La fine improvvisa di un amore
Riferimento alla lettera:
Caro Direttore, scrivo questa lettera in quello che credo essere il momento più brutto della mia vita. Ho 29 anni e dieci giorni fa il ragazzo con cui ho diviso gli ultimi sette anni della mia vita, così improvvisamente, dopo cena, si è slacciato le scarpe, si è seduto sul...
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Data di pubblicazione: 22 Marzo 2006
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Categorie: - Amore
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Ex king/Alonso.!
Nel mio caso quasi tre anni di volontario zerbinaggio!
Non c’era giorno che passasse senza liti madornali seguite da riappacificazioni dello stesso livello, grandi uscite di scena, grandissimi rientri. Quante lacrime……ma quanti sorrisi…..
Naturalmente cedevo praticamente sempre io su tutti i fronti.
Ma non era un sacrifico: ero talmente cotta, stracotta, persa che avrei accettato qualsiasi cosa pur di non perderlo.
Qualche volta (devo ammetterlo) ha ceduto lui.
Ma è stato peggio (alla luce del poi) visto che quei piccoli, minimi, ridotti “cedimenti” mi hanno fatto maturare la convinzione (dura da sradicarsi…..c’è ancora oggi…..che cretina ) che il miracolo si sarebbe ripetuto e lui sarebbe tornato da me.
Dicevo: grande passione, coinvolgimento bestiale, emozioni indescrivibili, attrazione fatalissima (di quelle del tipo: orgasmo a distanza al solo pensiero), migliaia di e-mail, telefonate a raffica e poi……..di colpo…………….Stop.
Ha avuto un infarto (ha 15 anni più di me quindi supera la cinquantina) ha deciso che ero un eccesso in conflitto con la sua salute e le sue esigenze e mi ha buttato fuori dalla sua vita.
Per carità…..ci sta tutto.
Ha pensato in primis alla sua salute…..Pensiero legittimo!!!
Peccato che si sia dimenticato di dirmelo.
L’ho visto, solite scene e poi……E’sparito di colpo (tra l’altro che ansia in quei momenti, che paura per lui, che terrore che gli fosse capitato di nuovo qualcosa)
E’ sparito e quando l’ho “ritrovato” mi ha intimato di non rompere più.
Non ci sono stata (naturalmente) e senza un briciolo di orgoglio ho letteralmente strisciato ai suoi piedi in quegli squallidi tentativi del tipo…….”a qualsiasi condizione pur di esserci”.
Gli ho offerto la mia amicizia. Non l’ha voluta.
Gli ho chiesto se qualche volta avrei potuto telefonargli (rigorosamente sul fisso dell’ufficio per non invadere la sua privacy e non disturbarlo anche perché a garanzia della sua serenità è tornato con la sua serenissima ex che, ora ne sono certa, non è mai stata tale…..) e mi ha risposto sbuffando “potrei impedirtelo? Lo sai che il mio telefono non ha il display per vedere le telefonate in entrata……”.
Un timbro di voce talmente gelido che c’è mancato poco che non lo riconoscessi.
Poi la scena madre (mia) nel tentativo di smuoverlo……l’ho messo al corrente sulla mia salute (all’epoca avevo un problema che poi ho superato….)!
Sai cosa mi ha detto con una voce gelida, fredda, metallica come quella di un risponditore automatico: “Cosa dovrei dirti…….mi spiace… ma….ma…..ma….sai che sono vero e sincero no? Ebbene….. non me ne frega niente!!!!!!!!!!! ”.
Nulla! Non mi è bastato e ho proseguito a telefonare con la cadenza di una volta al mese, 1 volta ogni 45 giorni finchè un mese fa, nell’ambito di un colloquio di 17 secondi (17 SECONDI) mi ha mangiato la faccia con una violenza, uno scazzo, davanti ai quali tutta la mia stupidità si è sfracellata…… (….continua)
segue Lilly:
E ora mi vedo con gli occhi della persona che sono diventata e mi faccio pena, mi faccio schifo, mi picchierei, poi mi perdono o tento di farlo. E vorrei tornare indietro per comportarmi con quel minimo di orgoglio, di amore per sé stessi che chiunque ritenga di appartenere al genere umano dovrebbe avere.
E mi immagino scene durante le quali io emergo,proclamo, giudico prima di cacciarlo non per le sue motivazioni ma per il suo comportamento.
A volte nelle mie fantasie grido la mia verità con tutta l’energia che ho in corpo, altre volte sono talmente superiore da chiudermi in un severissimo silenzio di superiorità. Non mi faccio mancare le volte in cui (cretinacretinacretina anche nei sogni) alla fine lo perdono e torniamo insieme…..(la riabilitazione dei deficienti è lunga…..non basta 1 anno…..).
Il fatto è che non ho avuto l’occasione di dirgli ciò che penso del suo comportamento, non ho avuto un addio, non ho avuto rispetto e, soprattutto, non mi sono rispettata.
Odio la sua ex sia perché lui sta con lei sia perché stava con lei anche quando stava con me mentendo spudoratamente anche forse a sé stesso oltre che a me.
La vedo come quella che ha vinto….ma vinto cosa?
Un bugiardo, un vigliacco, un meschino, un maleducato, un cafone? Un bastardo?
Ma se so che è così perché ci penso tutti i giorni?
Perché so ma non capisco???
Perchè? Perché? Perché?
E quelle scene andranno avanti all’infinito?????? Vorrei e non vorrei. E’ come se avessi paura di perdere qualcosa. Di perdere le emozioni che mi ha dato nel bene e soprattutto nel male.
O, forse, vorrei il mio riscatto? Non lo so! So soltanto che se è il riscatto che voglio…… non l’avrò mai.
Quando lo (li) incrocio per strada sono io che cambio direzione, sono io che guardo basso, sono io che ho vergogna. E mentre scappo mi emoziono, sudo, tremo come se avessi visto (ed in quei momenti lo vedo) in qualcuno di così importante da non poterne fare a meno
Vergogna per non aver capito subito che sono stata solo un palliativo, un qualcosa che si è intrufolato nel suo letto in attesa che la legittima “proprietaria” di tutto il suo essere tornasse.
Un palliativo che quando ha cessato la sua funzione è stato buttato via con la delicatezza con cui si congeda un pezzo di carta igienica usato.
Era lei con cui gridava, con cui rideva, con cui si confidava, da cui scappava e con cui si riappacificava.
Io tutto questo lo so, l’ho capito. Eppure…..
E proprio questo “eppure” unito alla consapevolezza del suo essere bastardo e meschino che non mi lascia vedere una via di uscita…..
Le nostre storie sono molto diverse caro ex king, caro Alonso etc etc etc ma mi sembra che la disperazione che c’è stata, e per alcuni di voi c’è ancora e ci sarà sia tanto simile alla mia!!!
Io spero di uscirne…….ma è passato un anno……
Ciao Jedna20,
come vedi le verità escono sempre fuori e proprio per questo il posto migliore ove riporre il tutto rimane sempre la “tazza del bagno” perchè qual miglior posto si meritano simili persone?
Maxim.
Ciao Lilly,
letta la tua storia mi viene in mente adesso un vecchio modo di dire che hanno i cacciatori ovvero:
“Se l’animale non merita la botta non và neppur sprecata”
In queste parole c’è tutto, ovvero non sprecare te stessa in seghe mentali, sentendoti anche vinta dalla vergogna….di che? e perchè?
Ma quando li vedi passa alta, fiera e con il giusto sguardo dell’indifferenza, perchè mica tu sei “carnefice” ma solo vittima.
Guarda nel mio caso personale a me non me ne frega un bel nulla se l’ex moglie adesso stà male in tutti i sensi(d’altronde ha scelto lei la bicicletta che se la tenga pure) inutile che tel. anonimamente(intanto io non rispondo).
Quando mi capita, ma molto raramente, di incontrarla manco me ne accorgo, d’altronde che c….me ne frega?
Allora si potrebbe dire che non era amore vero perchè se lo fosse stato si soffrirebbe ancora adesso….
Ma sono mica abbelinato e poi da buon ligure 2 mesi di sofferenza erano già molti, perchè mi venivano a costare troppo e visto poi come siamo noi liguri la parsimonia in primo luogo, comprendendo in essa pure il lasso di tempo di sofferenza a seguito della “botta” ricevuta a maggio dello scorso anno.
Fregatene e fregatene per bene, ne sei capace?
O forse chiamiamo anche in causa il buon Guerriero cosicchè facendo poi un bel “Master a tema” riusciamo a farvi tirare fuori, quindi non solamente a te ma a tutti quanti, quella che per le parti “ledenti” sarebbe il vostro lato peggiore?
Ma ricorda che è solo il migliore per te e per stare veramente bene!!!
Maxim.
ciao gatto…
ogni tua parola è come se l’avessi scritta io,mi rivedo in ogni aspetto,dal lavoro,agli amici ormai sistemati agli spettri che tornano (come ieri sera ad esempio) e mi riportano indietro a mesi fa.
Non ho idea di quando tutto questo passerà…so solo che non posso più attendere oltre.Allora mi sforzo di rivedere quella separazione traumatica come un regalo.Come una nuova possibilità,una rinascita.Lo sforzo immane che sto (stiamo) facendo verrà ricompensato perchè cambieremo non solo la nostra vita,ma noi stessi.E allor aguarderemo indietro a qeull’Alonso (e a quel gatto) del passato e rideremo delle loro debolezze e dei loro errori,senza più colpevolizzarci, senza perdere tempo a rimembrare una storia dolorosa e che non ci avrebbe portato probabilmente a ciò che noi volevamo veramente,ma solo a una felicità fittizia che ci saremmo fatti andare bene.
Come ho scritto mi ero fatto carico di ogni suo problema,ogni piccola cosa ero lì a cercare di risolverla, prima di dormire pensavo a cosa potevo fare per lei,per aiutarla,per renderla felice… e questo era un mix di amore/egoismo e non amore vero.Stavo solo scappando da me stesso e dai miei problemi.Ora per fortuna li ho tutti davanti a me.Enormi.Apparentemente insormontabili,che a guardarli viene ansia,tristezza e sconforto.Ma sono libero di affrontarli,costretto ad affrontarli.Esiste qualcosa di meglio???no,non sto scherzando.Ho di nuovo una possibilità.
QUella di fare ciò che voglio della mia vita.E’ nelle mie mani.Nel mio cervello.Posso pensare a uno solo,smetterla di pensare per due.Mettere finalmente quelle fondamenta da cui sono sempre scappato,la base è l’orgoglio che ho calpestato negli ultimi mesi con lei,l’ho calpestato è vero,ma c’è.
Sono stato leale e sincero,mi sono guardato dentro a cercare risposte,la prima che ho trovato??non voglio passare la mia vita con una come lei.RImpianti per essermene accorto tardi?
Qualcuno,ma li metto a tacere ogni volta che spuntano,non voglio perdere altro tempo.
Lilly wrote:”Ma se so che è così perché ci penso tutti i giorni?
Perché so ma non capisco???
Perchè? Perché? Perché?”
lilly vorrei sapere le risposte per poterle dire prima a me e poi condividerle.
Personalmente mi rendo conto che ripenso a lei perchè sento che manca qualcosa nella mia vita.Il suo ruolo nella mia esistenza era quello di farmi sentire importante, indispensabile e ,come detto nel post qui sopra, di coprire con i suoi problemi i miei.Ma tutto è soggettivo e ogni storia ha sfacettature diverse per quanto alla fine,come dici tu,siano tutte simili.
Penso spesso a lei.Mi creo nella mente scene in cui parlo a lei o a suoi amici dando la mia versione dei fatti,fornendo spiegazioni dettagliate,ragioni verosimili,in cui mi riscatto ai miei e ai suoi occhi dei comportamenti zerbineschi a cui anche tu fai cenno… ma alla fine sono solo altri modi,inutili, per riempire un vuoto,per continuare nella mia personalissima fuga da me stesso.
Come uscirne?non ne ho idea.Uno psicologo forse avrebbe la risposta,mi riempirebbe la testa di come ci si libera dalle dipendenze affettive (perchè altro non era) e di come possa riconquistare me stesso in 5 semplicissime mosse.
Ma la mia partita a scacchi per ora voglio giocarmela da solo.Ho deciso che da ora in poi guarderò dentro di me,ogni singolo istante per capire quali sono le motivazioni che mi spingono ad agire.solo dopo averle capite agirò.
Mi metterò alla prova ogni singolo giorno,riempirò i miei spazi liberi nell’attuazione di un progetto dove testare i miei passi in avanti.La mia vita non dipende più da lei,lei non dipende più da me.
La prima cosa che ho capito?
tutto il dolore che provo,la vergogna per come mi sono comportato,il ricordo che ti fa mancare il fiato e ti paralizza rendendoti un eremita che non ha voglia di comunicare con il pezzo di mondo limitrofo è per buona parte vigliaccheria.La mancanza di forze?una scusa.La mancanza di voglia?fifa per non affrontare i propri problemi.Le fitte di dolore? si somatizza la fatica che dovremo fare.
Ci vuole fegato ad andare là fuori e continuare…io ne ho appena ordinati due etti dal macellaio.Appena arriva vi farò sapere.
… se saprai mantenerti calmo quando intorno a te tutti perderanno la testa e te ne incolperanno:
… se crederai in te stesso quando tutti dubiteranno, ma saprai comprendere il loro dubbio e subito dissiparlo;
… se saprai aspettare senza stancarti nell’attesa;
… se calunniato non calunnierai, e odiato non odierai;
… se saprai sognare e non fare dei sogni i tuoi padroni;
… se saprai pensare e non fare del pensiero il tuo unico scopo;
… se saprai sopportare di sentire che quanto hai detto di giusto venga alterato per combatterti e nuocerti;
… se saprai assistere alla distruzione di ciò per cui hai dato la vita, e chino saprai ricominciare;
… se saprai costringere cuore, tendini e nervi a servire la tua volontà quando saranno sfiniti;
… se saprai parlare con la gente e restare semplice e passeggiare con i re e conservarti modesto;
… se nè avversari nè amici avranno il potere di offenderti;
… se ogni uomo per te avrà valore ma nessuno conterà troppo;
… se saprai fare tutto questo, tuo sarà il mondo e quanto esso contiene e quel che più importa, tu sarai finalmente un uomo, figlio mio…
Jedna: mi dispiace, ovviamente. E fa schifo, sì, ti capisco.
Però mi è venuto in mente anche questo: ora sei libera, veramente.
Lui, che ha fatto le sue scelte, ma scelte che non era pronto a portare avanti da uomo, cercava di anteporre le sue scorciatoie, le sue ragioni e le sue ansie a te, pure in questo momento. Adesso puoi dirgli – dentro di te – “Hai scelto? bene, ma va a ca…”. Non ti consolerà in questo momento, ma, per la tua salute, non è poco.
Lilly: ti dirò la mia opinione, che è, appunto, solo un’opinione.
La disperazione di cui parli è fatta di tante cose, e solo alcune riguardano lui.
Non è questione di farti pena, o di darti addosso da sola, né per il fatto di aver incontrato un uomo che, così ci racconti tu, oggi percepisci come un bastardo, né per il tuo essere stata pronta a tutto per tenertelo accanto, nè per le tue reazioni incontinenti dovute al fortissimo stress da abbandono…
Gelida definizione? lo stress da abbandono è una delle cose più terribili che esistano, e ciascuno le gestisce come sa, come può…
Tu – come Maya – hai tentato di sedare l’angoscia dovuta al suo abbandono, e alla sua modalità di abbandono (una sua scelta) continuando a cercare di esistere ad ogni costo nel mondo di qualcuno che, dentro di te, forse, ti stava dicendo: esistevi/ora non esisti.
Che sia terrificante che qualcuno ci chiuda un portone in faccia dopo una relazione è fuori da ogni dubbio.
Che una persona soffra così tanto da non riuscire a contenere la propria rabbia, disperazione, che dall’altra parte ci sia magari uno stronzo (stronza) patentato che con la sua insensibilità sta dando un dolore fortissimo è fuori dubbio e che la vittima non ci stia a dire “ah, ok, grazie, ciao” pure.
Il problema è, però, che quasi mai (mai?) il fatto di avere delle reazioni come le tue o quelle di Maya servono a qualcosa. Non servono a far cambiare il comportamento stronzo di qualcuno se costui (o “costella”) è stronzo, non servono a dare vita ad un ritorno, nè a placare il senso di frustrazione e di angoscia dovuta all’abbandono, non portano senso di giustizia, anzi… anzi, di solito fanno sentire (per il tipo di risposta che arriva) ancora più frustrati, disperati, angosciati, abbandonati, soli, incompresi e trattati ingiustamente. E’ peggio, è esponenziale. Tanto è vero che di solito chi è stato lasciato sta meglio nel momento in cui riesce a smettere di cercare un confronto attraverso queste modalità che gli procurano solo angoscia. In cui l’energia della disperazione e della rabbia
vengono spostate dall’ex – e da se stessi in modo a volte autolesionistico – in un’altra direzione. Non il chiodo schiaccia chiodo, zero.
Vengono investite nel riprendersi la propria vita.
Anche perché, di fronte a chiamate, sms, disperati/incazzati, chi si pone dall’altra parte in un certo modo, l’ex, crederà sempre valide le proprie ragioni per agire/reagire in un certo modo. Penserà anche (a torto o a ragione che pure sia) di preservarsi. Che sia preservarsi (parlo in generale) dal fatto di non voler più sentire parlare di una persona ma di ritrovarsela fuori dalla porta e dentro dalla finestra, che sia preservarsi dall’aggressività di quella persona, che sia preservarsi dai sensi di colpa che quella persona gli sta dando (anche giustamente), che sia preservare una nuova relazione da ciò che viene vissuta come un’intrusione.
Quindi semmai più sarà alta la pressione (ripeto, pure assolutamente giustificata che sia) di chi chiama, chiede, messaggia, va sotto casa, vuole esserci comunque, e più si alzerà la violenza o il gelo della risposta.
Ciò non toglie che chi è stronzo sia stronzo, e che chi si comporta male si comporta male.
Tutto quello che ho scritto l’ho scritto per dirti questo, Lilly: è passato un anno e tu stai ancora male, e ti dai addosso, e quello che scrivi pare sia avvenuto stamattina.
Quelle energie sono ancora in circolo, e ancora non le hai spostate convertite abbastanza.
Al di là dell’amore, del sentimento che ci lega ad una persona, ci sono anche delle energie che dobbiamo riprenderci, mettere nella nostra banca personale quando una relazione finisce.
Dici che lui è un bastardo, ti dai addosso, soffri, ma non ne esci, dici.
Non ne esci – ma è solo una mia opinione – non solo perché hai incontrato un uomo stronzo che sia, ma per questo, per il fatto delle energie, e per le risposte che cerchi di darti da sola, ma che non riesci a darti, e con domande con cui continui a tormentarti. Perché ti dai addosso per delle strategie tue – che percepisci come umilianti per te – che non hanno portato a nulla, ma che, ti rendi conto, non avresti potuto, per ragioni tue, non usare.
E allora, anche se magari sbaglio, io mi sento di dirti, se davvero non ne esci, che potrebbe esserti utile andare da qualcuno che possa aiutarti a capire queste cose (il perché delle strategie “sbagliate” – sbagliate perché vissute da te, in prima persona, come controproducenti, cioè non portatrici di benessere ma di malessere) e del perché tu non riesca a riprenderti le tue energie e rimetterle nella tua banca. Quella che serve al tuo presente e al tuo futuro.
Chiudo dicendoti, se questo mio post ti sembra freddo, o poco empatico, che se ti dico questo è perché in vita mia ho conosciuto quelle strategie “sbagliate”.
Ho conosciuto la disperazione dello stress dell’abbandono, e del fatto di trovare un muro davanti quando una comunicazione paritaria avrebbe fatto la differenza, ma chi avevo davanti era incapace di una comunicazione paritaria.
E ho capito perché quando insistevo stavo peggio e quando invece mi spostavo e rimettevo le energie in banca stavo meglio.
Lilly,
concordo in pieno con Luna, è arrivato il momento di spostare le tue energie, di reagire a cio’ che hai vissuto, sforzati nel portare te stessa vicino a cio’ che vuoi e cerchi realmente. Mi spaventa tantissimo cio’ che hai scritto:” ero talmente cotta, stracotta, persa che avrei accettato qualsiasi cosa pur di non perderlo.”
A mio parere sta proprio in questa frase il significato della “complicata” storia che hai vissuto e che ancora non riesci a superare. Basta pensare a lui, si probabilmente si è rivelato uno str…., ma sposta l’attenzione su te stessa, perchè hai accettato di stare insieme ad uno str….? E’ li la chiave a mio parere…
Alonso,
io sono stato molto bene con lei, ero innamorato pazzo, ma questo non vuol dire avessi delle fette di salame sugl’occhi o che fossi uno “zerbino”, certo c’erano alcune cose di lei che a volte mi facevano pensare e mi lasciavano perplesso ma dentro di me la mia voce diceva:” stupidate quando arriverà il momento le sistemerai in un attimo”. Beh, quell’attimo alla fine è arrivato, ed è stata lei a darmi il ben servito da un giorno all’altro senza motivazione e a ciel sereno. Un mostro, di superficialita’, di fredezza, di sentimenti, di egoismo. Li è venuto fuori cio’ che avevo appena intravisto, in alcuni suoi “piccoli” segnali e che ho voluto far finta di non vedere, ha pensato poi lei a manifestare cio’ che io non volevo vedere. Perchè non volevo vederli?
Probabilmente perchè avevo paura affrontare questi problemi, perchè forse dentro di me sapevo che non erano cosa da poco e che quindi ci sarebbe stata la possibilità forse di perdere quella “stupenda” cosa che stavo vivendo, perdere un sogno e ripartire da capo per cosa, per delle “stupidate”? No, meglio spegnere i campanelli d’allarme, far finta di niente e rimanere nel mio meraviglioso brodo che mi dava tanta gioia e serenità. Chi ha voglia di rimettersi in gioco nuovamente, ripartire nuovamente da zero, ricostruire tutto. Io no, stavo bene cosi’, avevo trovato il mio “angolo di pace”, ma ad oggi, per quanto difficile sia, cerco quell’angolo in me come persona singola, se pensiamo che la soluzione del nostro benessere sia nelle mani di chi ci sta vicino è finita, saremo sempre, chi piu’ chi meno dipendenti dal partner. Attenzione questo non vuol dire essere egoisti e pensare a stessi, ma prima di buttarci in relazioni ci chiediamo cosa stiamo cercando e perchè? L’amore è stupendo, ci permette di staccare la spina dalla realtà e di avvertire sensazioni “divine”, assolute, ma dobbiamo viverlo con coscienza e responsabilità, quella responsabilità che oggi, a mio parere, manca alla stragrande maggioranza dei rapporti…
ALONSO: @Uno psicologo forse avrebbe la risposta,mi riempirebbe la testa di come ci si libera dalle dipendenze affettive (perchè altro non era) e di come possa riconquistare me stesso in 5 semplicissime mosse.
Non funziona proprio così 😉 lo psicologo non riempie la testa – semmai la svuota, a volte, ma nel senso che aiuta a liberarsi un po’ della “cacca dei pensieri in circolo vizioso” che stanno sopra al nocciolo delle questioni – e non dà soluzioni preconfezionate. C’è un libro simpatico che lo spiega, si chiama “Psicobufale” di Silvia Bianconcini.
Scusa, non era per fare la punta, ma questo è un po’ un luogo comune che è un peccato. (anche se ho capito cosa intendevi dire). Nel tuo caso no, perché sei molto determinato e ho proprio l’impressione che te la stia cavando egregiamente da solo 😀 ascoltandoti molto bene e avendo trovato una tua direzione di contatto con te molto importante. Intendevo dire però che a volte ci sono persone a cui portare il proprio fardello dallo psicologo potrebbe giovare, alleggerire, ma tra i timori ci sono proprio il “farsi rivoltare come un calzino” o “farsi riempire la testa” o credere che lo psicologo trovi le soluzioni al posto di qualcun altro. In realtà semmai aiuta ad alleggerire lo stress, a far uscire le proprie risorse e i propri strumenti per trovare sempre da sè le proprie soluzioni :)Se si è un po’ come la macchinina che continua a girare a vuoto con le ruote contro il muro aiuta a vedere che non c’è solo il muro 🙂
Scusa ancora per l’intromissione. Ho precisato perché mi dispiace quando vedo persone in circolo vizioso tirare testate contro il muro, e non riuscire ad uscirne, con tutta la più grande buona ottima volontà, ma purtroppo, inconsapevolmente, nella direzione sbagliata. In quei casi io cito lo psicologo. Sempre come semplice opinione.
Rispetto la tua 🙂
Pensiero mio, che non c’entra nulla con te 🙂 ho solo colto la palla al balzo, in generale. Tu comunichi il fatto che stai facendo proprio un grande lavoro, e molto consapevole, da solo 🙂 🙂 🙂 🙂 🙂 🙂 🙂 🙂 🙂
Mi ha colpito molto la tua frase:
@Il suo ruolo nella mia esistenza era quello di farmi sentire importante, indispensabile e di coprire con i suoi problemi i miei.
In particolare l’ultima riga. Sì, chissà quante volte funziona così…
La stessa sensazione che mi dà il tuo percorso me lo dà anche quello di Gatto. Un modo costruttivo di guardarsi dentro 🙂
Baci 🙂
Luna,
grazie per le tue parole, mi fanno sempre molte piacere le tue considerazioni. Dirti se sto reagendo in modo costruttivo è un bel dilemma, mi sono fermato per cercare di capire chi sono e dove voglio andare, e se devo esser sincero le risposte che mi sono dato a me stesso mi spaventano, perchè sono molto “lontane” da quello che sono ora, mi rendo conto che la strada che sto percorrendo é davvero “difficile”, dirti se è quella giusta, non saprei. Forse non porterà da nessuna parte, forse è solo la risposta ad un profondo dolore che mi è stato causato, un dolore che mi ha messo a nudo con me stesso, e per come è andata fino ad ora la mia vita, da me stesso non ci voglio piu’ scappare (se mai l’ho fatto), voglio arrivare a comprendermi piu’ a fondo, non so.
Come ha detto Alonso, mi sforzo di vedere questa separazione come un regalo, una possibilità di rinascere in quello che è il vero Gatto, è un’oppurtunità in piu’ che mi è stata data, dolorosa ma pur sempre un’opportunità. Come ho sempre pensato, da se stessi non si scappi, tutti prima o poi che ne vogliamo o no dobbiamo fare i conti con se stessi, o quasi…
LUNA wrote: “Non funziona proprio così 😉 lo psicologo non riempie la testa – semmai la svuota, a volte, ma nel senso che aiuta a liberarsi un po’ della “cacca dei pensieri in circolo vizioso””
niente scuse luna…hai ragione tu!!mi sono espresso davvero male…
il mio non vuole essere assolutamente un invito a non rivolgersi a qualcuno,anzi,come dici tu,può essere utile (se non quasi necessario) alla macchinina che si ostina ad andare contro il muro e non si accorge che basta svoltare per avere tutta la strada che desidera.Un semplice cambio di prospettiva può aprire orizzonti illuminanti.
quello che volevo esprimere,e che non sono riuscito a dire,è che per ora voglio farlo da solo,perchè so di averne la forza e la possibilità,perchè questo sforzo è quello che mi serve per crescere anche se la mia macchinina ha la convergenza da rifare e ogni tanto punta con decisione il muro!Le nostre opinioni coincidono… il mio punto di vista era assolutamente rivolto solo a me stesso proprio in luogo della frase che ti ha colpito,voglio fare da solo perchè sono fuggito troppe volte e ripeto,anche farsi carico di tutti i suoi problemi (che non erano pochi ti assicuro) era probabilmente una sorta di fuga.
🙂
ora,come tu hai notato,sono deterrminato ad uscirne,in ogni modo,perchè davvero (lo so che qui mi ripeto) credo mi sia stata data una magnifica possibilità.
Posso riscrivere senza vincoli la mia storia.
E allora il mio invito è sempre questo,cambiate angolo di prospettiva e cercate di vedere di fronte a voi le infinite possibilità che potete avere.ambiate tutto ciò che non vi piace della vostra vita,cambiate città,lavoro,macchina,stereo,cambiate letture o musica…potete fare ciò che volete!siete liberi!
non perdete altro tempo a macerarvi in un’ossessione malefica che vi costringe immobili nella disperata tristezza di un sabato sere in solitaria perchè gli amici sono tutti sposati…il primo passo è agire.
Fate qualsiasi cosa,anche se vi sembra stupida o inutile,fate qualsiasi cosa per non pensare a lei/lui, dopo un po’ verrà naturale.
Io mi sto “costringendo” a riprendere interessi abbandonati e cercarne di nuovi,mi son messo allo studio di un nuovo progetto che avevo sempre considerato utopico,e che ora diventa invece traguardo tangibile e raggiungibile ma solo mettendomi duramente alla prova.Nuove sfide per dare un valore vero a noi stessi e alla nostra vita!
Ciao a tutti.
Volevo ringraziarvi per le parole che mi avete rivolto.
Il mio non è stato solo uno sfogo. Era un appello. Uno di quegli appelli disperati che lanci al mondo sperando che qualcuno ti dia una mano.
Me l’avete data. E l’avete fatto in uno di quei momenti in cui tutta la fragilità è sul piatto e……basta un attimo. Si! E’ questione di un attimo per cedere al “non ce la faccio più”.
Ho riflettuto su tutto ciò che mi avete detto.
Luna. Il C/C della mia banca energia è in attivissimo….Io vivo un’affollata solitudine.Lavoro dodici ore al giorno per mia scelta. Mi si vede sempre correre, sempre affannata. C’è chi invidia la mia energia e la mia vita….eppure c’è sempre un cavolo di surplus energetico che salta fuori nei momenti in cui sono sola con me stessa e che mi si scaglia contro. Di notte, mentre cammino a piedi verso casa, sul treno quando non faccio in tempo a comprare il giornale……sono quelli i momenti in cui cedo alle mie paure. Hai detto una verità fondamentale. La disperazione di cui parlo è fatta di tante cose e solo alcune riguardano lui. E la disperazione di una vita. Lui è stato solo l’ultimo. L’ultimo in senso cronologico sia in senso di persona a cui ho dato la possibilità di conoscermi, usarmi, ferirmi. Da un pò di tempo ho indossato una maschera. Di me dicono che sono fredda, razionale, algida. “Non sai come ti invidio…..sembra che le cose ti scivolino addosso….”.
Ma io non voglio vivere con una maschera. Voglio potermela togliere e dire al mondo “eccomi qua, sono io, e sono fatta così”. Ma per poterlo fare non posso fare solo autoanalisi. La teoria è sempre più semplice della pratica.
Ora devo rientrare in me, raccogliere i cocci e metterli in ordine.
Il che non significa rimetterli nell’ordine originale ma più semplicemente disporli in modo che mi facciano stare bene.
Poi chiederò aiuto a chi sa muoversi dentro alla testa altrui senza fare danni.
Gatto. Se mi sono messa con uno str….è perchè non lo avevo identificato come tale. Se guardi le persone attraverso il velo della disperazione ciò che vedi è sfalsato, è aderente a te stesso come sei in quel momento ma non a loro.
Guardi l’altro ma, in fondo, vedi te stesso, riversi su di lui/lei tutte le tue aspettative e cerchi di soddisfarle. Come se in questo modo soddisfacessi le tue.
Vorrei provare a dare retta alle parole di tutti voi. Provare a guardare dentro di me ma non per trovare la me stessa che già conosco. Solo per trovare quella parte di me che ho seppellito e che cerco inutilmente negli altri. E’ la parte “malata”, è la parte che ha bisogno di un aiuto che io per prima devo darle.
Forse ce la farò, certamente avrò mille ricadute. Sicuramente voglio uscire dal circolo vizioso.
Mi dispensate ancora qualche goccia di saggezza?
Ciao.
stamane stavo leggendo alcuni aforismi…
mi ci sono ritrovato,scrivo qui quelli in cui più mi ritrovo,per condividerli,a volte possono servire e aiutare determinati ragionamenti.
“Ciò che non si vuole sapere di se stessi finisce sempre per giungerci dall’esterno e assumere la forma di destino.” C.G.JUNG
“Il male che ci tormenta non è nel luogo in cui ci troviamo, ma è in noi stessi. Noi siamo senza forze per sopportare una qualsiasi contrarietà, incapaci di tollerare il dolore, impotenti a gioire delle cose piacevoli, sempre scontenti di noi stessi.” Seneca, La tranquillità dell’anima, Laterza
“… tutto è aspro, cupo, orrendo: la disperazione trasforma il giorno in notte d’inferno e costringe a nutrirci di lacrime e di dolore con un no so che di una voluttà tanto che a malincuore se ne distoglie.” Petrarca, Secretum
LillY: @ma io non voglio vivere con una maschera. Voglio potermela togliere e dire al mondo “eccomi qua, sono io, e sono fatta così”. Ma per poterlo fare non posso fare solo autoanalisi. La teoria è sempre più semplice della pratica.
Ora devo rientrare in me, raccogliere i cocci e metterli in ordine.
Il che non significa rimetterli nell’ordine originale ma più semplicemente disporli in modo che mi facciano stare bene.
Poi chiederò aiuto a chi sa muoversi dentro alla testa altrui senza fare danni.
Forse Lilly, mi permetto di dirti (ma è solo un’opinione), da chi sa muoversi dentro la testa altrui senza fare danni dovresti andare proprio per “disporli in modo che ti facciano stare bene”.
Non è che si va dal dentista quando ci si è curati già la carie.
Si va PERCHE’ si ha la carie.
Ho letto quello che hai scritto e mi sono immedesimata perché anch’io sono una che può rimanere imperturbabile davanti ad uno tsunami emotivo altrui, e averlo dentro e persino raccontare barzellette. E non è una questione di maschere. Sono anche così.
Ma non solo così.
Io sono una che regge, moltissimo, da sempre, cresciuta però con la convinzione che (che mi è stata tramessa, non è che me la sono inventata) che se però avessi fatto il botto io a me non mi avrebbe retta nessuno. Non retta in senso: che due palle, non ti reggo.
Non retta in senso proprio fisico, empatico.
Della serie: io se fai il botto tuo ti reggo, assolutamente. Piangi, urla, spacca tutto, di’ che ti ti tiri una revolverata, mettiti a fare un balletto, tagliati i capelli, di’ 349 parolacce, fa quel c.... che ti pare. Se stai male stai male.
Poi, quando ti sarai sfogato, magari ci faremo un caffè, no? 🙂
Se stavo male io, invece, pareva che gli altri si sarebbero spezzati come grissini.
Che avrei dovuto relativizzare (c’è chi sta peggio! Mai piangersi addosso! E questo ti pare un problema? ecc ecc) già prima di sentire.
Sono una persona sensibile (in entrata e in uscita… intendo dire non sensibile “oh, me tapina!” e intanto tu chiavati anche se ti butto addosso olio bollente in nome della mia sensibilità) e quindi che siano state grandi o piccole, relativizzando, le cose che ho attraversato nella vita, so io che valore/portata hanno avuto per me, e quanto, a mio avviso, io abbia avuto le palle.
Eppure, anche quando il mondo mi crollava sulla testa e io coordinavo il traffico cmq come un vigile urbano invece di strapparmi i capelli dalla radice, c’era CHI mi diceva: tu ti piangi addosso!
perché magari camminavo un po’ su è giù per casa o avevo un po’ di paura.
Mentre magari i miei amici più cari si preoccupavano proprio del fatto che invece ero troppo lucida e dicevo: vabbè, ma grave è altro…
Ti cito un esempio reale:
periodo già di merda e di stress.
un incidente, un animale che mi sbuca di colpo sotto le ruote, riesco a schivarlo per miracolo, senza farmi male. La colpa non è mia, ma di chi ha mollato il cane così.
Io sono sconvolta, ho preso paura, sono preoccupata per il cane che è ferito.
Il dog sitter va “in acido”, non per il cane, o per me, ma per se stesso. Dice che i padroni del cane gli faranno un culo così.
(che se lo meritava pure, tra parentesi, ndr). Mi scassa le scatole all’inverosimile, ed io devo contenterlo, mentre sto andando io a cercare il cane, che ferito, perdendo molto sangue, è sparito chissà dove. A questo si aggiungono varie ed eventuali che ti risparmio. Ma fatto sta che sul posto,per caso, ci sono anche i poliziotti, per fortuna. Comunque sia te lo racconto perché una signora, per il mio piglio, la mia sicurezza nel dirigere la situazione mi chiede: mi scusi, signorina, lei è delle forze dell’ordine? cos’è successo?
Ora, a ripensarci sta cosa mi fa ridere. Nel senso che scambiare quella che in teoria avrebbe dovuto essere in un angolo a tremare, invece, per una poliziotta in servizio, che “dirige il traffico”, la dice lunga sulla mia possibile reazione allo stress 😉
E non è essere così perché ci si vergogna di stare in angolo a piangere per la paura, è che si è anche così. Che magari si piangerà dopo.
Io ero sia la poliziotta che dirigeva il traffico di aiuti pro-cane ecc, sia una che aveva preso un grande spavento. E non era ripeto “portare una maschera”.Siamo fatti di tante parti e verità.
Se io dico che ho avuto le palle in certe circostanze non lo dico per la mia parte poliziotto ma per le volte in cui sono riuscita a stare male e a tirarmi su. Ad autorizzarmi a sentirmi debole e quindi a tirare fuori le risorse. A non pensare che bisogna essere forti a priori, “poliziotti” e basta.
Una delle cose più frustranti nella vita è il non sentirsi accolti o sentirsi giudicati quando si soffre o si fa botto. Ecco perché un abbraccio vale più di tremila parole, spesso.
Sentire che una figura di riferimento non ti regge, poi, per come funziona l’altra persona, è un disastro emotivo, da bambini.
Un bambino quando non viene retto non sente: ecco, la mamma non ce la fa perché funziona così. Non è nè colpa mia nè colpa sua, è così e basta.
sente: cosa sto sbagliando io?
sente: sono solo… sono solo perché lei non ce la fa.
sono solo perché lei non mi regge se piango, e se ne va. sono sbagliato io.
Ma (magari): mi fa così disperare che lei se ne vada che mi viene da piangere ancora più forte, più forte, e lei va ancora più via. ma io non riesco a farci niente, sono disperato… forse si accorgerà che sono davvero più disperato di lei, che non mi può abbandonare… ma non capisce… ma non vede come sto male? Non vede che mi sta facendo male? non vede che io sono perso senza di lei…?
Torno a scrivere in questo forum dopo aver tanto sofferto, e vedo molte persone nuove che non avevo mai letto. Se posso aiutarvi, apportandovi ciò che ho imparato, è che spesso siamo noi ad avere dei problemi prima di tutto irrisolti dentro che proiettiamo nellafine del rapporto con un ex, e non riusciamo a superare perchè a volte un abbandono è come una conferma dei nostri fallimenti. Per il resto odio, rabbia e rancore, lacrime e dolore, sono i compagni inevitabili per chi sta male, per chi è stato male. Dovete prendervi tempo e capire perchè, capire cosa vi è successo, trovare una strada per uscire fuori da tutto e in qualche modo risorgere, come la fenice, dalle vostre ceneri.
A volte chi se ne va, vi porta via tutto ciò che di buono e giusto avevate dentro di voi, è una sfida co voi stessi rialzare la testa ed andareavanti, cercare di capire, diventare forti e vincere, alla fine, contro la tristezza e la malinconia.
Io spero che possiate comprendere, presto o tardi, che è sempre sbagliato mettere qualcuno nella posizione di farci troppo male.
Ciao.
Cara Luna.
In effetti ciò che diventiamo da adulti non è che l’evoluzione di ciò che siamo stati da bambini.
Da piccola mi nascondevo nel giardino dei nonni per vedere se mia mamma, quando usciva, si ricordava di salutarmi….ed ora, quando ho un problema, sto meglio se incontro qualcuno che magari mi strattona, mi insulta (nei limiti……) ma poi, come dici, tu, mi abbraccia piuttosto che qualcuno che ti sbadiglia in faccia due frasi fatte e tira via con la velocità di un velocista alle Olimpiadi.
Anche io, come te, vengo spesso scambiata per la persona con i nervi di acciaio che ha in pugno la situazione. Ma sai quante volte incontri persone che credendo che io sia veramente così si mettono d’impegno per demolirmi, per (come mi è stato detto) “farmi scendere con i piedi per terra?”. E la domanda è: se uno è così stronzo da volerti demolire solo perchè lo urta vederti (apparentemente) deciso e va avanti nella sua opera distruttrice per il solo gusao di farlo (perchè dalla tua (apparente) sicurezza non avrà danni (altrimenti, poveraccio, non ci sarebbero gli estremi dell’attacco ma solo della difesa)…….dicevo….se uno è così pensa un pò cosa potrebbe fare se sapesse che sei tanto fumo e un pò di arrosto spaventato????
Una volta “lui” mi ha detto “tu vivi nel tuo mondo di frutta candita…..lo sai che ti dovrò fare parecchio male per svegliarti?”. Io all’epoca ho sorriso su questa frase. Pensavo che scherzasse. Ora mi rimbalza in mente spesso…..ogni volta in cui devo, “tirare fuori le palle” ed inevitabilmente mi figuro nella mente che le persone accanto a me siano potenziali cecchini pronti ad abbaterti anche senza uno scopo. O forse per farti pagare caro le palle che non hanno avuto ed il male che hanno subito.
Sarà che io non ho tutto questo istinto vendicatorio. Sarà che se sento uno che “piange” corro come una lepre verso di lui perchè, probabilmente, mi immedesimo e un pò egoisticamente corro anche verso me stessa. Sarà sarà sarà……ma la mia vera paura è duplice. Sia di non identificare gli stronzi sia falciare via dalla mia vita le persone belle dentro per paura di sbagliare nel valutarle come tali.
Prima devo riacquistare fiducia in me e poi darla agli altri.
Per l’aiuto esterno che ti dicevo…..hai ragione tu. Ho ragionato come quelli che (scusa l’accostamento ma è solo per rendere l’idea)chiamano un impresa di pulizie per avere una mano in casa ma passano la settimana precedente a pulire come dannati per non fare la figura degli zozzoni. Meglio se “l’aiuto” esterno trova le cose come sono e meglio se è lasciato libero di darti una direzione piuttosto che un’altra. Anche perchè (è vero) se fossimo in grado di arrangiarci da soli non avremmo bisogno di loro…
Lucact ciao, dici:” Io spero che possiate comprendere, presto o tardi, che è sempre sbagliato mettere qualcuno nella posizione di farci troppo male.”
E come fai? Quando ami lo fai con tutto te stesso, senza riserve, senza regole, senza troppi calcoli, quando affidi te stesso nelle mani di un altro è normale esser feriti, distrutti nell’intimo, massacrati, se questa persona decide di voltarti le spalle, e molte volte(la maggior parte) lo fa senza alcun rispetto di chi ha vicino, nel peggior dei modi, tradendolo e prendendolo in giro. Ovvio che amare, non vuol dire avere le fette di salame sugli occhi ed accettare l’altra persona qualsiasi e qualnque cosa faccia, ma dopo un’attenta valutazione delle persona, accese tutte le spie antistron.., e sempre con una buona dose di sale in zucca, penso che sia lecito e giusto lasciarsi andare al bello dell’amore, l’affidarsi, il donarsi all’altro/a. Per affidarsi intendo non cercare nell’altro la nostra “salvezza”, assolutamente, ma cogliere nell’altro il bello che ci “completa”, che ci “eleva”. Non ci si puo’ difendere in modo assoluto “dai mali” dall’amore, altrimenti si rischia di non amare in modo puro e semplice come dovrebbe essere, senza riserve. L’importante è ricordarsi che prima di amare qualcuno dobbiamo amare noi stessi, di non cercare nell’altro quello che noi non riusciamo a darci, l’altro non è la nostra soluzione ma semmai potrà diventare un nostro grosso problema. L’amore è magia, va vissuto, ma ricordiamoci sempre di portarci dietro con noi nella vita di tutti i giorni la testa(sana se possibile) e il buon senso, poi purtroppo gli incidenti ci sono, (molte volte sono anche per nostra responsabilità), le persone a volte sono molte brave a mascherarsi e nascondersi, ma non per questo dobbiamo crocefiggerci e soprattutto abbandonare il sentimento che piu’ ci permette di sollevarci e spiccare il volo con tutto noi stessi.
Ciao Gatto, ciao LucaCT. Sarebbe bello risorgere dalle proprie ceneri come l’araba fenice e portarsi dietro tutto il bello che c’ stato e la consapevolezza di poter spiccare ancora il volo…….ma certe esperienze segnano troppo per poter trasformare in pratica questa teoria. Io mi immagino di uscire dal brutto stato in cui mi trovo, di incontrare una persona di cui innamorarmi, di innamorarmi, di “volare”. Ma come posso guardarla negli occhi e non avere il sospetto, il dubbio di essere di fronte ad un mostro mascherato da bella persona? Avreste dovuto vedere gli occhi del mio ex, il suo sorriso, avreste dovuto sentire il timbro della sua voce quando mi parlava. Persino quando urlava lo faceva in un modo da cui traspariva amore. E poi un calcio in culo senza neanche un saluto. Scaricata dalla macchina della sua vita come una prostituta che non si vuole pagare dopo una prestazione, come un sacco della spazzatura dimenticato nel bagagliaio dalla sera prima.
Io ho mille colpe della mia sofferenza. E ho mille ragioni di essere inxcazzata, depressa, triste. E spaventata. Si spaventata dall’idea che qualcun’altro faccia un giretto nel mio cuore e se ne porti via un’altra fetta.
Gatto. L’altro giorno hai detto che dovre domandarmi perchè mi sono messa con uno stronzo. Ora mi domando perchè non dovrei rimettermi con un altro stronzo visto che non li so distinguere……
Lilly: a parte che non hai nulla di cui scusarti, il tuo esempio era perfetto :DDD rendeva benissimo il concetto 😉
@ dici:
ora, quando ho un problema, sto meglio se incontro qualcuno che magari mi strattona, mi insulta (nei limiti……) ma poi, come dici, tu, mi abbraccia piuttosto che qualcuno che ti sbadiglia in faccia due frasi fatte e tira via con la velocità di un velocista alle Olimpiadi.
mi viene in mente che forse quando le nostre paure sono estreme (che gli altri non ci caghino totalmente, che gli altri ci abbandonino senza ritorno, che gli altri possano essere cattivissimi con noi, che gli altri possano non capirci o non accettarci per niente, che una nostra debolezza ci renda totalmente nudi e vulnerabili di fronte agli altri, di poter essere totalmente trasparenti per gli altri ecc ecc… e queste, peraltro, sono paure estreme che molti hanno) quando ci sentiamo in stato di fragilità (avere un problema, di qualsiasi natura esso sia) forse anche nella nostra visione del circostante viaggiamo tra gli estremi. Come se non esistessero le vie di mezzo. Attenzione, non sto dicendo che si hanno le visioni, eh! 🙂 sto dicendo però che l’attenzione per il circostante, e i suoi messaggi, è così accesa – accesa anche però a trovare determinati messaggi specifici – che si può credere di viaggiare tra estremi. E si ha anche un proprio… codice di decodificazione dei messaggi esterni. Che in qualche modo abbiamo appreso.
Tipo: chi fa tanto rumore mi calcola, chi non fa rumore non mi calcola. Mentre, come noti anche tu, in realtà, magari non è quello il discriminante dell’attenzione che qualcuno ci dà. Nè dell’importanza che dà al nostro problema che gli stiamo raccontando e con il quale, magari, in quel momento ci identifichiamo.
Perché, una delle verità è invece, magari, che uno che apparentemente dice frasi banali è molto empatico in quel momento (al punto che sente così tanto il tuo problema da “rifiutarlo”, non te, il tuo problema… per esempio, se una persona mi parla di una sua malattia può essere che io mi senta così male pensando come può sentirsi lui che l’istinto sia di schivarmi e fuggire. Ma non è disinteresse. Anzi, il problema sta entrando troppo), mentre chi dice grandi frasi ad effetto, magari anche violente, non è interessato tanto al tuo problema quanto a fare sfoggio della sua eloquenza, o della sua capacità di dare scassoni agli altri per svegliarli “perché piangersi addosso non serve a niente!!!”. E’ magari più identificato con la sua funzione di “svegliatore di anime” che con il problema altrui. O scrolla te perché mentre gli racconti il suo problema gli ricordi lui quando raccontava un suo problema a sua zia Pina e sua zia Pina gli diceva che “i bambini maschi non piangono!”.
ora, sto facendo questi esempi per dire che le motivazioni degli altri, per reagire in un modo o in un altro difronte a un problema altrui, per accoglierlo o rifiutarlo, per alzare la voce o parlare basso basso o dire “mi aspettano, scusa…”
sono infinite. Come mille possono essere i modi in cui noi raccontiamo un problema agli altri.
Vomitandoglielo addosso?
Dicendo, noi per primi, che sì pare grave, ma per noi non è poi questo grande problema?
Piangendo disperatamente?
Trattenendo, invece, a stento le lacrime, ma battendo nervosamente un piede per terra?
Ridendo? (autoironia, sdrammatizzazione)
Facendo aggressive relativizzazioni per cui c’è gente che sta meglio e non se lo merita?
Aprendosi spontaneamente ad un abbraccio?
Chiudendosi,in un atteggiamento di rifiuto, ma sperando che l’altro venga a stanarci, dove ci siamo rintanati, e che ci abbracci vincendo le nostre resistenze?
Tutta sta filippica per dire che la comunicazione e le sue variabili sono infinite, quanto però, a volte, sembra finito, invece, l’insieme delle nostre possibilità di dire le cose in un modo o in un altro (“putroppo io sono fatto così e solo così mi viene da fare”) o di incontrare determinate risposte (“purtroppo gli altri sembrano fatti tutti o così o pomì”), quasi ci fosse un copione scritto. In realtà però molto spesso il vero problema (e tu lo hai individuato anche se non hai la soluzione al momento) è la percezione che una persona ha dei propri bisogni e della propria capacità di difendersi e di tutelare i propri confini nel momento in cui interagisce con gli altri. sente che non ha un senso della misura che la fa sentire al sicuro, o definita, nel momento in cui gli altri stanno troppo fuori o troppo dentro.
Persone come quelli che racconti tu, i “demolitori”, esistono eccome. E’ vero. E non sono neanche poche. Anche persone di base “innocue” possono avere un loro piccolo lato demolitore, anche inconsapevole (tipo la signora che al super dice ad un’altra che la vede ingrassata, per esempio…).
Il problema di quel genere di persone che citi è un loro problema. E’ vero, esistono persone che fanno così. Ma la violenza è insita dentro di loro. Non è la debolezza o la forza altrui a renderli violenti. Lo sono. La violenza è il loro linguaggio e risponde ad un loro bisogno.
Solo che con chi ha i mezzi per riconoscerli, per schivarli non la possono mettere in pratica.
Magari sono, alle volte, persone che a loro volta viaggiano tra gli estremi nella vita, per cui le relazioni, sentimentali o umane, in generale, sono partite in cui per forza qualcuno mette sotto qualcuno. Chi sta sotto, stavolta?
Il fatto è che questo è un loro problema.
Diventa, hai ragione tu, il problema di chi non sa riconoscerli. A volte anche se hanno una specie di cartello in fronte. Ma ci sono anche casi in cui effettivamente certe persone si rivelano così, in seguito, e allora il problema è capire che, a quel punto, comunque bisogna schivarle lo stesso, non c’è altra soluzione.
Ma la cosa buona è che imparare a riconoscerle, a schivarle e a sentirsi in generale più sicuri e consapevoli delle proprie (sane) difese e dei propri confini, e del regolare il traffico in entrata, si può 😀
LillY:
scusa, ancora una cosa.
@Persino quando urlava lo faceva in un modo da cui traspariva amore.
sai che questa frase mi ha fatto un po’ impressione?
Insieme a:
Una volta “lui” mi ha detto “tu vivi nel tuo mondo di frutta candita…..lo sai che ti dovrò fare parecchio male per svegliarti?”
perché se per quanto riguarda la seconda siamo tutti d’accordo che è uno stronzo (e che non si è neanche nascosto granché, se permetti, perché in ‘sta frase c’è più aggressività che in un’armeria) è la prima che forse racchiude il perché non riconosci gli stronzi…
Come fa l’amore a trasparire dalla violenza?
se uno ti urla addosso ti urla addosso, e dimostra aggressività, comunque. Poi, quando si calma, può anche entrare in un altro “canone”, ma se uno anche ti urla “ti amo” dandoti una randellata in testa, sempre una randellata in testa ti sta dando. La randellata morale, o lo scoppio aggressività, è una randellata, e viene comunque percepita come tale, anche a livello fisiologico, persino.
Ti sveglio – ma per il tuo bene, eh! – e guarda cosa mi tocca fare: randellarti per svegliarti.
(perché, ammesso che sia vero, non puoi svegliarmi attraverso la dolcezza e parlandomi con calma? Ammesso, poi, che tu sia più sveglio di me…).
la cosa, mi sembra, racchiude anche un altro concetto:
IO – più di te stessa – so come va il mondo e cosa è meglio per te. Mi occuperò di te, a modo mio. D’altra parte tu che ne sai? se vivi in un mondo di frutta candita…
e sei persino irritante con il tuo cavolo di mondo di frutta candita…
e da un lato ti comunico che senza di me non vai da nessuna parte (per forza, tu dormi!) ma dall’altro ti comunico che io mica posso farmi carico totalmente di te, e averti sempre addosso!
Queste storie, Lilly, sono sempre un mix di due persone che si scelgono per un motivo, e ciascuno ha il suo.
Trova il tuo.
Dove nessuno ti randella, in un luogo protetto dove potrai dire quello che ti passa per la testa ed essere quello che sei senza temere giudizio o prevaricazione.
Ti pare poco?
Lilly,
quello che dici è lecito e purtroppo puo’ capitare di incappare nella persona sbagliata, ma mi ripeto dicendoti che quella persona l’hai scelta tu. Ed è questo il punto, non tanto che lui fosse sbagliato, ma il perchè non te ne sei resa conto, o forse te ne sei resa conto ma hai fatto finta di nulla. Questo è quello che devi chiarire in te, il prima, non il dopo. Anch’io pensavo di avere difronte a me una persona che mi amasse (a modo suo purtroppo l’ha fatto), anch’io vedevo in quegli occhi un calore particolare, un sentimento profondo, beh sai cosa ti dico, che forse ero un po’ cieco, non volevo vedere. Certo alcune persone sono proprio brave a mascherarsi, ma sta a noi cercare di vederle per quelle che sono. Anch’io quand’ero nel mezzo della “bufera” ero scioccato e stordito da quello che mi era capitato, era tutto pazzesco, non capivo come certe persone potessero comportarsi cosi’, poi col tempo prendi coscienza di varie cose, ascolti gli altri, ascolti te stesso, ti riguardi indietro analizzando tutto la tua storia, e pian piano… Chiariamoci, non sono qui a fare i salti di gioia, pero’ ho ripreso in mano la mia vita, tutto da ricostruire ok, pero’ me ne sono rimpossessato e sta a me ricostruirmela come la voglio. Se ho paura dell’amore, di finire nuovamente nelle mani di un soggetto tanto crudele capace di distruggerti? Certo la paura rimane, il dubbio, il timore, ma ora(almeno spero) sono consapevole di cosa mi circonda e soprattutto che questa volta saro’ io Gatto a scegliere, enza farmi condizionare in parte dalle mie paure come ho fatto in passato, almeno credo. Non preoccuparti, affronta questo “brutto” periodo, fermati e guardati dentro, vedrai che le risposte con il tempo verrano, sono sicuro. Ringrazio ancora una volta Luna, e ti lascio con delle parole che mi scrisse e che mi fanno sempre pensare tantissimo, pensaci, Ciao
“Lei non e’ un angelo caduto in volo.
Lei non e’ una persona che si e’ dimostrata stupenda fino ad un certo punto e poi, come se l’avessero rapita gli alieni facendole il lavaggio del cervello, e’ diventata egoista.
Se quello che hai scritto e’ vero lei e’ stata quella che e’ anche prima.
Sei tu che adesso sai che c’e’ una vera differenza tra una persona che e’davvero un cucciolo smarrito, ma che ha le potenzialita’ per crescere, e vuole crescere, e ha una base di autonomia, e una persona irrisolta, invece, che va avanti comodamente nella vita facendo il parassita.
La prossima volta che incontrerai un/una parassita lo/la riconoscerai. E anche se sei buono, generoso, e conosci cosa sia la sofferenza, saprai essere empatico con chi, come te, sa cosa sia la sofferenza, ma non ricatta gli altri attraverso la propria sofferenza, la propria mancanza di autonomia, non si crogiola in quella che chiama la propria debolezza, ma che debolezza non e’. E’ comodita’. E’ fancazzismo. E’ sbattersene i cog… Degli altri. “