Il suicidio
di
beppino
Riferimento alla lettera:
Buongiorno, anche io penso che il suicidio sia una cosa buona, in un certo senso. Da tre anni, ci sto pensando, e ho già fatto quattro tentativi. Per me, la morte rassomiglia a un riposo, perché come lo dice un autore francese, "vivere, è soffrire". Io di fronte alle difficoltà...
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Cara Ele, molto probabilmente io sono la persona meno adatta per darti consigli in quanto depresso, però ho una grande fortuna, credo in Dio più di quanto creda a me stesso. Non puoi fare lo stesso anche tu? Forse sei ancora troppo giovane per pensare con una certa serietà alla religione. Comunque ti consiglio di provare. Prega dicendo al Signore come ti senti, chiedigli aiuto, litigaci anche se senti il bisogno di farlo. Dio non è come come un uomo che prima o poi si stanca … Conosco un altro modo per farlo smuovere; fai qualche opera di bene, una piccola donazione magari rinunciando a qualcosa di superfluo, vigila sul prossimo per essere pronta ad aiutare nel momento del bisogno, “… e il Signore che vede nel segreto ti ricompenserà.”. Credici a queste cose perchè sono vere.
Spero di non averti annoiata con il mio modo di essere. Se ti serve ancora aiuto, se hai bisogno di parlare, conta pure su di me.
Spero di risentirti presto. Ciao
p.s. I farmaci aiutano molto, devi tornare a prenderli. Anche vedere la dottoressa una volta al mese è utile. Torna nei ranghi e riprendi a curarti come si deve.
Ciao,
Oggi sono stanco e stufo di vivere. Troppi conflitti interiori. Troppi vicoli ciechi, la mia vita è un labirinto senza uscita, e NON NE POSSO PIU.
RIPOSOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!!!!!!!!!!!!!!!
Piergiorgio..ciao, non sono così giovane come credi! e ti dirò che già da qualche mese sento la voglia di entrare in una chiesa e cercare la fede. mi paicerebbe tanto averla.
nei momenti in cui sto un pò meglio faccio già del volontariato e questo mi aiuta tanto, solo che a volte faccio fatica a segnarmi nei turni per paura poi che quel giorno non starò bene e non potrò onorare l’impegno preso.
domenica scorsa ho fatto le mie 2 ore in ospedale ed è andata bene. è come se dovessi vincere sempre e per ogni cosa l’attrito iniziale a smuovermi dalla mia rassegnazione al dolore. si, forse hai ragione, dovrei ritornare dalla dottoressa, farmi aiutare. però per farmi aiutare è necessario credere, almeno un pò, che questo serva a qualcosa.
grazie, ciao (non mi annoi)
c
ciao birillo, gli psicofarmaci mi hanno aiutato per un periodo a non sentire niente, ad annullare del tutto i miei picchi, ma nella disperazione come nella gioia. ero inebetita, dormivo tanto, avevo uno sguardo un pò vacuo.. però non sentivo il dolore dentro che mi schiacciava. toglierli è stato difficilissimo però.
adesso da una parte desidererei ancora non sentire più nulla, ma non so se ridurmi uno zombie sia l’ideale.. e se magari da sola mi torna a breve la voglia di guarire? secondo la mia dottoressa m isto solo illudendo, da sola non vado da nessuna parte.
SIGH.
Non conosco la tua storia e sono dell’opinione che se di una persona non sai nulla, non puoi nemmeno permetterti il lusso di dare consigli. Ho pensato al suicidio tante volte ed ho maledetto il giorno in cui sono nato fin da quando ero piccolo. La vita è dura per tutti, ma ci sono mille modi per affrontarla. Io non so di che genere di male soffri e perché ti sei ridotta così. Le solite frasi “la speranza è l’ultima a morire”, o peggio, “il suicidio non è una soluzione”, non credo che siano adatte al tuo caso, perché se scrivi in questo modo, vuol dire che la valutazione della soluzione “suicidio”l’hai già compiuta da te. Io non sono qui per fare moralismi. Il suicidio è una soluzione. Hai ragione. Ma tu sei sicura che sia la soluzione che desideri? Ele, il mondo è come lo fai tu. Ho vissuto tutta la vita disprezzando il padre che mi sono ritrovato, perché è un delinquente e non mi ha dato niente! Ho cercato l’amore di chiunque, e mi sono ritrovato solo! sono stufo di dover lottare sempre e per arrivare ad avere quello che altri hanno avuto dalla nascita…mi sento così a disagio, così “fuori dal mondo”. Mi sento inadeguato, come se la vita non fosse per me. Eppure ho capito una cosa. Non è la fede verso un Dio che non so neppure se sia mai esistito (ma ne dubito!) che mi ha trattenuto fino ad ora dal compiere l’ultimo gesto, ma è il mio desiderio di vita. Io voglio credere che ci siano gioie che non ho mai provato e che posso ancora provare, anche se ho 28 anni quasi ed ho vissuto nell’ombra per tutta la mia vita. Io voglio sperare che esistano persone buone, come me, che ti ascoltano perché ti vogliono aiutare e non perché vogliono entrarti nel portafoglio o peggio ancora nei pantaloni. Il mondo è come lo fai tu. Puoi fermarti a vedere i pedofili, il marcio, gli assassini, oppure sapere che esistono questi schifosi ma circondarti sempre di persone leali, che ti rispettano e che sanno volerti bene, che sanno ascoltarti senza volere nulla in cambio. Esistono! Ma devi vederli.. non ti chiudere nel tuo “mondo”, cerca di vedere oltre… non perdere mai la speranza di incontrarne una. Se sei qui e parli di te, forse non hai ancora deciso, forse hai bisogno solo di parlare. Io non sono solo una scritta. Piergiorgio, Brillo… ti abbiamo letto tutti. Dietro ognuno di noi si nasconde una persona, con la sua storia.. alcuni ti hanno capita, altri ti capiranno, altri non ti capiranno mai.. ma tu aggrappati a chi può capirti e prova pietà per quelli che ti guardano con sufficienza o peggio ti deridono, perché sono loro che dovrebbero sentirsi a disagio, inadeguati. Sono loro quelli che dovrebbero pensare al suicidio. Ora fatti una bella mangiata e cerca di stare serena, perché oggi hai trovato delle persone che ti hanno saputa “ascoltare”, senza chiederti niente in cambio, persone che ancora si lasciano commuovere dall’idea del suicidio, perché hanno provato le tue stesse cose, o magari perché sono delle persone “buone”. Un bacio forte. Tuo fratello Massimo
Cara Ele se i farmaci ti fanno perdere lucidità parlane con la dottoressa, dille che si sforzi a trovare farmaci alternativi, o che lavori sui dosaggi. Non perdere le speranze prima di aver battuto ogni strada. Al limite prova un altro medico. Anch’io ho cambiato medico una volta perchè non mi ispirava fiducia. Adesso con la terapia che seguo stò abbastanza bene. Certo, la felicità o la gioia non so neanche cosa siano, perfino il buon umore tende a scapparmi via.
Sono contento che fai del volontariato, significa che sei buona. Non mollare proprio adesso che sei così vicina al risultato. Se tutto va bene tra un po’ con la tua nuova terapia potrai darti da fare tutto il giorno senza problemi. Io ci credo a questa possibilità.
Aspetto di rileggerti nel forum. Ciao
E se uno la Fede non ce l’ha? Non l’ ha mai avuta? Desidererei tanto rispetto da parte dei Credenti , nei confronti dei Non credenti , come me ,quanto io ne do a loro. Capisco , tuttavia , che chi è mosso da una Fede , ha il dovere dell’ Apostolato. Capisco che per il Credente ( vero) il rifiuto del dono maggiore -la Vita , da parte di una Entità Suprema ( e che si presuppone etica) sia un non senso , qualcosa di inconcepibile. Per me , però , è diverso : giunto al presumibile termine della mia vita , non aspettandomi più nulla di buono , ritengo di dover avere la possibilità di uscire , di smettere di giocare ed alzarmi , andandomene. Non desidero , con questo ,intavolare un discorso sulla esistenza o meno di Dio : non voglio essere redento dal mio sano scetticismo. Da vecchio , voglio poter aprire quella porta , se , come e quando mi pare. Come risposi a Luna (i cui interventi mi mancano molto) , se è vero che la vita è unica ed abbiamo il diritto di viverla , tuttavia vi è , per il laico , anche la possibilità di rigettarla.
Tutto ciò vale per me , e per me solo: non è un panegirico del suicidio , ed invito gli altri a restare in questo mondo.
In ospedale io ci vivo , per professione , quindi sono più a contatto con la Natura : che non è nè buona , nè cattiva. Semplicemente è.
Per quanto riguarda i farmaci ( sui quali già mi espressi , prendendo cazziatoni), certo che aiutano , ma gli effetti collaterali esistono , sono frequenti , i dosaggi difficili da personalizzare. Ho già provato la sensazione di “zombie ” e … no , grazie. Il supporto umano , psicologico o psichiatrico , può molto , ma trovare un buon professionista significa , prima di tutto , travare un essere con qualità non comuni ( fusione di empatia , disponibilità , carisma , capacità tecniche …) e non è facile.
Vale comunque la pena di tentare ( anche se il cammino può essere lungo , doloroso e dispendioso). Con il mio psicoterapeuta litigo di continuo , forse continuerò , forse interromperò , perchè la mia Strada è già segnata. ripeto , sono cose che concernono solo me ( ricordatevi che questi forum sono più traparenti del vetro , e , in Italia , il suicidio nelle forme del sui incitamento è punito ai sensi del CP. Vorrei ricordare ai signori Credenti , comunque , che è grazie a Loro , e solo a Loro , che in questo Paese non potrà mai essere affrontato seriamente non dico l'”affaire”eutanasia , ( roba da Nazioni Calviniste o Protestanti -o in via di Scristianizzazione) , ma neppure le direttive anticipate sul Fine Vita , il Testamento Biologico … In buona sostanza , quello che ciascuno di voi pensa sul livello di dignità in corso di malattia gravissima o stato terminale – l’estremo passo che a tutti tocca-non conta un fico secco. Contano solo le Caste dei Gudici e dei Medici. Questo solo in Italia. Grazie a Binetti e compagnia bella.
Sgradevole come al solito , Vi saluto dal mio Eremo.
ciao gente, da qualche mese nonn passavo da queste parti, ho avuto momenti cosi bui che non avevo piu voglia di niente, neanche di accendere il pc. non mi lavavo quasi più, nonostante al mattino mi svegliassi presto, mi alzavo tardi per il terrore di dover affrontare le giornate. avevo la casa ridotta in modo davvero indecente. preparavo pranzo e cena mal volentieri quando lavavo gli indumenti neanche la stiravo……non mi sono mai azzardata a fare quel gesto nonostante la voglia fosse stata tanta, cmq sia c era anche la ancanza di coraggio.ora però, a forza di lottare e con l aiuto di qualche amico virtuale e non, sono rinata. problemi ne ho ancora tanti, e anche dispiaceri ma tengo duro. ora al mattino mi alzo alle sei, mi lavo il viso e mi trucco ( mai fatto in vita mia apparte qualche rara occasione)cerco nell armadio e mi metto cose che anche se sportive sono carine. se guido accendo la radio e se la canzone la so la canto anch io. se vado via in bici canto da sola…. insomma credo di aver dato una svolta alla mia vita. a volte ho forti crisi di pianto, anche peggio di prima ma appena posso che sono da sola mi urlo no no nooooooooooooo non cederò, non mi tolgo di mezzo per fare piacere agli altri, rimango anch io qua su questa terra a rompere le palle. perche chi mi sta intorno lo puo fare e io no?????? ci sto anch io qui. sono nata, ho preso il biglietto per questo viaggio e lo voglio terminare tutto e non scendere prima.non nego che ho tanta paura ma io sono forte, sono io e lotterò perche la voglia di vivere deve essere piu forte della voglia di morire. ora io per fortuna la viglia di vivere ce l ho ce l hooooo uauuuuu è una sensazione stupenda ragazzi, e se potessi distribuirla ne darei un pezzetto a ogni uno di voi…quanto vorrei che si potesse fare. mi auguro di non regredire e auguro a tutti voi di uscire da questa brutta depressione…..mando un abbraccio a tutti ciao Sabri
ele
ecco hai descritto quello che fanno gli psicofarmaci piu o meno quello che dicevo io qualche post piu indietro 🙂
riguardo al tuo problema e vero dovresti parlarne con qualcuno e insieme cercare una soluzione possibilmente senza farmaci che ti rincojoniscono solo
purtoppo tenersi dentro tutto non fa bene anzi ti logora sempre di piu perche sei sempre a pensare
bu dai un saluto
smack alle fanciulle ^__^
a stanchissima 2
ciao ragazzi, intanto ancora e sempre grazie di scrivermi, mi fa sentire “ascoltata”. il problema infatti è che mi sto ritrovando sempre più sola a sopportare dolori che non riesco a gestire. da quando infatti sto di nuovo male (da almeno 6 mesi), mi sono chiusa molto rinunciando a vedere amici e parenti e a poco a poco hanno smesso di cercarmi (non tutti ma la maggior parte direi di si). in effetti avere accanto una persona chiusa, triste e malinconica (bene che vada) non fa piacere, forse. e quindi adesso sono rimasta con i miei libri, la piscina e ogni tanto un pò di volontariato.
ma più mi chiudo, meno facile mi risulta trovare l’impulso a combattere. quindi si, mi avete convinto, proverò a parlare di nuovo con la mia psichiatra vedendo però di fare a meno di una terapia farmacologica, se lei lo ritiene possibile, oppure cercando un dosaggio ed un tipo di medicina che non mi annulli del tutto. grazie ancora.
Ciao Sabrina, sono contento che stai bene, però mi piacerebbe sapere come hai fatto ad avere un cambiamento così drastico, non sarai per caso bipolare. Te lo chiedo perchè piacerebbe anche a me essere così contento e pieno di energia.
Ciao
no no piergiorgio, non sono bipolare, tranquillo. gli psichiatri poi li ho mollati gia da un po.
il come sto ora non è successo all improvviso. ci è voluto tempo, molto tempo e molta volontà e anche un pizzico di fortuna non lo nego. cmq dopo tanti travagli, dopo tanta sofferenza una mattina di circa un mese fa mi sono svegliata presto, ho preso la bici e ho vagato, ho fatto tanti di quei chilometri che neanche non so e ho riflettuto deducendo che vivevo come una schiava. non potevo fare niente di cio che volevo, potevo uscire di casa solo per andare a lavorare, sono stata privata di tutto, anche della mia dignita. guai se mi vestivo bene, guai se mi lavavo troppo, guai de mettevo i guanti per lavare i piatti guai se andavo a lavare la macchina, guai se avevo male e potrei andare avanti all infinito. solo pulire casa a star zitta e ascoltare le lamentele altrui…. pian piano mi son fatta coraggio e (finalmente) con il prezioso aiuto di mio marito :-)ora parole ne prendo di piu di prima ma non me ne frega niente perche prima da ingenua ero convinta che bisognava solo obbedire e poiho capito che sono anch io un essere umano e ho anch io il diritto di vivere la mia vita…. un giorno me ne andrò da questa casa, e a breve ce ne andremo sia io che mio marito, e finalmente saremo felici. ora come ora, mio marito nei miei confronti ha mille attenzioni, addirittura ieri sera perche mi sono soffiata il naso mi ha subito guardata negli occhi per vedere se avevo pianto, mi chiede sempre come sto, a volte se sono via mi manda gli sms sdolcinati, siamo insieme da quasi vent anni e ora si comporta come un fidanzatino……..o cielo mi sono dilungata acusate tutti e poi domani devo andare al lavoro ……ciao ciao un abbraccio immenso ps voglio vivereeeeeeee ^_^ 🙂
Bipolare? Forse Sabrina é straordinariamente attaccata alla vita al punto di volerla vedere a tutti i costi anche quando la vita gioca a nascondino. Al punto di amarla anche quando la vita sembra il nostro peggior nemico.
è la fine di tutto addio
sandro, ciao sono ele, non mi conosci, lo so.. Oggi è il mio compleanno, pensavo che sarebbe stato un altro giorno di silenzi e di tristezza, mentre invece tante persone si sono ricordate di me e mi sono sentita meno sola. Ho comprato un nuovo libro, ho fatto una passeggiata in centro in mezzo a tanta gente sconosciuta e ho pensato che forse con questo dolore si può convivere. Scrivimi. Un abbraccio a tutti.
ELE: BUON COMPLEANNO 🙂
Magari ci sono tante persone che si ricordano di te ma in questo momento non sanno bene come fare a raggiungerti, al punto di non riuscire a provarci nel modo giusto.
Bello che hai comprato un libro e per la passeggiata 🙂
SABRINA: ciao 🙂 sono molto contenta per te di leggere quello che scrivi 🙂 quindi, forse, se ho capito bene, sei riuscita ad “isolare” la ragione (o le ragioni) che ti inducevano disagio e a trovare delle nuove strategie che partono da te in modo amorevole nei tuoi confronti? (detto così sembra burocratico 😛 o semplicistico? So che non lo è. E sono molto contenta per te, davvero)
BUCK: ciao! 🙂 toc toc, posso entrare? Massimo rispetto per gli eremi, anche se so che, presi in grosse quantità, fanno male.
Eccomi qui: già una volta avevi scritto a qualcuno (chiedo scusa, non ricordo a chi) che in “è un peccato” tu avevi letto un peccato in senso peccato cattolico. Io ci avevo letto è un peccato, nel senso… cioè, come posso dire? E’ un peccato che Buck non si dia un’altra possibilità, se magari c’è, ma in questo momento non riesce a vederla. Un peccato per te, come uomo, non per gli dei.
La mia amica, ma più corretto sarebbe direi quasi una zia, (ultracinquantenne) che è stata lasciata dal marito alcuni anni fa (che si è comportato malissimo, cagionando molta, veramente inutile sofferenza in surplus, e cagionando problemi inutili in surplus a lei e ai figli) ha una bella fede. Ce l’ha davvero. Una belle fede che le traspare dallo sguardo, dai gesti, nella sua dolcezza. Che sia un dio che nasce da lei e non viceversa non ha importanza. Che lei chiami fede quello che è una sua risorsa. Io, personalmente, non entro nel suo rapporto con dio, ma ringrazio il fatto che lei ce l’abbia quella fede, perché ho avuto molta paura che non riuscisse a reggere una botta così tremenda. Ho avuto anche paura che fingesse di reggerla, come wonder woman, e poi cadesse in pezzi. Invece poi ho capito che non era così, che il suo percorso è stato (è) difficilissimo, ma che è riuscita (non sempre, è vero, ci si riesce) anche ad accettare delle cose che gli altri cercavano di fare per lei affinché riuscisse a stare meglio. Banalità: permettere di rinnovare la sua casa. Non nascondersi. Buck, io temevo davvero che lei si sarebbe chiusa in casa, per non incontrare la gente. Perché la gente può farti molta paura quando ti succede una di quelle cose che, in teoria, succedono solo agli altri, finché non succedono a te. Quando le persone, in più, magari pensando di fare bene ti parlano male di qualcuno di cui tu comunque non riesci a sentir dire male. Quando le persone, indignate, preoccupate per te, magari ti parlano delle ingiustizie che stai subendo per dimostrarti solidarietà ma tu sai già cosa stai subendo, non fai che pensarci, non ci dormi la notte, fai fatica a conviverci già… Mi ha commosso, lo dico veramente, che questa persona invece si sia lasciata amare. Certo, è una fortuna essere amati quando si sta male
ma se a farti male è stata la persona con cui hai condiviso 40 anni della tua vita e a farti male così, come ha fatto lui, di botto, (di botto in evidenza, prima già in maniera strisciante), allora puoi anche pensare (ed è naturale che capiti) che il resto non è paragonabile, puoi anche non vederlo, non sentirlo, non volerlo quell’amore. Può essere assolutamente insufficiente, può essere fastidioso, puoi sentirlo falso, invadente, stonato e mille altre cose. Invece mi ha commosso quando una sera, mentre noi, sua figlia e noi… i suoi “nipoti” siamo usciti fuori e lei è uscita con noi. Siamo andati a mangiare una pizza, niente di che, e lei era tutta frastornata, ma era là, con la sua fragilità, certo, ma c’era. E noi potevamo esserci. Ce lo ha permesso. Buck, tu lo sai come la penso? io penso che non lo so cosa ti salva o cosa non ti salva quando vedi tutto nero. Spesso una serie di cose, in entrambi i casi.
Intendo dire, non è che penso di parlare a vanvera quando dico delle cose. Non nel senso che dico cose intelligenti o importanti, intendo dire che però dico cose che per me hanno ovviamente un senso, non per riempire dei post. Ci sono cose che possiamo fare per stare meglio, è vero. E’ una scommessa, certo, non è detto in senso assoluto che servano. Ma c’è anche chi rinuncia prima di provare le strade o di permettere che queste possano servire. Per esempio piuttosto che provare a curarmi mi ammazzo. Ci sono frasi come queste, che non dicono queste testuali parole, ma, anche se inconsapevolmente, stanno dicendo questo.
Ma al contempo io penso che potrei benissimo essere Buck, mi capisci? Quindi io non giudico mai il fatto che una persona dica: non ce la faccio. Io so che tutti possiamo essere Buck. Possiamo essere chiunque dica non ce la faccio. Quando stai bene stai bene, ma quando stai male son c..... c.... amari davvero.
Tutti noi, sotto una pressione che consideriamo insostenibile, e che non ci fa vedere più, reggere più, potremmo essere chi non ha scritto più. Ed è per questo che io spero però che arrivi quel qualcosa, da dentro, da fuori, per un incrocio di cose, che possa servire.
Lo spero per gli altri, e lo spero per me, se un giorno io non ce la facessi più, ma proprio più più più più più.
Così io penso che Buck può scegliere, ma io spero che si dia la possibilità di scegliere davvero, mentre quando si dice: per me è già tutto segnato mi chiedo se veramente sta scegliendo liberamente tra due opzioni, o tra una sola. E non giudico questo, mi ripeto. Io e Buck non mangiamo pastasciutta insieme, non ci conosciamo, ognuno sa la sua vita, le sue ragioni. Buck può sparire dallo schermo, io posso sparire dallo schermo. Ci mancherebbe che gli rompessi le palle che DEVE vivere. Nessun vincolo. Se Buck vuole sparire sparirà. E io non lo giudicherò per questo. Ma concedemi l’egoismo di dirti che spero che Buck non sparisca. E non perché Buck potrei essere io. Perché Buck è Buck. Unico, come tutti, pure se avesse un carattere di merda. Ciao
Ciao Ele, buon compleanno in ritardo. Ci sono momenti in cui una legge primitiva, impressa in noi, ci costringe a fare bilanci indesiderati. Il compleanno, spesso, é uno di quei momenti. Forse non é un caso che tu abbia fatto capolino qui proprio in questi giorni. Le voci passive del bilancio sono dolorose e saltano agli occhi più velocemente di quelle attive. Spesso rubano tutto il tempo, la concentrazione, l’energia. Per l’analsi dell’attivo non resta più nulla. Neanche la voglia di buttarci un occhio. Le voci passive, probabilmente, hanno un certo fascino e sicuramente sono più rassicuranti. La certezza del dolore contro la speranza della serenità o, a volte, contro la certezza che non ci sarà mai (o mai più) serenità. Eppure non possiamo sapere cosa ci riserva il futuro. Non lo possiamo sapere. Possiamo decidere di non saperlo mai, questo si. Decidere di abbandonare sia la scena che la platea. Ma é una scelta triste. NON un atto di codardia (come sostengono certi quaquaraquà del forum) e, neppure solo un atto di puro egoismo verso i superstiti. È un male che noi stessi facciamo a noi stessi, é un colpo al cuore che proviene dalla nostra stessa mano. Non possiamo pretendere che gli altri siano tutti generosi, comprensivi e ci concedano solo opportunità. Da noi stessi, pero’, possiamo pretenderlo. Si , dovremmo imparare ad auto-estorcerci tanto amore e tante opportunità. Ed essere dei gran egoisti…..ma verso di noi. Senza fare del male all’esterno e facendo a noi stessi un gran bene.
ciao Eme, vorrei imparare a volermi più bene, e a evidenziare nei bilanci le voci positive e minimizzare quelle negative. Non lo so fare. Questa rassegnazione al dolore mi annienta. Ma come è possibile ragionare sempre e comunque vedendo solo il nero?
Già stamattina il mio risveglio è stato come giustamente dici tu. . di bilancio e oggi sono proprio giu. In più costretta a stare in mezzo ad altri e non ne ho voglia. E allora che faccio? Stringo i denti e facci quello che gli altri si aspettano da me, cioè resto qui, vado a questo super pranzo di comunione? Oppure seguo il mio istinto brutale e vado via a rinchiudermi a casa da sola a prendere qualche goccia per dormire e chiudere questa giornata nata troppo triste?
Chiedo a tutti voi.. È normale avere questi picchi in così breve tempo? Ieri credevo di poter essere serena, oggi mi sembra di nuovo impossibile. Cavolo, sono passate poche ore! Grazie per gli auguri, mi fa davvero piacere leggervi. Buona domenica, c
Bè, Ele, non so se è normale, so che può accadere anche a persone normali (non affette da patologie mentali, intendo).
So che nell’arco di pochi istanti si può passare dalla luce al buio senza stelle apparentemente senza un motivo scatenante (in realtà i motivi ci sono).
E so che il buio dopo la luce è ancora più buio e spaventoso.
Forse è ciò che, oggi, è capitato a te.
Ieri eri serena, hai comprato un libro, fatto una passeggiata e pensato che con il dolore si può convivere ed oggi, inciampando in quel dolore, ti sei spaventata e ti senti a terra se non sottoterra.
Hai cominciato a leggere il libro che hai acquistato?
Non è una cazzata.
Quando si fa qualcosa per sé bisogna andare fino in fondo.
Vivere quel gesto di amore con la stessa intensità con cui si vive il dolore che sembra destinato a riempire ogni singolo istante della nostra esistenza.
E cominciare a dare un’occhiata anche alle voci attive del bilancio senza farsi attirare da tutto il marcio che sta nella parte opposta.
Quello lo conosci, lo conosci fin troppo bene.
E’ impossibile svegliarsi una mattina e dire “ok, sto bene, benissimo. Da oggi la mia vita sarà una passeggiata”.
Occorre tempo. Occorre non esaltarsi troppo per i momenti di serenità né abbattersi troppo per quelli bui. E avere chiaro il proprio obiettivo: vivere o lasciarsi andare alla deriva. Il perché ed il come arrivare all’obiettivo verranno da sé. Ognuno ha i propri motivi ed il proprio metodo, non esistono una “giustificazione” od rimedio universale. C’è chi ritiene utile il supporto di uno specialista, chi vede psicologi e psichiatri come dei Kappler autorizzati, chi ha avuto vantaggi nell’assumere psicofarmaci in modo intelligente e chi li ritiene solo atti a sfasciare il cervello.
C’è anche chi si attacca alle tonache dei preti e delle suore ma questo non te lo riuscirei a consigliare neppure se mi trovassi un fucile a canne mozze puntato in faccia 🙂
Su Dio non mi allargo. Non so se c’è, non mi pare faccia un granché per manifestarsi, non sono certa delle sue proprietà terapeutiche.
E fai solo ciò che ti fa stare bene. Per un po’ fregatene delle regole del bon ton e delle manovre diplomatiche casalinghe.
Se stare in mezzo alla gente festante per comunioni e affini ti urta….allontanati.
Se ti accorgi che qualcosa, negli altri, ti da fastidio prendi le debite distanze.
La posta in gioco se tu, è la tua vita, il tuo benessere mentale e fisico.
Ti pare poco? Le persone che ti vogliono bene capiranno.
Per Ele:
Domani è un altro giorno http://www.youtube.com/watch?v=_0J5Gee6764
“ho sempre detto in ultimo
ho perso ancora ma,
domani è un altro giorno,
si vedrà!”
Ecco…..appunto 😉
@Luna , non so chi sei, ma sei grande , veramente !
Ieri era il mio … esimo compleanno. gli amici mi hanni regalato una …Escort.
Sento suonare , apro : vedesi strafigav e … mi sono incazzato come una iena.
Cosi’ la signorina ( ?) si è incazzata ( in fondo è stata pagata , credo , e non poco) , gli ex amici si son fatti una risata , io sono stato preso per il culo perchè almeno le potevo parlare , almeno quello , secodo loro , stando le mie condizioni. Io i metto a parlare con una T….
Grazie , no .
oggi mi sono sentita dire dalla persona che conosce più di me e per la quale nutro un “affetto” profondo che io non ho voglia di impegnarmi a superare i miei problemi.
sarà lo stesso concetto che mi dico da sola della rassegnazione al dolore, solo che detto da lui, sotto forma di rimprovero, è stato brutto..
avevo 14 anni appena compiuti quando l’allora compagno di mamma mi ha violentato. ero una bambina acerba, abbastanza ingenua, spesso mi sono detta che ero una vera deficiente. sarà.. ma è stato un modo letale, nel senso che mi ha convito per mesi che solo lui mi voleva bene e si prendeva cura di me, mentre tutti intorno a me si facevano allegramente la loro vita senza chiedersi se avessi bisogno di qualcosa. ha fatto leva sul mio bisogno di affetto, chiamando indifferenza la libertà (forse troppa, è vero) di cui godevo. si è avvicinato in maniera subdola, dichiarandomi un affetto smisurato e soprattutto garantedoni una cura che altri non mi avrebbero dato. mi sono lasciata convincere, ingenua o idiota, non so. dopo qualche mese (troppi purtroppo) sono riuscita a staccarmi da questo rapporto schifoso, ma mi è rimasta la convinzione che l’amore va sempre in coppia con il dolore. non ho mai avuto una storia felice, cioè mi correggo, una storia che non avesse insieme all’amore anche una dose eccessiva di dolore. un dolore che altri non avrebbero sopportato, e che invece per me era normale. per me amare ha sempre significato soffrire, e anche tanto. adesso sono stanca, davvero non ce la faccio più. e il mio ultimo portatore di amore/dolore mi dice che non VOGLIO stare bene. io non ci riesco e sono solo stanca. non sarebbe meglio ignorarmi invece di demolirmi? è vero sono passati 20 anni, ma non è che non ho superato l’avvenimento in se.. ormai ho capito che non è stata colpa mia, è solo che non sono riuscita a sradicare la cultura dell’amore=dolore e adesso sono stanca di soffrire e non sapendo fare in altro modo mi sono convinta che devo stare sola. ma non reggo la disperazione che viene fuori. grazie sempre per le vostre parole (e canzoni, eme!).
Cara Ele mi dispiace venire a sapere che sei stata violentata. Per una donna penso che sia molto doloroso e che faccia rimanere nell’animo un dolore che non si può cancellare. Però devi riuscire ad andare avanti; la ricetta per farlo non ce l’ho. Io non sono una donna e non ho subito quello che hai subito tu. Di fronte a fatti così brutti mi trovo del tutto disarmato. L’unica cosa che posso dire è che devi riuscire ad elaborare la cosa. Devi dedicarci tempo, devi riuscire ad esprimere appieno i tuoi sentimenti, anche con l’aiuto di uno psicologo se serve. Il grosso del lavoro però è tuo.
L’unica cosa che posso fare è darti la mia comprensione e ricordarti nelle mie preghiere.
Non lasciarti andare ti prego…
Ciao
ELE..ho letto il tuo commento.Passo da qui ogni tanto,leggo,ma spesso in modo distratto,per questo non scrivo piu’ o non rispondo piu’.Mi ha colpito il tuo racconto,che potrebbe essere quello di tante bambine predate della loro innocenza,della loro serenita’.Perche’ chi subisce violenza da luridi maiali in cosi’ tenera eta’ non dimentica piu’..
Non mi atteggero’ a psicologo,non ne ho le capacita’ ma ELE,vorrei solamente farti comprendere…anzi scusami.Vorrei solamente dirti che l’amore non sempre va in coppia con dolore.Non credo in questo.Non credo nemmeno che la solitudine ti possa giovare.Credo invece che ti stia distruggendo,annientando poco a poco.Non lasciare che questo succeda.Parla di questa tua ferita profonda che credi rimarginata ma che troppo spesso ti fa male con persone idonee.Con persone qualificate che ti aiutino a distruggere cio’ che per troppo tempo ti porti e sopporti dietro.Non ascoltare chi ti accusa di scarso impegno.
uN ABBRACCIO GRANDE ELE A TE E A TUTTI VOI.Ripassero’ di qui piu’ avanti.DAGO44
Piergiorgio..non si dice per una donna..ma per un essere umano essere presi in giro sui sentimenti è sempre brutto e doloroso. anche se sucedesse a te. non crederti immune solo perchè sei un uomo.grazie.
Tracy: dove lo hai letto che Piergiorgio si sente immune? Io non l’ho letto.
ELE: sono molte le ragioni, purtroppo, per cui possiamo associare all’amore il concetto di dolore, o di abbandono, di paura.
anche l’idea di non essere riusciti a difenderci.
a volte ci vogliono molti anni solo per comprendere veramente quello che è successo, o persino per accettarne l’esistenza, senza schivare costantemente la riapertura di una ferita. Che però sta lì, sanguina e sembra sempre condizionarci. Si trasforma magari nell’idea che abbiamo di noi stessi, degli altri (o perlomeno ad una certa vicinanza/distanza), dei sentimenti, anche di cose più banali. O in una parte di queste idee, che sembrano radicate senza alternativa.
Convivere con dei traumi è già un gravoso impegno, quindi penso di poter comprendere perché ti fa stare male sentirti dire che non vuoi. Io non conosco te e la persona che ti ha detto queste parole.
Però a volte (a volte, non so in questo specifico caso) c’è del vero anche nel dire che c’è dentro di noi la paura di affrontare un trauma al punto da non riuscire veramente a concederci di farlo.
Ma non nel senso di pigrizia, indolenza, scarsa volontà consapevole.
Ma di meccanismi di difesa, talmente abituati a girare in un certo particolare modo.
Ti parlo per me: io l’aiuto sono andata a cercarlo, quello adatto, per le mie cose. E comunque, per quanto lo abbia cercato volontariamente, la mia strizzacervelli mi diceva: cosa non affronti?
E non era un giudizio.
Secondo me è vero che affrontare le cose con qualcuno idoneo fa la differenza. Perché oltre a cogliere i sintomi, gli incastri, a dispiacersi per il nostro malessere può aiutarci anche a trovare la chiave per sciogliere i nodi e per permetterci di raggiungere maggiormente noi stessi.
Questa è la mia esperienza, e non dico ovviamente che sia universale.
Si è sparsa la voce che domani qui a Roma ci sarà un terremoto. io nn ci credo, se deve succedere succeda non si può fermare una cosa del genere, non ho paura della morte. Se il mio destino è quello di morire sotto le macerie, ben venga! non aspetto altro!
Ciao a tutti!
tranquilla ELENA quì a Roma non succede nulla ,mi piacerebbe parlare con te. 🙂 ciao a tutti LUNA EME. ELE ho subito la stessa cosa anche io
ciao a tutti, grazie per le vostre risposte. voglio essere sincera, dopo avervi scritto così di me, mi sono sentita colpevole di avervi buttato addosso il mio dramma caricandovi di un peso aggiuntivo. forse è una sensazione stupida, forse è un altro dei miei vincoli a superare i miei problemi (quello di tenermi tutto dentro per non dare fastidio agli altri).
ed è vero che una certa predisposizione a restare nel dolore ce l’ho, forse perchè è più facile, meno impegnativo restare così come si è, ma la verità è che io pensavo di aver superato abbastanza bene tutto questo quando ho fatto la mia prima terapia cognitiva nel 2004. circa 2 anni, ho preso anche gli psicofarmaci, è coinciso con il mio tentativo fallito di suicidio, insomma un periodo che è stato durissimo ma alla fine mi sono detta: ce l’ho fatta! ora posso vivere la mia vita normalmente. io non mi aspettavo questa ricaduta e adesso forse è vero che mi sto lasciando andare, perchè penso a tutti gli sforzi che ho fatto dal 2004 al 2006, a quanto è stato difficile, e adesso sono di nuovo al VIA. allora mi dico.. magari per qualcuno non è possibile voltare pagina, cioè devo convivere con questo dolore, con le mie convinzioni, con il fatto che tutte le relazioni sono fonte di dolore, devo stare da sola. ecco, la ricaduta sembra davvero peggiore della prima volta in cui mi sono domandata perchè io avessi quei picchi di disperazione e fenomeni di autolesionismo. ora conosco il motivo a differenza di 7 anni fa, quando non capivo bene cosa mi spingesse ad essere così altalenante, ma non riesco comunque a vedere uno sbocco. a volte penso alla morte come soluzione di “alleggerimento” di questo dolore, altre volte mi dico, “vorrà dire che ci convivrò”, ma mai mi dico ” stavolta lo supero definitivamente e riacquisto la serenità che mi è dovuta”.
ciao a tutti, e un saluto speciale a Piergiorgio, Eme, Luna, Marina, Dago44…..
Ciao Ele, penso si tratti della bruttissima sensazione di essere stretti in un imbuto sospeso nel vuoto. Magari compi degli sforzi tremendi per uscire dalla strozzatura ma poi? Poi c’è il vuoto, il niente e ti domandi a che cosa è valso sprecare così tanta energia per uscire da una trappola ed affacciarsi su una’altra.
Poi si aggiunge la certezza dell’inutilità di qualsiasi sforzo perchè già una volta si è corso in tondo, ci è affannati a girare intorno ad un palo e ci si è ritrovati al punto di partenza con l’aggravante della paura che fa retrocedere di qualche metro. Poi si aggiunge la stanchezza perchè il tempo passa e non regala che pensieri cupi e brutti ricordi talmente nitidi da sovrapporsi al presente e da annerire il futuro.
L’inutilità, l’inellutabilità, la certezza che la vita è un’immensa fogna e l’essere umano ha solo la possibilità di scegliere se stare a destra o a sinistra della cloaca. E forse neppure quella misera possibilità di scelta.
Ho avuto questi pensieri per troppo tempo. Alla fine ho smesso persino di pensare al suicidio. Troppa fatica organizzare un decesso. Meglio, molto meglio, smettere di vivere, lasciare che la mente traballi e se ne vada piano piano portandosi dietro il fisico. Prima o poi.
Erano pensieri inconsapevoli, di cui non mi rendevo conto. Il fatto stesso di non pensare all’atto materiale, fisico del suicidio (nel senso di svuotare materialmente un flacone di medicinali o tirarmni una rivolverata, appendere una corda al soffitto e buttarmi dal sesto piano) faceva si che la parte falsamente consapevole di me si rallegrasse per i progressi e la parte apparentemente inconsapevole procedesse spedita in direzione morte.
Ci sono tanti modi per morire.
Uno è smettere di vivere.
E, forse, è il più doloroso ed il più auto-punitivo.
Smetti di accusare gli altri, smetti di lottare, di incazzarti, di bestemmiare, smetti di prenderla “con filosofia”, di cercare, comunque, un lato buono.
Prendersela con il destino diventa pura retorica.
In realtà te la prendi con te stesso.
E intanto sei contento perchè il suicidio sembra un’idea ormai lontana. E, invece, lo stai mettendo in atto. Giorno dopo giorno.
Io non ho consigli da darti, Ele. Se non sempre lo stesso….fai un passo alla volta. Non affannarti a correre intorno al palo per poi deprimerti perchè ti ritrovi allo start.
Procedi piano ma procedi.
Non sono sicura che tu abbia per davvero compreso che non hai colpa per ciò che è accaduto.
Ho l’impressione che tu abbia accolto questo principio come idea guida che vale per tutti tranne che per te.
Come se fossi caduta in un’assurda trappola sado-masochista in cui tu sei il carnefice e la vittima.
L’amore non va braccetto con il dolore (e parlo del dolore che nasce dall’amore non quello che proviamo solo per il fatto che viviamo, indipendentemente dal nostro stato sentimentale).
Quando è così, scusami, ma non è amore. E’ ambizione di amore, è speranza di amore, è illusione di amore.
A meno che non ci si muova con la convinzione di dover soffrire, di dover espiare. In questi casi si va alla ricerca del dolore. E, gira gira, lo si trova. Anche dove non ci sarebbe.
Mi è capitato di andare volontariamente in terapia in un periodo in cui il mio obiettivo era perdere la coscienza e la fisicità del dolore senza rinunciare a provarlo perché mi muovevo nella convinzione che non potessi esimermi dall’espiare chissà quale pena.
In poche parole volevo che il mio dolore perdesse la consistenza fisica e mantenesse una vitalità mentale attenuata ma sempre presente. Naturalmente non ero consapevole di questa sega mentale.
Sembra assurdo, lo so. Ma può capitare.
Naturalmente la terapia è andata a gambe all’aria. Il terapeuta non era scemo e, dopo un po’, ha beccato le mie manovre estorci-farmaci ed io mi sono incazzata perché non mi rendevo conto che aveva perfettamente ragione.
Se mi fosse andata “bene” avrei fatto scempio di farmaci in modo idiota rimbambendomi e vivacchiando.
E’ per questo che, ogni tanto, mi capita di affermare che un farmaco, di per sé, non rimbambisce. E’ lo spirito con cui lo si assume che può fare grandi danni.
Io non so con che animo tu abbia affrontato la terapia nel 2004, Ele.
Forse, però, sarebbe opportuno riaffrontarla. Con spirito costruttivo.
ELE: ciao 🙂 nessun carico, stai serena.
Capisco il meccanismo che ti ha portato a pensare di aver pesato.
Ma il bello sai qual è? che le persone hanno scelto di leggerti, no?
Tu hai lanciato un tuo sfogo, è vero, però non è che hai puntato una pistola a me o agli altri perché ti leggessimo. E poi nessun peso, Ele, empatia. Sono altri gli atteggiamenti che possono pesare, non il fatto che una persona semplicemente si apra.
A parte che questa lettera non si chiama “taglio e cucito” o “come preparate delle perfette lasagne fatte in casa?”, mi pare. Quindi non mi sembra che tu, parlando delle origini di un tuo disagio, sia andata fuori tema, no?
Non so naturalmente se c’è qualcosa in particolare che possa aver scatenato questa tua ricaduta. Intendo dire se c’è stato un evento, uno stress particolare, una serie di eventi o di stress particolari che possano avere in qualche modo riacceso la miccia. Non è neanche necessario che sia stato così. A volte i nodi vengono al pettine affinché possiamo affrontarli? Non lo so. Può essere una visione da… punti di vista. A volte i nodi semplicemente vengono al pettine e quindi ci mettono nelle condizioni di doverli (o voler scegliere, mettendo sulla nostra bilancia dolore/affrontare) di affrontarli?
Anche.
Quello che mi viene da dirti, ma come esperienza personale, è che anch’io sono andata in terapia due volte, a distanza di anni, e che non credo che sia stato perché la prima non fosse servita. Anzi a dire il vero io per me lo so che non è stato assolutamente così. La prima volta avevo affrontato delle cose, avevo risolto delle cose, avevo parlato di alcune cose o delle stesse della volta precedente, ma magari solo certi aspetti ecc. Prima avevo fatto a meno dello psicologo ed ero stata in equilibrio, poi avevo avuto una forte ansia ecc (in seguito ad un forte stress) e avevo deciso di andarci. Dopo aver finito la terapia (quando io avevo scelto di farlo) ero assolutamente soddisfatta dell’esperienza. Mi sentivo più leggera, ero certamente più consapevole, mi ero anche liberata di alcuni scontati prima per me (inconsapevoli) antifurti psicologici ecc.
Se pensavo che sarei tornata in terapia? No.
Anzi, probabilmente per quanto mi dicessi che era stata una esperienza positiva comunque avevo anche bisogno di dirmi che non ne avrei avuto bisogno mai più.
e invece molti anni dopo ci sono tornata.
E, certo, quando ho pensato di tornarci, a distanza di anni, mi sono chiesta le stesse cose che ti chiedi tu. Anche perché, ovviamente, non ci sono tornata in un momento in cui stavo bene e dicevo: sai che ti dico? magari approfondisco di più. Bensì quando provavo malessere.
Adesso, a distanza di anni che non ci vado, credimi non scherzo se ti dico che non penso assolutamente che in futuro non mi farei un altro “giro”. Anzi, penso addirittura che ci sono una serie di cose su cui mi piacerebbe lavorare proprio quando sto meglio, paradossalmente.
perché avendole individuate mi interessa proprio fare un certo tipo di terapia mirata che ho già provato e di cui ho visto i risultati. In sintesi una terapia proprio sui traumi. Ma adesso dalla mia strizzacervelli di fiducia andrei per fare quello, non per sfogarmi o parlare. Non sto facendo un discorso tipo: ho già altri stress e quindi ora non mi sento in grado di affrontare una terapia (è un discorso che capita di poter fare), bensì penso: quando avrò dei soldi in più mi farò questo regalo di fare quel tipo specifico di cosa. Attenzione, alle volte anche il fatto “quando avrò dei soldi in più” è un modo per procrastinare. Ma per esempio sono rilassata nel sapere che non è così per me ora. E’ che con la mia striz ho fatto proprio un certo tipo di lavoro, e siccome vedo che a distanza di tempo emergono dei temi sempre più specifici (proprio perché la terapia precedente e la sua rielaborazione nei tempi di… non terapia mi fanno focalizzare meglio dove stanno i punti dolenti… se prima mi pareva mi facesse male tutto, per dirla metaforicamente, ora sono più in grado di dire: ah, no, mi fa proprio male un ginocchio. E quando sono più tranquilla non mi viene da analizzare il mio male al ginocchio, ma di pensare che andrò a farmi una lastra… si capisce?) Mentre adesso sono in un’altra fase: sono nella fase in cui mi accorgo che veramente il lavoro fatto sta agendo ancora, non è finito anche se non vado. non solo nel senso che ovviamente non sono guarita da varie mie dinamiche o buchi ecc, e ci sono dei momenti in cui Eleonora Duse in una tragedia in confronto è una soubrette quando si batte dove il dente duole (allora, ovviamente, mi dico che sono un caso disperato e che la scienza e la fantascienza per me non possono nulla e nulla è servito, ovvio) ma intendo proprio dire che mi capita di sentire invece in senso positivo che quel lavoro procede dentro di me, grazie agli elementi emersi all’epoca. Ci sono delle cose che sto attraversando e risolvendo che non possono che cagionarmi dolore. Al contempo mi rendo conto anche che se certe situazioni mi danno più dolore è anche perché con la terapia mi sono restituita internamente una sensazione di diritto alla serenità. Quindi anche mi incazzo. Insomma, che casino che ho fatto 😛 forse non sono riuscita a dirti niente, visto che ogni percorso è molto personale. Mettiamola così: non ho una visione dallo strizzacervelli tutta la vita tipo woody allen, o dipendenza-da, zero, ma ho una visione del tipo: se nel tempo emerge qualcosa su cui senti di voler lavorare meglio, se ti viene la voglia, se senti che c’è qualcosa che è rimasto in sospeso perché no? Io so che c’è lo striz a gratis e serenamente mi dico: ci vado? Poi cambio idea perché vedo che affronto/risolvo “eleonora duse” da me e ciò mi serve. Ma quando risolvo, non quando schivo. Schivare a volte è molto più faticoso che affrontare, anche se affrontare al momento fa male. Un abbraccio.
ciao marina! “eh già io sono ancora qua!” a quanto pare il terremoto dell’11 maggio a roma era tutta un bufala come pensavo! mi piacerebbe anche a me parlare con te…
ciao a tutti
Elena .. 🙂 contattami se ti và con mail o anche su fb paolangelimarina@libero.it .Ele il dolore è una cosa l’amore è un’altra ,ma tutte e due equivalgono a paura .Io sono caduta tante volte e ogni volta mi sono rialzata ,non avere paura a riandare dallo psichiatra e dal psicologo loro ti aiutano ,i psicofarmaci poi aiutano l’equilibrio della persona ,non ti imbambolano ammeno che tu non voglia farlo come facevo io una volta per non pensare .Dormivo sempre e ne facevo abuso sproporzionato credimi. La tua storia mi ha fatto ritornare indietro nel tempo cara ,ho rivisto i miei 16 anni rovinati con la violenza di un uomo che ho dovuto sposare (poi però mi sono separata).Sei nel mio cuore ,dai ce la si può fare credimi Ele .ciaoo 🙂
Elena
zau bella come va ??
alla fine il terremoto c e stato ha solo sbagliato i calcoli ma se vedi in spagna c e stato terremoto
http://magazine.ciaopeople.com/News_WorldInfo-1/Mondo-8/Terremoto_in_Spagna%3A_a_Lorca_9_morti_e_293_feriti-27419
dai un saluto buona serata e week end a tutti/e smack alle fanciulle
ciao a voi, un altro fine settimana in cui metto alla prova la mia forza.. Stavolta sono al raduno delle compagne di liceo e mi sento così diversa da loro. . Indietro. Sposate o fidanzate, con figli dietro o programmati, ma soprattutto serene dal punto di vista emotivo, anche se con tutti i cavoli che ognuno di noi ha quotidianamente.
Ed io mi sento indietro, ancora incapace di distinguere tra amore e dolore, ancora senza sapere se riuscirò mai ad avere un minimo di equilibrio, non dico felicità enormi.. Ma almeno essere serena, sentirmi al sicuro. Mi fa bene leggervi, mi date forza, ma non riesco ancora a telefonare alla mia psichiatra per ricominciare la terapia. Sono stanca, e non so cosa fare della mia vita. intanto vi leggo e vi rileggo e mi commuovo perché vi sento vicino.
Ele ,non sei diversa da loro,sei soltanto più debole,più emotiva ,e poi chi ti dice che dietro a quei sorrisi a quella serenità non si nasconde qualcosa?Quando io mi sono separata 18 anni fà ,(sono stata la prima al mio paese) tutti sono rimasti a bocca a aperta ,ho fatto parlare parecchio ,perchè tutti mi vedevano serena ,avevo tre figli ,lavoro,soldi tutto.Ma dietro quella maschera c’era l’infelicità più assoluta ,c’èra il buio ,fuori da quella donna (io) c’èra una corazza inpenetrabbile nessuno riusciva ad entraere.L’amore è paura di amare ,il dolore è paura di soffrire ,almeno per quanto mi riguarda.Ora prendi quel telefono e chiama la tua dottoressa ,datti altre possibilità scopri cosa c’è dietro l’angolo :-)Io non sono felice (nessuno lo è) ma ho raggiunto la mia serenità con tutti i problemi che ci sono nella vita,e non è poco.ciao cara.. 🙂
Buona domenica a tutti. Ele, ciao. I raduni funzionano esattamente come i bilanci. Ti costringono a prendere visione di cio’ che non vorresti vedere (non la serenità altrui quanto la mancanza della tua serenità) o non vorresti invidiare. Ho partecipato ad un raduno, un paio di anni fa. Ex compagni di classe tutti (TUTTI) sposati con prole, un rassicurante posto fisso, medie preoccupazioni e media serenità. In quella circostanza mi sono resa sentita come un ravanello in un mazzo di rose. Mi sono domandata “cosa ci faccio qui” trecento volte. Ma il “qui” non era quella data pizzeria o quel dato tavolo nella pizzeria. Era la vita stessa per il modo in cui la stavo buttando via. Ho capito, in un istante e per un istante, che stavo vivendo nel modo meno adatto alla mia indole, al mio temperamento, al mio carattere, ai miei sogni. Insomma, non mi sentivo nel posto sbagliato rispetto a loro ( i miei vecchi compagni). Mi sentivo nel posto sbagliato e stop! Ovunque fossi, con chiunque fossi, compresa me stessa. Il raduno era stato semplicemente l’occasione per rendermene conto. E poi? Poi ho fatto la gnorri, ho chiuso gli occhi per non vedere ed ho continuato a fare polpette della mia vita. Non avevo né forza, né energia, né voglia, né motivazioni, né sproni interni o esterni per fare qualcosa che cambiasse la situazione. Da sola non riuscivo a tirarmene fuori. Non avevo la forza ma avevo la voglia :-)! Ho avuto bisogno che qualcuno mi tendesse la mano ma ho avuto voglia di afferrarla. E non é sempre cosi’. C’é chi la mano la lascia penzolare. Ho la sensazione che tu abbia voglia di cambiare la situazione. La voglia giusta intendo. Quella vera, che puo’ attecchire e dare frutti. Ok, é una voglia spaventata, sfiancata ma c’é. E non é la voglia fantasiosa di chi lega la serenità alle chimere che si sa già in partenza che difficilmente si realizzeranno. Né la voglia “contentino” di chi dice “si si domani diro’, faro'” e sulla strada del poi poi arriva a casa del mai mai perché in fondo sta bene dove sta pur lamentandosi.
La voglia é una fase successiva alla depressione o al disagio che paralizzano. Quando parlo di voglia giusta, buona intendo una voglia sincera profondamente diversa dalla voglia falsa che rode tempo ed energia ma non porta da nessuna parte. La voglia falsa é quella che alberga nei più ma che non si trasforma in azione, in qualcosa di fattivo. Si é pronti ad urlare “voglio stare bene, anche io ho diritto alla mia fetta di serenità ” ma poi….in concreto….che si fa? Ci si incavola con il destino, con Tizio, Caio, Sempronio, sé stessi e poi….basta. Capita un occasione e non la si afferra, oppure la si afferra al volo pensando che “pero’ non é giusto a mio cugino é capitato di meglio già anni fa”! Essere mossi da una voglia falsa non é un demerito cosi’ come l’essere mossi da una voglia vera non é un onore. Non c’é un migliore ed un peggiore. Ci sono livelli diversi di consapevolezza, di capacità di sopportazione del dolore. La voglia (buona o falsa che sia) é, secondo me, uno stato d’animo e mentale che prima si individua e prima ci consente di correggere il tiro se si desidera veramente correggere il tiro. Con i mezzi che ci si sente di utilizzare, che sia una terapia o un piccolo gesto iniziale d’amore per sé.
Cari amici,
Per qualche anno, ho dovuto cercare un senso alla mia vita. Stavo malissimo, ero stressato, depresso e l’unica cosa che mi poteva rassicurare era la natura. Invece di andare all’università, passeggiavo lungi i laghi, osservavo cavalli, accarezzavo capre…e provavo un po’ di sollievo. Oggi, mi affeziono ai fiori, a tante cose concrete che mi fanno amare la vita così com’è.
Considero la vita Cristiana come un giogo. Sei obbligato a leggere la Bibbia, a pregare. Lo fai e ti distacchi dal mondo che ti circonda per un’ora o due, ma perché dovresti farlo ogni giorno??
Di recente, ho detto ai miei che ero stufo di questo modo di vivere: non volevo più astringermi alla lettura quotidiana della Bibbia, cosa che per me era solo intellettuale…e non volevo più pregare perché non ci riuscivo.
Mio padre ha reagito in modo…rigido. Il suo discorso mi ha ferito. Non capisce per niente quello che vivo.
Io voglio assaggiare tutto, conoscere tutto, insomma, VIVERE e non voglio rinchiudermi in una vita fatta di doveri, di cose imposte, di disciplina triste e priva di senso.
Eravamo in riva al mare…e per tutta la mattinata, mio fratello andava a leggersi la Bibbia e a pregare…! Ma io non potrei fare così! Io mi alzavo, mi vestivo e poi andavo direttamente alla spiaggia…senza Bibbia, perché volevo approfittare al massimo del nostro soggiorno lì…
Perché rinchiudersi in una pratica così rigida…!?
Mi sembrava così tetro…Allora l’ho espresso. E i miei hanno litigato, dopo che ho parlato. Mia madre mi difendeva mentre mio padre mi ammoniva: “Leggere la Bibbia, pregare, non è rigido! Se ti affezioni solo alle cose terrene, allora sarai infelice!” ecc. ecc…
Oggi non so quale via scegliere. Forse è un peccato amare i fiori, la bella musica, l’affetto che mi offre il mio cane…
Dio…mi sembra astratto, distante, inafferrabile. Non ho voglia di spossarmi, andando in cerca di Lui. Basta con gli sforzi mentali. Basta con tutto questo. Io voglio delle cose concrete.
Prima di ogni pasto, preghiamo e mi frustra. Considero questo come un obbligo. Dobbiamo farlo perché l’abbiamo sempre fatto. Mi rivolta. Immaginate: ho cominciato a mangiare, tengo il cucchiaino in mano, e mio padre dichiara: “ora si prega”…Dentro me, ribollo, devo interrompere quello che faccio, posare il cucchiaino, chiudere gli occhi e dire “Amen” alla fine della preghiera di mio padre…Ma è pesante, davvero pesante. Sono stufo di tutto ciò. Se lo dicessi al padre…ci sarebbe una rivoluzione a casa.
Sono trascorsi 4 mesi da quando mio fratello ha deciso di lasciare questa terra. Non è stato lui a decidere, ma un mondo meschino, falso e ipocrita dove chi è sensibile è stupido e chi è onesto è un imbecille.
Mi mancano le sue carezze, i suoi abbracci; mi mancano le nostre passeggiate, i nostri discorsi sulla musica, i nostri giochi con il nostro cane.
Cm si puo’ sopravvivere ad un dolore cosi?
Vengo ogni tanto qui a leggere le storie di tutti voi, e posare gli occhi su storie di dolore e di solitudine mi spezza il cuore.
Non parlo piu’ COn Dio, perchè capisco il libero arbitrio che ci avrebbe concesso ma quando la misura si riempie qualsiasi padre interviene a salvare i piu’ oppressi.
Io credo solo in mio fratello, nel nostro amore, nel nostro legame, nella nostra storia e nella sua persona.
Vi voglio bene ragazzi e vi abbraccio forte.
Devo combattere,nn solo per me, ma per lui
oggi va malissimo, non riesco a smettere di piangere. chiusa in ufficio a tentare di lavorare, ma schiacciata da un dolore concreto, pesante.
pensavo di essermela cavata anche bene lo scorso we.
stamattina vi ho letto e mi sono avvolta nelle vostre parole, sentendomi protetta.
poi, così – all’improvviso?- tutto addosso.
ma dove devo andare?
Eme.. mi sopravvaluti, io non so se ho quella voglia bella positiva di cui mi parli nel tuo post.
sono solo stanca. e non faccio altro che opprimervi con le mie incapacità di reazione. forse dovrei chiudermi un pò e tentare di recuperare qualche netwon di forza per poi tornare anche tra di voi senza mandare solo post che sono troppo neri.
Ele, ognuno deve scrivere ciò che gli passa per la testa quando gli passa per la testa ed ha voglia di farlo uscire da lì per metterlo nero su bianco.
Certo, è bello leggere le testimonianze di chi è uscito dal tunnel. Ciò non significa che chi sta male debba autoimbavagliarsi e ripresentarsi quando la vita diventa un giocattolo rosa.
Ele, le brusche cadute nel disagio sono brutte e spaventose. Ma significa che almeno l’attimo precedente la caduta sei stata bene.
So di rischiare di essere fraintesa e di essere considerata come l’idiota che non si rende conto dell’esigenza di stabilità, di continuita di uno stato sereno.
E’ che io so per certo che si può vivere, anzi “vivere”, anche per anni, nell’apatia completa, in un mondo fermo statico, grigio in cui tutto ti tocca nel profondo e può ferirti ma le reazioni sono quasi nulle. Uno strano mondo parzialmente alla moviola in cui la noia ed il disagio corrono e tu non riesci a stargli dietro.
E quando vivi questo stato non puoi nè cadere nè rialzarti. Vivi sospeso nel vuoto in attesa che qualcosa o qualcuno, magari te stesso, spari il colpo che ti farà piombare a terra.
Il disagio ti arriva dritto al cuore, tu lo avverti ma sei avvolto in una pellicola trasparente. E così lo lasci fare.
E’ uno stato di stasi talmente brutto che persino la sensazione di alzarsi per poi cadere, per quanto pessima, è ben accetta perchè è un piccolissimo segno di vitalità.
Il perchè di queste brusche cadute è dentro di te ed io non ho assolutamente le competenze per tirartele fuori e darti una mano. L’unica cosa che posso invitarti a fare è a tornare con la mente all’attimo prima di cadere e a concentrarti su quello. Alle sensazioni che provavi in quel momento, a cosa ti passava per la testa in quell’istante.
Probabilmente esistono situazioni, persone, ambienti che ti trasmettono attimi di serenità.
Si, lo so. Sono solo attimi. Ma credimi, dopo aver mandato affan**** mia nonna non so quante volte, ora capisco che non aveva tutti i torti quando mi diceva “se capisci di stare male è perchè sai come si sta quando si sta bene”.
Lei lo diceva con l’animo di chi ha vissuto la guerra e non si capacitava che la gente potesse provare un disagio non fisico.
Io lo dico con l’animo di chi ha capito che vale la pena attaccarsi a tutto prima di arrendersi.
Un abbraccio.
Sono a buon punto : le imposte chiuse , non trapela un raggio di sole ( ho sempre detestato la luce ed il caldo).Il telefono , finalmente tace. Il vialetto che percorro , possibilmente , solo la mattina prima delle 5 e dopo le 21 , pare una savana. Una vera Casa degli Uscher.
Lasciando il forum , vi saluto tutti .
Ti ho già scritto una volta 🙂 so cosa provi. Lo provo ogni giorno della mia vita. A volte metto la testa sul cuscino e desidero di non svegliarmi più il giorno dopo.. ma mi risveglio tutte le volte e sono triste perché so che inizia una nuova giornata per me, e sono troppo stanco per combattere ancora. Ho pensato al suicidio tante di quelle volte che manco ti so dire quante sono! non c’è niente che possa fare per te. La vita può essere bella se combatti, ma non tutti hanno gli stessi mezzi per battersi. Forse il problema è questo! non il fatto che a te sia andata male, ma che a molti altri le cose siano andate in maniera eccellente e senza che abbiano mai alzato un solo dito!! e quelle persone te le trovi sempre addosso, sempre davanti… e ti deridono pure! questo è il dramma. Forse il segreto è non dargliela vinta! combattere fino alla fine!
POLLON: un grande abbraccio anche a te, e un grazie per essere passata di qua.
ELE: @forse dovrei chiudermi un pò e tentare di recuperare qualche netwon di forza per poi tornare anche tra di voi senza mandare solo post che sono troppo neri.
fai quello che senti, ma francamente mi rincuora di più leggerti.
anche perché ho sperimentato la chiusura e non era poi questa granderrima idea. Per carità, a volte il lato introverso ha proprio bisogno dei suoi eremi. Ma quando già implodi nel lato introverso forse non è proprio questa stupenda ideona il fatto di mettersi un bavaglio, come dice Eme, pensando che gli altri debbano leggerti, vederti, sentirti solo quando sei vivace come una soubrette o hai risolto tutti i guai. A me sembra che sei in comunicazione mentre scrivi. Non che sia un dovere essere in comunicazione quando si sta male. Ma io leggo un’apertura verso.
Non sono soliloqui i tuoi, se questo ti preoccupa. entri in relazione con. E allora forse è meglio, appunto, che chiuderti del tutto.
Un bacino
anche a EME 🙂
POLLON: un grande abbraccio anche a te, e un grazie per essere passata di qua.
ELE: @forse dovrei chiudermi un pò e tentare di recuperare qualche netwon di forza per poi tornare anche tra di voi senza mandare solo post che sono troppo neri.
fai quello che senti, ma francamente mi rincuora di più leggerti.
anche perché ho sperimentato la chiusura e non era poi questa granderrima idea. Per carità, a volte il lato introverso ha proprio bisogno dei suoi eremi. Ma quando già implodi nel lato introverso forse non è proprio questa stupenda ideona il fatto di mettersi un bavaglio, come dice Eme, pensando che gli altri debbano leggerti, vederti, sentirti solo quando sei vivace come una soubrette o hai risolto tutti i guai. A me sembra che sei in comunicazione mentre scrivi. Non che sia un dovere essere in comunicazione quando si sta male. Ma io leggo un’apertura verso.
Non sono soliloqui i tuoi, se questo ti preoccupa. entri in relazione con. E allora forse è meglio, appunto, che chiuderti del tutto.
Un bacino
anche a EME 🙂
@“se capisci di stare male è perchè sai come si sta quando si sta bene”.
🙂
BEPPINO: @Oggi non so quale via scegliere. Forse è un peccato amare i fiori, la bella musica, l’affetto che mi offre il mio cane…
Dio…mi sembra astratto, distante, inafferrabile. Non ho voglia di spossarmi, andando in cerca di Lui. Basta con gli sforzi mentali. Basta con tutto questo. Io voglio delle cose concrete.
Beppino, nessuno può entrare nella spiritualità di un altro. Puoi trovarla anche nell’amare i fiori, la bella musica, l’affetto del tuo cane e la natura. Personalmente il mio Dio io lo vedo in tutte queste cose. E’ anche vero che non sono una cattolica praticante. Ma rispetto chi lo è, se rispetta me. Pian piano, ritrovando la tua via di autonomia personale, troverai anche queste risposte, sulla tua spiritualità, penso. Tuo padre ti indica un cammino come sa. Forse anche con l’inconsapevole prepotenza di chi così crede di sostenerti, proteggerti e indicarti una via migliore, perché per lui quella è la via migliore. Non conosco tuo padre. Ma ecco, intendevo dire che dentro di te leggere una pagina della Bibbia e amare la natura non vedo perché debbano essere due cose in antitesi. Pur rispettando la visione che suo padre ha di cosa è meglio per lui. Forse ti sarà sempre impossibile fargli capire perché tu la vedi diversamente o trovare la sua approvazione se farai diversamente. Ciò non significa che per forza non potrete volervi bene lo stesso. Ti auguro di trovare una tua via per stare meglio, bene con te stesso, in un modo indipendente che tu possa sentire come sano.
Un saluto a tutti
ciao a tutti
Ele ho letto qualke tuo commento anche io mi sento come te quando sono in compagnia delle mie amiche loro sono avanti ed io indietro e mi sento sempre molto inferiore. tutto questo perchè i miei non mi permettono di vivere in pace. Io sono quella diversa da tutti, io non posso fare determinate cose, la sera non posso uscire sono stufa di vivere cosi. ormai sono giorni che litigo con loro per avere piu libertà ma niente la loro mente è bigotta e rimarrà per sempre cosi; sono giorni che piango non c’è la faccio piu a piangere, sno stanca! ho capito bene com’è il mio carattere sono molto permalosa e qualke volta lunatica e in me c’è un pizzico di egoismo, questa cosa mi ha “traumatizzato” non credevo di essere cosi, non volevo esserlo.
sento di non avere un futuro!