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Favole, racconti, osservazioni e chiacchere AMICHEVOLI

di sherazade

Riferimento alla lettera: Valinda, ho letto la storia amorosa di Frida Kahlo e Diego Rivera su questo articolo e ti riferisco in sintesi la mia visione. Entrambi i protagonisti hanno un limite di tipo fisico (lei per via dell’incidente, lui per un aspetto d’insieme tutt’altro che attraente). Entrambi condividono la grande passione per...
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Data di pubblicazione: 17 Giugno 2015

L'autore ha condiviso 5 testi sul nostro sito. Per esplorarli, visita la sua pagina autore sherazade.

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Categorie: - Amore

841 commenti

  • 126
    rossana -

    Valinda,
    non abbiamo mai avuto la pretesa di avere ragione ma soltanto il legittimo desiderio di essere rispettate nel nostro modo di sentire, anche se questo poteva rappresentare un’eccezione, assunta, però, in PIENA consapevolezza.

    per quanto mi riguarda, già vedo smussate nella realtà dei fatti e anche in alcune ammissioni sparse le visioni granitiche precedenti. è la realtà, non la teoria e/o l’interpretazione, a predominare in amore. sono più che soddisfatta così!

    indipendentemente da ciò che, a seconda dei punti di vista, può essere considerato successo o sconfitta, NON invidio nessuno ma sono contenta di quello che sono, di quello che ho SCELTO di vivere e che vivo, di quello che ho, sia a livello spirituale che materiale.

    chiudiamo le ostilità e torniamo alla serenità di esprimere la parte migliore di noi stesse.

    un caro saluto.

  • 127
    rossana -

    “Conosco vite della cui mancanza” di Emily Dickinson (1830-1886)

    Conosco vite della cui mancanza
    non soffrirei affatto –
    di altre invece ogni attimo di assenza
    mi sembrerebbe eterno.

    Sono scarse di numero – queste ultime –
    appena due in tutto –
    le prime molto di piu’ di un orizzonte
    di moscerini.

    Sono meno selettiva di questa grande poetessa, tanto ricca di sensibilità da non avere nei suoi ultimi anni sufficienti forze emotive per scendere dalla sua camera a incontrare i rari amici in visita. Per me, le “vite” importanti tuttora in essere sono poche di più. Pur sforzandomi di coltivarne gli affetti con la massima cura, purtroppo a volte ancora mi succede di perderne qualcuna, strada facendo…

    Inutile rimpiangerle, o pensare che non siano state vere: ieri erano, oggi non sono più! Anche i sassi cambiano, seppure di poco, nel trascorrere del tempo… E’ sempre, comunque, doloroso constatare quanto tutti gli esseri umani (me compresa) siano instabili, egoisti e superficiali!

  • 128
    Golem -

    Evviva, c’è sempre una filosofia “pret a porter” disponibile all’uopo.
    Io peró mi escludo: non ho smussato un bel niente. Infatti mi piace constatare che sia la “realtà” e non l’interpretazione di questa a dominare in amore. Come nella vita d’altronde.
    Io invece non sono soddistatto di questo. Sono soddisfattissimo.

  • 129
    maria grazia -

    “non abbiamo mai avuto la pretesa di avere ragione ma soltanto il legittimo desiderio di essere rispettate nel nostro modo di sentire”

    Beh se è così, avete avuto uno strano modo di dimostrarlo ( tra polemiche inutili, denigrazioni varie e umiliazioni forumistiche rivolte ai diretti interessati ).

    “chiudiamo le ostilità e torniamo alla serenità di esprimere la parte migliore di noi stesse.”

    embè, mi sembra un pò troppo comodo… credo che ognuno debba prendersi la responsabilità dei propri comportamenti, passati e presenti. chi offende e ferisce, e pretende tra l’ altro di INTERPRETARE I PENSIERI DEGLI ALTRI, non può aspettarsi che poi tutto torni come prima.

  • 130
    Andrea_The_Original -

    Valinda. Ho dato un’occhiata anche ad altre lettere in cui interagiscono le “vecchie guardie” e il sito pare diventato
    sempre più surreale e grottesco, come se davvero ci fosse un peggioramento collettivo.
    Credevo che in un modo o nell’altro questi scontri alla fine avrebbero permesso una crescita, in realtà si va verso un’interazione sempre più infantile e incoerente.
    Mai come ora noto fazioni unite sempre e comunque, al di là di ogni logica.

  • 131
    Golem -

    Io invece vedo un miglioramento qualitativo. Prima si notavano ovvietà, improntitudine, sussiego, piaggeria, vanità, iperboli ed estremi, oggi si vedono anche attenzione, fragilitá, tristezza, umorismo oltre che le crepe, le pieghe e le sfumature dei partecipanti che prima erano coperte “dall’egotismo solidale”.
    L’asilo non c’è più. Siamo passati almeno alle elementari.

  • 132
    maria grazia -

    “L’asilo non c’è più. Siamo passati almeno alle elementari.”

    e si potrebbe arrivare pure al LICEO e all’ UNIVERSITA’, se un paio di utenti si astenessero del tutto dal continuare a fare commenti futili. confido in un MIRACOLO.

  • 133
    michelle -

    Ognuno puo` sentirsi ferito, in base al proprio carattere ed esperienze, ma anche in base alle capacita` comunicative. Ognuno esprimere ed interpreta le cose a proprio modo.
    A quanto pare Valinda si e` sentita ferita da certe cose (ripeto non so quali siano perché non ho letto le conversazioni precedenti). E se e` cosí possiamo magari comprendere e rispettare i sentimenti negativi creatisi dentro di lei. Pero` la cattiveria non e` giustificabile e soprattutto non porta a nulla. Magari una gratificazione temporanea nel sapere che si e` colpito l’altro nel personale? Ok si, anche questo e` umano, ma a lungo andare saremo sempre solo al punto di partenza.
    Perché non accettare che si possono avere opinioni opposte, e che si possa semplicemente dialogare e scambiare idee senza infastidirsi?
    Ad esempio dai commenti che ho letto di Maria Grazia, credo io e lei siamo molto diverse, e in passato credo abbia criticato alcuni dei miei punti di vista, tra l’altro in un momento in cui mi sentivo particolarmente sensibile e vulnerabile. Ma ho letto le sue opinioni, ho pensato a che strumenti mi potessero dare per vedere le cose in modo diverso. Poi magari non ho condiviso e ho continuato a vederla allo stesso modo, ma sicuramente non mi hanno infastidita. Anche perché scrivo su questo forum appunto con l’intento di esprimere e scambiare opinioni.

  • 134
    rossana -

    Sulla natura e… sul quadrifoglio.

    Nella mia ignoranza da bimbetta dell’asilo c’è stato un momento in cui ho immaginato di poter raccogliere e catalogare le erbe e i fiori più comuni nella campagna nei dintorni di casa. Ben presto, ai primi tentativi, optai per passatempi meno impegnativi, spaventata dall’immensa varietà di specie (la “famiglia” della margherita, la più numerosa del mondo vegetale, conta circa 22.000 specie, distribuite su circa 1.500 generi).

    Esistono ben 250 varietà di trifoglio, e so distinguere soltanto quello rosso da quello bianco: il primo è più alto, sboccia in primavera e varia leggermente l’intensità del colore, tendente al viola, in relazione al terreno che lo ospita. L’altro, invece, a malapena raggiunge la spanna, è ovunque del tutto uniforme nel suo bianco sporco, ornato sulla cima del fiore da una leggera sfumatura in marroncino. Fiorisce più tardi, non prima di fine giugno…

    Si ritiene che un quadrifoglio (appartenente alla famiglia del trifoglio bianco) porti fortuna a chi lo trova e a chi lo riceve in dono perché la probabilità di trovarne uno è calcolata ogni 10.000 trifogli. Ho messo a segno una piccola scoperta sul tema: per quanto ho potuto finora constatare, il quadrifoglio non è il prodotto d’eccezione di una piantina di trifoglio ma una vera e propria piantina a sè, fuori dalla norma, che produce soltanto quadrifogli.

    L’inconveniente per regolari bottini in cerca di buona sorte, però, esiste anche in questo caso perché la maggior parte delle specie di trifolium è per lo più annuale o biennale, raramente perenne…

    Pochissime sono anche le eccezioni in positivo nel genere umano. Spesso persino i migliori sono eccessivamente orgogliosi di sé, nella maggior parte dei casi senza averne alcun merito, incapaci di valutarsi per quello che sono e non per quello che vorrebbero essere, sia nel delineare il loro entourage familiare che la loro super-partecipazione a qualsiasi tipo di agglomerato sociale. E, al contrario dei quadrifogli, non portano nemmeno fortuna!

  • 135
    Golem -

    Michelle le cose, per alcuni, non sono così “lineari” come le hai descritte. C’è chi è qui non per dialogare e allargare la propria visuale, ma solo per trovare conferme e solidarietà su un determinato “sentire”.
    Se si incontrano opinioni espresse con argomenti plausibili, ma che “non piacciono”, spesso si reagisce come se queste fossero indirizzate personalmente, tanto appaiono convincenti ma sgradite, perchè offrono scenari meno idealizzati di quelli di cui si cerca conferma e solidarietà.
    Questo luogo, nasce come un forum ma spesso finisce per diventare un club privato, dove i “soci” che si ritrovano nello stesso “sentire” non amano intrusi che ne scompiglino lo “statuto”.
    Non tutti sono “chiari” come te su LaD, Michelle. C’è anche chi non è come appare, anche e soprattutto tra gli insospettabili.
    Guarda, lo scrive anche l’insospettabile Rossana nel suo ultimo post:
    “…incapaci di valutarsi per quello che sono e non per quello che vorrebbero essere, sia nel delineare il loro entourage familiare che la loro super-partecipazione a qualsiasi tipo di agglomerato sociale.”
    Vedi? Lo ha capito anche lei. Partendo dai quadrifogli.
    Ciao.

  • 136
    maria grazia -

    michelle
    quello che tu esprimi è esattamente ciò che intendevo io: si può non concordare nei pensieri, nei modi di essere, nelle idee. ma al tempo stesso si può continuare a rispettarsi a vicenda. Qui invece non ho mai capito tutto questo dare addosso a un’ altro solo perchè ha una diversa visione delle cose. Del resto, se a questo mondo fossimo tutti uguali, se indossassimo tutti lo stesso “vestito”, cosa cacchio impareremmo ?

  • 137
    rossana -

    Sui giudizi e sull’esempio dato da quelli sull’arte dell’ ‘800, che evidenzia la loro assurda presunzione, in qualsiasi ambito siano espressi.

    “Fu solo nell’Ottocento che si aprì un vero e proprio abisso tra gli artisti di successo (che contribuivano all’”arte ufficiale” ) e gli anticonformisti, apprezzati in genere dopo la morte. Il risultato costituisce uno strano paradosso. Attualmente, perfino gli esperti conoscono l’”arte ufficiale” dell’Ottocento solo in modo approssimativo. E’ vero che a molti di noi sono familiari alcuni dei suoi prodotti, i monumenti dedicati a uomini illustri sulle pubbliche piazze, le pitture murali nei municipi e i vasti cimiteri dalle tombe ricche ed elaborate (come quello di Staglieno a Genova), ma nella maggior parte dei casi hanno assunto un aspetto talmente anacronistico che non li degnamo della nostra attenzione, al pari delle stampe tratte da quadri celebrati un tempo nelle esposizioni, quando ci accade di trovarle appese nelle stanze di alberghi antiquati.

    E’ assai probabile che in futuro questi artisti saranno rivalutati e sarà di nuovo possibile discernere tra chi è inequivocabilmente mediocre e chi è degno di attenzione, perché, contrariamente a quanto si tende a credere oggi, è evidente che non tutto era vacuo e convenzionale nelle loro opere. Ciò nonostante, si riterrà forse sempre, e giustamente, che da questa grande rivoluzione in poi la parola “arte” ha assunto per noi un diverso significato e che la storia dell’arte nell’Ottocento non potrà mai divenire la storia dei maestri più contesi e più pagati del tempo, bensì quella di un gruppetto di uomini isolati che ebbero il coraggio e la tenacia di essere anticonformisti e di vagliare criticamente e senza timore le convenzioni allora predominanti, creando nuove possibilità per la loro arte. […]

    Alcuni dei “ribelli”, specialmente Monet e Renoir, ebbero la ventura di vivere abbastanza a lungo per godere i frutti di questa vittoria e divenire celebri e rispettati in tutta Europa: poterono vedere le loro opere entrare in gallerie pubbliche ed essere ambito possesso dei ricchi. Questa metamorfosi inoltre lasciò un segno durevole sia sugli artisti che sui critici: i critici denigratori avevano dimostrato di non essere infallibili e se essi avessero acquistato le tele oggetto dei loro scherni avrebbero realizzato un capitale. La critica subì quindi una perdita di prestigio da cui non si riebbe più.” (Da: “La storia dell’arte raccontata da E. H. Gombrich”)

    segue…

  • 138
    rossana -

    Secondo me, a partire dall’Ottocento è proprio l’anticonformismo e il desiderio di esprimere con sincerità qualcosa di sé o del contesto in cui è immerso uno dei massimi contributi dell’artista al progresso della società, non volto alla conquista di potere o di denaro ma alla comunicazione profonda fra individui, che non necessita di successo a livello di massa per dare i suoi frutti migliori. Sono convinta che nei millenni, a qualsiasi livello, molti esseri umani hanno contribuito con l’arte all’elevazione spirituale dei coetanei, senza lasciare alcuna traccia di sé, così come d’altronde, qualsiasi riconoscimento ufficiale è privo di senso per l’interessato che non ha avuto modo di riceverlo in vita. Offrire spontaneamente, qualsiasi cosa in qualsiasi ambito, creando sintonia fra anime, resta un atto di generosità, anche quando non è né economicamente valorizzato né emotivamente ricambiato.

  • 139
    Golem -

    I criti d’arte non sono mai stati i precursori del valore di un artista, salvo casi rarissimi come Federico Zeri. Ma un vero artista non passerà inosservato a prescindere dal successo che possa aver avuto in vita. Tuttavia non basta “sentirsi ” artisti per esserlo.
    Un artista non sa di esserlo, ma lo è come dato naturale del suo modo di essere.
    Il primo anticonformista fu Giotto, che nella cappella degli Scrovegni a Padova diede “volto” per la prima volta all’uomo comune, che prima si perdeva in un anonimato sovrastato dalle figure sacre. L’ultimo in ordine di tempo fu Picasso, che ha stravolto gli stilemi classici secondo una visuale soggettiva. In entrambe i casi questi artisti hanno anticipato le istanze culturali che si stavano imponendo nelle società dell’epoca. Giotto, facendo emergere la soggettività del singolo individuo, che si staccava dal destino che la nascita gli avrebbe imposto, com’era normale sino a quel momento storico. Infatti gli Scrovegni rappresentavano l’esempio di una famiglia di imprenditori che confidavano sulle loro capacità di emanciparsi dal destino ineluttabile attraverso il proprio ingegno. Erano il simbolo dell’uomo nuovo che preludeva al Rinascimento che sarebbe arrivato due secoli più tardi.
    Picasso ha trasferito nelle sue opere le istanze di “libertà espressiva e morale” che erano maturate nell’ultima parte dell’800, caratterizzate dal tumultuoso sviluppo industriale e sociale, rompendo gli schemi rigidi che derivavano da un classicismo “ingessato” e dittatoriale.
    Che si diventi famosi come capiscuola, o ignorati per l’eternità, un artista è tale solo se rientra in questi paradigmi. Interpretare quello che la società ancora non sa di essere. Anche se è così isolato da quest’ultima, che questo concetto riguarda solo sè stesso.
    Ma se ha qualcosa da dire di nuovo e di “vero”, qualcuno prima o poi lo “ascolterà”. Del potere e del denaro un artista vero si disinteressa automaticamente. È giá ricco del suo bisogno di esprimere la sua arte. Purchè sia “vera” arte.

  • 140
    rossana -

    Nell’affermare le mie convinzioni sull’arte e sugli artisti non intendo contestare pareri diversi ma soltanto esercitare la libertà di esprimere il mio pensiero in merito, che non sarà scalfito da alcuna puntualizzazione contraria.

    Ieri pomeriggio sono sfuggita alla calura estiva visitando la collezione poco nota dell’Accademia Albertina di Torino, che comprende opere di scuola italiana e straniera, con una forte presenza di olandesi e fiamminghi, lungo un arco cronologico che va dal XV al XIX secolo. Molte tele di artisti piemontesi e lombardi, dai nomi pressoché sconosciuti ai non esperti d’arte locale, tra i quali spiccavano, più per la fama raggiunta dall’artista che per particolare rilievo creativo, due belle tavole di Filippo Lippi, databili intorno al 1440. Fisicità ripresa da Masaccio, ma scala cromatica di colori che ricorda quella del Beato Angelico, estrema accuratezza nell’esecuzione.

    Quando si osservano in poco più di due ore almeno un paio di centinaia di opere si fatica a distinguere non solo le epoche e la falsariga degli stili ma soprattutto l’individualità degli artisti, che è per me l’aspetto più importante. Cosa ricordo di tutto questo enorme sforzo collettivo di esprimere se stessi, incanalati nelle modalità e nelle capacità tecniche concesse dalle varie epoche? A parte le copie, trascurabili, di quadri di Raffaello o di Caravaggio, già noti nei loro tratti salienti, e un vivido San Giovanni Battista fanciullo del secentesco Daniel Seyter, mi è rimasto impresso soprattutto un grande quadro che illustra un tramonto con alberi in primo piano tormentati da un forte vento, che richiama alla mente “La tempesta” di Giorgione, senza però ricordare affatto il nome dell’artista che l’ha realizzato. Ma anche due dipinti di un altro pittore, soprannominato “L’Orizzonte” per il suo interesse a guardare lontano, come se volesse esplorare oltre le tele, in contrapposizione a un fiammingo, se non ricordo male, soprannominato “Il maestro del flauto riparato”, che era riuscito a rendere le sue nature morte più vere del vero, seguendo la tradizione pittorica dei giganti della sua terra. Impossibile risalire al suo nome cercando in rete… Interessante, anche un pittore ottocentesco, per il soggetto che illustrava un sacrilegio in una chiesa, d’avanguardia per l’epoca, in cui gli artisti si stavano rendendo autonomi nella scelta dei temi da rappresentare. Inutile immaginare quanti altri, magari non meno bravi, non siano pervenuti nemmeno fin qui!

    […]

  • 141
    rossana -

    […] Fra i tanti creativi di cui ho potuto ammirare le opere, senza la presunzione di distinguere la non arte dall’arte vera, soltanto un numero minimo è riuscito a comunicare nel profondo con me, e solo di queste personalità manterrò ricordo, pur avendo scordato i loro nomi, così come difficilmente potrò dimenticare la forte impressione ricevuta nella sala dei 60 cartoni di Gaudenzio Ferrari e della sua scuola, mal illuminati ma significativi per meglio comprendere l’iter dall’idea all’esecuzione su tela. E’ stato come immergersi nella profondità del mare, incontrando una grande quantità di minuscoli pesciolini, di valore quasi nullo in quanto non messo in risalto da particolare successo di pubblico o di critica. Eppure, indipendentemente dai soggetti, dall’abilità esecutiva, dall’equilibrio delle composizioni e dell’insieme cromatico dei colori, aspetti più che soggettivi, ognuno di loro ha dedicato molto di sé alla realizzazione di opere che hanno segnato tappe nell’evoluzione dell’arte, nel bisogno di comunicare bellezza o emozioni e nel senso che questa attività può aver dato alle loro vite.

    Le idee, non sempre percepite, comunicate o condivise, restano ammirevoli, al di là dall’impegno profuso per renderle note, anche quando rimangono appunto soltanto tali, per carenze espressive di vario genere. Non fa differenza lo stabilire contatti interiori con pochi o con una miriade di esseri umani per essere apprezzati da chi ha un’affine sensibilità, che consente di gustare la peculiarità dei singoli contributi.

    Molto piacevole l’affiancamento nell’esposizione di una ricca mostra di giovani artisti contemporanei facenti capo ad accademie di mezzo mondo, avente per titolo “Il senso del corpo”. Una grande “freschezza”, finalmente punteggiata di nomi d’artista al femminile!

  • 142
    rossana -

    L’AFFETTO di un genitore non è amore nel senso proprio del termine, in quanto l’amore di solito si basa sull’eros ed è frutto di una scelta. Nei genitori migliori l’affetto è incondizionato mentre nel rapporto di coppia raramente ha questa connotazione. I due sentimenti non sono paragonabili, così come l’amore non è paragonabile all’amicizia, pur avvicinandoglisi moltissimo.

    L’affetto, nella migliore delle ipotesi, è ciò che resta alla fine di un amore, lungo o breve che questo possa essere stato nel momento della sua maggior fioritura.

    Sul tema ritengo interessante un recente approfondimento che mi ha consentito di fare Samael Aun Weor (esoterista colombiano, 1917-1977).
    “La realtà è che la gente confonde la passione con l’amore. La passione è un veleno che inganna la mente ed il cuore. L’uomo appassionato crede fermamente di essere innamorato. La donna appassionata potrebbe perfino giurare di essere innamorata.

    Gli appassionati sognano l’amore, cantano all’amore, però giammai hanno risvegliato il mondo dell’amore. Loro non sanno cos’è l’amore, lo sognano soltanto e credono di essere innamorati; questo è il loro errore, e quando la passione è stata pienamente soddisfatta allora rimane la cruda realtà, quindi viene il divorzio. Benché possa sembrare esagerato affermare che su un milione di coppie che si credono innamorate una sola lo è realmente, è così. È raro incontrare nella vita una coppia realmente innamorata. Esistono milioni di coppie appassionate, ma è molto difficile incontrane di innamorate.”

    Ecco: l’innamoramento aveva per lui, come per me, la capacità di unire in modo pressoché totale l’anima al corpo, mentre la passionalità resta ancorata quasi soltanto al corpo, pur essendo impossibile per un essere umano separare nettamente le due componenti, in nessuna circostanza. E’ tuttavia innegabile che è la quantità di ciascuna di esse a fare una grande differenza nell’insieme del sentimento.

    […]

  • 143
    rossana -

    […]

    Mi trovo totalmente d’accordo con Samael soprattutto su questa affermazione, basata sull’iperbole, per meglio darle senso: “su un milione di coppie che si credono innamorate una sola lo è realmente”. Questo è l’innamoramento profondo, indissolubilmente legato all’amore, che di rado ho visto perdurare in coppie unite da decenni. Due o tre al massimo nell’arco di più di cinquant’anni. Però l’ho visto anche in una o due persone singole, che non hanno potuto concretizzarlo nella routine della quotidianità ma che hanno avuto comunque la fortuna di viverlo, nella sua assoluta unicità. PER ME è la profondità di questa versione dell’innamoramento, inteso come unione di aspetti fisici e psichici, a rendere UNICO un sentimento e a costituire la caratteristica primaria dell’Amore, a condizione che il coinvolgimento sia forte e sincero, indipendentemente dalla sua durata.

    Per buona misura aggiungo un’ulteriore delucidazione di Samael: “Perché ci sia amore deve esistere tra i due esseri affinità di pensiero, affinità di sentimenti, affinità di emozioni, affinità nelle azioni, affinità di religione e di idee, ecc. ecc. Dove non esiste questa comunione mistica, l’amore è impossibile.” Personalmente, pur non aspirando a comunioni mistiche, aggiungo affinità di prospettive da proiettarsi nel futuro, che possano restare inalterate oppure che permangano condivise. A volte basta che queste cambino per uno dei due per mandare a monte decenni d’unione di coppia, laddove l’innamoramento iniziale, essendo superficiale e debole, già non ha avuto modo di persistere, in quanto non basta volerlo per continuare a dargli vitalità.

    Nel pieno rispetto di opinioni altrui, non considero da meno il risultato delle mie ricerche sul tema, né le considerazioni in merito sulla stessa falsariga di grandi Maestri, curiosamente per lo più orientali e quindi meno legati alla materialità attualmente imperante in Occidente.

  • 144
    Golem -

    Rossana, ma ti sarai resa conto che il Samael che oggi citi la pensa come il Golem di un anno fa, causa questa che ha scatenato la Guerra dei Mondi? Amore confuso dalle illusioni, autoconvincimenti, sogni, ubriacature ormonali e via discorrendo, che invece con l’amore non c’entrano niente. Credo di averne parlato con tranquilla sicurezza in tempi non sospetti, pur ignorando l’esistenza di Samael, che se anche non fosse esistito non mi cambiava nè mi migliorava le convinzioni maturate negli ultimi anni riguardo l’argomento amore. Aggiungendo peró che se la passione è l’inganno dei sensi, l’innamoramento che spesso ne deriva non è ancora amore. E non è detto che lo diventi. Anzi, per il mio modo di vedere le cose, quest’ultimo è un’entitá simile nell’aspetto, ma talmente lontana dall’innamoramento che ha la stessa parentela con questo come quella che c’è tra l’uomo e la scimmia.
    Io comunque non avrei bisogno di ulteriori conferme nè di sentirmi presuntuoso per questo quando dico che so di appartenere come relazione di coppia – per immeritata fortuna ma anche per capacità di averla saputa cogliere – a quell’una su un milione di cui parla l’esoterista colombiano.

    P.S. L’amore di un genitore è l’amore per antonomasia. Quello sessuale si fregia abusivamente del titolo, diventandone degno quando il sesso diventa una “componente” derivata da altri fattori di affinità come quelli citati dall’esoterico che citavi. Infatti, come lo stesso sostiene, spesso, anzi sempre, finisce quando si esaurisce la spinta sessuale, mentre l’amore genitoriale, come quello di Cristo per i credenti per esempio, non puó finire mai.
    L’amore su base sessuale non è neanche al primo posto nella classifica dei valori dei sentimenti che vengono accorpati sotto questo abusato termine a causa di sensazion non controllabili di natura istintuale. Quindi NON esclusivamente umana. Naturalmente tutto ció secondo la mia visuale.

  • 145
    rossana -

    Sapevo esattamente che non si sarebbe esitato a trarre spunto dalle frasi di apertura del testo riportato per tirare l’acqua al proprio mulino, in quanto le raffinatezze dei “distinguo” non fanno parte di granitiche certezze.

    C’è qualcosa in più di quanto è stato riscontrato nelle considerazioni di Samael, che mi appaga e che non intendo dettagliare. Mi piace approfondire alcuni concetti sul tema per me stessa e per farne oggetto di condivisione, non di discussione, e tanto meno per applicarli a casi specifici, già ampiamente discussi.

  • 146
    Golem -

    Lo sapevi esattamente Rossana? Non era difficile prevederlo visto che l’esoterico colombiano sostiene quello che penso da tempo riguardo quel troppo frainteso sentimento. Non hai bisogno di dettagliare niente, anzi mi sorprende che tu abbia voluto darmi questa ulteriore piccola soddisfazione. Spero tuttavia che quel qualcosa in più che hai riscontrato in Samael non sia analogo a quel qualcosa in “più” che vedevi in Rossella.
    Le raffinatezze dei distinguo, specie nel caso specifico in argomento e se le frasi sono riportate nella loro intierezza, temo appartengano all’ingenuo “entusiasmo” di voler vedere “oltre” il necessario, e “immaginarsi” quello che piace anche quando “oltre” non c’è niente. Come nel caso della utente appena citata, dove purtoppo non c’è niente neanche “prima” di quell’oltre. E non sono l’unico a pensarlo.
    Le mie “personali” granitiche certezze sono corroborate dalla risposta dei fatti. Esattamente come insegna la filosofia positivista, dove “oltre” l’ipotesi c’è la tesi che la dimostra. Io non “cerco” più risposte sul vessato argomento infatti. Le ho avute, e questo mi basta, non passo tutta la vita a farmi domande se sono soddisfatto delle risposte rischiando di apparire ossessionato dai “distinguo”,quasi come se la risposta non la si volesse mai trovare.

  • 147
    rossana -

    Sulla relazione amorosa fra Frida e Diego, in merito a quanto scritto nella lettera iniziale, mi limito a ribadire:

    “si tratta d’interpretazioni dall’esterno, che magari poco o niente hanno a che vedere con quanto realmente vissuto e sentito dai protagonisti, in un’epoca e in una cultura abbastanza defilate rispetto alla nostra attuale.”

  • 148
    Golem -

    Mi spiace Rossana, ma sì sa molto di quella relazione.non c’è molto da interpretare.

  • 149
    rossana -

    “Credo che dipenda dal fatto che sono un tantino stupida perché tutte queste cose sono successe e si sono ripetute durante i sette anni vissuti insieme; e tutta la rabbia che ho ingoiato mi ha semplicemente fatto capir meglio che ti amo più della mia stessa vita, e che anche se tu non mi ami allo stesso modo, comunque un po’ mi ami – non è così?
    E pur se ne dubito, mi rimarrà sempre la speranza che sia così, e di questo mi accontento..
    Amami un poco, io ti adoro.”
    (Frida Khalo)

    superata la poliomelite contratta a 6 anni, ebbe il corpo frantumato da un incidente a 17, che la costrinse a ben 32 interventi alla spina dorsale e a lunghi periodi d’immobilità. è morta a 47, dopo che aveva dovuto sottoporsi all’amputazione di una gamba in cancrena.

    non c’è da stupirsi, quindi, se la sua volontà di reazione vitale si riflettesse anche in un modo passionale d’amare. sposò e amò, a modo suo, come tutti, Diego Rivera, che la tradì persino con la sorella. il loro rapporto fu tempestoso: divorziarono ma poi tornarono insieme.

    pare che abbia avuto molte relazioni amorose (André Breton, Lev Trostsky, oltre a una passione omosessuale con la cantante Josephine Baker, e a un intenso rapporto con José Bartoli).

    fu molto amata, e mai dimenticata, dagli uomini che la conobbero. gli artisti, si sa, vivono in modo meno convenzionale i loro sentimenti ma non tutti sono attratti solo ed esclusivamente dall’arte.

  • 150
    maria grazia -

    “e tutta la rabbia che ho ingoiato mi ha semplicemente fatto capir meglio che ti amo più della mia stessa vita, e che anche se tu non mi ami allo stesso modo, comunque un po’ mi ami – non è così?
    E pur se ne dubito, mi rimarrà sempre la speranza che sia così, e di questo mi accontento..
    Amami un poco, io ti adoro.”
    (Frida Khalo)”

    è palese che si trattasse di una donna senza alcuna autostima e senza consapevolezza di se stessa. oltre che palesemente masochista perchè si beava e vantava, quasi, del suo dolore. E’ la solita vecchia storia di sempre: il proprio ego è il principale protagonista di questi “amori”, sui quali proiettiamo la speranza di vincere la nostra SFIDA per confermare a noi stessi il valore che abbiamo per gli altri. il sentimento romantico non centra niente!
    quando frequentavo il mio bandito facevo gli stessi “ragionamenti”, ma allora ero una pischella poco più che ventenne che non capiva un caxxo e che era piena di tormenti, divisa com’ero tra un passato familiare caratterizzato dalla mia svalutazione, e di cui soffrivo i postumi, e un mondo esterno che mi imponeva di CRESCERE e di lasciarmi tutto alle spalle. questa Frida era senza dubbio una donna adorabile e che faceva tenerezza, ma le piaceva ILLUDERSI di vivere un amore, invece di cercare di VIVERNE UNO VERO. cosa comprensibile a 20 anni, ma non a 30 o a 40.
    anche a 40 anni puoi innamorarti di uno stronzo, certo. ma se sei ADULTA lo riconosci COME TALE.

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