La fine improvvisa di un amore
di
Loredana
Riferimento alla lettera:
Caro Direttore, scrivo questa lettera in quello che credo essere il momento più brutto della mia vita. Ho 29 anni e dieci giorni fa il ragazzo con cui ho diviso gli ultimi sette anni della mia vita, così improvvisamente, dopo cena, si è slacciato le scarpe, si è seduto sul...
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Data di pubblicazione: 22 Marzo 2006.
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Categorie: - Amore e relazioni di coppia
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Qualche volta, quando sono proprio giù, vengo qui e leggo un po’, così, salto da una pagina all’altra. Non ricordo neppure se ho già scritto (in altre discussioni di questo sito l’ho fatto) e non so perchè lo sto facendo, se è per “parlare” con qualcuno o per parlare con ME. Io non mi capisco. Mi dico che, ormai da tanti mesi, sto provando ad uscirne… ma è vero? Mi sto sforzando davvero? E allora perchè mi succede, come adesso, di smettere di guardare la realtà oggettiva e di scoppiare a piangere ripetendomi che mi manca? Io lo so che, razionalmente, non può essere lui a mancarmi. Lo so che amo solo l’idea che avevo di lui, so di aver amato per anni quello che lui fingeva di essere.
Quello che fingeva di essere. Non lui.
Lui, quello vero, forse neppure lo conosco. Eppure ci ripenso, piango, mi dispero, voglio che torni, anche insieme a tutto il suo bagaglio di bugie. E allora giro in tondo, un giorno mi dico che sto andando avanti, che ne sto uscendo, che è meglio così! arrivo anche a ringraziare Dio per quello che è successo, per avermi fatta smettere di vivere in un mondo di fantasia, per avermi fatto vedere la realtà… e il bello è che io forse neppure ci credo in Dio. E il giorno dopo? Il giorno dopo lui è nuovamente nella mia testa, come adesso, e io ricomincio a frignare. E mi sento patetica, mi prenderei a schiaffi.
A’ Natalì, me pareva che te gavevi temperamento! :PPPPP
ciao, sono el cugin de Luna, Bepi, detto Lunotto.
‘scolta, sono d’accordo, e anche mia cugina secondo mi, perché anche a ela questi qua, che fanno soffrir le brave ragazze non ghe piasi mica gnente, ma non se pol far, Natalin, me sa… Luna ti direbbe perché è “mejo la non violenza”. Io ti dico che dopo questi due ne manda tutti in canon! Che poi sarebbe la prigion, o magari, mentre gli facciamo quel faccion, che dici tu, ci facciamo anche dolor (perché tu hai le spale grose, ma mi no tanto, secondo me mi fanno un occio nero… che quando ziocavo a calcio da piccolo fazevo el raccattapalle, perché non avevo il fisico).
Non è mejo risparmiare le energie, gli ossi intieri, e anche i bori, cioè i soldi, della cauzion, e farci tutti, per dir, una bella crociera, cosa dici? Cos’te par a ti?
E dopo, quando la nave se stacca dal molo, con la crema solare e l’amaca pieghevole in valigia, e el depliant della spiaggia con le palme gli facciam a tutti ‘sti qua, che abbiamo lasciato a terra, el gesto de l’ombrello!
Anche mia cugina fa segno de sì.
😉 😉 😉
SONIA: aspetta un attimo, che sposto Toni Lunotto dalla tastiera 😉 :PPPP
Ti ringrazio per le tue affettuose parole, ma semplicemente mi ricordo quello di cui abbiamo parlato in questi mesi, Sonia.
E ho solo riportato le cose che, a suo tempo, mi pareva, avevi detto tu esprimendo quello che sentivi.
Mi ricordo davvero la fatica che hai fatto per “ricentrarti”, ascoltarti.
Per dire dei sì e dei no, che non erano facili. Mi ricordo i tuoi dubbi, il tuo tormentarti, ma anche i tuoi sorrisi, la spensieratezza in più, per come ho potuto leggerli da uno schermo.
Per il resto… sarò banale, ma… ascoltati 🙂 la solita amica panza 🙂
forse, chissà, sei tu che non sei pronta ad innamorarti adesso, e questa storia è un po’ una “simulazione di volo”?
Proprio anche frequentando una persona così diversa dal tuo “ideale”, per far girare un po’ l’aria, per vedere cosa c’è là fuori, per sperimentare un po’, per non impegnarti troppo?
Ovviamente io questo non lo so 🙂
puoi saperlo solo tu, de panza, sempre 🙂
penso che credere che non ci si innamorerà come prima, in un primo momento, sia proprio normale.
E il primo momento non dura un giorno.
Difficilemente, credo, ci si può sentire subito pronti all’amore, anche ad aprire tutti i canali.
Ma non dura neanche in eterno, penso che impressioni come queste, in generale, scolorano via via, mentre, da dentro, piano piano, capiamo cosa cerchiamo, vogliamo 🙂 e finiamo di “stiracchiarci”.
Come il corridore che dopo un infortunio non può subito correre una maratona, abbiamo anche bisogno dei nostri tempi, anche per aprirci di nuovo, completamente. Ma perché magari perché siamo ancora un po’ in inventario di noi stessi.
Ma non credo che sia una cosa drammatica. Tutt’altro, credo che sia una cosa sana. E fisiologica, persino.
Forse il bisogno di stiracchiarsi, dentro, dei nostri muscoli. Se si dice che bisognerebbe farlo ogni mattina, prima di partire per una nuova giornata, magari un motivo c’è 🙂
lo fanno anche i gatti, più volte al giorno 😉
Possiamo scoprire anche, per dire, che il nostro concetto di “ideale” è cambiato. Ma sono cose che si assestano, e scopriamo, vivendo.
Mentre il concetto di stare bene, però, dovrebbe essere sempre al primo posto.
Già nelle piccole cose. Non serve tirare il motore. Saper accellerare, rallentare, frenare quando ci pare il caso, e anche mettere la marcia del “riposo” e del risparmio energetico, forse è il segreto?
Alle volte anche godersi la nostra lentezza.
Tu sai sentire cosa ti fa stare veramente bene, ti appaga o no.
Secondo me è così, perché quando ti sei ascoltata bene, con le frequenze pulite :), ti sei sempre saputa dare le risposte, nel tuo presente. Anche quelle piccole risposte che fanno la differenza. Sai scegliere. Anche di non scegliere.
Non dimenticarti di stare bene, la chiave è lì.
Io penso che saprai restare o andartene da una situazione se non ti senti bene più dove stai. E sarà perché ti sei ascoltata. E saprai quello che vuoi.
E non intendo le rispostone, ma nelle sensazioni, presenti.
Che non vuol dire che sia grave non sapere. Vuol dire che a volte va bene anche quello.
Non hai dei creditori che ti corrono dietro, puoi anche fermarti a prendere un caffé o a fare una metaforica passeggiata, senza fretta 😉
Bacio grande 🙂
E buon uikend lungo a tutti 🙂
Ciao Naty, non ti nascondo che (a volte) anch’io gli darei na paccata de botte a quer grande fio de na….(nun me fà parlà…………….anche perchè sua madre la conosco molto poco. Va be’ che in genere si dice che da un melo non nasce una pera…..ma forse il melo da cui è nata la mela MARCIA è stato non la madre ma il padre…..o forse è stato portato sulla Terra da una cicogna str…a…..). Scherzo naturalmente. Personalmente credo che il gene della bastardaggine non esista. Non è colpa del dna l’essere più o meno str….ognuno di noi è il risultato di ciò che gli è capitato, di ciò che ha fatto capitare, di ciò che ha lasciato che accadesse e di ciò che non ha potuto evitare da quando ha cominciato a gattonare.
Ciao Luna Mi è capitato spesso di aggirarmi con una faccia da killer imbestialito quando dentro di me c’erano i boy scout che cantavano allegramente la canzone del castoro. A dire il vero mi sono sempre chiesta cosa provoca queso disallineamento tra espressione e stato d’animo. E la cosa strana è che il disallineamento spessso si appiana quando interviene un terzo che magari non sa nulla di te ma non si lascia ingannare dalle apparenze……o se ne frega delle apparenze ……il che o capita per la disperazione (l’affamato che ti ferma per strada chiedendoti soldi quando, per la faccia che hai, avrebbe paura a chiederteli persino il cassiere della banca in cui stai facendo un versamento…)o per il fatto di essere su questa terra nello stesso momento (lo sconosciuto che non ha poi nulla da perdere se ti giri verso di lui mostrandogli i denti come un pittbull affamato a cui hai malamente calpestato una zampa) o perchè si è su questa terra e ci si vuole stare nel modo che si ritiene il migliore in quel preciso istante (anzichè stare da soli nella propria affollata solitudine partecipare ad un affollata riunione di sconosciuti).
Tutta questa premessa per dire che a volte si sente il bisogno di quegli altri che non conoscendoti sono in grado di ascoltarti senza avere la prevenzione innata di chi sa che magari tuo nonno aveva fatto a botte con Caio o che la tua prozia aveva una storia con il bottegaio e che quindi ……”se le è capitato questo o quest’altro…….lo son già di famiglia va là…..brutta gente uhhhhhhhh”.
Il che è il lato b dell’argomento “partecipare” ai forum.
Nel forun Lilly è Lilly e non “la figlia di” o “la nipote del” e parlando dici anche tutte quelle cose che altrimenti terersti per te in virtù di quella riservatezza che la non riservatezza altrui impone.
E sempre nel forum Luna è Luna, Naty è Naty, Lulu è Lulu e via dicendo. Liberi di essere, liberi di parlare, liberi di approvare, dissentire e anche di non leggere se una considerazione viene percepita come una str..ata o provoca uno sbadiglio da “rischio incastro della mandibola con necessario ricovero ospedaliero…..”. E’ questo il bello del forum. Poter parlare liberamente e sopratutto poter “ascoltare” (va beh….leggere) liberamente sapendo che nessuno ha motivo di raccontare palle. Perchè dovrebbe????
Salve a tutti.
Naty io sono d’accordo con te.
Se ho la possibilità e l’occasione di buttare in faccia tutto il mio sdegno a quell’ex una volta che mi son liberata della sottomissione psicologica in cui mi ha tenuto per tanto tempo dò fiato ai polmoni e pure alle mani.
E non ci trovo niente di sbagliato a dimostrare apertamente che son arrabbiata, perchè è giusto che lo sia.
Insomma il tizio mi impone di viaggare a 15 vagoni da lui pur stando con me e io ho accettato per tanto tempo facendo un’ingiustizia a una me stessa che pur di non perderlo sorbiva in silenzio senza protestare trovando pure delle giustificazioni a questa violenza che mi veniva inflitta e ora che ho capito, che ho aperto gli occhi non dovrei andar da quel verme a dirgli semplicemente “sei un verme e mi hai manipolata, raggirata per farmi fare quello che hai voluto te ma ora te lo sputo in faccia, e poi fai, pensa, ciò che ti pare ma io sto qui e chi se ne frega….??…e fare questo o altro finchè ne ho voglia?
Invece no…dovrei ancora cercare di risolvere il mio problema della rabbia dentro di me, non la dovrei sentire, non devo reagire così, ancora una volta, dopo essermi autoanalizzata ed aver sofferto per non aver protestato e non essermi liberata subito da quella violenza morale, dovrei starmene lì al mio posto, o non farmi trovare sotto l’uffico perchè passano loro?..
L’indifferenza diffronte a questi episodi non c’è, arriverà ma per il momento non c’è e chi se ne frega di cosa penseranno o faranno o risponderanno, intanto per una volta dò sfogo IO a quello che sento dentro la mia panza….
Se uno mi dà un calcio è giusto ribellarsi e non cercare il perchè la mia gamba si trovava lì così che la prossima volta posso farla trovare da un’altra parte. Colui che ha sbagliato è quello che mi ha dato il calcio e non io che stavo lì, perchè se passavo dilà vuol dire che un motivo valido lo avevo, io non sono passata dilà per prendere calci o darne. (questa credo sia una legge universale).
Oppure Sonia che dopo tutto sto tempo, dopo tutto quello che ha sofferto, dopo tutto il faticoso lavoro che ha dovuto compiere su se stessa per staccarsi lei da qella situazione, trova che il cuore dell’ex è ancora vicino al suo, perchè non dirgli brutto cretino hai rovinato tutto, prima di girare i tacchi oppure di ributtargli le braccia al collo??
Non ce ne dobbiamo stare sempre in silenzio ed elevare i nostri pensieri in una dimensione di distacco da ciò che ci è successo, così nulla ci può più toccare.
Come diciamo sempre ci è successo, purtroppo ci è successo ma per quanto io possa aver sbagliato verso me stessa quello o quella con me si è comportato da schifo e sarebbe giusto che paghi.
Una buona dose di autostima credo sia avere anche il coraggio di protestare una bella volta per il male subito.
Un bacione a tutti
E se lo fa……va beh….purchè sia una palla utile.
Personalmente credo di avere sufficiente lucidità da saper distingure chi sta facendo un taglia e incolla di tomi di psicologia e chi, magari, si è avvicinato a quei tomi cercando delle risposte al proprio vissuto o è ricorso ad un aiuto esterno e porta qui la propria esperienza.
Non mi è mai passato per l’anticamera del cervello che tu stia raccontando delle palle utili….scopo tesi di laurea.
Porti qui la tua esperienza esattamente come tutti noi. Forse la tua è più documentata.
Luna & Margherita. Siete due persone splendide perchè siete qui a produrre, ognuna secondo i propri modi, l’effetto cordata.
Scusate se parlo sempre di me ma IO (………..io Asino 1°….come diceva la mia maestra) ho tratto il mio personale beneficio sia dalla pacca di Margherita che dagli interventi di Luna. E l’ho tratto quando la diffidenza, la confusione che ho (ancora) dentro si è aperta e mi ha fatto vedere le cose per come sono e non per come lo stato d’animo di quell’istante me le ha fatte vedere.
Spero che nessuna delle due, per nessun motivo, se ne vada altrove…..
Ciao Ada, qui sei in buona compagnia di persone che stanno ancora girando in tondo come i cani quando vogliono coricarsi e “si fanno la cuccia”.
Penso che l’aspetto positivo a cui aggrapparsi come un naufrago si aggrappa ad un ramo in mezzo all’oceano sia il fatto di rendersi conto che stiamo quantomeno girando e non siamo sedute lì ad aspettare gli eventi. Da lì, da questa consapevolezza parte tutto.
Non ti dico che poi il percorso è in discesa…..no. Non è così.
Ma è un comunque un percorso che, indipendentemente da salita, discesa, pianura, non avremmo mai fatto se non avessimo scollato le chiappe dallo scomodo sedile a cui eravamo saldate.
Un bacio a tutti. Buon week!
Ciao Toni Lunotto eheheheh! ciao tutti!
Ovviamente sono contro la violenza, eh! :-))
NATY: Bepi Toni Lunotto (quanti nomi ga ‘sto qua? eheheheh) ricambia.
Il mio concetto di non violenza, basilarmente, è un concetto di non violenza verso se stessi, prima ancora che verso gli altri.
C’è un istinto, dentro di noi, credo, per cui se qualcuno ti assale all’improvviso e ti tira uno schiaffo, metaforico o vero che sia, hai tre possibilità (ammesso che con lo schiaffo non ti abbia fatto svenire), lasciando perdere il fatto che uno schiaffo ti stupisce e destabilizza (a meno che tu non sia molto abituato a pigliare schiaffi, il che, per adattamento, credo abbassi il livello di stupore… e non è un bene per niente… mi sa…).
a) restituirlo
b) proteggerti con le mani o con le parole
b)scappare/chiedere aiuto
(che credo siano le reazioni più immediate)
E, nell’immediato, hai pochi istanti per reagire, nella maniera che sia più salvavita per te.
Il problema di restituire il cazzotto è che, se non sei una/uno, a cui piace menà, e la tua reazione è stata fisica/difensiva/offensiva immediata, se trovi qualcuno a cui piace menà, e che è più grosso di te, di schiaffoni ne beccherai 150. Anche verbali. Perché chi usa la violenza come mezzo di comunicazione, a differenza di te, non ci sta, non ci sta di sicuro. E alzerà la posta. A meno che non lo stendi. Anzi, la sua rabbia, o il suo potere su di te (ti ha sfidato per mettersi in posizione di forza, quello conta per lui) si nutrirà pure del tuo cazzotto e te ne arriveranno una scarica. Chi mena alla cieca, che siano cazzotti o parole, non ha il filtro di non fare male, in quel momento vuole fare male.
Vuoi davvero rimetterci il naso?
Me lo sono chiesta, tanti anni fa, quando un ragazzo/fenomeno che girava dalle mie parti, e che si vantava delle risse che provocava, appuntandosi una medaglia al petto per ogni naso che aveva spaccato e per ogni persona che era scappata, mi ha provocato verbalmente e mi ha presa per un braccio. L’ho guardato come si guarda qualcuno a cui si dice: a me no! Non ci sto, bello! Mo’ te meno!
E onestamente un cazzotto glielo avrei tirato volentieri. Anche per quel senso di giustizia per cui ti dà veramente fastidio uno che va in giro a provocare e a menare la gente. Ti verrebbe voglia di essere quello che gli dice: a stron… non puoi passarla sempre liscia.
Ma a distanza di anni ancora mi ricordo che ho pensato:
“ma, onestamente, a me frega di rimetterci il naso?”.
proprio no.
E ho preferito che lui si appuntasse al petto la medaglia di Luna che aveva ceduto e se n’era andata, piuttosto di Luna che, per tenergli testa, pure se con onore, e per difendere il suo orgoglio, girava con un naso da pugile e due tamponi.
Perché era un co…ne, e perché era uno che non avrebbe capito niente nè beccandosi quel cazzotto e tantomeno se qualcuno gli avesse spiegato perché non se mena la gente.
Per inciso anni dopo un giorno ha fatto lo stronzo con qualcuno che era più grosso e più cattivo di lui, e l’hanno fatto nuovo. E tutti dicevano: be, sono anni che se la
cerca, e nessuno, credo, gli ha portato un mazzo di fiori all’ospedale, mentre aveva due gambe e due braccia in trazione, eccetera.
E non si tratta di giustizia divina, mi sa, si tratta del fatto che era un co…ne fino in fondo. Neanche capace di riconoscere chi era veramente più grosso e cattivo di lui, e di avere l’intelligenza, in quel caso, di pensare lui se meritava rimetterci due gambe, eccetera, nel nome del suo gioco del bronx o della sua rabbia che chissà da dove veniva.
Altre volte, nella vita, mi sono dimenticata del mio naso, metaforico che fosse, della priorità salvavita, e ho accettato una sfida che non era la mia, facendola diventare la mia. E nutrendo, rispondendo agli schiaffi verbali con le parole, che fossero pure spiegazioni del perché era ingiusto lo schiaffo, a chi nutriva il suo “potere” su di me proprio con le mie stesse parole.
Anche perché se dici a qualcuno tante parole, in cui c’è anche un’intenzione di ribellione, ma alla fine resti, è come niente.
Se gli spieghi che sta sbagliando, e hai ragione, ma di fatto resti avanti a farlo sbagliare con te, è come niente.
Se gli ripeti “tu mi fai soffrire così!” e uno va avanti a farti soffrire lo stesso forse ti verrà il dubbio che, per qualche ca—o di motivo suo, è esattamente quello che vuole, che le cose restino come sono, anche se sono a svantaggio tuo. Perché, in qualche modo, nella tua fragilità, che manifesti anche a parole, c’è un suo vantaggio.
Se giustifichi una scelta tua, anche in controtendenza con il suo potere, comunque è con lui che ti giustifichi, o senti che vuoi che sappia della tua scelta, e sei quindi in qualche modo dipendente. Anche dall’informarlo che sei libero da quel potere.
C’è un’altra reazione che hanno spesso le persone afflitte da schiaffi, morali e (a volte anche fisici) reiterati. Si nascondono. Cercano di sparire. Sapendo che da una parola o da uno spostamento d’aria può nascere un disastro, una sfida, una battaglia, o l’ulteriore molestia, anche inconsciamente (spesso anche continuando a pensare: io lo amo) si nascondono. Salvo esplodere, alle volte, in un disperato tentativo di difesa quando neppure sparire o controllarsi la vita e i pensieri per non far scoppiare bombe, o avere un barlume di armonia è sufficiente. “Ho fatto tutto, accidenti, e non ti basta mai! Non lo vedi?”. Sì che lo vedono. Ed è anche lì che sta il punto. Nel potere che si allarga, nella dinamica che, alla fine, funziona. Perché uno dovrebbe cambiare una dinamica che gli procura un vantaggio? il controllo.
Non credo di avere mai detto di negare la rabbia, di negare il senso di frustrazione e neanche di costringersi all’indifferenza. Non ho mai detto di pensare che chi ci ha ferito in realtà era un bravo ragazzo e di mandargli dei fiori. Dico un’altra cosa, che una persona deve fare quello che si sente. Ma che la sensazione di aver rotto la dipendenza nasce dentro, non fuori. Nel fare una scelta perché ci va, non per dimostrare qualcosa, neanche a noi.
Un passo avanti e 3 indietro, che ci posso fare se capitano tutti a me
Oggi dato che nn lavoravo sono andata all’orario di punta al superm. e chi ti trovo la mia cara ex cognata che a differenza del fratello almeno ha la faccia tosta di guardarmi, anzi di fissarmi ma se pensava che avrei abbassato gli occhi si sbagliava e anche di grosso, infatti ci siamo guardati per circa 3 secondi poi ha girato sui tacchi e se ne andata, era raggiante, felice e soddisfatta tutto il contrario di me ma almeno nn gli ho dato la soddisfazione di mostrarglielo, anzi il contrario sembravamo due leonesse che lottavano di cui solo una alla fine sarebbe stata vincitrive e io so che a vincere è stata lei in quanto me l’aveva detto che con suo fratello sarebbe finita (nn ero alla sua altezza, come nn lo era quella prima e nemmeno quella prima ancora) e io l’avrei capito solo a fatto concluso. Avrà pure vinto saranno tutti soddisfatti di come è andata ma prima o poi anch’io mi riprenderò la mia rivincita (almeno spero)ancora è un pò presto ho bisogno di spazi grandi dove nn ci sono mura che chiudono il mio essere per riuscire a rivivere e uscire da questa vita maledetta
un bax
Ciao Naty. Ho dimenticato di chiederti…..vero che un pò di ironia, due sorrisi, fanno stare un pò meglio? Fanno quasi venir voglia di alzarsi dal letto (reale o metaforico che sia) e mettere il becco fuori per vedere se il mondo è sempre un grande vespasiano super frequentato o c’è ancora qualche essere umano, come te (e come noi, mi azzardo a dirlo…..) che non è stato trasformato dai Visitors in una figura mitologica mezzo uomo (o donna) e mezzo rifiuto organico?
Ps. dove la metà umana è l’aspetto esteriore e la metà rifiuto organico è l’aspetto interiore!!!!!
Maia: non conosco la tua storia con lui ma dalla descrizione che hai fatto della tua ex cognata posso solo dirti che per essere all’altezza di certa gente non bisogna essere delle Wonder woman. Anzi…..basta essere alte circa 35-40 cm. ossia la distanza che separa il pavimento dal cerchione de water che queste persone sono.
Ho giustappunto davanti un water e vedo che è il più maestoso tra tutti i sanitari. Fiero, slanciato, con un non so che di eroico.
Ed è vero!
E’ eroico il suo essere lì pronto a ricevere, tutti i giorni (o quasi) un cumulo di m….che può essere anche notevole.
Certa gente, probabilmente, porta negli occhi la fierezza della consapevolezza del poter portare dentro di sè un quantitativo enorme di mer…..senza esserne soffocata…..
perchè per loro è un elemento naturale.
Un pesce crepa se finisce in acqua? Certo che no!!!
Ops….è quasi l’ora di cena. Scusate il tenore gastrointestinale del mio post ma quando ce vò ce vò…azz.
Ciao ciao. Un bacione!!!
MAIA: capisco il tuo stato d’animo, e perché ti sei sentita di sostenere quello sguardo, perché era importante per te.
Ma ora non tormentarti pensando a quello che ha pensato lei, e con questa faccenda della vittoria, che davvero, sai, non ha senso.
Riflettiamo un attimo insieme, se vuoi.
Non perché tu non possa essere incazzata nera nei confronti di questa qua, che non ti piace, e a quanto racconti ne hai ben donde, ma perché tu stai implodendo in un concetto di “vincente/perdente” che fa male a te.
Prima di tutto non lo sai cosa le è passato per la testa, mentre ti guardava. Davvero non lo sai. Puoi leggerle nel pensiero?
Lei può leggere nel tuo? NO.
Lei può pensare anche una caterva di cazz.te e scegliere di pensarle lo stesso, anche che tu sei bionda mentre sei mora, o viceversa (magari sei rossa, ma è uguale 😉 qualsiasi sguardo tu abbia. Su questo non hai controllo.
Terribile? No, fantastico, perché ti libera dalla necessità di stressarti per farle cambiare idea.
Le sue idee sono un problema suo. Può aver pensato a qualsiasi cosa. Se hai letto uno sguardo di sfida nei suoi occhi probabilmente ci sarà anche stato…
ma, sinceramente… che tristezza. Che tristezza per lei aver bisogno di lanciare sguardi di sfida alle ex di suo fratello, se così è, e mettersi in competizione giudicando se sono alla sua altezza oppure no e facendo funesti pronostici, e essere contenta se ci azzecca…
Lo dici tu che nessuna delle ex del fratello secondo lei erano all’altezza… ma, dico, sarà mica un problema suo questo?
e poi… all’altezza di qualcuno… che frase del cacch… ma che vuol dire? è una frase assurda di per sè.
non obiettiva non solo nei confronti delle ragazze che lui ha avuto, ma anche nei confronti di lui.
Ma in generale è una frase che non ha senso. Le persone non sono più o meno all’altezza delle altre.
Tu hai avuto la sensazione di poter essere “scoperta” perché ti senti scoperta, ti senti ancora “quella lasciata”, cose così, e quindi in posizione di debolezza.
Ma in realtà questa lotta tra le leonesse non esiste.
Non esiste questa sfida aperta.
Esiste se tu l’accetti. Altrimenti lei può fare tutti gli sguardi del mondo, ma poi,frustrata, fingere che stava cercando un detersivo, perchè sta guardando nel vuoto, perché la sfida è caduta nel vuoto.
Come quando saluti qualcuno dall’altra parte della strada, alzando il braccio, e ti accorgi che quello non ti ha proprio visto… e allora fai ehm ehm, e abbassi il braccio, o fingi che ti stavi grattando la testa 😉 o ti fai una risata.
Se tu ti rendi conto che, per te, non ti interessa questa sfida automaticamente la battaglia delle leonesse non esiste.
E allora non diventa più un problema abbassare gli occhi, e quindi pensare di aver perso, o sostenere lo sguardo, per dimostrare di non aver perso, ma dirti che tu sai che lei ha vinto…
perché il concetto vincente/perdente non esiste più.
Quando riuscirai ad uscire da questa percezione di te “perdente” rispetto a questa storia, rispetto ai pronostici di caia e alle idee di tizia, se anche incontrerai la famosa cognata quando lei ti guarderà negli occhi forse tu sarai impegnata magari a pensare alla scelta della marca dei surgelati. E il fatto che lei possa pensare che tu sia così, colì o colà, non ti interesserà più.
Facile a dirsi, dirai…
Ma il fatto è che, al di là del dolore che senti per la fine della storia, molto del tuo stare male, e sentirti chiusa tra quattro pareti, sta proprio nel continuare a dirti che sei “maia quella lasciata da”, “maia quella perdente secondo x”, “maia che non è riuscita a dimostrare alla cognata o buh che non avevano ragione”. E’ anche lo stesso concetto di rivincita (perché la rivincita presuppone restare ancorata al concetto di aver perso rispetto a qualcuno o qualcosa) che ti tiene ancorata, e che non ti fa sentire nello spazio più grande, dove sei Maia che vive, Maia che è, e basta, non Maia rispetto a lui e al corollario di persone che centrano con lui.
Riesco a spiegarmi?
Lo ripeto, so che non è facile, ma un conto, ripeto, è che stai male per la storia finita, un conto è questo carico che ti tieni addosso con il concetto perdente/vincente, e il dover dimostrare di non essere più perdente.
Non devi dimostrare niente a nessuno. Nè al tuo ex, nè ai suoi parenti.
Vuoi stare meglio tu, sentirti più serena tu, ed è un’altra cosa.
Frasi come “loro hanno vinto” “io ho perso” non solo non ti aiutano a stare meglio, ma ti mettono psicologicamente anche in una condizione di inferiorità nella quale in realtà non sei assolutamente.
Sei in condizione di fragilità, che percepisci, perché, dopo la fine di una storia, stai recuperando delle parti di te e la convalescenza ha i suoi tempi. Ma puoi recuperarti prima se invece di preoccuparti di cosa pensano gli altri di cosa è successo, o su chi sei o cosa provi, ti concentri invece su di te, in modo costruttivo.
Quella storia è finita, Maia.
Fa male, lo so.
Ma, come diceva qualcuno, credo Raganella, mesi fa:
costruisciti la tua città.
Cioè uno spazio dove incominiciare, sempre più, a lasciar vivere maia per chi è al di là di questa storia finita.
Non significa negare il dolore, o il senso di frustrazione, ma coltivare quel mondo più esteso che senti di desiderare.
Anche per poco tempo al giorno, coltiva quel mondo in cui lui non c’è, non c’è più e in cui le persone che facevano da corollario a quella storia sono solo persone, tra tante persone al mondo, che ora non centrano più con il tuo presente.
Mentre nel tuo presente ci possono essere nuove persone, anche da conoscere (intendo dire anche amiche), situazioni nuove, sensazioni nuove.
Coltiva il mondo esteso come una piantina, annaffiandola ogni giorno, e al contempo cerca di togliere, almeno un po’ al giorno, l’acqua e il nutrimento ai pensieri erbaccia.
Sperando che non accada, la prossima volta che incontri la cognata prova a non accettare la sfida, a distogliere lo sguardo, se ne hai voglia, ma non sentendo di abbandonare il campo, ma dicendoti che quello che pensa lei è un problema suo, non tuo. Perché tu sei maia che sta facendo la spesa, e sta vivendo la sua vita. E la tua vita, come va o non va, non è affar suo. Neanche come ti senti.
Bacioni 🙂
LILLY, ridere fa bene, sì! 🙂
Un saluto a tutti!
ciao a tt
è da un pò che nn scrivo nn perchè nn abbia niente da dire ma per mancanza di tempo
Questa settimana è stata faticosa in ogni senso,e per finirla in bellezza sono appena rientrata da un matrimonio, che tristezza, quanta amarezza e quanta delusione per quello che anch’io avrei voluto, ciliegina sulla torta un mio amico mi dice di essersi fidanzato e nn vede l’ora di presentarmela, che bello conoscere i fidanzati degli altri che bello andare ai matrimoni degli altri che bello accompagnare la tua amica per le spese del suo futuro bambino che bello sapere che tutto lo devo vivere in terza anzi no in quarta o quinta persona.
La novità è che sto frequentando una comunità di preghiera e pensare che sono o ero atea ancora nn lo so, ma nei momenti di carestia qualsiasi cosa sembra buona, infatti mi sto pure leggendo la bibbia chi l’avrebbe mai detto… penso che il mio cambiamento spirituale sia solo una forma di difesa dove nella società in cui vivo i miei amici sono o già genitori o si sono sposati o si devono sposare o sono fidanzati, e quindi ho bisogno di sperare che qualcosa prima o poi cambierà, che nn pioverà solo dove ci sono io e fer farlo devo credere in qualcosa, a qualcosa in questo caso di soprannaturale, che possa placare la mia sete, la mia fame di sapere di vedere e di capire quando ormai nn c’è più niente che devo sapere non c’è più niente che devo vedere e nn c’è più niente che devo capire ma bisogna sono mettere una piccola parola dentro il mio cervello (che ultimamente fa i capricci) che è: FINE, per riuscire a vivere ben ancorata nel presente, e vivere alla giornata senza proiettarmi ne nel passato(di come era) ne nel futuro (di come sarebbe stato)
Nonostante tutti i buoni propositi che mi ripeto in continuazione la paura di ricominciare e più forte di quella di vivere e questa è la mia misera verità
Ciao anche a te Lilly e ciao a tutte/i. Non lo so, anche io certe volte mi ripeto che almeno non sono ferma ad aspettare, in balia degli eventi, come un oggetto inanimato. Poi però mi domando appunto se è reale questo mio “muovermi” o se mi prendo per i fondelli da sola. Come posso dire… una parte di me si sforza di uscire anche quando non ne ha voglia, di viaggiare, di fare una telefonata all’amica per una chiacchierata o un giro in centro anche se starebbe volentieri a fissare il muro, di fare sport, di provare a cambiare lavoro ecc… insomma, una parte di me prova a vivere in qualche modo ma un’altra… mamma mia, un’altra parte di me sta solo aspettando che LUI torni. Certe volte, davvero, mi sembra solo di occupare il tempo nell’attesa che, alla fine, si verifichi in maniera naturale una di queste ipotesi:
a) il suo ritorno;
b) averlo dimenticato.
Poi, ho i momenti in cui mi ripeto che non voglio + saperne, che è un bene sia andata così e bla bla bla. Ma in questi giorni ho proprio messo la retromarcia, altro che girare in tondo.
Io mi sto preparando la strada per il manicomio, altro che ca**i.
Anche quando esco e magari rido e scherzo (perchè almeno adesso riesco anche a ridere) mi sembra di essere in una situazione surreale, di vivevere la vita di qualcun altro!
@ Ho letto questa cosa scritta da Iris:
La novità è che sto frequentando una comunità di preghiera e pensare che sono o ero atea ancora nn lo so, ma nei momenti di carestia qualsiasi cosa sembra buona, infatti mi sto pure leggendo la bibbia chi l’avrebbe mai detto… @
e mi viene da ridere (risata isterica ndr.)… perchè anche io (che sono sempre stata “agnostica tendente all’ateismo”, per provare a spiegarlo in breve) PREGO! cosa che per me è un’assurdità ma proprio mi sto aggrappando a tutto. A tutto.
Scusate il discorso sconclusionato ma oggi mi sento una pazza. Come già detto ero giù da qualche giorno… e ieri l’ho visto! L’ho visto per un nanosecondo. Non lo vedevo da quasi 8 mesi (ci siamo lasciati, no, mi ha lasciata, da 9) e non ci sentiamo + da quasi 3 mesi. E ca**o mi manca!
Lui ha un’altra vita, lui sta con un’altra persona (e probabilmente già dagli ultimi mesi in cui stava ancora con me, e ho dei validi motivi per dirlo), lui ha fatto le sue scelte legittime e sacrosante… e se anche tante volte mi sono detta che è uno str**** (perchè ha avuto decisamente comportamenti tali molte volte, insomma, ci sono stati tradimenti negli anni che ha sempre negato ecc… tante cose), alla fine SO che non lo è, non del tutto. SO che è un essere umano che ha fatto delle cose ma mai con lo scopo di farmi del male, non con il fine ultimo di danneggiarmi. E SO che comunque, negli ultimi tempi, lui in qualche modo ha sofferto nel prendere una decisione, nel chiudere questa storia. Insomma, io, alla fine, non posso neanche odiarlo. Lo sto giustificando? O semplicemente capisco che è una persona, solo una persona, e non può essere perfetto?
Il punto è un altro, lo so…
…il punto è che mi ha fatto del male, non importa se volontariamente o no, e io devo allontanarmi da chi mi fa stare male, non devo sperare che torni per farmene ancora… lo so.
E non ci riesco.
Io nella sua vita non ci sono più e non ce la faccio.
Ieri. Io non credo che il problema sia stato semplicemente vederlo. Avete presente quando si va in giro per i locali e si nota un/a conoscente ad un tavolo e magari non si ha voglia di femarsi a salutare per dire due frasi di circostanza, così si tira dritto, facendo finta di non averlo visto? E invece, quando si vede un amico, ci si avvicina, lo si chiama per attirare la sua attenzione se non ci ha visti, perchè ci fa piacere fare quattro chiacchiere, soprattutto se non ci si vede da molto…
E la persona con cui dormivi? La persona con cui camminavi mano nella mano in quegli stessi posti? La persona con cui ti sei seduta a quello stesso tavolo miliardi di volte, facendo finta di non vedere “gli altri”? Adesso quella persona è diventata “gli altri”, io per quella persona sono diventata “gli altri”.
Per me è veramente assurdo.
Ciao a tutti,
Ada ti capisco benissimo! Leggere ciò che tu scrivi è come passare in rassegna quello che ho io nella testa e nel cuore. La differenza è che tu il tuo ex l’hai rivisto. Io non ho la possibilità di vederlo perchè ci troviamo a circa 700 km di distanza e, sinceramente, non so cosa sia meglio.Non è assolutamente vero il detto “lontano dagli occhi lontano dal cuore”…io il mio cuore l’ho lasciato li dov’era fino a due mesi fa e sapere che probabilmente non avrò più il modo di rivederlo mi fa tanto male. Capisco che forse sarebbe molto peggio incontrarlo e vedere in lui indifferenza nei miei confronti, ma non so, in questo modo mi sento privata delle possibilità di poter in qualche modo far qualcosa. Come te mi rendo conto che forse non è lui che mi manca, perchè una persona che ti fa tanto male non può mancarti, non puoi sentire il bisogno di essere presa in giro, ma ora è difficile. Alterno i momenti di lucidità,che possono durare anche giorni, in cui mi dico che è meglio che sia andata così, che con lui avrei vissuto una vita d’inferno, che non ha avuto rispetto per me, a momenti di disperazione totale, nei quali sento che mi manca nella maniera più assoluta.
Iris, anche io come te sono stata costretta a partecipare al matrimonio della mia migliore amica, a subire tutti i preparativi, il viaggio di nozze, estetista, parrucchiere…che ansia! Tutte cose alle quali avrei dovuto dedicarmi io tra qualche mese. Ma come si fa ad entrare in un gruppo di preghiera? Io ero credente, ma da un pò di tempo ho seri dubbi sull’esistenza di un Dio che guarda da lassù e premia le persone che meritano.
Ada, le sensazioni che provi e descrivi sono tutte naturali, e non sono cugine della pazzia, tra cui sicuramente questa:
@Adesso quella persona è diventata “gli altri”, io per quella persona sono diventata “gli altri”.
Per me è veramente assurdo.
che è molto chiara e chiaramente destabilizzante, perché racchiude in sè molte cose. Penso che sia una delle sensazioni più vivide che si provano alla fine di un amore.
come diceva ligabue… di siamo scambiati la pelle, le ossa, qualcosa del genere…
Il punto è che ognuno sa per sè quale sia l’entità interna di quelle sensazioni, e quanto queste parlino di… uno scollamento tra emotività e razionalità. Dove la razionalità, paradossalmente, non è tanto quella per cui ti dici “non è poi così grave” bensì “non ne uscirò mai”, e il lavorio mentale, per dare voce alla panza che brombola di sensazioni. E’ quello che fa sentire “pazzi” alle volte. Pensare, come noti giustamente tu, che la risposta sia tra gli opposti: esserci dentro con tutti e due i piedi, o sentirsi lontani dalla cosa 350 chilometri. Invece si sa che in mezzo ci sono mille e mille sfumature, che portano verso la “guarigione”.
quando io dico che la fine di una storia, al di là dell’amore finito, è un trauma, non è solo un mal da amore, ma ovviamente ci investe a più livelli emotivi, con varie connessioni interiori, e a volte anche blocchi, penso al fatto che nel momento in cui si rimane fissati nel trauma, qualsiasi sia il trauma, e ci si rende conto che quel trauma limita pesantemente la vita e ci stanca moltissimo cercare di uscirne girando in tondo al suo interno, o avendo la sensazione di stare fermi, e ciò arreca un disagio, può valere la pena di andare a farselo sbloccare, da ci è in grado di centrare i vari… files interni, emotivi, che sono rimasti bloccati.
E di aiutarci a tirare fuori le NOSTRE risorse per ripartire.
E a volte basta anche molto meno di quel che si creda. e vale più la pena che girare in tondo o sentirsi bloccati o emotivamente “scollati” da se stessi. Certo, dipende quanto…
quanto si sta male e quanto si sente di non riuscire ad afferrare realmente le proprie risorse, e di girare in tondo in modo implosivo…
tornare a ridere e al contempo sentirsi ancora feriti, convalescenti è normale, quando si è in “recupero” e in “trasformazione” come accade in questi casi. Fluire nella vita è sempre un bene, anche se una parte di noi si sta ancora riposando. O sta soffrendo.
Se ridiamo davvero sono vere entrambe le cose… che siamo più aperti alla vita e che stiamo ancora male.
Razionalmente ci si può ripetere tante cose, ma la verità è che quelle parole hanno un peso diverso se il loro senso è interno.
E chi ce la fa, così, come fosse bere un bicchier d’acqua? nessuno. Perché una storia d’amore, importante, per ciascuno di noi rappresenta moltissime cose, non solo la persona che abbiamo incontrato e amato, ma anche una parte di noi stessi, che abbiamo messo in gioco, dato e che adesso sembra vagare senza trovare più un approdo, un senso.
Riallargare la percezione al fatto che quella storia non era il mondo, non era tutto di noi, non è immediato.
La fine di un amore è quello che è (nel senso che è un cambiamento, in casi come il tuo, deciso da un altro, e non possiamo cambiare le decisioni degli altri e il sentire degli altri) e fa sempre male, ma dipende anche cosa rappresenta per noi, e come riusciamo a vivere l’elaborazione di questo “lutto” emotivo.
La razionalità in tutto questo centra molto poco, perché il centro del problema è emotivo.
come tu cogli perfettamente, anche se poi la testa, per dare delle risposte al dolore emotivo, bloccato, parla, e spesso urla proprio. Urla cose come:
senza di lui non potrò vivere.
non è possibile.
e ti fa sentire “scollata” da te stessa, che è una delle sensazioni peggiori, perché fanno pensare di andare fuori di capoccia. Mentre non è così.
Ora, il tempo per rielaborare la fine di un amore ha… i suoi tempi. Quanto mai banale, quanto mai vero.
E’ emotivo e pure fisiologico.
Nessuno si sveglia la mattina dopo come nuovo, e tutti, credo, a distanza di tempo hanno ancora delle domande in testa, dei pensieri, delle sensazioni.
Il punto non sono gli otto mesi, ma come una persona si sente.
Il problema è che alle volte si richia di andare in fissazione. E la fissazione può costruire dei castelli di pensieri campati in aria. Ma che sembrano avere mura grosse, invalicabili.
E’ possibile sentirsi bene, sapere di aver fatto moltissimi passi avanti, e poi, di colpo, per un avvenimento esterno o un pensiero, avere una “ricaduta” per cui sembra invece di non averne fatto nessuno, piangere come un vitello per ore e credere, davvero, in quel momento, di aver passato tutti gli otto mesi a piangere come un vitello e assolutamente bloccati, anche se non è vero. Ma è la violenza emotiva di quel momento a dare la sensazione di non aver fatto nessun passo.
E dopo, passata la tempesta, rendersi conto che, invece, non si sta così male. Che è stato un momento che… fa parte del gioco.
Perché le nostre sensazioni non sono qualcosa di stazionario, e continuamente ci assestiamo.
Oppure si può sentirsi bloccati sul serio. Bloccati, e invalidati, in qualche modo, da questo blocco. Fermi là, sofferenti, e insieme sempre più stanchi, angosciati. E allora il problema può essere una risposta “ansiogena” al problema emotivo.
E’ differente un livello “fisiologico”, sopportabile, naturale in una rielaborazione di questo cambiamento emotivo che ti ha travolto otto mesi fa, da una condizione di fissità nella quale non ci si riconosce, e che si ha la percezione di non riuscire a superare.
E’ chiaro anche che più facilmente una persona scrive in un forum quando si sfoga per uno stato di malessere (e fa bene se gli giova) che quando sta bene e sta piantando margherite in giardino pensando che è una bella giornata di sole. anche perché nel primo caso sta rielaborando razionalmente dei pensieri emotivi per metterli in parole.
Già, Ligabue
“Si fa presto a cantare che il tempo sistema le cose, si fa un po’ meno presto a convincersi che sia così… so che sei la più brava a non andarsene via, forse ti ricordi ero roba tua… e ci siamo mischiati la pelle, le anime, le ossa ed appena finito ognuno ha ripreso le sue… forse ti ricordi sono roba tua”
Solo che LUI si è ripreso le sue, a me ha lanciato indietro le mie e io non so più ricomporle, non mi ricordo più come stavano messi i pezzi prima che arrivasse lui.
Ok, straparlo.
Ciao e scusami Luna, il resto lo rileggo/rielaboro dopo, adesso non sono capace, non sono “lucida”.
Ieri notte poi sono uscita con gli amici e questa mattina presto, tornando a casa, gli ho mandato un messaggio. Dopo 3 mesi senza nessun tipo di contatto…. gli ho scritto che mi manca. Sono un’idiota. Naturalmente non ha risposto e non risponderà (abbiamo smesso di sentirci telefonicamente, 3 mesi fa, proprio perchè avevo avuto un crollo pazzesco e gli avevo detto che per me non era una cosa superata, che stavo malissimo ecc… e così lui mi ha detto che se dovevo stare così male non mi avrebbe più chiamata).
Ciao steffy, pensa che io e lui siamo a più di 1500 Km di distanza ma lui continua a venire qui (c’è la sua famiglia) ogni volta che ha le ferie, sempre negli stessi cavolo di periodi (sai, 25aprile/1maggio, estate, natale…). Sempre. Quando potrebbe starsene lì, dove c’è la sua nuova ragazza o andare da amici sparsi per l’italia…
Basta, adesso vado un po’ a correre.
Ciao Ada. 1 anno 1 mese e 3 giorni dall’ultimo incontro. 9 mesi e 19 giorni dall’ultima e-mail e telefonata civile. Ogni volta che lo vedo mi sembra di essere risucchiata all’indietro, come se fossi attaccata ad una corda elastica che, ad un certo punto, è più forte di me e mi tira indietro. Però ho notato che ogni volta la corda elastica mi lascia andare un metro più avanti rispetto al punto in cui mi aveva lasciato la volta precedente…..
Va bene così.
Un giorno lui sarà così piccolo da diventare solo una delle tante immagini che popolano il nostro bagaglio di ricordi.
Per ora loro è ancora la valigia più grossa, quella che non ti lascia chiudere il bagagliaio e che ti fa bestemmiare come un dannato.
Mi sono rassegnata ai tempi lunghi, alle ricadute, ai piangi&ridi, agli sbalzi di umore perchè ho capito che sono tutte tappe di un percorso ad ostacoli che mi porterà, prima o poi, lontano da lui e vicino a me stessa.
Onestamente non credo nei gruppi di preghiera (quando non c’è una fede sottostante, ovvio)perchè mi sembra un modo per uscire da una gabbia ed infilarsi in un altra….
Posso provare a dire “grazie signore grazie” all’infinito” ma la corda elastica resta, gli ostacoli restano……la luce in fondo al tunnel, però, la vedo senza che ci sia un sacerdote o un qualsiasi altro “funzionario religioso” ad indicarmela.
Perchè è una luce che brilla dentro di me e che deve solo uscire fuori.
Se guardi bene dentro di te nei momenti “si” quella luce….e beh…la vedrai anche tu!
Ciao Ada. Ciao a tutti!
@LUNA e @MARGHE
Scusate se mi intrometto nel discorso, un pò di tempo fa scrivevo nel forum riconquistare l’ex, ma visto che mi è stato chiesto un commento diretto da Marghe preferisco darlo direttamente sul forum…le mi conosce sa che quello che penso dico e non importa se poi la gente sparisce….l’importante, la sola cosa che conta è il rispetto….Non sopporto le persone che dicono quello che pensano come molti di questi tempi anche se hanno vissuto esperienze negative, pensando di essere le sole ad esserci passate….questa cosa mi offende terribilmente….ci sono modi e modi di dire le cose e NESSUNO dico NESSUNO ha il diritto, solo perchè pensa che la sofferenza ti dia il diritto di parlare e di puntare il fucile e sparare a zero di farlo appunto senza rispetto…@LUNA hai fatto bene a rispondere e a sentirti offesa e anche a non rispondere più a chi non sa di cosa hai tu nel cuore,lo sarei anch’io e lo sono, anche se non ti conosco e anche se ritengo Marghe un’amica, ma so quanto ho patito io le molestie morali….da una vita, e ancora ne sto subendo le conseguenze e sto a fatica cercando di uscirne…
A me sembra un attacco personale, che non ha ne capo ne coda, qualcosa che neanche i bambini delle elementari fanno, qualcosa che tra persone civili e con dolori diversi ma pur sempre dolore, si dovrebbe evitare….
Perchè ci resto così male?
Perchè Marghe sa, che quando si parla anche dicendo ciò che si pensa, e questo è lecito, non sempre quel parlare deve essere offensivo anche se mascherato da buonismi…siamo grandi e vaccinati e oltretutto non sappiamo cosa abbia passato LUNA o cosa abbia passato SIMONA o chiunque altro in questo forum , perchè alla fine è vero che ci sfoghiamo ma ognuno ha la sua croce e se la tiene portandone il peso e soffrendone anche per tempi che possono essere indefiniti e lunghissimi….
Non entro in merito di nulla, parlo solo delle mie esperienze che sono mie e basta o di Luna che parla delle sue e basta e a fatica sta per quanto visto cercando di aiutare con le sue parole ponderate e sagge di stare vicino a chi ne ha bisogno….sei ammirevole sul serio!
Ora scapperà il putiferio, ma non me ne importa nulla, perchè avrei reagito allo stesso modo, e quando si scende in basso non si può continuare ad infierire, bisogna anche avere il coraggio e l’umiltà di chiedere perdono….se questo non avviene meglio tagliare i ponti, non c’è ragione che tenga.
@Marghe…tu sai benissimo cosa penso,ne abbiamo parlato tante volte e sono cose nostre, ma sai benissimo anche che quando te la sei presa con me io ti ho risposto…ora mi sento presa in causa e ti rispondo ugualmente…critico chi non ha il coraggio di parlare in faccia lo sai, perchè non ci si può difendere, e tu sei liberissima di dirmi in privato o qui cosa pensi….ma metti un limite alla tua rabbia…perchè spesso se ci ficchiamo in certe situazioni…non è colpa di chi sta al di fuori…
Spero di essere stata chiara…Un abbraccio Simo
ADA: figurati 🙂 meglio la corsa 🙂 🙂 🙂 Ottima idea 😀
SIMONA: ti ringrazio per il tuo intervento, per il fatto che hai speso le tue energie e il tuo tempo per dire la tua a riguardo di qualcosa che non toccava direttamente te.
Ho già detto come la penso riguardo questa questione specifica.
Per il resto, come dici giustamente tu, il proprio vissuto appartiene a ciascuno, e ciascuno sceglie chi renderne partecipe, e come. Soprattutto quando si tratta di un vissuto così carico come quello di cui parliamo in queste pagine.
baci 🙂
Grazie a te Luna per essere sempre tanto disponibile, capisco e mi rendo conto che non è facile stare in bilico tra la nostra realtà e una realtà virtuale tanto caotica…ci sono momenti in cui poi tutto si confonde ed è ancora peggio.
Ho letto quà e la i tuoi commenti e mi chiedo dove prendi tanta pazienza e tanto amore per essere così presente….ma forse non dovrei chiederlo perchè anch’io mi sento così….quindi beh fino a che si può, magari aiutare altri aiuta anche noi stessi.
Non ci sono limiti in questo…e se si può in un mondo cane come quello di oggi è meglio restare uniti anche se virtualmente….
Un abbraccio Simona
SIMONA, anche secondo me LUNA è proprio un tesoro di persona! Non posso dire di conoscerla, la conosco (qui) da poco e non conosco i suoi problemi, ma ho potuto solo vedere che dà proprio a tutti generosamente.
Un saluto a tutti.
PS: anch’io avevo ripreso un po’ a correre, brava ADA!
LILLY, ‘azz… Conti tutti i giorni, così precisamente…?
Buongiorno…sapete spesso e parlo per esperienza personale i ricordi ci portano alla distruzione totale e la cosa che più ci fa male è sapere…perchè lo sappiamo anche se molto in fondo…che non ne vale la pena.
Continuiamo a camminare in una strada che non ha fine, attaccandoci a qualcosa che non è più…anche se è stato!
Ma la verità e questo è il mio umile parere è che se qualcosa finisce forse non doveva poi essere….MAGRA CONSOLAZIONE VERO?
Ma anche se banale ci accorgiamo guardando attentamente che anche se tutto sembra immobile come il nostro dolore poi accade la stessa cosa che accade alle nuvole….dopo qualche secondo che stai con il naso in su la loro forma è cambiata e il cielo è differente…
so che è difficile e che il dolore attanaglia il cuore lasciandoci senza respiro…ma prima o poi deve passare per forza…nulla resta immutato…capito?
Forza e coraggio….e perchè no una bella corsa…o musica a tutto volume e ballo sfrenato!
baci baci simona
Ciao Naty. Sai perchè conto i giorni in modo così maniacale?
Perchè prima o poi l’ingombro mentale di quel tipo finirà. Il suo ingombro di spazio è finito il giorno X e da quel giorno parte il conteggio del tempo necessario per lo sgombero mentale. Ad ogni giorno di più rispetto al giorno X corrisponde un giorno di meno nel tempo concessogli per togliersi mentalmente dalle palle……
Naturalmente scherzo…..l’amore non è nè un logaritmo nè un vaso comunicante.
Conto i giorni perchè al di là dell’autoironia, dell’inneggiare alla ritrovata libertà, della glorificazione della sua sparizione……non ne sono ancora uscita completamente. Di questo sono ben conscia e sono contenta di esserne conscia. Non credo nell’efficacia dell’esaltazione del momento, dell’euforia imposta, delle convinzioni non convinte, della razionalità di cui, a volte, si rischia di fare indigestione pur di convincersi della scemenza di certi atteggiamenti. Credo di più nell’efficacia del tempo (se ben utilizzato, ovvio, ….certo….se lo lascio scorrere e basta…..) che, passando, porta via con sé i momenti acuti e lascia situazioni morbide, annebbiate, con spigoli arrotondati che fanno meno male.
L’esaltazione del momento va bene, ma è un bell’accessorio. Una cintura intonata ad un vestito che dobbiamo saper portare. Quel vestito, per me, è la pace con me stessa.
Un pò di tempo fa ho scritto che la sensazione che ho provato quando le molestie morali sono cessate è stata la stessa che può provare un agorafobico lasciato da solo in mezzo ad un campo.
Le urla, gli eccessi nel bene e nel male, la passione esagerata e spesso teatrale mi sono entrate dentro talmente tanto da diventare punti fermi.
Quando sono cessate è come se fosse venuto meno un sostegno. Un brutto sostegno ma pur sempre sostegno. Un brutto sostegno perché? Perché chi cerca un sostegno al di fuori di sé dovrebbe sapere che quel sostegno è mobile, si può spostare, andarsene e farci prendere una staccionata dolorosissima per terra.
Se il sostegno è dentro di noi non se ne può andare così facilmente. Per quanto si sposti si trascina noi dietro. Almeno per un pò di tempo, almeno se e finchè abbiamo la forza di seguirlo, se non ci perdiamo dentro noi stessi…..
A quante persone è accaduto di perdersi dentro di sè, di lasciarsi andare, di non avere più forza, più voglia di andare avanti come se si diventasse improvvisamente consapevoli dell’ineluttabilità di un destino di mer….che non cambierà mai?
Tante!
Ogni volta che una finestra si è aperta, che il gas è stato lasciato aperto, che un flacone di medicinali si è svuotato………poteva capitare a ciascuno di noi (e per qualsiasi motivo). Potrebbe capitare ancora, a dire il vero.
No! Io mi aggrappo al mio relitto e sto a galla. Prima o poi approderò a qualche isola e mi stenderò al sole ad abbronzarmi le chiappe chiare. E intanto conto…..1-2-3 365-400 conto e sto meglio. L’isola è più vicina.
Ecco perché inventato dentro di me la storia del giorno X.
Un giorno che per un pò ho visto come il giorno più brutto della mia vita e che ora vedo come un giorno in cui la mia vita è stata costretta a cambiare direzione.
A piccoli passi sto avvanzando nel mio personalissimo destabilizzante campo e lo faccio cercando di scherzarci sopra e sperando di trasmettere a qualcuno la voglia di alzarsi e di venirmi dietro alla Forrest Gump.
Come Gump non so ancora bene quale sarà il mio percorso, dove mi porterà ed il tempo occorrente. Ma so che, riportandomi verso me stessa, mi porterà, comunque, nel posto giusto a tempo debito….
Ora tu Nati, dirai, ……inchia…. ho scritto un commento di una riga e mi hai scritto una filippica…..se ti “dedicavo” un intero post che facevi? Riscrivevi l’enciclopedia Treccani????
…………Forse si!!!!
Un bacione a tutti. Ciao ciao.
Ps. Ciao Luna……non ti sto più amica faccia di formica……qua tutti ti fanno un sacco di complimenti e tu non dici nulla mentre a me hai fatto l’appunto…….snif!
SCHERZO (ma tu lo sai)
……Era per cogliere la palla al balzo e dirti (per la-mi sembra- quattrocentodocisesima volta) che la penso come tutti quelli che hanno appena scritto cose positive su di te!!!! Le allargo a tutti coloro che zompettano in questo forum.
Bye bye.
SIMONA: vedi che ti sei risposta da sola? 😀
sìììììììììì 😀
alle corse, alla musica, anche al ballo sfrenato (pure con la spazzola in mano, come microfono, cantando in playback 😉 😉
a dirlo sembra una “bestemmia”… pare che non si capisca che: ma chi ha voglia di cantare quando si sta così male?
Eppure – parlo per me, ma anche per amiche mie – quanto bene ci ha fatto, nei momenti bui, difficili, la musica. Le canzoni che abbiamo cantato a squarciagola. Magari piangendo?
Non importa. All’inizio magari la voce esce in sordina, poi si alza… alla fine, cantare, alle volte, è anche come urlare.
Alla fine puoi scoprire pure che ti diverti, e che ti sei molto più simpatico di quello che credi. Anche se stai male.
Ciò che sembra una magra consolazione a volte è un dato di realtà. O meglio, è un un dato di realtà ciò che è ora. E anche se sembra impossibile, il dato di realtà può liberarti.
Perché il dato di realtà tira fuori risorse, presenti, che nei “se” implodono.
Il problema è alle volte lo stesso concetto di consolazione. La realtà non è lì per consolarti, è quello che è. A volte bellissima, a volte serena e basta, a volte brutta, una grande chiavica.
Se ti accorgi che la vita non è lì per consolarti, è quello che è, e escono le tue risorse, spesso ti accorgi che la vita ti consola.
Ti consola per gli incontri positivi che fai, per le esperienze nuove che vivi, per la connessione positiva che puoi avere con gli altri.
Anche per le connessione negative a cui sei in grado di dire no, per le scelte che fai, che ti somigliano.
@Ma anche se banale ci accorgiamo guardando attentamente che anche se tutto sembra immobile come il nostro dolore poi accade la stessa cosa che accade alle nuvole….dopo qualche secondo che stai con il naso in su la loro forma è cambiata e il cielo è differente…
😀
Il dolore ha dentro una quantità di energia enorme, mi sa, anche quando sembra fermo, bloccato, e ci fa pensare che non abbiamo più forza per fare niente.
A volte siamo stanchi, e allora il riposo ci sta.
Ma quando sei lì fermo, ma la tua testa viaggia come un treno, e sembra che viaggi dove le pare, di fatto non sei fermo… la tua energia viaggia, eccome… ma dove viaggia?
Viaggia spesso in libere associazioni di idee che sono in realtà una prigione, perché girano in tondo.
A volte, certo, c’è anche bisogno di girare in tondo.
Ognuno sa per sè. Ma quando ti (generico) sembra che stiano girando troppo in tondo, che comandino loro, quei pensieri che vanno a palla, spesso (almeno a me è capitato) se liberi l’energia in qualche modo, che sia pure quella della rabbia, se vai a scaricarla in modo costruttivo o neutro, come una corsa, una lunga camminata, spesso quando torni gli stessi pensieri sono rallentati, e puoi ascoltare di più le sensazioni. spicevoli? quelle sono, ma come dice Simona nulla è fermo.
stare male è stare male, ma tutto ciò (sano) che si può fare per stare meglio, ha un senso.
NATY: ciao 😀
come tutti qui 😀
Ciao Simona, niente di piu’ vero. E’ quello che e’ successo a me. Sapevo che non ne valeva la pena…sapevo che in fondo (molto in fondo) che non poteva continuare, eppure…adesso dopo le ennesime rivelazioni sono completamente distrutta.
Tutto vero tutto giusto ma dopo ne esci privo di energie, di voglia di proseguire. Eppure la vita prosegue, la forma delle nuvole cambia come dici tu, ma la testa avrebbe davvero voglia di svuotarsi e riempirsi piano piano solo di cose nuove, semplici non piu’ complicate che ti logorano il cervello e ti distruggono il cuore.
Il giorno in cui, attraverso l’aiuto di qualcuno, riesci a vedere la tua storia da un altro punto di vista, oppure riesci a chiarirti qualcuno dei tanti perche’ che ti poni, allora ti senti almeno per un attimo privo di forza.
A volte speri che l’altro o l’altra ti possa capire per il male che ti ha fatto, speri che si senta anche solo per un attimo dispiaciuto, ma poi Qualcuno ti apre gli occhi e ti dice:
“non sperarci, non ha cuore, e’ un narcisista, NON AMA NEPPURE SE STESSO, AMA SOLO L’IMMAGINE CHE SI E’ CREATO DI SE, LUI NON E’ CAPACE DI AMARE.. E’ UN ….SENZA CUORE!!!!”
Allora ti dici, o mio Dio, ho sbagliato tutto…e non devi dire neppure questo, non c’e’ nulla di sbagliato in cio’ che hai fatto…lo hai fatto e basta.
Esistono alcune persone diverse da noi, sulle quali ci imbattiamo nella vita (non so’ se imbattiamo si scrive cosi’…e’ un periodo che non sono certa piu’ di nulla…neppure di chi sono) che il destino ci fa incontrare, tutto serve, tutto ci fa crescere….etc.etc. ADESSO NON CE LA FACCIO PIU’, credo di averne passate abbastanza, chiedo solo di stare un pochino pochino meglio. Vorrei alzarmi la mattina appena piu serena, senza angoscia, senza aspettare con ansia che finisca la giornata sperando che domani sia un giorno migliore.
SONO STANCA. Cosi’ stanca che non mi dedico piu’ al mio passatempo preferito; scrivere… Vado in palestra, faccio delle lunghe passeggiate ogni volta che posso….mi dedico alla cucina…mangio barattoli di Nutella, eppure TUTTO RESTA , almeno sembra, IMMUTATO.
Il dolore che prima urlava adesso e’ come un dolore sordo, ma non per questo fa meno male. Fino a quando in fondo, anche se in fondo molto in fondo, speri che lui o lei tornino, fino a quando non capisci che davvero non esiste piu’ alcuna possibilita’ di un futuro insieme credo che il percorso di risalita sia impossibile. Io ci ho messo molto, adesso credo di esserci, ma Vi giuro non ho piu’ la forza o la voglia di ricominciare…
Il mio intervento sicuramente non e’ tra i piu’ positivi, sicuramente non aiutera’ gli altri, neppure pretendo in questo momento di riuscirci visto che io cosi’ “ignorante” non posso insegnare la cultura ad un bambino, avevo pero’ bisogno di sfogarmi un po’.(tra le cose che mi ha detto la mia psicoterapeuta e’ che devo smetterla di chiedere scusa, in questo momento non la ascolto, scusatemi). Un caro saluto a tutti LULU
@LULU…perchè chiedere scusa se non si ha colpa di nulla?
perchè logorarsi se la mente si arrovella di pensieri fino a non poterne più quando sarebbe più facile far scivolare anche il dolore lungo i fianchi, esattamente come la gioia?
Una volta un mio amico mi disse…conoscerci è stato bellissimo, ma se non fosse accaduto il mondo girava lo stesso!
E’ vero, in bene e in male le cose accadono e nessuno si ferma per raccoglierti….ci vuole tempo, ognuno ha il suo, come ognuno ha il suo modo per tirarsi su di nuovo, ma alla fine le cose si aggiustano per forza, niente resta immutato e allora capirai e capiremo che guardando lontano al passato quel dolore è stato un pezzo in più da unire al puzzle della nostra vita…non c’è giusto o sbagliato
non esiste la donna buona e quella cattiva esiste “LA DONNA” e noi lo siamo…donne che combattono ogni giorno per dimostrare non ai maschi ma a noi stesse che possono farcela e sorridere perchè sono fiere di loro stesse.
Tutte noi, io per prima, ma anche Luna credo e Lulu, o Naty siamo capaci non di sopravvivere ai brutti momenti , ma di vivere e di sfidare la vita perchè possiamo farlo!
Un abbraccio Simona
P.S. ogni modo è buono per tirarsi su….anche un film stupido che però ci fa morire dal ridere…e perchè no “BRIDGET JONES”!
Ciao LILLY,
all’inizio non capivo nulla del tuo conteggio e quindi del ragionamento e mi sono un po’ preoccupata ehehe, ma dopo credo di avere capito che è un “sistema” tuo, che serve a te, e quindi va benissimo, e quello che è seguito l’ho trovato molto, molto interessante. Hai dato come delle fotografie della dipendenza: un agorafobico lasciato da solo in mezzo ad un campo, finite le molestie morali, rende proprio l’idea!
Interessante anche il sostegno “dentro di noi”, io lo intendo come quando si dice “darsi una struttura”, “essere strutturati”.
Mi piace Forrest Gump e la sua corsa della serie “intanto corro, poi si vedrà”, anche io faccio spesso così, quando vivo dei momenti di grande confusione. O tipo “via col vento”, quando Rossella (pur disperata) nel finale dice: vabbè, ci penserò domani. 🙂
Sono contenta, invece LILLY, per una sola domanda, che tu abbia tirato fuori così tante cose.
LULU, mi dispiace molto di sentirti giù. Non vedendoti più scrivere non sapevo se era perché stavi sempre meglio (propendevo a pensare questo) o peggio, ma come sai le ricadute sono perfettamente normali. Ti invito invece a sfogarti sempre con noi, soprattutto quando stai male! (Io non ho più scritto ma sto bene, salvo qualche disturbo fisico, ma nulla di grave; il morale è ok).
Ci fai sapere LULU? Mi raccomando!
LUNA, ciao! 🙂
Ciao a tutti.
SIMONA: e i libri come I LOVE SHOPPING?
a me hanno fatto ridere un sacco, soprattutto i primi.
Ma forse il mio preferito è: “Sai tenere un segreto” 😀
LILLY: @non ti sto più amica faccia di formica…
ahahahaha!
Ho risposto 😉 ho risposto sia a Simona che a Naty 🙂 tra l’altro Simona si è risposta da sola e ha risposto anche per me 😀
(pare trentatretarallitrotterellanopertrento tutto ‘sto risposto plurideclinato :P)
NATY: anche a me piace l’immagine di Forrest G. 🙂 e anche il concetto ci penserò domani, perché quando chiama chiama 🙂 che poi, a ripensarci, è un po’ anche il concetto del panzone al confine, no? 😀
per i pensieri che rompono per entrare, ma magari si sgonfiano se riesci a rimandarli.
E poi il grande concetto del “un file per volta”…
ah, provare per credere 🙂
quando sono o sembrano troppi, LULU, prova a pensare a uno per volta 🙂
o almeno un paio per volta 🙂
nessuno può cambiare il proprio mondo in un giorno, ma spesso nelle piccole cose, una per volta, lo sta già cambiando, più di quanto se ne renda conto.
e quando risolvi una cosa per volta, piccola che sia, già questo ti fa stare meglio.
LILLY: @Le urla, gli eccessi nel bene e nel male, la passione esagerata e spesso teatrale mi sono entrate dentro talmente tanto da diventare punti fermi.
Le atmosfere e situazioni violente, estreme fanno anche abituare a certi… livelli…
Ci vuole tempo per scrollarseli di dosso.
Riscoprendo livelli normali, non solo fisiologici, anche, magari, nella stessa voce…
una voce che per diverso tempo è stata usata tantissimo, in certe situazioni, con toni alti, urlati, o toni bassissimi, sussurrati, anche per paura…
“isterici” o dimessi… liberi certamente poco, spesso contratti, e chissà quanto… veicolo di gioia? :/
una cantata, secondo me, male non può fare, anche per questo!
pure per ascoltare quella voce che esce, finalmente, come le pare! 🙂
LULU: ma sarà poi così male, quando le convinzioni che avevamo sono state per noi di una pesantezza inaudita, non sapere più niente?
e se fosse, quel non sapere, una dichiarazione quasi… socratica di libertà? Il darsi un foglio bianco, e fregarsene pure di come si scrive imbattersi?
Con affetto sincero, LULU, cerca di mollare un po’ queste etichette che ti appensantiscono, almeno quelle che più agevolmente puoi, dove puoi 🙂
positivo/negativo… sicuramente non utile…
il tuo intervento è il tuo intervento, punto.
ed è utile, fidati che lo è 🙂
ma non metterti in testa di dover essere utile o di temere di non esserlo, sii quello che sei e basta qui 🙂
che di sicuro il tuo intervento non fa male a nessuno.
E poi ti posso dire una cosa? scrivi 🙂 è la tua passione? magnifico!
adesso non ne hai voglia?
capisco, e vivitela con libertà, che è cosa tua 🙂 ma quando ti verrà voglia di farlo sarà bellissimo 🙂
e anche utile 🙂 perché le attività come lo scrivere sono collegate alla nostra parte emotiva. possono alleggerirti il carico razionale, di troppi pensieri che hai ora, mi sa.
Ciao Lulu. Innanzitutto dai retta alla tua psicoterapeuta e smettila di scusarti. Ogni tuo intervento (come l’intervento di chiunque) è importante indipendentemente dal contenuto.
Non si deve, per forza, mandare un segnale positivo (sempre ammesso che esista un concetto di “positività” universale). Occorre essere naturali, esprimere le emozioni del momento che si sta vivendo senza prodigarsi in scuse o pensare che qualcuno si stuferà di leggerti o risponderti perché “e che ….azz…ogni due per tre bisogna ripartire da capo con ‘sta Lulu…..che palle….”!
Non è così !
Ti sei accorta che con toni e parole diverse abbiamo espresso gli stessi concetti? Il fatto di non esserne ancora uscite pur avendo davanti tutti gli elementi per cui dovremmo festeggiare il loro non esserci più, il fatto del dolore che con il tempo si è attenuato e da acuto è diventato sordo (pur rimanendo un dolore), il fatto del rischio della sensazione di ineluttabilità del destino di mer….
Sai dove sta la differenza? Che io, non so come dire, ho interiorizzato tutte queste situazioni e le ho interpretate a mio favore. Tu (almeno mi pare….) a volte le utilizzi non pro ma contro di te interpretandole come segnali di impossibilità, di sfinimento irrimediabile, di sconforto. E ti colpevolizzi…..non tanto perché, sia pure in fondo in fondo, speri sempre che lui torni, ma per la sensazione di incapacità di cristallizzarti in quelle sensazioni positive che a volte provi e che ti danno tanto coraggio.
Ripeto!!! Questa è una mia sensazione.
Io penso, Lulu, che ciò che tu chiami “bisogno di sfogarmi un po’” sia il segnale che quella forza di ricominciare che credi di non avere in realtà è lì, c’è, esiste in attesa che tu ti senta nelle condizioni adatte per smettere di bruciare energia in pensieri che ti (copio le tue espressioni) “creano angoscia, distruggono il cuore, logorano il cervello” e per cominciare a convogliarla in qualcosa di positivo o in qualcosa di apparentemente negativo ma sostanzialmente a tuo favore (tipo….piangere!)
Anche un gesto non eroico, quotidiano, normale. Ma un comunque un gesto che sarà per te stessa e non contro te stessa.
Correre, cantare o stonare, scrivere, urlare, stare con il naso volto verso il cielo per vedere se è sempre più blu ……….
Naty ha colto in pieno il senso del mio post quando ha scritto “intanto corro, poi si vedrà”.
Intanto cominciamo a correre, fisicamente o mentalmente, e poi si vedrà.
E’ stupido? “‘ndo corri, ‘ndo vai? A scema”?
No! E’ bellissimo, è importante. Stai correndo per te e verso di te!
Credo sia ciò che dice Simona, che confermano Naty e Luna.
E non conta che il dolore sia acuto, sordo, più sordo di mio nonno o “superato” ma tenuto ben fermo nella memoria.
Conta (sempre secondo me) la consapevolezza del fatto che il dolore, in qualche forma, ci accompagnerà ancora per un bel po’ ma, appunto, ci ACCOMPAGNERA’ cioè sarà presente in noi stesse in movimento non ferme immobili in una pozza di sofferenza.
Lo so che sarebbe bello avere la bacchetta magica, scuoterla e svegliarsi in un mondo in cui chi ci ha fatto male non esiste più sotto nessuna forma.
Sarebbe bello ma è impossibile.
E tu, Lulu, non devi né colpevolizzarti, né deprimerti se, nonostante tutto, la tua mente non ha ancora espunto quel tipo dalla lista delle sue priorità…..E tanto meno scusarti dei tuoi momenti “no”.
Occorrono “tanto tempo & tante corse”! E correndo, lo sai, si cade. Ma ci si può rialzare.
Magari si cade migliaia di volte ma non deprimerti. Vedrai che arriverai, anche tu.
A scuola, quando si correva, arrivavo sempre per ultima con il solito pirla che inneggiava sventolando una tartaruga di peluche …….quel tipo esiste anche per te, è lì che ti aspetta! Il mio si è seduto ma mi vede in lontananza. E io vedo lui!!!!!! E sai chi sono quei tipi? Sono due pirloni,…..appunto. Perché non conta il tempo che si impiega. Importa arrivare!
Ciao Naty. Sono felicissima che il tuo morale sia ok. Il tuo sistema di orientamento nei momenti di grande confusione secondo me è il migliore. Perché ammazzarsi di seghe mentali quando, intanto sono così confusa da non capire una sacrosanta cippia di niente???? Meglio pensarci domani……intanto si corre, però.
Luna. Secondo me c’è in tutti noi un panzone che fa la guardia ma intanto corre in tondo davanti alla porta cantando a squarciagola con il naso all’insù per guardare le nuvole e che quando si ferma dice “ci penserò domani” e si mette a scrivere parole in libertà che prima o poi riunirà in frase di senso compiuto…! Simpatico, però ‘sto panzone……
Ciao a tutti.
Oggi… è meglio. Grazie a tutte.
Si avete ragione,
@E’ possibile sentirsi bene, sapere di aver fatto moltissimi passi avanti, e poi, di colpo, per un avvenimento esterno o un pensiero, avere una “ricaduta” per cui sembra invece di non averne fatto nessuno, piangere come un vitello per ore e credere, davvero, in quel momento, di aver passato tutti gli otto mesi a piangere come un vitello e assolutamente bloccati, anche se non è vero. Ma è la violenza emotiva di quel momento a dare la sensazione di non aver fatto nessun passo.
E dopo, passata la tempesta, rendersi conto che, invece, non si sta così male. Che è stato un momento che… fa parte del gioco.@
@Però ho notato che ogni volta la corda elastica mi lascia andare un metro più avanti rispetto al punto in cui mi aveva lasciato la volta precedente@
Ecco Luna, Lilly… forse è un po’ così.
Una cosa è certa, anche quando sono giù e mi scoraggio, è diverso… e non solo dopo che “la tempesta è passata” ma anche mentre è in corso, il dolore è in qualche modo diverso. Anche quando i pensieri sono tanti e si affollano, si confondono uno con l’altro e arriva quella stanchezza infinita… si, è stanchezza, è una cosa snervante ma non è più voglia di staccarsi la testa dal collo o attaccasi alla canna del gas! 🙂
Mi piacerebbe riuscire a “smistare” meglio i pensieri, ad evitare quel frullato pazzesco che contiene tanta roba che non mi serve e non mi fa vedere bene quella che invece mi è utile… per il momento il mio metodo è “staccare la spina”. Come dicevate un po’ tutte, andare a fare una corsa, sfogarsi anche fisicamente in qualche modo, quando la testa è veramente troppo piena, aiuta.
Queste sono cose che in qualche modo mi mettono ansia
@Ma la verità e questo è il mio umile parere è che se qualcosa finisce forse non doveva poi essere…@
Non lo so Simona, forse ci sono delle situazioni che, invece, in un certo momento e per un certo periodo sono in qualche modo positive e ci fanno stare bene… solo che ad un certo punto “mutano” (o si manifestano per quello che sono, mettila come vuoi, comunque smettono di farci stare bene).
La storia che ho vissuto, per 3 anni mi ha resa molto felice e nei successivi 6 mi stava piano piano uccidendo. E io perchè non ho fermato le cose?
Forse quello che dobbiamo imparare non è mettere tutto al rogo ma riuscire ad avvertire bene il nostro malessere “prima”, in maniera da chiudere una cosa che ad un certo punto è diventata negativa, senza darle modo di diventare devastante.
“Forse quello che dobbiamo imparare non è mettere tutto al rogo ma riuscire ad avvertire bene il nostro malessere “prima”, in maniera da chiudere una cosa che ad un certo punto è diventata negativa, senza darle modo di diventare devastante.”
……e se non ci si riesce prima forse sarebbe meglio cercare di “leggere” il nostro malessere quantomeno “dopo” per correre ai ripari in propria autodifesa e per non aggiungere al malessere esistente un devastantissimo surplus di altro malessere.
Se sto male e penso peggio sto male all’ennesima potenza.
Se sto male e non potendo fermare il frullato di pensieri evito di sbattere dentro alla mia povera capoccia altri pensieri negativi…non dico che sto meglio ma almeno evito di dover fronteggiare un oceano di mer….al limite annaspo in un laghetto di mer…ma prima o poi ritorno a riva!
Se sto male e cerco in ogni modo di tirarmi su………..e beh….ancora meglio….
“si, è stanchezza, è una cosa snervante ma non è più voglia di staccarsi la testa dal collo o attaccasi alla canna del gas!”
Lulu! (Aridaie, oggi mi sono impallata su di te!)Hai letto cos’ha scritto Ada?
E’ una variante di ciò che ti ho scritto prima.
Ciò che intendo dire che se lo stare male è inevitabile per mille motivi (dal carattere, all’indole, al tipo di avvenimento,etc etc etc)forse sarebbe opportuno stare male avendo rispetto per noi stessi ossia non autorandellandoci perchè qualcuno ci ha randellato….
Lo so che in certi momenti non è così facile avere la lucidità per riflettere e cadi in un baratro in cui ti rendi conto di essere caduto solo quando ne esci fuori…..
Esiste un male che si può evitare. Ed è il male che viene da noi stessi contro noi stessi.
Se non siamo state capaci di non autofarci male fermandoci “prima” sarebbe opportuno essere capaci di fermarci almeno “dopo”.
Fermarsi un attimo per dire a noi stesse :
“Ehi cocca, hai tutti i sintomi di quella che sta per sbroccare…. Ok sbrocca ma in modo costruttivo e non auto-maltrattandoti come se tu fossi un gadget antistress da mastruzzare per scaricarti i nervi. Vedi di rispettarti perchè sei la cosa più importante che hai (figlia a parte).
Io penso che nel momento in cui si arriva a questo punto, nel momento in cui si riesce a stoppare un attimo il tracollo di emozioni, si riesce ad ascoltare noi stesse e sopratutto a rispettare noi stesse ……il “resto”, il confinare gli effetti devastanti delle “ricadute” diventa più facile….
Il che non è così impossibile!!!!
Rispettiamo gli altri no? Non aggrediamo nessuno, odiamo la violenza (quella vera, non quella scherzosa dei post), non faremmo male ad una mosca figuriamoci ad un essere umano.
Giusto???? E noi stessi? Non siamo esseri umani da non aggredire?
Ecco Lulu….mettiamo che tu abbia una cara amica che sta male perché le è successa una cosa analoga alla tua. Tu cosa fai? Vai da lei e le dici di tutto, incrementi la sua confusione, stai li a bombardarla considerazioni che non fanno altro che confonderla ancora di più? O cerchi di confortarla, di tirarle sul il morale? Il danno c’è cerchiamo quantomeno di confinarlo!
La seconda ipotesi???
Bene! Anche io!!!! E allora perché dovrei comportarmi diversamente con me stessa???
Ti parlo come una che è riuscita a mettersi alla gogna da sola e contemporaneamente ad autoflagellarsi, a prendersi a calci nel sedere e a schiaffi come se avessi avuto tremila mani e altrettanti piedi. Ti parlo come una che la canna del gas, ad un certo punto, l’ha vista come una mano tesa per aiutarla.
Ora la canna del gas la vedo come un tubo che mi consentirà di accendere sotto la caffettiera e sgargarozzarmi un caffè,le mani le uso (anche) per scrivere (l’avete notato?)e i piedi per andare per la mia strada….e se cado piango un pò e riparto. Ricado ripiango e riparto….
Non ti dico che sia una soluzione per tutti e per tutto.
Magari esistesse il rimedio universale a presa rapida.
A me ha fatto bene e consiglio almeno di provarci….azz se lo consiglio!!!
Ciao a tutti!
LILLY: 🙂 il panzone è un grande, yeeees 😀
ADA: 🙂
credo (credo, ovviamente non posso parlare per lei) che Simona volesse dire questo, che non servono i se, perché è un dato di realtà che se una storia è finita è finita.
Non credo fosse demonizzarla, ma prendere atto della realtà.
Certo, se (tu generico, non tu Ada) rimpiangi qualcuno che ti ha fatto molto male, idealizzandolo come mister cherubino a volte può esserci un passaggio, tra idealizzazione e obiettività, in cui, i nodi vengono al pettine, e c’è un passaggio anche di rabbia e demonizzazione. Perché tanta, esagerata, magari, prima, è stata l’indulgenza o la mancanza di attenzione, che poi ti sembra che ti arrivi una doccia fredda in testa che ti mostra tutti dei flash che avevi considerato con eccessivo, passami la parola, probabilmente molto impropria, buonismo.
A volte la demonizzazione serve interiormente per creare uno stacco, un distacco. Nella forte dipendenza può accadere.
In realtà con il tempo lo stacco, interiormente, credo sia vissuto in maniera diversa. Molto più serena.
Riguardo a ciò che dici sul fatto che ci può essere una storia bella e soddisfacente che si deteriora: verissimo. E’ vero quanto il fatto che alle volte invece c’è chi alla fine, detta improvvisa, di una storia stupenda, si rende conto che non era una figata neanche prima. Ma comunque sia le parole centrali credo siano sempre:
stare nel presente
ascoltarsi
avere un buon livello di attenzione.
ascoltarsi, nel presente, riguardo a: sto bene, non sto bene
per buon livello di attenzione non intendo una paranoia in allerta, ovviamente, ma sempre il concetto di stare nel presente, e osservare le proprie sensazioni per quello che sono, e chi ci sta davanti per quello che è, in quel preciso momento.
Nel senso di non girare con la fotografia in tasca di tre, sei anni prima…
Non so se riesco a spiegarmi bene.
Non si tratta di vivere le sensazioni.
Per livello di attenzione intendo quella per cui anche se ogni giorno fai la stessa strada per andare al lavoro non è che per questo attraversi senza guardare a destra e a sinistra.
Messa così sembra che parli della possibilità di un pericolo, forse era meglio un altro esempio… ma in realtà non è necessariamente attenzione nei confronti del pericolo, ma attenzione e basta.
E’ chiaro che quando due persone stanno insieme non stanno là a fare il checkup ogni venti secondi, e ripeto, io parlo di attenzione per quello che succede molto più serena e naturale.
@riuscire ad avvertire bene il nostro malessere “prima”, in maniera da chiudere una cosa che ad un certo punto è diventata negativa, senza darle modo di diventare devastante
concordo 😀
LULU: la verità è, scusami, che io penso che il fatto che il tuo ex se ne sia andato rappresenta per te una specie di vincita all’enalotto. Un enalotto più importante di quello monetario!
Le sensazioni così acute che hai, comunque, le abbiamo avute tutte,come intensità, non preoccuparti.
Infatti volevo proprio dire quello!
Il fatto che una storia finisce non vuol dire non soffrire, anzi, bisogna metabolizzare, vivere quel dolore, come possiamo, ma renderci anche conto che se non si può tornare con quella persona la vita non finisce…ci vorrà del tempo….magari proporzionato alla gioia provata sarà il dolore che ci piomberà sopra…ma come tutti i dolori ha un suo tempo…e ci sono modi per affievolirlo, anche se non sembra poi ci si guarda e si dice…ma come sono arrivata dove sono?
…toh guardati è passato, ne sono uscita!
baci simona
sembrerà poco romantico, ragazze, ma molte delle cose che vengono descritte qui, oltre che causate dal tema dei sentimenti, e chiaramente da tutte le emozioni connesse all’abbandono, alla fine di una storia, e inerenti al tipo specifico di vissuto, che certamente fa la differenza, anche in termini di stanchezza, intensità, senso di fragilità, rabbia, ecc, sono, di per sè, sintomi da stress.
Grazie tante, bella scoperta, mi direte.
Ciò che voglio dire, Lulu, è che, al di là di cosa ha causato lo stress acuto e del tema specifico della violenza morale, ecc, un problema è: lo stress, e le sue manifestazioni, che sono anche il sentirsi depressi, inadeguati, scollegati, fino a pensare all’idea – astratta, si spera – del suicidio, nonché la sensazione di non riuscire a fare le cose bene come al solito, di poter uscire con i bigodini in testa o di mettere il sale nel caffé e lo zucchero nella pasta, fare una figura di merda per disattenzione, o non aver voglia di, indifferente cosa sia, e una tendenza al pessimismo.
Non sto sminuendo il problema del vissuto, ma ne sto cercando di centrare uno degli aspetti. Che è appunto lo stress acuto, in questo momento. Anche esploso, probabilmente, con la classica goccia.
Lo stress è un segnale, non è una catastrofe.
E’ un segnale che il corpo invia appunto perché funziona.
Meno male. Peccato che non si sia fatto sentire forte e chiaro prima.
Bene, ora lo fa!
Il botto di stress di cui ho descritto alcune manifestazioni sopra, che segue ad un periodo esagerato stile maratona di newyork costante, o a un evento traumatico ecc, un periodo stressante particolarmente prolungato ha delle caratteristiche comuni che esulano dal contesto.
Nel senso che è una risposta naturale, indipendentemente… da quale sia la domanda…
Non si capisce una cippa di cosa voglio dire?
voglio dire che in questo momento che naturalmente è anche foriero di domande esistenziali sacrosante e di emozioni e sensazioni molto forti riguardanti il vissuto e il presente, un dato oggettivo è che c’è uno stato di esaurimento generale che andrebbe anche “coccolato” come tale.
Una specie di nylon che bisogna togliere per riuscire a vedere cosa c’è sotto veramente. Che poi, penso, sia il messaggio che ti sta lanciando Lilly.
Io penso (magari sbagliando) che uno dei motivi per cui le persone ad un certo punto riescono a mettere in maggiore ordine i pensieri e a soffrire sì, ma diversamente, e a sentirsi più lucide, anche più ottimiste, sia anche che, attraverso una serie di alleggerimenti e di cure per se stessi hanno abbassato il livello di confusione stress in surplus. Che è una cosa molto meno mentale e molto più fisiologica di quel che si pensi.
Il resto rimane certamente, ma è come credere, guardando una casa sotto la pioggia, che la casa sia la pioggia…
che esempio cul… si capisce????
Purtroppo vado di fretta e quindi forse mi sono spiegata malissimo, spero di no…
:O
Il messaggio era: la cosa buona dello stress è che, se te ne prendi cura, rientra!
vi bbbbbacio 😀
Si Luna, quello che dici
(“a volte può esserci un passaggio, tra idealizzazione e obiettività, in cui, i nodi vengono al pettine, e c’è un passaggio anche di rabbia e demonizzazione…”)
io l’ho attraversato. Ho visto lui e la nostra storia, TUTTA la nostra storia, come il festival dell’orrore. Ho visto lui come la cosa più viscida della terra. E si, ho praticamente rivissuto tutti i flash, come su una macchina del tempo impazzita.
E mi sono sentita la persona più imbecille della terra.
Ecco, questo è un passaggio che a me ha fatto malissimo. Perchè appunto sono io ad aver scelto quella persona… quindi sono io, persona più stupida del globo, ad aver scelto deliberatamente di accoppiarmi allo schifo assoluto.
Adesso la vedo in maniera diversa. Io ho sbagliato a scegliere, è vero, ma è anche vero che non avevo gli strumenti per essere capace di scegliere meglio (e questi non li ho ancora)… ma reputo anche vero che lui, all’inizio, non fosse bene identificabile come lo schifo assoluto (anche perchè non avevo gli strumenti per identificarlo come tale, certo).
Come dire, magari la storia era “malata” da subito, anzi sicuramente ci siamo scelti perchè “quello che non andava in me” si amalgamava bene a “quello che non andava in lui”. Non dico che la storia fosse bella e soddisfacente ma che “la percezione” era quella di una storia bella e soddisfacente. Io mi sentivo la persona più felice della terra, la mia percezione era quella. Nei 6 anni successivi, invece, no (ma questo lo capisco adesso, lo vedo bene adesso), se guardo indietro riesco a vedere il malessere che provavo e che all’epoca non individuavo in modo chiaro.
Non so se riesco a spiegarmi. Dubito che “il principe azzurro” si sia trasformato in rospo, certamente rospo lo era da subito, da prima ancora di conoscermi… e certamente qualche segnale c’era da subito ma in quel preciso momento, in quei primi 3 anni, io ero serena e le mie emozioni erano positive. Nei successivi 6 anni, invece, era come se vivessi in un certo senso nel ricordo di prima. Per me era almeno lì, che avrei dovuto drizzare le antenne e dirmi “alt un attimo, non sto più bene qui” (invece di far passare appunto 6 anni).
“Una specie di nylon che bisogna togliere per riuscire a vedere cosa c’è sotto veramente. Che poi, penso, sia il messaggio che ti sta lanciando Lilly. ”
Si! Intendevo questo.
E aggiungo solo un particolare.
Lo stress, spesso, è veramente generale.
Intendo dire che, spesso, la fine di una storia è il gocciolone (gigante….)che fa traboccare un vaso stracolmo di merda proveniente da tutti i settori della vita.
Il problema sta in questo: se a tutti gli altri fallimenti sei in grado di dare una spiegazione razionale che magari ti scusa e accusa solo gli altri (il collega arrivista, il cugino ladrone, il capo che fa mobbing, il cliente truffatore etc ) al fallimento di una storia in cui hai messo tutta te stessa…….non sai dare che una ragione…..una colpa, la tua, che sarà direttamente proporzionale alla grandezza che hai attribuito (immeritatamente) alla tua “dolce metà”.
Entri in un meccanisco di “Je accuse….me stessa!!!” e dai vita ad un processo in cui tu sei imputato, avvocato di controparte, pubblico ministero, giudice…..manca l’avvocato difensore….anzi c’è ma è uno di quei tipi bonari e paciosi che ronficchiano e si svegliano solo per gettarsi la toga sulle spalle ed appellarsi alla clemenza della corte.
E tutte le colpe che avevi buttato sugli altri tornano su di te com un boomerang.
Il collega non è più arrivista…..sei tu che sei una cogl….
Il cugino non è ladrone…….sei tu che sei una polla
e via dicendo….
Lo stress si allarga a macchia d’olio. Ovunque ti giri vedi dita puntate contro di te in un atto di accusa che diventa generale. E poco importa se tutte quelle dita sono le dieci dita delle TUE mani.
Per te sono atti di accusa e basta. Non importa che vengano da te.
La fine di una storia, spesso, è uno dei pezzi che compongono un macchinario infernale.
Ma è un macchianario. Si può smontare…..
“Il messaggio era: la cosa buona dello stress è che, se te ne prendi cura, rientra!”
Ecco, appunto!
Ciao a tutti. Un bacione.
ADA: ti sei spiegata benissimo, sei stata chiarissima.
E hai fatto pure un “lavoro” non da poco, perché quello che dici dimostra dei passaggi che hai fatto importanti, se mi posso permettere di notarli.
@Adesso la vedo in maniera diversa. Io ho sbagliato a scegliere, è vero, ma è anche vero che non avevo gli strumenti per essere capace di scegliere meglio (e questi non li ho ancora)… ma reputo anche vero che lui, all’inizio, non fosse bene identificabile come lo schifo assoluto (anche perchè non avevo gli strumenti per identificarlo come tale, certo).
@Nei successivi 6 anni, invece, era come se vivessi in un certo senso nel ricordo di prima. Per me era almeno lì, che avrei dovuto drizzare le antenne e dirmi “alt un attimo, non sto più bene qui” (invece di far passare appunto 6 anni).
Gli strumenti si acquisiscono. e si recuperano. E quindi ottimo.
Per quanto riguarda “avrei dovuto”: vista in maniera costruttiva (ecco, è andata così… ma il passato è quello che è, posso osservare come sono andate le cose, e perché, in modo lucido, ma ricordandomi sempre che ognuno, in una circostanza, la gestisce con i mezzi che ha in QUEL momento) questa osservazione è importante, ma l'”avrei dovuto” rischia di incastrarti (tu generico) se diventa colpevolizzazione, o senso di inadeguatezza o rabbia verso te stessa e similari.
tempo fa parlavo con un’amica, la cui amica è nel casino delle molestie morali. Lei mi diceva che è molto preoccupata per lei e che si stupisce (non era uno stupore nè giudicante, nè critico, era uno stupore… d’amore, fortemente empatico) e soffre ogni volta che l’altra le riporta delle cose che le dice il suo tipo (frasi che fanno venire i brividi per come, in poche parole ben assestate, lui la mette K.O. come se dicesse: passami il sale… Mentre in realtà in quelle frasi ci sono dei tomi di destabilizzazione e violenza verbale) o il racconto di alcune situazioni e la sua amica, seppure si rende conto che qualcosa non va… non drizza le antenne, non del tutto. Non come può drizzare le antenne un’altra persona (che non giudichi le cose con frasi fatte, ovviamente) da fuori che senta un esempio su tremila del suo quotidiano.
Io le dicevo che uno dei problemi è che se le antenne non si drizzano le ragioni sono molte, e una di queste è che difficilmente Tizio le sue stroncate o frasi al cianuro maggiori le spara il primo giorno… c’è un terreno che si prepara, un’assuefazione… un meccanismo di potere, sbilanciato, una danza a due fatto di piedi schiacciati (a volte ad averli schiacciati è solo uno, a volte due se li schiacciano a vicenda in continuazione, perché la dinamica è interconnessa) che non si rivela nella sua forma più eclatante il primo giorno, ma nel corso della relazione.
Proprio perché la relazione non è una fotografia, ma una cosa che si costruisce (o si destruttura) giorno per giorno. E qui scatta sempre il discorso del presente/dell’ascoltarsi/dell’attenzione.
I segnali ci sono ma varie possono essere le ragioni per cui non vengono colti, molte, ciascuno ha le sue nel grande bazaar delle ragioni. E la stupidità non centra una cippa. A volte non si colgono perché già sono vissute come famigliari. Magari non così eclatanti, ma magari c’è già un’assuefazione al sentirsi dire cose, per esempio, sedicenti per il proprio bene con toni al vetriolo e parole durissime. si conosce già quell’idea che il bene può passare attraverso l’aggressività. Ecco perché non si coglie il segnale da subito. Perché le figure di riferimento, in qualche modo, usavano quel metro, e perché c’è già una certa assuefazione al meccanismo conferma premio/disconferma ricatto/riconferma premio, e cose così. La ragazza di cui ti parlo è tutto fuorché stupida.
Grazie di essermi di aiuto, ne date davvero tanto. Io sono vissuta per tanto di etichette ed e’ proprio vero che fanno male, arrivi al punto che ti possono anche distruggere (metaforicamente parlando).
Lilly, e’ cio che mi e’ stato fatto notare in terapia, non riesco ad interiorizzare cio’ che e’ successo per utilizzarlo positivamente, ancora mi colpevolizzo, giustifico lui, il suo atteggiamento.
La voglia di ricominciare a vivere c’e’, se non l’avesssi avuta non mi sarei rivolta a qualcuno, compresi voi oltre che alla dott.ssa ma ancora spesso rimango li’ e ascolto il dolore, anche se per un decimo si e’ quasi annullato.
Vedi Ada, anche per me e’ un po’ cosi’, nonostante tutto. Mi accorgo che il dolore e’ diverso ma vorrei se ne andasse piu’ velocemente di quello che ha fatto fino ad ora.
Lilly e’ proprio questo il lavoro che sto’ facendo, devo imparare a volermi bene, non devo piu’ maltrattarmi, soprattutto a rispettarmi.
Non perche’ sono il Nobel per la pace, non perche’ sono la persona piu’intelligente, capace, etc.etc., ma piu’ semplicemente perche’ sono una PERSONA.
Sono caduta tante volte, rialzata con sbucci piu’ o meno profondi alle ginocchia; ho pianto tanto, cosi’ tanto che se le lacrime non fossero salate (ma sara’ poi vero che lo sono?!..mah!!) avrei potuto salvare dalla sete tutti i paesi dell’universo che soffrono di siccita’. Eppure sempre piu’ spesso adesso mi sento stanca sia di piangere, infatti lo faccio pochissimo, sia di ricadere, questo invece ancora troppo spesso.
Lulu’, e’ vero premio piu’ grande non potevo vincerlo….nonostante questo non capisco, allora sono masochista, ma che .azz. mi dispero? Ho passato tutto il percorso della sofferenza, l’umiliazione, la violenza morale, l’annientamento fisico e psicologico, con relativa consapevolezza di essere in questa situazione, fino a raggiungere il massimo , il peggiore, la voglia di sparire per sempre dalla faccia della terra per non soffrire piu’. Non e’ stata solo una idea astratta, per mia FORTUNA andata a vuoto….
E’ quando ti vedi da fuori, come in un brutto sogno, ti vedi cambiata, diversa, non piu’ equilibrata addirittura una larva che ti rendi conto dell’orrore che ti stai facendo. Io mi sono vista cosi’…non e’ solo colpa di lui se sono cosi’ adesso, sono io che l’ho permesso, se mi fossi voluta piu’ bene forse non sarebbe successo, dico forse…..oppure si….non ci capisco piu’ niente. Un giorno ce la faro’, spero succeda prima che LUI per un motivo o l’altro si rifaccia vivo, spero di essere abbastanza forte la prossima volta per non soffrire o peggio ricadere nella trappola. Mi prendo cura dello stress, purche’ rientri, forse non accetto piu’ le ricadute, anche se fanno parte del percorso. Vorrei che i momenti NI superassero di gran lunga quelli NO, per fare spazio definitivamente a quelli SI.
Un abbraccio a Naty, sono strafelice per il tuo stato d’animo….e come vedi ho ricominciato ad invadere di parole questi spazi. Con tanto affetto LULU
Ha incontrato uno che, sentendosi minacciato dal fatto che lei abbia enormi risorse, di autonomia, passa il tempo a vedere una Ferrari e a convincerla che è una Cinquecento. A rimanere fermo nelle sue posizioni granitiche, fuori discussione, ma ad accusare lei di egoismo in ogni manifestazione di autonomia, anche mentale. Salvo, poi, dirle che lei dove vuoi che vada lei senza di lui, così figo, che le spiega la realtà?
Alle volte, mi diceva la sua amica, quando lei arriva al punto da drizzare le antenne, e a rendersi conto che lui l’ha chiusa in una scatola di due metri per due (non importa che non abbia pareti, e che vivano a km di distanza) si sente sopraffatta dal fatto che siano 6 gli anni di questa storia. E dice: “mi ha rovinato la vita, ormai… Ormai che futuro posso avere ridotta così?”. (frase che conosciamo bene, ah? e quel “così” non è solo stato d’animo, non è solo stanchezza, e il frutto stesso di tutte quelle informazioni alla c.... sul proprio Io, sul proprio sè, che sono entrate per anni, come una dose di veleno nella minestra, quotidiana).
E allora, forse anche per non sentire di aver buttato via questi anni, per non sostenere il terrore di temersi così lesionata, per il fatto che lui ha spento la luce per avere il suo ruolo di faro… lei è lì che torna, in quei due metri per due. Perché, come diceva Lilly, fuori ti prende l’agorafobia, perché non hai più una mappa tua.
mentre in realtà, se tu la vedi quand’è lontana da lui fisicamente anche per un breve periodo, lontana dal suo raggio di influenza molesta, la vedi rifiorire… noti persino la sua espressione che cambia, la sua energia che sale, vedi le sue risorse, e comincia a rivederle anche lei… e poi vedi la sua espressione che cambia un’altra volta e la sua energia che scende di botto solo se lui la chiama al telefono… perché dopo anni bastano una parola, un silenzio, un tono, una frase non detta, non solo una detta, a far scattare i due metri per due…
Ma… questo è il lato buono, forse non siamo così lontani dallo scatto… tempo fa, dopo essere stata da una psicologa, lei lo ha lasciato. Ha cambiato il copione. Lui, ovviamente, è andato fuori di capoccia. Ed è partito alla reconquista. Lei,anche per quel terrore dei 6 anni buttati nel wc,è tornata, e ha mollato la psicologa. Perché con la psicologa aveva rotto dei meccanismi, e non era pronta a romperli del tutto. Dove sarebbe il lato buono? nel fatto che il lavoro fatto non si perde. E’ tornata con lui, ha provato a vederlo come prima, ma comunque, per quello che era stato seminato, ha iniziato un percorso di recupero di autonomia e di autogratificazione, che esula da lui. Di fronte a ciò, poiché sta perdendo il controllo della situazione, lui ha alzato la posta delle sue dinamiche, naturale. Ma lei ora comincia a sentire la differenza, dove sta bene e dove sta male. Si ascolta.Più avanza la sua parte sana e più lui si rivela la stonatura.Qualcosa da dentro si è mosso.E’ tornata dalla psi
Luna, nella mia precedente ho scritto LULU e mi ero rivolta a te, sono proprio SBROCCATA…
Ho appena letto cio’ che scrivi, e’ di quella la paura di cui parlavo io,di quello che ha fatto la tua amica. Io so che comunque i miei dieci anni li ho buttati strabuttati, ma non ne voglio buttare altri. Meglio sola……Ma non sono sicura di avere ancora la forza di rifiutare quei due metri per due…almeno di non averne completamente.
Si sente la differenza di dove stiamo bene e dove male caspita se la sentiamo, sentiamo anche che se, con “loro” stavamo in ansia 25 ore al giorno adesso da soli ne stiamo 23 ore. Il miglioramento c’e’ eccome se c’e’ anche se minuscolo, ma ecco che non ci sembra giusto che finisca cosi’ allora (parlo per me) chissa’ se c’e’ possibilita’ di RIRIRIRIprovare, forse questa potrebbe essere la volta buona!!!! In realta’ sai benissimo che non ci saranno piu’ volte buone con questa persona, MALEDIZIONE ma allora la smetti di pensare, pensare e……sperare che torni, anche se non vuoi ammetterlo neppure a stessa?! Ma siamo davvero complicati, almeno io lo sono molto, troppo.
Gli altri che mi vedono, almeno esteriormente mi vedono “migliorata”, mi dicono di vedermi meno tesa, piu’ tranquilla, a volte quasi spensierata, forse l’ultima e’ una parola troppo grande da utilizzare, ma in realta’ anche io mi vedo un po’ diversa, poco poco migliorata, ma la paura e’ tanta. Non so’ se e’ per “scaramanzia” che mi dico di stare ancora molto molto male oppure perche’ a volte voglio ripensare per rifarmi del male, visto che me lo “merito”….la psicoterapeuta mi dice che sono ambedue le cose insieme, ma fosre quella che prevale e’ la seconda, devo espiare, secondo me, secondo la mia testa ancora straconfusa qualche cosa che neppure io so’….Allora che accidenti voglio, voglio stare meglio o stare ancora male?! Le contraddizioni in questo momento sono tante, non voglio piu’ stare con lui, pero’ vorrei essere con lui ancora nerlla nostra casa; non voglio soffrire piu’ pero’ continuo a pensare che avrei potuto sopportare ancora…..la mia testa e’ un rimescolare di pensieri, speranze, paure; e i sentimenti? Quelli sovrastano la ragione, allora non so’ piu’ chi sono, non so’ cosa fare qyando lo incontro insieme a lei, piango, urlo, grido da sola in auto e poi rido perche’ qualcuno preoccupato si avvicina e mi chiede se ho bisogno di aiuto, figura di .erd.! Allora mi dico ALT! Ferma un attimo, ma sono pazza? No, non lo sono, ho solo bisogno, tutto sommato di continuare a fare cio’ che ho fatto ngli ultimi tempi….andare avanti e guardare sempre meno indietro, mio Dio pero’ quanta fatica!!!!!LULU
LULU:
@allora sono masochista…
NO, e ancora NO e NO
Cosa devo fare, Lulina? 🙂 (Lulina sarebbe un’espressione tenerella tenerò a tuo indirizzo) scrivertelo con la scia di un areoplano che passa sopra la tua casa??? 😀 magari potessi:
LULU NON E’ MASOCHISTA
Gli “enalotti” come questi, Lulu, non sono come quelli per cui guardi i numeri e dici: cazzarola, ho vinto! e cominci a saltare per tutta la casa cantando dudududududù yeyè… e pensando che andrai a comprarti un’auto in un concessionario di lusso e manderai a ca… il capufficio rompip…
(a parte che si destabilizza pure chi ha vinto l’enalotto per davvero, perché è un cambiamento ecc e quindi vedi te…).
Macché… al momento una li vede anche come l’ennesima disgrazia…
anche perché vanno contro, spesso, il tenace progetto di riuscire a cambiare un uomo, dandogli 6700909090 possibilità di fare quello che lui non vuole… (o non può), cambiare appunto. di cambiare la realtà – una relazione disfunzionale – in una storia d’amore foriera di gioia e serenità.
affinché, cambiando, lui, possa risanare le ferite che lui o la storia ci ha provocato, e nel frattempo… mentre non cambia… evvai che si accumulano in corsa altre ferite… altri ricordi brutti che proprio lui dovrebbe risanare…
ecco perché io dico che è un bene. Dico che lui adesso è ancora esattamente quello che è, ma non sta lì in faccia tua, ogni giorno, a fabbricare insieme a te dei brutti ricordi. Andandosene fuori dalle balle ti ha lasciato finalmente lo spazio di accorgerti che hai voglia di fabbricarne di nuovi e di buoni, per te.
Non te ne accorgi subito?
Naturale anche quello.
poi però, passo dopo passo, un giorno ti guarderai indietro:
meno male…
meno male perché un giorno glielo avrei detto io di andarsene dalla mia vita, visto come mi sento ora :DDDD ma è andato fuori dalle balle prima… 😉
Ti sembra impossibile?
Eppure in storie come queste, mia cara Lulu, è ciò che accade quando la parte sana e positiva torna su. Torna su e dopo che per tirarla su hai fatto la tua bella strada col cacchio che fai entrare su quella strada qualcuno che, con quella strada, non centra una cippa. E ti accorgi che i suoi “incantesimi”, o malefici che siano, non funzionano più. Non perché hai smesso di essere masochista, ma perché sei uscita dalle maglie di dinamiche che ti aveva addormentata. E ora invece sei sveglia. E non ti rattrista, intendiamoci, che gli incantesimi non funzionino. Perché non era una magia, in senso buono, quella che è finita. Altrimenti non saremmo qui a parlarne…
Ma ora stai come stai, ed è naturale che tu sia così “piena”.
Ma una cosa tienila in mente, per favore, o tienila in panza, ancora meglio:
ricordati che questa, di adesso, è una fase così che non dura in eterno. E che, anche con la tua terapeuta, ci stai lavorando su.
Questa più di ogni etichetta è una cosa importante.
Hai letto “la principessa che credeva nelle favole”?
E’ un libro non pesante ma per molti versi “distenebrante”.
Baci baci