La fine improvvisa di un amore
Riferimento alla lettera:
Caro Direttore, scrivo questa lettera in quello che credo essere il momento più brutto della mia vita. Ho 29 anni e dieci giorni fa il ragazzo con cui ho diviso gli ultimi sette anni della mia vita, così improvvisamente, dopo cena, si è slacciato le scarpe, si è seduto sul...
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Data di pubblicazione: 22 Marzo 2006
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Categorie: - Amore
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Qualche volta, quando sono proprio giù, vengo qui e leggo un po’, così, salto da una pagina all’altra. Non ricordo neppure se ho già scritto (in altre discussioni di questo sito l’ho fatto) e non so perchè lo sto facendo, se è per “parlare” con qualcuno o per parlare con ME. Io non mi capisco. Mi dico che, ormai da tanti mesi, sto provando ad uscirne… ma è vero? Mi sto sforzando davvero? E allora perchè mi succede, come adesso, di smettere di guardare la realtà oggettiva e di scoppiare a piangere ripetendomi che mi manca? Io lo so che, razionalmente, non può essere lui a mancarmi. Lo so che amo solo l’idea che avevo di lui, so di aver amato per anni quello che lui fingeva di essere.
Quello che fingeva di essere. Non lui.
Lui, quello vero, forse neppure lo conosco. Eppure ci ripenso, piango, mi dispero, voglio che torni, anche insieme a tutto il suo bagaglio di bugie. E allora giro in tondo, un giorno mi dico che sto andando avanti, che ne sto uscendo, che è meglio così! arrivo anche a ringraziare Dio per quello che è successo, per avermi fatta smettere di vivere in un mondo di fantasia, per avermi fatto vedere la realtà… e il bello è che io forse neppure ci credo in Dio. E il giorno dopo? Il giorno dopo lui è nuovamente nella mia testa, come adesso, e io ricomincio a frignare. E mi sento patetica, mi prenderei a schiaffi.
A’ Natalì, me pareva che te gavevi temperamento! :PPPPP
ciao, sono el cugin de Luna, Bepi, detto Lunotto.
‘scolta, sono d’accordo, e anche mia cugina secondo mi, perché anche a ela questi qua, che fanno soffrir le brave ragazze non ghe piasi mica gnente, ma non se pol far, Natalin, me sa… Luna ti direbbe perché è “mejo la non violenza”. Io ti dico che dopo questi due ne manda tutti in canon! Che poi sarebbe la prigion, o magari, mentre gli facciamo quel faccion, che dici tu, ci facciamo anche dolor (perché tu hai le spale grose, ma mi no tanto, secondo me mi fanno un occio nero… che quando ziocavo a calcio da piccolo fazevo el raccattapalle, perché non avevo il fisico).
Non è mejo risparmiare le energie, gli ossi intieri, e anche i bori, cioè i soldi, della cauzion, e farci tutti, per dir, una bella crociera, cosa dici? Cos’te par a ti?
E dopo, quando la nave se stacca dal molo, con la crema solare e l’amaca pieghevole in valigia, e el depliant della spiaggia con le palme gli facciam a tutti ‘sti qua, che abbiamo lasciato a terra, el gesto de l’ombrello!
Anche mia cugina fa segno de sì.
😉 😉 😉
SONIA: aspetta un attimo, che sposto Toni Lunotto dalla tastiera 😉 :PPPP
Ti ringrazio per le tue affettuose parole, ma semplicemente mi ricordo quello di cui abbiamo parlato in questi mesi, Sonia.
E ho solo riportato le cose che, a suo tempo, mi pareva, avevi detto tu esprimendo quello che sentivi.
Mi ricordo davvero la fatica che hai fatto per “ricentrarti”, ascoltarti.
Per dire dei sì e dei no, che non erano facili. Mi ricordo i tuoi dubbi, il tuo tormentarti, ma anche i tuoi sorrisi, la spensieratezza in più, per come ho potuto leggerli da uno schermo.
Per il resto… sarò banale, ma… ascoltati 🙂 la solita amica panza 🙂
forse, chissà, sei tu che non sei pronta ad innamorarti adesso, e questa storia è un po’ una “simulazione di volo”?
Proprio anche frequentando una persona così diversa dal tuo “ideale”, per far girare un po’ l’aria, per vedere cosa c’è là fuori, per sperimentare un po’, per non impegnarti troppo?
Ovviamente io questo non lo so 🙂
puoi saperlo solo tu, de panza, sempre 🙂
penso che credere che non ci si innamorerà come prima, in un primo momento, sia proprio normale.
E il primo momento non dura un giorno.
Difficilemente, credo, ci si può sentire subito pronti all’amore, anche ad aprire tutti i canali.
Ma non dura neanche in eterno, penso che impressioni come queste, in generale, scolorano via via, mentre, da dentro, piano piano, capiamo cosa cerchiamo, vogliamo 🙂 e finiamo di “stiracchiarci”.
Come il corridore che dopo un infortunio non può subito correre una maratona, abbiamo anche bisogno dei nostri tempi, anche per aprirci di nuovo, completamente. Ma perché magari perché siamo ancora un po’ in inventario di noi stessi.
Ma non credo che sia una cosa drammatica. Tutt’altro, credo che sia una cosa sana. E fisiologica, persino.
Forse il bisogno di stiracchiarsi, dentro, dei nostri muscoli. Se si dice che bisognerebbe farlo ogni mattina, prima di partire per una nuova giornata, magari un motivo c’è 🙂
lo fanno anche i gatti, più volte al giorno 😉
Possiamo scoprire anche, per dire, che il nostro concetto di “ideale” è cambiato. Ma sono cose che si assestano, e scopriamo, vivendo.
Mentre il concetto di stare bene, però, dovrebbe essere sempre al primo posto.
Già nelle piccole cose. Non serve tirare il motore. Saper accellerare, rallentare, frenare quando ci pare il caso, e anche mettere la marcia del “riposo” e del risparmio energetico, forse è il segreto?
Alle volte anche godersi la nostra lentezza.
Tu sai sentire cosa ti fa stare veramente bene, ti appaga o no.
Secondo me è così, perché quando ti sei ascoltata bene, con le frequenze pulite :), ti sei sempre saputa dare le risposte, nel tuo presente. Anche quelle piccole risposte che fanno la differenza. Sai scegliere. Anche di non scegliere.
Non dimenticarti di stare bene, la chiave è lì.
Io penso che saprai restare o andartene da una situazione se non ti senti bene più dove stai. E sarà perché ti sei ascoltata. E saprai quello che vuoi.
E non intendo le rispostone, ma nelle sensazioni, presenti.
Che non vuol dire che sia grave non sapere. Vuol dire che a volte va bene anche quello.
Non hai dei creditori che ti corrono dietro, puoi anche fermarti a prendere un caffé o a fare una metaforica passeggiata, senza fretta 😉
Bacio grande 🙂
E buon uikend lungo a tutti 🙂
Ciao Naty, non ti nascondo che (a volte) anch’io gli darei na paccata de botte a quer grande fio de na….(nun me fà parlà…………….anche perchè sua madre la conosco molto poco. Va be’ che in genere si dice che da un melo non nasce una pera…..ma forse il melo da cui è nata la mela MARCIA è stato non la madre ma il padre…..o forse è stato portato sulla Terra da una cicogna str…a…..). Scherzo naturalmente. Personalmente credo che il gene della bastardaggine non esista. Non è colpa del dna l’essere più o meno str….ognuno di noi è il risultato di ciò che gli è capitato, di ciò che ha fatto capitare, di ciò che ha lasciato che accadesse e di ciò che non ha potuto evitare da quando ha cominciato a gattonare.
Ciao Luna Mi è capitato spesso di aggirarmi con una faccia da killer imbestialito quando dentro di me c’erano i boy scout che cantavano allegramente la canzone del castoro. A dire il vero mi sono sempre chiesta cosa provoca queso disallineamento tra espressione e stato d’animo. E la cosa strana è che il disallineamento spessso si appiana quando interviene un terzo che magari non sa nulla di te ma non si lascia ingannare dalle apparenze……o se ne frega delle apparenze ……il che o capita per la disperazione (l’affamato che ti ferma per strada chiedendoti soldi quando, per la faccia che hai, avrebbe paura a chiederteli persino il cassiere della banca in cui stai facendo un versamento…)o per il fatto di essere su questa terra nello stesso momento (lo sconosciuto che non ha poi nulla da perdere se ti giri verso di lui mostrandogli i denti come un pittbull affamato a cui hai malamente calpestato una zampa) o perchè si è su questa terra e ci si vuole stare nel modo che si ritiene il migliore in quel preciso istante (anzichè stare da soli nella propria affollata solitudine partecipare ad un affollata riunione di sconosciuti).
Tutta questa premessa per dire che a volte si sente il bisogno di quegli altri che non conoscendoti sono in grado di ascoltarti senza avere la prevenzione innata di chi sa che magari tuo nonno aveva fatto a botte con Caio o che la tua prozia aveva una storia con il bottegaio e che quindi ……”se le è capitato questo o quest’altro…….lo son già di famiglia va là…..brutta gente uhhhhhhhh”.
Il che è il lato b dell’argomento “partecipare” ai forum.
Nel forun Lilly è Lilly e non “la figlia di” o “la nipote del” e parlando dici anche tutte quelle cose che altrimenti terersti per te in virtù di quella riservatezza che la non riservatezza altrui impone.
E sempre nel forum Luna è Luna, Naty è Naty, Lulu è Lulu e via dicendo. Liberi di essere, liberi di parlare, liberi di approvare, dissentire e anche di non leggere se una considerazione viene percepita come una str..ata o provoca uno sbadiglio da “rischio incastro della mandibola con necessario ricovero ospedaliero…..”. E’ questo il bello del forum. Poter parlare liberamente e sopratutto poter “ascoltare” (va beh….leggere) liberamente sapendo che nessuno ha motivo di raccontare palle. Perchè dovrebbe????
Salve a tutti.
Naty io sono d’accordo con te.
Se ho la possibilità e l’occasione di buttare in faccia tutto il mio sdegno a quell’ex una volta che mi son liberata della sottomissione psicologica in cui mi ha tenuto per tanto tempo dò fiato ai polmoni e pure alle mani.
E non ci trovo niente di sbagliato a dimostrare apertamente che son arrabbiata, perchè è giusto che lo sia.
Insomma il tizio mi impone di viaggare a 15 vagoni da lui pur stando con me e io ho accettato per tanto tempo facendo un’ingiustizia a una me stessa che pur di non perderlo sorbiva in silenzio senza protestare trovando pure delle giustificazioni a questa violenza che mi veniva inflitta e ora che ho capito, che ho aperto gli occhi non dovrei andar da quel verme a dirgli semplicemente “sei un verme e mi hai manipolata, raggirata per farmi fare quello che hai voluto te ma ora te lo sputo in faccia, e poi fai, pensa, ciò che ti pare ma io sto qui e chi se ne frega….??…e fare questo o altro finchè ne ho voglia?
Invece no…dovrei ancora cercare di risolvere il mio problema della rabbia dentro di me, non la dovrei sentire, non devo reagire così, ancora una volta, dopo essermi autoanalizzata ed aver sofferto per non aver protestato e non essermi liberata subito da quella violenza morale, dovrei starmene lì al mio posto, o non farmi trovare sotto l’uffico perchè passano loro?..
L’indifferenza diffronte a questi episodi non c’è, arriverà ma per il momento non c’è e chi se ne frega di cosa penseranno o faranno o risponderanno, intanto per una volta dò sfogo IO a quello che sento dentro la mia panza….
Se uno mi dà un calcio è giusto ribellarsi e non cercare il perchè la mia gamba si trovava lì così che la prossima volta posso farla trovare da un’altra parte. Colui che ha sbagliato è quello che mi ha dato il calcio e non io che stavo lì, perchè se passavo dilà vuol dire che un motivo valido lo avevo, io non sono passata dilà per prendere calci o darne. (questa credo sia una legge universale).
Oppure Sonia che dopo tutto sto tempo, dopo tutto quello che ha sofferto, dopo tutto il faticoso lavoro che ha dovuto compiere su se stessa per staccarsi lei da qella situazione, trova che il cuore dell’ex è ancora vicino al suo, perchè non dirgli brutto cretino hai rovinato tutto, prima di girare i tacchi oppure di ributtargli le braccia al collo??
Non ce ne dobbiamo stare sempre in silenzio ed elevare i nostri pensieri in una dimensione di distacco da ciò che ci è successo, così nulla ci può più toccare.
Come diciamo sempre ci è successo, purtroppo ci è successo ma per quanto io possa aver sbagliato verso me stessa quello o quella con me si è comportato da schifo e sarebbe giusto che paghi.
Una buona dose di autostima credo sia avere anche il coraggio di protestare una bella volta per il male subito.
Un bacione a tutti
E se lo fa……va beh….purchè sia una palla utile.
Personalmente credo di avere sufficiente lucidità da saper distingure chi sta facendo un taglia e incolla di tomi di psicologia e chi, magari, si è avvicinato a quei tomi cercando delle risposte al proprio vissuto o è ricorso ad un aiuto esterno e porta qui la propria esperienza.
Non mi è mai passato per l’anticamera del cervello che tu stia raccontando delle palle utili….scopo tesi di laurea.
Porti qui la tua esperienza esattamente come tutti noi. Forse la tua è più documentata.
Luna & Margherita. Siete due persone splendide perchè siete qui a produrre, ognuna secondo i propri modi, l’effetto cordata.
Scusate se parlo sempre di me ma IO (………..io Asino 1°….come diceva la mia maestra) ho tratto il mio personale beneficio sia dalla pacca di Margherita che dagli interventi di Luna. E l’ho tratto quando la diffidenza, la confusione che ho (ancora) dentro si è aperta e mi ha fatto vedere le cose per come sono e non per come lo stato d’animo di quell’istante me le ha fatte vedere.
Spero che nessuna delle due, per nessun motivo, se ne vada altrove…..
Ciao Ada, qui sei in buona compagnia di persone che stanno ancora girando in tondo come i cani quando vogliono coricarsi e “si fanno la cuccia”.
Penso che l’aspetto positivo a cui aggrapparsi come un naufrago si aggrappa ad un ramo in mezzo all’oceano sia il fatto di rendersi conto che stiamo quantomeno girando e non siamo sedute lì ad aspettare gli eventi. Da lì, da questa consapevolezza parte tutto.
Non ti dico che poi il percorso è in discesa…..no. Non è così.
Ma è un comunque un percorso che, indipendentemente da salita, discesa, pianura, non avremmo mai fatto se non avessimo scollato le chiappe dallo scomodo sedile a cui eravamo saldate.
Un bacio a tutti. Buon week!
Ciao Toni Lunotto eheheheh! ciao tutti!
Ovviamente sono contro la violenza, eh! :-))
NATY: Bepi Toni Lunotto (quanti nomi ga ‘sto qua? eheheheh) ricambia.
Il mio concetto di non violenza, basilarmente, è un concetto di non violenza verso se stessi, prima ancora che verso gli altri.
C’è un istinto, dentro di noi, credo, per cui se qualcuno ti assale all’improvviso e ti tira uno schiaffo, metaforico o vero che sia, hai tre possibilità (ammesso che con lo schiaffo non ti abbia fatto svenire), lasciando perdere il fatto che uno schiaffo ti stupisce e destabilizza (a meno che tu non sia molto abituato a pigliare schiaffi, il che, per adattamento, credo abbassi il livello di stupore… e non è un bene per niente… mi sa…).
a) restituirlo
b) proteggerti con le mani o con le parole
b)scappare/chiedere aiuto
(che credo siano le reazioni più immediate)
E, nell’immediato, hai pochi istanti per reagire, nella maniera che sia più salvavita per te.
Il problema di restituire il cazzotto è che, se non sei una/uno, a cui piace menà, e la tua reazione è stata fisica/difensiva/offensiva immediata, se trovi qualcuno a cui piace menà, e che è più grosso di te, di schiaffoni ne beccherai 150. Anche verbali. Perché chi usa la violenza come mezzo di comunicazione, a differenza di te, non ci sta, non ci sta di sicuro. E alzerà la posta. A meno che non lo stendi. Anzi, la sua rabbia, o il suo potere su di te (ti ha sfidato per mettersi in posizione di forza, quello conta per lui) si nutrirà pure del tuo cazzotto e te ne arriveranno una scarica. Chi mena alla cieca, che siano cazzotti o parole, non ha il filtro di non fare male, in quel momento vuole fare male.
Vuoi davvero rimetterci il naso?
Me lo sono chiesta, tanti anni fa, quando un ragazzo/fenomeno che girava dalle mie parti, e che si vantava delle risse che provocava, appuntandosi una medaglia al petto per ogni naso che aveva spaccato e per ogni persona che era scappata, mi ha provocato verbalmente e mi ha presa per un braccio. L’ho guardato come si guarda qualcuno a cui si dice: a me no! Non ci sto, bello! Mo’ te meno!
E onestamente un cazzotto glielo avrei tirato volentieri. Anche per quel senso di giustizia per cui ti dà veramente fastidio uno che va in giro a provocare e a menare la gente. Ti verrebbe voglia di essere quello che gli dice: a stron… non puoi passarla sempre liscia.
Ma a distanza di anni ancora mi ricordo che ho pensato:
“ma, onestamente, a me frega di rimetterci il naso?”.
proprio no.
E ho preferito che lui si appuntasse al petto la medaglia di Luna che aveva ceduto e se n’era andata, piuttosto di Luna che, per tenergli testa, pure se con onore, e per difendere il suo orgoglio, girava con un naso da pugile e due tamponi.
Perché era un co…ne, e perché era uno che non avrebbe capito niente nè beccandosi quel cazzotto e tantomeno se qualcuno gli avesse spiegato perché non se mena la gente.
Per inciso anni dopo un giorno ha fatto lo stronzo con qualcuno che era più grosso e più cattivo di lui, e l’hanno fatto nuovo. E tutti dicevano: be, sono anni che se la
cerca, e nessuno, credo, gli ha portato un mazzo di fiori all’ospedale, mentre aveva due gambe e due braccia in trazione, eccetera.
E non si tratta di giustizia divina, mi sa, si tratta del fatto che era un co…ne fino in fondo. Neanche capace di riconoscere chi era veramente più grosso e cattivo di lui, e di avere l’intelligenza, in quel caso, di pensare lui se meritava rimetterci due gambe, eccetera, nel nome del suo gioco del bronx o della sua rabbia che chissà da dove veniva.
Altre volte, nella vita, mi sono dimenticata del mio naso, metaforico che fosse, della priorità salvavita, e ho accettato una sfida che non era la mia, facendola diventare la mia. E nutrendo, rispondendo agli schiaffi verbali con le parole, che fossero pure spiegazioni del perché era ingiusto lo schiaffo, a chi nutriva il suo “potere” su di me proprio con le mie stesse parole.
Anche perché se dici a qualcuno tante parole, in cui c’è anche un’intenzione di ribellione, ma alla fine resti, è come niente.
Se gli spieghi che sta sbagliando, e hai ragione, ma di fatto resti avanti a farlo sbagliare con te, è come niente.
Se gli ripeti “tu mi fai soffrire così!” e uno va avanti a farti soffrire lo stesso forse ti verrà il dubbio che, per qualche ca—o di motivo suo, è esattamente quello che vuole, che le cose restino come sono, anche se sono a svantaggio tuo. Perché, in qualche modo, nella tua fragilità, che manifesti anche a parole, c’è un suo vantaggio.
Se giustifichi una scelta tua, anche in controtendenza con il suo potere, comunque è con lui che ti giustifichi, o senti che vuoi che sappia della tua scelta, e sei quindi in qualche modo dipendente. Anche dall’informarlo che sei libero da quel potere.
C’è un’altra reazione che hanno spesso le persone afflitte da schiaffi, morali e (a volte anche fisici) reiterati. Si nascondono. Cercano di sparire. Sapendo che da una parola o da uno spostamento d’aria può nascere un disastro, una sfida, una battaglia, o l’ulteriore molestia, anche inconsciamente (spesso anche continuando a pensare: io lo amo) si nascondono. Salvo esplodere, alle volte, in un disperato tentativo di difesa quando neppure sparire o controllarsi la vita e i pensieri per non far scoppiare bombe, o avere un barlume di armonia è sufficiente. “Ho fatto tutto, accidenti, e non ti basta mai! Non lo vedi?”. Sì che lo vedono. Ed è anche lì che sta il punto. Nel potere che si allarga, nella dinamica che, alla fine, funziona. Perché uno dovrebbe cambiare una dinamica che gli procura un vantaggio? il controllo.
Non credo di avere mai detto di negare la rabbia, di negare il senso di frustrazione e neanche di costringersi all’indifferenza. Non ho mai detto di pensare che chi ci ha ferito in realtà era un bravo ragazzo e di mandargli dei fiori. Dico un’altra cosa, che una persona deve fare quello che si sente. Ma che la sensazione di aver rotto la dipendenza nasce dentro, non fuori. Nel fare una scelta perché ci va, non per dimostrare qualcosa, neanche a noi.
Un passo avanti e 3 indietro, che ci posso fare se capitano tutti a me
Oggi dato che nn lavoravo sono andata all’orario di punta al superm. e chi ti trovo la mia cara ex cognata che a differenza del fratello almeno ha la faccia tosta di guardarmi, anzi di fissarmi ma se pensava che avrei abbassato gli occhi si sbagliava e anche di grosso, infatti ci siamo guardati per circa 3 secondi poi ha girato sui tacchi e se ne andata, era raggiante, felice e soddisfatta tutto il contrario di me ma almeno nn gli ho dato la soddisfazione di mostrarglielo, anzi il contrario sembravamo due leonesse che lottavano di cui solo una alla fine sarebbe stata vincitrive e io so che a vincere è stata lei in quanto me l’aveva detto che con suo fratello sarebbe finita (nn ero alla sua altezza, come nn lo era quella prima e nemmeno quella prima ancora) e io l’avrei capito solo a fatto concluso. Avrà pure vinto saranno tutti soddisfatti di come è andata ma prima o poi anch’io mi riprenderò la mia rivincita (almeno spero)ancora è un pò presto ho bisogno di spazi grandi dove nn ci sono mura che chiudono il mio essere per riuscire a rivivere e uscire da questa vita maledetta
un bax
Ciao Naty. Ho dimenticato di chiederti…..vero che un pò di ironia, due sorrisi, fanno stare un pò meglio? Fanno quasi venir voglia di alzarsi dal letto (reale o metaforico che sia) e mettere il becco fuori per vedere se il mondo è sempre un grande vespasiano super frequentato o c’è ancora qualche essere umano, come te (e come noi, mi azzardo a dirlo…..) che non è stato trasformato dai Visitors in una figura mitologica mezzo uomo (o donna) e mezzo rifiuto organico?
Ps. dove la metà umana è l’aspetto esteriore e la metà rifiuto organico è l’aspetto interiore!!!!!
Maia: non conosco la tua storia con lui ma dalla descrizione che hai fatto della tua ex cognata posso solo dirti che per essere all’altezza di certa gente non bisogna essere delle Wonder woman. Anzi…..basta essere alte circa 35-40 cm. ossia la distanza che separa il pavimento dal cerchione de water che queste persone sono.
Ho giustappunto davanti un water e vedo che è il più maestoso tra tutti i sanitari. Fiero, slanciato, con un non so che di eroico.
Ed è vero!
E’ eroico il suo essere lì pronto a ricevere, tutti i giorni (o quasi) un cumulo di m….che può essere anche notevole.
Certa gente, probabilmente, porta negli occhi la fierezza della consapevolezza del poter portare dentro di sè un quantitativo enorme di mer…..senza esserne soffocata…..
perchè per loro è un elemento naturale.
Un pesce crepa se finisce in acqua? Certo che no!!!
Ops….è quasi l’ora di cena. Scusate il tenore gastrointestinale del mio post ma quando ce vò ce vò…azz.
Ciao ciao. Un bacione!!!
MAIA: capisco il tuo stato d’animo, e perché ti sei sentita di sostenere quello sguardo, perché era importante per te.
Ma ora non tormentarti pensando a quello che ha pensato lei, e con questa faccenda della vittoria, che davvero, sai, non ha senso.
Riflettiamo un attimo insieme, se vuoi.
Non perché tu non possa essere incazzata nera nei confronti di questa qua, che non ti piace, e a quanto racconti ne hai ben donde, ma perché tu stai implodendo in un concetto di “vincente/perdente” che fa male a te.
Prima di tutto non lo sai cosa le è passato per la testa, mentre ti guardava. Davvero non lo sai. Puoi leggerle nel pensiero?
Lei può leggere nel tuo? NO.
Lei può pensare anche una caterva di cazz.te e scegliere di pensarle lo stesso, anche che tu sei bionda mentre sei mora, o viceversa (magari sei rossa, ma è uguale 😉 qualsiasi sguardo tu abbia. Su questo non hai controllo.
Terribile? No, fantastico, perché ti libera dalla necessità di stressarti per farle cambiare idea.
Le sue idee sono un problema suo. Può aver pensato a qualsiasi cosa. Se hai letto uno sguardo di sfida nei suoi occhi probabilmente ci sarà anche stato…
ma, sinceramente… che tristezza. Che tristezza per lei aver bisogno di lanciare sguardi di sfida alle ex di suo fratello, se così è, e mettersi in competizione giudicando se sono alla sua altezza oppure no e facendo funesti pronostici, e essere contenta se ci azzecca…
Lo dici tu che nessuna delle ex del fratello secondo lei erano all’altezza… ma, dico, sarà mica un problema suo questo?
e poi… all’altezza di qualcuno… che frase del cacch… ma che vuol dire? è una frase assurda di per sè.
non obiettiva non solo nei confronti delle ragazze che lui ha avuto, ma anche nei confronti di lui.
Ma in generale è una frase che non ha senso. Le persone non sono più o meno all’altezza delle altre.
Tu hai avuto la sensazione di poter essere “scoperta” perché ti senti scoperta, ti senti ancora “quella lasciata”, cose così, e quindi in posizione di debolezza.
Ma in realtà questa lotta tra le leonesse non esiste.
Non esiste questa sfida aperta.
Esiste se tu l’accetti. Altrimenti lei può fare tutti gli sguardi del mondo, ma poi,frustrata, fingere che stava cercando un detersivo, perchè sta guardando nel vuoto, perché la sfida è caduta nel vuoto.
Come quando saluti qualcuno dall’altra parte della strada, alzando il braccio, e ti accorgi che quello non ti ha proprio visto… e allora fai ehm ehm, e abbassi il braccio, o fingi che ti stavi grattando la testa 😉 o ti fai una risata.
Se tu ti rendi conto che, per te, non ti interessa questa sfida automaticamente la battaglia delle leonesse non esiste.
E allora non diventa più un problema abbassare gli occhi, e quindi pensare di aver perso, o sostenere lo sguardo, per dimostrare di non aver perso, ma dirti che tu sai che lei ha vinto…
perché il concetto vincente/perdente non esiste più.
Quando riuscirai ad uscire da questa percezione di te “perdente” rispetto a questa storia, rispetto ai pronostici di caia e alle idee di tizia, se anche incontrerai la famosa cognata quando lei ti guarderà negli occhi forse tu sarai impegnata magari a pensare alla scelta della marca dei surgelati. E il fatto che lei possa pensare che tu sia così, colì o colà, non ti interesserà più.
Facile a dirsi, dirai…
Ma il fatto è che, al di là del dolore che senti per la fine della storia, molto del tuo stare male, e sentirti chiusa tra quattro pareti, sta proprio nel continuare a dirti che sei “maia quella lasciata da”, “maia quella perdente secondo x”, “maia che non è riuscita a dimostrare alla cognata o buh che non avevano ragione”. E’ anche lo stesso concetto di rivincita (perché la rivincita presuppone restare ancorata al concetto di aver perso rispetto a qualcuno o qualcosa) che ti tiene ancorata, e che non ti fa sentire nello spazio più grande, dove sei Maia che vive, Maia che è, e basta, non Maia rispetto a lui e al corollario di persone che centrano con lui.
Riesco a spiegarmi?
Lo ripeto, so che non è facile, ma un conto, ripeto, è che stai male per la storia finita, un conto è questo carico che ti tieni addosso con il concetto perdente/vincente, e il dover dimostrare di non essere più perdente.
Non devi dimostrare niente a nessuno. Nè al tuo ex, nè ai suoi parenti.
Vuoi stare meglio tu, sentirti più serena tu, ed è un’altra cosa.
Frasi come “loro hanno vinto” “io ho perso” non solo non ti aiutano a stare meglio, ma ti mettono psicologicamente anche in una condizione di inferiorità nella quale in realtà non sei assolutamente.
Sei in condizione di fragilità, che percepisci, perché, dopo la fine di una storia, stai recuperando delle parti di te e la convalescenza ha i suoi tempi. Ma puoi recuperarti prima se invece di preoccuparti di cosa pensano gli altri di cosa è successo, o su chi sei o cosa provi, ti concentri invece su di te, in modo costruttivo.
Quella storia è finita, Maia.
Fa male, lo so.
Ma, come diceva qualcuno, credo Raganella, mesi fa:
costruisciti la tua città.
Cioè uno spazio dove incominiciare, sempre più, a lasciar vivere maia per chi è al di là di questa storia finita.
Non significa negare il dolore, o il senso di frustrazione, ma coltivare quel mondo più esteso che senti di desiderare.
Anche per poco tempo al giorno, coltiva quel mondo in cui lui non c’è, non c’è più e in cui le persone che facevano da corollario a quella storia sono solo persone, tra tante persone al mondo, che ora non centrano più con il tuo presente.
Mentre nel tuo presente ci possono essere nuove persone, anche da conoscere (intendo dire anche amiche), situazioni nuove, sensazioni nuove.
Coltiva il mondo esteso come una piantina, annaffiandola ogni giorno, e al contempo cerca di togliere, almeno un po’ al giorno, l’acqua e il nutrimento ai pensieri erbaccia.
Sperando che non accada, la prossima volta che incontri la cognata prova a non accettare la sfida, a distogliere lo sguardo, se ne hai voglia, ma non sentendo di abbandonare il campo, ma dicendoti che quello che pensa lei è un problema suo, non tuo. Perché tu sei maia che sta facendo la spesa, e sta vivendo la sua vita. E la tua vita, come va o non va, non è affar suo. Neanche come ti senti.
Bacioni 🙂
LILLY, ridere fa bene, sì! 🙂
Un saluto a tutti!
ciao a tt
è da un pò che nn scrivo nn perchè nn abbia niente da dire ma per mancanza di tempo
Questa settimana è stata faticosa in ogni senso,e per finirla in bellezza sono appena rientrata da un matrimonio, che tristezza, quanta amarezza e quanta delusione per quello che anch’io avrei voluto, ciliegina sulla torta un mio amico mi dice di essersi fidanzato e nn vede l’ora di presentarmela, che bello conoscere i fidanzati degli altri che bello andare ai matrimoni degli altri che bello accompagnare la tua amica per le spese del suo futuro bambino che bello sapere che tutto lo devo vivere in terza anzi no in quarta o quinta persona.
La novità è che sto frequentando una comunità di preghiera e pensare che sono o ero atea ancora nn lo so, ma nei momenti di carestia qualsiasi cosa sembra buona, infatti mi sto pure leggendo la bibbia chi l’avrebbe mai detto… penso che il mio cambiamento spirituale sia solo una forma di difesa dove nella società in cui vivo i miei amici sono o già genitori o si sono sposati o si devono sposare o sono fidanzati, e quindi ho bisogno di sperare che qualcosa prima o poi cambierà, che nn pioverà solo dove ci sono io e fer farlo devo credere in qualcosa, a qualcosa in questo caso di soprannaturale, che possa placare la mia sete, la mia fame di sapere di vedere e di capire quando ormai nn c’è più niente che devo sapere non c’è più niente che devo vedere e nn c’è più niente che devo capire ma bisogna sono mettere una piccola parola dentro il mio cervello (che ultimamente fa i capricci) che è: FINE, per riuscire a vivere ben ancorata nel presente, e vivere alla giornata senza proiettarmi ne nel passato(di come era) ne nel futuro (di come sarebbe stato)
Nonostante tutti i buoni propositi che mi ripeto in continuazione la paura di ricominciare e più forte di quella di vivere e questa è la mia misera verità
Ciao anche a te Lilly e ciao a tutte/i. Non lo so, anche io certe volte mi ripeto che almeno non sono ferma ad aspettare, in balia degli eventi, come un oggetto inanimato. Poi però mi domando appunto se è reale questo mio “muovermi” o se mi prendo per i fondelli da sola. Come posso dire… una parte di me si sforza di uscire anche quando non ne ha voglia, di viaggiare, di fare una telefonata all’amica per una chiacchierata o un giro in centro anche se starebbe volentieri a fissare il muro, di fare sport, di provare a cambiare lavoro ecc… insomma, una parte di me prova a vivere in qualche modo ma un’altra… mamma mia, un’altra parte di me sta solo aspettando che LUI torni. Certe volte, davvero, mi sembra solo di occupare il tempo nell’attesa che, alla fine, si verifichi in maniera naturale una di queste ipotesi:
a) il suo ritorno;
b) averlo dimenticato.
Poi, ho i momenti in cui mi ripeto che non voglio + saperne, che è un bene sia andata così e bla bla bla. Ma in questi giorni ho proprio messo la retromarcia, altro che girare in tondo.
Io mi sto preparando la strada per il manicomio, altro che ca**i.
Anche quando esco e magari rido e scherzo (perchè almeno adesso riesco anche a ridere) mi sembra di essere in una situazione surreale, di vivevere la vita di qualcun altro!
@ Ho letto questa cosa scritta da Iris:
La novità è che sto frequentando una comunità di preghiera e pensare che sono o ero atea ancora nn lo so, ma nei momenti di carestia qualsiasi cosa sembra buona, infatti mi sto pure leggendo la bibbia chi l’avrebbe mai detto… @
e mi viene da ridere (risata isterica ndr.)… perchè anche io (che sono sempre stata “agnostica tendente all’ateismo”, per provare a spiegarlo in breve) PREGO! cosa che per me è un’assurdità ma proprio mi sto aggrappando a tutto. A tutto.
Scusate il discorso sconclusionato ma oggi mi sento una pazza. Come già detto ero giù da qualche giorno… e ieri l’ho visto! L’ho visto per un nanosecondo. Non lo vedevo da quasi 8 mesi (ci siamo lasciati, no, mi ha lasciata, da 9) e non ci sentiamo + da quasi 3 mesi. E ca**o mi manca!
Lui ha un’altra vita, lui sta con un’altra persona (e probabilmente già dagli ultimi mesi in cui stava ancora con me, e ho dei validi motivi per dirlo), lui ha fatto le sue scelte legittime e sacrosante… e se anche tante volte mi sono detta che è uno str**** (perchè ha avuto decisamente comportamenti tali molte volte, insomma, ci sono stati tradimenti negli anni che ha sempre negato ecc… tante cose), alla fine SO che non lo è, non del tutto. SO che è un essere umano che ha fatto delle cose ma mai con lo scopo di farmi del male, non con il fine ultimo di danneggiarmi. E SO che comunque, negli ultimi tempi, lui in qualche modo ha sofferto nel prendere una decisione, nel chiudere questa storia. Insomma, io, alla fine, non posso neanche odiarlo. Lo sto giustificando? O semplicemente capisco che è una persona, solo una persona, e non può essere perfetto?
Il punto è un altro, lo so…
…il punto è che mi ha fatto del male, non importa se volontariamente o no, e io devo allontanarmi da chi mi fa stare male, non devo sperare che torni per farmene ancora… lo so.
E non ci riesco.
Io nella sua vita non ci sono più e non ce la faccio.
Ieri. Io non credo che il problema sia stato semplicemente vederlo. Avete presente quando si va in giro per i locali e si nota un/a conoscente ad un tavolo e magari non si ha voglia di femarsi a salutare per dire due frasi di circostanza, così si tira dritto, facendo finta di non averlo visto? E invece, quando si vede un amico, ci si avvicina, lo si chiama per attirare la sua attenzione se non ci ha visti, perchè ci fa piacere fare quattro chiacchiere, soprattutto se non ci si vede da molto…
E la persona con cui dormivi? La persona con cui camminavi mano nella mano in quegli stessi posti? La persona con cui ti sei seduta a quello stesso tavolo miliardi di volte, facendo finta di non vedere “gli altri”? Adesso quella persona è diventata “gli altri”, io per quella persona sono diventata “gli altri”.
Per me è veramente assurdo.
Ciao a tutti,
Ada ti capisco benissimo! Leggere ciò che tu scrivi è come passare in rassegna quello che ho io nella testa e nel cuore. La differenza è che tu il tuo ex l’hai rivisto. Io non ho la possibilità di vederlo perchè ci troviamo a circa 700 km di distanza e, sinceramente, non so cosa sia meglio.Non è assolutamente vero il detto “lontano dagli occhi lontano dal cuore”…io il mio cuore l’ho lasciato li dov’era fino a due mesi fa e sapere che probabilmente non avrò più il modo di rivederlo mi fa tanto male. Capisco che forse sarebbe molto peggio incontrarlo e vedere in lui indifferenza nei miei confronti, ma non so, in questo modo mi sento privata delle possibilità di poter in qualche modo far qualcosa. Come te mi rendo conto che forse non è lui che mi manca, perchè una persona che ti fa tanto male non può mancarti, non puoi sentire il bisogno di essere presa in giro, ma ora è difficile. Alterno i momenti di lucidità,che possono durare anche giorni, in cui mi dico che è meglio che sia andata così, che con lui avrei vissuto una vita d’inferno, che non ha avuto rispetto per me, a momenti di disperazione totale, nei quali sento che mi manca nella maniera più assoluta.
Iris, anche io come te sono stata costretta a partecipare al matrimonio della mia migliore amica, a subire tutti i preparativi, il viaggio di nozze, estetista, parrucchiere…che ansia! Tutte cose alle quali avrei dovuto dedicarmi io tra qualche mese. Ma come si fa ad entrare in un gruppo di preghiera? Io ero credente, ma da un pò di tempo ho seri dubbi sull’esistenza di un Dio che guarda da lassù e premia le persone che meritano.
Ada, le sensazioni che provi e descrivi sono tutte naturali, e non sono cugine della pazzia, tra cui sicuramente questa:
@Adesso quella persona è diventata “gli altri”, io per quella persona sono diventata “gli altri”.
Per me è veramente assurdo.
che è molto chiara e chiaramente destabilizzante, perché racchiude in sè molte cose. Penso che sia una delle sensazioni più vivide che si provano alla fine di un amore.
come diceva ligabue… di siamo scambiati la pelle, le ossa, qualcosa del genere…
Il punto è che ognuno sa per sè quale sia l’entità interna di quelle sensazioni, e quanto queste parlino di… uno scollamento tra emotività e razionalità. Dove la razionalità, paradossalmente, non è tanto quella per cui ti dici “non è poi così grave” bensì “non ne uscirò mai”, e il lavorio mentale, per dare voce alla panza che brombola di sensazioni. E’ quello che fa sentire “pazzi” alle volte. Pensare, come noti giustamente tu, che la risposta sia tra gli opposti: esserci dentro con tutti e due i piedi, o sentirsi lontani dalla cosa 350 chilometri. Invece si sa che in mezzo ci sono mille e mille sfumature, che portano verso la “guarigione”.
quando io dico che la fine di una storia, al di là dell’amore finito, è un trauma, non è solo un mal da amore, ma ovviamente ci investe a più livelli emotivi, con varie connessioni interiori, e a volte anche blocchi, penso al fatto che nel momento in cui si rimane fissati nel trauma, qualsiasi sia il trauma, e ci si rende conto che quel trauma limita pesantemente la vita e ci stanca moltissimo cercare di uscirne girando in tondo al suo interno, o avendo la sensazione di stare fermi, e ciò arreca un disagio, può valere la pena di andare a farselo sbloccare, da ci è in grado di centrare i vari… files interni, emotivi, che sono rimasti bloccati.
E di aiutarci a tirare fuori le NOSTRE risorse per ripartire.
E a volte basta anche molto meno di quel che si creda. e vale più la pena che girare in tondo o sentirsi bloccati o emotivamente “scollati” da se stessi. Certo, dipende quanto…
quanto si sta male e quanto si sente di non riuscire ad afferrare realmente le proprie risorse, e di girare in tondo in modo implosivo…
tornare a ridere e al contempo sentirsi ancora feriti, convalescenti è normale, quando si è in “recupero” e in “trasformazione” come accade in questi casi. Fluire nella vita è sempre un bene, anche se una parte di noi si sta ancora riposando. O sta soffrendo.
Se ridiamo davvero sono vere entrambe le cose… che siamo più aperti alla vita e che stiamo ancora male.
Razionalmente ci si può ripetere tante cose, ma la verità è che quelle parole hanno un peso diverso se il loro senso è interno.
E chi ce la fa, così, come fosse bere un bicchier d’acqua? nessuno. Perché una storia d’amore, importante, per ciascuno di noi rappresenta moltissime cose, non solo la persona che abbiamo incontrato e amato, ma anche una parte di noi stessi, che abbiamo messo in gioco, dato e che adesso sembra vagare senza trovare più un approdo, un senso.
Riallargare la percezione al fatto che quella storia non era il mondo, non era tutto di noi, non è immediato.
La fine di un amore è quello che è (nel senso che è un cambiamento, in casi come il tuo, deciso da un altro, e non possiamo cambiare le decisioni degli altri e il sentire degli altri) e fa sempre male, ma dipende anche cosa rappresenta per noi, e come riusciamo a vivere l’elaborazione di questo “lutto” emotivo.
La razionalità in tutto questo centra molto poco, perché il centro del problema è emotivo.
come tu cogli perfettamente, anche se poi la testa, per dare delle risposte al dolore emotivo, bloccato, parla, e spesso urla proprio. Urla cose come:
senza di lui non potrò vivere.
non è possibile.
e ti fa sentire “scollata” da te stessa, che è una delle sensazioni peggiori, perché fanno pensare di andare fuori di capoccia. Mentre non è così.
Ora, il tempo per rielaborare la fine di un amore ha… i suoi tempi. Quanto mai banale, quanto mai vero.
E’ emotivo e pure fisiologico.
Nessuno si sveglia la mattina dopo come nuovo, e tutti, credo, a distanza di tempo hanno ancora delle domande in testa, dei pensieri, delle sensazioni.
Il punto non sono gli otto mesi, ma come una persona si sente.
Il problema è che alle volte si richia di andare in fissazione. E la fissazione può costruire dei castelli di pensieri campati in aria. Ma che sembrano avere mura grosse, invalicabili.
E’ possibile sentirsi bene, sapere di aver fatto moltissimi passi avanti, e poi, di colpo, per un avvenimento esterno o un pensiero, avere una “ricaduta” per cui sembra invece di non averne fatto nessuno, piangere come un vitello per ore e credere, davvero, in quel momento, di aver passato tutti gli otto mesi a piangere come un vitello e assolutamente bloccati, anche se non è vero. Ma è la violenza emotiva di quel momento a dare la sensazione di non aver fatto nessun passo.
E dopo, passata la tempesta, rendersi conto che, invece, non si sta così male. Che è stato un momento che… fa parte del gioco.
Perché le nostre sensazioni non sono qualcosa di stazionario, e continuamente ci assestiamo.
Oppure si può sentirsi bloccati sul serio. Bloccati, e invalidati, in qualche modo, da questo blocco. Fermi là, sofferenti, e insieme sempre più stanchi, angosciati. E allora il problema può essere una risposta “ansiogena” al problema emotivo.
E’ differente un livello “fisiologico”, sopportabile, naturale in una rielaborazione di questo cambiamento emotivo che ti ha travolto otto mesi fa, da una condizione di fissità nella quale non ci si riconosce, e che si ha la percezione di non riuscire a superare.
E’ chiaro anche che più facilmente una persona scrive in un forum quando si sfoga per uno stato di malessere (e fa bene se gli giova) che quando sta bene e sta piantando margherite in giardino pensando che è una bella giornata di sole. anche perché nel primo caso sta rielaborando razionalmente dei pensieri emotivi per metterli in parole.
Già, Ligabue
“Si fa presto a cantare che il tempo sistema le cose, si fa un po’ meno presto a convincersi che sia così… so che sei la più brava a non andarsene via, forse ti ricordi ero roba tua… e ci siamo mischiati la pelle, le anime, le ossa ed appena finito ognuno ha ripreso le sue… forse ti ricordi sono roba tua”
Solo che LUI si è ripreso le sue, a me ha lanciato indietro le mie e io non so più ricomporle, non mi ricordo più come stavano messi i pezzi prima che arrivasse lui.
Ok, straparlo.
Ciao e scusami Luna, il resto lo rileggo/rielaboro dopo, adesso non sono capace, non sono “lucida”.
Ieri notte poi sono uscita con gli amici e questa mattina presto, tornando a casa, gli ho mandato un messaggio. Dopo 3 mesi senza nessun tipo di contatto…. gli ho scritto che mi manca. Sono un’idiota. Naturalmente non ha risposto e non risponderà (abbiamo smesso di sentirci telefonicamente, 3 mesi fa, proprio perchè avevo avuto un crollo pazzesco e gli avevo detto che per me non era una cosa superata, che stavo malissimo ecc… e così lui mi ha detto che se dovevo stare così male non mi avrebbe più chiamata).
Ciao steffy, pensa che io e lui siamo a più di 1500 Km di distanza ma lui continua a venire qui (c’è la sua famiglia) ogni volta che ha le ferie, sempre negli stessi cavolo di periodi (sai, 25aprile/1maggio, estate, natale…). Sempre. Quando potrebbe starsene lì, dove c’è la sua nuova ragazza o andare da amici sparsi per l’italia…
Basta, adesso vado un po’ a correre.
Ciao Ada. 1 anno 1 mese e 3 giorni dall’ultimo incontro. 9 mesi e 19 giorni dall’ultima e-mail e telefonata civile. Ogni volta che lo vedo mi sembra di essere risucchiata all’indietro, come se fossi attaccata ad una corda elastica che, ad un certo punto, è più forte di me e mi tira indietro. Però ho notato che ogni volta la corda elastica mi lascia andare un metro più avanti rispetto al punto in cui mi aveva lasciato la volta precedente…..
Va bene così.
Un giorno lui sarà così piccolo da diventare solo una delle tante immagini che popolano il nostro bagaglio di ricordi.
Per ora loro è ancora la valigia più grossa, quella che non ti lascia chiudere il bagagliaio e che ti fa bestemmiare come un dannato.
Mi sono rassegnata ai tempi lunghi, alle ricadute, ai piangi&ridi, agli sbalzi di umore perchè ho capito che sono tutte tappe di un percorso ad ostacoli che mi porterà, prima o poi, lontano da lui e vicino a me stessa.
Onestamente non credo nei gruppi di preghiera (quando non c’è una fede sottostante, ovvio)perchè mi sembra un modo per uscire da una gabbia ed infilarsi in un altra….
Posso provare a dire “grazie signore grazie” all’infinito” ma la corda elastica resta, gli ostacoli restano……la luce in fondo al tunnel, però, la vedo senza che ci sia un sacerdote o un qualsiasi altro “funzionario religioso” ad indicarmela.
Perchè è una luce che brilla dentro di me e che deve solo uscire fuori.
Se guardi bene dentro di te nei momenti “si” quella luce….e beh…la vedrai anche tu!
Ciao Ada. Ciao a tutti!
@LUNA e @MARGHE
Scusate se mi intrometto nel discorso, un pò di tempo fa scrivevo nel forum riconquistare l’ex, ma visto che mi è stato chiesto un commento diretto da Marghe preferisco darlo direttamente sul forum…le mi conosce sa che quello che penso dico e non importa se poi la gente sparisce….l’importante, la sola cosa che conta è il rispetto….Non sopporto le persone che dicono quello che pensano come molti di questi tempi anche se hanno vissuto esperienze negative, pensando di essere le sole ad esserci passate….questa cosa mi offende terribilmente….ci sono modi e modi di dire le cose e NESSUNO dico NESSUNO ha il diritto, solo perchè pensa che la sofferenza ti dia il diritto di parlare e di puntare il fucile e sparare a zero di farlo appunto senza rispetto…@LUNA hai fatto bene a rispondere e a sentirti offesa e anche a non rispondere più a chi non sa di cosa hai tu nel cuore,lo sarei anch’io e lo sono, anche se non ti conosco e anche se ritengo Marghe un’amica, ma so quanto ho patito io le molestie morali….da una vita, e ancora ne sto subendo le conseguenze e sto a fatica cercando di uscirne…
A me sembra un attacco personale, che non ha ne capo ne coda, qualcosa che neanche i bambini delle elementari fanno, qualcosa che tra persone civili e con dolori diversi ma pur sempre dolore, si dovrebbe evitare….
Perchè ci resto così male?
Perchè Marghe sa, che quando si parla anche dicendo ciò che si pensa, e questo è lecito, non sempre quel parlare deve essere offensivo anche se mascherato da buonismi…siamo grandi e vaccinati e oltretutto non sappiamo cosa abbia passato LUNA o cosa abbia passato SIMONA o chiunque altro in questo forum , perchè alla fine è vero che ci sfoghiamo ma ognuno ha la sua croce e se la tiene portandone il peso e soffrendone anche per tempi che possono essere indefiniti e lunghissimi….
Non entro in merito di nulla, parlo solo delle mie esperienze che sono mie e basta o di Luna che parla delle sue e basta e a fatica sta per quanto visto cercando di aiutare con le sue parole ponderate e sagge di stare vicino a chi ne ha bisogno….sei ammirevole sul serio!
Ora scapperà il putiferio, ma non me ne importa nulla, perchè avrei reagito allo stesso modo, e quando si scende in basso non si può continuare ad infierire, bisogna anche avere il coraggio e l’umiltà di chiedere perdono….se questo non avviene meglio tagliare i ponti, non c’è ragione che tenga.
@Marghe…tu sai benissimo cosa penso,ne abbiamo parlato tante volte e sono cose nostre, ma sai benissimo anche che quando te la sei presa con me io ti ho risposto…ora mi sento presa in causa e ti rispondo ugualmente…critico chi non ha il coraggio di parlare in faccia lo sai, perchè non ci si può difendere, e tu sei liberissima di dirmi in privato o qui cosa pensi….ma metti un limite alla tua rabbia…perchè spesso se ci ficchiamo in certe situazioni…non è colpa di chi sta al di fuori…
Spero di essere stata chiara…Un abbraccio Simo
ADA: figurati 🙂 meglio la corsa 🙂 🙂 🙂 Ottima idea 😀
SIMONA: ti ringrazio per il tuo intervento, per il fatto che hai speso le tue energie e il tuo tempo per dire la tua a riguardo di qualcosa che non toccava direttamente te.
Ho già detto come la penso riguardo questa questione specifica.
Per il resto, come dici giustamente tu, il proprio vissuto appartiene a ciascuno, e ciascuno sceglie chi renderne partecipe, e come. Soprattutto quando si tratta di un vissuto così carico come quello di cui parliamo in queste pagine.
baci 🙂