Favole, racconti, osservazioni e chiacchere AMICHEVOLI
Riferimento alla lettera:
Valinda, ho letto la storia amorosa di Frida Kahlo e Diego Rivera su questo articolo e ti riferisco in sintesi la mia visione. Entrambi i protagonisti hanno un limite di tipo fisico (lei per via dell’incidente, lui per un aspetto d’insieme tutt’altro che attraente). Entrambi condividono la grande passione per...
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Data di pubblicazione: 17 Giugno 2015
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Categorie: - Amore
841 commenti
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Parole sante. Da Giubileo Straordinario.
Scribacchiare squallido e storto
presso un fetente forum morto,
trovare tra i post e le lett(i)ere (*)
canne di maria, tracce di pere.
Nelle righe del sito o tra la feccia
spiar le file di laidi commenti
ch’ora pungolano ed ora s’intrecciano
a provocar gravi tormenti.
Osservare tra chiose il palpitare
lontano di storie amare
mentre si lancia a pieni secchi
la digestion di pranzi vecchi.
E andando a legger il post che intriga
trovarsi una bella +++a
e capir che la vita e il suo piacere
sta là ove non si può vedere
che ha addosso slip stretti di ciniglia.
(*) [N.d.R.]: il poeta si è concesso una licenza aggiungendo la “i”
“Scribacchiare pallido e storto” fa parte della raccolta Braccia di polpo. In questa raccolta, e soprattutto in questa poesia, Yog si distanzia dal modello Laddiano con cui è costretto a confrontarsi: utilizza gli scenari di Montale, ma con una diversa sensibilità e partecipazione all’esistenza che ricorda quella di Ilias Petropoulos. “Scribacchiare” coglie il dramma della “vita piacevolmente fortunata” di Yog: l’uomo vive fregandosene del senso vero della sua esistenza, ed è felicemente bloccato in qualsiasi ricerca, come il poeta camminando con una bella gnocca è impossibilitato a fare avanches a causa di un paio di “slip stretti di ciniglia”. Aspetto che colpisce dell’intera poesia è la mancata partecipazione del soggetto alla scena che sta descrivendo, sintomatico è l’uso dell’infinito sostantivato, come se il soggetto fosse rattristato e assente.
Yog, non hai trovato le scure bacche di biancospino, vero? “Braccia di Polpo”. Montale dopo le seppie sarebbe inevitabilmente arrivato all’octopode, in attesa del momento del totano. Bravo.
È vero. C’è, nella composizione, come una forma di pessimismo crepuscolare, che fa pensare alla rassegnazione di chi non intravede una speranza in un esistenza che abbia un senso, almeno quanto quello di veder indossati degli slip di ciniglia. Toccante. Mi toccherò.
Direi che il silenzio è il grappolo maturo oltre il ramo,
è il frutto che attende in sua mano fra appigli e lacrime,
senza che esso possa darsi a soddisfare l’amarezza.
Eppoi mi chiederei, come, perché, mai, quando continuare
a sorridere affinché lieve e docile un viso mostri resa?
(Emmanuele Marchese)
A CHI TROPPO E A CHI GNENTE.
Da quanno che dà segni de pazzia,
povero Meo! fa pena! È diventato
pallido, secco secco, allampanato,
robba che se lo vedi scappi via!
Er dottore m’ha detto: — È ‘na mania
che nun se pô guarì: lui s’è affissato
d’esse un poeta, d’esse un letterato,
ch’è la cosa più peggio che ce sia! —
Dice ch’er gran talento è stato quello
che j’ha scombussolato un po’ la mente
pe’ via de lo sviluppo der cervello…
Povero Meo! Se invece d’esse matto
fosse rimasto scemo solamente,
chi sa che nome se sarebbe fatto!
Trilussa
1. Spesso duro mi fu quest’acre forum,
2. e questi post che da tanta parte
3. d’ultima lettera il moderator esclude.
4. Ma scrivendo e leggendo, interminati
5. post di là da quella, e incresciosi
6. diverbi, e profondissimo spasso
7. io nel “Suicidio” mi ficco, ove per poco
8. il Beppin si sguatta. E come la +++++
9. odo ++++++++ar tra questi post io quello
10. infinito zucchero e questo dolce
11. vo’ suggendo: e mi sovvien l’diabete,
12. e le morte cellule e la colica
13. per colpa del suon di lei. Così tra questa
14. banalità s’ammorba il pensier mio:
15. e lo sganasciar m’è dolce in questo mare.
Il “Suicidio” è uno dei più noti idilli Yoghiani, composto nel 2015 ed è una testimonianza di quel dissidio tra dolce ed amaro, tra realtà e ideale, che caratterizza l’uomo moderno.
La poesia descrive il poeta solo nel forum di LaD. Un “moderator” impedisce a Yog la scrittura di buona parte dei post e questo ostacolo suscita in lui una riflessione su ciò che trascende e fa spaziare nella lettera “Il Suicidio”. Il “moderator” rappresenta dunque una barriera tra il mondo di LaD e i pensieri del poeta. Esso è il simbolo di tutto ciò che è limitante e limitato e quindi stimola l’ironia e l’istintivo bisogno, proprio di ogni uomo, di sganasciarsi. Suggendo lo zucchero altrui, egli immagina malattie croniche, necrosi che superano ogni possibilità di comprensione da parte dell’uomo e una banalità assoluta dove il pensiero prova quasi smarrimento (“s’ammorba il pensier mio”).
Nulla sembra riportarlo alla realtà, ma come lo zucchero dispensato da altri lo precipitano nel diabete, egli si abbandona dolcemente in questa nuova dimensione sganasciandosi come prefisso.
Bella quella di Trilussa.
Poesia emetica
Mattina
Santa Scarlet la lingua
11 dicembre 2015
“M’illadido d’immenso”
(Beppino Golemetti)
L’odio
Guardate com’è sempre efficiente
come si mantiene in forma
nel nostro secolo l’odio,
con quanta facilità supera gli ostacoli
come gli è facile avventarsi, agguantare.
Non è come gli altri sentimenti,
insieme più vecchio e più giovane di loro,
da solo genera le cause
che lo fanno nascere.
(Wislawa Szymborzka)
—
Thread terribilmente trascurato: SOLO 2 commentatori, NON la graditissima Trinità, come di prammatica! Padre e Figlio… in temporanea assenza dello Spirito vivificante! 🙁
Ma come? Siamo in tre. Padre, Figlio e Spirito Empatizzanto.
(Errore di prammatica)
“Imparerai a tue spese che nel lungo tragitto della vita incontrerai tante maschere e pochi volti.”
Luigi Pirandello. (Uno nessuno centomila)
“Quando si resta soli al mondo,
un po’ di più, che c’è di meglio a fare
ch’esser mite e buono?
Essere quello che,
via, via che passa gente
ne spera il piccoletto dono?
Quello che gente picchia alla sua porta
ed ei s’affaccia col pio capo bianco?”
(Da “Pierino” di V. Hugo, piccolo capolavoro di poesia tradotto da G. Pascoli)
—
Senso materno al maschile, che nasce tardivamente, al di là della fisicità di una gravidanza, ma che spesso è capace di accogliere meglio e più di una donna…
Sono molti gli uomini buoni, anche se la loro affettività non risulta da atteggiamenti eclatanti, come quelli di una madre.
La cosa più sgradevole cara Ross è come “lui” continui a denigrare e prendere in giro gente che magari soffre veramente..solo per il gusto di farlo e per divertimento personale. Evidentemente ha tanto tempo da perdere e Lad è l’unico svago che ha per le sue frustrazioni…
Valinda,
ognuno vive, sente, pensa, ama e si diverte come meglio sa e può (almeno fino a quando non si subisce che la dittatura del proprio Io o del proprio eventuale Super-Io), qualificandosi nei tempi lunghi per quello che è…
le maschere non sono privilegio di qualcuno soltanto, e al di sotto di esse si è perfettamente liberi di scorgerci quello che si desidera vedere, come in ogni altro contesto.
un caro saluto, con l’augurio di buon fine settimana!
Esatto rediviva Valinda, per compensare l’ipocrisia dei finti buoni che qui indossano la maschera del Samaritano ma sono solo in cerca di visibilità, “usando” la pelle degli altri per vincere le loro di frustrazioni.
Scusa la crudezza della sincerità, come ama dire la tua socia.
“Qualificandosi nei tempi lunghi per quello che è…”
Non si sfugge, neppure quando la maschera diventa l’unico volto a disposizione.
Noi villan…
E sempre allegri bisogna stare
che il nostro piangere fa male al re
fa male al ricco e al cardinale
diventan tristi se noi piangiam!
—
Valinda,
non rispondere: lascia che ognuno pensi e valuti da sè! in linea di massima scrivo molto meno di altri utenti, su temi alquanto circoscritti. per me, poi, non ha alcuna importanza cosa immagini Tizio o cosa intenda Caio… non dedico tempo a occuparmi di personaggi virtuali o di commenti altrui…
L’aforisma della notte.
“La serietà è apprezzabile soltanto nei fanciulli. Negli uomini saggi è il riflesso della rinuncia.”
Ennio Flaiano
Aforisma del mattino
“Sentirsi in pena” è un hobby davvero poco costoso e dà il vantaggio di sentirsi buoni, ma i benefici di tale pratica finiscono qua.
Yog
“Ci sono uomini tanto abili da trasformare in vantaggio altrui quello che torna a loro favore; e così sembra che concedano ad altri una grazia quando invece sono loro che la ricevono”.
(Baltasar Gracian)
“Natale, Capodanno, Befana, quando verso il quindici di dicembre comincio a sentir parlare di feste, tremo, come a sentir parlare di debiti da pagare e per i quali non ci sono soldi. Natale, Capodanno, Befana, chissà perché le hanno messe tutte in fila, così vicine, queste feste. Così in fila, non sono feste, ma, per un poveraccio come me, sono un macello. E qui non si dice che uno non vorrebbe festeggiare il Santo Natale, il primo dell’anno, l’Epifania, qui si vuol dire che i commercianti di roba da mangiare si appostano in quelle giornate come tanti briganti all’angolo della strada, così che, alle feste, uno ci arriva vestito e ne esce nudo.” (Da “Il picche nicche” ovvero Pic-nic, di A. Moravia)
Così percepiva lo scrittore la manciata di Feste che sta avanzando, sottolineandone l’aspetto mangereccio, che si è in seguito esteso su tutti i beni materiali, quasi che durante gli altri giorni non si consumasse abbastanza, di tutto e di più! Regali che per pochi hanno conservato un intimo valore.
Solo da qualche anno sono riuscita ad allontanare quasi del tutto la fobia della ricorrenza dedicata al calore della famiglia e di quella in cui sembravano inevitabili i bilanci. Per poterlo fare è stato indispensabile per il primo abbassare di molto le aspettative affastellate da bambina mentre per il secondo, più facile, è bastato convincersi mentalmente che non si trattava che di un giorno per niente diverso dagli altri, caricato di simboli a tutti gli effetti di nessun concreto valore. L’Epifania è sempre stata, invece, quasi un sollievo, ponendo fine al tormentone di dover essere lieti per obbligo, che rappresenta il peggio dell’umano sentire.
Adesso accetto di buon grado addobbi e luminarie, con l’indulgenza con cui si guardano i giochi dei bimbi. Sono persino contenta dell’atmosfera gioiosa che pervade buona parte della gente e delle strade. In fondo è bello che qualcuno sia contento di accogliere le Feste…
Mi assoggetto con calma e diligenza al consueto impegno dei doni e dei pensieri augurali. I vicini hanno rinnovato le luci sull’intera facciata della loro casa, piccole e verdi. Non sembrano neppure natalizie… Un rametto di pungitopo con le sue bacche rosse rallegra la mia stanza, così come, a primavera, le violette…
“Occorre sbarazzarsi del cattivo gusto di voler andare d’accordo con tutti. Le cose grandi ai grandi, gli abissi ai profondi, le finezze ai sottili. Le rarità ai rari.”
F. Nietzsche
Quelli che vogliono andare d’ accordo con tutti mi ricordano tanto i politici corrotti. non riesco a vedere proprio niente di poetico e di “educato” nel lecchinaggio. ma forse è un mio limite..
E’ Natale ogni volta
che sorridi a un fratello
e gli tendi la mano.
Nessun fratello, ho solo una sorella, e la vedo di rado pure. Ma ci vogliamo bene almeno, anche se per me i purtroppo il Natale è solo a Natale.
Per lei no, per lei lo è stato tutte le volte che mi ha sorriso e mi ha teso una mano, anche solo per fregarmi le patatine magari.
( Mi son sempre chiesto il perché avesse tutti quei regali durante l’anno. Ora lo so)