Favole, racconti, osservazioni e chiacchere AMICHEVOLI
Riferimento alla lettera:
Valinda, ho letto la storia amorosa di Frida Kahlo e Diego Rivera su questo articolo e ti riferisco in sintesi la mia visione. Entrambi i protagonisti hanno un limite di tipo fisico (lei per via dell’incidente, lui per un aspetto d’insieme tutt’altro che attraente). Entrambi condividono la grande passione per...
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Data di pubblicazione: 17 Giugno 2015
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Categorie: - Amore
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http://it.picclick.com/Cartolina-Coazze-Campanile-Storico-Ognuno-a-Suo-Modo-360767529327.html
“L’antica chiesa di Santa Maria del Pino si trova all’ingresso di Coazze, paese della Val Sangone, non lontano da Torino. Sul campanile campeggia la scritta “Ognuno a suo modo”. Pare che gli abitanti con questo motto volessero simboleggiare la loro tolleranza per le varie fedi religiose presenti un tempo nell’area.” (Da: http://www.parallelo45.com/p45gallery_display.asp?Foto=307&Cat=5001)
“Luigi Pirandello, che villeggiò a Coazze con moglie e figli dal 23 agosto ai primi di ottobre del 1901, fu molto colpito da questa scritta e ne conservò memoria non solo per il dramma quasi omonimo del 1924, ma anche – fra l’altro – nella novella “Gioventù” e nel romanzo “Suo marito”, poi riedito come “Giustino Roncella nato Boggiòlo”.” (Da: http://www.luigiaccattoli.it/blog/2012/06/25/ognuno-a-suo-modo/)
Essendomi in precedenza basata su dicerie locali, avevo dato credito all’affermazione che la scritta fosse stata apposta in omaggio al soggiorno dello scrittore mentre, invece, dalle ricerche in rete sopra riportate, con minimi ritocchi, pare gli sia stata d’ispirazione. Ora mi è stato pure insegnato che Pirandello gli ha forse dato sfumature diverse ma non ho la minima voglia di andare a scoprire quali in tutti i suoi scritti sul tema.
Se non si volesse cercare il pelo nell’uovo, il senso in cui avevo citato il motto avrebbe dovuto essere sufficientemente chiaro, pur avendolo riportato in modo “inopportuno” e inesatto (non “Ognuno a modo suo” ma “Ognuno a suo modo”, diventato, poi, “Ciascuno a modo suo”, tanto per evitare, se possibile, di essere ulteriormente ripresa…).
apprezzando parecchio la sottile ironia, cerco, a modo mio, di alleggerire la seriosità di questo spazio, riportando alcuni estratti sul matrimonio dai “Racconti di Canterbury, di G. Chaucer (1343-1400), che sto rileggendo.
“… mentre gli scapoli non fanno che gridare ‘ahimè’ ogni volta che incontrano qualche intoppo, in amori che sono soltanto giochi di bambini. Ed è naturale che sia così, che gli scapoli abbiano fastidi e guai: fabbricano su terreno franoso, e poi trovano frane dove si aspettano solidità. Vivono come gli uccelli o come le bestie, in libertà e senza nessun impegno, mentre un uomo ammogliato, per sua condizione, conduce una vita santa e regolata, legato al giogo del matrimonio: ecco perché ha sempre il cuore che gli trabocca di felicità e di gioia…”
“sopporta la lingua di tua moglie, ordina Catone: lei deve comandare e tu devi avere pazienza, ma poi vedrai che anche lei avrà la cortesia di ubbidirti.”
“lei è così virtuosa e remissiva, che sembrano tutti e due fatti apposta per vivere uniti. Sono una sola carne, e una sola carne, a quel che ne so io, non ha che un solo cuore, sia nella buona che nella cattiva sorte. […] la felicità che c’è fra loro due, non c’è lingua che sappia esprimerla, né mente che sappia immaginarla.”
“Una moglie è veramente un bene mandato da Dio: tutti gli altri beni di questo mondo, come terre, rendite, pascoli, consorzi e denari, sono tutti doni della fortuna, che passano come un’ombra sul muro. Ma con una moglie non c’è da aver paura, perché lei si conserva a lungo, anzi, a dir proprio le cose come stanno, a volte ti resta in casa più a lungo di quanto vorresti…”
(commento autocensurato, avendolo ritenuto banale) 🙂
Sapevo di Coazze, e sapevo dello spunto che ebbe lo scrittore dalla frase che campeggia sul campanile, ma poichè il senso che le si voleva dare appariva espilcito, ho voluto ricordare che la commedia di Pirandello, che ne riprende i termini quasi allo stesso modo, metteva proprio in discussione quella che appariva una banale evidenza, e per lo scrittore siciliano non lo era. Sarebbe stato sciocco fare una commedia per dimostrare qualcosa che appariva scontato.
Pirandello ha sempre osservato l’umanità da “dietro”, dove nostri “occhi” non arrivano a vedere “il resto” del nostro Io.
Personalmente non mi sentirei ripreso se mi si facesse notare una mia dichiarazione che vuol suonare in un modo quando invece lo è all’opposto citandola come pirandelliana. E per sicurezza ho riportato la recensione del critico. Sono stato onesto, dal momento che mi si stava dando ragione pensando di fare il contrario. Tutto qui.
Quanto alle frasi di Chaucer, non sono banali se contestualizzate all’epoca e alla cultura in cui venivano pronunciate. Oggi non valgono allo stesso modo, per motivi legati all’evoluzione dei costumi e delle relazioni uomo-donna che non credo sia il caso di mettere in discussione per quanto differiscono da quei lontani tempi.
Sarebbe come voler pagare oggi una merce in fiorini e non in euro, solo perché si tratta in entrambi i casi di denaro.
Mi fa contento il fatto che finalmente si apprezzi l’ironia, che è quella che in realtà li “alleggerisce” i dialoghi, anche quando sono contrastanti. Al contrario di quanto viene sventolato da “terzità” inopportune. Quelle sì esagerate e pesanti.
Sfogo (a volte capita di averne davvero bisogno).
PREGO il solito noto di non proseguire oltre la lettura oppure di astenersi, se può, dal commentare, grata di essergli risultata accettabile nel mio precedente sforzo di essere giocosa.
Ieri mi sono intrattenuta un paio d’ore con una donna a cui sono legata da grande affetto.
A un certo punto mi ha raccontato, per filo e per segno, con dovizia di agghiaccianti particolari, la tragedia dell’intervento d’urgenza sulla figlia, allora ventisettenne, seguito dal pesantissimo iter della chemioterapia.
Mi vergogno di aver pensato, almeno un paio di volte, di volerla interrompere, di chiederle di non sottopormi a quella sofferenza, che sentivo di non essere in grado di reggere. Ho avuto la forza di non farlo ma oggi ne ho patito penosamente le conseguenze, a livello fisico, oltre che emotivo.
E’ una donna economicamente autonoma e di notevole personalità, poco più che cinquantenne, che dall’adolescenza alla piena maturità ha avuto cinque compagni. L’ultimo, il sesto, sta con lei da una quindicina d’anni. E fin qui, niente di più di una constatazione di fatti.
Il sorprendente è stato l’avermi confessato, con tranquilla indifferenza, di non essere mai stata innamorata di nessuno di loro, cosa che peraltro sospettavo, ma non in una forma così nuda e cruda, per tutti i suoi partner.
Conosco la ragione per cui si è lasciata andare così tanto e sono contenta della fiducia che mi ha dimostrato ma non so se mi ha fatto più male la parte che riguardava la giovane (ora apparentemente in salute e nel pieno della fioritura di una stupenda femminilità) oppure quell’imprevista ammissione, che non ho voluto approfondire, attinente alla sua anima dolorante, nella calma stabilità di un più che positivo rapporto di coppia.
Se ha riversato tutto questo su di me, è perché sapeva di poterlo fare e di poter essere compresa. Niente mi ha chiesto, se non indirettamente di ascoltarla e di accoglierla nella sua più intima essenza.
firmato: “La piangente”
Sull’arte e sull’animo degli artisti, da: “La storia dell’Arte raccontata da E. H. Gombrich”:
“Certo era conscio della sua posizione sociale, ben diversa da tutto quanto poteva ricordargli la gioventù, e a settantasette anni rimproverò un concittadino che aveva indirizzato una lettera allo “scultore Michelangelo”. Ditegli, – scrisse, – di non indirizzare le lettere allo scultore Michelangelo, poichè qui sono conosciuto solo come Michelangelo Buonarroti… Non sono mai stato pittore o scultore di bottega… per quanto abbia servito i papi; ma a questo fui costretto.
La sincerità di questo sentimento di superba indipendenza ce lo prova ancor meglio il fatto che egli rifiutò il compenso per l’ultima grande impresa che lo occupò in età avanzata: il completamento dell’opera del suo antico nemico, il Bramante, il coronamento della cupola di San Pietro.”
(commento evitato, onde evitare probabili – indesiderati quanto inutili – controcanti) 🙂
Sull’arte e sugli artisti, da: “La storia dell’Arte raccontata da E. H. Gombrich”:
“I suoi primi biografi riferiscono trepidanti che perfino il grande imperatore Carlo V* gli aveva fatto l’onore di chinarsi a raccogliere un pennello che egli [Tiziano] aveva lasciato cadere. A noi la cosa può sembrare trascurabile, ma se consideriamo la rigida etichetta di corte di quei tempi comprendiamo che si sia interpretato l’episodio come un simbolo: la personificazione del potere terreno che si inchina davanti alla maestà del genio”.
evito, come sta diventando mia consuetudine, di aggiungere osservazioni a carattere personale…
—
* Carlo d’Asburgo (1500-1558), Re di Spagna, Imperatore del Sacro Romano Impero, Re di Napoli e Duca di Borgogna.
Va bene non commentare, ma non si capisce cosa si “vorrebbe” dimostrare. La modestia degli uni o l’ammirazione degli altri o entrambe le cose, oppure meglio: che avevano altro a cui pensare quegli artisti. Ma soprattutto a che scopo. L’eventuale destinatario del messaggio non prenderà mai spunto da vite altrui per sapere come vivere la propria vita. Nel caso di Carlo V, se nel suo regno non tramontava mai il sole grazie alla sua abilitá guerriera, non di meno sapeva riconoscere il genio in ambiti diversi. Ben sapendo di non essere in grado di far altro che “raccogliere” un pennello da pittore. Entrambi i personaggi in argomento non avevano bisogno di sapere DA ALTRI, chi fossero.
Comunque interessante. Naturalmente ci sono eccezioni come Michelangelo Merisi da Caravaggio. Sempre bello incazzoso e pronto a menare le mani. E non è l’unico.
Voler collegare genialità e modestia (se è quello lo scopo) non dimostra niente, se non un aspetto caratteriale.
Per esempio Leonardo, il più grande di tutti, che mentre si esprimeva non sapeva che sarebbe stato giudicato tale, ma era solo SÈ STESSO, definiva la maggior parte della gente “…atti solo a riempir li destri” (i cessi) osservando – e restandone vittima – il comportamento “ovino” di questa. Ma non lo faceva per superbia. Era una constatazione oggettiva, un dato di fatto di quanta idiozia accompagna l’umanità.
Stavo per scrivere:
“Rassicurata dall’assenza di “attenzioni” indesiderate, provo a riprendermi il piacere di comunicare, con l’obiettivo di condividere momenti particolari.”…
ma purtroppo devo constatare che quasi certamente qui non mi sarà più possibile.
Peccato! Sarò indirettamente costretta a limitarmi alle “idee”, come preferito dai “personaggi” virtuali, oppure a lasciare a chi legge d’interpretare come meglio preferisce le voci e i concetti che riporto. Piacevole, comunque, l’ambiguità che deriva.
“Per esempio Leonardo, il più grande di tutti, che mentre si esprimeva non sapeva che sarebbe stato giudicato tale, ma era solo SÈ STESSO, definiva la maggior parte della gente “…atti solo a riempir li destri” (i cessi) osservando – e restandone vittima – il comportamento “ovino” di questa. Ma non lo faceva per superbia. Era una constatazione oggettiva, un dato di fatto di quanta idiozia accompagna l’umanità.”
Golem, la componente OVINA che caratterizza l’ umanità, la si può riscontrare in tutti i frangenti ( rapporti di lavoro, rapporti sociali, rapporti di vicinato, scelte sentimentali delle persone ). credo che per qualsiasi individuo dotato di senso logico, sia piuttosto difficile non notarlo, senza aver bisogno di essere un genio al pari di Leonardo, e senza per questo dover essere tacciati di arroganza e presunzione.
Del resto, ognuno ha diritto ad avere le sue preferenze…se a certe donne MOLTO “mature” piacciono i galletti machisti, e se a certi uomini piacciono le ragazze giovani, belle e oche ( tanto da mettersele pure in casa ), non vedo perchè a me non debbano suscitare simpatia gli uomini maturi, intelligenti e sensibili ( tanto da prenderne le parti in un forum ).
mistero…
Non si puó essere mai sicuri di niente, come è stato scritto non molti giorni fa per l’amore, dalla stessa che oggi si sentiva rassicurata.
L’ambiguità interpretativa che ne deriva è conseguenza della tradizionale ambiguità di chi scrive abitualmente con questo stile gesuitico, nel dire e non dire. Era una abilità retorica della vecchia “intellighenzia” democristiana, inventata dalla burocrazia bizantina e diventata sinonimo di complicazione semantica fine a sè stessa, e perfettamente rappresentata dalla genialità surreale delle famose “convergenze parallele” di morotea memoria, che faceva credere di prendere una posizione senza mai farlo realmente in concreto. Questo straordinario escamotage dialettico rendeva possibile la spostamento verso una direzione ideologica o l’altra secondo la convenienza del momento.
È sempre interessante scoprire che nonostante la ventennale scomparsa della “balena bianca”, ancorchè datato lo stile permane in rari praticanti.
Questo sí è rassicurante
Da: “Il dio caprone” di Cesare Pavese
“[…] I ragazzi conoscono quando è passata la biscia
dalla striscia sinuosa che resta per terra.
Ma nessuno conosce se passa la biscia
dentro l’erba. Ci sono le capre che vanno a fermarsi
sulla biscia, nell’erba, e che godono a farsi succhiare.
Le ragazze anche godono, a farsi toccare.
Al levar della luna le capre non stanno più chete,
ma bisogna raccoglierle e spingerle a casa,
altrimenti si drizza il caprone. Saltando nel prato
sventra tutte le capre e scompare. Ragazze in calore
dentro i boschi ci vengono sole, di notte,
e il caprone, se belano stese nell’erba, le corre a trovare.
Ma, che spunti la luna: si drizza e le sventra.
[…] Si sente ragazze che ridono,
ché qualcuno ricorda il caprone. Su, in cima, nei boschi,
tra le ripe sassose, i villani l’han visto
che cercava la capra e picchiava zuccate nei tronchi.
Perché, quando una bestia non sa lavorare
e si tiene soltanto da monta, gli piace distruggere.”
sempre senza commenti a carattere personale,
al fine di scoraggiare i killer virtuali di professione.
Si facessero scoraggiare da una biscia o un caprone,che killer sarebbero.
Comunque, seppure di seconda mano, si legge qualcosa di intelligente.
Annotazioni che evidenziano la filiale devozione alla madre di Leonardo da Vinci, figlio naturale e quasi certamente omosessuale, considerato uomo d’ingegno e di talento universale, che non ebbe grandi riscontri a carattere economico dalla sua poliedrica creatività.
«Lionardo figliuolo di detto Ser Piero non legiptimo, nato di lui et della Chaterina, al presente donna dAchattabriga di Piero del Vacca da Vinci, d’anni 5». — Questa è la più remota menzione del nome di Leonardo, che si trova nella Portata, ossia stato della famiglia di Antonio da Vinci nel 1457, comprendente i nonni Antonio e Lucia, il padre Piero, lo zio Francesco, ed Albiera sposa di Ser Piero, e matrigna di Leonardo.
«Caterina venne a dì 16 di luglio 1493» anziché lasciare intravvedere una semplice domestica, possa riferirsi alla venuta in Milano della madre, che allora non aveva forse varcato i sessant’anni.
«spese per la sotterratura di Caterina». Si tratta di un elenco particolareggiato il quale, tenendo a parte il dispendio per medico, zucchero e candele, anteriore a quello dei funerali, menziona le varie spese per la cera e il cataletto sormontato da pallio e da croce, per il trasporto coll’intervento di quattro preti e quattro chierici e il suono delle campane, infine per gli affossatori, l’anziano e gli ufficiali intervenuti ai funerali.
La spesa complessiva di soldi 123, se non può indurre ad intravvedere gli «splendidi funerali » segnalati dal Mérejkowsky, che scambiò i soldi in fiorini, poteva autorizzarmi a ravvisare «una certa importanza» dei funerali stessi.
[…] si presenta sempre più meritevole di accoglimento l’episodio di Leonardo, memore e premuroso verso la vecchia madre, il quale registra con compiacimento la data del suo arrivo a Milano, ed a lei morta tributa decorosa inumazione, indugiandosi nel registrarne le minute spese; […]
Da “Nuova Antologia” di Luca Beltrami
—
ancora emozionante soffermare il pensiero sull’omaggio di quel lontanissimo suono di campane, a pagamento, da parte di un figlio così grande, nella sua ombrosa diversità!
questa ricostruzione, insieme a quanto riferisce su di lui il Vasari, in merito all’acquisto di uccelli, che poi immediatamente liberava sulla piazza stessa del mercato, sono gli aspetti che preferisco della personalità di questo genio, che pur ammiro per altri versi.
Scrisse Leonardo da Vinci: “Ecco alcuni che non altramente che transito di cibo, e aumentatori di sterco e riempitori di destri chiamarsi debono, perché per loro non altro nel mondo apare, alcuna virtù in opera si mette, perché di loro altro che pieni destri non resta.”
Ecco un modo arguto per definire molte persone che capita d’incontrare nella nostra vita e solo un genio come Leonardo poteva descrivere l’inutilità delle stesse, in una sintesi perfetta di significato e causticità.
Alla fine posso, con tragica ironia, dire d’aver visto riempire i destri da numerosi personaggi che incarnano “l’esser transito di cibo”.
Questa invece è l’opinione che questo genio assoluto aveva della maggior parte dei suoi simili, trascritta per esteso dalle sue memorie.
Leonardo era uno scienziato e un artista, non uno sterile sognatore. Pensare all’artista come genio e sregolatezza è il solito stereotipo per le menti semplici che hanno bisogno di luoghi comuni per darsi una “ragione”.
Annotazioni di Leonardo, geniale, ma pur sempre pratico, critico o scherzoso, come tutti gli altri esseri umani. quasi certamente non umile, per non diventare ipocrita.
– A proposito della spesa per un pasto con gli apprendisti nella seconda metà del ‘400: «soldi 6 di vino, 2 soldi di pane e uno di uova» (9 litri di vino per 6 soldi e 6 uova per un soldo).
– “A proposito della verga. Questa conferisce collo intelletto umano, e alcuna volta ha intelletto per sé, e ancora che la volontà dell’omo lo voglia provocare, esso sta ostinato, e fa a suo modo, alcuna volta movendosi da sé, senza licenza o pensieri dell’omo, così dormiente, come desto, fa quello desidera: e spesso l’omo dorme e lui veglia, e molte volte l’omo veglia e lui dorme; molte volte l’omo lo vole esercitare, e lui non vole; molte volte lui vole, e l’omo gliel vieta. Adunque è pare che questo animale abbia spesso anima e intelletto separato dall’omo, e pare che a torto l’omo si vergogni di nominarlo, non che di mostrarlo, anzi sempre lo copre e lo nasconde, il qual si dovrebbe ornare e mostrare con solennità, come ministro dell’umana spezie.”
—
chi può dire che non sognasse quando immaginava che l’uomo potesse volare come gli uccelli? tutti sognano qualcosa, se non altro di notte, realizzando così i desideri che non è possibile concretizzare altrimenti!
con un paio di denunce per sodomia, al tempo punibile con la morte, proprio ben “incasellato” nella norma non doveva essere nemmeno lui… così come di certo non lo era in ambito religioso, avendo annotato: “Il sole non si muove”, ben prima di Copernico e Galileo.
dopo lo choc della prima denuncia, quando ancora era molto giovane, credo avesse imparato a essere prudente, onde evitare il più possibile d’incappare in poco piacevoli traversie di vario genere.
Sole nella costellazione del Leone (metà luglio-metà agosto)
“Com’è bella e ricca in primavera e in estate la vegetazione in Italia!
Nel pieno del solleone, qui s’impone una torre verdeggiante punteggiata d’arancio; là, tra l’erba ingiallita, fa capolino una prepotente colonia di minuscoli petali rossi; dalla rete metallica di un cortile tracimano sorprendenti trine bianche…
L’anima si stempera nella sete di bellezza, nell’ancestrale bisogno femminile d’armonia. Lei cerca con lo sguardo ogni tipo di fiore, e lo classifica mentalmente, richiamando appunti di scuola. Aiuole di effimere roselline slavate, rigogliose siepi di lavanda, cespugli variopinti di oleandri, cascate di grandi ortensie sognanti, che ricordano voli di farfalle… Coglie con attenzione il minimo stormire di fronde, apprezzando la brezza che anima in alcune chiome riflessi argentati. Impossibile scorporare singole essenze: è tutto un abbraccio di colori e di sapori, terreni e soprannaturali nello stesso tempo.
Ha da pochi anni superato il cono d’ombra che a lungo l’ha oppressa. “Il giorno fu pieno di lampi, ma ora verranno le stelle, le tacite stelle”… In prossimità dell’arrivo alla meta, la mente torna a dissolversi pian piano nel suo originario nulla, godendo di ogni stagione in festa come se fosse l’ultima, e assaporando nella libertà e nella piena luce spicchi di gioia di vivere.”
—
Una nipote scrive saltuariamente brevi poesie, che condivide con non più di un paio di persone. Un nipote, estroso al punto di essersi portato in casa un cucciolo d’orango quand’era poco più che adolescente, realizza spesso su tela composizioni più evolute dei vezzosi acquerelli del padre. Un giovane pronipote tratteggia per diletto qualsiasi soggetto con pochissime linee; una pronipote aspira a diventare stilista. Un altro nipote, che non ha potuto frequentare il conservatorio, coltiva la voce, si esibisce nel tempo libero con un coro a carattere classico e suona discretamente un paio di strumenti. Mio padre suonava il pianoforte ed era parte attiva di una Schola Cantorum tuttora esistente; aveva messo a punto con mia madre e le mie sorelle alcune canzoni a più voci.
Persone di nessun particolare rilievo artistico, ben poco erudite nella tecnica insita in ogni espressione d’arte non amatoriale, ma che, più e meglio di altre, hanno saputo esprimere con creatività quanto in esse sarebbe stato altrimenti invisibile.
A livello puramente umano lo spirito è più importante dei risultati e della forma!
Tao,
mi sembra che qui si parli innanzitutto di casi personali, calati nelle più diverse realtà e sperimentati da persone diverse sia per temperamenti che per età. talvolta ripetuti per anni, con nick alternativi, in cerca di consenso.
lo “studio della fenomenologia” si traduce spesso (com’è logico che sia fra non esperti delle materie in campo) in generalizzazioni che, quando non trascinano con sé, nominandoli, altri nick (vedi Vale nel caso di Angeloutsky), si possono concludere con la sintesi di un proprio punto di vista oppure con l’insistenza a includere persone affini in una categoria, che, a mio avviso, equivale ugualmente a etichettarle, non sempre in positivo.
a volte l’utente sotto osservazione si ribella fin da subito, in altri casi è blandito nell’opinione che espone o in varie misure influenzato da pareri che gli appaiono autorevoli, ma su un certo tema quasi nessuno sfugge ormai alla solita iniziale classificazione, che determina “i saggi, realisti che hanno capito tutto della vita e dell’amore, e gli stupidi, sognatori, che vivono di illusioni, che sono sia da compiangere che da reindirizzare sulla retta via”, come se si potesse dividere con un bisturi la tipologia di persone pressochè sconosciute e orchestrare i loro sentimenti secondo la propria sensibilità. fra l’altro, basandosi su una sola campana…
Tao c....! Non c’entri niente tu! Non andare in paranoia a tua volta, che ne abbiamo in esuberanza su LaD di questi. La destinataria sa bene a chi era diretta la metafora.
Se leggi i post ti accorgerai che c’è chi fa previsioni e vaticini con toni sottilmente astiosi, sui futuri maltrattamenti di Angeloutsky da parte mia evidentemente. Usando il post della protagonista per dare voce ad una OPINIONE che vorrebbe essere generale. Come fosse un’indicazione assoluta di quanto accade sul forum.
Lo fa col solito stile dei sette veli di Salomè: vedo non vedo, dico non dico, indico non indico.
Stai tranquillo, se ho qualcosa da dirti non faccio giri di parole con lo stile gesuitico usato da qualcuno. Quello non mi appartiene. Nè utilizzerei sponde altrui per inserirmi “al coperto” per lanciare messaggi avvelenati a chicchessia. Lo faccio e basta. E poi che motivo avrei. Hai detto la tua e io la mia su Angeloutsky, e lei ha chiaro cosa vorrebbe dal forum.
Ti sei convinto che non eri tu l’oggetto delle mie “riflessioni? Lo spero.
Ciao
Tao: “lo “studio della fenomenologia” si traduce spesso (com’è logico che sia fra non esperti delle materie in campo) in generalizzazioni che, quando non trascinano con sé, nominandoli, altri nick (vedi Vale nel caso di Angeloutsky), si possono concludere con la sintesi di un proprio punto di vista oppure con l’insistenza a includere persone affini in una categoria, che, a mio avviso, equivale ugualmente a etichettarle, non sempre in positivo”
Ha ragione la tua interlocutrice. Parla con cognizione di causa, e coerenza. Se non fosse per rari casi isolati di personalizzazione, come Esse, MariaGrazia, M, il sottoscritto e qualche altra decina di utenti negli anni passati ( donne in maggioranza) questa persona ha veramente titolo per pontificare con coerenza ideologica nello scrivere quello che hai letto. Sa scovare come pochi coloro che sono su LaD per cercare consensi che ne alimentino il narcisismo. Come gli hacker che vengono assunti dalle aziende di software per produrre antivirus. Gente che conosce bene il problema, essendone stati protagonisti in ambiti opposti.
Purtroppo devo dare ragione a questa incontestabile visione, perchè solo ieri il mio perverso bisogno di gratificazioni ha avuto una adeguata soddisfazione da parte di una quasi omonima di questo esempio di correttezza virtual relazionale. Che nervi doverlo riconoscere. Tutto ció poprio mentre a questa tua interlocutrice (per sbaglio forse) cassavano un post proprio sul thread di Vale, nel quale senza personalismi paventava che un utente che aveva scritto in inglese fosse un fake. E poi MG, Idra e Maria. E la povera Vale ancora? Tutte donne che sono state “usate” per il volgare scopo di alimentare l’immenso bisogno di consenso. Indirizzandole e manipolandole sadicamente verso soluzioni che gli rovineranno la vita ovviamente. E se ne sono andate anche ringraziando! Pensa la beffa.
C’é un filone filosofico che rende bene l’idea del tipo di “coerenza” appena illustrata. Il doppiopesismo. È un filone apocrifo. Non per molto.
Ciao Tao.
Sulla categoria degli artisti e sul giudizio “democratico” subito nell’epoca in cui hanno vissuto e operato, tenendo presente che, per un nome tuttora valorizzato, un numero molto elevato di creativi, almeno altrettanto meritevoli, non sono mai stati presi in adeguata considerazione oppure sono svaniti nell’accavallarsi dei tempi e delle mode.
Albrecht Durer (1471-1528), considerato il massimo esponente della pittura rinascimentale tedesca.
“In una di queste lettere da Venezia, Durer scrisse una frase commovente che mostra quanto si sentisse il contrasto fra la sua condizione di artista stretto dai rigidi ordinamenti della corporazione di Norimberga e la libertà di cui godevano i colleghi italiani: “Come rabbrividerò lontano dal sole: qui sono un signore, in patria un parassita.”
Dapprima, è vero, dovette contrattare e discutere con i ricchi borghesi di Norimberga e Francoforte, come qualsiasi altro artigiano. Ma a poco a poco la sua fama si allargò e l’imperatore Massimiliano, persuaso del valore dell’arte in quanto strumento di gloria, si assicurò i servigi di Durer per molti suoi ambiziosi progetti.” (Da “La storia dell’arte raccontata da E. H. Gombrich”)
Il suo secondo viaggio in Italia, a cui fa riferimento Gombrich, avvenne fra il 1505 e il 1507. Alla sua morte nel 1528, Durer, terzo di diciotto figli (di cui altri due soltanto diventati adulti), era uno dei dieci più ricchi cittadini di Norimberga.
Di solito gli artisti di qualsiasi tipo ambiscono più a essere amati e apprezzati che non a raccogliere denaro a palate (predominanza dello spirito e delle emozioni sulla materia). In alcuni casi qualcuno di loro è stato talmente fortunato da ottenere entrambi i riconoscimenti, più o meno ben meritati.
In passato sovente i potenti della terra si avvalsero di artisti per essere sicuri di fissare in modo indelebile i loro nomi nella Storia.
E’ solo un discorso di coerenza e di ipocrisia.
Ne è un esempio più che lampante Golem, che si demoralizza per quel cambio di vocale, quando lui non ha fatto altro per mesi che infilare battute sessiste su presunte o meno mancanze di attributi e mascolinità (famose le sue checche isteriche, femminucce, donne ingenue e orchi).
Che dire? Noi ci siamo rassegnati da un pezzo.. anche perché sicuramente il nostro eroe ha pronta la solita supercazzola giustificativa.
Peccato. Forse nessuno di noi sarà presente alla glorificazione postuma di certi “artisti” in-compresi.
“Nemo propheta in patria”, ma nel film della Pixel peró si è preso la sua rivincita, Nemo. Accadesse anche a “loro. Agli incompresi.
La Pixel cerca talenti.
Per Michelle
in merito ai potenziali vantaggi di un innamoramento Jurg Willi, direttore della clinica psichiatrica dell’Università di Zurigo ha scritto: “Sorge dunque il desiderio di dare impulso a un’evoluzione della persona amata, coltivandone alcuni aspetti finora nascosti e che solo adesso, in quel terreno favorevole che è l’amore, cominciano a germinare e a crescere. Solo così è possibile comprendere come mai non ci si innamori affatto di persone che appaiono sicure e superiori, che sono ammirate da tutti e hanno successo in ogni campo, ma che anzi ci si senta particolarmente attratti proprio da chi ci dà l’impressione di avere straordinariamente bisogno di noi. Si pensa allora che, da sola, quella persona sarebbe perduta e non saprebbe cavarsela nella vita, ma che, se amorevolmente sostenuta, avrebbe invece la possibilità di svilupparsi. Al partner il rapporto amoroso può infatti servire a sanare vecchie ferite, dimenticando le offese e attingendo nuovo coraggio per operare nella vita in modo più attivo e finalizzato. Un amore intenso guarisce, in effetti, anche i mali e i disturbi psichici.”
il testo da cui ho copiato l’estratto è del 1991 e, com’è logico che sia, NON distingue fra uomini e donne. portandoci sul versante esclusivamente femminile, forse possono esistere a grandi linee due tipi di donne: quelle che amano appoggiarsi a qualcuno, che sono quasi certamente la maggioranza, e quelle che amano sostenere qualcuno, non per questo necessariamente sofferenti di disturbi a carattere psichico.
se da una parte questo secondo genere rientra nella cultura paternalistica che vuole la donna gregaria e nello spirito spesso assurdo della crocerossina, lasciando supporre una bassa autostima, sul versante opposto potrebbe evidenziarsi, oltre all’ammirevole spirito materno di fondo, non sempre scontato, anche una specie di complesso di superiorità, quello cioè dell’essere in grado di “cambiare” appunto un uomo, non tanto per il proprio tornaconto quanto per il piacere di plasmare qualcuno e renderlo dipendente da sè.
distinguere da caso a caso può non essere per niente facile, ma dovrebbe restare doveroso, anche quando si trattasse soltanto di eccezioni.
mi sembra che tra l’ offendere una donna dandole della pom….ara e il fare sottese punzecchiature dal tono ironico, ci sia una bella differenza!
AndreaT.O., manchi di stile, di cultura, di intelligenza e di tolleranza. e Golem è UN GIGANTE di fronte a te. fattene una ragione.
Andrea, chissà perché mi hanno cassato una risposta alla tua “rassegnazione”.
Ma Maria Grazia ha spiegato con precisione millimetrica quello che avevo scritto io, gigante a parte. Con un’aggiunta: la volgarità di bassa lega verso una donna non è mai ammessa in un uomo. Nemmeno se lo meritasse.
La tua era patetica inoltre.