La fine improvvisa di un amore
Riferimento alla lettera:
Caro Direttore, scrivo questa lettera in quello che credo essere il momento più brutto della mia vita. Ho 29 anni e dieci giorni fa il ragazzo con cui ho diviso gli ultimi sette anni della mia vita, così improvvisamente, dopo cena, si è slacciato le scarpe, si è seduto sul...
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Data di pubblicazione: 22 Marzo 2006
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Categorie: - Amore
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Grazie a te Luna per essere sempre tanto disponibile, capisco e mi rendo conto che non è facile stare in bilico tra la nostra realtà e una realtà virtuale tanto caotica…ci sono momenti in cui poi tutto si confonde ed è ancora peggio.
Ho letto quà e la i tuoi commenti e mi chiedo dove prendi tanta pazienza e tanto amore per essere così presente….ma forse non dovrei chiederlo perchè anch’io mi sento così….quindi beh fino a che si può, magari aiutare altri aiuta anche noi stessi.
Non ci sono limiti in questo…e se si può in un mondo cane come quello di oggi è meglio restare uniti anche se virtualmente….
Un abbraccio Simona
SIMONA, anche secondo me LUNA è proprio un tesoro di persona! Non posso dire di conoscerla, la conosco (qui) da poco e non conosco i suoi problemi, ma ho potuto solo vedere che dà proprio a tutti generosamente.
Un saluto a tutti.
PS: anch’io avevo ripreso un po’ a correre, brava ADA!
LILLY, ‘azz… Conti tutti i giorni, così precisamente…?
Buongiorno…sapete spesso e parlo per esperienza personale i ricordi ci portano alla distruzione totale e la cosa che più ci fa male è sapere…perchè lo sappiamo anche se molto in fondo…che non ne vale la pena.
Continuiamo a camminare in una strada che non ha fine, attaccandoci a qualcosa che non è più…anche se è stato!
Ma la verità e questo è il mio umile parere è che se qualcosa finisce forse non doveva poi essere….MAGRA CONSOLAZIONE VERO?
Ma anche se banale ci accorgiamo guardando attentamente che anche se tutto sembra immobile come il nostro dolore poi accade la stessa cosa che accade alle nuvole….dopo qualche secondo che stai con il naso in su la loro forma è cambiata e il cielo è differente…
so che è difficile e che il dolore attanaglia il cuore lasciandoci senza respiro…ma prima o poi deve passare per forza…nulla resta immutato…capito?
Forza e coraggio….e perchè no una bella corsa…o musica a tutto volume e ballo sfrenato!
baci baci simona
Ciao Naty. Sai perchè conto i giorni in modo così maniacale?
Perchè prima o poi l’ingombro mentale di quel tipo finirà. Il suo ingombro di spazio è finito il giorno X e da quel giorno parte il conteggio del tempo necessario per lo sgombero mentale. Ad ogni giorno di più rispetto al giorno X corrisponde un giorno di meno nel tempo concessogli per togliersi mentalmente dalle palle……
Naturalmente scherzo…..l’amore non è nè un logaritmo nè un vaso comunicante.
Conto i giorni perchè al di là dell’autoironia, dell’inneggiare alla ritrovata libertà, della glorificazione della sua sparizione……non ne sono ancora uscita completamente. Di questo sono ben conscia e sono contenta di esserne conscia. Non credo nell’efficacia dell’esaltazione del momento, dell’euforia imposta, delle convinzioni non convinte, della razionalità di cui, a volte, si rischia di fare indigestione pur di convincersi della scemenza di certi atteggiamenti. Credo di più nell’efficacia del tempo (se ben utilizzato, ovvio, ….certo….se lo lascio scorrere e basta…..) che, passando, porta via con sé i momenti acuti e lascia situazioni morbide, annebbiate, con spigoli arrotondati che fanno meno male.
L’esaltazione del momento va bene, ma è un bell’accessorio. Una cintura intonata ad un vestito che dobbiamo saper portare. Quel vestito, per me, è la pace con me stessa.
Un pò di tempo fa ho scritto che la sensazione che ho provato quando le molestie morali sono cessate è stata la stessa che può provare un agorafobico lasciato da solo in mezzo ad un campo.
Le urla, gli eccessi nel bene e nel male, la passione esagerata e spesso teatrale mi sono entrate dentro talmente tanto da diventare punti fermi.
Quando sono cessate è come se fosse venuto meno un sostegno. Un brutto sostegno ma pur sempre sostegno. Un brutto sostegno perché? Perché chi cerca un sostegno al di fuori di sé dovrebbe sapere che quel sostegno è mobile, si può spostare, andarsene e farci prendere una staccionata dolorosissima per terra.
Se il sostegno è dentro di noi non se ne può andare così facilmente. Per quanto si sposti si trascina noi dietro. Almeno per un pò di tempo, almeno se e finchè abbiamo la forza di seguirlo, se non ci perdiamo dentro noi stessi…..
A quante persone è accaduto di perdersi dentro di sè, di lasciarsi andare, di non avere più forza, più voglia di andare avanti come se si diventasse improvvisamente consapevoli dell’ineluttabilità di un destino di mer….che non cambierà mai?
Tante!
Ogni volta che una finestra si è aperta, che il gas è stato lasciato aperto, che un flacone di medicinali si è svuotato………poteva capitare a ciascuno di noi (e per qualsiasi motivo). Potrebbe capitare ancora, a dire il vero.
No! Io mi aggrappo al mio relitto e sto a galla. Prima o poi approderò a qualche isola e mi stenderò al sole ad abbronzarmi le chiappe chiare. E intanto conto…..1-2-3 365-400 conto e sto meglio. L’isola è più vicina.
Ecco perché inventato dentro di me la storia del giorno X.
Un giorno che per un pò ho visto come il giorno più brutto della mia vita e che ora vedo come un giorno in cui la mia vita è stata costretta a cambiare direzione.
A piccoli passi sto avvanzando nel mio personalissimo destabilizzante campo e lo faccio cercando di scherzarci sopra e sperando di trasmettere a qualcuno la voglia di alzarsi e di venirmi dietro alla Forrest Gump.
Come Gump non so ancora bene quale sarà il mio percorso, dove mi porterà ed il tempo occorrente. Ma so che, riportandomi verso me stessa, mi porterà, comunque, nel posto giusto a tempo debito….
Ora tu Nati, dirai, ……inchia…. ho scritto un commento di una riga e mi hai scritto una filippica…..se ti “dedicavo” un intero post che facevi? Riscrivevi l’enciclopedia Treccani????
…………Forse si!!!!
Un bacione a tutti. Ciao ciao.
Ps. Ciao Luna……non ti sto più amica faccia di formica……qua tutti ti fanno un sacco di complimenti e tu non dici nulla mentre a me hai fatto l’appunto…….snif!
SCHERZO (ma tu lo sai)
……Era per cogliere la palla al balzo e dirti (per la-mi sembra- quattrocentodocisesima volta) che la penso come tutti quelli che hanno appena scritto cose positive su di te!!!! Le allargo a tutti coloro che zompettano in questo forum.
Bye bye.
SIMONA: vedi che ti sei risposta da sola? 😀
sìììììììììì 😀
alle corse, alla musica, anche al ballo sfrenato (pure con la spazzola in mano, come microfono, cantando in playback 😉 😉
a dirlo sembra una “bestemmia”… pare che non si capisca che: ma chi ha voglia di cantare quando si sta così male?
Eppure – parlo per me, ma anche per amiche mie – quanto bene ci ha fatto, nei momenti bui, difficili, la musica. Le canzoni che abbiamo cantato a squarciagola. Magari piangendo?
Non importa. All’inizio magari la voce esce in sordina, poi si alza… alla fine, cantare, alle volte, è anche come urlare.
Alla fine puoi scoprire pure che ti diverti, e che ti sei molto più simpatico di quello che credi. Anche se stai male.
Ciò che sembra una magra consolazione a volte è un dato di realtà. O meglio, è un un dato di realtà ciò che è ora. E anche se sembra impossibile, il dato di realtà può liberarti.
Perché il dato di realtà tira fuori risorse, presenti, che nei “se” implodono.
Il problema è alle volte lo stesso concetto di consolazione. La realtà non è lì per consolarti, è quello che è. A volte bellissima, a volte serena e basta, a volte brutta, una grande chiavica.
Se ti accorgi che la vita non è lì per consolarti, è quello che è, e escono le tue risorse, spesso ti accorgi che la vita ti consola.
Ti consola per gli incontri positivi che fai, per le esperienze nuove che vivi, per la connessione positiva che puoi avere con gli altri.
Anche per le connessione negative a cui sei in grado di dire no, per le scelte che fai, che ti somigliano.
@Ma anche se banale ci accorgiamo guardando attentamente che anche se tutto sembra immobile come il nostro dolore poi accade la stessa cosa che accade alle nuvole….dopo qualche secondo che stai con il naso in su la loro forma è cambiata e il cielo è differente…
😀
Il dolore ha dentro una quantità di energia enorme, mi sa, anche quando sembra fermo, bloccato, e ci fa pensare che non abbiamo più forza per fare niente.
A volte siamo stanchi, e allora il riposo ci sta.
Ma quando sei lì fermo, ma la tua testa viaggia come un treno, e sembra che viaggi dove le pare, di fatto non sei fermo… la tua energia viaggia, eccome… ma dove viaggia?
Viaggia spesso in libere associazioni di idee che sono in realtà una prigione, perché girano in tondo.
A volte, certo, c’è anche bisogno di girare in tondo.
Ognuno sa per sè. Ma quando ti (generico) sembra che stiano girando troppo in tondo, che comandino loro, quei pensieri che vanno a palla, spesso (almeno a me è capitato) se liberi l’energia in qualche modo, che sia pure quella della rabbia, se vai a scaricarla in modo costruttivo o neutro, come una corsa, una lunga camminata, spesso quando torni gli stessi pensieri sono rallentati, e puoi ascoltare di più le sensazioni. spicevoli? quelle sono, ma come dice Simona nulla è fermo.
stare male è stare male, ma tutto ciò (sano) che si può fare per stare meglio, ha un senso.
NATY: ciao 😀
come tutti qui 😀
Ciao Simona, niente di piu’ vero. E’ quello che e’ successo a me. Sapevo che non ne valeva la pena…sapevo che in fondo (molto in fondo) che non poteva continuare, eppure…adesso dopo le ennesime rivelazioni sono completamente distrutta.
Tutto vero tutto giusto ma dopo ne esci privo di energie, di voglia di proseguire. Eppure la vita prosegue, la forma delle nuvole cambia come dici tu, ma la testa avrebbe davvero voglia di svuotarsi e riempirsi piano piano solo di cose nuove, semplici non piu’ complicate che ti logorano il cervello e ti distruggono il cuore.
Il giorno in cui, attraverso l’aiuto di qualcuno, riesci a vedere la tua storia da un altro punto di vista, oppure riesci a chiarirti qualcuno dei tanti perche’ che ti poni, allora ti senti almeno per un attimo privo di forza.
A volte speri che l’altro o l’altra ti possa capire per il male che ti ha fatto, speri che si senta anche solo per un attimo dispiaciuto, ma poi Qualcuno ti apre gli occhi e ti dice:
“non sperarci, non ha cuore, e’ un narcisista, NON AMA NEPPURE SE STESSO, AMA SOLO L’IMMAGINE CHE SI E’ CREATO DI SE, LUI NON E’ CAPACE DI AMARE.. E’ UN ….SENZA CUORE!!!!”
Allora ti dici, o mio Dio, ho sbagliato tutto…e non devi dire neppure questo, non c’e’ nulla di sbagliato in cio’ che hai fatto…lo hai fatto e basta.
Esistono alcune persone diverse da noi, sulle quali ci imbattiamo nella vita (non so’ se imbattiamo si scrive cosi’…e’ un periodo che non sono certa piu’ di nulla…neppure di chi sono) che il destino ci fa incontrare, tutto serve, tutto ci fa crescere….etc.etc. ADESSO NON CE LA FACCIO PIU’, credo di averne passate abbastanza, chiedo solo di stare un pochino pochino meglio. Vorrei alzarmi la mattina appena piu serena, senza angoscia, senza aspettare con ansia che finisca la giornata sperando che domani sia un giorno migliore.
SONO STANCA. Cosi’ stanca che non mi dedico piu’ al mio passatempo preferito; scrivere… Vado in palestra, faccio delle lunghe passeggiate ogni volta che posso….mi dedico alla cucina…mangio barattoli di Nutella, eppure TUTTO RESTA , almeno sembra, IMMUTATO.
Il dolore che prima urlava adesso e’ come un dolore sordo, ma non per questo fa meno male. Fino a quando in fondo, anche se in fondo molto in fondo, speri che lui o lei tornino, fino a quando non capisci che davvero non esiste piu’ alcuna possibilita’ di un futuro insieme credo che il percorso di risalita sia impossibile. Io ci ho messo molto, adesso credo di esserci, ma Vi giuro non ho piu’ la forza o la voglia di ricominciare…
Il mio intervento sicuramente non e’ tra i piu’ positivi, sicuramente non aiutera’ gli altri, neppure pretendo in questo momento di riuscirci visto che io cosi’ “ignorante” non posso insegnare la cultura ad un bambino, avevo pero’ bisogno di sfogarmi un po’.(tra le cose che mi ha detto la mia psicoterapeuta e’ che devo smetterla di chiedere scusa, in questo momento non la ascolto, scusatemi). Un caro saluto a tutti LULU
@LULU…perchè chiedere scusa se non si ha colpa di nulla?
perchè logorarsi se la mente si arrovella di pensieri fino a non poterne più quando sarebbe più facile far scivolare anche il dolore lungo i fianchi, esattamente come la gioia?
Una volta un mio amico mi disse…conoscerci è stato bellissimo, ma se non fosse accaduto il mondo girava lo stesso!
E’ vero, in bene e in male le cose accadono e nessuno si ferma per raccoglierti….ci vuole tempo, ognuno ha il suo, come ognuno ha il suo modo per tirarsi su di nuovo, ma alla fine le cose si aggiustano per forza, niente resta immutato e allora capirai e capiremo che guardando lontano al passato quel dolore è stato un pezzo in più da unire al puzzle della nostra vita…non c’è giusto o sbagliato
non esiste la donna buona e quella cattiva esiste “LA DONNA” e noi lo siamo…donne che combattono ogni giorno per dimostrare non ai maschi ma a noi stesse che possono farcela e sorridere perchè sono fiere di loro stesse.
Tutte noi, io per prima, ma anche Luna credo e Lulu, o Naty siamo capaci non di sopravvivere ai brutti momenti , ma di vivere e di sfidare la vita perchè possiamo farlo!
Un abbraccio Simona
P.S. ogni modo è buono per tirarsi su….anche un film stupido che però ci fa morire dal ridere…e perchè no “BRIDGET JONES”!
Ciao LILLY,
all’inizio non capivo nulla del tuo conteggio e quindi del ragionamento e mi sono un po’ preoccupata ehehe, ma dopo credo di avere capito che è un “sistema” tuo, che serve a te, e quindi va benissimo, e quello che è seguito l’ho trovato molto, molto interessante. Hai dato come delle fotografie della dipendenza: un agorafobico lasciato da solo in mezzo ad un campo, finite le molestie morali, rende proprio l’idea!
Interessante anche il sostegno “dentro di noi”, io lo intendo come quando si dice “darsi una struttura”, “essere strutturati”.
Mi piace Forrest Gump e la sua corsa della serie “intanto corro, poi si vedrà”, anche io faccio spesso così, quando vivo dei momenti di grande confusione. O tipo “via col vento”, quando Rossella (pur disperata) nel finale dice: vabbè, ci penserò domani. 🙂
Sono contenta, invece LILLY, per una sola domanda, che tu abbia tirato fuori così tante cose.
LULU, mi dispiace molto di sentirti giù. Non vedendoti più scrivere non sapevo se era perché stavi sempre meglio (propendevo a pensare questo) o peggio, ma come sai le ricadute sono perfettamente normali. Ti invito invece a sfogarti sempre con noi, soprattutto quando stai male! (Io non ho più scritto ma sto bene, salvo qualche disturbo fisico, ma nulla di grave; il morale è ok).
Ci fai sapere LULU? Mi raccomando!
LUNA, ciao! 🙂
Ciao a tutti.
SIMONA: e i libri come I LOVE SHOPPING?
a me hanno fatto ridere un sacco, soprattutto i primi.
Ma forse il mio preferito è: “Sai tenere un segreto” 😀
LILLY: @non ti sto più amica faccia di formica…
ahahahaha!
Ho risposto 😉 ho risposto sia a Simona che a Naty 🙂 tra l’altro Simona si è risposta da sola e ha risposto anche per me 😀
(pare trentatretarallitrotterellanopertrento tutto ‘sto risposto plurideclinato :P)
NATY: anche a me piace l’immagine di Forrest G. 🙂 e anche il concetto ci penserò domani, perché quando chiama chiama 🙂 che poi, a ripensarci, è un po’ anche il concetto del panzone al confine, no? 😀
per i pensieri che rompono per entrare, ma magari si sgonfiano se riesci a rimandarli.
E poi il grande concetto del “un file per volta”…
ah, provare per credere 🙂
quando sono o sembrano troppi, LULU, prova a pensare a uno per volta 🙂
o almeno un paio per volta 🙂
nessuno può cambiare il proprio mondo in un giorno, ma spesso nelle piccole cose, una per volta, lo sta già cambiando, più di quanto se ne renda conto.
e quando risolvi una cosa per volta, piccola che sia, già questo ti fa stare meglio.
LILLY: @Le urla, gli eccessi nel bene e nel male, la passione esagerata e spesso teatrale mi sono entrate dentro talmente tanto da diventare punti fermi.
Le atmosfere e situazioni violente, estreme fanno anche abituare a certi… livelli…
Ci vuole tempo per scrollarseli di dosso.
Riscoprendo livelli normali, non solo fisiologici, anche, magari, nella stessa voce…
una voce che per diverso tempo è stata usata tantissimo, in certe situazioni, con toni alti, urlati, o toni bassissimi, sussurrati, anche per paura…
“isterici” o dimessi… liberi certamente poco, spesso contratti, e chissà quanto… veicolo di gioia? :/
una cantata, secondo me, male non può fare, anche per questo!
pure per ascoltare quella voce che esce, finalmente, come le pare! 🙂
LULU: ma sarà poi così male, quando le convinzioni che avevamo sono state per noi di una pesantezza inaudita, non sapere più niente?
e se fosse, quel non sapere, una dichiarazione quasi… socratica di libertà? Il darsi un foglio bianco, e fregarsene pure di come si scrive imbattersi?
Con affetto sincero, LULU, cerca di mollare un po’ queste etichette che ti appensantiscono, almeno quelle che più agevolmente puoi, dove puoi 🙂
positivo/negativo… sicuramente non utile…
il tuo intervento è il tuo intervento, punto.
ed è utile, fidati che lo è 🙂
ma non metterti in testa di dover essere utile o di temere di non esserlo, sii quello che sei e basta qui 🙂
che di sicuro il tuo intervento non fa male a nessuno.
E poi ti posso dire una cosa? scrivi 🙂 è la tua passione? magnifico!
adesso non ne hai voglia?
capisco, e vivitela con libertà, che è cosa tua 🙂 ma quando ti verrà voglia di farlo sarà bellissimo 🙂
e anche utile 🙂 perché le attività come lo scrivere sono collegate alla nostra parte emotiva. possono alleggerirti il carico razionale, di troppi pensieri che hai ora, mi sa.
Ciao Lulu. Innanzitutto dai retta alla tua psicoterapeuta e smettila di scusarti. Ogni tuo intervento (come l’intervento di chiunque) è importante indipendentemente dal contenuto.
Non si deve, per forza, mandare un segnale positivo (sempre ammesso che esista un concetto di “positività” universale). Occorre essere naturali, esprimere le emozioni del momento che si sta vivendo senza prodigarsi in scuse o pensare che qualcuno si stuferà di leggerti o risponderti perché “e che ….azz…ogni due per tre bisogna ripartire da capo con ‘sta Lulu…..che palle….”!
Non è così !
Ti sei accorta che con toni e parole diverse abbiamo espresso gli stessi concetti? Il fatto di non esserne ancora uscite pur avendo davanti tutti gli elementi per cui dovremmo festeggiare il loro non esserci più, il fatto del dolore che con il tempo si è attenuato e da acuto è diventato sordo (pur rimanendo un dolore), il fatto del rischio della sensazione di ineluttabilità del destino di mer….
Sai dove sta la differenza? Che io, non so come dire, ho interiorizzato tutte queste situazioni e le ho interpretate a mio favore. Tu (almeno mi pare….) a volte le utilizzi non pro ma contro di te interpretandole come segnali di impossibilità, di sfinimento irrimediabile, di sconforto. E ti colpevolizzi…..non tanto perché, sia pure in fondo in fondo, speri sempre che lui torni, ma per la sensazione di incapacità di cristallizzarti in quelle sensazioni positive che a volte provi e che ti danno tanto coraggio.
Ripeto!!! Questa è una mia sensazione.
Io penso, Lulu, che ciò che tu chiami “bisogno di sfogarmi un po’” sia il segnale che quella forza di ricominciare che credi di non avere in realtà è lì, c’è, esiste in attesa che tu ti senta nelle condizioni adatte per smettere di bruciare energia in pensieri che ti (copio le tue espressioni) “creano angoscia, distruggono il cuore, logorano il cervello” e per cominciare a convogliarla in qualcosa di positivo o in qualcosa di apparentemente negativo ma sostanzialmente a tuo favore (tipo….piangere!)
Anche un gesto non eroico, quotidiano, normale. Ma un comunque un gesto che sarà per te stessa e non contro te stessa.
Correre, cantare o stonare, scrivere, urlare, stare con il naso volto verso il cielo per vedere se è sempre più blu ……….
Naty ha colto in pieno il senso del mio post quando ha scritto “intanto corro, poi si vedrà”.
Intanto cominciamo a correre, fisicamente o mentalmente, e poi si vedrà.
E’ stupido? “‘ndo corri, ‘ndo vai? A scema”?
No! E’ bellissimo, è importante. Stai correndo per te e verso di te!
Credo sia ciò che dice Simona, che confermano Naty e Luna.
E non conta che il dolore sia acuto, sordo, più sordo di mio nonno o “superato” ma tenuto ben fermo nella memoria.
Conta (sempre secondo me) la consapevolezza del fatto che il dolore, in qualche forma, ci accompagnerà ancora per un bel po’ ma, appunto, ci ACCOMPAGNERA’ cioè sarà presente in noi stesse in movimento non ferme immobili in una pozza di sofferenza.
Lo so che sarebbe bello avere la bacchetta magica, scuoterla e svegliarsi in un mondo in cui chi ci ha fatto male non esiste più sotto nessuna forma.
Sarebbe bello ma è impossibile.
E tu, Lulu, non devi né colpevolizzarti, né deprimerti se, nonostante tutto, la tua mente non ha ancora espunto quel tipo dalla lista delle sue priorità…..E tanto meno scusarti dei tuoi momenti “no”.
Occorrono “tanto tempo & tante corse”! E correndo, lo sai, si cade. Ma ci si può rialzare.
Magari si cade migliaia di volte ma non deprimerti. Vedrai che arriverai, anche tu.
A scuola, quando si correva, arrivavo sempre per ultima con il solito pirla che inneggiava sventolando una tartaruga di peluche …….quel tipo esiste anche per te, è lì che ti aspetta! Il mio si è seduto ma mi vede in lontananza. E io vedo lui!!!!!! E sai chi sono quei tipi? Sono due pirloni,…..appunto. Perché non conta il tempo che si impiega. Importa arrivare!
Ciao Naty. Sono felicissima che il tuo morale sia ok. Il tuo sistema di orientamento nei momenti di grande confusione secondo me è il migliore. Perché ammazzarsi di seghe mentali quando, intanto sono così confusa da non capire una sacrosanta cippia di niente???? Meglio pensarci domani……intanto si corre, però.
Luna. Secondo me c’è in tutti noi un panzone che fa la guardia ma intanto corre in tondo davanti alla porta cantando a squarciagola con il naso all’insù per guardare le nuvole e che quando si ferma dice “ci penserò domani” e si mette a scrivere parole in libertà che prima o poi riunirà in frase di senso compiuto…! Simpatico, però ‘sto panzone……
Ciao a tutti.
Oggi… è meglio. Grazie a tutte.
Si avete ragione,
@E’ possibile sentirsi bene, sapere di aver fatto moltissimi passi avanti, e poi, di colpo, per un avvenimento esterno o un pensiero, avere una “ricaduta” per cui sembra invece di non averne fatto nessuno, piangere come un vitello per ore e credere, davvero, in quel momento, di aver passato tutti gli otto mesi a piangere come un vitello e assolutamente bloccati, anche se non è vero. Ma è la violenza emotiva di quel momento a dare la sensazione di non aver fatto nessun passo.
E dopo, passata la tempesta, rendersi conto che, invece, non si sta così male. Che è stato un momento che… fa parte del gioco.@
@Però ho notato che ogni volta la corda elastica mi lascia andare un metro più avanti rispetto al punto in cui mi aveva lasciato la volta precedente@
Ecco Luna, Lilly… forse è un po’ così.
Una cosa è certa, anche quando sono giù e mi scoraggio, è diverso… e non solo dopo che “la tempesta è passata” ma anche mentre è in corso, il dolore è in qualche modo diverso. Anche quando i pensieri sono tanti e si affollano, si confondono uno con l’altro e arriva quella stanchezza infinita… si, è stanchezza, è una cosa snervante ma non è più voglia di staccarsi la testa dal collo o attaccasi alla canna del gas! 🙂
Mi piacerebbe riuscire a “smistare” meglio i pensieri, ad evitare quel frullato pazzesco che contiene tanta roba che non mi serve e non mi fa vedere bene quella che invece mi è utile… per il momento il mio metodo è “staccare la spina”. Come dicevate un po’ tutte, andare a fare una corsa, sfogarsi anche fisicamente in qualche modo, quando la testa è veramente troppo piena, aiuta.
Queste sono cose che in qualche modo mi mettono ansia
@Ma la verità e questo è il mio umile parere è che se qualcosa finisce forse non doveva poi essere…@
Non lo so Simona, forse ci sono delle situazioni che, invece, in un certo momento e per un certo periodo sono in qualche modo positive e ci fanno stare bene… solo che ad un certo punto “mutano” (o si manifestano per quello che sono, mettila come vuoi, comunque smettono di farci stare bene).
La storia che ho vissuto, per 3 anni mi ha resa molto felice e nei successivi 6 mi stava piano piano uccidendo. E io perchè non ho fermato le cose?
Forse quello che dobbiamo imparare non è mettere tutto al rogo ma riuscire ad avvertire bene il nostro malessere “prima”, in maniera da chiudere una cosa che ad un certo punto è diventata negativa, senza darle modo di diventare devastante.
“Forse quello che dobbiamo imparare non è mettere tutto al rogo ma riuscire ad avvertire bene il nostro malessere “prima”, in maniera da chiudere una cosa che ad un certo punto è diventata negativa, senza darle modo di diventare devastante.”
……e se non ci si riesce prima forse sarebbe meglio cercare di “leggere” il nostro malessere quantomeno “dopo” per correre ai ripari in propria autodifesa e per non aggiungere al malessere esistente un devastantissimo surplus di altro malessere.
Se sto male e penso peggio sto male all’ennesima potenza.
Se sto male e non potendo fermare il frullato di pensieri evito di sbattere dentro alla mia povera capoccia altri pensieri negativi…non dico che sto meglio ma almeno evito di dover fronteggiare un oceano di mer….al limite annaspo in un laghetto di mer…ma prima o poi ritorno a riva!
Se sto male e cerco in ogni modo di tirarmi su………..e beh….ancora meglio….
“si, è stanchezza, è una cosa snervante ma non è più voglia di staccarsi la testa dal collo o attaccasi alla canna del gas!”
Lulu! (Aridaie, oggi mi sono impallata su di te!)Hai letto cos’ha scritto Ada?
E’ una variante di ciò che ti ho scritto prima.
Ciò che intendo dire che se lo stare male è inevitabile per mille motivi (dal carattere, all’indole, al tipo di avvenimento,etc etc etc)forse sarebbe opportuno stare male avendo rispetto per noi stessi ossia non autorandellandoci perchè qualcuno ci ha randellato….
Lo so che in certi momenti non è così facile avere la lucidità per riflettere e cadi in un baratro in cui ti rendi conto di essere caduto solo quando ne esci fuori…..
Esiste un male che si può evitare. Ed è il male che viene da noi stessi contro noi stessi.
Se non siamo state capaci di non autofarci male fermandoci “prima” sarebbe opportuno essere capaci di fermarci almeno “dopo”.
Fermarsi un attimo per dire a noi stesse :
“Ehi cocca, hai tutti i sintomi di quella che sta per sbroccare…. Ok sbrocca ma in modo costruttivo e non auto-maltrattandoti come se tu fossi un gadget antistress da mastruzzare per scaricarti i nervi. Vedi di rispettarti perchè sei la cosa più importante che hai (figlia a parte).
Io penso che nel momento in cui si arriva a questo punto, nel momento in cui si riesce a stoppare un attimo il tracollo di emozioni, si riesce ad ascoltare noi stesse e sopratutto a rispettare noi stesse ……il “resto”, il confinare gli effetti devastanti delle “ricadute” diventa più facile….
Il che non è così impossibile!!!!
Rispettiamo gli altri no? Non aggrediamo nessuno, odiamo la violenza (quella vera, non quella scherzosa dei post), non faremmo male ad una mosca figuriamoci ad un essere umano.
Giusto???? E noi stessi? Non siamo esseri umani da non aggredire?
Ecco Lulu….mettiamo che tu abbia una cara amica che sta male perché le è successa una cosa analoga alla tua. Tu cosa fai? Vai da lei e le dici di tutto, incrementi la sua confusione, stai li a bombardarla considerazioni che non fanno altro che confonderla ancora di più? O cerchi di confortarla, di tirarle sul il morale? Il danno c’è cerchiamo quantomeno di confinarlo!
La seconda ipotesi???
Bene! Anche io!!!! E allora perché dovrei comportarmi diversamente con me stessa???
Ti parlo come una che è riuscita a mettersi alla gogna da sola e contemporaneamente ad autoflagellarsi, a prendersi a calci nel sedere e a schiaffi come se avessi avuto tremila mani e altrettanti piedi. Ti parlo come una che la canna del gas, ad un certo punto, l’ha vista come una mano tesa per aiutarla.
Ora la canna del gas la vedo come un tubo che mi consentirà di accendere sotto la caffettiera e sgargarozzarmi un caffè,le mani le uso (anche) per scrivere (l’avete notato?)e i piedi per andare per la mia strada….e se cado piango un pò e riparto. Ricado ripiango e riparto….
Non ti dico che sia una soluzione per tutti e per tutto.
Magari esistesse il rimedio universale a presa rapida.
A me ha fatto bene e consiglio almeno di provarci….azz se lo consiglio!!!
Ciao a tutti!
LILLY: 🙂 il panzone è un grande, yeeees 😀
ADA: 🙂
credo (credo, ovviamente non posso parlare per lei) che Simona volesse dire questo, che non servono i se, perché è un dato di realtà che se una storia è finita è finita.
Non credo fosse demonizzarla, ma prendere atto della realtà.
Certo, se (tu generico, non tu Ada) rimpiangi qualcuno che ti ha fatto molto male, idealizzandolo come mister cherubino a volte può esserci un passaggio, tra idealizzazione e obiettività, in cui, i nodi vengono al pettine, e c’è un passaggio anche di rabbia e demonizzazione. Perché tanta, esagerata, magari, prima, è stata l’indulgenza o la mancanza di attenzione, che poi ti sembra che ti arrivi una doccia fredda in testa che ti mostra tutti dei flash che avevi considerato con eccessivo, passami la parola, probabilmente molto impropria, buonismo.
A volte la demonizzazione serve interiormente per creare uno stacco, un distacco. Nella forte dipendenza può accadere.
In realtà con il tempo lo stacco, interiormente, credo sia vissuto in maniera diversa. Molto più serena.
Riguardo a ciò che dici sul fatto che ci può essere una storia bella e soddisfacente che si deteriora: verissimo. E’ vero quanto il fatto che alle volte invece c’è chi alla fine, detta improvvisa, di una storia stupenda, si rende conto che non era una figata neanche prima. Ma comunque sia le parole centrali credo siano sempre:
stare nel presente
ascoltarsi
avere un buon livello di attenzione.
ascoltarsi, nel presente, riguardo a: sto bene, non sto bene
per buon livello di attenzione non intendo una paranoia in allerta, ovviamente, ma sempre il concetto di stare nel presente, e osservare le proprie sensazioni per quello che sono, e chi ci sta davanti per quello che è, in quel preciso momento.
Nel senso di non girare con la fotografia in tasca di tre, sei anni prima…
Non so se riesco a spiegarmi bene.
Non si tratta di vivere le sensazioni.
Per livello di attenzione intendo quella per cui anche se ogni giorno fai la stessa strada per andare al lavoro non è che per questo attraversi senza guardare a destra e a sinistra.
Messa così sembra che parli della possibilità di un pericolo, forse era meglio un altro esempio… ma in realtà non è necessariamente attenzione nei confronti del pericolo, ma attenzione e basta.
E’ chiaro che quando due persone stanno insieme non stanno là a fare il checkup ogni venti secondi, e ripeto, io parlo di attenzione per quello che succede molto più serena e naturale.
@riuscire ad avvertire bene il nostro malessere “prima”, in maniera da chiudere una cosa che ad un certo punto è diventata negativa, senza darle modo di diventare devastante
concordo 😀
LULU: la verità è, scusami, che io penso che il fatto che il tuo ex se ne sia andato rappresenta per te una specie di vincita all’enalotto. Un enalotto più importante di quello monetario!
Le sensazioni così acute che hai, comunque, le abbiamo avute tutte,come intensità, non preoccuparti.
Infatti volevo proprio dire quello!
Il fatto che una storia finisce non vuol dire non soffrire, anzi, bisogna metabolizzare, vivere quel dolore, come possiamo, ma renderci anche conto che se non si può tornare con quella persona la vita non finisce…ci vorrà del tempo….magari proporzionato alla gioia provata sarà il dolore che ci piomberà sopra…ma come tutti i dolori ha un suo tempo…e ci sono modi per affievolirlo, anche se non sembra poi ci si guarda e si dice…ma come sono arrivata dove sono?
…toh guardati è passato, ne sono uscita!
baci simona
sembrerà poco romantico, ragazze, ma molte delle cose che vengono descritte qui, oltre che causate dal tema dei sentimenti, e chiaramente da tutte le emozioni connesse all’abbandono, alla fine di una storia, e inerenti al tipo specifico di vissuto, che certamente fa la differenza, anche in termini di stanchezza, intensità, senso di fragilità, rabbia, ecc, sono, di per sè, sintomi da stress.
Grazie tante, bella scoperta, mi direte.
Ciò che voglio dire, Lulu, è che, al di là di cosa ha causato lo stress acuto e del tema specifico della violenza morale, ecc, un problema è: lo stress, e le sue manifestazioni, che sono anche il sentirsi depressi, inadeguati, scollegati, fino a pensare all’idea – astratta, si spera – del suicidio, nonché la sensazione di non riuscire a fare le cose bene come al solito, di poter uscire con i bigodini in testa o di mettere il sale nel caffé e lo zucchero nella pasta, fare una figura di merda per disattenzione, o non aver voglia di, indifferente cosa sia, e una tendenza al pessimismo.
Non sto sminuendo il problema del vissuto, ma ne sto cercando di centrare uno degli aspetti. Che è appunto lo stress acuto, in questo momento. Anche esploso, probabilmente, con la classica goccia.
Lo stress è un segnale, non è una catastrofe.
E’ un segnale che il corpo invia appunto perché funziona.
Meno male. Peccato che non si sia fatto sentire forte e chiaro prima.
Bene, ora lo fa!
Il botto di stress di cui ho descritto alcune manifestazioni sopra, che segue ad un periodo esagerato stile maratona di newyork costante, o a un evento traumatico ecc, un periodo stressante particolarmente prolungato ha delle caratteristiche comuni che esulano dal contesto.
Nel senso che è una risposta naturale, indipendentemente… da quale sia la domanda…
Non si capisce una cippa di cosa voglio dire?
voglio dire che in questo momento che naturalmente è anche foriero di domande esistenziali sacrosante e di emozioni e sensazioni molto forti riguardanti il vissuto e il presente, un dato oggettivo è che c’è uno stato di esaurimento generale che andrebbe anche “coccolato” come tale.
Una specie di nylon che bisogna togliere per riuscire a vedere cosa c’è sotto veramente. Che poi, penso, sia il messaggio che ti sta lanciando Lilly.
Io penso (magari sbagliando) che uno dei motivi per cui le persone ad un certo punto riescono a mettere in maggiore ordine i pensieri e a soffrire sì, ma diversamente, e a sentirsi più lucide, anche più ottimiste, sia anche che, attraverso una serie di alleggerimenti e di cure per se stessi hanno abbassato il livello di confusione stress in surplus. Che è una cosa molto meno mentale e molto più fisiologica di quel che si pensi.
Il resto rimane certamente, ma è come credere, guardando una casa sotto la pioggia, che la casa sia la pioggia…
che esempio cul… si capisce????
Purtroppo vado di fretta e quindi forse mi sono spiegata malissimo, spero di no…
:O
Il messaggio era: la cosa buona dello stress è che, se te ne prendi cura, rientra!
vi bbbbbacio 😀
Si Luna, quello che dici
(“a volte può esserci un passaggio, tra idealizzazione e obiettività, in cui, i nodi vengono al pettine, e c’è un passaggio anche di rabbia e demonizzazione…”)
io l’ho attraversato. Ho visto lui e la nostra storia, TUTTA la nostra storia, come il festival dell’orrore. Ho visto lui come la cosa più viscida della terra. E si, ho praticamente rivissuto tutti i flash, come su una macchina del tempo impazzita.
E mi sono sentita la persona più imbecille della terra.
Ecco, questo è un passaggio che a me ha fatto malissimo. Perchè appunto sono io ad aver scelto quella persona… quindi sono io, persona più stupida del globo, ad aver scelto deliberatamente di accoppiarmi allo schifo assoluto.
Adesso la vedo in maniera diversa. Io ho sbagliato a scegliere, è vero, ma è anche vero che non avevo gli strumenti per essere capace di scegliere meglio (e questi non li ho ancora)… ma reputo anche vero che lui, all’inizio, non fosse bene identificabile come lo schifo assoluto (anche perchè non avevo gli strumenti per identificarlo come tale, certo).
Come dire, magari la storia era “malata” da subito, anzi sicuramente ci siamo scelti perchè “quello che non andava in me” si amalgamava bene a “quello che non andava in lui”. Non dico che la storia fosse bella e soddisfacente ma che “la percezione” era quella di una storia bella e soddisfacente. Io mi sentivo la persona più felice della terra, la mia percezione era quella. Nei 6 anni successivi, invece, no (ma questo lo capisco adesso, lo vedo bene adesso), se guardo indietro riesco a vedere il malessere che provavo e che all’epoca non individuavo in modo chiaro.
Non so se riesco a spiegarmi. Dubito che “il principe azzurro” si sia trasformato in rospo, certamente rospo lo era da subito, da prima ancora di conoscermi… e certamente qualche segnale c’era da subito ma in quel preciso momento, in quei primi 3 anni, io ero serena e le mie emozioni erano positive. Nei successivi 6 anni, invece, era come se vivessi in un certo senso nel ricordo di prima. Per me era almeno lì, che avrei dovuto drizzare le antenne e dirmi “alt un attimo, non sto più bene qui” (invece di far passare appunto 6 anni).
“Una specie di nylon che bisogna togliere per riuscire a vedere cosa c’è sotto veramente. Che poi, penso, sia il messaggio che ti sta lanciando Lilly. ”
Si! Intendevo questo.
E aggiungo solo un particolare.
Lo stress, spesso, è veramente generale.
Intendo dire che, spesso, la fine di una storia è il gocciolone (gigante….)che fa traboccare un vaso stracolmo di merda proveniente da tutti i settori della vita.
Il problema sta in questo: se a tutti gli altri fallimenti sei in grado di dare una spiegazione razionale che magari ti scusa e accusa solo gli altri (il collega arrivista, il cugino ladrone, il capo che fa mobbing, il cliente truffatore etc ) al fallimento di una storia in cui hai messo tutta te stessa…….non sai dare che una ragione…..una colpa, la tua, che sarà direttamente proporzionale alla grandezza che hai attribuito (immeritatamente) alla tua “dolce metà”.
Entri in un meccanisco di “Je accuse….me stessa!!!” e dai vita ad un processo in cui tu sei imputato, avvocato di controparte, pubblico ministero, giudice…..manca l’avvocato difensore….anzi c’è ma è uno di quei tipi bonari e paciosi che ronficchiano e si svegliano solo per gettarsi la toga sulle spalle ed appellarsi alla clemenza della corte.
E tutte le colpe che avevi buttato sugli altri tornano su di te com un boomerang.
Il collega non è più arrivista…..sei tu che sei una cogl….
Il cugino non è ladrone…….sei tu che sei una polla
e via dicendo….
Lo stress si allarga a macchia d’olio. Ovunque ti giri vedi dita puntate contro di te in un atto di accusa che diventa generale. E poco importa se tutte quelle dita sono le dieci dita delle TUE mani.
Per te sono atti di accusa e basta. Non importa che vengano da te.
La fine di una storia, spesso, è uno dei pezzi che compongono un macchinario infernale.
Ma è un macchianario. Si può smontare…..
“Il messaggio era: la cosa buona dello stress è che, se te ne prendi cura, rientra!”
Ecco, appunto!
Ciao a tutti. Un bacione.
ADA: ti sei spiegata benissimo, sei stata chiarissima.
E hai fatto pure un “lavoro” non da poco, perché quello che dici dimostra dei passaggi che hai fatto importanti, se mi posso permettere di notarli.
@Adesso la vedo in maniera diversa. Io ho sbagliato a scegliere, è vero, ma è anche vero che non avevo gli strumenti per essere capace di scegliere meglio (e questi non li ho ancora)… ma reputo anche vero che lui, all’inizio, non fosse bene identificabile come lo schifo assoluto (anche perchè non avevo gli strumenti per identificarlo come tale, certo).
@Nei successivi 6 anni, invece, era come se vivessi in un certo senso nel ricordo di prima. Per me era almeno lì, che avrei dovuto drizzare le antenne e dirmi “alt un attimo, non sto più bene qui” (invece di far passare appunto 6 anni).
Gli strumenti si acquisiscono. e si recuperano. E quindi ottimo.
Per quanto riguarda “avrei dovuto”: vista in maniera costruttiva (ecco, è andata così… ma il passato è quello che è, posso osservare come sono andate le cose, e perché, in modo lucido, ma ricordandomi sempre che ognuno, in una circostanza, la gestisce con i mezzi che ha in QUEL momento) questa osservazione è importante, ma l'”avrei dovuto” rischia di incastrarti (tu generico) se diventa colpevolizzazione, o senso di inadeguatezza o rabbia verso te stessa e similari.
tempo fa parlavo con un’amica, la cui amica è nel casino delle molestie morali. Lei mi diceva che è molto preoccupata per lei e che si stupisce (non era uno stupore nè giudicante, nè critico, era uno stupore… d’amore, fortemente empatico) e soffre ogni volta che l’altra le riporta delle cose che le dice il suo tipo (frasi che fanno venire i brividi per come, in poche parole ben assestate, lui la mette K.O. come se dicesse: passami il sale… Mentre in realtà in quelle frasi ci sono dei tomi di destabilizzazione e violenza verbale) o il racconto di alcune situazioni e la sua amica, seppure si rende conto che qualcosa non va… non drizza le antenne, non del tutto. Non come può drizzare le antenne un’altra persona (che non giudichi le cose con frasi fatte, ovviamente) da fuori che senta un esempio su tremila del suo quotidiano.
Io le dicevo che uno dei problemi è che se le antenne non si drizzano le ragioni sono molte, e una di queste è che difficilmente Tizio le sue stroncate o frasi al cianuro maggiori le spara il primo giorno… c’è un terreno che si prepara, un’assuefazione… un meccanismo di potere, sbilanciato, una danza a due fatto di piedi schiacciati (a volte ad averli schiacciati è solo uno, a volte due se li schiacciano a vicenda in continuazione, perché la dinamica è interconnessa) che non si rivela nella sua forma più eclatante il primo giorno, ma nel corso della relazione.
Proprio perché la relazione non è una fotografia, ma una cosa che si costruisce (o si destruttura) giorno per giorno. E qui scatta sempre il discorso del presente/dell’ascoltarsi/dell’attenzione.
I segnali ci sono ma varie possono essere le ragioni per cui non vengono colti, molte, ciascuno ha le sue nel grande bazaar delle ragioni. E la stupidità non centra una cippa. A volte non si colgono perché già sono vissute come famigliari. Magari non così eclatanti, ma magari c’è già un’assuefazione al sentirsi dire cose, per esempio, sedicenti per il proprio bene con toni al vetriolo e parole durissime. si conosce già quell’idea che il bene può passare attraverso l’aggressività. Ecco perché non si coglie il segnale da subito. Perché le figure di riferimento, in qualche modo, usavano quel metro, e perché c’è già una certa assuefazione al meccanismo conferma premio/disconferma ricatto/riconferma premio, e cose così. La ragazza di cui ti parlo è tutto fuorché stupida.
Grazie di essermi di aiuto, ne date davvero tanto. Io sono vissuta per tanto di etichette ed e’ proprio vero che fanno male, arrivi al punto che ti possono anche distruggere (metaforicamente parlando).
Lilly, e’ cio che mi e’ stato fatto notare in terapia, non riesco ad interiorizzare cio’ che e’ successo per utilizzarlo positivamente, ancora mi colpevolizzo, giustifico lui, il suo atteggiamento.
La voglia di ricominciare a vivere c’e’, se non l’avesssi avuta non mi sarei rivolta a qualcuno, compresi voi oltre che alla dott.ssa ma ancora spesso rimango li’ e ascolto il dolore, anche se per un decimo si e’ quasi annullato.
Vedi Ada, anche per me e’ un po’ cosi’, nonostante tutto. Mi accorgo che il dolore e’ diverso ma vorrei se ne andasse piu’ velocemente di quello che ha fatto fino ad ora.
Lilly e’ proprio questo il lavoro che sto’ facendo, devo imparare a volermi bene, non devo piu’ maltrattarmi, soprattutto a rispettarmi.
Non perche’ sono il Nobel per la pace, non perche’ sono la persona piu’intelligente, capace, etc.etc., ma piu’ semplicemente perche’ sono una PERSONA.
Sono caduta tante volte, rialzata con sbucci piu’ o meno profondi alle ginocchia; ho pianto tanto, cosi’ tanto che se le lacrime non fossero salate (ma sara’ poi vero che lo sono?!..mah!!) avrei potuto salvare dalla sete tutti i paesi dell’universo che soffrono di siccita’. Eppure sempre piu’ spesso adesso mi sento stanca sia di piangere, infatti lo faccio pochissimo, sia di ricadere, questo invece ancora troppo spesso.
Lulu’, e’ vero premio piu’ grande non potevo vincerlo….nonostante questo non capisco, allora sono masochista, ma che .azz. mi dispero? Ho passato tutto il percorso della sofferenza, l’umiliazione, la violenza morale, l’annientamento fisico e psicologico, con relativa consapevolezza di essere in questa situazione, fino a raggiungere il massimo , il peggiore, la voglia di sparire per sempre dalla faccia della terra per non soffrire piu’. Non e’ stata solo una idea astratta, per mia FORTUNA andata a vuoto….
E’ quando ti vedi da fuori, come in un brutto sogno, ti vedi cambiata, diversa, non piu’ equilibrata addirittura una larva che ti rendi conto dell’orrore che ti stai facendo. Io mi sono vista cosi’…non e’ solo colpa di lui se sono cosi’ adesso, sono io che l’ho permesso, se mi fossi voluta piu’ bene forse non sarebbe successo, dico forse…..oppure si….non ci capisco piu’ niente. Un giorno ce la faro’, spero succeda prima che LUI per un motivo o l’altro si rifaccia vivo, spero di essere abbastanza forte la prossima volta per non soffrire o peggio ricadere nella trappola. Mi prendo cura dello stress, purche’ rientri, forse non accetto piu’ le ricadute, anche se fanno parte del percorso. Vorrei che i momenti NI superassero di gran lunga quelli NO, per fare spazio definitivamente a quelli SI.
Un abbraccio a Naty, sono strafelice per il tuo stato d’animo….e come vedi ho ricominciato ad invadere di parole questi spazi. Con tanto affetto LULU
Ha incontrato uno che, sentendosi minacciato dal fatto che lei abbia enormi risorse, di autonomia, passa il tempo a vedere una Ferrari e a convincerla che è una Cinquecento. A rimanere fermo nelle sue posizioni granitiche, fuori discussione, ma ad accusare lei di egoismo in ogni manifestazione di autonomia, anche mentale. Salvo, poi, dirle che lei dove vuoi che vada lei senza di lui, così figo, che le spiega la realtà?
Alle volte, mi diceva la sua amica, quando lei arriva al punto da drizzare le antenne, e a rendersi conto che lui l’ha chiusa in una scatola di due metri per due (non importa che non abbia pareti, e che vivano a km di distanza) si sente sopraffatta dal fatto che siano 6 gli anni di questa storia. E dice: “mi ha rovinato la vita, ormai… Ormai che futuro posso avere ridotta così?”. (frase che conosciamo bene, ah? e quel “così” non è solo stato d’animo, non è solo stanchezza, e il frutto stesso di tutte quelle informazioni alla c.... sul proprio Io, sul proprio sè, che sono entrate per anni, come una dose di veleno nella minestra, quotidiana).
E allora, forse anche per non sentire di aver buttato via questi anni, per non sostenere il terrore di temersi così lesionata, per il fatto che lui ha spento la luce per avere il suo ruolo di faro… lei è lì che torna, in quei due metri per due. Perché, come diceva Lilly, fuori ti prende l’agorafobia, perché non hai più una mappa tua.
mentre in realtà, se tu la vedi quand’è lontana da lui fisicamente anche per un breve periodo, lontana dal suo raggio di influenza molesta, la vedi rifiorire… noti persino la sua espressione che cambia, la sua energia che sale, vedi le sue risorse, e comincia a rivederle anche lei… e poi vedi la sua espressione che cambia un’altra volta e la sua energia che scende di botto solo se lui la chiama al telefono… perché dopo anni bastano una parola, un silenzio, un tono, una frase non detta, non solo una detta, a far scattare i due metri per due…
Ma… questo è il lato buono, forse non siamo così lontani dallo scatto… tempo fa, dopo essere stata da una psicologa, lei lo ha lasciato. Ha cambiato il copione. Lui, ovviamente, è andato fuori di capoccia. Ed è partito alla reconquista. Lei,anche per quel terrore dei 6 anni buttati nel wc,è tornata, e ha mollato la psicologa. Perché con la psicologa aveva rotto dei meccanismi, e non era pronta a romperli del tutto. Dove sarebbe il lato buono? nel fatto che il lavoro fatto non si perde. E’ tornata con lui, ha provato a vederlo come prima, ma comunque, per quello che era stato seminato, ha iniziato un percorso di recupero di autonomia e di autogratificazione, che esula da lui. Di fronte a ciò, poiché sta perdendo il controllo della situazione, lui ha alzato la posta delle sue dinamiche, naturale. Ma lei ora comincia a sentire la differenza, dove sta bene e dove sta male. Si ascolta.Più avanza la sua parte sana e più lui si rivela la stonatura.Qualcosa da dentro si è mosso.E’ tornata dalla psi
Luna, nella mia precedente ho scritto LULU e mi ero rivolta a te, sono proprio SBROCCATA…
Ho appena letto cio’ che scrivi, e’ di quella la paura di cui parlavo io,di quello che ha fatto la tua amica. Io so che comunque i miei dieci anni li ho buttati strabuttati, ma non ne voglio buttare altri. Meglio sola……Ma non sono sicura di avere ancora la forza di rifiutare quei due metri per due…almeno di non averne completamente.
Si sente la differenza di dove stiamo bene e dove male caspita se la sentiamo, sentiamo anche che se, con “loro” stavamo in ansia 25 ore al giorno adesso da soli ne stiamo 23 ore. Il miglioramento c’e’ eccome se c’e’ anche se minuscolo, ma ecco che non ci sembra giusto che finisca cosi’ allora (parlo per me) chissa’ se c’e’ possibilita’ di RIRIRIRIprovare, forse questa potrebbe essere la volta buona!!!! In realta’ sai benissimo che non ci saranno piu’ volte buone con questa persona, MALEDIZIONE ma allora la smetti di pensare, pensare e……sperare che torni, anche se non vuoi ammetterlo neppure a stessa?! Ma siamo davvero complicati, almeno io lo sono molto, troppo.
Gli altri che mi vedono, almeno esteriormente mi vedono “migliorata”, mi dicono di vedermi meno tesa, piu’ tranquilla, a volte quasi spensierata, forse l’ultima e’ una parola troppo grande da utilizzare, ma in realta’ anche io mi vedo un po’ diversa, poco poco migliorata, ma la paura e’ tanta. Non so’ se e’ per “scaramanzia” che mi dico di stare ancora molto molto male oppure perche’ a volte voglio ripensare per rifarmi del male, visto che me lo “merito”….la psicoterapeuta mi dice che sono ambedue le cose insieme, ma fosre quella che prevale e’ la seconda, devo espiare, secondo me, secondo la mia testa ancora straconfusa qualche cosa che neppure io so’….Allora che accidenti voglio, voglio stare meglio o stare ancora male?! Le contraddizioni in questo momento sono tante, non voglio piu’ stare con lui, pero’ vorrei essere con lui ancora nerlla nostra casa; non voglio soffrire piu’ pero’ continuo a pensare che avrei potuto sopportare ancora…..la mia testa e’ un rimescolare di pensieri, speranze, paure; e i sentimenti? Quelli sovrastano la ragione, allora non so’ piu’ chi sono, non so’ cosa fare qyando lo incontro insieme a lei, piango, urlo, grido da sola in auto e poi rido perche’ qualcuno preoccupato si avvicina e mi chiede se ho bisogno di aiuto, figura di .erd.! Allora mi dico ALT! Ferma un attimo, ma sono pazza? No, non lo sono, ho solo bisogno, tutto sommato di continuare a fare cio’ che ho fatto ngli ultimi tempi….andare avanti e guardare sempre meno indietro, mio Dio pero’ quanta fatica!!!!!LULU
LULU:
@allora sono masochista…
NO, e ancora NO e NO
Cosa devo fare, Lulina? 🙂 (Lulina sarebbe un’espressione tenerella tenerò a tuo indirizzo) scrivertelo con la scia di un areoplano che passa sopra la tua casa??? 😀 magari potessi:
LULU NON E’ MASOCHISTA
Gli “enalotti” come questi, Lulu, non sono come quelli per cui guardi i numeri e dici: cazzarola, ho vinto! e cominci a saltare per tutta la casa cantando dudududududù yeyè… e pensando che andrai a comprarti un’auto in un concessionario di lusso e manderai a ca… il capufficio rompip…
(a parte che si destabilizza pure chi ha vinto l’enalotto per davvero, perché è un cambiamento ecc e quindi vedi te…).
Macché… al momento una li vede anche come l’ennesima disgrazia…
anche perché vanno contro, spesso, il tenace progetto di riuscire a cambiare un uomo, dandogli 6700909090 possibilità di fare quello che lui non vuole… (o non può), cambiare appunto. di cambiare la realtà – una relazione disfunzionale – in una storia d’amore foriera di gioia e serenità.
affinché, cambiando, lui, possa risanare le ferite che lui o la storia ci ha provocato, e nel frattempo… mentre non cambia… evvai che si accumulano in corsa altre ferite… altri ricordi brutti che proprio lui dovrebbe risanare…
ecco perché io dico che è un bene. Dico che lui adesso è ancora esattamente quello che è, ma non sta lì in faccia tua, ogni giorno, a fabbricare insieme a te dei brutti ricordi. Andandosene fuori dalle balle ti ha lasciato finalmente lo spazio di accorgerti che hai voglia di fabbricarne di nuovi e di buoni, per te.
Non te ne accorgi subito?
Naturale anche quello.
poi però, passo dopo passo, un giorno ti guarderai indietro:
meno male…
meno male perché un giorno glielo avrei detto io di andarsene dalla mia vita, visto come mi sento ora :DDDD ma è andato fuori dalle balle prima… 😉
Ti sembra impossibile?
Eppure in storie come queste, mia cara Lulu, è ciò che accade quando la parte sana e positiva torna su. Torna su e dopo che per tirarla su hai fatto la tua bella strada col cacchio che fai entrare su quella strada qualcuno che, con quella strada, non centra una cippa. E ti accorgi che i suoi “incantesimi”, o malefici che siano, non funzionano più. Non perché hai smesso di essere masochista, ma perché sei uscita dalle maglie di dinamiche che ti aveva addormentata. E ora invece sei sveglia. E non ti rattrista, intendiamoci, che gli incantesimi non funzionino. Perché non era una magia, in senso buono, quella che è finita. Altrimenti non saremmo qui a parlarne…
Ma ora stai come stai, ed è naturale che tu sia così “piena”.
Ma una cosa tienila in mente, per favore, o tienila in panza, ancora meglio:
ricordati che questa, di adesso, è una fase così che non dura in eterno. E che, anche con la tua terapeuta, ci stai lavorando su.
Questa più di ogni etichetta è una cosa importante.
Hai letto “la principessa che credeva nelle favole”?
E’ un libro non pesante ma per molti versi “distenebrante”.
Baci baci