La fine improvvisa di un amore
di
Loredana
Riferimento alla lettera:
Caro Direttore, scrivo questa lettera in quello che credo essere il momento più brutto della mia vita. Ho 29 anni e dieci giorni fa il ragazzo con cui ho diviso gli ultimi sette anni della mia vita, così improvvisamente, dopo cena, si è slacciato le scarpe, si è seduto sul...
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Data di pubblicazione: 22 Marzo 2006.
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Categorie: - Amore e relazioni di coppia
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Ciao LUNA,
Condivido in toto la ricerca di risposta sui “perchè non me ne son andata prima” cercata dentro di noi, forse non si era capito.
Son tornata a scrivere quando ho avuto coscenza di questo in me (è passato un anno e mezzo dalla fine della mia storia…forse mi ci è voluto un bel poco di tempo).
Probabile che più velocemnte di voi abbia trovato la serenità e ve la voglia trasmettere:
se ci fossimo spostate in tempo non avremmo subito e ora non avremmo domande…
se fossero state delle “brave persone” non ci avrebbero ferito così e non avremmo sofferto…
se ci avessero amato veramente ora non staremmo qui…
Per il resto tutti hanno i loro tempi e metodi, tutti validi purchè si riprenda una vita serena e possibilmente felice.
L’unica cosa che mi auguro e che auguro a tutti voi è che se nel futuro faremo qualche incontro ravvicinato del terzo tipo abbiamo un poco più di fortuna!!!
Un abbraccio sincero e BUONA PASQUA A TUTTI
Cara Marghe, mi disegnano diretta, e quindi, con tutto il rispetto, l’affetto sincero che nutro per te, per quanto ci conosciamo solo attraverso questo schermo, e conosciamo di ciascuno solo una parte della parte e della parte, e nella piena coscienza della tua buona fede, mi sento di dirti che probabilmente pensare di essere stata più veloce di noi (noi chi? 🙂 in questo momento, serve a te 🙂
e se ti serve va bene :):):):)
se rispondo così è non per me, perché io sono consapevole dei miei tempi, del mio livello di serenità, di quale rapporto ho con il mio passato e il mio presente.
e così è per ciascuno 🙂 ma ti rispondo perché penso che sia molto importante, per chi invece pensa che ci sta mettendo troppo, non pensare assolutamente che ci sta mettendo troppo.
Fare dei confronti non serve a nulla.
Perché ogni tempo per ricongiungersi con la parte sana di sè, o per darsi delle risposte, serene, di pancia, non di testa, che siano non temporanee, ma veramente interiorizzate, va bene, e non è mai tempo perso. Che siano dieci minuti o mesi, se è tempo investito nella serenità, per cui ogni passo compiuto e ogni nodo sciolto, ti rende più leggero, non ha alcuna importanza.
Potrebbe arrivare oggi qualcuno a dirti: un anno e mezzo????? ma è un’enormità!
potrebbe arrivare oggi qualcuno a dirti: caspita, ti invidio, io ci ho messo di più…
Ma è tutto relativo 🙂
ci sono momenti in cui “capisci” cento cose in una volta, altri in cui un’illuminazione ti arriva mentre stai mangiano un cono gelato e non ti stavi chiedendo nulla, ma arriva per il tuo stato di apertura nei confronti del mondo. Ed è dalla tua apertura che capisci, magari, quanto hai fatto pace con il tuo passato.
Io credo che ciò che conta è ascoltarsi, trovare i propri parametri, e, soprattutto, non dimenticarsi mai di vivere. anche perché si vive sempre, comunque, che si stia seduti o che si stia correndo. Il punto è quanto senti che la tua vita ti somiglia, e ti soddisfa e quanto sei sereno con te stesso innanzitutto.
E non imporsi dei tempi, mai.
Io credo che, ciascuno di noi, è in grado di sentire se sta girando in tondo o se sta evolvendo. Se ha bisogno di essere triste, in quel momento, per curarsi una ferita davvero, o se sta indugiando nella malinconia.
E’ più difficile che avere degli schemi prestabiliti, ma spesso cose come quelle che sono successe, in modi, tempi, circostanze diverse, sono successe anche perché le persone avevano perso il contatto con se stesse, ad un certo punto, e i propri parametri ecc ecc.
Non sapevano ascoltarsi più.
l’ho detto molte volte che non è questione di tempi, che il centro non è quanto tempo sia durato un disagio (per quanto ovviamente un disagio perpetrato sia un carico maggiore, ma sempre conta come uno se la vive) nè quanto lunghi siano i tempi di recupero, ma il centro è prendersi i propri tempi, qualsiasi essi siano, adattandoli su di sè. Quali siano quelli degli altri non ha alcuna importanza. Più veloci, più lenti…
Ognuna delle
persone che scrive qui ha una storia diversa, ognuno conosce le sue motivazioni per cui è rimasto, e per cui poi se n’è andato.
Per cui ad un certo punto, anche se era l’altro ad essersene andato, ha comunque percepito di aver trovato la porta per uscire, a sua volta, da una situazione.
L’ho detto più volte, credo, che questa è, in teoria, una lettera che parla d’amore, di delusioni d’amore. Ma in realtà è una lettera in cui, il più delle volte, le persone raccontano delle relazioni disfunzionali. O di dipendenza, ecc. Ma comunque ciascuno ha la sua storia, anche se la cordata ha una funzione importante per offrire stimoli e scambi di idee produttivi.
E per parlare, certo, del fatto che una relazione disfunzionale non è il centro di una biografia, ma è una delle cose che sono successe nella vita, insieme a mille altre.
Baci baci buona pasqua anche a te 🙂
nel mio post precedente, mi ero dimenticata di scriverlo: ovviamente AUGURISSIMI di BUONA PASQUA A TUTTI.
Che ognuno di voi possa ritrovare la serenità e riscoprire l’affetto delle persone care in modo da trascorrere dei giorni lieti e tranquilli.
Leggo sempre con interesse questa lettera.
Questo, per me, è un periodo piuttosto “storto” e non trovo parole per buttare giù i pensieri.
Approfitto per mandare un abbraccio affettuoso e augurare una felice pasqua a tutti.
Tanti auguri a tutte/i voi.
Anto62, a me sta capitando spesso di capire che è proprio un eccesso di parole dentro alla mia mente a fare da “tappo” e che impedisce ai pensieri di uscire fuori, di allargarsi e di perdere la propria potenza nefasta.
Si accalcano dentro alla nostra testa, si pestano l’uno con l’altro e si sta peggio.
E’ un pò come un elefante chiuso dentro un monolocale. Sempre ammesso che riesca a starci ha effetti devastanti.
Se lo si fa uscire e lo si porta all’aperto l’effetto è già diverso. Meno roboante.
Se poi lo si riesce a spostare, che ne so,….in mezzo ad un campo della pianura padana si respira un pò di più.
Non che si risolva niente. I problemi che ci sono restano.
Parlare, purtroppo, non è una bacchetta magica.
Ma il confronto, il dialogo, spesso danno dei suggerimenti, degli appigli.
E si sta un pò meno male.
Almeno…..questo è ciò che capita a me.
Ciao a tutti. Un bacione.
ciao a tutti mi chiamo gianluca ho 43 anni ho un figlio di 8 anni e sono separato da 4 ..
quando oramai avevo perso la speranza due anni fa entra nella mia vita una ragazza splendida che io amo tantissimo anche se tre giorni se n’e’ andata dicendo che il nostro tempo finito.i problemi sono nati con la morte di mio padre che miha minato dentro e la contemporanea malatti di mia madre che ora vive su una sedia a rotelle..non sono riuscito ad uscire da questa situazione mi sono chiuso in me stesso e piu cercava di aprirmi da quel momento mi chiudevo ancora di piu e nel mio orgolio insano volevo riuscire ad uscirne da solo non rendedola appieno della mia situazione con una separazione non semplice ..le cose sono peggiorate con l ‘arrivo di problemi legali legati alla attivita’ di mio padre di cui io non sapevo ..all’ improvviso mi detto queste cose e se ne’ andata dalla mia vita..sono abbastanza disperato perche’ ci credevo tanto e che con tutti questi mio problemi ho nperso lucidita’ e non sono riuscito a vedere alcune cose che cambiavano davanti a me non so che fare non vuol sentir ragione ..
Gianluca: ciao, ovviamente non posso sapere come ti sei comportato effettivamente con la tua ragazza, e cosa l’abbia portata nel concreto ad andarsene…
però mi sembra anche che non aver potuto avere una lucidità “sopraffina” con tutti i problemi che hai avuto sia piuttosto normale.
Ciò non significa che lei non abbia potuto effettivamente viversela malissimo, e scegliere di andarsene per il suo benessere (cosa sacrosanta) però intendo dire che se il lutto di un congiunto e la malattia di un congiunto (soprattutto se invalidante e cronica) sono tra gli avvenimenti considerati tra gli eventi emotivi più stressanti che possono capitare nella vita, bhe, un motivo c’è. Lo sono. E in più, dici, sono subentrati dei problemi legati all’attivitèà di tuo padre, e problemi legati ad una persona che non c’era più e con la quale non potevi avere un confronto diretto, anche emotivo, appunto, ma verso i quali, se ho capito bene, avevi in carico una responsabilità.
Stressante non rende l’idea, da fuori, quanto rendono l’idea le tue parole “minato dentro”.
Parli di chiusura e insano orgoglio, e quanto tu sia stato chiuso e orgoglioso in modo insano lo puoi sapere solo tu. Credo che quando la tempesta in qualche modo si placa sicuramente sia utile anche farsi una sana autocritica. Ma ricordando anche che in effetti è in mezzo a una tempesta che si è passati, e che ciò è un dato di fatto. E che per quanto una persona possa fare il massimo per essere lucida, è… (scusa, non mi viene un’espressione migliore) stata sconvolta in maniera multistratificata da qualcosa che non è un evento, ma appunto un evento emotivo di enorme portata.
Il mondo non finisce con la morte di qualcuno, altrimenti non esisterebbe più il mondo sin dai suoi albori, ma per ritornare alla normalità, alla quotidianità, e al pieno delle proprie risorse un certo tempo fisiologico ci vuole.
Poi, certamente, ci sono persone che riescono a stare più in asse, altre meno, e ciò dipende anche dal carattere, dalle contingenze, e da altre variabili, ma che siano cose che minino dentro credo sia incontrovertibile.
La mia esperienza, sia nello stare vicino ad una persona che aveva subito un lutto, e aveva dei problemi contingenti, sia nel subire io un lutto e avere dei problemi contingenti, mi ha mostrato qualcosa che ovviamente può non valere assolutamente per tutti (ciascuno si vive queste cose con i suoi tempi e i suoi modi) ma che non c’è forse veramente niente al mondo come queste cose che possa creare uno stato di chiusura anche involontario.
Non chiusura in senso negativo, perché non si vuol fare entrare gli altri, ma perché spesso è veramente difficile far comprendere agli altri il proprio stato d’animo, o sentirsi compresi fino in fondo, uno stato d’animo che è pieno di talmente tante cose, spesso persino in antitesi, che hanno bisogno di tempo, di apertura, ma anche di chiusura a volte, per dei tempi fisiologici di ripristino del proprio equilibrio.
E’ forse quello che tu chiami insano
orgoglio (forse, perché appunto questo lo sai solo tu) è stata anche la volontà di non far pesare sugli altri qualcosa che per te era internamente molto potente, e al contempo molto personale. Perché queste sono difficoltà sempre molto personali, e pesanti, anche quando le dividiamo con gli altri. Cercando comunque anche una giusta misura per gestirle e per dividerle con gli altri, che non possono, con tutta la più buona volontà, essere pienamente nel nostro stato d’animo e nel nostro cuore, nella nostra confusione, nella nostra paura, nel nostro dover trovare dei parametri (nuovi) per risollevarci innanzitutto da soli. Nel nostro dover gestire un’infinità di aspetti, pratici ed emotivi.A volte anche male, certo. Ma non potendo vedere tutto quello che si potrebbe vedere in condizioni “normali”. Non come giustificazione, ma direi come dato di fatto.
Cerchiamo di condividerle nella “giusta” misura, non sempre riuscendoci. Il noi è generico. Tenendo conto del fatto che, comunque, appunto queste sono situazioni personalissime, in cui ciascuno cerca e trova la sua via.
Mi rendo conto che tutte le parole sono improprie per rendere ciò di cui sto parlando. Perlomeno a me sembrano improprie. Credo che ciascuno sa per sè cosa ha dentro in casi come questi.
Però ecco, quello che volevo dirti è che le contingenze emotive che hai descritto, seppure non giustificano, chessò, il fatto di essertela presa con qualcuno che avevi accanto (faccio un’ ipotesi), possono creare uno stato di confusione e sofferenza per cui il concetto normale di apertura, anche nei confronti di qualcuno che ami, viaggia su binari momentaneamente diversi.
In cui persino un’apparente lontananza e anafettività temporanea possono essere normali.
Sono situazioni di emergenza, in cui, semplicisticamente, sono necessarie spalle grosse da parte di chi le vive, e anche da parte di chi è accanto. In cui la sofferenza, seppure diversa, può essere bilaterale…
Non sto parlando di giustificazioni, ma effettivamente di situazioni di emergenza, che come tali vengono vissute. Dove la buona volontà, anche da entrambe le parti, può cozzare contro il malinteso, il nervosismo, l’emotività…
Situazioni che possono unire o dividere.
Vorrei precisare che non sto dicendo che lei abbia avuto torto nel momento in cui ti diceva delle cose, importanti per lei, o anche buone per te, che tu non ascoltavi o non eri in grado di ascoltare. Sottolineo il fatto che quella lucidità da parte tua probabilmente non era proprio possibile, in quel momento, altrimenti l’avresti avuta, visto che dici di amarla molto.
La vita, nè le sensazioni degli altri, si fermano neanche di fronte ad un’emergenza. Se per lei il vostro tempo è finito è finito. Quello che puoi fare, forse, è comunque stare nel presente, ora, e se lei è aperta ad ascolarti parlarle come chi non è nella tempesta, o meno. E guardare a te stesso ora, se puoi, con maggiore lucidità. Anche imparare dall’esperienza. Ma darti addosso non ti serve.
Baci.
grazie per le risposte che mi aiutano a farmi un po ‘ di autocritica e riaquistare lucidita’
io con lei mi sono sempre comportato non bene di piu’mi ha scritto varie volte neii un suo momento difficile sei la mia voglia di vivere i problemi son appunto per le lunghe malattie dei miei genitori che sono culminate nella morte di mio padre per me figura fondamentale nonstanrre i casini che mi ha lasciato tutte queste cose hanno forzatamente per motivi oggettivi problemi finanziari etc.hanno rallentato i nostri sogni di un futuro insieme che io non ho mai negato ma che cmq erano solòo due anni che ci conoscevamo ma eravamo sulla stessa lunghezza d’ onda in questi mesi gioco forza ho dovuto per mettere in ordine alcune cose proprio per mantenere fede alle mie promesse e cmq anche con i doveri di un padre si e’ sentita trascurata e in qualche occasione me lo ha ricordato ma senza troppo clamore .
Poi un giorno mi dice che queste erano le mie cose e che il mio tempo era finito o nostro non ricordo .Mi sono sentito morire
D a giorni mi sveglio di notte con un angoscia tale come di abbandono mi sento piu’ abbondonato ..
io penso che tutto il dolore che ho provato l’ ho accettato e ci ho convissuto ma non sono riuscito a farlo defluire e ha coperto tutto anche i sentimenti pero mi viene da dire che forse sarebbe bastato dirmi scrollati che mi stai perdendo..per farmi vedere tutto meglio
dice che non mi ama piu’ fino a dieci 10 giorni fa siamo stati a siena felici ci sono pure le foto su facebook questo mi fa molto pensare diffido un po dalle persone che dicono ti amo e poi non ti voglio neppure vedere se il sentimento e’ stato onesto e pulito senza tradimento due persone possono anche discutere sulla possibilita’ di darsi una possibilita ed e’ questo che non so se fare
da giorni non la chiamo gli solo mandato un sms “spero che tu stia bene e ti auguro con sincerita senza ipocrisia di passare un buon periodo di vacanza ci ho pensato molto a mandartelo ma era quello che sentivo ciao da chi tivuole bene”
Dall’altra parte niente anche se so che e’ in tunisia ciao
Ciao, purtroppo mi rispecchio un poco nella storia di Gianluca: io un po’ come la sua compagna e lui un po’ come il mio compagno. Gli ho dato tutto quello che potevo da subito poiché viveva (e vive) una situazione abbastanza pesante e di emergenza (non è un lutto, ma una specie). Proprio per questo ho ritenuto di “accantonare” me stessa in tutto: e quando dico tutto, dico proprio tutto. Niente lavoro, niente fissa dimora, niente poter curare un minimo le mie amicizie (errori che avevo già fatto in precedenza e che non intendevo ripetere: la mia estrema disponibilità – per le difficoltà sempre presentate dall’altro come priorità assolute – si è sempre vista dopo calpestata come fosse niente), ma solo stare vicino a lui che, dopo un comportamento da vero innamorato, da persona sensibile, gratissima per tutto quello che facevo (esserci sempre, in primis) in brevissimo tempo, si è trasformato in altro… I suoi problemi, che pure procedevano nella direzione di una soluzione, non facevano coincidere a una “coltivazione” del nostro rapporto, nel mentre che gli stessi diventavano “ossessione”: non c’erano che quelli. Era diventato tutto lui-e-i-suoi-problemi; lui-e-i-suoi-problemi. Ho provato, con molta delicatezza, a fargli capire, che il nostro rapporto iniziava a morire, anzi, non stava iniziando (dopo un apparente splendido inizio) per niente… Che lui, a me, non mi vedeva più… Risultato: non mi ascoltava, minimizzava, faceva la vittima se poco poco mi allontanavo per riprendermi, e continuava a volermi lì, sempre con lui, mentre continuava con la sua ossessione (ripeteva le stesse cose in continuazione, non pensava ad altro). Non più una carezza, un abbraccio, un bacio appassionato così, magari d’improvviso… Niente. Non mi vedeva e non se ne rendeva conto. Io capisco tutto, i problemi, le situazioni difficili, ma non capisco quando una persona non ti vede più e dimostra continuamente di non amarti, di perché si chieda “come mai se n’è andata d’improvviso”. Parlo in generale, naturalmente. Le persone, certe volte, se ne vanno perché amano e amano, ma non si vedono corrisposte minimamente. Avrei altro da dire… Quando me ne sono andata ho atteso un segno, ma questa volta doveva essere forte, il segno, perché io ho dato tutto e ora sono vuota, delusa e sfiduciata. Il segno, forte, non è mai arrivato, perché anche lui sarà vuoto, stanco, sfiduciato. E’ arrivato un segno piccolo piccolo piccolo, così piccolo che mi dava la certezza che se fossi tornata sarebbe stato tutto come prima, se non peggio. Ora io mi domando: è amore questo? Finché c’è da prendere, va bene, ma quando sto male io e me ne vado (perché l’altro sta male, giustamente, non gli si può chiedere niente; e giustamente, per come la vedo io: di essere amati non si può chiedere) perché non ce la faccio più, allora le cose finiscono. Va bene, come si dice: messaggio ricevuto.
E gli ho detto “ti amo” fino all’ultimo, cioè fino al giorno prima di lasciarlo. Averlo lasciato il giorno dopo, non significa affatto che quel “ti amo” fosse falso. Purtroppo per me.
Sono incapace di dire ti amo a qualcuno che non amo, a differenza – più probabilmente – del mio ex, il quale oggi mi dice che “non lo amavo abbastanza”. Facile così: finché c’ero, lo amavo, quando non ci sono stata più (non ce la facevo più), non lo amavo.
Naty: queste situazioni dolorose sono sempre molto complesse. E quando dici che avevi bisogno di amore, attenzioni e progettualità anche tu (scusa se parafraso così, in breve, le tue parole, dimmi tu se sbaglio) è assolutamente sacrosanto. Però è anche vero che non ci dovrebbe mai annullare totalmente per qualcuno, anche se lo si ama, come noti anche tu.
Perché conservare il proprio mondo sano è sempre importantissimo.
E’ difficilissimo stare vicino ad una persona depressa o in forte crisi, e credimi che non vorrei darti l’impressione di affrontare il tema in modo semplicistico.
Assolutamente no. Il problema di uno diventa automaticamente un problema che si riflette sulla coppia, è inevitabile.
Con, appunto, dinamiche molto complesse.
Il fatto è che se la persona che è vicino a te è “ammalata” così come non potrà dare quello che darebbe in condizioni “ottimali” di equilibrio, al contempo potrà tendere a fagocitarti e a non avere misura, anche senza rendersene conto.
ma ammalarti a tua volta (tu generico), annullandoti non servirà a fare stare meglio l’altro.
E, circolo vizioso, tutto quello che togliamo a noi stessi non farà che far pesare in maniera esponziale ciò che l’altro non sa, non può, non riesce a darci, perché di fatto noi per primi non ci stiamo dando quell’attenzione, quell’affetto, che vorremmo l’altro fosse in grado di dare. Continueremo a capire che è l’altro a stare male, ma di fatto saremo noi stessi anche a stare male. Sempre più male. E avremo a volte anche l’impressione che l’altro in qualche modo scelga anche di stare male, di affossarsi nel suo stare male, mentre noi subiamo il suo stare male. Molto spesso come esistono gli alcolisti e i co-alcolisti, esistono anche i depressi e i co-depressi.
(uso il termine depresso, magari impropriamente, per dire una persona in crisi e in forte stato di malessere, ossessionata dai problemi ecc).
D’altra parte dici:
@ho ritenuto di “accantonare” me stessa in tutto: e quando dico tutto, dico proprio tutto. Niente lavoro, niente fissa dimora, niente poter curare un minimo le mie amicizie (errori che avevo già fatto in precedenza e che non intendevo ripetere: la mia estrema disponibilità – per le difficoltà sempre presentate dall’altro come priorità assolute – si è sempre vista dopo calpestata come fosse niente).
E lucidamente noti: errori che avevo già fatto in precedenza e che non intendevo ripetere.
In realtà nel momento in cui si affronta un’emergenza è il momento in cui più ancora sarebbe necessario non accantonarsi, ma, pur dando appoggio, nella misura possibile, conservarsi il proprio spazio sano, anche interiore. Non come egoismo o mancanza di attenzione, ma come preservazione del proprio equilibrio, importante almeno quanto quello dell’altro.
Dicevo a Gianluca della situazione di emergenza emotiva ecc e al contempo dicevo:
@ciò non significa che lei non abbia potuto effettivamente viversela malissimo, e scegliere di andarsene per il suo benessere (cosa sacrosanta).
Immagino quanto possa essere doloroso avere la sensazione di avere amato moltissimo, aver dato moltissimo, anche troppo (troppo nel senso di perdita dei propri confini e del proprio equilibrio interiore, indifferente in quale misura) e per contro sentirsi anche dire di non avere amato abbastanza.
la verità forse è che è proprio quando si conserva anche il proprio equilibrio, autonomo, pur amando, pur dando, che ci si può rendere conto se il rapporto che si è instaurato è di dipendenza da una parte o di reale scambio. In cui ciascuno, magari, dà quel che può, ma in cui uno scambio c’è, in base al rispetto dei bisogni reciproci. E in cui le persone possono sentire, e anche dire a se stesse: può anche esserci l’amore, ma io qui sto male. E questo non è ciò che sto cercando. Non in senso di ideale, ma del fatto che uno stato di malessere, se lo sentiamo, c’è. E allora possiamo anche dirci che siamo in grado di sopportarlo, ma ciò non lo cancella. Possiamo tentare di agire sulle circostanze per migliorare lo stato delle cose, ma per quanto è realmente possibile.
Ci sono anche persone che amano male.
E allora anche se continuamo a chiederci era amore, non era amore, perché naturalmente questa è una domanda che è sempre importante per chi fa un investimento emotivo, affettivo, progettuale, è anche vero che ci sono anche situazioni che si assestano o evolvono su dinamiche di forte squilibrio, insoddisfazione.
Prenderne atto è sempre importante, perché significa che abbiamo il sacrosanto bisogno di stare bene. E percepiamo quindi il fatto di stare male.
Cosa vuol dire stare bene?
Ciascuno ha la sua idea, la sua sensazione a riguardo.
Però la verità è che se stai bene o male lo senti.
E che nessuno può mentire a se stesso a riguardo, veramente, neanche se si adatta, neanche se si annulla.
Anzi il fatto stesso di doversi annullare implica uno stato di malessere.
Perché credo che nessun essere umano sia “progettato” per annullarsi in un modo che percepisce sterile.
si le cose che dice Naty assomigliano molto alla mia storia l ‘unica cosa che non e’ comune e’ che io non ho mai fatto mancare baci carezze facevamo l’ amore sempre ed ovunque e che io non parlavo piu di progettare l’ ho accontonato perche’ appunto non riuscivo a risolvere tutte le mie questioni anche legali con esborsi di denaro per non gravare questa situazione su mio figlio e su eventuali altri e su di lei perche sarebbe finita immischiata nei miei casini e visto che e’ segnata da un padre mai esistito e che non gli ha mai dato niente sparito nel nulla per due anni si e’ ripresentato nella sua vita in maniera traumatica… anzi e’ lei che sta pagando il suo soggiorno in albergo perche’ e’ senza fissa dimora e senza lavoro non me la sono sentita di coinvolgerla in altre questioni e poi ripeto in certi momenti e’ difficile comunicare il proprio stato d’animo ! saluti a tutti… dalla sua parte niente di niente sono veramente a pezzi
ciao a tutti,
e da un po’ che leggo le vostre lettere,ed in ognuna di esse trovo una parte di me,della mia storia, finita male dopo due anni con convivenza compresa.come tutti voi ho cercato di darmi delle risposte, a tutte le domande che mi sono fatto sui perché sia andata cosi… chi ha sbagliato di piu’…cosa é mancatoimprovvisamente ad una coppia che si capiva solo con gli occhi,ed in un certo modo sono riuscito a darmi delle risposte dopo che ci siamo lasciati,ed ho iniziato a riflettere lontano da lei dalla sua influenza emotiva..e ho capito che non era la donna giusta per me,e che dovevo lasciarla un anno fa’ quando le dicevo con estrema fredezza e razionalita’ che non eravamo fatti per stare insieme,ma lei ha fatto di tutto per non perdermi,e subendo di volta in volta le mie parole cosi razionali alle quali lei non sapeva darsi una ragione ma pur di stare insieme ci siamo logorati l’animo antranmbe sino a spegnerci,sino a diventare due persone apatiche,insofferenti,l’uno dell’altro,insomma un amore malato.ed oggi io fortunatamente sono tornato ad essere la persona solare..sorridente…gioviale che tutti conoscevano,lei invece no…ci incontriamo nei locali xche’ frequentiamo lo stesso giro,e nel suo volto vedo ancora senso d’insoddisfazione ed instabilita’,ho visto e sentito nelle sue parole un senso di catteveria nei miei confronti al quale non riesco a dare una risposta,e come se la causa di tutti i suoi mali,come il lavoro… che nn trova…l’amore finito fra di noi.. sia stata tutta colpa mia…questo non capisco,perche?perché tanta cattiveria,quando l’ho conosciuta era in cura dal’opsicologo,e prendeva psico-farmaci,per via di stati d’ansia paure varie etc ect…pian pian gli ho ridato una vita serena..senza medicine e medici,facendole ritrovare cio’ che aveva perso…e dandogli il mio amore in maniera sincera..dandole dei proggetti..un futuro sereno…quindi perché oggi tutta questa cattiveria nei miei confronti..e da premettere che lei non é una persona cattiva ed in grado di fare male a gli altri..ma a me a riservato un comportamento diverso da tutti gli altri..ed io non penso di meritare cio’…questo é quello che mi ha lasciato una ferita profonda nell’anima..solo a cio non riesco a dare una spiegazione…
Gentilissima Luna, è tutto esatto.
Salvo che per il mio “annullamento”. Diciamo così: la situazione era d’emergenza, avevo più tempo di lui, lo amavo. Volevamo costruire una vita nostra, insieme, all’inizio. Credevo (all’inizio è stato veramente così) che il mio sostegno sarebbe servito ad aiutarlo, nel frattempo. Ovviamente, quando si vive “quasi insieme” (era già una mezza convivenza, in vista di una migliore sistemazione, bloccata da altre priorità pratiche) ci si sostiene nei problemi a vicenda. Questo non significava che io intendessi annullarmi. Quando ho tentato di farglielo capire, che non riuscivo a fare niente per me a causa della situazione, l’ha sempre presa male. Di lì, il mio ritentare a esserci ancora, nonostante la stanchezza. A seguito di questo ulteriore sforzo, un suo peggioramento: in realtà stava ricadendo nel SUO circolo vizioso (problemi suoi di cui qui non parlo, ma ti dico che aveva avuto un rapporto di co-dipendenza…). Quindi una sua reazione di eccessiva rabbia, mai avuta prima di allora, a un momento mio di sconforto. Così me ne sono andata. E’ esatto, Luna: il rapporto stava nascendo sbilanciato. Così forse lo voleva lui. Glielo avevo fatto notare. Ma non aveva, evidentemente, importanza per lui… Così me ne sono andata. Paradossalmente era l’unica maniera per salvare il nostro nascente rapporto d’amore. Se lui vuole restare lì, a pensare al passato e distruggersi, faccia pure: da solo. E’ una scelta sua. Parlava di costruire con me, ma già dopo poco tempo non mostrava di essere in grado di farlo. Ho iniziato a vedere, in coincidenza a questo, che non mi amava. Questa è l’amara verità. Tuttavia non avevo perso la speranza: perché come tu dici se una persona ha dei grossi problemi, può anche amarti, ma non può amarti… E’ un giro di parole che tu penso capirai perfettamente.
Gianluca, come vedi anche la tua ex fidanzata ha i suoi grossi problemi (materiali). Spero che vi potrete riparlare, chiarire e… Amarvi ancora. Ma ti prego, anche poco alla volta, mi permetto di dirti: progetta, costruisci, anche piccole cose alla volta. Non si può essere felici perennemente pensando a tutto ciò che di doloroso ci è accaduto. Tutti soffrono, tutti hanno lutti, separazioni, malattie, problemi economici o, se anche ricchi, hanno ansie.
Vi ringrazio molto delle parole che mi avete riservato.
Naty: grazie a te 🙂 Il mio era un discorso generale sul sostenere, ma non annullarsi, e sulle dinamiche di sbilanciamento, e come sia possibile cascarci anche in buona fede.
Certo l’importante è ascoltarsi, prenderne consapevolezza e uscirne.
Sono d’accordo con te sul fatto che pensare perennemente a ciò che di brutto accade non serva. Immagino ti riferisci anche a quella “fissazione” nei problemi a cui facevi cenno.
Ed è vero che la fissazione non aiuta, perché spesso una boccata d’aria rimette in circolo anche energie e maggiori risorse. D’altra parte siamo anche le nostre esperienze, rielaborate, superate, che fanno parte di noi. E non si può neanche fingere con se stessi di averle superate. E nel caso in cui i problemi siano anche pratici è chiaro che ci si può sentire anche molto responsabili, non solo per se stessi, ma anche per gli altri, nel dover trovare delle soluzioni (mi riferisco al caso di Gianluca).
Intendo dire che ogni esperienza che rompe o comunque scassa un equilibrio (interiore) ha bisogno anche di essere rielaborata, superata in vista del ripristino di un equilibrio. A livello proprio emotivo, intendo.
E penso che l’essere umano abbia anche, in generale, il bisogno o di sentirsi adattato alle situazioni che mutano,nel momento in cui non è possibile cambiarle (come nel caso del lutto e di una malattia cronica propria o di un congiunto, per esempio) o di trovare una sua soluzione per aiutare se stesso a ripristinare l’equilibrio.
Chi è più positivo di base, chi sa compensare meglio, chi riesce ad avere un buon magazzino di energie e risorse, chi riesce a rimanere più aperto, chi in qualche modo sa anche “staccare” sicuramente può affrontare meglio gli eventi negativi.
Tuttavia credo (credo, non è che posso parlare per gli altri, ovviamente!!!) che una “botta” di una certa portata sia pur sempre una “botta”, e che vada riassorbita.
Pure consapevole che ogni storia è diversa, e ogni persona sa per sè, leggendovi io mi sono “identificata” sia con le parole di Gianluca che con le tue.
Con le tue perché so cosa significhi avere a che fare con qualcuno che ha un problema e sta in chiusura, implode, si fissa, ma al contempo pretende di poter essere ciò che gli viene di essere e che siano gli altri ad adattarsi completamente.
Al contempo mi sono identificata anche con Gianluca, perché avendo avuto di recente un lutto e una serie di problemi contingenti, pur essendo una persona positiva, e una che sin dal primo giorno ha compensato (cioè non si è chiusa al mondo, ma è rimasta in apertura, e ha continuato a coltivare il fuori, anche in relazione al dentro) ho provato e provo sulla mia pelle quanto “botte” di questo tipo siano davvero delle grandi “botte”. Che anche se non ti fissi hanno veramente bisogno dei loro tempi. E nelle quali, come dice Gianluca, uno può essere consapevole del proprio stato d’animo, gestirlo come meglio può, trovando anche in corso d’opera il proprio modo, per riequilibrare stati d’animo e situazioni
ma non è sempre è possibile far capire il proprio stato d’animo all’esterno, o si può avere la sensazione di non riuscire a farlo capire. E ci sono anche degli stati d’animo che si comprendono in corso d’opera, e stati fisiologici di dolore, stanchezza, confusione, assestamento… un grande mix. Forse anche perché davvero si vorrebbe riuscire a far tutto, a essere come sempre, ma di fatto non si può. Completamente non si può. Ma proprio anche per una questione di energie. Non si può non perché ci si fissa, o perché non si vuole, o perché si indugia eccessivamente nei propri problemi, ma perché ci sono delle questioni da risolvere interiormente, nel presente. E allora sentire che qualcuno comprende è anche riposante, non nel senso di stare sugli allori, ma empatico. Che qualcuno capisca che ce la stai mettendo tutta, ma che non puoi fare la maratona di new york, anche se ti piacerebbe. E che non ti faccia pesare il fatto che non puoi, perchè entrambi sapete.
Lo so, dico cose ovvie… 😉
Da parte mia voglio dirti, comunque, che assolutamente comprendo anche il tuo punto di vista (per quello che posso, chiaramente, leggendo alcune righe su un forum che tu hai espresso, e che saranno solo una parte della parte, e che io ovviamente interpreto a modo mio), perché nel momento in cui ti parlo di questi stati d’animo ti dico anche che penso che comunque, pur ricevendo sostegno, appoggio da parte di chi ti vuol bene, e anche una corretta (corretta) dose di comprensione istintiva per il fatto che una persona con una caviglia slogata non può correre la maratona di new york e che sta attraversando un momento difficile e atipico, e che può avere ragione di dire dei no e dei sì che gli sono chiari nel proprio ripristino dell’equilibrio, la responsabilità del proprio equilibrio è innanzitutto e sempre personale. Nel rapporto con se stessi e con gli altri.
E ciò è veramente importante, secondo me.
Perché se ti rendi conto di questo rispetti i tuoi tempi e i tuoi modi, il bisogno di solitudine e di apertura, ed è giusto che tu lo faccia presente, ma al contempo rispetti anche gli altri, come individui a te vicini, ma comunque anche a sè stanti, che vivono le loro vite, le loro gioie, i loro problemi e le loro esigenze emotive, esattamente come te. E che hanno il sacrosanto diritto di avere il loro tempo anche per loro!
Hai presente che gli altri se ti vogliono bene ci sono, nella misura in cui è loro possibile esserci, con generosità, e che possono esserci per condividere la boccata d’aria di cui hai bisogno quando torni dalle tue battaglie, e persone con cui ti puoi “riposare” e ammettere che sei stanco. Ma non persone che si annullano perché tu hai un problema.
In questi mesi io ho avuto dei problemi e anche molte persone a me vicine. Terribile. Ma anche un momento sia di sostegno reciproco che di rispetto dei confini e delle energie di ciascuno. La cosa migliore che abbiamo fatto insieme, oltre a parlare certo, è stata ridere, ed evadere insieme.
Baci.
Francesco: se lei ti guarda con cattiveria sarà mica perchè le hai tolto i progetti ed il futuro sereno?????
E, chissà….sarà mica perchè lo hai fatto con estrema freddezza e razionalità?????
Ci sono due tipi di persone che si imbottiscono di psicofarmaci! Quelle che non ne hanno bisogno ma “fa chic essere stressati” e quelle che sono fragili come statuine di vetro soffiato.
Anche a questa seconda categoria di persone la verità va detta, è vero!
Ma va detta con un atteggiamento diverso dall’ estrema freddezza e razionalità.
Perchè loro, in quel momento, non sono razionali. E non sono in grado di sopportare, di capire, di interpretare la freddezza!
Sono fragili, vedono la realtà in modo diverso da come la può vedere chi non sta vivendo la loro situazione.
Non ti sto dicendo che ti devi ciucciare per il resto della vita una persona a cui, evidentemente non ti lega più nulla.
Ti sto solo dicendo che quell’affetto, quella partecipazione, quel calore che (credo) tu abbia manifestato quando le regalavi i sogni di un futuro sereno avresti potuto concederglielo anche nel momento dell’addio.
E’ inutile cascare dal pero con “perchè? Cosa le ho fatto?”.
L’addio è brutto, è bruttissimo e fa male a prescindere.
Ma se lo condisci con la freddezza diventa un piatto indigeribile.
Tu ti chiedi “cosa le ho fatto?
Vediamo…….le hai ridato fiducia nel mondo con una carezza e hai ripreso le redini della tua vita dandole una badilata!
Ecco cosa hai fatto!
Hai esercitato n tuo insindacabilissimo diritto con modi (cercherò di contenermi nelle espressioni)diciamo non adatti allo stato mentale della persona che avevi di fronte!
Ecco cos’hai fatto!
Quel rancore che le leggi negli occhi (ci scommetto qualsiasi cosa….) non è per te. E’ per sè stessa, per la sua ingenuità, per di essersi fidata di chi, poi, le ha dato una coltellata.
E la coltellata non è stato l’addio. E’ stata la freddezza e la razionalità.
E’ inquietante come ci siano persone che sono in grado di percepire la fragilità delle persone nel momento dell’innamoramento per poi cancellarla dalla memoria al momento di portare via le palle!!!!
E’ ingiusto, è ingiusto, è ingiusto!!!
Ognuno è libero di andare via! Ma quando lo fa lo dovrebbe fare con la stessa delicatezza che aveva al momento dell’arrivo e durante la permanenza!
E se non lo fa almeno eviti la scenetta del “…….ma io cos’ho fatto?????…………”.
Se lei prendeva psicofarmaci ed era in cura dallo psicologo trattandola con freddezza e razionalità hai fatto lo str…..ECCO COS’HAI FATTO!!!
Luna, grazie. 🙂
Ho compreso la tua grande delicatezza nel dire le cose, e scriviamo qua anche perché gli altri ci possano dare la loro opinione, quindi stai tranquillissima nell’esprimere la tua nei miei riguardi… Naturalmente molte cose non le ho dette (per riservatezza dei problemi di lui): mi dispiace tantissimo non aver potuto essergli più accanto, ma credo che se un giorno rifletterà su noi, dopo aver risolto i suoi problemi, potrà comprendere che io per lui quasi non esistevo, già dopo poco tempo: esistevo solo in relazione ai suoi problemi e questo – dopo una bellissima partenza – non andava bene.
Un primo segnale, da dopo il distacco, c’è pur stato, ed è stato, appunto, il suo ulteriore distacco… Forse per aver capito che non in quel modo non andava bene, forse per avere capito che non mi ama, forse per altro: il tempo solo potrà dirlo, ma credo che una persona che tiene a te in ogni caso te lo fa capire, oppure: ti fa capire che NON tiene a te… Una telefonata, pochi minuti, dopo tanti tanti giorni di silenzio, in cui mi dice che gli dispiace che questo rapporto si sia interrotto per qualcosa che non era così importante, poi butta là che sì, avevo avuto pazienza (coi suoi problemi), ma solo fino a un certo punto… Mi dice, con tono deciso (e freddo) che comunque ci risentiremo e… riattacca. Senza nemmeno prima ascoltare se avevo da dire qualcosa, senza nemmmeno sentire il mio “ciao”. Infatti non l’ho detto: sono rimasta di stucco.
Francesco, provo a darti la mia opinione. “lei ha fatto di tutto per non perdermi”, tu dici. Io sono sempre stata contraria alle persone che fanno di tutto per stare (avere?) con qualcuno. A quanto pare il mio ex, con la sua ex, aveva fatto proprio così: non era convinto, ma lei “aveva fatto di tutto per averlo”. Non va bene: le responsabilità della nostra vita sono nostre (è una semplificazione: ovvio che ci sono persone estremamente sfortunate, che dovremmo provare ad aiutare). Nel lavoro (che si ha o non si ha), come nei sentimenti, bisogna imparare a prendersi ognuno la propria parte di responsabilità. Per me sarebbe impossibile stare con qualcuno che non mi ha scelto, come e quanto io lui.
Quindi mi pare che hai amato “controvoglia”, dietro ricatto. Così anche rivedendola il ricatto di lei continua… Vedo che ti sei anche prodigato per lei, le hai fatto del bene, e alla fine hai detto basta (come hai visto, inoltre, con alcuni, quello che si dà, non basta mai, e pare anche che ce l’abbiano con noi in maniera irragionevole…). Posso dirti che hai fatto non bene, ma benissimo?
Ciao Francesco. Scusami se prima ho esagerato.
E’ che ho rivissuto mentalmente delle scene che sto ancora rielaborando dentro di me.
Ho la presunzione di parlare come persona che ha vestito entrambi i ruoli.
Quello di risolutore e quello di persona che avrebbe dovuto essere aiutata a risolversi. Quello di rassicuratore e quello di persona che avrebbe dovuto essere rassicurata, condotta, accompagnata alla verità.
Come vedi uso il presente per me ed il condizionale per i ruoli in cui essendo il soggetto passivo avrei avuto bisogno di un soggetto attivo.
Non è andata così….
Sono stata (e conto di tornare ad essere ma in maniera intelligente) una persona che ha dato agli altri tutto di sè. Anche ciò che avrebbe dovuto lasciare a se stessa.
Specie con il tipo che, alla fine, ha mandato in frantumi il mio stato emotivo.
In lui, nella sua “riabilitazione”, nel suo sostegno ho investito più energia di quanto ne possedessi.
Avrei dovuto dire “ora basta!”? Si, avrei dovuto.
Ma non l’ho fatto.
La situazione si è ribaltata. Lui forte ed io debole! Debole? No!!!! Di più! Frantumata! A pezzi.
E lui mi ha offerto la sua fredda razionalità!
Io non lo odio, non lo guardo con rancore, non lo guardo con cattiveria.
Lo guardo come una persona che avrebbe potuto prendere il mio viso tra le sue mani e con la calma che avrebbe dovuto dipendere dalla sua nuova, acquisità razionalità avrebbe dovuto condurmi alla realtà dei fatti.
“Noi non possiamo stare insieme”!
Certo avrei pianto, magari avrei pestato i piedi, ci sarei stata male.
Ma poi avrei capito.
Ed ora guardandolo gli sorriderei con gli occhi e lo ringrazierei per avermi dato la possibilità di vivere una vita che con lui non avrei (per tante ragioni) potuto vivere.
Ma lui è stato freddo oltre che razionale.
Altro che carezza!
Il dito alzato in una sorta di Ipse dixit accompagnato da uno sguardo di acciaio, da parole dure, da un elenco di fatti, da una cronaca di elementi a sfavore della prosecuzione. Il brutto rapporto che accompagna una lettera di lincenziamento.
“Ho preso la strada migliore che ho trovato”!
Ecco la sua bella, fredda, bastarda, frase con cui mi ha congedato.
Quando stai male, stai male dentro alla tua mente, non te ne rendi conto.
Vedi normali immagini che gli altri vedono come sfalsate, dilatate, annebbiate.
Hai una percezione della realtà diversa. Ma non te ne rendi conto.
Non hai bisogno di razionalità, nè di freddezza.
Hai bisogno di capire ed in primo luogo di capire che non stai capendo qualcosa.
O meglio che stai percependo una serie di cose in modo diverso da come sarebbe opportuno che le percepissi.
Ma chi è con te deve portartici con la calma, con l’affetto, con la razionalità spiegata e non sbattuta sul sul grugno con lo scazzo di chi non capisce come fa l’altro a non capire che avanti così non si può andare!!!!
Porto con me da un anno un sacchetto pieno di domande, di perchè che non avranno mai una risposta.
Non mi interessa più nessuna risposta. E’ stata superata dalla realtà, congelata dalla sua freddezza.
Il male che ho dentro è doppio. E’ il risentimento per aver dato tanto e ricevuto niente. E’ il dolore dell’abbandono brutale che in quel momento (e sottolineo in quel momento), con quello stato d’animo, con quello stato di debolezza e confusione non potevo nè capire nè giustificare se non con affettuose, calme, rassicuranti spiegazioni.
E’ un male che non ha più il suo viso, il suo nome.
Ma c’è ed è pronto a saltare fuori come una bestia senza controllo quando intravedo la possibiltà che qualcuno non capisca come sta chi sta male.
…………..E parla di fredda razionalità!
Voi che avete dato tanto (me compresa)….e che caz.. ci vuole tanto a dare ancora un pò e, senza farsi imbrigliare in una storia non (più) voluta, accompagnare una relazione alla porta senza nascondersi dietro allo scudo della freddezza????
Ciao a tutti.
NATY:
ciao Naty, ripeto, ringrazio te, perché questi scambi di opinione sono sempre utili, e ciò che avete scritto tu e Gianluca sicuramente è stato utile anche a me. Come dicevo il mio era anche un discorso generale – su temi a cui chiaramente tengo – prendendo spunto dal particolare, fermo restando però che davvero ogni persona conosce bene la sua storia e ciascuno sa per sè 🙂
Per quanto riguarda il tuo ex… bhe, ciò che mi viene in mente (sempre con le solite premesse di cui sopra) di dirti è: se è, in questa fase della sua vita o comunque di default, così autoreferenziale, concentrato su se stesso, in realtà il modo in cui sta chiudendo la storia, in modo appunto autorefenziale, è coerente con il suo modo di essere.
E’ naturale che tu ci rimanga male, e che ti stupisca, perché ovviamente tendi a misurarlo su un tuo metro, più empatico, più attento alla sensibilità esterna, più attento a guardare la cosa da più punti di vista, ma la verità è che esistono anche persone che tutto ciò non lo fanno. Non lo fanno perché non ne hanno l’indole, perché non ne sono capaci, perché funzionano semplicemente in un altro modo. Giusto o sbagliato che sia così è.
Possono anche imparare a funzionare diversamente, ma se lo vogliono loro, e soprattutto prima devono rendersi conto che il loro funzionamento è controproducente innanzitutto per loro stessi. Ma lo è davvero?
Ne hanno la percezione? Se non ne hanno la percezione per loro non esiste un problema da risolvere. Se ne hanno la percezione il fatto stesso di essere molto compresi dagli altri fa sì che il loro atteggiamento in realtà non si riveli poi così controproducente.
sono andata di nuovo sul generale, ma intendo dire, molto banalmente, che chi funziona in modo controproducente nel rapporto con se stesso e/o con gli altri ma viene continuamente corretto dall’adattamento degli altri nei suoi confronti difficilmente cambierà atteggiamento. Poi un giorno le situazioni esplodono. C’è chi di fronte ad una situazione che esplode si fa un esame di coscienza e chi accusa gli altri di non essersi adattati a sufficienza…
Ripeto, discorso generale, e anche banalizzato. Son temi complessi 😉
Ovviamente i confini non sono così netti, le persone sono fatte di tante cose e tutti noi possiamo essere sia autoreferenziali che empatici, ecc ecc, anche a seconda dei momenti della vita, però, ecco il fatto che il tuo ex, che non capiva, per esempio, perché anche tu potevi avere bisogno di spazio, ora usi la negazione, ancora una volta di quello che senti tu (lasciarsi per così poco… hai avuto pazienza, sì, ma fino ad un certo punto… e la risposta fredda, e non chiederti come stai tu…) bhe, mi sembra abbastanza coerente con se stesso più che sorprendente…
FRANCESCO: Lilly e Naty hanno colto un aspetto importante, quello della fragilità emotiva. Fragilità di cui lei non ha fatto mistero, sin dall’inizio. Forse, chissà, fragilità che in parte ti ha fatto anche innamorare di lei. Non dico per un istinto da crocerossino, eh, dico proprio perché faceva parte di lei, quando ti sei innamorato di lei, e perché, da uomo innamorato, desideravi che lei sbocciasse, anche per lei stessa. O forse anche per istinto di recupero, visto che dici “le ho dato…”. Lei però, in quei due anni, ha avuto lo spazio e ha imparato a sua volta ad uscire dalla dipendenza della serenità che le davi tu, che le dava la storia, e per costruirsene anche una propria? O il rapporto era di forte dipendenza? La fragilità emotiva di lei non è ovviamente un ricatto che può costringerti a stare con qualcuno per tutta la vita, se la storia non funziona più, se i sentimenti finiscono, però anch’io, come Lilly, sono rimasta un po’ stupita da “freddezza e razionalità”. Proprio perché descrivi lei come una persona fragile la cosa sembra incoerente, e incoerente il tuo stupore. Concordo con Lilly che la sensibilità degli altri e la loro fragilità va rispettata, e anche con il fatto che comunque, anche la persona più dura della pietra, di fronte ad un addio, alla fine di un amore nel quale ha creduto, si sente destabilizzata. Chiunque. A maggior ragione chi ha un equilibrio fragile.
Non so per quale motivo la tua ex prendeva dei psicofarmaci e andava dallo psicologo, se ciò era legato a delle contingenze e problemi momentanei, o se a qualcosa di più profondo, sul quale stava lavorando. Tu dici di averle dato stabilità e serenità e si dà forse troppo per scontato che ad un certo punto solo tu gliel’abbia tolta. E’ così? Un giorno hai smesso di voler occuparti di lei? Oppure ad un certo punto, proprio perché la serenità e stabilità avevano fatto credere che lei avesse raggiunto un buon equilibrio, per te siete diventati un uomo e una donna, alla pari, che vivevano una relazione, e ad un certo punto questa non ha funzionato più? Accenni al fatto che la relazione stava andando male, molto male. E mi viene il dubbio, quando parli di “freddezza e razionalità” (dubbio idiota forse) che sia ciò che hai cercato di fare per te, essere razionale, nel momento in cui da un lato il senso di realtà ti diceva che quella storia faceva male ad entrambi, e dall’altro, poiché parli di “influenze emotive”, in realtà percepivi paradossalmente più forte lei, lei con la sua fragilità e le sue ragioni, con il non voler rinunciare (anche ovviamente) a quello che aveva rappresentato serenità e stabilità, non volendo ammettere che la storia faceva male ormai ad entrambi. Forse eravate interdipendenti, non solo lei da te. Cmq sia proprio perché dici che lei non voleva che questa storia finisse è abbastanza ovvio che oggi non si senta di dirti grazie, no? Anche se razionalmente e anche emotivamente (sei sereno) tu, per te, hai sentito che era meglio chiudere.
Cara lilly,
una risposta come la tua ci sta pure,ed io mi prendo tutte le mie responsabilita’ per le badilate la freddezza e la razionalita’..ma questo succedeva un anno fa’quando io volevo stare da solo per capire’realmente qual era il sentimento per questa persona e non prenderla in giro e tenermela vicino solo perche’ e una gra bella donna,ma nonostante ho provato a lasciarla non so quante volte..lei e sempre riuscita a rimanere al mio fianco,visto che sistematicamente c’erano i pianti le promesse di non rifare piu gli stessi errori…si faceva l’amore e si ripartiva…siamo andati cosi sino a natale di quest’anno,ennesima lite ci siamo lasciati..ed io ho sentito un amore cosi grande per lei che ho deciso di riconquistarla…per darle tutto quello che a suo dire le avevo fatto mancare…insomma lei si faceva negare al tel mi diceva di non volermi mai piu’ vedere etc..etc..io in quei mommentimi sono sentiti crollare il mondo addosso, sono stato molto male per lei… ed oggi mentre scrivo e parlo di lei mi vengono gli occhi lucidi ed un nodo in gola,
insomma per farla breve sono riusciuto a riconquistarla..e’ abbiamo ripreso la nostra vita di coppia in maniera serena io le ho dimostrato realmente quanto l’ho amata..ma sapevo e vedevo nella sua instabilita’ che un giorno o l’altro mi avrebbe portato al punto di mandarla a quel paese..e cosi è successo alla fine…
la mancanza di affetto a suo “modo di dire” é stata un frangente nella nostra storia per quanto mi riguarda…lei mi ha portato al punto di annientare la mia personalità perche’ ad un certo punto mi a fatto sentire una nullita’ come se lei meritasse di meglio ect..ect..insomma la statuina di vetro soffiato si è trasformata in leone ed io agnello.
Luna io penso invece che lei quando a capito che poteva camminare da sola.. si sia convinta di poter fare il leone ed io l’agnello,e socondo me la prova lampante é che io oggi sono “sereno”ma solo per il fatto che sono tornato ad essere me stesso, perche’ ogni storia che finisce per quanto mi riguarda e’ un fallimento,e lei che credeva di poter far il leone si e’ ritrovata punto è a capo…infelice instabile.
con dei comportamenti fra l’altro che io non riesco a capire,
non la riconosco piu’ sembra come un’anima dannata…me l’ho hanno detto anche i suoi genitori che ho incontrato.e ame tutto cio’ non potete capire quanto mi faccia stare male..perche’ oggi purtoppo non posso fare piu’ nulla per lei..anche perche’ mi odia..
Ciao Luna,
ti trovo una persona molto interessante. Parlami di te, se vuoi. Sei una psicologa?
PS: mi ha chiesto come stavo, all’inizio della telefonata, naturalmente. E’ che mi ha praticamente riattaccato il telefono in faccia. Con eleganza. D’altra parte è un uomo molto impegnato, e un vero signore: ama solo finché è amato. Che dico, adorato.
Francesco: è difficile risponderti, sai?
anche perché non riesco a capire bene una cosa…
cosa esattamente vorresti dal vostro rapporto adesso…
hai aggiunto un nuovo tassello parlando di “fare qualcosa per lei”, sapendo che sta male, ma al contempo dici “lei mi ha portato al punto di annientare la mia personalità perche’ ad un certo punto mi a fatto sentire una nullita’”, della sua instabilità che ledeva il tuo equilibrio, e che ti creava molti dubbi, pur essendo molto interessato a lei, se ho capito bene, di poter avere una relazione serena, hai parlato di un rapporto leone-agnello da parte sua e del fatto che, una volta separato da lei, tu sei riuscito a ritrovare la tua serenità, ritornando ad essere te stesso (il che mica è una cosa da poco!!!).
ora è possibile (più che possibile, direi probabile) che io non abbia capito niente, sia perché la tua storia la sai solo tu, ovviamente, sia perché questa è anche una storia di dinamiche complesse (come peraltro succede sempre nelle storie burrascose).
Ma un pensiero (e chiedo scusa se non è per nulla puntuale) mi viene spontaneo:
neanche tu sarai perfetto, ovviamente (nessuno lo è), e le dinamiche si incastrano e si concatenano, e il vostro sembra uno snervante tira e molla, in cui non si capisce bene chi tirava e chi mollava… chi accusava chi di cosa… perché lei “riusciva a tornare con te” (glielo permettevi tu, comunque, perché una non può tornare con te se non lo accetti) “piangendo e promettendo di non rifare gli stessi errori”, ma poi lei accusava te di mancanza di affettività, mentre tu dici che dimostravi di amarla (ma non fidandoti della sua instabilità), e ti faceva sentire una nullità facendo la leonessa…
ora, a parte tutto ‘sto casino, se dal tuo punto di vista sei stato per due anni con una persona che, con la sua instabilità, ha leso il tuo equilibrio, e che non sei riuscito ad aiutare, standoci insieme, ad essere più equilibrata (anche perché è lei che deve lavorare sul suo equilibrio, in primis, come ciascuno di noi…), anzi, semmai è lei che ha “squilibrato” te… oggi come oggi cosa pensi che potresti fare per lei, di più di ciò che – dici – hai ampiamente tentato di fare?
e, soprattutto, se la tua sensazione è stata di essere stato comunque in qualche modo “manipolato” dalla sua instabilità e di essere tornato sereno e te stesso una volta uscito (parole tue) dalla sua “influenza emotiva”, stavolta come gestiresti le sue dinamiche senza esserne nuovamente travolto?
Se davvero lei ha un problema di instabilità, e in questo momento è peggiore di prima, come pensi di poter interfacciarti in modo sereno con una persona con cui fino ad oggi non sei riuscito ad interfacciarti in modo sereno proprio per quell’instabilità?
Riesco a spiegare ciò che voglio dire?
Perché, se dici che lei non farebbe mai male a nessuno, tu ti sei sentito come una nullità quando eri con lei? era lei a dirti che
non eri abbastanza per lei?
tu hai detto che ti sei dato le tue risposte 🙂 e non è mica a noi che devi darne 🙂
a me, così, viene in mente che forse a entrambi, voi due, farebbe bene uscire da quella burrasca che è stata la vostra relazione, e camminare un po’ da soli. Anche a lei.
Sai, mi dispiace molto in realtà per questa ragazza, che non conosco, ma penso, leggendo quello che scrivi, che sia che sia stata lei ad infliggere delle molestie morali sia a subirle (nel corso della vita, intendo, non con te) sarebbe bello se finalmente riuscisse a lavorare sul suo benessere e su una sua maggiore autonomia emotiva. Certo, non dici forse la stessa cosa tu? Sì. D’altra parte, però, ho l’impressione che voi siate entrati in un rapporto di interdipendenza che non ha giovato a nessuno dei due. Vedi, ci sono delle persone fragili che non fanno altro che mettersi in situazioni che non fanno che farle sentire ancora più fragili. E lo dico in generale… che siano situazioni in cui prendono martellate o si danno martellate sulle dita da sole comunque sono situazioni che non sono, per loro, nè foriere di un nuovo equilibrio nè tantomeno di serenità. E allora forse l’unica cosa è davvero cercare di andare a fondo di ciò… per non continuare ad andare a fondo. Ma questi percorsi sono sempre molto personali, individuali innanzitutto.
Naty: sono una che dice la sua, come tutti 🙂
e a cui piace lo scambio di questo forum, che trovo davvero molto utile, no?
per il resto, i temi che ho approfondito per “interesse personale” 😉 mi sa che si vedono… 😛
Luna gentile,
sì, molto utile.
Per Francesco, forse la tua ex ha sbagliato a interrompere la terapia o psicoterapia che faceva quando l’hai conosciuta? Perché s’intuisce dal tuo racconto che non avesse raggiunto la propria stabilità, e né l’avevate raggiunta (potevate raggiungerla) insieme come coppia…
Se una persona sente di “perdere la personalità” con qualcuno, non mi pare che si possa parlare di una relazione costruttiva, che funzioni.
Dopo poco tempo che stavo col mio ex, ho iniziato a sentire/capire che sarebbe stato più o meno così. Tutto ciò veramente non m’interessava. Non sono disposta a “uccidermi” (in nessuna forma) per qualcuno, neanche se lo amo. Anche perché se comincio a capire che (sotto sotto, o in conseguenza a suoi comportamenti) è QUESTO che vuole da me, capisco che non mi ama, non può amarmi, ed è finita. Come dice la canzone: non gioco più, me ne vado.
Personalmente, credo di avere abbastanza chiaro (nei fatti: perché a parlare siamo tutti bravi e “innamorati”) che amare significa sentirsi bene con una persona, volere il proprio e il suo bene, anche in mezzo alle difficoltà. Se deve diventare una lotta di potere, di minacce, di più o meno sottili ricatti e recriminazioni, soprusi, sacrifici e dimostrazioni infinite solo da una parte, oppure in alternanza da una parte e l’altra ma sempre in maniera sbilanciata, arrivederci.
Ciao Naty.
Tu descrivi il modo in cui ci si dovrebbe comportare per fare di una coppia una coppia equilibrata.
Ma a volte si rimane incastrati in un meccanismo da cui (se si esce) si esce solo con le ossa rotte.
Ed il problema è che quando entri in quel meccanismo non te ne rendi conto, pensi di avere il controllo della situazione, non ti rendi conto che…e già…questa volta è capitato a te.
Quando ne esci non sai quanto ti senti ridicola davanti al tuo mucchietto di aspettative deluse, sforzi vani, sogni infranti e non sai quanto hai paura di ricascarci.
Non hai idea di cosa puoi pensare di arrivare a fare pur di non rischiare di sbagliare di nuovo e di stare male sia per ciò che è successo che per ciò che è successo dentro di te.
Perchè dentro si scatena un piccolo tsunami che devasta tutte le tue certezze. E non parlo solo dell’amore. Purtroppo no! Almeno nel mio caso.
Parlo di tutto. Del lavoro, della casa, della famiglia, degli amici.
Ti senti una nullità, una mer.., un sacco della spazzatura.
Vedi nemici ovunque. Se lui che mi amava ha fatto così, pensa gli altri…..
Se non ho visto lui per ciò che era pensa a quante cazzate avrò fatto nel lavoro senza neppure accorgermene….e se mi scoprono? e se mi beccano?
Poi la vita prende il sopravvento e ti rimetti in carreggiata piena di buoni propositi e di un grande amore, una grande tenerezza per te stessa.
E poi, ma solo dopo un immenso lavoro, si può arrivare a parlare ciome parli tu, come parla Luna. E come parlerà Francesco dopo che sarà uscito da quell’immensa nuvola di confusione …..Ciao a tutti.
Ciao Lilly 🙂 e ciao Naty 🙂
non entro nel merito del vostro dialogo 🙂 anche se “sono stata nominata” 😛
però colgo lo spunto di riflessione… e
passo invece a dire che, cercandone un altro, di genere completamente diverso 🙂 oggi mi è ricapitato per le mani un certo libro.
Continuo a pensare che possa essere utile perché mostra alcune chiavi di certi meccanismi.
E non sono chiavi che si trovano facilmente sotto lo zerbino. Altrimenti, se fosse così facile, non staremmo qui a parlarne, credo.
Il punto è, però, che una volta che hai delle chiavi, capisci anche che, con tutto che la tua parte ce l’hai (e questo è anche un bene, secondo me, perché ciò può renderti più consapevole ma anche più costruttivo riguardo te stesso, e farti recuperare l’importantissima cosa che è “sentirsi al volante”) c’è anche, sul serio, una parte che non riguarda te, e che non sei stato uno scemo a non avere avuto le chiavi di un meccanismo che è molto complesso, ma che, al contempo, una volta avuta le chiavi, è anche più facile da individuare.
E quindi da riconoscere.
Permettendo anche di non girare a vuoto in analisi che sono figlie proprio di quel meccanismo, ne sono il sintomo, accanto ad altre riflessioni che invece sono produttive.
A me, personalmente, dispiace molto che ci siano persone in giro che si sentono, oltre che già sufficientemente a pezzi, pure sceme per il fatto di non aver saputo riconoscere un qualcosa che, dopotutto, senza avere la chiave, non è proprio così semplice da riconoscere.
E poiché riconosco questa sensazione di “scemità”, la vedo ricorrere, io insisto su certe chiavi. Vorrei sottolineare venti volte quello che segue:
quando le persone arrivano qui scrivono del meccanismo nella sua manifestazione conclamata, nel suo risultato, descrivono la propria condizione una volta nel pieno del tunnel o appena saltati fuori dal tunnel, con il cuore e la testa a tremila come chi si è appena lanciato da un treno in corsa. Che siano stati gettati da quel treno da chi se n’è (finalmente) andato o che si siano gettati loro da quel treno impazzito su cui viaggiavano, perché il salvavita è riuscito finalmente a scattare, ci sono delle sensazioni comuni.
E quando si dice a qualcuno che era sul treno come dovrebbero essere le cose, ed è importante dirlo, perché da un lato è andato perso anche l’ovvio, si rischia però che quel qualcuno si senta ancora più frustrato, perché lo sa benissimo che le cose non dovrebbero andare come andavano sul treno impazzito, e si è sempre considerato anche una persona intelligente… e allora perché è finito su quell’azzo di treno? (e lasciatemi la parolaccia, se possibile, perché ci sta)…
Facciamo un passo indietro e riflettiamo insieme su una cosa:
perché le persone non chiedono aiuto prima? e perché quando lo fanno, anche inconsciamente, perché percepiscono un disagio, gli altri non se accorgono? perché è così difficile che qualcuno si renda conto del meccanismo quando il treno sta appena partendo dalla stazione, e il rumore di ferraglia inizia piano piano ad insinuarsi nel paesaggio dove magari ci sono ancora le margheritine? Siamo tutti bravi a dire a qualcuno che è pieno di lividi che non avrebbe dovuto farseli fare, ma se qualcuno arrivasse qui e scrivesse quando è ancora in fase misto margheritina, gli altri si accorgerebbero che sta parlando di un inizio di una pericolosa ferraglia?
Anche perché il meccanismo della molestia morale è, in generale, più subdolo di quanto si creda.
Perché può capitare che si innesti nella quotidianità in un modo più strisciante.
Perché all’inizio una molestia morale può sembrare un consiglio dato per il proprio bene, persino una prova d’attenzione e d’amore. Ma i modi e i toni sono diversi.
Perché, per chi non è un manipolatore, non è così facile capire un meccanismo di manipolazione.
Perché ciò che sarebbe efficace con un interlocutore diverso (ad esempio la ricerca di dialogo, di confronto, lo spiegare il proprio stato d’animo, le proprie motivazioni… l’aprirsi…) diventa in certi casi offrire il fianco, sempre di più a chi usa le parole e i silenzi in modo completamente diverso.
Perché poche cose sono brutte al mondo come sentirsi in colpa perennemente senza neanche riuscire a capire bene perché, come se si avesse commesso un delitto, ma, rimosso dalla coscienza, lasciasse comunque un alone di perenne disagio.
Perché a volte le vittime di molestia morale non sanno di essere vittime, non del tutto, non fino ad un certo punto della corsa, perché per un bel po’ di tempo si sentono colpevoli di far soffrire il proprio molestatore o inaguati a vivere una relazione che, pensano, se solo loro sapessero capire dove sbagliano, potrebbe funzionare alla grande.
Perché spesso ci si trova in una guerra senza neanche aver capito bene quando è stata dichiarata, e perché ci si trova a combatterla visto che si era convinti che all’ordine del giorno ci fosse l’amore.
E ci si sente in trincea e arruolati come se si avesse firmato un fermo in un momento di assenza mentale. Perché è un po’ come prendere, senza saperlo, un po’ di veleno nella minestra, tutti i giorni, fino ad arrivare non all’immunità, ma ad una sorta di assuefazione. Perché molto spesso le persone che ti dicono che prima erano vicino ad una persona stupenda, che è cambiata, non si rendono conto che la persona stupenda le stava già molestando quando non se ne accorgevano. Che il suo comportamento non è cambiato, ma si è “acutizzato” o loro sono riusciti a vederne i segni quando si sono fatti via via più evidenti, e meno infiltrati tra le fessure. Perché la vittima ha paura del suo molestatore, per quanto è entrato dentro. Ha paura della sua instabilità. Paralizzante. Perché a fregarti è proprio il fatto di chiederti: mi ama o non mi ama, come se quello fosse il discriminante. Dimenticando che uno può amarti anche, ma malissimo, in modo distorto e allora sono c tuoi. E ti salvi se esci dal concetto di amore/non amore e entri, semmai, nel concetto
benessere/malessere – equilibrio/squilibrio – energia/non energia.
Se dico ciò sembra ancora peggio… sembra che quindi non sia proprio possibile riconoscere queste cose e siam tutti fottuti. No, dico un’altra cosa: dico che queste cose cominciano spesso in sordina, ed ecco perché non te ne accorgi. Magari certi segnali li hai già visti prima nella vita, ma non li hai mai decodificati come tali. E quindi eri già un po’ assuefatto. O perché non li hai mai visti prima e non sei preparato. O perché pensi che difendere i tuoi confini, in modo sacrosanto, sia una prova di chiusura, e altre false idee. Perché pensi che chi sta male vada aiutato, ed è giusto, ma non sai che chi sta male ti può pure randellare. E non è giustificato a randellarti.
Voglio dire anche che, una volta capiti quali sono i segnali – e non i sintomi – che non potevi riconoscere da ora in poi li riconoscerai. E che è vero che c’è un lavoro da fare, ma non lavorerai a vuoto su delle false idee.
Il tema non è semplice, le storie e le persone sono tutte diverse, ognuno ha il suo vissuto, le molestie morali non sono tutte conclamate, non sono l’unica caratteristica di dinamiche di relazioni travagliate, ecc ecc, ma io credo comunque che capire qualcosa di quelle dinamiche, male non faccia, che ci si riconosca nell’1 per cento o nel 101 per cento.
Poi posso sbagliare. Ma a me male non ha fatto.
Chi salta giù dal treno, inevitabilmente, si fa delle domande. Ciascuno ha il suo vissuto, il suo modo di vedere, trova le sue risposte.
Per quanto mi riguarda le ho trovate e le sto trovando in molte cose, non in una sola. E le ho trovate anche capendo perché più cerchi di spiegare le cose ad un narcisista e più ti fotti da solo.
e anche perché ti senti così frustrato dai suoi silenzi ad hoc. E perché lui è così bravo a usare i silenzi e gli sguardi. A fare male non è solo ciò che fa più rumore.
Ciao Lilly,
Dici che: “Parlo di tutto. Del lavoro, della casa, della famiglia, degli amici.” e che non lo so? Lo immagino.
Io infatti mi ritrovo con nulla in mano. A parte me, e la mia dignità, che sento integra (a un alto prezzo) e non è poco.
Il lavoro un casino, i rapporti sentimentali un casino, una famiglia manco a parlarne, la mia grande passione abbandonata per le difficoltà economiche e per la troppa stanchezza, infine, logorante. Tuttavia, non ho mai perso la fiducia nel prossimo… Sono sempre stata così, fin da bambina, nonostante le mazzate (in senso figurato) che ancora, dopo anni, continuano ad arrivare.
Sono profondamente convinta, al di là di una temporanea umana rabbia, senso di delusione, che le persone fanno (e si fanno) del male perché è stato loro fatto del male: è una catena che però va interrotta, e qualcuno deve farlo. Anzi, tutti dovremmo farlo. Anche se so bene che così non sarà mai: nel mondo, intendo.
Sì, parlo di equilibrio: io amo l’equilibrio. Perseguo le cose difficili (che non significa seguire le cose che fanno soffrire). L’equilibrio non è che ce l’hai una volta e ce l’hai per sempre. Devi stare attento, e insieme rilassato, non so come spiegarlo.
Parlo di equilibrio perché ovunque si parla di squilibrio, ma di equilibrio poco e nulla… Si parla di infelictà, ma di felicità quando? E soprattutto: come? Si parla di passato, ma di presente quando? A me l’equilibrio mentale non l’ha mai regalato nessuno, me lo sono dovuto conquistare (dall’età di cinque anni) da sola, in mezzo a squilibrati di vario tipo e in mezzo, naturalmente, allo squilibrio – per conseguenza – mio.
PS: dici: “Tu descrivi il modo in cui ci si dovrebbe comportare per fare di una coppia una coppia equilibrata”.
Sia chiaro, Lilly, che io parlo di ciò che dovrebbe essere per me, non per tutti. Tanto è vero che ora il mio compagno è da una parte, e io da un’altra…
Lilly, le tue parole sembra le abbia scritte io :”Perchè dentro si scatena un piccolo tsunami che devasta tutte le tue certezze. E non parlo solo dell’amore. Purtroppo no! Almeno nel mio caso.
Parlo di tutto. Del lavoro, della casa, della famiglia, degli amici.
Ti senti una nullità, una mer.., un sacco della spazzatura.
Vedi nemici ovunque. Se lui che mi amava ha fatto così, pensa gli altri….”
Dopo quasi un anno sto di nuovo così; ma cerco di sperare con fiducia che “la vita prenda il sopravvento”
Un bacio e buona giornata a tutti voi
Agh, ho perso il post che avevo scritto…
Naty: @L’equilibrio non è che ce l’hai una volta e ce l’hai per sempre.
Sono profondamente convinta, al di là di una temporanea umana rabbia, senso di delusione, che le persone fanno (e si fanno) del male perché è stato loro fatto del male: è una catena che però va interrotta, e qualcuno deve farlo.
Luna gentile (e tutti: il dialogo è con tutti qui, naturalmente),
“più cerchi di spiegare le cose ad un narcisista e più ti fotti da solo”.
Già.
Verissimo. Poi ci sono persone che hanno un migliore equilibrio di base e altre meno, perché magari si conoscono meno. O che lo perdono perché passa uno tsunami emotivo. E in quel caso, Kikka, perché la vita, in senso buono, prenda il sopravvento, bisogna anche aiutarla a trovare il terreno dove farlo. Sapendo allontanare ciò che ci fa male, e avvicinare ciò che ci fa stare bene.
E’ anche vero che a volte ci si ritrova comunque in qualche modo in equilibrio, attraverso l’adattamento, ma è un equilibrio che in termini di costi/benefici tende verso i costi. Per esempio quando si sceglie di non fare una serie di cose, che sarebbero necessarie al nostro equilibrio, e la rinuncia ci pesa, per tentare di tenere in equilibrio una relazione e noi stessi rispetto a quella situazione… perché altrimenti facendo quelle cose l’altra persona ci tormenterebbe, con sensi di colpa o varie vessazioni, e ciò capiamo che ci destabilizzerebbe. E quindi cerchiamo un compromesso, proprio per restare in equilibrio, ma è un equilibrio faticoso, precario…
In realtà l’equilibrio è probabilmente frutto di una serie di scelte continue, nel presente, ascoltandosi, e di riassestamenti. Dalla scelta del caffé con il latte o meno, alla strada da fare al mattino per andare a lavorare, dall’organizzarsi in un certo modo, il migliore per se stessi, dalla scelta se uscire o no con qualcuno (a seconda dell’umore proprio e dell’altro… non nel senso di rifiutare chi sta male, ma di avere presente il livello delle proprie difese e come gestirle) sino a dove vivere e con chi.
Ci sono scelte più automatiche, istintive, delle quali non ci rendiamo conto, perché le compiamo in modo naturale, altre hanno invece bisogno di un contatto più pulito e più profondo, perché sono più complesse. Ma il principio è probabilmente lo stesso.
@è una catena che però va interrotta, e qualcuno deve farlo.
sono d’accordo, e penso che quello che si può fare, tutti, è lavorare sul proprio equilibrio. E nessuno può farlo per un altro, al posto suo. Riconoscere la sofferenza negli altri è importante, ma è anche necessario capire, sul serio, cosa è possibile fare per gli altri e cosa no. E capire che le persone funzionano nel loro modo pensano che, per il loro equilibrio, vero o finto che sia, quella sia la via. Il buonismo non aiuta. Perché non è obiettivo, e spesso manca anche dell’umiltà di riconoscere che gli altri sono persone a sè. Non aggiungere sofferenza a chi ha patito sofferenza è un conto, offrire amore qualcuno che non è stato amato, ma se quel qualcuno non riesce ad accogliere l’amore o a riconoscere la serenità non puoi fare per lui un lavoro che può fare solo dentro di sè. Se può, se vuole. Puoi offrirgli tutta la tranquillità del mondo, intorno, ma per quella interna non puoi fare ciò che può fare solo lui o lei.
Ho un amico che lavora con ragazzi che hanno grossi problemi, vengono da situazioni disagiate e spesso violente, e lui lavora con loro anche per aiutarli a recuperarsi. E sicuramente l’empatia è importantissima quando lavora con loro, e non è mai solo un lavoro un lavoro così, però se lui non avesse presente il suo equilibrio, se si facesse travolgere dalle loro dinamiche, non sarebbe loro d’aiuto.
Scusate se mi intrometto nel vostro dialogo, non sempre e’ facile riuscire in cio’ che vorremmo, tutti abbiamo i nostri buoni propositi. Un buon lavoro o per lo meno decoroso, una bella casa, una bella famiglia, un bel futuro….volere non sempre e’ potere. Parlo per me, io, donna non piu’ giovane, dedicata a tutto e a tutti, convinta che la mia persona tutta d’un pezzo non si sarebbe piegata a mortificanti atteggiamenti. Sicura che per amore non avrebbe fatto sbagli, si e’ annientata, e quando dico annientata dico la parola giusta per un uomo che non era in realta’ cio’ che diceva di essere. Violenza psicologica, addossandosi ogni tipo di colpa, anche quella del tradimento, semplicemente perche’ alcuni problemi di salute avevano compromesso temporaneamente rapporti intimi oppure semplicemente perche’, parole sue,” le donne in generale mi piacciono tutte”.(bella deficente io vero?!) Cercavo di accontentarlo sempre e comunque, osservavo la sua faccia per capire il suo umore e comportarmi di conseguenza….non mi ritengo una sprovveduta, sono economicamente indipendente ma non riuscivo a reagire…stavo male e basta. Poi come e’ andata? Se ne e’ andato con una ragazza piu’ giovane, dicendomi pero’ che quando tra qualche anno si sara’ calmato tornera’ da me!!!!! Ed io cosa sono una casa di riposo? Io ho fallito, eppure non avrei voluto. Sono fallita, la mia vita e’ un fallimento, eppure vi giuro non ho mai mollato, anche quando a mia figlia le diedero (per fortuna per errore) pochi mesi di vita. Adesso tutto e’ crollato, ogni volta che credo di aver fatto un minuscolo passo avanti ne faccio due indietro. I ricordi tornano come pugnalate, luoghi, circostanze, eventi tornano alla mente e vanno direttamente a trafiggere il cuore. Vorrei essere piu’ razionale, meno emotiva ma stavolta, forse a causa della mia eta’(47 anni) non ho piu’ tanta forza per andare avanti. Anche la mia psicoterapeuta mi dice che siamo noi che ci facciamo il futuro anche se c’e’ una buona percentuale di casualità, le persone ce le scegliamo proprio perche’ sono cosi, e esiste sempre una motivazione. Allora e’ proprio tutto vero, HO SBAGLIATO TUTTO E STO SBAGLIANDO ANCORA visto che non riesco a dimenticarlo. Scusate la mia intromissione. Lulu
Ciao a tutti,
scusate se nei miei post sono stato confuso,ho messo troppa carne al fuoco,ma in un certo modo mi sono sfogato.. avevo bisogno di parlare a qualcuno di tutte queste cose..
Luna come sempre sei riuscita a capire parecchie cose della mia storia.Purtroppo nelle storie d’amore avvolte si innescano meccanismi che pensiamo di aver sotto controllo,ma in realta giorno dopo giorno ci logorano e ci fanno diventare altri, sensa che c’e’ ne rendiamo conto.in questo momento e propio vero, ho una gran confusione in testa, penso che sia pure normale,ma una cosa e certa e sicura..il fatto che non stiamo piu’ insieme non puo solo che farci del bene ad entrambe..
Mi hai chiesto che rapporto vorrei oggi con lei??
Ma quello che hanno le persone normali e civili, che ci si saluti in tranquilità..sensa rancori sensa guardarsi in cagnesco sprizzando odio da tutte le parti,oppure che quando mi chiama al tel, non sia solo per dimmi cose cattive, tutto qui,anche perché lei con i suoi ex a mantenuto sempre dei buoni rapporti,e se ne vantava, non capisco perchè non debba farlo con me, visto che rispetto a gli altri due non l’ho cornificata e non gli ho fatto mancare nulla..
ma si vede forse che al momento non e pronta a cio’,
propio ieri sera ero insieme ad una sua amica, e anche lei a notato il suo comportamento nei miei confronti..e mi ha detto le stesse cose,be’ che dire pian pianino tentero di rimettere a posto la mia vita’,lasciandomi scivolare le cattiverie addosso..baci a tuttiiii
Lulu, perchè ti scusi? E’ un dialogo aperto. Io mi infilo nei dialoghi di tutti……..
Sarò brevissima. Sai cosa penso? Che nel momento in cui riesci a sentire dentro di te che hai “sbagliato” qualcosa (e ripeto l’esppressione “sbaglio” che hai usato tu solo per velocità ma non la condivido …..sul concetto di sbaglio e soprattutto sull’individuazione di chi ha veramente sbagliato ci sarebbe da scrivere un trattato)……..bè..è proprio in quel momento che stai cominciando a buttare i primi semi della tua personale ricrescita!
Un bacio a tutti!
Ma quale intromissione, LULU, sei la benvenuta!
Oggi ti posso dire ben poco, ma… Hai sbagliato tutto? Non esageriamo, su… Un’indipendenza economica, una figlia, ti sembrano poco? Oppure: ti sembrano “ho sbagliato tutto”?
Ciao a Luna, ciao a tutti.
PS: LULU, guarda che con “Ed io cosa sono una casa di riposo?” sei riuscita a farmi ridere, sai?
Francesco: uno sfogo è uno sfogo 🙂 ci mancherebbe altro che uno non si sfogasse come gli viene ;)se non eri confuso probabilmente non avresti neanche scritto, no? Non è mica facile riassumere delle emozioni, così forti, e due anni di storia, in poche parole.
se ti ho detto che non capivo non era per dire che ti eri spiegato male – scusa tu se ho sbagliato involontariamente il tono, e magari ti ho anche pungolato troppo – ma perché mi interessava capire meglio per tentare di non parlare di mele se si stava parlando di arance 🙂 visto che stiamo parlando di cose molto intime, personali e che hanno, per chi le vive, il loro forte impatto emotivo. Posso comunque capire e dire fischi per fiaschi, ma cercavo di capire il meglio possibile.
Caro Francesco, c’è una cosa che puoi fare riguardo alle cattiverie oltre a fartele scivolare addosso… puoi spostarti prima e schivarle alla radice. Lei avrà bisogno di urlarti delle cattiverie, ma mi pare di capire che tu hai molto bisogno di non sentirtele urlare. Quindi evita.
Per quanto riguarda il suo bel rapporto con gli ex ho due ipotesi:
1. chissà come mai, in vicende come queste, ci sono sempre dei fantomatici ex o delle fantomatiche ex con cui il rapporto è stato idialliaco o durante e dopo, o comunque dopo. Fosse anche vero che questi ex con così ottimi rapporti esistano passo al punto 2:
2. Scusa se sono così dura, e premetto che capisco perché ti frega (il procedimento emotivo mentale, intendo, posso immaginarlo) MA:
a te che caz te ne frega del fatto che con i suoi ex ha mantenuto dei buoni rapporti?
Persone diverse, storie diverse, situazioni diverse, anche “revisionismo storico” magari,dinamiche diverse, e pure acqua che è passata sotto i ponti.
Fatti gli affari tuoi, che delle storie passate sue, che non sono roba tua, non te ne fai niente. Azzi suoi e dei suoi ex come si è gestita e si gestisce il rapporto con tizio, caio e sempronio.
STAI NEL PRESENTE e stai nella questione, e cioè come ti senti tu.
Certo che sarebbe bello un rapporto civile, salutarsi per strada, ecc ecc. E chi lo nega?
Ma stai nella realtà: ora le cose non stanno così. Per avere un rapporto civile e salutarsi serenamente per strada bisogna che tutti e due si salutino civilmente e serenamente.
Perché non lo fa?
Perché lei ora è così.
Allarga la questione: cosa vuoi? stare sereno?
e allora comincia a stare sereno tu.
non vuoi litigare con lei?
e allora non litigarci.
non vuoi che ti urli cattiverie?
e allora non prestare il fianco alle sue cattiverie.
Non è così che dovrebbe andare?
Ho capito, ma è così che va ora.
Cosa puoi concretamente fare per cambiare le cose?
non puoi entrare nella sua testa, nella sua rabbia, nella sua instabilità, nel fatto che ora lei è così. Non puoi gestire lei per lei nè per te (mi pare che non ti è mai riuscito, giusto?)
Puoi gestire te stesso guardando la realtà e smettendola di stare nei “se”.
Ora spostati. Poi si vedrà
Non è tempo per voi, mi sa, parafrasando Ligabue.
LULU: grazie a te di essere passata di qua e di averci regalato le tue parole e le tue emozioni.
Se te la senti continua, perché non solo sei la benvenuta, ma tu puoi fare molto per tutti noi.
Vai e vieni quando ti pare, che qui la porta è sempre aperta 🙂
Lulu carissima, sono felice di leggere che stai facendo una cosa bella per te 🙂 che ti sei messa in viaggio per ritrovarti 🙂 🙂 🙂
Ti sembra di esserti persa? ti troverai 🙂
ti sembra di fare un passo avanti e due indietro, ma in realtà ogni passo avanti che fai vale tantissimo, e con il tempo ti accorgerai di quanto, uno dopo l’altro, fanno già parte di te.
Ho scritto altrove, perché per me è stato vero, e forse può esserlo anche per altre persone, che nelle “giungle” che sono certe esperienze anche le parole assumono un significato diverso, più severo. Responsabilità, scelta, volontà sono tra quelle. Sono parole che sembrano, in un primo momento, guardarci storto. Parlarci di errori e di colpa. Sembrano nemiche. Ma non è così.
Mi credi che quelle, invece, sono parole, concetti, che hanno dentro la libertà per uscire dalla giungla?
Non sei una fallita.
Sei una bellissima persona, Lulu.
Sei solo una persona che ha attraversato una tempesta. Ma non sei la tempesta. Sei tu, e tu sei tante cose.
Una persona che saprà costruirsi un nuovo nido, dentro di sè.
No, non minimizzo il tuo dolore.
Non posso conoscerlo a fondo, perché è tuo, tua è la tua storia, tue sono le sensazioni e i pensieri.
Tua è la disperazione.
E sono io a chiederti scusa per la mia intromissione.
Ma voglio dirti, di cuore, e sul serio, che le mie non sono le parole di chi la fa facile.
Non la faccio facile per niente.
So che non è facile.
E con il massimo rispetto, te lo giuro, penso che ognuno dentro di sè sa quanto, come, perché ha sofferto, e quanto la sua sofferenza gli pesa. Perché è sua.
So come, chi ha già patito a sufficienza, può farsi male dicendosi: ho fallito.
So che è inevitabile pensarlo, e sentire quasi di annegarci dentro, prima di fare pace con se stessi, con tante cose, anche con le parole.
Tutte le volte che qualcuno intraprende il suo viaggio per ritrovarsi io mi commuovo.
Non hai perso la tua forza, hai voglia di usarla per essere felice sul serio.
Ti abbraccio. Grazie di essere passata di qua.
Ciao Kikka. Perchè non ci racconti qualcosa del tuo “essere di nuovo così” dopo un anno? Sai che qui si scatena “l’effetto cordata”, come lo chiama Luna, e mal che ti vada ti scappa un sorriso con una delle sue espressioni (non credo che sia il caso si sottolinearlo, Luna, ma non sto dicendo che tu sei ridicola ma che hai un modo di scrivere cose profonde che apre le porte all’allegria nel leggerle).
Ciao Francesco. Hai presente quando c’è un vento bestiale, lasci una finestra aperta, apri la porta e una caterva di fogli (magari allineati con un ordine maniacale) comincia a svolazzare e a depositarsi nei posti più impensati?
Hai presente la sensazione di sconforto e panico?
Ma hai presente anche, quando….mettendo tutto in ordine trovi centomila cose che pensavi di aver buttato, altre, utilissime,che non sapevi più di avere, altre che ti scatenano mille ricordi? La foto dei nonni, l’appunto con il nr di telefono, la relazione che ti sarà utile sul lavoro ed altre mille cose?
Hai presente la gioia che provi e che è la stessa di quando, da piccolo, trovavi un regalo inaspettato in camera da letto?
Beh!!!!! Non so se hai mai provato queste sensazioni….io si!
Ed ora le sto provando su me stessa.
La folata di vento è cessata, i brandelli di me stessa hanno smesso di svolazzare e sto ricomponendo tutto.
Sempre io, sempre pezzi di me, ma in un ordine nuovo, in un ordine sano.
Se la confusione genera nuovo ordine benvenga la confusione.
Ciao Lulu. Il dolore che hai dentro è il dolore di quella bruttissima sensazione di impotenza che certe persone riescono a conficcarti dentro.
Come una sorta di incaprettamento.
Se stai fermo muori e se ti muovi ti strozzi.
Tutto quell’andarevenire di ricordi ci vuole. E’ brutto ma è così. E’ fondamentale.
Ci sono tanti modi per andare avanti.
Puoi farlo indossando i paraocchi e lasciando che i ricordi si trascinino avanti camminando sempre accanto a te.
Se togli un attimo il paraocchi e ti volti, loro, i ricordi, sono sempre lì, a sfotterti facendoti ciao ciao con la manina.
Oppure puoi aspettare un attimo prima di ripartire. Puoi fermarti, affrontare i ricordi, combatterli con una lotta che ti farà male, lo so. Ma sarà un dolore sano perchè quando ti rialzerai e, finalmente, ripartirai, i ricordi saranno lì seduti per terra, vivi ma talmente abbacchiati da poterti seguire nel tuo viaggio solo da lontano.
E questo è per dirti che non bisogna dimenticare nulla di ciò che è stato perchè tutto è utile ed è fondamentale, anche le bastoste e le cantonate. Ma, appunto, bisogna ricordare, bisogna non dimenticare. Non bisogna lasciare che i ricordi del passato vivano al nostro posto il nostro presente.
Ciao Naty. Dici “io infatti mi ritrovo con nulla in mano. A parte me, e la mia dignità, che sento integra (a un alto prezzo) e non è poco”. Non è poco? Credo sia tutto. .
E’ tutto perchè cambiare abito se il corpo che c’è sotto è sano può essere difficoltoso se sei particolarmente affezionata a quell’abito ma non impossibile.
Se il corpo che devi vestire è piegato i due dal dolore, fatiscente, floscio………the mission diventa quasi impossibile…..o talmente ardua da annullare lo spirito di iniziativa.
Essere equilibrati ed amarsi, stimarsi è fondamentale.
Trovare la persona giusta, le occasioni giuste……è anche tanta (ma tanta) fortuna….
Ciao Luna. Tu sei un fenomeno della natura. E ciò che è bello e che lo sai…..ma non te la tiri.
A tutti gli altri e a tutti quanti: buon weekend!
Un bacione.
Lulu : “HO SBAGLIATO TUTTO E STO SBAGLIANDO ANCORA”
Ora scrivilo, bello grosso, su un pezzo di carta…
Poi piega il pezzo di carta, prendi un fiammifero (o un accendino – a scelta) e dai fuoco al pezzo di carta..
E mentre brucia qualche bel “vaffa” per sottolineare l’addio a quelle parole..
Sai, ogni tanto lo pensavo anche io che la mia vita è stata un fallimento… Un divorzio e una successiva “quasi” convivenza di 7 anni – troncata da lei tramite telefono – non sono uno scherzo.
Ma un figlio, un lavoro, amici (pochi ma buoni) mi fanno pensare che la mia vita non è stata un fallimento.
E poi perchè mai dobbiamo addossarci tutte le colpe? Vestire il saio e flagellarci per “colpe” non nostre?
Va bene l’autocritica, ma scusarsi e prendersi colpe anche per il comportamento della “controparte” mi pare eccessivo.
E poi l’età: mettila da parte questa “scusa”.
E’ il suo pensiero che ti “spegne”, non l’età. Quindi quando arriva pensa ad altro…
Un abbraccio!
p.s.
Il pensiero è dunque la causa principale della nostra sofferenza, l’essenza stessa della sega mentale.
Vediamo allora di affrontarlo con coraggio e di guardarlo nel bianco degli occhi sorridendogli, mentre in tasca nascondiamo un bisturi e un microscopio (oltre a una 357 magnum con il colpo in canna).
Il pensiero è come il coltello: ti ci puoi imburrare il pane oppure tagliartici la gola.
È incredibile, ma quasi tutti gli esseri umani preferiscono la seconda soluzione.