Favole, racconti, osservazioni e chiacchere AMICHEVOLI
di
sherazade
Riferimento alla lettera:
Valinda,ho letto la storia amorosa di Frida Kahlo e Diego Rivera su questo articolo e ti riferisco in sintesi la mia visione. Entrambi i protagonisti hanno un limite di tipo fisico (lei per via dell’incidente, lui per un aspetto d’insieme tutt’altro che attraente). Entrambi condividono la grande passione per la...
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Categorie: - Relazioni

Spero che la fine sia gioiosa e spero di non tornare mai più.”
Frase con la quale concluse la sua vita Frida Khalo. C’è tutta la disperazione di una vita infelice e priva di vero amore in una frase del genere. Non serve altro per sapere.
“La sua enorme pancia, liscia e tesa come una sfera, riposa su gambe forti, colonne bellissime, che finiscono nei grandi piedi che puntano a angolo ottuso verso l’esterno come per abbracciare il mondo intero e sostenerlo sulla terra invincibilmente come un essere antidiluviano da cui emerge, dalla vita in su, un esempio di umanità a venire, distante da noi due o tremila anni.”
Commento scritto da Frida Kahlo al “Ritratto di Diego”, per il catalogo di una retrospettiva di Rivera.
Vuoi che ti riproponga alcuni passi dei famosi “diari” per darti un altro esempio di cosa fa vedere “l’innamoramento”? Non l’amore, eh. Oppure chi Diego Rivera, fuori dalla sua arte, dimostrava di essere come “uomo”. Il panzone ha approfittato di Frida, se non scientemente sicuramente per immaturità. Non l’ha amata. Nessuno dei due ha amato l’altro, hanno visto una compensazione alle proprie mancanze, prendendo quelli che serviva loro in quei momenti, per passare subito dopo a prenderle da un altro o da un’altra, come bambini capricciosi. Affascinanti artisti. Esseri umani disperati. Non ha caso i quadri di Frida erano dolci e cruenti allo stesso tempo. Lei stessa dichiaró che la consideravano una surrealista mentre dipingeva SOLO la sua sofferta realtà. Che riconosceva esclusivamente attraverso la propria arte, ma la negava nel rapporto amoroso. Ultimo tragico appiglio di “normalità” che non ebbe mai, e non poteva avere.
Aggiungo una recensione tratta da una recente mostra su Frida Khalo.
“Quando cominciò a dipingere, Frida, lo fece invece per rifugiarsi in un mondo di fantasia, trasportando problemi e sentimenti in quadri di piccole dimensioni. La sua continua lotta con il dolore e con la solitudine trova espressione in una sorta di ‘realismo magico’, sviluppando un linguaggio artistico personale rispetto a quello degli artisti che ebbe modo di conoscere nei suoi viaggi negli Stati Uniti e in Europa. André Breton, parlando delle sue opere disse: «L’arte di Frida Kahlo è come un nastro attorno a una bomba.»
“Vuoi che ti riproponga alcuni passi dei famosi “diari” per darti un altro esempio di cosa fa vedere “l’innamoramento”?”
Golem, per quanto mi riguarda, io in effetti sarei un pò curiosa di leggerli.. 🙂
” Non l’amore, eh. Oppure chi Diego Rivera, fuori dalla sua arte, dimostrava di essere come “uomo”. Il panzone ha approfittato di Frida, se non scientemente sicuramente per immaturità.”
nel mio caso non era un artista, ma un ladro e uno spacciatore. non era un panzone, ma un bellissimo 25enne con gli occhi azzurro ghiaccio e il fisico da attore del cinema. ma NON FA ALCUNA DIFFERENZA. ANCHE nel mio caso, non c’era un Uomo. e NON c’era AMORE.
“Nessuno dei due ha amato l’altro, hanno visto una compensazione alle proprie mancanze”
Già. non potevamo fare a meno l’ uno dell’ altra. anche per questo, in realtà, ci detestavamo a vicenda.
Diego Rivera aveva un’intelligenza che affascinava chiunque, ma “dentro” era quello che si vedeva fuori: un maiale. Quanto Caravaggio era un delinquente, Picasso un pedofilo, Leonardo da Vinci un pederasta o Maradona un deficiente.
Essere geni assoluti non significa essere “uomini” assoluti. Sono due mondi diversi che spesso non comunicano tra loro.
SULL’AMORE PER FRIDA
“Se mai ho amato una donna, più l’amavo più volevo ferirla. Frida era soltanto la più ovvia vittima di questo disgustoso tratto del mio carattere”
Diego Rivera, “La mia arte, la mia vita”
a mio avviso, il riferimento postato all’inizio di questo thread resta per ora il più significativo. non avrei voluto tornare sul tema ma sono stata quasi costretta a farlo, documentandomi ulteriormente in rete, nel timore di non essere stata abbastanza equilibrata nella valutazione iniziale.
http://archiviostorico.corriere.it/2011/agosto/10/Frida_Diego_nina_rospo_Piu_co_8_110810047.shtml
Dopo la sua morte il pittore scrisse: «il 13 luglio 1954 è stato il giorno più tragico della mia vita: avevo perso per sempre la mia amata Frida. Ho capito troppo tardi che la parte più bella della mia vita era il mio amore per lei». Diego Rivera morì nel 1957, tre anni dopo Frida, all’età di 61 anni. Poco tempo prima aveva chiesto che le sue ceneri venissero mescolate con quelle di lei, ma venne sepolto nella Rotonda degli uomini illustri, nel cimitero monumentale di Città del Messico.
Se, pur tenendo conto dell’epoca, della cultura messicana e del quasi perenne massacro fisico subito da Frida, il sentimento descritto dall’articolo citato e condiviso da entrambi i partner non dovesse essere definito “vero amore”, credo che più di un essere umano vorrebbe averlo sperimentato almeno una volta nella vita!
Pieno rispetto alla sensibilità di chiunque desideri considerare o interpretare diversamente la lunga e tormentata relazione fra Frida e Diego (25 anni). Non è affatto detto che la mia opinione in merito debba essere condivisa ma non sono neppure incline ad accettare come assoluti i punti di vista altrui.
Per me è dal letame e dalla sofferenza che nascono i fiori più rigogliosi, che talvolta tendono al sublime, soprattutto in ambito femminile. In alcuni soggetti, sia maschili che femminili, potrebbe essere persino impensabile la nascita di sensazioni ed emozioni diverse… nel bene e nel male, ognuno non può che dare quello di cui dispone, sia in senso pratico che emotivo, pienamente libero di scegliere come e con chi spendere i propri giorni.
“Ho capito troppo tardi che la parte più bella della mia vita era il mio amore per lei”
Eppure era così intelligente. La solita scusa ipocrita. Ma cosa avrebbe dovuto dire? Che Frida è stata la vittima della suo immenso egocentrismo e immaturità emotiva?
Tutte queste storie tormentate tra artisti più o meno famosi sono drammaticamente simili a quelle dei comuni mortali, ma le loro sembrano stuggentemente bellissime. È la lettura agiografica che si fa dopo il successo e alla loro scomparsa che le rende affascinanti. Ma Frida ha fatto una vita di merda peggio di una casalinga sposata con un ubriacone, ed è morta infelice – sperando almeno una fine “gioiosa”- a causa della malata passione per il panzone dalle lacrime di coccodrillo. Se ha dichiarato di sperare di non volere “tornare mai più”, non credo che questa speranza non includesse la relazione con Rivera. Quando si arriva al momento di fare il consuntivo finale, si comprendono meglio le scelte fatte.
I suoi quadri parlano per lei, meglio di lei.
Golem, chissà… può darsi che anche il bandito avesse tratti di “genialità”. una volta per dirti dopo un incidente fu grazie ai suoi consigli che ottenni un risarcimento di 25 mila euro, e si dimostrava abile e attento su diversi fronti. finchè poi ad un certo punto non ricominciava a deragliare per via della sua indole ribelle e dei suoi tratti narcisistici. cresciuto accanto a un padre che lo malmenava brutalmente e una madre che per lenire i suoi dolori lo incensava in continuazione, credo che sia una persona che fa un’ estrema fatica a vivere una vita nella norma.
E chi lo sa MG, ma almeno il tuo ti ha dato anche qualche consiglio utile. L’omologo dell’inglesina era stato fatto assumere in banca da uno zio che si ostinava a volergli bene, ed è stato capace di farsi licenziare due mesi dopo perché vendeva droga ai…colleghi. Vedi tu che talento.
Eppure lei diceva che era molto intelligente, e ti assicuro che lei lo è più di me, anche quando era ancora “inglesina”. Cosa succedeva col lusitano? Bastava fare l’analisi dei livelli ormonali per capirlo.
Per alcune donne l’intelligenza può avere un’attrattiva superiore alla bellezza, alla gioventù, alla forza fisica oppure al potere economico, in quanto è spesso abbinata al fascino e al carisma, se non alla genialità, coronata o meno da fama o successo economico.
Dal mio punto di vista, meglio amare ed essere amati, in qualsiasi modo il sentimento fra i partner si presenti, che attendere per l’intera vita un coinvolgimento emotivo che non si concretizzerà mai per non aver accettato, con i suoi limiti, la persona capace di suscitarlo. Inoltre, in qualsiasi coppia c’è sempre chi ama meglio o di più e chi gode tutte le attenzioni di cui è oggetto.
—
Il dolore fu parte della vita di Frida fin dall’infanzia, peggiorato enormemente da 32 interventi in 30 anni (dai 17 ai 47). Sfido chiunque a voler tornare a rivivere una simile tortura, benché otto giorni prima di andarsene avesse scritto: “Viva la vida”.
Nell’ultima sua sera aveva dato a Diego il regalo per le nozze d’argento che avrebbero festeggiato il 21 agosto successivo.
“Se soltanto avessi vicino a me la sua carezza
come l’aria accarezza la terra
la realtà della sua persona, mi farebbe
più felice, mi allontanerebbe
dalla sensazione che mi riempie di grigio.
Nulla dentro di me sarebbe più
così profondo, così definitivo.
Ma come gli spiego il mio enorme bisogno di tenerezza!
La mia solitudine di anni.
La mia struttura non conforme per disarmonia, per inadeguatezza.
Io credo che sia meglio andare, andare e non scappare.
Che tutto passi in un momento. Magari.”
Golem, per certi tipi non c’è limite all’ assurdo. tra il portoghese e il mio ultimo fidanzato ( il famoso rumeno ) non so chi dei due fosse più avvezzo alla devianza mentale e alla totale coglioneria. devo dire però che anche il bandito si difendeva bene… non fosse stato per qualche “assurda” defaillance che ogni tanto lo trainava inspiegabilmente verso un qualche sano principio.
se almeno anche loro avessero dipinto qualche bel quadro, come il nostro Diego..!
Il punto sta nel fatto che l’inglesina fino a tre anni fa ha crreduto che quel rimbambito fosse un “Diego”. E come lei tante lo credono del loro “bandito” o sedicente intellettuale che fosse.
Genii lo sono questo tipi, ma nella coglioneria. Vendere droga ai colleghi, ma ti rendi conto?
Rossana, nel caso di Rivera l’intelligenza c’era, è innegabile, ma lui non era in grado di amare, in fondo lo ammette egli stesso, e la passione di Frida non ha mai avuto, per questo motivo, il giusto riconoscimento, facendola vivere in una sorta di perenne attesa dell’amore.
Paradossalmente questo ha alimentato la sua espressività artistica. Ma anche questo non è una novitá.
Io di mia moglie, per esempio, che legge e scrive molto, non ho mai letto niente di più struggente e emozionante, come quando parlava di un fesso sui suoi diari. Una Frida, ma senza un Diego, anche se il portoghese si chiamava Ribeiro, che poi è Rivera nella lingua di Pessoa.
Pazzesco vero?
“Pazzesco vero?”
pazzesco ma ASSOLUTAMENTE USUALE Golem, questo è il dramma. Nel libro intitolato “donne che amano troppo”, l’ autrice mette in evidenza con mirabolante lucidità analitica le cause da cui nascono questi “amori”, e le dinamiche secondo cui poi si sviluppano. è sconcertante notare come queste storie si somiglino tutte, e come siano identiche tra loro anche le “giustificazioni” e le convinzioni di tutte le donne che le vivono.
Si, tutti uguali. Hai voglia a sostenere che ognuno ama a modo suo, che è ovvio, un pó come una serie di attori che recitano la stessa commedia, è normale che ognuno di questi la reciterà col suo stile. Ma la trama è sempre quella.
Guarda Sensibility in un altro thread, che si è pure incazzata con me perchè non ha capito niente di quello che ho scritto, per quanto è “fuori” con la testa quella povera crista. Ma potresti mettere le 78 che ho registrato da tre anni a questa parte (le ho solo contate, non mi sono segnato i nomi) nella storia di Serenity e si sentirebbero nella loro. È possibile trovare quelle sfumature “significative” in queste storie, tali da differenziarle tra loro, stante gli esiti tutti uguali? No: tutte le donne sorprese dal tradimento e col cuore spezzato, ma a cui mancano tanto i loro “amati”, e tutti gli uomini che tradivano nel frattempo, fiducia, speranze e dignità “dell’amata”.
Titolo del film: “lo stronzo e l’illusa”, Sceneggiatura: Il Sesso, Regia : L’istinto, Produzione: La Natura.
Prenditi la briga di segnarti da qui a Natale quante si presenteranno qui come nuove protagoniste di questo cult movie.
Ciao.
Golem, in un passo del libro che ho citato, viene espresso esattamente questo, circa le donne impelagate in amori sofferenti o non corrisposti ( le quali, secondo l’ autrice, sono tutte donne provenienti da famiglie problematiche ):
“E’ evidente che ciascuna di queste donne aveva trovato un uomo che rappresentava quel tipo di sfida già familiare, e perciò era qualcuno con cui poter sentirsi a proprio agio, ed esprimere pienamente se stessa; ma è importante capire che nessuna di queste donne RICONOSCEVA che cosa, in realtà, le stesse attraendo. Se avesse avuto questa cognizione, la scelta se accettare o no quella sfida sarebbe stata più consapevole”.
In pratica, l’ autrice ci sta dicendo che in questi “amori” sostanzialmente non c’è nulla che abbia REALMENTE a che vedere con l’ apprezzamento autentico delle qualità e del modo di essere dell’ altra persona. in questi “rapporti” la donna si lega visceralmente all’ uomo che la fa soffrire perchè dentro di lei scatta come una “molla” che LE IMPONE che deve vincere quella SFIDA, per poi avere la sensazione che ha finalmente superato le mancanze e le svalutazioni ricevute in passato nell’ ambiente familiare. quindi in questi casi la donna NON AMA AFFATTO. ma è solo tesa a cercare di vincere la propria battaglia personale contro le sue insicurezze e le sue angoscie di fondo.
Ma cos’è una famiglia problematica ? istintivamente noi pensiamo subito ad una famiglia in cui vengano compiuti gravi maltrattamenti, gravi mancanze, o nelle quali uno dei genitori, o entrambi, sono dediti a condotte dissennate. in realtà, almeno stando a quando afferma l’ autrice del libro, sono famiglie problematiche anche quelle dove l’ affetto genitoriale non è stato sufficientemente dimostrato, o è stato dimostrato in maniera distorta…
… per esempio, ho ricosciuto la MIA famiglia d’ origine in una delle situazioni tipo descritte dall’ autrice in questo senso:
un padre eccessivamente severo e rigoroso, specie per quanto atteneva alle questioni pratiche ( lavoro, pulizia della casa, risparmio del denaro ) e che difficilmente si lasciava andare a manifestazioni di affetto, pur continuando ad essere una persona presente nella famiglia, attenta ai nostri bisogni pratici. e, malgrado la sua rudezza, mia madre quand’ ero bambina mi ripeteva sempre che lui era mio padre, ci voleva bene, era come un Dio per tutto quello che faceva per mandare avanti la famiglia e che noi avremmo dovuto ADORARLO anche se era burbero, eccessivamente puntiglioso e spesso distaccato e collerico.
queste sono tra le dinamiche che trasformano una ragazzina in una futura donna infelice, che dedicherà gran parte della sua vita ad amori sofferti, sbilanciati, non adeguatamente corrisposti. e così è stato anche per me.
“Concludendo, Frida Kahlo spese la sua vita in una coraggiosa battaglia contro la sofferenza e le avversità che riuscì ad affrontare con un’incredibile forza creativa; forza che le venne, oltre da se stessa, dal suo profondo bisogno di amare e di essere amata sia da uomini sia da donne: “Tlazolteotl, dea dell’amore, dev’essere stata dalla mia parte. Sono stata amata, amata, amata – non abbastanza, ancora, perché non si ama mai abbastanza, poiché una vita non basta. E ho amato incessantemente. Nell’amore, nell’amicizia. Uomini, donne” [R. Jamis, op. cit., p. 212].
può bastare per ritenere di non aver buttato alle ortiche la propria vita? per me, sì, senza nemmeno l’ombra del dubbio.
Si MG, l’ho letto anch’io alcuni anni fa quel libro, e posso dire che se qualcuno ha pensato di scriverlo significa che il problema esiste, e questo forum ce ne dà una prova quasi quotidianamente.
Ma non è una caratteristica esclusivamente femminile, in quanto si presenta in determinati rapporti amorosi prevalentemente in questo genere sessuale. È una caratteristica umana di tutti coloro che si sentono “dipendenti” da un’entità che si considera superiore, in quanto si percepisce essere “necessaria” alla nostra sopravvivenza.
Mi spiego meglio. È la tendenza al “sacrificio” nei confronti di una presunta divinità che si credeva anticamente sovraintendesse al nostro destino, e che si cercava di ingraziarsi la con offerte e sacrifici, non sapendo che molti di quei fenomeni che condizionavano la vita degli esseri viventi dipendevano da eventi che oggi ci spieghiamo benissimo.
Tutti bene o male cerchiamo di ingraziarci “l’autorità” con un comportamento assertivo e disponibile, che se assecondato ci consente di sentirci “privilegiati”, sempre in una remota ottica di “sopravvivenza”, che sia fisica, morale, intellettuale o amorosa appunto. Ognuna di queste esigenze, se “riconosciute” da chi consideriamo “superiore” o necessario per noi, ci garantisce un “primato” nella corsa ad avere il meglio possibile nella vita.
La figura femminile, è stata per millenni “subordinata” a quella maschile sotto il profilo della sopravvivenza alimentare e fisica, e questa dipendenza ne ha segnato il comportamento geneticamente. Nel senso che venivano scelte più facilmente femmine che non ti graffiavano la faccia se gli “ordinavi” certi comportamenti. Le più “docili” e accudenti insomma.
Questi tratti caratteriali ancora oggi sono richiesti dai maschi, per lo stesso motivo per cui si sono evoluti più maschi con tendenze a “dominare” e a essere ubbiditi. Cosa che nelle ultime generazioni si sta attenuando perché non “servono” più i maschi “guerrieri” di mille anni fa e oltre, e perché le donne sono sempre piu autonome economicamente.
Detto ció, non c’è bisogno di essere nate in una famiglia problematica con un padre padrone che ti dava un tetto, da mangiare e vestire ma si faceva temere, per maturare la sindrome della “donna che ama troppo”. Basta che si presenti dentro di sè il bisogno che dà luogo ad una dipendenza. E se questa nasce da un desiderio sessuale che assume i contorni di un bisogno come quello del cibo, della sicurezza in senso lato, può scattare l’ossessione >>>
“non si ama mai abbastanza, poiché una vita non basta.”
tipica affermazione di una donna irrecuperabilmente dedita agli amori malati e all’ annullamento di se stessa e delle proprie esigenze.
>>> autodistruttiva.
Mia moglie, inglese come sai, abituata ad un’emancipazione femminile di vecchia data, con un padre adorabile e simpaticissimo, morto peró quando lei aveva solo 15 anni, è (stata) la campionessa mondiale della “dipendenza” sentimentale, o almeno credeva lo fosse. In realtà era il banale desiderio sessuale di una ventenne che provava i primi sconvolgimenti ormonali che l ‘istinto le ha indirizzato verso un soggetto che, con un termine che ho spesso usato, le faceva “sangue”. E se le chiedevi perché non te lo sapeva dire. Lei come mille altre in quelle condizioni di “pre malattia”, in quanto “vittime” di una volontà fisiologica che trascendeva la propria: quella della Natura. E che se non soddisfatta, sia pur attraverso la morale di cui si dispone, nel caso della mia attuale lei col matrimonio, famiglia e figli, soprattuto, ti lascia un senso di fallimento e di “insicurezza” INCONSCIA, che se ieri era “coperta” dalla dipendenza fisica che la donna era costretta a subire dall’uomo, oggi non ha quasi più senso, stante la sempre maggiore autonomia femminile per quanto attiene alla propria sopravvivenza. Ma quel “bisogno” resta nel DNA, e si trasporta a livello “apparentemente” sentimentale, anche per giustificarne una valenza “accettabile” moralmente, pure quando da molti ossevatori “lucidi” questa condizione è qualificata come “aver perso la testa”. Cosa che è infatti
Non è un caso che quando conobbi la ragazza che oggi è mia moglie, oltre alle belle qualità che intuivo in lei, percepivo uno strano timore reverenziale nei miei confronti, nonostante essa stessa ha riconosciuto che dopo la prima impressione dovuta al mio aspetto, il mio atteggiamento era assolutamente “sereno” e non finalizzato al “solito obiettivo”.
Oggi sai che ha superato questo condizionamento, grazie a me posso dire, e al famoso “lavaggio del cervello”, ed è una persona sicura e di successo. Ma si è portata appresso per vent’anni il masochistico piacere della “dipendenza” e sai verso chi.
Sì, perchè c’è EVIDENTEMENTE un piacere anche ad essere gregari. In un modo o nell’altro si ha un ruolo nei confronti del “capo”. E questo è un altro motivo per il quale molte di queste donne accettano anche la co-presenza di altre femmine nella vita di questo “capo”, cosa rarissima se non impossibile a ruoli invertiti. Cercano di essere la “meglio” per assicurarsi le grazie del “meglio” secondo quell’istinto. Ma in queste vicende il famoso amore non c’entra ANCORA niente.
Bye.
Golem,
la subordinazione della donna all’ uomo che ha caratterizzato per millenni ( e in parte caratterizza ancora oggi ) le dinamiche sociali di molti territori, è senz’ altro una delle principali concause che hanno contribuito a sviluppare nelle donne la tendenza a vivere rapporti sofferti. poi, ogni donna vivrà la SUA storia, la SUA particolare situazione a seconda dei suoi trascorsi familiari, del suo carattere e temperamento, delle circostanze e dei fattori culturali che la circondano. è indubbio però che tutte queste vicende sentimentali hanno un comune denominatore: la sottomissione ( conscia o inconscia ) a qualcuno o a qualcosa che si ritiene “superiore”, un punto di riferimento. Mia madre ancora oggi parla di mio padre come di un PUNTO DI RIFERIMENTO FONDAMENTALE, sebbene accanto a lui non sia stata felice, e sebbene come padre e come marito non fosse nè tenero, nè comprensivo, nè generoso. non parlo di generosità materiale, ma affettiva.
Mio padre quando lavorava guadagnava bene, mi ha fatto spesso regali costosi e doni di vario tipo. ha cominciato a regalarmi saltuariamente banconote di denaro quando avevo dieci anni. ero contenta di questi regali per carità, ma allo stesso tempo io lo percepivo come un modo per togliersi il “peso” di dover passare del tempo con me, di portarmi fuori a giocare o a fare delle passeggiate. Lui non giocava mai con me e con mio fratello, se non in qualche rara occasione. quando stava a casa preferiva dedicarsi alle sue faccende, e se io e mio fratello combinavamo qualche marachella o facevamo inavvertitamente qualche piccolo danno, lui diventava furioso. si aspettava che ci comportassimo già come degli adulti, ci parlava di problemi, di bollette, e cose così. non scherzava e non rideva quasi mai. oltre che un gran lavoratore era anche un campione sportivo, ci ripeteva sempre che io e mio fratello eravamo pappe molli, viziati e scansafatiche, che non saremmo mai arrivati al suo livello. e qualsiasi cosa io facessi per far colpo su di lui, sembrava che non fosse mai abbastanza. quando poi da grande conobbi Stefano ( il famoso bandito ) notai molte somiglianze tra il suo comportamento e quello di mio padre…
… per esempio anche Stefano spesso mi offriva regali, gite e cene costose. ma poi mancava per intere settimane, e nel mentre capitava che incontrava anche altre donne, e io mi sentivo sempre più triste, sempre più inadeguata, sempre più sola. sembrava che tutto quello che facevo per attirare il suo affetto e la sua attenzione non fosse mai abbastanza. proprio come era successo con mio padre. e pur di arrivare ad ottenere in qualche modo la sua “resa incondizionata” al mio “amore”, come dicevi anche tu ero stata disposta a condividerlo con altre! Stefano era stato esattamente come mio padre nel suo atteggiamento con me: mi riempiva di regali generosi, si dimostrava attento ai miei bisogni pratici, ma poi per il resto sentivo che non mi considerava seriamente come PERSONA, non si curava del mio punto di vista, delle mie esigenze emotive, della mia personalità e dei miei VERI bisogni. mio padre, per dire, era capace di regalarmi di sua iniziativa un’ auto da 20.000 euro come se niente fosse, ma poi se gli chiedevo di darmi fiducia in quello che IO intendevo fare e di trattarmi alla pari, non sentiva proprio ragioni, era come parlare AD UN MURO. quello che pensava lui era SEMPRE giusto, quello che pensavo io era sempre sbagliato. in quanto ero giovane, ma sopratutto in quanto ero UNA DONNA. e con il bandito era uguale.
a parte la mia storia lunga e travagliata con Stefano, ho avuto in generale sempre la tendenza a innamorarmi di uomini assolutamente non in grado di ricambiare adeguatamente i miei sentimenti.
tu mi dicevi che il padre di tua moglie era stato un signore amorevole e simpatico. ma era morto PREMATURAMENTE, lasciando forse in tua moglie, che allora era una ragazzina, un grande vuoto, una grande disperazione per qualcosa che le veniva negato. Nel suo caso, fu la PRESENZA FISICA del padre. Nel mio, mi vennero negate la tenerezza e la protezione emotiva che una ragazzina si aspetta dalla figura paterna.
OGGI cerco un uomo che mi capisca e mi rispetti prima di tutto come PERSONA, e che sia in grado di sintonizzarsi sul mio punto di vista considerando anche la mia opinione, pur mantenendo la sua. Non mi interessa che un uomo mi sostenga economicamente, anzi sono assolutamente contraria a questo! non voglio più sentirmi DIPENDENTE da qualcuno, MA COMPARTECIPE alla sua vita. che è diverso!
” tu mi dicevi che il padre di tua moglie era stato un signore amorevole e simpatico. ma era morto PREMATURAMENTE, lasciando forse in tua moglie, che allora era una ragazzina, un grande vuoto, una grande disperazione per qualcosa che le veniva negato. ”
Proprio così MG, era comunque una “mancanza” che un padre infliggeva a chi aveva ancora bisogno di lui, quasi come una punizione. Una bambina di 15 anni non può elaborare razionalmente una enormità del genere, sentendosi quasi la sola colpevole se la punizione era così grande.
Una mancanza di “riconoscimento” dalla PRIMA figura maschile di una donna, lascia un vuoto superiore a quella opposta, in una società occidentale principalmente maschilista, dove una femmina sente questa differenza già alle elementari. Cadere col primo fesso che “sembra” qualcosa di “simile” all’ultimo “amore” conosciuto è quasi naturale in certe condizioni di “bisogno”. Si ricomincia dove si è lasciato, nel caso di Sally, e si cerca una conferma con il “sosia” se non c’è stata con l’originale, ma entrambi sono illusioni. Per forza.
Viviamo sempre del bisogno di conferme, di essere accettati, di sapere che “esistiamo” per qualcuno, quel qualcuno che ci consenta di diventare chi siamo veramente, Ma non ci si riesce in quel modo. Con un’illusione.
@mariagrazia
Sei consapevole spero, che non avrai mai un figlio e che morirai senza nessuno che ti tenga la mano? Perché se lo sei allora tutto ciò che scrivi merita rispetto.
Andrea, mi permetto di intervenire, a proposito di quella tua fosca previsione nei confronti di MG. A suo tempo ebbi modo di dire che per me due soli sono i momenti seri della vita: la nascita e la morte, ma ho dimenticato di aggiungere che in entrambi i casi siamo e saremo comunque soli. Non ci sono mani che tengano.
andrea
no.. a dire il vero non ero consapevole, ma grazie per avermi illuminato!
e io che pensavo che potessero ancora esistere uomini intelligenti, che sono in grado di trovarmi apprezzabile! pensa che idiota che sono…
che dirti..se per meritare rispetto devo arrendermi all’ idea di stare sola beh, pazienza! farò a meno del rispetto.
per ora sono consapevole di una sola cosa: molte delle persone che mi GIUDICANO sono molto più sole di quanto non lo sia mai stata io. e comunque, che tu ci creda o no, preferisco di gran lunga stare sola, se l’ alternativa è stare accanto a certi “uomini”. io cerco un compagno. non un padrone a cui obbedire, o un figlio da accudire, o un secondo padre a cui affidarmi. capisci ?
sono consapevole che non potrei stare con chiunque. ma è normale che sia così, SE VALI QUALCOSA E SE HAI DAVVERO QUALCOSA DA DARE. per questo non mi sono mai sentita “di meno delle altre” perchè non ero fidanzata, anzi! e mai mi ci sentirò.
deluso ?..
Golem, senz’ altro non ti è sfuggito che – aldilà dei vissuti familiari e personali di ognuno di noi – c’è anche proprio una cultura imperante di massa che spesso ci conduce verso amori sbagliati. quante volte abbiamo sentito dire da qualcuno: ” il vero amore è solo quello che ti fa soffrire”. questa frase è stata la rovina per milioni di persone ( sopratutto donne ), ed è stata la causa dei maggiori tormenti di intere generazioni. così come il concetto di “illusione”. è talmente radicata in noi la tendenza a voler vedere solo quello che ci fa comodo vedere, non solo in amore ( e anche questo forum, con le sue mille storie e i suoi mille commenti, ne è un esempio lampante ), per cui per molte persone prediligere i rapporti sofferti rispetto agli amori sereni ( che invece a molti appaiono noiosi e banali ) è una conseguenza del tutto scontata.
Frida Kahlo è stata un esempio illustre di donna che decise di gettare deliberatamente le sue perle amorose ai “maiali”. ma quante altre Fride Kahlo sconosciute ci sono sparse in ogni angolo del mondo! del resto, basta anche solo aprire LAD per capirlo..
il problema di tante, TROPPE donne, è che sono ancora convinte che basti essere semplicemente una “brava tosa” per ottenere l’ amore incondizionato di chi ci sta a cuore. niente di più fuorviante!
A me pare che Maria Grazia sappia cosa vuole,giusto o sbagliato che sia e credo sappia a cosa va incontro che non per forza deve essere non fare figli o morire da sola.
da vedere poi se sia peggio morire da soli piuttosto che vivere con accanto una persona che non ti fa sentire bene.
Sai MG, nessuno nasce “imparato” in fatto d’amore, ed è normale che come di fronte a due paia di scarpe uguali, si penseranno di maggior qualità quelle più…care. Così, per la stessa ragione irragionevole, il tipo difficile, più o meno artistoide, problematico e sfuggente apparirà come quel paio di scarpe più caro, anche se non lo si è ancora “provato”, e magari, una volta fatto, anche se va “stretto” ce lo facciamo andar bene. Perché è costato “caro”
Io l’ho scritto prima e lo ripeteró finchè potrò, che le nostre decisioni in amore nascono da ragioni “irragionevoli” che, come nel caso dello scarpone stretto, cerchiamo di adattare al piede, con piaghe, calli e occhi di pernice che cerchiamo di curare come possiamo, perché non ammettemmo mai di aver preso un granchio, soprattutto quando i famosi ormoni sono in circolazione, e si fa finta di niente, come è successo alle famose 78 “vittime” di se stesse di cui ho parlato a Sensibility.
Frida, poverina, è morta infelice, con la speranza di non tornare più in una vita, ma era talmente grande quell’anima che nessuno la ha capita realmente. Ha cercato l’amore che ne “dissetasse” l’inestinguibile sete di affetto, ma è più quello che ha dato di quello che ha ricevuto. Ha molto amato, e con passione, ma come un cane bisognoso di un padrone. E come ho giá detto, la sua arte parla di questo. Anche troppo bene.
Sai secondo me a chi somiglia come angoscia di vivere. Ad Amy Winehouse.
Un genio straziato da un bisogno d’amore che nessuno era in grado di soddisfare. Infatti se n’è andata a 27 anni.
“Ha molto amato, e con passione, ma come un cane bisognoso di un padrone.”
Golem, riparto proprio da questa tua frase. perchè è esattamente così che ci si sente quando si ama un uomo che invece ci rifiuta e ci disprezza, o non ci ricambia adeguatamente: ci sente delle cagnette, delle “bestioline” che necessitano a tutti i costi di un “padrone”, di una guida, di un “rifugio”. di tutto ciò che in qualche modo ci è stato precedentemente negato, o così riteniamo. ci si sente delle nullità proprio perchè viviamo quella “dimensione canina” di bisogno di attenzioni. le donne che si trovano in questa situazione, per poter smettere di star male e per poter approdare a situazioni relazionali felici, devono secondo me uscire da questa condizione psicologica così da ritrovare la TIGRE che è in loro, dimenticando la CAGNETTA. La tigre, a differenza della cagnetta, è un animale indomito, indipendente, in grado di affrontare DA SOLO le intemperie della foresta. E la “foresta”, per noi donne, è LA VITA STESSA. e se non riusciamo ad affrontarla da sole e a dare a noi stesse il giusto valore come individui, saremo sempre frustrate e infelici. La “donna-tigre”, a differenza della “donna-cagnetta”, ha imparato che la sua felicità e realizzazione personale non devono dipendere da nessuno, se non da SE STESSA. Ha imparato a LOTTARE e a farsi strada, reagendo ai drammi e alle difficoltà. ecco perchè nessuno può mettere in discussione il suo valore come persona, aldilà delle scelte che ha fatto nella vita, aldilà della sua cultura, del suo status o della sua condizione. a differenza della donna cagnetta, la donna tigre è consapevole di ciò che merita e di ciò che vuole veramente, ecco perchè non potrebbe mai accettare di dedicarsi a chi la disprezza. voglio dire solo questo alle donne che soffrono per un amore non contraccambiato: NON ABBIATE PAURA di esplorare il mondo là fuori, di smettere di pensare a lui, e di fare nuove esperienze. riscoprite la “tigre” che è in voi!
io Golem non penso che dare valore a una persona che non ci considera o ad un amore impossibile, sia solo una questione di inesperienza, di istinti sessuali o di giovane età. ci sono senza dubbio meccanismi molto più complessi che muovono le tendenze delle donne che vivono situazioni di questo tipo, specie se le ripetono negli anni. e queste attitudini hanno origini lontane. dalla famiglia di origine in primis, e da fattori culturali in secondis. fattori per i quali le donne sono state abituate a pensare che preoccuparsi sopratutto di se stesse è male ed è peccato, non è da “brave bambine”, e che tale comportamento dev’ essere ritenuto deprecabile. Le donne devono liberarsi di questi retaggi dannosi, e imparare a ritrovare – come dicevo prima – il piacere di realizzare se stesse secondo il principio dell’ autodeterminazione e dell’ indipendenza, sia economica che emotiva, anche trasgredendo a certe regole e convenzioni. La ribellione agli schemi però non basta, se non è accompagnata da un adeguato percorso di presa di coscienza e di consapevolezza di se stesse. credo che mancasse questo ad Amy Winehouse.
La ribellione all’ idea della donna “crocerossina” e come figura subalterna al maschio, insieme allo sviluppo della propria autostima, è l’ unica strada, secondo me, per prendere definitivamente le distanze dagli amori malati.
@mg
No..non sono deluso. Anzi, non pensavo minimamente che rispondessi alla mia provocazione, perché non era null’altro. Quello che volevo scatenare era una reazione emotiva e ci sono riuscito. Ti sei sentita colpita nel personale e ti sei messa sulla difensiva. Abbiamo tutti delle maschere e non aspettiamo altro che qualcuno ce le tolga, tutti i tuoi scritti urlano disperatamente solo una cosa..amatemi!!
@golem
Hanno censurato un mio commento a te rivolto, effettivamente era molto cattivo…meglio così.
che vuoi farci andrea… non sono così brava a leggere “tra le righe” ( è proprio il caso di dirlo ), e manco mi interessa più di tanto. mi limito solo a controbattere ai commenti che mi vengono rivolti. le veggenze nella sfera di cristallo e la decifrazione dei post le lascio ad altri.
anche i tuoi interventi sembrano tutti urlare una cosa sola: “CAGATEMI!”
Peccato Andrea. L’avrei apprezzato.
Non sono le donne che devono cambiare MG, ma gli uomini. Le reazioni nate dal femminismo hanno prodotto, da una parte l’arroccamento da parte dei più conservatori e dall’altra la “resa” di quelli più fragili. Pochi uomini hanno raccolto l’opportunitá di avere finalmente una “compagna” al fianco. Compagna: “cum panis”. Con chi si divide il pane. Cioé la vita.
L’emergere della figura femminile, che si solleva per dignitá, ruolo e autonomia all’altezza dell’uomo in relativamente poco tempo, non ha consentito la corretta “digestione” da parte della cultura e della morale di acquisire un modus vivendi coerente con un fenomeno sociale “inevitabile”. Chi basava le proprie sicurezze maschili su una tradizione respirata nelle famiglie italiane per centinaia di anni, si è trovato improvvisamente senza “casa”. Come il profugo che non ha mai visto e il mare e, trovandocisi in mezzo ma non sa nuotare, ha paura di annegare.
Se osserviamo i casi di abbandoni al maschile e al femminile letti su LaD, potremo notare che quasi si equivalgono. Possiamo azzardare che una LaD del 1980 non avrebbe dato certi numeri? Io penso di sì.
Eppure ci sono ancora i Love Lies che rimpiangono i bei tempi del focolare e della donna che spignatta, e un Alexandre che ha descritto sè stesso in quella storia come se fosse una Alexandra del 1950. Con un’amorevolezza che io stesso ammiro, ma che davamo appannaggio del genere femminile sino all’altro ieri.
Eppure entrambi sono vittime di delusioni con l’altro sesso.
Dall’altra parte ci sono donne ormai mature, compiute, anche professionalmente e autonome, come l ‘ultima, Sensibility, e altre decine come lei, che “regolarmente”, e nonostante le cosiddette conquiste femministe, cadono nella trappola del loro stesso “sentimentalismo accuditivo” che sempre regolarmente le “suicida”.
Iniziavo dicendo che devono cambiare gli uomini e chiudo sottolineandolo. Ma possono cambiare solo se le donne capiranno che devono smetterla di “amare” i loro uomini come eterni adolescenti, che poi le lasceranno…regolarmente.
Non c’è bisogno di essere delle virago, è sufficiente che restino quelle donne che hanno voluto i loro diritti 50anni fa e li hanno avuti. Li chiedano anche in amore, senza conflitti, con la pazienza che di solito è più presente nel loro sesso, ma li pretendano. Con amore. Si accorgeranno che quei maschi che “amano”, se le amano, diventeranno uomini, e saranno orgogliosi che la loro donna difenda la propria dignità. Gli altri? Adolescenti.
Se mi è concesso azzardo un ipotesi, può essere che l’uomo si trovi un po spiazzato perché le donne si aspettano dagli uomini un comportamento a cui non sono abituati perché arrivano dall’essere viziati,coccolati e protetti dalle mamme?
non sarebbe importante far capire già da piccoli che le donne vanno considerate in un certo modo?
“è sufficiente che restino quelle donne che hanno voluto i loro diritti 50anni fa e li hanno avuti. Li chiedano anche in amore, senza conflitti, con la pazienza che di solito è più presente nel loro sesso, ma li pretendano.”
Da quello che continuo a notare in giro Golem , credo che molte donne non ne siano ancora capaci, anche se sembra assurdo nel 2015. Nel momento in cui le donne entrano in un rapporto, è come se pensassero che devono necessariamente rinunciare a loro stesse per tenersi l’ uomo al loro fianco. E’ una cosa che vedo di continuo, e del resto non è un caso se io vengo sistematicamente lasciata o rifiutata per donne dall’ indole molto più passiva e rinunciataria della mia. Qui non si parla di INCOMPATIBILITA’ tra me e l’ altro, di mancanza di affinità e di interessi comuni, di esclusione della possibilità di un comune sentire. si parla proprio di incapacità dell’ altro di recepire serenamente l’ idea di un rapporto paritario! nel quale i rispettivi punti di vista di ognuno vengano investiti dello stesso identico valore, senza svalutazioni per nessuno. ecco perchè come dicevo anche ad andrea, l’ idea di rimanere single non mi preoccupa, finchè intorno a me non vedrò mutare certe dinamiche. Non mi interessa mantenere un rapporto con un uomo su questi presupposti, e cioè: io affermo quello che ritengo giusto, e tu devi necessariamente CONCORDARE CON ME, altrimenti significa che sei sbagliata e sei nel torto. per carità… un uomo così lo lascio volentieri a qualcun’ altra!
qui non si tratta di fare le virago, o di far accettare a un uomo cose che non potrebbe mai accettare, e non si tratta nemmeno di un’ incapacità mia di considerare l’ altrui punto di vista. Si tratta semplicemente del fatto che se io alla fine di ogni discussione devo sempre per forza darti ragione per dimostrarti la mia maturità e la mia capacità relazionale, allora significa che c’è qualcosa che non va, perchè quello non è un più un rapporto tra un compagno e una compagna, ma è un ASSOGGETTAMENTO a qualcosa o a qualcuno. e a me questo non interessa. perchè in un VERO rapporto non c’è uno che comanda e uno che obbedisce ma semmai ci si confronta e SI CRESCE INSIEME.
“Si accorgeranno che quei maschi che “amano”, se le amano, diventeranno uomini, e saranno orgogliosi che la loro donna difenda la propria dignità.”
proprio così Golem! è una questione di DIGNITA’.
certo, io a volte posso risultare un pò “spinosa” nel rispondere a qualcuno, com’è successo con Love Lies. ma lo faccio quando ritengo che dall’ altra parte ci sia un intento volutamente provocatorio. e a quel punto “scendo in battaglia” pure io. ma posso assicurare che, per il resto, non sono nè una donna incapace di essere comprensiva e assertiva, nè una donna che vuole imporsi ad ogni costo!
e chi dopo avermi conosciuta da vicino nega questo, vuol dire che è assolutamente in malafede.
se poi, perdippiù, mi si chiede di rinunciare a difendere la mia dignità accettando di buon grado critiche e giudizi del tutto gratuiti sulla mia persona che sfiorano l’ insulto, beh .. penso proprio che siamo all’ assurdo! e quand’è così è inutile che poi l’ altro mi dia dell’ isterica femminista o della bipolare e si stupisca se rivendico con forza le mie ragioni!!..posso passare sopra a tutto ma non posso rinunciare a me stessa, sopratutto se quello è l’ unico modo per averti accanto.
c’è da perdersi dietro a tutti questi commenti sulla donna e sull’uomo e come dovrebbe essere il rapporto interpersonale “corretto ed equilibrato”. I valori che hanno sempre guidato l’uomo in senso lato, e che valgono anche oggi nel 2015 sono pochi ma fondamentali, il rispetto, la sincerità, la dignità. E quando una persona ama li deve osservare tutti, quando ne viene a mancare uno solo, bisogna chiudere e andare oltre. Poi ci si può perdere in miliardi di parole e teorie, ma ogni storia d’amore è a se stante, non esiste una coppia uguale all’altra per il semplice motivo che le persone stesse sono tutte diverse ed è questo il fascino di incontrarsi..per conoscersi, e una coppia può durare 50 anni per motivi che nemmeno loro riusciranno mai a capire, ma va bene così. Dopo aver scritto queste baggianate scontate ma in cui credo, volevo dire che le donne e gli uomini ( per questo parlavo di maschere mg), fondamentalmente cercano nell’altro le stesse cose di 500 anni fa, e solo quando finalmente le avranno, solo allora si potranno lasciare andare e scrollarsi di dosso tutti i ruoli che la società ciclicamente appiccica addosso sia all’ uomo che alla donna. Nessuno deve cambiare, siamo perfetti così e se il nostro compagno/a ci chiede di farlo allora non funzionerà mai ma ripeto, se la coppia continua a percepire di sentirsi reciprocamente rispettati, non ingannati e sinceri non serve cambiare. Se lo chiedono è solo perché manca uno di questi valori..anche la mia è una teoria ovviamente, ma mi piace vederla così la vita. E infatti sono solo, in tutte le mie storie alla fine uno dei valori è stato disatteso e quando succedeva mi sono sempre allontanato ma molte coppie pur di non rimanere soli preferiscono non vedere, si tappano il naso e combinano tutti i casini che leggiamo quotidianamente su LAD.
Mi permetto di raccontare la mia ultima personale vicenda: mi innamoro di una donna, ma ci sono arrivato dopo mesi di conoscenza, andiamo a vivere insieme, io lavoro lei no, si sente appagata così, la “costringo” a finire gli studi, gli mancava solo un esame e la tesi, l’aiuto a trovare un attività professionale che la soddisfa, avevo capito che era una donna combattiva e capace. Appena diventa economicamente indipendente si trasforma, diventa avida, prepotente e pone le sue regole. Per me non era cambiato nulla ovviamente, ho solo creduto in lei e non volevo che si accontentasse. Mi sono rattristato e chiuso in me stesso, e lei ne ha trovato un altro….continua
ma era venuto meno il rispetto, non era tollerabile. Non volevo riconoscenza o chissà cosa, ma non mi aspettavo certo che cambiasse in quel modo, e non ho ancora capito perché è successo…ma non ha più importanza…però una frase che ha detto mi è rimasta impressa e l’ha detta in modo rabbioso e cioè : ” se vuoi che le cose cambino allora smetto di lavorare e tu mi mantieni!”. La riflessione immediata è stata quella di pensare che in fondo una donna ricalca sempre gli stessi schemi atavici, gli serve un uomo che la protegga e che pensi a lei e al suo sostentamento in tutto e per tutto, ma allora perché tutti questi casini sull’ emancipazione?… tranquilla mg è stata solo una riflessione automatica, in realtà trovo assolutamente giusto che la donna si realizzi nel mondo lavorativo quanto l’uomo e le mie vicende lo dimostrano. Comunque quello che voglio dire è che quando si vive molto tempo con una persona, è fisiologico che la vita porti dei cambiamenti ma se i valori iniziali permangono si troverà sempre un equilibrio…non lo so..ho scritto di getto e nemmeno mi rileggo. Golem parla sempre di “illusione”…ma se la persona con cui stai si fa sempre dei film nel cervello e cerca di rendere reale quella illusione allora quella persona è stupida.. ma molti uomini ancora più stupidi si sforzano come dei pazzi per renderla reale, su questo sì l’uomo deve cambiare, deve piantarla di prendere lucciole x lanterne, mancano di rispetto e di dignità per se stessi e le donne li faranno sempre a pezzi.
Alessandro, hai colto un punto importante. in effetti l’ educazione a un sano equilibrio di coppia e al rispetto della donna dovrebbero già essere trasmessi dalla famiglia di origine, ma come ben sappiamo non è così. purtroppo i figli maschi ancora oggi crescono con la concezione che saranno dei futuri padroni, e che la compagna ideale è quella che SI PIEGA a tutti i loro desideri.
L’uomo, in questo contesto, punisce la donna recalcitrante e che non accetta queste convenzioni, rifiutandola o abbandonandola. facendole al contempo intendere che è sua, della donna “ribelle”, la responsabilità di tutto ciò. come a dire: “vedi, se eri più obbediente, più brava, più buona e più dolce io avrei potuto amarti. ma non vuoi fare quello che dico io e mi tocca trattarti male e abbandonarti! è tutta colpa tua!!”.
Oggi molti uomini, non impegnandosi con donne emancipate, stanno lanciando – consapevolmente o meno – un messaggio chiaro di protesta: stanno dicendo che esigono a gran voce il ritorno al patriarcato e alla donna sottomessa.
quindi, un uomo misogino decide di non unirsi a una donna emancipata, per una questione di PUNIZIONE E DI VENDETTA che si decide di infliggere alla donna così da sanzionare il tuo temperamento indipendente. L’ incompatibilità caratteriale o il presunto fatto di star male in compagnia di quella donna, in questi casi centrano ben poco.
andrea, condivido pienamente la premessa che esprimi nel commento 188, ma ancora di più mi ha molto colpito il racconto della tua vicenda personale. mi permetto di farti qualche domanda in merito, sperando che tu possa o voglia rispondermi:
1) per quale motivo ritieni che la tua donna, una volta raggiunto il successo lavorativo, fosse diventata avida ? e in che cosa voleva dettare le regole, esattamente ?
2) dopo che la tua compagna trovò un lavoro, vi occupavate entrambi delle faccende domestiche, o ricadevano solo su uno di voi due ? e se si, su chi dei due ?
3) quando parli del fatto che a un certo punto fosse venuto meno il rispetto, a cosa ti riferisci esattamente ? in cosa, per la precisione, la tua compagna ti mancava di rispetto ?
La mia ultima domanda invece non riguarda il rapporto che hai vissuto personalmente, ma va più sul generale, ed è questa:
4) dati i tre valori da te citati inizialmente ( rispetto, sincerità, dignità ) come presupposto fondamentale di qualsiasi rapporto, esiste PER TE una specifica categoria di donne o di persone che non potrebbero mai essere considerate seriamente come potenziali partner, quand’ anche rispettassero questi tre valori ? e se si, qual’è ?
ovviamente non sei obbligato a rispondermi, ma sarei contenta se tu accettassi di farlo.
“ma se la persona con cui stai si fa sempre dei film nel cervello e cerca di rendere reale quella illusione allora quella persona è stupida..”
andrea, dipende.. a volte una persona può farsi dei “film” su di noi, perchè noi quei film glieli alimentiamo. un uomo che non è innamorato di una determinata donna, o che comunque ha deciso di non stare con lei per altri motivi ( ad es. incompatibilità caratteriali e di vedute, o un passato troppo libertino che ingenera sfiducia ), deve semplicemente chiudere di netto con quella donna se quella donna gli dimostra di essere sentimentalmente coinvolta, e non mantenere – come fanno in tanti – situazioni ambigue nelle quali non si capisce bene che tipo di rapporto c’è. ma C’E’. il messaggio che in questi casi recepisce l’ altra persona non è quello che dovrebbe effettivamente recepire, e cioè: ” ti frequento perchè con te mi trovo a mio agio, mi diverto. ma non ti considero seriamente come una probabile compagna di vita”. ma è invece:” se continuiamo a vederci è perchè qualcosa prova per me”. da qui nascono tanti disastri esistenziali.
è di questo che si dibatte qui, ed è su questi equivoci che si vuole porre l’ attenzione. poi là fuori, nella propria vita, ognuno è libero di vivere come meglio crede, ognuno è libero di tenere in piedi le situazioni che più gli aggradano, qui nessuno giudica nessuno. ma l’ importante è rendersi conto di QUELLO CHE SONO VERAMENTE questi “rapporti”, su cosa realmente sono basati, e molte persone ne sono incapaci. tanti interventi in questo forum ne sono la testimonianza. ecco perchè io mi sono sempre categoricamente rifiutata di dare spago a ragazzi o uomini che non ero grado di corrispondere con lo stesso interesse che loro avevano per me. La mia non era spavalderia o cattiveria, ma semplice BUONSENSO! voi uomini invece lo fate di continuo, sono ben pochi quelli che si tirano indietro davanti a una frequentazione basata solo sul sesso e su una ludica amicizia, e se lo fanno, si tirano indietro semplicemente perchè hanno già avuto esperienze molto negative in questo senso, con donne non ricambiate che poi gli si sono rivoltate contro. se decidete di frequentare una donna “senza impegno”, e in quel caso non vi assicurate che dall’ altra parte c’è realmente una donna NON coinvolta emotivamente, le conseguenze possono essere devastanti per entrambi.
Allo stesso modo, qui si sta cercando di capire le ragioni profonde che spingono tante persone, sopratutto donne, ad affezionarsi unicamente a soggetti che non ricambiano i loro sentimenti, che le umiliano, che le sviliscono.
@mg
cerco di risponderti ma non è semplice è solo una storia come tante e unica allo stesso tempo.
La mia ex, inizialmente era amore puro e io ne ero felice perché era contraccambiata, non c’erano ruoli definiti, mi ero aperto completamente, finalmente stavo bene. Io lavoravo ma sentivo che il fatto che lei non potesse contribuire le pesava, ma per me non era un problema, comunque non volevo che un giorno si pentisse di non aver provato a trovare una sua strada e così ho iniziato a farle “violenza”, la spronavo e non ho mai ceduto fino a che non ha cominciato a lavorare. Non era abituata, ha stravolto i suoi ritmi, le sue abitudini, ma io c’ero, se faceva tardi preparavo io da mangiare, la coccolavo, insomma l’amavo e basta. Poi non lo so cosa sia successo, credo che il fatto di guadagnare, l’abbia in qualche modo “galvanizzata”, non dipendeva più da me! Ma qui sono entrati in gioco molti fattori, il suo trascorso, le difficoltà economiche della sua famiglia, ecc. ecc.Ha cominciato a dirmi che non guadagnavo abbastanza, che dovevo essere più ambizioso, interferiva con il mio lavoro e con il mio modo di gestirlo, all’inizio lo accettavo, mi sembrava normale che in una coppia ci si possa dire tutto apertamente e ci si ascolti. Effettivamente a me dei soldi mi ha sempre fregato poco, mi piace lavorare ma quando copro le mie necessità sono a posto, ma lei si è scoperta più motivata di me e pretendeva che lo fossi anch’io. Dopo qualche tempo provavo un senso di prevaricazione, di fastidio, cominciava a non rispettare il mio modo di essere, percepivo dei tentativi di cambiarmi. Ho provato in tutti i modi di farle capire che non erano cose importanti, l’importante era ritrovarsi a casa e fare le cose insieme, condividerle, aiutarsi ma non c’è stato nulla da fare, la sicurezza che ha acquisito, l’indipendenza economica l’ha profondamente cambiata e ha cominciato a guardarmi con occhi diversi..è stata la fine, mi sono allontanato. Cosa altro dire?
“La realtà è una sequenza di eventi oggettivi vissuti soggettivamente, in tal senso non è possibile definire un concetto di realtà assoluta e quindi anche l’idea di una verità assoluta è improponibile. Tutto ciò che avviene e viene percepito è costantemente filtrato dal nostro ego e vissuto in modo soggettivo.”
Da: “Sui sentieri del sogno” di Rodolfo Brun, ipnologo e psicoterapeuta che sa esprimere sintesi meglio di me.
Andrea,
“I valori che hanno sempre guidato l’uomo in senso lato, e che valgono anche oggi nel 2015 sono pochi ma fondamentali, il rispetto, la sincerità, la dignità. E quando una persona ama li deve osservare tutti, quando ne viene a mancare uno solo, bisogna chiudere e andare oltre.” – ottima sintesi, a cui aggiungerei la stima e la fiducia come pacchetto di base, se originato, come forse si dà per scontato, dall’attrazione fisica, elemento per me fondamentale.
“ogni storia d’amore è a se stante, non esiste una coppia uguale all’altra per il semplice motivo che le persone stesse sono tutte diverse ed è questo il fascino di incontrarsi..per conoscersi” – più che d’accordo!
azzardo un parere sulla compagna così cambiata a seguito di un miglioramento derivante dalla sua acquisita autonomia economica. finché dipendeva da te per il suo mantenimento, doveva comportarsi in modo relativamente sottomesso, come di fatto fanno quasi tutte le compagne che preferiscono dedicarsi alla casa e ai figli (non c’è scelta di coppia a lunga durata che non sia basata su uno o più compromessi). nel momento in cui si è sentita in grado di poter stare in piedi da sola ha rivendicato un’attitudine che prima non si poteva permettere. tutto più che scontato, se applicato a una persona ingrata e caratterialmente arrogante.
da parte della sonna non c’era vera sintonia e profondo sentimento ma solo un accomodamento opportunistico. senza contare checambiamenti di ruolo abbastanza significativi creano spesso scompiglio anche nelle coppie più collaudate. qualcuno asserisce che ogni fine di storia amorosa ha i suoi germi nell’inizio, cioé nell’incapacità di scegliere sia le persone che le prospettive più adatte a favorire uno stabile futuro a due. si prendono abbagli sul lavoro, sui parenti che si conoscono fin dall’infanzia, come potrebbe essere possibile non prendere “lucciole per lanterne” quando si patisce la solitudine in gioventù e si è spinti da tempo alla ricerca di un partner da stimoli sia fisici che emotivi? forse in tutti i contesti s’impara a essere più cauti, a decidere con maggior consapevolezza, con il tempo e con l’esperienza.
di recente vado rivedendo i miei concetti sul caso, che forse davvero non esiste, sovrastato dalla necessità, che spesso finisce con il prevalere sul buon senso e sul raziocinio.
Realta oggettiva, realtà soggettiva. Tutto bello. Ma se mia moglie scopa con un altro, o se mi molla o non mi ha mai ricambiato come avrei voluto, queste sono realtà ontologiche. Non ci sono santi a volerle soggettivizzare. Esse “sono”.
andrea, per come la vedo io la tua compagna non era cambiata perchè aveva raggiunto l’ indipendenza economica. lei era stata sempre la stessa, solo che vivendoci insieme e condividendo con lei la quotidianità, era venuto fuori il suo VERO modo di essere. ma a mio avviso sarebbe venuto fuori comunque, anche se lei avesse continuato a fare la casalinga e non si fosse laureata. eravate semplicemente due persone diverse, con una diversa scala di valori, e magari l’ attrazione che ti aveva inizialmente spinto a stare con lei ti aveva impedito di capirlo. e l’ attrazione passionale iniziale, come ben sappiamo è una pessima consigliera. io continuo ad essere convinta che non si dovrebbe iniziare una convivenza se uno dei due non è indipendente economicamente ( uomo o donna che sia ), perchè poi si creano meccanismi insani all’ interno della coppia, e lo dico anche per esperienza diretta: ho convissuto per un anno con un ragazzo disoccupato e in difficoltà economiche, e invece che ottenere la sua gratitudine per il fatto che provvedevo alle sue necessità, avevo scatenato il suo risentimento e il suo senso di frustrazione!
quello che noi pensiamo andrea, non sempre è quello che pensa e prova anche l’ altro. in una coppia dove ci sia REALE volontà di costruire, si parla chiaro e si scoprono le carte senza problemi. dove invece ci si impunta e ci si chiude per questioni di orgoglio, significa che, di fatto, quel rapporto NON E’ MAI ESISTITO.
@rossana
sono d’accordo sul fatto che quando ci siamo messi insieme lei risentisse della sua posizione di “inferiorità” economica, ma anche questa era una caratteristica che mi piaceva, la associavo ad un animo modesto e sensibile ed è per questo che volevo vederla autonoma economicamente, credendo ingenuamente che una volta arrivata all’ indipendenza e raggiunta una “parità” potevamo goderci più serenamente il nostro amore. Ci sono rimasto parecchio male. Adesso lei è contenta, ha i soldi, ha un uomo che probabilmente è più affine a lei, non rimpiango nulla. Sono stato e sono sempre la stessa persona, non voglio cambiare, non sarò chissà chi ma non ho permesso e non permetto a nessuno di modificarmi ed è questo il rispetto che bisogna avere se vuoi bene a qualcuno.
Andrea,
“non permetto a nessuno di modificarmi ed è questo il rispetto che bisogna avere se vuoi bene a qualcuno.” – certo che sì: le persone dovrebbero essere amate per quello che sono, non per quello che vorremmo che fossero.
mi dispiace per la disavventura, da cui si spera tu possa ricavare in futuro qualche orientamento in più per le tue scelte di coppia. secondo me è utile sapere chi sei e cosa vuoi nel tuo futuro ancor prima d’iniziare a relazionarsi con l’altro sesso, sempre comunque responsabili e consapevoli di tutte le possibili conseguenze.
un abbraccio.
@mg
Forse fraintendo…ma non mi sono chiuso per orgoglio. in un rapporto é giusto mettersi in discussione, confrontarsi, dialogare, infatti all’inizio ascoltavo le sue critiche o consigli , come li si vuole chiamare. Ma se ad un certo punto vedi che i “consigli” diventano una specie di aut-aut allora c’é qualcosa che non funziona. Mi aveva conosciuto e amato per come mi sono presentato non ho mai ingannato nessuno….comunque avete ragione sia tu che Rossana, Ma cosa deve fare un uomo quando ama una donna??? Dovrebbe continuamente trasformarsi a seconda delle loro paturnie?? Mi sono rotto le balle…non se ne viene fuori. Tutti i rapporti sono a termine c’é poco da fare…bye