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Il suicidio

di beppino

Riferimento alla lettera: Buongiorno, anche io penso che il suicidio sia una cosa buona, in un certo senso. Da tre anni, ci sto pensando, e ho già fatto quattro tentativi. Per me, la morte rassomiglia a un riposo, perché come lo dice un autore francese, "vivere, è soffrire". Io di fronte alle difficoltà...
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Data di pubblicazione: 17 Settembre 2005

L'autore, beppino, ha condiviso solo questo testo sul nostro sito.

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Categorie: - Me Stesso

14.956 commenti

  • 8651
    LUNA -

    quelle parole ascoltate, e rimaste impresse nel cervello perché nel cuore, quella sensazione di abbandono, quella promessa a cui avevano creduto e non è stata mantenuta, quel momento in cui tutto era stato bello ma poi…, quei sensi di colpa ed inadeguatezza nati allora e mai tolti di dosso ecc ecc…
    No, no, non sto facendo un discorso da psicanalisi, ma quello che dico è che ciascuno ha la sua storia di sensibilità, più o meno ferita, e di come, dentro di sè, Tracy, può aver cercato, nel corso della vita, di tamponare una sensazione di sofferenza o disagio, anche senza rendersene assolutamente conto.

    TRACY, esistono molte cose che impediscono di “vivere in modo piu naturale assieme agli altri”. E una di queste, forse ti sembrerà paradossale, ma secondo me, almeno, è così, è il fatto di chiamare gli altri ESSI, LORO, come fai tu. Di non sentirsi parte di un tutto, ma di pensare che ci siano persone che stanno da una parte e sono fatte in un certo modo, e altre che sono fatte in un altro.
    La verità è che ogni persona è unica, è vero, e abbiamo abitudini, opinioni, caratteri, idee diverse. Unico è il percorso di una persona, i suoi ricordi, le sue lacerazioni, domande, risposte, i suoi problemi e le sue soluzioni, ma ciascuno di noi può vivere momenti in cui si sente in equilibrio armonico con se stesso e gli altri e altri in cui si sente in parte o in completa disarmonia con se stesso e il circostante, e momenti in cui il tentativo di trovare quell’armonia passa attraverso cose che in realtà allontanano, inconsapevolmente, da quell’armonia. Ciò a diversi livelli.
    Nel momento in cui, sia pure in buona fede, tu giudichi gli altri come persone “deprimenti”, e mentre ti domandi delle cose, ma non rifletti sul significato delle parole e del loro impatto su gli altri, nel momento in cui non osservi bene dove ti trovi e con chi stai parlando entrando in una stanza, sia pure quella del forum, come hai fatto alcuni post più su, vieni percepita tu come una persona che “non vive in maniera piu naturale assieme agli altri”.
    Vivere in maniera più naturale assieme agli altri non significa soltanto non usare sostanze o non andare a giocare al casinò (seppure credo di capire il senso della tua domanda) ma anche cercare di “sintonizzarsi” tra sè e con gli altri in maniera armonica attraverso l’intelligenza emotiva, vedendo davvero gli altri oltre alle proprie domande e le proprie considerazioni e certezze. Non dico sia facile, ma credo di averti in parte risposto.

  • 8652
    Marquito -

    Quando la vita ci appare priva di senso, e non siamo capaci di sopportarne l’insensatezza, è abbastanza naturale che si pensi seriamente di farla finita.
    Per i predicatori è facile. Loro hanno riposto il senso della Vita in qualcosa che sta al di fuori della Vita stessa. Hanno messo a tacere la loro ragione, non si pongono più nessun dubbio e credono fermamente (starei per dire ciecamente) in un Dio trascendente. Ma per noi che brancoliamo nel buio, che non abbiamo nessuna certezza, che non siamo stati toccati dalla luce divina, la questione assume un aspetto completamente diverso.
    A Buck, a Stefano614 e a tutti gli altri utenti che partecipano al forum, vorrei proporre un piccolo spunto di riflessione.
    Il nichilismo, contrariamente a quanto si pensa, non ci conduce necessariamente alla disperazione. Il nichilismo può rappresentare la via d’accesso a un’esistenza autentica e veramente libera. Quando rinunciamo a porre il senso della vita in un Dio trascendente, in un mondo ultraterreno, in qualche ideologia politica o religiosa, ci resta ancora la possibilità di amare … Non ha importanza che l’oggetto del nostro Amore sia un essere umano, un animale o una pianta … non ha importanza che si tratti della musica, della poesia o della pittura … non ha importanza che si tratti di una donna, di un quadro o di una sinfonia di Beethoven. Quello che conta è la nostra capacità di amare. Soltanto amando possiamo dare alla nostra vita un significato autentico; soltanto amando possiamo sentirci veramente vivi … Chi si sente completamente spento, chi non riesce più a trovare nessuno stimolo, sta vivendo una fase critica in cui la sua capacità di amare è fortemente compromessa. Prima di arrendersi dovrebbe essere assolutamente certo che non si tratti di una fase transitoria. Una passione, una passione qualsiasi, è sufficiente per restituire a chiunque la voglia di vivere e di lottare.

  • 8653
    Eme -

    In effetti la mia precisazione (parlando di adulti) è stata una sorta di provocazione.
    O meglio: la risposta scema ad una provocazione scema.
    Spesso, nella capoccia dei giovani, il mondo degli adulti appare come un gabbione piazzato dentro uno zoo in cui i rimba saltano da un ramo all’altro grattandosi la testa ed emettendo suoni gutturali. O come un esercito di materialisti incattiviti e viziosi dediti all’accapparramento di beni e alla distruzione del prossimo. Come se loro, i giovani, fossero angioletti pieni di buone intenzioni portatori di Verità. Come se loro non si ammazzassero di botte nei cessi della scuola filmando tutto e pubblicando i video su youtube, non si farcissero di robaccia, non si sballassero in discoteca fino all’alba per poi scorrazzare ai 200 all’ora alla ricerca del primo bar aperto….
    Non tutti sono cosi? LO SO! Ma neppure gli adulti formano una massa indistinta.
    E poi c’è l’innegabile realtà dell’età anagrafica e dell’età che “ci si sente”!
    Non sono mai riuscita ad attribuirmi un’età.
    Per alcuni aspetti sono rimasta una bambina, per altri sono proprio del 1972, per altri ancora dovrei essere già morta e sepolta da un pò se avessi gli anni che mi sento di avere.
    E’ così difficile parlare l’uno con l’altro senza dover mettere avanti la propria carta di identità e modulare le frasi e le estrnazioni in base all’età dichiarata?
    Una persona parla ad un’altra. Stop! Chissenefrega se ha 15-30-40-50-100 anni.
    I miei problemi di oggi sono gli stessi, identici problemi irrisolti di 30 anni fa.
    Si sono semplicemente adeguati al corso degli eventi.
    E le mie fonti di felicità sono la realizzazione di sogni già nati nell’infanzia e cresciuti con me.
    C’è il bambino con un dito perennemente infilato in bocca e l’adulto che fuma come un dannato.
    C’è il bambino che si fa fregare la merendina e l’adulto che è incapace di farsi valere sul lavoro. C’è il ragazzino che viene fatto a frattaglie dai bulli e l’adulto che incappa in una società a delinquere. C’è l’adolescente che cerca affannosamente un motivo per vivere e l’adulto che getta la spugna perchè quel motivo non l’ha mai trovato e pensa di non avere più tempo, più occasioni.
    Insomma…ci sono migliaia di motivi per non usare quel fastidiosissimo VOI-NOI. Per confrontarsi, per non puntare il dito con sdegno verso chi, ieri, forse era come te e….chi lo sa….magari rispecchia il te stesso che sarai domani

  • 8654
    Andrea -

    Book, mi piace il tuo nik e, per come sento, ti si addice. In effetti la tua vita sembra un libro, eppure tutti i libri sono stati vissuti di persona da chi li ha scritti. C’è chi li ha vissuti con le azioni, come te, e chi li ha vissuti mentalmente. Ma in qualche modo li ha vissuti, altrimenti non li avrebbe saputi scrivere. Tu sei un uomo d’azione, un medico, uno che ha comunque aiutato gli altri, sempre che la tua vera intenzione fosse quella. Io credo di si, visto che ora doni uno strumento a qualcuno che può farci qualcosa di buono. Tanti se lo terrebbero per sè comunque, ma non tu e mi sembra un gesto molto importante. Questo per me è già amare. Dici di aver cercato sempre tante avvventure per vedere se ce la facevi, se reggevi. Secondo me anche questa che stai vivendo ha lo stesso scopo. Questa è la più difficile. Saresti potuto morire in altri modi, in mezzo al deserto, su di un ghiacciaio, oppure potevi restare danneggiato fisicamente, come ti è successo a causa di uno stupido incidente. Sarebbe stato diverso se a toglierti la mobilità fisica fosse stato altro? la caduta in un crepaccio, un paracadute che si apriva male (e forse, in tal caso saresti morto) o altro? non è che, infondo, hai sempre cercato l’estremo, accettando le possibili conseguenze? e ora che l’estremo è arrivato, non sei curioso di sapere se lo reggi? Per me non serve essere Ambrogio Fogar, si può anche diventarlo. Ce ne sono tanti di Ambrogio Fogar, anche se sconosciuti. Li incontro di tanto in tanto e mi stupiscono sempre per la loro tenacia, la loro voglia di scoprire sempre e comunque. Posso solo ascoltarli ed imparare quello che hanno da insegnarmi. Del resto la vita è scoperta, conoscenza, libertà di agire che possiamo scegliere di mettere in pratica o meno. Dici di essere rimasto chiuso in te stesso per paura di rivelarti, ma per cosa? per le tue paure? E chi non ha paura di qualcosa? è umano avere paura! Se non avessimo paura non saremmo neanche spinti a vivere avventure estreme per superarla, non credi? questo oltre al fascino in sè delle avventure. Se tu non avessi avuto paura di lanciarti da un aereo, probabilmente, avresti cercato di andare nello spazio…ci scommetto.

  • 8655
    Andrea -

    … Fin da quando avevi 11 anni non volevi morire “così”. Non so come sia morta tua nonna di preciso, ma in genere s’intende soffrendo. Mi viene spontaneo chiedermi perchè, a distanza di molti anni, ti trovi a vivere proprio quella cosa di cui avevi così paura. Morire “così”. Allora dicevi che era meglio il suicidio, ora lo dici ancora. Se non trovi la ragione per continuare vuol dire che non c’è? Oppure vuol dire che non riesci a vederla, perchè continui a guardare nella stessa direzione in cui hai sempre guardato? Per me nella tua solitudine potresti e dovresti riflettere bene su questo. Anche se hai bruciato tutti i tuoi scritti di viaggio quelle esperienze restano tue, non è un foglio scritto che fa la differenza. La differenza la fai tu, perchè sei un medico e un ricercatore per natura.

  • 8656
    buck -

    Temo di non riuscire a spiegarmi: la parola nichilismo si adatta ad un sacco di situazioni.Sono nichilista? Boh , semplicemente ( oltre ad essere agnostico) non amo nessuno .In realtà mi riesce meglio odiare od ignorare (ricordatevi , comunque , che , ahime’ , è l’odio , non l’amore , che fa la Storia)
    Ho visto morire mia nonna in un mare di lento dolore , quella si chiama agonia: bene , sin da allora avevo chiaro che è meglio una fine spaventosa che uno spavento senza fine.
    Che mi potesse capitare un incidente in montagna , in foresta … non ci ho mai pensato. Sono anche uno sciagurato.
    Ma ora ce l’ho ben presente , il rischio. pago le conseguenze di una cosa stupida.
    non vedo vie di uscita semplicemente perchè non ce ne sono !.
    fisiatri , fisioterapisti .. sono in questo d’accordo . …vivrò da sciancato. E io non ne posso più.) ma il coraggio del gesto estremo non ce l’ho !)
    Più semplice di cosi’.
    Sono solo perchè lo voglio e perchè nessuno mi può aiutare coi fatti. ( tanti anni fa , avevo ancora la morosa , come si diceva allora , mi profetizzo’: creperai da solo. Beh , aveva indovinato)
    Il resto , le parole… non contano :mille parole ( in realtà i cinesi dicono minacce) non schiacciano una mosca.
    Scusatemi , ma sono molto stanco , il dolore non da tregua , e la solitudine , anche se accuratamente cercata , non è facile da gestire.

    A proposito , Buck , come molti di voi sapranno , deriva da JacK London ( ho visto la sua capanna nello Yukon , ben 2 volte).
    London , Chatwin,… sono stati i miei maestri di pensiero e di vita.
    Guarda un po’ come vado a finire!

  • 8657
    LUNA -

    EME: @In effetti la mia precisazione (parlando di adulti) è stata una sorta di provocazione.
    Sì, penso che ne avevo colto il senso.
    E concordo con: @una persona parla ad un’altra. Stop! Chissenefrega se ha 15-30-40-50-100 anni.
    Il senso del mio post era anche questo.
    @E’ così difficile parlare l’uno con l’altro senza dover mettere avanti la propria carta di identità e modulare le frasi e le estrnazioni in base all’età dichiarata?
    Non so se sia difficile, ma la verità è che molto spesso l’età diventa un qualcosa che si mette davanti ai problemi. E’ colpa dell’età se mi sento così… in realtà quasi mai è totalmente vero.
    sento spesso frasi come: ormai hai/ormai abbiamo… (indifferente se sia 20, 30, 40, 120).
    E’ chiaro che l’età porta per esempio una serie di responsabilità diverse (ma ci sono persone che, come dicevo, in tenera età ne hanno portate più di qualcuno a 50anni, e appena a 50anni, paradossalmente, riescono finamente a concedersi di essere giovani… dove con giovani non intendo il fatto di andare in giro vestiti come dei teenagers – a parte che se ti senti a tuo agio vestiti come ti pare, per come la vedo io – ma a livello di libertà interiore, di energie, di desideri, di una serie di paletti che cadono all’interno, paletti che a volte ti possono far sentire la pesantezza della vita e limitato già quando sei bambino).
    Bisogna anche saper accettare i cambiamenti e non rincorrere l’eterna giovinezza (lo so, dico banalità) però è pure vero che a volte il concetto età può fregarci più del nostro reale stato di salute o che. Ci può deprimere e farci sentire più vecchi di quello che siamo.
    Certo, ci si mette anche il fatto che ci sono dei limiti d’età messi per fare delle cose, ma molte cose non hanno un limite, e siamo noi a limitarci.
    Io ho mal di schiena non perché ho 37 anni ma perché ho fatto un incidente. anzi 3. Il primo a 23. A 23 avevo già dei problemi con la cervicale, che un giorno prima mi erano completamente ignoti.
    Ora, quando ho mal di schiena, sento cori di: è l’età.
    E’ l’età un paio di palle (scusate il francesismo).
    Non so come stiano i miei coetanei che non hanno mai avuto dei traumi lombari e cervicali e altre cose alla schiena, e quindi non so come starei io a 37 anni se non avessi avuto tre incidenti, non gravi, ma neppure quelli famosi per cui alcuni un tempo facevano finta di aver subito un trauma per pigliare i soldi. Abbastanza gravi da darmi tutta una serie di disturbi che il giorno prima non sapevo cosa fossero.

  • 8658
    LUNA -

    La verità è anche che molto spesso da giovani si fa sport (fosse pure l’ora di ginnastica a scuola) e poi andando avanti con il tempo, per una serie di ragioni, nella maggior parte dei casi se ne fa sempre di meno. Che si somatizza in maniera diversa. E che molto spesso non si ascolta quello che il fisico ci dice. Io anni fa per un mese ho avuto un’emicrania costante con fotosensibilità. Età una cippa. Iperlavoro, stress, occhiali sbagliati, cervicale a bomba. E forse mi amavo meno in quel periodo, altrimenti me ne sarei accorta prima che tiravo il motore. Se non mi fossi fermata e fossi andata a vedere le cause e qualcuno non fosse stato in grado di trovarle? se fosse stato meno eclatante forse avrei fatto finta di niente, e sarei andata avanti come un treno, fino ad un crollo peggiore. Invece per un mese, a parte il mal di testa, vedevo il mondo a strisce e giravo con gli occhiali da sole anche la sera. Concentrazione impossibile. Non è divertente. Io ci anche scherzavo su, per sedare la mia paura e per carattere, ma pensavo, dopo un certo numero di giorni, che sta cosa sarebbe durata per sempre. Stavo iniziando a deprimermi davvero. Tra le altre cose capitò che ero andata già a fare una visita oculistica, niente di fatto. Al centro emicranie mi avevano detto che probabilmente avrei dovuto convivere con l’emicrania per sempre. E mi avevano dato un farmaco che sugli altri funzionava e su di me effetto paradosso. Ero al tel con una mia amica e la sua amica le mandò un sms per dirle che saltava l’oculista, se voleva lei l’appuntamento… lo presi io. Non navigavo nell’oro, e tutti mi dicevano: ma se ti ha visto un oculista ieri, che vuoi che ti dica di più? Invece mi ha detto di più e insieme ad altri accorgimenti, erano tante cose che facevano il problema, l’ho risolto, allora. Buck, per quanto mi riguarda non è l’odio, nè l’indifferenza a fare storia, che ne dicano i libri di storia. Non ho mai scalato montagne fisicamente, se si esclude una giovane “carriera” nello sport che ho interrotto per fare altro. Le mie le ho scalate usando i miei talenti di testa e “panza” Quindi qdo testa e creatività zoppicano io sono sciancata. Quando zoppicavo fisicamente e mi zoppicava pure la testa era allucinante per me. Io sono testarda: se sono testarda “pro” scalo montagne, se lo sono “contro” cavoli amari. E ogni volta che l’ho fatto contro, usandomi contro i limiti, mi sono sentita vecchia, a qualsiasi età, come giovane a qualsiasi età quando sono testarda pro.

  • 8659
    Marquito -

    @ Buck:
    Parlando di nichilismo mi riferivo al commento di Stefano614, che aveva usato questa parola in un contesto ben preciso.
    Volevo offrirti un piccolo aiuto e l’ho fatto nell’unico modo in cui ne sono capace. A questo mondo ci sono gli uomini d’azione e ci sono i contemplativi. Non tutti siamo nati per scalare le montagne. Se tutto quello che scrivo ti sembra cervellotico, o astruso, o incomprensibile, basta semplicemente che non tu mi legga.
    Non so se tu sia “anaffettivo”, e non so neppure se tu sia cosi’ cattivo come ti dipingi. Sicuramente hai dei grossi problemi di empatia; altrimenti avresti compreso subito che mi eri simpatico e che volevo sinceramente darti una mano.
    Ogni tanto mi viene in mente Luigi Pirandello. Lo accusavano di essere troppo cerebrale; eppure le sue opere sono piene di umanità e affrontano di petto i grandi problemi dell’esistenza, primo fra tutti l’incomunicabilità fra gli uomini … vabbé; fermiamoci qui; sennò mi accuserai di divagare.

  • 8660
    Marquito -

    @ Buck(2):
    “E’ l’odio; non l’ amore, che fa la storia …”. Probabimente hai ragione. L’invidia, il rancore, il desiderio di vendetta sono le molle preponderanti dell’agire umano. Nessuno di noi ne è immune ; anzi; seppur in misura diversa, tutti siamo trascinati e soggiogati da queste forze potentissime. Temo però che ti sia sfuggito un piccolo particolare. L’odio, con tutta la sua forza bestiale, non è capace di dare un senso alla nostra esistenza; l’Amore, invece, ci riesce. L’odio, con tutta la sua violenza accecante, non è in grado di sopperire al nostro senso di vuoto; l’Amore, invece, ci riesce. E’ un dato di fatto empirico, incontestabile, testimoniato da milioni di persone che hanno consacrato la propria vita all’arte e alla scienza, o che, molto più semplicemente, si sono innamorate.

  • 8661
    LEO -

    Vorrei riportare alcune riflessioni da me fatte sul tema del suicidio; forse un giorno (credo non molto lontano) parte di queste riflessioni le scriverò in una lettera che lascerò alle persone che mi vogliono bene. Molte persone come motivazioni per convincermi che è sbagliato suicidarsi usano dirmi:suicidarsi è da egoisti perchè non si pensa alla sofferenza delle persone che ti vogliono bene; suicidarsi è da vigliacchi, perchè ci sono persone che stanno peggio di te eppure loro continuano a lottare per vivere; suicidarsi è sbagliato, perchè dio ti ha donato la vita ed è un peccato non accettare il suo dono. Proverò a rispondere a tutte queste opinioni. Le motivazioni nelle quali compare la parola egoismo; io penso che tutti noi siamo un po’ egoisti,inoltre ammetto che diverse volte ho riflettuto riguardo alla sofferenza che un gesto simile può provocare nei confronti delle persone che ti vogliono bene, forse perchè pure io ho sofferto la scomparsa di un amico che si è suicidato, e penso di capire cosa si prova, tuttavia sono pure convinto che a volte bisogna fare delle scelte, e non sempre le scelte che noi facciamo sono indolore, a volte certe nostre scelte possono provocare sofferenza nelle persone che ci circondano, gli amici o i parenti molto probabilmente non condivideranno la mia scelta, tuttavia un giorno dovranno accettarla, come una mia decisione, decisione assolutamente non frutto di un momento, ma di una lunga riflessione con me stesso; credo inoltre che sia più egoista una persona che ti preferisce vedere vivo, nonostante quando sei da solo la tua vita è un incubo, per il suo personalissimo interesse di non sentirsi in colpa, preciso non è mia intenzione che nessuno si senta in colpa di nulla, ma non voglio e non posso vivere per gli altri, ritengo che questa non sia più una motivazione sufficiente per continuare a vivere. Riguardo alle persone che stanno peggio di me ammetto che sono persone sicuramente più forti di me, e probabilmente io sono un vigliacco che non è capace di vivere, spero che tutte le persone che si trovino a lottare per sopravvivere, non si offendano per la mia scelta. Riguardo all’ultima affermazione dico che purtroppo non credo di credere in Dio, almeno non credo di credere nel dio cattolico, credo nella natura, credo che la vita si genera dalla morte e la morte dalla vita, inoltre non trovo così innaturale l’idea di suicidarsi, trovo anzi molto più innaturale chi continua a distruggere il nostro pianeta.

  • 8662
    LEO -

    La domanda che a questo punto un lettore mi potrebbe porre è “Perchè vuoi suicidarti?” Alcuni lettori potrebbero pensare che sia triste, privo di sogni e privo di amici. Non credo che nulla di ciò sia vero. Per fortuna credo di avere diversi amici che penso mi vogliano bene, come io inoltre voglio bene a loro, ho una famiglia che mi vuole bene, e sopratutto ha sempre creduto in me e mi ha dato sempre un grande sostegno per realizzarmi nella vita, e ora come ora non mi sento più triste, si è vero lo sono stato, ho passato terribili momenti di depressione, nei quali in più occasioni ho tentato il suicidio, ho fatto tre anni di terapia con una psicoterapeuta, ma adesso non credo di essere triste.
    Il motivo forse è molto semplice, e allo stesso tempo molto complesso. Io penso di non essere capace a vivere. Può sembrare una affermazione sciocca e banale, tuttavia gran parte delle mie riflessioni si basano su questa frase. Io quando ero piccolo, di fronte a una realtà fatta di sofferenza (a causa di tante ragioni) ho creato un mondo immaginario, un mondo fantastico, ogni episodio che succedeva nella realtà, appena mi trovavo da solo lo trasferivo in questa dimensione immaginaria, dove era presente un altro me. Con il passare degli anni per fortuna la mia situazione con gli altri è migliorata, tuttavia sentivo sempre la necessità di rifugiarmi in questo mondo fantastico. Le mie crisi erano dovute al fatto di non essere in grado a volte di separare la realtà dal mio mondo immaginario (chiarisco che quando sono con gli altri continuo a sentirmi me stesso e non un me immaginario);ho provato a cancellare il mio mondo fantastico, ad esempio usavo spegnermi sigarette nelle caviglie quando entravo nel mio mondo fantastico, ma tali tentativi si sono rilevati inefficaci, così ho iniziato a prendere seriamente in considerazione l’idea di suicidarmi. Ora alcune cose sono cambiate altre no; ora l’idea del suicidio è un progetto.Penso infatti che noi siamo padroni del tempo, siamo noi che decidiamo in che senso scorre il tempo, “il tempo scorre dall’inverno verso l’estate o dall’estate verso l’inverno?”, siamo noi che lo decidiamo, siamo noi che decidiamo in che senso si muovono le lancette di un orologio, siamo noi il tempo, l’orologio è il battito del nostro cuore,solo noi possiamo decidere di fermarlo e girare le lancette all’indietro. Potrà sembrarvi pura follia, eppure è il sogno che continuo a fare!

  • 8663
    LUNA -

    LEO: il discorso basilare non credo sia che suicidarsi è sbagliato, ma che se ti suicidi crepi. Banale, ma vero.
    Intendo dire che al di là di ogni considerazione che giustamente si può fare attorno al tema, una persona che pensa di uccidersi lo fa perché è in uno stato di forte sofferenza, questo è indubbio, ma spesso, credo, ci pensa non perché vuole morire, ma perché in quel momento non ce la fa a vivere. Ama la vita, non la morte, ma non riesce a stare nella vita.
    Il discorso è che il problema però è il suo stato di malessere, non la vita. E quello stato di malessere, seppure acutissimo, insopportabile in quel momento, che può essere anche lungo, è così spesso transitorio. Chi può dire se è transitorio? Un’infinità di persone che non sono riuscite a uccidersi, o hanno all’ultimo deciso di non farlo, o hanno cullato quel pensiero a lungo ma non sono arrivate all’agirlo.
    Il fatto è che basta avere un attacco di panico per sapere che il tempo, in quel momenti, non esiste. Non esistono 5 minuti dopo, non esiste la salute di quando riprenderai a non iperventilare eccetera. Esiste quel momento. L’angoscia. Poi, quando l’attacco passa, respiri un’altra volta. Ma non riuscivi a concepirlo quando avevi l’attacco.
    Così i pensieri di morte coprono il fatto che esistono il tempo e la vita.
    Io non giudico chi si uccide, si sono uccisi degli amici e di loro non penso: avevano ragione, giusto così, nè che fossero dei deboli. Penso: non sono riusciti a fare altrimenti.
    La loro determinazione è andata in quella direzione e niente purtroppo è riuscito a frapporsi tra loro e quella decisione.
    Però so che uno dei due diceva: voglio liberarvi di me perché non voglio che soffriate a causa mia. Il suo è stato un gesto d’amore persino, ma l’ossessione aveva portato a vedere per migliore, liberatorio per gli altri, ciò che non lo era.
    Io ero a casa sua il giorno dopo, con i suoi genitori.
    La sofferenza di perderlo per loro è stata imparagonabile alla sofferenza di vederlo stare male, ma di avere la speranza, insieme a lui, che quello stato di sofferenza temporaneo potesse finire.
    Il discorso non è che solo che uccidendosi si dà un dolore agli altri e che quindi farlo è egoista, perché appunto allora si entra nel discorso per cui se la vita è mia io ne faccio quel che voglio, anche me la tolgo, e non posso vivere per gli altri. Rimane il fatto però che le persone che lasci anche se scriverai in mille modi che l’hai fatto per te soffriranno comunque, perché non è

  • 8664
    LUNA -

    solo questione di non farsi dei sensi di colpa, ma è una questione di amore. Un amore che altri possono provare per te anche se tu non ti ami. E allora sarebbero loro degli egoisti? Perché hanno deciso di amarti anche se tu non ti ami?
    Sarebbero loro egoisti a cercare di nutrire una speranza per te, a fare quello che possono perché il futuro esista anche per te quando tu non riesci più a fare? Ad avere voglia di stare con te, ancora, invece di portarti dei fiori, di ricordarti invece di costruire nuovi momenti con te vivendo?
    Non credo. Non è questione di obbligare un altro a vivere. Di avere l’egoismo di voler tenerlo sulla terra a stare male perché non si accetta l’idea che se ne voglia andare. Si dice che le persone se ne fregano se sei depresso. In realtà spesso sono annichilite dal fatto di non sapere che fare. Ciò non significa che vorrebbero che tu (tu generico) ti sparassi un colpo in testa così non ci pensiamo più. Spesso vorrebbero anzi capire come si fa a raggiungerti, lì dove sei finito. Non è un bel posto quello in cui si finisce quando si sta male. Lo so.
    A volte pensare agli altri, a non farli soffrire, diventa un’ancora. Diventa un’ancora che quando non saremmo del tutto o per niente disposti a darci ancora del tempo, riesce a darci del tempo.
    Un tempo in cui qualcosa di buono può ancora succedere.
    Ho un amico che mi dice, senza enfasi, che il solo motivo per cui non si è ucciso a 20 anni, dopo che un incidente gli aveva stroncato la carriera sportiva, era che, ogni sera, quando andava da solo in un determinato posto pensando di buttarsi di sotto, pensava ai suoi genitori, e a sua nonna. Oggi ha 30 anni e non vive affatto male. A volte quando non riusciamo a darci una possibilità dobbiamo passare attraverso gli altri, a cui importerebbe, per riuscire a darcela.
    Io nella mia fase peggiore avevo una mia parte in crisi profonda che si incontrava con il fatto che le persone più vicine non capivano la gravità dei miei pensieri e delle mie sensazioni. Ancora oggi non so se non capivano realmente o se era troppo per loro. Ma la mia percezione era: indipendentemente non fanno nulla per tenermi qui, non mi amano abbastanza, ma io stavolta da sola non ce la faccio. E non si può sempre pretendere che io ce la faccia! Questa indifferenza mi ammazza! Ho sputato talmente tanto dolore per questo! Ma alla fine mi sono arresa al fatto che era proprio così, che da me partiva comunque e innanzitutto il fatto di tenermi qui. per darmi una possibilità.

  • 8665
    stanchissima -

    @LUNA……
    purtroppo l’amica di cui parlo è stata mia sorella da quando avevamo 10 anni ai nostri 30. poi ha deciso di perdere la testa x un uomo (se cosi’ posso chiamarlo) e di abbandonare marito, figli, famiglia e me, quasi sorella!
    allora dopo 3 anni di silenzio mi dice che forse abbiamo sbagliato a non chiarire! cosa dovrei chiarire? Non la tollero piu’ perchè l’ho amata cosi’ tanto che si è portata via con se una gran parte di me! quindi è morta, e nulla mi fara’ cambiare idea.
    Per quanto riguarda la gente apparentemente normale (la chiamo cosi’ perchè spesso chi va dallo psichiatra come me e tanti altri….bè sembriamo noi gli anormali…..ecco perchè la loro è una normalita’ apparente…siamo tutti potenziali allegri, depressi, ansiosi, gioiosi, dipende da come ti gira la vita). la mia vita nonostante bei periodi vissuti, è cominciata male sin dall’infanzia ed oggi a 33 anni ancora nulla mi succede degno d’esser raccontato.
    Lavoro, si, ma anche io come molti altri ho allontanato tutti. sai, prima di farlo ho provato a conoscerli ma non c’è stato verso. Uno parla di quant’è bello bere, l’altro di quanto fantastica sia la sua auto, la tipa che racconta tutti i trattamenti utili x eliminare la cellulite, in vari che pensano dove andare a divertirsi stasera, domani, c’è una festa qui, una li’ quale sara’ piu’ fi..?
    non spreco altre parole. ho fatto terra bruciata attorno a me lasciando solo 2 persone che mi amano tanto e si preoccupano per me ma nonostante cio’ non possono aiutarmi 🙁 in realta’ forse sono io che non voglio essere aiutata….forse la paranoia mi sta avvolgendo e mi son convinta che non saro’ mai felice! non lo sono mai stata, credetemi…..
    in ogni caso vivo ogni giorno con superficialita’……..
    e che ci posso fa! non ho voglia di far niente…..
    grazie x avermi ascoltato, un bacio
    e 2 baci a Birillo!!!!!!

  • 8666
    ventolibero -

    @ Marzia
    Cara amica,ho letto più volte i tuoi interventi,e per cominciare,ti esprimo la mia umana solidarietà per quelle che sono state le tue sofferenze,le difficoltà che hai attraversate.Non ti dirò “ti capisco”,e non mi interessa questa discussione sul suicidio,mi basta vedere ogni giorno volti segnati da un disgusto del vivere che hanno davvero stretto una laccio al loro collo,o si sono recise le vene dei polsi,o si sono ingurgitate enormi quantità di quelle schifose sostanze,gli psicofarmaci,che avrebbero,paradossalmente,dovuto risvegliare in loro speranza e fiducia per vivere,per continuare ad esistere,ma invece,il loro,era sempre più un ridursi al limite della possibilità di esistere…insomma mi basta questo! Amica,come ti dicevo,più volte mi sono fermato a leggere le tue parole,e vorrei scrivere tanto,dirti tanto,ma devo essere succinto e rapido.Ti dico subito che rispetto la tua fede,che ho frequentate le scuole dell’obbligo dai Gesuiti,ma che ora,non spingendomi a definirmi ateo (non significa nulla),in me qualcosa si è spento,e sì che di eventi sofferti ne ho dovuti subire molti,forse troppi,come tutti.Vedi,al dolore che ci causa la vita,i suoi tanti terremoti,in qualcuno si aggiunge il dolore di non credere,enorme,tremendo,alle volte insopportabile.Il dolore di non credere si affaccia sempre,nell’ordinario,ma soprattutto in situazioni particolari:quando ci si sente deboli o impotenti nell’affrontere una difficoltà propria o dei propri cari,o dei tuoi compagni in umanità.Quando si deve affrontare una malattia che d’un tratto ha cambiato il nostro mondo poichè ha stravolto le gerarchie delle preoccupazioni e delle paure.Il mio caso,proprio il mio:un mese fa,mi è stato diagnosticato un tumore del colon!I medici,i colleghi,non me l’hanno detto a chiare lettere,ma una laurea in Medicina e Chirurgia a qualcosa serve,e mi serve a poco invece,una specializzazione in Psichiatria,e sì la Psichiatria,questa disciplina infelice,perchè si occupa dell’infelicità,e soprattutto perchè non riesce a rendere liberi dall’infelicità.Ma quando affronti dolori tuoi,personali,che ti prendono in prima persona,cerchi da qualche parte,un appiglio per sperare ancora,un appoggio sul quale sostare,un sostegno per continuare ad andare.Così:in bilico tra cielo e fortuna.Come quando sono in barca,in barca a vela:sospeso tra il mare,il cielo,il vento e la fortuna.E guardi in alto,e un cielo alto ti sovrasta e ti sgomenta,e cerchi Cristo.

  • 8667
    ventolibero -

    Certo,io guardo all’uomo Cristo,perchè oggi non si presenta più a me come Dio.Ma già come uomo,come semplice uomo,è un grande (come diceva il mio adorato Faber),forse il più grande,quello che meglio esprime la grandezza umana,attraverso le parole che ha pronunciate e i principi che ha affermati e che su questa terra sono stati proclamati con enfasi,con eloquio barocco,ma mai applicati,davvero,con altrettanta coerenza e determinazione.Falliamo certo,esseri imperfetti e perfettibili siamo,ma quello che non si può accettare,che della Chiesa e del suo popolo non è accettabile,è questo essere dei sepolcri imbiancati nella totale CONSAPEVOLEZZA di esserlo! E qui sta il senso del mio discorso amica,proprio qui,nel non poter accettare tutto questo,nel non doverlo accettare.Che figura straordinaria la figura dell’uomo Cristo,e che pochezza in tutti coloro che credono di averne l’esclusiva,che magari lo hanno fatto “proprio” ma che poi lo dimenticano o lo maltrattano…e certe parole,come alcune delle tue Marzia,lo hanno maltrattato.Come medico e come uomo,Cristo deve essere la mia etica prima e suprema,e vorrei riportare la riscrittura di un esegeta conemporaneo della parabola del Buon Samaritano: “Immagina tu,bianco razzista e magari affiliato al Ku Klux Klan,tu che fai chiasso se in un locale entra un negro e non perdi occasione per manifestare il tuo disprezzo e la tua avversione,immagina tu di trovarti coinvolto in un incidente stradale per una strada poco trafficata alla periferia di New York,e di star lì a morire dissanguato.Mentre qualche rara auto di bianco passa,ti vede e non si ferma.E immagina che a un certo punto si trovi a passare un medico di colore,che ferma la macchina e ti aiuta.Allora,in quel momento capirai che cosa vuol dire ESSERE PROSSIMO”.
    Chiudo con De Andrè:”Lode a Dio,lode all’uomo,lode a chi,nella vita,sente pietà per gli ultimi”.
    Auguri cara amica Marzia,e se posso,ti chiedo una preghiera per un giovane psichiatra di non ancora 29 anni minacciato da un tumore!
    Con amicizia e rispetto,
    Alessandro

  • 8668
    LUNA -

    LEO: prima non mi era apparso il tuo secondo commento.
    @Può sembrare una affermazione sciocca e banale, tuttavia gran parte delle mie riflessioni si basano su questa frase. Io quando ero piccolo, di fronte a una realtà fatta di sofferenza (a causa di tante ragioni) ho creato un mondo immaginario, un mondo fantastico, ogni episodio che succedeva nella realtà, appena mi trovavo da solo lo trasferivo in questa dimensione immaginaria, dove era presente un altro me. Con il passare degli anni per fortuna la mia situazione con gli altri è migliorata, tuttavia sentivo sempre la necessità di rifugiarmi in questo mondo fantastico

    La “dissociazione” di cui parli non mi impressiona per niente, di per sè, anche perché, di base, se non esistesse questo tipo di dissociazione, la capacità di costruire e trasferirsi anche in un mondo fantastico, credo non esisterebbero la letteratura, il cinema, il teatro… di dissociati in questo modo ne conosco a bizzeffe e mi sembra assolutamente normale che vivano una realtà parallela, perché altrimenti non creerebbero una cippa di niente. intendo dire che queste arti e le storie che raccontano esistono perché ci sono persone che usano la loro dissociazione in questo modo, immaginandosi in altre situazioni, o immaginando situazioni che non esistono ma partendo da elementi reali. Spesso c’è alla base proprio una sofferenza iniziale che si è incanalata nella fantasia, e quella fantasia, ben indirizzata, con la sua energia, è diventata semmai un salvavita. Insomma, a me la dissociazione creativa di per sè sembra normale. Anche perché la vivo io stessa. E semmai i problemi li ho avuti quando non sono riuscita a indirizzarla, mi sono messa ad analizzarla invece di lasciarla seguire il suo corso naturale, o mi sono detta, nella vita, che forse c’era qualcosa che non andava se vedendo una scena, anche banale, la mia fantasia partiva e che dovevo essere come quelli che invece in una scena banale vedevano una scena banale e basta (ammesso che esistano, nel senso che ciascuna situazione stimola in chiunque una serie di emozioni, fossero pure molto più razionali, ma comunque non sono nella testa degli altri e so come funziono io, e io fuziono a modo mio). E’ ovvio che io non posso conoscere l’entità della tua fantasia e perché ti faccia sentire così a disagio da cercare di riportarti a terra spegnendoti una cicca addosso o adirittura dal farti pensare di dover andare sotto terra. Però di base il fatto che un bambino si rifiugi in un mondo

  • 8669
    LUNA -

    “migliore” per non sentire dolore emotivo, o che si immagini al sicuro quando si sente in pericolo, o che si immagini più forte quando si sente fragile non mi sembra una cosa pazzesca.
    Mi ripeto, Leo, sai tu perché questa cosa ti cagiona sofferenza e quanta, e se la sofferenza nasce dal fatto di avere l’impressione di non riuscire a controllare il fatto di “stare” e le “fughe”.
    Immagino che con la fantasia che ti ritrovi, a parte cercare di ingabbiarla, tu avrai provato anche ad esprimerla… Quindi probabilmente ti sto dicendo un sacco di cose che sai già.
    Tu pensa agli attori. Gli attori non recitano solo perché sono egocentrici, vogliono avere gli applausi e finire ad hollywood. Infatti ci sono un sacco di attori anche amatoriali o persone che fanno tutti altri mestieri ma che ogni tot sentono l’esigenza di esprimersi attraverso arti varie. E quando lo fanno si sentono meglio. Non per tutti è così, c’è gente che si sente meglio quando va a correre tutte le mattine, risolve problemi di matematica, o fa altre cose. Però ci sono alcune persone che hanno il bisogno, parlo della recitazione, di vivere altre vite, di travestire se stessi da altre persone, di dare corpo e voce a personaggi, persone che non sono, e che in qualche modo non esistono, ma esistono nel momento in cui si permette loro di esistere, non solo attraverso la fantasia ma attraverso delle discipline che si basano proprio sulla fantasia.
    Ci sono persone che scrivendo libri vivono per mesi con dei personaggi nella testa e scoprono cosa fanno, dove vanno, ci parlano pure e ci vanno anche a dormire. Quale sia l’urgenza dei propri mondi fantastici e il bisogno di esprimerli ognuno sa per sè, c’è chi proprio non può vivere senza e chi riesce a tenerli nel cassetto, però insomma, ecco, volevo dirti che non credo che tu sia il solo.

    STANCHISSIMA: ciao 🙂 sono contenta che mi hai risposto 🙂
    @allora dopo 3 anni di silenzio mi dice che forse abbiamo sbagliato a non chiarire! cosa dovrei chiarire? Non la tollero piu’ perchè l’ho amata cosi’ tanto che si è portata via con se una gran parte di me! quindi è morta, e nulla mi fara’ cambiare idea.

    conosco questa sensazione. ho diversi amici fratelli ma alcuni li ho persi, in momenti di loro crisi, come probabilmente è stato per la tua amica, visto che ha dato un taglio così drastico a quella che, mi pare di capire, era la sua vita di prima. Giustamente tu dici: e me?
    ora ho poco spazio, ma ti scriverò in seguito riguardo a questo argomento. Bacini

  • 8670
    birillo -

    @stanchissima

    spero che in quelle 2 persone hai messo anche a me 😉

    be non ci conosciamo ma ti vedo molto simile a me ^__^
    e mi fa piacere quando leggo qualcosa scritta da te
    bu non ti chiedo come va l hai gia scritto su xo l importante e vederti ogni tanto ^^

    io sono sempre indaffarato con il pc adesso che sono in mutua sono qui con il pc che cerco di imparare qualcosa sulla programmazione

    bu dai scappo a ninna e tardissimo

    un saluto a tutti e un bacio alle fanciulle 🙂 anche a marina anche se le sto antipatico 😛

    a stankissina 2 🙂

    ps: Luna riguardo alle dipendenze io penso che ogniuno e libero di fare o non fare quello che crede ma purtoppo lo stato e/o i politici mettono i bastoni tra le ruote cio non vuol dire che non le fai piu ma sarebbe mejo che i politici non si intomettessero magari salverebbero la vita a qualche giovane ^__^

  • 8671
    L -

    LUNA@: grazie per le tue parole, ieri ho avuto un momento di depressione quando ho scritto quelle lettere, si ho passato momenti di depressione più brutti, ma leggere e rileggere le tue lettere mi hanno aiutato a calmarmi; sai non parlo di certi argomenti con i miei amici, e il motivo come hai scritto te è che ho paura che loro vedendomi depresso possano allontanarsi da me, e in questo momento ho davvero bisogno di loro, anche della semplice loro presenza, inoltre la mia famiglia vive lontano da me e mi terrorizza l’idea che possa stare in pensiero per me; quindi in questi momenti di crisi mi sono quasi sempre trovato da solo e gestirli come mi hai scritto non è assolutamente semplice!!!riguardo al mondo immaginario effettivamente come dici può dare diversi spunti artistici, come la pittura, la letteratura, la musica, riuscirlo ad esprimere già è un ottimo modo per riuscire a gestire queste pulsioni interne. Il problema che ho avuto in passato è stato proprio questo, non essere in grado di gestirlo. Per farti capire meglio, mi ricordo che tempo fa usavo paragonare il mio mondo immaginario all’eroina, uno inizia forse anche un po per gioco, ma sopratutto per scappare, già una persona che vuole fuggire è una persona che ha un enorme paura ad affrontare la realtà, e quindi invece di provare ad affrontarla, preferisce fuggire appunto in questo mondo. Il problema è che con il tempo è diventata una dipendenza, anche se iniziavo ad avere una vita sociale e degli amici e non subivo più le violenze del passato, tuttavia sentivo sempre la necessità e il bisogno di fuggire dalla realtà, e come se mi rendevo conto che il me reale non fosse capace ad affrontare tutti gli ostacoli che la vita ti pone davanti, come può essere oggi un esame, o un importante scelta da fare, ed ecco che il mondo immaginario ti viene in soccorso per non farti appunto pensare alla realtà. Tuttavia quando finisce l’effetto stupefacente (per fare un paragone con l’eroina) ecco che subentra una profonda depressione, ti senti un fallito, non capace di affrontare gli ostacoli della vita, ecco che ti senti profondamente un inetto. La cosa piu assurda è che i tuoi genitori credono in te, hanno fiducia nelle tue capacità, ma dentro di te sai di non meritare questa fiducia. Ecco che con quest’ultima frase ci avviciniamo di più a come mi sento oggi. Non sono in grado di vedere un me futuro; si è vero sono abbastanza giovane, meno di 27 anni. Quando ero bambino ricordo che dicevo che non volevo diventar

  • 8672
    L -

    grande, un po come Peter Pan, pensavo che crescendo il mondo fantastico ,che pensavo che ognuno di noi possedeva, scompariva mangiato dalla realtà (hai mai visto o letto “la storia infinita”?), ora so di non essere mai veramente cresciuto, sono ancora forse quel bambino che ha una paura matta della realtà, dalla quale deve fuggire ad ogni costo. Poi vi sono momenti di conflitto, momenti in cui il me reale dice al me immaginario, guarda che L vero è quello reale, e sopratutto lui ce la può fare, può realizzare nella realtà i suoi obbiettivi, ma basta anche una piccola scintilla (ad esempio un esame che non va bene) che il me reale soccombe totalmente, è come se il me fantastico gli dicesse guarda che nella realtà non riuscirai mai a ottenere niente, perchè sei un incapace, illudi le persone che hanno fiducia in te, tu non sei in grado di realizzare i tuoi obbiettivi!!. Questo appunto caratterizzava di più il passato, continua ad esistere il mio mondo immaginario, ma non è più cosi insopportabile come prima, tuttavia le cose non sono migliorate, capitano spesso momenti di terribile apatia, posso stare anche quasi un giorno intero a dormire, studio molto poco, molto disordine, e non sbrigo gli impegni che ho da fare. È come se fossi rassegnato, è come se la battaglia interiore di cui ti parlavo fosse finita; e il combattente sconfitto sta aspettando la sua condanna. So che devo prendere delle decisioni, ma ciò non fa che aumentare la mia ansia. Poi quando sono con gli amici uso indossare una maschera, la maschera di un clown che ride e sorride, preferisco ascoltare le loro storie e i loro problemi e provare a stargli vicino, e quando sono da solo succedono sempre più frequentemente momenti terribili, infatti al mondo immaginario si è sostituito un mondo di incubi (o semplicemente sogni?), sogno (o penso?) alla mia morte quasi continuamente, quasi come se fosse una scadenza imminente che devo rispettare, quasi come se fosse una bolletta da dovere andare a pagare. E cosi vado avanti tra momenti in cui provo a indossare una maschera (con gli altri) e momenti di depressione da solo. Ma come si fa ad andare avanti in questo modo?

  • 8673
    buck -

    @Marquto , non volevo certo sminure il tuo aiuto , che apprezzo , nè le tue parole – che leggo con attenzione.
    Ti sono simpatico? Sei uno dei pochi ! ( solo perchè non mi conosci ( più che cattivo mi hanno dipinto come …odioso).
    Difatti rispetto l’odio , non conosco l’ Amore.
    Anaffettivo: non mi sono mai innammorato ( di una persona , donna , ovviamente – ah , sono anche molto politicamente scorretto-).
    Il problema è che per me non c’ è soluzione , non mi piace – più- vivere.La mia attuale vita non è vita , non vale la pena per me , persona di pura azione , di essere vissuta.
    Ogni sera spero di non risvegliarmi.
    Chi crede in Dio , preghi per me perchè mi accontenti il più presto possibile.

  • 8674
    Marquito -

    @ Buck:
    Può darsi che abbia interpretato male le tue parole; non me ne volere se sono una persona ipersensibile e un pochino (molto) suscettibile.
    Forse non mi sono spiegato bene; forse ti è sembrato che volessi salire in cattedra e fare la lezione … ti assicuro che non è così. Se mi permetto di scrivere in questo forum è soltanto perché il suicidio l’ho tentato davvero, perché sono stato due giorni in coma e mi sono salvato quasi per miracolo. Diciamo pure che con quattro anni di depressione cronica alle spalle posso vantare una certa anzianità di servizio.
    Vediamo se riesco a esprimermi in modo più concreto.
    Io mi domando che fine abbia fatto tutta la passione che riponevi nei viaggi, nell’avventura e nelle esplorazioni. Queste cose ti rendevano felice, ti gratificavano; diciamo pure che le amavi … Sei proprio sicuro di non poter trarre nessun diletto da un’attività sedentaria ? Il nostro cervello è molto meno rigido e molto più malleabile di quanto pensiamo. Spesso sviluppa da solo i giusti anticorpi contro la malinconia e il male di vivere; basta soltanto dargli un po’ di tempo. Hai mai pensato di dedicarti alla scrittura ? Di scrivere la tua autobiografia ? Anche la fotografia può essere praticata senza bisogno di grandi sforzi fisici.
    Non si può neppure escludere che la tua voglia di morire abbia una base patologica (depressione). Noi tendiamo sempre a razionalizzare tutto; poi scopriamo che una maggiore quantità di serotonina nel liquido cerebro-spinale trasforma completamente la nostra visione del mondo e della vita. Oltre a consultare i fisiatri, potresti provare anche a consultare un bravo psicologo.
    Ti auguro di scoprire presto la tua nuova passione 🙂

  • 8675
    tracy -

    L la cosa che non mi piace in genere è non poter dire che si è tristi e depressi e dovere far il cabaret con gli amici a trutti i cosi.perchè se dici qualcosa che non va rovini l’atmosfera e non sei piu accettato. io non la vedo cosi vorrei avere degli amici che potessero si ridere e scherzare ma anche confidare le loro preoccupazioni cosi da poterli aiutare in qualche modo. i veri amici si aiutano è una cosa che ho sempre pensato. il vero amico l’ho riconosci nel momento del bisogno.

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