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Favole, racconti, osservazioni e chiacchere AMICHEVOLI

di sherazade

Riferimento alla lettera: Valinda,ho letto la storia amorosa di Frida Kahlo e Diego Rivera su questo articolo e ti riferisco in sintesi la mia visione. Entrambi i protagonisti hanno un limite di tipo fisico (lei per via dell’incidente, lui per un aspetto d’insieme tutt’altro che attraente). Entrambi condividono la grande passione per la...
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Categorie: - Relazioni

841 commenti

Pagine: 1 6 7 8 9 10 17

  • 351
    Yog -

    Mah! Il post 347 mi ha fatto increspare le labbra in una smorfia sardonica che pareva un sorriso pieno di sadismo gratuito, poi sono esploso in una risata tra il sarcastico e il diabolico, ma mi aspettavo almeno la creazione di un nuovo personaggio: il Tassonomasta. Si vede Golem che andavi di fretta. Comunque siamo sempre a tempo.

  • 352
    maria grazia -

    rossana, ma cosa ti fa pensare che in quelle frasi mi riferissi propriamente a te?? poi ti stupisci se qualcuno pensa che hai manìe di persecuzione o di protagonismo..

  • 353
    Golem -

    Gli estremi ci sono tutti, ma in mancanza dello spirito adatto le suscettibilità non vanno più urtate, specie se sono ancora attive. Ha visto il tono del 349 no? Lei dovrebbe saperlo meglio di me, dal momento che dirige il centro di neuro scienze. Lasciamo che la tassonomia faccia il suo decorso. In ogni caso, nello specifico, credo che più che di tassonomastia si dovrebbe parlare di tassonautismo.
    “Ossequie” dalla morgue.

  • 354
    Yog -

    @dr. Golem
    L’umile figura del nomenclatore di balzelli, figlia del post 347 e non di altri, in realtà potrebbe urtare la sensibilità solo di coloro che pagano le tasse che, se non erro, sono riscosse dai tassisti (almeno in parte). La cartella di Equitalia può effettivamente turbare anche la sensibilità ferrigna di un anatomopatologo, non lo metto in dubbio.

  • 355
    maria grazia -

    Dottor Yog,
    devo comunicarle che facendo un’ indagine topo-nomastica, ho riscontrato che le città italiane sono perloppiù abitate da tassisti ( cioè coloro che riscuotono le tasse ). questo, induce molti imprenditori a trasmigrare in terre lontane, e molte brave donne di casa a diventare prostitute per pagare i debiti di famiglia o per sbarcare il lunario, salvando così se stesse e i loro cari dalla bancarotta attraverso l’ utilizzo delle proprie grazie. Dalle mie accurate ricerce antropologiche, sociologiche, polimorfologiche e stronzologiche, emerge che c’è una stretta correlazione tra esuberanza di individui idioti nella società e regresso economico, relazionale e sociale. L’ utilizzo di forum di discussione, in questo panorama, ha una funzione utile in quanto attenua l’ impatto di un contraccolpo emotivo che indurrebbe altrimenti molta gente a gesti inconsulti nella vita reale: omicidi, reati sessuali, linciaggi, furti e rapine. Una terza alternativa è senza dubbio rappresentata dalla libera fluidificazione dei pensieri, cioè quella capacità che permette all’ individuo di arrivare a conclusioni logiche traendone un insegnamento utile. si chiama RAGIONAMENTO, semplificando. una facoltà che, a quanto pare, è più rara di quanto non si creda..
    Ne conviene con me ?

  • 356
    Golem -

    I tassisti oggi, ma anticamente erano proprio i tassi, che per arrotondare le entrate, e quindi migliorarare la loro economia familiare (la famosa tassonomia) venivano addestrati alla riscossione delle gabelle trattenendo una percentuale che consegnavano alle esose coniugi, mai paghe in qurl senso, che frequentemente dissipavano il
    denaro in spese inutili e senza ritorno. Da qui il termine “sei una tassa”, è diventato sinonimo di sprechi e sperperi di varia natura a spese del cittadino.
    Da quando si sono avvicendati i tassisti, i tassi sono continuamente alla ricerca dello sconto, mentre le tasse non diminuiscono mai. Anzi, oltre il 60% sono loro.

  • 357
    Yog -

    Maria Grazia, esimia! La devo riprendere per l’uso poco corretto della lingua!!! Non vorrei mai che lei avesse ad urtare le corde sensibilissime dell’animo di qualche lettrice. L’ultima aggettivazione delle sue accurate ricerche è “proctologiche”. Per il resto convengo con lei sull’utilità del forum e, soprattutto, sull’importanza del ruolo femminile in economia: credo che ormai l’unico tipo di rialzo possibile per noi sia rimasto quello che giustamente immagina. E nessuno può dire per quanto tempo ancora…

    Dr. Golem, Eccellenza!
    Giusto oggi ho osservato nell’aiuola vicino alla fermata del tram che due buchi nel terreno già presenti da mesi, erano passati da una sezione irregolare a una perfettamente circolare. Assodato che trattasi della tana di un animale, ne devo dedurre che un tasso ha verosimilmente arrotondato le entrate. Escluderei l’opera di qualche tassista.

  • 358
    Golem -

    MG, farai ingelosire Scarlet. O forse ti ammirerà incodizionatamente.

  • 359
    Golem -

    Esimio professore.
    Credo che la correzione al termine vernacolare che ella ha consigliato alla dottoressa Emmeggì, si presti ad intervenire definitivamente nel pretendere che le domande che d’ora in avanti verranno poste su questo forum, e che riportassero l’aggettivo in parola, debbano utilizzare la radice verbale scientificamente più consona. Per esempio:
    “Mi sono innamorata di un grandissimo procto”, come pure “Perché le donne amano i procti?”, ma anche “Sono stato un procto, e ora lei mi manca”, credo dia un risultato più efficace nell’esposizione del serio problema di questa proctofilia strisciante che subdolamente si instaura nei rapporti umani in generale. Chi di noi non ha avuto a che fare con un procto almeno una volta?
    Ma io amplierei l’obbligo anche alla cultura popolare più recente. Il famoso detto partenopeo più volte citato da me, dell’impossibilità di trasmutazioni sunstaziali dell’io più profondo, dovrebbe suonare così”.
    “‘E voglia a metter ‘o rum, ‘nu proct nu’ pó diventà ‘nu babbà”.
    In ogni caso, per una forma di equità terapeutica, in quanto sottoposti al giuramento di Ippocrate, lei ritiene che dovremmo comunque assicurare un “Procto Soccorso” per i casi realmente gravi?

    Per quanto riguarda invece la particolarità relativa alla forma che i simpatici mustelidi stanno dando alle loro entrate ultimamente, si tratta del famoso “tasso zero”. Termine col quale i tassi che non si adeguano a questo nuovo standard geometrico definiscono i loro simili che lo fanno.

  • 360
    maria grazia -

    Esimio Dottor Golem, in base ai recenti rilevamenti radiografici, non credo che la signorina Scarlet possa sentirsi indispettita o minacciata dalle mie esposizioni. La paziente ha registrato finora un’ ottima capacità di reazione, unita congiuntamente a una certa padronanza neurorale. Ne consegue che eventuali manifestazioni emotive, da parte della stessa, sono pressocchè limitate.
    Eccelso Dottor Yog, devo quindi supporre che i dati socio-staticistici rilevati dalle mie ricerche a proposito dell’ influenza del meretricio sull’ italica economia, così come sullo stato d’ animo collettivo della popolazione maschile, sono veritieri. In quanto all’ utilizzo della lingua, devo ammettere che si potrebbe perfezionarlo, anche se mi pare che i parametri finora adottati siano più che adattabili al contesto. Non si escludono comunque ulteriori verifiche. questo è quanto.
    i più distinti e cordiali saluti dalla dottoressa Mary Grace della LAD’s Clinic Paranormal Care.

  • 361
    rossana -

    “Sua altezza serenissima fa un viaggio attraverso i suoi Stati e nota tra la folla un uomo che, nell’aspetto imponente, gli somiglia in modo straordinario. Gli fa cenno di accostarsi e gli domanda: Vostra madre è stata a servizio a Palazzo, vero? – No, Altezza – è la risposta – , ma c’è stato mio padre.”
    (storiella citata da Freud)

  • 362
    Golem -

    Grazie gentile dottoressa MG. Me ne compiaccio. Scoprire questi progressi in un soggetto che sembrava non lasciava soverchie speranze, ripaga di tutti gli sforzi profusi e conferma il valore della Sua tenacia anche quando tutto sembrava inutile.
    Lei dà lustro a questo nosocomio.
    Ossequi sinceri.

  • 363
    maria grazia -

    La ringrazio Dottor Golem, sono contenta che lei apprezza il mio impegno nei riguardi di taluni soggetti che determinano uno scientifico interesse.
    Ossequi ossequiosi anche a Lei.

  • 364
    Sofia -

    Mg…si siamo proprio dei bravi dottori qua…ma yog è il direttore?
    Yog sei te il direttore della “clinica”?

  • 365
    Yog -

    “Direttore” no. Sono solo l’umile primario di neuropsichiatria. Non essendo piddino non sono riuscito a fare più carriera. La presidente della clinica è Scarlet, se ti può interessare. Segue soprattutto gli studenti fuori sede.

  • 366
    rossana -

    rari sono i giochi di parole che evidenziano un arte umoristica di classe… il resto ricade spesso nel dilettantismo, come per i poeti amati soprattutto da chi ha gusti semplici e non è in grado di apprezzare altre espressioni poetiche.

    «Contrordine compagni! La frase pubblicata sull’Unità: ‘Bisogna fare opera di rieducazione dei compagni insetti’, contiene un errore di stampa e pertanto va letta: ‘Bisogna fare opera di rieducazione dei compagni inetti’.»
    (Giovannino Guareschi)

  • 367
    Golem -

    Che belle parole. Di classe…altrui.

  • 368
    maria grazia -

    rossana, spero che la SV possa perdonare questi umili e volgari dilettanti che di certo non sono al Suo livello!

    i miei ossequi anche a Lei.

  • 369
    Golem -

    Che poi citare Guareschi senza poterne vederne le vignette alle quali queste battute erano collegate – e quindi renderle comprensibili – significa non sapere niente né di Guareschi né di satira e ironia.
    Ma la frase era ad effetto, e qualcuno ci casca in questa “classe”. E così, apparir m’è dolce in questo LaD.

    P.S. Per la cronaca, Guareschi giocava con la satira verso il comunismo post bellico, e nello specifico gli “insetti” erano le “mosche di Mosca”, come chiamava lui i comunisti italiani, ma che in veste di reali insetti – ma col nome di “mosca”, la Capitale del Comunismo – tuttavia infastidivano” i compagni in carne e ossa nelle sedi di partito. Ma erano comunque “compagni”, insetti ma compagni in quanto…Mosche, che però, disturbando il Comintern, andavano “rieducate”. Sterminandole col DDT.

    Guareschi riecheggiava in questo modo i metodi “rieducativi” staliniani. Lo faceva con classe? La satira deve avere classe? “Hma”.
    Giá con questa descrizione si capisce poco, se per di più non si “legge” la vignetta e non si conosce come nasce “quella” satira guareschiana, non si capisce niente. Ma poichè chi normalmente non capisce niente pensa sempre di aver capito, trova raffinata “l’uscita” colta (al volo). E a quelli è diretta, sapendo di fare colpo.
    Conta fare impressione. A me l’ha fatta.

  • 370
    rossana -

    Maria Grazia,
    se vengo accusata a più riprese di non avere NESSUN senso dello humor, spero mi sia concesso riportare sia il mio pensiero su quanto viene scritto qui sul tema che su quanto riesce talvolta a farmi sorridere.

    c’è chi è critico sulla poesia “infantile” e chi lo è maggiormente su certe modalità d’essere ironici. semplice questione d’inclinazioni e di gusti.

    Cartello stradale

    “Benvenuti a …
    Guidate con prudenza,
    che già siamo rimasti pochi”

  • 371
    rossana -

    37
    Golem – 9 febbraio 2016 18:34

    Per esempio Dostoevskij, io sono uno di quelli che si trova tutti i mari di ragioni per giustificare le cazzate che ha fatto e così assolversi dai fallimenti. E sono così bravo a “pescare” quello che mi serve che mi auto convinco, e spesso riesco a convincere anche gi altri.
    È un modo per sopravvivere alla realtà.

    Golem,
    NON ho bisogno di giustificare niente a nessuno, se non a me stessa. io sola conosco i MIEI sentimenti, gran parte delle numerose sfaccettature dei MIEI vissuti e quella che è stata e che è la MIA realtà, molto meno fallimentare di quanto si possa supporre. nessuno mi può dire se vivo o sopravvivo, né quanto di bene o di male sono stata in grado di cogliere dai MIEI giorni.

    NON dimentico né rinnego nulla: mi limito a cercare di comprendere sia me stessa che il prossimo, senza ostinarmi a colorare di rosa tutto quello che mi circonda. c’è anche tanto grigio e parecchio nero di seppia ovunque!

    siamo diversi e miriamo a obiettivi diversi: fattene una ragione ed esci una buona volta dalla giungla del risentimento aggressivo indiretto. la guerra è finita, senza né vincitori né vinti!

  • 372
    Golem -

    Quella del cartello è da scompisciarsi dalle risate. E quella di Freud era naturalmente una… “freuddura”.

    Vincitori o vinti? Io non ci penso proprio. Non sono in gara con nessuno.
    Se ci tieni a sentirti vincitrice morale di un luogo che vive di “parole” accomodati. Quello che conta è che chi legge si sia fatto un quadro più chiaro dei frequentatori del sito, osservandone le reazioni sotto tutti gli aspetti, non solo quelli “dovuti”.

  • 373
    rossana -

    Golem,
    grazie per la lezione, che però ha ben poco a che fare con quanto stavo cercando di evidenziare.

    il resto del post 369 NON merita alcun commento: si spiega, e si dispiega, più che chiaramente da sé.

    stammi bene, un po’ meno giudicante e un po’ più sereno, se puoi!

  • 374
    rossana -

    cornice ai miei più ricchi e spensierati anni giovanili:

    https://www.youtube.com/watch?v=XE0mNytNP-Q

    se negative influenze esterne non si fossero poste di traverso,
    è probabile che non sarebbero mai finiti…

  • 375
    Golem -

    Grazie a te Rossana per la tua successiva ezione di raffinata diplomazia…sgusciante.

  • 376
    Yog -

    DUBBIO YOGGHIANO XII

    Il buon Yog avea bisogno d’una pernice
    e dal beccàro la volea pigliare,
    per poi porla in venusta cornice,
    che così i verdi anni suoi volea ricordare.
    Appena l’ebbe, l’inaugurò con gran vernice
    e s’impoverì assai dacché avea a pagare
    tal debito, ch’egli contrasse fuor di misura.
    Questa convenzion può dirsi usura?

  • 377
    rossana -

    Golem,
    mi fa piacere che ti sia piaciuto il cartello, l’esempio fra i tre riportati che preferisco, pur avendoci riso su meno di te.

    secondo me, la storiella citata da Freud era incentrata sul rovescio delle aspettative, come nell’esempio dell’abbigliamento della vecchia nella disquisizione sul tema di Pirandello, se non ricordo male.

    non sentendo il bisogno di dimostrare oltre che, seppur molto raramente, capita anche a me di cogliere qua e là qualche sfumatura umoristica (benché non ne senta affatto il bisogno), concludo con un’estrapolazione da un romanzo che sto leggendo: si tratta di una giovane donna, laureata ma disoccupata, costretta dalla necessità economica a dedicarsi ad attività di segretariato volante.

    il suo compagno, che vive alle sue spalle, afferma: “Era impossibile indurla a parlare del suo lavoro, al quale non accennava quasi mai senza usare l’aggettivo “servile”. “Mi resta da sbrigare qualche faccenda servile prima di andare a letto” o, più bizzarramente, “Mi hanno quasi investita mentre andavo per la mia strada servile stamattina.”

    non sono riuscita a capire se mi divertiva di più il fatto che attribuisse l’aggettivo “servile” persino alla strada oppure se quanto toccava le mie corde d’ilarità fosse il percepire se stessa talmente svalutata da ritenersi assimilata a tutto quanto facesse parte del suo campo d’azione, tanto da ritenere che su quella strada “servile” potesse essere quasi giusto correre il rischio d’essere investita.

    fai bene a giocare con le parole, se così ti piace fare, ma non dare per scontato che tutti ne possano apprezzare il succo quanto te o altri a te più affini.

    PS: né tu né io siamo mai stati orientati a vincere alcun che su un contrasto d’idee derivante da temperamenti ed esperienze diversi. sono altri a continuare di tanto in tanto a buttare il sasso nello stagno, a rinfocolare schieramenti (a mio avviso quanto meno inopportuni), e a lamentarsi poi che dal tonfo possano derivare increspature sulla superfice dell’acqua.

    quanto agli osservatori, ognuno osserva quello che gli va e se ne fa un proprio concetto. non mi sembra che la mia persona in particolare debba essere continuamente “decriptata” da chi sa e vede a modo suo, a beneficio di chi ritiene talmente limitato da non poter pensare e valutare con la sua testa, se ritiene che per lui questo possa rivestire un qualche interesse.

    tu ami l’ironia e le battute di spirito; io non trovo le tue particolarmente divertenti. tu sei giocoso e guardi tutto e tutti dall’alto in basso; io sono seria, oppure anche seriosa, a seconda dei gusti… in sintesi, se ne può desumere semplicemente che siamo diversi, cosa peraltro più che facilmente riscontrabile da chiunque. PUNTO!

  • 378
    rossana -

    https://www.youtube.com/watch?v=dSoP6agrRy4

    ovvero: la forza di alimentare la speranza nella fede!

    https://www.youtube.com/watch?v=0bYaV2TKp_U

    170 milioni di dischi, bella e brava, non solo nel canto, si è uccisa al terzo tentativo, a distanza di venti anni dal primo.

    la fragilità emotiva, la sventura oppure l’incapacità di sopportare la sofferenza più e meglio di altri, non sono da considerarsi né una sconfitta, né un qualcosa di cui doversi vergognare!

  • 379
    maria grazia -

    L’ eroina modesta e servile di un romanzo, di una fiction o di un cartone animato è un tema ricorrente nelle storie che appasionano la maggior parte delle donne. sarà questo che condiziona poi certe loro scellerate scelte di sudditanza ( sia sentimentale sia lavorativa ) nella vita ? io credo di si. perlomeno in buona parte. A me peraltro mi sono state sempre più simpatiche le “cattive ragazze” della storia ( quelle che mettevano zizzania, che organizzavano piani micidiali, che facevano alleanze con lestofanti e malandrini ). Le ho sempre trovare più VERE.
    Le brave ragazze dei cartoni animati poi le ho sempre trovate totalmente insopportabili: remissive e arrendevoli fino all’ inverosimile, che credo neanche una santa martire arriva a tali livelli di zerbinismo, specie verso i nemici. Ma i gusti sono gusti e lascerò che le altre si gustino e ammirino le loro servette 🙂
    Purtroppo l’ ammirare le “antagoniste” invece delle “bravissime protagoniste” non è bastato a preservarmi e a salvarmi dalla totale coglioneria, specie in amore. un errore nel quale TUTTE le donne incappano, prima o poi.

  • 380
    Golemo -

    Dal diario di un anatomopatologo

    Oggi è una brutta giornata. L’Emergency Room è sotto pressione. Una paziente è in condizioni critiche da ieri, e non dà segni di miglioramento, anzi questa notte c’è stato un crollo della concentrazione di ossitocina e vasopressina con l’innalzamento a livello preoccupante degli ormoni surrenalici, cortisolo e adrenalina, con la comparsa di intensa tachicardia, dispnea e attacchi di panico accompagnati da intenti suicidi. Fortunatamente tra i medici c’è chi si sta dedicando in maniera esclusiva a questo caso. Spero ce la faccia a salvarla, non vorrei trovarla nel mio laboratorio con un taglio a Y sul tronco.
    La dottoressa Sofia cerca inutilmente di intervenire su un paziente che è convinto di essere Odisseo, del quale ritiene di possedere le qualità di multiforme ingegno. Nonostante i metodi decisi della dottoresa il paziente non mostra segni di miglioramento, aggirandosi nelle corsie per molestare le infermiere più giunoniche.
    La dottoressa Emmegi si prodiga oltre ogni immaginazione nel reparto di “penimetria”, dove da un decennio si discute senza soluzione di continuità su quale debba essere il “penemetro” di riferimento universale da depositare a Sevres, in lega di platino-iridio, di modo che non subisca variazioni di dimensioni a causa de fattori esterni. Per il momento si sta discutendo se utilizzare una frazione cinquantamilionesima del quarto di meridiano terrestre passante per Voghera, oppure definirlo come la distanza percorsa dalla luce nel vuoto in un intervallo di tempo pari a 5/299 792 458 di secondo (assumendo che la velocità della luce nel vuoto è per definizione 299 792 458 m/s).
    Il professor Yog, che ogni giorno è impegnato con casi mai riscontrati prima d’ora, che con rara sagacia cerca di curare con metodi innovativi, facendo del reparto di Neuroscienze che dirige uno dei centri all’avanguardia in ambito mondiale per le malattie neuro degenerative di nuova generazione, cercando anche di sopperire alla assenza della direttrice sanitaria, la Professoressa Scarlet, che pare sia partita alla ricerca del paziente scomparso dalla clinica alcuni anni fa, e di cui non si ricevono notizie: Beppino.
    Poichè al momento sono assenti impegni autoptici mi sento di solidarizzare con questi eroici colleghi, che con il loro impegno diuturno rendono questo nosocomio un posto migliore del mondo da cui provengono i nostri pazienti.
    Oggi va a loro il mio pensiero e il mio grazie come medico e come cittadino.

  • 381
    Golemo -

    Non mi pare che la “strada servile” facesse parte di una battuta con intenti umoristici o autoironici, quanto piuttosto evidenziare la frustrazione di chi la pronunciava.

    Il mio è umorismo “demenziale”, del genere Monty Pithon o di quello più nostrano di Elio e le storie Tese o del compianto “Freak” Antoni, ma anche in parte di Flaiano e di più Achille Campanile e Marcello Marchesi, ma con in testa a tutti Totò, anche loro scomparsi da tempo. Naturalmente è tutto voluto, con la pretesa di mettere in evidenza il grottesco che spesso si intravede nel “serio” e soprattutto nel serioso, riportando il tutto ai livelli meno “stratosferici” nei quali spesso i fornitori del “materiale” vorrebbero far credere di volare.
    Non lo si può apprezzare se non lo si ha dentro, facendolo emergere come frutto della distillazione avvenuta tra la personalità, la cultura e le esperienze e soprattutto l’intelligenza.
    Chi “produce” questa caratteristica modalitá di espressione lo fa prima di tutto PER SÈ stesso, infatti io mi diverto moltissimo quando quel qualcosa dentro di me percepisce certe situazioni nei termini di cui parlavo. Ovviamente mia moglie è persino “peggio” di me, tanto che quando
    parte il teatrino (praticamente tutti i giorni) e un fare da spalla e protagonista alternativamente l’uno all’altra.
    Tutto qui.
    Quanto ai giudizi e alle valutazioni sui frequentatori del sito, in un luogo dove si parla di opinioni sono pressoché inevitabili che vengano fatti. Che si esprimano con educata diplomazia o in maniera più diretta non ne cambia il nè l’evidenza nè il significato. È la scatola che cambia, non il
    contenuto. “Punto, due punti, punto e punto e virgola, massì adbundanti adbundanzia, che poi dicono che i fratelli Caponi sono tirati”.*

    Totò, Peppino e la malafemmena, la scena della dettatura della lettera.

    Ecco, quest’ultima frase è un esempio di come si può rispondere con quel tipo di ironia ad una “perentorietá” serio seriosa come quella del…”PUNTO”.
    “A me piace”**

    **Totò all’Onorevole Trombetta sul treno per Milano, dopo che nello scompartimento si era rifugiata una avvenente e procace signora minacciata da un bruto, e spiegava all’onorevole la sua idea su come dormire in tre avendo solo due cuccette.
    “Allora l’idea è questa. Le prime quattro ore, mentre lei si accomoda di sotto, io e la signora, pazienza, ci sacrificheremo sopra. Viceversa, le seconde quattro ore, mentre lei va di sopra io e la signora stiamo sotto. Non so a voi, ma a me PIACE”

  • 382
    maria grazia -

    Grazie Esimio e Illustrissimo Dottor “Golemo” per questi momenti epici che Lei ci sta così generosamente regalando!
    ovviamente un saluto e un ringraziamento speciale vanno anche al Comprimario Yog per la capacità analitica in campo sperimentale e l’ impegno profusi nella missione.

  • 383
    rossana -

    Maria Grazia,
    poiché il tuo commento era inevitabile, dal più al meno con il tono e i contenuti con cui l’hai espresso, ti segnalo il link del romanzo in questione

    https://it.wikipedia.org/wiki/Possessione_%28romanzo%29

    affinché tu abbia modo di renderti conto che la donna “servile” (Val) non è altro che un personaggio di più che secondaria importanza… e poi, a te che importa di cosa io stia o non stia leggendo, di cosa mi appassioni o meno?

    pensa pure, se ti va, che mi nutro mentalmente di quello che ti pare ma, secondo me, faresti meglio a tenertelo per te, visto che una lettura non dovrebbe avere il potere di caratterizzare in negativo una persona o le sue idee.

  • 384
    Sofia -

    Ma golemo…
    ..buona sera!
    Mi verrebbe da chiederle se è fratello di golem
    ..visto il nick !!
    Chiunque sia cmq benvenuto tra noi!
    He si….ha visto bene…il caso di cui ci stiamo occupando oltre che bizzarro è anche disperato…e non si sa come andrà a finire!!!!!
    Piacere di averla conosciuta…
    Lei ovviamente
    ..mi conosce già… Vero?

  • 385
    maria grazia -

    grazie per la precisazione rossana. ma la mia non era un’ osservazione ai tuoi personali gusti letterari, di cui non mi potrebbe importare di meno. quanto una deduzione circa quello che constato ogni giorno osservando il mondo femminile con occhio “clinico”. anche al di fuori di LAD.

  • 386
    Golemo -

    E Golemose bene dai. Ho schiacciato la O sul nick mentre col ditone armeggiavo sulla minitastiera telefonica, e è venuto fuori un…anagramna. Sono e restero Golem, cono eo senzao O

  • 387
    Sofia -

    Golem ciao!
    Ma sei tu..!,he infatti mi sembrava strano…dicevo… Da dove arriva sto golem adesso???!
    Un bacio ciao!

  • 388
    rossana -

    Maria Grazia,
    vero: rileggendo il tuo post mi sono resa conto di essermi immedesimata soltanto nella “brava ragazza”, che, tutto sommato, non mi dispiace affatto di essere stata e di continuare a essere. da tempo tendo a non leggere o solo a scorrere alcuni commenti, senza dedicarvi troppa attenzione.

    “un errore nel quale TUTTE le donne incappano, prima o poi.” – osservazione che di recente ho trovato confermata da Miller nel 1994, che, per quanto riguarda la DIPENDENZA AFFETTIVA ne faceva un quadro al femminile quasi tragico, sostenendo che in molti paesi del mondo ne era affetto più del 90% delle donne (in alcuni articoli si riporta addirittura il 99%!). dal suo punto di vista ne spiegava la ragione nella differenza di reazione fra i sessi a traumi o soprusi, superficiali o seri, reali o percepiti, che spesso ne costituiscono la base.

    personalmente, non concordando sulla sua percentuale, ho sempre distinto la dipendenza affettiva, l’inclinazione cioé a ricadere nella stessa modalità autopunente, da sentimenti amorosi forti e spontanei, come avevo percepito il tuo per il pirata, quando l’hai espresso per la prima volta.

    se, però, avendoci riflettuto su con altri parametri di valutazione, ora, un po’ tardivamente, preferisci allocare quella relazione in un errore, nessuno può volerti dissuadere da una TUA personale visione su quanto hai vissuto in PRIMA PERSONA per cinque o sei anni, non ricordo bene.

    per me, se permetti, è diverso. il rapporto è durato dodici anni, e quella era la vita che avrei voluto e nella quale mi sono impegnata con tutta la mia volontà e capacità. l’intesa mentale con quell’uomo, molto intensa e proficua per tutti e due, è perdurata nel tempo, nonostante il divorzio e il fatto che entrambi fossimo poi coinvolti in altre relazioni amorose. non sono stata innamorata di lui ma l’ho amato, su basi più razionali che emotive, come in linea generale era consuetudine all’epoca. da parte mia è mancata fin dall’inizio una forte attrazione sessuale nei suoi confronti, che ha creato più di una difficoltà, mentre da parte sua è mancata la capacità di assumere il ruolo di padre. non posso e non voglio rinnegare né quanto di bello e di buono ho avuto da lui, né la parte di me stessa che in lui ha avuto modo di espandersi e di maturare.

    credo che ognuno abbia pieno diritto di decidere per SE’ quello che è stato o non è stato amore, quello che si vorrebbe non ripetere più e quello che invece è stato comunque importante e arricchente, benché magari assunto in anni giovanili con non sufficiente esperienza o non sufficiente consapevolezza.

    quasi mai le storie e le persone possono avere un comune denominatore. per me, poi, sono più le eccezioni che le regole. mantieni la tua idea sui TUOI vissuti, come la mantengo sui MIEI, come peraltro avrebbe dovuto essere fin dall’inizio, pur avendo entrambe in merito valutazioni contrastanti, e facciamola finita di urtarci per a vicenda per questo assurdo tipo di dissenso.

  • 389
    rossana -

    “Più precisamente, il motivo per cui esiste una grande differenza nella tendenza della dipendenza affettiva a manifestarsi più nelle donne che negli uomini è l’esistenza di un diverso funzionamento psichico tra i due sessi e, in particolare, la presenza di una tendenza degli uomini a reagire diversamente ai traumi subiti rispetto alle donne. Più precisamente, tra gli uomini è più comune la tendenza ad allontanare dalla mente il dolore delle violenze, carenze o prevaricazioni subite attraverso meccanismi di identificazione con l’attore di queste mancanze o aggressioni, un funzionamento che comporta l’assunzione del ruolo precedentemente subito o la manifestazione del bisogno di una “dipendenza”, che non è stata sperimentata positivamente nelle relazioni affettive, attraverso l’abuso di sostanze.
    Nelle donne, invece, si tende generalmente a rivivere ciò che si è subito, riproducendo le carenze o le violenze, nel tentativo illusorio di controllarle e di riscattarsi dal passato (Miller D., 1994).”

    per approfondimenti sulla DIPENDENZA AFFETTIVA, che per me è cosa ben diversa dall’amore, che nella donna include un atavico desiderio di protezione con tutto quanto ad esso inconsciamente connesso (è la donna, non l’uomo, ad appoggiare ancora oggi il capo sulla spalla del partner dopo l’amplesso), vedere l’articolo da cui il suddetto concetto è stato estrapolato:

    http://www.benessere.com/psicologia/arg00/dipendenza_affettiva.htm

  • 390
    rossana -

    ancora sulla dipendenza affettiva…

    non amo le crociate, né a favore né contro qualcosa. tuttavia, a maggior chiarimento di NON essere stata travagliata da dipendenza affettiva, ne riporto la definizione in sintesi di G. Costa.

    non per riaprire diatribe inutili ma unicamente per precisare ancora una volta un concetto indiretto su di me e sui miei vissuti amorosi.

    “La dipendenza affettiva è un quadro PSICOPATOLOGICO (mio il maiuscolo) in cui il “rapporto d’amore” è vissuto come condizione stessa della propria esistenza. Gli individui affetti da dipendenza affettiva vedono nell’altro la fonte di ogni benessere e, pur di mantenere e non rischiare di perdere l’oggetto amato sono disposti a sacrificare qualsiasi bisogno o desiderio personale fino al punto di annullare il proprio Sé.”

  • 391
    rossana -

    no, “Golemose bene”, MAI più!
    sarebbe essere davvero falsi,
    e pure autolesionisti!

    meglio “Amore mare”, cioé…

    “Son pieno d’amore
    per gli altri,
    son pieno
    d’amore
    e il mio
    amore
    è un fluido
    magnetico
    passato
    al setaccio.

    Il mio
    amore per gli
    altri è vero.
    E nel mio
    amore vero
    c’è tutto
    c’è l’odio.

    Un pizzico d’odio
    non guasta
    l’amore perfetto.
    E il mio amore
    perfetto è un mare
    con un po’
    d’odio dentro, granelli
    di sabbia.

    E il mio amore
    è un fluido
    magnetico passato
    al setaccio.”

    (A.Pazienza – inizio anni ’70)

    se si gareggia con montagne
    di idee o di parole, più o meno sensate,
    potrei anche voler “giocare”…

  • 392
    maria grazia -

    Vedi rossana, tu sembri non comprendere differenze fondamentali: come quella tra l’ essere ottusi e categorici nelle proprie convinzioni, e l’ essere invece REALMENTE empatici. quella tra l’ essere schietti, e l’ essere scorretti. e quella, infine, tra l’ essere BRAVI, ed essere soltanto PERBENISTI. che, non mi stancherò mai di dirlo, sono due cose agli ANTIPODI. Per quanto mi riguarda non è mai esistito alcuno scontro tra me e te, e non esiste tuttora. gli scontri, semmai, avvengono tra due “buone nemiche” che giocano fronteggiandosi ad armi pari. nel tuo caso, per me si è trattato solo di smascherare un’ utentessa che a mio avviso ( ma non solo mio ) giocava sporco, usando la finta bonomia e un certo stile di scrittura per ingraziarsi indistintamente tutti gli utenti, cercando di blandirli per i suoi scopi personali ( avere quanti più alleati possibile per le combattere le tue guerre private ).
    Ma è bene chiarire che questi del forum sono per me puri e semplici momenti di “cazzeggio”, di svago nei momenti di pausa. non prendo la cosa così seriamente come fanno altre persone qui dentro. diciamo che però questo “passatempo” mi da modo, a differenza di altri, di approfondire e sondare meglio la natura umana. una cosa, questa, che torna sempre utile nella vita.

    LAD mi ha aggiunto un ulteriore tassello mancante nella mia conoscenza di certe dinamiche “sociali”. anche se comunque ciò che ho “scoperto” non mi sorprende più di tanto.
    io non posso dire nulla di te come persona NEL REALE, perchè non ti conosco, non so chi tu possa essere. io valuto e considero ciò che di te è emerso qui. e tanto mi basta per farmi un’ idea, per quanto virtuale. io ad esempio, a differenza di te, non sarei mai arrivata a usare certi mezzucci squallidi ( come quello della pubblica e inopportuna umiliazione ) per tentare di far fuori l’ avversario forumistico, e non avrei mai fomentato oltre ogni buonsenso una guerra interminabile, quanto sterile, su un qualsivoglia concetto. come quello del vero amore. e sul quale ognuno ha diritto ad avere la SUA idea senza doversi perennemente sentire chiamato in causa se c’è chi non la pensa come lui/lei.
    non rinnego NULLA del mio passato, cara rossana. nè tantomeno le mie storie sentimentali, per quanto sofferte. In QUEL momento non avrei potuto vivere diversamente, data la mia allora eredità strutturale, psicologica e familiare. all’ epoca non avevo gli strumenti e la consapevolezza che ho oggi, cose queste che mi fanno automaticamente evitare le persone e le situazioni deleterie. e comunque queste esperienze mi hanno aiutato a crescere, a capire chi veramente sono e cosa veramente voglio. ma non posso chiamare ciò che ho vissuto vero amore, non sarei onesta verso me stessa prima di tutto. così come non me la sento di definire vero amore le storie che prima o poi hanno una fine, sopratutto se adulterine, e non importa quanto sono durate.
    devo sentirmi colpevole e sbagliata per questo ?? penso proprio di…

  • 393
    maria grazia -

    ….di no!
    così come tu non devi sentirti colpevole e sbagliata per le tue idee e i tuoi vissuti. qualunque essi siano. La tua colpevolezza semmai nasce dal fatto che non tolleri chi è diverso da te ( a dispetto di quanto dici ) e non rispetti minimamente le opinioni e le visioni altrui. come peraltro fa anche quell’ utente che ho incontrato nel reale. e inoltre, per me, sei una persona che si rifiuta di riconoscere le cose per quelle che sono allo scopo di darti delle giustificazioni agli errori che hai fatto nella vita.
    Un genitore stronzo non è un genitore che “non sempre può comprendere e accettare il modo di essere di un figlio”, ma è semplicemente un genitore stronzo.
    Una suocera invadente e malevola non è una “cara nonnina che cerca di dare un utile contributo alla coppia ricevendo in cambio ingratitudine”, ma è semplicemente una suocera invadente.
    una donna che ha preso tante banane ( almeno secondo i comuni standard di “bananismo” femminile ) , non è un essere infernale che ha sempre torto. ma è semplicemente una donna che ha preso un certo numero di banane. fine.
    Una donna che tradisce il marito, per me resta una traditrice. e quindi un’ incoerente. perchè chi si vuole “divertire” e “sperimentare” evita di sposarsi e di metter su famiglia. punto. mi frega poco del PRESUNTO sentimento che la muove verso queste situazioni.
    Un uomo maschilista è arrogante NON è un uomo forte e deciso. ma è semplicemente un MASCHILISTA ARROGANTE.

    Allo stesso modo, io devo riconoscere I MIEI errori senza trovare sempre delle “scappatoie” per non ammetterli a me stessa. chi pretende di avere sempre ragione è un individuo LETALE per se stesso e per gli altri!

    Mi rendo conto che la gente come me e come Golem da tanto fastidio perchè mettiamo le persone di fronte alla verità. ma avere il coraggio di vedere la verità delle cose, e non solo quello che ci fa comodo, è il primo passo per migliorare le nostre vite e la nostra condizione interiore. quindi dico quello che dico senza nessun intento di offendere o dare giudizi. ma solo sulla base della LOGICA.
    per me questa l’ unica realtà concreta e tangibile. il resto sono chiacchere da sala da thè.
    Buone cose.

  • 394
    rossana -

    Maria Grazia,
    “Mi rendo conto che la gente come me e come Golem da tanto fastidio perchè mettiamo le persone di fronte alla verità.” – non ho bisogno né di te né di Golem o di altri per conoscere la MIA realtà (virtuale o reale) o per intuire “realtà” non facenti parte del vostro comune spettro di valutazione, realtà che non penso mai, nemmeno lontanamente di presentare come verità. fortunati voi che avete tutte queste belle certezze, su tutto e su tutti!

    continui a passare TROPPO frequentemente dalle idee alla persona/personaggio virtuale, e va bene anche così: le opinioni qui sono tali e tante… e non fanno capo ad alcuni utenti soltanto… neppure sempre a quelli che si sentono al di sopra di altri…

    ricambio l’augurio di buone cose.

  • 395
    Golem -

    Oggi leggevo distrattamente la rubrica “Questioni di cuore” che la Aspesi tiene sul “Venerdì” di Repubblica riguardo storie simili a quelle che leggiamo su LaD, anche se la qualità di chi scrive è, diciamo, più strutturata di quella che si incontra su queste pagine, e inoltre la giornalista le sceglie sia per le ragioni appena dette che per il “senso” dell’argomento che deve poter interessare il maggior numero di persone.
    Leggendola da anni, ho sempre trovato riscontro al mio modo di vedere il fenomeno amore e come questo venga frainteso, per mille motivi, e oggi mi è stata offerta un’altra indicazione coincidente ad una delle mie visioni più radicali del problema. Forse la più contestata da chi non la pensa come me.

    Una coppia spostata da 27 anni con figli ormai grandi, che non si ama più da anni vivendo da separati in casa, “per i figli” dice lui, attraverso una psicologa alla quale lei- che scrive alla rubrica- si era rivolta per “capire”, e dalla quale era stato anche il marito.
    Questa donna, dopo aver saputo che il marito giudicava il rapporto matrimoniale/d’amore in la loro quel modo ha scritto testualmente : “…a questo punto pensai che nulla era “cominciato” tra noi, ed eravamo separati in casa proprio come egli ebbe modo di dirmi per scherzo tanto tempo fa”.
    Che nulla era cominciato… È inevitabile giungere a queste conclusioni perchè è logico – pur “nell’imprendibilità” semantica del termine – pensare che se fosse stato Amore NON poteva finire, e in questo senso, che si tratti di un rapporto astioso come quello di questa donna, o mio, per fare un esempio paradosso, che ricordo un rapporto di sei anni con una portoghese che ha fatto i c.... suoi con me, ma era simpatica, e io ne ho un piacevole ricordo, non cambia il fatto che è “evidente” che non può essere stato amore, per come PUÒ e dovrebbe diventare l’amore.
    Potrà non essere stato odio, abuso fisico, ma solo illusione per le belle sensazioni che in qualche modo potrebbe aver dato, ma se si è ritenuto che fosse amore e poi è finito, con tutta la buona fede dell’età o dello spirito che ha voluto crederci, non di meno l’amore NON si è compiuto, nè come atto nè come fatto. La parola stessa Amore deriva da “A- mors” cioé “senza morte”, e ciò che è senza morte non può morire. Se “muore” qualcosa che NON può morire è perchè non c’è mai stato. se ci fisse stato NON sarebbe finito, morto. Banale.

    Ricordo una frase del diario di quella “stupida” giovane donna che rifletteva sulla sua “storia d’amore ” con l’inesistente lusitano (inteso come frutto di una visione illusoria): “…ma che nome ha questa farsa d ‘amore?…”
    Durante i momenti di lucidità non poteva che farsi questa domanda, e in quella domanda era già presente l’equivoco tra quello che è e quello che “sembra”. Non diversamente da quella donna di cui ho parlato e che non è chiaramente più una ragazzina di 23 o 24 anni.

  • 396
    rossana -

    sento la mancanza di Rossella ma, se dovesse non tornare sul sito, potrei capire la sua scelta forse meglio di altri utenti.

    “Se esaminiamo la situazione di chi assume verso altri un atteggiamento umoristico, si presenta ovvia la constatazione […] che costui si comporta verso gli altri come l’adulto verso il bambino, in quanto riconosce l’inconsistenza degli interessi e dei tormenti che a questo ultimo sembrano tanto grandi, e ne sorride. L’umorista deriverebbe quindi la propria superiorità dal fatto che assume il ruolo dell’adulto, si identifica in certo modo col padre, riducendo gli altri alla parte di bambini.”
    (Sigmund Freud, L’umorismo, 1927)

  • 397
    maria grazia -

    rossana, nessuno qui si sente superiore a nessuno! ma se 2+2 fa 4 e non 5, io e Golem COSA CI POSSIAMO FARE??

  • 398
    Yog -

    Golem, a-mors è etimo da Baci Perugina. Non regge proprio.

  • 399
    Golem -

    Ha ragione Sigmund.
    Anche se lo humor non è sempre e necessariamente quello. Sarebbe più giusto chiamarla ironia, alla peggio satira quando si vuole evidenziare un’aberrazione comportamentale. Ancora più grottesca quando è involontaria. Ecco dov’è il “bambino” a cui si rivolge ” il “satironicumorista” (è un anagramma) quando invece si aspetteva di trovare un adulto.

    Manca a tutti Rossella. Secondo me ha l’influenza e mamma la tiene a riposo.

  • 400
    mario grazio -

    Questi qui discettano sulla parola “Amore” e rompono i co...... al partner, che poi giustamente li manda a stendere. Ma sco.... (sempre se qualcuno vi si piglia)…

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