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Il suicidio

di beppino

Riferimento alla lettera: Buongiorno, anche io penso che il suicidio sia una cosa buona, in un certo senso. Da tre anni, ci sto pensando, e ho già fatto quattro tentativi. Per me, la morte rassomiglia a un riposo, perché come lo dice un autore francese, "vivere, è soffrire". Io di fronte alle difficoltà...
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Data di pubblicazione: 17 Settembre 2005

L'autore, beppino, ha condiviso solo questo testo sul nostro sito.

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Categorie: - Me Stesso

14.956 commenti

  • 3576
    DAGO44 -

    Morirò da solo,hai scritto un post che non lascia spazio a dubbi,ne speranze.Non cè nessuna presunzione da parte mia,nessuna voglia vocativa di guarire chichessia,ognuno penso sia libero di disporre della propria vita e della propria morte come meglio crede.Massimo rispetto da parte mia su questo concetto.Non so nemmeno cosa mi spinga a scriverti,forse solamente la voglia inconscia,il desiderio di farti cambiare idea,se ciò che scrivo non ti aggrada dimenticalo in fretta,ma ti pregherei di pensarci tante volte a cio che stai per compiere,un gesto estremo,ha tantissime conseguenze,non so se tu hai affetti da dimenticare e lasciare,non so se il tuo cuore sanguina per la solitudine,per il dolore,ho perso una carissima amica di recente che scriveva su questo sito,e ti devo confessare mi manca terribilmente,anche la sua famiglia non è più la stessa,la sorella da cui lei esteticamente dipendeva sino all’ossesione si sta abbruttendo quotidianamente,e riesce a balbettare solamente il nome della sorella morta.I genitori sono due fantasmi che vagano per le stanze della casa che anche lei ha abitato.Ne sono uscito distrutto da quella visita di cortesia,ho portato solamente un fiore,sulla tomba di Sere,non avevo voglia di dirle niente,me ne sono venuto via.è stata l’unica che è riuscita a strapparmi una lacrima,sai erano anni che non mi commuovevo,come dico spesso,sto invecchiando.
    Moriro da solo,sono sempre convinto che tu non sia solo,e sarebbe bello almeno che ci dicessi come ti chiami,non mi piace indirizzare i miei pensieri a un nik cosi esasperatamente triste.Giusto,questi sono solamente miei pensieri.Non servirà a tanto ma ti abbraccio,moriro da solo,e spero che tu senta la mia stretta.DAGO44

  • 3577
    Anonimo -

    Inverno non sei affatto fuori tema visto che e’ proprio la depressione la causa scatenante dei pensieri di morte o del suicidio in se. Generalmente essa viene scatenata nella maggior parte dei casi da fattori esterni. La mancanza di amore di affetto, la solitudine, le delusioni d’amore ecc. Ce da dire che chi esce dalla depressione non e soltanto per sua forza di volonta’ ma ce sempre un aiuto esterno. Non per forza lo psicologo. Ma parlo di amici veri, l’affetto della famiglia. Pero’ questi soggetti che iniziano a star bene cominciano a fare la morale a chi sta male, non rendendosi conto che le sue parole possono ferire ancora di piu chi soffre. Chi non ha nessuno di questi(non per scelta sua ma per sfortuna) allora soffre. Non voglio sembrare maschilista o cazzate varie. Ma per una ragazza e diverso. Un ragzzo e piu soggetto a rimanere solo e non e solo questione di volerlo. E realta’ e non fantascienza. Morirò da solo ti capisco perfettamente. Lo sto vivedendo anchio sulla mia pelle e spero anchio di avere la forza per farla finita.

  • 3578
    giuseppe -

    INVERNO
    io non sono uno psicologo ne uno psichiatra, quindi non posso e ne ti so rispondere, prova a chiedere a loro, ti daranno una risposta esauriente (credo)

    MORIRO’ DA SOLO
    non ho parole, quello che dici e terribile, possibile che non c’è un’altra soluzione?
    pensaci seriamente al dispiacere che darai a tutti.

    ultimamente non ho molta voglia di scrivere quindi solo per rispondere ad una domanda fattami, e per dire a MORIRO’ DA SOLO di non fare sciocchezze.

    UN SALUTO A TUTTI
    Giuseppe

  • 3579
    DAGO44 -

    Anonimo è bello leggerti di nuovo.Giuseppe,flexo ombra,ebudae e tutti quanti un saluto.DAGO44

  • 3580
    Fanny -

    MORIRÒ DA SOLO, come dice giustamente DAGO44 non ci sono parole che possono aiutarti se non sei disposto tu in primo luogo ad accettare aiuto. Il fatto che tu ci comunichi le tue intenzioni mi lascia una speranza che forse in te c’è ancora una fessura attraverso cui far scivolare il nostro aiuto. Ragazzo mio, qualunque sia il tuo vero nome, ti prego, ascoltami. Aspetta ancora un momento. Ti prego. Di dove sei? Anche in Italia stanno venendo fuori finalmente centri di aiuto sia per chi pensa al suicidio, sia per chi lo ha tentato ed è sopravvissuto, sia per chi ha perso una persona cara per suicidio. Se mi dici di dove sei cercherò di trovare per te un aiuto competente nella tua zona. Se sei di Milano, ad esempio, c’è proprio per gli adolescenti un “Crisis center”, c’è l’associazione „L’amico Charly“, della fondazione Charly Colombo, un ragazzo come te che si è suicidato.
    Ci sono iniziative sia religiose che laiche, ma in genere lavorano insieme e si assomigliano. Se mi dici di dove sei e mi dai la tua mail posso mandarti degli allegati e tutte le informazioni che vuoi e ne possiamo parlare.
    Rileggi per favore l’ultimo post di MAI (grazie, Mai, grazie tantissimo per la tua testimonianza). Come vedi, questa persona ha avuto dei problemi seri di depressione ma ne è uscita fuori con un aiuto competente e, perchè no, con un medicinale appropriato. Parla con qualcuno, ragazzo, con i tuoi genitori, coi nonni, con uno zio, con un insegnante, con un adulto in cui hai un po’ di fiducia. Dai a chi ti sta intorno una possibilità, non escluderli dalla tua vita e dalla tua morte. Se non ti senti di parlare con persone che conosci ti lascio la mia mail: Fannypost@gmail.com

    A tutti del forum un saluto ed una buona domenica.

    INVERNO, vorrei saper rispondere alla tua domanda, ma, a parte le definizioni da manuale di psichiatria che puoi trovare anche tu sia in biblioteca che in internet, cosa sia veramente la depressione è difficile dirsi, non essendo affatto chiaro il rapporto mente-cervello ed essendo tutto sommato arbitraria anche la definizione di malattia mentale. Il DSM è basato infatti sul consensus tra specialisti, cioè la classificazione delle malattie mentali viene fatta in base a criteri stabiliti da persone che si definiscono e vengono definite dalla società come specialisti. Questi sono medici specializzati in psichiatria. La classificazione viene fatta in base ai sintomi, perchè non ci sono allo stato attuale delle conoscenze altri criteri che permettano una diagnosi. Mentre chi va dal medico con la febbre come sintomo di una malattia può essere sottoposto a vari esami di laboratorio per stabilire la causa della febbre ed individuare il focolaio di infezione, chi va dallo psichiatra con sintomi di depressione non può essere sottoposto a nessun ulteriore esame. [segue]

  • 3581
    Fanny -

    L’idea che il suicidio sia un gesto dovuto a malattia mentale è comunque molto più vecchia della medicina e della psichiatria. In Inghilterra nel 1400 il suicidio era considerato un doppio crimine, contro Dio e contro il re, ed al suicida veniva non solo negata la sepoltura in terra consacrata, ma venivano anche confiscati i beni terreni. Il cadavere veniva sepolto presso un bivio, con un paletto conficcato nel cuore, oppure veniva buttato nella fogna o nella discarica della città. Le proprietà, il titolo e i beni del defunto venivano tutti confiscati dal re e la legge decretava che non doveva rimanere alcun ricordo di lui. I familiari erano scacciati dalla città. La crudeltà di questo castigo indusse gradualmente i giudici inglesi, che avevano il compito di determinare le cause delle morti cosiddette innaturali, a trovare un modo di mostrare clemenza verso le vittime, morte e vive.
    Rendere folle il colpevole, ossia patologizzare il suicidio, trattare le persone colpevoli di questo crimine come se fossero pazze, fu la soluzione perfetta: permise agli inglesi di mantenere le sanzioni legali e religiose contro l’atto e, al tempo stesso, fornì un meccanismo pietoso, illuminato e apparentemente scientifico di risparmiare alla famiglia del suicida la vergogna e la perdita economica implicite nella pena. Si costituì una Corte apposita per determinare se la vittima si trovava in uno stato di “insania” mentale e quindi era innocente, oppure aveva compiuto un atto criminale nei propri confronti, e dunque, in quanto colpevole, soggetto alla confisca delle proprietà e alla profanazione del corpo. Così, nel diciottesimo secolo, il numero di morti registrate come folli aumentò notevolmente rispetto al numero di quelle registrate come suicidio, non esentando comunque i sopravvissuti dal marchio sociale del suicidio o dalle superstizioni e dai pregiudizi associati alla pazzia e l’insania mentale.
    Oggi, la psicologia e la psichiatria tendono a considerare tutte le forme di suicidio come in qualche modo legate ad una qualche patologia mentale, mentre la sociologia considera ampiamente la possibilità di suicidio non dovuto a cause psicopatologiche e lo classifica in suicidio egoistico, suicidio altruistico, suicidio anomico e suicidio fatalista. Il rapporto del suicidio con la depressione è in questi casi da verificare caso per caso, sempre rimanendo da chiarire cosa sia la depressione dal punto di vista organico, se quei sintomi elencati nei manuali sono sempre espressione delle stesse disfunzioni biochimiche e quali…. È tutto tanto complicato. Credo nella malattia mentale e credo negli psicofarmaci, ma non credo che ognuno di noi sia soltanto il suo cervello. Non so come conciliare queste due idee. Eppure, anche tra i malati mentali è possibile riconoscere tra buoni e cattivi, tra egoisti ed altruisti, tra generosi e meschini. Trovo molto illuminanti i post di MAI e di TANCAMALA, come la testimonianza di tutti coloro che vivono in prima persona la malattia mentale, specie se sono persone intelligenti e sensibili come Mai e Tancamala.

  • 3582
    una figlia -

    Io sono una superstite al suicidio di mio padre.
    E’ passato quasi un mese da quel giorno, la mia vita è cambiata di netto.
    Dopo tanto interrogarmi sul perchè del suo gesto, credo di poter dire che lui da un pò di tempo era cambiato: mangiava poco, parlava ancora meno, era sempre triste.
    Probabilmente era depresso, ma nessuno in casa se ne era accorto. Eppure, sarebbe bastata una sua parola, un suo cenno per farmi capire il suo dolore…
    Soffro tantissimo, perchè ero molto legata a lui e non so cos’avrei dato per poterlo curare.
    Quando una persona pensa al suicidio, probabilmente non riesce più a vedere una ragione di vita o forse teme di chiedere aiuto a chi è vicino per non “dare fastidio”.
    Posso dirvi sinceramente che non c’è niente di più sbagliato:
    pensate al dolore che procurereste a tutti coloro che vi vogliono bene, dopotutto c’è sempre una nuova primavera, dopo il freddo e gelido inverno. Se solo mio padre avesse aspettato, avrebbe visto cadere il primo dente di suo nipote, al quale era tanto legato. Quando gli ho chiesto se il nonno gli mancasse un pò, sapete cosa mi ha risposto?(ha solo 5 anni) “No, mi manca tanto”. Il suicidio non risolve niente, è solo un impedimento a trovare una qualunque soluzione. La vita è sofferenza, ma i momenti brutti passano.

  • 3583
    Anty -

    salve a tutti.

    Non penso di essere la persona più adatta per aiutare la persona che scrive firmandosi con “morirò da solo”. Gli chiedo soltanto di aspettare perchè quello che si appresta a fare è un gesto senza ritorno. Qualunque sia il motivo che lo sta spingendo sul baratro lo invito a riflettere che non si torna indietro. Ci sono invece nella vita tante possibili soluzioni ai problemi. Anche io a volte penso che la vita stessa è un problema, ma è il nostro modo di vederla la vita che ce la fa sembrare così. Invece è possibile sempre innamorarsi, godere delle cose belle, della musica della lettura della natura e di tante altre cose. C’è sempre una soluzione a tutto caro amico perciò lasciati aiutare che le soluzioni si possono trovare

  • 3584
    serena -

    Ciao… ponderate tutte le possibili soluzioni, vagliato ogni più piccolo spiraglio…ho capito che voglio solo smettere di soffrire…ho chiesto aiuto, ho cercato aiuto…a nulla sono valsi i miei sforzi. A volte chi si toglie dai piedi… vuole solo non soffrire più…non far soffrire, nella maniera più assoluta.

  • 3585
    mai -

    Una Figlia, mi spiace molto quello che ti è successo e sò che nulla e niente potrà sopperire alla perdita che hai avuto, solo il tempo affievolisce un pochino il dolore, sicuramente per te non dev’essere stato facile scrivere in questa lettera e ti ringrazio di questo, non possiamo certo sapere le motivazioni che hanno portato tuo padre a compiere il gesto ma conosciamo bene la sofferenza che aveva dentro, è una sofferenza che difficilmente si riesce ad esternare specialmente con chi abbiamo vicino, a volte la paura di deludere chi più amiamo, la fragilità in cui siamo caduti e invece gli altri ci vedono forti, il non essere più quello che gli altri credono che siamo, il non voler sentire le frasi retoriche che sentiamo sempre in giro, sono tante le motivazioni per cui non si parla di quello che abbiamo dentro, e poi non è da dimenticare che (ora sarò un pò dura ma è la realtà e non è diretta a te) molte volte a uno che è morto gli si perdona tutto ma se da vivo avesse parlato liberamente di ciò che aveva fatto o gli era successo sarebbe successo il putiferio, perciò molte volte è difficile tirare fuori quello per cui si stà male ed è una delle cose che più indirizzano le persone a compiere gesti definitivi.
    Non credere che non abbia mai pensato a voi al dolore che vi avrebbe causato ma dentro di lui evidentemente ha creduto che così facendo avrebbe risolto problemi insormontabili dandovi meno dolore, cosa che non sono daccordo ma i pensieri in linea di massima sono questi quando si arriva a pensare di suicidarsi.

    Un abbraccio di luce e calore a tutti
    Mai

  • 3586
    LiSa -

    il suicidio non è la soluzione. io capisco cosa si prova ad non essere amati e capisco anche il sentimento della solitudine, provato come un’abbandono, se provaste a trasformare questa solitudine cupa in una felice. forse ora non si capisce quello che voglio dire, vi consiglio solo una cosa:PARLATE, anche ad un estraneo incontrato alla fermata del bus, ad un vecchio amico. siamo tutti soli, imparare a convivere con se stessi non è facile, ma tutte le cose belle hanno una lunga via da attraversare prima di riuscire ad raggiungerle^^. ve lo dice una depressa cronica!!

  • 3587
    gilda -

    Ciao ragazzi buona sera .
    Scusate se non ho scritto ma leggendo il post di morirò sa solo mi sono completamente abbattuta … a 16 anni si deve sorridere alla vita non pensare di farla finita.
    Una figlia mi dispiate tanto per tuo padre non so cosa dirti solo che ti sono vicina con il cuore ti lascio il mio contatto se ti va di parlare a_petta_86@hotmail.it vale anche per i nuovi arrivati……
    LISA hai ragione l’unica cosa per affrontare il dolore PARLARE ascoltare musica sentire i problemi degli altri ti aiuta poi vedi che il dolore degli altri più grande del tuo li incominci a fare qualcosa per tirarti sù per tornare a sorridere alla vita per tornare a vivere…….
    Fanny come stai?
    Mei cara mei sono qui sto bene grazie a momenti piango a momenti rido ma tutto sotto controllo…..
    BUONA SERATA RAGAZZI
    VI VOGLIO BENE

  • 3588
    giuseppe -

    UNA FIGLIA
    proprio quello che hai vissuto tu, fa si che non facciamo quel gesto, anche se ci pensiamo, perchè dare un dispiacere ai propri cari, in maniera permanente, non è giusto, non se lo meritano, comunque GRAZIE della tua testimonianza,è preziosa, anche se mi dispiace per quello che tu stai vivendo e per tuo figlio.
    un abbraccio di vero cuore

    LISA
    hai perfettamente ragione, infatti qui noi parliamo tantissimo, ci facciamo compagnia a vicenda. credo che parlare con persone sconosciute sia veramente importante, e qui ci sono delle persone MERAVIGLIOSE sopratutto le donne FANNY/AUDREY e MAI/CALLIOPE, sembra di conoscerle da sempre, hanno sempre le parole giuste per tutti. Poi c’è DAGO44 che anche lui, non scherza proprio per dare consigli e parole di conforto, avvolte penso che il dolore ci ha fatto conoscere, ed la conoscenza di queste persone ci farà uscire da questo stato.
    GRAZIE A TUTTI, MA PROPRIO TUTTI, anche quelli che scrivono delle minchiate, anche quelle fanno crescere.
    UN SALUTO A TUTTI
    Giuseppe

  • 3589
    Lilù -

    Ciao MORIRO’ DA SOLO,
    Vorrei “andarmene” con te ora ma non posso perché voglio pagarmi tutte le spese del funerale, ecc. ecc. Ti voglio bene e hai tutta la mia comprensione. Ti prego, scrivi un post indirizzato a me. Io ho deciso di fare la stessa fine. Trovo un così grande sollievo all’idea di “partire”. Non sopporto più l’uomo e tutti quelli che mi hanno illuso con le loro dolci parole di ammirazione. Che bello, mi sento rinascere! Dopo la metà di Marzo (perché devo andare a Parigi per lavoro) proverò a rispondere a ciascuno di voi. Oramai ve l’ho detto, siete la mia “famiglia quotidiana”.
    Ciao e buonanotte a tutti.

  • 3590
    Inverno -

    buonasera a tutti..dunque..cos’è la depressione?
    Prima di tutto una malattia. Il cervello purtroppo non è più in grado di produrre adeguatamente quelle sostanze che sono responsabili del tono dell’umore.Si, è vero che non possiamo aprire la testa di una persona per controllare l’attività di queste sostanze, ma i sintomi si possono valutare eccome.Perdere interesse nella vita, e vedere tutto come attraverso 4 paia di occhiali da sole non è frutto solo dei miei pensieri o di chi come me soffre di questa malattia ma di uno stato d’animo che si è sviluppato e consolidato con gli anni.
    Vorrei abolire l’espressione “ragione di vivere” perchè non ha senso. Non si vive per delle ragioni ma si vive perchè si ha voglia di farlo, perchè si ha piacere di farlo.Si vive perchè si ha voglia di vivere e di viversi.
    Sia ben chiaro, non parlo del “che bello il mare, che bello il sole, gli uccellini cinguettano e io sono felice” no…niente banalità; parlo semplicemente del dire a me stesso chi sono e cosa voglio all’interno di uno stato d’animo come dire…sano.
    Purtroppo però almeno per quello che mi riguarda per una persona che soffre veramente di depressione, questa è una cosa impossibile da realizzare con le parole, con i ragionamenti o per quanto uno si sforzi a cercare di vedere le cose da un’altra angolazione.
    L’inizio per poter intraprendere la strada della guarigione come per tutte le malattie e secondo me un farmaco senza però rischiare di cadere in situazioni stagnati, dopo di che c’è la parte difficile: affrontare le cause che hanno provocato la depressione; in poche parole le difficoltà che persistono e continuano malgrado tutto ad alimentare questa malattia.

  • 3591
    mai -

    sì sì sì una battaglia è vinta finalmente, con grande forza ho lottato ma almeno questa cosa stà andando come volevo io, non riesco neppure a spiegare la soddisfazione che sento ora dopo che mi pareva di lottare contro i mulini a vento e tutti contro di me, e questo mi dà coraggio per andare avanti per la strada che ho intrapreso che è ancora molto lunga ma sono certa darà i suoi frutti.
    Ringrazio ancora tantissimo voi tutti che mi avete dato la possibilità di crederci ancora, un abbraccio grandissimo a Dago che senza il suo aiuto sarei ancora molto lontana da quella che sono oggi, e un bacione a Ebudae che mi ha sempre ascoltato nei miei sfoghi e che vorrei tornasse anche qui, e a voi tutti indistintamente un abbraccio di luce e calore e tanto amore

    Ciao ragazzi alla prossima
    Mai

    ps Tanca la tua rosa stà sbocciando e lascia intravedere colori bellissimi Grazie

  • 3592
    Fanny -

    INVERNO, la nostra conoscenza della psichiatria è la stessa che aveva Ippocrate. Di nuovo ci sono solo gli psicofarmaci. Il progresso lo possiamo quindi definire tecnologico, ma non scientifico. La scoperta degli psicofarmaci è stata più o meno casuale. Erano stati pensati per curare altre cose e poi invece ci si è accorti che influenzavano anche lo stato mentale. Da qui si è intensificata la ricerca, ma sempre in modo molto empirico. Proprio dagli effetti che fanno gli psicofarmaci si deduce che il cervello forse funziona in un certo modo. Tuttavia esiste un’altissima percentuale di cosiddetti “non-responders”, cioè persone che presentano determinati sintomi su cui di solito una certa medicina agisce attenuandoli o facendoli scomparire, sulle quali invece la medicina non ha effetto e nessuno sa il perchè. Quanto alle cause sociali che portano alla depressione, direi che si tratta più o meno e con pochissime eccezioni degli stessi guai o problemi o disagi che toccano tutti in questa vita, eppure non tutti si ammalano. Quindi non credo che la depressione si origini da circostanze particolari bensì dal modo di vedere le cose, quindi tutto sommato dal nostro cervello e/o dalla nostra personalità. Il rapporto causa-effetto non è in questo caso lineare, ma è circolare. Tu proponi un intervento basato sui farmaci (condivido pienamente) e poi un intervento non-farmacologico lento e trasformativo rivolto alle cause che hanno provocato la depressione. Qui forse non siamo d’accordo. Cosa intendi tu per “cause che hanno provocato la depressione”? Io intendo prevalentemente fattori interni quali la propria personalità, la propria filosofia di vita, la propria visione del mondo. Su questi è teoreticamente possibile agire. Se tu invece intendi fattori esterni, non sempre questi sono rimovibili. Una menomazione fisica, una malattia cronica e debilitante, la perdita di una persona cara, un figlio handicappato, una carriera stroncata, una bancarotta di grave entità che non basterà una vita di lavoro per risanare, la pedita del proprio buon nome, le corna ricevute dal partner, la bruttezza senza speranza di chi è basso, grasso, calvo e butterato, eccetera, eccetera, eccetera. Tutte buone ragioni per essere depressi, che tuttavia non sono cambiabili o rimediabili. Anche le cause rimovibili, non è detto che una volta rimosse non si ripresentino, nella stessa o in un’altra forma. Quindi non si può fondare il proprio equilibrio psichico su fattori esterni che noi non possiamo controllare. Bisognerebbe anche imparare a distinguere tra tristezza e depressione e dire in chiari termini che la depressione è una malattia, ma la tristezza è un sentimento normale, sano, adeguato a molte circostanze avverse che la vita ci riserva. Si tende invece sempre più a definire il lutto e la tristezza come “depressione reattiva” ed a medicalizzare quello che invece è un normale sentimento umano. Su questo non sono d’accordo. Ciao!

  • 3593
    Fanny -

    SERENA, lo scontro col mondo è terribile, è una battaglia che ci lascia stremati e senza fiato. Negli ultimi decenni della storia umana nel mondo occidentale si è costruito un imbroglio, non so come sia cominciato, ma le proporzioni che la truffa ha assunto sono impressionanti. Ci hanno montato la testa, ci hanno fatto credere che siamo in questo mondo per essere felici, che la felicità è un diritto e che è a portata di tutti ed ogni mezzo è lecito per procurarcela. L’infelicità invero continua ad esistere, ce n’è tanta intorno a noi e dentro di noi, ma nonostante questo noi noi la vediamo come una cosa abnorme, frutto di sfiga o di errore umano, quindi da prendercela o con noi stessi o con la vita che ci ha fregati. Così l’infelicità viene vissuta con rabbia piuttosto che con serenità, come parte dell’esperienza umana. Chi soffre si sente isolato, pensa di essere l’unico sfigato oppure di appartenere ad una razza inferiore, quella appunto degli sfigati. Questo aumenta indicibilmente la sofferenza ed impedisce ogni crescita personale. Che aiuto speravi di trovare? Chi ti aiutasse a sovvertire l’ordine delle cose del mondo ed a far sì che ti sia risparmiata la tua parte di dolore? Non meravigliarti se non hai trovato aiuto, chi vuoi che abbia il potere di fare quello che tu vorresti? Per te credo che ci vorrebbe la bacchetta magica, non basta una semplice specializzazione in psicoterapia. Scusa se ti strapazzo, Serena, lo sai che ti seguo da quando sei apparsa sul forum e ti voglio bene, e lo scopo di questa strapazzata è solo quello di aiutarti. A buon rendere, naturalmente, se dirò qualcosa che non va ti dò fin da ora ogni diritto di dirmi quello che merito.
    Posso chiedere cos’è che ti fa così soffrire? Da quel po’ che so di te attraverso i tuoi post mi viene il sospetto che una gran parte del tuo soffrire sia dovuto alla tua perdita di status. Prima eri una ragazza ricca, ora sei una ragazza povera. Pensa però che tutto di te resta ciò che era, TU sei la stessa persona. Forse l’invidia di qualcuno si è trasformata in compassione e questo ti fa rabbia, ma ti assicuro che le persone che ti compiangono perchè ora sei povera sono loro stesse da compatire. Tu hai un lavoro onesto, non scendere a compromessi nè con gli altri nè con te stessa per voler per forza ricostruire la situazione da cui la vita ti ha tolta. Cerca invece di vedere quali nuove possibilità, incontri, opportunità e (perchè no) gioie la tua situazione attuale ti può offrire. Non so se le cose stanno così, ma penso che una gran parte della tua sofferenza venga dal tuo orgoglio ed eventualmente dalla tua rabbia verso chi ha causato il disastro. Quindi il tuo cuore è pieno di sentimenti negativi e non mi meraviglio che li avverta come un peso insopportabile e schiacciante. Ti abbraccio e spero che riuscirai a guardare più a fondo in te e ad intravedere la luce.

    Un pensiero e un saluto per tutti.

  • 3594
    Fanny -

    MAI, sono proprio tanto contenta per te, finalmente una buona notizia.

    UNA FIGLIA, che tristezza quando le persone che amiamo SCELGONO di lasciarci. Conosco molti sopravvissuti, è una ferita che difficilmente si rimargina e non si torna mai più ad essere fiduciosi nella vita e negli altri come prima, neppure in quelli che dicono di amarci o che per grado di parentela dovrebbero automaticamente farlo. Ti abbraccio forte, hai tutta la mia solidarietà.

    GILDA che piangi e che ridi, che lotti per andare avanti con coraggio, sappi che ti ammiro molto e penso che ce la farai a ritrovare un equilibrio stabile e ad avere finalmente un po’ di serenità. Forza e coraggio, su per la salita!

    TANCAMALA, sei sparito di nuovo, come stai? Sappi che mi manchi, che sarei contenta di rileggerti.

    LILÙ, non ti capisco affatto, e non trovo parole adatte per te. Mi sembri ossessionata dall’estetica, perfino da quella della morte che richiede un rituale splendido e un funerale costoso, e poi ti meravigli se incontri gente che apprezza solo le tue curve e la tua esteriorità. Mah… difficile da seguire. Comunque buon viaggio e buon soggiorno a Parigi.

    GIUSEPPE, per te che hai sempre parole buone e di incoraggiamento per me un saluto speciale. Lo so che stai vivendo un periodo difficile e perciò apprezzo ancora di più il tuo rivolgerti continuamente agli altri, leggere attentamente tutti i post (si vede da come rispondi), salutare e dare subito attenzione ai nuovi arrivati, dispensare aiuto e consigli. So che non è facile quando si ha un peso enorme sul proprio cuore, bravo!

    DAGO44, FLEXO, EBUDAE, a voi e a tutti un saluto.

  • 3595
    DAGO44 -

    Finalmente un post,positivo come quello di MAI..non ho fatto nulla di più di quello che avresti fatto tu se fossi stata al mio posto,e continuerò a farlo volentieri.Ti abbraccio,come abbraccio Fanny,per i suoi bellissimi,e pieni di umanità,dove vi sono parole di conforto per tutti,come saluto anche Giuseppe per le righe scritte a mio nome.Un saluto anche a Lisa.
    Morirò da solo,avevo scritto un post interamente dedicato a te,ma non ho avuto risposta,vuol dire che non ho centrato il bersaglio,e mi dispiace,come mi dispiace e sono sincero,leggere le parole di Lilù,veramente non posso non pensare che tu debba vivere solamente sino a quando hai pagato il tuo funerale,no,non puo e non deve essere così.Pregherei sia te che M.d.S a rimanere attaccati alla nostra barca…perhè questo sito virtuale sevre,ma serve davvero tanto.Non ci si conosce,se non per post o per email,di conseguenza non ci sono vincoli.solamente una splendida limpida cristallina amicizia che ci accomuna.Tutto qua.Ho finitoGrazie per avermi letto.N.B un affettuosissimo saluto a Gilda,e a tutti coloro che hanno scritto,leggono,e scriveranno.DAGO44

  • 3596
    flexo -

    Ciao a tutti, anche stasera un po’ di stanchezza. Ciao Fanny, come sempre leggo con grande interesse i tuoi messaggi. Sul confine tra salute mentale e malattia ci sarebbe probabilmente molto da dire. Per me si tratta di una sorta di enigma, e tranne alcuni casi netti, mi resta molto difficile capire quando siamo di fronte alla malattia mentale. Fino a che punto si può parlare di tristezza e quando invece abbiamo a che fare con una depressione che possiamo definire “patologica”? Me lo chiedo da sempre, anche pensando al mio modo di affrontare la vita. Sono giunto alla conclusione (ma non la definirei tale perché senza dubbio la mia percezione del problema è estremamente limitata) che in parte il mio approccio “malinconico” è connaturato alla mia essenza più profonda: è un mio modo di essere, è parte integrante della mia personalità ed è tutto sommato qualcosa che non voglio perdere. In alcuni momenti, ho avuto però la sensazione che tutto ciò mi impedisse di vivere la mia vita in modo pieno e soddisfacente; a quel punto, un tratto del mio carattere assolutamente naturale, assumeva un ruolo predominante trasformandosi in qualcosa di potenzialmente patologico. Sono d’accordo con te quando dici che la depressione ha una natura circolare e non lineare. Per come la vedo io si tratta spesso di una catena che si autoalimenta portandoci sempre più in basso e man mano che passa il tempo è sempre più difficile rompere questo meccanismo perverso. E’ mia opinione che il dolore non sia una cosa del tutto negativa; il dolore fisico è un campanello d’allarme che ci segnala la presenza di guai legati al nostro corpo. Forse, allo stesso modo, il dolore psicologico serve a farci capire che qualcosa non va all’interno della nostre psiche (anima). O forse il dolore psicologico è indice di un non corretto funzionamento della nostra società; se tante persone hanno problemi di questo tipo allora è probabile che il tutto sia in un uno stato patologico perché in fondo tutti siamo interconnessi e nessuno è un io isolato e a sé stante. Quando parliamo di disagio psicologico dovremmo ricordarci che facciamo parte di qualcosa di più ampio e che quindi risolvere i nostri problemi in modo completamente autonomo è probabilmente impossibile. Per tale motivo, un posto come questo, in cui si ragiona insieme, in cui ci si interconnette, può essere molto utile. Beh, forse stasera ho scritto un po’ troppo…

    Vi abbraccio tutti con affetto, buona serata.

  • 3597
    Lilù -

    Probabilmente non mi sono spiegata bene io (ovviamente!).
    Non sono ossessionata proprio da niente. Io sono una persona che ha esclusivamente alimentato la “testa”, che oltre all’italiano parla e scrive correntemente giapponese, inglese e un buon francese, che ha studiato musica con una buona voce da mezzo soprano, esami dati in conservatorio (anche se non sono arrivata al diploma), che ha girato mezzo mondo, che ha le sue curve e il suo bel corpo ma che è sempre stata un libro aperto!
    Ma sono stanca di essere circondata da persone che promettono di sposarmi e che poi si prendono una straniera facendomi perdere visto e lavoro all’estero, sono stanca di metterci 7 anni (!!!!) per riprendermi da un colpo simile (considerando che ho quasi rischiato di buttarmi dal quarto piano) per poi incontrare uno che mi trova fantastica, colta, meravigliosa e poi decide che non “sente” più come prima perché gli è passato il fuoco e si scegli una rumena, sono stanca di ritrovare un vecchio compagno di giochi dell’infanzia che mi trova bellissima, meravigliosa, ecc. ecc. e poi scompare e non si sa perché. Sono stanca di illudermi, di credere ancora che troverò l’amore della mia vita. E un’altra cosa (questa è indirizzata a Fanny)!. Io non guardo all’estetica anche se un uomo mi deve piacere (!!!). Io guardo al cuore!!! Ma questi vuoti a perdere mi hanno stancato!!!! E non scrivete mai più che guardo all’estetica! Lavorando nella moda io guardo all’eleganza, al gusto e all’educazione. Ma ciò non significa essere superficiali perché non è così che mi considero!

  • 3598
    gilda -

    Ciao ragazzi ho una buona notizia da darvi 🙂 oggi sono andata al cimitero sono caduta da una scala ho una caviglia fasciata che mi fa un male cane ma per il resto va tutto bene .
    LILù ma ti rendi un pò conto di quello che dici ? ma che cavolo dici a un ragazzo voglio morire con te?
    TU SEI MATTA non puoi dire cosi non puoi parlare a una persona che sta male il questo modo perchè quella persona di da scolto ti da retta la influenzi ancora di più una persona cosi lo sai? io credo che tu hai dei seri problemi cara mia pensa al tuo cervello non al tuo corpo fallo adesso non dopo morta ………..
    Non ti voglio offendere ma quello che dici non va bene …..
    ora vai anche a PARIGI divertiti vai a ballare non pensare alla morte o al suicidio pensa una volta a mostrare il tuo corpo che ci tieni cosi tanto ………
    Fanny grazie per le tue parole sto facendo il di tutto per dare una svolta alla mia vita per stare bene .
    BUONA NOTTE RAGAZZI

  • 3599
    mai -

    UNA STORIA VERA
    Qualche anno fa, alle Paraolimpiadi di Seattle, nove atleti, tutti mentalmente o fisicamente disabili erano pronti sulla linea di partenza dei 100 metri.

    Allo sparo della pistola, iniziarono la gara, non tutti correndo, ma con la voglia di arrivare e vincere. In tre correvano, un piccolo ragazzino cadde sull’asfalto, fece un paio di capriole e cominciò a piangere.

    Gli altri otto sentirono il ragazzino piangere. Rallentarono e guardarono indietro. Si fermarono e tornarono indietro… ciascuno di loro. Una ragazza con la sindrome di Down si sedette accanto a lui e cominciò a baciarlo e a dire: “Adesso stai meglio?” Allora, tutti e nove si abbracciarono e camminarono verso la linea del traguardo.

    Tutti nello stadio si alzarono, e gli applausi andarono avanti per parecchi minuti. Persone che erano presenti raccontano ancora la storia.

    Perché?

    Perché dentro di noi sappiamo che: la cosa importante nella vita va oltre il vincere per se stessi. La cosa importante in questa vita è aiutare gli altri a vincere, anche se comporta rallentare e cambiare la nostra corsa. “Una candela non ci perde niente nell’accendere un’altra candela”.
    (Anonimo)

    Un abbraccio di luce e calore
    Mai

  • 3600
    serena -

    per fanny

    Ciao,
    capisco di non essere povera, di essere fortunata per avere un lavoro , una casa…ma ho visto troppo da vicino IL DOLORE, QUELLO DAI CONTORNI CHE SI MUOVONO E SE LO TOCCHI FA’ MALE.
    Adesso voglio aggrapparmi ad una persona che apprezzi il mio amore e la mia onestà anche intellettuale e mi sollevi dal male. Ne ho un disperato bisogno.
    Un abbraccio forte.

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