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Il suicidio

di beppino

Riferimento alla lettera: Buongiorno, anche io penso che il suicidio sia una cosa buona, in un certo senso. Da tre anni, ci sto pensando, e ho già fatto quattro tentativi. Per me, la morte rassomiglia a un riposo, perché come lo dice un autore francese, "vivere, è soffrire". Io di fronte alle difficoltà...
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Categorie: - Me stesso

14.953 commenti

Pagine: 1 269 270 271 272 273 300

  • 13501
    Randy -

    Likila, non posso che sottoscrivere ogni tua parola 😉
    Ma d’altronde non pretendere che la lucidità mentale sia merce a buon mercato; forse bisogna invidiare chi produce autoinganni, anche se io proprio non ci riesco. E, mi par di leggere, neanche tu. Dal che arguisco che sei una persona di valore morale e intellettuale ben al di sopra della media qui scrivente. Un caro saluto.

  • 13502
    luca76 -

    @blu, se ti sfogliassi le pagine di questa lettera relative agli ultimi due anni, mi troveresti coinvolto praticamente in tutte le polemiche che ci sono state. Non ho peli sulla lingua e dico sempre la mia (giusta o sbagliata che sia). Ma le polemiche devono avere un inizio e una fine, devono essere fine a se stesse, senza portarsi dietro strascichi. Quando scadono a livelli infantili diventano stucchevoli e prive di interesse. Se ci si tiene tanto a proseguirle lo si fa in privato scambiandosi le e-mail, non piú in pubblico o coinvolgendo terzi.

  • 13503
    Blu -

    Sarà. Ma a me sembra che sia facile dire cose così delle polemiche altrui e non guardare quelle proprie. Comunque hai ragione, ma penso debba valere per tutti.

  • 13504
    S -

    Evito volutamente di fare polemica e sperando che Likila abbia letto il mio post precedente, completo il discorso che avevo iniziato.
    Salvo rarissimi casi (e si tratta di persone veramente coraggiose, oltre che intellettualmente oneste) gli esseri umani tendono a generalizzare le loro esperienze interiori. Da uno stato d’animo traggono una filosofia. E alcune di queste impalcature teoriche sono veramente raffinate. Peccato che l’origine di certi pensieri sia sconosciuta ai loro stessi autori. Non c’è bisogno di scomodare la psicoanalisi: tanta gente ha un’insopprimibile tendenza a razionalizzare ciò che è irrazionale. Ma la cosa più interessante è che nel compiere questa operazione perseguono un interesse puramente personale. Ed è qui – lo dico bonariamente – che mi viene da sorridere quando sento queste persone parlare di autoinganni.
    Io non sono né ottimista né pessimista, perché entrambi i punti di vista sono ugualmente unilaterali. Prendo atto, in modo molto semplice, che ogni vita rappresenta un caso a sé. Non pretendo di stabilire il valore dell’esistenza altrui. Conosco il valore che la mia vita ha per me; solo di questo sono autorizzato a parlare.
    Vorrei aggiungere un’altra cosa che mi sembra fondamentale. Il valore che le cose hanno per noi lo comprendiamo solo quando rischiamo di perderle. Non ho mai amato tanto la mia vita come adesso che rischio di crepare. E forse è proprio questo che rende così difficile capirsi.

  • 13505
    Randy -

    Quando leggo povere parole di poveri esseri che, poveramente, pretendono di spacciare per logiche delle frasi illogiche mi sento davvero male.
    Non dovrei, ma evidentemente esercito la compassione.
    Gente che parla di concetti che non riesce a comprendere: come ad esempio il confondere un punto di vista con la totalità dei fenomeni ovvero ciò che ci capita da ciò che è o potrebbe essere per tutti. Queste persone sorridono leggendo di altri che parlano di autoinganni. Sorridere gli farà dimenticare tutto il resto, mi auguro.
    I punti di vista esistono come effetto non come causa del benessere psicologico, il quale a sua volta dipende dalla stessa vita con il Caso regolatore. Chissà se sorriderebbero anche vedendo qualche filmato di bambini torturati, animali condotti al macello, corpi martoriati, famiglie distrutte o pensando, se solo ne fossero capaci, al dolore che porta la solitudine, il non comprendere perché ad alcuni sì e ad altri no, la mancanza di senso nella vita e nella morte, l’ingiustizia, la disperazione. Temo che il loro autoinganno li porterebbe a ridere ancora. E che si facciano sta risata…

  • 13506
    S -

    Vedi, Luca76; io più che ignorarlo non posso fare …

    La mia opinione, come si sarà capito, è antitetica a quello formulata nel post precedente. I punti di vista sono le cause e non gli effetti. Chiamare in causa la “totalità dei fenomeni” è un’operazione a dir poco ingenua, a meno che colui che parla non sia convinto di essere Dio.
    Citare solo i casi più drammatici (escludendo arbitrariamente tutto il resto) è altrettanto unilaterale che citare solo quelli più felici.

    Vorrei sapere da queste persone perché non passano dalle parole ai fatti. Guardate che non si tratta di una questione irrilevante. Si potrebbe perfino affermare che questa incoerenza rende poco credibili le loro affermazioni. Ci hanno detto che il problema non è la loro infelicità ma quella di tutte le creature. Ci hanno detto che sono tanto sensibili e che non possono tollerare questo orrendo spettacolo. Ci hanno detto che la vita fa schifo, è una merda, è totalmente priva di senso. Com’è che sono ancora qui ?

  • 13507
    Mark -

    Perchè ne traggono s-vantaggio, anche se non lo danno a vedere perchè non ne sono all’altezza. È ipocrisia. È la casamatta di chi da 13.000 pagine si serve della sofferenza altrui, per dissimulare, aiutandosi in questo gioco perverso a rimanere in equilibrio.
    È il cinismo di S ad aiutarci ad assistere il prossimo. Tutto il resto è una grandissima bugia. Le lacrime degli ipocriti sono permeate di falsità, utili solo per raggiungere sporchi obiettivi, nascondere l’evidenza e farsi credere onesti dagli altri.
    Evidentemente sono discorsi al di sopra degli umani limiti. Preferirei discutere con un assassino reo confesso.

    P.s. Ad opporsi seriamente, nessuno, solo S e Matteo. Questo non è giustificabile.

  • 13508
    Blu -

    S tu dici che non continui, ma poi continui eccome. Come fai a dire che ti basta giocare con il gatto per essere felice? Anche a me piace vedere il mio gatto giocare e ne sono felice. Ma poi penso che ci sono tanti gatti che stanno male e divento triste.

  • 13509
    Likila -

    S e Mark siete i numeri 1 del rigirare la frittata.
    Davvero i migliori buoi che dicono cornuto agli asini. AHAHAHHA

    Mai visto tanta falsità e tanti rigiramenti di parole. Dovreste fare i politici. Tutto fumo e niente arrosto. Promesse che poi non mantenete. AHAHAHAHA

    Spassosissimi!

  • 13510
    MarioSM -

    C’è la forte possibilità che il forum venga chiuso come si è letto ultimamente. Invito tutti ad astenersi, PER FAVORE, da offese, continue frecciatine o altro e di vedersela, se vogliono, in separata sede. Il forum può risultare molto utile a qualcuno se rimane in vita senza continui duelli…..

  • 13511
    Mark -

    Likilia e blu sono la fotocopia di randy. Solo un fesso non se ne renderebbe conto. Facciamo finta di nulla..mumble..mumble..

  • 13512
    Randy -

    Citazione da Cocciante: “Povero(i) diavolo(i), che pena mi fai(ate)”.
    Abbiamo comunque capito che per stare bene basta pensare positivo e godersi la bellezza di un fiore. Se poi viviamo in città e il fiore lo vediamo in cartolina, godiamoci la cartolina.
    Insomma, voi poveri depressi, malati e malandati, dovete mettervi in testa che la colpa è solo vostra!!! Imparate a rigettare le brutture e godervi quello che la vita vi regala (?). Se poi non vi regala niente, gioite per gli altri che hanno qualcosa. La vita è bella e brutta a seconda di come la vediamo noi, mica per quello che ci capita di subire! Siete stati violentati, malmenati, umiliati? Pazienza, forse ve la siete cercata 🙂
    Blu, Lilika…vi rendete conto a che punto siamo arrivati???!!!
    Bè, vedrete che riusciranno a fare anche di peggio. Ormai è meglio che andare al cinema; anche se siamo al livello dei fratelli Vanzina :-(.

  • 13513
    david -

    Oliviero Trombini ormai incombe

  • 13514
    S -

    Mario; tu hai ragione. Ma il forum dovrebbe essere moderato.
    Riproviamoci.
    Spesso vengono citati i malati del reparto oncologico. La citazione viene fatta per lo più a sproposito, con l’intento di stabilire una gerarchia fra le sofferenze fisiche e quelle psicologiche. Ma avete mai notato l’incredibile vitalità di molti malati ? La loro voglia di lottare appare quasi sovrumana. L’importanza che le cose hanno per noi la comprendiamo proprio quando rischiamo di perderle. Credo che tante incomprensioni siano dovute proprio alla diversità delle situazioni contingenti. Quante volte è accaduto in questo forum … Un depresso fa fatica a empatizzare con una persona che sta lottando disperatamente per salvare la sua vita (e viceversa !). Nel depresso l’attaccamento alla vita ha raggiunto il suo minimo; nella persona che lotta per salvarsi risulta particolarmente accentuato. Siccome ho sofferto di depressione per quasi quattro anni, so bene a che livello possano arrivare la nausea, il disgusto e la disaffezione alla vita. Adesso mi trovo proprio nella situazione opposta; quindi per me è più facile capire entrambi i punti di vista. E trarre dal confronto le logiche conseguenze.

    PS: Se amate gli animali non sottovalutate i benefici della pet-therapy !! Qualcuno ci riderà sopra, ma queste bestiole hanno salvato la vita di tante persone. Io senza i miei gatti non ce l’avrei mai fatta.

  • 13515
    Dalia -

    Luca, hai ragione, chiedo scusa a te, a Ele e ad Emma. Voi avete avuto la gentilezza di lasciarmi i vostri pensieri, ed io sono sparita. Il fatto è che nei miei momenti peggiori mi sento una specie di mostro, mi incattivisco, mi imbruttisco molto e mi dispiacerebbe rovinare queste pagine. Pagine dove si leggono diatribe, ma anche testimonianze che commuovono, come quella di Emma di qualche giorno fa.

    Non me la sento, e neanche ne avrei le conoscenze, per intervenire nelle discussioni che nascono, anche perchè come accennava qualcuno, nel mio personale caso riflessioni “filosofiche” o giù di lì, ahimè, a nulla servono. Se posso solo permettermi una veloce parentesi, mi dispiace leggere delle reciproche offese e degli “schieramenti” tra S. e Randy (entrambi, a mia sensazioni, a differenza di altri che sono intervenuti qui -evito di nominarli ma mi sembrano evidenti-, hanno distintamente una certa “sostanza”). E’ un peccato, mi è dispiaciuto sinceramente.

    Detto questo, Luca, ti ringrazio sentitamente del tuo interesse. Mi attendono giorni che non so come riuscirò ad affrontare. Sono dovuta tornare a casa, ho dato fondo ai miei pochi risparmi. Mi sono spesa fino all’ultima goccia, invano. Adesso sono chiusa nella mia camera, da domani dovrò di nuovo inventarmi qualcosa per riempirmi le giornate. E con la stanchezza che sento addosso, fisica e psichica, non so proprio come farò. Durante il viaggio di ritorno ci ho pensato con terrore; essere spenti e mantenere il buonsenso mentre intorno (l’intorno quotidiano) tutti fanno rumore con le loro vite realizzate (o apparentemente che sia) non è facile, ed è quello che mi aspetta. Penso con una paura invalidante al futuro, sia inteso quello immediato che quello a medio-lungo termine. E’ desolante non avere uno scopo per svegliarsi al mattino, e da domani dovrò inventarmi una forza che non ho per non scivolare nel vortice dell’apatia.
    Scusatemi ancora per non avervi risposto subito. Grazie del sostegno,…

  • 13516
    Blu -

    Volevo dire a Mark che forse è lui che è fotocopia di S, non certo io. Riguardo i discorsi di S purtroppo devo contraddirlo perché io lavoro in ospedale, seppure non nel reparto oncologico. E ne vedo tanti e posso dire che non è come dice S. Avere un tumore è una disgrazia e forse non si rende conto di quello che dice. Dovrebbero far smettere lui di scrivere.

  • 13517
    S -

    @ Dalia:
    Ciao.
    Il confronto con la gente “realizzata” può essere fonte di complessi e frustrazione. Ci siamo passati tutti o quasi tutti. Molto dipende dai modelli a cui facciamo riferimento e spesso questi modelli ci sono imposti dall’alto con la nostra complicità. Anch’io mi sento un disadattato. Lo sono sempre stato fin da bambino. Però – te lo assicuro – mi sento molto meglio da quando ho posto fine ai tentativi di uniformarmi. Non bisogna vergognarsi della propria diversità. Spesso invidiamo gli altri per delle cose che non ci renderebbero affatto più felici qualora ne entrassimo improvvisamente in possesso (i problemi economici sono un altro paio di maniche !).
    Non c’è niente di male nell’ essere tornata a casa. Hai fatto un tentativo e hai verificato che non c’erano le condizioni per andare avanti. Se non ci avessi provato adesso saresti in preda ai rimpianti e magari ti sentiresti in colpa.
    Scrivici ogni volta che ne hai voglia.

  • 13518
    luca76 -

    @blu, ho perso il conto di quante volte io abbia lasciato la mia e-mail per redimere le questioni nate qui in privato. Sai quanti hanno risposto al mio invito? Nessuno. A me non piace “predicare bene e razzolare male”, cerco di essere sempre coerente tra quello che dico e quello che faccio. Se la controparte con cui discuto da quest’orecchio non ci sente, io non posso proprio farci niente. Certa gente ha bisogno di un pubblico per esprimersi, presi da parte sono incapaci a confrontarsi, vista la loro pochezza.

  • 13519
    luca76 -

    @Dalia, hai fallito dove molti qui (e non solo) non tentano neanche. Presa in se é gia un piccolo successo. Ci sono sconfitte che valgono piú di cento vittorie, se solo ne riesci a far tesoro.
    Un forte abbraccio.

  • 13520
    Dalia -

    Luca, quando a “tenderti la mano” è qualcuno che sta forse anche peggio di te, ha un valore particolare il suo gesto di vicinanza, si riveli determinante o rimanga anche un tentativo. Per cui ti ringrazio. Non sono brava con le parole, se fossi più abile ti scriverei qualcosa di meglio, fai conto che l’abbia fatto.
    Mi verrebbe da chiederti, almeno per gratitudine, come stai tu, ma vorrei evitare le domande sciocche. Se vuoi rispondimi, altrimenti scusa l’impertinenza.
    Per cercare di rispondere a te e ad S. in modo un pò più organico, vi direi che non lo so, sapete?
    Non conosco molta gente, tutt’altro. Quel che provo, e quel poco che mi sembra mi riesca, a capire degli altri lo devo all’osservazione “da lontano”. Per cui mi è difficile stabilire se, chi e quanti farebbero un tentativo simile, anzi auspicabilmente migliore, di come abbia provato io.
    La mia sensazione è che i ritmi e i livelli generalmente richiesti “per stare al passo con i tempi”, per essere inseriti in un contesto socio-lavorativo medio in questi anni, siano sempre più pretenziosi, almeno per la mia persona. Mi sento esponenzialmente inferiore ai requisiti basici per appartenere ai cosiddetti “meritocratici”. Eppure, una parte di me non vuole slegarsi dalla convinzione che molti tra questi non siano così importanti, se non in un’ottica di immagine, che però mina l’essenza delle persone, non so se riesco a spiegarmi. Ho delle idee un pò troppo particolari su diverse visioni, forse anche questo mi inibisce al mondo, dove vago ancora alla ricerca del mio posto, con il forte sospetto che non ci sia luogo dove poter regalare all’anima un pò di pace.
    S., tutto quello che mi manca è la serenità. Non mi hanno mai attirata, nemmeno da piccina, gli eroi e le eroine, gli spettacoli o la perfezione. Quello che mi è sempre mancato è un senso di appartenenza ad una “normalità” (doverosamente virgolettata), intesa perlopiù nella sua sfumatura che si avvicina al significato di una serenità…

  • 13521
    Dalia -

    .. paga dei giorni andanti.

    (S., Ti avevo scritto un intero post cercando di risponderti alla tua considerazione sul punto di vista economico: steso, riletto, già pronto ad essere inviato. Poi mi sono fermata e chiesta se sia la sede opportuna e, non trovando una risposta, nel dubbio, ho preferito evitare interferenze. Cerco di non dimenticare che mi trovo in uno spazio delicato, che qui si parla di suicidio, il mio pensiero fisso anche se cerco di evitarlo, come lo è di molti qui dentro, non vorrei andare fuori tema e magari scrivere sciocchezze che probabilmente sono solo mie idee distorte). Ringrazio anche te per le tue parole.

  • 13522
    Blu -

    Io sono convinto che le discussioni siano tali perchè sono pubbliche. Cosa speravi di ottenere in privato? Darvi un sacco di legnate? E poi?
    Le discussioni servono per avere delle posizioni e lasciare che le persone che leggono decidano se essere d’accordo. Io tutto questa paura di parlarsi e magari litigare non ce la vedo. Questo è un forum ed è fatto apposta, anche per litigare.

  • 13523
    S -

    @ Dalia
    Considerando quello che si legge in questo forum la tua delicatezza è quasi commovente.
    Credo di aver capito a cosa ti riferisci. Io la chiamo “nostalgia della normalità”. Che in questo caso fa rima con serenità. Godere delle piccole cose, non essere assillati dai problemi, vivere in santa pace lontano dai grandi riflettori … niente ambizioni sfrenate, niente celebrità, niente rumori assordanti … solo tranquillità e assenza di preoccupazioni. Mi riterrei l’uomo più fortunato del pianeta. E pensa che c’ero quasi riuscito. Poi è sopraggiunta la miseria, con l’incubo di non pagare l’affitto e di ritrovarmi da un giorno all’altro in mezzo a una strada.
    Mi hanno chiesto quale fosse per me il bene più prezioso e io ho risposto subito “l’intimità”. Lasciatemi le mie quattro mura, lasciatemi i miei libri e la mia gatta, lasciatemi i miei film di Stanlio e Ollio e magari trasportatemi con loro in un posto più tranquillo. E poi fate sparire le preoccupazioni economiche. Non avrei bisogno d’ altro per essere felice.

  • 13524
    luca76 -

    @Dalia, come sto? Diciamo che sto….La qualitá della mia vita negli ultimi due anni é in costante picchiata, cerco di risalire faticosamente la china e in questo lasso di tempo passato non si contano i fallimenti e i buchi nell’acqua fatti. Perseguo in un progetto che, causa burocrazia e mancanza di fondi, sono costretto a posticipare di volta in volta. É la mia ultima possibilitá di tornare a una vita “normale, semplicemente normale”….Il resto sono solo chiacchiere.
    Un abbraccio….

  • 13525
    Dalia -

    S., intendo per diversi aspetti quel tipo di sensazione che hai descritto.
    Impiegherei molte righe per entrare nei dettagli, ma continuo a credere di essere alquanto avulsa io dal più o meno comune sentire: sarebbe dunque illusorio da parte mia credere di poter ritrovare in te o in qualunque altro una comprensione profonda e una condivisione di quegli stati d’animo, e parlo di una particolarità che mi fa sentire inferiore, a disagio e ulteriormente incapsulata nella mia bolla di alienazione.
    Sto perdendo la capacità di confrontarmi, la calma, la gentilezza, la pazienza. Sto perdendo l’energia e il senso di forzarmi, costringermi a provarci, come ogni introverso è costretto a fare per intessere minimi rapporti umani. E me ne dispiace, la stanchezza mi sta sopraffacendo ed io non so più gestirla.
    Un caro saluto.

    Luca, resti vago, ne hai appena accennato ed io rispetto la tua più che comprensibile quanto apprezzabile riservatezza riguardo al tuo progetto. Ma ti auguro davvero di riuscire a realizzare ciò per cui stai faticando, che il tempo renda giustizia alla dedizione e alla speranza che stai investendo.
    Il resto sono solo chiacchiere.
    Un abbraccio a te, grazie.

  • 13526
    Ele -

    @Dalia ciao, sono stata lontana dal forum per qualche tempo, un pò per i toni per me sopra le righe, un pò perchè un paio di volte la pagina si collegava a siti assurdi e venivo coinvolta in abbonamenti non richiesti. uno stress dovermi cancellare da cose tipo astrologia, burlesque e barzellette al punto che ho cancellato la pagina dalla cronologia. ho letto che sei tornata a casa.. sai cosa penso e vedo che l’hanno scritto anche altri: hai fatto un tentativo, ti sei impegnata ma le condizioni non sono state favorevoli. però tu c’hai provato, brava. capisco molto il tuo senso di inadeguatezza ed estraneità alla gran parte del mondo che ci circonda, eccome se lo capisco ed Emma lo sa bene. quante volte mi ha tirato su mentre scrivevo di sentirmi diversa, non all’altezza, un’aliena. una volta mi scrisse “e se fossero tutti gli altri quelli sbagliati?”. che splendido punto di vista! vero o non vero, mi mostrò un’altra chiave di lettura, distogliendo il mio sguardo dalla mia nicchia fatta di solitudine, incomprensione e dolore. un tempo volevo essere felice, poi volevo essere serena, adesso vorrei essere almeno equilibrata. non sto abbassando l’asticella, sto solo focalizzando quel che è meglio per me.. per sapere a cosa puntare con tutto il tempo che ci vorrà e tutti gli aiuti che serviranno, compreso il vostro. un abbraccio Dalia, buonanotte.

  • 13527
    Emma -

    ……e continuo a pensarlo, Ele.
    Seduta sul mio cumulo di vestiti vecchi, scarpe con la suola pericolosamente a rischio e buste verdi dal contenuto minaccioso,continuo a pensarlo.
    Probabilmente il punto di vista “corretto” dovrebbe essere un altro.
    Uno più equo, più mediano, del tipo “non c’è un migliore o un peggiore”.
    Ma, vedi, quando, per mille motivi, economici e non, diventi un randagio e ti imponi di stare, a tutti i costi, su questa Terra, devi trovare il modo di stare a galla, di nuotare controcorrente e di tenere la testa fuori dal pelo dell’acqua stingendoti forte al tuo pezzo di legno marcio.
    Senza rubare il legno marcio altrui.
    Prendendo a calci nel sedere e nei denti chi tenta di rubarti il tuo.
    Senza l’umiltà che ti trascinerebbe dritta dritta in un inferno ancora peggiore.
    Senza l’arroganza estrema che ti farebbe perdere il baricentro.
    La vicina di casa dei miei, casa in cui albergo a scrocco come se avessi 15 anni, ha la mia età.
    Ha un marito da vent’anni, due figli, una casa splendida e splendente, una bella macchina, un buon lavoro (sicuro), un abbonamento nella miglior palestra, bei vestiti, belle acconciature, tanti amici, tanti sorrisi smaglianti da sfoderare nei selfies con le amiche del gruppo “40 anni e dimostrarne la metà”.
    Ossia: soldi, serenità, salute.
    In una parola: tutto.
    Ed io provo invidia….
    Oh si….un’invidia bestiale….
    Non verso di lei ma per ciò che ha e che io non ho: la serenità, il sonno tranquillo.
    Non mi sento inferiore, non la vedo superiore, non faccio finta che non esista perchè “se chiudi gli occhi il babau cattivo sparisce”.
    Quando la incrocio, la mattina, lei mi squadra.
    In modo che potrebbe essere quasi imbarazzante se fossi ancora in grado di provare imbarazzo.
    Io, molto più semplicemente, la guardo.
    I nostri “ciao” sono identici.
    Ma la sua necessità di inquadrarmi, di darmi una collocazione nella sua personalissima scala sociale, di sentirsi “migliore” attraverso un confronto e, per contro, la mia necessità di vederla per non darle una spallata, fanno la vera differenza.
    Io sono io.
    Lei è sè stessa tramite (anche) me….
    Un abbraccio a te, a Dalia (hai perso una battaglia, non la guerra) e a chi lo vuole o ne ha bisogno.

  • 13528
    luca76 -

    Ne vale davvero la pena proseguire?

  • 13529
    Dalia -

    Grazie Ele, Emma, ciao Luca.
    Quando arriva sera, nottate insonnia permettendo, mi sento un po’ meglio. Sapere di un altro giorno in meno da sopportare, 24 ore sfilate via una dopo l’altra come le perline dal filo spezzato della collana, non so, e’ un flebile calmante. Per stasera vi lascio cosi. Buonanotte.

  • 13530
    S -

    “Ne vale la pena ?”
    Luca; questa domanda ce la siamo posta tutti. Alcuni si sono dati una risposta; altri continuano a porsela ogni santo giorno. Molti (la maggioranza ?) continueranno a porsela fino al giorno in cui la morte deciderà per loro.
    Io ho capito che ne valeva la pena quando la mia situazione si è fatta più drammatica. Ma non ho certo la presunzione di rispondere per gli altri. Di fronte alla morte siamo tutti soli e di fronte al suicidio ognuno di noi è chiamato a scegliere. A essere giudice di sé stesso. A stabilire se la sua vita meriti o meno di essere vissuta.
    C’è uno psichiatra in Russia che cura la depressione con un metodo ben poco ortodosso. Fa sprofondare i suoi pazienti sotto terra, li lascia sepolti per un’intera giornata e sostiene di ottenere dei grandi miglioramenti. Quando i pazienti rivedono la luce, egli dice, sono molto più combattivi e attaccati alla vita. Ignoro se sia un ciarlatano, ma se avesse ragione non mi stupirei affatto. La risposta è del tutto individuale, può essere positiva o negativa, ma almeno di una cosa sono abbastanza sicuro. Quando rischi la pelle la risposta viene da sé.

  • 13531
    luca76 -

    @s, non sono uno psichiatra, ma non mi sembra che la metodologia adottata da quel medico possa portare benefici alla lunga. Al massimo puó provocare uno shock adrenalinico come un giro sulle montagne russe. Probabilmente tra i suoi pazienti in cura ci sono ricchi oligarchi in stile Abramovich, gente che cade in depressione perché non sa in che modo spendere i miliardi di dollari accumulati (succede veramente). A un vecchio contadino nato e cresciuto nella ex Unione Sovietica e che é caduto in depressione per la dissoluzione dell’U.R.S.S. (anche questo succede veramente), non gli porta niente l’esperienza di essere seppellito sei piedi sotto terra, per risorgere come un novello Lazzaro, (ri)aprendo gli occhi alla vita. Comunque non si puó obbiettare niente alla tua affermazione riguardante al fatto che tutti, messi di fronte a un pericolo mortale, cerchino di salvare la pellaccia. Persino il piú incallito aspirante suicida, se si trovasse in un edificio squassato da un terremoto di XII grado della scala Mercalli, se la darebbe a gambe. Ma io credo che questo dipenda semplicemente dalla nostra memoria genetica, legata all’istinto di conservazione della specie. É una questione di imprinting, che scatta automaticamente….
    Molto tempo fa, citavo su queste pagine un racconto di King (“L’arte di sopravvivere”), incentrato su fino a che punto una persona voglia (possa) spingersi per soppravvivere. Lo lessi la prima volta quasi venti anni fa. All’inizio mi affascinó per il macabro che esprime, solo piú tardi acquisii la maturitá per comprendere le implicite questioni annesse, riguardanti le reali capacitá e volontá espresse da un essere umano nel perseverare il suo istinto di conservazione. Probabilmente nemmeno il buon Stephen, pur scrivendolo, voleva arrivare a tal punto. La trama, per chi non la conosce, é presto detta. Un ricco e famoso chirurgo di New York, -continua-

  • 13532
    luca76 -

    -segue- deditamente segreto agli stupefacenti e allo spaccio di essi, si ritrova a naufragare su un’isola deserta. Tutto ció che riesce a recuperare dal relitto sono un milione di dollari in eroina, una scatola di fiammiferi e un vecchio coltellaccio. Dopo varie vicissitudini e sfiancato dalla fame, comincia a farsi strada nella sua mente l’idea di auto-cannibalizzarsi per sopravvivere. Comincia ad amputarsi un piede e mangiarlo. Poi l’altro. Arriva al punto di mangiarsi tutto al di sotto dell’inguine. Il finale rimane aperto, con lui che chiude le sue farneticanti memorie apprestandosi a mangiarsi la mano sinistra….
    Certo, il racconto di King é pura fantasia. Nessun essere umano riuscirebbe a sopravvivere a continue e ripetute amputazioni autoinflitte, pur con l’ausilio di capacitá mediche fuori dal comune e di abbondanti dosi di eroina come analgesico….Trasponiamole nella realtá, che a volte riesce a superare la piú fervida immaginazione letteraria.
    @s, la tua voglia di sopravvivere, fino a che punto puó (vuole) arrivare? Messo alle strette, riusciresti mai a uccidere e cibarti della tua amatissima gatta per sopravvivere un giorno o due in piú? E bada bene che la mia domanda non vuol essere un “j’accuse” verso i tuoi concetti espressi, quindi ti prego di interpretarli come un “pour parler”, e non come un’attacco personale. Potrei citarne altri di forumisti, ma la sostanza dei miei pensieri non cambierebbe.
    @s, non ho mancato (come avrei potuto d’altronde) di leggere delle tue recenti vicissitudini. Dei tuoi attachi di fame e del tuo sempre incombente sfratto. Sono cose che ho giá passato. A febbraio ho dovuto lasciare il mio appartamento, lasciando tutti i mobili e vendendo ció che potevo vendere, come forma di pagamento ai creditori e per sostenermi un minimo. A tutt’oggi, prima di accasarmi dove sono ora, ho cambiato quattro volte abitazione, facendomi di volta in volta ospitare da parenti e amici. Dei miei 38 anni di vita, della mia lotta per la sopravvivenza (perché questa é stata la mia esistenza) tutto ció che mi é rimasto sono la biancheria intima che indosso al momento, due paia di scarpe, una valigia piena di vestiti (che non svuoto mai del tutto), un pc semi-funzionante, una decina di vecchi libri a cui sono affezionato e il cellulare da cui sto scrivendo. Per il resto ho perso tutto, compresi dignitá e orgoglio. E per questo che mi rivolgo quotidiamente quella famosa domanda, a cui evito volutamente di darmi una risposta.

  • 13533
    S -

    @ Luca76
    Forse sono stato parzialmente frainteso; quindi cercherò di spiegarmi meglio.
    L’esperienza dimostra che alcune persone sono in grado di vincere il cosiddetto “istinto di sopravvivenza” e di darsi la morte volontariamente. Pare che la facoltà di suicidarsi sia una prerogativa dell’uomo, ma alcuni studiosi del comportamento animale non ne sono così convinti … Sta di fatto che questa facoltà esiste; quindi non intendevo affermare che tutti rifuggano istintivamente da una morte incombente (c’è gente che si è lasciata addirittura morire di inedia).
    Quello che volevo dire è che di fronte a tale rischio siamo obbligati a dare una risposta. Ne vale la pena o no ?
    Finché non siamo in pericolo di vita possiamo fare mille congetture e (in qualche caso) fantasticare sul suicidio senza alcun costrutto. Ma quando quel pericolo esiste, allora tergiversare non è più possibile. Essere o non essere; bisogna decidere.
    Era semplicemente questo che intendevo dire.

  • 13534
    S -

    (segue)
    Prendo il mio caso perché è l’unico di cui posso parlare con cognizione di causa.
    Finché Madama Morte non mi si è accostata in modo sì amorevole, non avevo le idee molto chiare sul mio reale attaccamento alla vita. Ma quando mi sono trovato in un situazione disperata la mia mente ha reagito in modo chiaro e inequivocabile: Sì ! Ne vale la pena ! Combatterò fino allo stremo delle forze per salvare la mia cara pellaccia !
    Potevo lasciarmi andare e non l’ho fatto. Al contrario, ho messo in moto tutte le mie risorse e tutta l’astuzia di cui sono capace e ho fatto cose che un tempo avrei giudicato sconvenienti o addirittura immorali.
    Sia chiaro che nutro il massimo rispetto per chi compie una scelta opposta alla mia. Io stesso, se si presentassero le condizioni che temo, molto probabilmente mi butterei dalla finestra (patire la fame è una cosa che sono in grado di sopportare; finire in mezzo a una strada no, anche a causa dei miei problemi di salute). L’esempio che hai proposto è davvero il massimo della crudeltà e non so dirti come reagirei. Posso solo ipotizzare che il mio limite di sopportazione verrebbe superato.
    Il senso del mio post era proprio questo: tutti abbiamo un certo grado di attaccamento alla vita e tutti abbiamo dei limiti che non possiamo superare. Ma salvo alcuni casi eccezionali, per conoscere l’uno e gli altri dobbiamo trovarci in delle situazioni-limite.

  • 13535
    luca76 -

    @s, morire di inedia comporta un percorso diverso riguardo a quello che stavo dicendo. Io parlavo dell’istinto di conservazione riguardante una situazione di pericolo imminente, come nel caso che citavo di un terremoto. Il primo istinto per chiunque é quello di mettersi in salvo, aspiranta suicida o meno.
    Quello che stiamo passando io, te e altri su questo forum, non é una situazione di pericolo imminente, dove dobbiamo decidere della nostra vita nell’arco di una frazione di secondo. Abbiamo avuto e abbiamo, tutto il tempo per soppesare i pro e i contro della nostra scelta. Nel nostro caso si, scatta qualcosa in ognuno di noi che puó portarci agli estremi per sopravvivere oppure a lasciarsi morire lentamente, facendo finta di vivere. E ce chi non accetta questa dicotomia e decide di dare un taglio netto, suicidandosi.

  • 13536
    david -

    c’è la foto del calcio storico!

  • 13537
    S -

    @ Luca76:
    Beh; io negli ultimi mesi mi sono trovato spesso a un passo dalla fine. Quando ti restano 50 euro, hai una settimana per pagare l’affitto e finire su una strada equivale a morire di fatto hai un piede e mezzo nella tomba.
    Comunque non è che stiamo dicendo cose tanto diverse. Quando ti trovi in certe situazioni puoi soltanto combattere o lasciarti andare. Nel primo caso prevale l’attaccamento alla vita; nel secondo prevalgono la stanchezza e il desiderio di trovare un po’ di pace.
    Il succo del mio discorso è che spesso non abbiamo le idee molto chiare. Non comprendiamo l’ importanza che le cose hanno per noi. Trovarci in certe situazioni (ed essere costretti a scegliere) ci aiuta a capire di che pasta siamo fatti.

  • 13538
    david -

    quando hai una mozzarella infilata nella gola come mi è successo sei più vicino alla fine

  • 13539
    macabro -

    Pensa se fosse stato gorgonzola

  • 13540
    Dalia -

    Ogni tanto vi penso..
    come state?

  • 13541
    luca76 -

    Tu come stai @dalia?

  • 13542
    Emma -

    …..Di merda, Dalia. Con lo sciacquone a portata di mano.
    E tu?

  • 13543
    Dalia -

    Ciao Luca, ciao Emma.

    Grazie.

    Io ho passato delle settimane veramente ORRIBILI. Scoppi di pianto intenso (di quelli che ti fanno sentire le tempie pulsare forte) ogni 3-4 ore. Insonnia. Ansia e terrore, soprattutto di notte. Negli ultimi giorni sto leggermente meglio, adesso sono come un’equilibrista apprendista. Cerco di imparare a non cadere, ma la paura è sempre lì con me. L’unico aspetto positivo, o non negativo, è che negli ultimi 2-3 giorni ho apprezzato perfino la noia e la malinconia “mesta”, un sollievo quasi confrontata a quel terrore vago e indefinito ma potentemente invalidante che mi ha destabilizzata negli ultimi tempi.

    Luca, sei riuscito a fare qualche passo avanti per il tuo progetto? Come mi piacerebbe leggere qualche buona notizia!

    Emma, mi dispiace. Scusa, è banale. Se hai bisogno di parlarne ti ascolto, anche se onestamente sono una schiappa a confortare gli altri, ma ti ascolterei con il cuore in mano, altrimenti rispetto il tuo dolore e ti sono vicina.

    Avete notizie di Ele? Sapete come stà?

    Ciao Beppino, ciao S.

  • 13544
    S -

    Ciao Dalia. Grazie per il pensiero.

  • 13545
    Ele -

    Ciao Dalia, ciao Emma, ciao.. Sto così così. Direi “sotto tono”, ma suona troppo eufemistico al punto di essere falso. Sono triste e demoralizzata, oggi una serie di pensieri orrendi mi hanno suggerito di sorvolare sulla giornata che si stava preparando di fronte a me e a pausa pranzo sono tornata a casa, ho preso qualche goccia di xanax ed ho dormito di sasso fino ad ora. Dormire forse non è la parola adatta, è più come svenire, annullarmi, spegnermi. Immagino non sia una reazione giusta, ma ogni tanto mi concedo di .. Spegnermi. Oggi è andata così, domani riaffronterò i soliti problemi con la mia solita armatura di cartapesta. Sono però contenta che da diverso tempo non ricorro a pensieri di disperazione pura, nè sento il bisogno di farmi male. Piuttosto sento il bisogno di dormire artificialmente che capisco non essere un traguardo da bandierine e medaglie, ma almeno non mi tagliuzzo i polsi o non mi sbatto la testa al muro.. Sono mediamente triste e vuota, rassegnata e stanca.. Ma non disperata! Bene, mi pare un miglioramento. (me lo dico da sola..). Anche iio vi penso, vorrei potervi aiutare, avere anche solo una parola giusta per voi, per Luca, per S, David, Marina, Beppino, Piergiorgio.. Mi spiace, sono incapace di farlo. Buonanotte, sperando che gli incubi stanotte mi/ci diano un pò di tregua.

  • 13546
    Emma -

    Probabilmente ho abusato di questo forum, negli ultimi anni.
    Ho trovato persone che, per me, sono importanti, hanno un valore, sento vicine.
    Non ho più molto da scrivere qui, Dalia. Ormai ho detto tutto e superato tutte le fasi.
    Quella in cui non mi sono assunta alcuna colpa, quella in cui mi sono presa tutte le colpe, quella in cui ho analizzato il “tutto” con distacco e razionalità vedendo buoni e cattivi, torti e ragione, colpe e abusi.
    Mi piace che questa lettera sopravviva agli imbecilli che la infestano.
    Che qualcuno raccolga i S.O.S., che qualcuno sappia dire la parola giusta nel momento giusto .
    Ma non sono in grado di dare più nulla, sempre ammesso che mai sia stata in grado di trasmettere qualcosa.
    Mi sono inaridita, svuotata, incattivita, incazzata.
    Conosco le tue crisi di terrore, Dalia, so bene quanto siano spaventose.
    Terrorizzano al punto che, l’apatia, la nebbia mentale, diventano amiche rassicuranti e non bestie nere contro cui combattere.
    Vorrei dirti tante cose e non ci riesco.
    E questo, per una malata di grafomania come la sottoscritta, è avvilente.
    Un abbraccio a te, a Ele, a chi lo vuole.

  • 13547
    Dalia -

    Due ore fa sono piombata in un incubo. L’ennesima crisi. Ogni minuto mi sembra interminabile. Sono inguardabile quanto ho pianto, il viso gonfio e sfigurato. Dei lividi.
    Sento tanta rabbia dentro. Per quello che non riesco ad avere. Per tutti i fallimenti.
    E tanta tanta tanta frustrazione, amarezza. Per tutta la solitudine che vivo.
    Non ho la forza di sopportarla, come non ho la forza di sopportare ancora questo mal di testa martellante, ti fa venire fino da vomitare, non ne posso pi

  • 13548
    luca76 -

    @Dalia, mi dispiace che tu stia male. Le buone e sane ricette per evitare gli incubi non esistono. Bisogna mandar giu l’amaro boccone e sperare che sia l’ultimo. Cerca di non abbatterti e prova a incanalare la tua rabbia in una qualche direzione che ti permetta di tirarti fuori dal senso di frustrazione che provi. Riparti da zero e adotta la politica dei piccoli passi….Di dove sei Dalia? Non c’é proprio nulla dalle tue parti che potresti utilizzare come nuovo punto di partenza, anche imboccando strade che per te possano essere assolutamente nuove? Sei iscritta ai centri per l’impiego? Se si, informati per i corsi di formazione gratuiti che mette a disposizione la tua Regione per i disoccupati, forse potresti trovare qualcosa che faccia al caso tuo.
    Non vivere la solitudine come un peso, si puó stare bene anche da soli senza doverne fare per forza una malattia….
    Un forte abbraccio e cerca di farti forza, nessuno puó aiutarti piú di te stessa, ricordalo sempre.

  • 13549
    Emma -

    Luca ha ragione, Dalia. Nessuno ti può aiutare più di te stessa.
    Cerca di farti forza e tira avanti. I lividi sulla faccia se ne andranno.
    Quelli che ti fa la vita, bè…..per quelli occorre un pò più di tempo.

  • 13550
    luca76 -

    @dalia, non hai più scritto, spero che ti sia ripresa almeno in parte….
    @ele, @david voi come state?
    Un abbraccio e un saluto.

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