Il suicidio
Riferimento alla lettera:
Buongiorno, anche io penso che il suicidio sia una cosa buona, in un certo senso. Da tre anni, ci sto pensando, e ho già fatto quattro tentativi. Per me, la morte rassomiglia a un riposo, perché come lo dice un autore francese, "vivere, è soffrire". Io di fronte alle difficoltà...
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Data di pubblicazione: 17 Settembre 2005
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Categorie: - Me Stesso
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Beppino,
i tuoi post sono fra i più belli e i più ricchi di contenuto che in quasi 20 anni ho letto su questo sito.
secondo me, potresti scrivere un’autobiografia molto interessante e apprezzabile. sei la chiara dimostrazione di quanto possa essere vasta la diversità e di come TUTTI, soprattutto gli sconosciuti, dovrebbero avere diritto al rispetto.
fra l’altro, il confine fra la genialità e la banalità è spesso smisurato. per alcuni, difficilissimo e quasi impossibile accettare la propria essenza.
capisco i tuoi genitori ma non condivido la loro scelta di non valer parlare con te degli eventi che ti trascinano lontano dal tuo instabile equilibrio. si può avere paura di affrontare l’ignoto ma, non facendolo, ti lasciano solo e in preda a pesanti dubbi.
d’altronde, una delle prime imprese in cui cimentarsi, dopo la miglior possibile conoscenza di sè, è proprio quella di affrontare innanzitutto la propria quotidianità, a muso duro e con grinta, benché questa sia spesso una lotta perenne.
in questi ultimi 14 anni l’hai spuntata. se lo vuoi, potrai continuare a farlo, magari anche lamentandoti o sfogandoti, di tanto in tanto…
un abbraccio.
Beppino,
il tuo bisogno di riconoscimento è legittimo: fa capo a tutti gli esseri umani, sia quando questa aspettativa è immediatamente percepibile che quando è abilmente camuffata.
non l’hai ottenuto in famiglia, più che altro da parte di tuo padre, che ha dato un enorme contributo a tutte le tue difficoltà esistenziali; ti è quasi sempre negato dai più che non ti conoscono o che non ti conoscono abbastanza, ma… a livello sociale, ti sei conquistato in ambito lavorativo il riconoscimento che meriti. e, credimi, non è affatto poca cosa!
ho la sensazione che per te sia, ogni giorno, lotta da mattino a sera, senza armi e senza corazza. dal mio punto di vista, sei un OTTIMO guerrigliero, ancora non abbastanza allenato a valorizzare i suoi talenti!
averne tanti, come te, in quasi tutti i settori d’impegno e responsabilità, dove non appaiono che palloni gonfiati o cialtroni!
Il suicidio è la fine della vita.
Pensandoci, mi dico che…solo i depressi possono suicidarsi. Oppure quelli che come me incassano tanti shock, senza dire niente, e in un certo momento, impulsivamente, lo fanno, perché non ne possono più.
Un giorno, occorre levare il silenzio, sulla sofferenza. Occorre farlo, anche se sembra difficile, anche se ci si vergogna…e se le parole saranno taglienti, crude, dure.
Occorre dire le cose, perché la sofferenza diventi meno profonda. Spesso, la gente parla del più e del meno…ma non arriva al sodo, all’intimo, al nodo del problema.
È nell’intimo, nell’anima, che succedono le cose più gravi. La sofferenza, la conosciamo, è intima, e la si dissimula…dietro parole generali, imprecise. Non vogliamo vedere la realtà com’è, eppure la realtà occorre dirla. Anche a se stessi.
Nessuno la può conoscere. Solo se stessi.
A forza di tentare il suicidio, e di vivere nell’autolesionismo, ho fatto della mia vita una lunga guerra. Diciassette anni di guerra. E non ho vinto. Non ho ancora vinto. La sofferenza c’è, mentre ho sempre provato ad ucciderla. E niente, no: niente né nessuno può toglierla.
La sofferenza si divide in vari campi, in vari colpi ricevuti, da varie persone. La sofferenza è una serie di fallimenti…quando la società, i genitori, la famiglia e gli amici, io stesso, avremmo voluto riuscire.
La sofferenza, è anche la mia personalità. Difettosa. Non conforme alle personalità standard, a quelle che piacciono alla gente. Non conforme ai desideri di mio padre.
La sofferenza sta nel non poter spiegare “perché” soffro, ed essere capito.
La sofferenza è qui, dentro me, da anni. La gente con chi mi confido, sfiora questo dolore, senza poterlo alleviare. A volte mi dico che questo mondo è infernale. Anche questo è un dolore. Però c’è di più: anch’io sono infernale. E mi chiedo perché. Mi chiedo perché la penso così.
Avrò sempre il dolore dentro me. Un dolore che neanche Dio allevia.
Un dolore che vale una morte: quella mia.
Una sofferenza che sta qui, dietro i sorrisi, il buon umore, l’interesse per tante cose, una risalita “apparentemente” effettuata, un lavoro temporaneo, un appartamento, un cane, e tant’altre cose.
Non c’è rimedio, per il cancro dell’anima.
Beppino,
nessuno può comprendere la sofferenza di un altro, nemmeno la più amorosa delle madri quella del figlio, che ha visto crescere e che conosce dal più al meno come se stessa.
nella migliore delle ipotesi, ci si avvicina al sentire altrui ma non si potrà mai averne una percezione chiara ed esaustiva.
difficilissimo poterti essere anche soltanto di infimo aiuto: un eccesso di sensibilità non può trovare grandi rimedi, e, forse, è purtroppo da lì che si dovrebbe iniziare…
grazie per la tua testimonianza, che parla anche per chi non ha né la tua consapevolezza né le tue capacità di esprimerla.
Giusto, senza contare che in quasi in tutti i settori -non i tutti- ce ne sono di ancora peggiori: i cialtoni gonfiati.
Ogni giorno batte il mio cuore. Ogni mattina mi sveglio, per una nuova giornata. Alcuni sono affetti dal cancro, e stanno in ospedale. Io…mi vergogno per il male che c’ho dentro, e che non è cancro, né patologia grave. Mi vergogno perché nonostante l’amore della mamma ( per mio padre non so ), ho sciupato diciassette anni della mia vita, e se niente cambierà, sciuperò ancora qualche anno. Eppure, di salute, sono in gamba. Sono giovane…e ho sempre voluto morire giovane. Ho desiderato avere un cancro, e morire presto. Cosa tremenda, che una persona affetta da cancro non potrebbe capire.
Ho chiesto a Dio di riprendere la mia anima…e non l’ha fatto. Per ora no. Ho dei rimproveri da fare a Dio…:
Perché mi ha fatto male? Perché non mi ha liberato dalle mie dipendenze?
Perché ha permesso questa Via Dolorosa, senza aiutarmi?
Perché non riprende la mia vita, troncata via da una malattia subitanea e mortale?
Non penso che mi rivolterei. Vivrei per l’essenziale, fino alla fine.
Non ho mai voluto fare parte del mondo.
Non ho chiesto di venire alla luce.
Amo la vita, però potrei lasciarla senza rancore, senza amarezza.
Però invecchiare no: non mi va. Sono già vecchio.
Ho già visto troppo male su questa Terra.
Perché Dio mi lascia su questa Terra, a respirare aria inquinata, per ottant’anni…in mezzo a delle persone impazzite per il riscaldamento globale, e per il carovita, o le preoccupazioni materialistiche…?
Perché Dio, siccome per me esiste, permette ch’io veda tutto l’orrore successo sul pianeta, senza ch’io possa cambiare le cose?
Perché le mie care nonne sono morte, anche se una non sembrava di amarmi molto…?
Perché oggi sono vivo, io, mentre muoiono tante altre persone…?
Perché nel 2010, non sono morto impiccato?
Chi mi mantiene in vita, da diciassette anni? Chi mi fa attraversare incubi, tormenti, dolori…e ciononostante mi lascia in vita, depresso, agitato?
Qual è lo scopo di tutto questo?
Non mi merito il respiro. Non mi merito la vita.
E poi, se muoio a ottant’anni, o a settanta, che cosa cambia?
Se un giorno o l’altro si muore…preferisco morire giovane. Prima dei miei genitori. Prima dei miei fratelli e sorella.
Prima della mia amica migliore.
Così non soffro più in questo mondo, e non rattristo più Dio, con i miei peccati.
Non sei il solo che ha vissuto sulla sua pelle tutto il marcio che c’è sulla terra. Le tue paure non sono ingiustificate. Si va verso un nuovo mondo con la costanza e con lo spirito giusto. Tu con la religione e questo dio sordo ai tuoi appelli, io con la mia voglia di spendere bene la mia vita con chi è ormai perduto. Passo le notti tra ubriachi e drogati, cose che tu neppure conosci. Non cerco sconti o premi per quello che faccio, “sento” che devo farlo. Come prendere una medicina che mi innalza a credere che con l’amore si possono fare miracoli. Smettila di essere egocentrico, vai nelle stazioni di notte con qualcosa da mangiare per degli sconosciuti che non hanno neanche la forza di dire grazie. C’è tanto da fare, per gli altri intendo, apri i giornali, leggi il numero dei morti per fame o altro, renditi utile, il prossimo ti è vicino e tu nemmeno lo vedi. Se fossi credente ti direi che questo è il tuo peccato più grande. Smettila con questi calcoli sull’eventuale morte, per il momento sei in vita, spendi meglio i tuoi talenti.
Beppino,
tante domande per comprendere e accettare un malessere costante, a cui, come ben sai, non possono esservi risposte.
non ti ricordo molto interessato alla lettura, altrimenti, ti potrebbe interessare “Il dolore innocente” di Vito Mancuso, dottore in teologia sistematica. è il primo saggio che affronta l’handicap dal punto di vista filosofico e teologico nell’ottica della teologia cristiana, senza trascurare i riferimenti alla scienza.
Intorno agli anni 2000, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, il 5% dei bambini che nascono ha un handicap, il che significa 8000 individui ogni giorno, 3 milioni ogni anno. puoi immaginare la loro sofferenza e quella delle loro famiglie?
tu NON rientri affatto in quella casistica, se non vuoi essere tu a infilartici. potresti però avere una visione più approfondita della problematica, dal punto di vista religioso.
sul fronte laico, per quanto mi riguarda, benché esista sempre, per tutti, una possibilità di scelta, questa talvolta, viene a decadere proprio in alcuni aspetti fondamentali. in sintesi: per me esiste, A CASO, sia la buona che la cattiva sorte. vedi, ad esempio, la vita che trovi riassunta, non da me, nel post che segue.
continua…
segue per Beppino
“Abbandonato dal padre alla età di 3 anni; cresciuto con 3 diversi patrigni; dislessico; il sogno di diventare giocatore di Hockey infranto da un brutto incidente; una figlia morta durante il parto; sua moglie morta in un incidente stradale; la persona a cui tiene di più, sua sorella, affetta da leucemia; il suo migliore amico, River Phoenix morto di overdose. Con tutto quello che ha passato, Keanu Reeves non perde occasione per aiutare le persone che ne hanno bisogno.”
mi rendo conto che i suoi guai sono indiretti e che ha avuto la fortuna di trovare in sè sia la forza sia di sopportarli che quella di sublimarli. la sua scelta, probabilmente di temperamento, è stata di certo favorita anche dal successo ottenuto come attore (“L’avvocato del diavolo” con Al Pacino e “Le riserve” con Gene Hackman, ad esempio).
forse, si tratta soltanto di trovare la strada soggettiva che meglio si adatta al mantenimento del proprio equilibrio, partendo, ovviamente, di quanto di positivo si ha a disposizione. non è facile: tutt’altro! ma non c’è bisogno di dare più di quanto si sia ricevuto: basta utilizzare al meglio quanto c’è, che si può via via incrementare, senza porsi obiettivi di idealistica perfezione.
Questa lettera, così tormentata, anche così bella, sta morendo. Dov’è Dago44? Dove sono tutti? Esistono tante lettere sul suicidio, ora…e questa è ormai finita.
Non è necessario continuarla.
Riposi in pace.
E lo dico anche a me stesso:
Ch’io possa riposare in pace.
Voglio conoscere la felicità, ormai.
Addio.
PS: è ora di bere il caffè.
Sono egocentrico, sì, lo so.
Sono anche schifoso. Brutto. Ingiusto. Cattivo. Immaturo. Pigro. Difettoso.
I miei difetti li conosco.
“Io…mi vergogno per il male che c’ho dentro, e che non è cancro, né patologia grave…non mi merito il respiro, non mi merito la vita”.
Beppo, io non so più spiegarmi questi sensi di colpa che manifesti da dove diavolo saltano fuori. Qualcosa o qualcuno te li ha instillati. Da una lettura “inversa” di quanto lamenti, sembra che tu abbia continui bisogno di rassicurazione sul tuo “meritare” questa vita, e ti porti addosso questa continua necessità di espiare chissà quali peccati. Più che dirti che non hai bisogno di ringraziare nessuno per essere nato, neppure Dominiddio, non si può fare.
Se vedi che qualcuno sta peggio di te ti senti in colpa, l’inquinamento ti fa star male, la cattiveria ti distrugge e via di seguito, ma questa è la vita Bep. E dal più al meno, dal per al diviso, oltre le radici quadrate, è così per tutti, eppure si va avanti. Immagina se non avessi neppure una casa tua e un lavoro dove sembra che tutto funzioni, come sembra. Tu cerchi col lanternino gli aspetti negativi dell’esistenza e tralasci quelli positivi, che riguardano anche le tue capacità, e che potrebbero aiutarti a maturare un po’ di amor proprio. Perchè, banalmente, i primi a doversi occupare del nostro benessere, da adulti, alla fine siamo noi stessi. Pensaci e ciaò.
Il dolore intimo che vivo da anni, non lo potete nemmeno conoscere, perché non lo vivete.
Non ho voglia di evocarlo su questa lettera.
Sappiate solo che…no, non sappiate nulla. Non rivelo la mia vita a chi mi dà dell’egocentrico, ecc ecc.
Se…foste stato dentro me dal 2002…avreste capito. Però non ho voglia di parlarne.
Ho deciso di non scrivere più. Mai più. Su nessun sito.
Ormai questa lettera non verrà continuata da me.
Potete considerarla come appartenente al Passato.
Addio.
Buon viaggio, Beppino. Portati crema solare, spazzolino da denti e il par de palle che ci hai fatto.
Un caro saluto, Beppino. Oltre al giusto corredo che ti ha consigliato Gaudente, portati anche dell’acqua minerale non eccessivamente gasata, che in viaggio è meglio avercela. Adesso la lettera la continuiamo noi, ma ormai è nel Guinnes dei Primati, complimenti.
Ciao Beppino, alla prossima.
DDW,
indipendentemente dal ritorno o meno di Beppino qui, la sua lettera, forse, sparirà fra non molto, come, per fortuna, tutto quanto è stato scritto nel bene e nel male su questo accogliente sito.
Laddaddio.
E va beh. Ce ne faremo una ragione.
Si pensa che tutto cio’ che e’ “importante”, in un dato momento della nostra esistenza, sia eterno e fondamentale.
Poi, man mano che quel qualcosa (o qualcuno) si perde, si scopre che non era vitale, non era neppure importante. Forse non ce ne fregava proprio un c....….
Saluti
A me non frega più niente,mi ammazzo e lascio ai normo e ben dotati sto mondo,che mi ha solo ferito