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Il suicidio

di beppino

Riferimento alla lettera: Buongiorno, anche io penso che il suicidio sia una cosa buona, in un certo senso. Da tre anni, ci sto pensando, e ho già fatto quattro tentativi. Per me, la morte rassomiglia a un riposo, perché come lo dice un autore francese, "vivere, è soffrire". Io di fronte alle difficoltà...
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Data di pubblicazione: 17 Settembre 2005

L'autore, beppino, ha condiviso solo questo testo sul nostro sito.

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Categorie: - Me Stesso

14.956 commenti

  • 11501
    Boh -

    Nella gente, invece, non credo nemmeno io. Non nel suo concetto generalizzato, che nei miei pensieri si divide drasticamente dal concetto di persone, ognuno nella sua sfera di unicità. E’ come se fossero proprio gli opposti, la “gente-massa” e le persone. E la gente è quella “cosa” in cui tanti, quasi tutti si identificano e anzi si affanno a raggiungere e dove “E” ha, forse, pensato di rivedere quello che scrivo. Invece, nel mio piccolo, ho passato la vita a soffrire per essere, per natura innanzitutto e per conseguenza in un secondo tempo, tutto tranne che parte integrante del civile vivere comune.
    La sofferenza ha dei risvolti diversi a seconda dell’anima che scalfisce. Speravo di riuscire ad essere esauriente, “E”: io non “assolvo” come pensi i tuoi delinquenti, non li abbraccio in un unico grande sudario penitente, semplicemente perché credo che nessuno sia qualcuno per poterlo fare. Eppure, se qualcuno si indurisce e si chiude, qualcun altro nel dolore affina quella che comunemente viene chiamata con disprezzo “compassione”. Siamo abituati a darle un significato negativo. “Pena”, la chiamano. “Non voglio farti pena”, ti dicono. E magari tu la pena per come la intendono nemmeno sai cosa sia, magari tu senti qualcosa di molto più pulito, qualcosa di molto più semplice, immediato, spontaneo che pensi ti serva e magari, con umiltà, ti illudi possa un po’ piacere a chi, forse e magari, un po’ può capirti ed essere capito. Uno sfiorarsi, anche se magari non ci si riesce a toccare e tantomeno abbracciare. E’ così difficile farlo, a volte o per qualcuno!
    Io invece la compassione la considero una sorta di condivisione, per quanto purtroppo mi ritrovi sempre da capo nel mio circuito: zero diviso zero, incomunicabilità con l’altro.
    E questa credo sia la più grande mancanza dell’essere umano: la solitudine, quella abissale di cui accennavo. Una delle tre che ho in testa, la più dolente.

  • 11502
    marina -

    già…..

  • 11503
    psyco -

    Tutti quelli che pensano di possedere la verità assoluta. Tutti quelli che dicono che c’è sempre chi sta peggio di te. Tutti quelli che dicono :”…c’è sempre una soluzione”!. Tutti coloro per i quali la vita è un “dono”. Tutti quelli che fanno solo demagogia e retorica. Tutti quelli che credono di essere qualcosa o qualcuno.
    Tutte queste persone se dovessero subire torture fisiche resisterebbero finchè possono ma arriverebbero a desiderare la morte per far smettere il dolore.
    Qui non si parla di dolore fisico (anche se, a volte, c’è anche quello!) ma di un male meno cruento ma più subdolo che ci mette molto più tempo a portarti a non farcela più, anni e a volte decenni ma alla fine il desiderio che tutto finisca, arriva!

  • 11504
    david -

    Bravo Psyco,a volte si ha pure paura di dormire per le più svariate ragioni,,incubi ma anche per paura di risvegliarsi in una situazione assurda.Dalla diagnosi di PTSD,comportamenti suicidari,tipo andare più volte sui precipizi parecchio alti e pensate voi io ho sempre sofferto di vertigini.Cos’è tutto questo?Psyco che tu abbia sofferto oppure stia soffrendo,oppure nessuna delle due,è questo il modo di comprendere certe sofferenze e rapportarsi ad esse.E poi se la gente evitasse i soliti “Ma stai bene?-Ma veramente?Come va?Va bene?.”saluti

  • 11505
    luca76 -

    @Boh, non c’è niente da scusarsi, figurati. Noto che abbiamo un altro tratto che ci accomuna. Sinceramente pensavo di essere l’unico ad andarsene in giro la sera sotto la pioggia e ad apprezzare le sensazioni che si hanno. Quel senso di quiete che trovi nelle strade silenziose, così diverse dal giorno, dove l’unico suono che ti accompagna è il tambureggiare della pioggia. Lo faccio fin da ragazzino, è sempre stato un modo tutto mio per estraniarmi dal resto del mondo. Credimi, vorrei che in me scoccasse quella scintilla che con così gran fragore è implosa in te. Vorrei poter tornare a credere nella vita (nella gente proprio no, mi sento troppo disgustato, e in fondo non ho mai fatto troppo affidamento sugli altri), di poter dire che domani sarà un giorno migliore di questo, di riuscire ad apprezzare e godere quanto di buono può ancora riservarmi…E invece mi ritrovo a pensare che sto solo prendendo tempo, che avrei già dovuto andarmene, e che mi sto trascinando inutilmente in un esistenza che non sento più mia…Non ricevo mai una buona notizia, un qualcosa che mi dia modo di coglierli quei segnali, di svoltare quell’angolo di cui parlava @Fiammetta e trovare un senso per poter andare avanti…La vita è quello che è, si nasce e si muore, queste sono le uniche due certezze che abbiamo, poi la possiamo condire come ci pare ma in qualunque modo vada a finire, ci lascerà sempre un sapore amaro in bocca indipendentemente da che sia andata bene o male. Io non ho mai creduto in nessun Dio o in un destino già scritto. Quindi, metaforicamente parlando, non saprei nemmeno chi o cosa incolpare sul perché sia andato tutto a rotoli…E’ gioco forza puntare il dito su me stesso, e forse sarà proprio così, però nessuno mi toglierà dalla testa che troppo spesso mi sono ritrovato a pagare per colpe (mie e non) più di quanto meritassi. A poco è servito seguire l’istinto così come il fermarsi e riflettere prima di agire…Ho creduto nell’Amore, quello sì…L’amore con la A maiuscola, quello che, forse, è stata l’unica cosa per cui sia valsa la pena di vivere davvero questa stronza esistenza…”Ecco tutto”
    Saluti e buon week a tutti, belle e brutti…
    P.S. @Ele che fine hai fatto?

  • 11506
    Boh -

    Luca: “non ricevo mai una buona notizia, un qualcosa che mi dia modo di coglierli quei segnali”… “si nasce e si muore, queste sono le uniche due certezze che abbiamo”: questo due frasi mi hanno dato un colpetto al cuore. Ci ritrovo per un lampo che tanto sfugge subito via, qualcuno che per me ha contato, e continua a contare, molto. E così ripercorro quei discorsi che mi hanno fatto conoscere qualcosa che non avrei mai pensato nemmeno di poter immaginare. Perdona la divagazione, per me è un periodo di forti turbinii emotivi.
    Ciò detto, la vita mi passa davanti pensando a: “nessuno mi toglierà dalla testa che troppo spesso mi sono ritrovato a pagare per colpe (mie e non) più di quanto meritassi”, e qui sono io a stupirmi di leggere queste percezioni. Questa specie di calamità negativa, spesso vissuta con drammaticità anche se in realtà per chiunque altro sarebbe stata considerata magari una sciocchezza, o una sensazione immeritevole di attenzione, o proprio non se ne sarebbero accorti, me la porto dietro fin da bambina. Non so se tu da piccolo certe cose le sentissi già e se oggi te ne ricordi ancora, con viva percezione, ma per me è andata così. E’ il ricordo, le foto di quando ero piccola, e tutto sommato gli occhi non cattivi della ragazza che-sembra-più-piccola-di-quello-che-è che oggi mi fissano quando distrattamente noto lo specchio, a urlarmi disperatamente che non è giusto aver sofferto così tanto e che, per quanto probabilmente sia uno sforzo vano, devo provare a darle qualcosa in più. Così come vorrei poter fare, nel mio piccolo, con coloro con cui condivido una sorte così beffarda. Attraverso l’Amore, e io ci aggiungo anche l’Affetto. Anche per me restano le uniche cose per cui vale la pena tutto. Ma non nei significati troppo spesso banalizzati, parlo di qualcosa di..”esclusivo”, non so nemmeno come definirli. Nel mio tormentato ed infelice percorso, ho avuto la fortuna di incontrare, di vivere e sentire intensamente quel tipo di sentimenti capaci di diffondersi completamente dentro di te e di restarci, qualsiasi cosa succeda. Ecco: loro sono la cosa che mi aiuta a resistere. E realizzo che sto aspettando, ma non so cosa. La disillusione, lo so, arriverà presto. Perché così è sempre stato. E’ solo che provo a godermi il momento e a sfruttare il breve guizzo di entusiasmo del momento per rilasciare un minuscolo atomo di positività.

  • 11507
    david -

    AAAAhhhh,ma quì state tutti bene!!! anzi benissimo!!!!!! Beati voi,di cosa soffrite?

  • 11508
    tracy -

    David di ti prego lascia stare il sarcasmo con chi soffre come te e sta cercando di scrivere e pensare qualcosa di positivo..cosi butti giu ancora e non è il caso. mai dare giudizi affrettati si chiamano pregiudizi. e magari uno che sembra stia bene in realtâ non sta affatto. nessuno puo sapere cosa è accaduto a delle persone, qui come me hanno anche delle sofferenze che non se la sentono di parlarne e condividere qui. vogliono solo dire come si sentono. questo è il mio pensiero su quello che succede qui per lo meno.

  • 11509
    silvia -

    A mie spese ho imparato che i pensieri che contano sono quelli motivati, e che quelli motivanti contano ancora di più. Nascono in maniera diversa e spesso non sono affatto il frutto di lunghi discorsi, spiegazioni, riflessioni. Nascono dal concreto. Nascono dai fatti e mai dalle sole parole.
    Questa la mia esperienza e quello che ad oggi penso si può riassumere anche cosi. Detto ciò, comprendo l’esigenza di un certo tipo di confronto dell’umano pensare, anche se ora in verità mi appare soprattutto come dialettica.

    E’ buffo ma… tra tante frasi e tanti pensieri pienamente condivido questo :
    ” Preferisco essere sbranato da un cane che è sincero che ingannato ”
    Probabilmente perchè amo i cani, li conosco forse meglio delle persone e non riesco a temerli. Un cane può essere aggressivo (anche molto), terrorizzato o solo impaurito, stressato o depresso, furbo ed anche egoista … ma NON ipocrita.
    E una delle cose che purtroppo ho imparato a non tollerare nelle persone è l’ipocrisia. A volte è costruita ad arte, ed è la più disarmante. Dalle botte s’impara a difendersi, s’impara anche a reagire senza farsi scrupoli; oppure si subisce ma almeno si sa cosa aspettarsi : il male! fisico e morale.
    Ma dai falsi sentimenti, spacciati per veri ? Ci si difende imparando ad essere critici ed autocritici. E si diventa molto diffidenti. Le parole, le buone parole, perdono molto del loro valore. Quando ti accorgi di questo sai che è accaduto qualcosa a livello delle percezioni; avviene che le parole le puoi avvertire come rumore, e penserai ad un fatto perchè hai imparato che i fatti danno valore alle parole e non viceversa. E quando la vita ti dà questa lezione non la scordi mai più.
    Ci si può raccontare in molti modi, riportando stralci de la propria storia di vita, parlando di ciò che turba o che piace, si può dire di essere o non essere. Lo si può fare per solitudine, o per vincerla.
    Ma alla resa dei conti sarà vero chi nei fatti dimostrerà le sue parole.

  • 11510
    E -

    Boh, hai ragione. Non conosco nè te nè la tua storia, non conosco le tue evoluzioni nè le te involuzioni.
    Infatti non ti ho “giudicata”. Mi sono limitata a esprimere un’opinione su cose che tu stessa ha scritto.
    Non ho certezze. Se le avessi avute non sarei qui a mugugnare il mio malessere interiore ed esteriore.
    Nel dubbio, ora, mi limito a vedere sempre marcio, interesse e cattive intenzioni.
    Perlomeno mi evito l’imbarazzo ed il dolore quando il pacco dono esplode in faccia come uno scherzo di carnevale di pessimo gusto.
    Quando la vita è di merda rischi di rovinare, e rovini, anche le cose piacevoli che ti possono capitare.
    Il concorso della tua stessa colpa nella merda in cui stagni non modifica la sostanza della realtà. Al contrario. Ti butta del tritacarne del “se l’ineluttabile non si fosse puntualmente verificato io non mi sarei atteggiata così e non sarebe successo questo e questo non avrebbe cagionato quello e…..ecc ecc ecc”.
    Un tritacarne senza senso. Perchè alla fine merda è e merda resta. E del senno del poi che riempie le fosse te ne fai una benemerita pippa.
    A certe persone occorre sempre un senno diverso rispetto a quello acquisito tanto dolorosamente.
    Ciao.
    Un saluto a Luca76, David, Marina, Ele, Conto alla rovescia e a tutti quelli che avrebbero voluto trovare ben altro nel pacchetto dato in dotazione alla nascita.

  • 11511
    david -

    Scusate era delirio puro personale,non intendevo essere offensivo,mi spiace se ci sono riuscito.Camus,Jack London,Kerouac,Conrad che ne pensate? Ciao Silvia

  • 11512
    david -

    E’una situazione tragica,però è strano pur volendo farla finita credo che ci verrebbe una grande paura come magari nuotare in un fiume di coccodrilli,voglio informarmi.L’adrenalina è un forte aiuto credo,vi posso giurare che affrontare certe paure rende più forti,volare nell’azzurro,rafting,se si vuole davvero morire si può affrontare qualsiasi conto.E’penoso lamentarsi della vita (parlo per me solamente)Gli sport combattivi e le esperienze come il rafting.Provate la boxe la Thai Boxe ecc…Ci sarà qualcosa che ci fa sentire vivi.Quì bisogna cercare un punto che ci riunisca,per combattere quanto si può queste sensazioni di apatia (x chi ha la fortuna di uscire dalla depressione.)Vi immaginate di camminare in una foresta di orsi.Non ci spegnamo penosamente così,ovviamente forse per voi questo non vale,ma secondo me ognuno ha una molla come questa…Spesso si esce dalla depressione,ma si reste imbambolati,timidi,dimessi,intimoriti a rientrare nel mondo dei normali,ci vuole una scossa.Ciao a tutti(scusate se ho urtato la sensibilità di qualcuno.”Affronta quello che ti spaventa.”Tanto morire si deve morire tutti

  • 11513
    david -

    Ke pazi…questo mondo è pazo…………arrivederci in un posto migliore di questo.

  • 11514
    conto alla rovescia -

    Ci sono dei momenti in cui un essere umano abbraccia con un solo sguardo la sua intera esistenza. E la visione del Male è così soverchiante da spingerlo quasi inesorabilmente al suicidio. In tutto questo non c’è niente di patologico; al contrario … E’ proprio in quei momenti di disperazione che siamo particolarmente lucidi. Passiamo in rassegna la nostra infanzia, la nostra fanciullezza, la nostra adolescenza e ci rendiamo conto che tutto era già scritto, perché tutto ha avuto origine in quei giorni lontani.

  • 11515
    Antino -

    @conto alla rovescia. Che cosa è successo in quegli anni lontani?

  • 11516
    ely79 -

    penso che il dolore, quello vero, lo abbiano provato in pochi; io pensavo di essere una persona forte, molto forte, una figlia a 18 anni , un marito che a volte alza le mani e lascia i segni non solo nel fisico, ma soprattutto nell’anima, quell’anima che adesso è stanca dopo 16 anni di niente, niente è quello che ho raggiunto fino ad adesso. L’unica cosa positiva è il mio sole di 15 anni, che ha una forza d’animo che le invidio, quella forza che ho dovuto avere io fino ad adesso…….. già, perché mi stà abbandonando, mi scappa dalle mani e soprattutto dall’anima, quella forza che mi diceva forza, vai avanti, non ti preoccupare che prima o poi tutto si aggiusta……… ma cosa? ma quando? non sono più in grado di sopportare dolore, ho fatto il pieno e adesso il vaso è pieno; pieno di rancore, delusione e dolore che non si affievoliscono ma anzi, ogni giorno diventano più forti e presenti. Il sogno di un domani sereno senza bisogno di lottare per cinque minuti di tranquillità e soprattutto di amore sono come un’oasi in mezzo al deserto! penso che addormentandomi per sempre riuscirei a trovare quella pace interiore e quell’amore eterno che tanto sogno!

  • 11517
    conto alla rovescia -

    @ Antino:
    E’ successo che io, all’età di 10 anni, avevo già una percezione chiarissima della mia diversità. Mi sentivo già un emarginato e un disadattato. I bambini troppo precoci sono notoriamente dei soggetti a rischio. La mia analista mi disse che dovevo considerarmi un miracolato, perché la maggior parte dei ragazzi, avendo avuto una madre come la mia, sarebbe scivolata rapidamente nella psicosi.

  • 11518
    k...ds. -

    devi amare la tua vita credere in te io ho fatto questa cavolata e sono stato in coma la vita e una sola e un dono e ti dico che nel momento che stavo male mi ero pentito e stavo rischiando commettere queste cavolate non e sfuggire e quindi una vita facile io non scrivo il nome e io mio cognome ma vi dico che avevo ingerito dell acido mi si era bloccato il respiro un incubo ho sofferto tanto mi ha lasciato delle brutte cicatrici interne quelle non guariranno mai fidati per questo non fare cavolate come ho gia detto e ripeto sono stato in coma ed e brutto ama la vita andra tutto x il meglio adesso lavoro in un circo sono un bravo contorsionista

  • 11519
    silvia -

    David,
    riguardo alla tua domanda al momento mi viene in mente questa frase “il valore di una persona sta’ nella personalità di chi la pronuncia”. E’ di Jozef Konrad. Lui aveva maturato una visione del mondo abbastanza pessimista, anche se a volte sembra voglia non ammetterlo fino in fondo. Pensava che la società è corruttrice, ma necessaria. Che la solitudine è distruttiva, ma inevitabile. Vuole dimostrare come gli interessi materiali corrompano le relazioni umane e come tentando di sfuggire da essi, anche con la solitudine, ci s’avvii all’autodistruzione. Ogni alternativa… non andrà. Era un pessimista o la sua vita l’aveva portato a maturare tale pessimismo. Ma ha scritto cose profonde…. e forse possono fare riflettere tutti, anche le persone che sono “troppo” ottimiste da parer onnipotenti.
    Il momento della verità arriva quando l’uomo si trova davanti ad una situazione morale in cui il codice di comportamento al quale si è affidato sino a quel momento perde valore, e non è più applicabile. In quel momento l’uomo o trae forza dalla valutazione delle proprie qualità, ed anche dalla solitudine, o si dirige verso il naufragio. Questo pensiero credo dica molto.

    Sull’adrenalina, in parte sono d’accordo. Si, può essere d’aiuto. E per assurdo, quanto, davvero me l’ha insegnato un cane. Indispensabile come l’ossigeno, in certi momenti è forse l’unica cosa che tiene in vita. Ma poi, sai, i propri demoni non s’affrontano solo ricercando quelle scariche d’adrenalina che, si , fanno sentire più forti e vivi … ma in parte.

    Ciao 🙂

  • 11520
    luca76 -

    Io apprezzo molto di più Nietzsche: “La speranza: in verità è il peggiore dei mali, perchè prolunga le sofferenze”…Trovo questa frase la quintessenza del pessimismo, dove anche l’ultima cosa a cui ci si potrebbe aggrappare, è vista addirittura come il peggiore dei mali.

  • 11521
    Ele -

    Ciao a tutti, sono stata qualche giorno fuori città x immergermi nel tepore familiare e non ho aperto il blog. Ora vedo tanti messaggi e sono indietro, voglio leggerli tutti. Intanto un abbraccio a voi e una rassicurazione a Luca76, sto meglio, sono rientrata nella mia fase di tristezza e malinconia costante, ma la disperazione dei giorni scorsi si è di nuovo assopita. È da qualche parte dentro di me che dorme, con un occhio aperto, pronta a scattare non appena abbasso la guardia. Una specie di bestia nera. Buona giornata.

  • 11522
    david -

    L’adrenalina è soltanto un aspirina,intorno a questa bisognerebbe costruire in parte la vita.Ricordo che la società è ingannevole,falsa e corrotta,adesso penso che potrei davvero vivere da solo.Hanno tradito tutto quello che solennemente mi avevano insegnato,bugiardi,maligni,cattivi,non credo più niente di questa società.Questa società parla di bullismo,usano una parola derivante dall’inglese,che ci può più far pensare alle “simpatiche canaglie e braccio di ferro per chi li conoscesse”.Il bullismo sono torture continue di ogni tipo 6 giorni su 7,il disperato spesso,alla fine non crede che ci possa essere un’altra vita,non riesce a fuggire come sotto ipnosi,tanto i “bulli”sanno che andrebbero incontro a due giorni di sospensione il malcapitato è ormai un burattino nelle manni del terrore spesso si suicida,anche a scuola.Io non so perchè non sono fuggito dopo pochi giorni,un perchè ci deve essere.Il metodo è quello mafioso,del ricatto,della paura,dell’omertà che c’è intorno e soprattutto “del se reagisci finirai molto peggio.Spesso ti senti dire anche se lasci la scuola sappiamo dove sei ti veniamo a prendere,che ne sapevo a 14 anni che poteva essere solo una saparata,e chi lo sa,Gli insegnanti ridevano mentre pulivo il cesso con la faccia e lodavano quegli esseri.Finita quella bolgia dopo poco mi ammalai gravemente 1984-1986.Che inferno e che vigliacco ero peggio di “Palla di lardo”mi sveglio in preda agli incubi.moh.ciao a tutti

  • 11523
    silvia -

    David, mi scuso se ciò che ho scritto, in qualche modo ha partecipato ad avvicinarti ad un certo tipo di flashback. Magari era un periodo buono per te. Intendo che certi pensieri possono essere fluttuanti, ed è gia qualcosa quando da costanti diventano fluttuanti (almeno per me).
    Io ho vissuto altre cose, altro, anzi, altri tipi di trauma … ma ad 11 anni la mia vita è cambiata, a 15 anni ero già un’altra persona, avevo iniziato a vedere il mondo e le persone con occhi mooolto diversi, la parte migliore di me se n’era andata via.
    Per quanto riguarda il passato, e mi riferisco a quel tipo di passato, quello che può cambiare una vita ne modifica il corso e spesso anche il senso : certe sensazioni di orrore, di terrore, d’impotenza, ed alcuni sensi di colpa per ciò che non si è riusciti a fare… purtroppo rimangono un bagaglio pesante che tenderà a schiacciare.

    In molte cose che scrivi c’è della positività, positività pulita , nonostante tutto si riesce ad avvertire. Finche puoi e riesci fanne tesoro, è un tuo grande punto di forza, una cosa per me molto bella.

  • 11524
    luca76 -

    @Ele, mi fa piacere leggere che stai meglio, un’abbraccio.

  • 11525
    david -

    Grazie Silvia non parlerò più di questo,tranne forse alla visita se la farò,questo PTSD.Se avessi preso parte ad una guerra,lo so che è una bestemmia dirlo,ma sento che ci sarebbe stato più onore,ma tutto questo è andato così diversamente.La tua esperienza nella vita deve essere stata qualcosa di molto forte,ma dalle tue parole forse molto tragico,mi dispiace.Ancora oggi mi ricordo fino all’ultimo istante felice e poi quella bolgia di bestie,di umanoidi.A volte mi sveglio davvero e non so dove mi trovo,a volte addirittura sonnambulo.A tenermi al mondo è la paura dell’inferno e l’amore per i miei.La paura dell’inferno,i miei 14 anni bellissimi poi tutto si fa buio,tutto finisce.ciao Silvia,Luca,Ele,Marina,Tracy,E….ciao speriamo meglio per tutti

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