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Il suicidio

di beppino

Riferimento alla lettera: Buongiorno, anche io penso che il suicidio sia una cosa buona, in un certo senso. Da tre anni, ci sto pensando, e ho già fatto quattro tentativi. Per me, la morte rassomiglia a un riposo, perché come lo dice un autore francese, "vivere, è soffrire". Io di fronte alle difficoltà...
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Data di pubblicazione: 17 Settembre 2005

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Categorie: - Me Stesso

14.956 commenti

  • 14101
    Sofia -

    Animabuianellaluce hai fatto una lettera STUPENDA…!
    BELLISSIMA!…in te traspare quella dolcezza sensibilità e quella particolarità che si percepisce solo nelle persone che hanno sofferto ..e che hanno passato l’inferno!
    E io che ho passato tutto questo è anche io sono stata salvata dopo averlo tentato ti capisco alla perfezione!
    Hai un nick stupendo e già da quello si capisce che sei una persona intelligente! Grazie per averci scritto…..

  • 14102
    Diego -

    14100
    AnimabuianellaLUCe – 4 aprile 2016 11:20

    Ma cara ragazza, per non cadere più ti basta sapere che l’amore di coppia è solo la romantica proiezione di un deficit interiore, quello della divisione dell’essere umano in maschio e femmina, deficit nobilitato, iconizzato e reso sacro mediante l’etichetta di “amore”.

    In realtà la gente non se ne rende conto, con l’unione di coppia si sente felice (o meglio completa), e così si adagia nella situazione, ma quando la concorrenza arriva e la storia finisce si ritrova sola, divisa e in compagnia del suo deficit psico-fisico congenito.
    Così l’infelicità sembra insopportabile al confronto della presunta felicità vissuta, ciò fino ad indurre alcune vittime a gesti sconsiderati, persone altamente sensibili certo.

    Ebbene, nessuno razionalizza che il problema sta nella divisione uomo-costola, e che di uomini e donne liberati ce ne sono così tanti da rendere l’unione stabile pressochè un’utopia di questi tempi, allora alcuni vorrebbero autoeliminarsi riconoscendo inconsciamente il loro deficit (schiavitu’ della solitudine), mentre molti altri si illudono di risolvere il guaio saltando da un partner all’altro come quadrumani rampanti.
    Soluzione mancata in ogni caso, perchè il dio divisore sa benissimo che il suo eterno motto infernale “divide et impera” funziona, per cui provvide a creare la donna sottraendo la costola all’uomo, eh si, è un grande chirurgo e genetista lui… peccato che nessuno lo sappia, altrimenti avrebbe dovuto spararsi il dio.

  • 14103
    Anto -

    Annabuianellaluce dipende sempre da cosa ti capita nella vita. Mai giudicare. Mai

  • 14104
    Anna -

    Ritorniamo sempre alle solite storie… “chi non ci è passato non lo può capire, solo chi ha sofferto e ha lottato nella vita sa cosa vuol dire vivere”… è bla bla bla… ma che palle! Sono d’accordo con Anto. Evitiamo giudizi a priori e cerchiamo di rispettare chi è diverso da noi. Amen.

  • 14105
    rossana -

    Smerdjiakov – 25 marzo 2016 15:02
    “Qualcuno di voi ha avuto parenti morti a causa di suicidio?”

    un tempo, e forse ancora anche oggi, i parenti dei morti suicidi hanno motivo di nascondere questo tipo di realtà in ambito famigliare.

    cerco, comunque, di dare un riscontro alla tua domanda. per quanto mi riguarda, ho grande rispetto della libertà individuale e preferisco pensare che se una persona che amo preferisce smettere di vivere, non è per mio egoismo e mia gratificazione che deve evitare di farlo.

    è quasi certo che si vive finché qualcuno desidera che lo si faccia. così come spesso accade che chi è intenzionato a togliersi la vita, prima di mettere in atto il suo proposito, cerchi, direttamente o indirettamente, il supporto, anche soltanto verbale, di un altro essere umano, che l’aiuti a sentirsi meno solo (com’è successo a Pavese, che stupido e limitato di certo non era).

    so che non apprezzi il mio modo “involuto” di scrivere ma mi sono decisa ugualmente a scriverti che, alla fine della fiera, può essere utile a chi resta conoscere la ragione del gesto suicida. non cambia niente in termini di privazione ma aiuta a meglio accettare la decisione.

    Valentina, una ragazza adolescente, ha seguito la sepoltura del padre, suicida per amore, senza mai fargliene colpa. ben sapeva, avendo vissuto con i genitori, che per lui era impossibile continuare a vivere senza la sua compagna.

    stesso risultato per tre orfani, rimasti tali per la scelta del loro padre di non continuare a prendersi cura di loro, dopo la morte per parto della madre. si giustifica, se si comprende!

  • 14106
    Smerdjiakov -

    Rossana, in effetti il tuo modo di scrivere è terribile. Ma tant’è, non siamo obbligati ad essere tutti “giornalisti” e ad avere il dono di farci capire dal prossimo. La mia domanda era rivolta a chi, nella propria famiglia, ha avuto un suicida. Ciò che hai detto sulla vergogna di parlarne non so cosa mi può riguardare, dal momento che qui scriviamo in pieno anonimato. Io volevo solo sapere, tra chi legge queste “pagine”, se ha avuto un parente o un amico prossimo che si è tolto la vita. Il resto, sulla mancanza di un giudizio da esprimere, mi vede assolutamente d’accordo. Paul Valery ha detto: “Non esistono i suicidi. Esistono soltanto gli omicidi”. Ed ogni volta che sento che è morta una persona, mi sento colpevole anche io.

  • 14107
    rossana -

    14106
    Smerdjiakov – 8 aprile 2016 19:41

    sono persino contenta che giudichi il mio modo di scrivere terribile. me ne rendo conto e spesso mi sforzo di migliorare… purtroppo senza apprezzabili risultati.

    il primo esempio di cui ho scritto, è relativo ad amici, veri e propri sessantottini doc. si sono rifiutati di acquistare casa, preferendo restare in affitto e devolvere in beneficenza l’extra derivante dai due stipendi. la loro abitazione era sempre aperta a chiunque, per un pasto, un pernottamento oppure un sostegno economico/emotivo di maggior durata.

    dopo la morte per malattia della madre, ancora molto giovane, e il suicidio del padre, a Valentina non rimase soltanto il cane ma una vasta cerchia di amici di tutti i tipi e di tutti i ceti sociali, che si è presa cura di lei in tutti i sensi, fino a quando si è formata una sua famiglia, simile a quella dei genitori. i semi migliori non possono non dare frutto, anche solo sotto forma di un elevato numero di zii, sorelle o fratelli acquisiti…

    il secondo esempio, invece, si è consumato in ambito famigliare, ma molto lontano nel tempo. la vivezza del ricordo, dopo quasi due secoli, dimostra l’affetto con cui questi sfortunati avi sono tuttora accolti e compresi. la loro costante eredità sta nella forza e nella volontà d’amore che ha legato gli orfani e le loro famiglie.

    anch’io concordo sul fatto che quasi sempre quando una persona si suicida sono in molti a condividerne la responsabilità. anticamente, in alcuni villaggi cinesi, la morte volontaria di un membro della comunità imponeva per alcuni giorni la bandiera a lutto sui restanti, colpevoli di non aver prestato abbastanza attenzione a chi avrebbe potuto trarne beneficio.

  • 14108
    Smerdjiakov -

    Cara Rossana,

    Come ogni attitudine, il saper scrivere è innata. Certo si può migliorare. Il mio consiglio è: cerca di esprimerti esattamente come se mi avessi davanti e non cercare di farti impressionare dal fatto che scrivi invece di parlare. Tanto più riuscirai ad accorciare lo iato tra scritto e parlato, tanto meglio ti farai capire.
    Anche perché, in effetti, alcune cose non le ho ben comprese: 1) Valentina faceva parte di questi tuoi amici sessantottini? 2) Non mi risulta tanto che i sessantottini siano poi così generosi col prossimo…ma avremo esperienze diverse. 3) Questa Valentina a cui è morto il padre, cosa dovrebbe dirci se non che, senza appoggi, anche lei si sarebbe schiantata? 4) Il secondo esempio, peraltro misterioso, ci fa capire che la famiglia di cui parli è formata da persone che conoscono la forza e la crudeltà della vita, e non si permettono di giudicare le persone che, semplicemente, decidono di averne avuta abbastanza. Perché chi pensa che il suicidio sia una scelta, non ha capito che noi non scegliamo proprio niente. Mai. Né nel bene né nel male.

  • 14109
    rossana -

    Caro Smerdjiakov,
    “Tanto più riuscirai ad accorciare lo iato tra scritto e parlato, tanto meglio ti farai capire.” – OTTIMO suggerimento, che cercherò di mettere in pratica.

    Valentina era la figlia adolescente della coppia sessantottina che ho conosciuto e apprezzato. persone rare: un mix affascinante fra Cristo e Marx. una coppia fortunata in amore e sfortunata per la malattia che si è abbattuta sulla donna e che ha trascinato nel baratro anche il compagno, incurante di lasciar sola la figlia, che ha comunque compreso e giustificato con sofferenza la scelta del padre.

    così come i tre piccolissimi orfani, nel loro destino solitario e depredato, non hanno mai mosso accuse al padre, che li ha lasciati in balia dei parenti. e si trattava di un militare, decorato con una medaglia al valore…

    se si ama, si comprende! ho voluto solo rispondere alla tua richiesta di esempi di reazione di cui sono a conoscenza da parte di parenti di suicidi.

  • 14110
    Smerdjiakov -

    Cara Rossana, Grazie mille per la risposta.
    Il fatto che uno sia medaglia al valor militare (ne deduco che avesse combattuto molti anni fa, poiché ora il nostro beneamato Esercito non ha più guerre per cui elargire medaglie) non fa molta differenza: la vita può e sa essere molto più forte di qualsiasi persona. Chi capisce questo, secondo me, ha già capito il problema del suicidio: il quale non è che la fine di un percorso di dolore altrimenti insopportabile. Chi perdona, comprende tutto.

  • 14111
    rossana -

    Caro Smerdjiakov,
    “chi pensa che il suicidio sia una scelta, non ha capito che noi non scegliamo proprio niente. Mai. Né nel bene né nel male.” – come forse ricordi, non sono del tutto d’accordo su quanto sopra, anche se SPESSO sono tentata di esserlo.

    secondo me, non siamo in grado di scegliere razionalmente quasi niente di quanto fa capo a decisioni importanti, determinate il più delle volte dall’inconscio (derivanti quindi da sedimentazioni mentali pregresse o da impellenti bisogni vitali), oltreché da una genetica sfavorevole. in alcuni casi, cioé quando NON si è superato un certo limite di prostrazione o di disperazione, con grande sforzo di volontà si può soltanto riuscire a orientare al meglio la modalità interiore di vivere le situazioni in cui si è immersi. ma non sempre basta per uscirne o per affrontarle con una diversa attitudine mentale, e non tutte le sofferenze possono essere superate o archiviate. giusto, comunque, sforzarsi di farlo il più possibile.

    il dolore, piccolo o grande che sia, adolescenziale o senile, innocente o colpevole, va comunque rispettato, sempre!

  • 14112
    Sofia -

    SMERDIAKOV… non mi aspetto che tu mi risponda…ne mi interessa se dovessi farlo sparandomi le tue solite cazzate e cattiverie …ma quelle sono da sempre che mi scivolano…

    Lo sento che spesse volte sei tra noi e ci leggi..ma non hai il coraggio di scriverci. .ora ti sei aperto un po con Rossana e mi fa piacere!

    Vorrei chiederti come stai ma so che sarà inutile perché tanto non mi risponderai…

    So che stai male e sei sempre tentato di farlo..
    Il mio oggi non è nessun tentativo di fare o convincerti di nulla…

    Solo un messaggio di pace diciamo.. Anche se non lo accetterai ma la cosa non mi tocca…

    Vai su http://www.liberamente.co il suicidio.

    Su ricerca google devi proprio scrivere così..

    http://www.liberamente.co il suicidio

    Troverai testimonianze vere di persone che hanno vissuto la mia esperienza e dicono in linea generale tutto quello che ho detto e vissuto io..e persone che parlano con le anime dei suicidi e riferiscono i loro messaggi e la sofferenza e tormento che hanno anche nell’aldilà..

    Non stai vivendo… Ti stai trascinando a soppravvivere…

    Sai una volta una persona mi ha detto che prima di iniziare a vivere davvero a volte bisogna “morire” un po di volte ….

    Cerca di rinascere dentro di te…provaci con tutto te stesso..

    Prova …

    Di nuovo…

    Ancora una volta…

    Ciao…( la tua nemica\amica )

  • 14113
    Smerdjiakov -

    Rossana, dici di non essere del tutto d’accordo con la mi affermazione eppure, da ciò che scrivi, mi pare che invece tu lo sia. Purtroppo la mia è non solo un’idea personale, ma basata su un dato di fatto incontestabile: la libera scelta NON è il libero arbitrio e noi ci diciamo liberi solo perché CI SENTIAMO liberi e non perché lo siamo realmente. Decidi tu se nascere sana o malata, bella o brutta, povera o ricca? Decidi tu se avere determinate pulsioni, determinati desideri? La domanda non è cosa noi vogliamo, ma perchè noi vogliamo ciò che vogliamo. Ogni evento che ci capita scaturisce da una causa che scaturisce da altri x eventi a loro volta scaturiti da x cause. Noi non siamo che il prodotto di questo processo. Né meriti e né colpe dunque, anche se dobbiamo far finta che ci siano perché altrimenti la nostra vita non avrebbe senso, almeno per i più, i quali credono davvero che siano loro a scegliersi il destino. Il senso della vita è che la vita non ha un senso e noi siamo pietre che rotolano, chi più veloce chi più lenta, pensando di aver scelto di rotolare.

    Sofia, tu mi fai ridere 🙂 Vai a fare i compiti che domani si torna a scuola.

  • 14114
    Smerdjiakov -

    Leggere qui, please: http://www.nderf.org/NDERF/NDE_Experiences/linda_s's_nde.htm

  • 14115
    Annalisa -

    Smerdiakov e Rossana avete fatto un bello scambio, mi piace molto leggervi. Continuate vi prego, non vi fate distrarre da altri per favore.

  • 14116
    rossana -

    Annalisa,
    grazie per l’attenzione.

    in effetti penso che Smerdjiakov abbia sostanzialmente ragione anche se, purtroppo o per fortuna, sui temi molto seri tendo a non aderire ad assoluti.

    alcuni impulsi non si possono controllare. magari li tieni a freno per molto tempo e poi, all’improvviso, non reggi alla tentazione e ti lasci travolgere, come mi è successo di recente. dopo aver resistito per 2-3 anni, ho fatto un acquisto sconsiderato, rendendomi conto a posteriori che, nel momento in cui agivo, la mia mente non esisteva più. contava soltanto la soddisfazione del desiderio represso…

    alcuni pensatori orientali ritengono che la serenità si possa raggiungere solo sopprimendo i desideri. per me, quella sarebbe una vita mutilata. senza sogni, speranze e desideri, anche minimi, non si vivrebbe più con i piedi in terra.

    ho trovato un equilibrio nel mediare e nell’identificare gradi di consapevolezza, e quindi di responsabilità. non posso rinnegare quanto ho scelto consapevole almeno al 50-60%, del tipo di scelta, con relative proiezioni nel futuro. ma non posso nemmeno rinnegare la scelta recente, che ho fatto a mente chiusa, anche nelle sue future implicazioni negative.

    dovrei sentirmi in colpa? di cosa? di essere come sono o di avere desideri? qui, secondo me, sorge lo snodo essenziale: ho o non ho bisogno di una religione? si può essere sensibili al sacro e allo spirituale, senza seguire i dettami di una religione.

    in tal caso, tutto diventa più naturale, pur restando quasi impossibile dividere in modo netto il bene dal male, non soltanto per sé ma anche per gli esseri viventi con cui si è coinvolti emotivamente, per gli esiti, visibili e invisibili, che di ogni azione determina, sia nel presente che nel futuro.

    la Bibbia, Confucio e Gesù hanno espresso in chiaro quanto sta alla base di ogni religione in tutti i tempi: “non fare agli altri quanto non vorresti fosse fatto a te” – “ama il prossimo tuo come te stesso”. questa è la falsariga che mi sforzo di seguire. ha vera importanza per la mia coscienza solo quello che dipende esclusivamente da me, a maggior ragione se riguarda me soltanto. il resto sono parole e speculazioni.

    spesso, però, per poter reagire alle proprie tendenze o a eventi negativi è indispensabile un aiuto dall’esterno, che fa capo ad eventi o a persone a estranei. e questi hanno effetti su di noi che non dipendono da concatenazioni causali da noi avviate… niente è mai del tutto semplice e lineare…

  • 14117
    maria grazia -

    il fare acquisti sconsiderati, è il primo sintomo evidente di chi ha dei “vuoti” da colmare, di vario tipo..
    e comunque quei filosofi orientali non ci dicono che non bisogna avere desideri e passioni, ma che non bisogna ammalarsi e ossessionarsi se alcuni di questi non riusciamo a realizzarli.

  • 14118
    Golem -

    MG, solo perchè ne hai parlato, e senza allusioni indirette, ma perchè qui, tra amori non ricambiati, sessopenia e solitudini, spesso si manifestano molteplici aspetti di quegli “impulsi” al soddisfacimento delle “mancanze”. Quello che dici è risaputo che ha che fare con la necessità di gratificazioni, ma è giusto fare una distinzione, per chi non lo sapesse, che Bisogno e Desiderio sono due aspetti differenti di una necessità impellente e incontrollabile razionalmente, che arriva dal profondo. Per questo preferisco riportare la definizione della Treccani, che è completamente “neutrale”, ma molto calzante per tanti casi di palesi richieste di “riconoscimento” o di “attenzione”, di cui leggiamo le vicende e le caratterizzazioni su molte lettere e commenti di questo forum, oltre che nella vita. È evidente che l’equilibrio e la serenità interiore è la condizione ideale che consente di non dover sottostare a certe istanze peraltro non risolutive delle condizioni descritte. Credo che i saggi e i filosofi (Epicuro in testa) si riferissero a questo aspetto della questione.
    Riporto le definizioni.

    “Il bisogno/desiderio
    Il b. indica la mancanza di qualcosa di indispensabile, legata all’indifferibilità di colmare un’assenza o una carenza di soddisfazione; il d. invece è legato a tracce mnestiche, cioè al ricordo di gratificazioni già sperimentate (come scrive Sigmund Freud nel 1925), e viene appagato quando si riescono a ripristinare le prime esperienze di soddisfacimento e quindi a determinare la ricomparsa della percezione dello stato di sé a esse connessa. Quindi b. e d. sono due aspetti diversi di una medesima realtà legata al soddisfacimento…”

    Personalmente, durante il periodo di “incomunicabilità” della mia coppia, il ricorso allo shopping compulsivo di mia moglie è stato poi letto nei termini psicologici appena descritti durante il nostro “Coming out”. Quindi si riconosce facilmente per chi ne ha visto le manifestazioni tipiche, che altro non sono che “ubriacature” dell’anima
    Puntualmente, superata la crisi e ritrovata la serenità, la situazione si è normalizzata, e con essa pure la crisi del conto corrente.
    Per concludere, e chiarire bene il senso di questo mio intervento, questo spiega la ragione per la quale molte relazioni (anche amicali) falliscono, in quanto mosse dal bisogno o dal desiderio “ubriachi”, e non dalla “sobrietà” razionale. Motivo per cui continuo a dire che l’amore andrebbe trovato già “mangiati”. O già “bevuti”. Sereni insomma.
    Bye MG

  • 14119
    Smerdjiakov -

    Rossana, il tema della Libertà è forse il più importante della filosofia tutta. Noi siamo liberi nel senso che ci sentiamo tali quando agiamo senza costrizione. Ma questo non c’entra con il Libero Arbitrio, che è ciò che sta dietro alle nostre scelte ed è anzi quello che le dirige. Per cui noi siamo liberi solo in quanto pensiamo e crediamo di esserlo; in realtà ogni nostra azione, dalla più piccola alla più importante, anzi tutto ciò che siamo stati, siamo e saremo, è PREDETERMINATO da cause che NON possiamo controllare. La vita di ognuno di noi ruota attorno a questo mistero: perchè alcuni sono in un modo ed altri in un altro modo? Perchè il Male agisce sulle nostre vite? Tutto ciò è assai al di là della nostra volontà. Non è volere una cosa il quesito. La domanda è: perchè vogliamo ciò che vogliamo?
    Annalisa: grazie, piace anche a me parlare con persone garbate e intelligenti.
    Maria Grazia: invece la filosofia orientale verte proprio sulla rinuncia. La temperanza è solo un gradino per arrivare all’assoluta liberazione dai bisogni che ci opprimono. Il problema è che i bisogni sono insopprimibili, almeno alcuni. E moltissimi non riusciamo a soddisfarli. Anzi, quasi tutti.

  • 14120
    rossana -

    Smerdijakov,
    “il tema della Libertà è forse il più importante della filosofia tutta.” ed è il più importante anche per me, persino più dell’amore, che spesso rappresenta una delle più affascinanti “avventure”, a portata di mano, che coinvolgono l’intero essere.

    ho descritto l’azione di soddisfacimento di un desiderio, che mi è costato meno di 20 euro, per evidenziarne la dinamica, e per sottolineare che la volontà di vita si regge su un insieme di aspirazioni realizzabili. dal mio punto di vista, non si è trattato di riempire vuoti ma di aggiungere qualcosa in più alla quotidianità.

    si dovrebbe però sempre tener presente anche il senso di consapevolezza, legato alla responsabilità. alcune scelte possono essere modulate o procrastinate; altre, molto meno. sono sì determinate da cause pregresse, ma non sempre e non soltanto. a volte entrano in gioco le occasioni, che possono aprire all’improvviso percorsi mai nemmeno immaginati.

    la mia conclusione è che ci sono in noi forze che possiamo utilizzare, parzialmente; dirigere, incompletamente. l’importante è lasciarle agire, anche se non possiamo comprenderle del tutto né dominarle interamente. conoscersi e accettarsi, aderire all’esistenza che ci è toccata in sorte, anche come ricaduta del carattere, sono i primi passi verso l’equilibrio e la serenità. di più non si dovrebbe pretendere!

  • 14121
    rossana -

    PS al post precedente…

    nelle “occasioni” includo anche le circostanze, quelle, ad esempio, che hanno favorito l’ascesa di Cesare o di Napoleone. è possibile che le loro caratteristiche famigliari o caratteriali non avrebbero potuto trovare la stessa possibilità di espansione in ambienti o momenti storici diversi.

    successo e insuccesso per me rientrano soltanto nell’ambito delle esperienze, che si è indotti a fare, senza conoscerne a priori gli sviluppi e le conclusioni. Ulisse è tornato a Itaca ma non certo per solo suo merito.

    la buona o la cattiva sorte esistono, e si spesso si materializzano in un vissuto. inutile negarlo, in particolare quando un evento fortuito nefasto si abbatte su qualcuno che ha sempre fatto di tutto e di più per evitarlo. siamo perennemente in balia di noi stessi e di molti altri fattori, il più delle volte imponderabili.

  • 14122
    maria grazia -

    “aderire all’esistenza che ci è toccata in sorte, anche come ricaduta del carattere, sono i primi passi verso l’equilibrio e la serenità. di più non si dovrebbe pretendere!”

    e invece lo si dovrebbe pretendere eccome! se la nostra esistenza prende una piega sbagliata o se subiamo un destino avverso e pergiunta immeritato! reagire alle sfighe della vita, AL PREGIUDIZIO ALTRUI riguardo al fatto che certe situazioni NON POSSONO CAMBIARE, e perseguire ciò che VERAMENTE vogliamo, è l’essenza stessa della vita. Negarlo, vuol dire fare delle mistificazioni.

    Smerdjiakov
    circa un anno e mezzo fa inviai il mio curriculum vitae a una persona che all’ epoca frequentava questo stesso forum e che mi aveva fatto tanti bei discorsi ( sia qui che in privato ) circa la necessità, in certi casi, di dover combattere per migliorare il proprio destino quando questo fa schifo e circa il fatto che la responsabilità di certe scelte sono soltanto nostre. Ma poi, davanti alla mia reale volontà di darmi da fare per cambiare effettivamente percorso, questa persona si tirò indietro, rigettò la mia richiesta di segnalarmi a qualcuno ( cosa che non gli costava NULLA ) per trovarmi un lavoro serio, anche umile e “qualsiasi” ma onesto, e mise un muro trincerandosi dietro ad assurde giustificazioni…

    Ho capito allora che i veri artefici della nostra realizzazione possiamo essere soltanto noi, e che non dobbiamo mai smettere di credere in noi stessi anche se siamo circondati da gente che intimamente è in realtà compiaciuta della merda in cui siamo costretti a intrattenerci. Io da una parte mi trovo in sintonia con le filosofie orientali, ma dall’ altra penso che la scintilla che ci arde delle nostra passioni ( e parlo di passioni e inclinazioni autentiche, non di bisogni artificiali indotti dal consumismo ) non possa essere spenta del tutto così facilmente…

    ciao.

  • 14123
    Smerdjiakov -

    Rossana cara, proprio perchè noi non possiamo controllare le cose importanti, non possiamo controllare neanche quelle piccole. Anche se noi controlliamo le forze che ci governano, non stiamo facendo altro che agire secondo impulsi, leggi e pensieri determinati. Qualsiasi cosa noi siamo o facciamo è il risultato di forze che, anche quando sono dentro di noi, sono al di là del nostro controllo. Tutto ciò che facciamo è modulato da cause pregresse, il negarlo significa non aver compreso la portate della questione della Libertà. La libertà non è prendere una decisione. La libertà sta DIETRO alla scelta, che noi compiamo perchè siamo agiti da X fattori non controllabili.
    Comunque mi rendo conto sia difficile da comprendere e anche da accettare. Se ne parlo è perchè il tema del suicidio si presta al parlarne, come d’altronde quello dell’amore. Come mai noi ci innamoriamo di una persona anzichè di un’altra? Tu dirai che noi siamo liberi di scegliere verso chi dirigere il nostro amore. Ed è vero da un punto di vista pratico. Ma la non-Libertà è quella cosa che sta DIETRO alla scelta e ti DICE quale persona scegliere. Se noi potessimo realmente scegliere di amare una persona, magari non ci sarebbero così tanti amori non corrisposti, così tanto amore sprecato. Io non posso dire: ecco io VOGLIO amare quella ragazza; semplicemente succede di amarla ovvero io vengo AGITO da qualcosa di insopprimile, un bisogno assoluto che si concretizza nella mia coscienza.
    Il suicidio, per tornare al tema, non è una scelta, ma la fine di un percorso tremendo e crudele, verso cui dobbiamo sempre (per chi lo commette, intendo) provare compassione e mai giudizio. Naturalmente dal punto di vista filosofico, perchè dal punto di vista pratico i giudizi sono ineliminabili.

  • 14124
    Smerdjiakov -

    MG: E cosa ti aspettavi, che ti dicesse la verità? Non lo sai che siamo tutti falsi e squallidi, chi per cattiveria chi per stupidità? Non capisco perchè lo hai detto a me però. Se io potessi dare lavoro agli altri, te lo darei.
    In ogni caso, come puoi vedere rileggendo le tue stesse parole, noi SIAMO agiti molto più di quanto agiamo in questa vita.

  • 14125
    Golem -

    “A un certo punto tutti dicono che una certa cosa nonnsi può fare, fino a quando non arriva uno sprovveduto che non lo sa e la inventa”.
    Albert Einstein

    Siamo agiti da quelli che agiscono.

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