Pensieri, racconti, aforismi, osservazioni e chiacchiere
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Nonostante la frequentazione attiva del sito sia molto cambiata negli ultimi dieci anni, a tratti permane in me il desiderio di comunicare, o meglio, di raccontare o di scambiare due chiacchiere per semplice passatempo.
Prima dell’autunno 2014 ho pubblicato qui 5 testi con lo pseudonimo rossana. In seguito altri 2 con sherazade, come ora. Questo cambiamento di nick è motivato dalla volontà d’impedire il riaffiorare di una delle mie prime lettere, troppo intima per poter continuare a essere condivisa.
Riproverò a prendermi uno spazio sul sito, in cerca d’armonia e di rispetto, di confronti nella diversità, e lo offro a chi, come me, ha voglia di raccontare quslcosa, magari anche solo su di sé, e non ama i conflitti e le discussioni con l’intento di prevalere.
rossana
Data di pubblicazione: 22 Giugno 2024
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Categorie: - Archivio Interno

Sono stata piacevolmente sorpresa nell’apprendere che “Marilyn Monroe (Norma Jean Baker, 1926-1962) era un’avida lettrice. A casa aveva una biblioteca ben fornita con oltre mille libri. Passava molte ore a leggere letteratura, poesia, teatro e filosofia.”
Sembra che avesse origini siciliane e un QI di 165, cinque punti più alto di quello di Einstein. Un QI (forse solo virtuale) ancora oggetto di dibattito, benché il primo test d’intelligenza realizzato per la popolazione adulta risulti pubblicato nel 1939.
Si sposò tre volte, sempre per brevi periodi, fin dalle prime nozze, quando aveva 16 anni. Il secondo matrimonio avvenne con Joe DiMaggio (1954-1955), che andò in frantumi per la gelosia di lui, con cui tornò in amicizia dopo il divorzio da Arthur Miller. Unione da cui avrebbe voluto un figlio e che durò dal 1956 al 1961.
Una donna molto bella, di grande fascino femminile (affine a quello della nostra Monica Vitti) ma anche parecchio emotivamente svantaggiata, fin dalla nascita.
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“Nel 1999 Marilyn Monroe è stata inserita, dall’American Film Institute, al sesto posto nella lista delle più grandi star femminili di tutti i tempi e tra le 100 donne più attraenti di tutti i tempi.”
Indimenticabile per molti ma con particolare dedizione evidente da parte di Joe DiMaggio, che per venti anni fece portare sulla sua tomba sei rose rosse tre volte alla settimana.
La sua biografia è talmente vasta e sfaccettata che potrebbe bastare per una vita di più di 90 anni benché ne abbia vissuti meno della metà.
A me piace ricordarla con questo suo aforisma: “L’imperfezione è bellezza, la follia è genio. Meglio essere ridicoli che noiosi.”
Certo. Ma si può essere anche ridicoli e noiosi allo stesso tempo. Anzi, credo capiti più frequentemente questo abbinamento che non il contrario. Giusto per non illudere i tanti ridicoli di essere sempre e comunque divertenti.
Apprezzo che Marlyn fosse un’avida lettrice, anche perchè all’infuori del cane, il libro è il migliore amico dell’uomo. Dentro il cane è troppo scuro per leggere.
La riflessione su tratti poco noti di Marilyn mi ha portata a rivedere a grandi linee le esperienze di vita di un’altra icona della sessualità femminile degli anni ’50 e ’60: Brigitte Bardot. Entrambe immortalate da Andy Warhol.
Nata ricca nel 1934, educata con severità borghese, gelosa della sorella a lei preferita dalla madre, Brigitte anela quasi di continuo alla libertà e alla trasgressione.
Nel 1949, a 15 anni, appare per la prima volta sulla copertina di Elle, grazie a relazioni sociali di famiglia. Nel 1952 inizia la sua carriera d’attrice e sposa il regista Roger Vadim. Nel 1953, durante il festival di Cannes indossa il suo primo bikini, creando scandalo e guadagnandosi un’immediata notorietà.
“È anche una delle prime donne a esibire, in qualche occasione, il monokini. In Francia, dove il topless è già allora abbastanza comune, la cosa non suscita particolare scalpore, ma negli Stati Uniti d’America viene considerata scandalosa”.
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Fra le sue numerose relazioni sentimentali, le più note sono quelle con Trintignant e Becaud. “Nel 1957 divorzia da Vadim. Si risposerà altre tre volte: nel 1959 con l’attore Jacques Charrier, da cui ha un figlio, Nicholas; nel 1966 con il playboy miliardario Gunter Sachs (…) ed infine nel 1992 con Bernard d’Ormale, uomo d’affari ed esponente del Fronte Nazionale.”
Nel gennaio del 1960 nasce Nicholas; a settembre dello stesso anno tenta il suicidio, nel giorno del suo 26° compleanno. Nel 1973 si ritira nella sua villa di Saint Tropez e “mette fine alla sua carriera per dedicarsi ai diritti degli animali”.
In merito alla gravidanza, che avrebbe voluto evitare, ha scritto: «Era come un tumore che si era nutrito di me […]. Quando l’incubo raggiunse il suo culmine, dovetti occuparmi per tutta la vita dell’oggetto della mia disgrazia».
Sempre più scandalosa. Inammissibili, soprattutto all’epoca, il rifiuto della maternità e la libera scelta di partner sessuali da concupire!
“Inammissibili, soprattutto all’epoca, il rifiuto della maternità e la libera scelta di partner sessuali da concupire!”
Da allora direi che non è cambiato nulla. Perlomeno in Italia.
Dopo aver esaurito le ricerche su divinità pagane, sul Dio guerrafondaio della Bibbia, sul Dio padre di Gesù, di Giacomo (suo fratello), di Paolo e di Maometto, sono passata ad approfondire l’amore in ambito di coppia.
Argomento molto complesso e sfaccettato, inesauribile, che, a mio avviso, si presenta come un immenso fuoco che arde silenziosamente nell’oscurità del macrocosmo, per riversarsi poi in scintille vivificanti ovunque, con clamore emotivo negli esseri umani che hanno la grazia di sperimentarlo nel loro microcosmo.
A poco a poco, ho così cominciato ad apprezzare le biografie, da cui trarre lezioni sulla diversità e osservazioni su me stessa.
Concordo con il suggerimento derivante dalla lettura di “Madame Bovary” di Flaubert, che nell’adolescenza si era nutrita di romanzi di fantasia. Ai giovani che si vuole incoraggiare a leggere si dovrebbero donare biografie d’ogni genere ed epoca, che possano ampliare conoscenze/esperienze d’interesse in contesti di realtà vissute.
Personalmente prediligo leggere le biografie di rockstar maledette o di persone con problemi di dipendenza dalle droghe. Materia, quest’ultima, molto lontana da me, dalla mia concezione e dal mio stile di vita, eppure che mi ha sempre incuriosito.
A parte tutto, credo che i libri non si consigliano e non si regalano. Ognuno sceglie quelli che più gli aggradano secondo il proprio sentire.
Preferisco che mi si regali un bel viaggio o un trattamento spa.
Maria Grazia,
se vuoi, citami qualcuna delle persone che ti interessano. So poco su questo genere di vissuti e potrebbe piacermi spaziare in ambiti che non frequento abitualmente…
Rossana, se è per questo manco io frequento quegli ambienti, la mia è pura curiosità “didattica”. O più probabilmente, seguo le storie dei tossicodipendenti perché è qualcosa di lontano da me, e quindi è un argomento che vivo in maniera, diciamo così, “leggera” e rilassata.
Su YouTube ci sono parecchi video ( tutti però in lingua tedesca ) sui tossici che gravitano intorno alla stazione di Francoforte, divenuta tristemente famosa per questo motivo.
Nella mia vita ho conosciuto quel mondo da vicino perché alcuni miei vecchi amici facevano uso di droghe, ho frequentato due ragazzi che facevano gli spacciatori rispettivamente di marijuana e cocaina, nel secondo caso si è trattato del mio ex storico, e inoltre quest’ ultimo ha una sorella che divenne eroinomane a 17 anni. Attualmente sembra esserne totalmente uscita, sta bene e ha un figlio. Vive ancora con i genitori.
Per quanto riguarda me, alle feste ero quella “noiosa” perché non volevo mai sniffare, spesso non bevevo neppure. Con il tempo ho finito per allontanarmi da tutti i giri e me ne sono rimasta per conto mio.
Sono stata anticonformista anche in certe cose. Di farmi accettare dal gruppo non me ne è mai fregato più di tanto.
Dopo essermi soffermata su attrici di successo straniere, come non dedicare una piccola attenzione anche a Sofia Loren, che nella stessa epoca rappresenta l’emblema femminile del nostro Paese?
Sofia Costanza Brigida Villani Scicolone è nata a Roma nel 1934. Sua madre (Villani) era un’insegnante di pianoforte, con frustrate ambizioni di attrice, che il padre (Scicolone, immobiliarista, figlio di un marchese agrigentino) non volle mai sposare.
Benché riconosciuta dal padre, “Sofia trascorse l’infanzia e i primi anni dell’adolescenza, durante la seconda guerra mondiale, in condizioni economiche precarie”.
A 15 anni vinse il suo primo concorso di bellezza. Nel 1950 venne eletta Miss Eleganza nell’ambito del concorso Miss Italia. “Posò inoltre per fotoromanzi e partecipò a diverse pellicole cinematografiche come comparsa o in ruoli marginali che a poco a poco le portarono visibilità.”
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In quel periodo ebbe una relazione sentimentale, scandita da lettere appassionate, con Achille Togliani. A 16 anni, incontrò il produttore Carlo Ponti (38 anni, sposato, con figli), che le offrì un contratto di 7 anni. Cambiò il nome d’arte Lazzaro in Loren, per presentarsi in modo più “internazionale”.
Nel 1957, dopo aver divorziato in Messico, Ponti la sposò per procura, evitando di rientrare in Italia, dove avrebbe potuto essere accusato di bigamia poiché, all’epoca, il divorzio non era consentito.
La coppia ottenne la cittadinanza francese grazie al presidente Pompidou ed ebbe due figli. Sofia rimase sposata con Ponti fino alla morte del marito, nel 2007. Unica digressione sentimentale, ammessa da lei stessa: un flirt con Cary Grant negli anni ’60.
Diretta da molti registi, affiancata da tanti attori, le sue doti espressive sono state ampiamente apprezzate dalla critica e dagli spettatori.
Da ragazzina, il film “La ciociara” mi rivelò l’atavica violenza sulle donne.
Maria Grazia,
l’unica rockstar che pensavo di conoscere (di nome) era Madonna.
Ho dato una scorsa a questo elenco
https://www.spin.com/2021/07/the-greatest-rock-stars-of-all-time/
per cercarne altre che potessero essermi abbastanza familiari, e vi ho trovato Elvis Presley, Paul McCartney, John Lennon, Jim Morrison, Bob Marley e Bob Dylan. Appena appena sentiti qualche volta nominare: Tina Turner e Jimi Hendrix.
Tutto un mondo di cui so poco o niente. Approfondirò la vita privata di qualcuno di loro, iniziando da quelli che mi sono più noti.
Per ora, mi limito ad osservare che sembra un ambito essenzialmente maschile.
Quanto ai gruppi, mi è capitato solo nell’adolescenza di unirmi per un paio d’anni a tre giovani compaesane, per uscire insieme. Ben poca esperienza anche in questo contesto.
Forse per aver frequentato l’asilo e le elementari in paese, le medie in una cittadina vicina, la scuola professionale in città, e, soprattutto, essermi sposata a 22 anni.
Madonna è una pop star non una rock star. Tra gli altri che hai citato, mi appassiona in particolare la storia di Jim Morrison, che per molti versi sento vicina al mio percorso personale.
Il mondo dei musicisti rock è prevalentemente maschile, è vero. Ma allo stesso tempo è molto inclusivo, nel senso che non vieni discriminata in quanto donna, come succede in altri ambiti. Se vuoi farne parte, e ovviamente ne hai le capacità e la preparazione, ci puoi riuscire benissimo e anzi il fatto che una donna con più di 30 anni abbia questa passione è molto apprezzato in questi ambienti.
Proprio in questi giorni tra l’altro ho scoperto di avere lo stesso timbro vocale di Tina Turner.
Si, avevo già intuito il tuo background di frequentazioni nella tua fase giovanile, lo si capisce dalle cose che scrivi, dal tuo tipo di mentalità molto provinciale. Non è un’ offesa, ma una semplice constatazione.
Per curiosità, il mio commento n.10 lo avevi letto o ti era sfuggito?
Maria Grazia,
nell’elenco che ho citato Madonna compare al 78° posto su 100 rockstar.
Ho letto il post 10 e mi ha fatto piacere sapere che non sei attratta da droghe e che la sorella del tuo ex sembra essere uscita dalla dipendenza di eroina.
Fin dall’adolescenza ho divorato libri di ogni genere. Ho cambiato 8 ambienti di lavoro, di cui 3 all’estero, con colleghi di diverse nazionalità. Ho anche gestito per alcuni anni una galleria d’arte e frequentato artisti con idee/temperamenti parecchio lontani da ristrette visioni esistenziali.
So riconoscere chi fa uso di eroina dal modo talvolta incerto e strascicato di esprimersi. Sospetto ne siano dipendenti un bravo giornalista e un importante uomo politico, che vedo spesso in TV.
Non ho mai ascoltato Morrison ma ho spesso apprezzato suoi condivisibili aforismi.
Nei molti anni che ho abitato in città non ho avuto tempo/opportunità di far parte di gruppi ma non ho nemmeno mai sentito particolare interesse per questo tipo d’esperienza.
Beh ma quelle Rossana sono classifiche mainstream per il popolino, per chi non si intende di musica.
Sicuramente ci sono tantissime persone insospettabili che fanno uso di eroina, famose e non.
L’apertura mentale ci deriva non tanto da determinati contesti, ma da quelle circostanze che, volenti o nolenti, ci costringono a doverci mettere in un ruolo socialmente scomodo. Ho capito questo. Ed è il motivo per cui chi ha avuto una vita relativamente normale fatica a entrare nell’ottica di chi ha vissuti più particolari.
Mi fa piacere che hai avuto anche tu esperienze stimolanti e riempitive.
Anna Magnani (1908-1973), fa parte di un’epoca precedente a quella di Marilyn, Brigitte e Sofia. Un momento in cui in Italia il cinema dei telefoni bianchi (1936-1943) sfociò nel neorealismo (1945-46/1953-56).
Mi è particolarmente cara perché mi ricorda la sorella che mi ha fatto da mamma nell’infanzia e che è morta in meno di una settimana, a 53 anni. Anche per carenza di attenzioni, essendo stata ricoverata in ospedale in un giorno in cui era in corso uno sciopero del personale medico. Scompiglio nell’accoglienza che si è poi protratto nei due giorni seguenti in cui è sopravvissuta, senza che fosse confermata per lei la diagnosi del pronto soccorso.
Non so cosa avesse in comune con Nannarella. Forse il temperamento passionale e la fatica di vivere. Solo adesso noto che il collegamento primario potrebbe consistere già nella condivisione del nome.
Figlia illegittima, abbandonata dal padre, Nannarella fu affidata alla nonna dalla madre, che cercò da adulta, ottenendo un secondo rifiuto.
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“Ho seguito la carriera d’attrice – aveva detto di sé – perché sentivo il bisogno d’essere amata, di ricevere tutto l’amore che avevo mendicato nella vita».”
“Non era bella, spesso cupa come il suo cane lupo color dell’ebano. Aveva sempre le occhiaie, un colorito terreo e i capelli neri come non si può immaginare, della consistenza di una matassa di seta pesante. Le gambe erano magre e leggermente storte, era piccolina e forte di fianchi. Aveva un décolleté splendido, come pure lo erano le mani e i piedi.” (Suso Cecchi d’Amico)
“E’ così brava che diventa bella” – scrisse Morando Morandini – “di una bellezza trasfigurata dall’interno.”
Nel 1933 sposò il regista Goffredo Alessandrini, elegante e famoso, che le concesse ruoli marginali in due suoi film. Unione tormentata che finì nel 1940, a causa dell’infedeltà del marito.
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In seguito ebbe luogo la storia d’amore con l’attore ventitreenne Massimo Serato. Nel 1942 dalla coppia nacque un figlio, che l’uomo non riconobbe e che la madre crebbe da sola.
All’età di 4 anni il bimbo fu colpito da poliomielite. Evento tenuto riservato, che rese Anna sempre più devota alla Vergine, alla quale offri preziosi orecchini per la guarigione del figlio.
L’amore fra la Magnani e Rossellini divampò nel 1946. Per il carattere passionale di lei, anche questo legame fu molto litigioso, ed ebbe termine dopo soli 3 anni. Nel 1950 Rossellini sposò Ingrid Bergman, da cui si separò nel 1957.
Tra le altre successive relazioni amorose di Anna furono significative quelle con gli attori Gabriele Tinti e Anthony Franciosa, senza che le fosse mai possibile trovare un compagno di vita.
Morì nel 1973, assistita dal figlio e da Rossellini, a cui si era riavvicinata, e fu il regista ad occuparsi personalmente del funerale della più grande attrice italiana di tutti i tempi.
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Maria Grazia,
una domanda, per semplice curiosità, anche da parte mia.
Nel 1980 poteva essere considerato “un ruolo socialmente comodo” separarsi dopo 12 anni di matrimonio (di cui 8 di quotidianità in case diverse) per diventare l’amante di un uomo sposato, alla luce del sole, nell’ambito del lavoro, dell’ex marito, della religiosa famiglia d’origine e di un figlio già in grado di percepire l’anomalia della nuova situazione fra i suoi genitori?
—
Da Treccani: “Provincialismo, s. m.
Mentalità, modo di fare, atteggiamento considerati tipici di chi vive o è vissuto in provincia, quindi caratterizzati da limitatezza culturale e di giudizio.
In senso più ampio, con riferimento a manifestazioni letterarie, artistiche, culturali, intellettuali, ristrettezza di interessi dovuta a scarsi contatti con centri e ambienti culturalmente più aggiornati e di respiro più universale.”
—
Pur vivendo in provincia, non mi sento di rientrare nella definizione ristretta ma si sa che raramente si è capaci di autovalutarsi nel più corretto dei modi.
Rossana, probabilmente quel ruolo è scomodo nella misura in cui è tollerato nel proprio contesto di appartenenza. Ci sono ruoli che invece sono scomodi IN SENSO ASSOLUTO, che sono tali ovunque ci si trova. E secondo me sono quelli che rendono davvero una persona predisposta a comprendere le situazioni altrui senza giudicarle. Diversamente la nostra prospettiva sarà sempre limitata solo a ciò che possiamo capire nel raggio limitato a ciò che abbiamo avuto occasione di sperimentare.
Maria Grazia,
capisco il tuo punto di vista, che pone l’accento di provincialismo su giudizi espressi nell’ambito di visioni limitate su ambienti e vissuti assoluti.
Per indole e formazione di famiglia, è raro che esprima giudizi su persone e situazioni. Semmai sono spesso accusata di essere troppo tollerante, con un’eccessiva tendenza alla comprensione/giustificazione.
Confermo di sentirmi (in linea generale) meno provinciale della media. Essere tornata a vivere dove sono nata e aver scelto di isolarmi da una società che sono stata costretta a frequentare molto più di quanto avrei voluto non annulla le precedenti esperienze, ampliate da letture di approfondimento.
Grazie a questo dialogo con te ho però compreso meglio la critica di provincialismo: gli argomenti di mio interesse sono davvero pochi, e solo su questi posso esprimere opinioni avvalorate da sufficienti vissuti, studi e conoscenze.
Sul resto non ho né competenze, né voglia di esplorare più di tanto!
L’apertura mentale a tutto tondo la si può sviluppare senza necessariamente vivere certe esperienze in maniera diretta. Chiaro però che in questo caso sarà più difficile immedesimarsi. Un po’ come quando capisci veramente le problematiche di un immigrato solo quando ti trovi tu stesso a dover emigrare all’estero ( ho fatto un esempio tra tantissimi che si possono fare ). Ma in ogni caso non si tratta di “esplorare” o fare chissà che. Basta semplicemente guardare certe cose, persone, situazioni, un po’ più da vicino togliendo quella barriera invisibile che abbiamo ereditato nel nostro ambiente di provenienza e che è generata dal pregiudizio. Si tratta di sensibilità, sostanzialmente, oltre che di pensiero logico. E queste due peculiarità sono molto rare, me ne rendo conto.
Solo pochi eletti possono sprovincializzarsi senza viaggiare, ma si tratta di personalità di eccezionale spessore, divenuti famosi per la loro produzione intellettuale, non basta “divorare” libri per scrollarsi da dosso quella condizione. Non è che se ti leggi tutto Bruce Chatwin diventi come lui. La gente comune deve “viaggiare” e “assaggiare l’altro” attraverso una certa sensibilità che peraltro non tutti hanno, pur credendo di averla. La cultura è il medium di quella crescita, e se questa è carente sarà carente anche il risultato. Insomma il viaggio deve essere fatto da viaggiatore e con cognizione, non da turista, allora si che l’arricchimento che ne proverrà sarà completo, e si aggiungerà al patrimonio culturale precedente incrementandolo.
Non ci si sprovincializza da un giorno con l’altro, ci vogliono anni e partendo da giovani. Infatti una delle “lezioni” che si impartivano al corso di Laboratorio di Urbanistica era il “viaggio di studio”.
Un architetto che non viaggia è meglio che faccia altro.