La fine improvvisa di un amore
di
Loredana
Riferimento alla lettera:
Caro Direttore, scrivo questa lettera in quello che credo essere il momento più brutto della mia vita. Ho 29 anni e dieci giorni fa il ragazzo con cui ho diviso gli ultimi sette anni della mia vita, così improvvisamente, dopo cena, si è slacciato le scarpe, si è seduto sul...
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Data di pubblicazione: 22 Marzo 2006.
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Categorie: - Amore e relazioni di coppia
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Lilly, ma per caso abbiamo avuto una relazione con la stessa persona?….Tutta questa analisi esce ora, ma perchè mentre la vivevamo pensavamo solo che amavamo?…perchè non riuscivamo a scrivere all’epoca queste cose, io son stata sorda, muta, ceca, paralizzata per ben 4 anni…mi rendo conto ora che non capivo più niente, completamente rincoglionita, per star in una cosa del genere che nulla ha a che fare con la nobile parola “amore”, manco da parte mia, eppure sento di aver amato e ci son stati momenti in cui mi sentivo amata…qua comincio a non capirci più nulla di nuovo….ahahahahahahahha
E poi mi chiedo ma possibile che ci sia bisogno di tutto questo rivoltamento psicologico solo per amore?
Per poter vivere in futuro in difensiva verso ciò che crediamo “amore”?…Passarlo prima al setaccio del retaggio e poi si vedrà?
Ma che faticaaaaaa…credo proprio che rimmarrò single per il resto dellamia vita…
ALONSO: scusa,non avevo visto la domanda sul libro 🙂 ammetto che non mi ricordo se ti avevo già detto di alcuni libri, e non vorrei ripetermi.
E poi… restingiamo un po’ il campo e vediamo se mi viene in mente qualcosa 😉
Esattamente, in poche parole, come centreresti tu la questione?
LILLY: e meno male che non sei espressiva 😉 😉 😉
Praticamente per riportare le tue parole che mi hanno colpito dovrei fare un totale copia e incolla 😉
Che bella energia, Lilly, sono proprio contenta di leggerti così 🙂
riporto questa frase qui, perché cazzarola com’è vera!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
@quando le urla cessano provi la stessa sensazione che un agorafobico prova in mezzo ad un campo.
Hai proprio descritto benissimo uno stato d’animo, anzi, un insieme di stati d’animo :O
@Credo che persone come Luna, Anna etc non abbiano cancellato il dolore, le cicatrici che i tipi ci hanno lasciato in loro ricordo.
Credo che abbiano studiato sè stesse, il proprio dolore e che abbiano imparato prima a conviverci
e, poi, addirittura a sfruttarlo.
Per quanto riguarda me posso dirti che il dolore, secondo me, non si cancella. Si rielabora, che è una cosa molto diversa. Si rielabora anche una parte di sè, una visione di sè. Si accetta il fatto di essere e di essere stati molte cose, forse. Ci si guarda in determinate situazioni vissute e invece di dire: quella non ero io, forse si accetta il fatto: anche quella ero io.
Credo che questo sia molto importante. Significa avere tutti i pezzi di sè. Non girare con rabbia e buchi. Come si può intraprendere un percorso per accettarsi se non si accetta anche il fatto di avere pianto, di avere sbagliato, di non aver saputo risolvere determinate situazioni in un certo modo?
come ci si può accettare se si odia la propria fragilità emersa? emersa a volte in circostante veramente difficili, veramente assurde, pazzesche, apparentemente senza via di fuga?
Accetto di essere stata anche quella persona, ma ciò non significa che io sia solo quella persona. O che io debba temere quella parte di me. E ricordiamoci sempre che siamo, pur avendo i nostri punti fermi, esseri in continua evoluzione. Perché ci confrontiamo non solo con la nostra realtà, soggettiva, ma con quella degli altri, non solo con le nostre motivazioni, ma anche con quelle degli altri.
E’ un incontro continuo, che a volte si fa scontro. Talvolta sana compenetrazione, talvolta insana.
Discorso complesso…
Alle volte non accettiamo un fatto molto naturale, e cioè che l’equilibrio non è un fatto statico, ma in movimento. Fatto ora di piccoli, ora di grandi assestamenti.
Forse sei “guarito” da una ferita di questo tipo quando, pur sapendo che il passato ha fatto parte di te, e fa parte di te, riesci a guardarlo in modo diverso, e guardi al futuro senza il fardello di una rabbia che lede te.
Detto ciò siamo umani, e quindi la rabbia, la frustrazione, anche i cattivi pensieri fanno parte di tutti noi.
Non si tratta di dire: io un giorno regalerò un fiore a chi mi ha sparato con il suo cannone, perché sarò così avanti da poterlo fare.
Perché dovrei regalare un fiore a qualcuno che non mi piace????
Forse siamo liberi però nel momento in cui non ci importa più che una persona che ci ha ferito paghi, per qualche forma di giustizia divina.
Forse capiamo che, se stiamo bene noi, innanzitutto con noi stessi, questa è la più grande e serena giustizia interna che esiste.
Perché se sei felice tu e sereno tu hai di meglio da fare che auspicare che vada male a qualcuno.
Questo come discorso generale.
MARGHERITA: bella domanda…..tutta questa analisi se fosse uscita allora ci avrebbe fatto scappare come lepri. Io, allora, ho voluto vedere a tutti i costi una persona che portavo dentro di me come la “persona migliore del mondo”.
A modo loro ci hanno amato, boh…chi lo sa. L’unica cosa certa è che ad un certo punto quel bruttissimo modo di agire modo li ha trasformato tutti(il “mio”, il “tuo”, la controparte di tuti i partecipanti a questi dialoghi) da esseri unici e ineguagliabili a…..non voglio insultare…..a ciò che hanno dimostrato di essere e che emerge chiarissimo da tutti i nostri commenti. Tutti uguali nella loro pochezza.
Ma non sono tutti così.
L’essere perfetto non esiste che nella nostra immaginazione.
Ma in giro ci sono tanti Gatto, tanti Alonso Q., tanti Ex King che non potrebbero essere così neppure se si impegnassero a tutta forza.
E ci sono tante Anna che ci danno speranza.
E tante Luna che ci danno la spinta.
Io ti auguro di innamorarti ancora e di vivere tutto con una guardinga spontaneità.
E te lo auguro da persona che si sta ancora leccando ferite talmente profonde da sembrare non rimarginabili.
LUNA. le persone in fase di ripresa (come me) spesso si alimentano dell’energia che ricevono. E tu ne trasmetti talmente tanta che fai venire voglia di mettere il becco fuori dalla porta e riprendere a vivere. Dai spunto a mille domande e fai tirare fuori le mille risposte che abbiamo già dentro di noi, ben chiuse nella nostra mente.
@”Forse siamo liberi però nel momento in cui non ci importa più che una persona che ci ha ferito paghi, per qualche forma di giustizia divina.”.@
Non potevi trovare una frase più azzeccata.
Siamo liberi quando, liberandolo, ce ne liberiamo.
Finchè li teniamo chiusi dentro di noi, anche se solo per odiarli facciamo solo male a noi stessi.
Hai centrato l’obbiettivo, Luna.
…………corro a prendere il treno.
Baci a tutti.
MARGHE: non ti sei già risposta da sola forse?
Non le facevi allora perché ci stavi dentro.
O forse le facevi anche allora (tu generico) ma in un’altra direzione. Implosiva, esplosiva, non tesa all’equilibrio. (fermo restando che, lo ripeto, anche in una relazione merdosissima si sta comunque in qualche modo in equilibrio, per poter ancora uscire a prendere il pane e a lavorare, cambiare il pannolino ai figli… e per non rinunciare a quella relazione. Ma quel tipo di equilibrio ha costi pesantissimi).
Il problema non è stato l’amore, ma la perdita di contatto con se stessi, con le proprie emozioni, la perdita di equilibrio, ecc ecc.
E’ su quello che si fanno le analisi, non sull’amore…
E poi, sai, la verità è che non è neppure questione di analisi. E’ questione di sentire.
Ma come fai a spiegare a qualcuno cosa vuol dire “ascoltati” se non lo sa?
Quelle che sembrano analisi, gli interrogativi che si portano qui, alle volte lo sono, sono analisi che girano in tondo, troppi pensieri. Lo sono concetti come “se io avessi fatto così o colà…” quando ormai quel che è stato è stato.
Pensieri lontano dalla pancia, dal concetto che se sai quello che vuoi per il tuo benessere, e sai ascoltare lo stato di benessere e malessere, guardando quello che c’è, non quello che vorresti che ci fosse, e regolandoti di conseguenza, è più difficile che tu possa allontanarti tantissimo dal tuo asse. Attenzione, non dall’asse delle etichette (io sono così, io non sono così, io generalmente voglio questo, non voglio questo) ma come concetto: qualcuno mi sta pungendo e io mi sposto. Concetto che le bestie sanno benissimo. E che gli esseri umani dimenticano.
mi fa soffrire tremendamente che la persona che ho davanti non sia più quella che ho sposato e amo, ma il punto è che in questo momento non lo è e basta. In questo momento mi consola zero il fatto che cinque anni fa mi baciava o tra due giorni potrebbe baciarmi. Non mi consola. Mi ricoglionisce. Ed è pure naturale che sia così. Ma in questo momento mi sta pigliando a schiaffoni, morali o quel che siano. E se qualcuno mi punge mi punge. E posso pure raccontarmi la storia che mi punge perché è colpa mia, perché ha un periodo difficile, perché lo hanno rapito gli alieni e non è colpa sua se me l’hanno restituito così…
il punto è che ora punge.
E che se mi punge oggi e mi punge domani, anche se mi do tutte le motivazioni del mondo per continuare a farmi pungere, un giorno mi ritroverò a buchi.
E il problema non sarà stato l’amore, ma saranno stati i buchi. Hai provato amore? può darsi. Sei stata amata? Può darsi. In modo disfunzionale. Ma il punto non è l’amore. Guardiamo in faccia la realtà: qui si parla di violenza, non di amore.
Si parla anche di sofferenza d’amore, come no. Ma il tema che percorre la maggior parte di questi post è la violenza.
Violenza subita, agita, fatta a se stessi.
Forse quelle che sembrano analisi, qui, alle volte sono anche un po’ delle destrutturazioni, passami la parola, di castelli di effetti collaterali, sotto forma di pensiero, che sono rimasti impigliati a causa della violenza o del fatto di non essersi sentiti… sul proprio binario.
Più che analisi sono interrogativi e scambi di opinioni e sensazioni.
Io trovo più faticoso tutto quello che si pensa, fino a farsi scoppiare la testa, quando si cerca di mantenere qualcuno che ci sta facendo male agli standard di ideale principe azzurro e persona indispensabile. Mentre lui non sta facendo niente per rimanere in quegli standard, anzi, il contrario, c’è qualcuno che si fonde il cervello e il cuore per ripulirgli la giacchetta ogni volta che cade dal cavallo bianco… che molto spesso è un brocco come il suo padrone… 😉
non è più faticoso quello? Mammamia se lo è.
Il punto è forse: siamo disposti a mettere la stessa fatica, lo stesso sforzo che abbiamo usato per qualcun altro, in nome di ciò che chiamavamo amore, siamo disposti a usarlo per amare noi? per ripulire la giacchetta nostra e per nutrire il nostro cavallo e andare avanti?
@eppure sento di aver amato e ci son stati momenti in cui mi sentivo amata…
Questa è una parte della realtà. quando si dice “non era amore” si intende, penso, il fatto che amore dovrebbe essere qualcosa che fa rima con il benessere. Se invece per amore intendiamo il trasporto che si sente per qualcuno ecc certo, può essere. E non si tratta di non amare, molto spesso, ma di amare male e di essere amati male. O si tratta del fatto che qualcuno può anche amarti, male, in modo viscerale, ma avere comunque degli atteggiamenti che ti massacrano. Non solo quelli. Può farti un regalo il lunedì e dirti che sei una fallita il martedì. Allora tu stai là, e mentre senti che ti sta pungendo, pensi che eppure ti ama. Ma torniamo sempre là. Che pure ti ami, tu ce la fai a stare con qualcuno tipo così? Ce l’hai fatta. Per anni. Ma stavi bene? No.
@E poi mi chiedo ma possibile che ci sia bisogno di tutto questo rivoltamento psicologico solo per amore?
Per poter vivere in futuro in difensiva verso ciò che crediamo “amore”?…Passarlo prima al setaccio del retaggio e poi si vedrà?
Insomma, secondo me non è “solo per amore”.
Stare in difesa, dopo essere stati feriti, è naturale. Ma esattamente verso cosa staresti in difesa, Marghe?
Perché lo passeresti in setaccio?
Cosa avresti paura di trovare, o non trovare?
Cosa ti fa paura?
Forse il punto sta lì.
Non nell’amore, ma in quanto ci si sente protetti, dentro di sè, dalle eventuali tempeste della vita, e quanto si sente che, in caso di tempesta, non si starà più a prendere grandine addosso. Puoi incontrare chi ti fa bene e chi ti fa male. Chi lo sa? Ma da chi ti fa male stavolta saprai spostarti?
Visto che certezze non ce ne sono, non sarà questo, anche, il punto,più che l’amore, rimasto aperto in chi ha vissuto storie così?
Caio tutti,
Luna, vero cio’ che dici, siamo liberi quando ci liberiamo della persona che ci ha “ucciso dentro”, quando quella persona da pensiero fisso, da ragion d’essere assume il ricordo di qualcuno/a con cui abbiamo semplicemente camminato e fatto un percorso della nostra vita, piacevole o non,una persona dai contorni sbiaditi, che non affascinano piu’, che non hanno lasciato un granchè, se non il fatto di averci reso piu’ forti e consapevoli di noi stessi, che con il dolore causato ci hanno permesso di guardarci dentro e capire cosa realmente stessimo inseguendo e soprattutto il perchè. Se c’è un sentimento che lega piu’ dell’amore è l’odio, e sinceramente non è una cosa che mi appartiene e che spero appartenga a nessuno delle persone che ho incontrato qui. Confesso che non mi dispiacerebbe sapere che la mia cara ex un giorno possa provare le “fantastiche emozioni” che mi ha regalato con il suo squisito comportamento, ma non è ragion di vita, la mia vita ora sono io, la mia felicità, il riscoprire cio’ che realmente ho sempre voluto e cercato, cio’ che mi rende felice. Prima quando pensavo a lei si bloccava il mondo, smetteva di girare, perchè era lei che nel mio cuore e nella mia mente permetteva tutto cio’, poi con il tempo, rielabori, analizzi, prendi coscienza e l’unica cosa che resta è l’incredulita’, di come certe persone siano in grado di rapportarsi con il prossimo, con ipocrisia, nascoste dietro maschere, paure, desiderose di trovare nel prossimo la soluzione ai loro problemi, alla loro infelicità, ai loro vuoti esistenziali. Come allora anche oggi ho una voglia tremenda di incontrare una persona da amare, ma vi assicuro che questa volta non apriro’ i cancelli del cuore tanto facilmente ad una persona, questa volta la ribaltero’ sottosopra piu’ volte, le faro’ una tac completa da capo a piedi, la seziono cm per cm con un bisturi per cercare di scoprire com’è realmente fatta e cosa realmente sta cercando. Poi lo sappiamo tt, ci vuole anche un pelino di fortuna in tutto questo, perchè di stron.. il mondo ne è pieno, ma come gia’ detto piu’ volte sta a noi non dargli la possibilità di esserlo. Gli ideali sono belli, l’amore è un sentimento che muove energie ed emozioni che tutti noi sappiamo, incredibili, ma viviamolo con chi davvero lo merita, qui dentro tt noi a prorpio modo siamo stati calpestati nel piu’ profondo dell’animo, ora abbiamo le capacità per cercare di comprendere chi ci sta difronte, non affiadiamoci al destino, alle nostre paure, affiadiamoci a cio’ che abbiamo maturato dal passato, dal dolore vissuto, sono sicuro, come tanti hanno potuto testimonarie qui dentro, che la riscossa arriva per tutti, ognuno con i propri tempi ma arriva per tutti, l’importante è non scappare da cio’ che ci spaventa, ma vivere fino in fondo “l’opportunità” che i nostri cari ex ci hanno donato inconsapevolmente. Un abbraccio a tt
ALONSO:
@rispetto di me e sano cinismo saranno alla base della cura.
Rispetto di te sicuramente, e per quanto riguarda il sano cinismo… forse alle volte chiamiamo così l’eremo in cui dobbiamo chiuderci per riprenderci un po’, finché ci sentiamo meno vulnerabili e più protetti? Chiudere qualche parte di noi con il cartello “lavori in corso”… compenetrarci via via con il mondo, ma sapere anche quando starcene un po’ da soli?
Può davvero il cinismo essere sano?
Non so, eh, sto pensando “a voce alta”.
“cinico: chi rimane indifferente a ogni sentimento umano”…
Più che essere indifferenti forse alle volte si sa che non ci può mettere a ballare quando si ha la caviglia slogata, ed è inutile andare in una sala da ballo (sembra che io stia parlando delle balere del liscio, eheheh… ma forse perché ieri in palestra c’erano dei signori anziani che facevano una lezione di ballo ed erano tutti pieni di vivacità e contenti… era un piacere guardarli :D) a vedere di invitare qualcuno, tanto per, o a vedere se qualcuno ci invita… per zoppicare?
in realtà non si zoppicherebbe poi così tanto, ma se non si è sicuri sulle proprie gambe… forse è meglio farsi un due giri di walzer in soggiorno con il cuscino, prima 😉
Alonso, quanto male stai lo sai solo tu, ma leggendoti alle volte io ho l’impressione che tu sottovaluti le tue risorse…
forse perché so, in generale, quanto a volte sia facile sottovalutare le proprie risorse.
Sai, credo che tu abbia fatto bene a cancellare quel post e a non spedirlo, ma sai perché? non perché “monopolizzi la lettera” (ehm… credo che tu abbia scritto qualcosa come un milionesimo delle parole che ho scritto io…), ma perché hai notato, questo mi sembra sano, che ti ripetevi sempre le stesse cose. E a forza di ripeterle alle volte uno ci crede. Crede di essere più egoista, persino più logorato e ferito di quello che è. Pensa se qualcuno venisse là tutti i giorni a ripeterti in un orecchio: sei egoista, sei ferito, sei logorato, hai la caviglia slogata, bum bum bum bum bum…
il fatto è che la tua pancia lo sa benissimo come ti senti. Ed è vero, non la puoi imbrogliare. Se ti dici “sto bene” cento volte al giorno non la convinci, perché lei sa. Quanta gente gira con il sorriso stampato, come una mascherina, e il mal di pancia?
Però proprio perché la tua pancia sa non serve che tu le ripeta tutti i giorni quello che sa già.
Non puoi imbrogliarla, ma puoi fare pace con lei, rilassandoti un po’. Non entra niente? Non vedi niente? Non passa niente?
Può darsi. A volte siamo così chiusi che il fatto di stare in un prato con gli uccellini che fanno cip cip o in una discarica sembra non faccia alcuna differenza. Stiamo lì a guardarci le punte dei piedi e quindi escludiamo tutto ciò che sta intorno.
Grazie a te, Lilly, e grazie a tutti voi.
E’ vero cio’ che dici: con il dolore impari prima a convinverci per non morire di fame o di sonno e poi ti chiedi perche’ non passi come, invece, passi a molti altri…
Li’ comincia la dura analisi.
Tutti, dopo un mese o due, stanno meglio.
Magari non bene, ma almeno, meglio !
Io non solo non stavo meglio, stavo PEGGIO.
Tolte delle oggettive colpe del caro ex, che comportamento deteriore non avrebbe potuto produrre, restava un disorientamento dentro me assolutamente ingiustificato.
E poi mancava del tutto la rabbia verso lui…
Non volevo accettare la realta’ e cioe’ ammettere che, al di la’ dello squallore evitabile, era successo quello che doveva succedere e che io ben sapevo da tempo.
Che quell’ uomo non era adatto a me, che difficilmente avremmo potuto amalgamare le nostre vite in un “per sempre” che esisteva solo nella mia testa, che eravamo troppo diversi per coesistere.
Lui era stato per anni e anni e anni il mio scudo nucleare verso il mondo, per non affrontarlo per davvero.
Era la mia scusa per sentirmi protetta.
Il mio grande bluff per stare bene e per raccontarmela su…
La mia favola del cavolo.
All’ inizio della via crucis non sono riuscita ad arrabbiarmi semplicemente per non dover ammettere che la persona che piu’ amavo ( o mi era sembrato di amare ) e per cui certamente avevo fatto piu’ sacrifici, mi avesse letteralmente UMILIATA.
Poi, piu’ avanti, perche’ avevo capito che la colpa era stata mia e il finale osceno, a quel punto, non contava nemmeno piu’ di tanto.
Contavano solo i miei anni persi dietro ad un delirio che mi aveva tolto, per come la vedevo allora, piu’ di quel che mi ha dato ( e io lo sapevo anche se non volevo ammetterlo nemmeno sotto tortura ) !!!!!
Se avessi letto da qualche parte un post come quello che ho scritto l’ altro ieri, forse, sarei stata un po’ meglio, foss’ anche solo per 10 secondi.
Mi sarei sentita meno stupida e meno sola e meno sbagliata.
Ora scrivo soprattutto per questa ragione.
Perche’ a qualcuno potrebbe far bene sapere che non e’ l’ unico ad aver commesso errori cosi’ gravi e, soprattutto, che, con fatica e tempo, questo non lo nego, se ne esce ed anche a testa alta.
Certamente piu’ alta di prima.
A questo forum sono molto affezionata.
Mi ha aiutato.
Mi avete aiutato tutti.
Nel leggere il dolore degli altri, ho avuto modo di riflettere anche sul mio.
Passava il tempo e le storie si aggiungevano di giorno in giorno, sempre nuove e sempre foriere di lacrime fresche.
Le mie, ormai un po’ asciutte, mi hanno istintivamente portata a parlare di speranza.
L’ ho scritto per mesi…Ve lo ricordate ? Ho scritto che non mi consideravo felice ma certamente serena e che lo consideravo un obbiettivo molto importante.
Pensate un poco alle dipendenze in generale…
Una su tutte : quella dall’ alcool. In tutto il mondo esistono le associazioni degli Alcolisti Anonimi.
segue…
segue…
Cosa fanno li’, in quelle riunioni ?
Parlano e si raccontano.
Serve ?
Io credo di si.
Non ci vai solo quando stai male.
Ci vai ancora per molto tempo dopo perche’ diventa importante ricordare quello che sei stato e che non vorresti essere piu’.
Ha ragione Lilly e ha ragione Luna.
Il dolore e gli errori non si cancellano ma si arriva ad accettarle come parti di noi.
Io non sono stata tutta un errore per 10 anni.
In quegli anni mi sono anche laureata, ho salvato molti animali che ho sempre amato, amo e continuero’ ad amare, ho aiutato persone che avevano bisogno di me, ho lavorato, ho fatto anche cose belle.
Io, come tutti voi.
Era solo una parte di me ad essere “ ammalata “, non il tutto.
Ho sempre scritto la verita’ su questo forum.
Sempre.
Anche delle lacrime che ancora scendevano a distanza di piu’ di anno mentre guidavo nel tornare a casa dell’ ufficio.
E scrissi che ne ero fiera.
Ero fiera di sentire il peso di un grande fallimento ma anche di riuscire a vederlo, come ad accettarlo.
Non amo fallire.
Anche questo mi piace di me.
Mi piace impegnarmi per essere migliore.
Mi piace avere progetti e sacrificarmi per realizzarli.
Vederli in pezzi non mi piacera’ mai.
Questo significa non essere rassegnati.
E mi piace ! E va bene! Ed e’ una reazione sana.
Finalmente sana !!!!
La prima volta che finii qui, “dal Direttore”, era il Luglio del 2006.
Era sera.
Ero a casa e leggevo e leggevo alla ricerca di qualcuno che scrivesse che tutto era tornato a posto, dopo essersi sentiti come mi sentivo io.
Non trovai nessuno che parlasse di un “lieto fine”, ne’ in un verso, ne’ in un altro.
Io volevo solo che LUI tornasse.
Lo avrei ripreso anche muto, cieco, sordo e zoppo purche’ fosse li’.
Non esisteva per me un’ altra strada o altro da sperare.
La mia vita non esisteva piu’ ed io insieme alle lei.
Oggi vorrei che qualcuno potesse capire che quella non e’ l’ unica soluzione, anzi non e’ nemmeno una soluzione.
E’ solo un fuggire.
E’ dura, e’ difficile, e’ doloroso ma il premio e’ impagabile.
E’ la liberta’ e non ha prezzo.
Le nostre fragilita’, le nostre paure, le angosce sono sempre li’ ma fanno meno terrore.
Le hai gia’ vinte una volta e sai che lo potrai rifare, se vorrai.
Sperare e’ importante.
Sperare e’ tutto ed io vorrei che non ci fosse essere vivente ad esserne privo.
Per quello scrivo e leggo ancora.
Spesso mi ripeto ma non importa.
Qui io leggo storie di persone con grandi profondita’ e animi critici .
Leggo parole che raccontano di verita’ e di percorsi difficili.
Grazie a tutti voi per dividerli con me ed avermi permesso di non sentirmi sola.
ANNA
Ma allora se davvero ti stai dicendo (tu generico) troppe cose da solo/sola nell’orecchio, e non puoi andare, perché non è il momento, in una sala da ballo a ballare con gli altri, forse esistono anche dei momenti in cui esiste un sano “fare tappezzeria”. Sano nel senso che alle volte, se quando vai a fare una passeggiata macini chilometri ma dicendo a te stesso sempre le stesse cose, e quindi scarichi fisicamente, ma non senti davvero il terreno sotto i piedi, l’aria che ti arriva sulla faccia… forse ci sono anche dei momenti in cui, per non guardarsi i piedi, e non implodere nel loop, è meglio sedersi su una panchina e osservare la gente che passa. non con giudizio, ma con sana curiosità. X stare un po’ fuori di sè. Non pensando a cosa pensano gli altri, se sono più risolti, più felici, se quei due che si baciano domani piangeranno, e come fanno a crederci ancora, o perché loro hanno capito qualcosa che tu non sai… ma osservare e basta. Osservare il movimento, osservare i colori, le espressioni, incuriosirsi un po’, in modo sano, rispetto a quello che sta intorno. Perché il malessere a volte è egocentrico. E l’essere egocentrici è implosivo. Ma allora,Luna, sei poco coerente???
Non dicevi che bisogna stare dentro di sè?
Quello e quello, e bisogna vedere come e quando.
Ascoltarsi, e saper anche uscire quando è la testa che comanda con il loop. Perché quando la testa comanda troppo, e fa bum bum bum, in realtà sta scappando dalla pancia, e allora per ricentrarsi alle volte bisogna uscire e poi rientrare. Come quando stai litigando con qualcuno ed esci a prendere aria. E poi rientri e riesci ad affrontare lo stesso discorso con più calma. Quando si litiga con se stessi è peggio, lo so. Ma la smetti, Alonso, di litigare con te? 🙂
Quando stiamo bene siamo entrambe le cose, siamo dentro e siamo fuori, siamo centrati ma accogliamo quello che sta intorno, come quando regoli l’ascolto su diversi piani, per sentire un pezzo di discorso di quello che sta a destra o a sinistra quando stai bevendo il capuccino al bar, perché parla di qualcosa di interessante e intervieni nel discorso. O quando, camminando per strada parli al telefono, riesci ad evitare le cacche di cane, e magari ridi per quello che ti stanno dicendo, ma ti accorgi che dall’altra parte della strada c’è il tuo ex compagno di scuola e gli fai un cenno di saluto… Ok, che esempi scemi, ma voglio dire che quando si sta male spesso si sta su un piano di ascolto solo, in modo implosivo.
E allora siamo sicuri che la strada sia il sano cinismo, che è chiusura, e non invece fare lo sforzo, sano, di riprendersi i vari piani di ascolto? Di ascoltare quando si può aprire e chiudere. Di dirsi: ora voglio, ora non voglio.
Può darsi che abbia detto una marea di minch… ma il senso è: piuttosto che litigare con te vai a vedere i pesci rossi all’acquario. Vedrai che quando torni ti parli con più calma. Almeno credo! :PPPPPPPPP
Bacioni 🙂
Ho amato 2 uomini nella mia vita e li ho avuti perchè li ho voluti a tutti i costi, con tutte le catastrofiche conseguenze che ne sono derivate.
Io non mi son spostata al primo malessere, mi son limitata a protestare pensando di essere ascoltata e medicata perchè io facevo cosi.
Col mio ex marito, con cui son stata sposata 18 anni, la sofferenza, il malessere, i pianti erano diventati una forma di vita che ormai consideravo normale, sopportabile grazie ai miei figli, grazie al fatto che loro erano felici e io mi beavo della loro felicità.
Mi limitavo a lamentarmi senza agire con la speranza che prima o poi le cose si sarebbero sistemate perchè lo amavo e senza di lui mi sentivo persa.
Un giorno scoppiai e lo buttai fisicamente e letteralmente fuori di casa, fu dura ma ci riuscii, ancora oggi lui non si arrende e son passati ben 7 anni.
Mi riprendo, capisco i miei errori, mi riprometto di non rifari e rinasco a nuova vita piena di energia, piena di voglia di fare, voglia di cambiare atteggiamento nei confronti della vita, ora vengo io per prima e mi prendo tutto il mio spazio.
Poi arriva lui dopo 2 anni, quello che mi ha portato a conoscere e rifugiarmi in mezzo a voi, qualche titubanza all’inizio ma poi mi butto, me ne innamoro e lo voglio, disperatamente lo voglio.
E mi ritrovo a perdonare, giustificare, comprendere e a rifarmi del male.
Di nuovo scoppio e scappo, anche se stavolta è stata molto più faticosa la fuga perchè io non me ne volevo andare e lui, logicamente, non mi faceva andare, ma dovevo.
Oggi son libera da questi “amori malati”, ma son piena di una me che si ripete da mesi perdonati, le cose son andate così, vai avanti, gioisci di ciò che hai e che sei ora, del fatto che non soffri più per dei mostri, non piangerti addosso per come ti son andate le cose, non vedere subito nero in qualsiasi persona ti si avvicini, datti tempo e anche questi pensieri paseranno, non sentirti smarrita in balia del vuoto e perennemente attenta che il lupo cattivo non ti mangi, rilassati.
Poi arriva la rabbia, una rabbia sorda, intensa, perchè non starei così se fossi scappata da quelle situazioni prima che mi annientassero, se mi fossi messa al riparo, perchè ho 48 anni tra qualche giorno e la mia vita affettiva non è mai stata come io avrei voluto,ho provato e mi sento addosso tutta la responsabilità per come mi son trattata.
Di che ho paura?
Forse dei miei pensieri…
Luna,
w le minch… che dici, a motli, me per primo hanno fatto un mare di bene!
Alonso, ciao,
giuro che se ti conoscessi di persona di “ribalterei” sottosopra in senso buono, mi viene rabbia leggere le tue parole, il continuare a processarti per quello che è successo. Basta, guarda avanti, sbagliato o no(sempre che tu lo abbia fatto) il passato è passato, non fermarti, su quello che è stato, ma pensa a quello che vorresti vivere ed essere, agisci di conseguenze, fallo pero’, affronta te stesso e le tue paure, sono sicuro che nel giro di breve tempo tt cambierà, ciao
Ma non è nemmeno paura quella che ho, la chiamerai più sfiducia, perdita di speranza, o stato di inerzia, tutta volta a capire cosa c’è nel più profondo di me stessa che non va bene, che fa si che io non mi arrendi e non mi senta forte a ciò che l’istinto mi suggerisce, ma che addirittura soffoco invece quando si tratta di aver paura di soffrire per amore, per poi scoprire che soffro lostesso e forse di più perchè non mi son ascoltata.
Io ricordo che dentro di me dicevo no, non va bene, così mi ferisci, questo mi ha fatto male e la mia bocca sorrideva e taceva; i miei gesti a volte si ribellavano facendomi apparire contradditoria e creando uno squilibrio ispiegabile in me con conseguente enorme fatica per tornar a vedere lineare ciò che lineare non era, per rimettermi davanti agli occhi una pace che in realtà non c’era.
Non amo sentirmi sconfitta?
Non accetto di sbagliare nei giudizi o nelle scelte?
Voglio farmi accettare a tutti i costi?
Potrei aggiungerne 100 di domande di questo tipo la risposta è sempre quella un pò si, un pò no, un pò me ne frego dipende dalla situazione.
Forse non accetto me stessa…Bella confusione vero?
Grazie per la pazienza di leggermi….
Fino a poco tempo fa scrivevo anch’io qui, cari compagni e compagne di sventura, poi però grazie anche molto a voi e grazie alla mia voglia di vivere perchè sono una persona che lotta nonostante le difficoltà sono riuscito a stare meglio, almeno con la mia coscenza, sì, perchè il primo vero passo è perdonare se stessi…
Una volta riacquistato l’equilibrio mentale provate ad andare su questo sito:
seducere com
Me lo aveva consigliato un amico e vi garantisco che ne ho tratto grande giovamento, anche perchè è pieno (soprattutto nel forum) di persone interessanti e cariche, persone vere, che ti spronano con consigli e commenti a migliorare te stesso/a oltre il limite e diventare quello che veramente vuoi essere, che sia calmo e rilassato o aperto verso tutti o quello che vi pare… E’ solo un consiglio, ma vi pregherei di darci almeno una buona occhiata, perchè dice cose sensate e aiuta veramente a seducere se stessi, e con noi stessi il mondo che ci circonda…
E ricordate che non siete soli… mai.
Margherita: se ti fai tutte queste domande vuol dire che ti vuoi bene (bombarderesti di domande uno che ti sta sulle scatole?) e se sei alla ricerca di risposte vuol dire che stai facendo di tutto per accettarti.
Probabilmente stai aspettando di trovare la risposta “giusta” per poterti conoscere veramente e finalmente accettarti (come si fa ad accettare chi non si conosce?).
Io non mi conoscevo. Non mi sono mai domandata nulla e tantomeno mi sono data delle risposte.
Ero sempre concentrata su qualcun’altro. Sapevo tutto di lui e nulla di me. Assurdo!
Ora mi sto parlando più di quanto abbia fatto in tutta la mia vita e sto scoprendo cose per cui alle volte dico….se mi incontrassi mi sposerei.
Scusa il tono scherzoso, è per alleggerire ma un pò è vero…..
Dobbiamo conoscerci bene.
Parte tutto da lì. Il resto è una conseguenza.
Il riprendersi, il ripartire, il capire che non abbiamo nulla da perdonarci, il liberarsi da una catena che ci soffoca e ci fa soffrire ma che, nonostante tutto, non vogliamo sciogliere.
Alonso: rubo a Luna una frase che mi ha detto tempo fa. Parlava di una “banca” e di come convogliarci dentro il nostro tempo, la nostra energia. Per stare meglio.
Ho creduto in quella frase e ho provato a fidarmi di lei e di tutto il suo lunghissimo treno di parole!
Ed ora sto cominciando a stare meglio. A volermi bene, a dedicarmi il tempo dovuto. Ed ho scoperto che c’è ancora più spazio e tempo per gli altri.
Prova a farlo anche tu.
Buon weekend a tutti.Un bacio!
Grazie a tutti per questo treno di voci che mi ha commossa.
Forse perché più che mai oggi mi ha colpita l’effetto cordata. Che c’è sempre. Ma oggi più che mai ho visto davvero la cordata 🙂
“Sperare e’ importante.
Sperare e’ tutto ed io vorrei che non ci fosse essere vivente ad esserne privo.
Per quello scrivo e leggo ancora.
Spesso mi ripeto ma non importa”.
Grazie Anna.
Grazie per aver inconsapevolmente dato voce alla ragione, istintiva, per cui, probabilmente, scrivo qui.
Ho sempre letto, scritto, risposto d’istinto. Senza chiedermi perché.
Sapevo che per me era importante.
Che faceva parte del mio viaggio.
Che avevo bisogno di condividere con gli altri delle tappe di questo viaggio. Non di parlare dei buchi neri, ma delle tappe, delle sensazioni buone, della speranza, delle scoperte, quelle buone.
I buchi neri ci sono, non li nascondo, ci lavoro. Ci lavoro attraverso le tappe, e la spinta, di cui parlava Lilly.
Anch’io credo che la speranza sia tutto. Una speranza che non so definire. Forse l’energia, la spinta di cui parlava Lilly, appunto.
O chiamiamola voglia di vivere. Di respirare dentro di sè, senza l’affanno. Di essere creativi, non implosivi, nel vivere.
Per me forse è questo. E molto altro. Indefinibile.
Ma chi se ne frega di definirla.
La verità è che si tratta di sensazioni, chi le ha già provate lo sa.
Mi sono resa conto di tante cose scoprendo che esistevano altre persone ferite da tempeste simili alle mie. Cose che sono servite a me.
Mi sono resa conto anche di come spesso chi viene fuori da quelle tempeste (o ancora ci sta dentro, come avviene in altre lettere) dà alle parole un significato diverso. Quei mondi, quei labirinti, hanno un loro vocabolario. Ed è per questo che, alle volte, chi non sa, perché non ha vissuto le stesse cose, anche in buona fede, non capisce. O dice cose arbitrarie, come: a te piace soffrire, senza rendersi conto che che sta camminando sul cristallo.
E’ per questo che a volte parole dette, anche in buona fede, possono avere effetti devastanti.
Nel libro “Molestie morali” c’è, se non erro proprio lì, un concetto che mi ha colpito molto.
E cioè di come, per chi ha subito molestie morali, possa essere devastante sentirsi dire che è stato anche responsabile di quello che gli è successo.
E’ vero, ma non si è subito pronti a lavorare su quel genere, sano, di senso di responsabilità.
Non si può, perché prima bisogna riuscire a capire cosa, d’altro, possa significare questa parola.
Scelta, responsabilità sono parole piene di energia e di forza. Sono mondi che si aprono e che ti regalano una nuova libertà.
Ma scelta e responsabilità sono parole che hanno avuto un senso diverso nel labirinto. Perché spesso chi ha subito molestie morali o chi ha vissuto in quegli inferni si è sentito anche troppo responsabile di quanto gli stava accadendo. Responsabile di non riuscire a farsi amare bene, in modo diverso. Responsabile di non sapere risolvere le situazioni…
Responsabilità come
senso di inadeguatezza, colpa, ecc ecc.
Non serve che mi dilunghi sul labirinto, perché ognuno conosce fin troppo bene il suo.
Anche “speranza” è una parola che fuori dal labirinto ha un significato diverso.
Una speranza completamente diversa da quella cosa che magari per tanti anni abbiamo creduto di chiamare speranza. E nella quale ci si può affossare davvero.
La speranza che lui/lei cambiasse…
La speranza che le cose cambiassero…
La speranza di svegliarsi una mattina e scoprire, di colpo, una vita diversa…
La speranza che l’amore, da solo, potesse aggiustare le cose, qualsiasi cosa.
La speranza che qualcosa, da fuori, venisse a strapparci da un malessere tanto grande quanto indefinibile, spesso negato, nascosto, portato come una malattia cronica per cui nessuno ha ancora inventato una cura.
Portato con vergogna. Perché, a chi è forte, queste cose non succedono.
Perché a me non sarebbe mai dovuto succedere.
Perché è chiaro che a me non può succedere che questo.
Perché se mi trovo in questa situazione vuol dire che me la sono cercata.
Perché se mi affosso in questa situazione vuol dire che non sono abbastanza intelligente da uscirne.
Non è vero. Vorrei scriverlo su dei cartelloni che non è vero.
Vorrei ci fosse un modo, il più semplice possibile e veloce, per fare addirittura prevenzione. Vorrei che le persone potessero non entrare nemmeno nei labirinti.
Ma non si può.
Quello che so, forse, è che il labirinto è una giungla infestata da concetti sbagliati che portano spesso a interpretare male le proprie sensazioni. A fare una fatica immonda, ma nella direzione sbagliata.
Ciascuno sa per sè. Per uscire dal labirinto ciascuno trova la sua chiave, se finalmente riscopre la spinta giusta, si mette sulla direzione del proprio star bene. Riesce ad imparare piano piano un nuovo vocabolario.
Allora piano piano la vita comincia a farsi largo in quella giungla. Vede dissolversi erbacce gigantesche che gli hanno infestato il cammino.
Ciascuno trova da solo la sua strada, attraverso sensazioni nuove che sostituiscono quelle vecchie, consapevolezze nuove che si fanno largo tra luoghi comuni o privati che gli hanno infestato la vita.
Una cosa che ho imparato è che ci vuole energia, e voglia di guarire, ma anche pazienza.
Con se stessi.
La pazienza di saper premiarsi per ogni passo fatto, attraverso la gioia di sentire il benessere che ci germoglia dentro, e la pazienza di capire che non si può uscire in un giorno dalla giungla. Pazienza verso ogni ricaduta, pazienza verso il proprio stato convalescente.
Pazienza verso coloro che non possono proprio capire, perché non sanno cosa sia il labirinto.
Io mi commuovo per ogni passo mio, e per quelli degli altri. Che sia un passo avanti o uno apparentemente indietro. Perché so che ci vuole pazienza. E indulgenza.
Altra parole che, fuori dal labirinto, hanno un significato diverso.
Un bacio grande 🙂
A volte qualcuno mi chiede: “ma la tua storia qual è?”. Ma la questione non è un elenco di fatti. Conta ciò che abbiamo sentito, rispetto all’accaduto, come lo abbiamo vissuto, la percezione che abbiamo avuto di noi e di ciò che stava intorno. Che poi è sempre qualcosa che passa attraverso la nostra percezione.
Ad un certo punto io sono uscita dai fatti, dal ripercorrerli in modo nauseante, e sono andata nelle sensazioni. So esattamente quali sono i momenti, le parole, le circostanze che hanno avuto un valore traumatico. Ma il punto sta in come mi sono sentita. Ed è di questo che parliamo qui.
Spesso qualcuno arriva qui e fa un elenco di fatti. Dice quanti anni è stato con qualcuno, da quanto tempo non ci sta più, o da quanto tempo sta male. Cosa è successo, cerca di capire perché, cause e conseguenze. Per un certo periodo cerca di spiegare chi era lui o chi era lei. Incastrandosi nel fatto di non sentirsi mai abbastanza obiettivo. Sì, è vero, lui/lei mi ha fatto male… però io…
Sì è vero, sono stati stronzi… però quella volta che mi ha regalato un fiore?
Si massacra chiedendosi: ma se avessi fatto “A” invece di “B”? se quella volta, che mi ha detto così io invece di piangere, urlare, impuntarmi, o andarmene
Ero già in viaggio, e di strada ne avevo fatta m olta, e tanta me ne mancava da fare (e ancora mi manca…) quando ho letto un libro che mi ha portato degli elementi in più, che per me sono stati fondamentali, come altri, che ho incontrato lungo il cammino, anche su queste pagine. Le soluzioni non stanno nei libri, è vero, ma gli stimoli stanno ovunque. A volte stanno anche in ciò che ti dice il lattaio, parlando d’altro. Io ho trovato spunti nelle cose più improbabili. Nella signora che, in fila alla cassa, mi raccontava di sua figlia. Nella sensazione che mi dava sentire parlare di una cosa che apparentemente non centrava nulla. Nella rabbia che mi davano certe cose, nella commozione che mi causavano altre.
Il discorso è spesso quanto tu sei aperto ed è anche una fortuna di incontri, con una pagina, delle persone, che da un lato cerchi tu e dall’altro hai la fortuna di fare. Il problema è che quando sei aperto alle volte non hai il filtro. Entra tutto. Entra ciò di cui hai bisogno e ciò di cui non hai bisogno. Capire cosa tenere e a cosa dire “no grazie” non è sempre facile.
In quel libro ho letto una cosa che per me è stata illuminante, perché spazzava via un luogo comune che per me era deleterio. Per me.
Proust, mi pare fosse lui (forse no! :P) diceva qualcosa come:
“Forse lo sanno già tutti, ma io l’ho scoperto oggi e voglio gridarlo al mondo!”.
Ho sempre adorato questa frase. Perché descrive benissimo una sensazione che ho provato tante volte nella vita. Non il fatto di gridarlo al mondo, ma il gusto della scoperta. Della scoperta di qualcosa che, per te, è nuovo e importante. Non importa se nessun altro lo capirà. Che figata, io l’ho scoperto oggi e mi ripeto quanto è figo averlo scoperto e godermi la sensazione!
In quel libro si sfatava un luogo comune. che per alcuni certamente non sarà un luogo comune, ma lo era per me. E cioè che le molestie morali non arrivano per forza addosso a chi non si ama.
A chi non ha equilibrio.
A chi non ha saputo darsi delle risposte valide per stare a galla nella vita anche in un modo soddisfacente, a chi non si è difeso nella vita, anche in modo sano, quando la vita era difficile.
Le molestie morali possono arrivare addosso anche a chi si ama.
Perché entrano nei punti deboli, perché tutti li abbiamo. E ciascuno di noi ha imparato a proteggerli, nel corso della vita, e a venirne a patti, per stare in equilibrio, a volte con le strategie migliori, a volte nel modo peggiore. Migliore o peggiore non secondo un prontuario, ma in termini di costi e benefici, anche emotivi.
E possiamo incontrare persone che entrano in punta di piedi e con grazia o persone che entrano con una mazza da baseball.
Nella mia vita, per una serie di ragioni, è arrivata una piccola catastrofe. L’ho fatta entrare, è vero. Non mi sono difesa nel modo giusto, è vero.
Io oggi so il perché.
Sono d’accordo con Anna su una cosa: a volte i casini grandi, le sofferenze, la sensazione di perdersi, sono un’occasione, per imparare e crescere. A me è sempre piaciuto, peraltro, imparare e crescere. E ho anche sempre dovuto, peraltro. Perché se mi fossi arresa sarei stata fagocitata dalle ragioni, anche proiettive, degli altri. Ed evidentemente non lo volevo. O evidentemente non potevo.
Non so cosa sia più difficile, lo ammetto.
Voglio dire che non difendere certe parti di me per me sarebbe stato molto più costoso che non difenderle. Senza quelle parti sarei morta. Perché, anche se ho sempre dovuto lottare per difenderle (è andata così, è un dato di realtà) sono stata molto molto più male quando ho sentito che non ci stavo riuscendo rispetto a quando tutti mi urlavano nelle orecchie contro mentre davo valore a ciò che sentivo. E a ciò che sapevo giusto per me.
Ho vissuto sapendo delle cose di me e non sapendone altre. Non potevo sentire una lucida mancanza di cose che non sapevo esistessero.
La vita non si fa con la fantastoria. Non so cosa sarebbe successo se non avessi incontrato le difficoltà che ho incontrato. E’ con quelle che ho dovuto fare i conti. Male e bene. Oggi però delle cose in più che so di me non potrei più fare a meno. Come di qualcosa che ho assimilato e che fa parte di me come un organo interno, come il sangue che scorre nelle vene, come una ruga d’espressione che la vita mi ha regalato, anche perché ho sempre riso molto, non solo per quanto ho pianto.
So che siamo sempre in viaggio, in continua evoluzione. Che niente è fermo. So che ci sto ancora in mezzo. Ma so anche che, davvero, ci sto in mezzo facendo del mio meglio. Perché la spinta mi costa meno della resa. E’ questo è solo culo, forse. Che può finire. Un giorno potrei arrendermi. Ma, per ora, sono felice di non essermi persa nell’immobilità della “fantastoria”.
bacini
“Che figata, io l’ho scoperto oggi e mi ripeto quanto è figo averlo scoperto e godermi la sensazione!”
Cara Luna approfitto di questa lettera per fare a te e a tutti gli altri amici virtuali (Lilly, Alonso, Gatto, Anna, Marghe, Anto62(sono sicura che ci sei anche tu!!!), tanti cari auguri per una serena domenica e un’intensa settimana santa.
L’espressione virgolettata te la rubo e la sottoscrivo a pieno perchè mi calza a pennello in questi giorni!
bacioni 😀
TINA: 🙂 🙂 🙂 🙂 🙂 🙂 🙂 🙂 🙂 🙂
altrettanto a te 😀
😉
baci baci
Tina, sinceri e affettuosissimi auguri a te e a coloro che, da seduti, non toccano per terra ;D
Naturalmente estendo gli auguri a tutti gli amici virtuali di LaD con cui ho avuto il piacere di incrociare le “lettere”.
;D
Ciao Tina, ciao a tutti. Ricambio l’augurio e spero che ognuno di noi trovi, mantenga e difenda quella forza interiore che renderà non solo questa settimana ma tutta la vita intensa.
Luna, sono d’acordo con te, siamo perennemente in viaggio, siamo in continua evoluzione.
Fermarsi a volte è necessario e non significa tornare indietro.
Ma la vita che sta al nostro fianco, cammina con noi, passa oltre.
Ci sorpassa e se ne va. E più stiamo seduti a roderci a massacrarci la mente combinando tutte le ipotesi possibili, più la vita si allontana e diventa sempre difficile correrle dietro fino a riprenderla.
Certe cose le capisci solo quando, finalmente, ti alzi dalla scomoda poltrona dell’apatia e capisci che hai perso tempo a elaborare dati, a sfornare ipotesi come se dentro al tuo cervello ci fosse un gruppo di creatori di sistemi vincenti del superenalotto in continua attività.
E sei così stanca, così sfinita.
Eppure non hai fatto niente.
Non hai letto, non ti sei confrontata, non hai imparato, non ti sei nè evoluta nè involuta.
Niente, sei stata in una sorta (non so come dire) di attivissimo stand by. Nell’apparente immobilità mentale esaurivi tutte le tue energie in centomile pippe.
Partire per un viaggio, compreso uello della propria esistenza, a volte mette ansia, fa paura. Si rimanda di continuo.
Poi quando parti scatta l’entusiasmo.
Un pò come nelle gite scolastiche. Quando partiva il pulman avevo fisso in testa lo sguardo preoccupato di mia mamma e dentro di me provavo un lacerante “magun” e dopo cento metri avrei potuto comodamente dire che ero nata e vissuta sotto un cavolo portata lì dalla cicogna…..
Io ho impiegato un anno a partire, anzi…..a ripartire.
Ora faccio tutto quello che posso per acquisire il più possibile dagli altri, dai libri, dai forum come questo.
Per acquistare velocità, per poter vedere in lontananza la mia vita, rincorrerela e raggiungerla.
Oggi è così. Domani potrei arrendermi e fermarmi.
Non lo so, nessuno di noi può saperlo.
Nessuno di noi può dare per scontato ciò che per sua natura sarebbe scontatissimo.
Se dieci anni fa mi avessero chiesto se avrei permesso ad uno stronzo di invadere la mia esistenza e farne brandelli avrei detto di nooooooooooooooooo!!!!! ridendo a crepapelle.
La nostra storia è vero, non è un elenco di episodi, è un insieme di mille emozioni diverse, di mille reazioni diverse anche in casi analoghi.
Bisogna conoscersi molto bene e guardarsi dentro, studiarsi, studiare gli altri, studiare la vita propria e altrui.
Non fermarsi mai. E, soprattutto, non fermare mai “l’effetto cordata”!!
Ciao a tutti!!!!
Salve, io ho diciamo lo stesso problema: fino a qualche settimana fa stavo con una ragazza, nonostante le difficoltà le cose andavano bene, l’amore è ancora forte, ma a causa di fattori esterni (genitori, lontananza) ci si può sentire poco. La cosa è di per sè pesante, e lei avendo la situazione più difficile, ha deciso di troncare, dicendo che mi ama, ma che non c’è un futuro e che così è solo un’illusione e non viviamo veramente…che lei ha bisogno di farsi una vita, e non può continuare a soffrire e a illudersi…e che c’è la possibilità che un domani non ci sia nella sua vita (l’eventualità che un domani non mi voglia più, so che c’è, ma per paura è giusto non vivere? con i se e i ma non si fa la storia, e per me è sbagliato rinunciare, ma in questo caso non ci sono solo io…).
La capisco, sono stato anche io mille volte sul punto di lasciar io, ma ogni volta trovavo qualcosa che mi dava la forza di andare avanti e aspettare che le cose cambiassero…la storia è stata relativamente breve (quasi un anno tra conoscenza e fidanzamento), tuttavia dato che c’è ancora il sentimento di entrambi non riesco a lasciar andare tutto così senza far nulla…ma lei soffre e quando le ho detto che l’avrei aspettata, che avrei atteso che la situazione cambiasse, mi ha pregato dicendomi che così la faccio piangere e le faccio del male…
Io mi sto consumando lentamente, da un lato c’è il sentimento (che supera le difficoltà del non sentirci), ma dall’altro c’è lei, che è la cosa a cui tengo di più, persino della mia vita e vorrei tutto fuorché stia male per colpa mia…ora, è giusto rinunciare a un possibile noi (l’aspetterei fino all’ultimo dei miei giorni fosse necessario) o combattere perché il sentimento c’è da entrambi i lati ed è forte (altrimenti non starebbe a piangere tutte le sere, no?)?
Datemi voi un consiglio, per favore…
Caro Cico, per te è sbagliato rinunciare.
Ma lei lo ha già fatto, mi sa (dici:”ha deciso di troncare, dicendo che mi ama, ma che non c’è un futuro e che così è solo un’illusione e non viviamo veramente…che lei ha bisogno di farsi una vita, e non può continuare a soffrire e a illudersi…e che c’è la possibilità che un domani non ci sia nella sua vita “).
Ed ha pensato solo a sè stessa visto che “lei ha bisogno di farsi una vita”!
E tu?
Se c’è una cosa che mi fa imbestialire sono quelli che sono sulla nostra stessa, identica, medesima barca ma…..magicamente soffrono di più e vanno più tutelati, o vanno più capiti, o vanno più protetti.
Tu sei così preso, innamorato, cotto e stracotto che staresti ad aspettare fino FINE dei tuoi giorni o in alternativa la lasceresti andare soffrendo solo tu pur di non far soffrire lei.
Lei in tutto questo contesto che fa?
Molla gli ormeggi? Se ne va? Smette?
Però ti ama…….
Dimmi una cosa Cico……e, per favore dimmela (se la sai) perchè sarebbe la risposta ad una domanda che mi ha perseguitato per un anno…..: che tipo di amore è il suo visto i modi in cui si manifesta?
A me sembra solo un chiarissimo esempio di amore, si,…..ma solo verso se stessa!!!!!!
E così non va!!!!
Ps. scusa se il mio tono sembra duro. Non lo è!
E’ che io ho capisco (e conosco) fin troppo bene il tuo atteggiamento di partenza e so quanto (potenzialmente) potresti soffrire e stare male.
Ti auguro che gli espertissimi in materia (Luna Gatto Anna etc) sappiano darti i buoni consigli che hanno dato e stanno dando (anche) a me e intanto li saluto tutti)!
Ciao.
LillY: @Quando partiva il pulman avevo fisso in testa lo sguardo preoccupato di mia mamma e dentro di me provavo un lacerante “magun” e dopo cento metri avrei potuto comodamente dire che ero nata e vissuta sotto un cavolo portata lì dalla cicogna…
;):) 🙂 🙂
(ho sorriso, perché com’è vero… :DDD)
e per tutto 🙂 🙂 🙂 🙂
Più che studiare forse osservare, sentire, e anche scegliersi i compagni di viaggio, che sia per dieci minuti o “una vita”.
ma ho capito il senso, e sono d’accordo 😀
l’esempio del sistema dell’enalotto era fantastico!!!!!!!
(ma pure il resto… bella energia 🙂 🙂 🙂
🙂 🙂 🙂
bacioni bacioni :DDDDDD
e a tutti buona settimana prepasquale e BUONA PASQUA
@ Lily: alla tua domanda su che amore è…lo penso e l’ho pensato anche io, ma come una canzone di Eros
“forse perchè ognuno vede
solo ciò che vuol vedere
e poi, un pò come la verità.”
dover sopportare lunghe assenze, rinunce per aspettare di sentirla, rinunce a uscire per paura che mentre io ero fuori capitasse quell’ora in cui lei non fosse controllata..ogni istante passato a sperare di sentirla, fare pensieri per lei per la ricorrenza del nostro mese…eppure andavo avanti perché per lei sono cotto, ho scoperto una forza di volontà che non conoscevo…ma ancora oggi rinuncerei a vivere, scambierei tutta gli anni che mi restano da vivere per un altro istante con lei…lei si mi sa che ormai a scelto e mi sa che la cosa più ovvia e più semplice e tornare a vivere…forse non era destino o solo i tempi sbagliati…come ho scritto nel messaggio personale di msn “domani chissà cosa accadrà. Posso solo dire che avrai un posto speciale nel mio cuore!”…alla fine ho 24 anni, ne passerà di acqua sotto i ponti…
Grazie!
PS. parlo così per farmi forza e cercare una ragione…ma mentre scrivo ho gli occhi pieni di lacrime…
E’ tutta l’energia che usavo contro di me senza rendermene conto.
Sai Luna, i tuoi interventi sono magistrali, sono un toccasana, sono fiumi che investono ma che ti regalano sempre qualcosa (tipo la pepita di Paperone nel Klondike…..).
Ma vuoi sapere “l’assurdo”? Quali sono state le parole che mi hanno aperto gli occhi? Quelle che mi hanno consentito di capire tutte le altre migliaia dio parole successive?
Le parole più semplici tra quelle che mi (ci) hai rivolto:
“Lilly: è passato un anno e tu stai ancora male, e ti dai addosso, e quello che scrivi pare sia avvenuto stamattina.
Quelle energie sono ancora in circolo, e ancora non le hai spostate convertite abbastanza”.
Lilly è passato un anno, Lilly è passato un anno, Lilly è passato un anno…..sai quante volte queste parole mi sono passate dentro? Sono state come un ariete. Hanno sfondato una porta. Quella della mia apatia, del mio lasciarmi annegare in una pozzanghera di infelicità.
A volte i concetti più semplici non vengono afferrati. O meglio a volte non siamo in condizione di poter afferrare i concetti anche più semplici.
Persino il tempo.
Un anno che passa è un anno. 365 giorni, 12 mesi, 1.314.000 minuti, 78.840.000 secondi.
Caz……..
Eppure a me sembrava ieri, sembrava dodici ore fa, sembrava un’ora fa….
Quando i concetti più semplici non ti entrano più in mente perché c’è qualcosa di subdolo e negativo che ti succhia ogni forma di energia e di attenzione e la dirotta su di lui allora stai male.
E se stai male devi chiudere con la situazione che genera quella reazione.
Quando dico che tu sei un esempio e perché tu SEI un esempio!
Un esempio di come distribuire tutta quell’energia che il nostro essere produce e a volte non sa come gestire.
Anche i tuoi post di tre pagine, la tua foga, il tuo raccontare, spronare, bacchettare e consolare.
Qual è la tua storia Luna?
E’ la storia di una persona che per fortuna che c’è!!!
E’ la storia di una persona tra le tante (e parecchie scrivono qui) che per fortuna che ci sono!!!!
Bye Bye! Un bacione a tutti voi!
Cico: e sbaglieresti. Perché a rinunciare a vivere si sbaglia sempre, per chiunque.
E a cominciare e continuare a vivere non si sbaglia mai.
E per vivere sai cosa intendo?
VIVERE.
Stare nel flusso della vita.
Non perdi qualcuno perché vivi, ascoltami bene.
E non riconquisti qualcuno che è in crisi rispetto a un sentimento perché rinunci a vivere.
Se vivi non sbagli mai. Se quel qualcuno torna torna mentre stai vivendo.
La vita va avanti lo stesso, anche se tu non la stai vivendo.
Sembra estremamente romantico, come concetto, il discorso “per te rinuncerei a tutto, per te rinuncerei a vivere”. Ma non lo è per niente.
E’ la più grande minchiata che i cuori innamorati feriti si raccontano. Non è romantico.
Romantico, sono d’accordo, può essere fare 1500 km per incontrare qualcuno che ti ama, e che quella persona faccia lo stesso per vedere te.
Romantico – ma anche molto concreto e reale – è condividere un sentimento, un progetto, venirsi incontro, trovare INSIEME un modo per portarlo avanti. Ma da soli non si può portare avanti una relazione, un amore, perché una relazione d’amore si fa in due.
Puoi essere disperato, per la fine di un amore, e dover fare un grosso sforzo per rientrare nella vita. Dover andare a cercare dentro di te una spinta che credi davvero di aver perso.
Ma il presupposto della rinuncia a vivere per amore di qualcuno o pensando che questo sacrificio farà sì che un cuore indeciso, freddo, in crisi, titubante, lontano, scazzato, possa illuminarsi per questo sacrificio… bhe, non funziona.
Non funziona mai.
Se funziona hai incontrato qualcuno che ha bisogno di vederti tirare testate contro il muro per misurare l’entità del tuo amore.
Ma non c’è qualcosa di sbagliato nel fatto che qualcuno abbia bisogno di queste prove, di vederti stare male, per credere all’esistenza e alla forza del tuo amore?
Non dico che sia il caso della tua ragazza, eh.
Ma cerco di farti capire perché nel momento in cui sembra che il dimostrare la grandezza del proprio amore sia il farsi del male c’è qualcosa che non va.
Magari non è il tuo caso, ma sperando che non diventi mai il tuo caso ti avverto prima 😉
Se qualcuno ti ama… ti ama.
Una cosa semplice che non piace per niente a chi vorrebbe che le cose, da questo punto di vista, fossero più complicate, ma quindi che fosse possibile usare qualche strategia per vincere questa verità tanto semplice quanto terribile quando gira per il verso contrario.
Non c’è NIENTE e sottolineo NIENTE di romantico nel rinunciare a sentire pulsare la vita dentro di sè.
Non lo è perché rinunciare a vivere presenta sempre un conto, alla fine.
Perché quel conto possiamo anche presentarlo ad un altro, che continua a deluderci (anche solo dicendoci: guarda, non fare così, perché non cambierò idea), ma non cambia niente. Perché la verità forse è che siamo noi i primi a deludere noi stessi nel momento in cui rinunciamo a vivere.
E quindi quel conto è a noi che lo presenteremo, in realtà.
E poi capiremo che non è questione di darsi addosso facendo i conti con se stessi… e che la soluzione rimane ricominciare a vivere.
Tu parli di difficoltà oggettive (che però rimangono anche in qualche misura sempre relative, perché dipende da come si percepiscono…) e del fatto che sono state pesanti anche per te, ma che qualcosa è sempre stato più forte di quelle difficoltà.
Forse quel qualcosa, più forte di quelle difficoltà, la tua ragazza non lo ha più.
E’ veramente egoista?
Ok, può essere egoista nella misura in cui è normale pensare che se due persone si amano veramente insieme possono superare le più grandi difficoltà.
Ma te la posso dire una cosa, in generale?
Se una persona si ascolta e dice: io così sto male, io così non ce la faccio, io ho bisogno di vivere, non di stare nell’illusione… bhe, forse esprime solo quello che sente. E’ sbagliato questo? Ma se sente così che può farci? Raccontarsi e raccontarti balle?
Qualcuno potrà saltarmi alla giugulare per quello che dico ora, ma alla fine se tu (generico) ti ascolti e senti che una situazione ti fa male e decidi di rinunciare il tuo atteggiamento è più sano (egoista o no che tu sia) di quello di chi è disposto a camminare sui chiodi e di dirsi “va tutto bene, va benissimo!” mentre continua a sanguinare.
Le sensazioni sono qualcosa di primitivo. Se ne sbattono le balle se non è bello sentirsi così o colì. Uno sente quello che sente.
La tua ragazza, mi pare di capire, sa che tu la ami. Sa che tu per lei eri disposto a fare tutte le cose che dicevi a noi, a continuare a farlo.
Tu sei stato chiaro in tal senso.
Altre soluzioni per cambiare le cose esterne che vi hanno causato disagi, mi pare di capire, non ce ne sono.
Altrimenti, immagino, stareste lavorando sulle soluzioni, e non sul disagio della situazione.
In modo concreto intendo.
Lei dice che comunque ha scelto.
Le carte, mi pare, al momento attuale, sono tutte in tavola.
Ciao Cico.
La vita, a volte, trucca i dadi e capita che le occasioni giuste capitino nel momento sbagliato e quelle sbagliate capitino nei momenti giusti.
Momenti giusti perchè sono quelli in cui siamo disposti a dare tutto il meglio di noi, tutto ciò che serve ad una storia per diventare una storia d’amore.
E’ sempre brutto rimanere da soli o scoprire di esserlo sempre stati.
Di aver vissuto in compagnia dei propri sogni, di aver proiettato su un corpo, su un viso, il nostro modo di amare e di sentirci amati.
“Forse perchè ognuno vede solo ciò che vuol vedere”,
come scrive Eros…..
E’ brutto a qualsiasi età.
Ma, a volte, capita. E quando accade bisogna tirare fuori tutta la forza che abbiamo dentro di noi e continuare a vivere.
Io te lo dico da persona che ha perso un sacco di tempo a non fare, a non pensare, a piangere, a disperarsi, a raccontarsi tremila favole, ad apettare, ad attendere, a darsi addosso, a vedere una realtà inesistente.
Ti parlo da persona che è ancora “in viaggio”, ben lontana dall’essere arrivata a destinazione.
Lei avrà sempre un posto speciale nel tuo cuore.
Fai in modo che quel posto non occupi tutto lo spazio che c’è.
Un abbraccione.
@La vita, a volte, trucca i dadi e capita che le occasioni giuste capitino nel momento sbagliato e quelle sbagliate capitino nei momenti giusti.
Scusate, Lilly e Cico, se allargo il discorso.
E’ vero, accade. Ma a volte capita anche di perdersi in congetture o in assurdi stand by pensando che la questione sia solo di tempi sbagliati e di contingenze. Mentre in realtà non sta lì.
E non è la vita ad aver truccato i dadi, come non è l’amore ad averci imbrogliato. Ma sono semplicemente le persone ad essere quello che sono, in quel preciso momento. A reagire a quelle circostanze in un determinato modo. A fare una scelta invece di un’altra.
Che a noi non piace. Allora preferiamo pensare che siano così ammalati, confusi, da non essere in grado di fare una scelta.
Così feriti o lesionati in qualche modo da amarci, in realtà, ma non rendersene conto. Da voler dare tanto di più, ma non esserne capaci.
Da dire un sacco di cose, ma parlando a vanvera.
Ma che differenza c’è tra qualcuno che non mi ama e qualcuno che non sa che mi ama?
Tra qualcuno che mi rende infelice perché è sadico e qualcuno che non mi rende felice perché non è in grado di sostenere una relazione sana?
La differenza è che le cose potrebbero andare diversamente?
ok, come?
Se quella persona affrontasse le cose diversamente?
Se quella persona affrontasse i suoi fantasmi diversamente?
Ok. Ma lo sta facendo?
no.
Se gli ripetiamo cento volte che le cose non stanno così ma colì, che si sta perdendo la bellezza dell’amore e non la vede, non ci ascolta, cambia qualcosa?
no.
perché sta sentendo quello che sente, e sta scegliendo. sta scegliendo di restare com’è.
Forse non riesco a farmi capire…
Usciamo dal presente, dalle sensazioni che abbiamo in quel momento, e ci perdiamo…
Giustifichiamo, relativizziamo…
è in parte è anche giusto.
Perché se amo qualcuno e quel qualcuno sta vivendo un brutto periodo non posso pensare che sia uguale a quando è sereno, che non sia stressato, non sia triste, che non sia emotivamente più turbato…
però…
però c’è chi quando sta male cerca di risolvere i suoi problemi, o chiede aiuto e chi invece implode o esplode.
c’è chi comunque, anche quando ha un problema, si ricorda che gli altri esistono, in quanto persone che hanno il diritto di continuare a vivere e di conservare il loro equilibrio, e che, nel momento in cui il suo stare male arreca dolore agli altri, se ne accorge.
c’è chi non pensa che gli altri siano lì per farsi vomitare addosso ingiurie.
c’è chi quando sta male ed è egoista, nel momento in cui chi viene ingiuriato esce fuori dalla porta e dice: “io esco a prendere aria, perché così non ci sto” si chiede se non sta sbagliando.
C’è chi invece ferisce e non guarda dove va a colpire.
Chi pretende che siano sempre gli altri ad adattarsi.
Chi quando va giù a piombo non cerca persone che gli dimostrino che si può tornare e stare su, ma persone da trascinare giù a piombo.
Chi si lamenta che è tutto uno schifo ma concretamente cosa fa perché non lo sia?
Chi si tiene la sua visione nera del mondo stretta come la coperta di Linus.
Perché?
c.... suoi. Avrà i suoi motivi. Saranno validissimi.
Ma magari vuole far cambiare idea a chi è contento, e ha speranza, invece di permettere a chi è contento e ha speranza, di far cambiare idea a lui.
E allora io dico: ciascuno sceglie per sè.
Nessuno pretende che ci vive una difficoltà sia perfetto. Tutti, quando vivono una difficoltà, cercano comprensione. Dipende come. Dipende quale.
Ma nessuno, neanche chi vive una pesante difficoltà, ha il diritto di maltrattare gli altri.
Può provarci, può farlo senza rendersene conto, può farlo cercando disperatamente amore nel modo sbagliato, ma chi ha difronte deve spostarsi e dire il suo no. Perché alle “strategie” lesive bisogna dire no. Perché non aiuti nessuno facendoti fare male.
Nessuno.
Non gli dimostri più amore, o più spirito di sacrificio perdendo la tua capacità di vivere.
Mi chiedo se, molto spesso, se tante storie terribili non comincino anche da questo malinteso.
Da un’idea, distorta, del romanticismo e della passione. Che passa attraverso la passiva accettazione del dolore. Come prova d’amore.
E non si tratta di abbandonare qualcuno perché sta male.
Perché puoi aiutare chi ti ama e ha perso la sua gioia di vivere conservando e mostrandogli la tua, puoi accompagnarlo da venti medici, tenergli la mano quando piange, e comprendere.
ma non lo aiuterai mai facendoti maltrattare, entrando nel circolo vizioso della sua crisi e del suo pensieri perdendo la tua lucidità.
la tua vita.
Se non preservi il tuo equilibrio sarete in due ad averlo perso. e basta.
scusate questo discorso, che non c’entra, ma una cosa che è accaduta in questi giorni ad amici miei mi ha fatto pensare che conosco persone a cui ne sono capitate di tutti i colori. E che in tensione si sono anche mandate a quel paese. Hanno fatto errori. Hanno avuto bisogno di riassestarsi su un nuovo equilibrio.
Ma si sono anche chieste scusa. E hanno cercato di lavorare in due sull’equilibrio.
Entrambe dotate di abbastanza altruismo, sano egoismo e di capacità di spostarsi quando venivano investite dall’energia negativa dell’altro, e di difendersi, in modo sano, e di continuare a conservarsi uno spazio vitale (degno di tal nome) da non arrivare mai a distruggersi a vicenda, o che uno pensasse che l’altro era lì per farsi distruggere.
Niente… pensieri in libertà 😉
baci
Il problema (nel mio caso) è stata la presunzione di aver equilibrio per tutti i due. Il classico “tranki………ghe pensi mi”, tanto per intenderci.
“Tu ciocchi? Ma io ti amo da morire e vedrai che ti tirerò fuori.”!
Una sorta di “La cura” di Battiato con ruoli rovesciati.
Invece cos’è successo?????
Che lui ha dimostrato di avere un equilibrio stabilissimo, una forza incredibile ed un impressionante amore verso se stesso.
Io NO!!!!!
E dandomi un calcio nel c…. mi ha fatto prendere una solenne straccionata, questo si, ma mi ha anche fatto capire che era il mio (non il suo)equilibrio ad essere malato ed instabilissimo.
Sono caduta malamente, va bene? Sono caduta dalla torre di babele delle mie convinzioni, delle mie presunzioni, delle mie certezze!!!!
Ma mi sono rialzata e sono ripartita appoggiandomi alla ringhiera delle mie nuove certezze, delle mie nuove convinzioni, della consapevolezza dei miei limiti.
Ed ora ho una sola presunzione.
Quella di mollare prima o poi la ringhiera e andare avanti forte di un nuovo equilibrio che questa volta sarà equilibrio vero non una brutta copia fortemente voluta ma non posseduta.
E per assurdo io ringrazio quello str…per avermi fatto capire che le cose stavano diversamente da come credevo, che ero instabile e fragilissima.
Io…..che credevo di poter aiutare il mondo intero!
Lo ringrazio perchè ha fatto fare detonare la bomba che c’era in me prima che esplodesse facendomi veramente male!
Non mi ha portato giù a piombo con lui perchè lui non è andato giù.
Ma neppure io. Mi sono incagliata nell’apatia e poi ho trovato la forza di annaspare fino alla riva.
Ma col caz….che torno “indietro”. Col cavolo che mi risiedo nella mia malinconia.
La prossima volta voglio ridere se c’è da ridere e piangere se c’è da piangere senza più aver paura di sbagliare, di far arrabbiare qualcuno, di scatenare chissà quale reazione.
Il ghe pensi mi, mi spiace, non esiste.
Ghe pensi ANCHE mi, cocco, ma solo se fai i tuoi buoni sforzi per aiutare te stesso (non sono un materasso, non ti stravaccare su di me!!!!!) e sopratutto se, a tempo debito, ricambierai il favore!!!!
Ciao a tutti!!!
Errata corrige:
“Lo ringrazio perchè ha fatto fare detonare la bomba che c’era in me prima che esplodesse facendomi veramente male!”
Ps…..ho detto detonare ma volevo dire disinnescare…..
Ariciao a tutti!!!
ma ma ma ma Lilly e Luna uscite dalla mia testa!
ho appena finito di fare tutte e due le cose insieme, seguire a spron battuto una persona trovando per ogni suo comportamento una giustificazione e pensare che io possa bastare per tutti.
e ho i nervi a fior di pelle, non o meglio non solo, per il dispiacere di come è finita la relazione ma per il mio comportamento.
giuro che non mi capisco, quando arrivano le tranvate sto lì fermo a prenderle, totalmente impassibile e facendo pure vedere poco all’esterno il loro effetto. Trovo diecimila giustificazioni per il comportamento degli altri mentre quando devo valutare i miei di comportamenti sono impietoso.
ed infine pur avendo avuto prove in passato che non funziona così, mi convinco di poter bastare per tutti e due, che se io son solido lo diventerà anche l’altra persona.
eh no cribbio, puoi aiutare chi vuole essere aiutato ma chi non si muove e chi sceglie di non scegliere è un muro di gomma, che nella stessa frase ti manda 8 messaggi contrastanti differenti, ed al grido di “sono confusa” si attribuisce la patente di poter sbandare a destra e a manca come un fuscello nel vento a danno di tutti quelli che stanno intorno.
“sono confusa”? e chi non lo è? la differenza sta nel modo di gestirla questa confusione. chi è sicuro non è perchè non ha incertezze ma perchè è in grado di gestirsele con tutte le difficoltà che questo comporta.
insomma alla fine mi son fatto una domanda: io cosa voglio?
voglio essere una stampella? oppure voglio un rapporto fatto da due persone con un cervello e una spina dorsale?. non mi sembra una risposta difficile.
poi, ampia fiducia nella possibilità che hanno le persone di trovare la propria strada, ma in autonomia però. non sono più disposto a fare il virgilio, anche un po’ rompiballe, guidando fuori gente che magari si scopre non ha nessuna voglia di uscire.
bhe ciao!
Ciao Lillina 🙂
@Il problema (nel mio caso) è stata la presunzione di aver equilibrio per tutti i due. Il classico “tranki………ghe pensi mi”, tanto per intenderci.
“Tu ciocchi? Ma io ti amo da morire e vedrai che ti tirerò fuori.”!
Una sorta di “La cura” di Battiato con ruoli rovesciati.
Invece cos’è successo?????
Che lui ha dimostrato di avere un equilibrio stabilissimo, una forza incredibile ed un impressionante amore verso se stesso.
Io NO!!!!!
Conosco il problema. E penso che lo conoscano diverse persone che scrivono qui. Ed è effettivamente molto centrale. Perché individuarlo è importante 🙂
Solo su una cosa “differisco” (e vedi se ti può essere utile, perché le storie sono diverse, ma magari…):
sicuramente, come te, non mi sono difesa abbastanza, e questa è la cosa – e non di poco conto – che mancava al mio equilibrio di prima. Sapevo difendermi, istintivamente, ma non ero pronta ad alzare un livello di difesa così alto e nei confronti di una persona che amavo. e che, a modo suo, mi amava.
Una persona però con delle strategie sbagliate. Mancava quello insieme ad altre cose. Per esempio io ho una forte capacità di resistere ad un forte stress sul lungo termine, e questo è un bene, nella vita mi è stato molto utile, perché io ho anche una buona capacità di compensazione dello stress. ma è diventato un male quando ne ho sopportate troppe nel momento sbagliato. Perché un’altra avrebbe alzato bandiera bianca molto prima. Io no.
Inoltre avevo un po’ la tendenza del “risolutore”. Che, peraltro, nella vita non è un male, di per sè. Perché il “risolutore” ha anche delle qualità che, quando incontra delle persone “sane” e che sono capaci di prendere, ma anche di dare, sono utili. E creano un ottimo scambio. Perché il risolutore ha più sangue freddo, empatia, ecc ecc. Ma il risolutore, spesso, ha imparato ad essere un risolutore anche perché si è sentito responsabilizzato molto dal punto di vista emotivo, a monte, e quindi se incontra qualcuno che gli usa questa caratteristica contro sono un po’ c...., come dire…
Perché a quel punto la sua capacità empatica può fargli sentire più l’altro di se stesso. O entrambi, ma con un senso di responsabilità globale che gli fotte quella primaria, individuale.
ma a questo punto torniamo sempre al punto “a”, e cioè: dovevo difendermi di più. Non percuotendo qualcuno con una padella o chiudendomi in bagno, ma dovevo difendere di più la mia capacità di stare in equilibrio.
Che possedevo.
Solo che la mia capacitò di stare in equilibrio, istintivamente, facendo determinate scelte, era insopportabile per le sue dinamiche.
Insomma, non funzionavo poi così male (e forse neanche tu, Lilly, anche se in futuro si può funzionare meglio, apprendendo nuove cose di sè), ma il mio modo di funzionare era incompatibile con le sue insicurezze.
E me le ha scaraventate addosso. E io me le sono prese tutte. Sentendomi in colpa.
Ora, come te, guardando indietro, mi dico che i tasselli che ho oggi mi possono permettere un
equilibrio migliore, meno faticoso, e sapere cos’è successo (in parte lo sapevo già mentre ci stavo dentro, ma c’ero troppo dentro) fa la differenza. Però nel mio caso uno dei problemi è stato anche aver a che fare con qualcuno che gestiva il suo stress molto peggio di me in un momento in cui io avevo le difese basse.
@Che lui ha dimostrato di avere un equilibrio stabilissimo, una forza incredibile ed un impressionante amore verso se stesso.
Cosa intendiamo per equilibrio? Non fare il botto o avere una vita soddisfacente? Anche tu sei stata in qualche modo in equilibrio durante la tua storia. Con costi sempre più alti.
Ci sono persone che stanno in equilibrio non facendo nessun botto, ma in realtà sono spente, amareggiate e non evolvono in direzioni che le porterebbero ad avere meno carichi e a sentire più livelli di emozioni. Persone che escono ogni mattina e vanno al lavoro, ma che in realtà hanno l’apparato gastrointestinale a puttane.
Cosa intendiamo per amore per se stessi?
Una chiusura incondizionata e un muro o il fatto di saper far entrare o non entrare le cose a seconda del loro effettivo benefico o meno?
L’incapacità di mettersi in discussione è davvero una forma di amore verso se stessi?
E’ una forma di protezione molto alta, e che può diventare anche una forma di aggressività verso l’esterno, o di eccessiva richiesta verso l’esterno, per soddisfare in maniera immediata determinati bisogni, ma è davvero una forma di amore verso se stessi? Intendo dire, sei sicura che lui si amasse davvero più di te? O era solo davvero più egoista intorno al suo nucleo e nel portare avanti le sue motivazioni rispetto a te?
Quando è iniziata la valanga mia è iniziata perché la persona che avevo accanto stava vivendo un periodo di forte stress e me lo ha buttato addosso, in modo “disfunzionale”.
Lo stress suo era dovuto ad un periodo di cambiamento, responsabilità e rotture di palle esterne molto invasive in un momento suo di debolezza. Ma ha gestito in maniera pessima la sua crisi, nel nome della protezione del suo nucleo, non da me, ma da se stesso. Tuttavia io sono diventata il nemico.
Io uscivo da un periodo di forte stress, che avevo retto bene (inclusa una malattia in famiglia) perché comunque istintivamente avevo una capacità di tenere l’attenzione molto alta, di usare il motore con tutte le sue potenzialità qualora fosse necessario o facessi una scelta in base ai costi/benefici e di accettare la presenza dello stress (che non è solo negativo) ma anche di concedermi la compensanzione, mollando. In quel periodo c’erano state diverse variabili di stress, per me, anche non scelte, però ero consapevole del fatto di essere stressata e che dovevo compensare.E sapevo individuare delle priorità.
Lui no.
Lui era nel marasma, in chiusura e in attacco. Ogni mia compensazione era menefreghismo. E mi sballava le priorità. Se mi spostavo ero stronza, se restavo ero stronza. Avrei dovuto spostarmi definitivamente,ma ero troppo stanca per capirlo.
LUNA, LILLy ma non vi sembra di dare troppa importanza a sti uomini?…Ma tutte ste cose sono stati in grado di farci?…Ma così bravi erano da squilibrarci in quel modo?…io me lo son chiesta tante volte, perchè prendendo il mio ad esempio, colui che chiamo il serial killer, io vedo che ho dovuto sfatare il mito che mi ero creata nella mia testa di “uomo migliore del mondo” trovando, con distacco ed obbiettività, un serie di difetti, mancanze, il cui risultato è stato “un misero essere impaurito e frustrato da una vita di sofferenza dove l’unica cosa che non andava era lui”, lui che non si acettava, che non si è mai accettato, per cui sbarellava a destra e manca, mentendo in continuazione, senza mai concludere nulla di buono…
Va bene cercar ogni tipo di scappatoia analiticha per riprendere a vivere, va bene vedere la NOSTRA verità dei fatti e niente altro per scacciare la paralizzante malinconia che ti toglie il fiato , ma non va bene secondo me pensare che sti omuncoli possano aver avuto il potere di annientarci in quella maniera.
La conclusione a cui io son arrivata con molta serenità e tranquillità è stata: NON MI AMAVA, ho tentato, son stata caparbia, ostinata, me le son prese tutte finchè ho potuto e poi son scappata quando son arrivata alla saturazione,- NON MI AMAVA e io invece SI. Punto.
Saranno anafettivi, squilibrati loro e noi, problematici calcolatori ma non così bravi da annientarci in quella maniera.
Secondo me è stata la situazione, il contesto, più semplicemente noi amavamo e loro no, che ci ha annientato nel tempo.
Difficile forse da accettare allora ma unica vera, palapabile spiegazione.
Notte carissimi….
LillY: ho scritto quanto sopra non per dire che io avevo un idilliaco equilibrio perfetto, ma per dire che molto spesso quando capitano queste valanghe uno si ritrova a chiedersi:
@era il mio (non il suo)equilibrio ad essere malato ed instabilissimo.
ora, chiaramente lo sai tu quanto stavi male prima, ed è ovvio che neppure io ero una specie di budda metropolitano se ho permesso che la valanga mi travolgesse, non mi sono spostata, sono andata in blocco, e ho permesso che qualcuno entrasse con un coltello nei miei punti deboli…
e sono, ripeto, contenta di tutto quello che ho dovuto guardare in faccia.
però è anche vero che oltre ai punti deboli (che qualcuno, se ti vuol bene, non va a colpire sparandoci sopra come la mela di Guglielmo Tell, e facendoli infrangere in mille pezzi che non riesci più a ricomporre) c’erano anche delle cose in me che funzionavano. E con cui lui se l’è presa a morte.
Non ero una depressa, nè una che amava l’aggressività. Nè ero una a cui piaceva soffrire. Non ero affascinata dagli stronzi e dagli uomini violenti.
E questo lo dico perché questi luoghi comuni non aiutano in nessun modo chi ha vissuto queste “avventure”. E soprattutto non spiegano niente.
Solo che non sapevo quanto ciò che dice Wizard possa essere deleterio:
@che nella stessa frase ti manda 8 messaggi contrastanti differenti, ed al grido di “sono confusa” si attribuisce la patente di poter sbandare a destra e a manca come un fuscello nel vento a danno di tutti quelli che stanno intorno.
Non sapevo che da queste cose bisogna spostarsi e basta. Perché sono deleterie veramente.
Che, prima di tutto, ciascuno si salva da sè, e deve lavorare in prima persona sulla sua confusione, se vuole. Se non vuole non può ledere te per questo. E non sapevo altre cose. Molte altre cose.
Lui mi ha “fregato” non perché era più forte di me, ma mettendosi in posizione di debolezza.
Non importa se a me era appena passato uno tsunami nella vita, la malattia di una persona che amavo immensamente, e che in alcuni momenti pareva avrei perso, e stavo in piedi (stavo in piedi non solo per grazia ricevuta, ma perché ero disposta a faticare per stare in piedi)e dovevo gestire altre mille cose. Non importava, perché lui non era in grado di reggere molto meno. Non lo era mai stato. A conti fatti era vero.
Ma perchè? Perché preferiva tenersi le sue strategie sbagliate, perdere me, perderci, creare situazioni stressanti e dire che odiava lo stress ma che la colpa stava fuori, nelle oscillazioni inevitabili del fuori, preferiva questo anche se ciò è in realtà faticosissimo (per quello che ti toglie della vita, della sua evoluzione,della serenità e delle emozioni che potresti provare) e preferiva dire “io sono in crisi” piuttosto che intervenire su quella crisi in modo costruttivo. si può stare in crisi tutta la vita, ripetendolo e basta. Mettendosi al contempo in posizione di debolezza e di controllo. Perché se uno non regge tu non puoi fare neanche uno starnuto.
Ciao wizard. Con il senno del poi posso solo dirti che cercare a tutti i costi una giustificazione per ogni comportamento è un bel sintomo di innamoramento altamente autolesivo.
Probabilmente sei una persona generosa, ben disposto verso il prossimo o comunque verso quella/le “prossima/e” che ha/hanno diviso, sta/stanno dividendo, dividerà/divideranno la tua vita.
E qui sta l’inghippo. Quello che (personalmente) mi ha fregato…..e ho i nervi a fior di pelle, non o meglio non solo, per il dispiacere di come è finita la relazione ma per il mio comportamento
Dividere la vita, compartecipare, scambiarsi, “fondersi” (e ci sarebbero centinaia di altre espressioni).
Anche solo per un periodo. Ma che sia per tutto quel periodo.
Ci sono personaggi che, invece, invadono noi stessi, si allargano, si piazzano al posto nostro e vivono la nostra vita.
O meglio, sovrappongono la loro vita alla nostra, la fagocitano, la mangiucchiano e poi la sputano via mezza masticata!!!
E noi (dopo) dobbiamo pure stare zitti perchè da individui (presumo) maggiorenni, in teoria capaci di intendere e di volere siamo stati capaci:
– non di intendere ma di stravolgere parole, urla, pianti, dimostrazioni di egoismo, di menefreghismo….nell’affannosa ricerca di una giustificazione,
-di volere (come conseguenza) tutto ciò che alla fine ci ha fatto un male bestiale!!!
Ciò che dobbiamo piazzare in testa a noi stessi per poi trasmettere il concetto agli altri è che non siamo bivacchi viventi, non siamo punti di ristoro dove fermarsi scaricare stress, tensioni, ricaricarsi di energia altrui e partire verso nuovi lidi!!!!
Ma dobbiamo prima capirlo noi! Poi farlo capire agli altri.
Il che non significa chiudersi in una fortezza pur di difendersi a tutti i costi da chi potenzialmente potrebbe farci male.
Significa solo mettere dei paletti.
Io sono qui, disponibilissima al dialogo, all’ascolto, all’appoggio. Ma lo sono nella misura in cui tu sei altrettanto disponibile.
Perchè lo stress, l’ira, il caz….girato malamente, la malinconia, la depressione, non sono una prerogativa degli altri.
Anche noi possiamo stare male. Abbiamo diritto di stare male. Ed il diritto di confrontarci con gli altri per dare una spiegazione al malessere (a volte anche una soluzione).
Non abbiamo certo il diritto di aggredire un’altra persona urlando come forsennati, arrivando, a volte, anche alle mani, completamente in balia dell’istinto sepellendo quella ragione che dovrebbe essere il perno della civiltà.
Così come non abbiamo il diritto di piangere disperatamente, farci consolare, imbalsamati in una malinconia struggente, con la pretesa assurda di essere protetti, difesi da tutto e da tutti.
Anche perchè, tante volte, gli individui che si comportano così….un bel mattino….danno il benservito al “giustificatore-consolatore-tutelatore-riequilibratore” (a me non è neppure stato datonuovi polli da fregare…..
Ed il problema è che noi gli abbiamo dato l’opportunità, come dicevo prima,
di arrivare, piazzarsi dentro di noi, bivaccare, riprendere nergia mangiandosi la nostra, saziarsi al punto di dover sputare quei brandelli di noi che non riescono proprio a mandare giù e portare via le palle dalla nostra esistenza lasciandoci immersi in un inquietante “ho i nervi a fior di pelle, non o meglio non solo, per il dispiacere di come è finita la relazione ma per il mio comportamento”!!!!
Noi ci siamo comportati bene non fosse altro perchè lo abbiamo fatto senza un secondo fine.
Abbiamo sbagliato a valutare.
Non facciamolo più, facciamo tesoro delle nostre tranvate ed impariamo ad amare e a parlare con noi stessi almeno tanto quanto abbiamo amato e cercato un dialogo (inesistente) con loro!!!
Luna….i tuoi preziosissimi post non meritano una risposta in quattro righe. A dopo!
Boh…..non so cosa abbiate potuto capire da quanto ho scritto sopra perché il web ha sbrindellato il mio post e l’ha ricomposto secondo un suo dio….(a frasi sparse ovunque….).
Il concetto però mi sembra chiaro.
Posto che abbiamo commesso un errore non dobbiamo autoflagellarci per averlo commesso, anzi, prendere spunto e tenerne conto per il futuro.
Poi ci sono i casi in cui l’errore non c’è.
Non può esserci perché……. @“se mi spostavo ero stronza, se restavo ero stronza”.
Luna…Ti riporto un monologo. Uno dei tanti che vuole solo dimostrare quanto tutto ciò che hai scritto è vero anche per me.
Questi monologhi erano ormai all’ordine del giorno. E non c’era un motivo scatenante. L’ira scoppiava così, dal nulla. Per uno sbadiglio, un sorriso, un attimo di indecisione, un intercalare “ehm” .
“Siete tutti uguali. Anche tu, tu che sembravi diversa. Invece sei come loro. Uguale. Incapace di distinguerti. Perché gli hai stretto la mano, perche? Perché? Perché? Perché si fa così. Perché lo fanno tutti. Ma tu non sei tutti. Se vuoi stare con me devi diventare la migliore. E stringere la mano solo alle persone che vuoi veramente conoscere. E non dire mai più buongiorno. Buon giorno. Analizza questa frase, sforza il tuo cervello. Ti importa per davvero che quella persona sconosciuta passi per davvero una buona giornata? No! Non te ne frega niente. Niente. Niente! Hai il suo numero? Rispondi!!!Ha il suo numero? Chiamalo! Chiamalo e digli che non te ne frega niente della sua caz.. di giornata! Fallo ora e fallo davanti a me. Non lo fai? Io me ne vado, sparisco, straccio la scheda del telefono. Tu non meriti di stare con uno come me. Tu non sai distinguerti. Anche tu sei come loro. Siete una truppa. Tutti in marcia contro di me. Tutti armati contro di me. Io sono la vostra vittima. Vittima della vostra ignoranza, del vostro perbenismo, della vostra pochezza, della vostra meschineria, delle vostre mani tese, “Buona giornata”, “dimmi”. Ieri al telefono mi hai detto “dimmi”. Non farlo mai più. Dimmi si dice ad un collega, ad uno sconosciuto, è una frase svuota, una frase del distacco. E tu l’hai detta a me! A me. Ah già ma tu non pensi, tu vivi nel tuo mondo di frutta candita, nel tuo mondo di proverbi, di frasi fatte, incapace di distinguerti, di ribattere. Perché non mi rispondi? Eh? Dimmi perché? Ti faccio paura? O non capisci? Già non capisci. Non puoi capire. Il tuo cervello è pieno di conformismo. Sempre pronta dare il buon consiglio democraticocristiano, a perdonare,a capire, a giustificare. Stai studiando la risposta vero? La risposta da dare a questo scemo che sta straparlando. La risposta giusta. Ma io non sono scemo,. Non hai diritto di pensarlo. Non puoi competere con i miei eccessi. Si hai capito bene! Eccessi. Perché devo compensare le vostre carenze. Mi costringete ad essere eccessivo. Tu sei l’unica che mi conosce veramente. Aiutami tu. Per favore aiutami tu. Sei l’unica che può farlo. Non mi lasciare da solo. Parlami, parlami sempre (continua…)
parlami di continuo. E fammi vedere qual è la strada che devo percorrere. Tu sei migliore di me. Tu sei il mio puntino lassù. L’unica che resta. L’unica che c’è sempre. Ci sei sempre, sta sempre bene, sempre disponibile, sempre sorridente. Cosa caz.. c’è da sorridere? E adesso perché ti avvicini? Stammi lontano. E anche per colpa tua che adesso mi sento soffocare. Non sto bene. Chiedimi scusa, chiedimi perdono.”
Etc etc etc.
Il tutto gridando come un forsennato, sbracciando, buttando tutto all’aria.
La stessa violenza che aveva nel “bene”. Quando piangendo mi abbracciava così forte da farmi male. E restava fermo così a piangere e a farsi accarezzare anche per ore.
Anche io ero (sono ancora….) una “risolutrice”.
Talmente risolutrice che non potevo non intervenire in un caso così!
Uno che in un monologo dice tutto ed il contrario di tutto. Si appoggia, ti allontana e poi ti accusa di volerlo lasciare solo. Uno che ti vede nell’arco di tre secondi come la migliore e la peggiore?
Pensavo stesse male e volevo aiutare a risolvere se stesso nella convinzione di essere così forte da non perdere per strada niente di me!
Quando ho scoperto che la sua instabilità mentale era tutta una farsa messa in piedi nel momento in cui si era reso conto di aver finalmente trovato qualcuno che non lo mandava a quel paese quando sfogava i suoi nervi ormai mi ero lasciata succhiare via tutte le energie.
Quando l’ho conosciuto non era così, si rideva, si scherzava, mi rispettava. Ci si confrontava e c’era un dialogo intelligente, ci siamo dati (devo ammetterlo) mille spunti
Ma aveva un rancore sordo nei confronti di una platea di gente che, a suo dire, lo sottovalutava, lo scartava….
In me ha visto il riscatto!!!
Non era malato. Era solo incazzato e stressato! Non poteva sfogarsi con i suoi detrattori e “picchiava la sella”!!!!
L’altro giorno ero ad un passo da loro (lui e sua compagna), sorridevano beatamente ad una coppia amica solo di lei a cui lui ha stretto la mano e che ha salutato con un buongiorno che nelle mie orecchie ha risuonato come lo stridio di una forchetta su un piatto riprodotto in un mega amplificatore.
Stessa stretta di mano al congedo e conversazione approssimativa interrotta da uno squillo del cellulare (quello di lui). E lui che fa? Sorridendo (al telefono??????) spara un “Dimmi” a mille decibel….Alla fine se ne sono andati. Lui a testa bassa e lei che gli martellava nelle orecchie una serie di considerazioni negative sulla sua persona, sul suo abbigliamento, il suo comportamento troppo goffo. E lui a testa bassa a giustificarsi, a “subire”…..
Chissà su cui sfogherà ora? Con chi griderà? Su chi piangerà?
Q…..uando le urla cessano ti mancano perché hai lasciato che riempissero tuta la tua esistenza .
Lo stesso vale per il pianto dirotto.
Ora lo so, so anche io che in certi casi bisogna spostarsi e basta, che ciascuno si salva da sé, deve lavorare in prima persona sulla sua confusione e tutto ciò che hai scritto.
Ora (solo ora, però)lo so.
Ciao,
avete ragione Lilly e Luna, è un’autoanalisi corretta che ho dovuto fare anche io e pensavo di non averne bisogno. Ma dopo la seconda volta che ricado negli stessi errori un paio di domande te le devi fare.
e ho cominciato a pensare cosa voglio io.
io so chi sono, da dove vengo, dove sto andando e come ci voglio arrivare. so anche di essere, evidentemente, attratto da donne nella tempesta e non ho mai pensato prima d’ora che c’è anche chi è nella tempesta perchè, di fatto, ci vuole stare. so che la sicurezza e l’equilibrio tendono ad attrarre persone che, diciamo, fanno più fatica. so anche che non sono capace di vivere le relazioni in punta di piedi, o zero o cento.
so che quando la persona che ho di fianco si mette in una posizione di debolezza (crisi, non sta bene, è stressata ecc ecc) prendo e parto alla carica lancia in resta convinto che sia la cosa giusta da fare. ed è proprio qui che la faccenda diventa pericolosa perchè quella posizione di debolezza è invece di forza ed è il sistema migliore per farmi su.
ma mi va tutto bene, non voglio cambiare
solo che è la ricetta per il disastro se non sei capace di valutare chi hai di fianco. già, perchè purtroppo ci sono persone che fondamentalmente se ne sbattono, vivono una vita di sopravvivenza prendendo quello che serve come a un self service. e spesso per incapacità o malvagità non si rendono nemmeno conto di quello che combinano (o se ne fregano).
Non ho nessuna voglia di sopravvivere, voglio vivere, voglio le responsabilità che una relazione comporta, voglio viverne anche le difficoltà, voglio superarle e crescere. ma voglio che siamo in due a farlo. se lavoro da solo, primo non è una rapporto ma (bho? cosa?), secondo non vado da nessuna parte.
e quindi? bha se riuscirò ad imparare a valutare chi ho di fianco sarà tanto di guadagnato, in caso contrario potrà andare bene o male con la prossima ma per lo meno, porca miseria schifosa, vivrò non mi lascerò trasportare dalla corrente, arrivando tra vent’anni a guardare indietro un percorso di vita fatto di fughe, non scelte ed immobilismo.
poi magari dall’alto arriverà un’occhiata benevola e la prossima sarà quella giusta.
a presto
PER FINIRE……
Ps……Luna, mi dirai: “e uno che a testa bassa non controbatte e subisce a testa bassa secondo te si ama e si autostima?”.
Ed io rispondo di si. Che si ama. In un brutto modo che prima o poi gli farà veramente male ma….si ama.
Perché per motivi un po’ economici ed un po’ personali deve subire certe situazioni. Ma quando la sua mente gli dice “stop! Ora basta! Vai e aggredisci per compensare e riequilibrarti!” lui, in una sorta di amore contemplativo per sé stesso va e fa tutto ciò che la sua mente gli suggerisce per ristabilire un equilibrio.
Io, non ci riuscirei a dare una randellata sulla capoccia di un povero cristo perché il mio datore di lavore mi vessa/disprezza per compensare il male subito con una vendetta (io mi vendico e questo è il mio obbiettivo! Chi se ne frega se la randellata l’ho data a x anziché a y: Mi importava dare la randellata….e l’ho data!).
Lui si.
Un bruttissimo tipo di amore per sé. Un amore che prima o poi presenterà malamente il conto. Ma pur sempre amore (ed autostima)!
…………Ciao a tutti!
Ciao Marghe 🙂
riguardo alle risposte che tu ti dai ovviamente non rispondo 🙂 le tue risposte sono le tue risposte, sono giuste per te 🙂
però poni una domanda, forse più di una a me, e dunque ti rispondo a quelle 🙂
@non ti sembra di dare troppa importanza a quest’uomo? Va bene cercar ogni tipo di scappatoia analitica per riprendere a vivere, va bene vedere la NOSTRA verità dei fatti e niente altro per scacciare la paralizzante malinconia che ti toglie il fiato , ma non va bene secondo me pensare che sti omuncoli possano aver avuto il potere di annientarci.
Io ho già cominciato a vivere e non mi servono scappatoie analitiche 🙂 Sono ancora in viaggio,ma se osservi veramente quello che scrivo ti sembra che trasudi desiderio di rivalsa? o cristallizzazione nel passato? O autocommiserazione? Non credo. Non è quello che sento, almeno. Io non credo siano scappatoie, tutt’altro. Credo sia centrare il problema, o tentare di centrarlo (nel senso che ciascuno sa per sè quale sia per lui il problema centrale). Se il problema non sussiste non serve parlarne, ma se sussiste, se uno ha ancora delle domande, penso possa valere la pena di parlarne.
Perché i risultati, i “sintomi” di queste dinamiche sono complessi, anche se molto spesso gli inizi che stanno al centro di queste dinamiche sono molto più “semplici”. Ma vederli non è così immediato.
Quello che tu chiami “analisi” non è dire loro hanno-hanno avuto tanto potere… è invece secondo me sgonfiare dei “mostri”. Se i mostri si sgonfiano da sè tanto meglio. Se una persona guarda serenamente al proprio futuro tanto meglio. Ma se una persona continua a portarsi dentro dei miti all’inverso, come dei mostri, a credere che quello che è accaduto sia stato inevitabile (mentre “contigente” è diverso da inevitabile), che le cose ti capitino addosso come delle tegole da cui non puoi schivarti o a colpevolizzarsi, o a implodere in analisi a circolo chiuso… bhe, forse vale la pena parlarne.
Io posso dirti che il potere a quelle persone si dava nel momento in cui si restava in determinate situazioni senza dare valore alle proprie sensazioni e alla propria capacità di scelta per il proprio bene. Parlarne come si fa in questa sede non è dare potere a loro, o a quanto hanno fatto, ma alle proprie sensazioni.
se una persona dice che pensare a qualcosa gli fa ancora male esprime quello che sente.
se tu dici che non ti fa male fai altrettanto.
Il discorso è anche che ciascuno individua il suo problema e le sue fasi. E le sue soluzioni. se la tua funziona per te è ottima, e indiscutibile. Sei serena? perfetto 🙂
Al momento quando ho letto “dare troppo importanza a loro” sono rimasta stupita perché invece mi sembrava che qui si parlasse delle sensazioni di chi scrive, con una centratura (sana, a mio avviso) sulla propria percezione e sulle proprie sensazioni, non su quelle di qualcun altro.
Forse ho capito però ciò che intendi. Che può fare male continuare a pensare che loro abbiano potuto fare tutto questo…
Infatti, non lo hanno fatto da soli. Queste cose si fanno sempre in due. Ma messa così suona come: te la sei cercata. te la sei meritata. è colpa tua che non ti sei spostata. E, mi dispiace, mi rifiuto di dirla così, perché così non è. Perché queste dinamiche sono più complesse di così. E sono anche molto individuali. Tu hai le tue domande, io ho le mie. Tu hai le tue risposte, io ho le mie. Ma io mi rifiuto di fare ulteriore violenza a chi ha sentito di subire violenza e si sente lacerato buttando là frasi che, messe giù così, possono causare altre analisi a circolo chiuso, e essere cagione di altra violenza. Piuttosto se faccio un’affermazione la spiego. Troppo? può darsi, ma meglio troppo, perché io penso che parlo con persone che sono ancora in viaggio, altrimenti non si farebbero domande. E non descriverebbero le proprie sensazioni perché sono in dubbio a riguardo. Mentre le loro sensazioni (primitive) valgono e basta. Ma si sono abituate a non dare loro sufficiente importanza. E, bada bene, non ti sto dicendo che ho delle risposte, dico solo che quando faccio delle affermazioni le spiego, perché ho rispetto della possibile fragilità di chi mi ascolta. se non c’è tanto meglio. io la metto in conto.
Per quanto mi riguarda lui non mi ha annientato, perché altrimenti non sarei qui, e non vivrei una vita degna di tale nome. Ma che ci sia stato un periodo in cui c’è stato uno stato di sofferenza è, per me, vero. Il punto non sta nel negare che ci sia stato per togliere potere a qualcuno, o di darne dicendo che quello stato di sofferenza è esistito. Il mio problema non è dire che uno “è stato così bravo da annientarmi in quella maniera” o “non abbastanza bravo”. E sai perché? perché il problema per me non è lui. Il punto per me è un altro. Per me: che qualcuno ti ami o non ti ami, che sia una cozza o superfigo, che sia squilibrato o no (c.... suoi), sarebbe molto bello se nessuno arrivasse fino alla saturazione ostinandosi in un qualcosa che, comunque, e indipendentemente dal perché, gli causa malessere e non benessere. Uscendo da una miscela esplosiva, indipendentemente da chi sia la miccia e chi le dà fuoco.
Lilly…
io in realtà ti direi: sono c.... suoi quello che è, è quello che è, e per te era miccia esplosiva. Punto.
Però mi rendo anche conto che, parlandoti di certe cose, giustamente, ho chiamato in causa una descrizione di questo tipo. Il punto è che io volevo descrivere che a volte è possibile che la stanchezza su più fronti renda le nostre difese basse per individuare le nostre sensazioni primarie.
Una cosa però voglio dirtela, ciò che io (discutibilissimo) ho pensato leggendo quel monologo che hai riportato. La sensazione che, se tu avessi tolto l’audio mettendoti due tappi, avresti visto un’ondata di aggressività enorme, e forse, istintivamente, ti saresti spostata. Ma sei entrata nella “logica”. E lo fai ancora quando ti chiedi se lui ha più autostima di te. Per me non ce l’ha, ma comunque sia sono sempre c.... suoi.
Baci
ciao ragazzi, è da un pezzo che manco da queste parti…come state?
Io sto bene, a parte i tanti problemi sul lavoro, devo dire che nella vita privata va meglio. Dopo 8 mesi di solitudine comincio a respirare un’aria nuova.
Una nuova conoscenza all’orizzonte e il passato è sempre piu’ lontano…è bello riprovare certe sensazioni quali quella di stare bene con qualcuno e ridere e sentirsi a casa.
Spero davvero che questo stato di serenità continui perchè sto cominciando a ritrovare un po’ di fiducia nei sentimenti.
Voglio dire a tutti coloro che ancora soffrono per qualche ex, che bisogna trovare il coraggio di chiudere col passato perchè la vita è sempre in avanti. Non buttatevi giu’ perchè dietro l’angolo potrete incontrare altre persone e vivere ancora belle emozioni.
Un saluto particolare a Luna. Suny. Ant062. Anna.
State bene ragà?