni o privati che gli hanno infestato la vita.

    Una cosa che ho imparato è che ci vuole energia, e voglia di guarire, ma anche pazienza.
    Con se stessi.
    La pazienza di saper premiarsi per ogni passo fatto, attraverso la gioia di sentire il benessere che ci germoglia dentro, e la pazienza di capire che non si può uscire in un giorno dalla giungla. Pazienza verso ogni ricaduta, pazienza verso il proprio stato convalescente.
    Pazienza verso coloro che non possono proprio capire, perché non sanno cosa sia il labirinto.
    Io mi commuovo per ogni passo mio, e per quelli degli altri. Che sia un passo avanti o uno apparentemente indietro. Perché so che ci vuole pazienza. E indulgenza.
    Altra parole che, fuori dal labirinto, hanno un significato diverso.

    Un bacio grande 🙂

  • 5119
    Luna -

    A volte qualcuno mi chiede: “ma la tua storia qual è?”. Ma la questione non è un elenco di fatti. Conta ciò che abbiamo sentito, rispetto all’accaduto, come lo abbiamo vissuto, la percezione che abbiamo avuto di noi e di ciò che stava intorno. Che poi è sempre qualcosa che passa attraverso la nostra percezione.

    Ad un certo punto io sono uscita dai fatti, dal ripercorrerli in modo nauseante, e sono andata nelle sensazioni. So esattamente quali sono i momenti, le parole, le circostanze che hanno avuto un valore traumatico. Ma il punto sta in come mi sono sentita. Ed è di questo che parliamo qui.
    Spesso qualcuno arriva qui e fa un elenco di fatti. Dice quanti anni è stato con qualcuno, da quanto tempo non ci sta più, o da quanto tempo sta male. Cosa è successo, cerca di capire perché, cause e conseguenze. Per un certo periodo cerca di spiegare chi era lui o chi era lei. Incastrandosi nel fatto di non sentirsi mai abbastanza obiettivo. Sì, è vero, lui/lei mi ha fatto male… però io…
    Sì è vero, sono stati stronzi… però quella volta che mi ha regalato un fiore?
    Si massacra chiedendosi: ma se avessi fatto “A” invece di “B”? se quella volta, che mi ha detto così io invece di piangere, urlare, impuntarmi, o andarmene
    Ero già in viaggio, e di strada ne avevo fatta m olta, e tanta me ne mancava da fare (e ancora mi manca…) quando ho letto un libro che mi ha portato degli elementi in più, che per me sono stati fondamentali, come altri, che ho incontrato lungo il cammino, anche su queste pagine. Le soluzioni non stanno nei libri, è vero, ma gli stimoli stanno ovunque. A volte stanno anche in ciò che ti dice il lattaio, parlando d’altro. Io ho trovato spunti nelle cose più improbabili. Nella signora che, in fila alla cassa, mi raccontava di sua figlia. Nella sensazione che mi dava sentire parlare di una cosa che apparentemente non centrava nulla. Nella rabbia che mi davano certe cose, nella commozione che mi causavano altre.
    Il discorso è spesso quanto tu sei aperto ed è anche una fortuna di incontri, con una pagina, delle persone, che da un lato cerchi tu e dall’altro hai la fortuna di fare. Il problema è che quando sei aperto alle volte non hai il filtro. Entra tutto. Entra ciò di cui hai bisogno e ciò di cui non hai bisogno. Capire cosa tenere e a cosa dire “no grazie” non è sempre facile.
    In quel libro ho letto una cosa che per me è stata illuminante, perché spazzava via un luogo comune che per me era deleterio. Per me.
    Proust, mi pare fosse lui (forse no! :P) diceva qualcosa come:
    “Forse lo sanno già tutti, ma io l’ho scoperto oggi e voglio gridarlo al mondo!”.
    Ho sempre adorato questa frase. Perché descrive benissimo una sensazione che ho provato tante volte nella vita. Non il fatto di gridarlo al mondo, ma il gusto della scoperta. Della scoperta di qualcosa che, per te, è nuovo e importante. Non importa se nessun altro lo capirà. Che figata, io l’ho scoperto oggi e mi ripeto quanto è figo averlo scoperto e godermi la sensazione!

  • 5120
    Luna -

    In quel libro si sfatava un luogo comune. che per alcuni certamente non sarà un luogo comune, ma lo era per me. E cioè che le molestie morali non arrivano per forza addosso a chi non si ama.
    A chi non ha equilibrio.
    A chi non ha saputo darsi delle risposte valide per stare a galla nella vita anche in un modo soddisfacente, a chi non si è difeso nella vita, anche in modo sano, quando la vita era difficile.
    Le molestie morali possono arrivare addosso anche a chi si ama.
    Perché entrano nei punti deboli, perché tutti li abbiamo. E ciascuno di noi ha imparato a proteggerli, nel corso della vita, e a venirne a patti, per stare in equilibrio, a volte con le strategie migliori, a volte nel modo peggiore. Migliore o peggiore non secondo un prontuario, ma in termini di costi e benefici, anche emotivi.

    E possiamo incontrare persone che entrano in punta di piedi e con grazia o persone che entrano con una mazza da baseball.

    Nella mia vita, per una serie di ragioni, è arrivata una piccola catastrofe. L’ho fatta entrare, è vero. Non mi sono difesa nel modo giusto, è vero.
    Io oggi so il perché.

    Sono d’accordo con Anna su una cosa: a volte i casini grandi, le sofferenze, la sensazione di perdersi, sono un’occasione, per imparare e crescere. A me è sempre piaciuto, peraltro, imparare e crescere. E ho anche sempre dovuto, peraltro. Perché se mi fossi arresa sarei stata fagocitata dalle ragioni, anche proiettive, degli altri. Ed evidentemente non lo volevo. O evidentemente non potevo.
    Non so cosa sia più difficile, lo ammetto.
    Voglio dire che non difendere certe parti di me per me sarebbe stato molto più costoso che non difenderle. Senza quelle parti sarei morta. Perché, anche se ho sempre dovuto lottare per difenderle (è andata così, è un dato di realtà) sono stata molto molto più male quando ho sentito che non ci stavo riuscendo rispetto a quando tutti mi urlavano nelle orecchie contro mentre davo valore a ciò che sentivo. E a ciò che sapevo giusto per me.

    Ho vissuto sapendo delle cose di me e non sapendone altre. Non potevo sentire una lucida mancanza di cose che non sapevo esistessero.
    La vita non si fa con la fantastoria. Non so cosa sarebbe successo se non avessi incontrato le difficoltà che ho incontrato. E’ con quelle che ho dovuto fare i conti. Male e bene. Oggi però delle cose in più che so di me non potrei più fare a meno. Come di qualcosa che ho assimilato e che fa parte di me come un organo interno, come il sangue che scorre nelle vene, come una ruga d’espressione che la vita mi ha regalato, anche perché ho sempre riso molto, non solo per quanto ho pianto.

    So che siamo sempre in viaggio, in continua evoluzione. Che niente è fermo. So che ci sto ancora in mezzo. Ma so anche che, davvero, ci sto in mezzo facendo del mio meglio. Perché la spinta mi costa meno della resa. E’ questo è solo culo, forse. Che può finire. Un giorno potrei arrendermi. Ma, per ora, sono felice di non essermi persa nell’immobilità della “fantastoria”.

    bacini

  • 5121
    tina -

    “Che figata, io l’ho scoperto oggi e mi ripeto quanto è figo averlo scoperto e godermi la sensazione!”

    Cara Luna approfitto di questa lettera per fare a te e a tutti gli altri amici virtuali (Lilly, Alonso, Gatto, Anna, Marghe, Anto62(sono sicura che ci sei anche tu!!!), tanti cari auguri per una serena domenica e un’intensa settimana santa.
    L’espressione virgolettata te la rubo e la sottoscrivo a pieno perchè mi calza a pennello in questi giorni!
    bacioni 😀

  • 5122
    Luna -

    TINA: 🙂 🙂 🙂 🙂 🙂 🙂 🙂 🙂 🙂 🙂
    altrettanto a te 😀

    😉
    baci baci

  • 5123
    Ant062 -

    Tina, sinceri e affettuosissimi auguri a te e a coloro che, da seduti, non toccano per terra ;D

    Naturalmente estendo gli auguri a tutti gli amici virtuali di LaD con cui ho avuto il piacere di incrociare le “lettere”.

    ;D

  • 5124
    Lilly -

    Ciao Tina, ciao a tutti. Ricambio l’augurio e spero che ognuno di noi trovi, mantenga e difenda quella forza interiore che renderà non solo questa settimana ma tutta la vita intensa.
    Luna, sono d’acordo con te, siamo perennemente in viaggio, siamo in continua evoluzione.
    Fermarsi a volte è necessario e non significa tornare indietro.
    Ma la vita che sta al nostro fianco, cammina con noi, passa oltre.
    Ci sorpassa e se ne va. E più stiamo seduti a roderci a massacrarci la mente combinando tutte le ipotesi possibili, più la vita si allontana e diventa sempre difficile correrle dietro fino a riprenderla.
    Certe cose le capisci solo quando, finalmente, ti alzi dalla scomoda poltrona dell’apatia e capisci che hai perso tempo a elaborare dati, a sfornare ipotesi come se dentro al tuo cervello ci fosse un gruppo di creatori di sistemi vincenti del superenalotto in continua attività.
    E sei così stanca, così sfinita.
    Eppure non hai fatto niente.
    Non hai letto, non ti sei confrontata, non hai imparato, non ti sei nè evoluta nè involuta.
    Niente, sei stata in una sorta (non so come dire) di attivissimo stand by. Nell’apparente immobilità mentale esaurivi tutte le tue energie in centomile pippe.
    Partire per un viaggio, compreso uello della propria esistenza, a volte mette ansia, fa paura. Si rimanda di continuo.
    Poi quando parti scatta l’entusiasmo.
    Un pò come nelle gite scolastiche. Quando partiva il pulman avevo fisso in testa lo sguardo preoccupato di mia mamma e dentro di me provavo un lacerante “magun” e dopo cento metri avrei potuto comodamente dire che ero nata e vissuta sotto un cavolo portata lì dalla cicogna…..
    Io ho impiegato un anno a partire, anzi…..a ripartire.
    Ora faccio tutto quello che posso per acquisire il più possibile dagli altri, dai libri, dai forum come questo.
    Per acquistare velocità, per poter vedere in lontananza la mia vita, rincorrerela e raggiungerla.
    Oggi è così. Domani potrei arrendermi e fermarmi.
    Non lo so, nessuno di noi può saperlo.
    Nessuno di noi può dare per scontato ciò che per sua natura sarebbe scontatissimo.
    Se dieci anni fa mi avessero chiesto se avrei permesso ad uno stronzo di invadere la mia esistenza e farne brandelli avrei detto di nooooooooooooooooo!!!!! ridendo a crepapelle.
    La nostra storia è vero, non è un elenco di episodi, è un insieme di mille emozioni diverse, di mille reazioni diverse anche in casi analoghi.
    Bisogna conoscersi molto bene e guardarsi dentro, studiarsi, studiare gli altri, studiare la vita propria e altrui.
    Non fermarsi mai. E, soprattutto, non fermare mai “l’effetto cordata”!!

    Ciao a tutti!!!!

  • 5125
    cico -

    Salve, io ho diciamo lo stesso problema: fino a qualche settimana fa stavo con una ragazza, nonostante le difficoltà le cose andavano bene, l’amore è ancora forte, ma a causa di fattori esterni (genitori, lontananza) ci si può sentire poco. La cosa è di per sè pesante, e lei avendo la situazione più difficile, ha deciso di troncare, dicendo che mi ama, ma che non c’è un futuro e che così è solo un’illusione e non viviamo veramente…che lei ha bisogno di farsi una vita, e non può continuare a soffrire e a illudersi…e che c’è la possibilità che un domani non ci sia nella sua vita (l’eventualità che un domani non mi voglia più, so che c’è, ma per paura è giusto non vivere? con i se e i ma non si fa la storia, e per me è sbagliato rinunciare, ma in questo caso non ci sono solo io…).
    La capisco, sono stato anche io mille volte sul punto di lasciar io, ma ogni volta trovavo qualcosa che mi dava la forza di andare avanti e aspettare che le cose cambiassero…la storia è stata relativamente breve (quasi un anno tra conoscenza e fidanzamento), tuttavia dato che c’è ancora il sentimento di entrambi non riesco a lasciar andare tutto così senza far nulla…ma lei soffre e quando le ho detto che l’avrei aspettata, che avrei atteso che la situazione cambiasse, mi ha pregato dicendomi che così la faccio piangere e le faccio del male…
    Io mi sto consumando lentamente, da un lato c’è il sentimento (che supera le difficoltà del non sentirci), ma dall’altro c’è lei, che è la cosa a cui tengo di più, persino della mia vita e vorrei tutto fuorché stia male per colpa mia…ora, è giusto rinunciare a un possibile noi (l’aspetterei fino all’ultimo dei miei giorni fosse necessario) o combattere perché il sentimento c’è da entrambi i lati ed è forte (altrimenti non starebbe a piangere tutte le sere, no?)?
    Datemi voi un consiglio, per favore…

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