Il suicidio
di
beppino
Riferimento alla lettera:
Buongiorno, anche io penso che il suicidio sia una cosa buona, in un certo senso. Da tre anni, ci sto pensando, e ho già fatto quattro tentativi. Per me, la morte rassomiglia a un riposo, perché come lo dice un autore francese, "vivere, è soffrire". Io di fronte alle difficoltà...
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…..meglio andare a dormire e crepare nel sonno……
Nel 2007 assistevo di persona allo spettacolo di un noto comico genovese, in cui si parlava (anche) di farmaci, di come il nuovo business mondiale fosse (oggi come allora) di dar medicine ai sani. Si parlava di come la Foods and Drugs amministration americana abbassasse annualmente la soglia che separa l’individuo sano da quello ammalato. Con il passare degli anni sono state etichettate come malattie semplici sintomi legati all’ipertensione e allo stress. Gente che fino a un giorno prima erano sani come pesci, improvvisamente venivano risucchiate nel girone dantesco del malato (immaginario). Nelle scuole, ai bambini troppo vispi, cominciarono a essere prescritti farmaci “calmanti”. E cosi via andare per gli adulti. Non ti tira piú? C’é la pillolina blu. Ti tira troppo? C’é quella gialla, alla nicotina. E poi c’é la verde, l’arancione, la viola, la rossa etc. etc. etc., tutte legate a un caleidoscopio di sintomi (spesso fuorvianti e assolutamente ipocondriaci) legati alla personalitá dell’individuo. Certo, sentire certe cose dette in uno show, ti fa pensare che siano baggianate. Eppure….Siccome non sono mai stato un boccalone, uno alla stregua del “fan club di Dio e compagnia allelujante”, che credono a qualsiasi stronzata gli venga propinanata, andai a cercare riscontri….e li trovai. Ancora oggi butto ogni tanto l’occhio alle cifre. Nel 2011 il giro di affari dei farmaci si aggirava sui 610 miliardi di dollari (quello della cocaina, nel 2010, ne fatturava 550…). Multinazionali come la Bayer hanno introiti che superano il PIL di molti paesi industrializzati come il nostro e che i dirigenti presidiano quotidianamente alle sedute della BCE. Quando leggo che “la mia vita é stata salvata dai farmaci”, rabbrividisco pensando alle informazioni che ho raccolto negli anni….Forse, la vita di un aspirante suicida, dovrebbe essere tutelata da essi stessi, piuttosto che da un paio di gocce e qualche pasticca. E non dimentichiamoci mai che quei farmaci assunti sono testati su poveri esseri, provocandone il piú delle volte morti tra atroci agonie. Per me, basterebbe giá solo questo per dire NO all’assunzione di farmaci.
Ciao a tutti, non so se qualcuno si ricorda, sono Dalia, ho scritto qualcosa qualche tempo fa. Per un pò di tempo ho provato a prendere in mano la mia esistenza, con scarsi, anzi nessuna traccia di successi, me ne sarebbe bastato anche mezzo. Forse non ho fatto abbastanza, forse ho sbagliato strategia, forse semplicemente non so come si fa. Potrei allungare l’elenco dei “forse”, ma in questo momento non do loro importanza, sto vivendo da qualche settimana nel limbo di una rassegnazione dolce che a volte scalpita un pochino poi si addormenta e ho deciso che finchè dura l'”anestesia” provo a godere di questo tenue e naturale sollievo, anche se non capisco a cosa sia dovuto, fino a quando tornerò a stare molto male.
Ma oggi ho pensato di non scrivere per me, bensì perchè sento, nel mio piccolo, di doverlo fare: sostenere le parole Luca76. Anch’io, esattamente come lui, quando ho sentito parlare di queste tematiche, ho cercato di documentarmi, approfondire. E magari le informazioni a cui sono arrivata non sono complete, però sufficienti, per me, per essermi creata una visione personale.
Propendo per l’idea che ognuno senta il proprio dolore, e se qualcuno decide di voler provare a stare meglio ad ogni costo, sia libero di farlo, sia giusto se è quello che sente. Però credo anche che qualcun altro, magari, se avesse sentito parlare prima dell’argomento in questione, del business e soprattutto delle possibili, anzi probabili, cause irreversibili sulla propria salute psico-fisica, forse avrebbe scelto altrimenti. Forse. Il mio ha intenzione di essere solo un piccolo invito, se me lo permettete, all’informazione, sia poi ogni mente a trarre le proprie considerazioni.
Vi lascio con un saluto affettuoso, a tutti coloro che faticano ad arrivare a sera, e un abbraccio virtuale ad Emma, alla quale ogni tanto penso, perchè a me i suoi, di abbracci, mi hanno spesso scaldato un pò il cuore 🙂
Volevo rispondere a luca76: io so perfettamente che i tanto famosi farmaci non fanno bene, sono deleteri alla salute, sono sperimentati su poveri esseri etc…ma evidentemente non hai vissuto quello che ho vissuto io: ci sono dei momenti che non riesci a mangiare e/o bere per quanto stai male, quando lo stomaco ti si chiude perchè il dolore che stai provando è troppo forte: poi arrivano i momenti in cui piangi disperatamente, piangi cosi forte da farti venire un mal di testa assurdo, non riesci a dormire, non riesci a non pensare, se non che vorresti che tutto questo finisse, sei stanco di piangere e di non stare bene, sei stanco di dimagrire fino ad arrivare a 55 kg: evidentemente sono situazioni che non hai assolutamente vissuto in prima persona, solo chi le ha vissute come me sa cosa significano tutte queste cose, ridursi in questo stato, coi tuoi genitori sempre preoccupati che tu possa fare chissà cosa: siccome non è stato un giorno ma sono stati dei mesi non ce la facevo più: la mia vita è stata salvata dai farmaci era una frase forte, era solo un modo per dire che mi hanno aiutato ma evidentemente, ripeto, chi non ha passato certe cose non può sapere come ci sente esattamente…chiaramente non lo auguro a nessuno..
Non è certo la prima volta che in questo forum si parla di psicofarmaci. Ho letto i post di Luca, di Ken e di Dalia: ognuno osserva il problema dal suo punto di vista e lo affronta sulla base delle sue personali esperienze. Visto che purtroppo sono un esperto in materia – e che ho tanto bisogno di distrarmi – mi permetto di scrivere qualcosa su questo argomento delicatissimo.
Premetto che anche io, come Ken, sarei morto già 12 anni fa se non fosse stato per i tanto vituperati psicofarmaci. Questo non significa che ne ignori i pericoli o che ne approvi l’abuso sconsiderato fatto da alcuni psichiatri assolutamente irresponsabili. Il problema è che ci sono delle situazioni-limite da cui è impossibile uscire senza fare ricorso a questi medicinali. Le cause del disagio psichico variano da persona a persona e non tutti gli aspiranti suicidi sono persone psicolabili. Ma quando si soffre in modo atroce a causa di gravissime patologie – e non si riesce a venirne a capo per mezzo della psicoterapia – i farmaci rappresentano l’unica soluzione per non finire al manicomio o per non buttarsi dal decimo piano nel giro di pochissimi giorni.
Chi non si è trovato in certe situazioni non può capire. Un disturbo ossessivo-compulsivo, un disturbo da dismorfismo corporeo, una depressione cronica che non si riesce a scalfire, possono trasformare la tua vita in un inferno. Quando la sofferenza è divenuta intollerabile non ti stai a domandare se le multinazionali ci stanno lucrando sopra o se gli effetti collaterali si faranno sentire 10, 15 o 25 anni dopo … Prendi la medicina con lo stesso spirito con cui il naufrago, che sta annegando, si aggrappa alla ciambella di salvataggio che gli viene gettata dalla sua nave.
Tutto questo non significa che i post di Luca e Dalia non siano veritieri; al contrario. Anche io sono convinto che si tratti di un business colossale e che moltissimi psichiatri siano in combutta con le industrie farmaceutiche. Ma il poveraccio che sta impazzendo di dolore – ve lo dico per esperienza personale – non può stare in alcun modo a sottilizzare su questi aspetti. L’unica cosa che desidera è l’alleviamento della sua sofferenza; nella sua mente non c’è posto per ulteriori considerazioni.
La condizione in cui mi trovo attualmente è assolutamente emblematica. In seguito a una serie di errori e di calamità inaspettate, sono venuto a trovarmi in una situazione disperata, che avrebbe spedito al cimitero anche tante persone più equilibrate di me (segue)
Sono malato e disoccupato, i miei soldi si stanno esaurendo e se entro quaranta giorni non avrò trovato una soluzione sarò costretto a buttarmi dalla finestra. Vi assicuro che se sono ancora in piedi è soprattutto grazie al fatto che ho aumentato la dose degli psicofarmaci. Senza il supporto della chimica, lo stress e la disperazione mi avrebbero annientato già da un pezzo. Adesso, se non altro, potrò dire di averci provato fino in fondo.
C’è anche un’altra questione che vorrei approfondire. Molto spesso gli psicoterapeuti non sono affatto delle persone equilibrate. Affrontano il problema degli psicofarmaci con una buona dose di fanatismo e con un approccio ideologico che può soltanto nuocere al paziente. Tendono a dividersi in fazioni contrapposte (pro-farmaci e contro i farmaci) e combattono le loro stupide battaglie sulla pelle dei malati. Credetemi; ne ho conosciuti veramente tanti e se scrivo certe cose lo faccio a ragion veduta (qualcuno si ricorda di quel pazzo – professione psichiatra – che imperversò in questo forum circa due anni fa ?). In queste cose ci vuole equilibrio. La preparazione teorica da sola non basta. Tantissime persone sono state rovinate dai loro stessi psichiatri. Certi ti imbottiscono di psicofarmaci fino a ridurti nelle condizioni di un automa; altri – di converso – sono talmente prevenuti nei confronti dei farmaci che non ti prescrivono nemmeno le dosi necessarie.
Statemi bene.
S,cosa di ha ridotto in questo stato?
Bene…premetto che questo mio post non é in risposta a nessuno in particolare e che é solo, diciamo, un’ampliamento del discorso che facevo in quello precedente. Non ho ne intenzione ne tantomeno la voglia di stare a fare le pulci sulle cartelle cliniche di ogni singolo individuo frequentatore di questo forum avvezzo ai farmaci. Come scrive @Dalia, se c’é qualcuno che attraverso la farmacologia riesce a trovare un minimo di sollievo al proprio “inferno personale”….beh, libero di strafarsi quanto vuole se questo serve a salvargli la buccia. Io, di mio, continueró a essere avverso ai farmaci. In primis per una questione etica, legata alla sperimentazione sugli animali. La vita di nessun essere umano vale cosí tanto da accettare che per proseguirne l’esistenza, si debbano compiere atti di crudeltá su esseri innocenti usati come cavie. É una barbarie che io non accetteró mai. In secundis é legata a una mera questione economica per fine di lucro. Speculare sulla pelle della gente, facendo leva sulle ipocondrie della stessa, é un un qualcosa che mi infastidisce, pur essendo io un menefreghista nei confronti dell’umanitá. Persino una brutta e cattiva persona come il sottoscritto ha i suoi limiti, che non travalica mai. Il mio post precedente sollevava questioni di fondo, recepite in buona parte da @S. e, in misura minore, da @Ken80. Questioni legate a elementari domande: quando (e quanto) un soggetto puó essere definito malato? (e parla di malattie psichiche, non fisiche, perché se un c.... di cristiano si becca il cancro, basta una radiografia per appurarlo). Chi, e in base a quali parametri lo decide? E, soprattutto, le cure prescritte servono veramente o sono solo un palliativo o un modo come un’altro per spillare soldi all’ingenuo di turno? Prediamo come esempio le staminali (e, sia ben chiaro, lo uso come termine di paragone per le cure, NON per le malattie, persino una mezzasega come @mentecatto conosce la differenza tra malattie psichiche e fisiche). É davvero una cura miracolosa o una bufala? Stesso gruppo di persone, stesso quadro medico. In alcuni la cura attechisce, in altri no. Per i primi é un qualcosa di prodigioso (“mi ha salvato la vita”), per i secondi no. Per gli uni Vannoni é il Salvatore, uno da santificare subito, come papa GP II. Per gli altri é un ciarlatano, che millanta crediti che non gli appartengono. Qual’é la veritá? Io credo che la veritá, come spesso accade, stia nel mezzo. É piú efficace il metodo o la cura?…
(segue) Conoscete l’effetto placebo? Un paziente va dal suo medico di fiducia (il buon vecchio, caro, e semiscomparso medico di famiglia), quello che vi segue dall’infanzia, mettendovi le dita in bocca per controllavi le tonsille, fino in etá adulta, infilandovi quelle stesse dita su per il retto tastandovi la prostata. Se rivolgendovi a lui per qualche male, questo vi porgesse un bicchiere d’acqua e in esso verserebbe un paio di oggi di un liquido inodore, incolore e insapore, affermando che dopo averlo ingerito starete subito meglio, beh…in nove casi su dieci sará proprio cosí. La mente é facilmente ingannabile, e chi la studia lo sa fin troppo bene. É lo stesso principio su cui si basa l’ipnotismo, uno stato di coscienza alterata che permette al soggetto di essere trapassato da parte a parte da spilloni senza versare una goccia di sangue. Manipolazione mentale, lavaggio del cervello, giochi di prestigio. Io credo sia esemplificativo l’ultimo post della cara e dolce @ele. Per lei in fondo l’importante non é prendere lo xanax (e qui azzardo logicamente, potrei essere tranquillamente smentito), ma averlo a disposizione in borsetta o in valigia. Paradossalmente quella boccetta potrebbe essere vuota o riempita di pasticche alla menta, l’importante che ci sia. Per concludere, non mi interessa granché se la gente si fotte il cervello con chicche o acidi, se non per i motivi elencati all’inizio. Di certo peró, ha una persona x cui provo affetto e che ha problemi legati all’argomento in questione, sconsiglierei vivamente una cura farmacologica, lasciandola per ultima, come extrema ratio….
S., ho tutto il rispetto per ciò che scrivi, davvero, e mi si stringe il cuore a leggerlo. “Il problema è che ci sono delle situazioni-limite da cui è impossibile uscire senza fare ricorso a questi medicinali.” Intendevo proprio questo scrivendo che ognuno sa quello che prova lui/lei, a soffrire è lui/lei, e posso immaginare, solo lateralmente, le condizioni di cui accenni. Non me la sento di prendere alcuna posizione, proprio perchè ognuno ha il proprio vissuto, in realtà solo lui/lei sa quello che prova, penso che nemmeno “chi ci è passato” possa capire totalmente, in quanto siamo esseri soggettivi, ognuno immerso in circostanze ed esperienze personali-
Ho scritto quelle righe solo ed unicamente a scopo informativo, davvero, non mi permetto di entrare nelle singole scelte o necessità di assumere psicofarmaci.
Detto questo, è da un pò di tempo che mi chiedo, e a questo non ho trovato risposte esaurienti, magari qualcun altro di voi ci ha pensato, se il gran numero di persone che stanno vivendo situazioni così difficili siano, e quanto, relazionate ai tempi, alla società. Se “il male di vivere” oggi sia aumentato, e perchè, rispetto ad “un tempo”, o se semplicemente adesso se ne parla di più, voi cosa ne pensate? Mi chiedo, secondo voi, quali siano le cause, quanto incida la componente personale e quanto l’ambiente intorno. E quale, secondo il vostro parere, le vostre esperienze, potrebbe essere, se per voi esiste, una possibile soluzione concreta, o anche “ideale” va bene, che riterreste valido per stare meglio. Se n’è già parlato di questo, immagino, ma mi piacerebbe, più che piacerebbe servirebbe (mi è sempre servito tentare di capire per provare ad agire), leggervi, alcuni di voi in particolare. Le domande sono rivolte a chiunque avesse voglia di darmi la propria considerazione.
@ Dalia:
Si tratta di un problema enorme e gli stessi specialisti non ne verranno mai a capo. Io al massimo posso esporti la mia personalissima opinione.
Condivido l’idea (che mi pare sia stata espressa da Luca) secondo cui il confine fra salute e malattia è estremamente labile. Certi modi di agire e di pensare, che oggi ci sembrano perfettamente normali, venivano considerati patologici nei secoli passati (e viceversa). Nel determinare che cosa sia sano siamo condizionati da tantissimi fattori: soggettivi, psicologici, culturali e storico-sociali. Ogni epoca , ogni paese, ogni società utilizza i suoi particolari parametri per determinare – e spesso per discriminare – chi e cosa debba essere considerato malato. Credo che si possa parlare di malattia quando uno stato di grave sofferenza è provocato da fattori fisiologici (ad es. carenza di serotonina) o psicologici (uno squilibrio fra conscio e inconscio, oppure traumi subiti nel corso della propria vita che non sono stati mai assorbiti completamente.
Premesso ciò:
Molto spesso si sentono fare discorsi di questo tipo: ” Le patologie sono in forte crescita perché la nostra società propone dei modelli irraggiungibili : la mancanza di autostima, e i complessi di inferiorità che ne derivano, possono provocare un grave disagio psichico in colui che ne soffre”. Ma è anche vero che oggi se ne parla moltissimo mentre un tempo il disagio psichico era un vero e proprio tabù. E poi, se ci pensate bene, tutte le società hanno dei modelli culturali che inducono sofferenza in chi non riesce a adeguarvisi. In tutte le società ci sono dei disadattati che vengono bollati come pazzi o come anormali. Tendiamo spesso a demonizzare il presente e a idealizzare il passato e questo, secondo me, è un atteggiamento sbagliato. Pensate a quanti danni hanno provocato, in epoche non troppo lontane, la morale cristiano-cattolica e la repressione degli impulsi sessuali …
Qualcuno mi chiedeva cosa mi ha ridotto in questo stato. Amico mio, per spiegartelo dovrei scrivere 100.000 post e questa diventerebbe una sorta di autobiografia. L’unica cosa che posso dirti è che sto lottando con tutte le mie forze per salvare la mia vita e che non mi arrenderò finché ci sarà ancora un barlume di speranza. Se mi suiciderò non si tratterà di una libera scelta, ma di un atto che mi sarà imposta dalle circostanze avverse. Io sono molto attaccato alla vita. E quello che mi addolora maggiormente è il fatto che proprio adesso, (segue)
a 40 anni suonati, avevo raggiunto una discreto grado di autocoscienza, che finalmente ero divenuto consapevole di ciò che posso e di ciò che voglio fare, dei miei veri bisogni e delle e mie reali necessità. Se non fosse per il disastro economico ( e seppure con l’ausilio di qualche psicofarmaco),ci sarebbero tutti i presupposti per vivere in modo relativamente sereno. Insomma, vorrei tanto che la vita mi concedesse una seconda chance.
Ciao.
Quando si parla di farmaci e terapie in un argomento particolare come la psiche umana si entra in un campo necessariamente minato.
Le teorie sono tante e tante sono addirittura diametralmente opposte.
Si finisce per esprimere un’opinione alla luce delle proprie esperienze personali.
Per quel che mi riguarda…..potrei avere di nuovo a che fare con uno psicologo o uno psichiatra solo se mi ci portassero a forza dopo avermi sedato beccandomi alle spalle.
E la ricetta di qualsiasi farmaco, dal comune sonnifero al pesante psicofarmaco,finirebbe, sempre e in ogni caso, nel primo cestino della spazzatura a disposizione.
Fosse anche quello nello Studio del medico stesso.
Sia per i motivi etici ampiamente esposti che per i risultati ottenuti.
Nell’arco di un ventennio ho sentito DI TUTTO: Sindrome bipolare, doppia se non tripla personalità, depressione “ontologica” (?), male di vivere ereditario etc etc etc.
E giù ORE E ORE di vere e proprie puttanate e giù porcate dai nomi più disparati per eliminare cosa?
Non certo le “sindromi” ideate da avidi incompetenti….
No…..un banalissimo ESAURIMENTO NERVOSO post adolescenziale e fortemente giustificato……
Che, per altro, è ancora lì, bello e ribaldo, incapace però, di farmi fare e di farmi subire, ulteriori danni.
Preferisco la mia infernale lucidità che il sereno purgatorio mentale che può portare alle peggiori cazzate.
Dalia. Non saprei rispondere alla tua domanda. O forse si…..ma la risposta sarebbe parziale e travisabile.
Ti mando un abbraccio, forte.
@S :ad appena 40anni la vita ti da comunque una seconda possibilita’! gia’ … Forse verra’ il momento … Magari …un giorno chissa’… Questo e’ quello che ci diciamo. invece il momento e’ ORA , ADESSO
@ Buck:
Grazie per l’incoraggiamento. Ti giuro che mi sto dannando l’anima per salvare la mia cara pellaccia (in fondo le voglio tanto bene). In questi mesi ho lavorato come una bestia per realizzare una mia “folle” idea e entro breve capirò se ne è valsa la pena.
Buona serata.
Forse vi riferite ai vari Tavor Subotax miniax etc etc… Io penso che chi ha tirato in ballo gli psicofarmaci si riferisca agli ssri ovvero ai regolatori dell’umore. Niente stordimento o mancanza di lucidita’. Tutt altro! La medicina per quanto voi abbiate ragione, ha fatto progressi. Gli ssri aiutano facendoti sentire un pochino meglio e di buonumore tutto qui. Io li ho presi per un anno e mi sono serviti tantissimo e in quell anno ho combinato un sacco di cose positive. Unica pecca come qualcuno ha gia detto è che azzerano la libido. E non è poco. percio’ ho smesso. Ma diciamocela tutta se uno convive con l angoscia di morte tutti i giorni rinuncia senza battere ciglio ad un anno di sesso!! Non confondete gli psicofarmaci che stendono i cavalli con questi che ho citato, sono tutta un altra cosa. Poi che ci siano interessi legati alle lobby di potere è verissimo. Ma cosa possiamo fare? ci sono dei momenti di tragedia pura che non lasciano spazio ad alcun potere decisionale. O li prendi o sei fritto
Vi ringrazio per avermi parlato un pò dei vostri punti di vista.
Avevo scritto un intero thread, riguardante l’esperienza di una persona a me più o meno vicina, che poi ho cancellato, non essendo sicura che sia una buona idea pubblicarla. Lo avrei fatto in quanto per me è stato spunto riflessivo e nella speranza che per qualcuno avesse un senso, ma forse non è il caso.
Qualcuno in questi giorni scriveva di come sapersi godere la vita sia una gran fortuna. Da quando l’ho letta ci ho pensato molto, perdendomi in ragionamenti dai quali, come al solito, sono uscita senza una risposta definita. Mi sono chiesta, tra le altre cose, quale sia il peso caratteriale e quale quello delle esperienze. Per semplificare: una personalità solare, allegra, tendente alla “sdrammatizzazione” per natura quanto può “resistere” di fronte a continue avversità? E al contrario: quanto può essere di sollievo un periodo favorevole per chi ha vissuti molto dolorosi?
E poi ancora, procedendo a ritroso, quanta componente del carattere dell’individuo sia innato, intrinseco, e quanto invece influenzato dall’ambiente. Mi pongo queste domande continuamente, non a fini filosofici, che mi attraggono ma di cui mi sento incapace, bensì a scopi perlopiù pratici, tentando di capire e riservarmi l’eventuale comprensione per il momento in cui la speranza tornerà a bussare, se ci sia da qualche parte la possibilità di “mettere le mani” e aggiustare un pò un’esperienza terrena che per molti tratti vivo con un peso, un dolore, una difficoltà troppo pesanti. Nell’attesa della fine, o del coraggio di anticiparla, vorrei provare a sollevare un pò questo peso, senza però l’ausilio di farmaci o psicologi, ai quali, purtroppo o per fortuna, non riesco a guardare con fiducia alcuna. Forse sono in errore, forse no.
Come sempre, vi leggo. Vi vorrei augurare una buona giornata, e giuro che non è una presa in giro.
Il corpo di una 47enne suicida é stato trovato in casa, morta da 4 giorni. Una storia come tante se ne leggono, niente di straordinario nella sua macabra ordinarietá. Cassaintegrata FIAT, divorziata, sola…Per alcuni bastano qualche goccia di un farmaco per spegnere le fiamme del loro personale inferno. Per altri, il cui muro di fiamme di cui sono circordanti e che parlano di bollette inevase e rate di Equitalia, no.
@Dalia, le risposte sui quesiti che poni, sono e saranno quanto le stesse, e ognuna varrá come e quanto le altre. É nato prima l’uovo o la gallina?
Saluti.
Eh Luca, hai ragione anche tu.
Personalmente credo che la depressione non sia altro che il massimo livello di lucidità annodata alla propria situazione personale.
Se non fossi oberato dai miei trecentomila problemi, sarei lo stesso un cinico infelice, perchè se anche avessi tutto non potrei mai accettare di vivere in un mondo in cui il male la fa da padrone. Certo, non avrei problemi personali pari a quelli che ho, ma dovrei sempre fare i conti con il dolore negli occhi di un bambino o di un cane o di un poveraccio che non potrebbe avere ciò che avrei io se la mia ipotesi fosse realtà. Insomma, che il mondo sia un inferno è una realtà e molti spiriti illuminati si uccidono pur non avendo personali problemi. Questi ultimi fan la differenza tra essere edotti della realtà e viverla. Io la vivo.
Non mi piace vivere, dai nove anni in poi non mi è mai piaciuto. Ma devo farlo, perchè la mia vigliaccheria e il mio senso di responsabilità verso altre persone mi impedisce di esercitare ciò che la mia volontà vorrebbe. E dunque non solo so che esiste il male; lo vivo proprio. Non so come uscirne e ogni minuto della mia vita è un minuto buttato. Dio non esiste, ormai ne ho la certezza. Esiste solo la sofferenza di una vita buttata che peggiorerà.
Ecco il sunto della mia esperienza. Noia, tempo sprecato, sofferenza, delusione, paura, inutilità e rabbia. Ne valeva la pena? No. E dar la colpa ai miei genitori è tardi. Arriverà un momento in cui dovrò dire basta. Anche a dispetto delle persone e delle creature che amo. Esercitare l’egoismo per esercitare la libertà. Neanche suicidarsi in pace è possibile.
@ Randy:
Leggendo il tuo post mi sono reso conto di quanto siano differenti le nostre situazioni. Scriviamo nello stesso forum ma siamo diversissimi l’uno dall’altro. L’unica cosa che ci accomuna è il pensiero del suicidio, ma quella che per uno è una prospettiva consolante e perfino liberatoria, per altri è un orribile incubo che si vorrebbe scongiurare. E ovviamente – solo gli idioti non lo capiscono – ognuno dal suo punto di vista ha ragione. Hai ragione tu che vorresti morire ma non trovi il coraggio di farla finita; ho ragione io che vorrei tanto vivere e potrei essere costretto ad ammazzarmi.
Tutti i discorsi che si fanno sulla vita sono totalmente soggettivi. “La vita” è soltanto un’astrazione. “La vita” non esiste. Esistono tante vite quanti sono gli esseri viventi e ciascuna rappresenta una storia a sé. Forse, se ce ne rendessimo conto, saremmo anche più tolleranti verso gli altri.
S: Sei proprio sicuro che siano due prospettive diverse? Sei sicuro che chi vuol morire non ami la vita più ancora di chi vuol vivere? Cos’è la vita: quel fatto biologico che ci fa pensare o quell’avventura intellettuale da gustare? Io dico che questo non è vivere, ma sopravvivere. La vita all’inferno non è vita.
Ci sono situazioni o abissi tali in cui gia’ il termine “sopravvivere” sembra un lusso eccessivo, dove vivere e’ ormai solo una questione biologica: i polmoni si espandono ritmicamente, il cuore pulsa, il sangue circola per ossigenare i vari organi , reni e intestino svolgono il loro lavoro. Ma e’ lassu’ nella sala comandi che nulla funziona piu’ e purtroppo si e’ perfettamente consapevoli di questo e non si hanno piu’ risorse,dove la chimica non puo’ piu’… in quel momento gia’ non si sopravvive, si
vegeta semplicemente.
@ Randy:
Sinceramente non era questo che coglievo nel tuo messaggio. Comunque hai ragione.
S: ora lo hai colto.
se una settimana di queste leggete da qualche parte “noto architetto ed imprenditore di roma minacciato di morte” …sarò stato io…non può farla franca dopo quello che ha fatto…se muoio io lei deve venire con me
Moh?
Ma scusa Luca perchè la nicotina che fa?
@David, tra l’uso/abuso di farmaci e l’eccesso/dipendenza di nicotina, c’é una bella differenza. E questo, naturalmente, é solo il mio personale punto di vista.
Ken80: che significa? Cosa ti ha fatto?
La vita è una scelta.
La morte è anche una scelta.
Ho scelto di vivere, e anche se a volte sprofondo nella disperazione più buia, riesco a risalire. E’ necessario uscire, visitare delle cose, avere un contatto con la gente, con gli animali…perché la solitudine è il nostro peggior nemico. E’ così. I miei mi dicono che ci sono solo due vie: Il paradiso, e l’inferno. Io non credo che sia così: Possiamo andare avanti, vivere secondo dei principi buoni, sani, e cavarcela. Voglio provarlo ai miei. Non è perché non vado in chiesa che sono un maledetto peccatore che andrà a finire in inferno…
Coraggio a tutti. Una persona tempo fa mi ha scritto: “Ma falla finita”, beh…non la finirò; ho trovato una soluzione: la vita è una lotta perpetua, però vale la pena combattere.
So che il mio benessere può, da un minuto all’altro, diventare malessere ed idee suicidarie…Ma non voglio calare le braccia.
Fra poco andrò a Parigi, a visitare monumenti, e mangiare un Hamburger ( dopo il mio ricovero in ospedale psichiatrico, avevo promesso a me stesso di farlo ). Visiterò anche uno zoo e un museo. Voglio vivere, e vivere con intensità ogni istante che mi viene dato.
Coraggio a tutti. Lottate anche voi.
Mi dispiace: sono un po’ goffo nel mio discorso…ma ricordatevi: Sono francese…
Ciao. Un abbraccio sincero a tutti.
Beppino.
Distrutto dal dolore,non riesco più a piangere,dicono che sia un brutto segno.Quando i miei che sono in condizioni disperate moriranno, mi ucciderò anch’io,ne sono sicuro…ciao
Come si fa a vivere con la disperazione? L’angoscia per i soldi che stanno per finire, la salute delle uniche persone che amiamo? mah… che schifo..
Un abbraccio affettuoso a tutti quanti, coraggio David.
Hai detto bene, Milena. Che schifo. Senza troppi giri di parole…..
leggete “Hagakure”mi raccomando,contiene grandi verità.
Alla prossima dichiarazione dei redditi fate qualcosa di utile, donate il 5×1000 all’ENPA indicando il codice fiscale 80116050586. Meglio darli a loro che ai papponi del vaticano.
Caro Beppino. Prima dici che vivere è una scelta e poi che ogni istante viene donato e dunque è un regalo sceso dall’Alto. Io non ricordo che nessuno mi abbia domandato di vivere.
Se almeno me lo ricordassi almeno potrei prendermela con me stesso.
In ogni caso, ti faccio i miei migliori auguri. E così a tutti gli altri (me compreso).
“Io non ricordo che nessuno mi abbia domandato di vivere. (aggiungerei: “sapendo quello a cui sarei andata incontro”)
Se almeno me lo ricordassi almeno potrei prendermela con me stesso.” Più d’accordo di così non potrei essere.
Luca, sei udinese?
Un saluto a voi tutti.
@Dalia: no.
Leggere di nuovo Beppino dopo anni mi ha fatto stare bene e ritornare indietro nel tempo.Un caro saluto a tutti. DAGO44
Non apprezzate il dono della vita forse i vostri genitori avrebbero meritato altro che un individuo che non rispetta il loro desiderio di avere un figlio da amare non avete rispetto delle persone a cui siete cari e vi amano siete senza morale o forse la mente malata non merita compassione fate quel che ritenetedi fare inutile aver compassione di voi
La vita non è un dono, ma una condanna. I doni si possono rifiutare, le condanne invece si subiscono e basta.
Oliviero Trombini e se la vita fosse davvero una condanna?Hai elementi per dire il contrario?.Potrebbe forse essere una prova,una battaglia,ma sicuramente non è un dono.Sei un fanatico di Lefebre(o come cavolo si scrive)e se hai tanta pietà dentro esprimiti in maniera diversa.ciao a tutti
Oliviero, lo vuoi capire che non esistono leggi universali valide per tutti ? Per alcuni la vita è un dono meraviglioso; per altri è un peso insopportabile. Basta con questa smania di giudicare ! Ogni vita è una caso a sé stante e solo il diretto interessato può formulare dei giudizi di valore sulla propria esistenza. Io sono attaccatissimo alla mia vita, lotto con le unghie e con i denti per salvarla, ma ho il massimo rispetto per chi è stanco di vivere e ha deciso di farla finita.
Ultimamente mi torna spesso in mente la visita che anni fa feci ad Auschwitz e Birkenau; lì i miei occhi hanno visto cose tremende, ma in quei momenti alcuni riuscirono, con la forza di volontà, a sopravvivere a quegli orrori; tra di loro c’era anche lo scrittore Primo Levi. Nella mia mente pensavo che uno che avesse superato quell’inferno, fosse vaccinato ormai a tutto per il resto della sua vita. Non è così : lo stesso Levi, uscito da quel lager, molti anni dopo non superò una depressione e si suicidò. Questo mi fa riflettere……
il a chi detesta tanto la vita auguro di cambiare presto idea ma si sa ..bla bla bla ..persone senza valori che non valgono nulla
E quali sarebbero i tuoi valori Oliviero?”Persone senza valori che non valgono nulla”.E allora chiedo per la seconda volta”Oliviero quali sono i tuoi valori che ti fanno valere così tanto”.Quando sento certe cose mi tornano a mente tanti cari amici brave persone che per varie ragioni non ci sono più ed un imbecille come il Trombini che sta ancora al mondo.Ah dimenticavo i profeti vivevano anche 1000 anni.Che idiota veramente,ma veramente
non serve nascondersi dietro offese che fan ridere non amare la vita e’ essere gia’ falliti, proprio ieri parlavo con un’amica perche’ la realta’ non e’ inquinata da mitomani e maniaci malati suicidi o che cercan di farlo fare ad altri,nonostante avesse avuto una vita difficilissima,abbandonata dal papa’ con altri due fratellini, con molte difficolta’ economiche, si e’ rialzata e creata una famiglia, oltre ad andare contro le regole del sito e qui invito gli amministratori a riprendere chi ingiuria solo perché si e’ contro il suicidio …degli altri ..per cui ancora confermo quanto stabilisce qualsiasi persona ragionevole, vi possono essere si cause economiche o depressive che portano a sconforto, ma pubblicizzarlo per altri e’ oltre che sintomo di infermita’ mentale anche reato da perseguire ..istigazione al suicidio…su questo mi piacerebbe analizzare il vero ruolo dei fautori di questa continua pubblicita’ a una scelta sbagliata…non sono che entusiasta di aver destato rabbia ed ingiurie in chi non ama che si parli contro il suicidio..costoro sono coloro che cercano di offuscare in altri la mente per ridurla in follia puo’ esser pure che siano tanto folli da voler spingere altri a farlo…
@trombini vai a ca..... In tutto quello che scrivi (oltre a essere privo di sintassi) vi è la solita accozzaglia di qualunquismo e pressapochismo che viene propinata ai frequentatori di questo forum da quelli come te, che ciclicamente si affacciano a pontificare e giudicare persone che non conoscono e di cui non sanno nulla, dimostrando solo ignoranza. Sei tu che insulti l’intelligenza degli altri, oltre che l’italiano. Tra l’altro non mi sembra che i commenti di @david o @s avessero un che di offensivo, quindi, di che blateri? Evidemente soffri di quella che in psichiatria viene definita “sindrome da accerchiamento”, dove tutti ce l’hanno con te, ti fanno la guerra etc. etc. Rilassati, stasera gioca l’Italia, mettiti davanti alla tv con birra ghiacciata e frittatona di cipolle e schiarisciti i pensieri prima di tornare a scrivere.
Oliviero Trombini, direi che, dopo il tuo intervento, la discussione dovrebbe spostarsi da chi vorrebbe uccidersi a chi dovrebbe uccidersi. Ecco, tu dovresti ucciderti, per il bene dell’Umanità e per la tua poca dignità.