La fine improvvisa di un amore
di
Loredana
Riferimento alla lettera:
Caro Direttore, scrivo questa lettera in quello che credo essere il momento più brutto della mia vita. Ho 29 anni e dieci giorni fa il ragazzo con cui ho diviso gli ultimi sette anni della mia vita, così improvvisamente, dopo cena, si è slacciato le scarpe, si è seduto sul...
Leggi tutto il testo a pagina 1
Data di pubblicazione: 22 Marzo 2006.
L'autore ha condiviso 4 testi sul nostro sito. Per esplorarli, visita la sua pagina autore Loredana.Lettere che potrebbero interessarti
Categorie: - Amore e relazioni di coppia
14.073 commenti
Pagine: « Prec. 1 … 149 150 151 152 153 … 282 Succ. »
Pagine: « Prec. 1 … 149 150 151 152 153 … 282 Succ. »
Lascia un commento
Max 2 commenti per lettera alla volta. Max 3 links per commento.
Se non vedi i tuoi ultimi commenti leggi qui.
▸ Mostra regolamento
I commenti vengono pubblicati dopo approvazione, più volte nel corso della giornata.
Leggi l'informativa sulla privacy. Usa toni moderati e non inserire testi offensivi, futili, di propaganda (religiosa, politica ...) o eccessivamente ripetitivi nel contenuto. Non riportare articoli presi da altri siti e testi di canzoni o poesie. Usa un solo nome e non andare "Fuori Tema", per temi non specifici utilizza la Chat.
Puoi inserire fino a 2 commenti "in attesa di pubblicazione" per lettera.
La modifica di un commento è possibile solo prima della pubblicazione e solo dallo stesso browser (da qualsiasi browser e dispositivo se hai fatto il Login).
Leggi l'informativa sulla privacy. Usa toni moderati e non inserire testi offensivi, futili, di propaganda (religiosa, politica ...) o eccessivamente ripetitivi nel contenuto. Non riportare articoli presi da altri siti e testi di canzoni o poesie. Usa un solo nome e non andare "Fuori Tema", per temi non specifici utilizza la Chat.
Puoi inserire fino a 2 commenti "in attesa di pubblicazione" per lettera.
La modifica di un commento è possibile solo prima della pubblicazione e solo dallo stesso browser (da qualsiasi browser e dispositivo se hai fatto il Login).

ieri sera lo ho incontrato per caso dopo due settimane (è un mese e mezzo che è andato via) e ci siamo ritrovati in mezzo ai vecchi amici, io da una parte, lui dall’altra. neanche un ciao o una parola, io non ce la faccio a guardarlo perchè non voglio che legga la mia disperazione negli occhi e lui mi sta lontano….gli amici tutti mano nella mano, la moglie del suo migliore amico incinta e altri due che vanno a convivere…lo so che devo andare avanti e, in apparenza, lo sto facendo. Però mi ha fatto tanto male e oggi non faccio che piangere…
LORENZO: ciao 🙂
no, non siamo tutte donne. E comunque sia non è che per forza chi lascia debba essere “il carnefice” e chi viene lasciato “la vittima”. Non sempre ci sono vittime e carnefici, esistono anche persone che si incontrano, si amano e poi prendono atto (uno solo, o entrambi) che l’amore è finito o una relazione, per una serie di ragioni, si è esaurita o comunque non può continuare. E ne prendono atto con civilità. E’ certo che chi ama ancora e viene lasciato soffre sempre, ma non è neppure vero che chi lascia non soffre mai.
Non è che per forza una storia finita abbia per protagonista una brutta persona. Intendo dire che se tutto fosse filato liscio, al di là dei sentimenti, anche a volte con la presenza dei sentimenti, ci sarebbe ancora, la storia, ma a volte subito, a volte quando sono passate rabbia, frustrazione, delusione ci si può anche riappropriare di tutto il buono di una storia… certo è che quando inizia una relazione si sa da dove si inizia (o si crede di iniziare) ma non si sa mai dove si va a finire, anche in senso positivo, intendo. Anche perché le relazione umane, tutte, sono dinamiche. A parte tutto questo, anche banale, mio blablablà, tornando alla specifica storia che racconti, la tua, ti ringrazio per aver portato la tua testimonianza, il tuo punto di vista sulla tua storia, come tu hai sentito di viverla e perché, ascoltandoti, hai deciso di dire NO, BASTA prima che la storia dicesse NO e BASTA… a te.
Guarderò certamente la cosa che segnali, grazie.
Da uomo (sarà un luogo comune quello per cui gli uomini hanno una maggiore capacità di sintesi? :P) sei riuscito a descrivere in poche righe dei meccanismi di manipolazione (o tentata tale) e “giramento di frittata” notevoli, e anche reiterati in storie che hanno una certa dinamica. Che la tua donna ne sia stata consapevole o no, da quel che racconti, la tua ex diciamo ci ha… provato a far andare la relazione a modo suo, e tu hai detto no, perché quel modo ledeva te.
A sua volta si sarà sentita lesa quando non ci stavi a stare nel suo schema? E’ probabile. e quindi cercava di riportarti al suo schema.
Il problema di certe dinamiche, oltre alla manipolazione, mi pare sia quello della scarsa – o inesistente – flessibilità. Non so se mi spiego, ma è come se davvero ci fosse uno schema fisso (ora magari esco totalmente dalla tua esperienza, eh, riflessione generale), per cui la relazione di fatto smette di essere dinamica, anche se va avanti.
E’ chiaro che tutti noi siamo fatti in un certo modo, che per ciascuno rappresenta la propria personalità, la nostra visione della vita, che siamo più o meno disposti a confrontarci alla pari con la persona che abbiamo davanti, ad ascoltare, metterci in discussione anche per trovare una via comune, a riflettere sulle cose che ci accadono, che accadono all’interno della relazione…
intendo dire che esistono anche incompatibilità e tratti caratteriali per cui si può faticare anche a essere/fare ciò che ci proponiamo di essere/fare anche con tutta la più buona volontà, se siamo fatti diversamente dal modello che ci viene richiesto… insomma, le persone possono cambiare e cambiano secondo me, in alcune cose, nel corso della vita, attraverso l’esperienza, possono imparare dagli errori, sciogliere nodi interni… ma quando parlo di fissità di schema mi viene in mente, pensando alla mia esperienza, e a ciò che leggo qui, perché spesso i racconti sono di storie in cui, anche se ovviamente per fare una relazione, anche insana, bisogna essere in due (ma nella manipolazione il discorso “duale” è giusto un po’ più complesso!!!)chi scrive sembra raccontare di essere stato chi cercava una dinamicità – mentre il tempo passava – in una relazione che uno dei due sembrava tenere ferma, sterile, anche reiterando per esempio il prendi/lascia/riprendi/rilascia, o in cui fiumi di parole sembravano non sembravano mai servire a niente, tipo sì sì, ma poi da cassone a baule. Qualcosa tipo: tanto casino, tanta elettricità, tanto rumore, ma quasi una corsa solo sul posto, non un movimento verso il futuro. Io sono rimasta sbalordita dalla fissità degli schemi, da dinamiche di persone che sembrano non vedere (o usare a proprio vantaggio il negare o manipolare) cose elementari come il rapporto tra causa e conseguenza. E che, come dicevi tu, hanno sempre ragione. Riuscendo a incarnare sempre con la stessa prepotenza di controllo sull’altro ora il ruolo di “molestatore attivo” ora quello di “vittima”, attraverso il ricatto morale, con lo stesso schema egocentrato di pretesa e la stessa mancanza di empatia. Tipo: anche quando ti voglio, e ti blandisco per averti, ti voglio per me, peer sedare la mia ansia. Ma dimentico anche in quel momento che tu esisti e provi dei sentimenti, delle emozioni. L’ho già detto: tutti noi passiamo attraverso vari registri, tutti noi abbiamo dentro anche dei germogli da paraculi, ma c’è chi dentro sè ha un paraculismo come strategia di sopravvivenza.
Grazie, Luna, del tuo commento. Hai fatto bene a sottolineare le differenze tra i nostri due casi. Dall’altra parte, nel mio, c’era una persona secondo cui amare voleva dire possedere e dominare, nel tuo, da quanto ho capito, un ragazzo normale, buono, equilibrato, che a un certo punto ha preso un’altra strada. Eppure alla fine il risultato è lo stesso: soffriamo, io e te, e abbiamo molto rimpianto, ci chiediamo cosa abbiamo sbagliato, quale maledetto difetto, quale schifoso decreto del destino ci abbiano impedito di essere felici. Ora, io credo che di fronte a queste emozioni non si debba perdere la serenità di giudizio; e un giudizio equilibrato ci dovrebbe dire alcune cose: anzitutto che “quella” persona, visto l’esito finale, non era adatta a noi; ciononostante qualche parentesi di felicità l’abbiamo pur vissuta… e abbiamo avuto più fortuna di tanti che un amore non lo trovano proprio mai, e restano infelici tutta la vita. Abbiamo mancato il bersaglio… ma non di molto. Abbiamo più esperienza, ora. Sapremo valutare meglio, la prossima volta. Andrà meglio, col tempo: l’importante è ripartire.
Grazie per il complimento, ma ho imparato a essere sintetico sulla mia pelle!
Qualche altra gemma: la mia adorata una volta mi aveva detto “da uno a dieci tu per me vali due!”, frase che mi ha ferito e tormentato per mesi, finché non gliene ho parlato, e lei ha risposto: “Cosa? Non ti ho mai detto niente del genere, non potrei perché non lo penso!” Un’altra volta le ho fatto notare che la sua freddezza mi mortificava, e lei: “Tu spesso sei stato ancora più freddo con tua madre” (una povera vecchia paralizzata che io ho assistito per anni, con pazienza e amore, sacrificando anche il lavoro, e che nel momento di cui parlo era già morta.) Ancora, la fanciulla a gennaio era stata in ospedale per una operazione, e aveva sempre trovato scuse per impedirmi di visitarla. “Perché?” le ho chiesto quando l’hanno dimessa. “Ti sei fatta trovare da cani e porci, ma non da me.” “Perché se ti avessi permesso di vedermi, tu poi te ne saresti fatto un merito, e lo avresti usato come mezzo di ricatto, o per vantartene!”
Ti rendi conto?
E potrei continuare per ore. Queste sono solo le prime cose che mi vengono in mente.
Alla fine aveva tirato fuori perfino che ce l’avevo piccolo, nonostante un anno prima dicesse l’opposto, e soprattutto nonostante dalla prima all’ultima volta in cui siamo stati a letto, avesse sempre goduto come una vacca.
Puah.
Meglio che mi fermi qui. Ciao!…
Scusa se ti secco ancora con quella donna, ma questo episodio lo devo proprio scrivere, perché se ne può trarre non solo una caratterizzazione ma anche una morale.
Un mattino, dopo aver passato qualche ora da lei, siamo usciti, e mi ha accompagnato alla fermata del tram che devo prendere per tornare a casa. Lì di fronte c’è una chiesa, che lei, devota come quasi tutti i latinos, frequenta spesso. Ecco che decide di entrare un attimo per una devozione, e mi chiede di accompagnarla. Sotto il porticato, in un angolo, a un paio di metri dall’entrata, vediamo un uomo. Un negro rincantucciato in terra (era inverno e faceva molto freddo) Aveva poveri vestiti leggeri, era impolverato, trasandato, un clandestino, un disoccupato o un barbone. Era intento a rosicchiare un pezzetto di pollo arrosto, una cosa da un paio di euro. A me fa pena, gli vorrei dire entra almeno, dentro la chiesa non fa così freddo.
Lei invece che fa?
Lo squadra dura, si avvicina e lo investe: “Cosa fai qui? Non lo sai che qui non si può stare? Questo è un luogo sacro. Vattene via subito o chiamo qualcuno!”
Il poveretto ha biascicato delle scuse in cattivo italiano e ha sceso la scalinata barcollando. Ci sono rimasto troppo male. Non ho potuto seguirlo con lo sguardo perché lei è entrata, e ho dovuto andarle dietro come un cagnolino.
Mi sono seduto su una panchina, mentre lei si incamminava verso l’altare per le sue giaculatorie.
Ho pensato a tante cose. A cosa poteva farsene Dio delle sue preghiere, per esempio. Delle preghiere di chi pretende tutto, per sé, ma che se gli altri non hanno nulla, li sa solo calpestare. Le preghiere di chi si riempe la bocca di concetti teologici ma nel cuore non ha un briciolo di carità. La devozione di gente che dopo secoli è rimasta uguale ai conquistadores, che massacravano gli indios innocenti con la Bibbia nella sinistra e la spada nella destra, o ai devotissimi Inquisitori che facevano torturare e bruciare la gente.
Una persona la devi giudicare non da quello che le esce dalla bocca ma da quello che fa. Vale per tutti, anche per le persone buone. Dobbiamo imparare a capire se ne vale la pena non dalla bellezza ma dalla loro storia passata, le decisioni, i gesti. L’apparenza inganna.
Venendo a noi: se tu invece che col cuore, avessi giudicato con la fredda logica, saresti rimasta con lui, o lo avresti lasciato tu per prima? Avresti capito che era stato un errore, fin dal principio?
Io l’avevo capito. E ho sbagliato a non trarne le conseguenze.
Ciao ANGI stai tranquilla la tua è una reazione normale e umana! dici
bene andare in avanti in apparenza, anche per me è lo stesso. esco con
gli amici, mi riempo di buoni propositi cerco di non parlare più di
lui ma dentro sento sempre un grande vuoto. adesso sto cercando di
pensare a ciò che non andava tra noi, alle sue mancanze per rendermi
conto che la storia non poteva funzionare in questo modo. che lui
invece di far crescere il nostro rapporto ha preferito chiuderlo e
concentrarsi solo su se stesso. che non mi ama punto e basta. provaci
anche tu, un po’aiuta…. non si smette di soffrire tutto di un botto
certo, ma con l’andare dei giorni si capiscono sempre più cose, la
nebbia si dirada.
un bacio a tutte!
Sun…..come ti capisco….anche io spesso da sola nel week end….amiche tutte fidanzate/sposate e il mio compagno (anzi, ex) che si è preso una “pausa di riflessione” dopo 5 anni di convivenza….ho lasciato la nostra casa x tornare dai miei…dovevamo sposarci l’anno prossimo. Sono distrutta. Vorrei lasciarlo solo x riflettere, ma sto troppo male. Il mio compagno sta attraversando un momento di depressione e non vuole essere aiutato….ha deciso di isolarsi da tutti, vuole stare da solo x sempre, dice….non credo in queste “pause” del cavolo….lo conosco troppo bene, so che è finita. E’ dura ricominciare a vivere, a provare interesse quando la persona che ami di piu’ al mondo ti lascia. Mi sento morire quando esco con gli amici che frequentavamo insieme….quando penso a noi abbracciati nel letto, quando penso alla nostra casa che avevamo arredato x un futuro insieme…..mi sento morire. E’ come se mi avessero strappato il cuore, l’anima….perche’ lui è la mia anima e io lo amo piu’ di me stessa. Non potro’ mai dimenticarlo, non potro’ mai provare per nessuno quello che provo per lui. Mi sento senza forze. Non mi va di uscire, di truccarmi, di lavorare, di mangiare. L’unico momento in cui mi sento meglio è quando dormo (quando ci riesco) ma poi mi sveglio, e piango, perche’ la realta’ che mi trovo davanti è un’altro, durissimo giorno senza di lui.
per Valinda: ci sto provando, ancora non riesco ad essere lucida ma ci sto provando…ora sto pensando che dovevo essere più dolce, meno gelosa, dovevo rassicurarlo di più, che gli ho detto tante cose per rabbia che non pensavo ma invece dovevo cercare di parlare serenamente dei problemi!
per Mari…provo le STESSE IDENTICHE COSE, i primi giorni in cui mi ha lasciata dentro la nostra casa, arredata da noi, pronta per la nostra famiglia, che prima era piena dei bei momenti vissuti insieme, della confusione, anche delle litigate, dei baci, di TUTTE LE NOSTRE SPERANZE E I NOSTRI PROGETTI, ed ora così vuota, ora il niente, chiudevo gli occhi e pensavo che contando fino a tre poi li avrei riaperti e avrei trovato lui vicino nel letto o qui nello studio a lavorare al pc mentre io preparavo la nostra cenetta; ora provo a chiudere gli occhi e contare fino a tre e penso, riaprendo gli occhi, che in realtà la nostra storia non sia mai esistita, che è stato tutto un sogno…certo per lui è più facile, ora è in una casa nuova e se si guarda intorno non vede solo cose che gli ricordano noi..io ancora non riesco a sedere sul divano, a cucinare il caffè, a riempire la sua parte di armadio..
LORENZO: no, non sottolineavo le differenze tra la tua storia e la mia, facevo una riflessione, generale, sulle relazioni, sui ruoli..
Di certo non mi secchi a raccontare della tua ex. L’importante, Lorenzo, è che non ti tormenti tu a ripetere dentro la tua testa gli episodi. A me, a noi, puoi parlare liberamente.
A volte raccontare è liberatorio.
A volte serve a fare il punto con se stessi, oltre che a scambiare le esperienze.
A volte fa bene, a volte fa male, perché tiene ancorati ad emozioni negative, di cui potremmo cominciare a liberarci.
Anche questa riflessione è generale. A che punto stai tu, nella tua rielaborazione dell’esperienza, lo sai tu, ovviamente.
Con quale distacco racconti di te quando eri lì, a sentire cose che oggi sai di avere avuto il pieno diritto di sentire, anche se da fuori qualcuno ne negava l’esistenza, la violenza, l’entità.
Oggi sapresti concederti di parlare con quell’uomo fuori dalla chiesa.
Oggi ci andresti con qualcun altro, probabilmente, in chiesa.
Il problema al di là di quale fosse la sua forma di devozione (problema tra lei e lei, e lei e Dio) era che già allora sentivi disagio, per il suo modo di rapportarsi con gli altri, la vita e te.
Quella è “pancia”, e forse è anche cuore. Il cuore per noi.
Ma a volte, nell’ansia di farci piacere comunque qualcuno che per altri versi ci piace, tappiamo il cuore per noi.
Quale sia stato il tuo rapporto con tua madre lei non poteva saperlo meglio di te. E c’è una differenza tra dare la propria opinione ed entrare con una spranga nell’intimità di qualcuno.
La nostra intimità, nel senso di mondo interiore, è qualcosa che offriamo, condividiamo con gli altri, se così ci pare, se così sentiamo giusto, e fino a che punto ci pare giusto, potendo anche rinegoziare gli spazi, nel momento in cui qualcuno si fa troppo pressante, e tocca punti troppo sensibili. Lo facciamo di continuo con gli estranei, anche con gli amici e i parenti, se invadono troppo li fermiamo. Possiamo esserne più o meno capaci, ma comunque sia in generale ce ne diamo il diritto. Preferibilmente in modo diretto, fermo ma assertivo. Quando qualcuno invece entra con violenza, e ci destabilizza troppo dovremmo ascoltare il campanello d’allarme.
Le parole che feriscono a volte sono universalmente, persino banalmente dure. A volte no, lo sono per noi perché si collegano in qualche modo al nostro vissuto. Tuttavia se sono dette per colpire, e si capisce che è così, non è questione di caso.
Le parole assumono un
una particolare valenza emotiva a seconda da chi vengono pronunciate, in quale contesto, anche emotivo, con quanta violenza, e a seconda di quanto in quel momento noi siamo o ci sentiamo scoperti. Nel senso di senza difesa, no di sgamati. A volte, certo, toccano anche dei nostri punti sensibili. Spesso chi usa la molestia psicologica lo sa, perché magari glielo abbiamo detto noi quali sono. A volte sparano a raffica, e prima o poi azzeccano. Se ci dicessero che gli asini volano non crederemmo loro, ma toccare il rapporto con i genitori è un grande classico, perché il rapporto con i genitori è uno dei territori più sensibili. Nel tuo caso, poi, c’era di mezzo una questione ancora più emotivamente delicata. Anche buttarla sul senso di inadeguatezza, lo è. Sulla morale. Sull’egoismo. E varie.
Ma tu tutte queste cose le sai, e quindi, comunque, anche se lei ci ha provato, e per tot le sarà pure riuscito, alla fine hai detto no. Dalle esperienze si impara. Non è una buona cosa?
Venendo al tuo quesito: l’istinto ci dice che in una situazione stiamo male. Pure se siamo tenaci, di cuore, l’istinto produce sintomi: insonnia, inapettenza o eccessivo appetito, eccessiva concentrazione su un punto e deriva di altri aspetti della vita. Scarso senso di centratura in se stessi e disequilibri. Ansia. Senso di inadeguatezza. Confusione mentale. E altri.
E l’istinto di conservazione chiama lo spostamento. Spostati, e quindi ragiona, che dentro ad una sparatoria di dinamiche ed incastri ragionare, spesso, non si può.
I perché appartengono al cervello. Ma nel momento in cui siamo sotto forte stress emotivo il cervello può non essere in grado di decodificare bene. La fredda logica di cui parli tu quindi può non venire in aiuto. O può non essere sufficiente. Non nel momento in cui il pericolo non viene accettato come tale, perché andiamo in difesa interna della persona che abbiamo davanti o della relazione che comunque vorremmo continuare.
Bisognerebbe allora saper ascoltare il cuore, che dice: provo comunque un trasporto per questa persona, mi piacerebbe stare bene con lei.
Ma al contempo dare almeno lo stesso valore anche a istinto e testa: così sto male, devo spostarmi. Le ragioni per cui sto male sono reali per me. A quel punto è possibile anche rendersi conto se quello che chiamiamo amore è amore. Se amiamo da soli. Se la relazione ha reali margini, sani, o siamo solo ostinati.
Se siamo solo ostinati non stiamo usando il cuore del tutto. Perché il cuore ama anche noi
@ LORENZO
grazie, sai a volte il punto di vista amschile, almeno a me, manca.
Mi hai illuminata sul mondo maschio.
Grazie anche per la dritta dei books.
Auguri di cuore.
Dette così, come hai raccontato le cose, hai le tue ragioni, ma chi di noi non le ha?
Ciascuno ha le proprie ragioni, ciascuno i propri motivi………., ma li hai spiegati alla tua ex compagna?
o sei scappato senza darne?
La maturità, il senno, la decenza vuole che si faccia questo. Lo hai fatto?
Ciao.
A volte anche se le spiegazioni vengono date non le accettiamo lo stesso…a me le ha date: non mi amava, non mi stimava e non c’era più rapporto..allora che cavolo c’è stato a fare 10 anni con me, allora che cavolo è tornato a fare dopo una separazione ed è voluto venire a vivere con me per 3 anni dopo che si eravamo lasciati? che cavolo mi ha detto a frae di comprare una casa più grande solo 7 mesi fà? dice che ci ha provato, ma chi glielo ha chiesto? voleva torturarmi? lo sapeva che volevo famiglia e figli, a che perverso gioco ha giocato?
@Angi,
qanto ti capisco! Non spiegano questo è il problema e ci lasciano con infiniti quesiti, e noi ci arrovelliamo cercando di capire un perchè che non esiste!
Angie quando la storia funziona non hanno bisogno di altro, non chiedono di fare nulla e stanno bene con te:
Poi quando devono spiegare i motivi se le inventano di tutte le forme e di tutti i colori. Credimi, amica mia, è tutto un bluff. Rinfacciano, attribuiscono colpe solo per lavarsi la coscienza.
Non hanno le p” e.
Su ragazzi non crediamo a queste spigazioni colpevolizzanti, è solo l’ennesimo tentattivo di SCHIACCIARE!!!!!!!!!!!!!!!SCHIACCIARCI, MA NON DOBBIAMO CEDERE. Se riusciamo a capire il loro gioco, non dobbiamo dargli nessuna soddisfazione.
Attraverso noi vogliono sentirsi più forti, invincibili.Per sentirsi ancora importanti per qualcuno.
naturalmente ogni vissuto è diverso, io parlo per me!
Un abbrax a tutti:-)
“Che perverso gioco ha giocato?” Già che perverso gioco giocano quando se ne vanno dando spiegazioni che però non bastano mai… che perverso gioco giocano quando ritornano, ci riprovano senza esserne convinti e poco dopo mollano di nuovo… che perverso gioco giocano quando ti lasciano e solo pochi giorni prima ti chiedevano una casa più grande, una vacanza o altro… che perverso gioco giocano quando capisci che c’è qualcosa che non va glielo chiedi e loro ti dicono che non c’è niente…
Come già scrissi non li perdono e non li giustifico per ciò che fanno. Perché è evidente che le loro non sono decisioni improvvise ma premeditate, ma che per vigliaccheria o comodo non hanno il coraggio di esternare subito. Perché ad un certo punto è evidente che per loro non esiste più un “noi” ma solo un “io” e agiscono di conseguenza pensando unicamente al loro bene. Perché è evidente che la vigliaccheria non li rende convinti della loro fuga fino in fondo e allora tornano, traccheggiano sapendo che ci faranno ancora più male, ma per loro ora è bene sapere di non avere ancora chiusa la vecchia strada che hanno lasciato! Ciò nonostante dobbiamo convincerci che queste sono cose che accadono, che è nella natura umana, l’amore finisce, o ne nasce un altro più forte per qualcun’altra. L’unica cosa che ci rimane da fare è, una volta capito che la storia è definitivamente chiusa (e non ci prendiamo in giro trascinandone i brandelli insanguinati perché non abbiamo il coraggio di guardare in faccia la realtà… anzi spesso a mente lucida cominciamo a vedere tutto molto più chiaramente e ci rendiamo conto che la direzione del rapporto era già stata tracciata da settimane, mesi a volte anni), metterci l’anima in pace, chiudere del tutto con la persona che ci ha procurato un enorme dolore e pensare a noi stesse al nostro bene con la convinzione che ciò che ci è accaduto ci renderà più forti e ci aiuterà a non commettere gli stessi errori. Un abbraccio a tutte/i e in particolare alle mie “vecchie” amiche Luna, Lilly, Heidi, Alice, Francy, Anna…
cara Angi… brava! è quello chemi chiedo anche io… mi dice sono anni che non sono più felice, che le cose invece di migliorare sono solo peggiorate… ma allora cosa hai fatto con me fino ad un mese e mezzo fa? quando si è rotta la magia che c’era tra noi?
Non riesco ancora ad accettare che lui fosse così STR…O, continua ad essere una persona speciale nonostante si sia comportato come in un copione già letto e riletto….
Che tristezza questa vita, ma chi ce lo fa fare di lottare per essere felici e andare avanti…per poi magari avere un’altra delusione? no, io non ce la faccio…
@SILVY,
sottoscrivo tutto quanto hai affermato.
E’ così come tu dici, ed è sempre l’identico copione.
@ELENA79,
devi andare avanti, altrimenti avrà vinto lui!
Devi uscirne e devi farlo per te, perchè si può essere di nuovo felici, ma prima esci dal suo DOMINIO, meglio sarà.
Ciao a tutte.
Dovevo una risposta a HEIDI…
Parlare con quella donna? Ecco il punto. Con lei era impossibile parlare.
Se qualcosa che le dicevo non le garbava, cambiava argomento. O faceva finta di non avere sentito. E se proprio insistevo cominciava a lamentarsi di cose che non c’entravano niente, o a protestare che con le mie critiche “le mancavo di rispetto”.
Tu parti dal presupposto ingenuo che tutti siano pronti a dialogare, ad ascoltare le tue ragioni, a ribattere eventualmente con le loro, a chiarire e fare uno sforzo per venirsi incontro, trovare un punto d’intesa, eventualmente ammettendo che si può pure avere torto su qualcosina, perché nessuno è perfetto, tutti possiamo sbagliare…
Non è così. Esistono persone con cui puoi discutere solo a condizione di dare sempre loro ragione, anche se hanno torto marcio.
Loro sono perfetti, non sbagliano mai, tutto deve essere fatto alla loro maniera, le loro pretese sono sacrosante, se vuoi stare con loro devi accettare che ogni volta il diktat – se vuoi stare con me è così, tutto o niente! e per loro è sempre tutto, per te niente.
Lei era fatta in questa maniera. E che senso ha parlare, se sai fin dal principio che avrai torto, e dovrai solo sottometterti?
Si vede che non hai mai conosciuto una persona di questo genere. Sei fortunata, oppure molto giovane…
cara silvy
e’ cosi’ difficile dire basta , c’e’ sempre la speranza logorante ”e se si e’ pentito”, ”magari con il passare del tempo se ne accorge che gli manco” ecc
certo quando uno ti dice da un giorno all’altro che e’ finita perche’ semplicemente si e’ stufato o chissa’ davvero il perche’, non merita il perdono, si rischia una ripetizione della scena, cosi’ e’ il destino dei vigliacchi sempre a fuggire
A volte penso che quello che viene definito amore eterno sia un mito, credo che tutto prima o poi e’ destinato a finire. E il solo pensiero che un giorno (mi auguro non lontano) iniziero’ una nuova storia condannata a finire mi provoca gia’ una forma di apatia, di indifferenza
Pochi giorni fa, pensavo di stare bene, ora non piu’, ci sono giorni in cui mi manca tantissimo, mi sembra impossibile che sia passato quasi un anno da quando ci siamo lasciati. Ma nello stesso tempo me la prendo con me stessa, xche’ dovevo subito cancellare tutto quello che mi ricorda di lui, tutto. Foto, account su fb, email, cell ecc.
@ LORENZO,
no, non sono affatto giovane, ho più di 40 anni e di persone come la tua ex, ne ho conosciuti.
Appunto il mio ex (e non so se definirlo tale, piochè ancora è presente nella mia vita, sia pure a modo suo).
Il punto è proprio questo, ancora non spiega i suoi andirivieni, mi ama e bla, bla, bla; tuttavia io non ho avuto uno straccio di spiegazione per il suo comportamento, mai! So solo che è sempre colpa mia, anche se piove o fa caldo, è solo e sempre colpa mia.
Ora io dico, il buon Dio ci ha dato il bene della parola, ed io mi sono sfinita per cercare di dialogare. Quando due persone si amano, devono parlare di tutto, soprattutto dei problemi, discutere, magari anche litigare, ma parlare: S P I E G A R E.
E sai come fanno? Glissano, ignorano completamente la richiesta e non rispondono.
Se leggi un po’ dei post, di questo forum, capirai che questo è un comportamento molto diffuso, difatti quasi tutti, spesso, sono stati mollati senza spiegazioni, e alcuni cercano, anche per anni, un “perchè”.
No, LORENZO, per me ha sempre senso parlare e spiegare, si rispetta l’altro e la sua intelligenza.
Ciao a tutti.
lorenzo: guarda caso ti chiami proprio come il mio ex…hai mai provato TU a pensare che magari veramente le stavi mancando di rispetto o stavi dicendo un mucchio di cose che non erano giuste per lei? hai mai provato a CAMBIARE il modo di dire le cose o ad andarle incontro su qualcosina?
francy1: cara francy1, io ho già cancellato tutto dopo un mese e mezzo…ma non lenisce e non cambia nulla…è tutto nella mia testa. forza.
Francy1: anche io come Angi dopo 1 mese e mezzo ho cambiato quasi tutte le password che ovviamente ricordavano date importanti o che avevano a che fare con lui, gli ho ridato tutte le sue cose… ma questo non serve a ridimensionare il dolore… io sto più male che all0inizio perchè sta arrivando la consapevolezza (forse) che non tornerà davvero più…
Sto forse passando dalla parte del torto? E’ molto strano. E’ meglio che non scriva più niente, altrimenti finirà a schifio… verrà fuori qualcuno a dirmi che aveva ragione lei, la mia ex!… perché non è stata lei a non voler comprendere me ma io a non voler comprendere lei.
Come se il primo dovere di un amante sia studiare psicanalisi e fare lo psicanalista…
Io credo che in coppia, o in compagnia, o sul lavoro, o con chiunque, in qualsiasi situazione ci si debba comportare correttamente e basta. E che se uno fa il bastardo non esistano scuse. Punto.
Di lei poi era proprio questo che più mi faceva incazzare: faceva l’angioletto con tutti tranne che con me. Somigliava a quegli impiegatucci perbene che in ufficio sono educati, gentili, cortesi, efficienti, precisi, perfetti, e poi, quando tornano a casa la sera lasciano uscire la bestia, e massacrano di botte moglie e figli.
Delle spiegazioni ci saranno pure… la psiche è una cosa complicata, nel caso della mia ex potrebbe essere stato il fatto che è stata molestata da piccola, per esempio, ma io credo che se uno vive una storia d’amore, abbia il diritto di essere felice, senza doversi sbattere a fare lo psicanalista all’altro. C’è chi ha la vocazione per farlo, io no. Credo che se uno ha problemi psicologici debba imparare a risolverseli da solo, se ha un briciolo d’amor proprio, di dignità e di forza interiore, e non farli pesare sugli altri.
Lei poi non aveva nessuna intenzione di farseli risolvere da qualcuno.
Il suo ritornello era “Sono fatta così e basta. Non cercare di cambiarmi.”. E questo taglia la testa al toro, direi.
Credere a lui e’ stato bello. Mi ha portato in quel mondo che sognavo da sempre. La perfezione dell’ amore, per come io lo vorrei, se mi chiedessero come lo voglio. Avevo tutto. Passione, condivisione, comprensione, appoggio.
Un mostro che ti mangia: ora so cosa ho avuto davvero nella mia vita.
Uno che poi ti prende l’ anima e la vende per il salvare il suo vero mondo, che il mio non e’. Provo pena per lui e strazio per me.
Questa ferita e’ affondata bene. E’ un doppio, triplo tradimento. E’ tradimento di qualunque cosa. E’ uno schifo e, se non muovo un dito per andare ad urlarglielo in faccia, e’ solo perche’ so che non servirebbe a niente, che farebbe male solo a me. Ma chi e’? Se e’ quello che io credevo, anche solo un po’, e’ destinato all’ infelicita’ eterna. Se invece e’ quel che vedo oggi, ringrazio Dio che non ci sia piu’ perche’ mi avrebbe ucciso. Poi ci penso, ci penso bene.Penso alle maschere che traballavano, alle bugie impietose, vergognose, guardinghe e penso un’ altra cosa: un debole. Un uomo fragile. Tutto li’. Ma poi no. Non e’ tutto li’. E’ di piu’ e’ un uomo fragile ma astuto, calcolatore, egotico, molto manipolatore (e non uso la parola perche’ si usa tanto in questo forum, la uso perche’ e’ adatta e realistica).Avra’ i suoi traumi, come tutti i manipolatori seriali, ma porco cane, a me non ha proprio risparmiato nulla!!! Ma fanculo, va’.
Sono settimane che taccio. Solo risposte telegrafiche per questioni pratiche ormai totalmente smaltite. Ho mollato su tutto. Soldi, beni, recriminazioni morali. Un muro di assenso. A qualunque cosa, solo dei gran “va bene, fai tu, e’ lo stesso”…Li’ ho capito la vera natura. Se io avessi dovuto a lui cio’ che lui deve a me, sarei uccisa dal senso di colpa. Oltre al male ( che non si rimborsa con nulla ), anche lo squallore del vil denaro. Ma di che mi stupisco? E’ per quello che se ne e’ andato.Che schifo ancora!Mi ha fatto cadere dall’ alto, come se gli stessi levando un rene, una cifra RIDICOLA (tipo il valore medio di un mio paio di scarpe) che io accordai con lui per evitare che mio padre, in fase furia cieca, gli smantellasse la casa, lasciandolo in mezzo alla strada tout court. Una transazione penosa da me voluta solo per proteggerlo senza pero’ fare proprio la figura della Madre Teresa di fronte all’ offesa. Ma lui sa, cavolo se sa, cosa io abbia fatto per lui e senza rinfacciare mai. Noblesse oblige, signori si nasce, la classe non e’ acqua: sara’ anche vero pero’ non so se sia un affare.
@ LORENZO,
si argomentava sul chiarire i motivi dell’addio.
Solo tu sai come sono andate le cose fra voi e se e quanto lei fosse str*a. E’ sicuramente giusto recidere un legame che non soddisfa, anzi opprime, avvilisce, e non solo in una storia d’amore.
Capisco la tua rabbia, perchè è ugale a quella di tutti noi qui: non aver capito chi fossero davvero i nostri ex.
Infine ci siamo trovati di fronte degli alieni, irriconoscibili rispetto a quelli che avevamo un giorno amato.
Scusa, non volevo assolutamente dire che hai torto, solo che per un cruccio personale, pensavo fosse stato giusto, quantomeno, spiegare i motivi della rottura. E’ chiaro che il tormento di chi lascia e di chi è lasciato, se ancora innamorato è uguale .
un abbrax 🙂
cari amici e amiche,
vi leggo spesso… sono stata molto indaffarata…
un consiglio alle nuove… sapete qual’è il segreto per andare avanti? non covare rabbia… sembra una frase banale ma non lo è. il modo migliore per sopravvivere e guardare in faccia la realtà. non guardare in faccia loro, i loro modi, come ci hanno lasciato, cosa ci hanno detto, cosa, invece, non ci hanno detto (nuovi amori, nuove donne). non è un consiglio stupido. è il consiglio di una che ci sta passando per la seconda volta ed essere arrabbiati è solo un modo rimanere attaccati a loro. si perchè fossilizzandoci sui loro atteggiamenti, su quello che ci hanno fatto rimarremo sempre (o perlomeno per un bel pò) ad aspettare o pensare che lo capiscano. che lascino l’altra seduta a un tavolo di un ristorante per correre da noi con un mazzo di cento rose rosse perchè FINALMENTE HANNO CAPITO COSA CI HANNO FATTO! sono balle. oddio può succedere, alcune lo sperano, perchè no. ma il mio augurio piu’ grande, e lo faccio anche a me, è di liberarmi io per prima del male che provo. ma non perchè mi ha fatto questo o altro. ma perchè LE STORIE FINISCONO. questo è il modo per liberarsi di tante frustrazioni. io per mesi mi sono sentita una cretina a soffrire per le cose che mi erano state dette e fatte. ma la verità è ben diversa. certo gli atteggiamenti che fanno da contorno non sono i migliori, anzi, forse per molte sono i peggiori. però è finita. e passa, vi assicuro che passa. ci vuole solo tempo. si devono attraversare tante fasi. che saranno sempre diverse. un giorno andrà meglio e magari il giorno dopo ci sentiremmo di nuovo uno straccio ma passerà. a ognuno di noi serve tempo. tempo per elaborare una perdita non per elaborare la rabbia. io personalmente finchè sono rimasta arrabbiata non sono andata avanti. avevo sempre qualcosa da dire o magari, quando pensavo di aver detto tutto dopo un’ora mi ricordavo che avevo dimenticato un dettaglio. e rimanevo appesa. con lui che, un pò per carattere e un pò perchè era finita, non sapeva mai cosa altro dire. mi facevo solo male. male perchp non capiva, male perchè non voleva capire. perchè non è il momento di capire. lasciare andare una persona è difficilissimo ragazze, è una delle cose più complicato. ma il bello per voi sarà scoprirvi in questa assurda e ardua impresa. la vita ci riserverà delle soprese se ce le sapremmo prendere. bisogna imparare da queste cose. io ho imparato tanto, ho capito tante cose di me.
a presto un abrraccio
LORENZO e HEIDI: scusate se mi intrometto (o non scusatemi, se non vi viene 😉 – sono rimasta un po’ stupita leggendo il vostro scambio di battute perché io avevo l’impressione che foste dalla stessa parte, di chi cerca il dialogo, e ci crede, e non lo trova, di chi di fronte alla prepotenza si chiede se deve continuare (e infine continua o decide di lasciar stare), ma che per qualche oscuro motivo, forse Heidi di identificazione con la donna, e con chi viene lasciato, non con la dinamica della storia, è nato un “quiquoquà”.
Ovviamente non sto dando torto o ragione a nessuno, il dialogo è liberissimo, portavo solo la mia percezione leggendo Lorenzo e il vostro scambio di battute.
Naturalmente tutti noi, qui, leggiamo solo una campana… non conosciamo il punto di vista della donna di Lorenzo, dell’uomo di Heidi, eccetera. Lorenzo è arrivato con la premessa che, essendo chi aveva lasciato, forse sarebbe risultato, almeno all’inizio, antipatico.
Perché per la maggior parte, le persone che qui scrivono, sono state lasciate… ma in realtà, se pure quello è un tema, la sensazione dopo essere state lasciate, che qui si incontra spesso e che è fonte di grande dolore, e destabilizzazione, in realtà qui si racconta spesso di storie di tira e molla devastanti e di storie che ancora esistono, ma non si sa che sono, in una grande ambiguità o di storie finite che però, paradisi, non lo erano manco prima, prima che lui o lei se ne andasse.
Molto spesso chi scrive qui con una storia dolorosa ancora in ballo scrive che vorrebbe avere il coraggio di lasciare, o meglio, nel caso di una storia ambigua ancora aperta, di lasciar libero il cuore, finalmente da qualcosa di non chiaro e che dà più dolore che gioia.
Al contempo il fatto stesso di non riuscire a lasciare sembra dare il senso di un coraggio nel riuscire ancora a tenere una porta aperta.
E’ molto vero quello che dici sul dialogo Heidi, il dialogo è fondamentale… il problema è che se uno solo parla e cerca il dialogo si chiama monologo. E anche se uno solo parla e l’altro deve ascoltare solo e per forza le sue ragioni si chiama monologo. E anche la compulsione di cercare di spiegare 800000 volte ad una persone le stesse cose è un monologo. E se uno dopo 800000 spiegazioni fatte in 100mila modi diversi, e anche con un disegnino e una guida turistica nelle intenzioni continua a non capire due possono essere, credo, le ragioni: o è un deficiente o non vuole ascoltarle e capirle, perché gli va bene così. Oppure
mi sta bene, può essere che la tensione sia troppo alta e non sente… troppo rumore e brusio intorno. Va bene. Allora però insistere non serve comunque a niente. Meglio dare e darsi spostamento e tempo.
Un rischio? come no.
Ma anche continuare a parlare con il muro e stare in una storia (magari per entrambi) come una macchinina contro il muro con le ruote che fumano è un rischio, dai costi elevatissimi. E le lettere che leggiamo qui dimostrano quanto è alto.
Non conosciamo la storia di Lorenzo, ma il suo punto di vista è quello di un uomo, una persona, che dice di aver subìto della violenza psicologica. E il fatto che dica di aver avuto il coraggio di andarsene fa di lui una persona che è riuscita a salvarsi da delle dinamiche incompatibili che comunque lo facevano stare male.
O forse l’ho letta io così, perché così è se mi pare. Ma in ogni caso io trovo importante che ci si metta in testa che la questione spesso non è solo in chi lascia e viene lasciato (anche se il come è fondamentale) ma in cosa avviene dentro di noi quando ci rapportiamo con una persona. e se avviene che ne siamo distrutti allora il punto è innanzitutto quello.
Scusami Heidi, il mio discorso è generale, è solo la mia opinione, e spero di essermi spiegata bene.
La tua domanda: sei sicuro di averle detto tutto, di esserti spiegato, ci stava, nel senso che ci preoccupiamo, giustamente, per chi viene lasciato e se tutto il possibile è stato fatto.
Ma leggendo Lorenzo, essendo io su un’altra lunghezza d’onda in quel momento, ho percepito la sua difficoltà nel lasciare una persona nella quale aveva creduto ma con la quale si era reso conto di vivere una relazione disfunzionale. e nel fatto che dopo essere stato stringato nel dire la sua storia lui ci abbia spiegato perché ha lasciato quella donna, della quale pure ci aveva detto di essere stato molto innamorato, oltre che giustamente un raccontare a noi, uno sfogo o un resoconto, a me ha fatto pensare quanta difficoltà deve aver fatto Lorenzo a decodificare quelle situazioni, estrapolandole anche dal suo ideale d’amore e comprensione, e a dare importanza al suo sentire rispetto a qualcuno che riusciva a mettere in primo piano il proprio. Forse, ripeto, la mia è proiezione assoluta. Ho bisogno io di vederla così la storia di Lorenzo, ma così io l’ho letta e ho letto il suo punto di vista.
Però, ecco, se così si è sentito lui, io son contenta che appartenga alla categoria di coloro ke sono riusciti a lasciare 1 relazione disfunzional
lorenzo: scusa, io non volevo offenderti, pensavo solo che anche io, come la tua ex, tante volte ho sfogato la mia rabbia o il mio stress o i miei problemi di lavoro con il mio ex…soprattutto negli ultimi periodi e gli ho detto tante cose brutte che non pensavo…fino a farlo scappare! anche io con gli altri ero più dolce ma solo perchè pensavo che con lui potevo essere onesta sui miei problemi e che li avrebbe capiti, lo amavo e non era per offenderlo che mi sfogavo! Solo che lui mi diceva le cose con superiorità e senza dimostrare che mi capiva, a me sarebbe bastato solo un abbraccio e tutto sarebbe passato..apposta ti dicevo che magari qualcosa hai sbagliato anche tu, magari a non provare a fare o dire qualcosa in modo diverso..lo dicevo solo perchè pensavo a quello che ho sbagliato io…scusa.
alice: io se abbasso la guardia e faccio passare la rabbia ho paura che venga fuori il bene e l’amore e non posso permettermelo, stavolta lui non torna ma in passato appena mi calmavo e mi facevo passare la rabbia lui faceva di nuovo breccia nel mio cuore e ci ricascavo…non voglio smettere di odiarlo altrimenti dimentico ciò che mi ha fatto di male…deve sparire ciò che di bello resta di lui altrimenti non vado avanti…
Ottime parole, quelle di Alice. Essere arrabbiati con qualcuno significa attibuirgli un’importanza che non si merita. E magari il personaggio se ne compiace, sente ancora che sei in suo potere!
Mai dare soddisfazioni simili a certa gente. Un consiglio. Dopo che la storia si è chiusa, fate come se quella persona per voi non fosse mai esistita, a meno che i ricordi non siano tutti – o quasi – cari e dolci.
Se sono cattivi anche solo per metà, cancellate tutto, radicalmente, come si formatta un hard disk.
Poi un sorriso. E si va avanti.
Quanto agli amici, ai conoscenti comuni, di fronte a loro, dovete SEMPRE apparire come un hard disk formattato, in ogni caso. “Chi, quello? Sì, ma non è stato niente di particolare. Un episodio così e cosà, ora non ci penso più, mi annoia parlarne, guardiamo al presente, mi interessa X e esco con Y, ma il mio ideale sarebbe Z… perché non me lo presenti?”
Mai frignare, mai sospirare. Se non potete farne a meno, fatelo da soli, o al peggio su un forum anonimo come questo. Non fidatevi nemmeno delle “amicizie del cuore”. Poi, se c’è una cosa che io personalmente odio è la compassione altrui, bisogna davvero essere ridotti a cani infestati da vermi, per godere nel farsi compatire.
Niente debolezza!
A me piace chiamarlo il galateo del buon vichingo. Mostrarsi sempre sereno, coraggioso e sicuro di sé, anche se si ha una lancia piantata nelle budella.
E mai rimpianti. Se è andata come è andata, c’erano delle ragioni… abbiamo sbagliato? serva da insegnamento per la prossima volta. E stop.
Forse i miei principi sono troppo ottusamente maschili, ma funzionano. Provare per credere.
cara angie,
non intendevo abbassare la guardia. non conosco bene la tua storia ma volevo sottolineare la differenza e la confusione che si fa quano una storia finisce in malomodo. cioè, purtroppo, pur non volendo, si rimane appesi.
la rabbia non offusca l’amore. è solo un modo per nasconderlo per qualche tempo.
credo che puoi star serena di provare amore per qualcuno. anche se ti ha lasciato. però se sei consapevole che la storia è conclusa l’amore piano piano si appassisce. si perchè l’amore va coltivato e contemplato con l’altra persona. per cui, per forza di cose, dopo qualche tempo si affievolisce e poi diventa un sereno e magari malinconico ricordo. poi questa è solo la mia esperienza. ma sto di gran lunga meglio da quando ho smesso di essere arrabbiata. lo ricordo spesso e con il sorriso, sembra assurdo. piacevole malinconia. ma non mi lascio travolgere perchè so che passerà.
caro lorenzo, è vero spesso con i ns comportamenti continuiamo a dare all’altro una importanza ben piu’ grande di quella che si meritano. ma non perchè non si meritano nulla, ma per il semplice motivo che non ci devono più riguardare. ci hanno voltato le spalle. questa è la realtà.
un abbraccio
@LORENZO,
Anch’io odiO la compassione, io me ne andrei in Australia per non sentire: “Come va?”;” Ma che è successo?” ecc, ecc, ecc.
@ANGIE,
No, non abbassare la guardia, il sano odio è una gran bella difesa!
ALICE: credo che ciò di cui parli sia: lasciare andare 🙂
e quindi togliersi un peso.
io credo che sia importante ammettere la propria rabbia, con se stessi, ma che alla lunga logori e mantenga una dipendenza, è vero.
ci sono persone che rimangono arrabbiate, con qualcosa e qualcuno, anche per ben più futili ragioni, per lunghi anni o per tutta la vita.
che logorìo è?
di fatto, quando quella rabbia se ne va, ci si sente molto più leggeri.
certo, ripeto, bisogna anche ammettere di essere arrabbiati. Spesso la depressione è proprio questo, rabbia, verso se stessi e gli altri. che magari esplode anche dopo una lunga compressione.
l’atteggiamento del vichingo è utile, per rimettersi in asse e non andare alla deriva. lo conosco. e in certe cose mi somiglia pure. e in certi casi ho anche ecceduto, nel senso di essere così riservata da chiudermi troppo in certe mie modalità clint istvud nonfamalenonfamale.
magari per me lo vedo meno improntato sulla dipendenza dagli altri però. Capisco l’istinto di protezione anche per non farsi scaraventare dagli altri l’emotività aggiuntiva e domande aggiuntive rispetto alla fine della propria storia, tipo coltello nella piaga, capisco il senso dell’operazione, di distacco e ripresa, ecc, anche per fare da contraltare alla sensibilità a palla e per il fatto di mettersi nell’ordine di idee che quando si chiude si chiude (sì, è più sano. Poi magari riapri, ma quando si chiude bisognerebbe chiudere davvero, perché i limbi sono una chiavica). Però bisogna anche stare attenti a non vederla come una dipendenza dagli altri …che non pensino che sono un debole… uno può benissimo stare male per la fine di una relazione e conservare tutta la sua dignità senza per questo dire che era una cagata pazzesca e che non fa male per niente, e che figata saltare da un letto all’altro, che palle l’amore ti prego, blè…
e si può suscitare anche empatia, eh, soprattutto negli amici del cuore, e non necessariamente compassione nel senso in cui dici tu… e parli con una che è riservatissima, e che col caz che ci sta a farsi compatire, quindi il concetto che esprimi mi è chiaro, però a volte quando diamo troppe spiegazioni all’inverso in realtà ci stiamo comunque giustificando… forse basta non toccare l’argomento, stoppare se qualcuno è invadente, e dire un semplice “sto bene così”.
l’altro giorno ho incontrato un amico, conoscente diciamo, ma ci conosciamo bene e ci siamo simpatici. Si è lasciato con il suo grande amore un anno fa. E’
partito facendo il vichingo e poi invece mi ha detto la verità.
E non era una verità assolutamente patetica, ma normale. Da uomo intelligente che ha vissuto una storia comunque considerandola importante. che è andato avanti nella vita, e non autocommiserandosi, ma non per questo negando la sua verità rispetto ai sentimenti, che è fatta di tante cose, anche in contrasto. Onestamente non mi è venuto da commiserarlo proprio per niente, anzi, ho trovato equilibrato il suo modo di raccontare anche i suoi contrasti, e di ammetterli.
Lui ha chiuso, intendiamoci, ha chiuso veramente con lei, ed è stata lei a lasciare lui. Ha trovato la sua strategia interna per andare avanti e funziona. questo mi pare la cosa cosa importante, non cosa ne possano pensare gli altri. che poi quello che sappiamo, veramente, dentro di noi comunque e sempre noi lo sappiamo.
Se avesse parlato solo da vichingo, però, temendo il mio giudizio, non ci saremmo persi una conversazione sincera che comunque non ha fatto male a nessuno dei due?
certo, ha testato il terreno, anche istintivamente, prima di aprirsi, e comunque mi conosce… non è andato a parlare con chi di fronte non ad una debolezza, ma di fronte a quel che è, lo avrebbe preso per il culo perché non fa il gradasso menefreghista.
Ma posso dire? spesso quelli che fanno tanto i gradassi menefreghisti, troppo, sono proprio quelli di cui pensi che sono ancora là con la testa.
ognuno ha la sua vichingaggine comunque, ed è buono che sia così.
condivido assolutamente, cmq, il discorso base di darsi un positivo calcio in culo sano quando si sta scivolando nella propria autocommiserazione. Il che ripeto non significa non accettare il proprio dolore, emozioni, delusioni, anche senso di sconfitta ecc ecc, nè che non si possa vivere un periodo in cui il dolore esplode in blackout. Neanche l’autocommiserazione è una debolezza, è un sintomo. Ma quando si sente che si sta andando troppo alla deriva, che l’atteggiamento di rinuncia alla vita sta diventando cronico, che più che amore è fissazione (è vero, l’amore va alimentato in due), bisogna darsi un po’ di ordine da soli (o cercare aiuto, non è una vergogna, se non ci si riesce).
se non ci fossimo dati ordine anche da soli non avremmo finito neanche le elementari. Non c’entra niente, ma intendo dire un po’ di forza di volontà, positiva, per il proprio bene, quando ce vo ce vo. sopratutto quando il pensiero in fissazione crea immobilità e paralisi interna.
D’accordissimo con Lorenzo.
La mia storia è un pò particolare perchè io e lui eravamo migliori amici e lo siamo stati per 12 anni…finchè lui diceva di essersi innamorato…ed io gli ho anche creduto. pensavo che SE avesse voluto solo passare del tempo non lo avrebbe fatto con la sua migliore amica. invece dopo due anni mi ha lasciata. il giorno dopo la mia laurea. Per questa ragione non lo perdonerò mai. ma posso capire che non tutti abbiamo la stessa sensibilità, soprattutto Almeno è stato sincero una volta nella vita….naturalmente lui dice che mi ha lasciata per non ammalarsi di gelosia( era gelosissimo) ma secondo me non è questa la soluzione logica quando si ama e si è gelosi.
Oggi stiamo cercando di recuperare l’amicizia di un tempo. Ma io ne sono innamorata. e ne soffro. Ho fatto l’errore di farglielo presente ma lui dice che non mi ama più e può solo essermi amico, poi il giorno dopo mi dice che sono importante nella sua vita e che è ancora attratto da me. E’ da gennaio che mi mangio il cervello dietro a questo bambino. un giorno mi ha baciata e abbiamo avuto rapporti sessuali, gli ho chiesto se almeno mentre fa l’amore un pò mi ama ancora( CHE IMBECILLE SONO!!!!!)e lui mi dice” ma certo….” 😐 L’amore è cieco e stupido…. proprio non vuole sentire ragioni! Eppure comincio a credere davvero di sparire completamente. lo perderò anche come amico…evidentemente non era neppure amicizia…. voi che ne pensate?
Meglio in ogni caso tagliare i ponti? che se torna bene e viceversa ci siamo portate avanti nel lavoro(…)
Mi guardo allo specchio e mi trovo più bella e migliore. Lui non se ne accorgerà mai forse….ma io MI VOGLIO DARE DI PIù, merito di più, posso avere di più. in ogni caso meglio soli che star così….
ALICE quanto sono vere le tue parole, quanto hai ragione! mi ritrovo
moltissimo in ciò che scrivi perché anch’io ho fatto come te…quasi
due mesi di domande, di sensi di colpa, di tentativi di capire, di
sistemare, di riavvicinarsi a lui…rabbia, amore, delusione e
soprattutto incapacità di accettare la realtà e di tagliare i ponti.
fatelo subito se ci riuscire, non voltatevi indietro..anche se forse
queste sono tutte fasi da cui bisogna passare. elemosinare, fingere di
aver accettato la rottura, ricascarci dentro più di prima e alla fine
capire che non c’è più niente da fare. non ci sono più domande nè
risposte. è finita e lui non tornerà indietro e bene o male bisogna
andare avanti, perchè la vita è questa. sarà dura ma non c’è altro da
fare…
un bacio a tutte, oggi decisamente non è una buona giornata…
@luna: sempre mitica… si intendevo dire esattamente lasciarsi andare… e via tutto: via la rabbia, via il magone, via i pensieri, le domande, dove sta e perchè ci sta e poi perchè quel giorno mi ha detto questo o fatto quest’altro… io ho messo tutto da parte… sembra assurdo ma non so come ci sono riuscita.
@valinda: per me è stato un percorso… se non l’avessi fatto non la pensereri ora cosi’. nel senso: non me lo sono imposta, è stato il risultato di tante cose. di questa benedetta rabbia, di tutte queste domande e dubbi, di tante perplessità e ci metto anche di questa incapacità di ritrovarsi sola dopo tanto tempo di botto. parlo sola senza lui. perchè a me del resto del mondo importava poco. e alla fine ci ho messo un pò di tempo. l’ho perso a piccole dosi. trovando scuse spesso per rivederlo e sentirlo. ma è stato il mio percorso. non ce l’avrei fatta a tagliare di netto. non è per me. avrei recuperato due mesi ma chissà se sarei arrivata a questa calma piatta. e calma piatta non significa che non sto bene. anzi. cara valinda pure per me oggi non è una bella giornata. saranno gli umori femminili ma staccherei dall’ufficio e mi catapulterei a casa sua. quella casa in cui abbiamo condiviso tante cose. mi ci attaccherei tipo koala. e resterei abbracciata a lui tutta la notte. come vedi non sto bene. ma so che è la realtà e che domani andrà meglio. che sentirò sempre meno la sua mancanza. che ci saranno giornata migliori.
bisogna avere pazienza ed abituarci alla nostra nuova vita. è una parola difficile ma ce la si può fare.
un abbraccio a dopo
Ciao a tutti mi trovo dopo più di un mese da quando ho lasciato la mia ex per via di un suo tradimento a scrivere ancora che ogni tanto mi riprende la malinconia di lei delle sue emozioni che provavo delle cose belle come posso dimenticare e voltare tutto ? io caratterialmente sono una persona che prima che assimilaa decisione i mette molto infatti anche questa volta passera molto tempo ma io voglio velocizzare il tutto.
Eppure esco ho tanti amici, anche di nuovi ho vari hobby il mio lavoro ma é come se ci fosse un tarlo fisso nella mia mente nn mi sento libero.
caro ikaiser,
innanzi tutto benvenuto in questo forum.
voglio farti una domanda: ma pensi che sia sbagliato stare male?
dici che ogni tanto ti prende la malinconia delle emozioni provate con lei. MENO MALE. saresti un alieno senza questa malinconia. è passato poco più di un mese. siamo esseri umani. ti ha tradito e il tradimento è difficile da digerire. piano piano con tanto tempo. ma prenditi tutto il sacrosanto diritto di provare malinconia. non conosco bene la storia. ma cavolo, era la tua ragazza, la amavi presumo. e vuoi non provare malinconia? il fatto che si sia comportata male non cancella automaticamente i nostri sentimenti e soprattutto le nostre emozioni, quello che abbiamo provato o sentito per chi ha camminato con noi per qualche tempo. dimenticare no. non puoi e non devi farlo. perchè non sei una macchina. devi solo elaborare cosa è successo: il tradimento, la fine di un sogno, di una vita assieme, di coccole, tenerezza ed emozioni. anche star male è un’emozione. non la reprimere. vivitela. e piano piano farai il tuo percorso. se leggi la mia storia capirai che ci vuole del tempo e che ogni giorno sarà un giorno in più per provare cose nuove e diverse. non ti reprimere. se ti vivi la perdita senza obbligarti di dimenticare, volterai pagina automaticamente. e te lo dice una che si sentiva morire.
ciao a tutti
Marianna: che dire? Mi verrebbe da dire così, banalmente: che se lui vuole un’amicizia e tu l’amore tenere in piedi un rapporto di questo tipo, ora, equivale, per te, solo a stare sulla graticola.
Anche se la sua fosse l’amicizia più chiara, limpida e recoara del mondo, tu avresti tutto il diritto di spostarti e di far calare la tua emotività e tornare quando sei in grado di avere un’amicizia.
Non saresti certo una stronza che non accetta il suo tipo di affetto nei tuoi confronti, quasi che non amarti fosse una colpa (a volte c’è chi la cosa la mette così, più o meno direttamente) ma un essere umano che giustamente sceglie cosa è in grado di reggere o no. Non staresti rifiutando lui come se ti avesse fatto lo sgarbo di non amarti, bensì faresti una cosa sana per te.
Che poiché tu ora vuoi altre cose rispetto all’amicizia da lui dirti che ti dispiace spostarti perché perderesti anche l’amicizia (che non sei in grado di vivere comunque come rapporto ora) è in realtà forse una balla per tenerlo nella tua vita illudendoti che le cose cambino (facendoti malissimo nel frattempo, visto che probabilmente non cambiano finché tu sei comunque lì, e lui ha comunque il tipo di rapporto che va bene a lui e non si capisce da cosa dovrebbe avere questa illuminazione divina, visto che sei chi sei e lo vede benissimo, come prima).
Che la sua amicizia ambigua, dove c’è posto anche per il sesso, o per dirti che sei centrale nella sua vita, non è amicizia. Semmai somiglia all’amicizia di mutanda, che può andare bene se due vogliono spensieratamente un’amicizia di mutanda, e così è se pare loro, ma tu non vuoi un’amicizia di mutanda e quindi questa ambiguità è per te solo fonte di frustrazione.
che se tu ti piaci e lui non se ne accorge puoi piacerti comunque, anzi bene che ti piaci, e che vuoi di più dalla vita di un ex amico ex moroso ora amico buh quando tu vuoi un moroso mi sembra sacrosanto ed equilibrato. Molto più di questa cosa che trascini o ti trascina ma che ti fa evidentemente male.
Se sei importante per lui ci fa piacere, a tutti, ma tu vuoi essere importante per lui in un altro modo, e avere con lui una vita di coppia normale, non questo ibrido. Ed è tuo diritto non volere un ibrido quando vuoi una vita di coppia e basta.
Le ragioni del cuore non saranno razionali, ma, banalmente, se entri in un negozio di elettrodomestici cercando una mela è difficile che tu possa trovarla e uscirne contenta.
Ora vorrei dire una cosa che c’entra e non c’entra, in generale, e vorrei sapere cosa ne pensate. Parliamo ora del timore delle reazioni a catena. di come ci si trova in una posizione per cui si ha allo stesso tempo la sensazione di non poter fare niente di veramente attivo rispetto al rapporto con chi tiene sotto controllo il rapporto, attraverso l’ambiguità, attraverso critiche, andate e ritorni, attraverso il suo silenzio, attraverso la fuga, ma al contempo ci si sente nella posizione per cui solo a muoversi di un millimetro, a non stare paralizzati o farsi 2670790 seghe mentali ansiogene e invece aprirsi alla vita in genere, sembra che possa cambiare chissà che cosa. Perdere una persona che di fatto non c’è, o dice di non esserci. Ottenere da parte sua una reazione da Otello o colpevolizzazione morale, mentre di base è menefreghista. Vedersi destabilizzare dal ritorno di Gigiopino o Gigiapina che fino a che non è stato mosso il millimetro pareva in letargo o impegnato a fare altro e che, una volta rassicurato, tornerà beatamente a farsi i c.... suoi o comunque in consueta modalità.
Io sono stanca di leggere di queste paralisi e timori di reazioni a catena. Non stanca di leggere voi, ovvio, ma del concetto. Il concetto per cui sembra che il controllo stia sempre da una parte e dall’altra il timore di perdere il proprio controllo o di creare nuovi squilibri, maggiori, in situazioni da tempo o da sempre squilibrate. Quando molti qui si chiedono perché stanno fermi si sono mai chiesti se oltre al male d’amore ci sia questo bel timore appreso? Questo stare appesi, senza poter fare una cippa all’interno della relazione per darle ordine, ma essere accusati di dare disordine non appena qualcosa dentro scatta nel dire “echecazzo! Io non la voglio una storia che funziona così! Io voglio un rapporto alla pari”. Questo cercare di far entrare un quadrato nel buco di una stella (il PROPRIO CONCETTO DI COPPIA) in perenne stato di frustrazione. Se è vero che sul serio non avete voglia di aprirvi alla vita o se temete che non appena vi aprirete alla vita, dopo una dose di dolore conseguente al distacco ecc, vi renderete conto che non siete più disposti a stare in quel gioco? Che esserne nauseati è anche normale. Che non è possibile stare sempre lì a fare cruciverba facilitati quando si sta parlando dell’ovvio. E cioè o che due stanno insieme, o stanno divisi. E che persino se stanno divisi perché in mezzo c’è un continente esiste l’aereo. Qua ci si perde a piedi.
Luna! grazie tante per le tue parole… son cose che si sanno bene eppure c’è sempre bisogno che arrivi qualcuno da fuori a dirtele in faccia….
In ogni caso sì, eccheccazzo, c’ho voglia di vita e di essere felice. e VOI cuoricini spezzati…basta star qui a lagnarsi, basta…. c’è necessità di uscirne, di crederci, di farlo! FATTI NON PUGNETTE!!!!!
P.s: non ho più chiamato il mio ex, nemmeno per il compleanno, ed oggi mi ha cercato lui ( TIPICO, TROPPO TIPICO ) dicendomi” scusa se ti disturbo volevo sentire la tua voce,mi manchi, bla bla bla bla bla….” Questo per dire che, comE dice mia nonna, chi si fa ingrata sarà poi amata. Amata non credo in questo caso…penso sia più che altro …emm…Prurito(!?!)Eppure fa un certo effetto sull’autostima eh!….
Grazie ancora Luna, baci e pacche a tutti voi.
Ciao a tutti,
mi ritrovo a leggere le lettere in questo blog perchè anch’io qualche mese fa
(esattamente 3) sono stato mollato da un’istante all’altro. Tutto andava bene, anzi
da poco mi son trasferito in una casa vicinissima alla sua e cio lasciava presagire
bene in quanto avremmo avuto maggiore disponibilità di tempo per vederci. Fino
al pomeriggio tutto ok poi la sera mi chiama dicendomi che è meglio mollarci
perchè non va…Mi lascia sbigottito e tento di parlarle nei giorni seguenti ma
niente. Dopo una settimana viene a cena da me e ci riavviciniamo. Il giorno
seguente dopo aver passato un po di tempo insieme non va nuovamente perchè
non si sente più innamorata. Lei è una ragazza molto profonda, ha 26 anni (io
30) e secondo lei tra noi non ci stava condivisione, ma credetemi si sbagliava
assolutamente perchè condividevamo sempre tantissime cose. Continua a
scrivermi dei messaggi la notte per un’altra settimana finchè non la chiamo e le
chiedo di parlare. Ci vediamo e li comincia a dirmi cose assurde.. ho voglia di far
cazzate, di vivere diversamente come se avesse 20 anni senza alcuna
responsabilita ne altro etc. Vi premetto che non sono affatto una persona
possessiva anzi è sempre stata liberissima di fare ciò che voleva. L’unica cosa di
diverso nel nostro rapporto è stata la presenza negli ultimi 2 mesi di una sua
ritrovata amica, single, che praticamente le ha riempito la testa di cazzate e mi
ha “sostituito” dal punto di vista affettivo. Dopo l’ultima volta che ci siam visti
scopro che negli ultimi giorni che stavamo insieeme aveva visto uno “intrigante” in
palestra. Questo nn la caga e lei comincia ad uscire con un vecchio amico. Capisce
che gli piace questo amico e ora vuole star con lui nonostante lei stessa dica che
in fondo con questo nn condivide nulla. Adesso non ci sentiamo più ne sms ne tel
ogni tanto mi scrive su fb ed io ultimamente sono discretamente freddo. Ad una
sua amica un mesetto fa disse ke le mancava la stabilita del nostro rapporto ma
ke se nn ci pensava cmq riusciva a vivere. Io ci penso sempre ripenso a tutti i bei
momenti e quasi nn riesco a farmene una ragione m pian piano sta passando. ho
cercato per tnto tempo di farle capire che deve andare da uno specialista per
guarire dei problemi che ha legati ad insoddisfazioni e sopratutto paura di vivere
e morire. La sua famiglia alla quale son legato non intende aiutarla perchè in
fondo dicono non e matta… Son convinto che prima o poi tornerà ma nn devo
vivere pensado questo
dimenticavo :
http://www.youtube.com/watch?v=hN94bBm9Q-c
!!!!!!!
ALICE: ciao cara 🙂 al di là delle parole “sento” proprio la tua scrittura più serena, nei toni e nel ritmo, non so spiegarlo bene. Ma volevo dirti che sono contenta che sia così 🙂
MARIANNA: 🙂 ciao, grazie a te per la condivisione 🙂
Al di là del perché chiama, mi sa che il concetto centrale è sempre quello, ciò che tu vuoi da lui e da questa storia. Se ciò che desideri ora non è, e si tratta invece di una mezza soluzione, una soluzione a percentuale bassa, non può che essere adattamento e frustrazione, come camminare su una caviglia storta.
Possiamo anche dirci che camminare su una caviglia storta per settimane mesi o anni è meglio di niente, ma se è possibile camminare su una caviglia sana, forse non è una buona idea accontentarsi di soluzioni palliative con cui alla lunga (ma anche alla breve)ci andiamo soltanto contro. E quando ci andiamo contro il malessere c’è sempre e prima o poi anche esplode. Intanto possiamo dimenticarci quanto è bello camminare sentendoci più leggeri invece che storti… fino a diventare sempre più dipendenti dalle ondate anomale di una relazione che non ci fa stare bene, ma sempre più dipendenti proprio perché la nostra visuale su di noi e il mondo si è ristretta e quindi quelle ondate diventano veramente ciò che fa il buono e il cattivo tempo.
Non sto ovviamente sottovalutando l’importanza dei sentimenti o il fatto che la fine di una relazione fa male… ma qui si parla di limbi o soluzioni precarie, ambigue che di solito fanno più male che bene. E ritardano soltanto il tempo di un vero distacco che comunque, a queste condizioni, avverrà. Un distacco che è comunque anche riapertura. Io leggendoti ho avuto l’impressione che tu stessi male per questa situazione e ne fossi consapevole.
Non esiste una regola precisa, ovviamente, se non quella, forse, interna, di farsi del bene e non del male. Ci sono coppie che continuano a frequentarsi dopo la fine per una serie di ragioni, e che nella diluizione del distacco possono anche trarre del giovamento, anche persone divorziate che continuano ad uscire, in amicizia, per tutta la vita, con i rispettivi nuovi partner, in un equilibrio. Peraltro credo anche che possa esistere l’amicizia tra gli ex. Il punto è che bisogna avere chiaro ciò che si desidera e se quello che si sta facendo produce più benessere o più frustrazione. E anche forse non confondere il tempo del dolore e del riassestamento con quello in cui si è effettivamente pronti ad una forma di armonia del rapporto (o del
distacco consapevole, che non è una colpa. perché è anche normale che due persone che hanno vissuto una storia, per riaprirsi alla vita in modo indipendente, debbano recidere… il cordone ombelicale. Intendo il cordone ombelicale di una frequentazione quotidiana e di una centralità affettiva, così grande da non lasciare spazio per andare avanti.
Sono anche cose che si riequlibrano con il tempo, ma è difficile giungere ad una equilibratura di rapporto così armoniosa quando ancora c’è molta emotività in gioco, speranza, e anche frustrazione.
Tra l’altro ti piaci, dici 🙂 e se hai la sensazione che una situazione stia invece ledendo o mettendo a repentaglio la tua autostima, e il tuo concetto di benessere globale, questo è sempre un valido campanello di allarme. Perlomeno per fare un passo indietro, e stare tra te e te e capire cosa vuoi, verso lo stare meglio e non peggio. Scusa, Marianna, so che sto dicendo delle banalità, ma forse riflettere su queste cose in questa sede male non fa.
E’ ovvio che questo forum ha la sua utilità nello sfogo e nel confronto su un certo tema, ma com’è bello quando qualcuno scrive in modo diverso, magari dopo un lungo tunnel, esprimendo un’energia più positiva (in e per se stesso), quando si avverte che in qualche modo sta anche “arieggiando”, ha aperto le finestre e un po’ di aria è entrata nei pensieri, nella testa, nella vita, nell’istinto, nelle giornate smuovendo le pagine del libro della fissazione sul malessere, sul problema, sui perché di dolore e frustrazione.
Sembra che, camminando per strada, invece di guardare solo in basso, abbia alzato gli occhi, aperto le orecchie, tornando a accogliere un po’ il mondo, lo scambio con il circostante. Che sulla pelle abbia sentito che temperatura c’è, ritrovando una gamma un po’ più ampia di sensazioni (anche di desideri).
Quasi un po’ di… rinnovamento cellulare 😉 tipo usare l’esfoliante sul viso 😛
Ma che dico? Buh 😛 mi veniva da dire così.
Un bacino a tutte/i voi 😀
come sapete l’avevo rivisto 20 giorni fa…c’era l’idea di rivederci prima della mia partenza x le vacanze…io cmq nonavevo intenzione di dirgli più niente, avrei lasciato a lui la decisione se vederci o meno.
10 giorni fa mi ha mandato un messaggio x dirmi che forse avrebbe dovuto operarsi…gli ho detto di tenermi aggiornata, poi il giorno dopo mi ha detto che si sarebbe operato venerdì (due giorni fa) e che l’intervento era un po’ più complicato, così l’ho chiamato e mi ha raccontato tutto.
Alla fine è venuto fuori che sarei andata a trovarlo a casa, venerdì x mi ha avvisata che era tutto ok e l’intervento era andato bene, così ieri l’ho chiamato.
Abbiamo chiacchierato ma lui come sempre appena può tende a mettere muri tra di noi, a puntualizzare le cose, mi fa troppa rabbia xché deve guastare anche una telefonata del genere!!!
Mi ha detto che non devo preoccuparmi x lui e pensare a lui e poi un discorso pietoso, anche se l’ha detto ridendo del tipo “esci e divertiti” …mi sono andati i nervi a fior di pelle!
Gli ho detto che non deve preoccuparsi x me, che non ne ha motivo, che io l’ho fatto x l’operazione, lui mi ha detto che non gli posso impedire di preoccuparsi x me…!!! Sì ma lui è preoccupato xché non vuole che soffra x lui…allora poteva sparire del tutto e via!!!
Quando fa così diventa così costruito, freddo e rovina e guasta sempre tutto!
Quando ci siamo visti si è lasciato più andare, è stato meno razionale, non c’era quel muro tra di noi…anzi…quello l’avevo messo io e piano piano stando con lui l’ho abbattuto…
Siamo rimasti che andrò a trovarlo, lui me l’ha chiesto ma a questo punto mi sembra che lo faccia x pietà che x piacere…non lo so…non lo capisco!!!
Ho pianto tanto stanotte…mi ha fatto malissimo pensare che il ragazzo meraviglioso che mi ha reso tanto felice, che mi ha voluto un bene dell’anima, che mi ha amata NON ESISTE PIU’ … è questo che fa male, è a questo che mi devo dolorosamente rassegnare.
So che è meglio se non lo vedo più…devo darci un taglio definitivo…ma non ce la faccio…so che non lo cercherò più poi partirò…spero che si rimetta in fretta dall’intervento (legamenti al ginocchio), non gli chiederò neanche più come sta se poi deve farmelo pesare come se io vivessi x lui… (un po’ è anche vero, ma già ci sto pensando ad andare avanti da sola…non mi servono le sue raccomandazioni…e cmq che si operava me l’ha detto lui, lui ha cercato me).
So che rispetterà il nostro “accordo” di rivederci e che cmq mi chiederà di andarlo a trovare (e a questo punto mi chiedo se gli fa davvero piacere…boh) ma io so che sarebbe meglio che non lo facessi…o forse è un modo x chiarire una volta per tutte…non lo so…non so che fare…
So che vederlo mi farà male ma che sarà un modo x dirgli alcune cose, x togliermi tutti i sassolini e poi cercherò di partire via 3 settimane cercando di staccarmi da lui e da tutto cio’ che lo riguarda anche mentalmente…punto la mia partenza come una fine con lui e un nuovo inizio x me!!!
Se non ci vado è meglio xché non mi porto ulteriori ricordi di lui…poi non so …magari ci discuto oppure la serata va bene…se non lo vedo non lo saprò mai…xò rivederlo poi mi lascia turbata x giorni…e io voglio partire serena…
Ho il caos totale in testa, sto veramente da schifo.
Ora vado al mare, spero mi aiuti a scaricarmi un po’, già parlare con voi mi ha aiutata…sono confusa, non so che fare, sto male…voglio solo Uscire da questo rapporto che sta diventando solo Autodistruttivo…devo rassegnarmi che niente sarà più come prima, che è tutto finito, che non proverò più la gioia che con lui è finita un anno fa.
Non ne posso più, non riesco a toglierci le gambe.
ciao a tutti,
@luna: si è cosi’. e mi fa piacere che ne sei contenta. perchè all’inizio ero un pulcino spaventato e tu, con le tue parole, mi hai preso un pò per mano… cosa è cambiato? bè sui sentimenti nulla. ma sto vivendo il lutto. e come faccio a sapere che mi sto vivendo il lutto? perchè piango per aver perso la persona, non piango piu’ perchè mi ha fatto o detto qualcosa, non piango più perchè lui non è qui ma da un’altra parte, non piango più perchè lui non mi ha più cercata. piango la sua assenza, con piacevoli ricordi. so che l’ho perso e che sto affrontando la perdita. che il suo ricordo mi farà sempre meno male e, a dirtela tutta, mentre prima mi angosciava pensarlo, ora mi rasserena. quasi mi tengo i nostri momenti per andare avanti. e sarà ogni giorno sempre di meno.. non è facile lasciar andare via un amore. ma lo sto facendo. e sono concentrata su di me e sul mio futuro che sarà sempre meno doloroso. perchè il tempo lenisce tutto piano piano.
oggi sono venuta a sapere che è arrabbiato di certi miei atteggiamenti. mi viene un pò da ridere. primo perchè io di atteggiamenti ne ho zero. e secondo perchè sono stata col telefono in mano per dieci minuti pensando di chiamarlo e dirgli che qualunque cosa avesse nei miei confronti me lo dovrebbe dire in faccia. poi ho pensato “aricasco (come si dice a roma) di nuovo io dal burrone”. certo mi farebbe piacere che lui si ricordasse solo il buono di me. anche perchè, cara luna, io sono stata santa maria goretti in tutti i sensi con lui. non gli ho fatto mai mancare nulla, l’ho amato e gli ho dato tutto quello che potevo dargli fino ad accorgermi che di più non possedevo. quindi non l’ho chiamato. che stesse arrabbiato del nulla. io ho validi motivi per esserlo e non lo sono. lui no. se essere arrabbiati significa aver parlato e ridacchiato con una conoscenza in comune (maschio) facesse lui. non sono io quella che dopo due ore già uscivo con un altro. anzi. ci ho provato ad andare a cena con un ragazzo che mi pareva un alieno. troppo presto. ora devo pensare a me, alla fine di questa storia. devo recuperare le energie. buttarmi in un’altra storia sarebbe accantonare la problematica della precedente. ed io invece la voglio superare. voglio imparare da questa assenza e da questo dolore. si può essere sereni anche nel dolore. perchè prima o poi passerà. è matematico. o prima o dopo.
un abbraccio
SUN: ciao cara 🙂 mi dispiace leggerti così…
come noti giustamente tu, e con istinto a palla che funzia benissimo, sì, questo vederlo e restare in contatto così ti fa malissimo. serve solo a destabilizzarti, direi. Dici che non riesci a non farlo, ma sai che a me pare che la spinta maggiore interna che hai, a leggerti, sia proprio quella a non farlo, invece?
il dolore per la separazione ci sta tutto, certo, e di ciò che c’era di bello tu non avresti voluto liberarti, ma allo stato attuale, pure nella confusione che esprimi, io leggo più il tuo desiderio di liberarti da una situazione pesante, che ti dà il tormento, in questo momento, d’istinto, che il fatto che tu ci sia così dentro senza riuscire a stare lontana… e che il suo volere a tutti costi esserci in modo civile, forse è anche questo, sia per te un qualcosa che costringe anche te ad un tipo di civiltà che però per te è ora inattuabile. Non nel senso che tu non sei civile, ma che è civile anche spostarsi, se la propria emotività è a palla, e, come dici tu, dirsi da soli le cose che lui sembra dirti con una pacca sulla spalla.
Può darsi che lui non si renda conto assolutamente del male che ti fa continuando a stare nella tua vita così, e che lo faccia anche con le migliori intenzioni del mondo, ma sulla graticola ci stai tu nel momento in cui lui desidera esserci in un modo che è incompatibile con le tue esigenze emotive attuali, il tuo bisogno di uscire dalla porta e camminare da sola senza questo cordone ombelicale che ti incasina la testa e basta. Se ho capito bene le cose vanno bene, lisce e serene nel momento in cui tu non tocchi certi argomenti e non dimostri il tuo spaesamento o la tua sofferenza… lui avrà pure il diritto di dire che non ce la fa a reggere queste tue emozioni, ma se tu le provi come fai a stare lì a parlare d’altro, del tempo o di ginocchia e basta proprio con la persona che ti scatena queste emozioni e che ne è la concausa (perché da una parte ci sono anche le tue emozioni del distacco e dell’andare avanti senza, con tutte le cose che, per te sola, ti domandi, cominciando, giustamente, a vedere anche Sun come Sun e non in forma… duale?)? ogni volta che fai così è come se tu entrassi lasciando Sun fuori dalla porta, affinché regni un’armonia che però per te non può essere armonia. Al contempo stando assieme alla persona che provoca certe emozioni, anche rabbia (sì) e il partire in quarta dei perché, e comprimendo tutto ciò, tutto ciò diventa esponenzialmente ancora
energia compressa dentro di te e frustrata.
mentre probabilmente quando sei da sola, anche se soffri, questa energia ti serve di più, fluendo in maniera diversa, come carburante per la tua fase di cambiamento, e mentre quando fai altro o sei con altre persone o in un altro contesto, pur stando male per la fine della vostra storia, riesci anche a distrarti e ad arieggiare un po’.
Il problema non sta nel fatto che questa persona non può, ora, esserti indifferente, e indifferente, poiché fa parte della tua biografia, probabilmente non ti sarà mai, il che non vuol dire però che sarò sempre una spina nel fianco o che diventerai tachicardica sempre quando la incontrerai, perché che non ti sia indifferente è normale, così come che tu vedendolo provi una serie di emozioni…
il problema è che tu da questa persona ora desideri altro da quello che può effettivamente darti, vuoi che sia ciò che non può essere…
è troppo presto per te per stare lì a parlare d’altro e quindi nel momento stesso in cui vi vedete, anche se certo il fatto di averlo accanto come concetto può essere una consolazione, il fatto che in realtà la situazione sia totalmente diversa anche se i protagonisti sono gli stessi ti manda in tilt… e ci credo!
Anche perché lui chiamandoti alimenta, ma dicendoti che non vuole essere più ciò che era per te, pur augurandoti ogni bene e mantenendo un certo piano di complicità e affettività (ma diverso da quello che vuoi tu) fa le regole. Ma quelle che vanno bene per lui, indifferente perché, non per te. Tu ora non hai bisogni di gabbie frustranti per le tue emozioni e i tuoi stati d’animo, bensì di ricominciare a pensare a te come persone singola ma in un orizzonte più aperto. Far fluire le tue emozioni, non solo di dolore, e scoprirne una gamma più ampia, e quanto più ampia. Così invece stai nel dolore, e in maniera frustrante. Certo che fa paura l’idea di concepirsi come “io” e non pià come “noi”, e che fa male lasciare andare ciò che è stato (e che al momento attuale non è) ma se in questo processo di mutamento che richiede già energie tu continui a girare in circolo vizioso per rassicurare lui, con la tua presenza, mentre la cosa lede te, è come se tu cercassi di muovere di nuovo le ali mentre qualcuno, pur dicendoti vedrai che potrai volare di nuovo, te le tenesse strette.
Non c’è una regola di cosa è giusto o sbagliato in questi casi, e bisogna sentire cosa fa stare meglio e cosa peggio, e ciascuno sa per sè, ma se senti che ciò ora ti fa male…