Salta i links e vai al contenuto

Il suicidio

di beppino

Riferimento alla lettera: Buongiorno, anche io penso che il suicidio sia una cosa buona, in un certo senso. Da tre anni, ci sto pensando, e ho già fatto quattro tentativi. Per me, la morte rassomiglia a un riposo, perché come lo dice un autore francese, "vivere, è soffrire". Io di fronte alle difficoltà...
Leggi tutto il testo a pagina 1

Data di pubblicazione: 17 Settembre 2005

L'autore, beppino, ha condiviso solo questo testo sul nostro sito.

Lettere che potrebbero interessarti

Categorie: - Me Stesso

14.956 commenti

  • 8526
    stanchissima -

    birillo….ma quanto sei tenero da 1 all’infinito????????

  • 8527
    Maurizio -

    io invece, forse da agnostico, non ho grosse speranza di “un’altra vita”
    e quindi, essendo l’unica che abbiamo, questa vita va vissuta fino in
    fondo. Credo pertanto di poter affermare che non mi suiciderò mai. Anzi, se
    veniste sapere che mi sono suicidato, diffidate… sarà qualcuno che mi
    ha ucciso ed ha simulato tutto 🙂

  • 8528
    LUNA -

    Tracy: non dico ovviamente che sia il tuo caso ciò che sto per dire:
    c’è gente indifferente, è vero, ma anche gente che non lo è, ma non può fare di più quello che fa… anche con la più buona volontà. a volte è anche vero che la persona che sta male ha una percezione altissima dell’indifferenza e più bassa del fatto che le persone invece sono interessate al suo malessere ma si sentono al contempo impotenti. anche perché magari dicono: io per te posso fare questo, che non è una cosa sbagliata, ma purtroppo non è quella che vuole la persona che sta male. Ma spesso la persona che sta male non sa neanche esattamente lei, bene, cosa potrebbe farla star meglio. a livello teorico a volte sì, ma si scontra anche con un continuo senso di frustrazione affettiva e di attenzioni e di essere non compresa fino in fondo, nonché di “solitudine nei problemi” che parte da dentro.
    non si rende conto che gli altri magari anche hanno i loro problemi e faticano, quotidianamente, per restare in equilibrio. che magari (e questo te lo dico per esperienza) dietro ad un: ora non posso non c’è disinteresse, ma un effettivo non potere. E che attraverso “quei divertimenti” l’altra persona cerca anche di stare in equilibrio sui suoi problemi, stress, dubbi, ansie…
    Non sto dicendo che sia sempre così. esistono anche i veri egoisti e le persone che davvero ti abbandonano quando stai male… allora questo potrà essere utile in seguito anche a tagliare consapevolmente i famosi rami secchi.

    @l’altro mi ha detto che devo riuscire a contare solo su me stessa…

    ci sono modi e modi per dirlo e vari sensi.
    Chi sta male vive queste parole come “arrangiati” e “al mondo si è soli”, ma in realtà il significato non è sempre questo.
    Ricominciare a contare su se stessi è importante, è importante sempre e per tutti, che si stia male o no. Il problema è che chi sta male, è esaurito, a disagio, stanco, depresso, avvilito e ha dubbi di autostima o la sente fracellata e ha la testa stanca non riesce a sentire quelle risorse, e pensa di non potere più contare su di sè, quindi quelle parole sembrano una beffa…
    il fatto è che l’equilibrio tra aiutare e sostenere e sostituirsi a è labile… se una persona che sta male riesce a sentirsi sostenuta e comincia a fare delle cose contando su se stessa, a vedere che riesce a risolvere delle cose di solito comincia a stare meglio, più di quando qualcuno le fa al posto suo… non so se sia sempre così ma uno dei problemi di chi sta male è da un lato forse il

  • 8529
    LUNA -

    bisogno che l’altro comprenda QUANTO sta male e che non lo fa apposta a vedere le cose in un certo modo e se stesso in un certo modo e a non riuscire o avere la percezione di non riuscire (e spesso anche quando gli altri capiscono e si preoccupano ha l’impressione che gli altri non capiscano fino in fondo e giudichino, sottovalutino), quindi un bisogno di riconoscimento, accoglienza e la sensazione “prendimi per mano, per piacere”, dall’altro chi sta male può però vedere in qualsiasi accenno al positivo una sottovalutazione del problema, mentre magari l’altro gli sta dicendo: capisco, ma prova a guardare le cose da un altro punto di vista, proviamo anche a farlo insieme se vuoi…
    chi sta male rifiuta un atteggiamento di questo tipo, sentendolo superficiale o quasi comodo per l’altro (“non vuole veramente starmi vicino, mi chiede di pensare positivo quando non riesco perché è comodo per lui…) e quindi magari l’altro si sente impotente e non indifferente…
    anche perché spesso il senso di impotenza (empatico, non egoistico) deriva dal fatto di ascoltare degli sfoghi che alla persona che sta male servono ma solo fino ad un certo punto… servono perché è ovviamente molto peggio che la persona che sta male si tenga dentro i proprio pensieri e emozioni che esplodono, è importante che si confronti con l’esterno, che dica: STO MALE, però a volte gli sfoghi si autoalimentano e sono a circolo chiuso. chi sta male si sente solo e chi ascolta NON SA come raggiungerlo.
    spesso sono proprio le cose che rifiutiamo e disprezziamo quando stiamo male che possono almeno un po’ farci star meglio. anche se solo l’idea di farle (uscire per esempio) ci fa “vomitare”.
    Gli essere umani hanno bisogno di piccole mete non solo di grandi mete. Chi sta male ed è stanco non riesce a trovarle o le teme perché sa di vivere male ogni contrattempo. Se non dormi, poi, non puoi spaccare il mondo. Ma se vivi di sola ansia non dormi. E’ difficile trovare il giusto equilibrio tra rispettare la proprio stanchezza e non chiedersi troppo e non chiedersi troppo poco, lo so. Il problema è anche che chi sta male spesso usa un sacco di energie, senza rendersene conto, per “difendere” la propria depressione. Come diceva qualcuno qui si arriva a difendere con una straordinaria, inconsapevole, caparbia energia, l’idea della meta della morte o dell’abbandono di sè o che il fatto che non si possa star meglio. A difendere spesso il concetto di essere “inaiutabili”.

  • 8530
    Andrea -

    Birillo, neanch’io penso che cambierai idea e mi dispiace molto.
    Posso provare a dirti che anch’io ho avuto una famiglia in cui non c’era alcuna unione, ma che una delle cose più belle è stata trovare il modo per rimetterla insieme e scoprire che aveva dei lati belli che neppure mi sognavo. Mio papà ora non c’è più, ma avevo fatto in tempo a ristabilire i rapporti anche con lui ed era stato per volontà mia. Questo sebbene avessi ricevuto non pochi danni da lui, in passato. Eppure ho scoperto che anche loro avevano capito delle cose dai loro errori. Ma non penso che questo consiglio ti possa servire.
    Poi potrei dirti che, come diceva anche Luna, gli psicologi non danno psicofarmaci, perchè non possono prescriverli. Poi dire “psicologi e psichiatri” è come dire “mondo”, il solito problema dell’anarchia, che quando etichetta qualcosa, o la considera a livello universale, oppure non esiste. Anche quì Luna ha già detto molto.
    Neanche per me gli psicofarmaci guariscono, come non guarisce una canna. A guarire è una cosa sola, cioè la volontà di farlo, che tu non hai. Inoltre, tempo fa avevo scritto diverse cose sulla capacità umana di auto-guarirsi e quasi mi linciavano, per cui non le riscrivo. Sono coraggioso, ma quì non basta.
    Dagli psicologi e dagli psichiatri ci sono stato. Alcuni sono dei criminali, altri sono persone meravigliose e molto preparate. Sono esseri umani anche loro, con pregi e difetti, come tutti. La differenza è che quelli che lo fanno per aiutare il prossimo hanno una capacità di filtrare i sentimenti negativi che ricevono da cui c’è solo da imparare, e un’umanità impeccabile. Pensa che vuol dire, la mattina dopo il caffelatte, iniziare ogni giorno con qualcuno che ti scarica addosso tutta la sua negatività e doverlo guarire.
    E quando non ce la fai, perchè quello non vuole saperne di guarire, ti becchi delle gran parolacce. Altro che riconoscenza!
    Però puoi sempre finire la tua vita con l’idea che è solo colpa degli psicologi, degli altri, del governo, del mondo, di tutti, tranne che di noi stessi. In effetti, così è più facile, così com’è più facile per tutti quelli che hai detto prima, quelli che non capiscono che la società sono loro stessi. Oppure quelli che dicono “io non cambio per primo, tanto gli altri non cambiano” e non si rendono conto che agli occhi degli altri loro SONO GLI ALTRI. Quindi, se cambiassero, gli altri vedrebbero gli altri cambiare e forse un pensierino in più ce lo farebbero.

  • 8531
    LUNA -

    ANDREA, mi unisco al tuo coraggio 😉 così se ci linciano saremo in due 😛
    perché purtroppo a volte uno dei problemi di chi sta male è avere l’autostima bassissima ma al contempo la mancanza di umiltà che serve per guarire. Non dico sempre, ma purtroppo accade. La mancanza di umiltà è paura, che niente funzioni, ma tant’è diventa arroganza verso di sè

    quello che dici sulle etichette e gli psicologi è molto vero. Tutto, dal mio punto di vista, è molto vero. Ho un’amica che è stata in crisi con il marito, una crisi seria. E’ vero che la bomba l’ha fatta esplodere lui, esplodendo ad un certo punto, poco dopo il matrimonio, e dopo una storia di lungo corso, tipo doctor Jekil e Mr Hyde. Però i problemi erano di entrambi (pure se c’era un sentimento forte alla base), problemi di non comunicazione, di cose date per scontate, ecc, ecc e comunque anche lei, ad un certo punto, ha “riesumato” una serie di strategie sue, di lei, non funzionali. (per non funzionali intendo dire che le facevano più male che bene, in sostanza). Lui aveva fatto esplodere la bomba, era umano che lei fosse andata in crisi profonda, ma, potrei dire, le strategie attraverso cui, automaticamente, lei aveva percorso la sua crisi, erano cosa di lei.
    Lui torna e lei gli dice: sì, ma dopo quello che hai fatto o vai dallo psicologo a vedere che cacchio ti è successo davvero per comportarti in quel modo o io non crederò mai più in te. Lui dallo psicologo ci va. perché in fondo probabilmente è sempre voluto venire a capo di alcune sue “disfuzioni” (anche inerenti al rapporto con i suoi genitori) e questo è il momento giusto. Perché si rende conto di avere messo a repentaglio qualcosa a cui tiene davvero. di essere statop male anche per dirsi delle cose. Probabilmente per semplice ultimatum non ci sarebbe mai andato dallo psicologo. Ma lo sta facendo per se stesso, in primis, e per un rapporto a cui tiene, perché, in sostanza, ci tiene a vivere in migliore armonia con se stesso e con gli altri.
    Ciò non significa che per questo sia sempre necessario uno psicologo ovviamente. Ma intendo dire che lui sente che da solo non dipana il suo caos.
    Lei, intanto, non vuole sentire nemmeno nominare lo psicologo per sè: le sue resistenze/scuse sono:
    – è lui che ha fatto male a me, io sto male di conseguenza, io non ho niente che non va
    – sarebbe inutile, perché quello che lui mi ha fatto è colpa sua e comunque è come se io ormai fossi mutilata, e comunque vada io mi sentirò sempre mutilata, se qualcuno

  • 8532
    LUNA -

    deve fare qualcosa è lui, e se non ci riesce non sarà certo colpa mia.
    (non con queste parole esatte, ma il senso è questo).
    Però di fatto, qualsiasi sia la causa, il malessere che sente è suo.
    E’ lei che se lo porta appresso tutti i giorni, dentro. ed è attraverso quel malessere che guarda il suo presente e il suo futuro.
    Ciò non significa che siano da togliere delle responsabilità a lui per i suoi errori, ma significa che lei vive il fatto del proprio malessere solo da un lato attivo, che è quello negativo, quindi potremmo dire passivo (sto male da morire, ma così è, punto) mentre non riesce a vedere il lato attivo “sto male io, cosa posso fare IO per me?”.
    Lei arriva a concepire il fatto dello psicologo per sè, ma solo in chiave di attenzione/dimostrazione: lui dovrà sceglierne uno per lei, lui dovrà portarla in braccio (simbolicamente) fino alla porta. Perché Lui dovrà capire quanto a pezzi è lei. Lui non se la sente, ma non per disinteresse, ma perché si rende conto che sarebbe un’invasione ecc. Comunque lo fa. la porta fin sulla porta. Quando lei sta per suonare il campanello si rende conto che la psicologa (non è quella di lui) è una sua ex compagna di scuola. A cui non vuole raccontare i fatti suoi. Non si fida di una con cui faceva merenda in giardino ecc. Lei scappa, con un attacco d’ansia. Ma poco dopo se lo sceglie lei lo psicologo. Ora a distanza di un tempo entrambi stanno meglio. Lei alla fine si è ritrovata ad ammettere, con se stessa, che era bulimica da prima di conoscere lui e che non aveva mai accettato che fosse realmente un suo problema. ad ammettere che aveva sempre rimproverato a lui delle strategie con i propri genitori, ma anche lei aveva le sue. e che della bulimia o altri disagi aveva parlato, in precedenza, solo a persone che le dicevano: tanto un modo per stare meglio non esiste. Gli psicologi sono solo dei magnasoldi ecc. A chi le dava una comprensione a circolo vizioso e chiuso.
    In sostanza lo diceva a chi sosteneva l’esistenza del suo malessere ma non che le confermava una possibilità di vedere le cose sotto un altro aspetto. Di darsi, se vogliamo, delle possibilità.
    Questo, non è un racconto sulla coppia, ma sul disagio (il loro, di ciascuno, era grande, e mixato) e la consapevolezza del male e però le “resistenze”. sarebbe bello riuscire a darci la possibilità di vedere più ampio e scegliere quale idea farci piuttosto che implodere in un’idea chiusa di base. su noi stessi e gli altri.

  • 8533
    Andrea -

    Maurizio, farò senz’altro inc…are qualcuno quì, ma posso farti una domanda? Non controbatto, mi interessa solo la risposta, perchè mi incuriosisce sempre questa cosa.
    Da agnostico non hai molta fiducia in un’altra vita, eppure sei certo che sia una sola. Perchè i conti non mi tornano?
    Eppure non hai detto di esserti interessato alla cosa, di aver fatto ricerche, di averci studiato sopra, letto libri, fatto confronti, ascoltato testimonianze o avuto esperienze tue, rapportato gli studi di discipline diverse come la fisca, la chimica e la psicologia, risultati, conclusioni, ecc. Cose che tendono tutte esattamente dalla parte opposta, senza contare il fatto che avere più di un vita darebbe un senso anche ai dolori di questa, in quanto lezioni da imparare. Al contrario, una sola vita vissuta nel dolore per poi crepare non ha alcun senso.
    Da da dove arriva la certezza assoluta di qualcosa che non si conosce?
    Neanch’io posso dire di averla, sebbene tutto porti in quella direzione, ma tu, perchè ne sei certo e senza neanche interessarti allo studio della cosa? Perchè è quello che sembra, anche se posso sbagliarmi.
    Se invece ti sei interessato, cosa ti ha convinto del contrario?

    A parte questo, sono contento che tu dia alla vita il valore che dai e su questo sono pienamente d’accordo con te.

  • 8534
    Pollon -

    Mi manchi fratellino mio.
    Sono qui nel mio ufficio e ascolto le nostre canzone, chiudo gli occhi sperando di sentire le tue carezze, sorrido pensando a quando mi facevi il solletico.
    Dove sei?ma soprattutto hai trovato la pace che hai sempre sognato?
    Io non riesco a vivere, faccio finta con mamma per darle forza.
    Ma mi manchi.
    Solo sabato sono venuta sulla tua lapide, ma li’ non ti ho sentito.
    So che non sei li’.
    Dove sei?ti prego dammi un segno?
    Voglio vivere nella sofferenza ma sapere che tu sei in pace.
    Ti amo profondamente amore della mia vita

    @vanda: grazie delle tue splendide parole,un abbraccio

  • 8535
    LUNA -

    Pollon: volevo dirti che leggo i tuoi messaggi e vi leggo un profondissimo amore e un senso di condivisione affettiva. Anche se l’altro giorno non mi sono rivolta direttamente a te, per discrezione e rispetto, naturalmente non per indifferenza. Scusa se lo faccio proprio oggi.
    Volevo solo dirti che ti leggo e che ho letto della tua volontà di cercare di incanalare la profonda energia di quell’amore e della tua sensibilità ascoltando chi possa averne bisogno. Neanch’io credo che caricarti della sofferenza altrui possa farti meglio, anche se naturalmente ognuno sa per sè. La mia sensazione istintiva ed emotiva leggendoti è invece che tu, quando te la senti o sentirai, o comunque anche solo quando comunichi le tue emozioni, possa fare molto invece, anche in nome di quell’amore, per chi ti legge o ti ascolta. E anche per te. Questo ho provato io leggendoti, oltre all’empatia.
    Un abbraccio.

  • 8536
    Eme -

    Ciao Andrea. Lo sai che se sento parlare di potenziali linciaggi e altri atti di violenza mi sento tirata in causa…. 😉
    Credo che tu abbia preso in pieno il nucleo del problema: la volontà.
    Una volontà che puòmancare per 1000 + 1 motivi. Dalla depressione che sfianca, alla malinconia che tracima nel male di vivere, dalla gioia di vivere che, implodendo ti scoppia dentro facendoti un gran male, all’assenza di motivazioni.
    Io vorrei smettere di fumare. Vorrei per davvero smettere d fumare 🙂
    Ma non ci riesco. Al primo sbotto di nervoso (e, lo sai, sono un soggetto a rischio) la mano parte in automatico verso il pacchetto.
    Quindi capisco perfettamente i discorsi sulla volontà. Ma non sono così certa che, da soli, si riesca a combinare qualcosa di più dallo stilare un bell’elenco di motivazioni con decorrenza, caso strano, il giorno DOPO! Quel famoso giorno la cui alba stenta a sorgere (sulla strada del poi poi si va a casa del mai mai…..grande nonna ;-)!
    Ho impiegato un sacco di tempo per ammettere con me stessa: io da sola non ce la faccio!
    Vale per le sigarette…..che per tutto un pò.
    Sono in terapia (anche se, caso strano, sono spesso in conflitto con il terapeuta), prendo farmaci di cui non conosco la valenza ma che, per adesso, mi fanno bene. Quantomeno mentalmente.
    Probabilmente sono solo convinzioni. Però, all’inizio, serve tutto. Anche l’attaccarsi all’efficacia dei farmaci o dei palliativi.
    E va beh….
    Per il fumo, comunque….mi sto dirigendo verso le sigarette elettroniche :-).

  • 8537
    Marquito -

    Avevo abbandonato il forum perché si era trasformato in un’arena, ma mi pare che adesso si possa di nuovo discutere serenamente.
    Chi si appella alla forza di volontà,molto spesso, non tiene conto di un particolare importantissimo: anche la volontà può essere malata.
    La volontà non è un’energia a sé stante, non è una “causa sui” in grado di auto-generare sé stessa. La volontà è soltanto una parte della personalità di un individuo e se l’equilibrio psicofisico di una persona è compromesso, è quasi inevitabile che anche la volontà ne risenta. Con questo non sto dicendo che la volontà non sia importante; al contrario … personalmente la ritengo importantissima. Sono convinto che molte persone malate potrebbero uscire dalla loro impasse se avessero veramente la voglia di guarire. Il problema è che questa voglia di guarire non si può evocare a piacimento, come si fa con un fantasma durante una seduta spiritica. La depressione è una malattia insidiosa, che mina alle radici la tanto decantata “forza di volontà”. E’ proprio questo il nocciolo del problema. E’ proprio questo che tanta gente non riesce a capire.

  • 8538
    Andrea -

    Ciao Marquito, è sempre un piacere sentirti 🙂
    Capisco benissimo quello che dici sulla volontà, ci sono passato anch’io. Se ci fosse sempre non ci sarabbero problemi, è vero, e il problema è che la depressione te la toglie. Ma c’è anche la consapevolezza di questo che serve come arma e, come tutte le armi, dipende da come le usi. Puoi rivoltartela contro e dire “la depressione mi toglie la volontà” oppure dire “la depressione mi toglie la volontà, ma prima o poi la depressione avrà un cedimento e io approfitterò di quella SUA debolezza per riprendermi la MIA vita”. Diciamo che puoi fregare la tua stessa depressione, lasciandola sfogare, lasciando che si diverta alle tue spalle, certa di essere più furba di te. Ma non lo è, bisogna solo lasciarglielo credere.
    Si, perchè la tua depressione non sei tu, ma solo la tua parte più negativa che ha preso temporaneamente il sopravvento. Solo che se la lasci agire, o peggio la rinforzi, quel “temporaneamente” diventa la tua vita intera.
    Il bello della nostra coscienza è proprio questo, che è in grado di sdoppiarsi e guarire altre sue parti, per poi ri-unirsi. A qualcuno succede in modo spontaneo, ma non sapendolo gestire si ritrova ad avere solo diverse personalità che lottano l’una contro l’altra. Se invece lo fai con coscienza, con un pò di pratica puoi risolvere ogni problema la cui soluzione dipende anche da te.
    Comunque, la mia non era una critica a Birillo, ho solo ammesso un fatto evidente e che lui aveva già ripetuto più di una volta. Infondo, chi non ha volontà spera solo che qualcuno confermi quella sua idea, e io l’ho accontentato. Naturalmente, spero davvero che lui trovi il coraggio e la volontà per cambiarla.

    Ciao Eme 🙂 Anche se ho parlato spesso di farcela da soli non significa che ritengo sbagliato cercare aiuto. Anzi, cercare aiuto è giustissimo, a patto che quell’aiuto non diventi un cuscino su cui addormentarsi, sperando che sia lui a risolverti i casini. Perchè sei comunque tu a doverteli risolvere. Per “volontà” intendo questo. Se tu vai dallo psicologo e non vuoi guarire, nessuno psicologo al mondo potrà mai guarirti. Anche per i farmaci vale la stessa cosa. Senza avere almeno l’intenzione di prendere in mano il primo barlume di volontà, appena si presenta, gli aiuti diventano scuse per non farcela, cuscini su cui dormire, e basta. Se lo capisci e unisci la tua volontà a quella di chi ti aiuta, la depressione avrà una vita molto dura.

  • 8539
    Marquito -

    Ciao Andrea. Ho letto con grande interesse quello che hai scritto a proposito dell’auto-coscienza; questa meravigliosa facoltà di sdoppiarsi (e di osservarsi) che è tipica degli esseri umani. In effetti la consapevolezza può essere un’arma micidiale. Il problema è che molte persone depresse non hanno il minimo sentore della loro spaventosa autodistruttività. Vivono abbarbicate alla loro malattia ma non ne sono per niente consapevoli; anzi, sono sinceramente convinte di voler guarire. Per me la depressione è stata soprattutto un rifugio; un’evasione; un modo subdolo e autolesionistico per evitare di affrontare la vita. Quando passavo le giornate chiuso in casa; quando me ne stavo tutto il tempo a fissare il soffitto e a meditare il suicidio, non mi rendevo assolutamente conto di essere impaurito. Soltanto a posteriori, dopo avere intrapreso un lungo percorso analitico, ho preso consapevolezza della mia angoscia, del mio autolesionismo, della mia paralizzante paura di vivere.

  • 8540
    Andrea -

    Però voglio spiegare bene cosa intendo per “sdoppiarsi”. Non intendo dire che dobbiamo crearci una seconda personalità, ci mancherebbe altro! Ma che ci sono cose che facciamo inconsapevolmente e che possono essere usate in diversi modi. Spesso non ce ne rendiamo conto, ma tutti noi abbiamo delle potenzialità molto più grandi di quanto pensiamo. Se nei momenti peggiori c’è una nostra parte che ci tiene comunque a galla, significa che c’è una parte di noi che non è d’accordo con quella che ci tira a fondo. Anche se pare strano, quelle due parti siamo sempre noi, solo che la prima ha bisogno dell’aiuto della seconda e non di entrare in conflitto con essa. In questo senso ci “sdoppiamo” e lo facciamo naturalmente. La parte che ci tiene a galla è quella che sa vedere oltre ed è quella che dobbiamo usare per risalire, quella alla quale dobbiamo credere. Se invece diamo più importanza a quella che ci tira a fondo, non facciamo che creare ulteriore confusione e le conseguenze sono tristemente ovvie. La parte che ci ha tenuti a galla non l’ha fatto a caso. L’ha fatto perchè è la nostra parte più istintiva e sa che è la cosa giusta. Per questo va considerata più dell’altra. Al contrario, l’altra è schiava della confusione, dei preconcetti, delle influenze esterne e di idee che spesso altri ci hanno imposto e che noi abbiamo accettato passivamente. In effetti, pensandoci bene, ci sono tre parti perchè, oltre alle due citate, c’è anche una terza parte di noi che può rendersi conto della differenza tra le altre due, per poi dare la precedenza a quella costruttiva. Queste nostre parti che collaborano siamo sempre noi, non dimentichiamolo, ma siamo noi che ritroviamo, pian piano, il nostro equilibrio.
    L’errore di molti è che vogliono andare oltre senza andare oltre, senza osare. Pretendono di risolvere tutti i problemi senza cambiare mezza idea, neanche accorgendosi che è sbagliata. Questo, ovviamente, è impossibile. Se non avessimo niente da cambiare in noi stessi non ci troveremmo neanche in quella situazione, cioè a fondo, perchè quando ti trovi a fondo è sempre a causa di scelte sbagliate riguardo a persone o azioni sbagliate. Se abbiamo subito dei torti, la scelta di quelle persone o situazini sbagliate è stata anche nostra. Se fossimo stati diversi, avremmo fatto altre scelte.

    Luna, grazie. La storia che hai raccontato è un esempio perfetto.

  • 8541
    Andrea -

    Marquito, ti capisco molto bene. Per me è stato molto simile, ma io, a differenza tua, sapevo di aver paura e non sapevo come farmela passare. Avevo diversi attacchi di panico e per cose da niente. Oltre a quello che ti ho già raccontato, il problema era credere che le cose non devono cambiare. Il cambiamento mi spaventava e lo ritenevo sbagliato. Invece è l’esatto contrario! Il mio errore era pensare che cambiare significa essere diversi. Punto. Solo capendo che cambiare significa essere sì diversi, ma migliori, tenere i lati buoni e cambiare gli altri, avevo potuto iniziare a risalire.
    Ogni organismo in natura cambia e si migliora, restando sempre in equilibrio con gli altri e con il proprio ambiente. Il problema delle persone distruttive, o auto-distruttive, è che fanno l’opposto.

  • 8542
    Athos -

    La vita è er nemico!!!!

  • 8543
    LUNA -

    Andrea: mi piace la tua visione della parti. E’ vero che lavorare su quella buona è fondamentale, anche se ci pare micro in confronto a quella negativa. Purtroppo succede anche che se stai meglio e poi peggio di nuovo ti dici che la parte peggio è quella vera, mentre l’altra era solo una tregua momentanea. E’ uno degli imbrogli del disagio. Come: pensavo di stare meglio e invece…
    Ma se ti sentivi meglio ti sentivi meglio (sensazione di equilibrio) non si può fingere di star meglio.
    Allo stesso modo, certo, quando stai male stai male davvero.
    Però è più facile, quando hai disagio, che i pensieri alimentino il senso di malessere, gonfiandolo come una spugna piena d’acqua (per la paura) e sottovalutare invece le sensazioni positive.

    Io ho imparato una cosa dai miei attacchi di panico anni fa: che gli attacchi di panico sono il tuo sistema che va in allarme per dirti qualcosa o perché l’hai tirato a dismisura, o perché non ti sei difeso a sufficienza dall’ambiente, o perché non ti stai ascoltando ecc. Il problema è, ovviamente, che quando uno sta male non riesce in automatico a pensare al messaggio importante che ci sta sotto, si fotte di paura ecc.

    Alle volte quando leggo certi meccanismi di opposizione in questa lettera il malessere mi sembra un adolescente ribelle che deve dimostrare alla cieca la sua anarchia, la sua opposizione, anche a costo, per la persona, di andare contro se stessa. Oppure ha anche bisogno di riconoscersi in un gruppo. Badate, non sto dicendo che sia sempre così eh. E quando dico adolescente non sono ironica, ma mi è venuta in mente la caparbietà adolescenziale nell’opposizione.

    Allora più dici la vita è bella ecc più il meccanismo di opposizione scatta. “Non cambierò idea”, “voi non potete capire”. Con il parlare negativo scatta l’identificazione (che insieme spaventa e insieme, ipoteticamente, conforta).
    A volte, paradossalmente, invece si è positivi nei confronti degli altri mentre per se stessi si parla di rassegnazione. Ed è: fai per gli altri ciò che vorresti fare per te.

    Ovviamente il discorso non è così semplicistico. E in fase acuta di un disagio, di una serie di attacchi di panico ecc non si può vedere le cose con lucidità estrema. Quando hai 40 di febbre ti pare che non avrai mai più 37 e la tua percezione cambia ecc. Per questo però, forse, è anche importante chiedere aiuto per far calare la febbre e cercare di capire cosa sta sotto. Anche le risorse.

  • 8544
    LUNA -

    Eme e Mosquito: sono d’accordissimo sui discorsi che sono stati fatti sulla volontà.
    Il problema è che esiste persino… una controvolontà… o meglio una volontà autolesionista che va contro. Può avere la stessa o persino più potenza della volontà che va verso il benessere?
    Una persona che difenda a spada tratta la propria dipendenza o dei meccanismi autolesionisti investe una quantità di energia enorme… per la paura, per paura di ascoltare le sue paure… giorni fa ero a fare una passeggiata con un amico e una ragazza evidentemente in un alto stadio di anoressia aveva percorso, mentre noi avevamo percorso solo l’andata, lo spazio di andata e ritorno non so quante volte, correndo come se si preparasse per le olimpiadi… quanta volontà, quanto rigore, usato contro.

    Qua si parla spesso di “sistema”, di “gente”, ma come notava Andrea, se non erro, il sistema e la gente sono composte da individui. e più si entra nel meccanismo: IO contro la moltitudine, o la moltitudine come massa indistinta e più si rischia di non vedere purtroppo al di là del proprio naso e neanche di riuscire più ad avere buoni rapporti sull’uno a uno, e quindi con se stessi, in un circolo vizioso. Non si riesce a correggere il tiro nel rifiutare, in maniera consapevole, ciò che produce malessere, e nell’accogliere ciò che è benessere. si perde fiducia in se stessi, stando in costante stato di difesa. E’ così perché ci si sente vulnerabili, e la depressione fa sentire immensamente esposti. Poiché una cosa negativa ti lacera profondamente pensare che tutto sia negativo e debba stare FUORI, lontano, sembra un modo primordiale di difendersi.
    Oggi ho perso diverso tempo per delle burocrazie inerenti ad una prova medica. Ciò per la negligenza della persona che mi ha scritto un’impegnativa. Così potrei dire: per lei sono stata un numero. Ciò in parte è vero, tuttavia, poiché in visita già avevo colto un atteggiamento di un certo tipo, SUO, so che non è stata una cosa fatta a me, ma un SUO problema. che ha coinvolto me, certamente (in visita peraltro io ho respinto il suo atteggiamento). E’ anche vero però che in ambulatorio io ho trovato un’enorme disponibilità nel venire a capo della cosa. Tanto che mi hanno anche chiamato nel pomeriggio dopo essersi informati. C’è stata insomma frustrazione da parte mia, ma anche sia assertività da parte mia che da parte loro. Perché la persona che ha sbagliato dovrebbe essere una conferma assoluta in negativo e gli individui ok invece non fare testo?

  • 8545
    Marquito -

    @ Luna :
    (Che curioso lapsus il tuo … Mi fai pungente e fastidioso come una zanzara ?)
    Ti domandi se la volontà di soffrire possa prevalere sulla volontà di guarire. La mia risposta è sì; senza alcuna esitazione. L’autolesionismo è una trappola infernale, tanto più insidiosa quanto più è inconsapevole. In questo forum ci si riferisce al suicidio come autosoppressione; come distruzione del corpo fisico; come mezzo per pervenire alla tomba. Tuttavia, come ho già scritto qualche tempo fa, esistono moltissimi tipi di morte e moltissimi tipi di suicidio.
    Depressione, fuga dalla realtà, errori madornali e apparentemente incomprensibili … atti mancati, spreco dei propri talenti e delle proprio qualità, occasioni gettate al vento senza alcun motivo … non c’è bisogno di essere psicologi per comprendere la finalità nascosta di certi atteggiamenti.
    La nostra mente è una campo di battaglia in cui si fronteggiano tendenze costruttive e tendenze distruttive. L’esito di questa battaglia determina, in larga misura, il destino individuale di ciascuna persona.
    A chi volesse approfondire il tema del suicidio (inteso nella sua accezione più ampia, e non soltanto come annientamento del corpo fisico) consiglierei lo splendido saggio di James Hillman, il più grande scrittore e psicoterapeuta di formazione junghiana. Si intitola “Il suicidio e l’anima” ed è un’opera totalmente scevra da qualsiasi pregiudizio di tipo ideologico o religioso.

  • 8546
    marzia -

    una giovane ragazza ha appena subito un’intervento per carcinoma con metastasi. gli hanno dato 1/2/ massimo 3 mesi di vita. e’ nel pieno della vita, e voi parlate di suicidio!!!!! buttatevi con la faccia a terra e ringraziate Dio della vita che avete, pensando a quanti giovani, bambini, ragazzi muoiono pur amando la vita e voi la disprezzate!!!!

  • 8547
    Marquito -

    @ Marzia:
    Il primo impulso sarebbe quello di insultarti, ma ho promesso a me stesso di mantenere un certo aplomb.

  • 8548
    margherita -

    x marzia pensi che faccia piacere sapere quello che tu ci hai enunciato? al contrario situazioni di questo tipo e purtroppo sono molte, non fanno altro che in persone sensibili ed acute creare ancora più dolore e domandarci dov’è Dio? il male fisico se pur attroce, lo si affronta è visibile e a volte lo si vince ; il male di vivere, il dolore dell’anima sono impalpalpabili e , come su una lavagna, ogni altro dolore si aggiunge a dolore ma come lo si affronta ? ci si prova ma forse è meno facile da battere non è il (guarda a chi sta peggio) che può aiutare a sollevarsi dal buio del cuore che c’è in me ad esempio

  • 8549
    Andrea -

    Marzia, ti rispondo io, perchè se lo facesse Eme stavolta sarebbe un cataclisma, proprio ora che il clima è tornato sereno. E le darei pure ragione. Ogni tanto qualcuno scrive queste cose e io cerco di capirvi, anche se inizio a fare fatica anch’io.
    Io sono uno di quelli che l’idea del suicidio l’ha superata da molto tempo ormai, eppure mi sento di darte una mano come posso a chi ci è ancora dentro. Magari non sarò in grado di farlo, ma almeno ci provo. E tu? Oltre al giudizio che hai dato hai anche dei consigli utili da dare a chi ha un certo tipo di problema, non fisico, come un calcinoma, ma psicologico? Perchè vedi, Marzia, sarebbe molto più utile dare una mano piuttosto che un giudizio. Fai qualche tipo di volontariato? conosci la morte? conosci la sofferenza? la depressione? hai studiato psicologia? hai vissuto qualcosa di pesante, qualche tragedia? qualunque cosa può servire, ma le semplici critiche sono abbastanza inutili.
    Tutti quì sanno che c’è chi muore e vorrebbe vivere, il problema è che tutti quì vorrebbero vivere, anche se a prima vista non sembra. Però non ti spiego altro, sarebbe meglio se tu ti interessassi all’argomento in modo serio e per conto tuo. Io non ho mai smesso di amare la vita e neanche gli altri infondo. Chi ha smesso davvero (forse) ora non c’è più e mi dispiace scrivere questo, perchè su questo forum ci sono anche persone che hanno perso qualcuno di recente in questo modo.
    Piuttosto, tu perchè hai cercato proprio un sito sul suicidio?

  • 8550
    Eme -

    Marzia, a quest’ora della notte l’unica cosa che mi sento di dirti é: butta la faccia nello stesso water da cui sono saltate fuori le tue considerazioni su chi é arrivato alla soglia del suicidio. Magari, domani, argomentero’ con calma e filosofia quest’invito che, spero, tu colga. E, mi raccomando, tira lo sciacquone.

Lascia un commento

Max 2 commenti per lettera alla volta. Max 1 link per commento.

▸ Mostra regolamento

I commenti vengono pubblicati dopo approvazione, più volte nel corso della giornata.

I commenti devono essere pertinenti alla lettera e aggiungere un contributo alla discussione.

Non sono ammessi scambi personali o conversazioni tra utenti, né insulti o attacchi personali, contenuti futili, promozionali o di propaganda.

Non copiare articoli da altri siti né riportare integralmente testi protetti da diritto d'autore. Usa un solo nome.

Leggi l'informativa sulla privacy.

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

 caratteri disponibili

© 2000 - 2026 Letterealdirettore
Gestito da VALEXA s.r.l.s. | P.IVA IT09022550967