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Il suicidio

di beppino

Riferimento alla lettera: Buongiorno, anche io penso che il suicidio sia una cosa buona, in un certo senso. Da tre anni, ci sto pensando, e ho già fatto quattro tentativi. Per me, la morte rassomiglia a un riposo, perché come lo dice un autore francese, "vivere, è soffrire". Io di fronte alle difficoltà...
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Data di pubblicazione: 17 Settembre 2005

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Categorie: - Me Stesso

14.956 commenti

  • 9076
    tracy -

    Piergiorgio..non si dice per una donna..ma per un essere umano essere presi in giro sui sentimenti è sempre brutto e doloroso. anche se sucedesse a te. non crederti immune solo perchè sei un uomo.grazie.

  • 9077
    LUNA -

    Tracy: dove lo hai letto che Piergiorgio si sente immune? Io non l’ho letto.

    ELE: sono molte le ragioni, purtroppo, per cui possiamo associare all’amore il concetto di dolore, o di abbandono, di paura.
    anche l’idea di non essere riusciti a difenderci.
    a volte ci vogliono molti anni solo per comprendere veramente quello che è successo, o persino per accettarne l’esistenza, senza schivare costantemente la riapertura di una ferita. Che però sta lì, sanguina e sembra sempre condizionarci. Si trasforma magari nell’idea che abbiamo di noi stessi, degli altri (o perlomeno ad una certa vicinanza/distanza), dei sentimenti, anche di cose più banali. O in una parte di queste idee, che sembrano radicate senza alternativa.
    Convivere con dei traumi è già un gravoso impegno, quindi penso di poter comprendere perché ti fa stare male sentirti dire che non vuoi. Io non conosco te e la persona che ti ha detto queste parole.
    Però a volte (a volte, non so in questo specifico caso) c’è del vero anche nel dire che c’è dentro di noi la paura di affrontare un trauma al punto da non riuscire veramente a concederci di farlo.
    Ma non nel senso di pigrizia, indolenza, scarsa volontà consapevole.
    Ma di meccanismi di difesa, talmente abituati a girare in un certo particolare modo.
    Ti parlo per me: io l’aiuto sono andata a cercarlo, quello adatto, per le mie cose. E comunque, per quanto lo abbia cercato volontariamente, la mia strizzacervelli mi diceva: cosa non affronti?
    E non era un giudizio.
    Secondo me è vero che affrontare le cose con qualcuno idoneo fa la differenza. Perché oltre a cogliere i sintomi, gli incastri, a dispiacersi per il nostro malessere può aiutarci anche a trovare la chiave per sciogliere i nodi e per permetterci di raggiungere maggiormente noi stessi.
    Questa è la mia esperienza, e non dico ovviamente che sia universale.

  • 9078
    Elena -

    Si è sparsa la voce che domani qui a Roma ci sarà un terremoto. io nn ci credo, se deve succedere succeda non si può fermare una cosa del genere, non ho paura della morte. Se il mio destino è quello di morire sotto le macerie, ben venga! non aspetto altro!
    Ciao a tutti!

  • 9079
    marina -

    tranquilla ELENA quì a Roma non succede nulla ,mi piacerebbe parlare con te. 🙂 ciao a tutti LUNA EME. ELE ho subito la stessa cosa anche io

  • 9080
    ele -

    ciao a tutti, grazie per le vostre risposte. voglio essere sincera, dopo avervi scritto così di me, mi sono sentita colpevole di avervi buttato addosso il mio dramma caricandovi di un peso aggiuntivo. forse è una sensazione stupida, forse è un altro dei miei vincoli a superare i miei problemi (quello di tenermi tutto dentro per non dare fastidio agli altri).
    ed è vero che una certa predisposizione a restare nel dolore ce l’ho, forse perchè è più facile, meno impegnativo restare così come si è, ma la verità è che io pensavo di aver superato abbastanza bene tutto questo quando ho fatto la mia prima terapia cognitiva nel 2004. circa 2 anni, ho preso anche gli psicofarmaci, è coinciso con il mio tentativo fallito di suicidio, insomma un periodo che è stato durissimo ma alla fine mi sono detta: ce l’ho fatta! ora posso vivere la mia vita normalmente. io non mi aspettavo questa ricaduta e adesso forse è vero che mi sto lasciando andare, perchè penso a tutti gli sforzi che ho fatto dal 2004 al 2006, a quanto è stato difficile, e adesso sono di nuovo al VIA. allora mi dico.. magari per qualcuno non è possibile voltare pagina, cioè devo convivere con questo dolore, con le mie convinzioni, con il fatto che tutte le relazioni sono fonte di dolore, devo stare da sola. ecco, la ricaduta sembra davvero peggiore della prima volta in cui mi sono domandata perchè io avessi quei picchi di disperazione e fenomeni di autolesionismo. ora conosco il motivo a differenza di 7 anni fa, quando non capivo bene cosa mi spingesse ad essere così altalenante, ma non riesco comunque a vedere uno sbocco. a volte penso alla morte come soluzione di “alleggerimento” di questo dolore, altre volte mi dico, “vorrà dire che ci convivrò”, ma mai mi dico ” stavolta lo supero definitivamente e riacquisto la serenità che mi è dovuta”.
    ciao a tutti, e un saluto speciale a Piergiorgio, Eme, Luna, Marina, Dago44…..

  • 9081
    Eme -

    Ciao Ele, penso si tratti della bruttissima sensazione di essere stretti in un imbuto sospeso nel vuoto. Magari compi degli sforzi tremendi per uscire dalla strozzatura ma poi? Poi c’è il vuoto, il niente e ti domandi a che cosa è valso sprecare così tanta energia per uscire da una trappola ed affacciarsi su una’altra.
    Poi si aggiunge la certezza dell’inutilità di qualsiasi sforzo perchè già una volta si è corso in tondo, ci è affannati a girare intorno ad un palo e ci si è ritrovati al punto di partenza con l’aggravante della paura che fa retrocedere di qualche metro. Poi si aggiunge la stanchezza perchè il tempo passa e non regala che pensieri cupi e brutti ricordi talmente nitidi da sovrapporsi al presente e da annerire il futuro.
    L’inutilità, l’inellutabilità, la certezza che la vita è un’immensa fogna e l’essere umano ha solo la possibilità di scegliere se stare a destra o a sinistra della cloaca. E forse neppure quella misera possibilità di scelta.
    Ho avuto questi pensieri per troppo tempo. Alla fine ho smesso persino di pensare al suicidio. Troppa fatica organizzare un decesso. Meglio, molto meglio, smettere di vivere, lasciare che la mente traballi e se ne vada piano piano portandosi dietro il fisico. Prima o poi.
    Erano pensieri inconsapevoli, di cui non mi rendevo conto. Il fatto stesso di non pensare all’atto materiale, fisico del suicidio (nel senso di svuotare materialmente un flacone di medicinali o tirarmni una rivolverata, appendere una corda al soffitto e buttarmi dal sesto piano) faceva si che la parte falsamente consapevole di me si rallegrasse per i progressi e la parte apparentemente inconsapevole procedesse spedita in direzione morte.
    Ci sono tanti modi per morire.
    Uno è smettere di vivere.
    E, forse, è il più doloroso ed il più auto-punitivo.
    Smetti di accusare gli altri, smetti di lottare, di incazzarti, di bestemmiare, smetti di prenderla “con filosofia”, di cercare, comunque, un lato buono.
    Prendersela con il destino diventa pura retorica.
    In realtà te la prendi con te stesso.
    E intanto sei contento perchè il suicidio sembra un’idea ormai lontana. E, invece, lo stai mettendo in atto. Giorno dopo giorno.
    Io non ho consigli da darti, Ele. Se non sempre lo stesso….fai un passo alla volta. Non affannarti a correre intorno al palo per poi deprimerti perchè ti ritrovi allo start.
    Procedi piano ma procedi.
    Non sono sicura che tu abbia per davvero compreso che non hai colpa per ciò che è accaduto.
    Ho l’impressione che tu abbia accolto questo principio come idea guida che vale per tutti tranne che per te.
    Come se fossi caduta in un’assurda trappola sado-masochista in cui tu sei il carnefice e la vittima.

  • 9082
    Eme -

    L’amore non va braccetto con il dolore (e parlo del dolore che nasce dall’amore non quello che proviamo solo per il fatto che viviamo, indipendentemente dal nostro stato sentimentale).
    Quando è così, scusami, ma non è amore. E’ ambizione di amore, è speranza di amore, è illusione di amore.
    A meno che non ci si muova con la convinzione di dover soffrire, di dover espiare. In questi casi si va alla ricerca del dolore. E, gira gira, lo si trova. Anche dove non ci sarebbe.
    Mi è capitato di andare volontariamente in terapia in un periodo in cui il mio obiettivo era perdere la coscienza e la fisicità del dolore senza rinunciare a provarlo perché mi muovevo nella convinzione che non potessi esimermi dall’espiare chissà quale pena.
    In poche parole volevo che il mio dolore perdesse la consistenza fisica e mantenesse una vitalità mentale attenuata ma sempre presente. Naturalmente non ero consapevole di questa sega mentale.
    Sembra assurdo, lo so. Ma può capitare.
    Naturalmente la terapia è andata a gambe all’aria. Il terapeuta non era scemo e, dopo un po’, ha beccato le mie manovre estorci-farmaci ed io mi sono incazzata perché non mi rendevo conto che aveva perfettamente ragione.
    Se mi fosse andata “bene” avrei fatto scempio di farmaci in modo idiota rimbambendomi e vivacchiando.
    E’ per questo che, ogni tanto, mi capita di affermare che un farmaco, di per sé, non rimbambisce. E’ lo spirito con cui lo si assume che può fare grandi danni.
    Io non so con che animo tu abbia affrontato la terapia nel 2004, Ele.
    Forse, però, sarebbe opportuno riaffrontarla. Con spirito costruttivo.

  • 9083
    LUNA -

    ELE: ciao 🙂 nessun carico, stai serena.
    Capisco il meccanismo che ti ha portato a pensare di aver pesato.
    Ma il bello sai qual è? che le persone hanno scelto di leggerti, no?
    Tu hai lanciato un tuo sfogo, è vero, però non è che hai puntato una pistola a me o agli altri perché ti leggessimo. E poi nessun peso, Ele, empatia. Sono altri gli atteggiamenti che possono pesare, non il fatto che una persona semplicemente si apra.
    A parte che questa lettera non si chiama “taglio e cucito” o “come preparate delle perfette lasagne fatte in casa?”, mi pare. Quindi non mi sembra che tu, parlando delle origini di un tuo disagio, sia andata fuori tema, no?

    Non so naturalmente se c’è qualcosa in particolare che possa aver scatenato questa tua ricaduta. Intendo dire se c’è stato un evento, uno stress particolare, una serie di eventi o di stress particolari che possano avere in qualche modo riacceso la miccia. Non è neanche necessario che sia stato così. A volte i nodi vengono al pettine affinché possiamo affrontarli? Non lo so. Può essere una visione da… punti di vista. A volte i nodi semplicemente vengono al pettine e quindi ci mettono nelle condizioni di doverli (o voler scegliere, mettendo sulla nostra bilancia dolore/affrontare) di affrontarli?
    Anche.
    Quello che mi viene da dirti, ma come esperienza personale, è che anch’io sono andata in terapia due volte, a distanza di anni, e che non credo che sia stato perché la prima non fosse servita. Anzi a dire il vero io per me lo so che non è stato assolutamente così. La prima volta avevo affrontato delle cose, avevo risolto delle cose, avevo parlato di alcune cose o delle stesse della volta precedente, ma magari solo certi aspetti ecc. Prima avevo fatto a meno dello psicologo ed ero stata in equilibrio, poi avevo avuto una forte ansia ecc (in seguito ad un forte stress) e avevo deciso di andarci. Dopo aver finito la terapia (quando io avevo scelto di farlo) ero assolutamente soddisfatta dell’esperienza. Mi sentivo più leggera, ero certamente più consapevole, mi ero anche liberata di alcuni scontati prima per me (inconsapevoli) antifurti psicologici ecc.
    Se pensavo che sarei tornata in terapia? No.
    Anzi, probabilmente per quanto mi dicessi che era stata una esperienza positiva comunque avevo anche bisogno di dirmi che non ne avrei avuto bisogno mai più.
    e invece molti anni dopo ci sono tornata.
    E, certo, quando ho pensato di tornarci, a distanza di anni, mi sono chiesta le stesse cose che ti chiedi tu. Anche perché, ovviamente, non ci sono tornata in un momento in cui stavo bene e dicevo: sai che ti dico? magari approfondisco di più. Bensì quando provavo malessere.
    Adesso, a distanza di anni che non ci vado, credimi non scherzo se ti dico che non penso assolutamente che in futuro non mi farei un altro “giro”. Anzi, penso addirittura che ci sono una serie di cose su cui mi piacerebbe lavorare proprio quando sto meglio, paradossalmente.

  • 9084
    LUNA -

    perché avendole individuate mi interessa proprio fare un certo tipo di terapia mirata che ho già provato e di cui ho visto i risultati. In sintesi una terapia proprio sui traumi. Ma adesso dalla mia strizzacervelli di fiducia andrei per fare quello, non per sfogarmi o parlare. Non sto facendo un discorso tipo: ho già altri stress e quindi ora non mi sento in grado di affrontare una terapia (è un discorso che capita di poter fare), bensì penso: quando avrò dei soldi in più mi farò questo regalo di fare quel tipo specifico di cosa. Attenzione, alle volte anche il fatto “quando avrò dei soldi in più” è un modo per procrastinare. Ma per esempio sono rilassata nel sapere che non è così per me ora. E’ che con la mia striz ho fatto proprio un certo tipo di lavoro, e siccome vedo che a distanza di tempo emergono dei temi sempre più specifici (proprio perché la terapia precedente e la sua rielaborazione nei tempi di… non terapia mi fanno focalizzare meglio dove stanno i punti dolenti… se prima mi pareva mi facesse male tutto, per dirla metaforicamente, ora sono più in grado di dire: ah, no, mi fa proprio male un ginocchio. E quando sono più tranquilla non mi viene da analizzare il mio male al ginocchio, ma di pensare che andrò a farmi una lastra… si capisce?) Mentre adesso sono in un’altra fase: sono nella fase in cui mi accorgo che veramente il lavoro fatto sta agendo ancora, non è finito anche se non vado. non solo nel senso che ovviamente non sono guarita da varie mie dinamiche o buchi ecc, e ci sono dei momenti in cui Eleonora Duse in una tragedia in confronto è una soubrette quando si batte dove il dente duole (allora, ovviamente, mi dico che sono un caso disperato e che la scienza e la fantascienza per me non possono nulla e nulla è servito, ovvio) ma intendo proprio dire che mi capita di sentire invece in senso positivo che quel lavoro procede dentro di me, grazie agli elementi emersi all’epoca. Ci sono delle cose che sto attraversando e risolvendo che non possono che cagionarmi dolore. Al contempo mi rendo conto anche che se certe situazioni mi danno più dolore è anche perché con la terapia mi sono restituita internamente una sensazione di diritto alla serenità. Quindi anche mi incazzo. Insomma, che casino che ho fatto 😛 forse non sono riuscita a dirti niente, visto che ogni percorso è molto personale. Mettiamola così: non ho una visione dallo strizzacervelli tutta la vita tipo woody allen, o dipendenza-da, zero, ma ho una visione del tipo: se nel tempo emerge qualcosa su cui senti di voler lavorare meglio, se ti viene la voglia, se senti che c’è qualcosa che è rimasto in sospeso perché no? Io so che c’è lo striz a gratis e serenamente mi dico: ci vado? Poi cambio idea perché vedo che affronto/risolvo “eleonora duse” da me e ciò mi serve. Ma quando risolvo, non quando schivo. Schivare a volte è molto più faticoso che affrontare, anche se affrontare al momento fa male. Un abbraccio.

  • 9085
    Elena -

    ciao marina! “eh già io sono ancora qua!” a quanto pare il terremoto dell’11 maggio a roma era tutta un bufala come pensavo! mi piacerebbe anche a me parlare con te…
    ciao a tutti

  • 9086
    marina -

    Elena .. 🙂 contattami se ti và con mail o anche su fb paolangelimarina@libero.it .Ele il dolore è una cosa l’amore è un’altra ,ma tutte e due equivalgono a paura .Io sono caduta tante volte e ogni volta mi sono rialzata ,non avere paura a riandare dallo psichiatra e dal psicologo loro ti aiutano ,i psicofarmaci poi aiutano l’equilibrio della persona ,non ti imbambolano ammeno che tu non voglia farlo come facevo io una volta per non pensare .Dormivo sempre e ne facevo abuso sproporzionato credimi. La tua storia mi ha fatto ritornare indietro nel tempo cara ,ho rivisto i miei 16 anni rovinati con la violenza di un uomo che ho dovuto sposare (poi però mi sono separata).Sei nel mio cuore ,dai ce la si può fare credimi Ele .ciaoo 🙂

  • 9087
    birillo -

    Elena

    zau bella come va ??

    alla fine il terremoto c e stato ha solo sbagliato i calcoli ma se vedi in spagna c e stato terremoto

    http://magazine.ciaopeople.com/News_WorldInfo-1/Mondo-8/Terremoto_in_Spagna%3A_a_Lorca_9_morti_e_293_feriti-27419

    dai un saluto buona serata e week end a tutti/e smack alle fanciulle

  • 9088
    Ele -

    ciao a voi, un altro fine settimana in cui metto alla prova la mia forza.. Stavolta sono al raduno delle compagne di liceo e mi sento così diversa da loro. . Indietro. Sposate o fidanzate, con figli dietro o programmati, ma soprattutto serene dal punto di vista emotivo, anche se con tutti i cavoli che ognuno di noi ha quotidianamente.
    Ed io mi sento indietro, ancora incapace di distinguere tra amore e dolore, ancora senza sapere se riuscirò mai ad avere un minimo di equilibrio, non dico felicità enormi.. Ma almeno essere serena, sentirmi al sicuro. Mi fa bene leggervi, mi date forza, ma non riesco ancora a telefonare alla mia psichiatra per ricominciare la terapia. Sono stanca, e non so cosa fare della mia vita. intanto vi leggo e vi rileggo e mi commuovo perché vi sento vicino.

  • 9089
    marina -

    Ele ,non sei diversa da loro,sei soltanto più debole,più emotiva ,e poi chi ti dice che dietro a quei sorrisi a quella serenità non si nasconde qualcosa?Quando io mi sono separata 18 anni fà ,(sono stata la prima al mio paese) tutti sono rimasti a bocca a aperta ,ho fatto parlare parecchio ,perchè tutti mi vedevano serena ,avevo tre figli ,lavoro,soldi tutto.Ma dietro quella maschera c’era l’infelicità più assoluta ,c’èra il buio ,fuori da quella donna (io) c’èra una corazza inpenetrabbile nessuno riusciva ad entraere.L’amore è paura di amare ,il dolore è paura di soffrire ,almeno per quanto mi riguarda.Ora prendi quel telefono e chiama la tua dottoressa ,datti altre possibilità scopri cosa c’è dietro l’angolo :-)Io non sono felice (nessuno lo è) ma ho raggiunto la mia serenità con tutti i problemi che ci sono nella vita,e non è poco.ciao cara.. 🙂

  • 9090
    Eme -

    Buona domenica a tutti. Ele, ciao. I raduni funzionano esattamente come i bilanci. Ti costringono a prendere visione di cio’ che non vorresti vedere (non la serenità altrui quanto la mancanza della tua serenità) o non vorresti invidiare. Ho partecipato ad un raduno, un paio di anni fa. Ex compagni di classe tutti (TUTTI) sposati con prole, un rassicurante posto fisso, medie preoccupazioni e media serenità. In quella circostanza mi sono resa sentita come un ravanello in un mazzo di rose. Mi sono domandata “cosa ci faccio qui” trecento volte. Ma il “qui” non era quella data pizzeria o quel dato tavolo nella pizzeria. Era la vita stessa per il modo in cui la stavo buttando via. Ho capito, in un istante e per un istante, che stavo vivendo nel modo meno adatto alla mia indole, al mio temperamento, al mio carattere, ai miei sogni. Insomma, non mi sentivo nel posto sbagliato rispetto a loro ( i miei vecchi compagni). Mi sentivo nel posto sbagliato e stop! Ovunque fossi, con chiunque fossi, compresa me stessa. Il raduno era stato semplicemente l’occasione per rendermene conto. E poi? Poi ho fatto la gnorri, ho chiuso gli occhi per non vedere ed ho continuato a fare polpette della mia vita. Non avevo né forza, né energia, né voglia, né motivazioni, né sproni interni o esterni per fare qualcosa che cambiasse la situazione. Da sola non riuscivo a tirarmene fuori. Non avevo la forza ma avevo la voglia :-)! Ho avuto bisogno che qualcuno mi tendesse la mano ma ho avuto voglia di afferrarla. E non é sempre cosi’. C’é chi la mano la lascia penzolare. Ho la sensazione che tu abbia voglia di cambiare la situazione. La voglia giusta intendo. Quella vera, che puo’ attecchire e dare frutti. Ok, é una voglia spaventata, sfiancata ma c’é. E non é la voglia fantasiosa di chi lega la serenità alle chimere che si sa già in partenza che difficilmente si realizzeranno. Né la voglia “contentino” di chi dice “si si domani diro’, faro'” e sulla strada del poi poi arriva a casa del mai mai perché in fondo sta bene dove sta pur lamentandosi.

  • 9091
    Eme -

    La voglia é una fase successiva alla depressione o al disagio che paralizzano. Quando parlo di voglia giusta, buona intendo una voglia sincera profondamente diversa dalla voglia falsa che rode tempo ed energia ma non porta da nessuna parte. La voglia falsa é quella che alberga nei più ma che non si trasforma in azione, in qualcosa di fattivo. Si é pronti ad urlare “voglio stare bene, anche io ho diritto alla mia fetta di serenità ” ma poi….in concreto….che si fa? Ci si incavola con il destino, con Tizio, Caio, Sempronio, sé stessi e poi….basta. Capita un occasione e non la si afferra, oppure la si afferra al volo pensando che “pero’ non é giusto a mio cugino é capitato di meglio già anni fa”! Essere mossi da una voglia falsa non é un demerito cosi’ come l’essere mossi da una voglia vera non é un onore. Non c’é un migliore ed un peggiore. Ci sono livelli diversi di consapevolezza, di capacità di sopportazione del dolore. La voglia (buona o falsa che sia) é, secondo me, uno stato d’animo e mentale che prima si individua e prima ci consente di correggere il tiro se si desidera veramente correggere il tiro. Con i mezzi che ci si sente di utilizzare, che sia una terapia o un piccolo gesto iniziale d’amore per sé.

  • 9092
    Beppino -

    Cari amici,

    Per qualche anno, ho dovuto cercare un senso alla mia vita. Stavo malissimo, ero stressato, depresso e l’unica cosa che mi poteva rassicurare era la natura. Invece di andare all’università, passeggiavo lungi i laghi, osservavo cavalli, accarezzavo capre…e provavo un po’ di sollievo. Oggi, mi affeziono ai fiori, a tante cose concrete che mi fanno amare la vita così com’è.

    Considero la vita Cristiana come un giogo. Sei obbligato a leggere la Bibbia, a pregare. Lo fai e ti distacchi dal mondo che ti circonda per un’ora o due, ma perché dovresti farlo ogni giorno??
    Di recente, ho detto ai miei che ero stufo di questo modo di vivere: non volevo più astringermi alla lettura quotidiana della Bibbia, cosa che per me era solo intellettuale…e non volevo più pregare perché non ci riuscivo.
    Mio padre ha reagito in modo…rigido. Il suo discorso mi ha ferito. Non capisce per niente quello che vivo.
    Io voglio assaggiare tutto, conoscere tutto, insomma, VIVERE e non voglio rinchiudermi in una vita fatta di doveri, di cose imposte, di disciplina triste e priva di senso.

    Eravamo in riva al mare…e per tutta la mattinata, mio fratello andava a leggersi la Bibbia e a pregare…! Ma io non potrei fare così! Io mi alzavo, mi vestivo e poi andavo direttamente alla spiaggia…senza Bibbia, perché volevo approfittare al massimo del nostro soggiorno lì…
    Perché rinchiudersi in una pratica così rigida…!?
    Mi sembrava così tetro…Allora l’ho espresso. E i miei hanno litigato, dopo che ho parlato. Mia madre mi difendeva mentre mio padre mi ammoniva: “Leggere la Bibbia, pregare, non è rigido! Se ti affezioni solo alle cose terrene, allora sarai infelice!” ecc. ecc…

    Oggi non so quale via scegliere. Forse è un peccato amare i fiori, la bella musica, l’affetto che mi offre il mio cane…
    Dio…mi sembra astratto, distante, inafferrabile. Non ho voglia di spossarmi, andando in cerca di Lui. Basta con gli sforzi mentali. Basta con tutto questo. Io voglio delle cose concrete.

    Prima di ogni pasto, preghiamo e mi frustra. Considero questo come un obbligo. Dobbiamo farlo perché l’abbiamo sempre fatto. Mi rivolta. Immaginate: ho cominciato a mangiare, tengo il cucchiaino in mano, e mio padre dichiara: “ora si prega”…Dentro me, ribollo, devo interrompere quello che faccio, posare il cucchiaino, chiudere gli occhi e dire “Amen” alla fine della preghiera di mio padre…Ma è pesante, davvero pesante. Sono stufo di tutto ciò. Se lo dicessi al padre…ci sarebbe una rivoluzione a casa.

  • 9093
    POLLON -

    Sono trascorsi 4 mesi da quando mio fratello ha deciso di lasciare questa terra. Non è stato lui a decidere, ma un mondo meschino, falso e ipocrita dove chi è sensibile è stupido e chi è onesto è un imbecille.
    Mi mancano le sue carezze, i suoi abbracci; mi mancano le nostre passeggiate, i nostri discorsi sulla musica, i nostri giochi con il nostro cane.
    Cm si puo’ sopravvivere ad un dolore cosi?
    Vengo ogni tanto qui a leggere le storie di tutti voi, e posare gli occhi su storie di dolore e di solitudine mi spezza il cuore.
    Non parlo piu’ COn Dio, perchè capisco il libero arbitrio che ci avrebbe concesso ma quando la misura si riempie qualsiasi padre interviene a salvare i piu’ oppressi.
    Io credo solo in mio fratello, nel nostro amore, nel nostro legame, nella nostra storia e nella sua persona.
    Vi voglio bene ragazzi e vi abbraccio forte.
    Devo combattere,nn solo per me, ma per lui

  • 9094
    ele -

    oggi va malissimo, non riesco a smettere di piangere. chiusa in ufficio a tentare di lavorare, ma schiacciata da un dolore concreto, pesante.
    pensavo di essermela cavata anche bene lo scorso we.
    stamattina vi ho letto e mi sono avvolta nelle vostre parole, sentendomi protetta.
    poi, così – all’improvviso?- tutto addosso.
    ma dove devo andare?
    Eme.. mi sopravvaluti, io non so se ho quella voglia bella positiva di cui mi parli nel tuo post.
    sono solo stanca. e non faccio altro che opprimervi con le mie incapacità di reazione. forse dovrei chiudermi un pò e tentare di recuperare qualche netwon di forza per poi tornare anche tra di voi senza mandare solo post che sono troppo neri.

  • 9095
    Eme -

    Ele, ognuno deve scrivere ciò che gli passa per la testa quando gli passa per la testa ed ha voglia di farlo uscire da lì per metterlo nero su bianco.
    Certo, è bello leggere le testimonianze di chi è uscito dal tunnel. Ciò non significa che chi sta male debba autoimbavagliarsi e ripresentarsi quando la vita diventa un giocattolo rosa.
    Ele, le brusche cadute nel disagio sono brutte e spaventose. Ma significa che almeno l’attimo precedente la caduta sei stata bene.
    So di rischiare di essere fraintesa e di essere considerata come l’idiota che non si rende conto dell’esigenza di stabilità, di continuita di uno stato sereno.
    E’ che io so per certo che si può vivere, anzi “vivere”, anche per anni, nell’apatia completa, in un mondo fermo statico, grigio in cui tutto ti tocca nel profondo e può ferirti ma le reazioni sono quasi nulle. Uno strano mondo parzialmente alla moviola in cui la noia ed il disagio corrono e tu non riesci a stargli dietro.
    E quando vivi questo stato non puoi nè cadere nè rialzarti. Vivi sospeso nel vuoto in attesa che qualcosa o qualcuno, magari te stesso, spari il colpo che ti farà piombare a terra.
    Il disagio ti arriva dritto al cuore, tu lo avverti ma sei avvolto in una pellicola trasparente. E così lo lasci fare.
    E’ uno stato di stasi talmente brutto che persino la sensazione di alzarsi per poi cadere, per quanto pessima, è ben accetta perchè è un piccolissimo segno di vitalità.
    Il perchè di queste brusche cadute è dentro di te ed io non ho assolutamente le competenze per tirartele fuori e darti una mano. L’unica cosa che posso invitarti a fare è a tornare con la mente all’attimo prima di cadere e a concentrarti su quello. Alle sensazioni che provavi in quel momento, a cosa ti passava per la testa in quell’istante.
    Probabilmente esistono situazioni, persone, ambienti che ti trasmettono attimi di serenità.
    Si, lo so. Sono solo attimi. Ma credimi, dopo aver mandato affan**** mia nonna non so quante volte, ora capisco che non aveva tutti i torti quando mi diceva “se capisci di stare male è perchè sai come si sta quando si sta bene”.
    Lei lo diceva con l’animo di chi ha vissuto la guerra e non si capacitava che la gente potesse provare un disagio non fisico.
    Io lo dico con l’animo di chi ha capito che vale la pena attaccarsi a tutto prima di arrendersi.
    Un abbraccio.

  • 9096
    buck -

    Sono a buon punto : le imposte chiuse , non trapela un raggio di sole ( ho sempre detestato la luce ed il caldo).Il telefono , finalmente tace. Il vialetto che percorro , possibilmente , solo la mattina prima delle 5 e dopo le 21 , pare una savana. Una vera Casa degli Uscher.
    Lasciando il forum , vi saluto tutti .

  • 9097
    Massimo -

    Ti ho già scritto una volta 🙂 so cosa provi. Lo provo ogni giorno della mia vita. A volte metto la testa sul cuscino e desidero di non svegliarmi più il giorno dopo.. ma mi risveglio tutte le volte e sono triste perché so che inizia una nuova giornata per me, e sono troppo stanco per combattere ancora. Ho pensato al suicidio tante di quelle volte che manco ti so dire quante sono! non c’è niente che possa fare per te. La vita può essere bella se combatti, ma non tutti hanno gli stessi mezzi per battersi. Forse il problema è questo! non il fatto che a te sia andata male, ma che a molti altri le cose siano andate in maniera eccellente e senza che abbiano mai alzato un solo dito!! e quelle persone te le trovi sempre addosso, sempre davanti… e ti deridono pure! questo è il dramma. Forse il segreto è non dargliela vinta! combattere fino alla fine!

  • 9098
    LUNA -

    POLLON: un grande abbraccio anche a te, e un grazie per essere passata di qua.

    ELE: @forse dovrei chiudermi un pò e tentare di recuperare qualche netwon di forza per poi tornare anche tra di voi senza mandare solo post che sono troppo neri.

    fai quello che senti, ma francamente mi rincuora di più leggerti.
    anche perché ho sperimentato la chiusura e non era poi questa granderrima idea. Per carità, a volte il lato introverso ha proprio bisogno dei suoi eremi. Ma quando già implodi nel lato introverso forse non è proprio questa stupenda ideona il fatto di mettersi un bavaglio, come dice Eme, pensando che gli altri debbano leggerti, vederti, sentirti solo quando sei vivace come una soubrette o hai risolto tutti i guai. A me sembra che sei in comunicazione mentre scrivi. Non che sia un dovere essere in comunicazione quando si sta male. Ma io leggo un’apertura verso.
    Non sono soliloqui i tuoi, se questo ti preoccupa. entri in relazione con. E allora forse è meglio, appunto, che chiuderti del tutto.
    Un bacino

    anche a EME 🙂

    POLLON: un grande abbraccio anche a te, e un grazie per essere passata di qua.

    ELE: @forse dovrei chiudermi un pò e tentare di recuperare qualche netwon di forza per poi tornare anche tra di voi senza mandare solo post che sono troppo neri.

    fai quello che senti, ma francamente mi rincuora di più leggerti.
    anche perché ho sperimentato la chiusura e non era poi questa granderrima idea. Per carità, a volte il lato introverso ha proprio bisogno dei suoi eremi. Ma quando già implodi nel lato introverso forse non è proprio questa stupenda ideona il fatto di mettersi un bavaglio, come dice Eme, pensando che gli altri debbano leggerti, vederti, sentirti solo quando sei vivace come una soubrette o hai risolto tutti i guai. A me sembra che sei in comunicazione mentre scrivi. Non che sia un dovere essere in comunicazione quando si sta male. Ma io leggo un’apertura verso.
    Non sono soliloqui i tuoi, se questo ti preoccupa. entri in relazione con. E allora forse è meglio, appunto, che chiuderti del tutto.
    Un bacino

    anche a EME 🙂

    @“se capisci di stare male è perchè sai come si sta quando si sta bene”.

    🙂

  • 9099
    LUNA -

    BEPPINO: @Oggi non so quale via scegliere. Forse è un peccato amare i fiori, la bella musica, l’affetto che mi offre il mio cane…
    Dio…mi sembra astratto, distante, inafferrabile. Non ho voglia di spossarmi, andando in cerca di Lui. Basta con gli sforzi mentali. Basta con tutto questo. Io voglio delle cose concrete.

    Beppino, nessuno può entrare nella spiritualità di un altro. Puoi trovarla anche nell’amare i fiori, la bella musica, l’affetto del tuo cane e la natura. Personalmente il mio Dio io lo vedo in tutte queste cose. E’ anche vero che non sono una cattolica praticante. Ma rispetto chi lo è, se rispetta me. Pian piano, ritrovando la tua via di autonomia personale, troverai anche queste risposte, sulla tua spiritualità, penso. Tuo padre ti indica un cammino come sa. Forse anche con l’inconsapevole prepotenza di chi così crede di sostenerti, proteggerti e indicarti una via migliore, perché per lui quella è la via migliore. Non conosco tuo padre. Ma ecco, intendevo dire che dentro di te leggere una pagina della Bibbia e amare la natura non vedo perché debbano essere due cose in antitesi. Pur rispettando la visione che suo padre ha di cosa è meglio per lui. Forse ti sarà sempre impossibile fargli capire perché tu la vedi diversamente o trovare la sua approvazione se farai diversamente. Ciò non significa che per forza non potrete volervi bene lo stesso. Ti auguro di trovare una tua via per stare meglio, bene con te stesso, in un modo indipendente che tu possa sentire come sano.

    Un saluto a tutti

  • 9100
    Elena -

    ciao a tutti
    Ele ho letto qualke tuo commento anche io mi sento come te quando sono in compagnia delle mie amiche loro sono avanti ed io indietro e mi sento sempre molto inferiore. tutto questo perchè i miei non mi permettono di vivere in pace. Io sono quella diversa da tutti, io non posso fare determinate cose, la sera non posso uscire sono stufa di vivere cosi. ormai sono giorni che litigo con loro per avere piu libertà ma niente la loro mente è bigotta e rimarrà per sempre cosi; sono giorni che piango non c’è la faccio piu a piangere, sno stanca! ho capito bene com’è il mio carattere sono molto permalosa e qualke volta lunatica e in me c’è un pizzico di egoismo, questa cosa mi ha “traumatizzato” non credevo di essere cosi, non volevo esserlo.
    sento di non avere un futuro!

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