La fine improvvisa di un amore
Riferimento alla lettera:
Caro Direttore, scrivo questa lettera in quello che credo essere il momento più brutto della mia vita. Ho 29 anni e dieci giorni fa il ragazzo con cui ho diviso gli ultimi sette anni della mia vita, così improvvisamente, dopo cena, si è slacciato le scarpe, si è seduto sul...
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Data di pubblicazione: 22 Marzo 2006
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Categorie: - Amore
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Grazie Tina. I complimenti sono sempre ben graditi.
E ricambiati. Ganza l’idea di Sirio, me gusta l’accostamento…
Scherzi a parte…..so che i miei interventi recenti possono piacere, suscitare la più marmorea indifferenza o stare (e tanto) sulle palle
In effetti quando stai male, quando ti senti sull’orlo del baratro, quando non stai capendo più nulla ed il dolore ti soffoca una specie di Obama versione Zelig show che ti allarga le braccia gridandoti”Yes we caaaaaaan” magari ti fa svalvolare.
Ma anche lo svalvolo è pur sempre una reazione.
E (secondo me) ciò che ha fregato molti dei partecipanti a questo dialogo è stato proprio tutto il tempo passato nell’immobilità assoluta come se un grande gioco delle belle statuine ci avesse fagocitato a tempo indeterminato congelandoci proprio nel momento in cui avevamo assunto la posizione più dolorosa che potessimo assumere.
Il mio fumo? Sto trascorrendo le 16 ore non lavorative a rimurginare su un’enorme quantità di informazioni che sto acquisendo per poter svolgere al meglio la tesi di laurea con soggetto “Lilly e quelli/e come lei” e per cui voglio acchiappare un 110 con lode, bacio accademico, pubblicazione e clap clap clap dei docenti (rigorosamente tutti in piedi!)! Tantissime informazioni vengono da voi.
Il mio fumo siete anche voi…..
Rimurgino anche sul prima…..a quando ero già una Linea (te lo ricordi lo spot della Lagostina? Io si…..mi faceva morire…) e quando mi incazzavo finiva con tutti (o quasi) che ridevano…..e quando ridevo finiva con tutti (o quasi) che mi accompagnavano in coro…
L’imb…lle , invece, ha fatto come nella pubblicità (sempre della Lagostina). Si è manifestato come una grossa gomma e mi ha cancellato.
Ed il problema è che l’ho lasciato fare.
E’ questo che voglio evitare che accada di nuovo in futuro. Se non posso pretendere che gli altri non mi vogliano cancellare posso però evitare di lasciarli fare.
Naty, ti capisco e mi spiace non poter fare niente di concreto.
Perché quando il problema è (anche) pratico, quando magari c’è l’affitto è da pagare e non riesci a bonificare al padrone di casa un sorrisone+spese ….è inutile mettersi la parrucca in testa, il nasone rosso, far finta di dare una culata per terra, scatenare l’ilarità e ringraziare tutti porgendo una margherita.
Posso immaginare dove infileresti quella margherita……..
Dici che stai mantenendo la calma.
Si, ok, continua a stare calma ma nella misura in cui quella calma non sia solo apparente, rigorosamente esterna ed in realtà nasconda una quantità enorme di energia negativa che riversi dentro te stessa rischiando che esploda macellandoti dentro.
Non ti aiuterà a trovare un lavoro decente, lo so, ma almeno se ‘sta cavolo di energia la butti fuori in qualche modo non rischi di farti, da sola, troppo male dentro.
Il “ male dentro” è subdolo. Se ne sta ben nascosto dietro il “male fuori”, quello pratico, quello monetizzabile, convertibile in valuta.
So si persone che hanno persino vergogna
a dire di stare male dentro (magari per motivi di natura emotiva) perché c’è una bolletta arretrata……
Poi, ad un certo punto, il male dentro esce allo scoperto zompa in avanti con l’agilità di un velocista in odore di podio e ti stronca.
E a quel punto potresti avere l’occasione fortunata che ti porterebbe a pagare le bollette tue e di tutto il tuo vicinato ma il male di vivere, quell’energia negativa accumulata dentro ti porterebbe nella migliore delle ipotesi a vedere tutto come attraverso la grata del convento delle monache di clausura, nella peggiore…….discesa libera senza protezione verso un grande buco nero che ti mangerebbe in un sol boccone.
Nella mia vita lavorativa ho messo tutto il mio impegno, ho preso e sto prendendo (e prenderò) tante cantonate anche belle pesanti a cui ho resistito….argh….qualche volta con una fatica enorme…..(ma, devo dirlo, ho afferrato al volo anche qualche buona occasione…..), non riesco mai a fare previsioni certe, ad avere un budget su cui basarmi, se faccio due progetti sembra sempre che la loro realizzazione debba implicare l’intervento del Mago Merlino con la sua sfera di cristallo e la bacchetta del magica…. “Bidibibodibibodibibù la rata del mutuo me la paghi tu?
Nel momento in cui metti tutto l’impegno e tutta l’attenzione hai fatto la tua parte.
Il resto è alea allo stato puro. E l’alea non è che si concretizza in qualcosa di buono o di pessimo a seconda che tu il tuo atteggiamento sia di frustrazione alla massima potenza o di cauto ottimismo speranzoso.
L’alea no, cara Naty, ma il tuo umore, il tuo dentro, la tua mente ( a panza) SI!
Ora penserai: “Mbè?? E quindi? E allora?
Uh! Ti rispondo “alla genovese” (mi scusino i genovesi per il massacro della frase…..):
E mì….. alua…..alua ninta”!
Nel senso che una soluzione non ce l’ho se non l’invitare a sfogarti, a raccontare, a svuotare, a maledire per poi dire lo stesso “AHHHHH” che può uscire dalla bocca di una persona stitica che ha appena vinto la sua personale battaglia con la tazza del cesso….…..
Però ti riporto paro paro una bellissima frase di Luna datata ieri: “ci sono tappe del viaggio che non puoi proprio sceglierle, puoi viverle e basta, tenendo stretto il timone, e cercando di imparare anche dall’acqua che entra in barca”.
Per me ha espresso l’essenza della vita in 29 parole! Grazie Luna.
Ciao a tutti. Un bacione.
IRIS: @la cosa brutta delle storie che finiscono non è il tempo trascorso insieme ma il tempo che si da o si perde per una storia finita.
Sicuramente il tempo serve per ripensare e capire, per trovare delle scuse e per colpevolizzare lui o noi stessi…
il tempo per trovare delle scuse e per colpevolizzare noi stessi o lui, hai ragione, è tempo perso.
Infatti colpevolizzare noi stessi, gli altri ecc non serve a niente. Mai. Mangia energie.
E la rabbia, quando smette di essere reattiva e funzionale, diventa un pugno nello stomaco che ti porti dietro da solo.
Qui non lo facciamo, osserva questo. Non credo. Non credo che stiamo a colpevolizzare. Credo che guardare avanti o guardare indietro osservando delle dinamiche, togliendo il concetto di colpa, ma guardando che a volte ci si incastra in certi funzionamenti, senza saperlo, sia un’altra cosa.
O anche ammettere che qualcuno che abbiamo incontrato, fosse anche un santo o un diavolo, non era la persona per noi.
O se lo era comunque non c’è più, e quindi non ci resta che raccogliere baracca e burattini e stare nella realtà, che al momento… la realtà ci offre. e vedere cosa possiamo farci, ora, di quella nuova realtà.
L’essere umano, molto spesso, passa da due concetti opposti: la colpevolizzazione (se avessi fatto questo o quello… non valgo una cippa, sono sbagliato io è tutta colpa mia) e la passività (la vita è qualcosa che ti arriva addosso come un treno e tu non puoi farci niente, gli altri sono tutti sbagliati, anche se io sono buono me la beccherò sempre in quel posto).
Passa dall’idealizzazione al pessimismo cosmico.
L’essere umano molto spesso passa il tempo a tirare testate su ciò che non può cambiare, tentando di cambiarlo a tutti i costi, e a non usare le energie invece per ciò su cui può intervenire.
In realtà la vita è fatta di avvenimenti e altre persone, fuori da noi, che non possiamo ovviamente controllare, nei pensieri, nei sentimenti, nelle motivazioni, nel funzionamento.
Non possiamo scegliere al 100% e mai possiamo scegliere per gli altri. Ma scegliamo anche più di quello che pensiamo. Scegliamo di restare o di andare, di perseverare o rinunciare…
Ci ritroviamo persino a scegliere se restare o no in una storia che di fatto non esiste più perché qualcuno ha già scelto che non c’è.
La realtà non è rose e fiori, e ci sono mazzate da cui davvero puoi non risollevarti più. Ci sono problemi che possono davvero mettere un muro tra te e la vita, definitivo.
Ci sono malattie mentali e fisiche che davvero condizionano la vita pesantemente, che invalidano.
Ma ci sono anche invalidità che crediamo di avere e non abbiamo. Ci sono anche botte da cui possiamo risollevarci e perdiamo un sacco di energie senza rendercene conto.
Non sto facendo un discorso di relativizzazione, che odio. Non sto dicendo che c’è un dolore di serie a e uno di serie b. Il dolore è dolore, e se ti senti a pezzi ti senti a pezzi. La fine di un amore è un trauma. E se sto qua a scrivere
di certe dinamiche e delle molestie morali e di quanto l’incontro con la violenza (agita/subita e anche molto sottile) possa provocare un dolore e uno stato di prostrazione che rischia di diventare invalidante è perché penso che ci sono dolori più nascosti, ma non per questo meno forti, sui quali, però, grazie, a Dio, è possibile intervenire. Da dentro, per riparare le lesioni.
Intervenire da sè su di sè, intendo, scoprendo che è possibile.
LILLY: mi hai ricordato una mia amica che ha smesso di fumare (io no) e che dice che la sua vita “metropolitana” ha ancora i suoi stress, ma almeno non ha più quello delle sigarette 😉
E calcolando che secondo me esistono gli uomini o le relazioni sigaretta direi che l’esempio in qualche modo ci sta 😉
E il tuo esempio sullo struzzo mi ha ricordato anche un’altra cosa (tra le mie libere associazioni e le tue, eheheheheh 🙂 quando il mio gatto, se aveva paura, metteva la testa sotto il mobile, pensando di essersi nascosto, ma in realtà restava fuori con corpo e coda…
chissà quante volte nella vita abbiamo creduto di proteggerci, perché mettevamo la testa sotto l’armadio, ma in realtà volendo, potevano essere mazzate… Stare fuori con tutto il corpo, gli occhi, la capoccia, e la panza in primis (ascoltandola) con un’attenzione consapevole rispetto alla realtà merita senz’altro 🙂
Ho superato degli scogli dentro, che è la cosa più importante. alcuni che c’erano già, e in buona fede non lo sapevo, altri che si erano creati.
Mi è capitato di vivere situazioni simili, perché le persone (anche in famiglia) mi proponevano nuovamente i loro meccanismi, ma di viverle io in modo diverso e di reagire diversamente. Ed è per quello che insisto su certi punti.
A volte dall’altra parte non si è mossa una virgola, ma ho visto come il copione in realtà non sia scritto, anche se certe dinamiche sembrano avere una fissità. Voglio dire che se anche dall’altra parte il copione non cambia può cambiare comunque il tuo. Saperlo fa la differenza, come ascoltarsi.
E penso che Tina capisce cosa intendo 🙂
Tina ti mando un grande bacione 🙂 🙂 🙂 🙂
NATY: mi dispiace molto per il groviglio.
qui stai dando molto, quindi l’energia c’è.
NATY: Penso anche che ci sono dei momenti nella vita in cui, cazzarola, possiamo proprio essere stanchi, e sentirci demotivati, anche e soprattutto se siamo sempre stati dei combattenti.
E non mi metterò nel ritornello (capisco che ti possa nauseare, anche e soprattutto se sei stanca e hai le riflessioni che hai) ma permettimi di dirti, perché lo penso, di me, che essere dei combattenti, se serve, è comunque una fortuna. Sarebbe meglio se non servisse, ma se serve è un bene essere dei combattenti. L’importante è non combattere nella direzione sbagliata, che è una cosa che frustra i combattenti, ma a volte può capitare. E anche di non rendersene immediatamente conto mentre ci si sta dentro.
O di combattere contro se stessi, che è peggio.
Io credo che la sensazione groviglio a volte capiti anche perché abbiamo bisogno di riaggiustare un certo tiro dentro di noi, fondamentalmente credo che le crisi di questo tipo, se non ci implodi dentro e non ci caschi come in buco nero, siano in realtà dei momenti in cui l’energia c’è eccome, solo che è in qualche modo bloccata. Ma a volte è bloccata come se fosse al box a farsi dare un’occhiata ai pneumatici e al motore, per poi ripartire.
Personalmente comprendo anche il tuo dire che non parli perché non ti piace girare a vuoto. Io se ho un problema preferisco usare le mie energie per centrarmi, valutare, anche de panza, e risolvere le cose piuttosto che girare in tondo con le parole. Ciò non significa che a bisogno io non mi sfoghi (lo sanno le mie amiche che se ho bisogno mi sfogo eccome ma sanno anche che se non lo faccio vuol dire che non ne ho bisogno, non è la cosa che mi serve in quel momento) o che mi chiuda e non vada, se ne sento il bisogno, anche sul monte Uazzabbì Uazzabbà ad ascoltare l’oracolo. Ma ci sono dei momenti in cui uno sente che gli elementi ce li ha, e non li mette fuori perché li ha già. E non vuole disperdere le energie parlandone, perché ha bisogno di quelle energie.
Tuttavia è chiaro – anche se di primo achito non mi sembri il tipo – che se invece in qualche modo stai implodendo dentro al tuo groviglio: sfogati!!!
Per quanto riguarda l’amore forse (forse, sottolineo forse, perché è la tua vita, e non mi permetto) il problema sta proprio nel fatto che hai dato, hai sempre avuto rispetto ecc alle persone che non erano quelle giuste, e che non hai modulato il dare a seconda delle circostanze e dell’effettivo ricevere. E per quanto riguarda il rispetto lo considero prioritario, però bisogna che anche l’altro ci rispetti in egual misura. Se non lo fa entrare nel non rispetto sarebbe tradire se stessi, e quindi meglio restare se stessi. Ma da un’altra parte.
Tu hai tantissimo da dare, e si vede. Anche la tua stessa forza. Investilo bene nei campi in cui più si può scegliere chi avere accanto.
Lilly: 29 parole? caspita… non oso pensare quante siano allora tutte quelle dei miei post 😉 😉
LULU: hai ragione a piacerti 🙂 non capisco questa etichetta di “follia” che ricorre, però
X LUNA e LILLY
No è che nello scrivere spesso si utilizzan toni che paiono enfatici o strappalacrime quando si tratta solo di esperienze umane…troppo umane, solo che talvolta le si vuol caricare di significati metafisici. Cara LUNA l’essere o diventare sereni o raggiungere un equilibrio per quanto instabile sia, non è frutto di un programma o di un volere assoluto, nè dipende dall’intervento provvidenziale di una persona. E’ un lavoro su noi stessi e credo che le esperienze relazionali negative debban servire, al di la delle colpe che si imputano ai reprobi che ci mollano in asso, a portare qualke correzione nel nostro modo d’essere o a smussare certe criticità….Personalmente ho scelto di nn buttarmi in un altro rapporto sino a quando nn fossi sulla strada della “guarigione”, chè, a mio avviso, è fuorviante cercar nel partner un infermiere o una terapia. Poi i dubbi o i passaggi a vuoto possn succedere…Mi pare fosse B. Russel che sosteneva che la cosa seccante di questo mondo è che gli imbecilli sono sicuri di se, mentre le persone intelligenti sono piene di dubbi…
Bè, LILLY, io ho sempre creduto nel logos, ma devo ammettere che in certi ambiti (sto parlando delle chat)son rimasto stupito dall’essenzialità esasperata e monocorde dei dialoghi; anche se il fine è concreto, nulla vieta di comportarsi in maniera civile e rilassata (fatti non foste etc etc.)…Predominava lo slogan e la frase fatta anche da pesone nient’affatto stupide, come ho avuto modo di verificare…
Quanto ai consigli, bè, a parte quelli palesemente in imbarazzo o quelli che ti dan consigli ritagliati sul proprio modo d’essere senza sforzarsi minimamente di capire e sintonizzarsi sull’altro, vale un celeberrimo dialogo tratto da Fight club, dove uno dei protagonisti si lamenta della sua difficoltà a comunicare e l’altro gli risponde “Ma cosa ti aspetti? E’ evidente che ciascuno aspetta solo il suo turno per parlare”….
Comunque è vero “il mal comune…”, nn c’entra, è che quando ti capita una mazzata, capisci che solo il confronto con gli altri ti può aiutare ad uscirne integro e arricchito e spesso, ahimè, sono gli estranei o i conoscenti ad essere più recettivi e disponibili….occasione in più pre recidere i rami secchi.
Un abbraccio
Ciao tutti.
LULU, grazie.Ti devo dire che mi sono messa a piangere. L’immagine di quell’abbraccio alla tua amica, senza dire niente, oltre che commovente di per sé, mi ha ricordato due episodi: uno, un abbraccio da un’amica, quando ero molto, molto giovane, un’adolescente. Un altro, un abbraccio che ho dato io a una semi-conoscente (insomma, una persona che conoscevo da poco tempo, che trovai per caso disperata).
Purtroppo quella persona che ha consolato me quel giorno di tanti anni fa, non c’è più. E’ morta molto giovane, poco tempo dopo.
Umore nero per me, in questi giorni, ma non mollo. Perdio, non mollo.
Lilly, grazie: adoro le persone che mi fanno ridere (ciò non significa che io detesti LULU perché mi ha fatto piangere, eh!:-))) e mi piacciono le persone che sorridono.
Luna, grazie, se mi dici che sto dando qualcosa qui, ne sono veramente contenta. Quando la smettiamo di fumare io e te… Eh?
Franz:. non stiamo dicendo le stesse cose riguardo l’equilibrio? 🙂
L’enfasi è spesso dovuta al fatto, credo, che le esperienze umane più che fatti sono esperienze emotive, cariche per ciascuno di significati emotivi. E ciascuno esprime la sua emotività, oltre che i pensieri, a proprio modo 🙂
NATY: c’è il famoso libro di Allen Carr che, pare, funzioni benissimo. Conosco diverse persone che hanno smesso, sul serio, dopo averlo letto. E infatti io al momento non lo leggo, anche se ce l’ho. In qualche cosa devo pur essere ottusa, no??? scherzooooooo
NATY: stai dando moltissimo, non qualcosa. E se lo stai dando senza accorgertene ancora meglio… nel senso che vuol dire che è proprio una cosa che ti appartiene e ti somiglia al punto che neanche te ne accorgi 🙂 perché viene de panza, bypassando il filtro del tuo groviglio, che probabilmente è anche frutto del pensiero.
Sembra un concetto un po’ strampalato, vero? 😉
Intendo dire che forse sei più vicina a te, de panza, adesso, anche nel groviglio, di quanto pensi. E che le tue risorse, la tua energia, la tua bellezza generale, in qualcosa che ti somiglia, escono eccome. Vedrai che c’è qualcosa che ti somiglia veramente, che ti aspetta, vicino, in cui potrai incanalare tutto il bello che hai 🙂
Un grosso bacio 🙂
Giornataccia!!!
Oggi non basta dire che ce la faro’ a riacquistare l’autostima. Oggi ho bisogno di sapere come. Incertezza sulle mie capacita’, sensazione di sfinimento soprattutto carenza di stimoli. Non voglio sentirmi perfetta, ma voglio accettarmi per quello che sono, so’ di avere punti di forza e di debolezza. Il problema e’ non cadere in balia del senso di inadeguatezza. Vorrei non arrendermi davanti al fallimento, ma trarne degli utili insegnamenti per il futuro.
Ricordi, dolore, sofferenza, rimbalzano oggi nel mio cervello.
La testa mi sembra pesante come un macigno, vorrei fosse vuota, per non pensare.
Perche’ questo dolore dopo cosi’ tanto tempo torna a galla?!
Perche’ la speranza di un futuro alla mia eta’ inizia ad essere compromesso, ho paura, paura della solitudine, ho paura di me stessa.
Quante sane e sante parole sento intorno, perche’ pero’ alcuni giorni mi scivolano addosso quasi senza passare?|
Quando dopo tanto tormento avro’ un po’ di meritata pace!!!!!
Eppure il mio amore era soffrire, eppure lo giustificavo sempre e comunque per il suo carattere, la sua indifferenza, i suoi tradimenti…
Alloraaaaaa!!!!!
Allora era un amare troppo, era un calpestare me stessa, era mettere a repentaglio la mia salute e la mia sicurezza.Certo belle parole, belle autoconvinzione, ma oggi a cosa servono?! A poco, sto’ male, e’ vero ho dato amore anche se non ne ricevevo, avevo bisogno d’amore.
Perche’ parlo spesso di follia? Perche’ le mie soluzioni sono diventate i miei problemi piu’ gravi.
Cerco sollievo, ma a volte non ne trovo, spesso arrivo all’orlo della pazzia.
Vorrei poter svitare la mia testa dal corpo, lavarla completamente con la candeggina e farle fare un bel giro di centrifuga a 1000 giri, chissa’ forse potrebbe funzionare, e questa cosa e’ se non follia?…..
Scusate, LULU.
Ciao tutti!
Luna gentile, in amore… Sì, ma devi sapere che personalmente, da molto tempo ormai, pretendo il rispetto: se inizia a non esserci, parlo, faccio notare, e poi… arrivederci (e questo, dopo un po’ di tempo: senza rancore, per nessuno). Sì, dopo un po’ di tempo, perché non significa che uno non si senta ferito (ingiustamente). Quando te ne vai, perché ti hanno mancato di rispetto, conservi naturalmente il rispetto di te stesso (ti dici: ma di che va farneticando questo? io me ne vado), ma comunque ti hanno mancato di rispetto: quindi, la rabbia, ce l’hai (anche perché te l’hanno scaricata addosso…). Ti resta dentro. Così per il lavoro: un accumulo di rabbia. Lavori, sei corretto, e ti prendono a calci in culo. Io, è vero, sono una combattente, se essere combattenti significa non essere disposta – come tanti che si lamentano, ma poi chinano la testa, salvo lagnarsi – a farmi trattare male senza ragione (i datori di lavoro, tali e quali a certi in amore, ti trattano male perché SANNO che ti stanno trattando male, devono continuamente trovarti qualcosa di sbagliato: per tacitarsi la cattiva coscienza). Beh, io a farmi massacrare non ci sto. Ho bisogno del pane, non di farmi distruggere per un tozzo di pane.
Detto ciò, per esempio, per quanto riguarda la mia “serialità” in amore. Abbiamo messo tanta carne al fuoco, tu hai dato molti spunti di riflessione, e dobbiamo accontentarci di analizzare queste cose “complesse” come possiamo, talvolta di fretta, talvolta non potendo considerare il problema di qualcuno che è entrato e pure ha bisogno. Insomma, così è difficile, ci tenevo a precisarlo, perciò gli interventi, molto spesso (parlo dei miei) sono necessariamente limitati.
Di solito, volevo dirti, riguardo la serialità, nel mio caso significa che non essendo riuscita ad avere un rapporto stabile, ovviamente “la storia si ripete”.
Se può servire, ti dico che io quando chiudo, di solito chiudo. Significa che ritengo di avere già ELEMENTI a sufficienza o per scatenare una crisi (se la vuoi vedere, analizzarla e affrontarla con me, ok, resto, altrimenti me ne vado) o per andarmene senza dire più niente (è inutile parlare con chi non vuole parlare o ti dice che vuole parlare ma il messaggio è: se resti con me è così o nulla). Resto a elaborare il lutto, lascio che il dolore scorra e viva (anche se è vero dei blocchi di cui parli: interessante sarebbe sviluppare anche questo argomento) e poi riparto. Non faccio mai chiodo-schiaccia-chiodo con qualcuno. Evito di passare da un uomo all’altro con tanta facilità. Evito di “usare” altri uomini (per un lutto d’amore) per la mia “autostima”. E non mi porto dietro fantasmi di ex quando inizio una relazione. Quando inizio una nuova relazione sto con quella persona.
Dunque ancora non capisco perché… Le cose vanno male.
Mi pare che la mia coazione a ripetere sia la “troppa disponibilità”: da qui, l’altro, sia esso il compagno o il datore di lavoro, acquista una incredibile sicurezza che presto
si trasforma in arroganza. Al che io non ci sto più, perché l’arroganza non la tollero.
Se mi devi far notare qualcosa, ok, se ho sbagliato qualcosa ok, siamo umani, me lo dici, ma se mi tratti male senza nessuna ragione, mentre io mi stavo impegnando (e tu lo sai benissimo), perché hai delle frustrazioni o sensi di colpa tuoi, allora io non ci ragiono più con te: so che è un ragionamento “viziato”… Non sei in “buona fede”, da lì in poi io non mi fiderò più, e te dico chiaro e tondo. Come? Non ragionando più con te, appunto.
Ecco anche perché, Luna, dico che non mi piace “girare a vuoto”. Ecco perché certe persone, nelle quali nutrivo una speranza (capiranno e me lo faranno capire, mi dicevo) mi feriscono ulteriormente. Perché il loro messaggio è: non lo avevi capito? O sei e fai come dico io, o nulla, bella mia. Questa è l’arroganza. Ci soffro ancora un poco, e dopo… Luna… Ho imparato a infischiarmene.
Dopo, quando ho elaborato il lutto, loro non esistono più per me. E tornano eh, alcuni tornano… Ma quelli che mi hanno mancato di rispetto non hanno più speranza con me. Voglio dire, nemmeno di una qualche amicizia, un affetto, che con qualcuno, invece, ho conservato.
LULU!
Luna ha ragione. Anche a me è piaciuto molto che non ti cambieresti con nessuno :-), e mi ha colpito anche che ti definisci pazza, folle ecc.
LULU, tu non sei pazza. Esistono normali stati di alterazione, di confusione; situazioni di instabilità in cui è normale provare certe cose (e persino desiderare di morire, tranquilla! :-); stress; forme lievi di depressione… ecc.
Ne ho conosciuti di pazzi, LULU, fossero come te i pazzi…!
Ah, Luna, volevo sempre dirti che mi dispiace per le cose che sono successe a te negli ultimi tempi…
Quanto ad Allen Carr…: sta qui, vicino a me. Eh, come conosce bene la psicologia del fumatore lui, nessuno!
FRANZ: @No è che nello scrivere spesso si utilizzan toni che paiono enfatici o strappalacrime quando si tratta solo di esperienze umane…troppo umane, solo che talvolta le si vuol caricare di significati metafisici
ciao 🙂 tornando a questa tua frase mi domandavo cosa intendi per “caricare di significati metafisici” 🙂
E per quanto riguarda i toni “strappalacrime”… penso che più che toni strappalacrime a volte semplicemente le persone parlino del dolore (e spesso qua ci sono storie belle cariche di dolore), che di per sè, raccontato, più che descritto in un certo modo per strappare lacrime agli altri, sia esternato come viene vissuto e provato… poi ogni persona ha il suo modo di esternare, in forma scritta come in forma verbale ecc.,
ognuno si rapporta con le sue esperienza come sente, anche in quel preciso momento, e c’è chi ha bisogno di mantenere un maggiore distacco, chi ha bisogno di entrarci diversamente. Quella che per qualcuno è enfasi, per un altro è semplicemente un modo di esternare e di esprimere se stesso 🙂 e io penso che il bello del forum sia anche che ciascuno si esprime come gli viene 🙂
Ciò non vuol dire che chi è più stringato soffra meno di chi ha bisogno di usare 3000 parole, più cariche, per descrivere i suoi stati d’animo, ma penso che “il bello” sia anche che ciascuno, di pancia, si esprima come sente in quel momento.
Più che metafisica che esistano delle dinamiche è un dato di fatto, e anche che la nostra percezione della realtà fa la differenza, al nostro interno, e che il centro delle emozioni non sta nella testa, ma nella pancia. Ma nel vero senso della parola, perché il collegamento tra corpo e mente è un dato di fatto. E noi percepiamo la realtà attraverso emozioni e sensazioni, poi rielaborate dalla capoccia. E la capoccia al contempo, quando entra in certi meccanismi, può creare anche uno scompenso… tra le parti.
Sono un po’ ignorante (molto) riguardo alle chat, ma credo che le chat si basino, rispetto al forum, su una comunicazione a messaggi più brevi e immediati, e che di base nascano anche per un diverso tipo di socializzazione. Poi, chiaramente, ognuno vive il mezzo di comunicazione a seconda…
@essere o diventare sereni o raggiungere un equilibrio per quanto instabile sia, non è frutto di un programma o di un volere assoluto, nè dipende dall’intervento provvidenziale di una persona. E’ un lavoro su noi stessi…
Non ho capito se la tua frase era in opposizione. Per quanto riguarda l’intervento provvidenziale di un’altra persona, penso come te che il lavoro sia sempre personale, e quindi non è l’esterno a poter fare il lavoro per te (generico) o a poter salvarti, in nessun modo, se non ti “salvi” tu. Gli incontri che facciamo sono comunque ovviamente importanti, in negativo o in positivo, nella misura in cui li facciamo “entrare” e per come li viviamo.
X LUNA
quella dell’enfasi è una considerazione di carattere generale in primis rivolta a me stesso; spesso mi han detto che ho uno stile un po barocco e normalmente mi capita di constatare che per iscritto ci lasciamo più andare; lasciandoci più andare capita di colorare la realtà e di tendere ad un certo manicheismo autoassolutorio e autonobilitante; nel caso specifico, della mazzata sentimentale di cui sopra, non mi sento migliore di quell’altra tizia; semplicemente io ero ancora ipnotizzato lei no, o, almeno, non più e spesso per raggiungere la ns felicità dobbiamo calpestare quella altrui, è uno snodo ineludibile e spinoso; poi che si sia comportata in maniera ottusa, sfuggente e gratuitamente insensibile aggiunge un quid pluris che, peraltro, ha fatto si che la facessi scendere dal piedistallo e la considerassi in una maniera meno lusinghiera, primo passaggio nel percorso di superamento del trauma.
Per elaborare il lutto ho seguito una mia via; nessun proclama o l’enunciazione di volontà titaniche di trasformazione ed evoluzione, nessun finto ottimismo o frasi del tipo “meglio così”, “meglio adesso che poi” etc etc; ho semplicemente continuato a seguire i miei interessi senza forzature; in questo son stato fortunato, chè l’attenzione sul lavoro e la passione per la lettura, per il cinema e per lo sport non mi hanno mai abbandonato, ma capisco che uno possa cadere in una situazione di vuoto in cui questi appigli possono venire a mancare. MI sono “serviti” meno gli altri, il caro vecchio prossimo; a forza di recitare il solito dialogo: “hei ma sei un bel tipo, ora ti presento una mia amica e vedrai che sta tizia la dimentichi” – “No grazie ora nn ho testa” – “Ma ke vuoi fare il vedovo? Chissà come si diverte quella alle tue spalle” etc etc…ho preferito glissare sull’argomento e simulare una spensieratezza fittizia….Poi le cose sono andate da se ed è ritornato il sereno; ogni tanto qualche nuvoletta ancora fa capolino, ma torna utile per non prendersi un’insolazione.
Un saluto
LULU, ti deve essere sfuggito (nella foga :-))) che ti avevo consigliato la lettura di un libro… Appena puoi prendilo: si intitola “Donne che amano troppo”. Ti aiuterà tantissimo, credimi.
Vorrei dirti un’altra cosa, LULU. Stai facendo una terapia e vedrai che i risultati verranno. Ma per ora, nell’immediato, vorrei dirti… Ho la vaga sensazione… Scusami se mi permetto… Che molto del tuo malessere (chiamiamolo malessere, dai, riduciamolo a questo, sdrammatizziamo :-)) attuale sia dovuto alla rabbia: rabbia verso te stessa.
Perché hai subito certe cose (sbagliate) e che questo ti porti a pensare che ciò sia irreparabile.
Vorrei dire, a te, a me stessa, e a tutti quelli che hanno vissuto (a causa dell’amore) situazioni… come dire… un po’ umilianti?
Vorrei dire qualche cosa sulla dignità e l’amor proprio. Queste due cose, molto importanti, per ogni essere umano (pensiamo a… che so… dei poveri migranti che muoiono per raggiungere il nostro paese… o che arrivano vivi, ma si sentono, magari, senza più dignità… Non so, immagino) dovrebbero esistere sempre. Ma. Ma!
A volte, la vita, le circostanze, o comportamenti nostri o di altri… Insomma, ci pare di non avere più dignità, amor proprio: e questo ci fa malissimo, ci fa sentire delle nullità. Ci fa sentire che noi non potremo più essere come prima. E invece no. Non è così.
La dignità si recupera, si riacquista.
Non è che perché l’hai persa una volta, l’hai persa per sempre.
Un alcolista che ha fatto cose anche orribili pur di bere, che sente di avere perso la dignità… La riacquista, quando diventa un ex alcolista.
Una prostituta che è stata costretta, dagli eventi, dalle circostanze, a prostituirsi, e sente di avere perso tutto, con la sua dignità… La riacquista.
Un tossicodipendente che ha rubato, fatto del male, pur di drogarsi, potrà riavere la sua dignità.
Una donna, o un uomo, che hanno amato “troppo”, sentendo di perdere l’amore per loro stessi, lo possono riavere.
La dignità, l’amore per noi stessi, non è che si perdono una volta e sono persi per sempre.
Un’altra cosa, LULU. Tu ti senti sola, e pensi che lo sarai vista la tua età. Ma sai: in giro ci sono persone di venti anni che pensano come te: si sentono sole e pensano che lo saranno sempre. Mentre ci sono persone di cinquanta od ottanta anni, che non sentono questo…
Luna molte volte leggevo che gli altri si dispiacevano di cio’ che ti e’ successo, non capivo, allora sono andata a rileggere indietro e ti giuro la mia sofferenza mi e’ sembrata una banalita’ rispetto a cio’ che e’ successo a te….non mi e’ dato comprendere fino in fondo il tuo dolore e ti giuro non mi sento talmente presuntuosa da dire di riuscirci, anche le parole credo siano inutili in questo caso, immagino ci sia bisogno di rielaborare il dolore tra se e se, soprattutto credo sia importante che nonostante tutto sai che hai persone che ti stanno vicino anche senza invadere troppo la tua sofferenza, io mi associo a tutte le altre, in silenzio.
Naty, vorrei tanto avere la tua determinazione, la tua forza. Non ho detto che vorrei essere te o qualcun altro, vorrei pero’ avere la forza di dire BASTA prima che le cose prendano una piega difficile da “stirare”. Ecco e’ gia’ la seconda volta che tiro in ballo le faccende di casa….prima il lavaggio, la centrifuga adesso lo stirare…maledizione forse ho un po’ di faccende arretrate!!!!
Questa frase che ho letto mi e’ piaciuta molto e ve la presento, dovrei seguirla alla lettera…”SOFFRIRE, BATTERSI? TANTO A CHE SERVE?” SI CHIEDE IL PROTAGONISTA DEL ROMANZO-BIOGRAFIA UN UOMO DI ORIANA FALLACI.
“SOFFRIRE, BATTERSI? A VIVERE RAGAZZO MIO. CHI SI RASSEGNA NON VIVE, SOPRAVVIVE” GLI RISPONDE IL MINISTRO GHEORGAZIS……
Scusate…devo finire il lavoro e correre a casa, mettermi i guanti, prendere la candeggina e pulire, pulire tutti i ricordi che stamattina mi hanno angustiata, gettarli nel WC e tirare la famosa catenella (non ho la catenella ma fa lo stesso…) speriamo non rientrino da un tubo di scarico…..LULU
Lulu, scrivi:”Quante sane e sante parole sento intorno, perche’ pero’ alcuni giorni mi scivolano addosso quasi senza passare?|
Quando dopo tanto tormento avro’ un po’ di meritata pace!!!!!”
Tutte le mattine quando mi sveglio il primo gesto è quello di afferrare il pacchetto delle sigarette (che deve dormire lì, accanto a me, a pochi cm, ben visibile e prendibile anche se non fumo in camera da letto), poi spengo la sveglia e (punto dolente) a volte focalizzo che di notte “qualcuno” è tornato a fare capolino nella mia vità in qualche sogno di cui non ricordo altro che:….azz c’era lui!
Ed in quei momenti mi picchierei perchè mi sento come se tutti i miei buoni propositi, le mie buone intenzioni fossero finite in un bidone della rumenta.
E’ solo un attimo, però.
Perchè poi mi metto in testa la sana intenzione di scrollarmi di dosso quella brutta sensazione, sfumacchio la mia amica sigaretta, sgargarozzo un litro caffè e riparto senza troppe pretese ma solo con la mia piccola verità in tasca.
Ho sofferto tanto. E non lascerò che tutta questa sofferenza vada persa.
Nè che sia la fucina di altra sofferenza.
I ricordi….beh, i ricordi (lo dice la parola stessa) saranno lì per sempre (altrimenti sarebbero “dimenticordi”……battuta scema).
Ed è importante che siano lì…….. per misurare il carico che riesco a portare.
So che ciò che devo fare non è scappare di fronte a loro, nè sentirmi sconfitta ma solo affrontarli, prenderli a pugni, ridimensionarli ed imparare a convivere con loro.
Ormai non mi faccio più domande sul perchè e sul per come siano andate le cose.
Invece mi pongo tante domande e cerco tante risposte sui momenti del presente che sto vivendo.
Anche perchè io stessa sono cambiata ed il paio di scarpe che sarebbe stato calzato alla perfezione dalla me stessa di un anno fa probabilmente starebbe stretto alla me stessa di adesso.
Il passato ormai è andato e non posso più intervenire se non nella misura in cui influenzando il mio presente diventa anche lui tale.
Stamattina guardandomi nello specchio del caffè, mi sono parlata da sola e mi sono detta “brava pirla….facevi la “galla”, ieri, a scribacchiare quà e là spacciandoti per felice…..e adesso che ti è successo?”.
Ho ridacchiato e mi sono risposta…………: “che mi è successo? Niente! Perchè???? Sto semplicemente vivendo tutte le tappe di un percorso ad ostacoli che durerà tutta la vita, avrà mille protagonisti, ma mi vedrà sempre andare avanti”.
Giorni “no” e giorni “si”….oggi per me è un giorno nato “no” senza un motivo particolare.
Ma essendo un giorno comunque “si” rispetto ai giorni “no” che ho già vissuto in abbondanza in passato lo vedo comunque come un giorno “si”.
Penso che se dovessi per un qualche motivo tornare indietro e dovermi di nuovo tappare le orecchie per non sentirlo gridare, vederlo andare via e corrergli dietro chiedendo scusa senza conoscere un perchè diverso dal volerlo fermare, se dovessi di nuovo avere paura di parlare, di pensare, di guardare, se dovessi di nuovo restare immobile nella confusione più assoluta, incapace di muovere un solo pensiero…..No!!! Mai più e per nessun motivo!
Così, anche questo giorno nato “no” è diventato di colpo un giorno “si” non fosse altro perchè sono viva e ho voglia di vivere.
E tu Naty: “Dopo, quando ho elaborato il lutto, loro non esistono più per me. E tornano eh, alcuni tornano… Ma quelli che mi hanno mancato di rispetto non hanno più speranza con me. Voglio dire, nemmeno di una qualche amicizia, un affetto, che con qualcuno, invece, ho conservato.”.
Fai bene cara Naty. Fai bene a dare la precedenza a te stessa. Probabilmente ha ragione Luna quando dice che (di primo achito) non sembri un soggetto a rischio di implosione all’interno del proprio groviglio.
Luna “se dall’altra parte il copione non cambia può cambiare comunque il tuo”.
Mi ricorda quel gioco che si faceva anni fa, quello in cui uno su un foglietto scriveva delle domande e l’altro scriveva delle risposte senza che l’uno sapesse cosa stava scrivendo l’altro….una volta io ho scritto “come stai” e la mia amica “vaff….str….”….abbiamo riso alla grande.
Dopo un sacco di anni, in occasione della telefonata del 13 Gennaio, la scena si è riproposta ed ho riso un pò meno (e va behhhh.). Leggendo la tua frase sopra mi sono chiesta se forse, quel giorno, anche a lui hanno cambiato il copione….magari voleva dirmi che mi ama alla follia…..(scherzo….).
Ciao a tutti.
Vado di corsaaaa ora…
però:
LULU: ascolta Naty, è così.
Tutto nella norma.
Peraltro il motivo per cui hai la sensazione di “essere pazza” e di voler staccarti la testa dal collo, per avere un po’ di pace, viene probabilmente dal fatto che stai troppo nella testa (anche questo è normale ora) perché continui a cercare anche compulsivamente a) una risposta razionale a delle sensazioni panzifere, di smarrimento ecc.
b) perché la storia che hai vissuto non poteva che, per adattamento, portarti sulla strada della iperattività celebrale come difesa allo stress, instabilità generale, ecc ecc
c) perché hai vissuto in uno stato di ansia sul lungo periodo, mangiando scorpacciate di tensione, stress, e quindi ora, probabilmente, continui ad avere una reattività un po’ ansiogena rispetto alle sensazioni
d) il problema è che la ricerca razionale delle soluzioni si basa su elementi che non sono, molti, che sintomi, e quindi anche se continui a sommare, sottrarre, dividere, moltiplicare gli elementi in realtà ti stai solo sovvraccaricando
e) cosa fare? stare più nella pancia.
Nel concreto:
1) possibilmente fare attività fisica che scarica l’adrenalina “mentale” in esubero
2) lo so… sembra assurdo… cercare di non pensare. Riconoscere che le domande che ti fai sono tempeste che al momento non ti portano alla soluzione, perché prima ti devi calmare un po’ la testa, e avere il coraggio di dire:
chi se ne frega, ora non posso trovare la risposta.
Sono matta? Sono stronza? Sono scema? Sono questo o quest’altro?
Ora non ha importanza. Non succede niente se me lo chiedo più avanti. Anzi, se me lo chiedo più avanti anche meglio, perché delle 4898989 cose che ho in testa resteranno gli elementi veri da considerare.
3) quando ti sembra di deragliare un po’ troppo fuori dal presente, se questa cosa, ti accorgi che ti sta facendo male, cerca di stare nel presente: impegnati in un’attività che ti tenga ancorata al presente. Ricordati dell’uomo panciuto che sta sulla porta e fa passare quello che serve.
Poiché ora per te è probabilmente difficile riuscire a capire quali pensieri ti servono realmente e quali no prova ad usare questo come termometro:
tieni quello che ti accorgi che ti fa stare bene, scaccia quello che ti dà sensazioni negative.
Non sarà un modo per sfuggire alle analisi (al caso ti venisse anche questo pensiero),perché avendo una psicoterapeuta hai un tempo e un posto in cui puoi portare tutto e analizzare tutto.
Ascolta la pancia. Nel vero senso della parola. Magari bronbola? sta zitta? che cosa fa?
Mi rendo conto che così sembrano solo parole.
Hai una psicoterapeuta, e questa mi sembra un’ottima cosa, perché lei sì che ti può indirizzare 🙂
comunque sia non spaventarti per l’iperattività mentale e prendila per quello che è. Un sintomo che passerà. Ma anche che ti dice: fermati, rilassati un po’, che non casca il mondo.
Anzi, lavora sul rilassamento più che puoi.
Se hai la possibilità vai a fare qualche attività fisica o che scarichi (ballo, che sia pure nel tuo soggiorno, canto) o che unisca respirazione consapevole al movimento, tipo stretcing, yoga o cose del genere.
E’ solo un’opinione, spero possa esserti utile.
NATY: sto sfrecciandoooooo 🙂 ho letto tutto, ma voglio rileggere con calma e risponderti con calma.
Un grosso bacione a tutti 😀
Io vi bacio a tutte quanteeeeeee.
Grazie Luna, hai scritto – come sempre – delle cose interessantissime.
Riusciranno i nostri eroi a metterle in pratica? :-)))
LULU, fa’ quello che dice Luna, eh! Dagli sotto con quella ramazza! Pulisci, gratta, balla il tango, insomma fa’ qualcosa! Mentre io, cazzarola, da vera combattente che s’è presa ferie, in ‘sto periodo ci do di letto, insomma dormo tutto il giorno, del resto siamo ad aprile! :-))))
Lilly, io accanto alle sigarette, sul comodino, tengo il librino per smettere di fumare eheheh
PS: in home-page c’è una lettera di una certa Steffy, l’ho invitata qui perché l’ho vista trattata male…
Son di corsissima.
La vita è piena di giornate “si” e giornate “no”…Qesto indipendentemente dalla situazione “sentimentale” nella quale ci si trova.
Una volta scoperto questo “trucco” ( ;D ) sicerca di lasciar scivolar via le giornate “no”, trasformandole, perlomeno, in giornate “ni”.
LULU, sapessi quante volte ho avuto la tentazione di sbattere la testa (realmente) contro il muro o di salire in auto e farmi la tangenziale a tutto gas……Ma poi mi dicevo sempre ” ma ne vale la pena? Io qui a soffrire come un cane, con sti razzo di pensieri.. e lei magari sarà a divertirsi.. e nemmeno le passo per l’anticamere del cervello”
A quel punto ..STOP…
Sarà banale, ma volere è potere..Se tu vuoi, la “piega” non farà in tempo a comparire che l’avrai già “stirata”.
Luna, un pacchetto di caramelle accanto alle sigarette ci stanno più che bene…
Siete una forza della natura…
Ricambio con quattro baci i due baci di Tina ;D
FRANZ: posso essere sincera? 😛
Io non ti ho percepito per nulla barocco, nè
autoassolutorio nè autonobilitante. Peraltro anche se tu fossi stato barocco per me non avrebbe fatto nessuna differenza.
E se fossi stato autoassolutorio?
Voleva dire che in quel momento ne avevi bisogno.
Autonobilitante?
Idem.
Mi colpisce di più chi è automassacratorio e autosnobilitante in questo contesto.
A me colpisce lo stato d’animo che sta dentro alle parole, il messaggio che passa, l’energia che c’è, non il fatto che uno ne parli usando 56 aggettivi o 2.
Per me uno può scrivere come D’Annunzio o stringato come un cartello autostradale, che in fondo manco me ne accorgo.
Per iscritto ci si lascia più andare? Meglio! Non trattandosi di una prova di scrittura, ma di un foglio bianco che uno può riempire come gli va questa mi sembra un’ottima cosa. Guai se non fosse così.
In fondo questo è una sorta anche di diario di stati d’animo e pensieri non privato, ma in qualche modo condiviso.
Un diario in cui puoi scrivere le cose e poi, anche, dimenticartene. Intendo dire: puoi scrivere con tutta l’enfasi del mondo e il giorno dopo dire: ma guarda te, ieri mi sentivo così oggi mi sento colì.
E non è un fatto di incoerenza, ma spesso anche di assestamento di stati d’animo, che una volta espressi magari anche si scaricano, o si riordinano.
Per fare un esempio.
I proclami, senza niente sotto, non servono a niente. Sono parole meramente razionali che sono come il belletto su una faccia triste. Passami la metafora al femminile, scusa, anche se sei uomo, ma penso che le donne sanno la differenza che c’è tra due modi di mettersi il rossetto.
Uno è quello per cui te lo metti solo perché devi uscire di casa e non puoi andarci con una faccia che sembra uscita dalla lavatrice, ed è un gesto, si può dire, meccanico.
L’altro è guardarti veramente allo specchio, mentre lo fai, e compiere quel gesto, anche su una faccia uscita dalla lavatrice, pensando che lo stai facendo vedendo la tua faccia, e prendendoti cura di te. E’ un gesto di cura e amore,non è meccanico. E’ quasi un gesto di “positiva” rivolta contro la lavatrice. E’ andare a cercarsi oltre la lavatrice.
LULU, LILLY E NATY: Lulu, ti ringrazio per la tua partecipazione 🙂 di cuore. Ma voglio dirti una cosa:
secondo te, se io avessi pensato che la sofferenza di questo tipo, di cui si parla in queste pagine, fosse una banalità, io sarei stata qui a scrivere in questi mesi quando avevo l’altra?
Il mio messaggio è un altro: usare le proprie energie per vivere la propria sofferenza in maniera costruttiva, non distruttiva e autodistruttiva. Sarebbe meglio non soffrire, chiaro, ma una volta che la sofferenza fare tutto il possibile per non imploderci dentro.
Perché le energie servono. Sempre.
Ma a Lilly voglio dire una cosa:
non imploderci dentro non significa combattere contro se stessi quando si ha una giornata no. Significa accogliere anche quella giornata no.
Prenderla per quello che è. Guardarla per quello che è, con quello che sai oggi di te, rispetto a ieri.
E’ difficile spiegare cosa intendo dire… lo so… lo so che forse quando hai una giornata no tu hai paura di cascare dentro a un buco nero di cento giornate no, che quando una te nella quale non ti riconosci più, perché aveva degli atteggiamenti compulsivi che oggi ti sembrano assurdi, lontani da te, ma non ancora – magari – abbastanza lontani, sembra fare capolino in un pensiero, in un ricordo, tu ti spaventi.
Ma non avere paura di chi sei stata.
C’è una differenza sostanziale tra portare una maschera e sentirsi bene. Se ti senti veramente bene ti senti bene e basta, e quando lo dici a te stessa, il giorno dopo, se hai una giornata no, o un’ora no,o cinque minuti no, non è che il giorno prima ti raccontavi una balla. Stavi bene. Eri vera nel tuo stare bene. Come sei vera nella tua giornata no.
Chi ha vissuto molestie morali spesso ha un problema… deve recuperare non tanto l’autostima, quanto la sensazione di poter fidarsi di se stesso. Per scoprire che puoi fidarti di te forse devi anche fidarti di te nelle giornate no. E’ per quello che insisto sul fatto che è più utile capire perché certi comportamenti, o certe reazioni, o certe spinte, o certe convinzioni o certe compulsioni si rivelavano disfunzionali piuttosto che farsi un semplicemente un prontuario di cosa è bene fare e cosa no, in cinque regolette.
Non so se sono riuscita a spiegarmi…
“La dignità, l’amore per noi stessi, non è che si perdono una volta e sono persi per sempre”, dice NATY. E questo, cara LULU, è un concetto di importanza fondamentale. Perché mentre ti dilani pensando alla dignità che hai sentito di aver perso in passato, magari non te ne rendi conto… che la tua dignità è già qui, solo che non la vedi. Perché ti guardi ancora con gli occhi di ieri.
NATY: sul rispetto, e sull’arroganza, anche su tutto il resto concordo. Riflessioni ne ho, ma ci sto… lavorando. (che poi siano sensate o tabanate quello è un altro discorso :P). Scusa, ti rispondo domani con più calma!!!
Bacioni a tutti
Luna, tu dici: “Per quanto riguarda l’intervento provvidenziale di un’altra persona, penso come te che il lavoro sia sempre personale, e quindi non è l’esterno a poter fare il lavoro per te (generico) o a poter salvarti, in nessun modo, se non ti “salvi” tu.
Ci sono momenti in cui avresti voglia di salvarti ma ti manca l’input. Uso un esempio banale: avrei voglia di mangiare un gelato ma non ho la forza di vestirmi ed uscire a comprarlo. Allora resto lì, seduta, con la mia voglia inalterata ma congelata. Se qualcuno mi porta il gelato lo mangio a quattro palmenti però….
Questo per dire che a volte la voglia di uscire da certe situazioni c’è, ciò che non c’è è la consapevolezza, la presa di coscienza di avere l’energia per farlo. Ed a questo punto ho espresso il concetto più banale che potessi scrivere, lo so.
Ma è una logica premessa ad una considerazione che vorrei fare.
Il parlare DELLE altre persone (e non parlo, per ora, del parlare CON le altre persone) probabilmente non sarà risolutivo (il lavoro su di me lo devo fare io, ok) , ma ti può dare una spinta a prendere in considerazione un qualcosa che magari con il tempo ti incuriosirà, ti spingerà a riflettere, ti farà eleborare una serie di assiomi/teorie/teoremi per cui alla fine ti accorgerai che non è successo nulla ma ti sei trovato un pò più in là rispetto a dove albergavi da mesi….
Poi scatta l’esaltazione dell’esserti spostato. Poi poi poi….tante altre cose.
Io scrivevo (scrivo) un diario in cui non solo davo la botta ma mi davo anche la risposta.
Non era (è) un monologo ma una bozza di dialogo.
Utile, per carità, però, finiva lì.
Senza un confronto, senza un appiglio verso un concetto diverso.
Si….ci sono i libri. Ce ne sono tanti e ne ho letto tanti.
Però un libro ti butta lì un concetto diverso. E tu lo leggi, magari ti piace, lo fai tuo…..Poi leggi un altro libro, un altro concetto, anche quello ti piace e lo fai tuo. Tanti libri, tanti concetti….. ma vorresti parlarne con qualcuno. Un dialogo produttivo e non un monologo stile ripasso della poesia o un dialogo con te stessa del tipo “me la faccio e me la mangio”…
Quando però hai tutte le gomme a terra (compresa la ruota di scorta) non è così facile parlare CON qualcuno (almeno….io non ci sono riuscita…).
Troppa fatica….
Anche, alle amiche, gli amici, papà, mamma, parenti vari..niente/poco….Fatica immane ma anche soggezione, non voglia di esporsi troppo o di ascoltare il solito maledetto “te l’avevo detto io…..” che scatta di default…..(ed anche tanta insofferenza/indifferenza altrui….diciamola tutta).
Allora che fai? Una possibilità è: ti infili nel “parlare DI qualcuno”.
Ora, se lo fai su un autobus ti daranno del curiosone, magari ti mortificheranno e alla fine farai una figura di mer….e andrai via imbarazzato.
Se lo fai in un forum (come ho fatto io), per un pò stai lì, nessuno lo sa, nessuno ti mortifica.
Leggi e ti interessi, leggi e ti incuriosisci e poi, piano piano, salti fuori e dici la tua con i modi e le parole che senti tue in quel momento.
Nessuno ti manda via e tu sei libero di confrontarti.
Tutto queste parole solo per dire che, si, è vero, “non è l’esterno a poter fare il lavoro per te” però, credo, che , in certi casi (come il mio) l’esterno possa offrirti quel lavoro che diversamente non avresti saputo come andare a cercare….
Poi, vabbè, il lavoro deve essere personale e sopratutto il soggetto deve essere motivato.
Puoi dire “mangia” finchè vuoi ad un inappetente e quello, se non ne ha voglia, non mangerà.
A volte vai in blocco come una caldaia. Sai che dentro di te c’è il tasto rosso del “riarmo” e hai bisogno di qualcuno che ti sollevi il braccio, ti afferri la mano, te la “modelli” in modo che il dito indice sia puntato verso il bottone e ti direzioni il dito. A quel punto sta a te premere il pulsante rosso…..(e alzare il dito, questa volta medio, alla situazione che ti aveva ridotto ad una larva…..).
Lo sfogarmi, lo svuotarmi, il chiedere, il confrontarmi, l’ottenere delle risposte (non alle mie domande ma al mio appello S.O.S.) di questi mesi….beh….tutto ciò ha alzato il braccio e modellato la mano e puntato il dito.
Il resto lo sto facendo io contentissima di scoprire di avere dentro di me l’energia per direzionare il dito e premere il bottone rosso.
Non l’avrei scoperto se quel braccio non fosse stato sollevato. Ed è stato sollevato anche dalle parole di tutti voi (tu, Luna, in primis…..).
Quanto alle giornate “no”….Il mio problema è un pò, come dire, cretino.
Vorrei dire folle, cervellotico perchè sarebbero aggettivi più “esaltanti” ma, no… pensandoci bene il termine cretino o idiota o stupido è più indicato.
La mia paura non è tanto quella di ricadere nel buco nero di cento giornate “no” (un pò si….e beh)…è che ho paura di disattendere delle aspettative che si sono create in virtù di un mio atteggiamento diverso.
Se rido il giorno prima e piango il giorno dopo per me è plausibile e ragionevole ma solo se a farlo sono gli altri perchè se lo faccio io ho come l’impressione di mandare sia all’esterno che all’interno di me dei messaggi negativi, confusi, poco chiari e da cui diffidare.
Non so come dire…..
Per tanti motivi ho sempre dovuto interpretare, nella mia vita, il ruolo del rassicuratore. Magari avevo una paura tremenda, mille incertezze, ma all’esterno doveva passare un messaggio diverso, quello del “Tutti tranquilli, ci penso io”.
Ed il problema è che non mai avuto nessuno che mi rassicurasse (fin da bambina…) e quindi, nel tempo, mi sono come sdoppiata. Mi rassicuravo da sola per far fuori le paure e le incertezze che altrimenti mi avrebbero ostacolata nell’opera di rassicurazione altrui.
Il ruolo del rassicuratore è un ruolo che ho sempre interpretato sia in casa che fuori, anche a tutela di persone più grandi di me.
Tutto questo, negli anni, mi ha letteralmente sfinito. Ed ora, come dici tu (ed hai tremila ragioni) è giunto il momento di cambiare il copione (visto che gli altri, i rassicurati, col fischio che cambiano il proprio!)
Ma quella sorta di maschera mi si è talmente appiccicata addosso che stento a toglierla come se fosse una tappezzeria che è stata incollata al muro per cinquant’anni.
Ed in questi momenti di “ristrutturazione” la giornata “no” mi destabilizza perchè mi sembra che tradisca l’aspettativa che avevo creato in me stessa. Come se fossi duplice ed una parte di me mi stesse fregando…..Poi me la racconto, mi spiego e tutto finisce lì.
Mìììì, comunque, tutte ‘ste Lilly che preparano la coreografia di una vita serena….com’è difficile “organizzarle”….
Ciao a tutti. Vi voglio un bene immenso anche se non vi ho mai visto.
ciao se sono in questo sito capirete sicuramente il perchè, vi racconto brevemente la mia storia
primo anno bello e tranquillo nel fattempo conosco i suoi, gente che si sente di essere sulla tera a 2 gradini sopra noi, ma a me nn mi hanno fatto ne caldo ne freddo, nel senso se capitava d’incontrarci li salutavo altrimenti niente di ke
secondo anno iniziano i problemi perchè decidiamo di comune accordo di sposarci (io 34 anni lui 40)lo decidiamo NOI, quando lui parla con i suoi c’è il cambiamento totale su tutto quello che avevamo deciso, anzi loro pretendono di rinviare di qualche anno ancora perchè è ancora presto-secondo loro- iniziamo a litigare di brutto, nn cè chiamata, incontro ecc.ecc che io è lui non litighiamo, mentre con me vive l”inferno” a casa sua gli inculcano l’idea che io sono un mostro che nn penso alle sue esigenze e che penso solo al matrimonio.
Sei mesi fa cerco di fargli capire effettivamente perchè siamo arrivati a quel punto morale della favola SCOMPARE,mi manda un msg dicendomi di lasciarlo in pace che lui con me ha chiuso, l’ultima volta che ci siamo visti mi ha detto che lui è molto fatalista di nn disperare…
La favola è finita e con la scusa del destino è scappato, nn solo ora mi accusa di avergli rovinato la vita dato che vivendo in un piccolo paese tutti andavano o da me o da lui per sapere il motivo della nostra rottura, io ho sempre risposto che erano affari miei e suoi, lui invece mi ha talmente criticato che ho pensato di essere stata per 2 anni e mezzo con un mostro
Sei mesi dopo io sono a pezzi, mentre lui quando c’incontriamo e capita spesso mi snobba nel senso che sembra che nemmeno mi conosce
eva