Salta i links e vai al contenuto

Favole, racconti, osservazioni e chiacchere AMICHEVOLI

di sherazade

Riferimento alla lettera: Valinda, ho letto la storia amorosa di Frida Kahlo e Diego Rivera su questo articolo e ti riferisco in sintesi la mia visione. Entrambi i protagonisti hanno un limite di tipo fisico (lei per via dell’incidente, lui per un aspetto d’insieme tutt’altro che attraente). Entrambi condividono la grande passione per...
Leggi tutto il testo a pagina 1

Data di pubblicazione: 17 Giugno 2015

L'autore ha condiviso 5 testi sul nostro sito. Per esplorarli, visita la sua pagina autore sherazade.

Lettere che potrebbero interessarti

Categorie: - Amore

841 commenti

  • 151
    Golem -

    Spero che la fine sia gioiosa e spero di non tornare mai più.”

    Frase con la quale concluse la sua vita Frida Khalo. C’è tutta la disperazione di una vita infelice e priva di vero amore in una frase del genere. Non serve altro per sapere.

  • 152
    rossana -

    “La sua enorme pancia, liscia e tesa come una sfera, riposa su gambe forti, colonne bellissime, che finiscono nei grandi piedi che puntano a angolo ottuso verso l’esterno come per abbracciare il mondo intero e sostenerlo sulla terra invincibilmente come un essere antidiluviano da cui emerge, dalla vita in su, un esempio di umanità a venire, distante da noi due o tremila anni.”

    Commento scritto da Frida Kahlo al “Ritratto di Diego”, per il catalogo di una retrospettiva di Rivera.

  • 153
    Golem -

    Vuoi che ti riproponga alcuni passi dei famosi “diari” per darti un altro esempio di cosa fa vedere “l’innamoramento”? Non l’amore, eh. Oppure chi Diego Rivera, fuori dalla sua arte, dimostrava di essere come “uomo”. Il panzone ha approfittato di Frida, se non scientemente sicuramente per immaturità. Non l’ha amata. Nessuno dei due ha amato l’altro, hanno visto una compensazione alle proprie mancanze, prendendo quelli che serviva loro in quei momenti, per passare subito dopo a prenderle da un altro o da un’altra, come bambini capricciosi. Affascinanti artisti. Esseri umani disperati. Non ha caso i quadri di Frida erano dolci e cruenti allo stesso tempo. Lei stessa dichiaró che la consideravano una surrealista mentre dipingeva SOLO la sua sofferta realtà. Che riconosceva esclusivamente attraverso la propria arte, ma la negava nel rapporto amoroso. Ultimo tragico appiglio di “normalità” che non ebbe mai, e non poteva avere.

    Aggiungo una recensione tratta da una recente mostra su Frida Khalo.
    “Quando cominciò a dipingere, Frida, lo fece invece per rifugiarsi in un mondo di fantasia, trasportando problemi e sentimenti in quadri di piccole dimensioni. La sua continua lotta con il dolore e con la solitudine trova espressione in una sorta di ‘realismo magico’, sviluppando un linguaggio artistico personale rispetto a quello degli artisti che ebbe modo di conoscere nei suoi viaggi negli Stati Uniti e in Europa. André Breton, parlando delle sue opere disse: «L’arte di Frida Kahlo è come un nastro attorno a una bomba.»

  • 154
    maria grazia -

    “Vuoi che ti riproponga alcuni passi dei famosi “diari” per darti un altro esempio di cosa fa vedere “l’innamoramento”?”

    Golem, per quanto mi riguarda, io in effetti sarei un pò curiosa di leggerli.. 🙂

    ” Non l’amore, eh. Oppure chi Diego Rivera, fuori dalla sua arte, dimostrava di essere come “uomo”. Il panzone ha approfittato di Frida, se non scientemente sicuramente per immaturità.”

    nel mio caso non era un artista, ma un ladro e uno spacciatore. non era un panzone, ma un bellissimo 25enne con gli occhi azzurro ghiaccio e il fisico da attore del cinema. ma NON FA ALCUNA DIFFERENZA. ANCHE nel mio caso, non c’era un Uomo. e NON c’era AMORE.

    “Nessuno dei due ha amato l’altro, hanno visto una compensazione alle proprie mancanze”

    Già. non potevamo fare a meno l’ uno dell’ altra. anche per questo, in realtà, ci detestavamo a vicenda.

  • 155
    Golem -

    Diego Rivera aveva un’intelligenza che affascinava chiunque, ma “dentro” era quello che si vedeva fuori: un maiale. Quanto Caravaggio era un delinquente, Picasso un pedofilo, Leonardo da Vinci un pederasta o Maradona un deficiente.
    Essere geni assoluti non significa essere “uomini” assoluti. Sono due mondi diversi che spesso non comunicano tra loro.

    SULL’AMORE PER FRIDA

    “Se mai ho amato una donna, più l’amavo più volevo ferirla. Frida era soltanto la più ovvia vittima di questo disgustoso tratto del mio carattere”

    Diego Rivera, “La mia arte, la mia vita”

  • 156
    rossana -

    a mio avviso, il riferimento postato all’inizio di questo thread resta per ora il più significativo. non avrei voluto tornare sul tema ma sono stata quasi costretta a farlo, documentandomi ulteriormente in rete, nel timore di non essere stata abbastanza equilibrata nella valutazione iniziale.

    http://archiviostorico.corriere.it/2011/agosto/10/Frida_Diego_nina_rospo_Piu_co_8_110810047.shtml

    Dopo la sua morte il pittore scrisse: «il 13 luglio 1954 è stato il giorno più tragico della mia vita: avevo perso per sempre la mia amata Frida. Ho capito troppo tardi che la parte più bella della mia vita era il mio amore per lei». Diego Rivera morì nel 1957, tre anni dopo Frida, all’età di 61 anni. Poco tempo prima aveva chiesto che le sue ceneri venissero mescolate con quelle di lei, ma venne sepolto nella Rotonda degli uomini illustri, nel cimitero monumentale di Città del Messico.

    Se, pur tenendo conto dell’epoca, della cultura messicana e del quasi perenne massacro fisico subito da Frida, il sentimento descritto dall’articolo citato e condiviso da entrambi i partner non dovesse essere definito “vero amore”, credo che più di un essere umano vorrebbe averlo sperimentato almeno una volta nella vita!

    Pieno rispetto alla sensibilità di chiunque desideri considerare o interpretare diversamente la lunga e tormentata relazione fra Frida e Diego (25 anni). Non è affatto detto che la mia opinione in merito debba essere condivisa ma non sono neppure incline ad accettare come assoluti i punti di vista altrui.

    Per me è dal letame e dalla sofferenza che nascono i fiori più rigogliosi, che talvolta tendono al sublime, soprattutto in ambito femminile. In alcuni soggetti, sia maschili che femminili, potrebbe essere persino impensabile la nascita di sensazioni ed emozioni diverse… nel bene e nel male, ognuno non può che dare quello di cui dispone, sia in senso pratico che emotivo, pienamente libero di scegliere come e con chi spendere i propri giorni.

  • 157
    Golem -

    “Ho capito troppo tardi che la parte più bella della mia vita era il mio amore per lei”

    Eppure era così intelligente. La solita scusa ipocrita. Ma cosa avrebbe dovuto dire? Che Frida è stata la vittima della suo immenso egocentrismo e immaturità emotiva?
    Tutte queste storie tormentate tra artisti più o meno famosi sono drammaticamente simili a quelle dei comuni mortali, ma le loro sembrano stuggentemente bellissime. È la lettura agiografica che si fa dopo il successo e alla loro scomparsa che le rende affascinanti. Ma Frida ha fatto una vita di merda peggio di una casalinga sposata con un ubriacone, ed è morta infelice – sperando almeno una fine “gioiosa”- a causa della malata passione per il panzone dalle lacrime di coccodrillo. Se ha dichiarato di sperare di non volere “tornare mai più”, non credo che questa speranza non includesse la relazione con Rivera. Quando si arriva al momento di fare il consuntivo finale, si comprendono meglio le scelte fatte.
    I suoi quadri parlano per lei, meglio di lei.

  • 158
    maria grazia -

    Golem, chissà… può darsi che anche il bandito avesse tratti di “genialità”. una volta per dirti dopo un incidente fu grazie ai suoi consigli che ottenni un risarcimento di 25 mila euro, e si dimostrava abile e attento su diversi fronti. finchè poi ad un certo punto non ricominciava a deragliare per via della sua indole ribelle e dei suoi tratti narcisistici. cresciuto accanto a un padre che lo malmenava brutalmente e una madre che per lenire i suoi dolori lo incensava in continuazione, credo che sia una persona che fa un’ estrema fatica a vivere una vita nella norma.

  • 159
    Golem -

    E chi lo sa MG, ma almeno il tuo ti ha dato anche qualche consiglio utile. L’omologo dell’inglesina era stato fatto assumere in banca da uno zio che si ostinava a volergli bene, ed è stato capace di farsi licenziare due mesi dopo perché vendeva droga ai…colleghi. Vedi tu che talento.
    Eppure lei diceva che era molto intelligente, e ti assicuro che lei lo è più di me, anche quando era ancora “inglesina”. Cosa succedeva col lusitano? Bastava fare l’analisi dei livelli ormonali per capirlo.

  • 160
    rossana -

    Per alcune donne l’intelligenza può avere un’attrattiva superiore alla bellezza, alla gioventù, alla forza fisica oppure al potere economico, in quanto è spesso abbinata al fascino e al carisma, se non alla genialità, coronata o meno da fama o successo economico.

    Dal mio punto di vista, meglio amare ed essere amati, in qualsiasi modo il sentimento fra i partner si presenti, che attendere per l’intera vita un coinvolgimento emotivo che non si concretizzerà mai per non aver accettato, con i suoi limiti, la persona capace di suscitarlo. Inoltre, in qualsiasi coppia c’è sempre chi ama meglio o di più e chi gode tutte le attenzioni di cui è oggetto.

    Il dolore fu parte della vita di Frida fin dall’infanzia, peggiorato enormemente da 32 interventi in 30 anni (dai 17 ai 47). Sfido chiunque a voler tornare a rivivere una simile tortura, benché otto giorni prima di andarsene avesse scritto: “Viva la vida”.

    Nell’ultima sua sera aveva dato a Diego il regalo per le nozze d’argento che avrebbero festeggiato il 21 agosto successivo.

    “Se soltanto avessi vicino a me la sua carezza
    come l’aria accarezza la terra
    la realtà della sua persona, mi farebbe
    più felice, mi allontanerebbe
    dalla sensazione che mi riempie di grigio.
    Nulla dentro di me sarebbe più
    così profondo, così definitivo.
    Ma come gli spiego il mio enorme bisogno di tenerezza!
    La mia solitudine di anni.
    La mia struttura non conforme per disarmonia, per inadeguatezza.
    Io credo che sia meglio andare, andare e non scappare.
    Che tutto passi in un momento. Magari.”

  • 161
    maria grazia -

    Golem, per certi tipi non c’è limite all’ assurdo. tra il portoghese e il mio ultimo fidanzato ( il famoso rumeno ) non so chi dei due fosse più avvezzo alla devianza mentale e alla totale coglioneria. devo dire però che anche il bandito si difendeva bene… non fosse stato per qualche “assurda” defaillance che ogni tanto lo trainava inspiegabilmente verso un qualche sano principio.
    se almeno anche loro avessero dipinto qualche bel quadro, come il nostro Diego..!

  • 162
    Golem -

    Il punto sta nel fatto che l’inglesina fino a tre anni fa ha crreduto che quel rimbambito fosse un “Diego”. E come lei tante lo credono del loro “bandito” o sedicente intellettuale che fosse.
    Genii lo sono questo tipi, ma nella coglioneria. Vendere droga ai colleghi, ma ti rendi conto?

    Rossana, nel caso di Rivera l’intelligenza c’era, è innegabile, ma lui non era in grado di amare, in fondo lo ammette egli stesso, e la passione di Frida non ha mai avuto, per questo motivo, il giusto riconoscimento, facendola vivere in una sorta di perenne attesa dell’amore.
    Paradossalmente questo ha alimentato la sua espressività artistica. Ma anche questo non è una novitá.
    Io di mia moglie, per esempio, che legge e scrive molto, non ho mai letto niente di più struggente e emozionante, come quando parlava di un fesso sui suoi diari. Una Frida, ma senza un Diego, anche se il portoghese si chiamava Ribeiro, che poi è Rivera nella lingua di Pessoa.
    Pazzesco vero?

  • 163
    maria grazia -

    “Pazzesco vero?”

    pazzesco ma ASSOLUTAMENTE USUALE Golem, questo è il dramma. Nel libro intitolato “donne che amano troppo”, l’ autrice mette in evidenza con mirabolante lucidità analitica le cause da cui nascono questi “amori”, e le dinamiche secondo cui poi si sviluppano. è sconcertante notare come queste storie si somiglino tutte, e come siano identiche tra loro anche le “giustificazioni” e le convinzioni di tutte le donne che le vivono.

  • 164
    Golem -

    Si, tutti uguali. Hai voglia a sostenere che ognuno ama a modo suo, che è ovvio, un pó come una serie di attori che recitano la stessa commedia, è normale che ognuno di questi la reciterà col suo stile. Ma la trama è sempre quella.
    Guarda Sensibility in un altro thread, che si è pure incazzata con me perchè non ha capito niente di quello che ho scritto, per quanto è “fuori” con la testa quella povera crista. Ma potresti mettere le 78 che ho registrato da tre anni a questa parte (le ho solo contate, non mi sono segnato i nomi) nella storia di Serenity e si sentirebbero nella loro. È possibile trovare quelle sfumature “significative” in queste storie, tali da differenziarle tra loro, stante gli esiti tutti uguali? No: tutte le donne sorprese dal tradimento e col cuore spezzato, ma a cui mancano tanto i loro “amati”, e tutti gli uomini che tradivano nel frattempo, fiducia, speranze e dignità “dell’amata”.

    Titolo del film: “lo stronzo e l’illusa”, Sceneggiatura: Il Sesso, Regia : L’istinto, Produzione: La Natura.

    Prenditi la briga di segnarti da qui a Natale quante si presenteranno qui come nuove protagoniste di questo cult movie.
    Ciao.

  • 165
    maria grazia -

    Golem, in un passo del libro che ho citato, viene espresso esattamente questo, circa le donne impelagate in amori sofferenti o non corrisposti ( le quali, secondo l’ autrice, sono tutte donne provenienti da famiglie problematiche ):

    “E’ evidente che ciascuna di queste donne aveva trovato un uomo che rappresentava quel tipo di sfida già familiare, e perciò era qualcuno con cui poter sentirsi a proprio agio, ed esprimere pienamente se stessa; ma è importante capire che nessuna di queste donne RICONOSCEVA che cosa, in realtà, le stesse attraendo. Se avesse avuto questa cognizione, la scelta se accettare o no quella sfida sarebbe stata più consapevole”.

    In pratica, l’ autrice ci sta dicendo che in questi “amori” sostanzialmente non c’è nulla che abbia REALMENTE a che vedere con l’ apprezzamento autentico delle qualità e del modo di essere dell’ altra persona. in questi “rapporti” la donna si lega visceralmente all’ uomo che la fa soffrire perchè dentro di lei scatta come una “molla” che LE IMPONE che deve vincere quella SFIDA, per poi avere la sensazione che ha finalmente superato le mancanze e le svalutazioni ricevute in passato nell’ ambiente familiare. quindi in questi casi la donna NON AMA AFFATTO. ma è solo tesa a cercare di vincere la propria battaglia personale contro le sue insicurezze e le sue angoscie di fondo.

    Ma cos’è una famiglia problematica ? istintivamente noi pensiamo subito ad una famiglia in cui vengano compiuti gravi maltrattamenti, gravi mancanze, o nelle quali uno dei genitori, o entrambi, sono dediti a condotte dissennate. in realtà, almeno stando a quando afferma l’ autrice del libro, sono famiglie problematiche anche quelle dove l’ affetto genitoriale non è stato sufficientemente dimostrato, o è stato dimostrato in maniera distorta…

  • 166
    maria grazia -

    … per esempio, ho ricosciuto la MIA famiglia d’ origine in una delle situazioni tipo descritte dall’ autrice in questo senso:

    un padre eccessivamente severo e rigoroso, specie per quanto atteneva alle questioni pratiche ( lavoro, pulizia della casa, risparmio del denaro ) e che difficilmente si lasciava andare a manifestazioni di affetto, pur continuando ad essere una persona presente nella famiglia, attenta ai nostri bisogni pratici. e, malgrado la sua rudezza, mia madre quand’ ero bambina mi ripeteva sempre che lui era mio padre, ci voleva bene, era come un Dio per tutto quello che faceva per mandare avanti la famiglia e che noi avremmo dovuto ADORARLO anche se era burbero, eccessivamente puntiglioso e spesso distaccato e collerico.

    queste sono tra le dinamiche che trasformano una ragazzina in una futura donna infelice, che dedicherà gran parte della sua vita ad amori sofferti, sbilanciati, non adeguatamente corrisposti. e così è stato anche per me.

  • 167
    rossana -

    “Concludendo, Frida Kahlo spese la sua vita in una coraggiosa battaglia contro la sofferenza e le avversità che riuscì ad affrontare con un’incredibile forza creativa; forza che le venne, oltre da se stessa, dal suo profondo bisogno di amare e di essere amata sia da uomini sia da donne: “Tlazolteotl, dea dell’amore, dev’essere stata dalla mia parte. Sono stata amata, amata, amata – non abbastanza, ancora, perché non si ama mai abbastanza, poiché una vita non basta. E ho amato incessantemente. Nell’amore, nell’amicizia. Uomini, donne” [R. Jamis, op. cit., p. 212].

    può bastare per ritenere di non aver buttato alle ortiche la propria vita? per me, sì, senza nemmeno l’ombra del dubbio.

  • 168
    Golem -

    Si MG, l’ho letto anch’io alcuni anni fa quel libro, e posso dire che se qualcuno ha pensato di scriverlo significa che il problema esiste, e questo forum ce ne dà una prova quasi quotidianamente.
    Ma non è una caratteristica esclusivamente femminile, in quanto si presenta in determinati rapporti amorosi prevalentemente in questo genere sessuale. È una caratteristica umana di tutti coloro che si sentono “dipendenti” da un’entità che si considera superiore, in quanto si percepisce essere “necessaria” alla nostra sopravvivenza.
    Mi spiego meglio. È la tendenza al “sacrificio” nei confronti di una presunta divinità che si credeva anticamente sovraintendesse al nostro destino, e che si cercava di ingraziarsi la con offerte e sacrifici, non sapendo che molti di quei fenomeni che condizionavano la vita degli esseri viventi dipendevano da eventi che oggi ci spieghiamo benissimo.
    Tutti bene o male cerchiamo di ingraziarci “l’autorità” con un comportamento assertivo e disponibile, che se assecondato ci consente di sentirci “privilegiati”, sempre in una remota ottica di “sopravvivenza”, che sia fisica, morale, intellettuale o amorosa appunto. Ognuna di queste esigenze, se “riconosciute” da chi consideriamo “superiore” o necessario per noi, ci garantisce un “primato” nella corsa ad avere il meglio possibile nella vita.
    La figura femminile, è stata per millenni “subordinata” a quella maschile sotto il profilo della sopravvivenza alimentare e fisica, e questa dipendenza ne ha segnato il comportamento geneticamente. Nel senso che venivano scelte più facilmente femmine che non ti graffiavano la faccia se gli “ordinavi” certi comportamenti. Le più “docili” e accudenti insomma.
    Questi tratti caratteriali ancora oggi sono richiesti dai maschi, per lo stesso motivo per cui si sono evoluti più maschi con tendenze a “dominare” e a essere ubbiditi. Cosa che nelle ultime generazioni si sta attenuando perché non “servono” più i maschi “guerrieri” di mille anni fa e oltre, e perché le donne sono sempre piu autonome economicamente.
    Detto ció, non c’è bisogno di essere nate in una famiglia problematica con un padre padrone che ti dava un tetto, da mangiare e vestire ma si faceva temere, per maturare la sindrome della “donna che ama troppo”. Basta che si presenti dentro di sè il bisogno che dà luogo ad una dipendenza. E se questa nasce da un desiderio sessuale che assume i contorni di un bisogno come quello del cibo, della sicurezza in senso lato, può scattare l’ossessione >>>

  • 169
    maria grazia -

    “non si ama mai abbastanza, poiché una vita non basta.”

    tipica affermazione di una donna irrecuperabilmente dedita agli amori malati e all’ annullamento di se stessa e delle proprie esigenze.

  • 170
    Golem -

    >>> autodistruttiva.
    Mia moglie, inglese come sai, abituata ad un’emancipazione femminile di vecchia data, con un padre adorabile e simpaticissimo, morto peró quando lei aveva solo 15 anni, è (stata) la campionessa mondiale della “dipendenza” sentimentale, o almeno credeva lo fosse. In realtà era il banale desiderio sessuale di una ventenne che provava i primi sconvolgimenti ormonali che l ‘istinto le ha indirizzato verso un soggetto che, con un termine che ho spesso usato, le faceva “sangue”. E se le chiedevi perché non te lo sapeva dire. Lei come mille altre in quelle condizioni di “pre malattia”, in quanto “vittime” di una volontà fisiologica che trascendeva la propria: quella della Natura. E che se non soddisfatta, sia pur attraverso la morale di cui si dispone, nel caso della mia attuale lei col matrimonio, famiglia e figli, soprattuto, ti lascia un senso di fallimento e di “insicurezza” INCONSCIA, che se ieri era “coperta” dalla dipendenza fisica che la donna era costretta a subire dall’uomo, oggi non ha quasi più senso, stante la sempre maggiore autonomia femminile per quanto attiene alla propria sopravvivenza. Ma quel “bisogno” resta nel DNA, e si trasporta a livello “apparentemente” sentimentale, anche per giustificarne una valenza “accettabile” moralmente, pure quando da molti ossevatori “lucidi” questa condizione è qualificata come “aver perso la testa”. Cosa che è infatti
    Non è un caso che quando conobbi la ragazza che oggi è mia moglie, oltre alle belle qualità che intuivo in lei, percepivo uno strano timore reverenziale nei miei confronti, nonostante essa stessa ha riconosciuto che dopo la prima impressione dovuta al mio aspetto, il mio atteggiamento era assolutamente “sereno” e non finalizzato al “solito obiettivo”.
    Oggi sai che ha superato questo condizionamento, grazie a me posso dire, e al famoso “lavaggio del cervello”, ed è una persona sicura e di successo. Ma si è portata appresso per vent’anni il masochistico piacere della “dipendenza” e sai verso chi.
    Sì, perchè c’è EVIDENTEMENTE un piacere anche ad essere gregari. In un modo o nell’altro si ha un ruolo nei confronti del “capo”. E questo è un altro motivo per il quale molte di queste donne accettano anche la co-presenza di altre femmine nella vita di questo “capo”, cosa rarissima se non impossibile a ruoli invertiti. Cercano di essere la “meglio” per assicurarsi le grazie del “meglio” secondo quell’istinto. Ma in queste vicende il famoso amore non c’entra ANCORA niente.
    Bye.

  • 171
    maria grazia -

    Golem,
    la subordinazione della donna all’ uomo che ha caratterizzato per millenni ( e in parte caratterizza ancora oggi ) le dinamiche sociali di molti territori, è senz’ altro una delle principali concause che hanno contribuito a sviluppare nelle donne la tendenza a vivere rapporti sofferti. poi, ogni donna vivrà la SUA storia, la SUA particolare situazione a seconda dei suoi trascorsi familiari, del suo carattere e temperamento, delle circostanze e dei fattori culturali che la circondano. è indubbio però che tutte queste vicende sentimentali hanno un comune denominatore: la sottomissione ( conscia o inconscia ) a qualcuno o a qualcosa che si ritiene “superiore”, un punto di riferimento. Mia madre ancora oggi parla di mio padre come di un PUNTO DI RIFERIMENTO FONDAMENTALE, sebbene accanto a lui non sia stata felice, e sebbene come padre e come marito non fosse nè tenero, nè comprensivo, nè generoso. non parlo di generosità materiale, ma affettiva.
    Mio padre quando lavorava guadagnava bene, mi ha fatto spesso regali costosi e doni di vario tipo. ha cominciato a regalarmi saltuariamente banconote di denaro quando avevo dieci anni. ero contenta di questi regali per carità, ma allo stesso tempo io lo percepivo come un modo per togliersi il “peso” di dover passare del tempo con me, di portarmi fuori a giocare o a fare delle passeggiate. Lui non giocava mai con me e con mio fratello, se non in qualche rara occasione. quando stava a casa preferiva dedicarsi alle sue faccende, e se io e mio fratello combinavamo qualche marachella o facevamo inavvertitamente qualche piccolo danno, lui diventava furioso. si aspettava che ci comportassimo già come degli adulti, ci parlava di problemi, di bollette, e cose così. non scherzava e non rideva quasi mai. oltre che un gran lavoratore era anche un campione sportivo, ci ripeteva sempre che io e mio fratello eravamo pappe molli, viziati e scansafatiche, che non saremmo mai arrivati al suo livello. e qualsiasi cosa io facessi per far colpo su di lui, sembrava che non fosse mai abbastanza. quando poi da grande conobbi Stefano ( il famoso bandito ) notai molte somiglianze tra il suo comportamento e quello di mio padre…

  • 172
    maria grazia -

    … per esempio anche Stefano spesso mi offriva regali, gite e cene costose. ma poi mancava per intere settimane, e nel mentre capitava che incontrava anche altre donne, e io mi sentivo sempre più triste, sempre più inadeguata, sempre più sola. sembrava che tutto quello che facevo per attirare il suo affetto e la sua attenzione non fosse mai abbastanza. proprio come era successo con mio padre. e pur di arrivare ad ottenere in qualche modo la sua “resa incondizionata” al mio “amore”, come dicevi anche tu ero stata disposta a condividerlo con altre! Stefano era stato esattamente come mio padre nel suo atteggiamento con me: mi riempiva di regali generosi, si dimostrava attento ai miei bisogni pratici, ma poi per il resto sentivo che non mi considerava seriamente come PERSONA, non si curava del mio punto di vista, delle mie esigenze emotive, della mia personalità e dei miei VERI bisogni. mio padre, per dire, era capace di regalarmi di sua iniziativa un’ auto da 20.000 euro come se niente fosse, ma poi se gli chiedevo di darmi fiducia in quello che IO intendevo fare e di trattarmi alla pari, non sentiva proprio ragioni, era come parlare AD UN MURO. quello che pensava lui era SEMPRE giusto, quello che pensavo io era sempre sbagliato. in quanto ero giovane, ma sopratutto in quanto ero UNA DONNA. e con il bandito era uguale.
    a parte la mia storia lunga e travagliata con Stefano, ho avuto in generale sempre la tendenza a innamorarmi di uomini assolutamente non in grado di ricambiare adeguatamente i miei sentimenti.

    tu mi dicevi che il padre di tua moglie era stato un signore amorevole e simpatico. ma era morto PREMATURAMENTE, lasciando forse in tua moglie, che allora era una ragazzina, un grande vuoto, una grande disperazione per qualcosa che le veniva negato. Nel suo caso, fu la PRESENZA FISICA del padre. Nel mio, mi vennero negate la tenerezza e la protezione emotiva che una ragazzina si aspetta dalla figura paterna.

    OGGI cerco un uomo che mi capisca e mi rispetti prima di tutto come PERSONA, e che sia in grado di sintonizzarsi sul mio punto di vista considerando anche la mia opinione, pur mantenendo la sua. Non mi interessa che un uomo mi sostenga economicamente, anzi sono assolutamente contraria a questo! non voglio più sentirmi DIPENDENTE da qualcuno, MA COMPARTECIPE alla sua vita. che è diverso!

  • 173
    Golem -

    ” tu mi dicevi che il padre di tua moglie era stato un signore amorevole e simpatico. ma era morto PREMATURAMENTE, lasciando forse in tua moglie, che allora era una ragazzina, un grande vuoto, una grande disperazione per qualcosa che le veniva negato. ”

    Proprio così MG, era comunque una “mancanza” che un padre infliggeva a chi aveva ancora bisogno di lui, quasi come una punizione. Una bambina di 15 anni non può elaborare razionalmente una enormità del genere, sentendosi quasi la sola colpevole se la punizione era così grande.
    Una mancanza di “riconoscimento” dalla PRIMA figura maschile di una donna, lascia un vuoto superiore a quella opposta, in una società occidentale principalmente maschilista, dove una femmina sente questa differenza già alle elementari. Cadere col primo fesso che “sembra” qualcosa di “simile” all’ultimo “amore” conosciuto è quasi naturale in certe condizioni di “bisogno”. Si ricomincia dove si è lasciato, nel caso di Sally, e si cerca una conferma con il “sosia” se non c’è stata con l’originale, ma entrambi sono illusioni. Per forza.
    Viviamo sempre del bisogno di conferme, di essere accettati, di sapere che “esistiamo” per qualcuno, quel qualcuno che ci consenta di diventare chi siamo veramente, Ma non ci si riesce in quel modo. Con un’illusione.

  • 174
    andrea -

    @mariagrazia
    Sei consapevole spero, che non avrai mai un figlio e che morirai senza nessuno che ti tenga la mano? Perché se lo sei allora tutto ciò che scrivi merita rispetto.

  • 175
    Golem -

    Andrea, mi permetto di intervenire, a proposito di quella tua fosca previsione nei confronti di MG. A suo tempo ebbi modo di dire che per me due soli sono i momenti seri della vita: la nascita e la morte, ma ho dimenticato di aggiungere che in entrambi i casi siamo e saremo comunque soli. Non ci sono mani che tengano.

Lascia un commento

Max 2 commenti per lettera alla volta. Max 1 link per commento.

▸ Mostra regolamento

I commenti vengono pubblicati dopo approvazione, più volte nel corso della giornata.

I commenti devono essere pertinenti alla lettera e aggiungere un contributo alla discussione.

Non sono ammessi scambi personali o conversazioni tra utenti, né insulti o attacchi personali, contenuti futili, promozionali o di propaganda.

Non copiare articoli da altri siti né riportare integralmente testi protetti da diritto d'autore. Usa un solo nome.

Leggi l'informativa sulla privacy.

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

 caratteri disponibili

© 2000 - 2026 Letterealdirettore
Gestito da VALEXA s.r.l.s. | P.IVA IT09022550967