La fine improvvisa di un amore
di
Loredana
Riferimento alla lettera:
Caro Direttore, scrivo questa lettera in quello che credo essere il momento più brutto della mia vita. Ho 29 anni e dieci giorni fa il ragazzo con cui ho diviso gli ultimi sette anni della mia vita, così improvvisamente, dopo cena, si è slacciato le scarpe, si è seduto sul...
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Data di pubblicazione: 22 Marzo 2006.
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Categorie: - Amore e relazioni di coppia
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queste persone esistono, perché mentire? E un buon istinto forse ti aiuta anche a riconoscerle se ne incontri uno/una, come ti aiuta magari a renderti conto se qualcuno non è compatibile con te, anche nella visione della vita… però mi sa che chi riesce a non considerare se stesso uno “scarto”, qualsiasi età abbia, e a non guardarsi intorno tipo: eccoci qua, nella danza degli scarti, ma considerando soltanto di essere una persona in mezzo ad altre persone (che possono piacere oppure no, anche per l’atteggiamento che hanno nei confronti della singletudine, certamente, e delle relazioni) aiuta a vivere meglio… e anche ad aprirsi al pensiero che, a qualsiasi età, e qualsiasi sia il passato, si può anche incontrare qualcuno di interessante. Non per forza, ma può accadere.
Neanche a 20 anni, in fondo, incontravamo tutti i giorni qualcuno che ci sembrava interessante. Con tutto che certamente la maturità sentimentale era diversa, anche a 20 anni c’era chi ci poteva colpire di più o di meno. Io ho provato molti affetti e simpatie, ma persone che mi abbiano colpito veramente veramente, da dire “forever”, quante? grave? dipende dai punti di vista.
Poi, certo, un mio amico, che di anni ne ha 46, un giorno mi diceva questo, che capita troppo spesso di incontrare persone che da un lato vorrebbero una relazione, si capisce, ma dall’altro anche incosciamente tendono ad essere aggressive, e a voler quasi farla pagare a chi viene dopo. Magari per atteggiamento di difesa: stavolta non mi farai fesso/fessa.
Lui dice: ma io non ci sto.
NATY: non lo so… cioè, non so se sia nato prima l’uovo o la gallina 😉 non è possibile semplicemente che tu abbia affinato anche l’istinto di capire se con una persona ti trovi bene, hai cose in comune oppure no ecc?
O che tu abbia voglia di una relazione, in senso astratto, ma che tu non abbia ancora incontrato una persona con cui senti di voler viverla davvero?
@io voglio un uomo presente, che fa sentire la vicinanza anche quando lontano. Una mia famiglia. Un figlio.
cosa c’è che non va in questo tuo pensiero? mi sembra lineare. Poi, certo, non so cosa significa per te “che fa sentire la vicinanza anche quando è lontano”, ma TU lo sai. Non è impossibile fare un figlio dopo una frequentazione breve, ma immagino che il concetto non sia questo, quanto di “apertura verso un futuro prossimo”. Se non senti quell’apertura dici no, da subito? C’è effettivamente chi esprime apertura o chiusura al di là del nostro sentire soggettivo, mi sa.
Ciao a tutte e tutti.
SILVY, io cerco di non pensare che gli altri, siano come siano, siano degli SCARTI (umani). Certo, come dice LUNA, è normale che, soprattutto andando avanti con gli anni, diventi più difficile, ma non era facile nemmeno a 20 anni, ed è quindi vero, almeno nel mio caso, che ho SCARTATO (brutta parola ma è così, diciamo allora EVITATO, lasciato andare per la SUA strada, andandomene io PER LA MIA, semplicemente) diversi corteggiatori. E questo anche di recente, anche ora. Non vorrei apparire presuntuosa, ma io – e questo in generale, cioè lo penso anche per gli altri – non penso che oggi avere quarant’anni significhi essere vecchi, o finiti, e non lo penso di me: mi vedo allo specchio e mi rispecchio nelle impressioni che faccio agli altri. E guarda un po’, ho corteggiatori di 30, 40, 50 anni. Io dimostro dieci anni meno. Il problema non è sentirsi, come VALINDA, per me, oddio sarò sola, oddio ecc. Il problema è domandarsi: ma io che dimostro dieci anni meno, che ti ho detto (a te che ne hai dieci più di me e ne dimostri anche di più…) chiaro e tondo di mie esperienze pregresse (2, e mi bastano), di quello che cerco, mi corteggi e poi? Mi fai l’ambiguo? vedo non vedo? ci sono non ci sono? Ma per chi mi hai preso? Per una quarantenne che se la fa sotto a stare sola? Ma chi ti credi di essere, tu, che prima parli in un modo e poi ti comporti in un altro? Pensi di avere a che fare con una quindicenne, che non voleva perdere tempo nemmeno quando di anni ne aveva 20? Chi sei tu, per farmi perdere il mio tempo? A quest’uomo ora io non dirò nemmeno: guarda, non è cosa. E perché dovrei dirglielo? Sprecare fiato? Avvertirlo di qualcosa? Glielo avevo già detto chi ero e cosa facevo e volevo. Farò come lui: vedo non vedo, ci sono non ci sono. Che per me significa: ciao bello. La prossima volta: datti da fare, se mi vuoi.
Mi sono rotta le scatole, io.
I figli la prima cosa, SILVY? E chi gli dice niente. Solo: ci si mette con qualcuno per sentirsi ultimi? Solo: è lui ad avere cercato me, con i figli, non il contrario. Allora, se io sto quieta e buona perché tu te ne stai in vacanza per 10 giorni, fatti sentire “presente”, bello mio, mi pare il minimo. Altrimenti stai da solo. Con i figli. O trovati una come te, con i figli, e vedetevi pure una volta alla settimana, come gira gira, eh?
No. Il fatto è che la maggioranza delle persone, a mio vedere, e soprattutto i separati con figli, vive un po’ così, come viene viene, tanto loro “hanno già dato”.
Hai già dato e vuoi soprattutto: questo è il messaggio. E io allora ti rispondo implicitamente (senza più nemmeno sprecare fiato): io ho da dare e voglio ricevere. Non lo avevi capito? Be’: son problemi tuoi. Io non mi posso mettere a trattarti, te cinquantenne, come un quindicenne: che mi metto lì a spiegartelo, come una mammina? Vai al diavolo. Oppure datti da fare, e dimostra qualche cosa. Gli scrivo messaggi gentili, dolci, e questo mi fa il distaccato. Mi distacco (come naturale) e questo mi fa il dolce. Oh, bello mio, deciditi. Ai tuoi figli, mi verrebbe da chiedergli, faresti questo? Non risponderesti a un loro tenero messaggio per un giorno intero?Che so, papà un bacio, mi manchi. No, vero? E io chi sono invece? Niente? Sei “umorale”, hai un “carattere difficile”? Be’, problemi tuoi. Io, se proprio proprio, come te ne trovo un altro. Anzi, mille.
E un’altra cosa, anzi due, SILVY: io sono abituata, le cose, ad analizzarle e a cercare di guardarle da ogni – possibile – punto di vista. Perlomeno ci provo. Allora: hai i figli? Hai esigenze? Benissimo. Ma allora, SILVY, rovesciamo un momento la cosa: se tu sei impegnativo per me, e proprio A CAUSA dei tuoi figli – poniamo -, non SEI PROPRIO TU, che dovresti dimostrare DI PIU’ a me, che non ti creo problemi e non ne ho? Ecco perché parlavo di presunzione. Tu presumi, dai per scontato, che io sia a tua disposizione, mentre io penso, dato che PAZIENTERO’ per UN TUO PROBLEMA, che sia tu, a mostrarti ancor più DISPONIBILE, cercando di sopperire in altro modo.
La seconda cosa che ti volevo dire, SILVY, riguarda la tua amica: per la quale, lei sì, c’è da provare compassione. Perché è giovane, ma stronza (col suo lui e pure con te, scusa, eh). Ai miei occhi una che sta con uno non amandolo è una poveretta (che naturalmente si crede furba). Quindi al posto tuo avrei pensato, o glielo avrei fatto capire: sei messa male, ragazza mia, e meno male che non ho fatto la tua fine, e né alla tua età, né ora.
PS: scusate, sono un po’ in****ata. LUNA cara, sai, mi dicono tutti “sei lineare”. Non c’è niente, hai ragione, che non vada nel mio pensiero (almeno in quello da te sottolineato), io lo vedo bene. E’ solo che per quanto tu, per rispetto all’altro, cerchi di essere onesto e chiaro, ti sembra di parlare con muri, e allora, dai e dai, ti passa la voglia di parlare, e di tutto.E infine, io l’amore l’ho conosciuto, se Dio vuole. Tutta questa confusione io non la posso considerare (potenziale) amore, non ce la faccio.
Cara Luna, per il rullo compressore hai ragione, ma dicendole che è una tipa “sveglia”
intendevo dire altro e lei lo ha capito… Sono pienamente d’accordo con te, anche
secondo me c’è qualcosa che non va nel loro rapporto. Ma lei si sente un modello
vincente ha il bravo ragazzo che la riempie di regali e attenzioni e intanto conduce una
vita libertina. La crisi deriva dal fatto che questo ragazzo d’oro però non si decide a
chiederla in moglie e lei ha paura di un suo colpo di testa… (il famoso pugno di mosche
in mano). Il discorso del tuo amico… del tipo “sta volta non mi farai fessa” è esattamente
il discorso che fa lei, qualche esperienza deve averla profondamente segnata ed ora ha
questo atteggiamento, “se tu non ti decidi io intanto mi diverto con il primo che passa!”.
Ma questa è vita? Lei si sente più tutelata comportandosi così? Se lui la dovesse lasciare
lei si sentirebbe meno “fessa” perché intanto se l’è goduta?!
No neanche io (fino ad ora) ho avuto esperienza di uomini con famiglia, quello con cui
parlavo era un conoscente con il quale ci siamo reciprocamente sfogati poco dopo che
sono rimasta da sola. E lui m’ha raccontato la sua esperienza e la situazione assurda in
cui s’è venuto a trovare… del tipo che non gli va bene l’avventura o un rapporto mangia e
fuggi e vorrebbe appunto un rapporto duraturo, una donna che sia la sua compagna di
vita, dall’altro però non si sente di costruire un’altra famiglia, avere dei figli… Ecco forse
allora “scarto” inteso in questo senso, quando le esperienze negative t’hanno talmente
condizionato che ad alcune cose dici no a priori… ma poi un barlume di speranza c’è
sempre. Tant’è che ha concluso:”Ma poi se l’amo (questa ipotetica compagna di vita)
perché non dovrei volere un figlio da lei se lei lo vuole da me?” Anche io conosco
persone che dopo esperienze familiari finite male sono ripartiti e ora sembra che le cose
vadano bene, ma non è facile i problemi sono doppi…
SILVY, ti racconto una cosa. Una volta avevo un’amica. Ricordo che diceva: “io sono profondamente monogama”. Bene. Passano gli anni, s’innamora di uno che, sedotta e abbandonata, è evidente, evidentissimo, che non la vuole. Per anni. Dopo ANNI s’innamora, pare, finalmente, di un altro. Ma PROPRIO proprio quando lei s’innamora, finalmente (pare), ecco l’altro che torna: muoio, soffro, mi suicido ecc. Guarda un po’. Bene. Appuntamento. Le dico: ok, vai, fai pure questa cosa di nascosto all’altro. In fondo hai sofferto tanto: vai, ma chiarisci, fatti confermare di nuovo, dal vivo, occhi negli occhi, che “ti ama”, come finalmente dice, e ancora: ora basta, deciditi, o stai con me, e io lascio l’altro, o finiscila, sparisci. Lei va: baci, abbracci. Conferma di “ti amo” nemmeno l’ombra, naturalmente. Troppa fatica. Troppo impegnativo. Meglio lasciare tutto sul vago: è più romantico così. Risultato: fidanzato “ufficiale” e amante. Bravi tutti, complimenti: la monogama mi diventa bigama dichiarata. L’ultima volta che l’ho vista parlava di volere un “terzo” che aveva notato. Infine: “molla” anche me, stranamente in momento difficile per entrambe. Forse lei, mi dico, nonostante io non le dicessi granché, si sentiva “giudicata male” (penso che ero l’unica, o quasi, a sapere tutto). Ma per me la sua vita era sua. Ognuno la può distruggere o costruire come crede, la sua vita. A volte le dicevo una sola frase, che forse era terribile: tu hai due uomini perché non ne hai nemmeno uno. Cioè lei, in fondo, non si sentiva amata da nessuno dei due. E a sua volta non amava: ci aveva rinunciato. Io così la vedevo. Ma se non si ha il coraggio di ammetterlo, che noi stessi non si ami, o che siano gli altri a non amarci, il risultato non cambia. Ci si può sposare, farsi amanti, fare figli, tutto quello che volete: ma il risultato non cambia. Non si ama e non si è amati. Si pretende, ci si lagna, ma non si dà. Ergo, io dico: perlomeno un po’ di silenzio, e non si parli di amore quando così non è. Amore è reciprocità. Se tu hai amore per i tuoi figli, per esempio, perché non puoi averne per altri? Dobbiamo proprio far sentire per forza una/uno appunto uno SCARTO, un AVANZO, perché uno/una ha dei figli? Ai miei figli questo, a quest’altra che è ultima tanto poco così, perché non mi ci entra altro, però mi ci entra che lei entri in questo piccolo spazio perché ho bisogno di riempirlo. Su, non prendiamoci in giro. Gli altri non sono cose, incastri, per riempire vuoti, di tempo o altro.
Pensavo… al mondo ci sono uomini che pensano di non volere figli o altri figli, e poi magari cambiano idea, ma ci sono anche persone che la pensano così e basta. Ma non ci sono solo donne che vogliono avere figli, ci sono donne, ne conosco, che invece no, e ci sono anche donne che non possono avere figli, per cui incontrare un uomo che ne abbia già o non vuole averne può creare un equilibrio piuttosto che uno squilibrio. Mi rendo conto che le persone non si scelgono sulla carta, in base ad un identikit, che appunto non è un gioco di carte in cui dici metto questa vicino a quest’altra… però è anche vero che non esiste un solo modo di essere o un solo futuro verso il quale si vorrebbe tendere, non esiste una sola idea di cosa sia bene per sè o no ecc, intendo dire che ne esistono quante sono le persone, e alcune persone, per tutti questi aspetti, sono più compatibili di altri… trovare chi ti è compatibile, oltre che chi ti fa battere il cuore, ti colpisce più di chiunque altro, intendo dire entrambe le cose insieme, certo è una fortuna, e di possibilità… ma anche di scelte? E’ chiaro che ci si viene incontro, si può venirsi incontro, ma ci sono proprio delle idee,sulla vita, che sono basilari, e se il contrasto è su quelle?
Allora forse bisognerebbe essere onesti e ammettere quali sono le proprie priorità, e se si sceglie di abdicarle essere consapevoli che è una scelta?
E’ triste che si crei una specie di competizione (anche se involontaria, anche se non si tende alla competizione affettiva, ma per la situazione) tra due amori diversi come quello per i figli e per una compagna o un compagno. A volte queste competizioni in alcune persone nascono oltre che… dall’importanza giustamente data alla prole, alla protezione della sensibilità della prole, ad una serie di dinamiche come il senso di colpa, o anche un o una ex che creano problemi perché non hanno mai risolto, loro, il trauma o la frustrazione della separazione, del fallimento dell’unione.
(ne conosco, ho un’amico che ha un’ex che dopo 6 anni continua a fargli scenate sotto casa… e a dire in giro che lui se ne frega del figlio, mentre posso assicurare che lo adora e che ha sempre cercato di esserci, mentre semmai è lei a fare questioni e ripicche…).
Uscendo dal generale: Naty, dicevo lineare nel senso che mi pareva che quello che pensi, per te, lo hai chiaro. e a me pare fondamentale. Perché prima di parlare con gli altri (capisco anche il senso di: mi sono stufata di dire) è con noi
NATY Apro e chiudo parentesi sulla mia “amica”. Non è più giovane di me, anzi ha
qualche anno in più di me e (da quello che ho capito) di te! Quello che gli dovevo dire
gliel’ho detto a piccole dosi in svariati frangenti. Di come si comporta con il suo
fidanzato, a questo punto, sinceramente non m’importa. Penso, come dicevo prima, che
lei possa essere l’esempio emblematico dello scarto perché scottata da qualche
esperienza negativa pregressa ed ora vive questo rapporto come a volerla far pagare
all’ultimo mal capitato ed invece l’insoddisfatta e inappagata è lei…. si appunto tanti
uomini per non averne nessuno!
NATY per quanto riguarda la tua storia solo tu puoi sapere. Personalmente penso che
l’avere figli o meno non rende le cose più o meno complicate dal punto di vista
dell’impegno sentimentale, ma semplicemente da quello pratico organizzativo (come ad
esempio in un rapporto a distanza).
Il discorso degli scarti (ho usato un termine inappropriato condizionata dai luoghi comuni
e dal cinismo dilagante non volevo essere offensiva) era un discorso generico… ed io lo
voglio intendere nel senso di bruciato/a, inaridito/a o come dici tu nel senso di uno/a
che ha già dato ed ora vuole solo avere. Non necessariamente nel senso di avere dei figli
o un’ex moglie/marito, ma nel senso di non aver più l’entusiasmo di ricominciare e la
voglia di impegnarsi, sforzarsi (come l’esempio del mio conoscente “niente più figli
perché già ne ho” nel senso di “ho già dato”). Almeno questo era anche quello che avevo
percepito nel tuo primo commento.
LUNA concordo pienamente…
che parliamo.
Perché le xsone tradiscono? Tanti i xkè, e ciascuno sa o comunque crede di sapere i suoi. A volte, nel caso di più relazioni parallele, forse si cerca, paradossalmente, di creare/crearsi un equilibrio generale? Forse alle volte si dividono i propri bisogni dividendosi in più identità? Al di là di qualsiasi morale è più faticoso impegnarsi in una relazione o in 2, 3? Forse è un tipo di fatica differente, se mi passate la parola fatica. Chiamiamola allora magari: utilizzo di energie. Silvy, se non erro dicevi che la tua amica sembra vivere più relazioni per non avere la sensazione, se lui non farà infine “la promessa”, di avere avuto solo un pugno di mosche.
Messa così pare che mentre in realtà sta in attesa e non si sente soddisfatta del fatto che lui tergiversi o la veda in un altro modo travesta un sintomo della sua frustrazione in un punto di forza? Invece di affrontare la cosa in modo diretto, o non ricevendo una risposta nel momento in cui lo fa, si crea vite parallele che, le sembra, bilanciano in qualche modo la sua posizione?
l’insoddisfazione è realmente connessa alla relazione o è preesistente? Lei tradisce perché lo sente distaccato o lui non si fida perché pur non sapendo di essere tradito percepisce una distanza, dovuta al fatto che lei “è divisa”?
O percepisce ma in qualche modo, anche solo inconscio, il fatto che lei “compensi”, indifferente come, gli va bene? Anche se, se sapesse di essere effettivamente tradito, andrebbe fuori di capoccia?
(non so se lui lo sa, non ho capito, mi pare di aver capito che è un tira e molla, di avvicinamenti e distacchi emotivi).
Lei, mi dici, non è una donna che ammette serenamente di avere bisogno di avere più uomini, ma che dice “è colpa sua…”.
Ma, non so… mi invento… immagino però che quando una persona vive una storia e sente la sua identità non divisa sia più serena. E forse, se invece c’è un problema, riesca anche a individuarlo meglio, ad ascoltarsi meglio, con meno dispersione? A – ke nn abbia proprio bisogno, indipendentemente dal partner o dalla storia in sè, di vivere su più piani e riesca ad accettare qst suo modo di essere. Ma mettendo in conto xò che chi sta dall’altra parte possa non essere d’accordo. E non sono ironica. Può trovare anche chi è d’accordo. Per il resto non giudico il tradimento, non conoscendo cosa sta dietro. Ma penso che il tradimento, se non c’è l’accetazione della “comune” è sempre una ferita, profonda. E difficile da rimarginare. 1 via rischiosa.
Sì, LUNA, quello che penso (e voglio) l’ho chiaro e lo dico e lo faccio capire: ben prima di infilarmi in casini, dove poi magari uno – furbo, stronzo, o tonto, malato di mente, o che so io – ti potrebbe dire, lagnandosi “ma io sigh sigh, credevo che, sniff sniff”. Eccetera. Nel caso del signore in questione, ho detto subito, cosa che ovviamente a trent’anni non facevo mai, e neppure a trentacinque: ma tu, figli, così, in generale, se ne hai già, magari non ne vuoi. E lui: ma no, che c’entra, dipende.. Bene, prendo atto che non ne escludi l’eventualità. Che SAI che tipo di rapporto VOGLIO. Eccetera. Ergo: se lo sai, significa che stai cercando lo stesso tipo di rapporto, no? Se poi: ci vediamo SEMPRE che mi chiami all’ultimo momento, che pare che hai impegni di Stato (è un uomo molto impegnato) ed è – messaggio suo implicito – impossibile pensare di avere appuntamenti “normali”, come una “normale” coppia (e quindi io devo stare come bella pronta, ad aspettare lui?). Se poi: arrivi a una certa confidenza, dolcezza, e subito dopo però cambi, salvo ritornare “tesoro” ecc. sballottandomi continuamente; se poi, vedere te, stare con te, significa domandarsi “ma io sto con quest’uomo? Perché io mica l’ho capito…”, e ancora: “quando lo rivedrò? BOH”, “mi penserà? BOH”. Allora NON CI SIAMO CAPITI. Forse mi ero spiegata male? Ora glielo faccio vedere io, glielo faccio.E infatti ora è lì, da due giorni, che deve essere un po’ in confusione: ha capito che mi sono distaccata, ma non ha capito ancora perché. Dovrebbe fare una cosa semplicissima: mettersi nei panni dell’altro. Ma temo che non lo farà. In ogni caso io sono raffreddatissima ora. E non è per via di un raffreddore.
Io non so altri/e, io sto incontrando uomini che mi dicono: “certo che potrei volere un figlio” ecc. E invece NON LO VOGLIONO. E lo sanno benissimo. E io questa la trovo una cosa gravissima e meschina. Che pensano, che se a me poi scade il “tempo”, io dopo resto con loro? Siamo a questi livelli di pensiero, per qualcuno, credo. Ma io li mollo subito. A lui, invece, avevo creduto. Ma comportandosi così, in tante piccole cose, a cosa pensava che avrei dovuto credere? Che voleva una cosa importante con me? Che fosse appassionante così? Davvero? O non, piuttosto, pensava “adesso glielo faccio capire, con tante piccole cose, che se mi vuole la storia tra noi è così… Per ora: perché per ora IO la voglio così. Se ci sta, è fatta”. Non ha capito che se cominci male con me va male.
Scusate lo sfogo.
NATY: calcola che è tardi, che ho sonno, e che quindi potrei anche essere un po’ rinco nell’esprimere idee e riflessioni.
Io di anni ne ho quasi 37 e in questo preciso momento il mio pensiero centrale non è “voglio un figlio”.
Questa è la verità e cerco di esprimerla.
A 20 anni ho fatto un test di gravidanza e mi ricordo come oggi che ero impressionata all’idea di un risultato positivo, ma che pensavo che comunque il figlio lo avrei tenuto.
Ma non lo dico nel senso che sarei stata migliore o peggiore di chi, per sue circostanze personali, avrebbe o ha deciso diversamente.
Lo dico nel senso che ho avuto dei genitori giovanissimi e quindi, anche se razionalmente non avrei scelto a quell’età di avere un figlio, non ho mai visto la maternità in giovane età come una rinuncia, ma come un fatto che può essere naturale, come in qualsiasi età.
Anch’io come te mostro meno della mia età. Non ho manie giovanilistiche, semplicemente sto bene come sto. A parte degli acciacchi di cui farei volentieri a meno. Ma che non sono neppure dipendenti dall’età, e peraltro mi viene anche detto che, per alcuni, è un vero peccato perché sono così giovane per averli. Ma non divaghiamo. Quindi non mi faccio paranoie sulla mia età, da nessun punto di vista. L’unica cosa che una donna sa è che non può avere figli, perlomeno non in modo naturale, a qualsiasi età.
E’ vero che mi capita un giorno su due che persone mi chiedano come mai non ho figli, se ho intenzione di avere figli o se mi rendo conto che sono più vicina ai 40 che ai 30… ma va?
Ma quindi cosa dovrei fare, fare un figlio oggi “per forza” (lo so, pessimo dire per forza, ma per enfatizzare il concetto) o non darmi il tempo di capire come mi sento, dove mi trovo e con chi perché il tempo passa e me la può “cazzare”?
So di dire banalità. Perché sto per dire che per me il con chi è troppo importante. E non solo per me o per il benessere della creatura, ma anche perché, a meno che non ti affidi ad un donatore sconosciuto, un figlio sarà un legame che avrai in qualche modo credo per sempre con il tuo partner, anche le se cose andassero storte e scappasse dalla finestra (o venisse a me la voglia di scappare dalla finestra), e con la famiglia di lui. Intesa come suoceri, per esempio, che mi sembrano i parenti più stretti dell’albero. Forse sembra un discorso molto stupido il mio, o troppo razionale, anche perché non siamo mai in verità in grado di prevedere il futuro, e come reagiremo al futuro ecc, però siamo anche in
grado di conoscerci un po’… peraltro ho visto delle persone sbagliare partner, accidentalmente, ma essere genitori splendidi per i propri figli… però per esempio, negli anni della mia lunga storia a volte riflettevo su questo, lo ammetto. Guardavo mia suocera, sulla quale non sto a dilungarmi, ma che ha alcuni atteggiamenti e manie dalle quali io sono riuscita a schivarmi, per il carattere indipendente che ho. (anche se probabilmente ho pure pagato il fatto di non aver accettato di dire sì sì sì alle sue dinamiche,per me UFO, ma di ciò non mi pento manco un po’, anzi, mi sarei voluta difendere meglio, semmai, anche se forse non era proprio possibile, nel senso che io sono stata in equilibrio non soggiacendo al suo carattere teso al controllo, ma che lei ovviamente sono stata anarchica). Ma alle volte, quando fantasticavo sui figli, mi dicevo: ma se lei fosse la nonna come farei? Perché è ovvio che non vorrei togliere ai figli la nonna, e il suo lato positivo, ma che dovrei prendermi tutto il pacco di ingerenze che io considero veramente castranti, perché sono state castranti per suo figlio. In modo serio. A volte fantasticavo di andare a vivere a 300km e di andare da lei ogni tanto… 😛 pur sapendo che i nonni sono importanti, anche per i genitori. Fantasie, sì. E il compagno conta più dei parenti, nella relazione a 2, con figli tantopiù, però a parte il fatto che ho sempre pensato al “facciamo un bambino?” come una cosa sorretta da un’emozione spontanea, indipendentemente dall’orologio, l’uomo con cui potrei pensare di avere un figlio dev’essere LUI, quello proprio speciale: qto tempo ci vuole per capire, al di là anche di un possibile fuoco iniziale, chi sei e chi siamo insieme? in senso naturale lo dico, non tipo test. Ho avuto un uomo per 2 anni, e uno per 16. Non dico che quello di 16 fosse migliore. Ma con quello di 2 non sarei stata 16. In qsto momento non soffro per il fatto di non avere un figlio ora, o di non averlo prossimamente. Certo, MAI fa un certo effetto, anche… non diventare mai nonna. Ma se qsti 6 anni fossero stati sereni,e nn castranti, io e lui “facciamo 1 figlio? :)”. Non lo so. Forse sì. I fatti provano che non ci siamo evoluti così, e nel modo spontaneo ke mi somiglia.Xò, e lo dico senza angoscia,ma conoscendomi,nn è facile incontrare qcuno che nel tempo hai voglia di avere accanto VERAMENTE x tot la vita.Mai o non mai, incontrarlo mi sembra più difficile che trovare 1 uomo che di x sè possa avere voglia di avere un figlio.
Sì, sì, SILVY, avevo capito che era una generalizzazione degli scarti, certo che non volevi essere offensiva. Io dopo ho riutilizzato ancora il termine anche per significare come qualcuno, stranamente, possa far sentire te come uno scarto, un avanzo: ma io non mi sento così. Della tua amica non avevo capito, vedi? Mai dare per scontate le cose: il fatto che lei osasse dire a te qualcosa come “non voglio fare la tua fine” mi faceva SPERARE che lei fosse PIU’ giovane, forse. Maggiormente ora penso: chi è lei per dire a te di che fine abbia fatto tu? Se tu, per esempio, hai la coscienza in pace, hai amato, hai fatto il possibile per un uomo che amavi, di che pentirti? E soprattutto: non hai fatto nessuna fine, perché è ancora tutto da vedere. La tua amica, invece, “che fine ha fatto”?
Io per esempio alla mia amica non ho mai detto: non vorrei mai fare la tua fine. Certo, ho pensato: quello che fai tu io non lo vorrei mai fare. C’è una sottile differenza, almeno per me, non so se si nota.
Mi vorrei scusare con VALINDA, in quanto ho utilizzato, preso a esempio, una sua tutta presunta, non proprio chiara avendo io letto cose riportate, “paura di restare sola”. A parte il fatto che è una paura normalissima che tutti proviamo dalla notte dei tempi, in un modo o in un altro, ma insomma era per spiegare un ragionamento mio, non certo per giudicare in assoluto né quel tipo di sentimento, né una persona che non conosco.
LUNA cara, io un figlio in passato lo potevo avere; ho avuto anche abbastanza di recente una situazione rovesciata (lui lo voleva, io non ero convinta: scoprii che lui era infedele e inaffidabile, con tutta una serie di “irregolarità” che avrebbero gravato sul mio bambino… E che mai avrei voluto fargli vivere), o altre potenziali (una la conosci: dopo la sua mazzata volevo prove io). La frase che scrivi: “So di dire banalità. Perché sto per dire che per me il con chi è troppo importante” non è affatto banale, per me: mi ci riconosco pienamente, e direi, piuttosto, che nei fatti, in giro, accade più “banalmente” il contrario (“chi c’è c’è”). Basti pensare a come sono nata io: che non dovevo nascere. Anyway… Purtroppo è molto doloroso per me, ora, pensare come prima. Nel senso che allora, realisticamente, non mi resterebbe che fare una X, una croce. Mettere una croce sopra un uomo da amare e dal quale essere amata. Croce su un figlio. Croce su una famiglia che non ho mai avuto. Il tempo non ce l’ho. E nemmeno ho più voglia di tempo, tempo, tempo.
Le riflessioni che poi fai sulla tua (ex) suocera, facendo riaffiorare tuoi ricordi, le trovo anche queste perfettamente normali, e sane, invece: soprattutto pensando a un figlio. Ci mancherebbe che uno non dovesse avere pensieri con personaggi intorno, così vicini, che ci paiono rappresentare, in un certo senso, un pericolo, giacché ne vediamo già (sul figlio, in questo caso, il tuo ex compagno stesso) le conseguenze. S’inizia così, a percepire, per una eventuale famiglia nostra, che non sarebbe proprio nostra, ma d’altri… Condizionata pesantemente da persone che non solo non ci siamo scelte, ma che non dovrebbero influire, dopo aver influito sulla loro, sulla nostra famiglia. La tua era una immaginazione di costruzione libera, tua, vostra, nella VOSTRA intimità (io, nel caso di quel mio ex, oltre ai problemi accennati, ero “minacciata” da due bimbe sue, deliziose, ma straviziate, influenzate da un padre che non aveva “regole”: perciò io immaginavo già guerre, o differenze involontarie, per cui mio figlio avrebbe avuto “regole” e le sue sorelle no. Tutto troppo complicato: per i miei gusti). Comprensibilissima, e sana, la voglia tua, nel sognare un figlio, nell’eventualità immaginata, immaginare di essere a 300 chilometri di distanza, per proteggersi, sin dall’inizio, in qualcosa che “nasce”, in ogni senso. Io, peraltro, vorrei essere lontana 300 chilometri dalla mia, di famiglia, per essere in quella mia vera, finalmente. Quindi, come non comprendere le cose che allora già pensavi…
NATY: grazie per la tua “ricca” risposta e buona giornata 🙂
Sai, Naty, io ho imparato presto quanto sia importante lo spazio. Lo spazio per essere, lo spazio per esprimere le proprie idee e per cercare di dare alla propria vita una linea che ci somigli, e anche per svilupparla. Poi la vita ha mille variabili, però (forse non so esprimerlo bene, perché è una concetto che de panza ho chiaro, ma quindi forse mi è difficile razionalizzarlo a parole) credo che questo sia basilare. Io rispetto le idee degli altri, e penso che il mondo anche perché è vario, no? Quindi il fatto che altre persone abbiano dato alla loro vita un’impronta o un’altra, con le loro ragioni, o che abbiano dei gusti rispetto ad altri, delle priorità rispetto altre, anche dei solipsimi, delle manie non è affar mio e di per sè non mi turba. Ma mi turba nel momento in cui vengono a rompere le palle a me, con prepotenza. Io penso che anche lo scambio tra visioni diverse sia utile, però c’è una differenza tra uno scambio di idee diverse, e il fatto che qualcuno venga a dirti che la sua idea è giusta e basta, e che abbia un atteggiamento sarcastico o appunto “solipsistico” e castrante. La mia ex suocera ha gestito la sua vita come le pare, e secondo le sue ragioni. Non mi dilungo, anche perché il discorso sarebbe complesso, sul come, ma ha imposto, con aggressività, voce grossa e una certa serie di dinamiche, anche una certa impronta alla sua famiglia che ha causato frustrazione e vera e propria infelicità. Lei non è assolutamente in grado di rendersene conto, essendo inoltre una di quelle persone che sono sempre convinte di essere nel giusto e di saperne più degli altri… e che inoltre hanno un modo violento di imporsi. Poi, certo, dall’altra parte ci dev’essere chi accetta questa imposizione. Ma sappiamo bene quanto siano complicate le dinamiche per cui non ci si può accorgere che in realtà una persona che sembra avere tutto il “potere” di controllo sugli altri, in realtà non ne avrebbe, cambiando il copione. forse se un giorno si rendesse conto veramente di come stanno le cose, per la sua vita, le verrebbe un coccolone. Ma non credo accadrà mai, e forse anche meglio così, visto che se è vero che c’è sempre tempo, secondo me, per imparare e migliorare, alla sua età e a questo punto, forse la sua “ignoranza” emotiva la protegge pure.
In realtà, per come la vedo io, una persona che è così intollerante nei confronti delle “differenze” degli altri e che cerca di imporre la sua visione ad ogni
costo, per quanto possa riuscire anche a farlo, in qualche modo, attraverso la prepotenza, è in realtà una persona molto insicura. Io credo che la mancanza di autoconsapevolezza e di autocritica siano due cose molto gravi. Non solo per il risultato che ciò può avere negli altri, nelle nostre relazioni, ma anche per noi stessi. Senza autocritica non si cresce, non si impara, non si va avanti. E con un certo tipo di chiusura, forse, anche, ci si impedisce per una certa parte almeno di amare gli altri, e la vita stessa, e di essere amati, anche… dalla vita stessa. Non la si fa entrare. Ora, io mi rendo conto che sembro molto giudicante nei confronti suoi. Il discorso non sta però nel giudizio. io non conosco la sua storia, la sua infanzia, ecc, ed è probabile che lì ci siano, a parte il carattere, delle ragioni, delle ferite, dinamiche, buh. Io, peraltro, quando la vedo soddisfatta perché si tiene in equilibrio con una serie di manie legate alla sfera alimentare, per esempio, di per sè penso, in maniera molto neutra, che sono proprio affari suoi. Però, per farti capire, avevo 20 anni e quando io e lui dicevamo che la sera prima avevamo mangiato una buona pizza, e si vedeva che in pizzeria c’eravamo proprio divertiti, lei faceva una smorfia e diceva: “tsè, spendere soldi per mangiare pizza fatta male, quando la pizza si fa in casa”. E siccome a me veramente l’aglio fa male e per lei è tutta salute il concetto che ci sia gente a cui non piace o fa male non esiste. Ho fatto esempi stupidi, che possono sembrare semplicemente le frasi che vabbè, dai, si sentono spesso. Anche la mia famiglia ha le sue idee e le sue sparate. Ma il punto è che queste frasi fanno parte di tutto un modo di vedere (o non vedere) la vita e cercare di agire su essa e gli altri, soprattutto.Anche ficcandoti l’aglio lo stesso e se poi hai i crampi c.... tuoi. Va detto che io non ho mai avuto il problema di cercare le sue conferme, o di farle cambiare idea. Il discorso è un altro (e più ampio), ma potrei sintetizzarlo con una sensazione: castrante. smontante. Ti rispetto, e ti riconosco i tuoi meriti e le tue qualità, ma poiché tendi, con i tuoi atteggiamenti, ad abbassare le energie negli altri e a usare ricatti tipo musi e menate: no thanks. Io mi sposto. Lui peraltro sa che lei è così. Però, standoci dentro, a volte non coglie quanto sia sottile, ma non per qsto poca, la violenza castrante o smontante che gli altri ci impongono. O tentano di imporci. Io, purtroppo, o per fortuna, sì.
Cara LUNA, ho conosciuto una persona che si comportava come tua suocera, mi dissero
che aveva “l’assolutismo interiore” perchè qualsiasi cosa dicesse o facesse era nel giusto
imponendo anche il suo giusto agli altri specialmente a quelli che le erano affettivamente
più vicini. Mi chiedo se anche la tua famiglia ha avuto un peso nella fine della tua storia,
se quando sognavi di scappare a 300 km di distanza era anche dai tuoi, ma poi alla fine,
quando eri ferita, nella tua famiglia d’origine non hai trovato un pò di riparo e conforto?
Un’altra mia amica (si ne ho davvero tante!) ad esempio sta per prendere una decisione
molto importante. Deve decidere se trasferirsi nella città del suo fidanzato col quale sta
da diversi anni, per stabilirsi lì, sposarsi etc. e sono poco meno di 300 Km di distanza!
In questa città lei non ha un lavoro, si appoggerebbe inizialmente all’attività di lui o dei
suoceri. Gli amici che ha là sono gli amici di lui… Non sa che fare, traccheggia… Se
m’avesse chiesto un consiglio qualche tempo fa gli avrei detto, se lo ami vai corri che
aspetti! Ora non so che dirle… le consiglierò di provare comunque.
NATY noi non siamo scarti no, prima di tutto perché non ci consideriamo tali e poi
perché non lo siamo davvero! Al di là del fatto che abbiamo più o meno ammiratori e
che dimostriamo più o meno l’età che abbiamo, non lo siamo a livello di pensieri e
sentimenti! E vero certe cose non bisogna darle per scontate, non bisogna rassegnarsi a
certi ragionamenti sterili che si sentono in giro, non bisogna accettarli, si è vero a volte
succede così a volta colà, ok ci sono corna, tradimenti, famiglie che si sfasciano,
bugiardi/e, quelli/e che ti amano tantissimo ma solo ad interim, quelli/e che con i piedi
escono da una storia ma con la testa ci stanno ancora dentro, quelli/e che trascinano e
poi alla fine ciao! e chi più ne ha più ne metta… ma mai rassegnarsi o accettare che
questa sia la norma, mai pensare: mi paro il sedere perchè tanto mi lascerai, non mi
sposerai, mi tradirai ed io intanto ti tradisco, ti sfrutto, me ne cerco un altro/a perché si
sa il mondo gira così ma io sono furbo/a! Che c’entra mica che ci dobbiamo prendere le
palate in faccia, ma visto che partiamo da un ottimo punto di partenza e cioè che
sappiamo bene ciò che vogliamo, cerchiamo una volta individuato il famoso “CHI” di non
dare per scontato che… e poi come andrà nessuno può saperlo.
“Io credo che la mancanza di autoconsapevolezza e di autocritica siano due cose molto gravi”.
Già. Pure io.
Ciao e buon anno a tutti, vi leggo sempre.
Oggi è morto mio zio, di tumore,
Gli volevo un mondo di bene.
Vorrei versare queste lacrime tra le braccia del mio ex ma lui non c’è più e sto ancora peggio.
Un abbraccio a tutti.
SILVY: “Assolutismo interiore” è ottima definizione. Persona di cui parlavo ha ovviamente anche pregi e lati che si possono stimare, ma l’assolutismo interiore è effettiv uno dei suoi aspetti, nonché, appunto, una certa tendenza al controllo. Al controllo che le cose vadano come vuole lei, anche inconscio, o secondo quello che per lei è giusto, che qdi si riflette in un tentato controllo sugli altri, che si manifesta in vario modo. Il modo in cui ha impostato il rapporto con suo marito fa sì che lei a casa comandi. Se qualcosa esce dal suo “ordine” (inteso anche per ciò che per lei è ordine vero e proprio, cioè modo di mettere le cose, dove, quando) per lei è assurdo, perché l’ordine delle cose, l’impronta alla casa, è SUO. Il motivo per cui ho descritto com’è è per spiegare perché riguardo nonnità domandarsi, per esempio, quale peso, a rimbalzo, dei suoi eccessi? es: è chiaro che la cioccolata da spalmare non sarà sana come il miele, e che non avrà dentro solo cioccolata, però, pur stando attenta alla sua alimentazione, non direi a mio figlio, pur decantandogli le virtù del miele, che se mangia un cucchiaino di cioccolata arriva il babau e se lo porta via o che rischiamo che vengano i servizi sociali… (ironizzo). Il suo problema a volte non sta neanche in ciò che dice: in eccesso e solipsismo. Inoltre ho descritto per dire che certe sue modalità hanno inevitabilmente influenzato carattere di lui. Un suo pessimismo, per esempio. Inoltre lui non ha visto una relazione tra i suoi paritaria e collaborativa bensì vissuta all’insegna della separazione, tirata all’eccesso e ainvaidrai da parte di lei. Suo marito no perfetto, chiaro dinamica a due, cmq, ma lei assai regista per modalità chiusura. Alla coppia e pure al divorzio. Meglio limbo assurdo. Sarebbe lungo veramente da spiegare, comunque. Va detto anche che ex è uno che ha molta cura della casa, e che sa fare tutto perché lei lo ha tirato su bene, in tal senso. ciò è pregio di lei. Ma se lui è tipo “faccio io, che io so fare meglio”, che è anche controllo, non si capisce se sia… ereditario o tirato su da ambiente 😉
@tua famiglia ha avuto un peso nella fine della tua storia,
se quando sognavi di scappare a 300 km di distanza era anche dai tuoi, ma poi alla fine,quando ferita, nella tua famiglia d’origine trovato riparo/conforto?
in realtà io dicevo 300 km come concetto astratto. Cioè, con lui sarei andata anche a 1500 km se fosse stato necessario, però io amo molto la mia città, e amo il fatto di
attorno a me i miei affetti, amici e parenti. Neanche questo forse è veramente banale, perché conosco molte persone che invece hanno bisogno di mettere una distanza fisica veramente dalla loro famiglia o che per carattere hanno bisogno di girare, indifferente quali siano le loro motivazioni. In realtà (sarò viziata, ah…) io ho bisogno di un altro tipo di distanza, quella vicinanza/distanza per cui il fatto che i parenti, anche quelli acquisiti siano vicini non mi disturba, e anzi mi fa anche piacere, se è un piacere, perché il senso della famiglia ce l’ho fortissimo, ma che ognuno a casa sua sia libero. Che ci sia una porta dalla quale poter entrare e uscire, un equilibrio nella frequentazione/condivisione e nell’individualità. del resto questa è una cosa che mi hanno probabilmente trasmesso i miei genitori, che hanno sempre amato, frequentato i loro genitori, e viceversa, e con loro hanno avuto dialogo, ma nessuno è mai stato invadente verso l’altro, o ha preteso di decidere per qualcun altro. Ciò non significa che i miei non mi abbiano “rotto” in altro modo, nel corso della mia vita, con il loro concetto di cos’era giusto e sbagliato, avendo io fatto scelte, anche lavorative, differenti dalle loro. Ma nel caso specifico della mia relazione non posso dire che loro siano stati invadenti e che in tal senso mi abbiano causato problemi. Semmai xché, per es, non riusciti a capire mia necessità momentanea tornare a casa tranquilla a riflettere, e anche a riordinare le MIE cose con miei tempi quando ciò avrebbe fatto la differenza,x passi seguenti.Non sapendo che cosa sia 1 separazione, e che effetti emotivi pratici produce, ne hanno un concetto astratto, fatto di alcuni luoghi comuni.Mentre in realtà loro cip e ciop che sempre han fatto tutto insieme. Forse anche impreparati a gestire LORO ansia per miei casini.
Per la tua amica: una mia amica (anch’io ne ho molte:P) è andata in Australia, no doubts, e, pare, non si è mai pentita. Un’altra che aveva le stesse perplessità della tua (ascoltare l’istinto o cosa è meglio per sè non è un male!) avrebbe voluto sistemare meglio il suo arrivo, con base lavoro almeno, prima di andare. Un posticipare pratico, più saggio. Ansia di lui diceva: ADESSO.Lei, pressione,fatto ADESSO e vissuto un anno di merda prima di trovare lavoro. Anche perché troppo esposta a dipendenza economica. A volte estrema non è scelta d’amore, anche ottima, ma modalità nel portarla a compimento? Si può fare uguale ma ascoltarsi e passi più saggi?
Carissime amiche virtuali premetto che stasera mi girano abbastanza :-
P sarà per la quasi notizia certa del mio ex, fidanzato con quella che
aveva un nanosecondo dopo di me. sarà per un ex di anni fa rispuntato
nella mia vita che mi turba un po’. per quanto riguarda il primo caso
direi che poteva andare peggio..nel senso che ho l’amaro in bocca e mi
viene da chiedermi il solito “cos’ha lei che io non ho”, chissà come
saranno felici, chissà se l’ha portata a conoscere i suoi…però dura
poco, perché m’è subentrato il distacco. non so come ma è così.
distacco come quando si guarda una vecchia foto o un poster,
nostalgia, amarezza e bla bla..però il poster è solo un oggetto
inanimato appeso al muro, mentre io sono lì e sono reale. posso anche
guardarlo ma poi me ne vado e faccio la mia vita. è un po’questa la
sensazione ecco. e poi c’è la lucida consapevolezza che nonostante io
l’amassi veramente tanto e avrei fatto di tutto..la sua visione della
vita non era la mia, per motivi che non sto qui a spiegare io in quel
modo lì mi sarei sentita appiattita, limitata e non abbastanza amata.
quindi viste queste considerazioni il suo nuovo fidanzamento non
cambia poi molto le cose.
L’altro ragazzo è un capitolo a sè che non basterebbe un forum intero
per spiegarlo. avevo 18 anni quando l’ho conosciuto e lui 20. abbiamo
avuto una breve storia burrascosa e adolescenziale. eravamo entrambi
giovani, inquieti e stupidi. lui s’è comportato male con me. dopo 4
anni ci siamo rifrequentati ma sempre con la stessa modalità. ed è
finita di nuovo. ognuno ha fatto la sua vita, le sue storie, le sue
delusioni. ma non so come né perché siamo sempre restati in contatto,
nonostante il tempo e i cambi di numero del cel – anche se
sporadicamente – sapevamo sempre come se la passava l’altro. così una
settimana fa ci siamo rivisti per una birra e due chiacchiere
amichevoli. mi ha ricercata lui, anche se io conoscendolo non avevo e
non ho aspettative. è solo che mi piace ancora, vedo tutto in modo
realista e razionale ma mi perdo nei suoi occhi neri. è un tipo colto,
interessante, originale, affascinante. so di sembrare patetica a
dirlo, ma io uno come lui non l’ho più rincontrato. così ho deciso di
rischiare, rischio perché si tratta di LUI. anche a lui ha accettato
di “conoscermi” e di uscire con me..e vediamo come va. ma non sono una
kamikaze autolesionista (non più, ho già dato) e questa è l’ultima
possibilità. se lui non mostrerà interesse arrivederci e grazie.
non sto qui in balia dell’ennesimo peter pan da strapazzo. sto
rischiando e se m’arriverà la delusione me la sorbirò senza lagne.
l’ho già messa in conto, ma nessuno come lui riesce a prendermi
mentalmente e chimicamente non so se mi spiego… nessuno come lui
riesce a toccare con me certe corde. e non si tratta di idealizzazione
come ho sempre creduto in questi anni, è proprio una cosa che sento
quando me lo trovo davanti, lo ascolto parlare, lo guardo negli occhi
o soltanto leggo i suoi sms… probabilmente sono solo una stupida ma
io quest’occasione me la voglio giocare.
NATY grazie, tranquilla non mi sono offesa ho capito il tuo discorso.
volevo precisare che io sono sola, sono single ecc ma non mi sento
sola, nè una zitella senza speranza, nè uno scarto. ovvio che come
tutti vorrei un amore ecc ma io mi sento forte, coraggiosa,
indipendente, interessante, con tante cose da dare e sto bene con me
stessa. mi sono spiegata male, sul fatto del sentirsi sola mi riferivo
a certi discorsi di certa gente molesta sempre pronta a criticare,
sindacare, stigmatizzare…stranirsi e strabuzzare gli occhi se a 28
anni non hai né uomo, né figli. ecco io questo intendevo, intendevo
parlare di questa triste convenzione sociale. che io per prima
combatto e voglio combattere. NATY mi piacciono molto i tuoi discorsi
e li condivido!
LUNA bella il discorso dell’autocritica è una perla di saggezza. se
tutti la possedessero sarebbe un mondo migliore 🙂
un abbraccio a tutte
Ciao tutt*. VALINDA, ciao, anche a me piacciono i tuoi discorsi, tipo questo: “e questa è l’ultima possibilità. se lui non mostrerà interesse arrivederci e grazie. non sto qui in balia dell’ennesimo peter pan da strapazzo”. Brava.
In questi giorni sono rimasta in attesa di vedere che faceva il signorino: l’ho beccato che era a “interloquire” con altre a mezzanotte (mentre a me, spesso, alle dieci o poco più, dopo avermi “conquistata”, stranamente dava la buonanotte in fretta e furia: “stanchissimo”, evidentemente) e tutto il puzzle di sintomi vari che già riconoscevo si ricomponeva (assenza, presunzione che io fossi a disposizione – avevo la “sensazione” che i nostri rari appuntamenti fossero decisi sempre e solo da lui, per conseguenza ai suoi “impegni”, dei quali mai nemmeno quasi mi rendeva conto, per spiegare in anticipo le sue esigenze, i suoi tempi, la sua disponibilità -, improvvise freddezze, cambi di tono – da dolcissimo ad apparentemente infastidito: non rispondeva a semplici, gentili e dolci messaggi -, brusco e sbrigativo, orrendo per me, nei saluti; mancanza ora di chiarimenti che (se) mi percepisce “cambiata” e/o indifferenza ostentata – indifferenza vera? dispetti? chissà – a che io ci sia o meno.
L’inizio invece era stato “normale”: mi cerca ogni giorno; mi dice cose “romantiche”, mi chiede di vedersi, nonostante gli impegni, mi dice “paroloni” e frasi cui si dovrebbe far seguire fatti (“a me servirebbe una donna come te”: notare il verbo “sevire”). A un mio dargli il “ben servito”, con vero sdegno – per un suo prolungato silenzio mentre era con i figli in vacanza – si mostra dispiaciuto e più presente, mi dice che tiene a me e lo dimostrerà, mi “stringe forte” a distanza, ma quando mi rivede, dopo più di dieci (sottolineo DIECI) giorni, entrata io in aiuto, scappa subito via per portarmi dove vuole lui. Voglio dire: non sta fermo un momento, non mi “stringe forte” a sé. Forse sono abituata male: sono attenta a parole e fatti (gesti). Sono attenta alle “piccole cose”. La scena che vi ho raccontato, una volta tornata a casa, è capace di ferirmi come con un pugnale, e starmi fissa dentro, fino a che non arrivo alla verità. Una verità sostanziale, che non ha bisogno, ora no, di piccoli dettagli. Oggi appena sveglia pensavo: oggi la maggioranza delle persone forse non vuole lottare per amore, vuole comprarlo. A poco. Essere amati da una donna non è facile per molti uomini: perché bisogna amarla. E molti non vogliono amare, semplicemente.
E nonostante tutto mi lascio un dubbio: che tutto, con quest’uomo, sia stato un terribile malinteso e che lui non sia come ora io lo sto credendo (sulla base di fatti, sulla base di semplice verifica che ci sia coerenza fra parole e fatti, fra prima e dopo, ecc.). Che lui, poniamo, sia una natura chiusa, permalosa, diffidente, che si ritrae se qualcosa lo ferisce, che pretende che io capisca cose semplici che non devo aver capito e che non si spiegano, che magari sia rimasto “bruciato” e “inaridito” (come dice SILVY) dalla sua precedente relazione e abbia paura, che si stia ora rendendo conto, provando in effetti qualcosa di forte per me, che non sarà facile gestire tutto con i figli ecc. Vogliamo vedere? Bene: io sono qui, a vedere, sperare quasi più per lui che non per me, se è così. Vediamo.
Vorrei poi sottolineare una cosa, riguardo gli uomini (ovvio anche le donne, a me in questo caso interessano gli uomini) separati con figli: vista ormai la mia esperienza, cerco di fare MOLTA attenzione, tra mille cose, a una, e cioè (nel caso di uomini infedeli, o che non si vogliono impegnare ecc.) a chi USA i figli come SCUSA D’IMPEGNO. Usano anche le ex, comodissimi, dicendoti vaghi: eh, non so quando li prenderà lei i bambini, devo sentire (mentre invece, io penso che se – entrambi – volete mettervi con un’altra persona, bisognerà pur che voi “stabiliate”, in generale, tempi e modi tra voi ex: altrimenti gli altri, signorini belli, sono a disposizione vostra: di compagni/e, vostri ex e vostri figli, non so se mi spiego…).
Insomma: possono gestirsi meglio a farsi i cavoli loro, essendo impegnatissimi… Tra varie donne da corteggiare e sedurre, ex mogli, figli, lavoro, amici, e altre loro passioncelle, e ti credo che sono impegnatissimi…
cara Loredana sono il Risolutore e sebbene non intervenga mai in questi dibattiti ho deciso questa volta di venire in tuo soccorso.
Il caso che descrivi rientra nella tipologia denominata “il risveglio”, tipica dell’uomo alla soglia simbolica dei 30 anni, dei 40 o dei 50. La questione sarebbe molto complessa da spiegare ma devo essere sintetico perchè io SONO sintetico. Io sono la pura essenza della sintesi, anzi. Per farla breve, c’è sempre un momento della vita in cui un uomo si siede su un letto e dice: “ma io chi sono? Cosa voglio? Dove vado?” Bene, questo momento per il tuo ex è arrivato. Ora ci sono 6 modi tipici con cui un uomo risponde a questa domanda ma nel frattempo fa delle cose. Una delle cose che fa è troncare affetti, cambiare lavoro, trovarsi hobby o migrare come gli uccelli migratori. Lui ha troncato. Ma ora non ci intressa analizzare le cose che potrebbe fare lui da qui in poi. A noi interessa quello che farai te, giusto? 1) Fai un viaggio 2) mentre sei in viaggio devi chiedere alla tua migliore amica di venire a casa tua e svuotarla di tutte le cose mettendole all’asta nei mercatini dell’usato e cercarti un nuovo appartamento 3) al rientro dal viaggio prendi possesso del nuovo appartamento e coi soldi degli oggetti venduti ti compri solo le cose necessarie per la nuova casa 4) fai stampare 100 manifesti da un’agenzia di pompe funebri col nome del tuo ex e li attacchi per le strade che percorri maggiormente così che ogni volta che ti fermi ad un semaforo guardando un muro ti rallegrerai della tua piccola vendetta, ma molto sana e liberatoria. Lascia perdere psicoterapie da 4 soldi e gruppi di autosostegno che sostengono solo chi li organizza, diventa protagonista della tua esistenza e tira una barra sul nome che avevi scritto di fianco al tuo per far posto a te stessa. Quando ti sarai ambientata nella casa nuova dai una festa ed invita soprattutto le persone che a lui stavano antipatiche, ti aiuteranno ad offrirti una prospettiva diversa di lui ed a fartelo scendere dal piedistallo su cui lo hai tenuto per anni. Loredana ricorda, meno ti rosoli nella sofferenza e più risolvi la situazione, tanto non puoi fare nulla con uno che entra nella fase del “risveglio”. Chiudi il capitolo, seppelliscilo, tumulalo. Te sei viva e bella e raggiante nelsole, lui è storia del passato, chiusa, finita. Lore, non fare la minchiata di rimetterti insieme mi raccomando. Abbatti quel pensiero di lui come parte di te, cazzate.
con affetto: Il Risolutore.
Io mi rendo conto, in generale, anche nell’amicizia, che non avrei più pazienza per nature chiuse, permalose, diffidenti… di atteggiamenti (che io in realtà ho sempre trovato piuttosto patetici, più che fighi, sin dalla tenera età) da denim, l’uomo che non deve chiedere mai, e cose del genere…
attenzione: per chiuso non intendo timido
per anafettivo non intendo il fatto che esistono certamente persone più calorose nel dimostrare l’affettività anche in mezzo ad una piazza e altre che sono meno eclatanti, ma comunque affettuose, realmente, a modo loro, nella dimensione privata (mio nonno per esempio è uno super affettuoso che corre dietro a mia nonna per la casa per sbaciucchiarla, dopo 60 anni che stanno insieme, e mia nonna dice: sei una tarma! ridendo, perché lei ha un altro carattere, ma sul fatto che si vogliano bene non ci sono dubbi. E dopo 60 anni anche se esce torna a casa all’ora di pranzo perché amano pranzare insieme, e ti dice: no, no, prendo quest’autobus, perché non voglio arrivare tardi! Ma non lo dice per dovere, per prassi, o perché altrimenti lui si incazza, lo dice per amore).
per permaloso non intendo il giusto fatto di dire “vorrei dirti che così facendo mi ferisci”, quindi semmai sensibilità
per diffidenza, rispetto alle persone e al rapporto, non intendo il fatto che se due persone non si conoscono hanno bisogno di conoscersi e di fidarsi, attraverso l’esperienza, l’una dell’altra, anche perché, appunto, magari in passato hanno avuto esperienze negative, e quindi magari lecito (ma forse sempre, in senso più ampio) non essere mi fido ciecamente da 0 a cento in un secondo, tipo una lamborghini diablo in accelerazione…
e non sto sindacando sul fatto che tutti possono avere paura, dopo una o più esperienze negative, e quindi chiedere all’altro un po’ di pazienza, ma in senso positivo, o il fatto di venire incontro…
ma forse, ecco, riassumerei il concetto dicendo: credo di non avere più pazienza per l’aggressività, l’aggressività travestita in diverse e varie forme, anche sottili, ma considerate quasi un modo di essere normale e un diritto. Non il normale essere nervosi magari se ti si è bucata una gomma e quindi sei concentrato/a sul fatto e rispondi, sporadicamente, in maniera un po’ brusca, ovvio che nessuno è perfetto, ma discorsi che nascondono (o palesano) qualcosa tipo:
e sai, sei una cara persona, però io in questo momento non so amare.
Bene, allora risolviti un attimo la questione tra te e te, perché non metto in
dubbio che una persona dopo un’esperienza negativa (ma dopo subito dopo o dopo 20 anni?) possa non sentirsi capace di amare, o pensare di essersi disimparato o essere fottuto di paura… però c’è un piccolo problema se stiamo parlando di una relazione di amore e tu mi stai dicendo che non sai/vuoi/puoi amare.
Allora magari è meglio che piuttosto mettiamo su un torneo di briscola e tresette…
anche perché a volte, parlamoci chiaro, se l’avere muri nei confronti dei sentimenti non è cosa congenita ma temporanea, non sarà che forse, al di là della paura, la questione è che non è la persona?
O che non è il momento?
Sfiga se non è il momento, che magari se ci si incontrava tra due anni era tutto diverso, ma se il momento è quello invece che si fa?
uno/a che non sa amare e dall’altra parte una persona che cerca di costruire una relazione sentimentale con presupposti angoscianti o castranti sin da subito?
ma poi appunto c’è l’altro caso. In cui Gina o Gino sanno amare, non dicono di no, e hanno voglia di amare. Però siccome quando stavo con Piero lo aspettavo tutti i giorni per tre ore e lui arrivava sempre tardi allora io adesso arrivo sempre tardi per primo.
siccome quando stavo con Marzia le facevo sempre dei regali e poi mi sono sentito un cretino allora a te non regalerò niente neanche per i 50 anni di matrimonio, tu mi capisci vero?
siccome quando stavo con lui/lei ho rinunciato per anni a giocare a tennis o a stare con gli amici adesso io vado a giocare a tennis anche se ti stanno facendo un’appendicectomia e se provi a dirmi che non devo uscire con miei amici quando mi pare io capirò che tu in realtà vuoi solo vedere quanto potere hai su di me… e mi sentirò soffocare…
sì, è vero, ho un altarino della mia ex in salotto, ma so che puoi capire… e magari con il tuo amore riuscirai a farmi capire che in fondo sbaglio a tenermelo…
quante persone raccontano esperienze così?
ora tutte queste sono cose che si possono provare, e atteggiamenti che si possono avere dopo una batosta. dico che potrei averli anch’io, non dico tutti, magari una parte, e inconsciamente. Ma rimane il fatto che forse nel momento in cui sei così forse, anche se una relazione può aiutarti anche a credere di nuovo, se non sei/siamo proprio in grado di viverla, forse è meglio che per un po’ cerchi di capire come stai e cosa vuoi e cosa non vuoi da una relazione, cosa sei disposto a dare, indipendentemente dal passato, nel presente, e magari ti iscrivi davvero ad un torneo di 3-7
LUNA, NATY correggetemi se sbaglio, non vorrei peccare di presunzione ma mi sono
fatta l’idea che gli uomini, in genere, funzionano in maniera molto più semplice di noi.
Insomma se noi siamo elettronica loro sono meccanica. Del tipo che se gli piaci si fanno
capire per quanto possano essere timidi, se tu sei gentile e carina con loro pensano che
siano loro a piacere a te altrimenti non capirebbero lo sforzo che fai per essere piacente
ai loro occhi. Se vogliono stare con te trovano quasi sempre il modo, non esiste partita,
o stanchezza, o altro. Per cui ormai, forse sbagliando, tendo a non fare troppi pensieri
del tipo “ha paura dei suoi sentimenti” o “non vuole esternare le sue emozioni perché
timido” “non mi chiama perché si vuol far desiderare” “è colpa mia ho sbagliato a dire e
fare” “è un momento difficile ha bisogno di tempo” “sono io che non ho capito”. Poi è
vero che più si va avanti e più le cose si complicano, esperienze negative, fattori
esterni… casa, lavoro, famiglia, salute, responsabilità… e se ci sono i figli di mezzo è
ancora più complicato.
Ma due esempi pescati sempre dalle mie amiche: una sta con un uomo divorziato con
due figlie. All’inizio non è stato facile, quando hanno iniziato a frequentarsi lui era
separato in attesa di divorzio. Hanno dovuto organizzare i tempi, lei si è fatta ben volere
dalle figlie e gradualmente è entrata nel nuovo menage familiare. Poi lui ha avuto
problemi di lavoro, lei di logistica. Si sono aiutati e sostenuti a vicenda e quando uno
cedeva l’altro tirava per tutti e due. Ora hanno un lavoro, una casa e lei aspetta un
bimbo!
Un’altra invece frequentava un ragazzo separato senza figli in prossimità di ottenere il
divorzio. All’inizio le cose sembravano andare a gonfie vele, grande intesa, tanti progetti.
Ma su di loro incombeva sempre la presenza della ex-moglie. Poi sono cominciati i
comportamenti strani, ambigui. Le sparizioni, le ricomparse finché lui ha confessato di
sentrisi ancora confuso e di non essere pronto per una nuova storia. Ma dico io (come
dice LUNA), fai chiarezza prima, magari hai bisogno di stare un pò da solo prima di
buttarti in un’altra storia. Voleva solo compagnia. Appena hanno smesso di frequentarsi
si è buttato a pesce su un’altra… ma complimenti.
Più si va avanti e più le cose si complicano ma se c’è l’intenzione, la voglia e ovviamento
il sentimento tutto si può affrontare e risolvere o no? sono un’ingenua?
LUNA, ti bacerei sulle guance per le cose che hai scritto. Esempio: “Io mi rendo conto, in generale, anche nell’amicizia, che non avrei più pazienza per nature chiuse, permalose, diffidenti… di atteggiamenti (che io in realtà ho sempre trovato piuttosto patetici, più che fighi, sin dalla tenera età) da denim, l’uomo che non deve chiedere mai, e cose del genere…
attenzione: per chiuso non intendo timido”.
Eh, appunto.
Ma poi, quest’uomo, per esempio, ma dico io…Ma è possibile a cinquanta anni, gettare subito in confusione una? LUNA, prima mi fa il passionale, anche troppo. E poi sbalzi. Mi sbatacchiava da una parte all’altra, e sì che sa che ho una situazione difficile (lui no). Freddezze assurde (come quella che mi vedi, dopo 10 giorni, e nemmeno mi abbracci, e lungamente, dico io, avresti dovuto abbracciarmi; come quella che prima messaggi teneri, e improvvisamente manco rispondi, salvo poi riprendere come prima: che era?) e ritorni di dolcezze, frasi esagerate. Insomma: a me uno così mi manderebbe al manicomio. Resisto un po’, proprio per quello che dici tu LUNA, sostanzialmente: insomma, ci stiamo conoscendo, come posso sapere se lui è timido, o sensibile (si definiva tale, oltre che “dolce” e “gentile”: sarà, io risponderei sempre, e al più presto, a un messaggio di uno con cui penso di essermi messa, che mi dà una dolce buonanotte), o diffidente, o permaloso, o ha problemi con la famiglia? Non parlava. Ha parlato più appena conosciuti, che non dopo che – teoria, evidentemente – dovevamo essere più “intimi”. Ci stiamo conoscendo, e quindi aspetto. Se qualcosa non mi torna, come è stato, fin dall’inizio, te lo faccio capire. Ma insomma: non è che posso andare avanti sei mesi così, a capire se sei sensibile o piuttosto incasinato, o sfarfallone, o se ci sei per me o no. Eh. Vorrei dirgli: ma se io mi considero una persona sensibile, gentile e dolce e inoltre interessata a te, mi comporto in modo freddo, o caldo o come? In tale confusione, con me vai poco lontano. Infatti ci siamo incasinati: perché io – ma non nel senso degli esempi simpaticissimi che hai fatto tu di Marzia, Gino e Gina – per conseguenza, adattandomi a un TUO modo di rapportarti, mi sono RITRATTA, RAFFREDDATA, DISTACCATA. Certo, non ci metto subito una pietra sopra, su qualcuno che mi aveva colpito. Aspetto di vedere che fa, se ha qualcosa da dire. Ma non sto a fare quello che ho fatto (fare come lui) per fare i dispettucci: solo per o aprire un chiarimento, o chiudere, ma sul serio.
ciao a tutti.
che strano…son tornato a leggere questo “forum” dopo 5 anni…diciamo che sono stato uno di quelli che ha fatto più volte capolino raccontando qui la propria storia, che è anche la vostra, ben 5 anni fa. storia di dolore immenso…di quelle sensazioni laceranti che “solo chi vive in prima persona può comprendere”.
Questo mio messaggio vuol essere un messaggio di speranza per VOI…che vi possa in qualche modo far pensare che…tutto passerà! sarà duro…più o meno faticoso e lungo…ma passerà!
Sapete…da 5 anni fà le cose sono cambiate molto…la vita è andata avanti…ci sono state tante rivoluzioni.
La più bella rivoluzione è una creatura meravigliosa di quasi 19 mesi…la nostra gioia….MIA FIGLIA!
Solo se la osservo mentre mi sorride e allunga le sue braccia perchè vuole le mie coccole…i 5 anni mi sembra 5 millenni.
coraggio ragazze e ragazzi!
tutto passa…
un abbraccio
Dopo 5 anni: :)))))))))))))))))))))))))))))))
SILVY: io ogni tanto ci penso (anche se non ho mai visto il film, ma prima o poi lo guardo, che mi incuriosisce) alla faccenda del “non gli piaci abbastanza”.Non so se gli uomini sono più meccanici e noi più elettroniche. Dovremmo chiederlo a loro. Forse in generale per entrambi i sessi vale di base la questione “gli piaci/non gli piaci abbastanza”. Poi, certo, ci sono tutte le altre questioni pure… cioè, di come uno (uno/una) riesce a vivere le relazioni anche quando è interessato, di quanto uno (idem come sopra) sa per sè stesso capire se sta provando attrazione/simpatia/amore/giochiamo a ramino? (sembra impossibile che 1 non sappia la differenza, ma siccome c’è gente che parte a 5000 e poi dice: ops, mi sono sbagliato, viene da pensare che c’è anche gente che non lo sa, che si innamora più delle sensazioni di esaltazione della cotta che delle persone) e quanto, di base, una persona sa anche reagire alle difficoltà, o magari vuole la pappa pronta o è egoista, o quanto poco/molto/abbastanza sa ragionare in 2… e poi possono anche esserci effettivamente questioni che scatenano malintesi/crisi… però di base mi sa che se vuoi una persona vicino devi fare in modo di tenertela vicino. E se stai facendo l’inverso per le tue pare/crisi/modalità forse è il caso che ti dai un regolata in tempo o ci lavori su. Perché c’è sconnessione tra ciò che senti e dimostri. e se uno chiedesse un randello in salumeria o un’arancia in farmacia credo che penserebbe: ho qualcosa che non va. Perché in amore no?
Però, tornando alla questione del non gli piaci/gli piaci abbastanza anche a me viene in mente un es., stimolata dal tuo post…
NOTA: mi rendo perfettamente conto che sto parlando di esempio che PRECEDE una relazione e in cui la persona non ha detto qualcosa e poi cambiato modo di fare. Mi rifaccio solo ad un discorso sulla possibilità di cercare delle interpretazioni “parapendiopsicologiche” in caso nocciolo questione molto più semplice/diretto.
Una tipa che conosco dice che le piace moltissimo tizio. Lei e Tizio si vedono per questioni di lavoro, capita che bevano un paio di caffè insieme, che scambino battute spiritose. Entrano in maggiore confidenza. Lui, quando vengono in discorso che a lei piace tale gruppo musicale, le dice per es che lui è grande fan e le farà avere canzoni.
Insomma, a lui lei come persona di per sè non dispiace, è chiaro, ed ha atteggiamento gentile. Ma gli piace abbastanza? No.
Lei, attenzione, ovviamente non è una mitomane, ma provando interesse si chiede se dietro il fatto che lui sia gentile ecc ci sia un interesse. Normale. Il problema è che lei tende ad enfatizzare, anche quando lui non manifesta interesse. Cioè quando lui dopo uno scambio di sms sulla questione di lavoro, pur ringraziando e salutando cordialmente, non prosegue con gli sms. Quando invece di fare il cd dopo tre giorni, ma chiamando quando è pronto, diverso tempo più avanti. Lei in realtà ha ricevuto una brutta batosta anni prima, e probabilmente, dopo varie avventure mordi e fuggi (nelle quali si è sentita però di “gestire” la situazione) per la prima volta prova un interesse più serio e si sente più esposta. Quindi finisce con il caricare di significato non solo il fatto che lui risponda o no, e chiedersi cosa c’è dietro, ma anche a immaginare che lui la immagini scema perché gli ha scritto e lui ha risposto invece con tre ore di ritardo. Probabilmente, almeno all’inizio, lui tutte queste congetture non se le fa. Poi forse si spaventa anche perché percepisce il carico di aspettative emotive e di conferma di una persona che non l’ha colpito, non ancora almeno, così tanto. Lei a volte rimane male in realtà per una non centralità da parte di lui che tra conoscenti/colleghi è normale. E a quel punto è possibile che lui non sappia come comportarsi. Il fatto che lui non sappia come comportarsi perché è imbarazzato, anche dal farla rimanere male (quando è gentile lei si fa aspettative, quando è distaccato lei lo prende come un rifiuto e si offende) comincia a venire interpretato da lei come:
1. è timido?
2. come fa a non capire?
3. sarà perché la ex lo ha ferito?
4. perché non riesce a lasciarsi andare?
5. che giochetti idioti non rispondere a sms! mi prende per scema? La prossima volta al bar lo ignorerò pure io!
6. perché gli uomini sono così complicati (…)
fino a:
secondo te è gay? Perché una sera, che lui va a consegnarle un fascicolo, e lei lo invita a salire, lui dice, seppure gentilmente: no, scusa, devo proprio andare. – dire che lui è gay perché dice di no ad un incontro da soli è il suo modo per proteggersi dalla frustrazione di un rifiuto. entrando nel luogo comune per cui ogni uomo dovrebbe dire di sì ad ogni donna piacente come una specie di robottino. Come se lui non potesse provare magari anche un disagio empatico, per suoi approcci… Di fatto che lui sia etero o gay cosa cambia? NON è interessato a LEI. E’ la risposta più ovvia :S
DOPO5ANNI, chiunque tu sia, sono contenta per te e la tua creatura meravigliosa che ti sorride. SILVY, io non penso e non voglio pensare che uomini e donne siano diversi e cerco, voglio, essere gentile con tutti. E’ naturale, le attenzioni che si rivolgono al proprio compagno sono diverse, ma io diffido di chi è gentile solo con il/la proprio/a compagno/a, per dire, e con altre persone è in tutt’altra maniera. Se poi percepisco, e dopo ne ho conferme ripetute, che la persona cui riservo attenzioni particolari, e con cui “credevo” di avere iniziato a stare insieme, non mi pare attenta né gentile, be’, la cosa mi pare grave (esiste anche il caso contrario: persone gentilissime CON GLI ALTRI, poi tornano a casa e il/la compagno/a, e i figli, li trattano malissimo). Bisogna vedere meglio (con la frequentazione) di come, quanto e perché uno/una è gentile. Di che pasta è fatta, la sua gentilezza. Nel mio caso: si vede che mi ero sbagliata. O che avevo creduto alle cose che questa persona (cinquanta anni) diceva e voleva far intendere, relativamente a me, e relativamente a noi. Pazienza. Come ho detto all’inizio: come questa persona – se così davvero fosse – ne trovo mille, non ho bisogno di impegnarmi per cercarla. E se (sottolineo se) lui, invece, credeva già di non doversi impegnare per “avermi”, di potersi concedere tutti gli orari, gli impegni, nonché gli SBALZI, che voleva, se credeva che siccome, come tu dici SILVY, lui mi piaceva e GLIELO DIMOSTRAVO, non ci fosse allora bisogno di essere “gentili” e “carini”, e anzi proprio in quei momenti che ci fosse il bisogno di mostrare a me il contrario o quasi (che non sarebbe stato così reciproco) be’, sarebbero problemi suoi. Io non comunico IL CONTRARIO di quello che voglio e sento. Ergo: lui per me non vuole e non sente. Ma se lui invece ha solo una modalità comunicativa diversa dalla mia, ossia gradisce MOSTRARE il contrario di quello che vuole e sente, si accomodi pure, eh? Con un’altra. Non è che io, essendo una cui piace avere cura nelle cose e delle persone, sono ora qua a buttare via tutto, dimenticarmi cosa sono per un NONCURANTE (se fosse, e qualsiasi sia la ragione: QUESTA è l’impressione che mi ha dato di essere; magari con un’altra è fantastico) qualsiasi. La sciatteria – la mancanza di attenzione, che spesso, per me, coincidono con la presunzione, con un “sono un grande: non si vede?”, o con un “tiriamo a campare”, o con un “intanto arraffo, poi vediamo…” – la detesto, e gliela lascio.
LUNA cara, non ti avevo ancora letta e mi pare che abbiamo detto la stessa cosa: “… e poi possono anche esserci effettivamente questioni che scatenano malintesi/crisi… però di base mi sa che se vuoi una persona vicino devi fare in modo di tenertela vicino. E se stai facendo l’inverso per le tue pare/crisi/modalità forse è il caso che ti dai un regolata in tempo o ci lavori su. Perché c’è sconnessione tra ciò che senti e dimostri”.
Eh sì, pare proprio anche a me che “di base mi sa che se vuoi una persona vicino devi fare in modo di tenertela vicino”, e ancor più se all’inizio temevi di non piacerle… (questo suo – leggero, mi pareva – timore me lo aveva esplicitato proprio) e che invece hai ottenuto di poter frequentare. E: di potertici mettere insieme. Forse troppo facile, semplice: per i suoi gusti. Chissà. In ogni caso, non escludo di avere sbagliato anch’io. Forse sembro “disponibile”, quando “conquistarmi”, avermi, non è scontato, dietro la mia “disponibilità”. Devo dire di avere provato un certo disagio: ho visto subito, poco dopo, che la comunicazione non era per niente LISCIA, con questa persona. Poi, quegli SBALZI, così, subito, poco dopo, sono stati mazzate, per me. Tu pensa, LUNA, che dopo una vera ferita mia per il suo modo di fare, mi ero imposta di non scrivergli più messaggi. Mica posso stare lì a soffrire, pensavo già, perché (o se) lui non risponde. Ma già mi privavo di un piccolo e normalissimo piacere: dare (e ricevere) un buongiorno, una buonanotte, chessò. E mica è normale tutto questo, eh. Come si può cominciare bene, in un rapporto sentimentale, così? Io non posso, davvero.
“e se uno chiedesse un randello in salumeria o un’arancia in farmacia credo che penserebbe: ho qualcosa che non va. Perché in amore no?”.
Uhahahahah! LUNA, mi fai morire.
Anche il resto che hai scritto mi trova molto d’accordo. Aggiungo che, almeno per come sono io, la FRETTA è nemica dei rapporti. E bisogna avere un po’ di pazienza, di ascolto, di voglia di semplice scoperta dell’altro (mi riferisco al tuo esempio: lei che, secondo me assurdamente, definisce lui gay, solo perché NON FA CIO’ CHE VUOLE LEI, e subito). Nel mio caso è stato lui a scoprirsi molto, e a essere molto CHIARO, e da subito: mi voleva eccome.
Ora è li, che non parla, dopo il mio allontanamento. E io pure non parlo, ma non parlo dicendogli però – implicitamente – una cosa: “Mi hai stancato, macchemmefregaame, se non parli. Non hai niente da dire? E non dire niente. Tanti saluti”.
NATY io invece credo che, senza troppo generalizzare, uomini e donne sono diversi per
taluni aspetti ed agiscono diversamente nella dinamiche dell’amore/attrazione. Che
c’entra tutti soffriamo, tutti amiamo, tutti commettiamo degli errori nella gestione dei
rapporti. Ma ad esempio nella prima fase quella del piacersi già vedi comportamenti
diversi, l’uomo è principalmente attratto dall’aspetto fisico, insomma quella è la base. Per
la donna no, un uomo carismatico, intelligente, simpatico va oltre l’aspetto fisico.
Inoltre quando parlavo di gentilezza mi riferivo esclusivamente alle attenzioni che si
rivolgono ad una persona che ti piace. E ti dirò di più queste attenzioni dovrebbero
rimanere… mi spiego meglio con un esempio. L’ex di una mia cara amica era un ragazzo
gentile e disponibile, ma questo suo modo di essere gli si è ritorto contro. A furia di fare
cortesie e piccoli piaceri agli altri si era iniziato a innervosire perché considerato troppo
accondiscendente e quando era la fidanzata a chiedergli un favore o un pò di pazienza
lui sbottava. Visto che l’essere sempre a disposizione era una cosa che ad un certo
punto gli è venuta a pesare, mi sono chiesta: se fosse stato un pò meno disponibile
verso gli altri e più nei confronti della compagna non sarebbe stato meglio?
LUNA si esatto l’esempio del film calza a pennello con quello che volevo dire. Non l’ho
visto neanche io ma mi ripropongo di farlo… “però di base mi sa che se vuoi una
persona vicino devi fare in modo di tenertela vicino.” Esatto causa, effetto!
DOPO5ANNI: bella notizia!!!
IL RISOLUTORE: la cosa del risveglio è geniale!
Dopo5anni:Sicuramente ci siamo incrociati 5 anni or sono ed è bellissimo leggere di te e della tua bella famiglia!!
E’ trascorso un po’ di tempo dal mio ultimo post ma questo “luogo”sebbene metaforico è un posto dove ritorno sempre; vi leggo e ogni volta tra i vostri scritti di vita vissuta ritrovo momenti di vita,riflessioni che appartengono anche al mio vissuto.
…Non ci sono stravolgimenti eclatanti nella mia vita ma quella serenità che 5 anni fa non pensavo di poter più conoscere e vivere.
Ho impiegato molto tempo e di questo ne sono consapevole ma era un viaggio obbligato per me, un viaggio con varie fermate, a volte un viaggio apparentemente “statico” ma un viaggio che oggi mi ha fatto scoprire una Giusy più forte, più consapevole di quella che sono e di quello che vorrei per me.
Un abbraccio affettuoso a Luna, Anna 2010,Valinda, Naty, Silvy, Angy e a coloro che qui scrivono raccontando vissuti ,sentimenti ,vita.
Un abbraccio a te Giusy! Penso che la serenità interiore sia una base importantissima per tutto, e che non sia facile raggiungerla. Non conosco la tua storia, io sono capitata qui molto più di recente, ma sono contenta di sapere che tu abbia raggiunto uno stato interiore così importante. Ti lascio qui una canzone che mi piace. Anche a te DOPO5ANNI, anzi, voi che vi amate. 🙂 E a tutti di qui.
http://www.youtube.com/watch?v=n5KUuuFzGSc
PS: LUNA, chissà LULU come sta…
SILVY: @era un ragazzo
gentile e disponibile, ma questo suo modo di essere gli si è ritorto contro. A furia di fare
cortesie e piccoli piaceri agli altri si era iniziato a innervosire perché considerato troppo
accondiscendente e quando era la fidanzata a chiedergli un favore o un pò di pazienza
lui sbottava. Visto che l’essere sempre a disposizione era una cosa che ad un certo
punto gli è venuta a pesare, mi sono chiesta: se fosse stato un pò meno disponibile
verso gli altri e più nei confronti della compagna non sarebbe stato meglio?
Ragionamento non fa una grinza… però alle volte, mi sa, quando una persona ha un (anche momentaneo) eccesso di disponibilità spesso le motivazioni sono un po’ più ampie e diverse delle sola gentilezza.intendo dire, ovvio il nervosismo, ma perché una persona finisce con il sentirsi “quello troppo accondiscendente” o permette che gli altri effettivamente lo considerino così?
qd per varie ragioni non si riesce a mettere un limite nella propria disponibilità, non si riesce a dire di no, ci si ritaglia un ruolo da “disponibile conclamato” (pur lamentandosi del fatto che tutti danno per scontato e cose del genere), quando non si riesce a modulare equilibrio tra spazi/tempi centrali e privati e eccessive richieste “esterne”… a volte (faccio ovviamente esempi a caso…) innanzitutto non si riesce per sè? lo spostare l’attenzione all’esterno è un modo per non affrontare per esempio magari delle tensioni nel privato? 1 scusa per scappare un po’ dall’intimità (generale, non fisica) del rapporto più “esclusivo”? il timore del rifiuto se si dice di no? il senso di colpa se si dice di no, senza riuscire ad individuare una scala di confidenza/centralità in chi chiede, la ricerca di conferma da parte dell’altro attraverso il mettersi a disposizione? ecc…
Partner (a torto o ragione) di fronte a una modalità come questa magari dice: fai tutto per gli altri ma per noi/me non fai un tubo!
Lecitissima rimostranza… ma se una persona in quel momento fa così e lo crede funzionale o si vive già invaso e non capace tenere confini è possibile che vada in difesa rispetto a una critica, magari anche costruttiva, che mette il dito nella piaga. E se è buonissimo farglielo notare può darsi che al momento reagisca male. Anche perché magari in quel momento sta cercando- anche inconsciamente – di tenere TUTTO sotto controllo, attraverso i molti sì, facendo troppo, ma sentendo frustrazione, e la richiesta viene percepita come: non fai abbastanza!
NATY: naturalmente io non conosco questa persona e gli “incastri” delle vostre modalità. Quindi prendi queste mie parole assolutamente come riflessione “generale” se pure spunto da comunicazione non liscia o del privarsi: il fatto che 2 persone si piacciano e provino interesse a vicenda, e che ci sia una magia iniziale, dovuta ad un riconoscersi, scegliersi, piacersi e trovare punti in comune, purtoppo e di per sè, non assicura che ci sia una completa compatibilità. Le persone si scoprono man mano, al di là dell’interesse, nel modo di vivere e interpretare la dimensione della comunicazione, dell’affettività ecc. Qdo qualcuno ci interessa, credo, siamo insieme attenti/esposti/curiosi dell’altro/interessati a dire cosa significano per noi certe cose/attenti a scoprire cosa significano per l’altro. Possiamo modulare verso un NOI i singoli modi di essere ecc, possiamo creare un sempre maggiore incontro, xò se a me piace un certo tipo di comunicazione affettiva e l’altro la intende in un altro modo e per me la gioia nasce anche dalla spontaneità e io invece mi sento “privato” di una parte di me o “costretto”, al di là di quali siano i perché, probabilmente comincio a ragionare molto/troppo invece che sentire una dimensione spontanea. Ciò non significa che ci sia un giusto e sbagliato. Posso chiedermi cosa riesco ad accettare, cosa riesco a modulare, cosa a dare o non chiedere, e l’altro può anche mostrarci “i nostri eccessi” se ci rendiamo conto che in effetti sono eccessi, anche per noi… ma se io per stare bene ho bisogno di un certo tipo di comunicazione e di scambio e l’altro ha bisogno di un tipo di comunicazione e di scambio completamente diverso? A volte all’inizio gli scontri/incontri servono proprio a conoscersi, a trovare un linguaggio comune, a volte mostrano una palese incompatibilità. Forse la risposta sta nell’ascoltare se sentiamo disagio e di che genere è?
Osservazione interessantissima la tua sulla tipa che dicevo e il “controllo”. In effetti lei è così ad ampio raggio. Ha un’amicizia simbiotica con una ragazza che si basa molto su queste modalità. Lei si lamenta, ma sono anche SUE.Capita che litighi con le altre persone con la stessa modalità “voglio da te ciò che voglio io adesso”,tra ricatto e vittimismo da frustrazione. In effetti, anche se il “settore” era amicizia, lo ha fatto anche con me. Era bella conoscenza,ma qd più vicina lei scene madri e films accusatori x un sms a cui ho risposto tardi semplicemente x lavoro. Mi sono spostata
Vedi? Quella tua amica FA SEMPRE così. Tendenzialmente. E’ una sua caratteristica. E poi, scusa, mi colpisce un’altra cosa (sempre parlando anche in generale, non solo di lei in particolare): non appena io non faccio, SUBITO, quello che tu vuoi (che io sia disponibile alla tale ora, esempio, o che ti risponda subito, o che risponda – tipo nell’approccio erotico, come per la tua amica – come vuoi tu, SUBITO, per dire), ma devo essere per forza giudicata/o? Gay, o stronzo/a, o che so io? Ma se non mi conosci, scusa. Le ragioni possono essere mille. Compreso che ho il ciclo o mi girano, o non mi piace il posto, o non ho dietro con me il preservativo stasera e non lo faccio mai senza, o pensavo che tu fossi più romantica, o non lo so mica se mi piaci così tanto, per ora. Insomma, aspetta un momento, mi verrebbe da dire. Sai con quanti ho chiuso sul nascere, LUNA, perché facevano più o meno come la tua amica. Ti senti un oggetto: o così o pomì. Subito. Ah bello, oh bella, mi verrebbe da dire, e mi viene: ciao a tante belle cose. Tornando a LUI: e manco io lo conosco, LUNA. 🙂
Però ti posso fare degli esempi, fatti, puri e semplici, per dirti la confusione che si è generata tra noi. Prima dice paroloni, SUBITO, cosa che mi insospettisce, ma sono ugualmente disponibile. Gli faccio capire, semplicemente, che io non sono il suo AMORE: non ancora, mi pare. Tutto lì. Ma ci vediamo lo stesso, io sono uguale a prima, ci sono, sono DISPONIBILE a conoscerti, a dimostrarti, e te lo dimostro, in effetti, che MI PIACI. Ora, ma se io ti vedo un pomeriggio, e siamo stati bene, e me lo dici, e poi la sera tardi ti mando un “gentile” messaggio, e tu mi rispondi freddissimo e io ti dico “ma come mai, scusa, passi da messaggi dolcissimi a freddissimi?”. Mi risponde, il giorno dopo, che era STANCO. Cioè, scrivere A o B, se sei stanco o riposato, cambia? Mah. Poi. Parti (e già vedo che SOLITAMENTE sei impegnatissimo), VIA 10 giorni. Stai TRE giorni in silenzio, dopo saluti carini ecc. Ti mando una sera un messaggio di buonanotte. Non risponde, LUNA, per 24 ore, cioè fino a quando io sono sbottata. Gli dico, semplicemente, che uno che dimostra di volere un certo rapporto con me, ma quando è DISTANTE NON SI FA SENTIRE VICINO, non fa per me. Lo evito un giorno, mi cerca, si fa sentire, e si ricomincia. Insomma: tutto così. E mi sono stancata. Ma chi l’ha cercato la prima volta? Chi ha pronunziato certe parole? Detto certe cose? Lui.
Poi. Ti trovo che sei a “interoquire” con altre. Cioè, ti guardi intorno? Fammi capire. La prima volta sbottai. Quando mi rivide buttava la cosa un po’ sullo scherzo, io mi scusai che in effetti ci conoscevamo da pochissimo. Però, insomma… Gli dissi: non devo essere gelosa? Ma devi avere fiducia, fa lui. Ah beh… Risultato: non sento gelosia. Faccia un po’ cosa vuole. Chiaro che mi sono raffreddata, però. Poi. Gli appuntamenti. In modo diverso, per esempio, dalla tua amica. Lui si faceva sempre i cavoli suoi (“impegni”), TUTTI i nostri appuntamenti sono consistiti in una sua chiamata all’ultimo momento, più o meno. E non gli ho detto mai di no. Forse una volta. Gli raccontai, per puro caso, quando ci conoscemmo, che detesto chi mi chiama all’ultimo momento, e pretende che io sia disponibile. Be’, mi sembra però, di avere dimostrato elasticità: non mi piace una cosa, ma per te va bene, so che sei impegnato. Ma ora BASTA, non puoi impostarlo così. Non può diventare una regola. Tra l’altro, non mi piace per niente. Sai, capitavo da queste parti… Sai, dovevo fare una cosa da queste parti… Poi era evidente che lui CERCAVA di capitare qui APPOSTA, essendo molto impegnato. Ma ti è così difficile AMMETTERE che vieni qui per me? Dirmi: ci vediamo domani alla tale ora? All’inizio lo ha fatto, un pochino, ma se guardo l’insieme la cosa era così. E non mi piace. Altra cosa. Quando io ti dico una cosa che mi fa male, m’infastidisce ecc. GRADIREI che se ne parlasse: e non che fai finta di nulla e continui a fare quel che cavolo ti pare. Ancora: ieri mi ha cercato. A modo suo. In maniera insufficiente. Ha fatto finta di nulla, di nuovo, sul fatto che mentre c’erano tensioni tra noi, lui andasse a cercare altre (per far cosa non so, ma io ho chiuso dopo quello). Mi fa ciao come nulla fosse. Io non ho risposto. Se tu fai finta che io non esista (ti ho appena detto delle cose e tu fai finta di niente) farò come te. Ti ignoro, semplicemente. Io non lo conosco, LUNA, lui. So solo che mi era piaciuto molto e che è stato una continua delusione, dopo. Aspettare ho aspettato (a differenza della tua amica), ascoltare le sue esigenze (implicite) pure. Ma lui ha ascoltato me? Dov’era, poi, quando stavo male? Mentre lui era in vacanza io corteggiatori, inviti, ne avevo. Io non li cercavo loro e non accettavo gli inviti. Però pensavo: ma perché mi cercano loro e LUI no? Forse mi cercava quando aveva da passare un po’ di tempo, quando lo decideva lui. Be’, ora ho deciso io.
NATY: a leggere così mi pare che sia uno stress continuo, anche di ambiguità. Però… però ti dico anche subito che potrei essere proiettiva… nel senso che se una persona mi dice AMORE dopo 10 secondi già mi indispone, ma se dice AMORE e poi però fa lo scemo con le altre ecc per me è kaput.
E non è questione di gelosia, ma prima già di coerenza. Non sto ad ascoltare cazzate. E anche di coltivare i rapporti per quello che sono. Ti possono piacere le donne? A me piacciono gli uomini. Ma interesse serio non è catalogo postalmarket. C’è qualcosa che differenzia o no?
1 volta ho conosciuto 1 parolaio che invitava me a bere il caffè e poi, per paranoie sue, faceva finta di essere concentrato su altro (e ti giuro che faceva finta), aveva aria “denim”, o uscendo diceva: “però, mica male la barista”.
Allora il mio problema non era che ero gelosa della barista, ma che mi domandavo: ma questo qui è scemo?
No, perché se 1 mio amico/a mi invita a bere un caffè si presume che ha voglia di berlo con me, e io con lui/lei. E magari ci possiamo dire: scusa, ho un casino di cose per la testa, oggi! però c’è il contatto, lo sguardo, magari un sorriso, e il senso di avere preso quel caffè insieme. Magari il logorio della vita moderna è tremendo per cui si riescono a ritagliare 10 minuti, ma quei 10 sono preziosi. e nessuno dei 2 si sogna di avere l’aria di: ti concedo un caffè o mi sono sentito costretto a chiamarti.
anche perché, se io non ho balle di bere un caffè con qualcuno, non ci vado. e mi aspetto la stessa spontaneità negli altri.
per cui nel momento in cui una persona mi dice: ci vediamo? o mi chiama o mi sms mi è naturale pensare che lo fa perché lo considera un piacere, non certo un dovere.
Mi è capitato di stare nella stessa stanza con amici/che e di fare cose diverse e anche di fare passeggiate in silenzio, ma per il piacere di stare comunque insieme (anche con il mio ex). ed era tempo speso insieme cmq di ottima qualità.
A paroloni seguiti da ambiguità certo preferisco sensazioni positive “tangibili”. E se entro in un posto non è che ho terrore che c’è Frizzi con televoto Miss Italia perché mi metto in competizione anche con manichino della rinascente. Anche perché, se un uomo che corteggia o sta insieme con interesse è intelligente, anche se gli scapperà un’occhiata a una non sarà così deficiente (e non è ipocrisia) secondo me da fare scene collo da film esorcista o spogliatoio maschile. se cerca ingelosirmi malissimo. Se ci riesce è peggio no meglio!
Ciò non significa che non si possa uscire dal bar insieme e dire: che bella donna la barista.
Ma forse non mi spiego bene, perché è chiaro che ci sono mille sfumature, anche… credo che sia pure una questione di sicurezze e di complicità e dialogo che stanno alla base.
ma insomma, io intendevo dire quello che ti fa sentire a disagio, sembra quasi che a volte che lo faccia apposta, o per paranoie che sono sue, e tu ti chiedi: ma a che pro?
ma che ci guadagni?
Ma, voglio dire, abbiamo passato da un bel po’ l’età puberale, e si presume che non sia così difficile dire e manifestare: mi interessa e quanto/non mi interessa. incomprensibile invece il tipo che è o sembra recitare la parte “denim”. E chi recita la parte denim mi indispone ancora di più di chi lo è. Tanto più se poi quando glielo fai notare casca dalle nuvole. Che pare sei tu che sei scema/gelosa/visionaria. Mentre senti stonatura. Non c’è? meglio, spiegami allora.
In realtà poi magari scopri che quel giorno sei arrivata con 5 minuti di ritardo, lui non si è sentito cagato e allora in maniera trasversale ti ha fatto capire non si sa che cosa facendo colì e colà…
peccato che tu sei arrivata 5 minuti in ritardo perché l’autobus era in ritardo e tutte ste pippe mentali ecc non te le sei fatte, lui invece ha tirato su una serie di comportamenti del piffero strategici. Allora ti domandi: ma ce fa o ce è? e allora ti viene da dire: forse devo fare uguale? Ma pensare di dover fare o non fare uguale già ti stressa. Perché non ti interessa giocare a risiko.
Perché se arrivi con 5 minuti di ritardo c’è un motivo, non una strategia. se sei stanca o per qualche motivo sei stata scorbutica te ne accorgi e spieghi, e se è il caso ti scusi. se non te ne sei accorta ti è fatto notare spieghi e se è il caso ti scusi. Perché, proprio perché c’è il logorio della vita moderna, ti piacerebbe invece che nel privato le cose fossero spontanee, coerenti. Che è chiaro che uno può essere impegnatissimo, anche tu puoi esserlo. Ma si può essere impegnati e tenere il filo, o essere impegnati e avere l’aria di chi deve mostrare quanto è impegnato per difendere uno spazio vitale che tu non hai nessuna intenzione di invadere, proprio per il rispetto che hai per il tuo spazio vitale.Non vuoi chiamare? fanne a meno. Non mi frega del “dovere”. Mi interessa che sia un piacere. Reciproco. Naturale.
Ovvio, dal mio ex storico ne ho sopportate. Dopo 10 anni. Se avesse fatto così dopo qualche mese? avrebbe ucciso il mio interesse.
è tardi e sono un po’assonnata, scusate se il mio post risulterà un
po’confuso. ma voglio scrivere proprio ora per immortalare al meglio i
miei pensieri in diretta diciamo… quello che mi sento di consigliare
a tutti è di non chiudervi in voi stessi, di uscire, fare, andare
avanti. non deve essere una cosa esagerata né forzata ci mancherebbe
altro..ma bisogna permettere alla vita di scorrere, di fare in qualche
modo il suo corso. e questo può verificarsi solo se resta dentro di
noi un minimo di apertura, spiraglio…alla vita che va avanti,
nonostante gli ex, nonostante noi, nonostante le nostre ferite. quello
che dico può sembrare banale me ne rendo conto ma è un consiglio
basato sulla mia esperienza.
e ve lo dice una che cmq col dolore, rimpianto, nostalgia, paura,
delusione, rabbia, amarezza ci mangia a pranzo e a cena. ancora oggi
dopo 8 mesi mi scendono le lacrime pensando al mio ex, a quanto
l’amavo, le cose che facevamo insieme, la sua voce, il suo viso, la
sua solarità, il modo speciale che aveva di parlarmi, tutte le belle
parole che mi diceva svanite nel nulla nel peggiore dei modi… e
vorrei che qualcuno rispondesse a tutte le mie domande, che annullasse
tutti i miei sensi di colpa, rimpianti..che con un colpo di spugna
lavasse via tutto, tutto il mio star male, tutti i ricordi che mi
rispuntano tipo flashback nei momenti più impensati solo ascoltando
una canzone, o andando in un posto e che mi riportano a LUI.
purtroppo la bacchetta magica non esiste, ma esiste un percorso da
fare tutt’altro che facile. sto cercando di accettarlo per quello che
è con i suoi alti e bassi, senza pretendere di accorciare i tempi di
“guarigione”. però sono contenta perché in questi mesi ho fatto nuove
conoscenze e rincontrato vecchi amici, parlato, riso, condiviso
momenti e serate divertenti. ho lavorato tanto con buoni risultati e
l’affetto e la stima di preziosi colleghi. ho avuto corteggiatori e
nuove simpatie che mi hanno lusingato, perché perdersi negli occhi di
qualcuno (che si perde nei tuoi) è la cosa più bella del mondo. e io
tutto questo (non nel senso di chissàcosa ma intendendo il mio
percorso) non credevo di poterlo fare. perché sentivo insicura,
colpevole, sbagliata, triste, sfigata, inadeguata…non dò la colpa
all’ex ma era così, forse anche perché mi ha sostituito subito con
un’altra:il colpo di grazia all’autostima. però la vita va e in
qualche modo mi è venuta a trovare, mi ha sorpreso, mi ha reso ancora
un po’felice..lo auguro anche a voi 🙂
Ciao tutt*. LUNA, a parte che tu mi fai morire: ti vengono fuori delle espressioni che riescono a farmi ridere. I randelli in farmacia, l’aria “denim” ehheheh. Grazie…
“Ovvio, dal mio ex storico ne ho sopportate. Dopo 10 anni. Se avesse fatto così dopo qualche mese? avrebbe ucciso il mio interesse.”
Eh. E lui lo ha fatto dopo GIORNI, nemmeno “qualche mese”. Si comincia male con me, cioè si finisce subito.
Questo è un punto importante per me: è per questo che non riesco più ad “avviare”, diciamo così, una relazione stabile. Per me, da un po’ di tempo, più che “la fine improvvisa di un amore”, si tratta di “la fine improvvisa di una storia appena iniziata”.
La gelosia. Vedi, io parlo con te e mi sento capita. Parlo con altre/i qui e sento uno scambio, umano. Ma è possibile, dico? Com’è possibile che io senta così tanta freddezza, dal vivo, con questi uomini che mi capitano di recente e che si dimostravano “tanto” interessati a me? Davvero, qualcosa non torna.
Per esempio, dicevo, la gelosia. Tu hai capito perfettamente quello che provavo. Non è gelosia precisamente (ma chi le conosce le altre? Chi conosce lui ancora?): è grandissimo FASTIDIO, per una – potenziale, da verificare – SLEALTA’. Io poi, nella mia vita, ho conosciuto l’amore, ripeto, la corrispondenza, in passato. Sarò abituata male. Non avevo avuto di questi problemi, fino al “separato con figli infedele” di cui ho accennato. Di lì un disastro. Io che ero, si può dire, una bella tonta, invece. A parte la considerazione, la pienezza che sentivo, in passato (non avevo ragione di fare controlli). Ero così tonta che mi è capitato che mi abbia cercato una compagna di un ex, per verificare, lei, quando è che ci eravamo lasciati… Venendo così a conoscenza, mio malgrado, che uno, stando ancora con me, si guardava già intorno, in un momento di crisi, mentre io ero in crisi e affrontavo la crisi. Per dire. Dopo l’ex separato con figli sfarfallone, la patologia sua ho dovuto purtroppo appurare che sia oltremodo diffusa. Ho dovuto “verificare” subito, i successivi corteggiatori che combinavano, mentre corteggiavano me, mentre volevano baciare me: ebbene, si guardavano intorno eccome. Quindi: a tutti un bel servito. Così stanno andando, purtroppo, le cose.
Certo, io ora faccio una cosa che mai avrei fatto in passato (in passato mi fidanzavo e fine, ma ora? tutto è cambiato): verificare se lui fa sul serio, da subito.
Mica posso scoprire dopo mesi, già coinvolta, già “fidanzata”, che tu sfarfalli a destra e a manca, che continuavi a farlo, beato, candido candido, fin dall’inizio. La fiducia, mi disse quella sera. Giusto. D’accordo. Peccato che ognuno si porta dietro i suoi problemi, guarda un po’. Tu hai figli, sei superimpegnato, sei lunatico, sei “un carattere difficile” (si definì così, quando un giorno, dopo suoi sbalzi e poi, dopo mio allontanamento, cercò di recuperare; gli dissi, un po’ sconfortata, ma di nuovo pronta al confronto, che io davvero non lo capivo, non sapevo come prenderlo, che come io mi avvicinavo a lui – cioè mostravo interesse, coinvolgimento – lui si allontanava, senza ragione, gli dissi proprio così, pacatamente, “senza ragione” e lui mi rispose in quel modo per me senza senso, di nuovo: ma che significa “ho un carattere difficile”? Per me non significa assolutamente nulla, e non perlomeno in quel momento, in quel chiarimento; al limite dimmi: guarda cara, sono fatto così, preparati perché io sai, non ho il ciclo mestruale, però un giorno sì uno no, un’ora sì una no, sono un po’ così, un momento “amore mio”, un momento a malapena “ti saluto”) e io, guarda un po’, ho preso una mazzata micidiale da uno che stava con me e dopo mesi ho scoperto che, candidamente, “interloquiva” con altre. Ergo: come io ho pazienza con te e le tue esigenze, pazienta un momentino anche tu, eh? Vedi di non fare troppo il “candido”, pretendendo fiducia così. Anzi, guarda, rassicurami un pochino anche tu, invece di agitarmi. Vedi di non fare sciocchezze. Creare problemi dove non dovrebbero, almeno, esserci. Ma se vuoi continuare fai pure eh? Dopo una, due, fai pure eh? Che io non mi ripeterò. Le cose che mi davano fastidio le ho dette e fatte capire, quando accadevano. Dopo non mi ripeto più. Fai come credi e ciao.
VALINDA ciao… Io mi sono chiusa al mondo esterno, per tante ragioni che non sto a raccontarti. Però non sono (credo) una natura chiusa. Se un’amica, o il mio compagno, viene qui e mi chiede (veramente) come sto, io rispondo quello che è. Non è che vado al bar, facendo la brillante, se non mi va, se non mi sento così. E uno che è giù, ma va al bar a fare il brillante e “vede gente”, per me mica è “aperto”. Magari è chiuso. Ecco, a me capita un po’ così: che sto chiusa perché mi tediano e deprimono false “aperture al mondo”. Non le ho mai volute e mai le vorrò. Però penso di avere inteso che cosa volevi dire… E ti ringrazio dell’augurio, che ricambio.
@luna riesco a forzarmi non lo cerco e lui non mi chiama del resto gli ho detto io di lasciarmi perdere…mi chiedo pero’ visto che non faccio che pensare a lui..perche’ si e'<dato tanto da fare per conquistarmi, farmi innamorare quando lui e' innamorato della sua ex e comunqu non certo di me?? perche' ? E da quanto conosco di lui o da quello che leggo su facebook lui e' uno che fa innamorare le ragazze, ha amicizie telefoniche, ragazze a cui da' attenzione, interesse, ma perche' …tutto questo solo per una misera ora di sesso?. Ore a parlare..io che non lo volevo, buttavo giu' il telefono e lui…via..di nuovo…telefonate su telefonate…perche' cercar di far innamorare una donna se tu per primo non ami?
FANIA: è chiaro che la tua domanda che ti fai riguarda te… nel senso, che tu ti chiedi a livello tuo personale perché lui lo abbia fatto con te, se così è stato…
Faccio questa ovvia premessa perché altrimenti la risposta sarebbe:
i suoi perché forse potrebbe spiegarglieli il suo psicologo o psicanalista in genere se lui volesse capire perché si comporta così.
Sono insomma meno c.... tuoi (scusa il francesismo) del fatto, che ti riguarda più da vicino, e su cui puoi effettivamente intervenire, che toglierti da questa sua modalità, seriale che sia o no, riguarda il tuo benessere e la tua salute…
ciò resta come cosa centrale. Ma è ovvio che ti domandi, per le emozioni che tu senti, quello che ti domandi, immagino, ovvero: gli è mai importato realmente di me o no? se non è così perché ha tentato di avermi o tenermi, comunque attraverso le sue (per me lesive) modalità?
che ci guadagna? a che pro? Perché – in sintesi – fare del male o agire con superficialità? ecc…
Cara Fania, lo so che per te fa un’enorme differenza in questo momento domandarti se lui è ancora innamorato della ex ecc… però il punto è che comunque e in ogni caso la sua modalità, qualunque sia l’orgine della sua modalità, qualunque sia il grado che può avere lui di consapevolezza, volontà di dolo, semplice superficialità, ti lede, evidentemente.
Che comunque la questione è che tu vuoi un tipo di rapporto con lui, e che lui ne vuole uno completamente diverso con te.
Che tu, mi pare di capire, al di là di quanto il sesso con costui possa essere anche bellerrimo, non ti senti rispettata da lui nella globalità della vostra relazione, perché mancano, alla vostra relazione, dei punti che per te sono centrali. Altrimenti non staremmo qui a parlarne.
che per quanto la sua lontananza ti faccia stare male, e tu debba fare uno sforzo per non sentirlo ecc, nel momento in cui lo senti e vedi però comunque stai male perché le regole di questo rapporto sono per te insoddisfacenti, vanno contro i tuoi bisogni e desideri che vanno al di là del fatto di averlo e basta, pure part time (per quanto tu spesso ti sia anche detta: meglio part time che niente, meglio in multiproprietà che niente… ma alla fine hai sempre sofferto troppo del part-time, dell’atteggiamento, della multiproprietà, dell’ambiguità o ancora di più di quella, però, tirannica chiarezza: si fa come dico io, che alla fine è il messaggio che, con il miele o con il cianuro che sia, lui ti dà
Ora faccio degli esempi scemi, ma proviamo, fermo restando che alle volte è più utile l’immediatezza di pensare, terra terra: costui, in ogni caso, mi fa stare male o pure “volens o nolens che sia costui finisce con il risultare uno stronzo” che stare lì a fare un gioco dei perché ai quali possiamo anche non riuscire a dare una risposta perché magari ce la farebbe il suo strizzacervelli se ne avesse uno (fermo restando però che se una persona pensa di stare in equilibrio così com’è, anche se squilibria te, dallo strizza non ci va e semmai rischia di farci finire te… cosa che a volte – tu generico – non è neppure un male… non nel senso che è bello che uno/una ci finisca mentre pensa di vedere la madonna di mejugorie a causa di una storia sentimentale allucinante, ma perché magari alla fine, credendo di andarci per difendersi/guarire da Tizio o Caio scopre invece delle graziose vie per venirsi incontro, in futuro, al di là di tizio e caio).
tornando a bolla (scusa, che sono pure le 3 e sono un po’ cotta di sonno):
mettiamo che ginetto (ipotetico personaggio) sia ancora innamorato della ex e combatta la sua frustrazione saltando di fiore in fiore perché così si sente anche macho man… perché il sesso o la conquista lo anestetizzano…. perché è un insicuro che ha bisogno di tenere alta la sua conferma di esistere attraverso il narcisismo… perché di fatto non è pronto ad amare e quindi vive una dimensione superficiale… perché ha molto più bisogno di ricevere disponibilità, affetto, considerazione che di darne…
magari non vuole neanche male ai fiori, magari lui pensa anche di volere loro del bene, e che, dopotutto i fiori sono pure adulti e vaccinati e quindi se lui è molto chiaro non gli si può rimproverare di non avere messo le carte in tavola… è possibile che sia così preso dalle sue motivazioni da non rendersi conto che il mondo non è una serra e che i fiori non sono stati messi là per compiacere il suo ego o riparare alle sue frustrazioni o pare di abbandono, che risalgano pure a quando sua madre ha lasciato suo padre nel 1984…
mettiamo che ginetto semplicemente sia uno che, pure con tutta la più buona volontà ipotetica, non sa vivere una relazione una, essere costruttivo, ma che sappia solo vivere così, ora o sempre…
mettiamo pure che lui sia semplicemente quello che dimostra, senza sconti
ma in ogni caso se lui, mettiamo, non ama o ama di merda il problema è di chi non è amato? sì, finché non si sposta.
Ciao Giusy cara, l’aver raggiunto una condizione di serenità è un traguardo importante. così
come l’esserti riscoperta più forte e consapevole. Il tuo viaggio è lo stesso viaggio che molti
di noi stanno conducendo, ognuno con i propri tempi e modalità.
Lilly è su una nuvola rosa, Lulu non so… spero sia felice anche lei.
Un abbraccio.