Il suicidio
Riferimento alla lettera:
Buongiorno, anche io penso che il suicidio sia una cosa buona, in un certo senso. Da tre anni, ci sto pensando, e ho già fatto quattro tentativi. Per me, la morte rassomiglia a un riposo, perché come lo dice un autore francese, "vivere, è soffrire". Io di fronte alle difficoltà...
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Data di pubblicazione: 17 Settembre 2005
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Categorie: - Me Stesso
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Marquito sono d’accordo con te ,a me hanno salvato la vita ,anche se hai tempi che furono li ho usati per togliermela.. :-).La persona depressa ha bisogno di psicologi ,psichiatri, psicofarmaci ,certamente queste cose sono legate alla tua voglia di darti un’altra opportunità. Non sai mai cosa c’è dietro l’angolo perchè non provare ?? Io pregavo la sera di non svegliarmi la mattina ora prego il contrario ,prendo le medicice puntualmente ,non sono rimbambitta come effetti collaterali ,mi amo ,vivo la mia vita giorno per giorno ,ho imparato ad amare le persone e anche una persona anche se mi hanno fatto del male ,provo soltanto pietà perchè non stanno serene come me.Sapeste quanto è bello uscire e sentire le persone che ti incontrano dirti Marina sprizzi serenità da tutti le parti !!!Io godo di ciò. Sono fiera di me .Già un’altra volta dissi : se i psicofarmaci servono per farmi stare così ..bè amo questa dipendenza da loro che sia falsa o vera ,io continuerò a prenderli .Sono passati 5 anni da quando è iniziato tutto ,ma devo devo dire che la mia vita è iniziata 2 anni e mezzo fà ,quando ho incominciato seriamente questo percorso di rinascita .Questa rivoluzione della mia persona è dovuto in parte anche a questo sito ,si proprio quì dove èro in discussione con tutti ho litigato con tutti ,perchè io avevo soltanto in mente la mia depressione e il mio egoismo ,ma sopprattutto era un’altra Marina che non voleva lasciarmi uscire fuori .Quì ho trovato persone che non mi hanno incitato al suicidio anzi piano piano siamo diventati anche amici virtuali e devo dire un grazie a tutti loro non faccio nomi ,rischierei di dimenticarmene qualcuno ,ma uno più di tutti sì DAGO44 un grazie particolare .Ho divagato un pochino ma volevo dire a tutti che darsi un’altra possibilità nella vita è nostro diritto a dispetto di tutti .un saluto a tutti .
anche se non ho aggiunto più commenti ho parzialmente continuato a seguire le varie lettere di questo forum. LUNA: non è semplice saper ascoltare la propria voce, spesso può capitare di ascoltarci in un filmato, e provare anche un po di imbarazzo a pensare che sia la nostra voce, gli attori quando recitano devono essere capaci ad ascoltare la propria voce, e non è semplice, ma è un esercizio fondamentale per diventare attori, bisogna saper recitare ed essere spettatori di se stessi, nonostante ciò attore penso di esserlo stato nel palcoscenico della vita, non credo in un palcoscenico di teatro. Per quanto riguarda le sedute da uno psicoterapeuta, io per tre anni ci sono andato, e ormai e il secondo anno che non ci vado più, non penso che sia inutile andarci, ma non penso nemmeno che sia sufficiente; andare da uno psicoterapeuta può aiutare a capire certi meccanismi della mente, magari a riconoscere l’origine di alcune sofferenze, o il significato di alcune sensazioni, emozioni o sogni, in alcuni casi può addirittura aiutarti a riconoscere dei campanelli di allarme quando si sta per entrare in un tunnel di depressione, ma dalla mia esperienza posso dire che non ti fornisce le capacità per gestire determinati stati d’ansia, determinate crisi di depressione, quindi magari capisci il motivo o cosa succede nella tua mente quando sei depresso, ma appunto a che serve capire se poi comunque non sei in grado di gestirlo e sei incapace di controllarlo tanto da andare a cercare la morte? a questo punto alcuni potrebbero pensare che gli psicofarmaci possano essere la soluzione, ammetto che dopo uno dei diversi tentativi di suicidio, ho preso per un po di tempo degli psicofarmaci, si è vero magari in quel periodo non ho avuto degli attacchi d’ansia da tentare certe cose eppure mi sentivo tremendamente vuoto, incapace di provare emozioni, incapace di sognare, incapace di amare, semplicemente e lucidamente vuoto, e inoltre avevo sempre sonno, e allora mi ricordo che mi ponevo diverse domande quando andavo al tabacchino, ammetto che pure io sono un drogato cronico di sigarette, però la mia attenzione si focalizzava nelle tane persone che arrivavano a spendere grosse cifre (parlo anche 80 euro) in gratta e vinci, persone che si vedeva che erano pure in condizioni economiche molto disagiate, e magari preferivano non mangiare, o non portare soldi alla propria famiglia, per drogarsi di gratta e vinci, possibilmente erano persone lucidissime che non fanno uso di sostanze
stupefacenti, eppure mi domandavo essere delle persone normali significa questo, smettere di provare emozioni, sensazioni e magari anche sogni che non sia quella di spendere un sacco di soldi in gratta e vinci? dopo un po di tempo ho abbandonato per sempre gli psicofarmaci, a dire la verità da un po di tempo non faccio uso più di nessun farmaco, anche quando magari ne avrei bisogno, ma questa è un altra storia. Per quanto riguarda certi stati depressivi, io penso che non si possa mai veramente uscirne fuori, è come l’eroina, molte persone per fortuna sono riuscite con aiuti diversi a uscirne fuori e non bucarsi più, eppure il pensiero rimane nella testa, quello non si può cancellare, e basta un momento di crisi, una scintilla come la scomparsa di un amico, che riprecipitare nel tunnel è un attimo. Una cosa simile secondo me accade almeno in me, basta solo una scintilla. Bisogna imparare a convivere con la propria mente e non è assolutamente semplice. Ora mi sento molto debole, con la testa e con il corpo. Ieri ho studiato nei dettagli il mio progetto, ho studiato vari posti, tentando di capire quali fossero le altezze di questi posti, quali sono più facilmente raggiungibili, e in quali posti vi sono le maggiori probabilità di non farcela. Poi ieri sera il mio progetto è (momentaneamente?) fallito. Ora mi sento troppo debole per ritornarci. Troppo stanco. Ecco se c’è una parola che descrive come mi sento è stanco e debole. Non ho fatto sogni strani eppure ho smesso di credere in tante cose; leggevo in una statistica che più del 60% delle persone che tentano il suicidio poi muoiono effettivamente di questa causa, continuo a ripetere certi momenti si possono anche superare, ma i pensieri,i sogni alcuni incubi, i ricordi, quelli sono indelebili, ed aspettano il momento più opportuna per devastare la mente. Io sono stanco e credo che nel più profondo di me non ho completamente archiviato l’idea di ieri.
Volevo dedicare le ultime righe che ho a disposizione per fare i miei più grandi auguri a tutte le lettrici e scrittrici di questo forum, AUGURI, io penso che la festa delle donne dovrebbe essere 365 giorni all’anno, tuttavia alcune feste sono importanti sia per ricordare, sia per dire che bisogna fare ancora molto per tutte le donne di tutto il mondo.
L: hai scritto durante un attacco di panico, di ansia generalizzata, e nel momento in cui i tuoi pensieri negativi e la tua ansia erano a palla. Che la cosa sia durata tre minuti o tre giorni questo è.
E mi auguro che adesso la tua ansia sia scesa.
Una specificazione in breve: una delle ragioni per cui la nostra voce ci sembra strana quando la sentiamo registrata è anche che in quel caso la sentiamo con le orecchie, mentre quando la emettiamo dalla bocca la sentiamo anche attraverso il nostro corpo. Per precisare che non è solo un effetto speciale ultravivace o la questione che siamo suonati. Tutte le persone che sentono per la prima volta la loro voce registrata provano quell’effetto, tantopiù perché quando parliamo pensiamo a parlare quando ci ascoltiamo registrati, essendo appunto spettatori/ascoltatori, la nostra è un’attenzione diversa, per cui cogliamo anche di più le nostre pause, il fatto che parliamo veloci, che abbiamo un certo accento.
Mi viene in mente, a proposito della voce, un esercizio riguardo il canto: una volta ero ad uno stage in cui si lavorava con la voce, provando ad usarla in vari modi diversi e ad usare la respirazione. Ad un certo punto la tipa dice: cantate. Molti stonano. Lei dice: invece di pensare a fare bene provate a fare il peggio possibile. Il paradosso era che, persa l’ansia da prestazione, ed eliminato un certo imbarazzo di cercare bene per forza, molti erano più intonati di quando cercavano di far bene.
Non c’entra, ma forse anche c’entra con il potere che abbiamo anche di farci del male. Anche di credere che qualcosa che potrebbe farci bene non ci fa un c..... Magari mentre diciamo che odiamo gli psicofarmaci perché sono una cosa passiva però trattiamo le sedute dallo psicologo o psichiatra allo stesso modo: non funzionano, perché non siamo disposti a metterci in gioco manco un po’. Siamo disposti a metterci in gioco per farci del male e pensare con quale corda possiamo strozzarci meglio, a dire che non valiamo un c.... o che il mondo pullula di teste di c...., ma disposti ad una sana autocritica, costruttiva no. E’ vero, la depressione è una merda, ma è verissimo ciò che dice Marquito, l’ostinazione a non curarla è più merda ancora.
E si può essere ostinati a non curarsi anche andando da cento psicologi o prendendo cento pastiglie. Mi ripeto, ho rispetto per chi sta male, e conosco il meccanismo, ma tra i meccanismi c’è anche il dire: sto male e le persone non mi capiscono, non prendono atto che sto male (vero,
accade, e fa malissimo) ma anche mordere chi invece ha capito benissimo come stai, magari soprattutto perché ci è passato in prima persona, cerca effettivamente di darti una mano come può e usa le sue energie in modo empatico e trattarlo con supponenza: solo io so quello che sento, ma cosa vuoi capirne tu? solo io so quello che sento e so che non c’è rimedio, quindi il fatto che tu dica che c’è, che sei stato male ma ora stai meglio mi fa solo incazzare. Anzi, sai che ti dico? mentre dici che tu stai meglio adesso ti dirò io che invece la tua è solo illusione. Vedrai se non ho ragione io che tra un po’ starai di nuovo peggio… e se così non fosse allora è perché TU non stavi male davvero, come sto invece male IO.
Il fatto è che si diventa egocentrici, e malati anche di una falsa empatia. Un’empatia per cui si soffre per tutto il mondo, ed è vero, non dico di no, un’empatia per cui non si può sentire una notizia al telegiornale senza sentirsi piegati in due, ma poi non ci si accorge di come ci si comporta sull’uno a uno, che sia in una stanza o anche sulle pagine di un forum.
Si sta a dire che il mondo è egoista ma si rifiuta l’empatia vicina o anche sulle pagine di un forum, magari arrivando pure a dire: trovi che io ti abbia risposto male? non lo sai che sto male? e poi a te chi te l’ha chiesto?
In realtà invece di incensare la morte, e di fare il club di chi preferisce l’arma nera o l’arma bianca, il cianuro forse varrebbe la pena di ASCOLTARE L’ALTRO. Attenzione, non ascoltare l’altro nel senso che dà lezioni, ma ascoltare le emozioni dell’altro: le emozioni di una persona che come Marina dice: a me sta servendo fare un percorso, io vedo dei risultati. E capire che la questione non è che sta facendo un elogio degli psicofarmaci o della psichiatria, ma sta cercando di dire altro, come sta lei. Io, mi ripeto, lo so che il depresso non lo fa apposta a vedere/non vedere se stesso e gli altri in un certo modo. E’ ovvio che non lo fa apposta. Ma la verità è che spesso il depresso comincia a mettersi sulla strada di un miglioramento reale nel momento in cui si rende conto che anche gli altri possono essere fragili, emotivi, avere paura, che non è che ha una sorta di immunità depressica per cui può sparare in faccia alla gente o per non farlo deve chiudersi in un bunker atomico o nella morte. Bensì forse deve accettare il fatto che, pur avendo sofferto immensamente, ha gli stessi diritti e doveri degli altri, di costruire, non sottrarsi e non distruggere.
MARQUITO: @Queste stupide crociate contro gli psicofarmaci sono estremamente deleterie e procurano danni molto maggiori dei cosiddetti “effetti collaterali” da voi paventati. Ci sono milioni di persone depresse che potrebbero salvarsi se avessero l’umiltà e l’intelligenza di curarsi, ma voi li terrorizzate a morte facendogli credere che gli antidepressivi sono il demonio.
MARINA: @La persona depressa ha bisogno di psicologi ,psichiatri, psicofarmaci ,certamente queste cose sono legate alla tua voglia di darti un’altra opportunità. Non sai mai cosa c’è dietro l’angolo perchè non provare ?? Io pregavo la sera di non svegliarmi la mattina ora prego il contrario ,prendo le medicice puntualmente ,non sono rimbambitta come effetti collaterali ,mi amo ,vivo la mia vita giorno per giorno ,ho imparato ad amare le persone e anche una persona anche se mi hanno fatto del male ,provo soltanto pietà perchè non stanno serene come me
Sono passati 5 anni da quando è iniziato tutto ,ma devo devo dire che la mia vita è iniziata 2 anni e mezzo fà ,quando ho incominciato seriamente questo percorso di rinascita .
Questa rivoluzione della mia persona è dovuto in parte anche a questo sito ,si proprio quì dove èro in discussione con tutti ho litigato con tutti ,perchè io avevo soltanto in mente la mia depressione e il mio egoismo ,ma sopprattutto era un’altra Marina che non voleva lasciarmi uscire fuori.
Alle volte abbiamo passato una vita o comunque molto tempo a stare male, ma quando un percorso di recupero richiede un certo tempo non siamo disposti ad avere pazienza. Io non considero un’entità miracolosa la mia strizzacervelli, che in due battute, nella vita, ho frequentato (e non perché io sia dovuta tornare da lei perché aveva fatto male la prima volta, ma perché io ero pronta, la seconda volta, ad affrontare un nuovo capitolo… le cose che avevo “visto” ed elaborato nel primo capitolo della mia terapia non sono mai andate perse, sono tutte cose che mi sono servite e non in maniera astratta, ma pratica, per conoscermi meglio e vivere meglio e sciogliere degli automatismi ecc, idem la seconda volta) ma la considero un importante supporto nel mio percorso per stare meglio, per affrontare periodi di difficoltà e di confusione e malessere. La considero una persona mi cui mi sono fidata (e ho fatto bene) per guardare cosa mi stava succedendo non solo attraverso la mia ansia e le mie più radicate convinzioni limitative su me stessa e ciò che davo per scontato nel
Una cosa di cui sono certa (di certezze ne ho ben poche…) è che, spesso, chi sta male al punto di vedere la morte come unica soluzione, non vuole assolutamente ascoltare le esperienze altrui. O, meglio, si rifiuta ostinatamente di comprendere le ragioni per cui Tizio racconta il proprio percorso e Caio dettaglia gli sviluppi di una terapia o di un certo trattamento. E’ come infastidito dai miglioramenti altrui, crea una sorta di lega unicamente con chi sventola la bandiera con il simbolo della morte, evita accuratamente tutti gli altri e, nei momenti di maggior energia, s’imbestialisce con chi sta meglio e lo dice (lo scrive in questo caso). E in genere conclude i propri interventi con un “intanto non cambio idea!!!” che assomiglia parecchio allo sbam di una porta sbattuta in piena faccia.
Ne sono certa perchè l’ho fatto anche io. Se poi si tratta di una imbestialitura dettata dall’invidia o dal rancore che si prova per il traditore della Dea Morte è tutto da vedere.
Ciò che so è che ci si arrocca nelle propria postazione con un egoismo che fa a pugni con quel “sentirsi piegati in due” per le disgrazie che infestano il mondo.Ciò che so è che non si vuole stare a sentire nessuno se non chi può farti compagnia nel viaggio verso la distruzione.
Chi sta meglio viene visto come un crumiro che forza un picchetto di scioeranti all’ingresso di una fabbrica, un disertore che abbandona il campo di battaglia, un traditore che molla i compagni di viaggio nel momento cruciale.
Si creano due gruppi: chi sta meglio (o vuole credere di stare meglio volendo stare meglio) e chi è impantanato e non riesce ad uscire dal pantano.
Ed è la situazione più paradossale a cui si possa assistere…..
Siamo tutti sulla stessa barca.
Alcuni si stanno imbarcando sulle scialuppe di salvataggio, altri restano abbarbicati alle transenne del pontile, altri si imbarcherebbero sulla scialuppa se non si sentissero incatenati al pontile. Altri sono già a terra e smanettano per aiutare i naufraghi.
Ognuno ha un proprio percorso, ha un proprio metodo, ha una propria proposta che non è nè un consiglio nè, tantomeno, un ordine.
Ma volte il “buon suicidio” ti viene quasi strappato di bocca…..a volte assisti a scene assurde in cui la cecità impera, in cui il non voler vedere le cose positive e l’essere cecchini nel beccare le cose negative lascia a bocca aperta.
Io sono maestra nel farlo.
Ed ogni volta mi do dell’imbecille da sola. E sapeste quanto sono contenta di
questo riuscire a darmi dell’imbecille da sola!
Mi inciampo tutti i giorni in quell’autolesionismo che mi ha avvelenato l’esistenza.
Tutti i giorni.
Faccio sforzi bestiali per pensare che c’è un cielo al di sopra delle nuvole.
E non sempre riesco a pensarlo da sola. Spesso mi occorre qualcuno che mi indica il cielo con un dito (e per fortuna che non sono la scema che guarda il dito). Un qualcuno che mi elenca le cose positive perchè non sono in grado di vederle. Però voglio vederle. Anche se non le vedo. E’ questo il mio passo in avanti. Aver scoperto di voler avere una volontà (scusate il gioco di parole) che non pensavo di poter volere.
Poi (spero) verrà il recupero di una sorta di autostima, poi verrà la possibilità di non ammorbare l’esistenza altrui con le proprie insicurezze e le proprie ricadute. Con il tempo, però. Senza fretta. Con tutto il tempo che occorre, quel tempo che ci si vuole negare e, a volte, ci si nega.
E con le giuste terapie. Poco importa se per terapia si intendonoo psicofarmaci, sedute dallo psichiatra, tisane, partecipazioni a gruppi di pensiero new age etc etc etc. Ognuno ha il proprio modo e, logicamente, umanamente, difende il modo in cui ha raggiunto una sorta di serenità.
Io, ad essere sincera, non riesco a vedere i farmaci come i mostri magnacervello.
Dipende dal motivo per cui li si assume. Per stare meglio, per rimbambirsi in attesa della fine o per farla finita…..
Cara Marina, più di un anno fa ho invidiato la tua capacità di incazzarti digitando una trentina di punti esclamativi :-), vedevo questo gesto come un rigurgito di energia che pensavo di non possedere. E te l’ho scritto (tu ti sei ncazzata ancora di più :-).
Penso a tutti quelli che scrivono qui e non ne vogliono proprio sapere dei percorsi altrui. A quelli che domandano lumi (o aiuto) per morire quando, per morire, se veramente lo si vuole, non occorre molto….e lo fanno quasi come se volessero sfottere chi si prodiga per dare una mano e, alla fine, si sente preso in giro e deriso come l’imbecillone di turno. Penso a quelli che pur avendo la luce davanti si ostinano a dire “se vedo la luce è perchè sono in grado di distinguerla dal buio. E se so cos’è il buio è perchè lo conosco bene!!! Ergo sto o sono stato al buio…..vedi che sono sfigato!!!!”. Penso a chi è seduto e non riesce ad alzarsi ma forse non vuole (come è successo a me) perchè il Male NON muove il mondo….ma da molta più sicurezza.
rapporto con la mia vita e gli altri. Anche con i meccanismi degli altri che mi erano nocivi.
La considero un supporto fondamentale perché, per quanto io sia una persona intelligente e dotata di una capacità analitica non da buttare, mi ha permesso di guardare di me cose che io non ero in grado di vedere neanche se mi fossi impegnata ai massimi livelli, cosa che, peraltro, quando stavo più male facevo, ma andando in implosione. Il che comunque mi ha permesso di avere più presenti le mie risorse oltre al mio malessere e i miei limiti, e di conoscermi meglio, non attraverso le etichette e giudizi, miei e degli altri, ma anche di rispettare i miei stessi limiti.
Io riconosco quanto la terapia mi sia servita a volte anche in cose apparentemente minimali. Riconosco che in certi periodi la terapia non mi è apparentemente servita a niente, ma non perché non servisse di per sè, ma perché io la vivevo come puro sfogo, cosa che peraltro, razionalmente, non mi è mai piaciuta. Ma la pressione mia era tale che non potevo “lavorare” su di me. Quindi in quel senso serviva, perché evidentemente ne avevo bisogno, dello sfogo, ma il risultato era imparagonabile a quando riuscivo a “lavorare” sulle cose veramente. Dunque mi chiedo, quando leggo “la terapia non mi è servita a niente” se le persone, forse, anche, siano riuscite a concedersi di portarla avanti oltre la fase dello sfogo che serve, ma in cui le cose sembrano muoversi meno (anche se si muovono). Descrivere nel dettaglio un percorso terapeutico personale è impossibile. Così come non potrei descrivervi nel dettaglio questi ultimi anni, al centro dei quali io sono stata in terapia. E mi è servita, anche se io stessa riconosco delle mie resistenze. Allo stesso modo, poiché paradossalmente, è stato nei due anni clou del mio malessere che io non sono potuta andare in terapia, riconosco che se sono riuscita a superarli senza una completa distruzione e riuscendo in qualche modo a reggere è stato anche per delle chiavi che la terapia in precedenza mi aveva dato. Quindi da parte mia, per mia esperienza personale e per l’esperienza di moltissime persone che conosco, mi sento di dire che serve. Che serva pure solo in certi casi ad aiutare a convivere meglio con delle predisposizioni ansiose o compulsive, ma permettendoti una migliore qualità di vita e di cercare di prevenire il fatto di uscire con una gola debole in mezzo al gelo polare. Mi pare valga la pena comunque più che darsi per vinti a priori.
Se c’è una cosa che mi dà fastidio sono i pregiudizi, i luoghi comuni, le frasi insensate ripetute a pappagallo per convincere sé stessi di essere nel giusto. Prendiamo quello che ha scritto Tracy a proposito degli antidepressivi:
“I farmaci non risolvono i problemi; ti danno solo una sensazione di falso benessere”.
Innanzitutto vorrei capire cosa distingue un “vero” benessere da un “falso ” benessere. Se il benessere procurato dai farmaci è “falso” perché ottenuto artificialmente, allora siamo di fronte a un ragionamento circolare, che è come dire a una petizione di principio. Un discorso analogo si potrebbe fare riguardo all’affermazione secondo cui “i farmaci non risolvono i problemi” (come fate a sapere che la depressione non sia di origine organica, nel qual caso un antidepressivo rappresenterebbe proprio la soluzione del problema ?).
Sarebbe magnifico se potessimo fare a meno degli psicofarmaci; sfortunatamente, in alcune circostanze, questi ritrovati della scienza si sono rivelati assolutamente indispensabili. Demonizzare gli antidepressivi è un comportamento scriteriato e irresponsabile, così come sarebbe irresponsabile prescriverne ai pazienti una dose eccessiva.
Dopo il mio secondo tentativo di suicidio sono stato sottoposto a un trattamento massiccio e estremamente invasivo. Sapevo perfettamente che ci sarebbero stati degli effetti collaterali; ero perfettamente consapevole dei rischi connessi con questo tipo di terapia; sapevo anche che avrei potuto sviluppare una certa dipendenza e che questo fatto, in un futuro ancora lontano, avrebbe comportato ulteriori sforzi e ulteriori sacrifici. Eppure, ogni santo giorno, mi recavo all’Istituto di Neuroscienze per farmi somministrare le mie meravigliose flebo (l’ho fatto per tre mesi, in un periodo in cui alzarmi dal letto mi costava uno sforzo sovrumano, prendendo due autobus per arrivare a destinazione perchè purtroppo non guido l’automobile, e durante quei tre mesi non ho mai saltato una singola seduta). Perché l’ho fatto ? Perché non c’era più nessuna alternativa. Il livello di serotonina presente nel mio liquido cerebro-spinale era spaventosamente basso e tutte quelle flebo, assieme alle compresse e alle pasticche, mi avrebbero permesso di uscire fuori dal pozzo e di affrontare i miei problemi con maggiore serenità. Una volta superata l’emergenza gli psicofarmaci sono stati gradualmente ridotti, fino a raggiungere la dose di 1 sola pasticca.
Il punto dolente è che spesso il dolore è talmente acuto che la nostra volontà, ovvero la capacità di vedere, viene annullata. Annullata dall’insicurezza, dalla paura di non riuscire o perfino di riuscire.
Io son passato per quasi tutti gli stadi di sofferenza che la depressione può portare: disturbo ossessivo compulsivo, ansia e fobia sociale (quella che mi attanaglia ora), disperazione cosmica, pessimismo filosofico, schifo del mondo, fallimenti, frustrazioni.
Eppure c’è sempre un vago senso di colpa perchè sento di non riuscire ad apprezzare la vita come converrebbe. Poi però, quando vorrei farlo, so di avere troppe ragioni per non farlo.
Una di queste è la paura. Paura di tutto.
Anche di andare in un supermercato a fare la coda e trovare una cassiera che ti risponde male e sentirsi una merda. Paura che capiti qualcosa anche se non capita niente, ma sapendo che potrebbe capitare a me come a tutti.
Paura della solitudine, ma anche di non saper gestire i rapporti. Paura di avere paura e di essere o troppo remissivo o troppo aggressivo. Paura di perdere persone a cui tieni o di tenerti quelle di cui te ne freghi.
E’ la Solitudine che genera la Paura. E’ la Paura che genera Solitudine.
Per poi vedere un raggio di Sole e sentirsi in colpa perchè, in fondo, sono fisicamente sano, tutto sommato ho una famiglia, due gatti meravigliosi, un tetto sulla testa.
Credo che la ricetta per vincere la paura sia l’Amore. ma l’amore è raro, rarissimo. Forse è solo un’idea, o un qualcosa che capita come fosse un gratta e vinci.
Quanto ci sarebbe da dire sull’Amore. E sulla solitudine e la paura. E sul suicidio, che potrebbe essere una soluzione, ma che genera una fottuta paura.
Ora sono in terapia, da una psicologa che mi piace molto. Forse troppo; e questo potrebbe essere fonte di guai. Guai del tipo: un inaspettato, non voluto e inatteso colpo alle endorfine. Insomma, è una mia coetanea molto, troppo carina e interessante. Forse è solo una sciocchezza la mia, ma fa pensare: ché anche quando si ha un contatto con una persona che ci fa stare bene, ecco che scatta la fregatura. Per ora vado alle sedute e mi sento meglio e probabilmente le mie endorfine rimarranno a posto loro. Prendo anche dei farmaci e devo dire che su di me sembrano non avere alcun effetto, nè positivo, nè negativo. Nel senso che ho molta difficoltà a valutare il loro apporto.
In questo momento non sto bene e non ricordo l’ultima volta in cui son stato bene, forse all’asilo.
Ma all’asilo le nuvole erano bianche, il cielo azzurro, la mamma mi proteggeva e mi bastavano i miei giocattoli. O forse no; forse già allora soffrivo. Non saprei. Nel dubbio preferisco ricordarla come una stagione felice :-).
Son passati oltre 25 anni da allora. E la parola “suicidio” mi torna in mente ogni giorno, anche solo per studiarlo, per considararlo cercando di conoscerlo.
Alla mia psicologa ho detto che probabilmente è così che morirò, magari tra 60 anni, ma è così che morirò. Forse no, non lo so. Ma penso al suicidio come ad una opzione mia e solo mia. Mandare tutti a quel paese, senza retorica, senza una spiegazione da dare.
Forse imparerò a convivere con me stesso e con questo mondo marcio e mi farò una ragione del silenzio di Dio (a meno che una volta tanto non si faccia vivo).
Non so, e non so neanche se rispettare di più chi vive e soffre fino all’ultimo o chi si è ammazzato e ha pagato completamente il suo debito.
Io so solo che ci sarebbe bisogno di Amore, ed è merce rara. Di Pace (che dell’amore è il terreno fertile) e vedo solo una lotta tutti contro tutti. E poi solitudine, incomprensione e ignoranza. Con qualche sprazzo di luce ogni tanto e qualche pepita d’oro che ti fa dire:”Andiamo ancora un po’ avanti”.
Ok, andiamo ancora un po’ avanti.
EME: ciao cara 🙂
come sempre non usi mai le parole a vanvera (scusa anche tu il giuoco di parole).
Quando ancora non sapevo che tu eri tu il tuo modo di parlare delle cose è stata una delle ragioni per cui sono rimasta. E non sapevo nemmeno che tu eri tu, che eri qualcuno che conoscevo già, con cui, in qualche modo, avevo già guardato delle cose trovandomi in sintonia. Insomma, ero priva anche di qualsiasi pregiudizio positivo nei tuoi confronti. Eppure ti ho… sentita. Ho sentito una naturale aggregazione verso di te.
Allora mi viene da dire, a chi dice che il mondo è cieco, sordo, muto, stronzo, e che non sente e non capisce che forse invece ci può sentire e che quello che diciamo o ci diciamo, quello che ci trasmettiamo e trasmettiamo qualcosa fa, nel bene o nel male. Che se partiamo dal pregiudizio che nessuno ci caga fino a spingerlo in un articolo indeterminativo, in un aggettivo, nella punteggiatura potremo diventare, per chi ci legge, qualcuno da non ca..... Ma magari per difesa e non per mancanza di empatia.
Anche se l’altro è aperto. E non è che non ci cagherà perché stiamo male, o perché dobbiamo sempre essere allegri e vivaci come delle soubrettes, o perché ci sentiamo giù e abbiamo paura, o perché ha letto il nostro curriculum vitae che dimostra un fallimento totale sin dal primo giorno di asilo poiché esso viene allegato ad ogni post, ma semplicemente perché NOI stiamo dicendo: NON TI CAGO IO.
E’ vero, a volte questa lettera sembra viaggiare su due binari distinti. E quando qualcuno che non parla solo della morte come liberazione si rivolge a chi invece lo fa non viene considerato o viene trattato con un’oppositiva sufficienza. Beninteso io non penso che mi si debba rispondere, non mi offendo, penso che le simpatie e le antipatie si realizzano in modo spontaneo, però non posso fare a meno di notare che ci sono persone che hanno detto che il mondo è indifferente ma io a loro ho risposto e loro a me no. E se io fossi una persona che soffre se non le viene risposto? c.... miei. perché io non sto così male da dire che voglio morire e quindi, automaticamente, io sono meno sensibile e più difesa. Io posso anche restare male, che tanto poi così male non mi fa. Sto su un forum che si chiama il suicidio perché non ho un c.... da fare o perché sono come quelli che vivono in una villa con piscina con 15 servitori e un vitalizio ma ogni tanto, perché mi pare bello, porto in parrocchia un paio di gonne che non metterebbe neanche uno
spaventapasseri.
Ora, io sono perfettamente d’accordo con EME quando dice che ciascuno fa il suo percorso a modo suo.
@Poco importa se per terapia si intendonoo psicofarmaci, sedute dallo psichiatra, tisane, partecipazioni a gruppi di pensiero new age etc etc etc. Ognuno ha il proprio modo e, logicamente, umanamente, difende il modo in cui ha raggiunto una sorta di serenità.
Perché il senso di serenità è reale. Un conto è l’esaltazione per cui puoi anche mangiare un panino di chiodi e con gli occhi spiritati dire: a me mi piace.
Un conto è la sensazione di serenità.
E anche se quando ti sale l’ansia ti sembra di non averla mai provata dal 1848 in realtà l’hai provata, non ci sono c.... che tengano. E la sensazione di serenità che hai provato l’ha provata anche il tuo fisico, il tuo pancreas, il tuo fegato ecc ecc ecc. Fossero pure 30 secondi sono guadagnati.
nella fase più acuta del mio malessere io abitavo con un’altra person per un periodo. Mi era già capitato di vivere con altre persone, ma non stavo così male. Belle esperienze che al di là ricordiamo come positive. Anche prima avevo problemi, ansia e stavo male, ma riuscivo a contenere la cosa, a uscire per non caricare gli altri, a farmi chilometri di camminate, a crearmi dei diversivi, fosse pure andare in auto a fare la montagnetta di sigarette. Anche a condividere. Ero riuscita persino a scappare da una brevissima convivenza con una pseudo amica che era in realtà molto più fuori di me e che mentre ero a pezzi mi tirava dei numeri da circo lei perché cercava di usare il fatto di avermi fatto un favore per tre giorni come se io fossi diventata di sua proprietà. Ma dicevo, in quell’altra ancora coabitazione io ero a pezzi. E l’altra persona cominciava alle 8 del mattino a cercare di portarmi fuori di casa a fin di bene. E trovava un muro pazzesco. Quando ce la faceva capitava che io veramente stessi un po’ meglio. Ma il giorno dopo ricominciava la stessa storia, avevo tutte le migliori ragioni per non farcela e per dimenticarmi che mi era servito. Non mi era mai capitato in vita mia. Io di solito ero sempre uscita grazie alle mie energie. Ora non bastava neppure che un’altra persona tentasse di darmi un positivo calcio in culo. Io ho detto a quella persona di lasciar perdere perché era inutile. Volevo la mia libertà di scegliere e rendermi conto che non riuscivo ad usarla per farmi del bene era deleterio. Però è da lì che si parte, da lì sono ripartita. Da quella voglia di recuperarmi per ME.
LUNA ciao ,io sono stata 2 volte in una clinica pschiatrica la prima volta 3 mesi la seconda un pò meno ,mi ci portavano perchè io mancavo agli appuntamenti settimanali ,quindi veniva tutto di seguito la cosa ricoveri coatti.Dico 2 anni e mezzo fà perchè ho trovato questo sito e quì mi potevo anche se incazzandomi rapportare con le persone come me che volevo suiscidarsi (sono diventata anche anoressica per togliermi di mezzo ) ,capire cosa c’èra di sbagliato in me il perchè mi stava accadendo ciò,ma non trovavo le risposte ,e così continuavo a sprondare sempre più giù .Poi ho conosciuto quì una persona che ha creduto in me ,la prima persona che mi ha capita e da lì è scattato tutta la mia risalita ,non mi giudico guarita ,ho sempre paura che sia un sogno ,ma voglio vivermelo. Eme i miei punti esclamativi non erano altro che aggressività ,rabbia,amarezza, frustazione ,e chi più ne ha ce ne metta di tutta una vita di merda … 🙂 tempo fà chiesi alla mia psicologa : dottoressa vedo la gente intorno a me che è cambiata !! lei mi rispose no Marina sei tu ad esserlo!! éra vero!! Ora voglio raccontarvi una storia . Andrea leggi bene è specialmente per te .Una ragazza depressa e bipolare come me ,mia amica anche se può essere mia figlia ,dopo ricoveri ,medicine ecc.ecc.finalmente ha incontrato un ragazzo che l’ha capita non l’ha giudicata ,che le ha voluto bene che l’ha amata per quella che era .Le paure erano tante ,aveva paura che un giorno l’avrebbe lasciata ma questo non è accaduto,mi diciva sempre non avrò mai una vita normale e io naturalmente cercavo di darle il mio supporto ,ma stavo male anche io ,quindi capendoci ci aiutavamo a vicenda.Poi lei incominciò a stare bene voleva un figlio (nel frattempo anche io) lo pschiatra incominciò a scalarle i psicofarmaci ,è rimasta senza prenderli per un anno ,un anno d’inferno ma doveva disintossicarsi .Le hanno dato l’ok per un figlio è rimasta incinta ,paura sopra paure minacce di aborto io sempre lì vicina io e il suo compagno ,casa sua era diventata la mia ,lei più depressa che mai (ma non poteva prendere nulla) io forte perchè dovevo farle coraggio.Tornavo a casa la disperazione più assoluta mi stava portanto un’altra volta nel baratro della depressione ,ad un certo punto mi sono fermata un attimo a riflettere sulla mia vita .Marina mi sono detta calma stai dando troppo stai sfruttando tutte le tue energie ancore deboli calmati!!.. Così mi armata di una serenità che non sò dove l’ho presa e l’ho
aiutata per tutto il tempo della gravidanza .Ieri ha partorito una bambina ANITA mi ha voluto lì ,abbiamo pianto come 2 ragazzine ,le ho detto ce l’abbiamo fatta tesoro e lei con un filo di voce mi ha detto grazie ,ti presento tua nipote perchè tu hai fatto quello che mia sorella non ha fatto per me.Ora perchè ho raccontanto questa storia non lo sò ,forse per dire che non tutto è perduto ? o perchè sono felice ? o perchè se si vuole una cosa anche se nessuno crede in te ce la si può fare? date una risposta voi io me la sono data a modo mio .
L’insensatezza della vita è un problema con cui tutte le persone intelligenti sono costrette a fare i conti. La maggior parte degli esseri umani vive la mancanza di senso come un incubo, come una condanna, come una condizione penosa da cui evadere a ogni costo il prima possibile. E’ per questo che la gente è così assetata di certezze. E’ per questo che si aggrappa a Gesù, a Marx, a una qualsiasi dottrina politica o religiosa. E’ per questo che si abbarbica a dei dogmi assurdi con tanta intransigenza e con tanto fanatismo. Quelli che sono meno suggestionabili, che non riescono a abbandonarsi alla fede perché non sanno rinunciare all’uso della ragione, vengono assaliti da un senso di nausea e di vuoto. Si sentono completamente spiazzati; completamente spaesati. Avrebbero bisogno di credere in qualcosa ma non ci riescono. Si abbandonano all’alcool, alla droga e alla depressione più nera; poi, un brutto giorno, incominciano seriamente a meditare il suicidio.
Ma ci sono persone che vivono l’insensatezza della vita in un modo completamente diverso. Non la vivono come una condanna ma come una sfida e un’opportunità. Se la vita avesse un senso, se la direzione da seguire fosse già prefissata, all’uomo non resterebbe proprio niente da fare. Potrebbe solo obbedire o ribellarsi (personalmente mi sentirei soffocare). L’insensatezza della vita permette all’uomo di dare sfogo alla sua creatività. Attraverso l’Amore, attraverso la passione, attraverso la fantasia, ciascun uomo può attribuire alla propria esistenza il significato che vuole.
Athos, secondo me hai scritto una lettera bellissima. Traspariva sincerità e mi ci son ritrovata. Però c’è anche tanto e tanto pessimismo e forse dovresti accentuare di più la tua potenzialità di persona intelligente.
MARINA: @Tempo fà chiesi alla mia psicologa : dottoressa vedo la gente intorno a me che è cambiata !! lei mi rispose no Marina sei tu ad esserlo!! éra vero!
queste tue righe mi hanno commosso, di affetto e di empatia. con un sorriso perché questa è una verità bellissima che quando la scopri… Sì, si sente che sei felice, che vivi emozioni belle ed è bello leggerti, sentirti.
Non è un sogno, è il tuo presente. Non si può fingere di stare bene, di provare cose che prima non si riusciva a provare, di piangere di commozione, di sentirsi in comunità con gli altri in un certo modo. Non si può fingere di volersi più bene come racconti ora tu, è tutto vero. E non è neppure che devi stare sempre bene, perché nessuno vive una vita fatta solo di emozioni perfette. Ma forse il discorso è poter avere tutta la gamma di emozioni, di nuovo o anche alcune per la prima volta. E sapersi ascoltare come magari prima non si era fatto mai. Sono tanto contenta per te, Marina, che tu abbia la tua tavolozza di emozioni, emozioni, desideri fatta di tanti colori a disposizione.
Ti ringrazio del tuo post 🙂 un bacio
ATHOS: ovviamente rispetto il tuo pensiero, è il tuo, sono le tue considerazioni per te stesso. Comunque nel tuo post hai descritto così bene i circoli viziosi di queste brutte fazende…
Io ricordo la mia infanzia come un periodo felice, anzi, la mia primissima casa l’ho sognata per anni, e me la comprerei, tanto ricordo sensazioni tipo quelle che descrivi. ma al contempo ricordo già che presto mi facevo molte domande, che ero molto sensibile a tante cose. Che coglievo forse anche troppe cose. Mi è rimasto impresso per esempio un compagno di classe della prima elementare, di cui non so il nome, che mangiava il suo pane con formaggino all’intervallo. Mi ricordo solo questa immagine ma nella mia mente è: era fragile, c’era qualcosa di triste in lui. Chissà come sta oggi. Oppure in lui riflettevo certe mie fragilità.Sarà pure che io ho cambiato, molto piccola, da case, scuole. E ho vissuto, nel mio piccolo, queste cose come sradicamenti importanti. Tempo fa ho incontrato una mia compagna di classe della seconda scuola. Lei ha di me un ricordo di una persona fortissima, un metro e quello che era allora di personalità trascinante mentre io mi ricordo me come un agnellino spaurito che aveva pure una specie di orticaria da stress. a 9 anni. E mi ricordo ancora quanto soffrivo per certe uscite della maestra (che per certi altri versi mi ha insegnato un sacco di cose utili
”ma anche mordere chi invece ha capito benissimo come stai, magari soprattutto perché ci è passato in prima persona, cerca effettivamente di darti una mano come può e usa le sue energie in modo empatico e trattarlo con supponenza: solo io so quello che sento, ma cosa vuoi capirne tu? solo io so quello che sento e so che non c’è rimedio, quindi il fatto che tu dica che c’è, che sei stato male ma ora stai meglio mi fa solo incazzare. Anzi, sai che ti dico? mentre dici che tu stai meglio adesso ti dirò io che invece la tua è solo illusione. Vedrai se non ho ragione io che tra un po’ starai di nuovo peggio… e se così non fosse allora è perché TU non stavi male davvero, come sto invece male IO.”
Ci tenevo a chiarire alcune delle mie riflessioni esposte nella precedente lettera, io credo che il nocciolo del discorso non sia stare male, stare meglio, chi sta più male, stare male davvero o no, si rischia così di fare il famoso esempio il bicchiere è mezzo vuoto o mezzo pieno? Voglio fare una premessa, io auguro a tutte le persone che conosco e no di stare bene, di essere felici e sopratutto di riuscire anche con l’aiuto di persone (che si conoscono personalmente o no) a superare momenti difficili, e quando sento che una amica che ha passato un periodo di crisi, ora sta meglio, non può che riempirmi il cuore di gioia. Detto ciò voglio però anche dire che la mente è così affascinante per la sua complessità, io sinceramente ho difficoltà a credere a delle persone che dicono di essere sempre felici, così come quelle che dicono di essere sempre tristi, la nostra mente, secondo me, è un minestrone di tante emozioni, a volte si sta male, poi si sta bene, a volte si è tristi, a volte si è felici altre volte ancora si è incazzati, altre volte si è innamorati. Io penso che sia assolutamente umano passare da dei momenti in cui si sta bene a momenti in cui si sta male, non voglio affermare che la vita è fatta solo di sofferenza, ma che comunque non siamo dei robot e bisogna accettare l’esistenza di dei momenti di sofferenza. L’argomento del quale, appunto, volevo riflettere è come si affrontano i momenti (che uno spera sempre che non ci siano) di sofferenza. I momenti in cui si sta male con il corpo e la mente. Penso che ognuno reagisce in modo differente alla sofferenza sia fisica che della mente, e il discorso secondo me è appunto come ci si comporta in questi momenti. Quando parlavo della mia esperienza con una psicoterapeuta non volevo assolutamente dire che è stata un
fallimento totale, anzi ho detto che è stata per me un esperienza molto utile e importante che mi ha aiutato a capire tantissime cose, appunto a capire certi meccanismi che si innescano nella mente in certi momenti d’ansia, a capire l’origine di certe sofferenze, tutte cose che comunque ho scritto nella precedente lettera. Ma per la mia esperienza personale mi è mancato in questi anni di psicoterapia la capacità, non di analizzare, ma di riuscire ad affrontare determinati stati d’ansia, riuscire appunto nei momenti di sofferenza a non farsi travolgere completamente, questa è una riflessione sulla mia esperienza. Riguardo all’uso o no di psicofarmaci, io nelle mie lettere descrivevo appunto la mia esperienza e le sensazioni che provavo quando ne facevo uso, credo che ognuno sia padrone del proprio corpo, ed è in grado di capire se quel metodo lo può aiutare a superare determinati stati o no o addirittura gli reca danno, chi ritiene appunto che l’uso di tali farmaci gli da del benessere penso che non deve porsi alcun problema, chiaramente sotto la supervisione di un medico, a continuarne a farne uso, finchè lo ritiene necessario. Il fatto che io ho provato determinate sensazioni quando ne facevo uso non significa che tutti abbiano o provino le mie stesse sensazioni. Infine riguardo al mio fallito progetto, preferisco per svariate ragioni di non parlarne. Ci tenevo, comunque, a chiedere scusa se qualcuno si è sentito scosso o anche ferito per le parole che ho usato, e ci tenevo anche a ringraziare tutte le persone che con le loro opinioni mi hanno aiutato a riflettere, non pensiate che le vostre parole siano rimaste inascoltate, mi hanno dato in un momento difficile che sto attraversando una grossa mano, un grosso aiuto, GRAZIE.
Per cui, secondo te, l’insensatezza permette la vita in quanto modulo creativo?
Potremmo discutere dell'”incertezza” della vita, ma non di un senso dell’insensatezza. Già, perchè se è la mancanza di senso a dare sfogo attraverso l’amore alla creatività, allora la mancanza di senso diventa l’epifania di ogni cosa ovvero ne dà il senso.
Insomma, io preferirei un mondo degno di essere vissuto. Amore e Conoscenza dovrebbero esserne il Senso primo e ultimo.
Ma dove sono?
ma che peraltro era tremenda… lei diceva: non dire che non ce la fai se prima non provi! e questa, francamente, è una cosa che mi è servita.
Però, esempio cretino, mia madre (che peraltro è insegnante pure lei) mi metteva un maglioncino sopra il grembiulino in modo che io potessi toglierlo se avevo caldo ma tenerlo se avevo freddo (viste le grandi manovre, altrimenti con quel c…o di grembiulino… che roba orrenda,tra parentesi, per uno spirito anarchico come il mio). La maestra un giorno davanti a tutti mi dice che non si mette il maglioncino sopra (e fin qua…) ma aggiunge: perché lo metti, per far vedere che hai un maglioncino bello? per far vedere che hai soldi? (tra parentesi ma quali soldi? avevo genitori giovanissimi che si stavano appena costruendo la vita). Una cazzata eppure io sono stata malissimo: e mica per la faccenda che pareva che io volessi mostrare. No, sono stata malissimo per la mia mamma. per la mia mamma che mi aveva messo un maglioncino per amore e cura e questa stronza di maestra si inventava una versione brutta e cattiva di un gesto d’amore. (oh, mica ho mai detto che sono a bolla, eh, ragazzi :PPP).
Athos, se ti può consolare io alla mia strizzacervelli per un certo tempo ho dato del lei (io che do del tu a tutti, praticamente) perché mi piaceva e avevo paura di affezionarmi a lei. Di affezionarmi tipo una mamma o una sorella maggiore o che ne so. Le davo del lei per mantenerMI le distanze.
MARQUITO: ora forse (probabilmente) dirò una cazzata colossale: ma la depressione non rimbambisce? La depressione non ha effetti collaterali, anche sul fisico? la depressione non genera dipendenze a sua volta e che manco hanno effetti curativi? non riesce a creare persino un “finto” (ma così maledettamente vero) malessere? (finto nel senso che ci fa percepire una strada come una montagna, un incontro banale come un esame di stato ecc ecc).
Quando guardo se lo yogurt è scaduto mia nonna mi dice: però poi fumi 40 sigarette?
Allo stesso modo persone che pensano alla morte e si rimproverano di non sapersi ammazzare abbastanza velocemente hanno paura che un farmaco abbia effetti collaterali? Una mia conoscente sui 50 anni, medico, per anni è stata male fisicamente senza riuscire a capire perché. Finalmente lo ha capito e gli antidepressivi (ne ha provati un paio e li ha dosati bene) a quanto ho capito tengono a bada il suo disturbo come la pastiglia quotidiana per la tiroide. Rispetto a prima è dinuovo lei, e non certo per falso benesser
@ Athos:
Caro Athos; se hai voglia di discutere con me, e di farlo in modo sereno e costruttivo, la cosa può soltanto rallegrarmi; ma perché rivolgermi un messaggio acefalo, senza neanche indicare il nome del destinatario ?
Devo dire che mi fa un certo effetto sentirti parlare con tanto trasporto di Pace e di Amore (ci avevi abituato a ben altri toni, a ben altri accenti …). Sperando che non si tratti della solita goliardata o dell’ennesimo camuffamento del dottor Jekyll, che dismette momentaneamente i panni di Mister Hyde, rispondo con molto piacere alle tue osservazioni.
Ci sono persone che soffrono di claustrofobia e persone che soffono di agorafobia. Le prime sono insofferenti di ogni vincolo e di ogni costrizione; credono nella relatività dei valori e non sopportano di essere ingabbiate in un qualsiasi sistema etico, religioso o metafisico. Amano e rispettano la complessità della vita; amano la vita proprio per quei motivi che la rendono insopportabile alla maggior parte della gente. La amano perché è variegata, multiforme, iridescente, cangiante … la amano perché è mutevole, effimera, misteriosa … la amano soprattutto per la sua inesauribile ricchezza … la amano perché cambia continuamente aspetto a seconda del punto di vista da cui la si osserva. Per queste persone l’insensatezza della vita rappresenta un grandissimo pregio (quando parlo di “insensatezza” mi riferisco alla mancanza di un senso preciso, che ci viene imposto dall’esterno una volta per tutte). L’insensatezza è ciò che ci permette di creare nuovi valori e nuove prospettive (i nostri valori, le nostre prospettive).
Gli altri (che sono la maggioranza) non sono in grado di sopportare l’insensatezza della vita. Percepiscono la mancanza di senso come assenza e vuoto; non come un’opportunità offerta a ogni singolo individuo per sprigionare liberamente la sua creatività. Hanno disperatamente bisogno di aggrapparsi a una qualche certezza e quando non la trovano si sentono inevitabilmente risucchiare nell’abisso.
L’insensatezza della vita non deve essere necessariamene considerata un disvalore. Se la si considera in una certa prospettiva, essa può perfino rappresentare un valore. La cosa potrà apparirti sorprendente, ma ci sono dei momenti in cui l’insensatezza della vita mi appare addirittura come il suo maggior pregio. Se il senso dell’esistenza ci fosse già dato; se la direzione da seguire fosse già tracciata, mi sentirei precisamente come un topo in gabbia.
Segue:
Spero soltanto di essermi espresso chiaramente e di non essere stato totalmente frainteso. Lo ribadisco ancora una volta: quando parlo di “insensatezza” mi riferisco alla mancanza di un senso univoco, oggettivo, universale e valido per tutti (tipico il caso della religione). Quando parlo di “creatività” mi riferisco alla facoltà più preziosa che ciascun uomo reca in sé: quella di imprimere alle cose la propria personale prospettiva; il proprio personale punto di vista, la propria personale interpretazione del mondo e di inventarsi, in totale autonomia, il proprio personalissimo senso della vita.
@ LUNA:
Altro che sciocchezze … dici delle cose incredibilmente sensate; delle cose che condivido al 200%. La carenza di un neurotrasmettitore come la serotonina provoca gravissimi effetti collaterali . Non solo la persona è depressa, ma è oggettivamente incapace di analizzare la realtà in modo sereno e equilibrato. E’ aggressiva, spesso violenta, soffre di disturbi ossessivo-compulsivi, di terrificanti sbalzi dell’umore e qualche volta anche di dismorfofobia … E’ veramente incredibile che una persona che si trova in questo stato abbia paura ad assumere uno psicofarmaco … una medicina che riporterebbe il suo livello di serotonina su dei valori accettabili, rendendola più lucida, più serena, più costruttiva; in una parola più equilibrata e più sana.
Io credo che alla base di tutto ci sia un vecchio pregiudizio secondo cui tutto ciò che è “naturale” è buono e tutto ciò che è “artificiale” è cattivo. Seguendo questa logica aberrante si arriva all’assurdità di considerare il virus migliore del vaccino, la depressione migliore dello psicofarmaco, la malattia migliore della salute.