Il suicidio
Riferimento alla lettera:
Buongiorno, anche io penso che il suicidio sia una cosa buona, in un certo senso. Da tre anni, ci sto pensando, e ho già fatto quattro tentativi. Per me, la morte rassomiglia a un riposo, perché come lo dice un autore francese, "vivere, è soffrire". Io di fronte alle difficoltà...
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Data di pubblicazione: 17 Settembre 2005
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i vincenti o i cuori contenti o anche solo gli equilibrati medionevrotici che eravamo.Ci capita a volte di incontrare persone che hanno subito dei grossi cambiamenti, che hanno girato la loro vita come un calzino. Magari esci di casa, vedi una persona in sedia a rotelle che una volta correva, la guardi e dici: come c fa a sorridere, avere progetti, essere aperto alla vita, come fa ad aver accettato un nuovo se stesso diverso da prima con questa serenità e ad aver per giunta capito che è ancora se stesso seppure per certi, importanti versi in un altro modo? Come fanno a non girargli i co… per il fatto che la sua vita doveva essere diversa e invece…? Come fa a non aver preso una pistola ed essersela puntata sulla tempia?
Allora quelli sono i santi e gli eroi, quelli che hanno avuto la forza o la fortuna di riuscirci. Ma prima di riuscirci non avranno passato una fase di depressione, rielaborazione, assestamento, accetazione essendo esseri umani, come me e te? scegliendo di vivere.
Guarda che io non ti sto giudicando per niente. Io sono una super attiva e, come dice Eme, pure una che trova il lato positivo nelle cose. E’ uno dei miei meccanismi di difesa. Mi conosco: se io vado a piombo vado a piombo brutto. E l’ho capito così bene già quando ero all’asilo, forse, che io sono una che si potrebbe sparare che mi è venuta la sindrome di vedere il positivo. Però accade questo, accade che nel 2007 subisco il terzo incidente, banale. C’è di peggio, ma per tot mesi io cammino a uno all’ora. E di anni ne ho 33. Mi si apre un nuovo mondo, il mondo di me che fisicamente faccio più fatica. Le gambe non sono veloci come il pensiero. Tuttavia mi adeguo, non è grave. anche se il mio lavoro ne risente. Solo che, due anni dopo, accade questo, mentre sto risolvendo altri casini: muore mia nonna (capita,ma era la mia anima gemella sul pianeta, il mio lato buono), mio nonno ha una malattia degenerativa che non perdona, e il medico dice a me: vai a vedere se non ne hai una pure tu. Non vado, mi sparerei. In compenso zoppico, ho 35 anni e mi pesa fare 3 metri. E va sempre peggio. Qdo ho trovato il coraggio di andare dal medico ho avuto odissee tipo le tue, anche perché di magagne me ne son venute a pioggia. Non ho quella malattia, pare, ho un altro problema, più banale (me lo terrò) e una schiena molto difficile a 37 anni. Però non zoppico più, perché quando lo stress aumentava il mio dolore di 200volte ho permesso ad un fisioterapista giusto di incontrarmi e darmi una mano.
Grazie Luna , ma di fisiatri ne ho cambiati 3 ( in 9 mesi) , di fisioterapisti 4 , e due osteopati …( Lasciamo perdere le spese)
Il dolore , piuttosto , è insopportabile , ma i Colleghi Neurochirurghi ( di due diversi Ospedali) , dicono che non saprebbero cosa operare.
L’unica cosa buona è che mia moglie se ne sta andando (lei si che mi peggiora i dolori).
Non riesco a rassegnarmi ad una vita così , è solo questo ( che non è poco).Ho quasi il doppio dei tuoi anni , non mi creo alcuna aspettativa nella vita , e , credimi , una fine anticipata non mi toglie granche’.
Non penso di essere un codardo ( guarda i più sfortunati , dici , loro come fanno? non sono mai stato invidioso , e non invidio la loro forza di volontà o gioia di vivere) ; sono , probabilmente , un testardo limitato mentale egoista (ed anaffettivo – diagnosi di 1 psichiatra e 2 psicoterapeuti 1977-78).
Comunque , Luna , un grazie dal cuore che non ho ( penso però che un poco si divaghi)
BUCK: dici che non vuoi essere giudicato, ma sei tu quello che giudica, se vogliamo. E, intendiamoci, non lo dico da incazzata, ma te lo faccio solo notare. Insisti con questa storia della divagazione, ma in fondo ciascuno qui esprime se stesso come sa, come può, e anche, probabilmente, come ha bisogno di fare. Parli di 5 anni di commenti, come se il discorso fosse una cosa statica, come se 5 anni fossero una specie di brainstorming (si scrive così?) di gente, la stessa, chiusa in una stanza, senza uscire finché non ha una risposta. In realtà qui non si tratta di formulare una tesi, ma si tratta di storie di vita, e sentimenti e sensazioni e emozioni che si intrecciano, in modo dinamico. Tentare di darsi una mano. A questo punto cosa dovrei dirti? che avevano ragione i tuoi psichiatri e psicoterapeuti della fine degli anni ’70, sei proprio un testardo limitato mentale egoista? Non lo so, non ti conosco.
Potresti avere ferito la mia sensibilità di testarda, illimitata mentale, divagatrice in buona fede e in lotta con i miei strati di fragilità. Ma fa niente 🙂
…Buck, per inciso, mi dispiace che stai male. Mi dispiace davvero. E mi dispiace non avere risposte che ti siano di reale conforto. Mi fa piacere invece che in quello stare male hai tirato fuori l’energia della dialettica e il carattere, hai ribadito un punto. Quindi energia c’è, sotto il male fisico, la stanchezza, l’esasperazione dei 3000 dottori ecc. Sarebbe bello se tu usassi le tue prerogative di testardo limitato mentale egoista per tirarti fuori dal fosso e non remarti contro, ma sai tu. sai tu quello che sai, sai tu quello che vuoi e puoi. e mi fa piacere comunque aver parlato con te. Ti lascerò in pace con i tuoi post, non è che dobbiamo interagire per forza, e hai il diritto di usare il forum come vuoi, e di cercare le risposte che vuoi. e quando si hanno poche energie di discutere non si ha palle. Preciso soltanto che non parlavo di invidia e di relatività quando mi riferivo nè al mio caso di magagna fisica nè al fatto delle persone con i problemi che citavo. Mi riferivo al fatto che capisco che se c’è una cosa che ci può sconvolgere nel profondo, a qualsiasi età, è il dolore fisico, e tantopiù il vagare da un medico all’altro senza cavare un ragno dal buco, perdendo via via la fiducia di poter stare meglio. E intendevo dire che mi sembra naturale passare una fase depressiva, in cui possiamo sentirci limitati come dici tu in senso estremo. Credo che sia ciò che la depressione reattiva
ci racconta in quel momento. Perché siamo umani, non robot. E soffriamo a stare male, a sentirci limitati e in balìa. Anche perché quando siamo pazienti (che pure si sia dottori) siamo in una posizione di fragilità, e con il tempo diventiamo sempre meno pazienti. Quando hai parlato di sciatalgia ho pensato a me, non perché io e te siamo uguali, ovviamente, ma perché la sensazione di dolore e limitatezza che io ho provato, di fronte al malessere mio e quello delle persone che amavo e amo, è stata forte ed è ancora fresca e attuale nelle mie registrazioni emotive. E perché veramente il fatto di stare male perché stavo male (non solo per quel motivo) e lo stress precedente e quello consequenziale peggioravano il mio stato fisico, e i pensieri mi remavano contro ecc ecc.
Buck, ho visto persone vicine stare male, molto male, e perché non sono dio non ho potuto far niente contro quelle malattie. Ho provato rabbia, senso di impotenza, dolore persino fisico, commozione. Ma so che se fossimo scappati tutti di fronte al loro male, per la rabbia e l’avvilimento dell’impotenza, e per quel lato oscuro dell’amore, il loro male sarebbe stato uguale, forse peggiore, anzi di certo. Peggiore sarebbe stata la vita, la qualità di vita e le cose che comunque potevano ancora vivere, e volevano vivere. Invece qualcosa di buono c’è stato. reale. Così credo che possa essere quando abbandoniamo noi stessi se stiamo male, e non ci diamo più possibilità. Se ci rimane solo la rabbia e l’avvilimento della lenta morte e non riusciamo più a raggiungerci con il nostro stesso affetto. E’ terribile, lo so. E no, non ho risposte su domande come: perché esiste il dolore? perché esiste il fatto di perdere chi ami? e l’ingiustizia? Penso che se lo siano chiesto gli uomini delle caverne già. Ma il mondo, pur non avendo quelle risposte, non si è fermato e ha vissuto anche del buono.
Poi, certo, io credo di essermi ammalata perché, pur essendo stata sul ring meglio che ho potuto, la mia sensibilità non mi ha permesso fino in fondo di accettare, elaborare la mia parte di impotenza e il mio sincero, viscerale, dispiacere per le persone che ho amato e amo e ho visto travolte nella salute e nella vita. E perché dovevo preoccuparmi anche per me.
Ma io spero di guarire invece di lasciarmi più andare. Ho avuto una depressione reattiva e un esaurimento anche fisico perché non sono un robot, ma un essere umano. E con la consapevolezza di avere questo io cerco di venirmi incontro.
Caro Buck,
Io non sono psichiatra o psicologo, tuttavia la dignosi di anaffettività mi pare da relegare tra gli ambiti della cialtroneria piuttosto che in quelli della serietà.
Ho letto la tua storia ed ovviamente ne sono rimasto colpito. A qualunque età, sapere che un incidente ha scosso e forse incrinato la nostra qualità della vità, è certo una prova che schianterebbe i più audaci: nulla da eccepire se dici “non risco ad accettare una vita così”, e non riesco a capire perchè hai anche solo evocato l’aggettivo “codardo”.
Io non riesco ad accettare la mia di vita, che ha la metà dei tuoi anni e nessun problema fisico; per cui non starò qui a riempire il mio post con frasi caramellate di filosofia spicciola.
E allora perchè scriverti? Perchè chiunque soffre io lo sento mio fratello.
Ci sarebbe da divagare su cosa intendiamo per sofferenza, ma per ora mi limito a dire che ciò che hai scritto mi ha interessato e colpito e lo sento mio, pur da esterno.
Su questo post troverai tutto e il contrario di tutto, pepite d’oro mescolate a tonnellate di inutile fango: gente che capisce e ci fa perfino sentire meno soli e altra la cui principale attività è riempire spazio.
Un po’ come nella vita: alcuni, anche solo per un attimo, contribuiscono a far pensare, a darci una scrollata o un motivo di riflessione; altri rompono solo le palle come tua moglie; e altri ancora sono inutili. I primi, per me, sono miei fratelli. Senza retorica.
Non so quali sono le tue conclusioni, nè la tua situazione precisa, se i medici han finalmente trovato per te una po’ di speranza, cosa che ovviamente ti auguro.
Io so solo che la vita è un continuo affondare in sabbie mobili e che ogni tanto, per star bene, bisogna trovare un appiglio. Io ne ho trovati ben pochi nella mia vita, forse anche per colpa mia.
In un post precedente ho scritto: La vita è il nemico.
Nel senso che ci dà i desideri e non ce li fa realizzare; ci crea aspettative e poi ci castra nelle aspirazioni.
Tu possiedi intelligenza e sensibilità, questo si capisce. Hai avuto un tremendo colpo. Prima o poi tutto questo finirà, e saremo tutti uguali. E chi oggi se la gode sarà come te e me.
Come vedi non scrivo niente di nuovo nè di originale. Ma, non so perchè, avevo voglia di parlarti. E così ho fatto.
@ Andrea: Non voleva essere un giudizio distruttivo, ma uno scrollare sul valore della vita. Non sono una psicologa, sono solo una mamma che ha vissuto sulla propria pelle il dolore di un suicidio del proprio figlio. Un dolore il suo, (mio figlio) che non riusciva a superare, (l’aver trovato la propria moglie a letto con un altro uomo)una depressione che nascondeva a tutti noi, anche perche’ viveva lontano. “Tutto bene mamma, tranquilla, sto bene!”e intanto il tarlo del suicidio andava sempre piu’ nel profondo. Un giorno una telefonata(10 anni fa)un amico ci disse: Signora salite su perche’ suo figlio ha avuto un’incidente. Non era stato un’incidente, ma un suicidio con i gas della macchina, l’hanno trovato in una stradina ormai in fin di vita, aveva lasciato un biglietto affinche’ i suoi organi fossero donati a chi ne aveva bisogno, e poi c’era scritto: Fate conto che io sia stato per voi un grande dolore di testa, ora non ce l’avete piu’.Un dolore grandissimo, immenso, come puo’ un figlio pensare di togliersi la vita? eppure c’e’ una famiglia che l’ama tantissimo!!! Arriviamo all’ospedale di Fidenza : Ci dispiace signora, abbiamo tentato di tutto, anche la camera iperbarica, ma purtroppo e’ morto. Ma Dio inizio’ a parlare al mio cuore”tuo figlio vive” parole contrastanti con la realta’, ma parole che arrivavano dall’Iddio Onnipotente. Ho detto ai dottori che mio figlio era vivo,ma loro(giustamente) gridavano per scrollarmi e farmi accettare la realta’, anzi mi portarono dal neurologo e psicologo dell’ospedale, ma il mio cuore era rivolto al Signore che opera miracoli e che ha risuscitato Lazzaro. Mio figlio era attaccato a una macchina che pompava il cuore per espiantarlo, i dottori il 5 giorno chiesero di espiantarlo, non l’abbiamo permesso perche’ Dio aveva parlato di vita. Il 7 giorno mio figlio e’ ritornato alla vita, completamente sano. Sano nella mente, sano nel cuore. Oggi lui sta pregando il Signore affinche’dia vita a sua sorella con il carcinoma e con la condanna di pochi giorni di vita. Ma noi stiamo sperando nello stesso Dio che 10 anni fa ha tratto lui dalla morte.La vita ha un valore inestimabile, se guardiamo ai tanti problemi tutti vorremmo farla finita, ma bisogna incoraggiarci per volgere lo sguardo verso Colui che puo’ intervenire, aiutarci, stringerci sul Suo petto quando le forze ci vengono meno.Dio ti benedica. Ripeto,non giudico chi sta attraversando dei momenti difficili,vorrei avere una parola per poterli aiutare.Dio puo aiutarti
@ Buck:
Tu poni il problema del suicidio razionale; di un atto che non è dettato dalla depressione né da una qualsiasi forma di patologia psichica, ma da un’analisi lucida e obiettiva delle circostanze.
Il suicidio razionale esiste, ma è molto difficile stabilire se il tuo lo sarebbe. Nessuno può stabilire una cosa del genere con assoluta certezza; nemmeno il diretto interessato può esserne assolutamente sicuro. E’ possibile che il dolore fisico ti stia portando all’esasperazione. Non hai idea di quanto ti capisca, perché ho una soglia di sopportazione del dolore estremamente bassa. Tutto ciò che posso fare è augurarti di trovare un medico competente e veramente preparato. Ce ne sono pochi; lo so, ma prima di arrenderti dovresti provarle veramente tutte, anche a costo di consultarne una dozzina.
A parte questo:
Quello che forse ti manca, in questa fase della tua esistenza, è un po’ di affetto e di tenerezza verso te stesso. Lo so che può suonare strano, ma è molto importante riuscire a provare un po’ di tenerezza verso sé stessi. La mia rinascita, dopo due tentativi di suicidio, è cominciata proprio di lì. Mi sono guardato allo specchio; ho osservato il mio volto disfatto e ho provato un’ infinita compassione. Ho provato un desiderio di protezione che sconfinava nell’affetto.
@ Eme-sei una persona dolcissima, mi commuove la tua poesia. Ho subito la sofferenza fisica su me stessa, ho perso una bambina,il suicidio di un figlio, il cancro su una figlia. Eppure ho la gioia nel cuore, perche’ ho posto ogni cosa nelle mani del Signore Gesu’. Forse sembro semplicistica(perdonatemi, sono una donna senza cultura e non so usare paroloni) ma Dio e’ L’iddio Vivente e Vero, che mi da forza, coraggio, gioia di vivere,mette speranza nel cuore, e se la depressione vorrebbe capeggiare la mia mente, Egli, mi circonda con il Suo amore e mi protegge da essa. Ti ringrazio del tuo amato consiglio, ma la mia faccia la butto sempre ai piedi del mio Signore.
Buck, non so da quanto tempo stai leggendo, ma secondo me ti sei perso il filo del discorso. E’ un pò come se io vado al cinema a tre quarti di film e mi lamento con tutti perchè in quel punto del film non ci capisco una mazza.
A questo punto ci siamo arrivati per gradi e quello che tu chiami “divagare” spesso è un uscire dai binari standard per trovare risposte diverse dalle solite scontate. Perchè insieme a noi non ci provi anche tu? Fin’ora ti sei reso conto di non avere cuore, che hai vissuto con una persona che ti aumenta i dolori e che ora se ne sta andando. Qualcosa di buono per me c’è. Ora hai la possibilità di conoscerti fino in fondo e ancor meglio, dovendo badare a te stesso molto più di prima. Chiaramente deve interessarti di farlo, ma quella è una scelta tua. Se farlo non ti interessa perchè ti sembra inutile, allora ti sei già risposto, senza divagazioni.
@ Ti ringrazio Andrea della tua gentilezza, la mia non voleva essere un’aggressione, ed anzi mi scuso con tutti se e’ apparsa tale. Ma volevo veramente con tutto il cuore, dare una scrollata positiva per dire” voi avete la possibilita’ di scegliere, la vita o la morte” Desiderare di aiutare ad aprire gli occhi di chi vive nel buio della depressione alla luce della vita, ritornare ad apprezzare le piccole cose, un fiore che sboccia, il sole che splende,la pioggia che annaffia la terra, un bimbo che nasce,una carezza a chi ne ha bisogno, una parola di conforto ha chi e’ nel dolore, incoraggiare chi non ha niente o pensa di non avere niente. Annunciare che c’e’ un Dio che ha dato la Sua propria vita sulla croce per amore della creatura, per me…per te…per tutti.Gesu’ Cristo ha versato il Suo sangue affinche’ noi avessimo vita. Questa e’ la mia forza e mia certezza, la mia luce, il mio riparo quando ho paura, la mia ancora di salvezza, la mia pace. Dio non e’ una religione,ma e’ l’Iddio Vivente e vero, che ascolta il grido del bisognoso, dell’afflitto,di colui che e’ senza speranza. Questo e’ il mio Dio.
Marzia, con il tono zuccheroso che mi contraddistingue ribadisco il mio pensiero. Mi spiace per la caterva di disgrazie che ha contraddistinto la tua esistenza ma tu non sai nulla di cio’ che é capitato, sta capitando a ciascuno di noi. E se Dio ti da una forza immane bé….buon per te. Io ho altre risorse da cui attingere. Ognuno pensa cio’ che gli pare. Graziosa la virata in corner con cui asserisci di non esserti resa conto di aver avuto un tono aggressivo! Mossa molto diplomatica. Peccato che faccia ridere i polli.
@ Marzia:
Eme si sa difendere benissimo da sola; non c’è nessun bisogno che lo faccia io per lei. Ne abbiamo le scatole piene dei predicatori che vengono qui a sparare sentenze sul dolore e sulla sofferenza degli altri. La tua è stata un’entrata a gamba tesa. Sei venuta qui con la prosopopea e con l’arroganza che sono tipiche degli “eletti” e ti sei messa a giudicarci tutti senza nessuna possibilità di appello. Mi dispiace moltissimo per tutto quello che hai passato, ma mi meraviglia molto il fatto che queste terribili esperienze non ti abbiano insegnato proprio nulla.
Marquito: (quasi mi dispiace che non posso più chiamarti con il nomignolo sbagliato che mi era simpatico 😛 scherzoooo)
@Quello che forse ti manca, in questa fase della tua esistenza, è un po’ di affetto e di tenerezza verso te stesso. Lo so che può suonare strano, ma è molto importante riuscire a provare un po’ di tenerezza verso sé stessi. La mia rinascita, dopo due tentativi di suicidio, è cominciata proprio di lì. Mi sono guardato allo specchio; ho osservato il mio volto disfatto e ho provato un’ infinita compassione. Ho provato un desiderio di protezione che sconfinava nell’affetto.
Ti ringrazio per le tue parole, anche se non erano rivolte precisamente a me, e “desiderio di protezione che sconfinava nell’affetto” mi ha commosso, per la potenza di una sensazione così forte, che mi hai trasmesso.
Una volta, tanti anni fa, quando stavo male l’altra volta, mi è successa una cosa apparentemente banale, ma che non dimenticherò mai.
Era uno dei giorni bui nel buio, quei giorni che si trascinavano, in cui mi svegliavo ogni mattina pensando che non ne potevo più, di quell’ansia che mi divorava le budella, e del fatto di aspettare un altro giorno portandomi in giro così e di tutte quelle brutte cose che ci fanno sentire separati da noi stessi e dal mondo e ci fanno sembrare il vivere solo una fatica. Non importa se non stiamo portando 600000 chili sulle spalle, penso mi capisci. Li portiamo al centro dello stomaco quei chili, con quella sensazione insieme vischiosa e soffocante che ci invade e che è come un paio di occhiali sbagliati che dobbiamo tenere sul naso giorno e notte.
Faccio un inciso: allora, ero più giovane e avevo più forze, e le ragioni per cui ero stata male erano differenti, ero riuscita a fare questo: a uscire di casa ogni mattina alle 7, anche se non ero obbligata a farlo (studiavo, non lavoravo), facendomi venire a prendere dal mio fidanzato che andava al lavoro. Poi vagavo e poi andavo all’università. Io male stavo dappertutto, ma mi pareva che se fossi stata a casa sarebbe stato molto peggio. Quell’anno una mia amica mi disse una cosa che mi fu utile: mi disse che anche se non mi importava un fico secco (ma proprio zero) degli esami, dell’università, perché stavo male e nulla per me aveva un vero senso, e non riuscivo neppure a concentrarmi era meglio che io mi concentrassi sui libri, o almeno tentassi, piuttosto che stare solo nella mia testa. era vero.
Ognuno è libero di essere credente, iper credente, mistico, maniacale, agnostico, ateo, indifferente e di eccedere nelle proprie convinzioni fino a tracimare nel ridicolo.
Ciò che infastidisce è il bacchettare, l’insegnare, il redarguire, il giudicare, il sentenziare, il pontificare (e l’aggredire) in base al proprio PERSONALISSIMO metro di misura.
Vedi Marzia, tu stai vivendo il dramma peggiore che può vivere una madre.
E nonostante tu abbia in casa l’esempio (per fortuna vivente) di una persona che, in evidente stato di disagio, ha tentato di uccidersi usi la tua forza, la tua energia per piombare qui e dare (implicitamente ma non tanto) dell’imbecille a tutti quanti cogliendo l’occasione per fare una propaganda religiosa che può ammaliare, lasciare indifferenti o urtare (personalmente mi urta).
E non è la prima volta, cara Marzia.
8267 marzia – 26 dicembre 2010/0:12
Un bellissimo post in cui definivi (presumo Beppino) addirittura COLPEVOLE del dolore arrecato ai suoi familiari/amici.
Sei una mamma che soffre, ok.
Ma sei recidiva nei tuoi attacchi involontariamente aggressivi.
Cercherò di spiegarmi meglio!
Chi sta male è un corpo senza pelle sotto una pioggia di aceto.
L’aggressione di chi “non riesce a spiegarsi” e stila l’elenco delle disgrazie del mondo , a volte, può essere letale.
Libera di crederci, di non crederci, di considerarmi una belva senza cuore perché non mi inginocchio davanti a te e a Dio per chiedere perdono dei miei post precedenti (di cui, peraltro, ribadisco il contenuto).
Intendiamoci, non è che io sia mai stata una che se prendeva un 20 andava in paranoia, non ho mai fatto la corsa ai voti, ma parlo proprio di assenza di qualsiasi emozione. A me era sempre piaciuto imparare, usare la mia testa. Non mi interessava più. Anche perché non amavo più la mia testa. la odiavo, perché era piena solo di pensieri brutti. Non mi fregava un caz neanche di sedermi di fronte ai professori, fare scena muta, di sapere o non sapere. In sintesi quell’anno ho fatto più esami che tutti gli altri anni, e di nessuno mi è importato. Qualsiasi voto prendevo pensavo: chissenefrega. Però aveva ragione la mia amica che mi diceva: tu falli lo stesso, quando uscirai dal tunnel vedrai che sarai contenta. Vero è che pur non avendo la mia proverbiale vivacità mentale e concentrazione ero stata in grado di farli, e non sempre è così. E’ stata una fortuna che avessi quel minimo di testa per poterli fare. E di non entrare in un meccanismo di fallimento ancora più implosivo se fossero andati male. Intendo dire che non c’è ovviamente una ricetta. A me erano serviti per dare tregua ad un cervello stanco, ma che si stancava di più a pensarmi contro, mentre cercavo di sopportare l’andare avanti dei giorni dicendomi che ero disposta a sopportare solo perché io accettavo la scommessa che quella fase, che pareva infinita, potesse non esserlo. E sarebbe stato un peccato non esserci quando finiva.
Ma quello che volevo dire (sì, Buck, stavolta ho divagato sul serio) è che un giorno sono su un autobus, chiusa nella mia melma totalissima. E mi arriva per puro caso un raggio di sole in faccia. Mi prende in un occhio, quasi a farmi male. E io piango. Piango come una scema, di commozione, di gioia, in mezzo a sta gente che mi guarda tipo “?”. Non era una cosa controllabile. Mi sono messa a piangere perché dopo un sacco sacco sacco di tempo in cui ero stata così distillata in me stessa che tutto l’esterno tutto stava fuori, un raggio di sole, che veniva dall’esterno, mi aveva raggiunta. Era entrato, me n’ero accorta. La verità, mi rendo conto, è che non lo so spiegare bene, perché non fu una cosa razionale. Però me lo ricordo ancora, perché fu un’emozione fortissima. E sì, anche di affetto e tenerezza per me stessa. Ovviamente non scesi dall’autobus “guarita”, che sarebbe fantascienza. Però per sempre ricorderò quel momento in cui qualcosa successe. In me. Forse perché avevo incontrato delle mie corde che credevo non ci fossero più.
@Marzia.
Salve Signora, ho letto con attenzione le sue parole.
Ho sempre avuto una grande invidia per chi crede nel Signore.
Mia madre era una di quelle.
Una combattente, una grande donna. Ha lottato contro tutto e tutti, con la corona tra le mani, ma non è bastata.
Quella corona è tra le mani di mio fratello, morto suicida poco piu’ di un mese fa.
Mia madre ha perso tutto:suo figlio, il suo amico, il suo confidente.
Io ho perso l’unico fratello che avevo, e non potevo desiderare di meglio visto che lui era speciale.
Dio dov’era quando mio fratello ha pensato di farla finita?aveva 31 anni, era splendido, un ingegnere a pieni voti, un uomo sensibile e amorevole?
Dov’era il suo Dio Marzia?
Anche mia madre se lo chiede: ha tolto via da casa tutte le immagini sacre che hanno accompagnato la sua vita.
Non crede sia solo una consolazione?
l’abbraccio con affetto
pollon le consolazioni sono una parte importantissima della vita. tute le persone che sono riuscite a non suicidarsi le hanno accettate senza esitazioni. non è “solo” anzi sono cose importantissime. ovviamente ognuno deve decidere le sue. nessuno puo imporre niente.
Ognuno ha (o non ha) il suo personalissimo tipo di fede, sono d’accordo con Eme. Chi ce l’ha, una fede in qualcosa (non in modo ossessivo, ma in modo sereno, non si chiude nei dogmi, ma sente dentro di sè qualcosa che gli appartiene, a cui crede e lo sorregge, forse pure in maniera completamente atea), è fortunato. Anch’io forse non so spiegarmi bene. Del resto, a suo tempo, dissi a un prete che io credevo in un dio, ma ero… anarchica. Lui mi corresse dicendo che ero “protestante”. Io non ero del tutto d’accordo, perché non mi sentivo nelle correnti protestanti che conosco, anche se le rispetto, ma non sono stata lì a discutere. Anche perché mi sa che ha ragione anche chi dice che se decidi di credere ad un Dio cattolico ci credi da essere umano (quindi anche con le tue contraddizioni e dubbi possibili) non è che puoi crederci a 3/4 o un 1/4 tipo quando prendi pacchetto vacanze… prendo la messa, però solo una volta al mese, e niente confessione, cose così.
Dunque io sono battezzata cattolica, ma non sono cattolica, visto che vado in chiesa solo quando non c’è nessuno (mi è capitato anche di andare a qualche messa, quando l’ho sentito sul serio, non per rito e basta, di provare anche forti emozioni, mie e condivise, ma non vado in chiesa a sbadigliare) e che potrei andare in qualsiasi chiesa, anche non cattolica.
Forse sto bestemmiando, ma la mia spiritualità è questa. E quando parlo della mia fede la mia fede non è solo in dio, l’equilibrio della mia fede e della mia spiritualità si basa in un’armonia con la natura, tra il credere a me stessa, concedermi il bene, credere negli altri (non indiscriminatamente), nella vita, nella volontà e in una forma di giustizia e in una serie di cose.
Quando la mia fede, che forse sono io e i rapporti con gli altri e la vita (non nel senso che mi sento dio, ma nel senso di equilibrio mio) c’è e funziona io sono una persona fortunata nell’avere fede, quando perdo quella fede, e quando si sta molto male la si perde, è grave.
Io credo, Marzia, che se tu davvero hai una fede che ti sostiene, qualunque sia la tua fede, a tuo modo hai una fortuna. Tuttavia capisco quando una persona può non accettare che tu non capisca che può non avere la stessa tua o che ha diritto anche di avere perso la propria, di soffrire per questo, di volerla ritrovare o no.
E penso che per chi, come la madre di Pollon, ha avuto una fede così grande e viscerale, sentirsi così arrabbiata con il suo dio, per aver vissuto un dolore così grande,
@ LUNA (finalmente mi sono ricordato di scriverlo con le maiuscole):
Comprendo perfettamente che il mio racconto possa averti commosso. Anche a me è successa la stessa cosa leggendo il tuo.
In effetti stiamo affrontando un problema cruciale; un problema strettamente connesso con il tema del suicidio. Mi riferisco all’amore verso sé stessi, che generalmente è molto deficitario nelle persone depresse. I motivi possono essere tanti. Molto spesso le cause sono da ricercarsi nell’infanzia e nella prima adolescenza; in una totale mancanza di empatia da parte del caregiver. Una madre che maledice continuamente il giorno della tua nascita; che ti fa sentire colpevole di esistere e perfino di essere nato, rappresenta un ostacolo formidabile per lo sviluppo di una sana autostima. Io ho introiettato a lungo il punto di vista della mia aguzzina e le conseguenze sono state prevedibilmente catastrofiche.
Generalmente evito di dare consigli, ma per una volta voglio fare un’eccezione. Le persone che non si vogliono bene dovrebbero imparare a coccolare sé stesse, a concedersi delle gratificazioni morali e materiali; a premiarsi frequentemente con qualche piccolo regalo. Prendiamo il caso di una ragazza che entra dentro una pasticceria e che si vede circondata da tante leccornie deliziose. Se questa persona ha una personalità autofrustrante; se tende inconsciamente a punire sé stessa, respingerà l’impulso primario che la porterebbe ad acquistare un dolcetto, e se ne uscirà rapidamente dal negozio senza aver comprato niente. Io proporrei a questa ragazza il seguente esercizio: non uscire mai da quel negozio senza essersi fatta un piccolo regalo. – Perché mai un regalo – si chiederà qualcuno ? – -Perché se lo merita ! – risponderei io. La ragazza che non si concede il dolcetto (o il libro, o i fiori o il cd )sta inconsapevolmente punendo sé stessa. E’ come se dicesse a sé stessa che non se lo merita. Ed è proprio questa maledetta convinzione che deve assolutamente essere estirpata.
possa essere insieme tanto naturale quando terribile. Non terribile in senso di giudizio, Pollon, intendevo dire nel suo sentire.
Vi abbraccio anch’io.
POLLON ciao..
ho letto il tuo post,trasuda rabbia e hai ragione.Non mi sento di dare
giudizi,Dove era DIO quando tuo fratello ha scelto un altra vita…e’
vero. Probabilmente il DIO in cui tutti si rifugiano aveva altro da
fare,non me la sento di dire che non esiste,perdonami per questo.Chi
come te ha subito un dolore del genere non ha appigli e non crede in
nulla.La tua mamma,come anche mia bisnonna hanno subito gravissimi
lutti che ti dilaniano l’anima.Sai essendo cresciuto con i nonni avevo
la mia bisnonna che aveva perso il marito a 26 anni era in cinta di un
figlio che avrebbe perso all’eta’ di 19 anni nel letto morto nel
sonno.Ho sempre visto la mia adorata bisnonna vestita di nero,lottare
sempre sola,e all’eta’ di 85 anni ancora piangeva e si disperava per
quel figlio morto troppo giovane.Era aggrappata solamente a un
rosario,
Perche’ ti ho raccontato questo..non lo so POLLON,forse avevo
solamente bisogno di parlare un po’,e anche perche’ mi sei cara.Io e
lo ho gia’ scritto tante volte in passato qui sono sempre
dell’opinione che debbano essere i figli a seppellire i genitori,mai
il contrario.POLLON spero di non avere urtato la tua sensibilita’
logora e dolorante in questo momento,se lo avessi fatto perdonami e
considera il mio post parole in liberta’.Un abbraccio comunque a te e
a tutti voi.DAGO44
Bè, Luna. Divagazione per divagazione….io mi sono commossa il giorno in cui mi sono resa conto di aver indosso un assurda maglia semi scolorita ed iper feltrita che, fino ad un secondo prima vedevo come nuova. E, dopo, quando mi sono guardata allo specchio e mi sono accorta che non sarebbero bastati tre strati di correttore per coprire le occhiaie e che avevo completamente dimenticato come si stende il mascara senza sembrare un pugile (perdente) all’ultimo round. Ho buttato via quella maglia, archiviato definitivamente tre quarti di armadio, usato il correttore. E anche il mascara.
Agli occhi dei più sembrano cazzate. Invece sono impulsi di vita.
Qualcosa che si muove.
Non sapevo se essere felice perchè qualcosa si era mosso o se essere sbigottita per il non essermi resa conto che tutto si era fermato, cristallizzato un giorno di chissà quanti anni prima.
Un giorno maledetto in cui qualcosa si è rotto e ha cominciato a funzionare male prendendosela con me.
E poi ho cominciato a tirare le somme. A cercare di capire quante cose ho fatto perchè le ho veramente volute e quante per rispondere ad un’esigenza malata di essere accettata, di giustificare la mia esistenza, di non deludere le aspettative altrui, di crearmi una falsa normalità, una falsa serenità.
Ho tirato le somme. Per scoprire che in (quasi 🙂 39 anni avrò vissuto, si e no, dieci anni. Gli altri li ho buttati in una fornace di paranoie e di malessere mascherate da vita.
Lo ripeto, agli occhi dei più sarà una cazzata. Ma il giorno in cui mi sono resa conto di essere ancora in grado di cambiare tutto, di fare qualcosa per me, solo per me e per chi ha veramente voluto il mio bene, bè, quel giorno si è delineata una speranza in un mondo che, spesso, sembra non dare alcuna speranza.
Volersi bene può essere la cosa più difficile da fare. Sembra assurdo ma è così. Volersi bene e concedersi un’opportunità. Almeno una!
Stiamo divagando perchè non parliamo di revolverate, lanci dalla finestra, impiccagioni & co?
Perchè non facciamo un mix di Vasco Rossi in fase pessimista passando dall'”ormai è tardi” al “qui si può solo piangere e alla fine non si piange neanche più”?
O perchè non raccontiamo i dettagli del peregrinaggio (io….mai fatto) per ringraziare un’illuminazione (che, al limite, si compenserebbe con il buio “regalato” in precedenza)?
Bè…..preferisco divagare.
Athos , sono un medico , vecchio per giunta . La diagnosi di anaffettività esiste , e , nel mio caso , è verosimile. Guardandomi alle spalle , in uno sbiadito passato , penso di non aver amato mai nessuno , nemmeno me stesso. Da me stesso ho preteso molto , la mia soglia del dolore è , genericamente , definita elevata.
Mi sono messo alla prova , per almeno 30 anni. spesso vincendo , talora perdendo , con mosse anche puerili ( volontario nella Folgore… traversando deserti , arrangiandomi in Himalaya… ). Ma perchè lo facevo? non solo per vedere qualcosa , ma per capire se ce la facevo , se …reggevo. Tutti coloro che mi sono stati vicino mi hanno sempre rimproverato la chiusura di me stesso: aiuto tantissimo , ma non mi rivelo. Probabilmente ho paura degli altri , soffro di …sindrome da accerchiamento.Il mio matrimonio è stato il peggior errore che potevo compiere ( a parte l’incidente di 8 mesi fa)
La mia autostima è discreta , la stima è tantissima rivolta agli amici ( che , appunto , non voglio coinvolgere nel presente) , nessuna per la Gente in genere ( salvo che per chi soffre , vista la mia Professione).
Ma ora , onestamente , che mi posso aspettare ? la Professione è alla fine , gli Hobby , tanti , non più praticabili , il dolore al limite della sopportazione , non parliamo di un amore ( alla mia età? ma fatemi ridere ( per la miseria , non voglio offendere nessuno , trovo che siate molto cari : ma perchè parli con noi e non con chi ti è vicino ? è semplice: non mi conoscete e non mi debbo vergognare.
A 11 anni , quando la nonna materna mori’ dopo lungo strazio, scrissi in quelli che allora si chiamavano temi: non voglio morire cosi’ , meglio il suicidio. Colloquio con i miei -amicissimi degli insegnanti- , e sospensione evitata . Solo un… tenetelo d’occhio.
Per quanto riguarda il suicidio razionale , esiste , ma rarissimo in occidente.
Avro’ le palle per andare in fondo o a fondo?( mi ricordo il primo lancio … forza fighetta che gli uomini aspettano) Non lo so.
Intanto domani dono uno strumento medico ad una comunità del Bangladesh ( si scrive cosi’?). Tanto di quel danaro non me ne farò nulla , e credo che qualcuno che ami la vita vada premiato. In fondo sono stato abbastanza fortunato , qualcosa bisogna restiture.
Un ciao a tutti ( i baci non sono mai stati nel mio stile).
Ho cazzeggiato abbastanza.
Marzia, premettendo che mi dispiace per quello che ti è successo e che ti sta succedendo…
Da quello che scrivi, si evince chiaramente che hai una fede profonda e consolidata, fede che ti ha aiutata a superare i tuoi drammi personali…concorderai con me però,che hai una gran fortuna, dal momento che la fede in questione è qualcosa di astratto,che non è alla mercè di tutti! è sicuramente un “dono” prezioso, nessuno lo mette in dubbio, dal momento che può aiutare nei periodi bui, ma aimè, non si compra al mercato, e soprattuto, non si “impone”, a limite si propone…tuttavia, proporlo in questi “lochi”, a volte fa sorridere e a volte fa incavolare veramente,specie quando il tono e le parole usate,non sono quelli giusti…a me quel “buttatevi di faccia per terra e ringraziate Dio” mi ha dato molto fastidio, dal momento che aveva la parvenza di uno schiaffo preso in faccia in una giornata fredda…tutto questo perchè? perchè non si apprezza fino in fondo,la vita(…il dono…); eppure bastava leggere qualche post per rendersi conto che, accanto a chi non ce l’ha fatta(…mi dispiace veramente per pollon e mamma…), quì c’è anche gente positiva e propositiva, c’è gente che lotta e da il suo personale contributo, che racconta la sua esperienza e dei mezzi usati(…che si stanno usando…), per vincere la personale battaglia nei confronti del male di vivere…
“…la mia non voleva essere un’aggressione, ed anzi mi scuso con tutti se e’ apparsa tale. Ma volevo veramente con tutto il cuore, dare una scrollata positiva per dire” voi avete la possibilita’ di scegliere, la vita o la morte” Desiderare di aiutare ad aprire gli occhi di chi vive nel buio della depressione alla luce della vita, ritornare ad apprezzare le piccole cose…”
Ritornare ad apprezzare(…o apprezzare per la “prima” volta…) la vita e le piccole cose di cui è fatta, e il risultato di un cammino personale, diverso, per ognuno di noi…le “scrollate” energiche, e gli inviti a “darsi” all’altissimo, lasciano il tempo che trovano.
Caro Buck,
Poco da eccepire, anche perchè parli di te stesso (a parte sul suicidio razionale, che invece è stato praticato soprattutto in Occidente e soprattutto dai greci e dai romani).
Non credo neanche che tu sia un “anaffettivo”; non sono un medico, non so neanche a cosa serva il pancreas e dove sia la milza, ma non mi convincono queste diagnosi che vogliono imbrigliare la mente umana in confini ben distinti. Io posso definirmi anaffettivo, panaffettivo e perfino iperaffettivo. In realtà sono solo me stesso e la mia mente è così piena di cose che se voglio dare attributi devo subito cercare il contro-attributo.
Ma veniamo al sodo.
A parte il matrimonio c’è da notare che ti sei tolto parecchie soddisfazioni. Ora, se ho ben capito, soffri per contrasto con un passato pieno raffrontato a un futuro per te inaccettabile.
Potrei dirti tante cose, ma sarebbero tutte vane e fiacche. Ma visto che scrivo tantovale scrivere il mio parere.
Lascia perdere i ricordi, ormai ai 60 anni. L’Himalaya, la Folgore, la stima di te stesso, per te son tutte prove superate. Ora hai questa.
Lo so che è un mare pieno di merda, che la vita fa davvero schifo, che la gente fa vomitare un suino, che siamo tutti soli e persi.
Il suicidio so che è una soluzione, altrochè. Non ho mai tentato, ma ci ho spesso pensato, qundi niente moralismi del tipo “sorridere alla vita”.
Ma già che ci sei, guarda cosa c’è dietro l’angolo. Hai sempre tempo per scegliere di fare un ultimo lancio.
Guardiamo il prossimo angolo.
Io lo faccio ogni giorno e non sarei mai riuscito a scalare l’Himalaya.