Il suicidio
Riferimento alla lettera:
Buongiorno, anche io penso che il suicidio sia una cosa buona, in un certo senso. Da tre anni, ci sto pensando, e ho già fatto quattro tentativi. Per me, la morte rassomiglia a un riposo, perché come lo dice un autore francese, "vivere, è soffrire". Io di fronte alle difficoltà...
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Data di pubblicazione: 17 Settembre 2005
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Categorie: - Me Stesso
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Per forza stai male ogni volta che “devii” dalla “retta” via, ti hanno condizionato come coi cani di Pavlov, ti fanno sentire colpevole per ogni momento in cui pensi con la tua testa mentre il tuo “Io” cerca la vera libertà. Tu invece “fuggi” da quella libertà rifugiandoti nel Libro.
Va bene Bep, non puoi vivere senza la Bibbia, l’abbiamo capito, ma mi chiedo, quando scrivi “Chi mi ascolta riposerà con sicurezza, lui vivrà tranquillo, senza temere nessun male…”, poi finisci per avere questa pace? Non mi sembra che la tua attuale situazione corrisponda a quella che citi. Io, che invece non ascolto nessuno, per esempio, vi corrispondo in pieno, com’è possibile? La Bibbia la leggo sì, ma criticamente, non come fosse la “Bibbia”.
Senti Bep, un’altra cosa, è inutile soffrire per la cattiveria degli uomini, l’individualismo attuale, la violenza e la Juve che ruba le partite, sono condizioni eterne con le quali dobbiamo imparare a convivere.
Piuttosto, appena farai un bel pezzo al pianoforte, fai un video e mettilo su Youtube, e ci posti il link, dai, datti da fare su.
Ciavolissimevolmente.
Nonostante tutte le parole vostre…io crederò in Dio.
Ora, non serve discutere con te, Golem…che ti opponi sempre a Dio.
Basta. Non scriverò più.
Addio, e questa lettera finisca oggi.
Ora ho deciso di allontanarmi da Letterealdirettore.
Non mi porta niente di buono.
Questa lettera è finita.
Un abbraccio a Rossana, Alexia, Ania, e ai tanti altri che hanno scritto.
Spero che presto si dimentichi che sono esistito.
Tocca ad altri, ormai, continuare a scrivere.
Addio.
Ma Golem ti parla di Dio Bep, però devi tenere presente che si tratta di Yahvè, essendo io un automa di terracotta creato dal rabbino Loeb nella s
inagoga annessa al cimitero ebraico di Praga, alcuni secoli fa. Te ne parlo indirettamente però, perchè nella mia vita reale sono sottoposto alla sua volontà, ma in quella virtuale penso con la mia testa, ancorchè fatta di creta. E questa mi dice che la religione dovrebbe “liberarci” alla vita e non “re-legarci” (re-ligo= religione) a norme e comportamenti prescritti, e alle relative punizioni se non rispettati, che spesso ci “annullano” come esseri umani, come frequentemente accade a troppi fedeli “ortodossi” (intesi in termini letterali e non me voglia Gianna). Ti ho chiesto cosa vorresti che ti fosse detto per aiutarti ma non hai risposto. Dicci come ti si potrebbe portare qualcosa di buono su questo forum e ti considererò il mio rabbino Loeb del virtuale. Shalomvo
ciao Beppì,hai anche un po scassato eh, echecazzo quanno ce vò ce vò
Beppì,di individualista su questa lettera ci sei solo tu.Angwhy è stato molto sintetico, ma se ci rifletti ha ragione lui.A volte ho la sensazione che scrivi qui perché non hai nessuno con cui esternare il tuo malessere.Non hai capito una cosa fondamentale: Il rispetto per gli altri. Deve essere piuttosto grigia la tua esistenza. Io ho degli amici che si beano dello spirito santo, li vedo convinti e felici. Chi parla lingue strane, chi ha visto sbocciare un fiore su una pianta morta, sono contento per loro, ci rispettiamo sulle personali convinzioni. E’ così che funziona!Nessuno impone il suo credo agli altri, preciso che tre volte la settimana c’incontriamo per fare musica, siamo in sei e casa mia è la nostra sede. Verso le 22 smettiamo, abito in un condominio, arriva la pizza e la birra e continuiamo a parlare di musica. Poi si formano spontaneamente dei gruppi, TdG, ADI, e menefreghisti che è il mio gruppo. Parliamo di Calcio, malediciamo De Laurentis e Ancelotti che stanno riducendo il Napoli in una squadra di seconda, terza fascia. Tutti insieme, senza problema, nessuno strabocca, Che ne dici? L’individualismo marcia su altri binari, Binariooooo triste e solitario cantava Claudio Villa, non esiliarti, ti faresti del male
Beppino tu sei impastato con il Dio in cui credi, non potrai mai farne a meno.
Altri sono di diverso parere, e nulla li puo’ convincere.
Nessuno di voi ha torto, tutti hanno ragione perche’ nessuno ha le prove di alcunche’ e vive dei propri ragionamenti, concetti e preconcetti che la natura umana vuole imporre.
Definire “stolto” chi non crede o crede entro certi limiti e’ offensivo come il definirti “castrato” dalle tue convinzioni.
C’e’ modo di confrontarsi sul punto senza voler prevaricare o vincere con gli insulti.
Ma poi che serve parlarne?
Io, a dire il vero,ho smesso di bestemmiare da poco con la seguente motivazione “amo i maiali, non e’ il caso di insultarli”.
Ateismo? Delusione religiosa?
Ma cosa conta, in fondo?
Cosa cavolo conterebbe se ci trovassimo, un giorno, a fissare lo stesso fiume dallo stesso ponte, tu mi parlassi delle tue ansie emotive e della tua tranquillita’ economica ed io della mia tranquillita’ emotiva e dei miei disastri finanziari?
Nulla.
Saremmo due persone malate di due aspetti opposti della medesima paura, nude di fronte a “mamma morte”. E moriremmo. Tu con il tuo Dio, le tue ansie, i tuoi soldi. Io con i miei maiali, la mia tranquillita’ e le mie pezze al culo…
Se tu mi conoscessi….io sono il tuo opposto. Io rido, scherzo, mi incazzo su basi oggettive. Mi alzo senza problemi, dormo la notte, vivo durante la giornata. Tutte le mattine lancio la stampella e mi butto su una ruota con la speranza/convinzione che girerà dalla parte giusta e si fermerà sullo Zenith. Tutte le sere raccolgo la stampella e mi dico “la ruota ha girato, si, ma come quella di un criceto. E’ tornata al punto di partenza”. E allora ceno e vado a dormire, e dormo, senza pastiglie, senza incubi. O forse li ho ma non li ricordo.
Poi un giorno, forse, non lo so, non troverò più la mia stampella da lanciare e troverò uno sfasciume di legno marcio al posto della ruota. E allora non sarei nemmeno più io a decidere. Semplicemente accadrebbe. E nessuno se lo sarebbe aspettato, nessuno “lo avrebbe mai detto”, nessuno “lo avrebbe potuto sospettare”.
Oppure, forse, non lo so, la stampella diventerà uno scettro e la ruota una Ferrari. E quel giorno urlerò “siamo tutti Dei”, come urlava un matto in un film.
Un giorno la vita stessa mi vivrà o mi suiciderà. E lo stesso accadrà a te. A te che sei il mio opposto identico. Dal limbo si….si esce, prima o poi. Stai sereno….si esce, purtroppo o per fortuna.
DWW, apprezzo il tuo equilibrato commento, ma c’è un punto sul quale non concordo, ed quello che riguarda la “castrazione” di Beppino. Mi sembra evidente che i diversi stili di vita vadano rispettati nel momento in cui hanno come risultato “almeno” la serenità di chi li pratica, cosa che in Nostro purtroppo non sa cosa sia. Lui viene qui per sfogarsi e trovare una via d’uscita a quell’angoscia che non lo abbandona mai, ma non credo serva una laurea in psicologia per capire che Beppino è “condizionato” da un’educazione “oppressiva” su base religiosa, dove il senso di colpa e di inadeguatezza incombe nel momento in cui si manifestano le normali e naturali pulsioni “vitali” di un giovane uomo, che sono sempre additate come immorali e peccaminose da certe dottrine dogmatiche. Non conosciamo ovviamente il suo privato e le sue interazioni famigliari, ma dalle sue “esternazioni” possiamo immaginare quali “vincoli” psicologici possono derivare dal vivere in un’atmosfera regolata da una visione moralistica e assolutista legata a quel “libretto di istruzioni” che la Bibbia rappresenta ancora per alcuni. In un carattere ipersensibile, e in fondo “onesto”, come quello di Beppino i risultati si vedono. Lui ha una…
…folle voglia di vivere che viene frenata dal condizionamento pavloviano che gli è stato “inoculato”. E’ normare che il suo Io venga lacerato dallo scontro tra le istanze vitali e i freni morali che gli hanno “installato”. Ed è altrettanto normale che di fronte all’offerta di alternative che gli sono state presentate sul forum scatti il “rifiuto” se non sono accompagnate dall'”ok” di una certa morale.
Quando ho proposto l’esempio del “Robertino” magistralmente rappresentato nel film “Ricomincio da tre”, la “castrazione” a cui mi riferisco appare in tutta la sua comica tragicità grazie all’indimenticabile Massimo Troisi, ma se osservi le reazioni di Toro, Angwhy e in fondo anche la tua, il parallelismo calza perfettamente. Che fa Beppo di fronte alla “libertà” che gli si prospetta? Fugge, rifugiandosi nell’unica “speranza” di sicurezza che conosce: Dio. Quel Dio che però, attraverso le regole punitive che “avrebbe” imposto dettando il suo Libro, gli sta rovinando la vita. Morale, è completamente condizionato dalla perversa ossessione di essere un buon cristiano, secondo una certa “interpretazione” di quelle regole, mentre la sua “natura” chiede altre soddisfazioni che le prime inibiscono. E non si esce pazzi in quelle condizioni?
DWW,
mi sono molto piaciuti i tuoi post. dimostrano come i diversi temperamenti, che quasi certamente risentono anche di formazioni famigliari e di passate esperienze, consentano di affrontare le proprie serie difficoltà: fisiche, economiche e psichiche.
si fa quello che si può, con quello che si è e con quello che si ha. temo non sia proprio possibile fare altrimenti.
una persona a me molto cara sta patendo da quasi un anno le difficoltà a cui hai accennato. credo di poter intuire cosa provi e auguro di tutto cuore a entrambi che la situazione possa presto avere una svolta a vostro favore.
—
Beppino,
scrivi qui quando vuoi e cosa vuoi. credo che non solo a me faccia piacere avere di tanto in tanto tue notizie. nessuno è obbligato a leggerti o a risponderti. benchè magari lo faccia con il migliore degli intenti e con apprezzabili suggerimenti.
secondo me, al momento, potresti, forse, cominciare a prendere più che puoi le distanze dalla tua famiglia, anche solo sforzandoti di essere meno coinvolto dalle loro imposizioni o dai loro punti di vista.
se vuoi, se e quando te la senti, comincia da lì e continua ad autovalorizzarti per quello che sei e per quello di cui disponi, che oggi più che mai manca a molti.
Rossana, io vorrei vivere la mia fede in modo libero, senza sentirmi in colpa appena esco dai solchi tracciati dalle persone che mi circondano. Esempio: loro vanno a tutte le riunioni, la domenica, il martedì sera, e il venerdì sera. Lo fanno perché lo desiderano, e perché ogni Cristiano in buona salute fa così. Io vado in chiesa solo la domenica mattina, e mi sento in colpa…rispetto ai miei, o a mio fratello, perché non frequento la chiesa come loro. Loro sono Cristiani ideali, si meritano il nome di “Cristiani”…
Poi altro esempio: leggo la Bibbia solo periodicamente, ma non riesco ad impormi una regola tipo “leggi la Bibbia ogni giorno e prega !”. La norma, cioè quello che fanno nella famiglia, è : leggere la Bibbia ogni giorno, e pregare.
Io vivo diversamente, e mi sento in colpa perché mi viene quasi imposta una regola che non seguo.
Vorrei allontanarmi dal modello che vedo ogni giorno dell’anno a casa dei miei, e a casa mia.
Non sopporto più che mi venga messo sotto gli occhi un modello di Vita Cristiana che non corrisponde alla mia indole, alla mia personalità. È difficile ribellarsi, è difficile prendere le distanze… però se mi asfissiano con la loro disciplina austera e con il loro esempio…
Alla fine non ne potrò più.
Io…cerco la spiritualità, voglio che Dio mi parli, e mi dia la pace di cui ho bisogno, però non voglio ricalcare l’esempio altrui, non voglio copiare dagli altri, voglio trovare un cammino tutto mio, verso la pace.
Non voglio che gli altri mi dicano: “fai così, e non fare così”, voglio vivere secondo i miei criteri.
Voglio vivere libero. Con Dio, ma libero dalla famiglia.
Il suicidio… sì, potrei commetterlo, ogni giorno guardo a me stesso e mi dico: hai fallito tutto. Sei una frana, non sai fare niente, non sei un Buon Cristiano…e sei ferito dentro te, perché lì, i Cristiani, ti hanno giudicato, ti hanno fatto male, e il mondo è pieno di violenza. Sei un fallimento. Non servi a niente. Sei squalificato.
Non ci stai nella scatola dentro cui tutti vorrebbero farti entrare. Sei una nullità.
Sì, a paragone dei miei, di mio fratello, sì, sono un fallimento. Mi aggrappo solo al mio cane, a questa lettera, alla musica, e a Dio, per sopravvivere.
Il mio fratello maggiore ha una famiglia, un lavoro fisso, e vive lontano dai genitori. Io non ho né sposa, né figli, né lavoro fisso. Ho solo Filù, e vivo a due passi dai miei, convivo con un fratello straCristiano…e muoio.
Bè, non è una gran soddisfazione, ma mi fa piacere constatare che avevo intravisto chiaramente le cause del problema di Beppo. Avrei anche la soluzione ma lui la cerca in Dio, e capirai, con tutto quello che ha da fare. Inoltre tra poco più di un mese è pure Natale, e sarà impegnatissimo.
È troppo buono il Bep. Io avrei già fatto una strage domestica, altro che suicidio.
Al momento ho voglia di piangere. Sono sotto il piumone, fuori fa buio, e non ho voglia di fare niente. Mi sento estremamente triste, ho solo pensieri tristi, penso al suicidio come unica scappatoia, e non voglio più vivere. Le mie emozioni sono forti, e la depressione mi rode l’anima.
Non ne posso più.
Sono stanco.
Ogni motivo per andare fuori dal letto è rigettato.
Perché la psichiatra non ha visto i periodi di buio che attraverso…? Eppure sono proprio reali, non li invento…
Basterebbe che mi vedesse oggi, appunto…per crederci.
Sono un fallimento.
La mia vita è mediocre, povera…Non so amare, non so dare…Meglio morire.
C’è la stazione, e di notte posso adagiarmi sulle rotaie, ché passa il treno ed addio…
Non c’è nessuno che mi capisca. Nessuno per rassicurarmi quando sono in fondo al baratro.
Nessuno per sorreggermi quando mi pervade la tristezza. C’ho solo Filù, che non capisce niente, e dorme sulle mie gambe.
È vero: sono individualista, non ho niente da dare agli altri, soffro…di una profonda mancanza d’amore, nel senso che, non ne ricevo abbastanza, e non so darlo, non so amare.
Sono una frana.
Dimenticatemi. Nei momenti di depressione, non sopporto i consigli… perché sto troppo male…
Se morissi, Filù sarebbe solo. Però, io gli voglio un bene dell’anima…Lo lascerei a mio fratello, che lui se ne occupa meglio di me, secondo lui.
Sì…credo di poter affidare Filù a mio fratello, se morissi.
Sarebbe meglio per tutti.
Non sarei più un peso, né per voi, né per la Chiesa, né per la famiglia.
Mi suiciderei, passando sotto il treno, e non vivrei più con tanto stress, tante angosce. Non sarei più triste da morire.
Per favore, abbandonatemi. Perdete il vostro tempo, a scrivere tante righe.
Dio…l’ho perso. Mi ha abbandonato anche Lui. L’ho perso.
Sono anni che non trovo più il Cammino.
Ora basta.
Non potete consolarmi.
Mi resta solo il suicidio.
Il suicidio.
Il suicidio.
E dalle co’ ‘sto treno. Lascia perdere Beppo che vai a mettere nei casini la Société Nationale des Chemins de fer Français, con tutte le rogne che hai. Ma poi dico, sei individualista e ti lamenti? Quello è il primo passo per star bene con sè stessi Bep. Comunque io sono CERTO che non ti hanno centrato la cura farmacologica. Non ti hanno trovato la molecola giusta, che sicuramente ci sarà. Ma il tuo vero problema ce l’hai in casa. Tu là dentro -Chiesa compresa- sei un pesce fuor d’acqua. Devi cercarti il tuo fiume e tuffartici dentro, prima possibile. “Jesse da chill’ museo, va pe’ a via, tocca ‘e femmen’, va a rubbà. Beppì, scappa: chisti te mannen’ a ‘o manicomio, sient’ a mme”.
Ciavomincio da tre.
Una fede vissuta senza il cuore, diventa una legge, un fardello impossibile da portare. Senza l’amore per Dio, la vita Cristiana diventa religione, cioè, riti, opere fatte per meritarsi il cielo, o per essere davanti agli altri un “Buon Cristiano”.
Io…odio la religione, e ho giudicato i miei come religiosi, sottomessi ad obblighi, riti, princìpi, regole. Ho giudicato il Cristianesimo considerandolo come un insieme di regole soffocanti. Perché mio padre… così spesso è stato goffo nel presentarmi la Chiesa, o la lettura della Bibbia. Mi ha mostrato che se non andavo in Chiesa, mi perdevo qualcosa, e così mi sentivo in colpa.
Ho visto mio fratello rinchiudersi in camera per due ore, ogni giorno, a leggere la Bibbia, lasciandomi solo. L’ho giudicato: per me, era un monaco. La sua pietà era mera religione, pensavo.
Ho visto mio padre imporre come una legge “la preghiera prima dei pasti”, e ho pensato fosse religione. Mi seccava. Io volevo mangiare senza pregare prima… perché odio i riti, fatti senz’amore, senza il cuore.
Però…sono io che non avevo più il cuore vicino a Dio. Vedevo solo leggi, riti fastidiosi, al limite, ipocrisia. Solo che non era così: i miei amano Dio…e fanno tutto con l’amore di Dio dentro…
Il mio cuore si è amareggiato tanto… perché mio padre, da Buon Cristiano, mi ha vigliaccamente disprezzato in certi momenti. Non mi ha dato il diritto di essere me stesso, mi ha disprezzato, per alcuni dettagli della mia personalità. E andava in Chiesa, pregava prima dei pasti, faceva il ragioniere presso la Chiesa, era sempre impegnato, iperattivo, teso, freddo, e…faceva la parte del Perfetto Cristiano…Gli venivano conferite responsabilità, ha cominciato a predicare…mentre io lo conoscevo meglio dei Cristiani, sapevo che a casa era invivibile. Sapevo del suo disprezzo riguardo a me.
E non ho mai sopportato il disprezzo.
Allora l’ho giudicato: era un fariseo, un religioso. Visto dall’esterno si meritava il cielo…
Al liceo sono stato disprezzato dagli altri. Anche alle medie. Sono stato bullizzato. Poi mi sono sempre sentito inferiore a tutti. E se mio padre, che mi ha generato, mi disprezza anche lui…ferito come sono, lo giudico. Però non dovrei… perché lui ama Dio, e non segue una religione. Fa tutto col cuore, con amore per Dio, mentre io sono una frana.
Non accetto l’iperattività di papà, né l’agitazione che lo caratterizza.
Vedo che stai cominciando a fare chiarezza nella tua vita, e a “leggere” criticamente le figure genitoriali, che spesso se danno la vita biologicamente te la tolgono psicologicamente. Anche se una riga prima stigmatizzi l’ortodossia superstiziosa di tuo padre e quella dopo lo vedi come un “buon cristiano”, a dimostrazione del bipolarismo che ha prodotto la “guera” tra le tue due nature, quella istintuale, genetica, e quella indotta. Beppì, non sei tenuto a dimostrare niente a nessuno a 36 anni. Hai un travaille, un cane, suoni il piano, ma esci da quel museo delle cere che è quella casa, trovati un “petit studiò” e vattene a vivere per fatti tuoi. E poi cerchi Dio dove ti pare. Tanto è dappertutto.
Ciavonnipresente.
Ho già il mio appartamento. Non vivo dai miei. Dopo l’ennesimo conflitto con mio padre ho cercato un alloggio e l’ho trovato. Abito a cinque minuti da casa loro, però pranzo e ceno appunto da loro, ogni giorno. Solo per vedere mia madre, di certo…!
Guarda, stamattina stavo bene. Ho studiato l’ebreo per quattr’ore, in ufficio. Sono arrivato dai miei a mezzogiorno, e l’atmosfera era tesa: mio padre era stanco, e quando lo è, l’atmosfera a casa è marcia. Risultato: non sto bene. Mi sono arrabbiato, a pranzo, a causa dell’atmosfera tesa, che non sopporto più. Mio padre non si rimette mai in questione. Da anni è lui, il problema. Sono anni che assorbo tensioni, e tensioni, e tensioni…Alla fine, sono sull’orlo dell’esplosione.
Ogni giorno, quando vengo a casa loro, è la solita atmosfera: mio padre è stanco, teso, nervoso, freddo, gelido, insopportabile, rumoroso, e…io devo sopportare tutto ciò. Finisco coll’odiare il rumore, il nervosismo, la sempiterna stanchezza paterna, l’atmosfera resa marcia dall’umore di papà…
Alla fine mio padre mi sfinisce.
Sono anni che…lo sopporto, e sono stufo, proprio stufo: è instabile, tossico…Mi secca profondamente.
Ora riposo a casa mia, sotto il piumone, con Filù su di me, che sta dormendo, e la musica.
Per fortuna posso scappare dalla presenza paterna e rifugiarmi nell’appartamento…
Stasera ceno con i genitori, domani a pranzo mio padre non ci sarà…( Tanto meglio!!! ), e lunedì sera ceno a casa mia, con calma.
A 36 anni…ho proprio bisogno di mia madre. Lei è sensibile, cerca sempre di capire i figli, fa il possibile per aiutarmi…mentre il babbo è sempre impegnato con la Chiesa o altro. Tanto lui non ha mai capito i propri figli…E mi secca parlare di lui.
Ora devo dormire, anche se ho i nervi completamente infiammati dalla collera.
A volte…sogno di vivere lontano da loro, in pace. Mi rovinano la salute.
Beppino,
se ti può essere in qualche modo di confronto, non troppo in negativo, solo ieri sera, molto stanca e provata, dopo due giorni emotivamente pesantissimi, ho vissuto una crisi di grande disperazione. durata due o tre ore, in cui avrei tanto voluto poter parlare con qualcuno, che fosse in grado di capire. ci sarebbe anche stato ma… perché turbarlo?
dopo la notte, quasi del tutto insonne, stamani torno ad avere volontà ed energie per affrontare la solita vita, nè bella nè brutta, comune a molte altre persone che mi sono affini, esattamente come te.
SE avessi più forze, mi piacerebbe essere tua “amica di mail” ma NON posso farlo, perché non sono sicura di poterti essere vicina tutte le volte che ne senti il bisogno. in situazioni d’emergenza, puoi comunque scrivermi qui: carren2@gmail.com.
oltre allo psichiatra o alla psicologa, non potrebbe servirti il supporto di un padre spirituale, abbastanza colto e sensibile, capace di darti le rassicurazioni in materia di fede utili a fartela vivere in positivo?
scusa se per ora non ho risposto a tono ai tuoi ultimi post. a quest’ora del pomeriggio di solito sono già troppo stanca per impegnarmi come meriti…
un abbraccio.
PS: NON è affatto vero che non sai amare. semmai, sei uno che ama troppo!
Ma quindi, Beppe, voi siete tra quelli che pregano prima dei pasti?
Non che tale inutile rito sia dannoso, anzi, ma è controindicato perché a parlare prima dei pasti lo stomaco finisce con il riempirsi d’aria.
Inoltre prudenza vuole che si preghi per ringraziare DOPO il pasto, sennò rischi che ti arrivi spesso il minestrone puzzolente ed economico della Val d’Aurixaeu che, se per la Confraternita dei Battuti di Chamonix è gioia vera e manna divina, per gli altri è assai indigesto.
A me non pare che Beppino non voglia uscire dal museo delle cere.
Mi pare sogni che diventi un ambiente confortevole in cui sentirsi accolto.
E che in quel sogno ci stia investendo (malamente) l’esistenza.
Un padre esattamente come è ma solo un pò più malleabile che lo aiuti, con la gentilezza, ad imparare a leggersi due ore di Bibbia al giorno con gaudio e soddisfazione, ad andare leggiadramente alle varie funzioni, a mettere le mani giunte davanti a Dio anzichè nelle mutande nel buio di una stanza.
In altre parole a me pare che a Beppino piaccia la sostanza ma non gli vada bene la forma.
E che abbia la convinzione che se la forma fosse migliore anche la sostanza ne trarrebbe un vantaggio.
Quindi, pare a me, lo ribadisco, che sia inutile dirgli “quella è la porta inforcala, vai nel mondo e vivi” quando lui vorrebbe che chi è dentro casa gli dicesse “Beppino bello, amore di babbo e mamma, chiudi la porta e siediti con noi ed i tuoi fratelli a parlare di Dio per ore ed ore”.