Il suicidio
Riferimento alla lettera:
Buongiorno, anche io penso che il suicidio sia una cosa buona, in un certo senso. Da tre anni, ci sto pensando, e ho già fatto quattro tentativi. Per me, la morte rassomiglia a un riposo, perché come lo dice un autore francese, "vivere, è soffrire". Io di fronte alle difficoltà...
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Data di pubblicazione: 17 Settembre 2005
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Categorie: - Me Stesso
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TRACY, riferito anche alle parole sugli amici di Leo, e forse in qualche modo anche a STANCHISSIMA:
Per quanto mi riguarda io sono estroversa (anche se ho una parte introversa anch’essa piuttosto sviluppata… e su questo, Leo, poi tornerò, sul fatto che siamo tutti composti, credo, da più parti, no? e non è questione di essere schizzoidi, ma di essere completi proprio perché abbiamo diverse parti che lavorano in noi) e credo molto nel valore, quasi terapeutico, persino, se vogliamo, dello sdramattizzare, dell’ironia e dell’autoironia (ironia, non mi piace invece il sarcasmo). Quindi, fondamentalmente, io con gli amici scherzo perché scherzare con gli amici, da sempre, fa bene anche a me. Inoltre ho degli amici che hanno un bel senso dell’umorismo. Ciò non significa che dobbiamo per forza fare cabaret ogni volta che ci vediamo, che sia un obbligo, ma la tendenza allo scherzo è comunque una cosa che considero una nostra “forza” e non una debolezza nei nostri rapporti. Ciò nonostante abbiamo attraversato anche momenti molto seri dell’uno e dell’altro, e forse il discorso è che esistono vari registri, e ci sono dei momenti in cui si scherza e dei momenti in cui si parla e altri in cui si anche ascolta e basta, perché magari non si può proprio fare altro. Non è sempre detto che i registri dell’uno collimino con quelli dell’altro, perché siamo umani. Però io considero una cosa positiva sia il fatto che ci possiamo raccontare i nostri guai, sia il fatto che cerchiamo di risolverceli da soli (pur tenendoci informati su come vanno le cose), sia il fatto che ci si cerchi anche considerando un’occasione di ossigeno il fatto di poter parlare d’altro, e di scherzare, nei momenti bui. Il giorno del funerale di mia nonna, che per me era terribile, la mia amica era con me. La sera mi ha invitato al compleanno di suo marito. E io, se pure stavo male, ci sono andata. Non perché pensavo che fosse un obbligo, ma perché sapevo che lei mi aveva invitato anche perché mi distraessi e perché sperava che il fatto di stare in mezzo alla gente avrebbe attivato la mia reattività più “vitale”. Cio non significa che lei si aspettasse che io lo avrei fatto, cioè che voleva che io lo facessi. E’ vero che io mi attivo in quel senso quando ci sono delle persone. E’ una cosa mia, che viene molto prima del fatto che penso che gli altri non mi accettino se non scherzo o non sono socievole. e’ vero che i miei amici mi sgamano in due secondi netti se sono sotto tono, ma non lo fanno perché
si aspettano che io faccia il giullare sempre e comunque, ma perché mi conoscono, conoscono le espressioni del mio volto ecc, per cui sono in grado anche di vedere i miei silenzi. Ma, mi ripeto, io non credo che loro mi chiedano per forza di essere solare. Ciò non significa però che non possano essere più contenti se sto bene invece che male. e neanche che possano avere sempre le risposte giuste quando non lo sono o che possano sempre reggere quando io non lo sono, pur volendomi bene. E lo stesso vale per me nei loro confronti. A me è capitato di stare peggio quando tutte le persone più vicine avevano veramente dei problemi seri a loro volta. E’ una sensazione terribile, però ti fa capire anche di più ciò che umanamente può fare per te anche chi ti vuol bene, soprattutto se a sua volta è in una posizione tanto simile alla tua. Ciò non significa che nei periodi di crisi io non abbia tagliato dei rami secchi o riflettuto meglio su certi rapporti. Accade ed è un bene. Ma molto spesso, prima di prendere decisioni drastiche, seppure abbiamo raccolto dei dati emotivi intensi ed importanti sui rapporti nei momenti di crisi (gli amici si vedono nel momento del bisogno) è quando stiamo meglio che abbiamo una maggiore lucidità per considerare quei dati. Almeno per me è stato così.
Se temiamo che gli altri ci rifiutino se non siamo sempre allegri allora è possibile che i nostri amici davvero siano così, e quindi forse possiamo rivedere la reale profondità di alcuni rapporti nel momento del bisogno, ma anche ciò che noi in quel momento pretendevamo da certi, altri, rapporti, più di quanto fosse realmente possibile. Allo stesso modo può essere anche che noi abbiamo bisogno, per come siamo fatti noi, di scherzare anche quando stiamo male, o di spostarci dagli altri quando stiamo più male ancora, come i gatti. Mostrarsi in un modo o nell’altro dipende anche dalle persone che abbiamo davanti e dalla paura di non sentici accolti, ma se io ho scherzato spesso non è stato solo per il mio non volere mostrarmi più fragile, ma anche per il fatto che usare l’energia e il nervosismo in modo cabarettistico, o per riservatezza mia ecc.
BIRILLO: la frase “essere liberi di avere una dipendenza” è un paradosso, perché di una dipendenza si è comunque e sempre in qualche modo schiavi, anche se si lotta per la libertà di farne quel che si vuole, e si mette quel concetto in primo piano, essa rimane pur sempre una DIPENDENZA, lo dice la parola stessa. Non si chiamano LIBERTA’, infatti.
LUNA & TRACY: grazie ancora per le vostre parole, che mi aiutano a riflettere, in momenti dove senti quasi la necessita di vomitare, vomitare parole, vomitare emozioni, vomitare pensieri.Io non penso di avere molti amici, ma credo per fortuna di non essere da solo, credo di avere a fianco a me diverse persone che mi vogliono bene, e sapere che ci sono per me è molto importante, sapere che una persona possa confidarsi con me, parlarmi delle sue emozioni o confidarmi i suoi problemi, ed io provare (in funzione delle mie capacità) ad incoraggiarl* a spingere a continuare a credere nelle proprie capacità, per me tutto ciò è molto importante, perchè semplicemente mi sento un poco importante per qualcuno, mi fa piacere che una persona possa nutrire fiducia nei miei confronti; senza aria, acqua e cibo si muore, eppure certi rapporti d’amicizia sono anch’essi un nutrimento importante.A volte succede che il mio cane dorme sotto il mio letto, quando ciò accade provo uno strano benessere, magari il mio cane non mi dice con le parole diverse frasi, però io so che lei è li, lei è presente, lei mi sta vicino, e quando sono triste mi porta la sua pallina;ho fatto questo esempio per dire che a volte anche semplicemente sapere di non essere soli può darti molto, anche se magari non gli racconti degli incubi che quotidianamente fai, a volte anche sentire la voce di un amico ti aiuta a distrarti, ti aiuta a non pensare alla burrasca che covi dentro di te, sapere che possono esistere dei momenti di distrazione è importante.Infine bisogna anche dire che è difficile che esistano degli amici che consapevolmente sanno di perderti, magari possono sospettare di qualche tuo stato d’animo, ma probabilmente come prima mi scrivevi non accetteranno mai quel tipo di scelta, e se non lo riescono ad accettare quando sei in un altro luogo, non penso che lo accettano ora che vivi insieme a loro. Pure io ho sofferto moltissimo la scomparsa di mia nonna, ma voglio credere che lei continua a vivere dentro di me, vedi penso che anche se un corpo senza vita possa deteriorarsi per dare origine a nuova vita,l’energia sia immortale, l’energia che certe persone care ci hanno trasmesso da vive, continua a vivere dentro di noi,cosi spero che le poche energie positive dentro di me possano continuare un giorno a vivere nelle persone che mi vogliono bene. La morte per come la vedo io non è ne un inizio, ne una fine; fa parte di un ciclo, di un cerchio; e un cerchio non ha un inizio e nemmeno una fine.
Scusa Buck, non so perchè ricordavo come nik “Book”, credo di aver unito l’idea di un personaggio a quella di un libro. E in qualche modo ci avevo pure azzeccato.
Il tuo ragionamento è a dir poco strano. Dici che tu sei incapace di amare e che “purtroppo” la storia è stata fatta dal male. Ma allora, se dici “purtroppo” (cioè, ne sei dispiaciuto) che senso ha che tu continui a non voler amare? In effetti si, quella tua morosa (si dice così anche adesso) a questo punto aveva ragione, anche se, secondo me, ultimamente dei gesti d’amore tu li hai fatti, come ti ho detto. Però volevi arrivare ad essere solo e ci sei riuscito. Ora puoi finalmente viverla questa solitudine e capire perchè l’hai tanto cercata.
Comunque, se la storia fosse stata fatta solo dal male, l’uomo (che conosciamo) si sarebbe già estinto da un pezzo. Diciamo che il male come notizia “vende” più del bene.
Leo,
Il discorso è molto lungo da fare quì, ma tutto ciò che noi facciamo nel mondo materiale nasce dal pensiero. Il problema c’è quando non riesci a distinguere ciò che stai pensando da ciò che si sta verificando materialmente. Se tu avevi un mondo immaginario (cioè pensato) e sapevi bene che lo era, dov’è il problema?
Se tutti pensiamo vuol dire che il pensiero è reale, non credi? L’importante è che ci si renda conto se una certa cosa è “ancora” un pensiero, una serie di fatti di una vita parallela migliore di questa, un progetto, oppure quello che si sta vivendo materialmente.
Per me, uccidendoti, tu butteresti via una grande occasione di crescita interiore, perchè, secondo me, sei già molto avanti. Essendo molto avanti, risenti dei limiti che ti vengono imposti dalla mentalità chiusa che la società materialista cerca sempre di imporre. Il motivo per cui vedi il tempo in quel modo, secondo me, è che il tempo è creato dalla materia (ti consiglio di leggere qualche libro di fisica quantistica, in merito) per cui tu, sapendo uscire facilmente dalla vita comune, riesci a rappresentare con dei simboli questa cosa. Solo che, non capendoli, ti spaventano. Se a questo aggiungi l’azione distruttiva delle persone materialiste (o meglio, volutamente ignoranti) fai presto i tuoi conti.
Infine, quelle rappresentazioni le hai in sogno, guardacaso. Il sogno è un mezzo naturale in cui si progetta la vita della veglia, si risolvono problemi, ci si rigenera con pensieri migliori, si affrontano situazioni e si cercano le soluzioni. E questo è comune a tutti.
LEO: sì, capisco, capisco anche la sensazione del cane (io ho una gatta) che ti porta la pallina :))))
@sapere che ci sono per me è molto importante, sapere che una persona possa confidarsi con me, parlarmi delle sue emozioni o confidarmi i suoi problemi, ed io provare (in funzione delle mie capacità) ad incoraggiarl* a spingere a continuare a credere nelle proprie capacità, per me tutto ciò è molto importante, perchè semplicemente mi sento un poco importante per qualcuno, mi fa piacere che una persona possa nutrire fiducia nei miei confronti; senza aria, acqua e cibo si muore, eppure certi rapporti d’amicizia sono anch’essi un nutrimento importante
Capisco anche queste sensazioni. La mia strizzacervelli mi diceva che a volte facciamo/siamo per gli altri quello che vorremmo fare/essere per noi stessi. Che a volte facciamo per gli altri quello che non riusciamo a fare per noi stessi. Ma siamo sempre noi…
Mi spiego? forse no. Intendo dire che tutte le cose che ti piacciono nel tuo rapporto in… uscita con gli altri (il tuo accoglierli, l’essere di sostegno, dare buoni consigli, spronare, tirare su il morale ecc) sono cose tue, cose che hai e che puoi volgere verso uno dei tuoi amici più vicini… te.
Lo so che sembra banale, però voglio dire che i talenti di intelligenza emotiva che ti riconosci rispetto agli altri (e tra questi metterei anche il fatto stesso di saper riconoscere situazioni di benessere, armoniche che descrivevi, e il saper goderne) non sono forse tuoi?
A me sembra, Leo, che tu sia una persona veramente ricca di tante cose, sensibilità, creatività, capacità affettive e razionali, ma che forse, in alcuni momenti (dico in alcuni momenti anche perché credo di averti letto in momenti tuoi diversi, in stato più rilassato o più ansioso… forse mi sbaglio) si giudica troppo. Cosa peraltro piuttosto comune. Ma alle volte cosa succede? succede che ci guardiamo (anche la capacità razionale e quella di fantasticare, che magari sono naturali in noi e possono viaggiare insieme, essendo come, non so, dei colori diversi della stessa tavolozza, ma che possono anche sfumarsi a vicenda in modo equilibrato) in modo talmente severo che ci scomponiamo, tipo: quando sono realista va bene, quando ho creatività no.
Ammesso e considerato che una crisi può capitare per diverse età e a chiunque, per svariate ragioni, e che la maggior parte delle persone lungo il cammino si conoscono sempre meglio (anche attraversando delle fasi di riassestamento o di vero e proprio rifiuto, persino), attraverso periodo neutri, attraverso successi ma anche insuccessi, e cambiamenti scelti ma anche che ti capitano e contro cui per un periodo magari fai opposizione, e che spesso qualcuno, per esempio, si libera dell’ossessione di non avere un talento preciso proprio nel momento in cui si rende conto che il suo vero talento non è che la sua personalità, delle parti della sua personalità indirizzate (anche inconsapevolmente) in un certo modo, anzi vissute in un certo modo, dicevo, a parte tutto ciò, a me leggendoti pare che tu abbia di più una crisi di un giovane uomo che sta imparando a conoscere se stesso, anche attraverso percezioni, magari un po’ esagerate (non nel senso che esageri, ma che sono molto amplificate), un po’ come quando da bambini abbiamo i dolori della crescita. Mi ripeto, non è che ci sia un’età precisa per sentirsi così, però può accadere.
Che abbiamo bisogno, in certi momenti della vita, di essere terribilmente severi con noi stessi, affrontare anche certe sensazioni di spaesamento, fallimento, dolore, anche antico, per poi riconoscerci, tornare a conoscerci, un po’ meglio, e magari volerci anche più bene e sentire di aver capito delle cose in più.
Io ho sempre avuto la voce che ho, e non ci ho mai fatto caso. Ad un certo punto a 20anni, in un periodo in cui rivedevo pure il modo in cui tenevo il cucchiaio per mangiare uno yogurt (esagero, ma mica tanto) guardandomi spesso da fuori, come forse fai tu, e vivendomi al contempo intensamente dentro più che mai, un giorno ho ascoltato la mia voce e dicevo: ma che è?
Non per forza brutta, ma strana.
Uno dei miei flashoni è stato questo. (te l’ho pur detto che pure io so difendermi bene :P). Morale della favola in seguito non ho assolutamente deciso che dovevo dimostrarmi che la mia voce mi piaceva. Mi è passato il flashone. Ma sai perché me lo ricordo? Anche perché in seguito, quasi per caso (ma non era un caso, era probabilmente la faccenda della personalità che dicevo prima), ho scoperto che la mia voce era semmai un mio punto di forza, al quale non avevo mai pensato. Se n’erano accorti gli altri, dando pure per scontato che io lo sapessi. Io no. O forse l’avevo scoperta a 20 anni, ma in quel modo curioso che dicevo.
@ LUNA:
“Spesso qualcuno si libera dell’ossessione di non avere un talento preciso nel momento in cui si rende conto che il suo talento non è che la sua personalità”.
Sapessi quante volte l’ho pensato … Il talento può consistere in un certo modo di affrontare la vita, in una certa visione del mondo, in un certo particolare approccio ai problemi dell’ esistenza.
Non ho detto il Male ,ma l’Odio . Sono due cose differenti. L’Odio è il più potente aggregante sociale , quasi sempre vince. L’amore è fragile , raramente vince ( parliamo di Storia).
Per quanto riguarda il “purtroppo” , non aveva che un valore di constatazione , non di derisione , o anche etico.
La patente di …odioso ha tante firme , sino a quella della mia -ex-moglie.Una più , una meno.
Essere Sincero , non essere “simpatico” è stata la mia priorità nella vita.
Ho ottenuto la mia solitudine: bene , il problema è gestirla , e con un dolore che non ti abbandona mai , con le discrete limitazioni fisiche , non sarà facile. Forse perderò. Ma voglio perdere con dignità. La Solitudine mi ha sempre attratto. Ecco i grandi spazi , i grandi silenzi , la ricerca di tracce perdute , che interessano pochi.
La Estinzione ( dell’ Uomo): non vi preoccupate , forse non la vedremo , ma senza l’Uomo la Vita sulla Terra è iniziata , senza l’Uomo la Vita finirà. Su questo gli Studiosi sono d’accordo.
Lo Psicologo …lo Psicanalista … sono stati provato per anni tanti anni fa. Questi sono i risultati.
Credo di averlo già detto quando parlai di Anaffettività.
Io non odio indistintamente , non odio chi non conosco : comunque , qui chi mi ha risposto si è dimostrato gentile , comprensivo , ed anche se le mie vedute non coincidono ( meglio la Morte che una vita sedentaria) lo ringrazio , di averlo eventualmente offeso ,mi scuso ( anche se LeRoy J. Gibbs , in NCIS , mi direbbe mai chiedere scusa , è segno di debolezza).Leggo con attenzione anche le conversazioni del sito che vedono protagonisti che non conosscerò mai.
Vi ringrazio , un abbraccio.
dici che vuoi la solitudine e poi..meglio la morta che una vita sedentaria..e come si sa una vita sedentaria è bella solo se sai sta con la gente giusta che tu putroppo non hai conosciuto..
BUCK: è molto più un segno di debolezza non saper chiedere scusa quando è il caso, secondo me. quando l’orgoglio ci impedisce di dire: ho sbagliato. (in generale, mi riferisco alla tua frase sulle scuse, non al tuo scusarti nel tuo post).
Non capisco perché opponi il fatto di essere sincero al fatto di essere simpatico. A meno che non intendi ruffianeria e piaggeria per simpatia.
Ma il fatto di essere gentili con sincerità, per esempio, non ha a che vedere con la ruffianeria.
Le persone sono capaci di accettare delle verità anche scomode se dette con empatia e gentilezza, molto spesso.
Al contrario sentono l’aggressività. E alcune persone nel nome della verità sono semplicemente aggressive.
“Gliel’ho detto perché io dico la verità”.
Beh, dipende anche da come la dici e quanto sia importante dirla. O meglio quanto non sia importante dirla solo per te che la dici.
Il tu è generico, riflettevo solo su alcune affermazioni che hai fatto, che mi hanno stimolato il pensiero, non sto dando contro a te.
Non mi sei antipatico, Buck, anzi, e quindi non riesco a cogliere la differenza che fai appunto tra sincerità e simpatia.
Spesso nella storia non ha vinto l’odio in quanto tale, ma gli interessi economici, interessi di altro genere di alcuni che venivano riversati sulla gente usando altri nomi, caricando la paura, l’odio.
Ciò vale anche nel caso in cui questi interessi siano cominciati molto molto a monte, e poi nel tempo siano diventati, di generazione in generazione, qualcos’altro, nascondendo la spinta iniziale e diventando nella convinzione dei singoli che può farsi violenta moltitudine. Discorso complesso, comunque.
Ma il tuo problema ora non è storico o cosmologico: è personale. TU stai male.
Gli psicologi ecc che incontreresti oggi non sono gli stessi che hai incontrato allora, non avrebbero lo stesso tipo di preparazione anche, probabilmente, e soprattutto tu non saresti lo stesso. Messo peggio? Magari potrebbero anche ripulirti di alcune “belle” etichette del c...., ma non vuoi neanche tentare.
Ma è chiaro che devi sentirti tu di andare da uno psicologo, pensando che, visto che hai anche le possibilità economiche, e che se hai deciso di morire comunque non hai niente da perdere, puoi pure provare a vedere se la cosa ti può servire. se tu avessi una carie che ti batte ogni giorno in bocca, facendoti vivere con fastidio ecc e pensare di tirare cragnate contro il muro, penso andresti dal dentista. Anche se un dentista ti avesse deluso
20, 30, 50 anni fa, o se ti avesse detto: lei hai denti così e colà.
Anche se la tua ex moglie o quella che ti sei fatto in uno sgabuzzino al liceo ti avessero detto: le tue carie sono fatte così e colà.
(senza manco essere dentiste).
Tu ora hai due problemi, collegati, ma non solo: un problema fisico che ti deprime, e la depressione. Ma non accetti il fatto che il secondo problema sia da considerare quanto il primo. No, il secondo non è un problema: è orgoglio, è saggezza del guerriero che prende la sua zattera e svanisce tra i flutti prima che lo mettano in pensione forzata.
Bada, Buck, io ho capito che la tua sofferenza fisica è grande. E non è cosa da poco. Ma esiste anche l’altro problema: la depressione.
E tu non accetti di chiamarla con il suo nome. La chiami: io mi conosco. La chiami: me l’ha detto Ginapina. La chiami: tanto io non voglio neanche provarci.
Io ti rispetto, Buck, e rispetto il tuo sentire.
Non sono neppure io una “dentista”, e sul fatto che ti conosco meno di chi ti conosce non ci piove proprio. Però rimane il fatto che mi chiedo: hai fatto tanto per il tuo malessere fisico, hai detto di aver speso, chiesto consulti eccecc. Ma per il tuo male dell’anima cosa stai facendo? Non ha lo stesso valore?
Non ha lo stesso valore anche se è il filtro con cui in questo momento guardi ogni cosa?
Cos’è? è orgoglioso dire: sono disposto a morire della mia depressione, ma non lo è dire: ho una depressione reattiva?
che male c’è ad avere una depressione reattiva?
A me piaci, e francamente, perdona il mio egoismo, a me dispiace che tu ti ammazzi, fermo il libero arbitrio. Ma mi piacerebbe pensare che è libero arbitrio per davvero. No un malessere che ti sta facendo girare la testa. La solitudine cercata è un valore, come la compagnia ricercata.
Ma ubriacarsi di compagnia senza provare piacere non so quanto sia diverso dall’alienarsi nella solitudine perché si sta male.
Io amo la solitudine, io ne ho bisogno, anche. Ho sempre adorato i miei momenti di solitudine, raccoglimento. Non li ho adorati quando, come il gatto, avevo bisogno di ritirarmi perché stavo male, ma ne ho riconosciuto il loro sano valore.
Ma quando stavo male la mia solitudine si chiamava anche alienazione. Era lo stare male che mi portava lontano.
Forse sono stata aggressiva? Se è così mi dispiace. Nessuno di noi è spacciatore lecito di verità per gli altri. Non le ho, è ovvio. Ma ti lancio, con egoismo mio, delle ipotesi. Perché mi dispiace se ti fai trascinare via.
Book, è vero, l’odio è un aggregante sociale senza eguali. E’ proprio questo il problema, il fatto che chi odia è in genere più attivo di chi dice di amare, non di chi ama davvero. Per l’odio la gente darebbe tutto, perchè l’odio fa sentire fighi, forti, potenti. “Chi è più potente di chi odia?” Vi dite. “Nessuno”, vi rispondete. Però, chi tra me che ho amato e tu che hai odiato è rimasto solo alla fine? Se ci volevi rimanere hai raggiunto il tuo scopo. Anch’io sono stato dallo psicologo, la differenza tra me e te è che io volevo risolvere i miei problemi, mentre tu volevi dare del co...... allo psicologo. Per te io sono un perdente e tu un vincente. Giusto? Si, può essere. Dici che hai donato quel macchinario perchè ormai non ti serve più, come un ultimo gesto di menefreghismo. e di superiorità, visto che te lo puoi permettere. Non riusciresti mai a pensare che l’hai fatto per gli altri. Hai avuto i soldi che uno che odia può avere, mentre io non ho un euro. Solo che io quando sento l’amico che mi cerca sinceramente e non solo per un consiglio, ma solo per passare del tempo con me, in qualunque modo, o la donna che mi dice che mi ama per quello che sono, credimi, mi commuovo. Anche perchè non penso di essere così speciale, visto che non c’è limite al migliorarsi. L’odio e il male sono cose diverse? e in cosa? il male nasce dall’odio, non il contrario. Qual’è la differenza? Se l’odio va con il male, l’amore va con il bene, dov’è la differenza? Di bene ne è stato fatto e di aggregazione ce n’è stata, altrimenti saremmo tutti già morti da un pezzo. Io ti ho risposto e sono contento di averlo fatto, anche se tu apprezzi chi non lo ha fatto. Forse sei abituato così e non mi stupisco. Naturalmente non starò quì a continuare la conversazione con uno che non vede l’ora di ammazzarsi per convincerlo a non farlo. L’amore lo so dare anche a me stesso e tu non vuoi alcuna comprensione. L’amore è anche saper dire “vuoi ammazzarti? prego!”. la vita è tua Book, come lo è sempre stata, è inutile che te lo dica io. Forse avrei da dirti cose più interessanti, ma forse lo sono solo per me, un povero perdente che sa amare.
Quindi Book “buon suicidio” è l’unico augurio che mi viene da farti.
Andrea sei arrabiato davvero non ti ho sentito mai parlare così neanche con me .Ti ricordi quando mi hai chiesto come si fà ad aiutare le porsone che non vogliono essere aiutate ???? Bene ora ci sei arrivato da solo,ma non bisogna mai abbandonarle al loro destino tantomeno augurargli buon suicidio non credi? Buck vuole soltanto fare la vittima e il carnefice di se stesso ,ben lontano è la voglia di suicidarsi..lui vuole essere soltanto odioso perchè in realtà odia soltanto se stesso .Buck non è forse così non accetti quello che sei diventato perchè prima avevi tutto ora non hai più nulla anche se stai bene economicamente bene e questa ti ha fatto cadere in depressione e quì mi collego a Luna tu non vuoi accettare la malattia depressione ,perchè di questo trattasi prova ad ammetterlo ce lo devi Andrea ciao
BIRILLO: la frase “essere liberi di avere una dipendenza” è un paradosso, perché di una dipendenza si è comunque e sempre in qualche modo schiavi, anche se si lotta per la libertà di farne quel che si vuole, e si mette quel concetto in primo piano, essa rimane pur sempre una DIPENDENZA, lo dice la parola stessa. Non si chiamano LIBERTA’
Luna
tu la vedi come dipendenzaa io non la vedo cosi
anche prendere il caffe la mattina
oppure fumare una sigaretta e altre mille ” dipendenze ” che poi dipende dai punti di vista se lo sono o meno
fatto sta che non siamo liberi di farle
poi del resto come ti ho gia detto ogniuno e libero di fare o non fare cio che vuole pur opponendosi a chi c e lo vieta
ieri sera o 2 gg fa vedevo in tv che spiegavano che bere non fa bene soprattutrto in eta giovanile
secondo te quanti ascolteranno quel consiglio…
secondo me finche lo stato continuera con il proibizionismo la gente anzi i giovani faranno di tutto per fare l opposto
e normale anche per voi religiosi… “c era l albero delle mele e “Dio” disse ad adamo non prendere la mela e lui che ha fatto spinto da eva … subito la presa” e piu forte di noi 😀
dai saluto tutti/e
smack alle fanciulle
a stanchissima 2 :=)
@stanchissima dove seii e da un po che non ti leggo piu come stai…
Birillo, come sai anch’io sono contro il proibizionismo e sono d’accordo che serve solo a spingere la gente a fare il contrario, propio perchè farlo è proibito. Poi è uno strano discorso fatto da te, visto che gli anarchici non fanno altro che fare l’opposto di tutto il lecito o l’illecito. Quando la liberalizzaranno smetterai? Solo che ci sono ancora gli alcolisti, sebbene l’alcol sia libero da un pezzo. E c’è comunque una grande mortalità tra gli alcolisti. Quindi non basta liberalizzare. Infondo il tuo vero desiderio è poterti fare le canne in santa pace, non risolvere i problemi di depressione o di dipendenza delle persone, lo dici tu stesso.
Quindi è un liberalizzare fine a sè stesso, non c’entra niente con la prevenzione. Si fa molto con la pubblicità progresso in questi anni. Certo che se neanche si dicono le cose, ancor meno ragazzi ascolteranno i consigli. Ma anche nel momento in cui verrà liberalizzata (e io spero succeda) resta comunque una sostanza che da dipendenza, come gli ansiolitici, il caffè e la nicotina. Forse diventerà di uso comune come l’alcool, di cui si muore ancora tanto.
Poi son d’accordo, ognuno è libero di morire alcolizzato, ci mancherebbe…
Marina, si , è vero, ora l’ho capito da solo. E avevi ragione, è proprio come dicevi tu. Buck (sta volta l’ho scritto giusto) è il classico incazzato sociale, solo che deve odiare ad ogni costo. Senza dubbio è un carnefice e vittima di sè stesso, ma è anche un carnefice di altri. Io sono sempre disposto ad aiutare tutti, ma quando mi trovo di fronte a chi pensa che uno come me è solo un povero pirla che non ha di meglio da fare che correre in soccorso alle vecchiette per la strada, allora mi incazzo anch’io. Ci sono persone che rischiano la vita tutti i giorni per fare del bene, non sono io, ma ci sono e meritano rispetto.
Poi ormai mi conosci e sai che se quello che dico oggi è la parola di uno incazzato mi basta uno “scusami” sincero che quella parola cambia molto in fretta. Solo che scusarsi non è nello stile di Buck. Vero Buck?
E quindi va bene così. E’ chiaro che spero che non si suicidi, così come lo spero per birillo (che come sempre è libero di fare come vuole).
Io , invece , cerco di arrabbiarmi il meno possibile , è uno spreco inutile di energie ( negative).
Andrea , voglio però puntualizzare alcune cose , prima di chiuderla qui:
Non ho mai scritto che tu sia un perdente ( al massimo lo sono io) o un pirla : non l’ho scritto e non lo penso. Mi scuserei se lo avessi fatto , ma non l’ho fatto. Ti ammiro per la tua generosità , e non ti prendo in giro. quindi , niente scuse (e non perchè non è nel mio stile)
Secondo : non permetto a nessuno di dire che sono un carnefice di qualcun altro. Questo no : sto in piedi a cercare di salvare vite ( che frase fatta!) ben oltre il mio turno , da una vita. Qualche volta mi riesce , sono stato addestrato a questo. Ho visto più gente io morire , e male , in un mese che tutti voi in una vita.Non credo di dover ricevere lezioni.
Terzo : l’odio non mi ha procurato soldi , mai. Tutt’al più certezze.
Quarto: non avevo nulla prima , non ho nulla adesso.
Quinto: se dono qualcosa , è perchè mi sento di farlo , non per avere ringraziamenti , elogi , o per atto di carità ( dovuta , peraltro , per i Credenti).
Sesto: per Luna : con gli psicologi e psichiatri ci vivo a contatto tutti i giorni : non vi sono metodi molto diversi rispetto a 30 anni fa , e comunque i più seri ammettono che sedute a 60 anni non hanno un gran senso. Gli psicofarmaci : no grazie , mi bastano gli antidolorifici.Le pastiglie :le pastiglie io le prescrivo, ma cerco di prenderne il meno possibile (stop , Buck , stai diventando arrogante).Comunque , Luna , mi sei simpatica anche tu ( sei profonda in alcune parti dei tuoi script ) , ma …niente psicologi!
Quando il dolore , dopo le iniezioni , si calma , ritorna un poco di ottimismo , subito . La Depressione Reattiva non si cura senza rimuovere le cause ( in tal caso , per di più , fisiche)
Tracy . il più o la più dolce e rispettoso : si’ , forse non le ho trovate. Ma godevo di una vita iperattiva , e gli amici , pochi , che avevo , e che ho congedato , ( età. 55-65 ann) la condividevano con me ; non vanno bene per una vita sedentaria. Direte , allora non sono amici. No , lo sono , altrochè.In un’altra vita.
Adesso basta , sono stanco , vado a farmi l’ Antidolorifico ( neanche una passeggiata in una bellissima giornata di sole).
Godetevela , voi che potete.
@BIRILLO……….
spesso leggo, ma non sempre scrivo perche’ in realtà non so mai cosa dire. mi sento cosi’ pesante che credo sia meglio che io stia zitta 🙂 però cerco sempre di leggerti, non so perchè, come hai detto anche tu, mi sento simile a te…
se ti va lasciami la tua mail……..
mi scoppia la testa, passo e chiudo.
un bacio a tutti!
2 a birillo :-)))))))))))))
BUCK: non entro nella vostra questione specifica, ma in generale accettare le proprie emozioni di fastidio, non cronicizzando un discorotto di rancore, ma come ha fatto Andrea, a me sembra sano.
Io non credo che nessuno qui abbia la pretesa di “salvarti”, di darti lezioni, di portarti a pensarla per forza in un altro modo (che sarebbe fanatismo e controllo sugli altri, dipendenza e tante altre cose) ma l’empatia e le energie che Andrea ed altri investono per accogliere delle affermazioni di disagio, com’è loro possibile, sono effettivamente generose. Peraltro lo hai notato anche tu, questo. Ciò che sembri non sopportare, invece, sia il sentirti dire che forse hai torto.
Io, immedesimandomi in lui, credo che Andrea riconosca assolutamente il tuo libero arbitrio e sappia anche che, alla fine, ci si “salva” sempre da sè, per quanto siano importanti gli stimoli negativi o positivi con i quali entriamo in contatto in un momento di disagio e per quanto sia importantissimo che, nel momento in cui una persona sente di non farcela da sè riesca a chiedere aiuto. Quell’aiuto che serve a far ripartire il motore delle proprie risorse.
Ma se siamo ostinatamente chiusi e da un lato chiediamo aiuto, ma dall’altro entriamo in un atteggiamento di ostinata opposizione di fronte qualunque tentativo degli altri in positivo, mettiamo in difficoltà anche chi sta cercando effettivamente, per quanto può, di darci una mano.
“Non credo di dover ricevere lezioni”.
Quindi non puoi accettare neanche uno scambio equo?
Per quanto riguarda gli psicologi, psichiatri e psicoterapeuti:
@i più seri ammettono che sedute a 60 anni non hanno un gran senso.
Ne avessero pure poco sarebbe meglio di niente, ma comunque sia io ho visto assolutamente persone anche con ben più di 60 anni avere giovamento da una terapia, anche breve.
Sarai pure a contatto con strizzacervelli tutto il giorno ma da come scrivi pare che tu faccia di tutta un’erba un fascio. Non mi riferisco alla serietà o meno, mi riferisco al fatto che ci sono molti diversi tipi di terapia. E non sto parlando di terapia farmacologica, in questo contesto. Mi pare di capire che, qualsiasi siano le cose che nel passato puoi avere elaborato in un modo o in un altro, qualsiasi siano anche le zoppicature nevrotiche che (come tutti noi) ti porti avanti, sino a prima dell’incidente (e prima, forse anche, di altri cambiamenti contingenti nella tua vita) tu sei stato in equilibrio. con quali costi lo sai tu, ma quello che voglio dire
è che lo stato di emergenza della tua emotività (anche se tu puoi dire quanto ti pare che invece non è così, ma da quello che scrivi emerge questo, e anche proprio per i tuoi eccessi nel parlare della freddezza, per fare un esempio) si sta verificando in questo momento.
Il fatto di stare a contatto con gli allergologi tutti i giorni non significa fare un test allergologico in modo personale.
Il fatto di essere andato dallo psichiatra in un altro momento non c’entra un cavolo con il fatto di andarci ora, poiché è del tuo presente che stiamo parlando, di come stai ora. Al di là del fatto che, come stai ora, ti faccia leggere il tuo passato in un modo o in un altro. Cheché tu ne dica, pur essendo una persona molto intelligente e profonda, in questo momento tu non sei del tutto obiettivo nelle tue autoanalisi. Il fatto di non voler portarle di fronte un occhio esterno è una scelta, ma al contempo ti lamenti (a volte consapevolmente a volte no) del fatto che stai implodendo nelle tue autoanalisi e nei tuoi stati d’animo. Inclusa la convinzione che i tuoi amici siano solo buoni per quello che eri e non per quello che sei ora. Dimenticando però che in parte comunque sei sempre lo stesso, e hanno condiviso la vita con te conoscendoti, e dando per scontato che loro siano buoni solo per qualcosa e incapaci di vivere con te altre situazioni. Può darsi che sia così, ma chissà se hai dato loro la possibilità di evolvere il rapporto. Il fatto che tu dica che sei tu che hai chiesto loro di stare fuori mi fa venire il dubbio che invece, appunto, tu non abbia dato loro neanche la possibilità.
Per finire: nessuno può obbligarti a prendere psicofarmaci se non vuoi. Ma dai per scontato che te li daranno.
L’affermazione @La depressione Reattiva non si cura senza rimuovere le cause ( in tal caso , per di più , fisiche) è una cagata pazzesca.
Nè nel caso della depressione reattiva nè nevrotica il punto è questo. Non si tratta mai di rimuovere l’evento (anche in caso di lutto, separazione, ecc è ovviamente impossibile) ma di riattivare le risorse, semmai, per affrontare l’evento. Il discorso è più lungo e ora non ho spazio, ma comunque sia quella frase, perdonami Buck, dimostra quanto tu, poiché sei molto intelligente, riesci a raccontartela pur di stare nel fosso, ostinato come sei, nel bene e nel male, mi sa. Ma, perdonami, neanch’io son vissuta su un pero, e con la dialettica, dicendo ste stronzate, non mi freghi.
Un abbraccio sincero e affettuoso.
@ Buck:
Per quanto riguarda la tua querelle con Andrea, mi auguro di tutto cuore che troviate il modo di chiarirvi. Sarebbe un peccato che non lo faceste. Sono rimasto molto sorpreso dall’intevento di Andrea, non perché sia sbagliato esternare la propria collera, ma perché, come ci hai fatto giustamente notare, tu non ti sei mai sognato di dargli del perdente né tanto meno del “pirla”. Andrea è una persona molto sensibile e francamente non mi era mai capitato di vederlo reagire con tanta violenza. Forse il tuo cinismo gli è apparso un po’ eccessivo; un po’ teatrale, e in qualche modo si è sentito chiamato in causa dalle tue affermazioni.
A parte questo:
Tu sei liberissimo di non andare da uno psicologo né da uno psichiatra; così come sei liberissimo di non assumumere degli antidepressivi. Spero però che tu sia consapevole del male che ti stai facendo. La mia impressione è questo tuo rifiuto di curarti racchiuda in sé un profondo autolesionismo … un autolesionismo gonfio e pettoruto; un autolesionismo un po’infantile e compiaciuto di sé … un autolesionismo di stampo narcisistico. Le tue prese di posizione denotano una certa cocciutaggine e, quel che è peggio, mi sembrano del tutto inadeguate alle circostanze in cui ti trovi. Ci sono delle situazioni-limite in cui è assolutamente indispensabile assumere gli psicofarmaci.
Buck; tu mi sei simpatico perché ho sempre detestato quei sepolcri imbiancati che si credono angeli e che ostentano, in modo grottesco, la propria presunta bontà. Tu sei una persona che ha il coraggio e l’onestà di essere sincera con sé stessa. Mi auguro che tu prenda coscienza del tuo vero malessere, che non consiste tanto nella depressione quanto nel rifiuto ostinato di curarla.
è da tanto che non passo da qui. A dire il vero, è da molto che non
accendo il pc.
Non so cosa dire, lascio un abbraccio di speranza a tutti.
Angela
@Sono solo perchè lo voglio e perchè nessuno mi può aiutare coi fatti. ( tanti anni fa , avevo ancora la morosa , come si diceva allora , mi profetizzo’: creperai da solo. Beh , aveva indovinato)
@ Buck, non sai quanto capisco tutto quello che dici.
Ti sono accanto. Oggi sono particolarmente stanca. Mi rendo conto che ormai sono un involucro vuoto, non faccio altro che piangere di nascosto, non lo perchè, ma mi vergogno a mostrare il mio invisibile dolore. ho un nodo in gola che non va’ mai via, la testa mi scoppia, rifiuto chiunque dice di volermi aiutare. ma come potrebbero? non c’è cura che sia riuscita ad aiutarmi, neanche psichiatra, psicologo, psicofarmaci che tutt’ora assumo e che non fanno altro che farmi lievitare come una torta in cottura.
Ho la mente stanca, il fegato a pezzi (metaforicamente….ma chi lo sa come sta veramente dopo tutto lo schifo che ingurgito ogni giorno per essere meno triste), le mandibole doloranti, tanto che contraggo i denti e ogni mattina mi sveglio con il sapore del sangue in bocca. Ma chi puo’ capirlo?
Buck, sai una cosa? Invidio il fatto che tusicuramente hai la ricetta x chiudere gli occhi, devi averla per forza dato i tuoi studi…se ne avessi una certa sicuro che non mi leggereste piu’. Buck puoi aiutarmi?
buck è un dottore e se non prende gli psicofarmaci è perchè sa benissimo che non risolvono i problemi. ti danno solo una senzazione di falso benessere.
Avevo letto, ormai parecchi post orsono, interventi di Luna e Buck.
Una volta venivo spesso su questo forum, poi sempre più di rado, poi a sprazzi.
Ho sempre visto il suicidio come una extrema ratio per sconfiggere il dolore, e insieme come una resa. Soffro da sempre di depressione, per molti motivi. Ma i motivi ormai son passati in secondo piano; la cosa importante sono le cause.
Paura degli altri, dei propri fallimenti, di non riuscire, di non avere le forze per affrontare la vita e il Dolore che ci circonda.
Potrei dirvi innumerevoli episodi: alcuni davvero difficili da superare, anzi da accettare; altri solo sciocchezze ridicole che poi distruggono.
E poi, nei rari momenti di benessere, sentirsi in colpa per non essere riuscitoa godersi la vita.
Buck, tu dici che non sprechi più tempo ad arrabbiarti. Beato te. Io vorrei, ma non ci riesco.
E il guaio è che non riesco ad arrabbiarmi con gli altri, che anzi mi vedono come un debole. Ma con me stesso, per non poter mai riuscire a cambiare le cose.
Tu dici di aver visto tante persone morire. In quanto medico (fai il medico, mi pare, giusto?) penso sia normale. Ma della Morte ne sai quanto tutti gli altri, perchè è al di là che sapremo se avremo una ricompensa di tutta la cacca mangiata al di qua.
Come vorrei che la Morte fosse una ricompensa, e in un attimo di estasi dimenticare tutti i triboli e le umiliazioni di una vita difficile.
@ Tracy:
A me gli antidepressivi hanno salvato la vita e quindi non posso in alcun modo condividere il tuo punto di vista. Non mi metto nemmeno a discutere con te, tanto so già in partenza che sei prevenuta e che non mi ascolteresti. Dici che Buck non assume psicofarmaci perché è un medico ? Faresti meglio a dire che non assume psicofarmaci MALGRADO che sia un medico. Queste stupide crociate contro gli psicofarmaci sono estremamente deleterie e procurano danni molto maggiori dei cosiddetti “effetti collaterali” da voi paventati. Ci sono milioni di persone depresse che potrebbero salvarsi se avessero l’umiltà e l’intelligenza di curarsi, ma voi li terrorizzate a morte facendogli credere che gli antidepressivi sono il demonio.