La fine improvvisa di un amore
di
Loredana
Riferimento alla lettera:
Caro Direttore, scrivo questa lettera in quello che credo essere il momento più brutto della mia vita. Ho 29 anni e dieci giorni fa il ragazzo con cui ho diviso gli ultimi sette anni della mia vita, così improvvisamente, dopo cena, si è slacciato le scarpe, si è seduto sul...
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Data di pubblicazione: 22 Marzo 2006.
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Categorie: - Amore e relazioni di coppia
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ti faccia stare bene? Che ti stacchi da una persona che farà per sempre parte della tua vita ma non è la tua vita?
LULU:”Non e’ un percorso facile, almeno per me, ma non impossibile, adesso ne sono certa”.
Anche io, adesso, ne sono certa.
Ora che non mi deprimo più se, a volte, quando lo vedo, il cuore si esibisce in giochi da circo.
Non mi batte forte il cuore per lui.
Mi batte per le emozioni che IO ho provato quando stavamo insieme e che erano sincere.
Mi batte il cuore forte per me. Solo per me.
E’ stato un meschino ed io non ho voluto vedere. Non mi do addosso ma neanche mi consolo crogiolandomi nella sofferenza. Semplicemente vado un pò più in là per vedere cosa mi offre la vita.
JOE S.:”ragazzi occhi aperti non sappiamo mai chi abbiamo vicino :)”.
Aggiungerei: ragazzi, mentre tenete gli occhi ben aperti state attenti a voi stessi perchè spesso ci autofanculizziamo vedendo a tutti costi ciò che non è…..”!
LUNA:”Dimenticare che sia possibile procurarsi il “cibo” da soli, nutrirsi con gioia, e che le persone non si lanciano il cibo dopo aver portato l’altro alla fame e che si dice pure grazie, fa parte del… molesto e complesso meccanismo delle molestie psicologiche.”.
Tutto VERO anzi VERISSIMO!
E, a volte, l’incidenza delle molestie morali è così forte che quando l’altro smette di metterle in atto noi stessi le autoproduciamo mentalmente. Continuamo a lanciarci il cibo da soli sul pavimento magari con un insulto.
Forse perchè così ci illudiamo che lui sia ancora lì. Ricostruiamo una scena che lui, andandosene, ha distrutto.
O forse perchè sappiamo che se lui tornerà dovrà trovarci così, piegate in due, perchè è quella la situazione che gli piace, che lui stesso ha creato. Con la nostra collaborazione, però.
Il meccanismo delle molestie morali è talmente complicato che spiegarlo o descriverlo sembra impossible.
Non è impossibile uscirne, però.
Bisogna metterci tutta la voglia. Tutto il coraggio. Tutto l’amore per noi stessi che possiamo provare.
http://www.youtube.com/watch?v=Xcd7ucSfgLo
Heaven out of Hell (Il Paradiso al posto dell’inferno)
ciao a tutti!!!!
E’ da un pò che non mi faccio viva…ma ci sono sempre..tutte parole vere le vostre!!!E’ tanto difficile ricominciare….ricominciare da soli…ma dobbiamo farlo per noi e per i nostri ( x chi ne ha)dobbiamo amarci…più di quel che ebbiamo amato…I ricordi belli e brutti saranno sempre con noi,ma dobbiamo ricominciare a vivere….anche perchè chi abbiamo amato…L’ha già fatto senza pensare a cosa ha lasciato….Senza pensare al male che fatto!!! Ora vi saluto finalmente sono cominciate le ferie:=)parto con mio figlio…e sono sicure che io e lui ci divertiremo un sacco,lasciando a casa tutto il nostro dolore!!!
1 bacio a tutti Mary
in tutto ciò quello che ho capito è che a volte non dobbiamo vedere e sentire ciò che vogliamo o vediamo effettivamente, il mondo non si ferma ai gesti alle parole a ciò che obiettivamente vediamo, se fossimo semplici fotografi riusciremmo a interpretare la realtà per ciò che vediamo, alle volte quando c’è una vera sintonia con intensità e scambio di sensazioni in una perfetta fusione d’anime riusciamo a essere radiologi e a leggere negli occhi…già gli occhi si dice sono lo specchio dell’anima ed è ciò che di + vero può esistere…io nei suoi occhi ho letto ciò che sento…io nei miei occhi non nascondo il dolore…il viso può esprimere sorriso i modi possonod are serenità, la mente può essere autocostretta a stare bene e non pensare al dolore, il fisico può essere forzato a riprendersi…ma gli occhi solo gli occhi dicono ciò che di + vero si nasconde nell’altra persona….
io mi sono segnato tutto ciò che ho pensato, soffereto e pianto in questi lunghi 140 giorni..e ora è tutto annotato, la mia anima non dimentica la mente magari potrà ma ci saranno le aprole a ricordare quanto male ho rpovato…se un giorno andrà a finire come io sospetto uscirò quel blocchetto e insieme leggeremo come ha distrutto a pezzi me stesso…se io sarò propenso e se lui sarà capace torneremoinsieme..altrimenti DESTINO…
CIAO 😀
LILLY: @E, a volte, l’incidenza delle molestie morali è così forte che quando l’altro smette di metterle in atto noi stessi le autoproduciamo mentalmente. Continuamo a lanciarci il cibo da soli sul pavimento magari con un insulto.
Vero, ma ci si toglie il condizionamento da questo 😀 Anche perché si è stati condizionati con “regole” e abitudini aliene e alienanti, è vero, ma le “regole”, autoregole del benessere sono molto più naturali e intrinseche di queste, e se a volte stanno sotto o sembrano stare sotto comunque ci sono. Uno/una può anche farti respirare in maniera strana o dolorosa per mesi o anni, ma alla fine respirare bene è naturale, anche se ti sembra di averlo dimenticato lo sai come si fa.
Sulla stessa forza concordo, Lilly. Sì, quanta energia usata per difendere quegli amori? anche dall’evidenza che non fossero più amori, ma sequestri.
Quanta energia usata per difendersi, sopravvivere?
E quanta energia ripresa, ora, quindi per farsi del bene, e vivere. Magnifico 😀
Sul fatto di caderci lo sai come la penso, Lilly. Penso che è vero, uno ci cade, e capire, nel tempo, dove e su cosa è caduto, è utile, perché svela il meccanismo.
Ma bisogna anche stare attenti ad usare quel senso di responsabilità attiva come risorsa (io posso stare al volante della mia vita, e scegliere diversamente) e non leggerci erroneamente un senso di colpa o stupidità. Lo dico questo perché molto spesso purtroppo uno dei retaggi immediati della molestia morale, nel momento in cui uno comincia a riconoscere in cosa era caduto, è questo. Il fatto di dirsi: lui/lei è stato/a una merda, ma io ho permesso! E h mi flagello per questo…
Ma al contempo se uno cade nelle molestie morali non è solo perché non è stato attento potendo essere attento, ma perché gli mancava quel tipo di attenzione, e non era facile decodificare quei segni allora. La molestia morale e la violenza psicologica colpisce moltissime persone, e finora io non ho ancora conosciuto nessuna vittima che
fosse stupida o autolesionista. La cosa buona, passatemi il termine, delle molestie morali e violenze psicologiche è che quando capisci in cosa sei caduto, e cominci a lavorarci su, seriamente, per stare bene, puoi riprenderti la tua vita e soprattutto imparare a difenderti da ciò da cui prima non eri riuscito a difenderti. Sì, anche a notare, Lilly, esatto. E ad ascoltare l’istinto, non confondendolo con cose come la paura dell’abbandono, per esempio.
E’ vero, se uno mi spara io posso anche dirmi, mentre mi portano in ambulanza, che avrei potuto schivarmi. Ma di fatto se non mi sono schivato forse è anche per una serie di variabili, in questo caso proprio intrinseche alle molestie morali. E allora io credo che conti di più sapere che in futuro, poiché avremo imparato a riconoscere molto bene un fiore da un revolver, e la sensazione che si prova a ricevere un fiore, un revolver puntato, o un revolver travestito da omaggio floreale, sapendo anche molto molto bene quanto sia destabilizzante sentirsi puntare in faccia un revolver, sapremo scegliere di andarcene prima, prima che uno tiri fuori la pistola dalla fondina. Anzi, sceglieremo persone che non girano armate. E se uno andrà fuori di capoccia passando dall’essere un fioraio a diventare un potenziale serial killer capiremo che forse è un problema suo. Salveremo noi stessi, ci sposteremo.
MAX: scusa, ma c’è un dettaglio che non è un dettaglio, secondo me, nel tuo post: perché sua madre ti ha chiamato? Ha seguito le sue, della madre, motivazioni, anche in ottima fede ok,ma la prossima volta, cortesemente, metti avanti il tuo benessere.dille che in questo momento, poiché tu e lei non state più assieme, sapere cosa fa o non fa non ti riguarda.
Il rispetto non si merita, il rispetto è un qualcosa che ci spetta, sempre. E se qualcuno non ce lo dà il problema è suo, non nostro.
Capisco il tuo dolore, mi dispiace. Non hai visto xché eri confuso già prima, da una non vita con lei. Come un pugile suonato. Arieggia.
Ciao a tutti.
Lo già scritto, ma volevo comunque ringraziare tutti perchè i vostri commenti, i vostri punti punti di vista sono molto incisivi…
Max è Jose.. con le vostre mail devo dire che mi avete colpito, in quanto state vivendo una situazione simile alla mia.
Una cosa è certa gli amori, i sentimenti e anche i rancori passati non vanno cancellati come molti dicono, ma vanno metabolizzati perché sono parte integranti della nostra esperienza e personalità e ci aiutano ad essere migliori con noi stessi e con la prossima persona che incrocerà la nostra vita….
Luna hai pienamente ragione sul fatto che il rispetto è un diritto… ma penso anche che in alcune circostanza sapere come si comporta il tuo ex compagno ti può aiutare a capire che forse il piedistallo su cui lo avevi messo era un po’ troppo alto… e quindi ti permette anche di razionalizzare il distacco e di continuare…
Ps. parlo così perché alcuni amici,col dovuto tatto, mi hanno informato che la mia ex si è già “accasata” e ciò mi ha fatto capire che x lei il nostro rapporto doveva valere veramente poco… io mi tormentavo per trovare le risposte ai perché e per salvar il rapporto, lei pensava a come rimpiazzarmi…
GIANNI: CIAO 😀
@Una cosa è certa gli amori, i sentimenti e anche i rancori passati non vanno cancellati come molti dicono, ma vanno metabolizzati perché sono parte integranti della nostra esperienza e personalità e ci aiutano ad essere migliori con noi stessi e con la prossima persona che incrocerà la nostra vita….
Verissimo 😀
Metabolizzare è importantissimo, perché fa meglio, anche per la salute, che rimuovere in toto, ma lasciare “sotto” a macinare, o provare, per anni, un rancore che ti contorce le budella e sfasa i rapporti a venire…
detto ciò è ovvio che il processo di metabolizzazione sia fatto anche di sensazioni di rabbia, rancore, sensazioni spesso anche molto contrastanti.
Per quanto riguarda il rispetto sono d’accordo con te anche su quello, quello che intendevo dire è che quando si dicono frasi come “non ho meritato neanche il suo rispetto” è diverso da dire “lei non mi ha dato il rispetto che meritavo e merito”.
Lo so, sembrerò pedante con questa faccenda delle stesse cose dette in modo diverso, ma secondo me davvero non è la stessa cosa.
Anche per il messaggio che diamo a noi stessi, e per il “potere” negativo che diamo agli altri su di noi. Che poi se lo siano presi è un fatto, ma ci sono moltissime persone, al mondo – discorso generale ora – che soffrono andando in giro dicendosi “le persone credono che io non meriti rispetto” o persino “per qualche motivo io sembro non meritare rispetto”.
E per questo sottolineavo che tutti meritano rispetto, e che se qualcuno non ti rispetta, ti fa del male sbattendosene le balle, non ha sensibilità ed empatia, ferisce e se ne fotte non dipende da te, da qualcosa che manca a te (tu generico), ma dalla sua visione del mondo, da come LUI o LEI guardano gli altri.
Poi, certo, chi ha delle dinamiche sbagliate può inserirsi nella fragilità degli altri, ma un modo per non lasciare spazio a queste persione (almeno la prossima volta) è ricordarsi sempre che tutti meritano rispetto, e che chi non lo dà manifesta
una sua lacuna, la mancanza di rispetto per gli altri, e non una tua lacuna, il non meritare rispetto.
Poi, ripeto, può darsi che una persona si sia fatta fare male o abbia lasciato troppo spazio alle nevrosi, pretese, crisi, egoismi, isterie, ambiguità, egocentrismi fagocitanti, problematiche proiettive dell’altro, comportamenti dannosi, e vale la pena allora di capire che la prossima volta di fronte a queste cose l’amore non significherà “poiché ti amo accetto la tua violenza”, perché se uno sbaglia sbaglia, e perché l’amore non vive solo di rendita, ma di costruzione quotidiana, di scambio, tutte cose in cui entrambe le persone sono egualmente coinvolte, ed entrambe le persone devono sentirsi bene, non con una che sopporta tutto e l’altra che fa quel caz che gli pare, non con una che ha empatia per tre (ma spesso dimenticando se stesso) e l’altro per nessuno, non con una che nutre l’amore e l’altra che nutre il disaccordo, non con una che ferisce e l’altra che perdona tutto, con una che rassicura e l’altra che toglie sicurezze.
Perché quando ci si domanda troppo come salvare un rapporto, e si sta parlando da soli, forse il punto è che quel rapporto – se per rapporto intendiamo una relazione tra due persone, alla pari – forse già non esiste più. Prima di scoprire di essere stati traditi. Anche se poi il tradimento fisico è la cosa eclatante che ti fa dire: che schifo!
Capisco anche la cosa del piedistallo, quello che dicevo a Max è che comunque, una volta saputa questa cosa, deve anche proteggersi da chi vorrà dirgli più di quanto lui ha davvero bisogno per metabolizzare.
E’ stato uno shock sapere. Anche utile? certo, ma ora lui deve riassorbire lo shock, e sapere quel che gli serve sapere, e dire no a ciò che diventa troppo, e non serve. Non ciò che, stimolando la sua fantasia, lo fa stare più male in un momento in cui comunque è in risalita, ma anche fragile. Lui è uscito da una guerra. Si renderà conto che fuori dalla galera di quelle dinamiche sta meglio.
Ciao Lunetta. Concordo su tutto. Soprattutto sul non autoflagellarsi. Dopo anni passati a giustificare, motivare e perfino esaltare atteggiamenti altrui ben poco ortodossi il darci addosso al primo sgarro sarebbe aggiungere dramma al dramma.
E’ verissimo. Capita molto spesso. E uno dei primi passi da fare per tirarsi su è proprio questo. Evitare di sparare addosso alla nostra immagine riflessa nello specchio come se ci trovassimo davanti al nostro peggior nemico.
E’ vero anche che le molestie morali, una volta ammesse e affrontate, hanno un lato “positivo”.
Ti svelano a te stessa. Alla fine hai una visione più completa di te. Alla fine ti conosci veramente.
Hai presente quando ad una persona dici “non ti conoscevo sotto questo aspetto?”. Ecco. La stessa frase l’ho detta a me stessa. Senza rancore, senza delusione ma solo con lo stupore di non aver mai conosciuto l’unica persona con cui ho convissuto ogni secondo da quando sono nata…….
Uno stupore positivo, però. Quello che porta alla curiosità di vedere un pò più in là, di studiarsi.
La stessa curiosità che in genere dimostri per le persone a cui vuoi bene e che vuoi conoscere a fondo (amici, amori, parenti).
In quel momento ti rendi conto che ti stai volendo bene come ne vuoi va loro. Ed è un imput.
Alla fine input dopo imput ti sposti sempre un pò più avanti.
Ora e solo ora capisco per davvero cosa intendevi quando mi hai detto (mesi fa)di smetterla di vederti come un obbiettivo da raggiungere, che eri una persona che stava facendo il proprio viaggio e seguendo il proprio percorso a tappe.
La strada è potenzialmente infinita.
Il non raggiungere un obbiettivo, il continuare a viaggiare non sono segni di debolezza, di instabilità, di poca serenità. Anzi……
Ma uno dei tanti aspetti delle molestie morali è proprio la confusione estrema.
Quando tenti di uscirne e sei all’inizio cerchi a tutti i costi un qualcosa di fermo che serva da punto di riferimento.
Poi alla fine ti accorgi che il punto di riferimento è superfluo. Lo puoi superare e andare un pò più in là. E magari tornare qualche passo indietro, se serve. Un viaggio vero e proprio. In piena libertà. Non c’è un obbiettivo fisso.
Ciao Markos. Fai bene a scrivere tutto su un notes. Per svuotarti, per conoscerti meglio, per evitare di sprecare troppe energia nel tentativo di ricordarti tutte le emozioni nel terrore di perderne una per strada…e magari, se accdrà, per parlare di queste emozioni insieme a lui. Oppure insieme a qualcun’altro che un giorno vorrà conoscerti nel profondo.
Gli occhi, Markos. Non lo so se sono veramente lo specchio dell’anima. Ho la sensazione che spesso si tenda a vedere nello sguardo altrui un’anima più aderente alle nostre aspettative, ai nostri bisogni che alla persona cui quell’anima appartiene.
Mesi fa quando vedevo il mio ex leggevo nel suo sguardo il rimpianto per una storia(la nostra) stritolata dall’ineluttabilità di un destino beffardo ed infame.
Ora, quando lo incrocio, vedo lo stesso identico sguardo…ma l’altro giorno, per esempio, ho letto in quello sguardo solo la sua grande voglia che spostassi la mia capoccia dal suo raggio visivo dato che stava ostacolando la lettura del prezzo del prosciutto in offerta nel negozio di alimentari alle mie spalle….
La mia impressione Markos è che tu ti sia “seduto” sopra te stesso e che ti stia ostinando a non rialzarti. Ho l’impressione che tu ti stia comportando nel modo che “contestavi” a lui. In modo passivo e dipendente.
C’è tutta una vita intorno a te. Cerca di viverla nel modo migliore. Tutto il dramma che trasuda da ogni tua parola ti fa solo un gran male e non è l’unico ingrediente della pozione magica che lo farà tornare.
Credo di conoscere le sensazioni di depressione e disperazione che stai provando. E, se è così, credimi (ma per davvero): non portano da nessuna parte se non ad aggiungere dolore al dolore.
Ciao Mary. Sono contenta di sentirti serena.
Baci a tutti
Non c’e’ cosa piu’ terribile del vedere ma non voler vedere, del credere pur sapendo che in realta’ non e’ cosi’. Voler vedere nei”loro”occhi il rmpianto, quando questo in realta’ non c’e’ piu’ o non c’e’ mai stato. Forse si, una cosa piu’ terribile c’e’, darsi le colpe e non accettare che il proprio cuore sobbalzi quando lo o la, si incontri ancora. Tutto normale, fa parte anche questo degli ostacoli da superare. Temi che sia perche’ ancora lo/la ami, ma forse e ‘ solo il ricordo, la paura che avevi di affrontare anche questa prova.
Luna, quante volte mi sono chiesta quale era la maniera giusta per salvare quel rapporto, quanti tentativi, eppure sapevo sapevo che non era possibile farlo, a meno che non avessi accettato per il resto della mia vita quella violenza, che a volte non era solo psicologica. Il difficile pero’ e’ riuscire a guardare oltre, avere non solo il coraggio ma anche la forza di farlo. Nel momento in cui decidi di farlo e’ come se “fossi a meta’ dell’opera”, a volte pero’ ci attacchiamo a ricordi, parole, sguardi, che davvero ci fanno solo male, che non ci aiutano a stare meglio. Allora diciamoci una parola che non dobbiamo piu’ dimenticare, come giustamente dici tu Luna, NOI CI MERITIAMO RISPETTO, crediamoci e gli altri non si permetteranno mai piu’ di togliercelo….un caro bacio alle mie “vecchie” amiche, Luna, Lilly, Naty, e un abbraccio grande anche a tutti gli altri. Lulu
MARKOS: sono d’accordo con Lillina nostra, sai? (Lilly, scusa l’affettuosa appropriazione indebita :DDD).
E vorrei dirti questo:
perfetta fusione d’anime…
bisogna stare un po’ attenti anche all’idealizzazione, sai? anche a quella a posteriori. Le idealizzazioni, sull’amore e sulle relazioni non sono del tutto persuasa che portino a qualcosa di buono… Conosco una bella coppia che sta insieme da 40 anni. Non da spot, reale. Sicuramente sono molto belli da vedere insieme, perché si amano, e la loro è certamente una buona fusione d’anime, perché sono veramente complementari, si sono messi insieme a 15 anni, e insieme all’amore hanno probabilmente saputo (vista la buona volontà di entrambi, e sottolineo di entrambi, e anche la portata reciproca di un sentimento e sottolineo reciproco)anche coltivare negli anni amore, complementareità, limare difetti e sopportare quelli non limati o limabili.
però ecco, diciamo così, che non è che loro sono insieme da 40anni perché da quando ne avevano 15 hanno avuto una PERFETTA fusione d’anime, ma perché hanno saputo fondersi, hanno lavorato, insieme, anche su questo, tra loro hanno sempre parlato moltissimo, preso le decisioni insieme, e nessuno dei due ha dovuto usare la sfera di cristallo. Non credo che nei loro occhi abbiamo sempre letto solo cose poetiche. Avranno letto anche fifa di non trovare un lavoro stabile, preoccupazione, nervosismo, voglia di scappare dalla finestra e avranno anche litigato. Come peraltro litigano anche oggi, a volte. Ma nessuno dei due è scappato dalla finestra. E non per dovere, ma per amore. Tra loro non ho mai visto ciò di cui parliamo qui. Forse c’è, nascosto in un armadio, ma non credo proprio. Se ci sono stati momenti più difficili di altri, di cui io non so, li hanno superati, insieme.
Fermo restando che domani possono mandarsi a quel paese (speriamo ovviamente di no), come tutti al mondo, e che possono scoprire di non amarsi più (idem come sopra)
non te ne parlo come coppia esemplare/ideale. L’ideale non esiste, e l’abito relazionale che ci sta bene addosso è comunque personale.
Ma te ne parlo nel senso di coppia che, INSIEME, ha trovato e tenuto un suo funzionamento, un equilibrio che, a conti fatti, mi sembra sia soddisfacente per entrambi. Sembrerà banale che io dica che sono in due, e che soddisfa entrambi, ma le nostre qui, sono storie di gente che in coppia, perlomeno ad un certo punto, talvolta pure sempre, si è ritrovata a essere sola e stare male. A parlare da sola, a pensare all’importanza del rapporto da sola, a lottare per salvare l’amore da sola, a cercare di comprendere e risolvere da sola, e chiedersi cosa sta pensando l’altro, che ci fosse, o che fosse scappato dalla finestra, etcc etcc. E lottando anche con una violenza, emotiva, verbale e non, dall’altra parte. La fusione d’anime, x come la intendi tu, è quella, secondo me, per cui due persone si amano, sapendo che la telepatia non esiste. Parlano, e insieme lavorano per stare bene insieme, per superare le difficoltà insieme, per tenere vivo il collante che li unisce. E qd il collante ha un problema entrambi cercano di capire dove sta il problema. Nel momento in cui si parla da soli la fusione d’anime è evidentemente andata, momentaneamente o per sempre, a farsi fottere. E può ricrearsi solo se ENTRAMBI ci mettono il proprio. Lo so, è triste ciò, ma mi sa che è proprio così.
E non è vero che solo gli occhi parlano. E concordo con Lilly, cmq sulle interpretazioni. Anche i gesti raccontano, perché quando siamo tesi, nervosi o infelici abbiamo una postura diversa e ci muoviamo nello spazio in modo diverso. Magari camminando su è giù per la stanza o facendo cadere la tazza di caffé. E anni fa, mentre sorridevo nonostante “tutto”, un mio caro amico che non sapeva nulla dei miei problemi, mi disse: non è il tuo solito sorriso questo, c’è qualcosa che non va?
Scrivere può averti comunque aiutato a portare un po’ di rabbia e dolore fuori da te.
Ciao a tutti rieccomi qui…oramai è 1 mese che la mia storia è finita ma purtroppo ancora ci sto male. Ragazzi ma come mai piu tempo passa e più io sto male?? il tempo non dovrebbe guarire le ferite è cosi anche per voi? o sono io che sono strano? non capisco aiutatemi.. :°(
Ciao Emanuele…
Io penso che sia normale io sono 4 mesi e solo nelle ultime 2 settimane ho cominciato a migliorare, anche se ci sono dei momenti o eventi che ti portano alla mente situazioni che ti fanno ricordare bei momenti che stridono con il presente…
Come già detto , il tempo (ognuno ha il suo…..)aiuta razionalizzare le emozioni ha farti vedere le cose con le giuste proporzioni da persona “normale” (passatemi il termine) anziché da innamorato….
Emanuele un mese,un anno non cambia se non siamo noi che lo vogliamo, ognuno di noi deve vivere la prorpia Leggenda Personale, e ognuno di noi e padrone di essa, io sono ormai 2 mesi che non dormo più iniseme a lei e che vivo lontano da lei, ma non pensare che stia vivendo allegramente, sto cercando si guarire dal male che lei mi ha recato, vedi certe ferite si cicatrizzano col tempo, ma il tempo non è uguale per tutti, tanto dipende dal nostro carattere e dalla nostra forza di volontà nel accettare ciò che ci è successo, io vivo a fasi alterne, una cosa però è uguale per tutti, evitare qualsiasi contatto che siano sms, telefonate dirette o indirette, io ad esempio l’altra setimana ho sentito per neccessità sua madre la quale mi ha comunicato che la signora era andata in ferie a casa di quello che doveva esere solo un amico e che per mesi si è spacciato come tale, lascio a te immaginare come mi debba esssere sentito, a dir poco umiliato.Loro di noi se ne fregano hanno solo in mente quello che gli va di fare e di preoccuparsio se questo posa farci star male non gli importa niente, quindi evitare ogni contatto e non sapere cio che fa e l’unico mdo per far si che la ferita non si riapra.Vedrai che il tempo ci darà ragione dobbiamo aver pazienza e tenere duro, prima o poi avremmmo anche noi il nostro momento di gloria e torneremo a vivere con entusiasmo, ma attenzione a non ripetere poi in futuro gli errori che oggi paghiamo, e non dico che è colpa nostra se ci troviamo qui a piangere i nostri dolori ma soltanto di fare tesoro delle esperinze che la vita ci mette davanti.
Ti consiglio un paio di libri che possono aiutarti, almeno con me ci riescono,
Il manuale del Guerriero della luce, e, L Alchimista, sono tutti e due di Paolo Coelho.
Ciao
Ciao a tutti.
Il tempo che “cura tutte le ferite”, gli occhi che sono “lo specchio dell’anima” e altre mille espressioni simili sono frasi che contengono una parte di verità, una parte di leggenda metropolitana.
Sono frasi ad effetto.
Uscire o restare prigionieri di certi stati d’animo e per quanto tempo accettare di essere sequestrati dipende da noi.
Di fronte ad un muro di cemento armato puoi decidere di prendere una scala e scavalcarlo, di fare dietro front alla ricerca di vie più comode o decidere di sfasciartici la capa contro nella convinzione che riuscirai a tirarlo giù.
Così in amore. Puoi optare per urlare banzai e partire in un attacco kamikaze per un tempo indefinito e poi prendere atto che un muro di cemento armato è un muro di cemento armato e la tua testa non è un missile terra aria nè una carica di dinamite.
E puoi arrivare a questa conclusione da persona triste e rassegnata o da persona serena e riappacificata con il mondo.
Non è il tempo in sè che ti porta alla disperata rassegnazione o alla sospirata serenità.
E’ tutto un lavoro interiore enorme che alla fine ti porterà a domandarti ” ma tu….quanto bene ti vuoi?”.
E alla tua risposta “che domanda pirla: io mi voglio tanto, tanto bene” il tuo lavoro interiore ti metterà al palo con una seconda domanda: “allora perchè ti fai del male?”.
Il “bello” di certe brutte situazioni è che, non ti sembra vero, ma puoi decidere.
La morte di una persona cara, una malattia non si decidono.
Il bene che vogliamo a noi stessi e l’influenza che lasciamo alle persone che hanno voluto andarsene dalle nostre vite lo possiamo decidere, invece.
C’è la delusione, il senso di solitudine, la sensazione di presa in giro, il rimpianto per anni che sembrano buttati nella tazza di un cesso in disuso, il rancore per il mancato dialogo o per il dialogo falso, il dramma dei perchè senza risposta, la voglia di piangere così tanto da scivolare via dal mondo in una grossa lacrima.
Già, c’è tutto questo oltre
alle preoccupazioni di natura economica e ai figli in balia di un disagio, in certi casi.
Ma c’è la possibilità di uscirne.
E di vedere le cose nella loro realtà e non nello specchio del castello stregato.
Probabilmente l’amore perso non era sempre e costantemente bellissimo, unico, impareggiabile prima come non è una presa per il culo di Gulliver dopo…..
A volte vediamo lo straordinario insostituibile che ci può portare alla tomba o all’impermeabilità sentimentale dove invece c’erà normalità. Una superabilissima normalità.
Intendo dire: un Amore con la A maiuscola, in piena regola ma…. che, come tutto, può finire.
Ed in effetti è finito ……perchè a volte, senza un perchè particolare, le “cose”, anche gli amori (più o meno estremi), finiscono.
Ma non finiscono te.
O meglio: non devi lasciare che finiscano te.
Se riesci a vedere le cose nella loro realtà vedi che in quella realtà ci sei anche tu.
Tu che hai tutto il diritto di starci ed il dovere verso te stesso di starci al meglio.
Perchè nessun dolore può mangiarti vivo se tu non vuoi essere mangiato.
Luna tante volte ha parlato di storie “comuni”.
I vecchietti che litigacchiavano al supermercato, le coppie insieme da 50 anni. Gente che conosce ogni singolo gesto,ogni singolo sguardo dell’altro e chissà quante risate, quanti sbadigli si sono fatti insieme.
Amori normali di gente che, probabilmente, sta abitando contemporaneamente in due posti: la propria esitenza e quella dell’altro, in modo civile, senza pretendere di occupare tutto lo spazio o senza farsi così piccino piccino da finire schiacciato in un angolo.
Forse è proprio in questo dono dell’ ubiquità che sta l’Amore.
Il dramma, il dolore che uccide, la disperazione che soffoca così come le emozioni estreme, la ricerca di anime che si fondono con la propria, di contatti telepatici, di sensazioni così forti da portare al collasso dei sensi, alla vertigine mentale sono, forse, solo….. coreagrafia.
Un bacio a tutti.
Hai Ragione Max sono pienamente daccordo con te è quello che penso io lei con te ha sbagliato come anche la mia ex ha sbagliato con me… le esperienze negative sono quelle che ci insegnano piu cose, cmq non la sto pensando in nessuna maniera, di lei non mi interessa piu niente nn avendo rimpianti i miei pensieri adesso devono voltare pagina, ci soffro questo è normale per TUTTI l’importante come hai detto tu ho imparato molte cose, così magari in futuro saprò essere piu saggio sulle decisioni che prendo con la prossima ”lei” il mondo è una ruota le cattiverie tornano sempre indietro max grazie per questo tuo commento… noi rispetto alle donne siamo piu forti loro magari nascondono nn fanno vedere che ci tengono ancora ma dentro di loro c’è un fuoco che arde molto piu del nostro nei loro confronti. MAX forse 1 mese è ancora poco serviranno altri mesi per guarire tutte le ferite spero che tu esca da questa situazione,cme lo spero anche per me. SIAMO FORTI.
Ciao a tutti 😀
Emanuele, sono d’accordo con Max e con Lilly. Il grosso del lavoro bisogna farlo da sè, anche e soprattutto quando diventa molto improbabile che l’altra persona di colpo verrà a portare il sole al posto della pioggia che ha creato, o che cmq è venuta a crearsi.
Una giornata con la pioggia è solo una bella giornata in cui è necessario l’ombrello, diceva qualcuno, non ricordo chi.
Certo, questi tipi di pioggia qui – chiamiamoli pure temporali, tempeste, maremoti, cataclismi – non sono belle giornate. Ma restano giornate, giornate in cui ricordare che sì, c’è bisogno di un ombrello, di autocura, autococcola supplementare, e di arieggiare, per come lo intendo io, ricordarsi di aprire le proprie finestre, oh sì, e soprattutto, anche quando si sta sul divano in stato semicatatonico con un film che gira in testa, e ci si interpreta come delle larve… ci si guarda così, e non sembra che non importi più se è lunedì, mercoledì, se è mattino o pomeriggio, che tempo fa fuori, cosa succede intorno… però il fatto è che comunque il resto si muove, e siamo noi che siamo scesi dal flusso della vita, non è il mondo che si è fermato.
La faccio facile? no, la faccio difficile.
Ed è proprio perché è difficile che bisogna persino andare a scavare alle volte per andare a cercare, dentro di sè, quei pochi passi che ti separano dalla finestra con le imposte chiuse…
provarci, e poi scoprire che già arieggiare un po’ fa la differenza.
E se invece parliamo di una depressione così debilitante da non riuscire veramente, ma proprio veramente, a trovare quei passi, allora gli specialisti esistono per questo. E bisogna chiedere aiuto.
Non ho bisogno di quell’aiuto? Perfetto, allora lo senti che dentro di te quei passi non sono poi così inacessibili.
Lilly, mi ha fatto simpatia e anche tenerezza che mi hai ricordato quei signori del supermercato 🙂
Sono d’accordo con la tua chiusa.
Per quanto riguarda la leggenda degli occhi che sono lo specchio dell’anima non so quanto
sia leggenda, nel senso che sì, possiamo vedere se una persona ci guarda negli occhi o sfugge il nostro sguardo, per esempio, ma ci sono credo parecchie ragioni per cui una persona può guardarci negli occhi o sfuggirli. Peraltro ci sono anche quelli, pare, che derubano le persone dopo averle agganciate con lo sguardo :O
L’istinto può dirci molto quando entriamo in contatto con una persona, penso per un mix di cose, al contempo è vero che noi possiamo vedere nell’altro ciò che desideriamo vedere, quindi la faccenda è un po’ più complicata di così, probabilmente. Però quando leggo di questi famosi occhi specchio dell’anima mi viene in mente anche questo: anche i gesti lo sono, i gesti sono lo specchio di molte cose. Eppure chissà quanti di noi, nelle nostre storie “sbagliate”, o comunque non funzionali a rendere sereni, appagati, felici, o comunque ad un certo punto fortemente sbilanciate, o deteriorate, avremo pensato romanticamente e leggendariamente gli occhi, ma non guardando i gesti, gli atteggiamenti, un non impegno nel tenere insieme il collante, o cose eclatanti come parole tipo: non ti amo più, o l’allontanamento volontario.
Ci sono coppie assolutamente sbilanciate, e infelici, o in cui uno dei due è molto infelice, in cui ci sono grandi sensi di complicità, ancora di più quando il copione è reiterato. Lutti e le malattie non si scelgono,xò le relazioni che fanno stare male possono fare ammalare. Le persone che vivono relazioni frustranti hanno spesso disturbi anche di salute, oppure neanche mezzo, per quanto la tensione tiene alte le difese, e poi però degli autentici crolli. Le persone con relazioni non funzionali spesso non dormono, o si sentono stanche anche se dormono, fumano molto, a volte bevono, soffrono di disturbi alimentari o non hanno una dieta bilanciata. Sovente non curano l’attività fisica, e le relazioni di amicizia, non trovano piacere negli hobbies. Xdono altri sensi del limite. o hanno altre forme di lesionismo “compensativo” collaterali.
LILLY, a volte scrivi cose davvero belle, come queste ultime. Mi paiono così profonde da essere quasi… Inafferrabili.
Ciao Naty. Grazie per il complimento. Lo contraccambio al 100%.
Ciao Luna. Concordo con te. Le relazioni che fanno stare male spesso fanno ammalare e a volte uccidono.
Durante la mia relazione malata e dopo la fuga del tipo ho perso il sonno, la sicurezza, la capacità di esprimere un concetto di tre parole senza “inframmezzarlo” con quattromila “ehm”, “come si dice”, ho perso la capacità di concentrazione, ho ripreso a fumare come una dannata, ho fatto l’occhiolino alla bottiglia, ho visto la finestra non come un buco nel muro ma come un ponte da attraversare per volare verso la pace.
Ho perso la voglia di uscire, di sorridere, di ricostruirmi un’esistenza.
Ho avuto paura di non farcela da sola. Paura di dire sempre la cosa sbagliata, di non essere compresa. Agorafobia, panico, senso di colpa a stecca, crisi di persecuzione, sensazione che gli altri fossero ombre minacciose e troppo veloci rispetto a me, sensazione che gli altri parlassero nell’ovatta o dentro all’acqua.
Ho progressivamente perso la capacità dire, di fare, di decidere, di muoveri.
E contemporaneamente è nata e cresciuta a dismisura la paura. La paura di tutto. La paura globale.
E alla fine sono crollata. Incapace anche di aavere paura. Senza forza, senza energia. Con solo tanta ma veramente tanta voglia di morire.
E adesso sono qui.
Ma se ad un ictus cerebrale non puoi dire “no grazie, ci si vede tra 70 anni….meglio 80” ad un amore malato puoi dire basta prima che ti
Un fastidio che logora dentro.Ricordi che il nostro cuore si rifiuta di cancellare.
La prima cosa da fare e’ ritrovarsi. Soprattutto se la relazione ci ha scaraventati in mezzo ad un deserto, impedendoci di avere contatti con la realta’. Il tempo cura le ferite e’ vero, ma non da solo, non dobbiamo sederci li’ ad aspettare. Non e’ sufficiente. Chiediamoci pure perche’, ma se io, se lui, piangiamo, strepitiamo, ma poi raccogliamo i nostri cocci. Si, perche’ e’ vero che una storia finita puo’ farci sentire a pezzi, distrutti, ma se ce la mettiamo TUTTA ci accorgeremo che nessuno di questi pezzi ci e’ stato portato via, sono stati frantumati ma non rubati.
Non dobbiamo piu’ vivere in funzione del passato, ognuno ha i propri tempi, ognuno ha bisogno di elaborare in maniera diversa il proprio dolore, ma tutti quanti dobbiamo sapere che c’e’, esiste un momento in cui dobbiamo rialzare la testa e ricominciare a vivere. Perche’ di questo si tratta, crederci per prima cosa, anche se inizialmente la forza di farlo e’ cosi’ lieve, anche se ci sentiamo cosi’ deboli, anche se temiamo che rialzare la testa possa significare soffrire ancora di piu’. Per qualcuno e’ sufficiente ricominciare a uscire, per altri frequentare una palestra, oppure…cucinare….camminare…correre…scrivere….oppure rivolgersi a qualche terapeuta, come nel mio caso. Non e’ importante cosa, l’importante e’ fare qualcosa per se stesso. Non aspettiamoci passi da giganti, accettiamo i nostri piccoli passi, le nostre piccole conquiste, ma soprattutto accettiamo le nostre ricadute, i nostri inciampi di percorso, tutto serve….A volte tutto questo sembra impossibile, ci diciamo io non ce la faro’ mai, niente di piu’ falso, ve lo dice chi in realta’ ha tentato il gesto estremo. Adesso me ne vergogno, non per cio’ che ho fatto di fronte agli altri, ma per cio’ che ho fatto a me stessa…..ciao a tutti, Lulu.
(az……..mi hanno mangiato un post)
stavo dicendo:Ma se ad un ictus cerebrale non puoi dire “no grazie, ci si vede tra 70 anni….meglio 80″ ad un amore malato puoi dire basta prima che ti distrugga.
Ma lo puoi fare solo quando riesci a realiizzare mentalmente che sei arrivato all’orlo, che se fai un passo di più rischi di cadere nel precipizio.
E capisci che tu non vuoi cadere nel precipizio. Che cadere fa male, fa un male insopportabile che non ti vuoi infliggere.
C’è un momento in cui, invece, si vuole stare seduti nel proprio male, si vuole stare male, si odia chi tenta di dirti di rimetterti in carreggiata, si odia chi ti dice di andare avanti. Perchè tu vuoi stare lì, nel tuo letto di dolore. Ci stai male ma è l’unica condizione che accetti.
Forse per scaramanzia (se sto male lui torna), forse perchè la confusione è al top. Forse perchè si prova odio e non potendo odiare lui si gira l’odio su sè stessi e su chi ci consiglia.
Sapete quante persone ho odiato perchè volevano spronarmi a tirarmi su. Persone buone. Persone che mi hanno detto cose simili a quelle che mi hanno detto mesi fa Gatto e Luna.
Ma prima ero al top della malattia e non potevo capire. Ai tempi di Gatto e Luna invece avevo avuto un primo input.
Ed ho ascoltato Gatto e Luna (che fine avrà fatto Gatto?).
Ho creduto in loro.
E mi sono affezionata alla loro positività, all’energia che mi trasmettevano.
E poi è stato un crescendo di voglia di non soffrire più.
E adesso sono qui a dire tutti coloro che stanno soffrendo: forse non potere ancora capire, forse vi sentirete legati mani e piedi e vi sembrerà impossibile sia muovervi che decidere, forse vi sentite in balia di un ingestibile destino di dolore, forse mi troverete odiosa e fastidiosa come una vecchia zia che elargisce consigli inutili e biscottini stantiti ma, credetemi, prima o poi sarete in condizione di poter scegliere tra il soccombere ed il risalire.
Auguro a tutti di scegliere di risalire.
Ciao bellissimi.
Prorpio com dici tu cara Lulu, io sto attraversando la fase delgli alti, pochi, e dei bassi, motli, ma cerco di godermi gli attimi di alti il più possibile, si le ricadute, prorpio quelle non mi lasciano ancora in pace, mi chiedo spsso perchè dopo tutto quello che mi ha fatto passare io non riesca a volta a sentirmi male per non averla più con me, so che 23 anni dellamia vita non si cnacellano in pochi mesi, ma se solo riuscissi a pensare alle umiliazioni e alle soffernza che mi ha fatto passare in questi ultimi mesi forse riuscirei ad avere pià alti che bassi. Faccio ancora fatica ad abituarmi alla solitudine domestica, si quella mi da una profonda tristezza e angoscia, esco ogni tanto la sera e mi capita di mettermi a guradare in giro per vedere se vedo il suo volto, vado in piscina 3 volte alla settimana ma mentre nuoto spesso mi capita di pensare a lei, vado anche dalla psicologa e ci vado da mesi ormai, si mi sta aiutando molto, ma spesso la carica che mi da dura giusto il tempo di una giornata. So che tutto questo probabilemte è “normale” ma vorrei non lo fosse, cerco dentro di me le forze per vincere queste senzioni e vorrei che tutto sparisse cosi come è arrivato, ma questa è un utopia, sono sensibile e provo sentimenti veri e le persone che hanno queste carratteristiche non riusciranno mai a non soffrire, sia per un amore perduto che per la sofferenza di altri, a volte avrei voluto non esssre come sono, ma poi mi dico, io posso camminare a testa alta perchè conosco il risppetto verso il prossimo e ho sentimenti veri,
Ma che prezzo che bisonga pagare per essere cosi, tutte le cose belle della vita probabilemte hanno un prezzo da pagare e quello ch sto passando io in questi mesi probabilmente fa parte di quell prezoo.
Spero solo che un giorno tutto questo finisca e che la vita mi riservi un pochino si serenità e perchè no anche di felicità
Ciao
Beh ragazzi, come si dice chi non muore si rivede!
Ciao Luna, ciao Lilly, ciao a tt quelli che hanno condiviso gioie e dolori di questo blog.
Non credo molto alle coincidenze e proprio quando Lilly si chiede che fine ha fatto Gatto ecoomi qui, dopo mesi che non venivo piu’ a trovarvi, rieccomi. Avevo bisogno di staccare la spina con tt, con quello successo, di tuffarmi in qualcosa di nuovo, che mi potesse trasmettere nuove speranze e così è successo.
Per prima cosa un grosso abbraccio a tt voi, spero che per molta gente le cose siano cambiate in positivo e che molti di voi si siano rimpossessati della propria vita, io della mia in parte ci sono riuscito, nuovi impegni, nuova persone, tt faticoso ma alla fine appagante, insomma sono riuscito a tornare a galla. Ma la novita’ piu’ grossa è che mi sono innamorato!!! Ecco, sembrerebbe tt perfetto, ma non è proprio cosi’! Qualche piccola premessa. Ho incontrato questa persona ad un corso che svolgiamo insimeme e da li nel tempo, mi è piaciuta tantissimo. Dopo circa 3 mesi che ci si vedeva e dopo una vacanza stupenda trascorsa insieme con amici e scattato il tt. Un sogno, ragazza dei miei sogni, tt perfetto, se non fosse per il fatto che ho una paura tremenda che le cose possano finire, paura di sbagliare, paura di non piacere, paura di ritrovarmi ancora una volta deluso con il cuore fatto in mille pezetti. Sto vivendo tt questo con ansia, provo ad esser sereno ma mi rendo conto che mi è difficile vivere la giornata con semplicita’, tt viene amplificato nella mia testa a mille, emozioni, ansie, gioie, timori. Sono convinto che gran parte di tt questo derivi dallo scherzo fatto dalla mia cara ex ed in parte dalla condizione che questa persona sta affrontando. Anche lei alle spalle ha un enorme dolore causato dalla perdita del marito, abbastanza recente, sta cercando come tt di rimpossessarsi della sua vita, di ripartire, di trovare la sua identita’, di capire cio’ che vuole, cose piu’ che leggittime.
Ed proprio da qui che nascono mille paure. Quando lei è con me, è molto serena, tranquilla, riesce a staccare la spina con tt il resto e nei suoi occhi posso leggere la felicita’. Lei stessa piu’ di una volta mi ha detto di star benissimo con me, di volermi un mondo di bene, di aver incontrato una persona speciale in un momento in cui mai e poi mai si sarebbe sognata di trovare una persona, era l’ultimo dei suoi pensieri. Nonostante tt cio’ mi rendo conto che ci sono molte cose che mi disturbano, che rendono per me questo rapporto difficile, pieno di ansie e paure. I nostri tempi sono ben diversi, io corro come un pazzo, e lei come giustamente deve essere vuole i suoi tempi i suoi spazi, e tt questo a me spaventa, mi genara timori, ansie, paure. Condivido in pieno il suo pensiero, ogni cosa nel tempo giusto, ci si deve conoscere meglio, ma poi sono parecchio in difficolta’ nel viverla nella realta’ di tt i giorni. Vado in ansia se non mi risponde ad un sms o ad una mail, cerco conferme nei suoi atteggiamenti, mi infastidisce il fatto che prenda impegni che ci possano tenere distanti per qualche giorno, è molto razionale in tt la gestoine del rapporto, non se se per paura o altro, ma avverto come se i nostri due coinvolgimenti fossero su due piani ben diversi e tt questo mi spaventa da morire. Forse come gia’ detto non sono altro che le mie paure rimaste nel profondo dalla precedente delusione, ma una cosa è certa cosi’ non posso viverla, vorrei fosse tt piu’ semplice, lineare, immediato, ma mi rendo conto che non lo è. Penso e ripenso a quale possa essere la soluzine giusta, ma ho paura della risposta, forse il problema sono io, il mio passato, le mie esperienze, vorrei viverla come lei piu’ serenamente, dando il giusto peso alle cose e senza buttarmi a testa china come se fosse lei la soluzione al mio benessere, gia’ in passato ho fatto questo errore, ma allora perchè non uso la calma e il buon senso che l’esperienza mi avrebbe dovuto far capire. un abbraccio a tt
Max, sei proprio sicuro che vorresti essere diverso?! Vorresti essere piu’ cinico e meno sensibile?! Se non del tutto menefreghista?! Quante volte anch’io ho pensato questo, soprattutto nei momenti piu’ difficili, ma sai adesso non lo penso piu’. Non mi cambierei per nessuna cosa al mondo con gli altri. Ho tanti difetti, ho subito, cercato di ricucire quel rapporto ormai irrimediabilmente distrutto, (ammesso che sia mai stato un rapporto) ho negato le evidenze, ho accettato compromessi, mi sono annullata, ho perso la mia dignita, ma un giorno ce l’ho fatta…..sono rinata. Adesso mi piaccio cosi’, con tutti i miei lati no, ma anche con tutta la mia grande sensibilita’, la mia voglia ancora innata di voler bene, di stare vicina a chi mi ama e a chi amo…chissa’ un giorno forse, dico forse perche’ ancora e’ una idea moooolto lontana da me e dal mio presente ritrovero’ qualcuno che si merita il mio amore….non tutti se lo meritano, non dobbiamo solo dare, dobbiamo imparare a ricevere, ma credimi anche tu un giorno ti piacerai per come sei. Coccolati, curati le ferite ogni volta che ne hai bisogno, e impara ad amare prima di tutto te stesso. Guardati allo specchio, e dimmi sei proprio sicuro di voler essere diverso? Anche per me la solitudine pesa, a volte, soprattutto quando in casa mi capita di pensere che “quell’oggetto” lo avevamo scelto insieme…quando mi capita di rivedere qualche film che avevamo visto insieme….eppure adesso amo anche questi momenti di silenzi, mi ritrovo, sai in fondo in tutti quegli anni trascorsi con lui ero molto piu’ sola, adesso non butto piu’via il mio amore al vento….
Gatto, fermati una attimo, tira un sospiro, sembri un treno in corsa. Certamente la tua vecchia storia ti sta condizionando tanto, troppo, ma forse la cosa piu’ importante prima di ricominciare una storia nuova e’ ritrovare l’equilibrio di se stessi, soprattutto riacquistare la sicurezza in se stessi. Puo’ essere una storia speciale come potrebbe non esserlo, non
rischiare di soffocarla con le tue paure. Cerca di andare con calma e accetta i suoi tempi, e’ sempre difficile ricominciare dopo una sofferenza. Vivila con serenita’, prendi il buono che questo nuovo rapporto puo’ darti giorno per giorno, non pensare al domani, non pensare che lei sia la “cura” per il tuo benessere. La serenita’ prima di tutto cercala, e fai di tutto per trovarla dentro il tuo cuore. Ti auguro tutto il bene possibile, un saluto a tutti Lulu
Ciao Gatto. La paura” Eh già, la paura è una brutta bestia. Ti si radica dentro e salta fuori quando meno te lo aspetti. E alla paura si aggiunge l’ansia. Il passato che ritorna a tormentare. Questa volta non sotto forma di rimpianto strappacuore ma di tensione per un presente iperteso ed un futuro ignoti. E magari ti sembra che tutto il lavoro fatto, tutti i bei risultati ottenuti svaniscano in una bolla di sapone. Magari ti dici “ecco, tanta serenità raggiunta in teoria e poi??? Poi alla prima prova tenica tutto a quel paese……”!
E all’ansia si aggiunge lo scazzo, allo scazzo si aggiunge la demoralizzazione.
Fermati un attimo!
E’ tutto normale!
Il passato non si cancella schioccando le dita. Resterà sempre dentro di noi. Balzerà fuori nei momenti più imprevedibili. In un gesto, in un movimento della testa, in una risata, in una frase, un vestito, una pettinatura, in un qualsiasi atteggiamento.
Ma è passato, appunto. Devi (dobbiamo….mentre parlo a te parlo a me stessa…) imparare a conviverci.
Anche io non credo alle coincidenze e penso che un fulmine possa benissimo beccare due volte lo stesso posto ma se si parte con questa convinzione sentirai schifoso il gusto di una piatanza ancora prima di averla assaggiata.
Il che non significa essere ingenui e buttarsi nella mischia con il sorriso raggiante di chi si sente invulnerabile…..
Significa, come ho scritto prima, fermarsi un attimo e cercare la soluzione più adatta.
Mandi un sms, non ti risponde subito….fermati un attimo prima di scivolare nella paudepretensione !
Dirai…”parlare è facile! Pensi che non la stia cercando la soluzione???Non la trovo, se no non starei qui a scrivere!!!!”
Giusto! Ma forse la soluzione non devi cercarla da solo.
Cercala insieme a lei.
Parla con lei. Dille chiaro e tondo “sto male se non mi rispondi alla velocità della luce. Penserai che sia un atteggiamento cretino, infantile, non lo so, ma io sono stato malato e ho bisogno di questo questo e quest’altro..”
Aprile il tuo cuore, dalle fiducia, mettila nelle condizioni di sapere come sei, come stai ora in modo che possa essere lei a trovare il suo modo di accompagnarti in questa tappa del tuo viaggio chè è un pò più faticosa di altre.
Aprirle il cuore non significa affidarglielo, non significa regalarglielo. Non devi avere paura comportarti in modo di affidare la tua esistenza nelle mani di chi potrebbe andarsene e distruggerti.
Ma c’è un qualcosa di mezzo tra la diffidenza e l’affidarsi completamente agli altri. C’è il rapporto aperto.
Se tu sei stato un campione di atletica e ti rompi una gamba come ti comporti con la tua compagna (magari maratoneta)? Le dici “scusa ma la gamba mi fa un male cane, sto fermo per un pò, magari passeggio ma non corro” o con uno sforzo disumano corri perseguitato da dolori lancinanti e arrivi al traguardo ingrugnito e depresso?
E pensi che lei non si incazzerebbe se tu corressi senza dirle che stai male?
Parlale. “Io ero fatto così ma poi mi sono ammalato per amore e sono diventato cosà. E non so se questo cambiamento è temporaneo o definitivo ma ora, adesso, in questo momento ho bisogno di questo, questo e quello. Sono stato malato e adesso sono in convalescenza. E NON MI VERGOGNO A DIRTELO! Voglio guarire. Ma per guarire ho bisogno di queste cose la cui assenza mi fa stare male anche se sono minuzie. Vuoi camminare accanto a me? Non ti chiedo nè di portarmi in braccio, nè di aspettarmi al “traguardo”. Cammina insieme a me, se vuoi”.
Sei stato un rassicuratore, prima, Gatto? Perchè se è così la facenda si complica. Chi è stato un rassicuratore ed ora ha paura e deve essere rassicurato anzichè rassicurare non risponde alla proprie aspettative. Non si riconosce più e vai con la depressione all’ennesima potenza…..
Parlo a te e parlo a me stessa, caro Gatto. Non sai quanto t capisco e quanto stia cercando una soluzione.
La soluzione l’ha prospettata Luna, qualche post fa: arieggiamo. Apriamo il cuore e facciamolo respirare.
Bye bye
Ciaoooo a tutti!!!!
Anch’ io vi leggo sempre con piacere e sto seguendo la soluzione prospettata da Luna: Arieggiare!!!!
Sai Luna, ironia della sorta lo stesso termine dopo di te me lo ha rivolto un medico e quando mi ha detto: arieggiare, ho sorriso…..
Sì, io stavo soffocando invece ho capito che per il mio benessere anche fisico dovevo cambiare modo di vivere, di vedere le cose.
Non ci sono novità, grandi novità all’ orizzonte, un nuovo amore ma ci sono Io.
Mi godo le piccole cose e chi mi incontra mi dice: Che bel viso rilassato!!!!
Oltre che il viso credo che si siano “rilassati”i miei pensieri, il mio cuore.Questo non significa che sono in uno stato di apatia ma dopo tanto dolore, dopo tanti momenti down non si può che risalire.
Mi guardo allo specchio e sono serena, serena .
Certo non mancano i problemi della quotidianità che credo ci siano per tutti ma ho smesso di “dannarmi”.
“La vita fa tanti giri e il suo sviluppo è così paradossale che il brutto diventa buono e il buono cattivo”.
Un saluto affettuoso a voi tutti.
Grazie per esserci.
Lilly, sei grande, descrivi cosi’ bene le cose che a volte mi sembra che qualcuno mi abbia rovesciato e descriva pari pari quello che ho dentro…….
Leggo e rileggo i tuoi post e tutto quello che avrei voluto dire io ma non sono riuscita a fare lo fai tu, grazie per i tuoi interventi. Lulu
Ciao Lulu.
Quando scrivi riesci a descrivere benissimo ciò che hai dentro.
E dai tuoi post esce sempre fuori la bellissima persona che sei, i tuoi buoni propositi, la tua fortissima intenzione di raggiungere e mantenere la serenità, la consapevolezza delle difficoltà, e la voglia di non farsi sopraffare da quei momenti bui che ci agguantano all’improvviso e che, a volte, sembrano più scuri di quanto siano veramente.
Ma sai perchè ci sembrano tanto neri?
Perchè non abbiamo più la vista abituata alla perenne oscurità che ci portavamo dentro.
Perchè abbiamo visto con la mente la luce della serenità ed i momenti di buio improvviso sembrano più scuri.
SEMBRANO più scuri….ma non lo sono.
Ciao bellissima. Un bacione.
Ciao tesoriiiii 🙂 🙂 🙂
Gatto, sono contenta di “sentirti” 🙂
non di sentirti in tensione, ovviamente, ma tante volte qui più di un affettuoso pensiero ti veniva spedito via etere 😉
concordo assolutamente con Lilly e con Lulu che hanno espresso in modo così chiaro, e insieme “abbraccioso” – l’ho sentito pure io questo abbraccione che ti hanno dato :):):) – delle riflessioni che a tutti noi non possono che giovare 🙂
la paura… eggià… questa conosciuta 😉
a volte, paradossalmente, si corre anche per la paura di lasciarsi andare? ci si butta, forse, per essere presi al volo?
o si ha paura che i tempi lenti siano sinonimo di indifferenza. Ma a volte i tempi a scatto possono essere sinonimo di compulsione, e di “totalità” e “fusione” perché negli “spazi vuoti” sale un’ansia personale, non veramente a due.
ti dirò quello che mi pare, leggendo ciò che racconti di questa persona, ovviamente senza conoscerla, nè conoscere bene la situazione, ma da ciò che ho percepito io:
tu dici che quando sta con te lei sta bene. Ti pare poco? è quella la sensazione, credo, che porta con sè anche quando non siete incollati.
penso che avere incontrato una persona che sa prendersi i suoi tempi, ammettendo sia il suo interesse per te, sia il bisogno di prendersi i tempi, possa essere una cosa molto buona per te.
Possa servirti per vedere che non c’è nulla di male, anzi, a prenderseli.
anche incontrare una persona che sappia sia avere uno scambio che mantenere un livello (sano) di indipendenza.
se prendere i propri tempi significa avere rispetto per se stessi e per la persona che abbiamo di fronte non è uno sbaglio, si chiama onestà, nei confronti di noi stessi e degli altri.
Una persona che esce da una situazione complessa, dolorosa, da uno strappo, lo sai bene, come lo sappiamo tutti noi, attraversa diverse sensazioni, paure, fasi. se riesce ad attraversarle con presenza verso se stessa, e concedendosi i tempi, secondo me, fa un favore a se stessa, ma anche a chi incontra.
Detto ciò, è ovviamente comprensibilissimo anche ciò che senti tu. E con il fatto che non possa che giovare anche a te, e al rapporto, essere onesto con te stesso ed esprimere i tuoi bisogni. Mettendo entrambi le carte, onestamente, sul tavolo, in modo non necessariamente dipendente però. Intendo dire, facendo un esempio estremo, io posso dire ad una persona che per stare bene ho bisogno di sentirla 50 volte al giorno, xché sennò vado in ansia, ed è importante che io ammetta questo mio bisogno, perché solo così posso anche capire cosa sta dentro a questo mio bisogno. Dentro può esserci anche il fatto che ho vissuto una relazione molto interdipendente, in precendenza, in cui la mia dose di doping che io traducevo come amore, o che la persona che avevo accanto traduceva come amore e che esigeva, era 50 volte. X cui il parametro non era tanto come sto con, ma la dose di dipendenza e interdipendenza. Per cui o la dipendenza era fusionale e totale oppure cascava il palco,ma perché la relazione si reggeva molto sul dopparsi. Mi spiego? forse no :S
Quello che voglio dire è che se incontriamo qualcuno che è capace di esserci, veramente, e anche di rassicurarci, ma al contempo di non darci le 50 volte che sono doping antiansia ma di portarci su un livello di benessere soddisfacente, ma con modalità non doppanti, forse ci fa un favore. certo, sta a noi sentire se quello che a noi sembra distacco è distacco reale, non-vicinanza non-interesse, se ci pare distacco o se è un modo di vivere le relazioni che ci è incompatibile. Io ho incontrato una persona che aveva così terrore di diventare dipendente da me (e nessuno glielo aveva chiesto, ndr) che per sfuggire a questo suo terrore assumeva atteggiamenti opposti. Ma non mi pare il caso della tua ragazza, da quel che dici.
MAX: se si è vissuti in “cattività” forse ci vuole anche un po’ di tempo per apprezzare gli spazi aperti.
GIUSY: felicissima di sentirti e così 😀 serenità e apatia non solo non sono sinonimi, ma anzi! 😀
Luna:”Io ho incontrato una persona che aveva così terrore di diventare dipendente da me (e nessuno glielo aveva chiesto, ndr) che per sfuggire a questo suo terrore assumeva atteggiamenti opposti.”.
E già!!E’ uno dei rischi più grossi che si corre sia nella fase della “convalescenza” che dopo.
Si corre il rischio di fare confusione tra dipendenza e apertura e nel dubbio di prendere la strada sbagliata ci si chiude dentro a sè stessi mettendo alla porta un enorme lucchetto di diffidenza.
Se mi apro troppo tu sai tutto di me, mi “acchiappi l’anima”ed io me la lascio acchiappare. Poi tu tagli la corda ed io cado a terra come un aquilone quando, all’improvviso, smette il vento….
Il terrore sta nella consapevolezza di non aver visto o voluto vedere, in passato, dei segnali evidenti di ciò che, poi, è capitato e la domande nasce spontanea: “se non ho visto prima che garanzie ho di non vedere oggi ed in futuro?”.
A ben vedere è sfiducia verso sè stessi che viene buttata all’esterno come sfiducia verso gli altri.
Con la diffidenza verso il mondo ci si mette al riparo da tutto ciò che di “brutto” si è stati capaci di attirare, trattenere, lasciarsi sopraffare in passato.
Il che (ma forse sbaglio) significa che la guarigione” è solo apparente o che la convalescenza richiede ancora tempo.
Sto guarendo perchè non mi sto più macerando in un dolore che uccide ma non sono ancora guaritop perchè non mi fido di me e, attraverso me, neppure degli altri.
Credo che si importante rendersi conto di questo per evitare di ritenersi in fase completamente “ok” solo perchè ci si sveglia al mattino con un sorriso sulle labbra anziche con l’espressione di chi è appena passato dentro ad un frantoio.
Non c’è nulla di male ad essere in “convalescenza”. E a dirlo. E a comportarsi in base alle esigenze che si ha in questa fase e non in base a ciò che gli altri si aspettano da noi o potrebbero aspettarsi da noi.
Ma se l’altro non conosce le nostre esigenze o se per paura, che ne so, di una
figuraccia (che non facciamo!!!!) stiamo zitti, teniamo tutto ben chiuso dentro di noi come se fosse un panno sporco da lavare in casa propria ci facciamo del gran male da soli.
Perchè alimentiamo uno stato di tensione “cattiva” che non è adrenalina, non è una scarica di energia positiva.
E perchè l’altro entra in confusione, ti vede diffidente ma sa che non ti ha chiesto nulla e non ha preteso nulla da te di diverso o di ulteriore rispetto a ciò che tu, per come dici di essere, potresti dare. Tu ti descrivi e magari ti atteggi per come sei sempre stato e poi di punto in bianco ti chiudi come un riccio in mezzo alla strada che vede dei fari puntati addosso.
L’altro non capisce più un tubo…..vorrei vedere!
Ma tu non stai vivendo la tua “normalità”. Hai paura. E la paura altera tutto, compresa la propria personalità. Si diventa in un certo senso “anormali” dove anormale NON significa rimbambito o “strano” o pazzo.
Significa solo che si è capaci soltanto a tratti, a momenti, di essere aderenti alla propria personalità. Nel tratto in cui scatta la paura e ci si disallinea da sè stessi occorre comunicarlo sia all’altro che a sè stessi. Per non confondere e non confondersi.
E prendersi ciò che occorre in quel momento.
Magari un pò di solitudine che l’altro potrà accettare perchè ne conosce il motivo.
Altrimenti potrà pensare di tutto. E magari ti prenderà (cantava Bisio) per una di quelle che “normalmente sono brave ma travolte dagli eventi non disdegnano di fare le put….” (lo stesso vale per i maschietti) e che durante quei momenti di travolgimento spariscono per un pò.
Tanti di noi sono stati picchiati a sangue da tante domande rimaste senza risposta, da tanti silenzi a cui abbiamo dato una voce che ha detto parole sbagliate.
Non generiamo altro silenzio, altre parole inventate in modo sbagliato, altra confusione che si aggiunge alla confusione.
Apriamoci e tuteliamoci. Sappiamo come fare. Dobbiamo solo credere in noi.
Allargo a tutti l’abbraccione “abbraccioso”!
…e se si è convalescenti in due, poi, sai che bel mix? 😉
ho riso molto per il frantoio, ahaha.
E la canzone di Bisio, nel suo, rimane una canzone che ha il suo valore storico-culturale 😉
@Tanti di noi sono stati picchiati a sangue da tante domande rimaste senza risposta, da tanti silenzi a cui abbiamo dato una voce che ha detto parole sbagliate.
Non generiamo altro silenzio, altre parole inventate in modo sbagliato, altra confusione che si aggiunge alla confusione.
Apriamoci e tuteliamoci. Sappiamo come fare. Dobbiamo solo credere in noi.
già!
e io credo che in fondo l’istinto, al di là della paura, nota molto bene certe “stonature”. Nel senso che se una persona si avvicina e si allontana serenamente, o invece in modo difensivo, l’istinto lo percepisce.
E’ verissimo che chi ha vissuto in troppa confusione, di parametri, di avvicinamenti-allontanamenti ha voglia di tranquillità e trasparenza. E che il motivo per cui (e il modo in cui) ci avviciniamo agli altri, o teniamo la distanza, racchiude molte cose, può essere il sintomo di tante cose, personalità, fase di convalescenza, ferite che saltano fuori, modo di essere. In quel momento. Poi che sia un modo di essere così strutturato da non poter cambiare sul lungo termine o modo di essere momentaneo sempre modo di essere, nel presente, è.
E allora credo sia importante dire: ho notato questo, è vero? quando io noto questo lo percepisco così e mi fa sentire così. Io mi sento così se…
poi può darsi che l’altra persona non possa farne a meno di avvicinarsi o allontanarsi come fa (lo stesso vale per noi) ma parlarne credo sia importante, mettere le carte in tavola.
Apriamoci e tuteliamoci, sì, credo sia la strada.
Personalmente, al di là delle mie ferite, credo di non essere totalmente scema. Intendo dire che, forse perché l’ho visto già accadere, sono sensibile non tanto al fatto che un uomo si allontani serenamente, nel senso di tenere uno spazio proprio serenamente (perché io ho bisogno dei miei spazi
e quindi so benissimo che si possono avere i propri spazi e tenere comunque moltissimo alle persone) quanto piuttosto al fatto di usare lo spazio o alcuni atteggiamenti a “dimostrazione di”.
Una sorta di competizione.
Qualcosa tipo (mi è stato detto, infine): tu mi piaci molto perché sei così, che bene sto qui! però… accidenti, ma aspetta un attimo… io mi accorgo che sto così bene qui con te, quindi il centro sei tu, e probabilmente io non avrei bisogno neanche di mangiare, dormire se potessi stare qui sempre, potrei dimenticarmi di ogni cosa, metterti al centro del mondo…
però tu puoi stare bene anche da un’altra parte? Anche senza di me? quindi tu sei molto importante per me, ma io sono altrettanto importante??? Mi parli anche di altre persone… sì, sì, lo so che tu incontri molte persone al giorno… sì, sì, lo so che tu con la gente non parli solo di che tempo fa… che le persone ti interessano e ti colpiscono, che crei continue relazioni con gli altri…
ma io non ci credo che si possa volere bene a tutta questa gente, O forse sono geloso, perché mi sento uguale a tutti gli altri, allora.
mi piace questo di te, anche questo… però io sono come tutti gli altri, allora? Io con te parlo come non parlo con nessuno, ma tu così parli con tutti?
allora sai che facciamo? ora dimostro subito a te, e anche a me stesso, che io senza di te vivo benissimo!!! eh, no, non penserai mica che io adesso molli tutto per te! E poi che faccio?
Questa relazione è troppo impegnativa! Tu vuoi che io sia totalmente soggiogato ma magari poi mi fai ciao con la manina perché passa uno più intelligente o bello rispetto a me?
No, tu non avrai i miei spazi, bella mia!!!
Anzi, mi stai pure un po’ sulle palle se penso i rischi che corro!
E ora ti dimostrerò che anch’io incontro un sacco di gente interessante, ecco! Ho visto la mia ex l’altro giorno, te ne ho mai parlato? E h vado, che HO DA FARE IO! Non esisti solo tu!!!!!!
😉 😉 😉
….e poi, visto che gli altri ti guardano faro’ di tutto per farti diventare un c..so, e poi visto che sei cosi’ considerata nell’ambiente di lavoro ti faro’ credere che in fondo vali poco, e poi visto che io sono bello ti faro’ vedere quante donne ho….e poi visto che io non combino mai niente di buono ti faro’ vedere che grand’uomo sono e poi siccome i miei amici ti adorano ti mettero’ in ridicolo davanti a loro alla prima occasione….blablablabla….. insicurezza?!narcisismo?!competizione?!non lo so proprio certamente un rapporto malato, malato grave. Allora e’ vero ci vuole chiarezza, subito fin dall’inizio, come si dice “nel bene e nel male”, tanto perche’ poi non intervengano malintesi, dubbi, paure.
Siete fantastiche care amiche, ho fatto questo percorso, ancora decisamente non terminato, di guarigione con voi accanto, e quando nei momenti piu’ terribili mi sentivo persa accendevo il pc ed era come essere li vicina a voi….le vostre parole mi facevano dimenticare il momento di “defaianz” (ma come accidenti si scrive) e mi facevano rientrare in carreggiata, con una voglia ritrovata di lottare… BAAAAAAAACI!!!!Lulu
http://www.youtube.com/watch?v=N-Sgoe0yI6g&feature=related
Ekkime, prima non avevo più spazio, per spiegare cosa intendevo dire con l’esempio.
Ora ufo, ma sono appena tornata da una bella serata con amici, ekkime e poi nanne 😀 zzzzzzzzzzzzzzzzz
Ovviamente quelle sensazioni si possono provare eccome, in generale la paura di sentirsi troppo vicini e di bruciarsi se abbandonati, il timore di essere dipendenti da quello che una persona rappresenta per noi e noi per lei, la paura di non essere veramente importanti nella vita di qualcuno, e quella paura può derivare anche dalla sensazione, de panza, basata su dati concreti, che l’altro non ci fili per niente.
Ma il senso era di dire che a volte parlando in modo diretto si evita anche di entrare in un loop.
Nel loop di farsi le domande, di darsi le risposte, del travestire le proprie paure con delle reazioni che l’altra persona può non riuscire a dipanare. Perché un allontanamento brusco è diverso da un allontanamento sereno che comunque presuppone una vicinanza di fondo.
La vera, serena, indipendenza interiore unita all’apertura e allo scambio è diversa dall’aggressività. Non so se riesco a spiegarmi bene, ma io credo che siamo in grado di sentire la differenza. Di certo i monologhi, se la relazione è a due, non portano a granché di buono. Lo abbiamo visto quando siamo stati costretti a monologare tra i perché, e/o quando ci siamo ritrovati di fronte a persone che si facevano un loro film in testa, che riguardava anche noi, ma in cui non avevamo modo di intervenire, ma di cui potevamo solo vedere/subire i “risultati”, incoerenti e destabilizzanti.
Io credo che se le persone si parlano, veramente, se c’è buona fede a due si possono risolvere un sacco di problemi. Poi, certo, a volte anche le nostre paure possono sfasare le nostre percezioni, le nostre manifestazioni. Idem per chi abbiamo difronte.
Io so una cosa: ho dovuto girare con la sfera di cristallo, e non mi va più.
E per l’aggressività idem.
NO.
In questi mesi ho vissuto gomito a gomito, e rapporti profondi, con persone che avevano problemi grossi, ma veramente grossi, mentre io avevo problemi grossi. Non che prima non ci fossero stati anche problemi concomitanti, ma quest’anno è stato veramente significativo, roba da togliere il fiato. Ma non ci siamo “pestati” sebbene feriti, spaventati, addolorati… perché?
per l’affetto profondo che ci univa, certamente, ma anche perché quelli erano rapporti armonici già prima. Nella buona e nella cattiva sorte. rapporti tra persone che comunque tendono al positivo, non al negativo.
Rapporti di profonda vicinanza, ma anche fatti di rispetto degli spazi reciproci, rapporti di apertura e di scambio reciproco, rapporti in cui non ci si vedeva o non vedeva a dimostrazione di, ma seguendo un sincero, spontaneo sentire, e un dialogo diretto, rapporti in cui ognuno può anche dire di avere una giornata del cavolo (nel senso, però: ho una giornata del cavolo, dei problemi, e sono “autorizzato” a sentirmi come mi sento, impaurito, incazzato, triste, anche a parlarne, ma non giustificato per questo ad aggredire, scaricare sugli altri come fossero pungiball… come purtroppo avviene in molti rapporti non veramente democratici).
Se io penso a questi mesi vedo invece il fatto che tutte queste persone, giustamente lavorando per mantenere un equilibrio il più possibile sano innanzitutto individuale e anche nei rapporti con gli altri, hanno messo quello che potevano, di buono, anche in una specie di conto comune, a cui tutti potevano attingere.
Mai come in questi mesi ho sentito la differenza tra le buone e le cattive sensazioni di panza, lo stare bene con chi e dove, male con chi e dove, tra i vampiri di “energia” e chi non lo è. Tra chi è costituzionalmente aggressivo e chi non lo è.
Tra chi tende all’armonia o alla disarmonia.
Nessuno è perfetto, e non lo è il mondo. Ma, in condizioni estreme, ho visto cose buone, che non sono un caso. Ho paure e ferite, ma so anche questo.
Ciao a tutti. Ciao Lunina. Il discorso che hai riportato (quello che comincia con:”tu mi piaci molto perché sei così, che bene sto qui! però… accidenti, ma aspetta un attimo… “)è significativissimo per me.
Ho assistito a scene simili per mesi. O meglio…. per mesi ho assistito al gran finale aggressivo.
Ero, invece, completamente estraniata dal crescendo di scazzo che precedeva il gran finale e che si svolgeva interamente nella mente.
Era una scena del tipo:
-fase 1:sorriso sornione e sguardo ammirato
-fase 2: stop al sorriso sguardo sull’incazz. andante
-fase 3: sguardo da killer e aggressione con (scusa Luna se ti rubo buona parte del post ma non potevi usare parole più azzeccate):”ora dimostro subito a te, e anche a me stesso, che io senza di te vivo benissimo!!!Anzi, mi stai pure un po’ sulle palle se penso i rischi che corro!”
Ecco! Dallo sguardo ammirato al “mi stai sulle palle” in 5 secondi netti senza essere invitati a partecipare al concerto di note stonate che generavano il crescendo di scazzo…..
Tutti i giorni anche più volte al giorno….
E je credo che sò sbroccata…..
C’era una sequenza malata di dialogo a cui seguiva un monologo mentale che sfociava in un monologo urlato.
Ora mi si dira? E tu stavi lì a sentirtene dire di tutti i colori?
Non nego si aver pensato qualche volta “ma tu sei tutto scemo, hai caricato il cervello su un aereo e ti sei scordato di salirci anche tu…..”. Ma poi scattava il mio grido interiore: “io ti salverò”.
Ma lui non stava dicendo “aiuto” stava urlando “vattene” per poi gridare “ritorna”.
Vatteneritornavatteneritornavatteneritorna.
Alla fine non ho più capito un tubo!!!!!
Morale della favola: aiutare gli altri (se si è in grado) è bellissimo. Aiutare chi si ama è splendido. Ma se vuoi che ti aiuti lasciami entrare nella tua confusione e spiegami ciò che ti sta capitando. Se urli, se aggredisci, se mi scambi per uno step su cui salire e scendere per scaricarti i nervi,
io mi sposto un pò più in la.
E non per cattiveria, non perchè “è facile parlare ma al primo momento di difficoltà smammi, brutta str….”, non perchè sono “diventata cattiva o insofferente o indifferente”.
Ma solo perchè ho imparato a conoscermi, a conoscere i miei limiti e a capire quando devo dire basta perchè scatta l’autotutela.
C’è differenza tra chi grida aiuto per davvero e chi lo grida per attirarti con l’inganno, afferrarti la mano e trascinarti giù nel suo stesso inferno da cui non vuole uscire.
C’è gente che carica energie negative, si nutre di queste e non rinuncerà mai a loro perchè sono una linfa vitale.
E c’è gente positiva che ti da carica, che versa il proprio apporto di energia buona su un conto corrente aperto a tutti e che quando preleva non prosciuga il conto come un ladrone con sacco, pistola e mascherina. Prende ciò che serve in un rapporto di mutuo scambio, di collaborazione, di cooperazione bellissimo.
Capita tante volte qui, in questi post tra sconosciuti che si danno una mano come se fossero amici da una vita.
Concordo con te, cara Lulu, quando parli di amicizia.
Non so chi siete, che facce avete e se vi incontrassi per strada magari mi stareste fisicamente sulle palle (e viceversa)….SCHERZO!!!!…. ma qui ho trovato tantissima energia buona. E per un sacco di tempo ho ciucciato per riprendermi, ora vorrei cominciare ad apportare.
Come fa Luna. La dolcissima Luna che alle quattro del mattino passa di qui a portare un pò di allegria e di positività.
E come fanno tutti quelli che mandano baci, abbracci, rimbrotti affettuosi e pacche sulle spalle virtuali.
E quelli che per adesso gridano “aiuto” e facendolo ti testimoniano che parlare, ascoltare, ribattere, dialogare serve veramente a qualcosa e che è bellissimo trovare nell’amicizia (anche quella tra perfetti sconosciuti) delle sensazioni che non credevi di poter più provare perchè ti vedevi persa mentri eri solo intontita…
Ciao a tutti!!!!!!
Lillina, ma ti pare che io possa dire a te:
@Ora mi si dira? E tu stavi lì a sentirtene dire di tutti i colori?
Ti riporto solo uno scambio di battute:
– Non dirmi queste cose, per favore, guarda che a una donna fanno male!
– Tu non sei una donna.
Ora io mi rendo conto che una persona sente questo scambio di battute e dice: vabbè, e tu hai pensato che era tutto scemo e gli hai riso in faccia, giusto?
poi sei scesa, e sei andata per i fatti tuoi, pensando “ma guarda ‘sta gente, ahò! se ne incontrano di cretini! ma pensa te, sto poveraccio!!!”.
(ndr: l’aereo con il cervello partito da solo è meraviglioso, e tu sei un genio, “sallo”, Lilly 😉
no, non gli ho riso in faccia. sono rimasta di pietra.
sono rimasta di pietra, esattamente dov’ero. e mi ricordo anche che tempo faceva. E mi sono chiesta se non aveva ragione.
forse anche perchè a dirlo era lui, proprio lui, non lo so.
e dietro quella frase c’erano anni insieme. ed eravamo appena andati a vivere insieme. E quella frase era arrivata in un contesto in cui io, vero, diceva lui, avevo dato prove quasi di genialità in altri campi della vita, vero, ero solare, avevo tanti amici a cui piacevo un sacco e mi volevano bene, vero questo e vero quello, vero pure che ero sensuale, ma alla fine, nelle cose che contano veramente quanto valevo?
Il tuo lavoro è cosa tua, a me che me ne frega?
in sintesi il messaggio era “che me ne frega se poi per i lavori di casa fai pena? come si può amare una persona così?”.
con il senno di poi pure io mi chiedo com’è possibile che quella frase mi sia rimasta in testa, nella panza, con le proporzioni con cui ci è rimasta.
E come sia possibile che io mi sia dimenticata che era vero, lo ammetto, che non ero una donna che si cimenta nel cucinare dodici tipi di lasagne fatte a mano, ma che io pranzi e cene me li sono cucinati da sola già da quando ero ragazzina.
che è vero che per me la casa non è un museo, ma un posto in cui si vive, e che ognuno ha il suo concetto di ordine,
ma allora io non sono riuscita a fare un collegamento così lucido con una serie di altre cose e soprattutto con l’equazione più semplice:
tutto partiva dal fatto che, proprio quando eravamo appena andati a vivere insieme, mi era arrivata una proposta di lavoro che mi avrebbe potuta portare lontano e quella proposta era venuta da un uomo. Una proposta a cui avevo detto no, perché io volevo stare dov’ero, e non importa se avrei avuto più soldi, più prestigio, ecc ecc. E per quanto riguarda l’uomo era il mio lui ad essere convinto che io avessi avuto un’idillio per cui non ero scappata dalla finestra solo perché avevo troppa paura di cambiare la mia vita. Sua fantasia. Non l’avevo fatta vedere a nessuno per avere quella proposta e nessuno mi aveva molestata, altrimenti si sarebbe preso un cazzotto in faccia.
Ora se il mio grazioso lui mi avesse posto delle domande dirette io avrei potuto rispondere per rassicurarlo anche nel dialetto della tribà dei wazzabungo. Avrei imparato il dialetto, veramente.
Ma che quella era l’equazione io lo ignoravo completamente. Io, serena e contenta per la mia vita lì dov’ero, ad un certo punto mi ero sentita dire “non ti amo più” e che non mi amava più con motivazioni che sembravano quelle per cui un datore di lavoro licenzia una colf. “le sembra che questo bagno sia pulito bene? Lei avrà pure una laurea, signorina, e saprà parlare tre lingue, ma questo è il suo senso di accudimento? le sembra di essere una donna? Lavora anche lei tutto il giorno? Io vedo solo una che se ne frega. Il lavoro è tuo, ma questo lavabo è cosa NOSTRA”.
se io avessi fermato uno che passava di là correndo e gli avessi detto: ehi, scusa, secondo te sono una donna?
(e tra parentesi, in un momento in cui avessi avuto più padronanza del mio sense of humor probabilmente avrei anche potuto fare una scena del genere).
Lo sconosciuto corridore probabilmente mi avrebbe detto: vedi te, ah, fiuuuu fiuuuuu (fischio).
Ma il mio lui avrebbe detto: lui non sa chi sei.
ragazzi…ormai la mia storia è finita da 3 mesi (dopo 4 anni). Ho scoperto diverse cose di lei. Praticamente è 1 anno che ha dubbi e non mi ha lasciato solo perché aveva paura di rimanere da sola. Dice di non amarmi più, di aver buttato 4 anni e che io sono sbagliato, che penso sempre male delle persone e non va bene. Cioè fino a 3 mesi fa questa ragazza pendeva dalle mie labbra, com’è che adesso è cambiata così tanto? posso mai credere che ha davvero gettato nel cesso 4 anni? no. Secondo me deve auto convincersi che ha fatto la scelta giusta, le persone che frequenta ora (che conosce da 2 mesi) sono diventate in un tratto meglio di me, loro sono quelle giuste, io quello sbagliato. C’è qualcosa di strano. Sarò sincero, io non tornerei mai con lei, quello che mi da profondamente fastidio è essere lasciato da una ragazza che hai cresciuto tu ed è stata sempre dipendente da te. Adesso capisco che tutto ciò è errato, ma rimane una ferita nell’orgoglio immane. Mi sento proprio inutile, che brutta sensazione. Mi ha proprio deluso quando ho visto che ha cambiato completamente idea su di me…non era la persona speciale che credevo, era solo un pupazzo creato da me ad immagine e somiglianza della mia ragazza ideale. Brutta storia