Il suicidio
Riferimento alla lettera:
Buongiorno, anche io penso che il suicidio sia una cosa buona, in un certo senso. Da tre anni, ci sto pensando, e ho già fatto quattro tentativi. Per me, la morte rassomiglia a un riposo, perché come lo dice un autore francese, "vivere, è soffrire". Io di fronte alle difficoltà...
Leggi tutto il testo a pagina 1
Data di pubblicazione: 17 Settembre 2005
L'autore, beppino, ha condiviso solo questo testo sul nostro sito.Lettere che potrebbero interessarti
Categorie: - Me Stesso
14.956 commenti
Lascia un commento
Max 2 commenti per lettera alla volta. Max 1 link per commento.
▸ Mostra regolamentoI commenti vengono pubblicati dopo approvazione, più volte nel corso della giornata.
I commenti devono essere pertinenti alla lettera e aggiungere un contributo alla discussione.
Non sono ammessi scambi personali o conversazioni tra utenti, né insulti o attacchi personali, contenuti futili, promozionali o di propaganda.
Non copiare articoli da altri siti né riportare integralmente testi protetti da diritto d'autore. Usa un solo nome.
Leggi l'informativa sulla privacy.

Per Paolo Cogitoergosum,
era parecchio tempo che non entravo nel sito e solo oggi ho letto i tuoi interventi. Li ho trovati molto interessanti e mirati.
Appartengo anch’io a questo gruppo di tanti, troppi, che vedono il grigio indistinto dinanzi agli occhi. Io, nella mia specifica esperienza, ho visto una caduta in picchiata di entusiasmo, fiducia e poi, volontà. Un aumento altrettanto esponenziale di disinteresse, stanchezza verso le cose della vita nel loro complesso. Mi rendo conto che sto molto banalizzando il processo di quanto è accaduto ma, credo, che tu conosca bene l’evolversi di questi fatti; solo per questo qui non entro oltre nel dettaglio.
Io sono una di quelle persone che cercano aiuto e che lo cercano da diverso tempo. Mio padre mi ha aiutato nei momenti di disperazione più profonda ed anche mi sono rivolto ad una psicoterapeuta che ho frequentato per circa un anno e mezzo. Inizialmente il tutto era abbastanza tranquillo ma, circa un anno fa, la vera crisi è scoppiata e ho realizzato che non avevo più alcun controllo sull’evoluzione delle mie emozioni e dei miei pensieri e, conseguentemente, su quella spirale involutiva che si era avviata. Oggi mi rendo conto, perchè lo percepisco, che nonostante il cambiamento di molte cose, il meccanismo ancora non si è arrestato ed ancora viaggia rapidamente e senza controllo reale da parte mia.
Sarei lieto, se tu fossi disponibile, di corrispondere con te per parlare di tutto questo. Ti ringrazio per l’attenzione che mi dimostrerai.
Marco
Caro Marco, grazie per le attestazioni di stima che mi lusingano sempre, (almeno quanto le offese 🙂 ) e che dimostrano soltanto che qualcuno come te sa ancora, se vuole, trovare tempo e volontà per “Leggere” davvero ciò che uno si sforza di scrivere, pur tra mille contraddizioni e difficoltà!
Quello che tu, io, e molti di noi, conosciamo bene per esperienza diretta o per averla osservata su parenti o amici, appartiene di certo alla famiglia delle “nevrosi”, che racchiude un mondo di disagi trta i più svariati, idecifrabili e causati da avvenimenti o qualità intrinseche che ognuno di noi possiede dalla nascita oppure ha sviluppato dopo aver cominciato a… vivere.
Le scuole di pensiero, le visioni e le diagnosi/cure si sprecano, come sai, soprattutto se ti sei avvicinato a qualche psicoterapeuta!
Al di là di concetti davvero… professionali e troppo complessi da poter essere agevolmente sviluppati in luoghi come questo, oggi sono arrivato a credere davvero che in disagi come quelli appartenenti alla sfera della psiche non si possa MAI generealizzare nè dividere i “nevrotici” in grandi gruppi di “famiglie” patologiche!
Certo, siamo tutti accomunati dalla nostra… umanità, ma credo che la prima cosa di cui dovremmo riappropriarci sia la nostra “unicità” che, nel bene e nel male, è davvero l’unica conisderazione da cui ripartire per cercare di non farci fregare da etichette, diagnosi o disagi “da manuale”!
Negli anni ho avuto modo di conoscere sempre più me stesso, e ogni giorno, credimi, faccio degli enormi progressi “guardandomi dentro” e vedendo che le mie potenzialità e le mie aspirazioni sono ancora enormemente inespresse perchè schiacciate da routine, qualunquismo e bisogno comunque di cercare condivisione e solidarità con quelli che il destino ti ha fatto trovare nelle tue vicinanze o nel tuo “entourage” familiare!
Perdendo di vista quello che davvero io sono e vorrei fare!
Ma non è davvero facile andare a ritroso sino ad arrivare a scoprire quali siano le cause che ci hanno fatto ridurre a vivere, spessissimo, vite e atteggiamenti che non ci appartengono!
Oggi, superati da un po’ i 40 anni, posso dire che molte scelte sbagliate in età adolescenziale o giovanile si stanno puntualmente rivelando determinanti almeno quali “concause” nel mio disagio odierno!
Ma, in effetti, anche il vizio di andare sempre e ricercare cause “antiche” ai nostri disagi quotidiani dovrebbe essere una prassi da fare con avvedutezza e con delle solide basi di “autocontrollo”.
Conoscere sè stessi credo sia davvero la cosa più difficile del mondo, per un essere umano, ma non immagini quanto io sia fiero nella convinzione che il primo passo sia proprio quello di provarci!
In fondo, davvero, io sto diventando il miglior amico di me stesso e se questa cosa la si sa “usare” senza arrivare ad estremismi che portino ad isolarsi troppo dalla società credo si possa cominciare a vedere iol presente ed il futuro con maggior serenità e piacere!
(continua)
Certo, la cosa più sbagliata che un nevrotico può fare è quella di credere comunque di poter sempre farcela “da solo”. Il motivo di questo errore di valutazione è banalissimo: la nevrosi in sé è una mancanza di autocontrollo e di serenità che ci porta a vedere tutto “nero” ma soprattutto ci fa entrare in particolari spirali di pensiero che girano perennemente nella nostra testa senza più riuscire a trovare uno sbocco accettabile e sufficiente per condurre un’esistenza “normale”.
Normale…. Una parola che io odio ma che per la verità non è così stupida, a patto che ci si intenda!
Normalità, alla fine, significa “soltanto” saper affrontare i normalissimi inevitabili quotidiani disagi e problemi che la vita ci presenta con la necessaria serenità da permetterci di venirne sempre a capo, che spesso può anche significare soltanto che si sa come accettare serenamente un danno, una limitazione o anche un’ingiustizia delle quali non possiamo “avere ragione”!
Una frase ed un concetto ultimamente mi colpiscono molto, anche personalmente: quel “cercare aiuto” che anche tu sottolinei, per averlo appunto cercato!
Vedi… io da sempre sono stato ritenuto persona…. fuori dagli schemi, e, pensavo io, più in senso negativo che positivo. Fuori dagli schemi perché non mi sono mai “arreso” alla normalità imperante (e io intendo qui la normalità… cattiva, come il colesterolo cattivo ahahah) rifiutando sin da piccolissimo l’imposizione di un’educazione preconfezionata e… scontata!
In questo senso, mi sentivo molto più autonomo di altri ma allo stesso tempo costantemente bisognoso di aiuto e di comprensione.
Poi, crescendo, sino ad arrivare ad oggi, mi sono davvero accorto che non sono detentore di tutti i mali e di tutte le sfighe del mondo. Anzi! Col tempo, addirittura è emerso il contrario! Poco tempo fa sono caduto in una depressione “brutta”, in fase acuta, di quelle che ti lasciano senza… ossigeno per qualche giorno di seguito! In quei frangenti e per la prima volta davvero, ho sentito che prima di ricorrere a soluzioni… estreme, dovevo almeno provare a chiedere aiuto… facendomi sentire sul serio!
Il risultato è stato che ho scoperto molto di più e molto meglio come “gli altri ”mi percepiscono” e alla fine, incredibilmente, mi sono ritrovato a dover dare aiuto anziché a riceverlo!
I fratelli (ne ho ben 5) ai quali mi ero rivolto si sono dimostrati molto disponibili a parole!!! Nei fatti sono emerse così tante vecchie e recenti ferite “familiari” che ho dovuto e voluto desistere dal farmi “aiutare” da loro, che non avrebbero davvero potuto e saputo aiutarmi!
Anche gli amici, che io ho sempre messo su “un piedistallo”, quando hanno sentito da me che ero bisognoso di aiutoe di conforto e che mi aprivo con loro confidandogli i miei disagi… hanno avuto una reazione…. Kafchiana e paradossale!:-)
(continua)
E non parlatemi di depressione o d’instabilità psichica !
Fatemi essere un po’ felice e vi farò vedere io quanto sono depressa!
Datemi ancora un po’ di dolore e vedrete se non farò il salto.
Il pensiero del suicidio è una vocazione, è un via d’uscita sempre possibile, una porta aperta che ti permette di lottare per la vita, se poi andasse male hai sempre il suicidio come soluzione
Alternativa.
E’ un modo di vivere con la morte a fianco, un’amica discreta che potrebbe toglierti dai guai, un modo di esistere sul filo del rasoio in cui apprezzi molto di più le piccole vittorie e gioie della vita, di quanto non facciano coloro che affermano di voler vivere a tutti i costi, che invece hanno solo una fottutissima paura di morire.
Colui che è pronto a morire in qualsiasi momento è uno che ha la coscienza tranquilla e non teme il giudizio di Dio, non sa se Dio esiste, qualora esistesse, non gli farebbe paura, anzi, vorrebbe fare con Lui una bella chiacchierata.
Non so come concluderò la mia avventura terrena, ma vi prego, non dite più che la gente che si toglie la vita lo fa perché depressa, in un momento di debolezza o altre scemenze del genere.
“Ricordo un’occasione in cui per tre ore ho passeggiato nel Lussemburgo con un ingegnere che voleva suicidarsi. Alla fine l’ho convinto a non farlo. Gli ho detto che l’importante era aver concepito l’idea, sapersi libero. Credo che l’idea del suicidio sia l’unica cosa che rende sopportabile la vita, ma bisogna saperla sfruttare, non affrettarsi a tirare le conseguenze. È un’idea molto utile: dovrebbero farci delle lezioni nelle scuole! “
Emil sei davvero intelligente, sono d’accordissimo con te, la vera libertà è quella di poter scegliere sempre ciò che ci rende pacifici. Ma in questo mondo occidentale dove l’importante è produrre e consumare e vivere fino a 100 anni non mi piace, infatti vietano l’eutanasia addirittura a chi è già morto, una cosa troppo stupida.
In questo periodo della mia vita ero convinta di essere riuscita a dimenticare e lasciarmi alle spalle la questione. Invece ora si ripresenta sempre più forte. Il suicidio è come una porta sempre aperta in un mondo che non offre possibilità. Ero convinta che fosse legato al mio vivere disperato ed invece sto cominciando a rendermi conto che non c’è nessun appiglio cui potermi aggrappare saldamente. I miei ochhi vedono un mondo fatto di superficialità in cui tutto ciò che conta è l’apparenza. Vivo in mezzo alle persone, ma nessuno sospetta ciò che coltivo nel mio giardiono oscuro e segreto; è come un segreto inconfessabile. Se solo qualcosa trapelasse tutto il mio castello di cristallo che mi sono faticosamente costruita verrebbe distrutto. Non è affatto vero che non si vuole essere aiutati, anzi è un grido lacerante che ti squassa il corpo, ma poichè le persone sono troppo impegnate nello specchiarsi sulle vetrine nessuno riuscirà mai a cogliere i tremiti ed i gesti rivelatori. Io cerco sempre di stare attenta ed infatti nessuno ha mai intuito fino in fondo la complessità della ragnatela inestricabile dei sentimenti, però talora capita che persone con un fiuto da segugio riescano ad intuire le mie crisi peggiori. finora ne ho incontrate due ma una ora è a mille chilometri da me e l’altra invece mi sorveglia da lontano, pronta ad intervenire nei momenti più improbabili. Forse sono ancora con la testa troppo fra le nuvole e mi emoziono nel vedere due persone che si dividono il peso del sacchetto della spesa o della madre che anche se stanza per un viaggio faticoso prende comunque in braccio la figlia che il padre paziente ha cercato distrarre facendole guardare i treni. Questi episodi sono per me preziosi e li conservo gelosamente perchè mi ricordano quanta bellezza c’è nel mondo che altrimenti non potrei più vedere. Le ragioni in realtà sono molteplici. Ho aspettato tre ore cercando il coraggio di mettermi una corda intorno il collo per uccidermi ma la paura ha avuto il sopravvento. L’attimo in cui ho provato la sensazione di vuoto mentre i miei piedi si dibattevano nell’aria è stata lacerante. Vivo in bilico, in un’attesa costante, paziente ed infinita, finchè non deciderò che sarà troppo tempo che aspetto. Allora forse prenderò una decisione netta, una svolta.
sono anni ke penso al suicidio,da quando mia madre è morta e mio padre ha iniziato a picchiarmi,poi crescendo i ragazzi che t usano,t sfruttano,il cuore ke s frantuma,gli amici/le amiche infami e ipocriti che nn si rendono conto del tuo dolore,ke t sparlano appresso,la famiglia che nn è più tale,la solitudine che ti circonda,diventa un circolo vizioso,ke ti prende con se…e inizia tre giorni prima del tuo undicesimo compleanno,con quella vita spezzata,il giorno prima del tuo compleanno,con quel corteo nero di false lacrime e lamenti ke t circondano,e tu unica anima ke sa cosa vuol dire soffrire davvero x quel fiore che se ne è andato nn piangi,xkè già mediti di ricongiungerti a lei.
e dulcis in fundo,l’uomo ke t ha trattata come una figlia dopo aver perso la sua nn t riconosce più,troppo malato,ti scambia per lei,e da un giono all’altro volerà lontano,l’amore della tua vita,il solo ke poteva starti accanto,t ha frantumato il cuore dicendo ke ama un’altra
il dolore è straziante,ma fai finta di nulla…
è al tuo fianco ma nn come vorresti tu
le lacrime nn scendono più…
eri partita in maniera radicale provando a iniettarti dell’acetone,provando a buttarti di sotto,tagliarti le vene,bere flaconi di calmanti in un solo colpo…
alcool e droghe amiche fedeli quando ancora dovevi giocare con le bambole,sempre sperando di superare il limite e restarci…
poi inizi a inciderti le braccia,i polsi,e ogni lembo libero di carne
fino al momento in cui decidi che il momento è giunto,ma nn sai come fare….e così posti una lettera,un’ultimo sfogo sperando ke l’ispirazione arrivi,mancano 36 giorni alla maturità civile,ma nn ci vuoi arrivare,non vuoi arrivare alla soglia dei sette anni di dolore…
sette…numero ke simboleggia l’infinito,avrebbe un significato troppo grande x te…
è il tuo ultimo sfogo al mondo,in un posto ke nessuno troverà,sperando ke se verrà trovato,sarà troppo tardi per far qualcosa….
Caro Paolo Cogitoergosum,
ti devo molto ringraziare per le tue parole. Ho letto i tuoi messaggi più di una volta per cercare di comprenderne ogni sfumatura. Scrivi dell’argomento in modo competente, mostrando di aver vissuto in prima persona, sulla pelle, la disperazione ed il disagio continuo.
Il centro del tuo consiglio, che perfettamente condivido, risiede nella diretta, sincera richiesta di aiuto. Chiedere aiuto a volte puù essere tanto difficile, per tanti e tanti motivi. Si può, a torto, ritenere che nessuno ci voglia aiutare o ritenere, sempre a torto, che nessuno ci possa aiutare o che la situazione sia talmente compromessa da non presentare alcuna soluzione possibile. Dal canto mio uno degli ostacoli maggiori che incontro è l’inedia, la mancanza assoluta di qualsiasi entusiamo e volontà, la stanchezza che mi pare a volte essere atavica. In queste situazioni pur riconoscendo dentro di me la correttezza e l’utilità di chiedere aiuto a qualcuno, ciò che frena è la volontà di farlo, che manca. Manca perchè anche questo gesto, il chiedere, viene vissuto come estremamente faticoso e foriero di tensioni. Mi rendo conto, da un punto di vista logico, che queste sono motivazioni in buona parte inconsistenti; chiedere andrebbe sempre fatto, non dovrebbe logicamente rappresentare un problema come, invece, a volte rappresenta.
Una domanda vorrei rivolgerti Paolo. Per te, nel momento della tua depressione “nera”, cosa è stato che ti ha dato la spinta per chiedere aiuto agli altri? Cosa ti ha dato l’energia per affrontare con quanclun’altro l’argomento della tua depressione? E’ stata magari la disperazione profonda dei quel periodo? Io mi accorgo che quando provo la disperazione più nera quello è il momento nel quale alcune risorse profonde si fanno strada ed emergono. Rimane tuttavia il problema pratico del vivere. Non è ipotizzabile una situazione nella quale si attende ciclicamente l’arrivo della profonda disperazione confidando nel suo potere per una spinta altrimenti difficilmente realizzabile. Comprensione, volontà, dialogo, analisi dei problemi; se una volta tutto questo mi sembrava avere comunque un’utilità, ora spesso mi ritrovo a pensare il contrario e questo fa nascere proprio la disperazione che è globalizzante, totale e omnicomprensiva. A volte cerco di fare un quadro della situazione e ho l’impressone che la disperazione divenga una presenza sempre più frequente nella mia vita; questo aumenta la paura ulteriormente ed il circolo vizioso si autoalimenta. Percepisco che l’elemento per infrangere il cerchio potrebbe in realtà essere vicino ma non ho la più pallida idea circa la direzione verso la quale muovermi. E questo appare frustrante.
Ammiro la tua lucida analisi e, se vorrai dedicarmi ancora del tempo, vorrei approfondire questi argomenti per tentare di interrompere il circolo vizioso. Mi sembra proprio che, seguendo le tue indicazioni, io ti stia chiedendo un aiuto.
Ti ringrazio tanto e ti saluto
Ho appena pubblicato un blog il cui argomento è lo stesso delle vostre lettere. C’è una piccola dichiarazione d’intenti e un link ai vostri interventi. Spero non vi dispiaccia. In particolare mi ha colpito la frase di Paolo: “molte scelte sbagliate in età adolescenziale o giovanile si stanno puntualmente rivelando determinanti almeno quali “concause” nel mio disagio odierno!”
perchè la mia situazione deriva proprio da questo. Soprattutto perchè sono state scelte subite, cosa della quale mi vergogno molto. Mi colpevolizzo perchè penso di non essere stata capace di difendermi. E’ un sentimento strano. So che non è stata colpa mia, ma mi sento ugualmente colpevole. E provo una rabbia incontenibile verso chi è stato il vero responsabile di tanta sofferenza, ma anche verso me stessa. E’, credo, il sentimento di rabbia e di vergogna che prova chi è vittima di soprusi, psichici o fisici che siano.
Vi aspetto sul blog, consideratelo come vostro…
http://esperimentonumeron.blogspot.com/
Ciao a tutti coloro che sono capitati in questa pagina e che vi scrivono per il mio stesso motivo: suicidio. Non come diceva una ragazza qualke pagina addietro (sono fermo alla 19 e sono giorni ke leggo) “coloro che vogliono smettere di vivere” bensì coloro che amano la vita più di qualsiasi altra cosa.
Voglio raccontarvi la mia storia, voglio che infine qualcuno sappia il perchè del mio malessere e della mia scelta perchè nessuno, (genitori, amici, ecc) conosce il motivo del mio malessere.. e in primis non lo riconosce nemmeno.
Compio 22 anni a gennaio, sono un ragazzo veneto ke si potrebbe dire normalissimo: un’ottima famiglia, pochi (3) amici sinceri e parecchi” x cazzeggiare”, carriera universitaria, figlio unico. Fin qui è tutto normale.
Non ho mai avuto troppi problemi per fare amicizia: ho una vita sociale normalissima (locali, disco, ecc), sono cercato dagli amici e viceversa, ho una famiglia (dai genitori ai parenti tutti) che ammetto è una vera e propria rarità: è molto unita sia dalla parte di mia madre che di mio padre. x non parlare dei miei genitori che mi hanno sempre trattato con i guanti. a parte una “difficoltà” economica (casa in affitto), non hanno mai negato viaggi, scuole private. Niente mercedes ovviamente, ma le cose “normali” mi bastavano e avanzavano.. non ho mai avuto pretese dai miei, anche se mio padre mi riempiva di regali costosi (orologi, collezioni di monete, occhiali di marca). Già regali… Mio padre è quasi sempre stato assente nella mia famiglia causa lavoro.. sin da quando ero piccolo stava 2 mesi all’estero e uno a casa e quindi ha sempre cercato di compensare questa sua assenza “materialmente”. Praticamente eravamo solo io e mia madre. Mia madre è la persona ke mi ama di più al mondo, mi vuole un bene dell’anima, ha cercato sempre il mio benessere, mi è sempre stata accanto nei momenti di difficoltà. Forse sono stato amato troppo, come diceva una ragazza qualke post addietro.
Dalle medie sono stato un ragazzino “infantile”. c’erano i “bulli” e gli “sfigati”. io rientravo nella seconda categoria, avevo un modo di vestire abbastanza trasandato. tuttavia mi sono fatto amici da entrambi i lati, nè sono mai stato preso in giroa, anzi ridevo e scherzavo con tutti. ho sempre avuto una mentalità aperta.. da questo punto di vista ammetto ke ho ricevuto un’educazione da manuale dai miei genitori: non giudicare, ascolta sempre coloro che ti parlano, non usare violenza sugli altri, rispetta il prossimo, non gettare rifiuti per terra xD e così via. ho sempre cercato la via diplomatica nel caso di dissidi con tutti i tipi di persone, antipatiche o meno. il ke si sposava perfettamente con il mio carattere mite. in generale posso dire di essere stato sempre ben voluto.
già dalle medie cominciavano le avvisaglie qi quello ke sarebbe diventato in seguito il mio calvario. è una stupidata e mi vergogno di dirlo a kiunque, psicologo incluso. nessuno lo sa, a parte voi ke lo leggerete.
praticamente.. dall’asilo avevo già la “fidanzatina” che mi sono portato appresso sino alle elementari. alle medie era nella mia stessa classe, ma mi ignorava. purtroppo già a quell’età le cose non vanno esattamente come prima: cominciano a formarsi i gruppi. ovviamente erano i “bulli” coloro visti meglio(perdonate il mio linguaggio strettamente semplice, ma non ho voglia di scadere nell’inutile prolissità letteraria di cui sarei capace xD). io e gli altri eravamo ignorati. me ne rammaricavo, ma non ci davo tantissimo peso.
i problemi arrivano alle superiori… a causa del mio modo di fare espansivo sono stato sbeffeggiato pesantemente (il classico bullismo) per molti anni. in quel periodo (dall’inizio sino ai 15,16 anni?), dato ke il carattere è in formazione, sono decisamente peggiorato. Per un anno intero mi sono vestito sempre di nero, mi sono fatto crescere i capelli x inconsciamente nascondere il viso a causa delle prese in giro sul mio aspetto. frecciate arrivavano anche da alcune ragazze, mentre ad altre facevo solo compassione. ovviamente le cose non miglioravano dato che attuavo in modo sempre più cupo, evitando di parlare e di farmi notare.. ho creato una corazza che persiste tutt’ora: sono più cinico, menefreghista, non ho più il sorriso facile come una volta. In quegli anni x me era impossibile trovarmi una partner, l’autostima mi era crollata a 0. in 3^ sono stato bocciato (per altri motivi) le vessazioni sono durate fino alla terza dell’anno dopo, finkè tutti gli elementi che mi trascinavo dietro dalla prima (la lista si assottigliava lentamente ma inesorabilmente, essendo degli inetti in ambito scolastico) non vennero rimandati. Gli ultimi due anni sono stati di quiete. Finalmente a 20 anni (2 anni fa) termino la scuola, con nuove amicizie di entrambi i sessi consolidate all’interno delle mura scolastiche.
purtroppo persiste il problema più grave: io non ho mai avuto una ragazza. la mia autostima è stata schiacciata nei primi 3 anni delle superiori e da quel momento in poi non sono + riuscito ad instaurare relazioni che andassero oltre l’amicizia (ma moolte poche amiche) con delle ragazze. Non che io fossi brutto (anzi), ma ormai quelle esperienze mi avevano segnato: unite alla mia sensibilità elevatissima, da quel momento mi trascino la Dismorfobia (nn vedersi come si è in realtà) ero mi vedo 1 cesso ambulante. ma questo è solo l’inizio. Con l’inzio dell’estate, tutto l’anno scorso decido di prendermi un anno sabatico (perdonate la cacofonia). do un taglio a tutto il resto, prendo abiti più eleganti, mi sistemo viso, capelli e corpo (perdo 10kg) facendomi lampade ed esercizio fisico. Stupisco tutti in pochi mesi diventando un vero e proprio fighetto. Comincio a frequentare locali più “in”, e discoteche. eh si.. ma nonostante tutti dicano sia oggettivamente un ragazzo carino (ovviamente, non ci credo), io non ho mai baciato una ragazza in vita mia: ho il terrore di farmi avanti e di essere giudicato.
purtroppo non ce la faccio a instaurare relazioni. do tutta la colpa al mio aspetto ke detesto più di qualsiasi altra cosa al mondo. (in seguito mi accorgerò che non è solo quello -o mi sto sbagliando in tutto?-)
a settembre dell’anno scorso cerco la morte x overdose di droghe comprate in olanda x la mia incapacità di relazionarmi con le ragazze: ne sento la tremenda necessità. i miei genitori mi salvano, intuiscono il mio radicato malessere e mi convincono a cominciare una terapia con lo psicologo.
tra settembre e ottobre conosco una ragazza in internet. lei è meridionale e allora aveva 15 anni. resto affascinato da quello ke scrive sul suo blog, mi colpisce la sua enorme sensibilità, il fatto ke sia così profonda e intelligente. è pure bella. essendo una persona il cui canale di comunicazione privilegiato è quello visivo (robe di psicologia) x me l’aspetto conta molto. ha ricevuto scottature sentimentali. grazie al mio carattere gentile, ad un certo punto della nostro rapporto internettiano, lei mi scrisse che “non ci fosse nulla che non le piacesse, nulla che non le andasse” in quello ke scrivevo. in questo senso ho sempre trovato forti conferme un po da tutti i miei contatti femminili in internet (purtroppo sono solo contatti). vuole una foto mia e (NON L’AVESSI MAI FATTO) gli ne do una non mia, di un figo qualsiasi pescato in internet, conscio del fatto ke le farei schifo.
cominciamo ad “innamorarci” reciprocamente. lei mi vuole vedere a carnevale di quest’anno. viene a venezia con i suoi genitori. tutti i nodi vengono al pettine prima o poi e pur di nascondere la mia reale identità alla persona che x prima ho “amato”, alla vigilia del fatidico giorno bevo mezza bottiglia di liquore e mi lancio sotto un’auto. sopravvivo. vengo ricoverato per 2 settimane in un centro riabiltazione, rilasciato con la + blanda delle terapie farmacologiche grazie “alla mia ottimale attitudine con il personale e gli altri ospiti”. che bravo ingannatore sempre sorridente ed estroverso che sono, vero? le cose nel mese successivo peggiorano. dopo una litigata nella quale mi aveva scritto che non ci saremmo mai potuti vedere perchè “ero una testa di c..... se avessi voluto davvero, avrei ottenuto quello che volevo” decido di farla finita una volta per tutte: aveva perfettamente ragione. La notte stessa del litigio, altra bottiglia di liquore. ultimo piano dell’ospedale della mia città, l’ala in costruzione è incustodita, il cantiere è aperto. guardo in basso, sono trenta piani. la morte sarebbe certa. mi scolo mezza bottiglia, le avevo mandato un’email in cui rivelavo le mie intenzioni e il fatto ke nella foto non fossi io in realtà. E’ mezzanotte e ricevo il suo messaggio in cui mi supplica di non farlo xk è innamorata di me. Lo ammette, non lo aveva mai scritto ne detto prima d’ora. Sono completamente ubriaco ricordo solo che alle sette del mattino ero a letto. non so coe ho fatto a tornare.
forse perchè soffro di vertigini, forse perchè è l’unica ragazza ke mi è venuta incontro, il motivo per cui non mi sono ucciso. decido che devo andarla a trovare.
oggi ritengo di non aver preso una decisione più saggia in vita mia: finalmente ho tirato fuori le palle.
Ci mettiamo d’accordo per vederci quanto prima, ormai le ho detto tutta la verità. la data è fissata a marzo.
sono in viaggio verso la sua città, lei mi rassicura dicendomi che non mi giudicherà.. io sono completamente soverchiato dalla paura di un rifiuto.
ci incontriamo lei e dei suoi amici. dopo una giornata passata a passeggiare, siamo soli io e lei a casa sua.. in quel momento ho capito che le avrei dovuto dare un bacio. Il mio primo bacio, avvenuto a 21 anni. Non immaginavo potesse essere così.. stupendo è il termine giusto. Eppure mi viene così spontaneo e naturale che le do l’impressione di essere “vissuto”. Le dico che vorrei mettermici assieme.. 2 giorni dopo è previsto che passeremo il fine settimana a roma in seguito ad un suo invito. Con lei passo i momenti + belli della mia vita, per quanto siano brevi, sono di un’intensità non paragonabile. Ormai è fatta penso.. desidero una storia seria anche a distanza con la persona di cui sono innamorato (lei è veramente una ragazza stupenda). siamo entrambi vergini e per me fare l’amore in questo modo è la cosa + romantica in assoluto.. mi farebbe sentire compreso.
sfortunatamente dopo alcuni mesi lei mi lascia.. dicendomi ke è l’eccessiva distanza. io non le credo e dopo aver insistito alcuni giorni dopo lei mi risponde: “Non mi sarei mai innamorata di te. Non hai quel modo di parlare e agire che.. quel che”. Mi crolla il mondo addosso. Questo mostruoso malessere è stato solamente eguagliato dallo scoprire che 40 giorni fa si è fidanzata. Un ragazzo le ha chiesto la mano. Così, con semplicità! A me è stata negata. ci ho messo l’anima. comincio a pensare che non sia solo il mio aspetto, ma il mio odioso carattere dannatamente artificioso. Rispolvero l’idea del suicidio: ora è più forte che mai. Mi odio, mi odio completamente x come sono. solo il mio carattere gentile e comprensivo si salva. Odio il mio aspetto ma ora + ke mai odio il mio atteggiamento, il mio modio di attuare.
comincio l’università, voglio dare 1 taglio a tutto.. trovo ragazze, ma faccio fatica a relazionarmi. le cose.. IO non funziono. l’unica cosa che mi salva è il senso di colpa che avrei nei confronti dei miei, specie mia madre (un vero macigno) e la speranza: resistentissima e fragilissima come un diamante. ormai mi aggrappo a qualsiasi cosa, come la fede.
Lo psicologo mi dice che sto cercando un’amore “femminile” che non sia quello di mia madre e che lo eguagli o superi. Mi sento un pesce fuor d’acqua. ho bisogno di una persona con cui poter condividere i momenti + belli..
La prossima volta non fallirò: ho i farmaci antidepressivi e il caro vecchio alcol. Mi do massimo 2 mesi di scadenza dopodichè andrò di notte a farmi un giro in campagna…
A Unodivoi:
lasciami dire qualche banalità, ma se ci si potesse uccidere ogni volta che una persona ti ha deluso il mondo non conoscerebbe la razza umana! Per quanto doloroso possa essere bisogna incassare ogni volta. Tutte le difficoltà che si devono affrontare servono anche a noi, sicuramente poi non si commetterà più lo stesso sbaglio. E poi, quando si tocca il fondo l’unica cosa da fare è risalire; se si è veramente messi alle strette si arriverà a comprendere che la grandezza della forza interiore è sconfinata. A te può sembrare banale ma anche solo la possibilità di poter credere che in qualche modo la nostra vita possa avere una qualche utilità riesce a darmi un pò di speranza. Oggigiorno c’è egoismo, c’è dolore, c’è menefreghismo eppure continuano ad essere tante le persone ossessionate dalla ricerca del significato della vita: questo significa che esistono ancora persone che ci credono fortemente e che non la vivono semplicemente perchè è un dovere che devono assolvere.
Talvolta è necessario anche vivere senza andare controcorrente purchè sia un modo che consenta di andare avanti senza farci rinunciare agli ideali. non serve cercare l’approvazione negli occhi degli altri perchè ci sarà sempre qualcuno a cui non vai bene. E’ importante l’approvazione delle persone che vogliono il nostro bene. Non è in un altra persona che devi cercare la forza per continuare a vivere, ma dentro di te. Prima di riuscire ad amare gli altri bisogna riuscire a comprendere cosa sia l’amore verso se. Non è necessario arrivare ad un equilibrio completo ma quantomeno scoprire cosa sia l’amore. Serve tanta forza e tanto coraggio ma anche l’appoggio di qualche amico fidato che ti conosca bene è importante. Significa che un legame con il mondo c’è ancora: è un punto di partenza per giungere ad altro. Un piccolo passo, un passo davanti l’altro per poi rendersi conto di aver percorso chilometri. La tua speranza è resistentissima come un diamante ed è perciò preziosissima, non perderla mai.
beh che dire vi racconto la mia storia. ho 18 anni e sono arcistufo di vivere. odio la scuola, sono arrivato al 5 anno di liceo scientifico e non riesco più a frequentare, quindi non mi diplomerò mai. odio il lavoro, non ho il coraggio di cercarlo. odio stare in casa a fare il mantenuto. odio svegliarmi la mattina. odio relazionarmi con le persone. odio l’amore perchè so che non l’avrò mai (anche per altri problemi di salute che ho).
odio il Signore Gesù Cristo per avermi messo al mondo. odio i miei genitori per avermi messo al mondo.
amo bere vino, ubriacarmi, fumare canne, prendere dosaggi da cavallo di psicofarmaci.
non so far niente, credo nemmeno suicidarmi. non ho mai provato. anche se ho sempre assunto quantità spropositate di valium, tavor, tavor oro, seroquel assieme ad alcolici ma non mi è mai successo niente.
basta sono stufo. voglio morire.
Non ho un presente,
non ho un futuro…
Mi sono rovinata la vita con le mia mani….
La cosa divertente,è che non ho nessuna intenzione di morire.
ankio mi sento un fallito avevo trovato finalmente la pace avevo un buon lavoro, degli amici. Ma il lavoro mi era stato ripromesso il rinnovo contratto facendomi aspettare diversi mesi poi me lo hanno messo dietro. Gli amici si sono comportati male e ho chiuso i rapporti i 2 amici che avevo. Ma come …..può cambiare la vita in un secondo…. porca …….!! Non ho una donna. Qualkuno ha il mio stesso problema? Scrivete alla mia mail: nigga1981@libero.it, così poi do anke mio contatto msn.
dimenticavo… Penso spesso al suicidio…
scusate ma e mai possibile che non ce nessun modo di farla finita indolore vi prego datemi un consiglio su come fare
pultroppo sono una persona che non a molto coraggio ma sono determinato a portarlo fino in fondo
grazie per un vostro consiglio
Sono un ragazzo di 22 anni, ho pochissimi amici e in tutta la mia vita non ho mai avuto la fortuna di avere una ragazza con cui condividere un amore e dei bei momenti assieme, che mi stesse vicino nei momenti belli e soprattutto brutti della vita, che purtroppo ne sono parecchi. Ho una serissima difficolta’ a relazionarmi con delle ragazze, dato che caratterialmente sono molto timido ed insicuro, nonostante che fisicamente non mi posso lamentare dato che sono alto 1,90 peso 84kg e vado 3 volte a settimana in palestra e molta gente, soprattutto uomini, mi fa i complimenti sul mio aspetto fisico. Be’ dovete sapere che quando ero un adolescente non ero certo cosi’ e gli altri, soprattutto a scuola, mi prendevano in giro sia sul fisico che sul mio carattere molto introverso e timido. Queste insicurezze me le porto appresso tuttora e a volte quando cammino per strada ho come l’impressione che gli atri mi giudichino male alle spalle. Lo so puo’ essere assurdo ma e’ cosi’.Nelle amicizie ho subito parecchie fregature e tradimenti nonostante mi fossi sempre comportato egreggiamente con gli altri e abbia dato tutto me stesso nei rapporti di amicizia, pensando prima a loro e poi a me stesso. Tornando al discorso del mio rapporto con le altre ragazze molte volte mi arrabbio del fatto che nonostante mi faccia letteralmente il culo in palestra per avere un bel fisico e per essere cosi’ accettato e ammirato da loro, a volte e’ come se non gliene fregasse niente e quindi mi sento frustrato, deluso e incazzato. Soffro tantissimo per il fatto di non avere una donna al mio fianco e quando a volte mi capita in giro di vedere due persone che si baciano mi intristisco molto. Ho una sensibilita’ fuori dal comune, e questa e’ la causa principale della mia sofferenza. Spesso durante la notte non riesco a dormire e rifletto sul vero senso della mia esistenza e frequentemente penso al suicidio, diciamo quasi ogni giorno. A volte ho l’impressione che degli altri di me non gliene importi niente e che tanto se ci sono o no fa lo stesso. Sono incazzato terribilmente con la vita perche’ penso di meritarmi molto ma molto meglio di questa condizione, non solo per via del mio aspetto fisico ma soprattutto per il mio animo sensibile, gentile, altruista e buono. Quando mi sento depresso e’ come che la mia anima fosse infilzata da mille coltelli e a volte mi viene di pensare di porre fine definitivamente a tutta la mia sofferenza. Ho come l’impressione di attraversare un tunnel buio senza uscita, non vedo la luce. I miei genitori mi stanno vicino e capiscono il mio fortissimo disagio ma questo purtroppo non basta!!!!!
il suicidio è una soluzione ma ce ne sono altre, provate con l’analisi o con il reiki o con la regressione alle vite passate o con lo yoga, sono tutti strumenti interessanti. l’unico potente che mi ha ridato fiducia nella vita in tante occasioni in cui mi sentivo disperato è il reiki, provare per credere, solo solo che è un qualcosa che se non lo provi e leggi solo di che si tratta non puoi mai capire. va provato su di se. informatevi dove farvi un trattamento e se sentite che è giusto per voi iniziatelo. io faccio anche analisi ma già il reiki mi ha dato una immensa fiducia nella vita , per quella in me stesso, poca, sto facendo analisi. leggete di me alla lettere amore o incantesimo di novembre 2007, se non ci fosse il reiki credetemi non ci sarei più neanche io.. auguri a tutti
che cos’è la regressione alle vite passate? giusto ieri ho letto un articolo in internet ma vorrei spaerne di più
cerca di Brian Weiss -molte vite un solo amore . mondadori o einaudi o feltrinelli, non ricordo. è uno psichiatra che fa regredire i suoi pazienti nelle vite passate con l’ipnosi e riesce a guarirli.
ragazzi ma che state dicendo? regressione a vite passate? ma veramente credete a queste cose?perchè rifugiarsi nelle cazzate? allora meglio stare da schifo ma almeno guardare in faccia la realtà