Il suicidio
Riferimento alla lettera:
Buongiorno, anche io penso che il suicidio sia una cosa buona, in un certo senso. Da tre anni, ci sto pensando, e ho già fatto quattro tentativi. Per me, la morte rassomiglia a un riposo, perché come lo dice un autore francese, "vivere, è soffrire". Io di fronte alle difficoltà...
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Data di pubblicazione: 17 Settembre 2005
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Categorie: - Me Stesso
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Scusate, capito qui una volta ogni…tot mesi! Lascio un messaggio, e magari non c’entra una eva col discorso che stavate portanod avanti perchè non ho la pazienza di leggere tutti i post (non perchè li reputi idiozie, valà valà valà)
A volte, la depressione, la disperazione nasce perché si cerca di guardare tutta la vita da troppo in alto, troppo in là… Come quando si guarda verso l’orizzonte e tutto qlo che il nostro occhio vede, vicino o lontano che sia, si addensa sulla stessa linea… E in quel momento il futuro fa paura, mi fa paura… Tutto perde senso… Perchè studiare per questo esame, perché impegnarsi per questo o quel singolo obiettivo… Tanto, dall’alto ogni piccola tappa diventa insignificante…
Se pensassimo che tutto quando muoriamo finisce -e d’altronde così è- non alzeremmo un dito per costruire nulla, perchè alla fin fine non servirebbe a niente!!!
MA… pensiamo ancora un attimo… é giusto vivere così? O, invece di parlare di giusto o non giusto, è il modo MIGLIORE di viverci qsta breve vita?
Cavolo, già che siamo qua, facciamo tutto quello che si può!
Sono nata in Italia..però mi piace un sacco Londra… c...., parti!
Chi te lo impedisce, chi??? Se non te stesso!
Vi ho parlato dei miei guai passati, ho cercato di esorcizzare le vostre angoscie, vi ho detto molto di me ma, continuate a non capirmi, addirittura alcuni ad aggredirmi verbalmente. Questo è un forum libero ognuno dice la sua, rispetto tutte le opinioni ma non posso condividerle tutte. Voi parlate di sucido, scrivete su questo “muro” virtuale ma non accettate repliche, non accettate sapere che anche dalla depresione si può guarire, quando vi ho detto che essere morti dentro è peggio di morire realmente perchè vivete una vita in modo vegetativo una vita assurda. però se avete la forza di scrivere su questo blog allora avete la forza di reagire perchè dentro di voi ancora alberga una fiamma di vita. Non pensate che voglia fare il buon samaritano, non ci penso nemmeno! non voglio convincervi a non ammazzarvi ma voglio farvi capire quanto insulso sia il gesto, purtroppo dopo questo gesto non c’è certezza che sia tutto risolto, magari sono vere le religioni che condannano il suicidio con pene orribili alla dantesca, o magari c’è semplicemente il niente, ma riuscite ad immaginare il niente! non è possibile perchè altrimenti non sarebbe più niente! insomma, farla finita come voi dite, non potrebbe essere la soluzione migliore chissà che non ci sia davvero quel tipaccio col forcone ad aspettarvi! Naturalmente sto ironizzando la cosa, ma pensateci un attimo. Ricordate che dopo ogni notte più buia c’è sempre un giorno luninoso che segue, la vta èuò essere bella e merita delle volte essere vissuta senza sprecarla.
Sono sostanzialmente d’accordo con le conclusioni di Mauro (anche se in fondo, alcuni considerano proprio la negatività della società come uno spunto per lottare e cambiarla), però la risposta di Monika non mi convince del tutto..come fai ad essere così sicura che la tua “invalidità esistenziale” sia innata ed immodificabile? (e cosa ti fa credere all’ “eternità della coscienza”, per curiosità? E’ una questione di fede o un ragionamento personale?)
L’intervento di Luigi mostra un aspetto molto importante della questione, cioè le diverse prospettive con cui è possibile osservare il mondo: alcune possono apparire molto “strane”, cioè molti non le capirebbero (come nel caso del matematico, che in effetti ci si aspetterebbe che fosse non dico felice, ma perlomeno motivato) mentre altre invece sono condivise praticamente da tutti (vedi come esempio estremo Welby, il cui desiderio di morte era immediatamente comprensibile). Purtroppo è molto difficile capire e provare empatia con un””invalidità mentale” proprio perchè non è così evidente, tanto che solo la singola persona che porta questo handicap può veramente capire cosa prova, e perchè.. può anche darsi che si tratti di una semplice depressione che nasce da un giorno all’altro e curabile, ma non sempre esiste un rimedio (mi viene in mente la scena in cui Fantozzi, fallito per antonomasia, va a farsi visitare da uno psicologo: dopo avergli raccontato tutta la sua vita, lo psicologo gli appoggia dolcemente una mano sulla spalla e gli dice: “Lei non deve credere di essere una merdaccia”. Fantozzi: “Davvero?!” Psicologo: “Sì..lei E’ una merdaccia!”).
Insomma, mi sembri un po’ troppo ottimista e fiducioso..
Vic: io non ho mai detto che volevi davvero incitare chicchesia al suicidio, ho solo detto che quelle parole suonavano male in questo contesto. E’ come se avessi detto ad un uomo sul cornicione pronto a buttarsi “Eddai, quanto ci metti! Mi sto annoiando!”. Tutto qui
Se sono qui è perchè anch’io sto male. Nell’ultimo anno ho perso il lavoro, quasi contemporanemente è mancato mio padre, più avanti ho scoperto di non poter avere figli ma quello che è peggio è che ho perso conmpletamente la persona che io amavo: qualcuno si è dileguato proprio quando mi ha visto messa peggio, e nel più vigliacco dei modi, dopo avermi imbrogliato facendomi credere a lungo che ero importante per lui. Di notte mi sveglio di soprassalto per la paura di questo vuoto. Il lutto non ha unito la famiglia: non vedo mia sorella da mesi e fa il possibile per evitarmi, ma senza dirlo, come fosse un caso, e non lo ammetterebbe mai.
10 anni fa sono stata in cura per una seria depressione ma ero guarita…. la mia immagine era quella di una persona forte a cui molti si appoggiavano. Vado al lavoro (che per fortuna ora ho) e risulto efficiente e la mia immagine esteriore è serena. Vado dalla mia psicoterapeuta, e pare quasi uno scherzo che io stia male…
Sono anche conscia delle cose quasi positive: il nuovo lavoro, la salute, non ho grossi problemi economici…
Ma io sto male. All’inizio ho anche ragito, ma poi lentamente dopo circa 1 anno tutto ha iniziato a pedere di senso: la me stessa di prima non c’era più, solo questo sacchetto vuoto che è diventato inutile per tutti. La depressione maggiore mi prende davanti alla tv, alla sera. In quel momento avverto tutto il senso dell’inutilità e del vuoto. Ma di fare “cosa utili” non ho la forza. Non ho voglia di vedere nessuno, faccio sforzi sovrumani per uscire con un’amica, e a volte, più spesso tiro il bidone. Prima conoscevo anche amici sul web ma ora mi schifa anche quello: ai primi contatti fuggo o provo una noia tremenda. Non posso far finta di star bene ma non posso comunicare il mio malessere. Non sopporterei frasi come “dopo la notte più nera viene sempre un giorno luminoso”, o potrei rispondere che è vero come è vero il contrario. Mi interessava molto viaggiare ma ora mi crea dolore perchè riattiva emozioni che io non sono più in grado di sopportare. So che mi aspettano altre dure prove da sopportare, ma che non c’è vicino chi mi può dare il senso della continuità o del rinnovarsi della vita. E sono veramente molto stanca. Credo che la causa del desiderio di morire risieda nella mancanza di amore e nella solitudine, nel rifiuto sociale di chi non è più attivo (vecchi, malati) e quindi nel rifiuto di una parte di sè, nel non trovare più gesti veri o spontanei ma sempre mediati e soppesati. Il dolore fa sempre parte della vita ma lo si vuole nascondere e tenerlo lontano come un appesato, lo si vuole rinchiudere, isolare; per quello poi esplode. L’ho visto troppe volte in troppe persone che si dicevano sensibili. Forse ha ragione Luigi: chi vuole morire è sano, perchè non trova le ragioni per vivere che sono poi queste, attorno a sè e la società occidentale e industrializzata e tecnologizzata è depressa, malata, priva di rapporti di contatti e di affetti
Parlo di invalidità permanente, perchè, per esperienza personale, porto dentro un malessere fin dall’infanzia, che non solo non mi ha mai abbandonata, ma è andato crescendo col tempo, per cui presumo sia irremovibile. La fede nell’eternità della coscienza (che non vivo come un qcosa di positivo) mi viene in effetti da svariate letture di diverso genere.
Per Emilia: capisco tutto e concordo con te, ho vissuto (e vivo) esperienze simili, è proprio come dici.
Cara Emilia, non voglio certo usare frasi fatte con te, non voglio dirti che la vita continua che dopo ogni notte più buia c’è sempre un giorno luminoso, non voglio annoiarti, ma ti prego non morire dentro non uccidere la tua anima! non diventare uno zombie ache tu in questo mondo così oppresso cosi materialista. Anch’io ho passato momenti brutti, ho pensato al suicidio come unica soluzione ma poi ho rifletutto, soluzione a cosa se del doman non v’è certezza, figuriamoci con un suicidio. scrivi ancora su questo blog scrivi su questo muro virtuale e lancia il tuo grido, noi/io sarò ascoltarti.
Ciao a tutti,
ho anch’io spesso voglia di morire per non vedere più le brutture di questo mondo, ma ieri, facendo un giro in internet sono capitata su alcuni siti che parlano dell’inferno: ragazzi, c’è roba da far rabbrividire!
Consiglio caldamente a tutti voi di andarvi a leggere le testimonianze, i messaggi mariani, le visioni dei santi ecc. riguardo questo luogo terribile.
Prima di fare alcun gesto insano pensateci bene: le sofferenze che noi patiamo qui potrebbero essere simili a una puntura di spillo rispetto alle atrocità che si subiscono in quel luogo di pena eterna.
Un abbraccio a tutti
prego i cattolici come perlanera di evitare di scrivere stronzate…
..”Essere o non essere, questo è il problema: se sia più nobile d’animo sopportare gli oltraggi, i sassi e i dardi dell’iniqua fortuna, o prender l’armi contro un mare di triboli e combattendo disperderli. Morire, dormire, nulla di più, e con un sonno dirsi che poniamo fine al cordoglio e alle infinite miserie naturale retaggio della carne, è soluzione da accogliere a mani giunte.
Morire, dormire, sognare forse: ma qui é l’ostacolo, quali sogni possano assalirci in quel sonno di morte quando siamo già sdipanati dal groviglio mortale, ci trattiene: é la remora questa che di tanto prolunga la vita ai nostri tormenti.
Chi vorrebbe, se no, sopportar le frustate e gli insulti del tempo, le angherie del tiranno, il disprezzo dell’uomo borioso, le angosce del respinto amore, gli indugi della legge, la tracotanza dei grandi, i calci in faccia che il merito paziente riceve dai mediocri, quando di mano propria potrebbe saldare il suo conto
con due dita di pugnale? Chi vorrebbe caricarsi di grossi fardelli imprecando e sudando sotto il peso di tutta una vita stracca, se non fosse il timore di qualche cosa, dopo la morte, la terra inesplorata donde mai non tornò alcun viaggiatore, a sgomentare la nostra volontà e
a persuaderci di sopportare i nostri mali piuttosto che correre in cerca d’altri che non conosciamo? Così ci fa vigliacchi la coscienza; così l’incarnato naturale della determinazione si scolora al cospetto del pallido pensiero. E così imprese di grande importanza e rilievo sono distratte dal loro naturale corso:
e dell’azione perdono anche il nome…” (Amleto, Shakespeare)
Io personalmente credo che spariremo nel nulla, e basta. Anche per sognare c’è bisogno di un cervello parzialmente funzionante, e quando saremo morti andrà irrimediabilmente distrutto. Accettiamo così facilmente il fatto di smettere temporaneamente di esistere (nel senso che non proviamo nessuna sensazione, dal momento che coscienza e memoria sono inattivate) quando dormiamo (senza sognare), perchè dovrebbe essere diverso quando “dormiremo” definitivamente?
In ogni caso la certezza non è assoluta, ed effettivamente l’aldilà potrebbe essere decisamente peggio dell’aldiquà: per questo non bisognerebbe mai considerare superficialmente l’idea del suicidio, ed essere obiettivamente sicuri di essere degli “invalidi mentali” senza possibilità di recupero.
Grazie Luigi per la tua risposta…
Quanto al resto posso dire che tra le migliaia di motivi per cui si può decidere di NON suicidarsi credo che l’inferno o il timore di una punizione ultraterrena sia l’ultimo (almeno per me). Credo ci siano molti altri validissimi motivi: in primo luogo la certezza di dare un grosso dolore e in qualche caso irreversibile ad alcune persone soprattutto quando sono anziane, in secondo luogo il sospetto che la vita possa ancora riservare qualcosa di piacevole, ad es. stamattina io mi sto godendo il fresco e la quiete di un sabato mattina estivo davanti alla finestra, e questo è un piccolissimo piacere che però sto assaporando, e se sono capace di gustare ancora queste cose forse significa che l’invalidità esistenziale (mi pare che fosse “esistenziale” e non “mentale” che è un’altra cosa) non è poi ancora così completa…
Belissimo il monologo di Amleto, l’ha recitato proprio ieri sera Albertazzi in tv in modo magistrale, mi ha veramente commosso… peccato che la traduzione che tu riporti non sia una delle migliori
Perlanera,
ti auguro di non capire mai cosa hai scritto con le tue abbaerranti “minaccie”.
Possibile che non si abbia rispetto nemmeno del grido “dispersto” di chi si fa attraversare anche solo di striscio dall’idea del suicidio?
Ok, tutti polemizziamo, ci incazziamo per modi di pensare e di vivere che ci sembrano eccessivamente sbagliati ma, per favore, parliamo di questo argomento in toni il più possibile “rispettosi”.
Capisco che vi siano persone più “forti”, persone che trovatesi in siutazioni disastrose ce l’abbiano fatta a tirarsi fuori.
Ma non è così per tutti. E la debolezza non è un crimine, e nemmeno un’onta di cui vergognarsi!
A golaprofonda, di cui ho letto i suoi “profondi” ragionamenti vorrei però dire: chi etichetta qualcuno come “invaslido mentale” irrecuperabile?
Chi permette di ghettizzare, ogni giorno persone oggettivamente meno fortunate, meno dotate e meno capaci di “camminare da sole”?
Io sono il primo che polemizza duramente con molte persone, quando però riconosco in loro una “suffiecente” capacità di farsi carico anche dei miei insulti:
Forse il ragionamento è contorto ma, in un certo senso, è una forma di riconoscimento di “capacità” e di intelligenza!
Ma non tutti debbono essere misurati per la loro capacita di saper reagire.
Quando, tutti noi, diventeremo davvero capaci di “riconoscere” chi ci sta di fronte come un essere umano, anche e soprattutto se è zeppo di difetti e di menomazioni, fisiche e psichiche?
Avete mai vissuto soltanto una giornata all’interno di una comunità per disabili mentali?
E tutti noi, proprio che ci fidiamo di confidare qui dentro i nostri limiti e i nostri “insani” istinti, non avremmo soltanto il bisogno di essere “riconosciuti”?
Lo so, è come scoprire l’acqua calda, se la solitudine non fosse il MALE del nostro tempo, forse non ci troveremmo qui a discutere di “morte”!
Nei paesi nordici, in cui il tasso di servizi e di assistenza alla persona è molto più alto che da noi, i suicidi sono in percentuale be più alta che qui vicino.
Eppure, materialmente hanno ben di più di noi!
Ma la “solituidine”, quella vera, quella che ci impedisce di sentirci “accolti”, riconosciuti, amati e “voluti” anche con io nostri limiti, quella la sanno fornire su al Nord??
Quando riusciremo a ritrovare la consapevolezza, e quindi la forza, per riunirci, in due, in sette, in quindici, per condividere il giusto, il minimo, il possibile, senza più sentirci delle “merde” se non abbiamo questo, quello e quell’altro ancora?
E perchè sembriamo perennemente condannati a non sapre riconoscere in tempo… quello che avevamo, e che abbiamo perduto??
E perchè non dovremmo ricercare serenità e pace qui, adesso, accontentandoci invece di una pace eterna del tutto… insicura, dubbia e, mi pare a me, un po’ idiota nella sua “positività assoluta”?
Perchè, cancellati gli estremismi di tipo “politico”, non si potrebbe davvero provare a fondare una, cento, mille “comuni”, dove si possa solo “condividere”??
grazie paolo
Caro Paolo, a parte il fatto che l’invalidità di cui parlavo, come giustamente mi ha fatto osservare Emilia, non è “mentale” ma “esistenziale”, questa “etichetta” non me la sono inventata io, ma l’ho semplicemente ripresa dalle parole di Monica, per capire quale sia il motivo che la spinge appunto a ritenere un’invalidità “irrecuperabile”. Per il resto è piuttosto logico il fatto che, se una persona non soddisfa determinate condizioni per inseririsi all’interno di una comunità, ne verrà naturalmente isolata; parlando in termini più generali, ognuno è portato alla ricerca di una propria “realizzazione” che potremmo sintetizzare in quattro categorie:
_ Affettiva (rapporti inter-personali)
_ Sociale (attività socio-politiche)
_ Produttiva (attività lavorativa, scientifica ed artistica)
_ Ludica (soddisfacimento di propri piaceri ed interessi)
La categoria Sociale e quella Produttiva sono di tipo “oggettivo”, cioè sono misurabili ed assai competitive, per cui non consentono a tutti di esser “riconosciuti” nelle società Occidentali brutte e cattive (né tantomeno di eccellere), mentre quella Affettiva e Ludica sono di tipo “soggettivo” consentendo a tutti, almeno in teoria, di trovare un proprio “livello di soddisfacimento”. Almeno in teoria, appunto
Golaprofonda,
nella mia precedente lettera sembrava ti imputassi le parole che ho scritto, ma non era questo il mio intento.
Mi sono espresso in modo un po’ contorto.
Per quan to dici qui sopra, le regole delle varie “comunità” mondiali sono tante, diverse, e varie (e avariate, spesso!).
Sta a noi, se nati e cresciuti “incolpevolmente” in una di queste comunità, il cercare di crearci un’altra “microcomunità” al suo interno o, come molti hanno provto a fare, provare a spostarsi per vedere come vivono… gli altri!
In quanto alla “realizzazione” tu sai meglio di me che il discorso sarebbe complessissimo e articolato (apriamo un topic? che ne dici?) e credo non sia difficile riconoscere che ormai molte delle cosiddette “realizzazioni” altro non sono che il frutto di anni, decenni e secoli di “indotttrinamento”, per i soliti scopi o per scopi tutti nuovi e sempre rinnovabili!
Certo, sappiamo bene che ognuno di noi è, almeno in parte, il frutto “culturale” di una determinata famiglia, società, gruppo, modo di pensare, religione, ecc, ecc, e, bisogna ammetterlo, soltanto pochi riescono a crescere sufficientemente liberi, di pensiero e di azione, per pote poi, almeno parzailmente, costruirsi la propria esistenza con soddisfazione ed essendo riuscito a rispondere alla propria “essenza”, alle proprie inclinazioni!
Il discorso sarebbe lunghissimo, enorme, e devastante, credimi, perchè bisognerebbe innanzitutto creare, come si dice, un “panel” di persone che accettino di discuterne in mod piò liberale, aperto e scevro da ipocrisie e condizionamenti, cosa molto difficile ma tutt’altro che impossibile!
Il fatto è che l’hanno pensata bene.
Oggi tutto gira davvero sull’avere, per dirla amleticamente, e non è certo un luogo comune dire che apparire è più importante che essere.
Chi, come te, come me, come molti di noi non è stato completamente “progrqammato” dalla cultura imperante si ritrova infatti in una specie di “limbo”, dove assoggettarsi alle cosiddette regole diventa impossible ma non si posseggono tutti gli strumenti per rendersi… liberi ed autonomi da esse!
Eppure, dio mio, come sarebbe facile tutto ciò!
Io sono il primo ad avere, “latente”, questp chiodo fisso, che mi martella, mi perseguita, mi rode e mi continua a… parlare.
Rompere la catena, spezzare il circolo vizioso che i “soliti noti” e per altrettanto soliti motivi ci hanno cercato di imporre sin da un minuto dopo la nascita!
E quanta responsabilità (e colpe) hanno spesso i genitori, nel generare ed educare figli che devono servire solo al soddisfacimento dei propri egoismi ed ai quali, appena possibile, bisogna riempire la mente e le azioni di cose che non gli apparterrebbero!
Allora… si dia inizo alle danze!
Oggi fa figo… che il figlio suoni il pianoforte, che vada a danza, che faccia “uno sport”, che vada boy scout se possibile, o che studi il più possibile, per poi essere sfoggiato a parenti e amici!
Eh, quante ce ne sarebbero da dire…!
Ho visto cose… 🙂
cari “tutti” , avevo cominciato a scrivere a questo sito sperando di trovare qualcuno che avesse l’intelligenza “appropriata” per capire chi si trova in queste situazioni ; e invece ora , che posso tranquillamente definirmi (ahimè) un “veterano” del sito , e dopo essermi defilato per qualche giorno , un po’ perchè non ne avevo voglia e un po’ perchè ho voluto dare uno sguardo anche da spettatore esterno , ho capito che in realtà ciò che cercavo qui non l’ho trovato ( anche se in realtà qualche anima che si salva c’è ) . chi ha letto un po’ di messaggi , soprattutto cercando di interpretare il loro concatenarsi e distinguendo chi lascia messaggi perchè vive con tutto se stesso il pensiero “suicidio” da chi lascia il messaggio perchè qui ci è passato per caso , lascia la sua opinione ma che l’idea del suicidio non sta per niente dentro il suo cervello o quasi , avrà capito che qui , come forse ho già detto , non c’è altro che tutto quello che sta li fuori : ci sta tanta ipocrisia , ci stanno tanti sempliciotti ( da non confondere con persone semplici ) , c’è molta violenza e poi in fondo colui che viene considerato saggio , colui a cui viene detto :”pincopallino hai proprio ragione” (e non si pensasse che siano queste le parole che vorrei sentirmi dire qui e chi mi ha conosciuto un po’ meglio messaggiando un po’ fuori di qui su msn lo sa) è sempre colui che non ha capito un c***o , che conosce poco questo tipo di situazione veramente e che in fondo si comporta qui con la stessa superficialità con cui si comporta fuori di qui .
purtroppo ho il vizio di dilungarmi un po’ troppo nei miei pensieri per cercare di renderli più chiari possibile a tutti e forse qualcuno è costretto a tornare indietro per rileggere da capo perchè si è perso un po’ … vi chiedo scusa , non ditemi troppe parolacce !!! 🙂
comunque volevo dire che un altro motivo per cui ho cominciato a scrivere è stato perchè speravo di trovare persone come me che lottassero per morire … lo so che ora nella mente di qualcuno ci saranno pensieri del tipo :”come è possibile? non si può lottare per morire ! non è un pensiero da essere umano ! sei un mitomane ! . ma vedo che voi qui tutti ( o forse quasi tutti ) lottano per vivere ; anche se non lo ammetteranno ma nel fondo del loro animo lo sanno che è così . anche io fino a poco fa lottavo per vivere , anche se non lo ammettevo davanti agli altri e lo dicevo anche a me stesso che volevo morire , infatti io lottavo per vivere non lo sapevo e sapete perchè ? … perchè non sapevo cosa significasse lottare per morire . ora invece ho capito che significa lottare per morire , e questo mi ha fatto capire anche che significa lottare per vivere .
spero di suicidarmi il più presto possibile , pur non sapendo ne quando avverrà ne se avverrà , poichè finchè non sei veramente morto non puoi dire di aver raggiunto il tuo “ultimo” obiettivo . sicuramente qualcuno penserà che se uno lo vuole veramente fare ,lo prende e lo fa …purtroppo non è così…
ora vado . chi mi volesse contattare sa il mio contatto o lo trova qualche pagina fa . ciao
Vivere significa affrontare gli ostacoli della vita! è da vigliacchi arginare gli ostacoli pensando al suicidio. Io avrei mille e più ragioni per farlo, ma ogni volta penso che la vita è bella anche per qyesto e che devo godermela fino in fondo!
Luca
scusate l’intromissione..ammetto che nn sono un’assiduo frequentatore di questo tipo di siti.Mi sembra che qui vi siano persone più vicine alla mia età e anche sensazioni molto simili.Ho avuto il piacere di leggere le sensazioni di emilia..credimi nn sei la sola.Secondo i parametri di questa società dovrei essere tra gli strafortunati.Sorvolo sul perchè,ma da fuori mai si direbbe che abbia pensieri come i tuoi.Invece nn è così.Nn sono chiuso come te , ma poco cambia.Sembra come avessi un vortice nero dentro che ogni tanto ti risucchia al suo interno e ti svuota l’anima.Potresti anche essere il massimo in ogni campo che tanto le cose nn cambierebbero.E stai male..nn sai dire nemmeno tu il perchè.Sai perchè nn ho mai tentato nulla? Perchè mi frega la razionalità..il nn avere la certezza che sarà sempre così,anche se dentro di te una vocina ti dice che sarà sempre così.Non voglio dirti che domani splenderà il sole…magari accadrà ma poi è sempre capitato che sia venuta la notte più buia di prima.Ho letto che ciò che ti blocca è il dolore che potresti dare a chi resta..ti sei mai chiesta quanto ne dai a te stessa? Non voglio dire che uno debba scegliere una via o l’altra,solo che uno dovrebbe rifletterci bene pensando più a se stesso perchè infondo sarai principalmente tu ad avere le conseguenze delle tue scelte . Vedere la soluzione di ogni problema nella morte è un comodo alibi per chi si sente inappropriato in questa società piena di negatività.Lo dico principalmente a me stesso.Non sappiamo cosa ci sarà dopo e se ci sarà un dopo.Eppure il dolore che provi qui ti spinge a vederla così.Non sò darti consigli sul come star meglio..altrimenti nn sarei qui.Ti posso solo dire che così come nn riesco a vedere un motivo razionalmente valido per proseguire,per togliermi quell’apatia che mi circonda , così nn ne trovo uno valido per morire perchè nn riesco a vedere nè nel futuro nè nell’altro ipotetico mondo.Sono mie riflessioni..nn sò se potranno esserti d’aiuto.Personalmente credo che le cose resteranno in stand by finchè un evento nn le cambierà in un senso o nell’altro.La cosa strana è che una parte di me , quella più stanca di tutto , si augura che sia negativa.E invece per ora nn è così.Forse è il caso di riflettere anche su questi segni.
Spero di ricapitare in questo sito
ciao
ecco , come avevo detto ! il messaggio di luca è il tipico messaggio di chi non pensa minimamente al suicidio , quindi , senza immedesimarsi negli altri , si è trovato qui per caso (poichè non credo che uno che non pensa al suicidio scriva su google “suicidio , ammazzarsi”) , viene attirato dalla particolarità del tema , lancia la sua bomba e se ne va . o al massimo tornerà per sapere che effetti ha avuto il suo messaggio…
non sto condannando luca per aver scritto il messaggio , primo perchè ognuno può scrivere qui ciò che vuole e secondo perchè non vado contro luca perchè la pensa diversamente da me , ma perchè quasi tutti esprimono dei giudizi assoluti , sia qui che fuori di qui , sia sul tema suicidio che su qualsiasi altro tema , non pensando alla vita e alla mente degli altri , ma semplicemente pensando che il proprio modo di vivere , di pensare , di affrontare le cose sia adattabile a qualsiasi persona presente sulla faccia della terra , senza sapere nulla di loro .
con questo messaggio volevo solo dimostrare la veridicità ( probabile , poichè comunque io sono il primo che si mette in discussione ) di ciò che avevo detto nell’ultimo messaggio inviato , che poi , ripeto , è ahimè presente nella vita “reale” da sempre e ovunque .
inoltre mi sono reso conto che le discussioni fatte fin qui non portano da nessuna parte e si potrebbe quasi dire che siano inutili ; anche se non nego che potrei ritornarci subito . ciao a tutti
Burney, rispetto come te i modi diversi di pensare. Compreso il tuo.
Ma… mi fai capire come tu invece riesci bene ad immedesimarti negli altri, pensando appunto “alla vita e alla mente degli altri”?
E perchè pensi che qualcuno (o molti) non riescano a farlo?
Buona giornata!
Ciao Burney,
al contrario di quanto pensi, ci sono stato più vicino di quanto credi. Certi avvenimenti, nonostante la mia giovane età, mi hanno segnato nel profondo. Mi dispiace che il mio possa essere stato interpretato come il messaggio di una persona che con questa problematica non c’entra niente e che ha scritto un commento solo per vedere la reazione che avrebbe scaturito lo stesso. Mi dispiace un casino e me ne addoloro. Il mio intervento voleva essere una boccata d’aria in quanto credo che il continuare assiduamente a piangersi addosso non serva affatto a risolvere i problemi. Credo che avere degli amici che ti aiutino a superare questo NERO periodo, sia una toccata d’aria sana. Purtroppo io a mio tempo non avevo amici, come non ne ho tutt’ora. Il messaggio che mi piacerebbe lanciare è uno solo: la vita è bella nonostante le sue mille difficoltà e vale la pena di essere vissuta fino in fondo.
Scusate l’intervento. Se da fastidio, mi esonerò nel farne ancora.
Un abbraccio
Luca
Paolo: in effetti avevo frainteso. Ti chiedo scusa
In teoria non sarei contrario all’apertura di “microcomunità”, anzi: ma in pratica, come si fa? Per essere in grado di creare una società migliore (ma anche più modestamente per partecipare a quella attuale), bisognerebbe prima capire davvero dove sbaglia quella vecchia, e poi concretamente come cambiarla. Non c’è niente di peggio che essere consapevoli di vivere in questo “limbo”, e di non possedere nessuno “strumento” valido per uscirne. Anch’io intuisco che qualcosa non funziona, ma francamente non me la sento di attribuire tutta la colpa alla società, o meglio non riesco a distinguere le mie colpe private da quelle pubbliche; in ogni caso non penso che lavorare sul nostro “egoismo” sia la vera soluzione: il desiderio di soddisfarlo fa parte dei nostri istinti più ancestrali e radicati, e farlo materialmente è il modo più naturale e fruibile, sempre pronto a riemergere in barba agli intenti più altruistici. Non è affatto semplice condividere, come dimostrano d’altronde le vicende storiche del secolo scorso (ma non solo)
Burney: penso che arrabbiarti così ti farà solo scoppiare il fegato. Forse qualcuno esprimerà i suoi commenti in modo arrogante o superficiale, ma bollarli subito come tali di contro può portare a considerarli solo dalla propria prospettiva e ad ignorare potenziali alternative. Anche se in effetti ammetto che certe sentenze come “siete dei vigliacchi” oppure “la vita è bella”, prive di adeguate argomentazioni, alla lunga risultano piuttosto stancanti
ma perchè facciamo così? perchè anche in un blog di questo tipo succede quello che succede fuori? non sono queste, tra le altre, le cose che ci fanno stare male? e perchè bisogna sempre dare dei giudizi? almeno qui dovremmo essere liberi…….
ma perchè trovate il marcio dove non c’è ? caro paolo , ma tu hai per caso letto qualcosa di me in queste lettere in cui affermo di avere questo “superpotere” di riuscire bene ad immedesimarmi negli altri , e che ce l’ho soltanto io e nessuno altro questo “superpotere” ? non mi pare , forse perchè penso che non ce l’abbia nessuno questo “superpotere”…ma sicuramente ci sono delle persone che pensano e riflettono un po’ di più (e non ho detto che io sia una di queste…meglio specificare…altrimenti qualcuno potrebbe dire:”caro burney , chi ti ha detto che tu sei uno di quelli che pensano e riflettono un po’ di più ? ) . certo che chi afferma verità assolute (e non mi riferisco a nessuno in particolare) , in altre parole dice frasi tipo : “la vita è bella sempre e comunque” , “suicidarsi è da vigliacchi”… afferma delle cose che sono dei suoi pensieri , ma che pensa sarebbero valide per tutti . vedi , paolo ? ti pare che in queste mie frasi io abbia dimostrato di essere capace di immedesimarmi completamente in chiunque ? no , ma non penso che questo discorso faccia una grinza (anche se questa frase potrebbe far pensare ch’io mi senta superiore , ma non è così…) . te lo spiego meglio . Se qualcuno dice “la vita è bella sempre e comunque” come fa a sapere che la vita di tutti è bella sempre e comunque ? …forse voleva dire che la sua vita , nonostante tutto , sia stata bella comunque . se qualcuno dice “suicidarsi è da vigliacchi” magari non ha provato la sensazione di provare a suicidarsi e non riuscirci , e dopo un po’ di tempo non sentirsi vigliacco di aver provato quel gesto , anzi dispiaciuto di non esserci riuscito veramente .
se c’è qualcosa in questo discorso di errato , fatemelo sapere…però non ditemi solo “non puoi dire così !” , “è sbagliato ciò che dici” ecc. , dimostratemi in maniera esaustiva la sua erroneità ( non ne faccio una questione di arroganza , credetemi ) . ciao
Nessuna scusa, golaprofonda, ci mancherebbe!
Yoshi, burney, golaprofonda…. come farvi capire, ad esempio, che i vostri tre ultimi interventi sono pieni di umanità, speranza e sensibilità??
Perchè dobbiamo pagare sempre “noi”, per eccesso di sensibilità, intelligenza, tatto, “biogno”.
La necessità di comunicare, di condividere, è diventata davvero un fastidio, un peso èer la “comunità” che nella maggior parte possiede meno sensibilità e tatto?
Fossimo anche in cento ad aver bisogno di.. tatto, condivisione, comprensione e necessità… maggiori, sarebbe un delitto?
A scanso di equivoci, è facendo tesoro dell’ultima osservazioni di yoshi, perchè ci si deve appiattire “qal ribasso” per colpa di una maggioranza silenziosa???
Mi viene in mente la battuta che si fa per capire quando un nuovo assunto arriva, che ne so, in un ufficio dove esiste già uno “status quo”, cioè dove, all’insaputa dei “capi” tutti si sono tacitamente accordati per fare il minmo per mandare avanti la baracca, senza eccessi di zelo o protaagonismi, in modo che tutti possano tirare lo stipendio ma con il minimo impegno di energie! Quando arriva il nuo aasunto, tutto carico, volonteroso, desideroso di apprendere, applicare, risolvere e, perchè no, far vedere le proprie attitudini e capacità, subito viene avvicinato dal “portavoce” che in modi chiari e semplici gli trasmette i messaggio: “bello, tranquillo, rilassati, qui dentro non c’è bisogno di protagonisti o di “prime donne”, devi fare solo il minimo indispensabile, senza far demeritare gli altri per le tue qualità”!
Ecco, questo è un po’ il messaggio che volevo far passare (ma lo conoscete benissimo) per cercare di rompere quello che sembra essere il muro di “omertà” e di invalicabilità che separa a volte chi “chiede aiuto” da quelli, “ex bisognosi” e gli “altri” che invece di fanno forti della loro capacità di tirare la carretta senza tante pretese di essere “capiti” o di voler cambaire nulla!
E burney, tu forse non l’hai letto, ma tempo addietro qui dentro mi scagliavo duramente con chi entra, fa la sua bella romanzina catto-moralista, e se ne va scocciato o tutto “impettito”!
Proprio perchè, come dici tu, non servono a nessuno persone come queste!
Solo a loro stesse!
Fin che si continua a leggere di “eroi” che erano nella merda e ce l’hanno fatta… “da soli” a riemergere non si potrà mai affrontare davvero con affetto e parrtecipazione e solidarietà un argomento come questo!
E non dico che gli esempi non servano!
Mia madre quand’ero bambino mi diceva sempre “pensa a chi sta peggio di te”!
La cosa mi faceva talmente incazzare che diventavo ancora più una jena, ribelle e arrabbiato!
Poi, crescendo e osservando anche gli altri, oltre che me stesso, ho capito che in effetti, il messaggio di mia madre non era così “sciocco” come io lo sentivo in quei momenti!
Certo, la sofferneza altrui non ci può certo servire per farci passare tutti i nostri “mali”, fisici od esistenziali che siano, ma, forse, può….