La fine improvvisa di un amore
Riferimento alla lettera:
Caro Direttore, scrivo questa lettera in quello che credo essere il momento più brutto della mia vita. Ho 29 anni e dieci giorni fa il ragazzo con cui ho diviso gli ultimi sette anni della mia vita, così improvvisamente, dopo cena, si è slacciato le scarpe, si è seduto sul...
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Data di pubblicazione: 22 Marzo 2006
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Categorie: - Amore
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FRANCESCO: Lilly e Naty hanno colto un aspetto importante, quello della fragilità emotiva. Fragilità di cui lei non ha fatto mistero, sin dall’inizio. Forse, chissà, fragilità che in parte ti ha fatto anche innamorare di lei. Non dico per un istinto da crocerossino, eh, dico proprio perché faceva parte di lei, quando ti sei innamorato di lei, e perché, da uomo innamorato, desideravi che lei sbocciasse, anche per lei stessa. O forse anche per istinto di recupero, visto che dici “le ho dato…”. Lei però, in quei due anni, ha avuto lo spazio e ha imparato a sua volta ad uscire dalla dipendenza della serenità che le davi tu, che le dava la storia, e per costruirsene anche una propria? O il rapporto era di forte dipendenza? La fragilità emotiva di lei non è ovviamente un ricatto che può costringerti a stare con qualcuno per tutta la vita, se la storia non funziona più, se i sentimenti finiscono, però anch’io, come Lilly, sono rimasta un po’ stupita da “freddezza e razionalità”. Proprio perché descrivi lei come una persona fragile la cosa sembra incoerente, e incoerente il tuo stupore. Concordo con Lilly che la sensibilità degli altri e la loro fragilità va rispettata, e anche con il fatto che comunque, anche la persona più dura della pietra, di fronte ad un addio, alla fine di un amore nel quale ha creduto, si sente destabilizzata. Chiunque. A maggior ragione chi ha un equilibrio fragile.
Non so per quale motivo la tua ex prendeva dei psicofarmaci e andava dallo psicologo, se ciò era legato a delle contingenze e problemi momentanei, o se a qualcosa di più profondo, sul quale stava lavorando. Tu dici di averle dato stabilità e serenità e si dà forse troppo per scontato che ad un certo punto solo tu gliel’abbia tolta. E’ così? Un giorno hai smesso di voler occuparti di lei? Oppure ad un certo punto, proprio perché la serenità e stabilità avevano fatto credere che lei avesse raggiunto un buon equilibrio, per te siete diventati un uomo e una donna, alla pari, che vivevano una relazione, e ad un certo punto questa non ha funzionato più? Accenni al fatto che la relazione stava andando male, molto male. E mi viene il dubbio, quando parli di “freddezza e razionalità” (dubbio idiota forse) che sia ciò che hai cercato di fare per te, essere razionale, nel momento in cui da un lato il senso di realtà ti diceva che quella storia faceva male ad entrambi, e dall’altro, poiché parli di “influenze emotive”, in realtà percepivi paradossalmente più forte lei, lei con la sua fragilità e le sue ragioni, con il non voler rinunciare (anche ovviamente) a quello che aveva rappresentato serenità e stabilità, non volendo ammettere che la storia faceva male ormai ad entrambi. Forse eravate interdipendenti, non solo lei da te. Cmq sia proprio perché dici che lei non voleva che questa storia finisse è abbastanza ovvio che oggi non si senta di dirti grazie, no? Anche se razionalmente e anche emotivamente (sei sereno) tu, per te, hai sentito che era meglio chiudere.
Cara lilly,
una risposta come la tua ci sta pure,ed io mi prendo tutte le mie responsabilita’ per le badilate la freddezza e la razionalita’..ma questo succedeva un anno fa’quando io volevo stare da solo per capire’realmente qual era il sentimento per questa persona e non prenderla in giro e tenermela vicino solo perche’ e una gra bella donna,ma nonostante ho provato a lasciarla non so quante volte..lei e sempre riuscita a rimanere al mio fianco,visto che sistematicamente c’erano i pianti le promesse di non rifare piu gli stessi errori…si faceva l’amore e si ripartiva…siamo andati cosi sino a natale di quest’anno,ennesima lite ci siamo lasciati..ed io ho sentito un amore cosi grande per lei che ho deciso di riconquistarla…per darle tutto quello che a suo dire le avevo fatto mancare…insomma lei si faceva negare al tel mi diceva di non volermi mai piu’ vedere etc..etc..io in quei mommentimi sono sentiti crollare il mondo addosso, sono stato molto male per lei… ed oggi mentre scrivo e parlo di lei mi vengono gli occhi lucidi ed un nodo in gola,
insomma per farla breve sono riusciuto a riconquistarla..e’ abbiamo ripreso la nostra vita di coppia in maniera serena io le ho dimostrato realmente quanto l’ho amata..ma sapevo e vedevo nella sua instabilita’ che un giorno o l’altro mi avrebbe portato al punto di mandarla a quel paese..e cosi è successo alla fine…
la mancanza di affetto a suo “modo di dire” é stata un frangente nella nostra storia per quanto mi riguarda…lei mi ha portato al punto di annientare la mia personalità perche’ ad un certo punto mi a fatto sentire una nullita’ come se lei meritasse di meglio ect..ect..insomma la statuina di vetro soffiato si è trasformata in leone ed io agnello.
Luna io penso invece che lei quando a capito che poteva camminare da sola.. si sia convinta di poter fare il leone ed io l’agnello,e socondo me la prova lampante é che io oggi sono “sereno”ma solo per il fatto che sono tornato ad essere me stesso, perche’ ogni storia che finisce per quanto mi riguarda e’ un fallimento,e lei che credeva di poter far il leone si e’ ritrovata punto è a capo…infelice instabile.
con dei comportamenti fra l’altro che io non riesco a capire,
non la riconosco piu’ sembra come un’anima dannata…me l’ho hanno detto anche i suoi genitori che ho incontrato.e ame tutto cio’ non potete capire quanto mi faccia stare male..perche’ oggi purtoppo non posso fare piu’ nulla per lei..anche perche’ mi odia..
Ciao Luna,
ti trovo una persona molto interessante. Parlami di te, se vuoi. Sei una psicologa?
PS: mi ha chiesto come stavo, all’inizio della telefonata, naturalmente. E’ che mi ha praticamente riattaccato il telefono in faccia. Con eleganza. D’altra parte è un uomo molto impegnato, e un vero signore: ama solo finché è amato. Che dico, adorato.
Francesco: è difficile risponderti, sai?
anche perché non riesco a capire bene una cosa…
cosa esattamente vorresti dal vostro rapporto adesso…
hai aggiunto un nuovo tassello parlando di “fare qualcosa per lei”, sapendo che sta male, ma al contempo dici “lei mi ha portato al punto di annientare la mia personalità perche’ ad un certo punto mi a fatto sentire una nullita’”, della sua instabilità che ledeva il tuo equilibrio, e che ti creava molti dubbi, pur essendo molto interessato a lei, se ho capito bene, di poter avere una relazione serena, hai parlato di un rapporto leone-agnello da parte sua e del fatto che, una volta separato da lei, tu sei riuscito a ritrovare la tua serenità, ritornando ad essere te stesso (il che mica è una cosa da poco!!!).
ora è possibile (più che possibile, direi probabile) che io non abbia capito niente, sia perché la tua storia la sai solo tu, ovviamente, sia perché questa è anche una storia di dinamiche complesse (come peraltro succede sempre nelle storie burrascose).
Ma un pensiero (e chiedo scusa se non è per nulla puntuale) mi viene spontaneo:
neanche tu sarai perfetto, ovviamente (nessuno lo è), e le dinamiche si incastrano e si concatenano, e il vostro sembra uno snervante tira e molla, in cui non si capisce bene chi tirava e chi mollava… chi accusava chi di cosa… perché lei “riusciva a tornare con te” (glielo permettevi tu, comunque, perché una non può tornare con te se non lo accetti) “piangendo e promettendo di non rifare gli stessi errori”, ma poi lei accusava te di mancanza di affettività, mentre tu dici che dimostravi di amarla (ma non fidandoti della sua instabilità), e ti faceva sentire una nullità facendo la leonessa…
ora, a parte tutto ‘sto casino, se dal tuo punto di vista sei stato per due anni con una persona che, con la sua instabilità, ha leso il tuo equilibrio, e che non sei riuscito ad aiutare, standoci insieme, ad essere più equilibrata (anche perché è lei che deve lavorare sul suo equilibrio, in primis, come ciascuno di noi…), anzi, semmai è lei che ha “squilibrato” te… oggi come oggi cosa pensi che potresti fare per lei, di più di ciò che – dici – hai ampiamente tentato di fare?
e, soprattutto, se la tua sensazione è stata di essere stato comunque in qualche modo “manipolato” dalla sua instabilità e di essere tornato sereno e te stesso una volta uscito (parole tue) dalla sua “influenza emotiva”, stavolta come gestiresti le sue dinamiche senza esserne nuovamente travolto?
Se davvero lei ha un problema di instabilità, e in questo momento è peggiore di prima, come pensi di poter interfacciarti in modo sereno con una persona con cui fino ad oggi non sei riuscito ad interfacciarti in modo sereno proprio per quell’instabilità?
Riesco a spiegare ciò che voglio dire?
Perché, se dici che lei non farebbe mai male a nessuno, tu ti sei sentito come una nullità quando eri con lei? era lei a dirti che
non eri abbastanza per lei?
tu hai detto che ti sei dato le tue risposte 🙂 e non è mica a noi che devi darne 🙂
a me, così, viene in mente che forse a entrambi, voi due, farebbe bene uscire da quella burrasca che è stata la vostra relazione, e camminare un po’ da soli. Anche a lei.
Sai, mi dispiace molto in realtà per questa ragazza, che non conosco, ma penso, leggendo quello che scrivi, che sia che sia stata lei ad infliggere delle molestie morali sia a subirle (nel corso della vita, intendo, non con te) sarebbe bello se finalmente riuscisse a lavorare sul suo benessere e su una sua maggiore autonomia emotiva. Certo, non dici forse la stessa cosa tu? Sì. D’altra parte, però, ho l’impressione che voi siate entrati in un rapporto di interdipendenza che non ha giovato a nessuno dei due. Vedi, ci sono delle persone fragili che non fanno altro che mettersi in situazioni che non fanno che farle sentire ancora più fragili. E lo dico in generale… che siano situazioni in cui prendono martellate o si danno martellate sulle dita da sole comunque sono situazioni che non sono, per loro, nè foriere di un nuovo equilibrio nè tantomeno di serenità. E allora forse l’unica cosa è davvero cercare di andare a fondo di ciò… per non continuare ad andare a fondo. Ma questi percorsi sono sempre molto personali, individuali innanzitutto.
Naty: sono una che dice la sua, come tutti 🙂
e a cui piace lo scambio di questo forum, che trovo davvero molto utile, no?
per il resto, i temi che ho approfondito per “interesse personale” 😉 mi sa che si vedono… 😛
Luna gentile,
sì, molto utile.
Per Francesco, forse la tua ex ha sbagliato a interrompere la terapia o psicoterapia che faceva quando l’hai conosciuta? Perché s’intuisce dal tuo racconto che non avesse raggiunto la propria stabilità, e né l’avevate raggiunta (potevate raggiungerla) insieme come coppia…
Se una persona sente di “perdere la personalità” con qualcuno, non mi pare che si possa parlare di una relazione costruttiva, che funzioni.
Dopo poco tempo che stavo col mio ex, ho iniziato a sentire/capire che sarebbe stato più o meno così. Tutto ciò veramente non m’interessava. Non sono disposta a “uccidermi” (in nessuna forma) per qualcuno, neanche se lo amo. Anche perché se comincio a capire che (sotto sotto, o in conseguenza a suoi comportamenti) è QUESTO che vuole da me, capisco che non mi ama, non può amarmi, ed è finita. Come dice la canzone: non gioco più, me ne vado.
Personalmente, credo di avere abbastanza chiaro (nei fatti: perché a parlare siamo tutti bravi e “innamorati”) che amare significa sentirsi bene con una persona, volere il proprio e il suo bene, anche in mezzo alle difficoltà. Se deve diventare una lotta di potere, di minacce, di più o meno sottili ricatti e recriminazioni, soprusi, sacrifici e dimostrazioni infinite solo da una parte, oppure in alternanza da una parte e l’altra ma sempre in maniera sbilanciata, arrivederci.
Ciao Naty.
Tu descrivi il modo in cui ci si dovrebbe comportare per fare di una coppia una coppia equilibrata.
Ma a volte si rimane incastrati in un meccanismo da cui (se si esce) si esce solo con le ossa rotte.
Ed il problema è che quando entri in quel meccanismo non te ne rendi conto, pensi di avere il controllo della situazione, non ti rendi conto che…e già…questa volta è capitato a te.
Quando ne esci non sai quanto ti senti ridicola davanti al tuo mucchietto di aspettative deluse, sforzi vani, sogni infranti e non sai quanto hai paura di ricascarci.
Non hai idea di cosa puoi pensare di arrivare a fare pur di non rischiare di sbagliare di nuovo e di stare male sia per ciò che è successo che per ciò che è successo dentro di te.
Perchè dentro si scatena un piccolo tsunami che devasta tutte le tue certezze. E non parlo solo dell’amore. Purtroppo no! Almeno nel mio caso.
Parlo di tutto. Del lavoro, della casa, della famiglia, degli amici.
Ti senti una nullità, una mer.., un sacco della spazzatura.
Vedi nemici ovunque. Se lui che mi amava ha fatto così, pensa gli altri…..
Se non ho visto lui per ciò che era pensa a quante cazzate avrò fatto nel lavoro senza neppure accorgermene….e se mi scoprono? e se mi beccano?
Poi la vita prende il sopravvento e ti rimetti in carreggiata piena di buoni propositi e di un grande amore, una grande tenerezza per te stessa.
E poi, ma solo dopo un immenso lavoro, si può arrivare a parlare ciome parli tu, come parla Luna. E come parlerà Francesco dopo che sarà uscito da quell’immensa nuvola di confusione …..Ciao a tutti.
Ciao Lilly 🙂 e ciao Naty 🙂
non entro nel merito del vostro dialogo 🙂 anche se “sono stata nominata” 😛
però colgo lo spunto di riflessione… e
passo invece a dire che, cercandone un altro, di genere completamente diverso 🙂 oggi mi è ricapitato per le mani un certo libro.
Continuo a pensare che possa essere utile perché mostra alcune chiavi di certi meccanismi.
E non sono chiavi che si trovano facilmente sotto lo zerbino. Altrimenti, se fosse così facile, non staremmo qui a parlarne, credo.
Il punto è, però, che una volta che hai delle chiavi, capisci anche che, con tutto che la tua parte ce l’hai (e questo è anche un bene, secondo me, perché ciò può renderti più consapevole ma anche più costruttivo riguardo te stesso, e farti recuperare l’importantissima cosa che è “sentirsi al volante”) c’è anche, sul serio, una parte che non riguarda te, e che non sei stato uno scemo a non avere avuto le chiavi di un meccanismo che è molto complesso, ma che, al contempo, una volta avuta le chiavi, è anche più facile da individuare.
E quindi da riconoscere.
Permettendo anche di non girare a vuoto in analisi che sono figlie proprio di quel meccanismo, ne sono il sintomo, accanto ad altre riflessioni che invece sono produttive.
A me, personalmente, dispiace molto che ci siano persone in giro che si sentono, oltre che già sufficientemente a pezzi, pure sceme per il fatto di non aver saputo riconoscere un qualcosa che, dopotutto, senza avere la chiave, non è proprio così semplice da riconoscere.
E poiché riconosco questa sensazione di “scemità”, la vedo ricorrere, io insisto su certe chiavi. Vorrei sottolineare venti volte quello che segue:
quando le persone arrivano qui scrivono del meccanismo nella sua manifestazione conclamata, nel suo risultato, descrivono la propria condizione una volta nel pieno del tunnel o appena saltati fuori dal tunnel, con il cuore e la testa a tremila come chi si è appena lanciato da un treno in corsa. Che siano stati gettati da quel treno da chi se n’è (finalmente) andato o che si siano gettati loro da quel treno impazzito su cui viaggiavano, perché il salvavita è riuscito finalmente a scattare, ci sono delle sensazioni comuni.
E quando si dice a qualcuno che era sul treno come dovrebbero essere le cose, ed è importante dirlo, perché da un lato è andato perso anche l’ovvio, si rischia però che quel qualcuno si senta ancora più frustrato, perché lo sa benissimo che le cose non dovrebbero andare come andavano sul treno impazzito, e si è sempre considerato anche una persona intelligente… e allora perché è finito su quell’azzo di treno? (e lasciatemi la parolaccia, se possibile, perché ci sta)…
Facciamo un passo indietro e riflettiamo insieme su una cosa:
perché le persone non chiedono aiuto prima? e perché quando lo fanno, anche inconsciamente, perché percepiscono un disagio, gli altri non se accorgono? perché è così difficile che qualcuno si renda conto del meccanismo quando il treno sta appena partendo dalla stazione, e il rumore di ferraglia inizia piano piano ad insinuarsi nel paesaggio dove magari ci sono ancora le margheritine? Siamo tutti bravi a dire a qualcuno che è pieno di lividi che non avrebbe dovuto farseli fare, ma se qualcuno arrivasse qui e scrivesse quando è ancora in fase misto margheritina, gli altri si accorgerebbero che sta parlando di un inizio di una pericolosa ferraglia?
Anche perché il meccanismo della molestia morale è, in generale, più subdolo di quanto si creda.
Perché può capitare che si innesti nella quotidianità in un modo più strisciante.
Perché all’inizio una molestia morale può sembrare un consiglio dato per il proprio bene, persino una prova d’attenzione e d’amore. Ma i modi e i toni sono diversi.
Perché, per chi non è un manipolatore, non è così facile capire un meccanismo di manipolazione.
Perché ciò che sarebbe efficace con un interlocutore diverso (ad esempio la ricerca di dialogo, di confronto, lo spiegare il proprio stato d’animo, le proprie motivazioni… l’aprirsi…) diventa in certi casi offrire il fianco, sempre di più a chi usa le parole e i silenzi in modo completamente diverso.
Perché poche cose sono brutte al mondo come sentirsi in colpa perennemente senza neanche riuscire a capire bene perché, come se si avesse commesso un delitto, ma, rimosso dalla coscienza, lasciasse comunque un alone di perenne disagio.
Perché a volte le vittime di molestia morale non sanno di essere vittime, non del tutto, non fino ad un certo punto della corsa, perché per un bel po’ di tempo si sentono colpevoli di far soffrire il proprio molestatore o inaguati a vivere una relazione che, pensano, se solo loro sapessero capire dove sbagliano, potrebbe funzionare alla grande.
Perché spesso ci si trova in una guerra senza neanche aver capito bene quando è stata dichiarata, e perché ci si trova a combatterla visto che si era convinti che all’ordine del giorno ci fosse l’amore.
E ci si sente in trincea e arruolati come se si avesse firmato un fermo in un momento di assenza mentale. Perché è un po’ come prendere, senza saperlo, un po’ di veleno nella minestra, tutti i giorni, fino ad arrivare non all’immunità, ma ad una sorta di assuefazione. Perché molto spesso le persone che ti dicono che prima erano vicino ad una persona stupenda, che è cambiata, non si rendono conto che la persona stupenda le stava già molestando quando non se ne accorgevano. Che il suo comportamento non è cambiato, ma si è “acutizzato” o loro sono riusciti a vederne i segni quando si sono fatti via via più evidenti, e meno infiltrati tra le fessure. Perché la vittima ha paura del suo molestatore, per quanto è entrato dentro. Ha paura della sua instabilità. Paralizzante. Perché a fregarti è proprio il fatto di chiederti: mi ama o non mi ama, come se quello fosse il discriminante. Dimenticando che uno può amarti anche, ma malissimo, in modo distorto e allora sono c tuoi. E ti salvi se esci dal concetto di amore/non amore e entri, semmai, nel concetto
benessere/malessere – equilibrio/squilibrio – energia/non energia.
Se dico ciò sembra ancora peggio… sembra che quindi non sia proprio possibile riconoscere queste cose e siam tutti fottuti. No, dico un’altra cosa: dico che queste cose cominciano spesso in sordina, ed ecco perché non te ne accorgi. Magari certi segnali li hai già visti prima nella vita, ma non li hai mai decodificati come tali. E quindi eri già un po’ assuefatto. O perché non li hai mai visti prima e non sei preparato. O perché pensi che difendere i tuoi confini, in modo sacrosanto, sia una prova di chiusura, e altre false idee. Perché pensi che chi sta male vada aiutato, ed è giusto, ma non sai che chi sta male ti può pure randellare. E non è giustificato a randellarti.
Voglio dire anche che, una volta capiti quali sono i segnali – e non i sintomi – che non potevi riconoscere da ora in poi li riconoscerai. E che è vero che c’è un lavoro da fare, ma non lavorerai a vuoto su delle false idee.
Il tema non è semplice, le storie e le persone sono tutte diverse, ognuno ha il suo vissuto, le molestie morali non sono tutte conclamate, non sono l’unica caratteristica di dinamiche di relazioni travagliate, ecc ecc, ma io credo comunque che capire qualcosa di quelle dinamiche, male non faccia, che ci si riconosca nell’1 per cento o nel 101 per cento.
Poi posso sbagliare. Ma a me male non ha fatto.
Chi salta giù dal treno, inevitabilmente, si fa delle domande. Ciascuno ha il suo vissuto, il suo modo di vedere, trova le sue risposte.
Per quanto mi riguarda le ho trovate e le sto trovando in molte cose, non in una sola. E le ho trovate anche capendo perché più cerchi di spiegare le cose ad un narcisista e più ti fotti da solo.
e anche perché ti senti così frustrato dai suoi silenzi ad hoc. E perché lui è così bravo a usare i silenzi e gli sguardi. A fare male non è solo ciò che fa più rumore.
Ciao Lilly,
Dici che: “Parlo di tutto. Del lavoro, della casa, della famiglia, degli amici.” e che non lo so? Lo immagino.
Io infatti mi ritrovo con nulla in mano. A parte me, e la mia dignità, che sento integra (a un alto prezzo) e non è poco.
Il lavoro un casino, i rapporti sentimentali un casino, una famiglia manco a parlarne, la mia grande passione abbandonata per le difficoltà economiche e per la troppa stanchezza, infine, logorante. Tuttavia, non ho mai perso la fiducia nel prossimo… Sono sempre stata così, fin da bambina, nonostante le mazzate (in senso figurato) che ancora, dopo anni, continuano ad arrivare.
Sono profondamente convinta, al di là di una temporanea umana rabbia, senso di delusione, che le persone fanno (e si fanno) del male perché è stato loro fatto del male: è una catena che però va interrotta, e qualcuno deve farlo. Anzi, tutti dovremmo farlo. Anche se so bene che così non sarà mai: nel mondo, intendo.
Sì, parlo di equilibrio: io amo l’equilibrio. Perseguo le cose difficili (che non significa seguire le cose che fanno soffrire). L’equilibrio non è che ce l’hai una volta e ce l’hai per sempre. Devi stare attento, e insieme rilassato, non so come spiegarlo.
Parlo di equilibrio perché ovunque si parla di squilibrio, ma di equilibrio poco e nulla… Si parla di infelictà, ma di felicità quando? E soprattutto: come? Si parla di passato, ma di presente quando? A me l’equilibrio mentale non l’ha mai regalato nessuno, me lo sono dovuto conquistare (dall’età di cinque anni) da sola, in mezzo a squilibrati di vario tipo e in mezzo, naturalmente, allo squilibrio – per conseguenza – mio.
PS: dici: “Tu descrivi il modo in cui ci si dovrebbe comportare per fare di una coppia una coppia equilibrata”.
Sia chiaro, Lilly, che io parlo di ciò che dovrebbe essere per me, non per tutti. Tanto è vero che ora il mio compagno è da una parte, e io da un’altra…
Lilly, le tue parole sembra le abbia scritte io :”Perchè dentro si scatena un piccolo tsunami che devasta tutte le tue certezze. E non parlo solo dell’amore. Purtroppo no! Almeno nel mio caso.
Parlo di tutto. Del lavoro, della casa, della famiglia, degli amici.
Ti senti una nullità, una mer.., un sacco della spazzatura.
Vedi nemici ovunque. Se lui che mi amava ha fatto così, pensa gli altri….”
Dopo quasi un anno sto di nuovo così; ma cerco di sperare con fiducia che “la vita prenda il sopravvento”
Un bacio e buona giornata a tutti voi
Agh, ho perso il post che avevo scritto…
Naty: @L’equilibrio non è che ce l’hai una volta e ce l’hai per sempre.
Sono profondamente convinta, al di là di una temporanea umana rabbia, senso di delusione, che le persone fanno (e si fanno) del male perché è stato loro fatto del male: è una catena che però va interrotta, e qualcuno deve farlo.
Luna gentile (e tutti: il dialogo è con tutti qui, naturalmente),
“più cerchi di spiegare le cose ad un narcisista e più ti fotti da solo”.
Già.
Verissimo. Poi ci sono persone che hanno un migliore equilibrio di base e altre meno, perché magari si conoscono meno. O che lo perdono perché passa uno tsunami emotivo. E in quel caso, Kikka, perché la vita, in senso buono, prenda il sopravvento, bisogna anche aiutarla a trovare il terreno dove farlo. Sapendo allontanare ciò che ci fa male, e avvicinare ciò che ci fa stare bene.
E’ anche vero che a volte ci si ritrova comunque in qualche modo in equilibrio, attraverso l’adattamento, ma è un equilibrio che in termini di costi/benefici tende verso i costi. Per esempio quando si sceglie di non fare una serie di cose, che sarebbero necessarie al nostro equilibrio, e la rinuncia ci pesa, per tentare di tenere in equilibrio una relazione e noi stessi rispetto a quella situazione… perché altrimenti facendo quelle cose l’altra persona ci tormenterebbe, con sensi di colpa o varie vessazioni, e ciò capiamo che ci destabilizzerebbe. E quindi cerchiamo un compromesso, proprio per restare in equilibrio, ma è un equilibrio faticoso, precario…
In realtà l’equilibrio è probabilmente frutto di una serie di scelte continue, nel presente, ascoltandosi, e di riassestamenti. Dalla scelta del caffé con il latte o meno, alla strada da fare al mattino per andare a lavorare, dall’organizzarsi in un certo modo, il migliore per se stessi, dalla scelta se uscire o no con qualcuno (a seconda dell’umore proprio e dell’altro… non nel senso di rifiutare chi sta male, ma di avere presente il livello delle proprie difese e come gestirle) sino a dove vivere e con chi.
Ci sono scelte più automatiche, istintive, delle quali non ci rendiamo conto, perché le compiamo in modo naturale, altre hanno invece bisogno di un contatto più pulito e più profondo, perché sono più complesse. Ma il principio è probabilmente lo stesso.
@è una catena che però va interrotta, e qualcuno deve farlo.
sono d’accordo, e penso che quello che si può fare, tutti, è lavorare sul proprio equilibrio. E nessuno può farlo per un altro, al posto suo. Riconoscere la sofferenza negli altri è importante, ma è anche necessario capire, sul serio, cosa è possibile fare per gli altri e cosa no. E capire che le persone funzionano nel loro modo pensano che, per il loro equilibrio, vero o finto che sia, quella sia la via. Il buonismo non aiuta. Perché non è obiettivo, e spesso manca anche dell’umiltà di riconoscere che gli altri sono persone a sè. Non aggiungere sofferenza a chi ha patito sofferenza è un conto, offrire amore qualcuno che non è stato amato, ma se quel qualcuno non riesce ad accogliere l’amore o a riconoscere la serenità non puoi fare per lui un lavoro che può fare solo dentro di sè. Se può, se vuole. Puoi offrirgli tutta la tranquillità del mondo, intorno, ma per quella interna non puoi fare ciò che può fare solo lui o lei.
Ho un amico che lavora con ragazzi che hanno grossi problemi, vengono da situazioni disagiate e spesso violente, e lui lavora con loro anche per aiutarli a recuperarsi. E sicuramente l’empatia è importantissima quando lavora con loro, e non è mai solo un lavoro un lavoro così, però se lui non avesse presente il suo equilibrio, se si facesse travolgere dalle loro dinamiche, non sarebbe loro d’aiuto.
Scusate se mi intrometto nel vostro dialogo, non sempre e’ facile riuscire in cio’ che vorremmo, tutti abbiamo i nostri buoni propositi. Un buon lavoro o per lo meno decoroso, una bella casa, una bella famiglia, un bel futuro….volere non sempre e’ potere. Parlo per me, io, donna non piu’ giovane, dedicata a tutto e a tutti, convinta che la mia persona tutta d’un pezzo non si sarebbe piegata a mortificanti atteggiamenti. Sicura che per amore non avrebbe fatto sbagli, si e’ annientata, e quando dico annientata dico la parola giusta per un uomo che non era in realta’ cio’ che diceva di essere. Violenza psicologica, addossandosi ogni tipo di colpa, anche quella del tradimento, semplicemente perche’ alcuni problemi di salute avevano compromesso temporaneamente rapporti intimi oppure semplicemente perche’, parole sue,” le donne in generale mi piacciono tutte”.(bella deficente io vero?!) Cercavo di accontentarlo sempre e comunque, osservavo la sua faccia per capire il suo umore e comportarmi di conseguenza….non mi ritengo una sprovveduta, sono economicamente indipendente ma non riuscivo a reagire…stavo male e basta. Poi come e’ andata? Se ne e’ andato con una ragazza piu’ giovane, dicendomi pero’ che quando tra qualche anno si sara’ calmato tornera’ da me!!!!! Ed io cosa sono una casa di riposo? Io ho fallito, eppure non avrei voluto. Sono fallita, la mia vita e’ un fallimento, eppure vi giuro non ho mai mollato, anche quando a mia figlia le diedero (per fortuna per errore) pochi mesi di vita. Adesso tutto e’ crollato, ogni volta che credo di aver fatto un minuscolo passo avanti ne faccio due indietro. I ricordi tornano come pugnalate, luoghi, circostanze, eventi tornano alla mente e vanno direttamente a trafiggere il cuore. Vorrei essere piu’ razionale, meno emotiva ma stavolta, forse a causa della mia eta’(47 anni) non ho piu’ tanta forza per andare avanti. Anche la mia psicoterapeuta mi dice che siamo noi che ci facciamo il futuro anche se c’e’ una buona percentuale di casualità, le persone ce le scegliamo proprio perche’ sono cosi, e esiste sempre una motivazione. Allora e’ proprio tutto vero, HO SBAGLIATO TUTTO E STO SBAGLIANDO ANCORA visto che non riesco a dimenticarlo. Scusate la mia intromissione. Lulu
Ciao a tutti,
scusate se nei miei post sono stato confuso,ho messo troppa carne al fuoco,ma in un certo modo mi sono sfogato.. avevo bisogno di parlare a qualcuno di tutte queste cose..
Luna come sempre sei riuscita a capire parecchie cose della mia storia.Purtroppo nelle storie d’amore avvolte si innescano meccanismi che pensiamo di aver sotto controllo,ma in realta giorno dopo giorno ci logorano e ci fanno diventare altri, sensa che c’e’ ne rendiamo conto.in questo momento e propio vero, ho una gran confusione in testa, penso che sia pure normale,ma una cosa e certa e sicura..il fatto che non stiamo piu’ insieme non puo solo che farci del bene ad entrambe..
Mi hai chiesto che rapporto vorrei oggi con lei??
Ma quello che hanno le persone normali e civili, che ci si saluti in tranquilità..sensa rancori sensa guardarsi in cagnesco sprizzando odio da tutte le parti,oppure che quando mi chiama al tel, non sia solo per dimmi cose cattive, tutto qui,anche perché lei con i suoi ex a mantenuto sempre dei buoni rapporti,e se ne vantava, non capisco perchè non debba farlo con me, visto che rispetto a gli altri due non l’ho cornificata e non gli ho fatto mancare nulla..
ma si vede forse che al momento non e pronta a cio’,
propio ieri sera ero insieme ad una sua amica, e anche lei a notato il suo comportamento nei miei confronti..e mi ha detto le stesse cose,be’ che dire pian pianino tentero di rimettere a posto la mia vita’,lasciandomi scivolare le cattiverie addosso..baci a tuttiiii
Lulu, perchè ti scusi? E’ un dialogo aperto. Io mi infilo nei dialoghi di tutti……..
Sarò brevissima. Sai cosa penso? Che nel momento in cui riesci a sentire dentro di te che hai “sbagliato” qualcosa (e ripeto l’esppressione “sbaglio” che hai usato tu solo per velocità ma non la condivido …..sul concetto di sbaglio e soprattutto sull’individuazione di chi ha veramente sbagliato ci sarebbe da scrivere un trattato)……..bè..è proprio in quel momento che stai cominciando a buttare i primi semi della tua personale ricrescita!
Un bacio a tutti!
Ma quale intromissione, LULU, sei la benvenuta!
Oggi ti posso dire ben poco, ma… Hai sbagliato tutto? Non esageriamo, su… Un’indipendenza economica, una figlia, ti sembrano poco? Oppure: ti sembrano “ho sbagliato tutto”?
Ciao a Luna, ciao a tutti.
PS: LULU, guarda che con “Ed io cosa sono una casa di riposo?” sei riuscita a farmi ridere, sai?
Francesco: uno sfogo è uno sfogo 🙂 ci mancherebbe altro che uno non si sfogasse come gli viene ;)se non eri confuso probabilmente non avresti neanche scritto, no? Non è mica facile riassumere delle emozioni, così forti, e due anni di storia, in poche parole.
se ti ho detto che non capivo non era per dire che ti eri spiegato male – scusa tu se ho sbagliato involontariamente il tono, e magari ti ho anche pungolato troppo – ma perché mi interessava capire meglio per tentare di non parlare di mele se si stava parlando di arance 🙂 visto che stiamo parlando di cose molto intime, personali e che hanno, per chi le vive, il loro forte impatto emotivo. Posso comunque capire e dire fischi per fiaschi, ma cercavo di capire il meglio possibile.
Caro Francesco, c’è una cosa che puoi fare riguardo alle cattiverie oltre a fartele scivolare addosso… puoi spostarti prima e schivarle alla radice. Lei avrà bisogno di urlarti delle cattiverie, ma mi pare di capire che tu hai molto bisogno di non sentirtele urlare. Quindi evita.
Per quanto riguarda il suo bel rapporto con gli ex ho due ipotesi:
1. chissà come mai, in vicende come queste, ci sono sempre dei fantomatici ex o delle fantomatiche ex con cui il rapporto è stato idialliaco o durante e dopo, o comunque dopo. Fosse anche vero che questi ex con così ottimi rapporti esistano passo al punto 2:
2. Scusa se sono così dura, e premetto che capisco perché ti frega (il procedimento emotivo mentale, intendo, posso immaginarlo) MA:
a te che caz te ne frega del fatto che con i suoi ex ha mantenuto dei buoni rapporti?
Persone diverse, storie diverse, situazioni diverse, anche “revisionismo storico” magari,dinamiche diverse, e pure acqua che è passata sotto i ponti.
Fatti gli affari tuoi, che delle storie passate sue, che non sono roba tua, non te ne fai niente. Azzi suoi e dei suoi ex come si è gestita e si gestisce il rapporto con tizio, caio e sempronio.
STAI NEL PRESENTE e stai nella questione, e cioè come ti senti tu.
Certo che sarebbe bello un rapporto civile, salutarsi per strada, ecc ecc. E chi lo nega?
Ma stai nella realtà: ora le cose non stanno così. Per avere un rapporto civile e salutarsi serenamente per strada bisogna che tutti e due si salutino civilmente e serenamente.
Perché non lo fa?
Perché lei ora è così.
Allarga la questione: cosa vuoi? stare sereno?
e allora comincia a stare sereno tu.
non vuoi litigare con lei?
e allora non litigarci.
non vuoi che ti urli cattiverie?
e allora non prestare il fianco alle sue cattiverie.
Non è così che dovrebbe andare?
Ho capito, ma è così che va ora.
Cosa puoi concretamente fare per cambiare le cose?
non puoi entrare nella sua testa, nella sua rabbia, nella sua instabilità, nel fatto che ora lei è così. Non puoi gestire lei per lei nè per te (mi pare che non ti è mai riuscito, giusto?)
Puoi gestire te stesso guardando la realtà e smettendola di stare nei “se”.
Ora spostati. Poi si vedrà
Non è tempo per voi, mi sa, parafrasando Ligabue.
LULU: grazie a te di essere passata di qua e di averci regalato le tue parole e le tue emozioni.
Se te la senti continua, perché non solo sei la benvenuta, ma tu puoi fare molto per tutti noi.
Vai e vieni quando ti pare, che qui la porta è sempre aperta 🙂
Lulu carissima, sono felice di leggere che stai facendo una cosa bella per te 🙂 che ti sei messa in viaggio per ritrovarti 🙂 🙂 🙂
Ti sembra di esserti persa? ti troverai 🙂
ti sembra di fare un passo avanti e due indietro, ma in realtà ogni passo avanti che fai vale tantissimo, e con il tempo ti accorgerai di quanto, uno dopo l’altro, fanno già parte di te.
Ho scritto altrove, perché per me è stato vero, e forse può esserlo anche per altre persone, che nelle “giungle” che sono certe esperienze anche le parole assumono un significato diverso, più severo. Responsabilità, scelta, volontà sono tra quelle. Sono parole che sembrano, in un primo momento, guardarci storto. Parlarci di errori e di colpa. Sembrano nemiche. Ma non è così.
Mi credi che quelle, invece, sono parole, concetti, che hanno dentro la libertà per uscire dalla giungla?
Non sei una fallita.
Sei una bellissima persona, Lulu.
Sei solo una persona che ha attraversato una tempesta. Ma non sei la tempesta. Sei tu, e tu sei tante cose.
Una persona che saprà costruirsi un nuovo nido, dentro di sè.
No, non minimizzo il tuo dolore.
Non posso conoscerlo a fondo, perché è tuo, tua è la tua storia, tue sono le sensazioni e i pensieri.
Tua è la disperazione.
E sono io a chiederti scusa per la mia intromissione.
Ma voglio dirti, di cuore, e sul serio, che le mie non sono le parole di chi la fa facile.
Non la faccio facile per niente.
So che non è facile.
E con il massimo rispetto, te lo giuro, penso che ognuno dentro di sè sa quanto, come, perché ha sofferto, e quanto la sua sofferenza gli pesa. Perché è sua.
So come, chi ha già patito a sufficienza, può farsi male dicendosi: ho fallito.
So che è inevitabile pensarlo, e sentire quasi di annegarci dentro, prima di fare pace con se stessi, con tante cose, anche con le parole.
Tutte le volte che qualcuno intraprende il suo viaggio per ritrovarsi io mi commuovo.
Non hai perso la tua forza, hai voglia di usarla per essere felice sul serio.
Ti abbraccio. Grazie di essere passata di qua.
Ciao Kikka. Perchè non ci racconti qualcosa del tuo “essere di nuovo così” dopo un anno? Sai che qui si scatena “l’effetto cordata”, come lo chiama Luna, e mal che ti vada ti scappa un sorriso con una delle sue espressioni (non credo che sia il caso si sottolinearlo, Luna, ma non sto dicendo che tu sei ridicola ma che hai un modo di scrivere cose profonde che apre le porte all’allegria nel leggerle).
Ciao Francesco. Hai presente quando c’è un vento bestiale, lasci una finestra aperta, apri la porta e una caterva di fogli (magari allineati con un ordine maniacale) comincia a svolazzare e a depositarsi nei posti più impensati?
Hai presente la sensazione di sconforto e panico?
Ma hai presente anche, quando….mettendo tutto in ordine trovi centomila cose che pensavi di aver buttato, altre, utilissime,che non sapevi più di avere, altre che ti scatenano mille ricordi? La foto dei nonni, l’appunto con il nr di telefono, la relazione che ti sarà utile sul lavoro ed altre mille cose?
Hai presente la gioia che provi e che è la stessa di quando, da piccolo, trovavi un regalo inaspettato in camera da letto?
Beh!!!!! Non so se hai mai provato queste sensazioni….io si!
Ed ora le sto provando su me stessa.
La folata di vento è cessata, i brandelli di me stessa hanno smesso di svolazzare e sto ricomponendo tutto.
Sempre io, sempre pezzi di me, ma in un ordine nuovo, in un ordine sano.
Se la confusione genera nuovo ordine benvenga la confusione.
Ciao Lulu. Il dolore che hai dentro è il dolore di quella bruttissima sensazione di impotenza che certe persone riescono a conficcarti dentro.
Come una sorta di incaprettamento.
Se stai fermo muori e se ti muovi ti strozzi.
Tutto quell’andarevenire di ricordi ci vuole. E’ brutto ma è così. E’ fondamentale.
Ci sono tanti modi per andare avanti.
Puoi farlo indossando i paraocchi e lasciando che i ricordi si trascinino avanti camminando sempre accanto a te.
Se togli un attimo il paraocchi e ti volti, loro, i ricordi, sono sempre lì, a sfotterti facendoti ciao ciao con la manina.
Oppure puoi aspettare un attimo prima di ripartire. Puoi fermarti, affrontare i ricordi, combatterli con una lotta che ti farà male, lo so. Ma sarà un dolore sano perchè quando ti rialzerai e, finalmente, ripartirai, i ricordi saranno lì seduti per terra, vivi ma talmente abbacchiati da poterti seguire nel tuo viaggio solo da lontano.
E questo è per dirti che non bisogna dimenticare nulla di ciò che è stato perchè tutto è utile ed è fondamentale, anche le bastoste e le cantonate. Ma, appunto, bisogna ricordare, bisogna non dimenticare. Non bisogna lasciare che i ricordi del passato vivano al nostro posto il nostro presente.
Ciao Naty. Dici “io infatti mi ritrovo con nulla in mano. A parte me, e la mia dignità, che sento integra (a un alto prezzo) e non è poco”. Non è poco? Credo sia tutto. .
E’ tutto perchè cambiare abito se il corpo che c’è sotto è sano può essere difficoltoso se sei particolarmente affezionata a quell’abito ma non impossibile.
Se il corpo che devi vestire è piegato i due dal dolore, fatiscente, floscio………the mission diventa quasi impossibile…..o talmente ardua da annullare lo spirito di iniziativa.
Essere equilibrati ed amarsi, stimarsi è fondamentale.
Trovare la persona giusta, le occasioni giuste……è anche tanta (ma tanta) fortuna….
Ciao Luna. Tu sei un fenomeno della natura. E ciò che è bello e che lo sai…..ma non te la tiri.
A tutti gli altri e a tutti quanti: buon weekend!
Un bacione.
Lulu : “HO SBAGLIATO TUTTO E STO SBAGLIANDO ANCORA”
Ora scrivilo, bello grosso, su un pezzo di carta…
Poi piega il pezzo di carta, prendi un fiammifero (o un accendino – a scelta) e dai fuoco al pezzo di carta..
E mentre brucia qualche bel “vaffa” per sottolineare l’addio a quelle parole..
Sai, ogni tanto lo pensavo anche io che la mia vita è stata un fallimento… Un divorzio e una successiva “quasi” convivenza di 7 anni – troncata da lei tramite telefono – non sono uno scherzo.
Ma un figlio, un lavoro, amici (pochi ma buoni) mi fanno pensare che la mia vita non è stata un fallimento.
E poi perchè mai dobbiamo addossarci tutte le colpe? Vestire il saio e flagellarci per “colpe” non nostre?
Va bene l’autocritica, ma scusarsi e prendersi colpe anche per il comportamento della “controparte” mi pare eccessivo.
E poi l’età: mettila da parte questa “scusa”.
E’ il suo pensiero che ti “spegne”, non l’età. Quindi quando arriva pensa ad altro…
Un abbraccio!
p.s.
Il pensiero è dunque la causa principale della nostra sofferenza, l’essenza stessa della sega mentale.
Vediamo allora di affrontarlo con coraggio e di guardarlo nel bianco degli occhi sorridendogli, mentre in tasca nascondiamo un bisturi e un microscopio (oltre a una 357 magnum con il colpo in canna).
Il pensiero è come il coltello: ti ci puoi imburrare il pane oppure tagliartici la gola.
È incredibile, ma quasi tutti gli esseri umani preferiscono la seconda soluzione.