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Il suicidio

di beppino

Riferimento alla lettera: Buongiorno, anche io penso che il suicidio sia una cosa buona, in un certo senso. Da tre anni, ci sto pensando, e ho già fatto quattro tentativi. Per me, la morte rassomiglia a un riposo, perché come lo dice un autore francese, "vivere, è soffrire". Io di fronte alle difficoltà...
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Data di pubblicazione: 17 Settembre 2005

L'autore, beppino, ha condiviso solo questo testo sul nostro sito.

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Categorie: - Me Stesso

14.956 commenti

  • 8726
    LUNA -

    L: @Io penso che sia assolutamente umano passare da dei momenti in cui si sta bene a momenti in cui si sta male, non voglio affermare che la vita è fatta solo di sofferenza, ma che comunque non siamo dei robot e bisogna accettare l’esistenza di dei momenti di sofferenza.

    Ma forse il nocciolo non era anche questo, L?
    Cioè forse può darsi (ti chiedo, eh, se sia così) che la tua esperienza con la psicoterapeuta ti sia servita anche a reagire diversamente prima e dopo gli stati di ansia rendendoti conto che esiste anche ciò che non li riguarda e che ha valore di realtà?
    Forse non mi spiego bene.
    Peraltro capisco bene quello che vuoi dire, ma penso che ci sia anche una differenza tra dire: io sono sempre felice, ho raggiunto una perfezione emotiva e dire: un tempo la depressione, o uno stato d’ansia persistente o un esaurimento nervoso mi faceva stare male non in maniera semplicemente reattiva (cioé, è una bella giornata o neutra, ma ad un certo punto magari qualcuno mi risponde male, non riesco a trovare parcheggio, calpesto una cacca di cane e provo delle emozioni negative, oppure ho un pensiero di un certo tipo che mi preoccupa, in maniera anche preponderante, per un certo periodo, ma al contempo le mie altre “funzioni emotive”, seppure distratte da questo problema contingente, rimangono inqualche misura attive di fronte a stimoli di un certo o altro tipo… lo so che detto così magari non si capisce bene, spero di sì)ma costante, io ERO la mia depressione e basta, io ero schiavo della mia ansia in un modo che mi invadeva la vita, io provavo uno stato di malessere costante, adesso invece sento di nuovo un certo equilibrio in me stesso, posso arrabbiarmi, dormire, piangere, ridere, provare antipatie o simpatie, scegliere di dire sì o dire no non in base alla mia ansia ma in base ad un mio sentire… ripeto, forse non mi è facile spiegare la differenza, ma quando Marina scrive: sono felice, io immagino che lei dica: sono serena. E per una persona che è stata male avere una base di serenità interiore è una forma molto viva di felicità, con tutto che nella quotidianità possono esistere vari livelli di frustrazione. Ma se la frustrazione è una tortura interna diventa preponderante anche rispetto a ciò che succede all’esterno. Non importa che ci sia il sole o che piova, o meglio se piove puoi essere ancora più giù di tono, ma se c’è il sole non fa differenza ecc ecc.
    Personalmente quando sono uscita dal mio periodo buio anni fa sono stata felice, ero felice

  • 8727
    Giu -

    grazie a tutti i partecipanti a questo thread. mi state aiutando tanto.
    io mi arrampico sugli specchi. sto chiedendo aiuto a tanti (psichiatri, psicologi etc) ma la mancanza di denaro fa si che possa appoggiarmi al momento solo alla ASL e sono in attesa che arrivi il mio ‘turno’…
    nel frattempo vorrei tanto poter contare su questo aiuto.
    la mattina vivo di confusione mentale e paure – sono sotto elopram da 3 mesi (dopo averne fatto uso in passato per 3 o 4 periodi…) e tuttavia stento a vedere benefici.
    ho una fottutissima paura, anche se cerco di ritirarmi su ogni sera (la mattina è impossibile)…
    ho perso il mio amore che mi ha lasciato (forse a causa della mia depressione) – il mio lavoro è superprecario, sono in una casa che devo lasciare e non so come farò a pagarmi gli affitti nel futuro…
    ho tanti amici che mi amano, e una sorella e genitori amorevoli, ma a volte inconsapevoli delle dipendenze che ho ereditato da loro (dipendenza dal sostegno degli altri e incapacità di contare su me stessa)…

    vorrei tanto poter star bene- adoro la vita eppure ho terribilmente paura di continuare a farmi del male.

    ho quaranta anni e mi sento fragile come una bambina di tre anni…

  • 8728
    LUNA -

    anche delle piccole cose, e sì, proprio FELICE, e allo stesso modo non tutta la vita era perfetta, tuttavia mi riconoscevo e mi sentivo di nuovo la capacità anche di affrontare la frustrazione in modo completamente diverso rispetto al periodo precedente.
    Per inciso ho anche lavorato in un posto in cui c’era anche molta aggressività. ma se un anno prima ciò mi avrebbe travolto, anche se riconoscevo ovviamente che non era una cosa piacevole avevo delle difese certamente più adeguate e anche potevo prendere delle decisioni emotive e pratiche in modo più lucido. Ciò non significa che io fossi perfetta o che fosse diventato perfetto il mondo, nè che le mie emozioni fossero solo positive, ma se prima il mio problema era, per fare un esempio banalissimo: azzo, mi hanno invitato a fare una cosa al settimo piano di un palazzo senza poter usare le scale e quindi il fatto di dover prendere quell’ascensore diventava preponderante, centrale, angosciante e diventava cagione anche di fobia sociale, in un certo qual modo poi invece ero in grado, per lavoro, di andare in un posto assolutamente claustrofobico per i miei precedenti criteri e di pensare invece a cosa stavo facendo e dov’ero cioè concentrata sul presente reale, su me e gli altri, non solo sulla mia angoscia.
    Esempio personale ovviamente, non universale: quando io ho avuto gli attacchi di panico, molti anni fa, per molto tempo non avevo idea di cosa fossero, sapevo che mi facevano stare malissimo, mi spaventavano ed ero in loro completa balìa. Anche perché un attacco di panico ci spaventa a tale punto da farci andare in ansia generalizzata per il timore che si ripresenti. entriamo nella dinamica dell’evitamento ecc ecc. Inoltre io facevo un’enorme fatica per contenere l’ansia. Contenermi nel timore di avere un attacco di panico mi faceva pensare che avrei potuto avere un attacco di panico in qualsiasi momento, in qualsiasi circostanza. Inoltre non sapevo da dove venissero gli attacchi di panico, e quindi per me ero andata fuori di capoccia e basta, alla totale mercé di quello scassamento anche fisico così forte. E io non sono andata da uno psicologo, mi ci ha spedito un altro medico. Ma andarci mi ha fatto capire un sacco di cose per cui non solo gli attacchi di panico sono scomparsi ma ho comunque anche un rapporto diverso con la mia ansia, che può presentarsi nei momenti di maggiore stress, e i limiti che mi impone. ma forse anche una capacità diversa di sapere quando posso superarli.

  • 8729
    Eme -

    LUNA:”Allora mi viene da dire, a chi dice che il mondo è cieco, sordo, muto, stronzo, e che non sente e non capisce che forse invece ci può sentire e che quello che diciamo o ci diciamo, quello che ci trasmettiamo e trasmettiamo qualcosa fa, nel bene o nel male.”
    …..Fa, fa……eccome se fa!
    O meglio, farebbe, se si fosse preposti all’ascolto.
    Ma, spesso, non si vuole ascoltare oppure non si vuole ammettere che si sta ascoltando.
    Si diventa ostinati come quei nonnetti che criticano qualsiasi innovazione tecnologica rimpiangendo i bei tempi in cui si spingeva un cerchio con un bastoncino e poi, di nascosto, armeggiano con il mouse e la tastiera.
    Si ascolta e, magari, qualcosa si muove, dentro, qualcosa che cerca di andare nella direzione della vita.
    Ma un’altra parte, quella malata, si ostina a dire “sono tutte cazzate. Il mondo fa schifo. Fai presto a parlare tu…..chissà che colpo di culo hai avuto ed ora hai anche la faccia di venire qui a sbattercelo in faccia”!
    E sono anche certa che, qui ed altrove, c’è una bella fetta di zucconi che ha una sorta di vergogna ad ammettere di stare (magari solo in certe, limitate circostanze) bene o, quantomeno, meglio. Vergogna di fare la figura del bugiardo nel momento in cui affermasse: “volevo ammazzarmi ma dato che sto un pochino meglio ho voglia di vedere cosa mi riserverà il domani”!
    Ed un’altra fetta che ha il terrore di portarsi sfortuna da soli.
    Ed un’altra ancora che ha un dubbio atroce: stare male dopo essere stati meglio centuplica un male che, senza bene, sarebbe stato nella norma?
    La serenità non è uno stato che, una volta raggiunto, resta fermo fisso per tutta la vita. Magari…..
    Potranno esserci momenti no, momenti di sconforto, di buio, di tragedia.
    Ma lo stesso vale per lo stato d’animo depresso, malinconico, pessimista.
    Se la serenità è effimera, è a spot, è qualcosa che può arrivare, andarsene, ritornare perchè lo stesso non potrebbe valere per lo stare male? Perchè lo stare male deve essere fisso, stabile, piazzato come un bonzo di piombo saldato sul marmo e la serenità una pura utopia o, comunque, uno stato riservato solo agli altri?
    Ciò che conta (della serenità) è la capacità di provarla quando c’è l’occasione per provarla. E’ la sensazione di essere vivi e di poter provare emozioni anche belle. E’ la consapevolezza di non essere figure mitologiche, mezzi uomini e mezzi robot, in cui la parte umana è sensibile al dolore e la parte robot è insensibile alle cose positive.

  • 8730
    Eli -

    Marquito,

    sono d’accordissimo con te.. penso che siamo noi stessi a dare il senso alla nostra vita, e siamo sempre noi a pensare che la vita sia priva di senso.. E’ tutto nella nostra mente.. Un po di tempo fa, “sfogliando” tra le pagine del web, ho trovato una lettera, non mi ricordo chi era l’autore, che diceva: Se c’e qualcosa che vale la pena di farlo, fallo adesso.. Non c’e bisogno di aspettare la festa x mettervi un vestito che vi piace, e non c’e bisogno di andare dal parrucchiere o farsi i capelli da soli x fare colpo su qualcuno. Fatelo per VOI. Potrebbe essere, che il senso della vita sia proprio nel riuscire ad AMARE SE STESSI E DI CONSEGUENZA GLI ALTRI… Cosa ne pensate?

  • 8731
    Eme -

    Per provare serenità occorre volersi bene. E per volersi bene occorre rivoltarsi come un calzino, non cristallizzarsi nel pianto sul latte versato prendendosela con sè stessi (e con gli altri…..attraverso sè stessi) ma cercare di dare uno scopo (non un senso, non una giustificazione) al male subito in modo che non vada perso, in modo che non sia un male inutile, un tapis roulant verso la distruzione.
    C’è chi nasce indifferente, chi nasce anafettivo, chi nasce semplicemente stronzo. E c’è chi nasce con un bagaglio gigantesco di sensibilità.
    Se si ha la fortuna di nascere ricchi in un mondo di artisti questa sensibilità è un pregio, un vanto. Una fonte di reddito, persino!
    Perchè deve essere una condanna a morte se si ha la sfiga di far parte del gruppo che si fa il mazzo giorno dopo giorno e confida nel gratta e vinci?
    La frase ricorrente è ” se stai male è perchè sei sensibile”. Ok, ci sta! Ma perchè fermarsi lì? Perchè non prendere questo male, fare una bella analisi di sè, fare un pò di sana autocritica e magari ridere un pò di sè stessi, della propria dabbenaggine, dei propri difetti, dei propri pregi e darsi una pacca sulla spalla anzichè impartire l’ordine “FUOCO” al plotone di esecuzione?
    Perchè non provarci?
    Perchè non darsi una possibilità? E se si fallisce….un’altra e poi un’altra ancora?
    Perchè non rialzarsi dopo essere caduti?
    Forse perchè non si ha energia per farlo?
    Allora non vi rendete conto di quanta energia si butta nello sforzo di distruggere sè stessi. E nello sforzo di trattenersi dal naturale senso di salvaguardia di sè.
    Cara LUNA, l’immagine degli occhi spiritati di chi dice “a me mi piace” mangiando un panino di chiodi me la terrò sempre a portata di mano nei momenti di sconforto. Come “farmaco apporta-risata” 🙂 :-)!

  • 8732
    Eli -

    la sensibilita’ e’ un punto di forza, ma sulla fonte di reddito non sarei proprio d’accordo..

  • 8733
    L -

    È difficile scrivere in sole due pagine tutto ciò che vorrei scrivere, leggendo la tua lettera LUNA ho rivisto diversi flash back di diversi periodi. Diciamo che certi pensieri li nutrivo gia da molto piccolo, a proposito mi rivedevo molto nel bambino che alla ricreazione mangiava da solo la sua merenda, isolato e deriso da tutti, si mi ricordo alle elementari mi ero convinto di essere un mostro, le insegnanti inoltre preferivano dare ragione a una intera classe piuttosto che a un solo bambino, mi ricordo che nelle pagelle scrivevano L fa i dispetti ai suoi compagni di classe, quando non erano quantificabili le violenze fisiche e psicologiche che allora subivo, siccome non avevo i vestiti alla moda degli altri, e sono stata sempre una persona abbastanza introversa, i miei compagni mi allontanavano come se fossi malato di peste, per questo è nato il mondo fantastico, li dove L poteva salvarsi da una realtà terribile, era un ottimo rifugio, gli unici momenti in cui L stava bene, a parte le camminate e le lunghe passeggiate con la nonna, mi ricordo che nonostante andavo ancora alle elementari parlavamo di un sacco di cose, di viaggi, di avventure, delle stelle e dell’universo entrambi appassionati di super quark, questi sono i miei pochi ricordi felici dell’infanzia. Un altro momento terribile è stato subito dopo la morte della cara nonna, inoltre cio è avvenuto subito dopo un trasloco (non per mio volere, motivo per il quale per diversi anni ho nutrito del rancore) sono stati mesi terribili, tutti i giorni in cima a un palazzo, in ascensore a fare finta di sorridere, ma mia madre si accorse in tempo del mio stato ed ecco che sono andato da una psicoterapeuta. Di diverse cose riesco a parlare proprio per merito del lavoro che ho fatto assieme a lei, mi ricordo che le sedute erano strane in quanto sembrava che ci andassero degli L completamente diversi da loro, tanto da sembrare persone completamente differenti, a volte parlava un L lucido e razionale, altre volte c’era un L che contraddiceva completamente L della volta precedente. Mi ricordo che anche in quegli anni ho avuto diverse crisi, per alcune delle quali sono finito pure all’ospedale, in seguito alla quale ho fatto la mia breve esperienza con gli psicofarmaci. Ma la crisi peggiore anche se quella volta non sono finito all’ospedale, è stata dopo non molto tempo che un mio amico ha deciso di togliersi la vita. Inizialmente ero molto incazzato, ma non con lui, ma con la società che lo circondava,

  • 8734
    L -

    con l’ipocrisia di certi luoghi, dove all’apparenza tutto deve apparire perfetto, ci sono pure le leggi che ti dicono che certi fiori in balcone non li puoi mettere perchè visivamente disturbano la vista, e poi però invece di risolvere i problemi abbandonano completamente le persone che hanno bisogno di aiuto. Successivamente ho iniziato ad avere paura che pure io potessi fare la sua fine, tale paura si è trasformata in ansia, e tale ansia mi ha fatto stare molto male, e mi ricordo che quando dicevo alla psicologa ho paura questo per me è un campanello d’allarme, lei mi tranquillizzava dicendomi che a differenza di prima stavo imparando a gestire le mie emozioni, ma così non è stato, è vero sono ancora qui in questo mondo, ma preferisco evitare di raccontare nei dettagli quello che è successo. Da allora ho deciso di smettere con la terapia che già durava da tre anni. In questi ultimi anni, grazie anche a una relazione (ormai passata) con una persona sono stato molto più calmo. Tuttavia la cosa che sento che mi manca è appunto quell’equilibrio di cui mi parlavi, quell’equilibrio necessario e fondamentale per gestire determinati stati, quell’equilibrio per il quale di fronte a una sofferenza più o meno improvvisa, e dopo un bel pianto liberatorio uno alza la testa pronto per continuare a lottare, quell’equilibrio necessario per affrontare gli ostacoli, quell’equilibrio necessario per superare gli ostacoli e non vederli come delle barriere insormontabili. Per questo continuo a ripetere che ho paura, perchè anche se grazie pure alla terapia ora sono in grado di analizzare con più lucidità e meno confusione determinate sensazioni, emozioni e sopratutto ricordi d’infanzia, anche se in qualche modo riesco ad accorgermi di campanelli d’allarme che mi dicono L stai in guardia, la mia paura è appunto quell’assenza di equilibrio.
    Per questo dicevo che è assolutamente umano attraversare dei momenti di sofferenza, (inoltre pensiamoci bene il fatto di essere riusciti a superarli non ci rende più forti e forse anche più maturi?) il problema è riuscire ad affrontarli come mi dicevi con serenità, il che non significa sforzarsi a non piangere, significa non farsi travolgere da questi episodi, sapersi rialzare. Ma continuo a dire che è necessario l’equilibrio, anzi direi che è fondamentale l’equilibrio per potersi rialzare. Spero un giorno di trovarlo.

  • 8735
    Athos -

    Caro Marquito,
    Conosci il Rasoio di Occam? Se non ho messo il destinatario è perchè, semplicemente, ho scritto in fretta. Mea culpa.
    E ora che il mio intervento ha ritrovato “la testa” veniamo al merito, come dicono i politici mediocri. Io non sono abituato a sdoppiarmi per cui nè dottor Jekyll, nè Mr Heyde; nè tantomeno goliardate. Mai fatto il goliardo qui sopra. Ho solo espresso, con sarcasmo, il mio disprezzo per taluni interventi. Forse sono altri che somigliano a Madre Teresa e sono “i buoni a prescindere”. Io sono umano, chiedo scusa.
    Riguardo all’insensatezza, la nostra è una differenza semantica. Io non vedo nell’insensatezza niente di creativo, e non per questo sono uno che ha paura di non non avere punti di riferimento, che non ho mai avuto. Il fatto è che (ed è umano anche questo poterlo affermare) la bellezza della vita in sè non esiste. E se a qualcuno il non avere un senso piace per il gusto di non doversi porre dubbi, allora non faccio parte di loro. La vita magari un senso non ce l’ha davvero, ma allora significa che ha senso per se stessa, per cui un senso comunque ce l’ha.
    Se ad alcuni basta sapere che a un giorno segue la notte e poi un altro giorno ancora e così via, allora beati loro. E forse, però, anche beoti.
    Non so se esiste solo l’immanente o anche il trascendente. So che l’immanente non mi piace e vorrei esistesse un trascendente migliore.
    E in questo immanente specifico (il mondo che vivo e in cui viviamo), che abbia senso o no, io mi ci trovo male. Talmente male da pensare al suicidio.
    E non come un topo in gabbia, ma come un topo da laboratorio.

  • 8736
    Athos -

    Per tutti gli altri.
    Io penso che della vita si parla sempre del concetto di QUALITA’. La famosa QUALITA’ della vita. Giusto dieci minuti fa ho visto lo piscologo Morelli in televisione che ne parlava…
    Ma parliamo di QUANTITA’ della vita.
    E’, secondo me, come un tubo alto, pieno di vita, che ognuno di noi ha. Poi, vuoi per ciò che siamo o per ciò che ci capita, questo “siero” vitale aumenta o diminuisce. Se aumenta, stiamo bene. E l’aumento vien dato dall’Amore ricevuto, dalla pace, dalla tranquillità, dal successo e dalla stima di sè.
    Ma se siamo fragili allora è più probabile che s’incappi in problemi che ti tolgono energia vitale. E diventa poi un drenaggio continuo. Come una lunga cannuccia che dissangua e non si ferma e continua, continua, continua…
    Non credo dipenda molto da noi se questa cannuccia drenante possa fermarsi. Certo, dipenderebbe da noi se noi avessimo la forza (o la trovassimo). Ma io, ad esempio, non ce l’ho. O forse non l’ho ancora trovata e molto certamente (passatemni l’errore grammaticale) non la troverò mai.
    Per cui vedrò cosa accadrà.
    Questo non significa che bisogna aspettare al Sole che qualcosa accada. Significa che però quanta più energia vitale perdiamo, tantomeno abbiamo la forza di reagire. E alcuni, senza più liquido, la fanno finita.
    Altri trovano motivazioni esterne o interne. E fan cessare il drenaggio, e magari recuperano della Vita buttata (ma non il Tempo).
    La verità è che tanto più se ne hanno le palle piene, tantopiù il cilindro è vuoto; e se riempi le palle e svuoti il cilindro, allora sei fatto.

  • 8737
    Andrea -

    Athos, mi associo a Marquito, sempre se tu rinunci all’uso di armi chimiche su di noi.

    Dicevi “Insomma, io preferirei un mondo degno di essere vissuto. Amore e Conoscenza dovrebbero esserne il Senso primo e ultimo.”
    E questa frase mi piace una cifra!
    “Ma dove sono?”
    Ovunque, se li cerchi, anzi, se li dai tu per primo, invece di cercarli solo dagli altri, saranno ancora più evidenti per gli altri. Poi saranno gli altri a cercarli da te, quegli altri che cercano amore e conoscenza come tu ora da loro.

    Buck,

    Quando hai ringraziato chi non ti aveva risposto ho avuto una reazione istintiva e forse eccessiva. Mi sono sentito come uno che aveva perso tempo e quello per cui lo aveva perso era pure infastidito che qualcuno l’avesse fatto per lui. Tu hai salvato la vita e hai visto morire tante persone. Io ti stimo per entrambe le cose, perchè se hai avuto le palle di stare li e di aiutarli, meriti solo rispetto. Ma questa cosa come la chiami se non amore? come la chiami? lavoro? cioè, se invece di pazienti fossero state suole di scarpe da incollare era uguale?
    Che differenza c’è tra amare e lavorare in quel contesto?
    Poi c’è la vita al di fuori del lavoro, visto che, se ti consideri incapace di amare, i tuoi pazienti erano solo numeri, lo dici tu.
    Oppure erano numeri quando ti faceva comodo e persone ora che ti fa comodo dire che lo erano? Si può essere carnefici degli altri in tanti modi. Guarendo (per soldi)non si rappezzano i rapporti con chi trattiamo male, sono due cose diverse. L’odio ti ha dato certezze di essere odiato? O cercato per debolezza da altri? Si prova soddisfazione? Non lo so, non ho mai provato. Non so come si parli per farsi capire da uno che odia. Forse odiando, solo che non riesco più di tanto, ho perso la capacità da un pò ormai. E ti dirò che stò infinitamente meglio, come se fossi disteso in un prato di stelle alpine a guardare un cielo chiaro di stelle vere, con qualche nuvola quà e la che non mi da nessuna preoccupazione. Certo, il temporale può arrivare, ma dopo essere stato a fondo penso che “al massimo si muore”, nulla di più. Tanto, a vivere ho imparato.

  • 8738
    Marquito -

    @ Athos:
    Il tuo intervento denota un totale fraintendimento di ciò che avevo scritto. Non ho nessuna intenzione di trasformare questo forum in un dibattito sui Massimi Sistemi; mi limito soltanto a rilevare alcune colossali incongruenze:
    1) “Riguardo all’insensatezza la nostra è una differenza semantica. Io non vedo nell’insensatezza niente di creativo”.
    Io non ho mai affermato che l’insensatezza sia qualcosa di creativo. Io ho affermato una cosa completamente diversa, che può essere più o meno condivisibile ma che non ha niente a che vedere con le tue esternazioni. La creatività di cui parlo (ovviamente) non è insita nella vita né tanto meno nella sua insensatezza. La creatività è una facoltà della mente umana e consiste nella capacità di inventare sempre nuovi sensi e nuove prospettive. La mancanza di un senso pre-esistente; di un senso ben preciso e preconfezionato, ci offre semplicemente la possibilità di esercitarla.
    2) “Se a qualcuno il non avere un senso piace per il gusto di non doversi porre dubbi, allora non faccio parte di loro”.
    Niente di più lontano da ciò che avevo scritto. Niente di più lontano dal mio modo di pensare, dal mio modo di vivere e di affrontare i problemi dell’esistenza. Qui il fraintendimento è talmente macroscopico da farmi dubitare della tua buona fede.
    3) “Se a qualcuno basta sapere che a un giorno segue la notte e poi un altro giorno e cosi’ via, allora beati loro. E forse, però, anche beoti”.
    Ancora una volta torno a chiedermi cosa c’entri tutto questo con ciò che avevo scritto. Se però mi passi la metafora, l’alternarsi del giorno e della notte mi ha sempre affascinato. Certi beoti, più bisognosi di stabilità e di certezze, preferirebbero che fosse sempre giorno.

  • 8739
    Eme -

    Bè Eli, direi che non tutti gli attori, scrittori, cantautori, musicisti, registi, pittori e, in generale, coloro che sanno esprimere la propria sensibilità vivono per strada con un piattino davanti ed un cartello al collo con la scritta “operato al cuore 14 volte, tengo figli, ho fame” 🙂
    Per alcune persone la sensibilità può essere una fonte di reddito.
    Per alcuni, ovvio. Non è una regola generale.
    Ci sono i sensibili -artisti di strada, i sensibili-artisti per strada, i sensibili alla cassa del supermercato, quelli in fabbrica, quelli dietro ad una scrivania, quelli in miniera, quelli precari, quelli disoccupati etc etc etc.
    Così come ci sono gli insensibili a cui il deposito di Paperon de Paperoni fa un baffo.
    La sensibilità di per sé è un dono. Un dono che, alcuni, sanno sfruttare anche economicamente.
    Sono le circostanze della vita che possono trasformarla in un’arma puntata contro.

  • 8740
    LUNA -

    L. caro, anch’io mi riconosco nelle cose che scrivi. Anch’io ho sofferto il fatto di essere “strappata” da una casa (anche se le ragioni degli adulti erano sacrosante, logiche e siamo andati a stare in meglio) in un modo simile al tuo, inoltre poi sono stata “strappata” anche da una scuola (idem come sopra). Anch’io avevo (ho) i miei mondi fantastici, anch’io ho avuto un rapporto meraviglioso-viscerale con i miei nonni, anch’io sono andata in crisi esistenziale con le contropalle, a 20anni, quando un mio amico si è suicidato. Anch’io ho avuto (ho) i miei meccanismi di difesa (come tutti), anch’io ho delle cose da dirmi. Sono andata in terapia, ci ho portato tante parti di me, e poi ho smesso. Nella fase intermedia ho raccolto dei frutti bellissimi del fatto di aver potuto “liberare” ancora di più la mia parte fantastica, o meglio di “liberarmi” e basta e in sostanza sono riuscita a riconoscermi di nuovo delle parti di me che, attraverso un eccesso di analisi mentale, quando ero stata male per una serie di ragioni, invece avevo imbrigliato, maltrattato, guardato come “corpi estranei”. Io sono stata creativa e in un certo modo da sempre. Ho a avuto quella sensibilità che così bene tu descrivi, ho avuto, senza pensarci troppo, una fantasia, una voglia di vivere, e altre caratteristiche che permettevano in modo naturale a quella sensibilità di non essere solo un tallone di achille, ma anche un punto di forza. La nostra mente, la nostra persona, è come un piccolo mondo, che le sue cadute e si riassesta, autonomamente. Finché le cose funzionano non ce ne rendiamo neppure conto.
    Anch’io ho avuto delle resistenze a tornare dalla strizzacervelli (in fondo non ci siamo già dette tutto? cosa posso sapere di più?), o meglio, per un periodo non ci sono andata perché andava bene così. Stavo vivendo, rielaborando anche, in modo positivo, quanto avevo appreso di me. Come funziono io. Poi però ho avuto delle resistenze quando mi sono resa conto che avevo bisogno di sapere di più. Io ero contenta del mio percorso, ma avevo ancora un pregiudizio sul fatto di tornarci. Cioè riuscivo ad accettare il fatto di esserci andata una volta come una cosa molto positiva, ma avevo paura che tornare significasse: allora ti sei illusa che la prima volta fosse servita realmente. Ma era una cazzata. Semplicemente se prima… ero stata alle scuole medie del viaggio dentro me adesso potevo andare alle superiori. No, non è questione di prendere un diploma, ovviamente. Forse non so dirlo

  • 8741
    LUNA -

    bene, ma non parlo di livelli come se si trattasse di fare una gara, superare se stessi… no, parlo del fatto che la prima volta ero andata nel profondo, e avevo capito/risolto delle cose realmente. Ma se non ero andata ancora di più nel profondo era stato perché in quel momento era bene così. Non è che la mia strizzacervelli era stata (pur essendo umana) un’incapace e così ci eravamo fermate ad un punto. E’ che io mi ero fermata e l’avevo fermata dove andava bene a me. Ed è giusto. Solo che poi, ad un certo punto, ho capito che c’erano ancora cose da scoprire. Quando dico cose da scoprire non intendo solo traumi che magari la prima volta avevo tenuto per me, eh. Ma posso fare un esempio concreto: il rapporto con mia madre. C’erano cose del rapporto con mia madre di cui la prima volta non avevo parlato. E non perché avevo detto: non ne parlo. Ma perché non mi erano neanche venute in mente. Però quelle di cui avevo parlato erano vere, e quello che avevo capito era vero, e mi era servito. E così per tutto. Se io penso alle mie crisi nessuna di loro è arrivata per niente. Non è che un giorno mi sono svegliata ed ero in tilt. C’erano sempre delle ragioni. Lungo da spiegare, ma tutto molto umano. Il suicidio del mio amico non è stato la causa, ma il detonatore. E non del fatto che ero suonata e mi ero raccontata di no. Ma del fatto che qualcosa tra la mia sensibilità e il mio funzionare nella sua interezza, cioè essere me, in toto, era andato in tilt. Ma chiedermi delle cose esistenziali ad ampissimo raggio, avendo l’ansia, era più “difensivo”, anche se faceva male da morire, che guardare cosa, di più vicino e personale, mi faceva male. Quando mi dicevo: se si è ucciso lui allora posso farlo anch’io mi stavo dicendo: io non mi sento bene, io ho paura, io mi sento fragile. Quando si è ucciso un altro amico, anni dopo, per quanto sia stato un dolore, per quanto mi sia chiesta delle cose, per quanto io abbia avuto bisogno di tempo per riuscire a rielaborare la cosa, non sono caduta negli stessi pensieri e “assiomi” sull’esistenza nè in un’identificazione perché io vivevo un momento diverso. Raccontare una vita, di emozioni, belle e cattive, è impossibile. Quello che sto cercando di dirti, L, è che capisco quello che dici, più di quanto forse sembra. Ho altre cose da dire, ma ho finito i caratteri, torno dopo.

  • 8742
    LUNA -

    L. il problema non è forse che tu vivi dei mondi fantastici (non mi sembra che tu ci abbia mai scritto dicendo che sei napoleone bonaparte… mi pare che tu, qualsiasi stato d’animo acuto possa aver attraversato quando ci hai scritto, sia sempre stato L. L incazzato, L spaventato, L sognatore, L che ha pensieri più compulsivi, L che è più trascinante con il suo lato estroverso… ma sempre tu sei) ma che li temi. Cioè, temi forse che significhino che qualcosa non va. Ma io continuo a non capire perché. Forse perché certe volte hanno superato il limite secondo te? perché la gente ti domandava dove vivevi e tu dicevi che abitavi a Las Vegas e ci credevi? forse perché tu credi che saresti equilibrato solo nel momento in cui sapessi rinunciare alle tue fantasie? e se invece il punto stesse nel volere bene a quella tua parte come a tutte le altre?Di solito per curare i disturbi di ansia ecc si invitano le persone a rafforzare, a liberare e a conoscere il loro emisfero emotivo e mentale creativo, e tu il tuo lo detesti? E poi non mi hai risposto: ma di questo tesoro che hai, la tua creatività, tu che ne fai?
    EME dice: @Ci sono i sensibili -artisti di strada, i sensibili-artisti per strada, i sensibili alla cassa del supermercato, quelli in fabbrica, quelli dietro ad una scrivania, quelli in miniera, quelli precari, quelli disoccupati etc etc etc.

    e lo condivido assolutamente. Aggiungerei: ci sono i creativi del mondo del teatro e del cinema e della pittura che fanno notizia, quelli che non fanno fanno notizia, i creativi artisti per strada, i creativi alla cassa del supermercato, quelli in fabbrica, quelli dietro ad una scrivania, quelli in miniera, quelli precari, quelli disoccupati etc etc etc.
    Quando uno è piccolo si difende dalle emozioni negative come può. La strada della fantasia creativa non mi sembra peggiore di altre. Personalmente capisco perché ci sono delle persone che più di altre hanno urgenza di rispettare e indirizzare il loro lato creativo/emotivo invece di arrivare a temerlo.

    MARQUITO: @La creatività di cui parlo non è insita nella vita né tanto meno nella sua insensatezza,è una facoltà della mente umana e consiste nella capacità di inventare sempre nuovi sensi e nuove prospettive.

    Alcune persone si rifiutano di accettare la differenza tra sensibilità e nevrosi acuta. Le identificano. In realtà spesso curare la nevrosi fa emergere lati nascosti e positivi e creativi (risorse) della propria sensibilità, prima imbrigliati dalla nevrosi acuta.

  • 8743
    Marquito -

    @ Eli:
    Scusa se ti rispondo con un po’ di ritardo, ma in questi giorni il forum pullula di interventi e il tuo commento mi era completamente sfuggito.
    Quello che dici è molto interessante e per quel che mi riguarda è anche molto vero. Noi abbiamo il potere di dare un senso a tutte le cose, ma per esercitare questo potere è assolutamente indispensabile che amiamo noi stessi. Solo chi ama sé stesso è in grado di creare nuovi valori, nuovi approcci alla vita e nuove prospettive. E ovviamente (non sono certo il primo a dirlo) solo chi ama sé stesso è in grado di valorizzare le cose e le persone per mezzo del suo Amore.
    L’Amore è la nostra più grande forza creativa. Quando amiamo qualcuno (e lo amiamo di nostra spontanea iniziativa; non perché ce lo ordina la Bibbia, Gesù o Feuerbach), noi gli attribuiamo un valore; gli conferiamo senso ed importanza. Lo sottraiamo dal pantano dell’insignificanza e ne facciamo qualcosa di assolutamente speciale.

  • 8744
    L -

    @LUNA:Mi ricordo che la mia psicologa mi diceva che durante le prime sedute aveva visto un L molto confuso, era appunto quel minestrone di pensieri, emozioni, ricordi piacevoli e spiacevoli, rabbia e anche amore, ma era tutto estremamente disordinato; forse a volte il malessere è anche dato dall’assenza di ordine, infatti sta scrivendo una persona in tutto estremamente disordinata, eppure noto che quando decido di sistemare casa, evento abbastanza raro, poi sto meglio, sono più allegro e con maggiore voglia di vivere, il benessere quindi è anche una questione di ordine. Infatti è stato proprio questo il lavoro che inizialmente abbiamo fatto, riguardo al rapporto con la madre concordo che è difficile riuscire a raccontare determinati sentimenti ed emozioni, il fatto che durante l’adolescenza, dopo che a fatica stavi riuscendo ad avere una vita sociale e degli amici, dopo che a fatica stavi uscendo dalla solitudine che aveva caratterizzato l’infanzia, ti ritrovi in una città a 1500 km di distanza, a dover cominciare di nuovo tutto da capo, dopo le tante sofferenze passate, questo penso che causa un senso di rabbia, a volte dico che l’odio non è il contrario dell’amore, ma bensì il suo opposto, ciò significa che non si possono scindere se esiste una cosa esiste l’altra, dicevo anche che l’odio nasce dall’amore, e l’amore dall’odio, e una delle loro figlie è la rabbia, quella che uno può provare nei confronti di una persona che si ama, forse la si prova proprio perchè la si ama, come può essere una madre. Un evento tragico come la morte di una nonna, o di un amico che ha deciso di suicidarsi, non è il motivo di certe crisi, come mi scrivevi prima, ma bensì la scintilla, la goccia che fa traboccare il vaso, ma di che cosa era pieno il vaso prima di traboccare? Nel mio caso di insoddisfazione, magari ci sono stati periodi in cui uscivo tutte le sere, ridendo e scherzando con gli amici e regolarmente ubriacarsi con il solo scopo di non pensare, alternati a periodi di totale apatia per la quale si sta l’intero giorno a casa sdraiati su un divano a fissare il soffitto di una stanza, e nel frattempo uno smette di sbrigare gli impegni che ha si disinteressa degli studi universitari e contemporaneamente aumenta la propria insoddisfazione, e più i tuoi genitori credono in te più ti senti insoddisfatto perchè senti di non meritare tale fiducia. Riguardo al mondo fantastico è nato appunto come meccanismo di difesa, ma tale difesa diverse volte si è trasformata in una

  • 8745
    L -

    trappola, è difficile spiegare il perchè ma ci proverò. Fantastico significa opposto di reale, e quindi qualcosa che non può esistere nella realtà, quando ero piccolo, e non avevo diversi strumenti per capire determinate cose, mi ero convinto di essere un mostro, sapevo che nella realtà per L sarebbe stato impossibile realizzare sogni, ambizioni e progetti, per questo è nato il mondo fantastico, proprio perchè siccome non era reale li ciò che nella realtà era impossibile, li era possibile. Il motivo perchè mi ha fatto soffrire tanto forse è stato proprio questo, crescendo per fortuna sono cambiate tante cose, ma non è cambiata forse l’idea che ha creato tale mondo, ovvero L nella realtà non è in grado di realizzare sogni o obbiettivi, per questo ha bisogno del mondo fantastico. Ciò in parte spiega anche i vari conflitti interni fra un L che dice guarda che se vuoi sei in grado di realizzare i tuoi sogni e ambizioni nella realtà, e un L fantastico che continua ad essere convinto che ciò è impossibile. Nelle mie passate crisi pesavo che era necessario eliminare uno dei due per poter trovare il benessere, ora sono di un idea completamente differente, io credo che queste parti fanno parte di me, come fa parte di me il cuore e il cervello, sono indispensabili entrambi, pertanto non si può eliminarne una, bisogna, anzi direi è necessario trovare un armonia fra queste due parti, un L che non sogna più, senza fantasia non lo riesco proprio a immaginare, lo vedrei come un sacco che contiene ossa, muscoli e qualche organo e nulla di più, tuttavia è necessario anche un L più razionale in grado di andare avanti per la sua strada, che ha dei progetti, che non vede come impossibili, e prova a realizzarli; ma appunto è necessario armonia e equilibrio, forse la cosa che mi spaventa di più, che più temo è proprio la mancanza di questo equilibrio, il fatto che L reale ultimamente ha smesso di credere nei propri progetti, ha smesso di continuare a provare a costruirsi un futuro, soffre di improvvise crisi, a volte di pura apatia, non studia, o lo fa in modo molto discontinuo, non si prepara per gli esami e in certi momenti crede di avere sbagliato tutto che avrebbe dovuto prendere un altra strada, ma non ha il coraggio di mollare l’università perchè sa che provocherebbe una grandissima delusione ai suoi genitori che hanno investito tempo e sopratutto tanto denaro per l’università che L ha scelto autonomamente di fare;non ho ancora risposto a una domanda, lo farò dopo.

  • 8746
    Athos -

    Marquito:
    1)Il mio intervento sarà pure un totale fraintendimento (in quel momento ero Mr Heyde evidentemente), ma le seguenti tue parole lasciano uno spazietto di ragione a chi potrebbe inavvertitamente e senza alcun criterio poter anche solo pensare che sia stato tu a spiegarti male:

    “.L’insensatezza è ciò che ci permette di creare nuovi valori e nuove prospettive (i nostri valori, le nostre prospettive).
    . Percepiscono la mancanza di senso come assenza e vuoto; non come un’opportunità offerta a ogni singolo individuo per sprigionare liberamente la sua creatività.
    . L’insensatezza della vita permette all’uomo di dare sfogo alla sua creatività”

    Lasciamo andare…

    2)Sì, evidentemente qui il fraintendimento è macroscopico perchè, oltre alla scrittura, alcuni (sempre i pochi di cui sopra) potrebbero pensare che tu non sappia leggere. E infatti io mi riferivo a un aspetto delle persone in generale. Parlavo di coloro che si accontentano di vivere senza porsi domande. Mai detto che tu sei fra questi.

    3)Torna pure a chiederti le cose. Vedrai che, imparando e rileggendo (non necessariamente in questo ordine) alla notte seguirà il giorno anche per te.

  • 8747
    Eli -

    @Marquito. Hai ragione, io credo che il nemico assoluto dell’Amore siano vari dogme e regole.. Perche’ l’Amore non conosce imposizioni. Non ho nulla contro la religione in generale, ma, vedi, questa idea del “peccato” e “redenzione” secondo me non da un messaggio molto positivo.. Invece, il concetto “amare a prescindere” loe’, perche’ esclude l’idea del “peccato”. Ritornando al tema del suicidio, direi che alcune persone vogliono farlo, perche’ non si sentono padroni della propria vita, ma solo un ingranaggio di un sistema, dove nulla e’ al servizio dell’uomo. Ci sentiamo a volte cosi piccoli e insignificanti, per questo non meriteremmo di essere amati, ne da noi stessi , ne da nessun altro.. Non possiamo decidere quasi nulla della nostra vita, siamo imprigionati nel labirinto di dogme, regole, a volte anche senza senso. L’uomo ha perso il suo iniziale significato del “figlio di Dio”, e il suo libero arbitrio e’ stato sostituito dal piu comodo “giudizio collettivo. Cosapensera’la gente? Ma davvero e’ cosi importante? Forse meglio vivere e lasciare vivere gli altri.. Mi piace molto questa frase: non possiamo cambiare il passato, ne prevedere il futuro, per cui l’unica cosa da fare e’ vivere il presente.
    @Athos: credo che quello che dici, si ritrova nel principio dei “vasi communicanti”, nella vita tutto e’ intrecciato, interconnesso: la religione, la scienza la politica ecc… Supponiamo che l’Amore sia una forma di Energia, mi viene in mente la legge della conservazione dell’energia (fisica), cioe’ che l’energia non scompare ma si trasforma da uno stato all’altro, si rinnova. (forse qui ho sparato una cavolata, in tal caso qualcuno x fav mi corregga :))))

  • 8748
    Marquito -

    @ Athos:
    Calamitoso Athos; impareggiabile maestro di stile; ovviamente mi sono posto anch’io il problema di cui mi parli. Mi sono chiesto a lungo se per caso non mi fossi spiegato male; se fossi stato troppo verboso o troppo concettoso; se non fossi incappato mio malgrado in una qualche ambiguità. Si dà il caso però che almeno tre utenti mi abbiano compreso perfettamente e che una di loro sia rimasta fortemente perplessa per la tua incredibile ottusità. Visto che sei stato l’unico a non comprendere il senso delle mie parole, sorge spontaneo il sospetto che le endorfine ti abbiano dato alla testa. I tuoi ultimi interventi denotano uno stato di profonda confusione. Mi attribuisci dei pensieri che non mi sono mai sognato di formulare, fai un uso scorretto e del tutto inappropriato di termini che hanno un significato ben preciso, ravvisi nelle mie parole delle ambiguità inesistenti. Le frasi che hai citato sono estremamente chiare, addirittura cristalline, e le sottoscrivo in pieno, perché non fanno che ribadire quei concetti che ho già espresso, sotto diversa forma, almeno diecimila volte. L’unico che non ci ha capito niente sei tu. Sì; lasciamo andare che è meglio …
    Riguardo al fatto che certe frasi villane non si riferissero al sottoscritto, ti faccio semplicemente notare una cosa. Il tuo post era espressamente indirizzato a me e non agli altri utenti (ai quali avresti rivolto il successivo messaggio). Se a questo dato inoppugnabile si aggiunge il fatto che stavi contestando le mie affermazioni, ed essendo noto a tutti il tuo carattere benevolo e conciliante (di cui ho fatto personalmente esperienza qualche mese fa), era abbastanza ovvio attribuire quelle frasi al destinatario della dedica.
    Amico carissimo; tutte le volte che le nostre strade si incrociano finisci per incappare in dei colossali abbagli. Se penso alle circostanze del nostro primo incontro, mi meraviglio che tu abbia ancora l’ardire di rivolgermi la parola. A dire il vero, dopo una simile figuraccia, è sorprendente che tu abbia ancora il coraggio di mettere piede in questo forum. Probabilmente hai la memoria corta; forse non ti ricordi nemmeno chi sono … in questo caso ti consiglio di riflettere molto attentamente. Il giorno, fortunatamente per te, sta ormai volgendo al termine. Speriamo che la notte ti porti consiglio.

  • 8749
    L -

    Per quanto riguarda provare ad esprimere la propria creatività ammetto che diverse volte ci ho provato, mi ricordo che un po di tempo fa volevo scrivere una specie di libro nel quale volevo raffigurare diversi personaggi che erano presenti nel mio mondo fantastico, anche se non si voleva limitare solo a questo, volevo inserire anche altre cose, ad esempio parlare di personaggi incontrati nella vita reale, miei pensieri, mie idee, mi ricordo che il titolo che volevo dargli era “tra la morte e la vita ovvero tra lo zero e l’uno” ho perfettamente in mente alcuni personaggi poichè hanno caratterizzato per lunghi periodi il mio mondo fantastico, altri invece si ispiravano a persone incontrate nella realtà opportunamente “fantasticizzate” da me, il progetto consisteva in soli due capitoli: il capitolo zero ovvero la morte e il capitolo uno ovvero la vita, e fra questi due capitoli venivano raccontate le storie di questi personaggi, forse alcuni sono degli L fantastici, vedete a volte parlo di mondo fantastico senza spiegare esattamente cos’è , L nella realtà credo che sia se stesso, non penso di aver detto mai a nessuno che sono Napoleone Bonaparte o sono nato (o vissuto) a Las Vegas, ammetto che è capitato che ho detto qualche bugia o raccontato qualche cosa che appartiene al mondo fantastico e non reale, ma ciò è un eccezione, cioè voglio dire che io all’esterno con chi mi circonda sono L reale, quando sono solo e sopratutto quando sono solo e cammino, (a me piace tantissimo camminare, un giorno vorrei fare il cammino di Santiago, ma questa è un altra storia) rivivo le situazioni vissute nella realtà come se non fossero accadute a L reale, ma bensì a un altro L immaginario. Crescendo tale L è cambiato, con il tempo si è trasformato in diversi personaggi (alcuni dei quali volevo provare a trattare in quella specie di libro) ad esempio quelli che ora ricordo meglio sono il fonico e il vagabondo con la chitarra, ciò avveniva appunto quando mi trovavo da solo a camminare, mi ricordo che in alcune situazioni sentivo la necessita di isolarmi, iniziare a camminare da solo per poter accedere a questo mondo fantastico e magari poter rivivere le esperienze appena vissute nella realtà in questa dimensione fantastica. Tuttavia come tanti altri progetti, anche il progetto di questo strano libro è stato abbandonato. Chissà magari un giorno lo riprenderò.

  • 8750
    Athos -

    Colloso Marquito,

    Le frasi che ho citato, e che tu stesso sottoscrivi, sono emblematiche del tuo pensiero confuso: prima dici una cosa, poi la smentisci, poi la confermi smentendo la smentita e via delirando…
    Quindi la tua impressione prima era corretta: sei stato e sei troppo concettoso e verboso.
    I tre utenti chi sarebbero? Li ho persi, ma se vuoi riportarmene le parole risponderò anche a loro. Insomma, ti crei la claque eh eh.
    Peraltro i tuoi termini hanno un significato talmente preciso che un’altra utente si è sentita in dovere di farti notare che la creatività per lei era una cosa diversa.

    Ora ti spiego un’altra cosa.
    Se io indirizzo una lettera a Tizio e in questa lettere esprimo un giudizio o una regola generale ovvero che vale per tutti e non specificamente per Tizio, allora quest’ultimo non deve prendersela. Il destinatario di uno scritto non è destinatario oggettivo di ogni concetto che viene espresso nello scritto. Capito?…Mha…???

    Amico carissimo (visto che tale mi reputi), mi sei rimasto tanto nel cuore che non mi ricordo chi sei. E d’altronde per quanto io sia terribile spero che tu abbia abbastanza carattere da riprenderti psicologicamente perchè qualcuno in un forum anonimo ti dà contro nel merito delle tue affermazioni. Io non ti conosco, non voglio conoscerti, e se ti scrivo è perchè questo è un forum PUBBLICO, non il forum di Marquito il Cambianick.
    Ognuno è libero, qui dentro, di esprimere dissenso, e io lo esprimo.
    Inoltre sei tu ad aver riscritto a me e non il contrario. Ho una regola, che è scrivere solo a chi mi scrive. Altrimenti lascio che i miei interventi rimangano solo per chi vuole leggerli.
    Per cui il “riflettere attentamente”, il “non ti ricordi chi sono” e le mia “figuracce passate” vanno dritte dritte ad ingrossare la pila di frasi-barzelletta uscite dalla tua tastiera.
    Chi sei non lo so, e anche se lo sapessi scriverei quello che penso in ogni modo.
    Dai, dai, non te la prendere, che oggi è un altro giorno e avrai tanti altri momenti per riprenderti dalle mie tremende e terrificanti parole di dissenso.

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